DIPARTIMENTO MANAGEMENT E DIRITTO
Corso di laurea magistrale Economia e Management
CSR E RENDICONTAZIONE SOCIALE
A.A. 2021/2022
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04/11/2021
SVILUPPO SOSTENIBILE, AGENDA 2030, SDGs
Quando si sente parlare di sviluppo
sostenibile, si lega a un aspetto
prettamente ambientale. Le prime
attenzioni all’ambiente e alle tutele
ambientali risalgono agli anni 70 con
un conseguente aumento
dell’industrializzazione e quindi
anche dell’inquinamento. Nel 1970
degli scienziati hanno fatto delle
previsioni sull’andamento della vita
fino al 2100, mettendo in allarme
popolazione e governi perché si
prevedeva che intorno al 2030 ci
sarebbe stato un tracollo sia delle risorse naturali che della popolazione, in conseguenza a catastrofi
ambientali. Tali scienziati facevano queste previsioni partendo d’andamento di alcune variabili, e in
particolare affermavano che se l’allora tasso di crescita e l’andamento di queste variabili, come la
popolazione, inquinamento e risorse fosse rimasto invariato nel tempo, inevitabilmente avrebbe portato a
un tracollo. Leggendo bene il grafico si nota che le curve continuo non sono altro che gli andamenti effettivi
delle variabili, le linee tratteggiate sono le previsioni fatte dagli scienziati fino al 2100. È un arco temporale
in cui gli scienziati hanno elaborato l’andamento delle variabili e la tendenza dell’umanità sta seguendo
quelle curve predittive. Quindi l’umanità sta viaggiando su quei sentieri catastrofici già previsti dal 1970.
Il “The Global Risk Landescape” ha stilato una mappa che mostra i rischi globali e gli eventi catastrofici che
possono capitare. Sull’asse delle ascisse c’è la probabilità che un evento estremo possa verificarsi e sulle
ordinate c’è l’impatto al verificarsi di quell’evento (effetti che quell’evento può avere sul pianeta). Ciò che
interessa maggiormente è il quadrante in alto a destra, ossia gli eventi estremi con più alata probabilità di
verificarsi e quelli che sono i più catastrofici. Vi sono eventi associati a un pallino verde, ossia eventi legati
alle tematiche ambientali (eventi climatici estremi, perdita della biodiversità). La crisi climatica è un
esempio.
L’indice “Earth Overshoot day” ossia il giorno in cui sulla terra si esauriscono le risorse dell’intero anno. È un
indice che viene calcolato da global footprint network, a partire dal 1970, tale indice è andato sempre via
via anticipandosi. Il 29 luglio 2021 siamo arrivati a costumare tutte le risorse disponibili dell’anno 2021.
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SVILUPPO SOSTENIBILE
Sostenibilità non è un concetto recente, ma risale dal 1977, inteso come “sviluppo che soddisfa i bisogni del
presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni”. Si
devono soddisfare quindi gli individui presenti, generazioni attuali, e future, generazione che verranno. Si
inizia a parlare per la prima volta di giustizia intergenerazionale, ossia una responsabilità da parte delle
generazioni attuali nei confronti delle generazioni future di preservare le risorse naturali al fine di garantire
a chi verrà dopo di noi di soddisfare gli stessi bisogni con le stesse risorse. Per generazioni future si
intendono i nostri figli e nipoti, e quindi è qualcosa che ci riguarda direttamente (“noi non abbiamo avuto in
eredità la terra dai nostri genitori, quanto in realtà la abbiamo ricevuta in prestito dai nostri figli e nipoti”
[detto indiano]).
Si basa e si fonda su tre pilastri fondamentali:
1. Dimensione ambientale
2. Dimensione Economica
3. Dimensione Sociale
Questo dello sviluppo sostenibile e della giustizia intragenerazionale sono temi a cuore del nostro governo,
tanto che si sta pensando di modificare l’art.9 della costituzione inglobando questi concetti: << la
Repubblica tutela l’ambiente e l’ecosistema, protegge la biodiversità e gli animali, promuove lo sviluppo
sostenibile anche nell’interesse delle future generazioni>>.
