Il dibattito sulla responsabilità sociale d'impresa (CSR)
Risale agli anni '20 e si è affermato pienamente a partire dagli anni '50. Il concetto sottostante alla CSR è la creazione di valore condiviso. Vengono quindi privilegiate le azioni strategiche che creano valore condiviso per l'impresa e la società.
Capitolo 1.1: Evoluzione del concetto di CSR
Si è assistito a un'evoluzione del concetto della CSR. Si è passati dalla filantropia d'impresa (donazioni discontinua a fine a se stesse), passando per il triple bottom line, fino ad arrivare al corrente modello della cittadinanza d'impresa.
Tra la fine del 19° secolo e l'inizio del 20° secolo, la pressione dell'opinione pubblica americana ha portato alla nascita delle prime forme di legislazione antimonopolistica e ha indotto alcuni noti industriali a sperimentare la filantropia d'impresa (Rockefeller Foundation). Si assiste anche alla nascita di diverse fondazioni etiche e fondi di investimento etici. Questi furono dei primordiali tentativi di reinterpretare la natura degli obblighi aziendali. Ci fu tuttavia una battuta d'arresto di questi movimenti positivi con la grande depressione.
Tra gli anni '30 e '40, è nota la storia dell'imprenditore Gaetano Marzotto che costruì una vera e propria città sociale intorno alla propria impresa. Nel '57 Zappa parla di “interessi e bisogni degli individui operanti nelle aziende i quali non sono solamente meri bisogni materiali ed economici, ma ricomprendono anche aspetti morali, sociali, politici e religiosi”.
Il concetto di bene comune
Sviluppa il concetto di Bene Comune “non riducibile a una somma di interessi particolari”.
Negli anni '50 si inizia a parlare di etica d'impresa. Il primo contributo rilevante sull'argomento risale a Bowen che introduce il concetto di Responsabilità del manager riferendosi “all'obbligo degli uomini d'affari di perseguire quelle politiche, di prendere quelle decisioni o di seguire quei corsi di azione che sono auspicabili in termini di obiettivi e valore della società”. Un'assunzione volontaria da parte degli uomini d'affari è una possibile alternativa alla crescita del controllo dello Stato sull'economia.
Con Bowen si modifica la visione dell'impresa. Il modello di impresa filantropica orientata al finanziamento di cause sociali viene progressivamente riorientato verso l'impresa che interiorizza una finalità di promozione di valori sociali verso i dipendenti e la comunità.
Ferrea legge della responsabilità
Negli anni '60 Davis parla di Ferrea Legge della Responsabilità (Iron law of responsibility). Secondo l'autore esiste un legame biunivoco fra imprese ed ambiente sociale: l'ambiente sociale pone delle domande alle imprese che dovrebbero elaborare risposte creative, in grado a propria volta di influenzare in maniera attiva l'ambiente sociale e stimolare l'insorgere di nuove domande. Si afferma così il concetto di Responsabilità sociale, visto come valida alternativa al modello del controllo pubblico sull'economia.
Milton Friedman obiettò a questa posizione affermando che “esiste una e una sola responsabilità per l'impresa: impiegare le proprie risorse in attività capaci di incrementare il profitto nel rispetto delle regole del gioco, ovvero in un contesto di libera e aperta competizione prima di inganni o frodi”. Secondo tale visione, il comportamento socialmente responsabile rappresenterebbe un costo superfluo giustificabile solo come risposta ad incentivi che provengono dai mercati in cui l'impresa opera.
A cura di Stefano Silvani. Università di Tor Vergata Pag. 1
Corporate Social Responsiveness e Corporate Social Performance
A Sethi ('75) è riconducibile la riflessione sul tema che introduce il concetto di Corporate Social Responsiveness. Secondo l'autore alle imprese compete non solo l'assunzione di responsabilità rispetto agli obblighi sociali derivanti dall'attività ma a questa va affiancata un Orientamento Proattivo (responsabilità sociale).
