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Dalla lupa capitolina ai Luperci e oltre

Religione e mitologia romana

Esiste una mitologia romana? Mito = “racconto applicato su dèi ed eroi con un link geografico” (W. Burkert). Applicato mito = storia per i Romani. Sì, esiste mito romano, ma diverso da quello greco: kosmos = urbs.

La complessità della religione romana: molte componenti e influssi: popoli italici, etruschi, greci. Fonti letterarie molto tarde rispetto all'età delle origini (invece in Grecia c’è Omero). Fonti già di età ellenizzata, però si rifanno a fonti più antiche: annales pontificum, carmina convivalia patrizi. Nel 390 a.C., i Galli Senoni di Brenno saccheggiano e incendiano Roma: molti documenti sono distrutti. Nel III-II sec. a.C., annalisti (Fabio Pittore, Cincio Alimento) più Origines di Catone; I sec. a.C., Dionigi di Alicarnasso, Tito Livio.

Esiste un mito romano?

Si parte dall’idea che il vero mito sia quello greco. Burkert dice che il mito nelle società antiche è un racconto applicato su dèi ed eroi con un collegamento geografico preciso ad un luogo. Pensiamo nell’ottica del pensiero mitico, con un legame specifico ad un tempo. Partiamo dalla definizione di mito applicato: il mito è un racconto, che può essere trasmesso da vari mezzi, iconografici, letterari, oralmente; si tratta di un racconto che una comunità ha riconosciuto portatore di valori in cui questa comunità crede. Il mito ha un aspetto di fascino legato all’aspetto narrativo. Su questa base possiamo dire che i miti romani esistono, e sono diversi da quelli greci. Nel mito romano non c’è distinzione tra mito e storia, sono racconti di una storia remota che devono trasmettere dei valori fondamentali, un apparato di credenze religiose (Romolo fonda Roma seguendo gesti rituali, trasmette conoscenza rituali, religiosi, etici). Romolo è il modello da seguire, Remo è l’arrogante da punire, ad esempio; in questo senso esiste un mito romano. Se pensiamo ai miti delle origini, per i greci dobbiamo pensare ad Esiodo, per i romani i miti delle origini sono sulla fondazione di Roma, parliamo dei miti delle origini di una comunità, quindi possiamo considerare quella romana una mitologia.

Il mito a Roma c’è fin dal mito delle origini. Quella romana sembrerebbe religione più semplice di quella greca, ma non è vero, in un certo senso è anche più complessa. Roma, che si trova al centro dell’Italia, è al centro di influenze molteplici. La religione romana è composizione di influssi diversi, si è cercato di ricercare una base veramente romana, è un tentativo impossibile, la religione romana è tutto questo, il politeismo è un sistema molto aperto, quindi il politeismo romano assorbe influenze di altre religioni, in Grecia invece ogni città ha una sua religione. Ci sono elementi che vengono dalla Grecia, dagli etruschi, dagli italici ecc.

Fonti e complessità della religione romana

Per ricostruire la religione greca siamo favoriti, abbiamo un testo già complesso (Omero) che risale alle origini della civiltà greca storica, è più facile seguire lo sviluppo della religione greca. Per la religione romana le cose si complicano, per l’epoca più antica (VIII secolo a.C., 753 è la fondazione) non abbiamo alcuna fonte scritta, le prime fonti scritte di cui ci è arrivato qualcosa sono del III – II secolo a.C. Abbiamo gli annalisti, Fabio Pittore e Cincio Alimento, che però scrivono in greco (i romani pensano a quell’altezza che il latino non sia universale e scrivono in greco), sono annalisti perché scrivono storie con scansione anno per anno, prendono le loro informazioni da testi precedenti. Possiamo però sapere cosa è successo prima, fin dalle origini esistevano dei documenti ufficiali, gli annales pontificum (i pontefici sono sacerdoti a cui è attribuito questo ruolo di segnare anno per anno gli eventi più importanti che sono accaduti, guerre, alleanze, eventi eccezionali come carestie, terremoti…). Tito Livio dice che i documenti dell’epoca più antica sono andati distrutti nel 390 a.C., data in cui i Galli di Brenno devastano Roma, non ci sono documenti ufficiali però, quindi forse lui dà una sua visione dei fatti. Gli Annales pontificum sono documenti che risalivano fino all’VIII secolo, gli annalisti si rifanno ad essi con la consapevolezza che una parte è andata perduta, mentre la tradizione orale no. La tradizione orale era rappresentata dalle tradizioni tramandate dalle varie gentes. Fabio Pittore è esponente illustre della gens Fabia, una delle famiglie più illustri di Roma fin dalle origini. Queste famiglie aristocratiche, di padre in figlia tramandano le gesta degli antenati, probabilmente oralmente per mezzo dei carmina convivialia, prima forma di letteratura latina, in questo caso orale. Fabio Pittore si è ispirato a questo, per dare risalto alla sua personale gens aveva probabilmente deformato i fatti storici.