AGENDA 2030
Questo forte senso di responsabilità nei confronti delle generazioni che verranno anche dopo di noi ha
spinto a generare un programma di azione sullo sviluppo sostenibile a livello internazionale, ovvero
l’agenda 2030. Un programma per le persone, che vede ritornare le tre dimensioni fondamentali, e che è
stato sottoscritto nel 25 settembre 2015 dai 193 paesi menri dell’ONU. Tale programma si compone di 17
obiettivi e 179 sotto obiettivi o target che descrivono meglio questi macro obiettivi, che i paesi si sono
impegnati a raggiungere nel 2030.
Il percorso che ha portato alla formazione di questi concetti i e idee a favore dello sviluppo sostenibile
partono dal 1970 quando la comunità scientifica discuteva delle risorse naturali del pianeta e con il club di
Roma si evidenzia come il rischio di esaurimento delle risorse possa avere impatto sul sistema economico.
1987 ci viene fornita la definizione di sostenibilità e quando viene introdotto il concetto di giustizia
intergenerazionale. Nel 1992 si inizia a parlare si posizione giuridica soggettiva, ossia garantire diritti ai non
nati, alle generazioni future, che si traduce in un diritto alla conservazione delle risorse del pianeta da parte
delle generazioni presenti a favore delle generazioni future. Tale tappa del ’92 è importante perché
partecipano per la prima volta anche i capi di stato e i decisori critici, e non solo più la comunità scientifica.
È solo quando iniziano a partecipare anche i capi di governo che si può avere un punto di svolta perché
presa coscienza dei temi da affrontare da tale conferenza possono portare avanti degli interventi normativi
che permettano di cambiare i processi produttivi. Ciò avviene negli anni 2000 con al dichiarazione del
millennio, ossia gli 8 obiettivi del millennio che dovevano essere raggiunti entro il 2015. Questo programma
avvia una serie di politiche che ha permesso di orientarsi ad aspetti economici e sociali nei paesi in via di
sviluppo. L’agenda 2030 può essere intesa come una conseguenza della “dichiarazione del millennio”. Ci
sono tre differenze sostanziali: la dichiarazione del millennio era riservata ai paesi in via di sviluppo mentre
l’Agenda 2030 è un programma che è aperta a tutti i 193 paesi dell’ONU perché come dice lo slogan
“nessuno deve essere lasciato indietro”; il gradi di ambizione dei due programmi è diverso, 8 obiettivi da
una parte e 17 dall’altra; ulteriore differenza è che gli obiettivi del millennio erano stati imporsti dalle
nazioni uniti, mentre gli SDG vengono definiti su base allargata e vengono fuori da una consultazione durata
3 anni tra i 193 paesi. 4
Caratteristiche principali dell’agenda 2030
- Universalità: ogni paese deve dotarsi di una propria strategia a livello nazionale per raggiungere i 17
obiettivi. Tra i paesi sottoscrittori (193 paesi) ci sono paesi sottosviluppati e paesi sviluppati e
quindi non ci può essere una strategia univoca e imposta da parte dell’agenda, ai paesi sulla base
delle proprie esigenze e dei propri vincoli può utilizzare la sua strategia. In Italia la strategia
nazionale per lo sviluppo sostenibile è un programma di 5 capitoli e fa riferimento alle 5P (persone,
pianeta, prosperità, pace e partnership).
- Necessità di partecipazione di tutti al cambiamento: legato all’universalità. Per incamminarsi su un
sentiero di sviluppo sostenibile, è necessario che ogni attore faccia la propria parte e nei paesi
vengono riconosciuti 5 attori fondamentali. A ciò fa riferimento il modello di quintupla elica, e gli
attori sono le istituzioni pubbliche (pubblica amministrazione), sistema economico (aziende che
operano sul territorio nazionale), no profit, sistema educativo (scuole e università. Perché le nuove
generazioni attuali devono farsi portavoce di questo cambiamento in atto e quindi è necessario che
venga affidato a noi il compito di cambiare i paradigmi insostenibili), società civile (ognuno deve
fare la propria parte).
- Visione integrata dei problemi e delle azioni: gli stessi leader mondiali ci dicono che tali sistemi non
sono sostenibili e che devono essere cambiati.
“Il futuro dell’umanità e del nostro pianeta è nelle nostre mani. Si trova anche nelle mani delle nuove
generazioni, che passeranno il testimone alle generazioni future. Abbiamo tracciato la strada verso lo
sviluppo sostenibile; starà a tutti noi assicurarci che il viaggio abbia successo e i suoi risultati saranno
irreversibili.”