Nel '79 il sociologo Carroll introduce il concetto di Corporate Social Performance (CSP). L'autore definisce le performance sociali d'impresa come la risultante di quattro fattori:
- La produzione di ricchezza (dimensione economica)
- Il rispetto della legge (dimensione legale)
- La conformità ai valori sociali e il dovere di operare secondo criteri di giustizia, equità e imparzialità (dimensione etica)
- La possibilità che l'impresa scelga di compiere degli investimenti sociali senza che vi siano specifiche aspettative in tal senso da parte della comunità (discrezionalità filantropica)
Carroll introduce esplicitamente il concetto di azienda come cittadina, cioè come attore integrato della comunità in cui opera, interessato alla tutela dei beni comuni e al mantenimento e allo sviluppo del capitale sociale. Si parla in questo senso di relazioni orientate al bene comune.
Strategie sociali e stakeholder management
Ansoff introduce il concetto di strategie sociali dell'impresa e definisce possibili scenari evolutivi per l'impresa, in collegamento con il pensiero di Galbraith. Si richiede la messa in atto di una strategia di legittimazione basata sull'individuazione della ragion d'essere dell'impresa e sulla strategia di contrattazione/negoziazione con i diversi interlocutori sociali. Nell'ambito del concetto di strategia sociale viene dato ampio riconoscimento al tema degli interlocutori sociali e nasce il concetto di stakeholder management, uno degli ambiti caratterizzanti della CSR degli anni '80.
Proprio in questi anni si sviluppano i tre principali filoni riguardanti la responsabilità sociale d'impresa:
- Lo studio delle relazioni tra le imprese, sistema economico, ambiente e persone (Modello 3P) che verrà sviluppato ed integrato al concetto di triple bottom line
- La Corporate Social Performance, orientata al processo, incentrata sui processi decisionali e le attività di management ad essi connesse
- La teoria degli stakeholder
Fiederich '86 parla di Corporate Sociale Rectitude. Per etica degli affari si intende lo studio dell'insieme dei principi, dei valori e delle norme etiche che regolano (o dovrebbero regolare) le attività economiche più variamente intese.
A cura di Stefano Silvani. Università di Tor Vergata Pag. 2
CSR e sviluppo sostenibile
A trent'anni di distanza è ancora aperto e non risolto il dibattito su quanto valore viene creato a seguito dell'adozione della CSR e come sia possibile misurare l'impatto della stessa sui diversi indicatori di performance delle imprese.
Nel passaggio tra gli anni '80 e '90 nasce un nuovo movimento chiamato Consumo Verde e viene pubblicato il Protocollo di Montreal sulla situazione ambientale mondiale. Comincia a diffondersi il concetto di sviluppo sostenibile “un approccio finalizzato alla creazione di valore nel lungo periodo, non solo per gli azionisti e la proprietà delle imprese, ma anche per gli altri stakeholder, fondato sulla capacità di cogliere le opportunità e gestire i rischi derivanti dai cambiamenti del contesto”.
La forte diffusione della CSR e le nuove problematiche ambientali portano a rivedere le prime tre dimensioni individuate da Carroll nel '79, spostando il focus dalle aree economico, legale, etico e filantropico a quelle economico, sociale ed ambientale. L'approccio Triple Bottom Line (3BL), noto in precedenza tra i media e l'opinione pubblica come “persone pianeta profitto”, è un'espressione coniata da John Elkington nel '95.
L'istituzionalizzazione della CSR
Con l'inizio degli anni '90 si apre la fase dell'istituzionalizzazione della CSR a livello di agenzie internazionali (agenzia del sistema ONU come OIL/ILO organizzazione internazionale del lavoro). Nascono quindi organizzazioni sovranazionali, le maggiori sono l'ONU OCSE e UE, che cominciano ad emanare delle linee guida per collegare i concetti di CSR e sostenibilità alle politiche pubbliche.
Definizione attuale maggiormente condivisa di CSR proveniente dalla Comunità Europea (libro verde 2001): “La CSR è l'integrazione su base volontaria da parte delle imprese, delle preoccupazioni sociali e ambientali nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate”. Oggi si sono venute a qualificare come requisiti essenziali per l'accesso ad alcuni settori, tanto da rappresentare vere e proprie barriere all'entrata (ISO 9001, 14001 o SA8000), il connotato della volontarietà risulta quindi di fatto in molti casi superato.