Abbiamo una tradizione epigrafica dati dagli annales pontificum, una orale, poi tutto viene raccolto dagli annalisti e anche da Catone il Censore, che ha scritto le Origines, opera peculiare, contrario delle tradizioni gentilizie, lui non nomina nessuno, però racconta le origini di Roma fino alla sua epoca, dando risalto ai popoli italici che hanno partecipato alla storia di Roma. Dal I secolo a.C. abbiamo fonti scritte quasi integrali sulle origini di Roma. Tito Livio ha visione augustea, influenzata dal contesto, lui e Dionigi di Alicarnasso ci danno informazioni sulle origini di Roma, però dobbiamo tenere conto della mancanza di fonti e del fatto che alla loro epoca sia già avvenuta la fusione tra mondo greco e latino, però sono attendibili perché si rifacevano a fonti precedenti.

La lupa nel mito delle origini di Roma

Ricordiamo la lupa capitolina, vediamo la statua simbolo di Roma. Fino a qualche anno fa si pensava si trattasse di un bronzo etrusco, e in questo caso sarebbe del V secolo a.C., ma c’è l’ipotesi che sia un bronzo medievale per la tecnica di lavorazione del bronzo, che per alcuni studiosi non è quella antica. La figura della lupa che allatta un uomo o i due gemelli non è isolata, ci sono anche altri esempi, come un rilievo funerario etrusco da Felsina, del V secolo a.C., che ha una lavorazione sul dorso che ricorda la lupa capitolina: di uomo ce n’è uno solo, quindi non siamo nell’ambito del mito di Romolo e Remo, sembra che sia un uomo adulto (barba), si tratta di un personaggio, un eroe della tradizione locale che è stato allattato da una bestia selvatica. Nel V secolo a.C. già in area etrusca esisteva la figura della lupa che allatta l’uomo. Ci sono immagini che ricorrono nel mondo letterario e nell’iconografia (lupo animale selvatico…). Animale selvatico diventa figura materna, alle origini di Roma c’è qualcosa di eccezionale.

Dionigi di Alicarnasso - Antichità romane

Dionigi originario di Alicarnasso in Caria (nasce probabilmente nel 60 a.C.) si trasferisce a Roma intorno al 30 a.C.: inizio impero di Augusto [31 Azio; 27 Augusto] e insegna retorica greca; impara il latino e studia annalisti e storici romani. Chronoi per accordare cronologie greca e romana >> 7 a.C. pubblica il libro I delle Antichità romane. Muore probabilmente entro il 10 d.C. Lupa “capitolina”: bronzo etrusco (V sec. a.C.) o medievale (?); gemelli aggiunti nel ’500. Rilievo funerario etrusco da Felsina (Bologna), V sec. a.C.: uomo allattato da una lupa (?). Antichità romane: dalle origini (752 a.C. fondazione di Roma) alla prima guerra punica: 265 a.C. (ci rimane da origini a 440 a.C.). Tesi: origini greche dei Romani.

Dionigi di Alicarnasso nasce probabilmente nel I secolo a.C., è un greco affascinato da Roma, dove si trasferisce nel 30, l’anno dopo la battaglia di Azio, all’inizio del potere di Augusto (momento di trionfo, di pace riaffermata), diventa maestro di retorica greca, impara il latino e studia tutte le fonti possibili sulla storia romana. Si lega a una famiglia aristocratica, quindi può avere accesso alle tradizioni orali. Lui stesso e anche gli annalisti ci dicono che in realtà i primi storici greci parlano male di Roma, sono schierati dalla parte di Cartagine. Dionigi invece ha un intento diverso, vuole riscattare la fama di Roma. Ha scritto Cronoi, che in greco significa "i tempi", per mettere d’accordo le cronologie greca e romana (ogni città aveva la sua cronologia, faceva fede quella delle olimpiadi). I romani contavano dalla fondazione o in base ai consoli. Pubblica le Antichità romane, testo prezioso, vanno dalle origini (è lui a stabilire la data convenzionale del 753) alla prima guerra punica (256 a.C.), però ci è rimasto dalle origini fino al 440 a.C. Lui valorizza l’origine greca dei romani, da Enea. Altra cosa tipica della mentalità greca è la descrizione della fondazione di Roma come di una colonia, la tradizione a cui si rifà, quella più nota, seguita da Virgilio, è che da Enea si sia arrivati ad Albalonga, e da qui vengano Romolo e Remo, che hanno fondato Roma con una colonia (ma questa è mentalità molto greca, per Roma non è detto sia andata così).