Chi si occupa in Italia di raggiungere gli obiettivi dell’agenda 2030 è l’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo
Sostenibile), che ha tre compiti principali: creare consapevolezza ossia far conoscere che cos’è lo sviluppo
sostenibile e l’agenda 2030, comunicare le azioni che vengono intraprese anche da altri attori e comunicare
buoni pratiche introdotte, occuparsi del monitoraggio dell’agenda 2030 ossia come l’Italia si sta muovendo
per raggiungere i 17 obiettivi. 5
LEZIONE 4-5
COLLABORARE PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE (SDG 17)
MODELLO QUINTUPLA ELICA PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE
Il modello quintupla elica è il risultato di un processo di evoluzione nel tempo di una serie di
modelli:
1. Modello della società industriale: c’è il primo modello con due cerchi, ossia il modello della
società industriale dove la crescita del paese è determinata dall’industria e dal governo.
2. Soceità della conoscenza: si aggiunge
l’università. Quindi ai precedenti due
soggetti, industria e governo si aggiunge
l’università.
3. Open Knowledge society: è il modello che
vede in aggiunta la società
4. Modello quintupla elica: ha in aggiunta
l’ambiente/no profit.
All’interno del modello quintupla elica sono rappresentati 5 attori:
- Sistema politico, pubbliche amministrazioni
- Sistema dell’educazione
- Sistema economico (private e for profit)
- Ambiente/no profit
- Settore delle società civile (cittadini, famiglie e anche studenti)
Tutti questi soggetti collaborano tra
di loro scambiandosi know-how
(conoscenza) con l’obiettivo di
promuovere li sviluppo sostenibile
che sta al centro del modello.
L’innovazione non si fa più solo
all’interno dell’azienda, ma si parla di
open innovation in quanto le idee
vengono più spesso dall’ambiente
esterno. Open innovation, dove
l’innovazione viene dal mondo
esterno, ossia dai nostri contatti esterni. È il modello della quintupla elica, inteso come un modello
di collaborazione in ottica win-win, ossia un processo paritetico dove tutti vincono e c’è un
vantaggio per tutti gli attori.
Attraverso questa collaborazione e scambio di conoscenza si genera innovazione sociale (IS), ossia
nuove idee (che possono essere nuovi prodotti, servizi e modelli) che soddisfano dei bisogni sociali
(in ottica sostenibile) e che allo stesso tempo creano nuove relazioni e nuove collaborazioni;
collocandosi al confine tra non-profit, pubblico, privato, società civile (volontariato, movimenti,
azione collettiva, etc..), sono trasversali (tra i diversi settori) e frutto di interessanti contaminazioni
di valori e prospettive. Cooperazione tra soggetti di diversa natura che trovano un allineamento di
interessi per il raggiungimento di un obiettivo comune. L’obiettivo comune è lo sviluppo
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sostenibile, poi i vari attori perseguiranno i loro interessi, ma tale collaborazione è virtuosa per
tutti in una logica win-win. All’interno dei laboratori si fa innovazione sociale.
Il modello quintupla elica è stato ripreso dal Piano Colao, per la ripartenza post coronavirus,
precedente al piano nazionale di ripresa e
resilienza (PNRR). Il Piano Colao è stato
attuato per il rilancio dell’Italia che
prendeva il modello quintupla elica,
attraverso la necessità di collaborare. In
tale piano è stata aggiunta una sesta elica,
ossia il “settore del turismo, arte e
cultura”, il quale è stato il settore più
colpito dalla pandemia. Questo gruppo di
esperti ha detto che per ripartire si deve
ripartire collaborando. L’obiettivo è quello
di un’Italia più forte, resiliente ed equa.
RUOLO DI OGNI ATTORE PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE
▪ UNIVERSITÀ E SVILUPPO SOSTENIBILE: quando si parla di università si fa spesso
riferimento alla “terza missione”. Originariamente le due missioni dell’università erano la
formazione e la ricerca. In riferimento a questo l’università veniva precedentemente vista
come un attore un po' passivo e distaccato dalla società. Con il tempo c’è stato un
cambiamento progressivo, da attore passivo l’università sta diventando un attore attivo
abbracciando le e logiche della terza missione; in questo modo i saperi si dormano, si
trasferiscono e si condividono in modo creativo e proiettato verso il futuro. Questo implica
affiancare alle due tradizionali mission una “Terza Missione” che “include nuove linee di
attività, con le quali attivare processi di interazione diretta con la società civile e il tessuto
imprenditoriale. Coinvolgimento di studenti, cittadini, ONG, imprese e amministrazioni
locali. Con l’obbiettivo di promuovere la crescita sociale ed economica di un territorio”. Il
concetto di “Terza Missione” dell’Università si inserisce nel passaggio dal modello teorico
della società della conoscenza, caratterizzato dalla “tripla elica”, in cui università, industria
e governo collaborano per lo sviluppo socio-economico, a quello della “Open Society”,
contraddistinto dalla “quadrupla elica”, in cui governo, industria, mondo accademico ed i
partecipanti della società civile lavorano insieme per co-creare il futuro.