Global corporate citizenship (GCC)
L'evoluzione del concetto di CSR verso logiche di global corporate citizenship (GCC) è un nuovo concetto che vede l'impresa come un cittadino detentore di diritti e doveri, agente fondamentale per i miglioramenti delle pratiche globali, che si affianca alle istituzioni già esistenti. In questo nuovo approccio che ingloba la CSR, mentre con la CSR le imprese risultano essere socialmente responsabili semplicemente soddisfacendo alcune richieste degli stakeholder, nell'ottica del GCC devono farsi carico di ulteriori responsabilità verso la società civile: un'impresa che opera secondo un approccio corporate citizenship oltre a impegnarsi in logiche di CSR in senso stretto (attenzione agli stakeholder esterni, adozione di sistemi accountability e reporting basati sull'approccio 3BL) contestualmente pone in essere azioni di filantropia comunitaria, mette a disposizione le proprie risorse umane (competenze e know-how) per progetti a favore della comunità, sviluppa logiche di imprenditorialità sociale come spin-off e start-up di imprese sociali, e si impegna direttamente sui temi della corporate governance. Passare dall'approccio CSR a quello GCC vuole dire spostarsi da una visione in cui lo scopo è la soddisfazione dei singoli stakeholder ad una in cui si vuole raggiungere il bene della società integrando diverse tipologie di iniziative.
Per imprenditorialità sociale si intende la creazione da parte dell'impresa stessa di una propria impresa sociale o di una fondazione grant o di erogazione. Si è passato quindi dalla misurazione (se possibile) e valutazione delle performance collegate alle strategie di CSR al concetto di creazione del valore condiviso, lungo tutta la catena del valore.
Normative e standard
Si propone uno schema dello sviluppo storico delle normative standard di riferimento:
ISO 9001
Norma certificabile sviluppata dall'organizzazione internazionale di standardizzazione relativa ai sistemi di gestione della qualità. Stabilisce come deve essere concepito e formalizzato un sistema di gestione della qualità orientato ai processi. Diffusione: è lo standard in ambito gestionale più diffuso al mondo. Oggi circa 700 ml imprese private e pubbliche sono certificate ISO 9001. I requisiti per la certificazione riguardano:
- Il sistema di gestione
- La responsabilità della direzione
- La gestione delle risorse
- La realizzazione del prodotto
- Misurazione, analisi e miglioramento
Modello EFQM
Modello europeo di business excellence sviluppato dall'European Foundation for Quality Management, con sede a Bruxelles. Si fonda sulla filosofia del Total Quality Management, TQM. Il modello EFQM non è certificabile, prevede l'autovalutazione di un'impresa sulla base di 9 criteri di valutazione. A livello nazionale sono previsti premi per le migliori imprese. È rivolto alla qualità dell'impresa.
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ISO 14001
Norma certificabile sviluppata dall'organizzazione internazionale di standardizzazione ISO relativa alla gestione ambientale. Stabilisce i processi che un'azienda deve formalizzare e implementare per minimizzare e gestire gli effetti dannosi per l'ambiente causati dalle proprie attività e per ottenere un continuo miglioramento della propria gestione ambientale. I requisiti guardano a:
- La politica ambientale
- La pianificazione
- L'implementazione e realizzazione
- Controllo e misure correttive
- Verifica da parte della direzione
- Si produce un miglioramento continuo
EMAS e EMAS II
L'Eco-management and Audit Scheme è un'iniziativa volontaria che mira al miglioramento della gestione ambientale da parte delle aziende. Lo scopo è di riconoscere e premiare quelle organizzazioni che vanno oltre alle richieste minime legali relative al rispetto dell'ambiente. Si tratta di uno strumento analogo alla norma ISO 14001 e oggi reso ad essa coerente. Pubblicato nel 1993 e reso operativa a livello nazionale nel '97 e rivisto nel 2001 (EMAS II). I requisiti guardano a:
- Politica ambientale
- Pianificazione
- Attuazione e funzionamento
- Controllo e misure correttive
- Riesame da parte della direzione
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OHSAS 18000
Le Occupational Health and Safety Assessment Series offrono alle aziende degli standard su base volontaria certificabili per la gestione della qualità, volti al raggiungimento della salute e della sicurezza. Si tratta di una serie di linee guida per l'implementazione di un sistema di gestione della salute e della sicurezza per permettere all'organizzazione di controllare e gestire i propri rischi e di migliorare il livello di sicurezza. Permette di gestire la sicurezza e la salute dei lavoratori analizzando il proprio processo produttivo, nonché di prendere provvedimenti atti a diminuire i fattori di rischio. La normativa permette inoltre di tenere sotto controllo i fattori di rischio residui, non eliminabili. La normativa guarda a:
- Politica ambientale
- Pianificazione
- Attuazione e funzionamento
- Controllo e misure correttive
- Riesame da parte della direzione
OHSAS 18001
Coniuga concetti della qualità sociale e delle norme ISO ai temi della sicurezza sul posto di lavoro (controllo e prevenzione dei rischi professionali). La normativa è applicabile a tutti i tipi di azienda, indipendentemente dalle dimensione e dal settore di attività. Permette alle aziende che lo adottano di diminuire i costi relativi alla sicurezza, di ridurre i rischi negli ambienti di lavoro e aumentare la fiducia dei clienti/consumatori.