C’è una comunità greco-latina nel Mediterraneo, lui vuole dimostrare che i due popoli sono collegati, prima di tutto sul piano genealogico. Il punto di partenza della dimostrazione è Enea, figura prestigiosa, è figlio di Afrodite, di Venere. Versione nota è l’Eneide di Virgilio. A Troia aveva una moglie, Creusa, e da loro nasce Iulo (la gens Iulia è forse la più importante, e diceva di discendere da Iulo), che fonda Albalonga. Alba è la città da cui partono i fondatori di Roma. Enea è anche legato ad un’altra stirpe, quando arriva in Italia sposa Lavinia, figlia di Latino, re eponimo che dà il nome ai latini, stirpe più legata al mondo italico. Da Enea e Lavinia nasce Silvio, antenato da cui discendono i re di Alba. Poi esistono tradizioni sullo scontro tra Iulo e Silvio. Da Silvio discendono i re di Alba, che sono una decina. Come conciliare Enea con Romolo, anche a livello cronologico? Ci sono varianti infinite sul mito di Romolo. Nella variante che segue Dionigi, che vuole far tornare i conti e spiegare, ci sono dieci re tra Silvio e i fratelli. In questo mito i fratelli Amulio e Numitore sono rivali, entrambi avrebbero diritto al regno, ma uno dei due è l’elemento negativo della coppia, Amulio, che sottrae il regno a Numitore, che ha una figlia e un figlio, che viene ucciso da Amulio. Per la tradizione romana la più importante è la figlia, Rea Silvia, detta Ilia. È la sacerdotessa con cui si unisce Marte, e da questa unione arrivano Romolo e Remo. Dionigi fa in modo di mettere d’accordo la tradizione che si rifà ad Enea con quella che si rifà a Romolo. Possiamo pensare che esistessero queste due versioni, che poi sono state unite per fare in modo che Roma risulti una città greca, era importante collegare l’origine di Roma con Enea.

Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane I 76, 3-4

Quando la figlia di Numitore, di nome Silvia o (...) Rea Silvia, raggiunse l'età del matrimonio, Amulio la fece diventare sacerdotessa di Estia (= Vesta), per paura che, sposandosi, generasse dei figli che avrebbero vendicato la loro famiglia. Le vergini alle quali era affidata la cura del fuoco inestinguibile (di Estia) dovevano rimanere pure e non sposate per almeno cinque anni. Amulio addusse come pretesto la volontà di conferire un grande onore alla famiglia del fratello, (...) perché era tradizione presso gli Albani che le ragazze più nobili fossero scelte come ancelle di Estia.

Siamo nel punto in cui Amulio ha sottratto il regno a Numitore, dice che lui ha già ucciso in una battuta di caccia, simulando un incidente, il figlio maschio. Dionigi è greco, chiama gli dèi romani con il nome greco, stiamo parlando di Vesta (=Estia). Le sacerdotesse di Vesta sono le Vestali, esistono già ad Alba (noi siamo ad Albalonga, qui), quindi secondo questa tradizione il culto delle Vestali precede la fondazione di Roma. In questa tradizione devono occuparsi del fuoco della dea Vesta, elemento comune ai greci e ai romani. Essere sacerdotessa di Vesta era molto prestigioso. Silvia diventa Vestale, è una sacerdotessa e deve mantenere la castità, ma le cose vanno diversamente da come pensava Amulio.

Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane I 77, 1-2

Quattro anni dopo, quando Silvia si recò nel bosco sacro (ἱερὸν ἄλσος, hieròn àlsos) di Ares (=Marte) per cercare acqua da usare nelle cerimonie, fu stuprata da qualcuno nel santuario (τέμενος, témenos) (di Marte). Alcuni dicono che il violentatore era uno dei pretendenti della ragazza, infiammato d'amore per lei, altri che si trattava dello stesso Amulio, il quale, agendo più per una macchinazione che per desiderio, si era coperto completamente di armi, sia per spaventare la ragazza, sia per nascondere il proprio aspetto, che ella conosceva. Ma la maggior parte degli autori danno una versione favolosa, con l'apparizione della divinità a cui questo luogo era consacrato e molti altri segni divini, tra cui un’improvvisa eclissi di sole che oscurò il cielo.