Un’università positiva è un’università che promuove stili di vita sostenibili, cioè quello che
si propone di essere (mission e vision), che introduce nuovi metodi di insegnamento e
quindi più esperienze e meno lezioni frontali, sviluppano le soft skills e stimola
l’autoimprenditorialità. Quindi attenzione ai singoli individui, crea delle partnership e
motori di sviluppo del territorio. Interdisciplinarietà, con collaborazione tra università.
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Intersettorialità e internazionalizzazione. Essere parte di network nazionali e
internazionali.
Next Generation EU: vuole avere un’Europa più verde. Per la prima volta viene fatto un
investimento molto grande sulla tematica green. All’interno di questo macro progetto c’è
un piano focalizzato esclusivamente su tematiche verde e tra gli obiettivi c’è la riduzione
del 55% delle emissioni rispetto al 1990. In Italia c’è la strategia nazionale per lo sviluppo
sostenibile di cui si occupa ASviS (fondato da Tor Vergata), che annualmente fa un report
riguardo i goal che l’Italia sta raggiungendo o meno. Nel 2021 il ministero dell’ambiente si
è trasformato in MITE (ministero della transizione ecologica). Altro indirizzo è quello del
PNRR dove i pilastri di investimento sono sulle infrastrutture per una mobilità sostenibile.
L’ateneo Tor Vergata ha deciso di mirare allo sviluppo sostenibile. Nel 2016 l’ateneo ha
fondato la RUS, ossia la rete delle università per lo sviluppo sostenibile, che è una rete di
collaborazione tra gli atenei italiani (inizialmente erano 10 atenei, ora sono 76). Tor
Vergata ha fondato ASviS e ogni anno l’ateneo fa una fotografia di tutto ciò che accade sul
mondo dello sviluppo sostenibile.
▪ PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E NO PROFIT: a contribuire maggiormente in futuro sui
temi dello sviluppo sostenibile saranno i governi nazionali.
A contribuire maggiormente sono state le ONG, mentre come fanalino di coda ci sono i
governi nazionali. Tale indagine risale al periodo 2015-2016. Mentre nel 2021 la situazione
continua a non variare, vedendo al vertice le ONG come coloro che offrono un contribuito
maggiore allo sviluppo sostenibile e come ultimo troviamo ancora i governi nazionali
(classifica rimane stabile). Chi dovrà guidare lo sviluppo sostenibile a pari merito ci sono i
governi nazionali e le imprese. Quindi a contribuire maggiormente per lo sviluppo
sostenibile devono essere la PA e il settore provato.
il ruolo dello Stato per lo sviluppo
sostenibile, i differenzi modelli di stato
illustrano l’evoluzione del ruolo dello stato
nell’ economia e le ricadute delle aziende e
amministrazione pubbliche. Si è passato da
uno stato dei diritti formali in cui l’intervento
dello stato in economia era limitato ad
esempio alla conservazione del patrimonio,
per passare ad uno stato del benessere dove
si ha un ruolo sempre più forte dello stato in
economia. Lo stato imprenditore e lo stato dei servizi rimarcano la messa in discussione
della pubblica amministrazione da parte dei cittadini perché lo stato che svolgeva tante
attività all’interno dell’economia iniziava ad essere considerato poco efficiente, rispetto al
settore privato, e che non garantisse la stessa qualità del settore privato nell’erogare i
servizi. Lo stato si trovava ad affrontare una crisi finanziaria, perché lo stato si finanzia
attraverso il prelievo di tasse e tributi, i quali stavano diventando sempre più pesanti. Negli
anni ’90 soso state introdotte riforme di new public management per migliorare le logiche
dell’amministrazione proveniente dal settore privato, per rendere il settore pubblico più
efficiente. Ma tale trasferimento di logiche dal settore privato al sett
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