SA 8000
La Social Accountability 8000 è uno standard internazionale certificabile sviluppato da SAI Social Accountability International (ex CEPAA di New York). Ha come obiettivo quello di migliorare il rispetto dei diritti umani generali, i diritti del lavoratore, la tutela contro lo sfruttamento dei minori nonché la sicurezza e la salute sul posto di lavoro. Pubblicata nel '97 e aggiornata nel 2001, la SA 8000 richiede inoltre che l'azienda verifichi che i propri fornitori rispettino i punti essenziali della normativa stessa. Si tratta dunque di garantire la responsabilità dell'intero prodotto. Si tratta di uno standard volontario con valore internazionale. In caso di norme locali più restrittive, queste diventano tassative anche in ambito SA8000. Si tratta di una norma certificabile da parte di un ente esterno. La SA8000 permette alle aziende certificate di migliorare la propria immagine, migliorare la propria competitività ed eliminare dubbi sull'origine dei propri prodotti/servizi. I requisiti riguardano:
- Lavoro infantile
- Lavoro obbligatorio
- Salute e sicurezza
- Libertà di associazione e diritto alla contrattazione collettiva
- Discriminazione
- Procedure disciplinari
- Orario di lavoro
- Retribuzione
- Sistemi di gestione:
- Politica
- Riesame della direzione
- Rappresentanti dell'azienda
- Pianificazione e implementazione
- Controllo dei fornitori e subappaltatori e subfornitori
Il SAI è un'organizzazione che riunisce i rappresentanti degli stakeholder classici delle aziende (sindacati, NGO, organizzazioni per i diritti umani, aziende che investono in modo responsabile e società di certificazione).
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ISO 26000
La definizione di responsabilità sociale che viene proposta è estremamente ampia. Con essa si intende infatti la responsabilità di un'organizzazione per gli impatti delle sue decisioni e attività sulla società e sull'ambiente, attraverso un comportamento etico e trasparente: che contribuisce allo sviluppo sostenibile inclusi la salute e il benessere della società. Tiene conto delle aspettative degli stakeholder, rispetta la legge applicabile ed è coerente con le norme internazionali di comportamento, è integrata in tutta l'organizzazione e messa in pratica nelle sue relazioni. Tratta di sette temi fondamentali: governance dell'organizzazione, diritti umani, pratiche di organizzazione del lavoro, ambiente, corrette prassi gestionali, questioni dei consumatori, coinvolgimento e sviluppo della comunità. Viene però decisamente escluso che l'obiettivo sia quello di un ampliamento degli obblighi giuridici o della definizione di uno standard da rispettare ai fini della certificazione o contrattuali.
Nuova norma relativa alla responsabilità sociale, in corso di elaborazione presso l'organizzazione internazionale di standardizzazione ISO. Non sarà certificabile, si tratta di linee guida. La norma viene elaborata da una commissione multistakeholder a livello internazionale e dovrebbe essere pubblicata e resa operativa probabilmente nel 2008. I requisiti provvisori sono:
- Il contesto di SR in cui le organizzazioni operano
- I principi di SR
- Linee guida su aspetti cruciali di SR:
- Governo dell'organizzazione
- Ambiente
- Diritti umani
- Pratiche di lavoro
- Correttezza nelle attività operative
- Rispetto dei consumatori
- Sviluppo e coinvolgimento nella comunità/società
Linee guida per l'implementazione della SR:
- Analisi del contesto in cui opera l'organizzazione
- Integrare la SR nell'organizzazione
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