  • Stupro in luogo sacro: violazione delle norme del santuario e specificamente dell’obbligo di castità della vestale Rea Silvia >> gesto eccezionale >> nascita eroi eccezionali.
  • La tragedia della ragazza (Burkert): 1. Partenza da casa: la ragazza si distacca dalla casa e dalla famiglia 2. Segregazione 3. Rapimento 4. Tribolazione: punizione, minaccia di morte 5. Liberazione: parto di un bambino eccezionale, ragazza-madre sfugge a morte e sofferenza.
  • NB varianti sull’identità dello stupratore: razionalizzazione del mito/Marte è inserimento successivo? Cfr. importanza del dio in Italia/Roma.

Il luogo in cui si svolge il concepimento è il bosco sacro di Marte, c’è un’inserzione di Dionigi in cui ci dice le altre varianti della tradizione, che sono tentativi di razionalizzare il mito. Dice che potrebbe essere stato un uomo e non un dio, con un tentativo tipico di autori dell’epoca di Dionigi in cui c’è scetticismo per le tradizioni mitiche e ci sono varianti razionali. Amulio appare alla ragazza completamente armato, ecco perché sarebbe stato scambiato per Marte. Dionigi deve ammettere che i più credono all’altra variante, l’epifania del Dio è segnata da prodigi, dice anche il dio era eccezionalmente bello ecc., con i tratti tipici del dio quando appare agli uomini, forma antropomorfica ma dotata di elementi eccezionali. Lo stupro avviene in un luogo sacro, è un gesto che viola delle leggi, tipiche dei santuari, dove non si possono avere rapporti sessuali (il concepimento avviene con un atto illecito, segna l’eccezionalità dei bambini che nasceranno, doppia violazione perché lei è una Vestale).

Quando si tratta di raccontare la nascita di un eroe, dietro una ragazza ha attraversato una tragedia, la madre dell’eroe è una figura sofferta, la ragazza all’inizio si allontana per qualche motivo da casa e viene segregata, Silvia viene allontanata presso il santuario di Vesta per essere allontanata da altri uomini, la segregazione viene di solito in questi miti interrotta da un rapimento, periodo in cui c’è la violenza sessuale. Il mito parte da dati reali, nella realtà questo poteva succedere, nella società greca o romana una ragazza con un figlio senza marito era emarginata, c’è un momento di tribolazione, viene scoperto il fatto che lei è incinta, la prima idea non è che il padre sia un dio, ma di un rapporto sessuale fuori dal matrimonio, condannato dalla società. La ragazza è quindi minacciata. C’è poi il momento della liberazione, tutta questa sofferenza porta ad un esito positivo, eccezionale, con la nascita di bambini eroici, quindi in genere la ragazza madre riesce a salvarsi e la sua storia finisce lì.

La parte in cui Dionigi ci racconta versioni sull’identità dello stupratore può rispondere alla necessità di dare razionalità al mito, però si può pensare che sia un’aggiunta all’originale. Perché proprio Marte? È un dio molto importante a Roma, molto diversa da Ares greco, l’identificazione Ares-Marte non vale per nulla.

Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane I 77, 2

Dicono che il violentatore – e ciò dimostrava che si trattava di un dio –, disse a Silvia di non affliggersi per ciò che aveva subìto, perché lei aveva appena avuto un rapporto sessuale con la divinità (δαίμων, dàimon) che frequentava quel luogo e da quella violenza le sarebbero nati due figli molto più forti degli altri uomini, sia per valore sia per imprese belliche.

La tragedia della ragazza ha l’elemento che le nascite sono sempre frutto di una violenza, il punto di vista è quello del Dio però c’è la consolazione che nasceranno figli eccezionali. Siamo nella fase della tribolazione, dopo un po’ si scopre che lei è incinta, lo stesso Amulio che la sorveglia perché sospetta qualcosa si accorge, e dopo il parto, che avviene nel santuario di Vesta (violazione delle norme del santuario per cui non ci possono essere nascite), e denuncia nel consiglio della città di Alba che lei ha violato la legge e convince i membri del consiglio ad applicare la legge.

Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane I 78, 1-5

I membri del Consiglio (…) decisero anche loro, come egli [= Amulio] richiedeva, di applicare la legge per cui la ra...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/06 Storia delle religioni

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