Estratto del documento

A cura di Moro Gregorio

1 – La trasformazione dell’Europa Occidentale

2 – La creazione della Comunità europea

3 - Dalla Comunità europea all'Unione europea

4 - Dall'integrazione occidentale all'integrazione paneuropea

5 - Da Roma ad Amsterdam

6 - Il Trattato di Nizza

7- Il Trattato costituzionale e il Trattato di Lisbona

8 - I Trattati e il processo di integrazione

9 - Approcci concettuali e teorici

10 - Realtà presenti e prospettive future

La trasformazione dell’Europa occidentale

1 – Le divisioni storiche

Il processo di integrazione europea fu avviato e si sviluppò in Europa occidentale. L’Europa si è

contraddistinta per le divisioni, tensioni, conflitti. Il fattore di divisione più evidente è stato probabilmente

la lingua (ancora oggi popoli non sono in grado di comunicare direttamente tra loro); La religione è stata

un’altra fonte di divisione, con i paesi settentrionali in maggioranza protestanti, e quelli meridionali a

maggioranza cattolici. Insieme alle eredità delle lotte per il potere e delle guerre, tali differenze aiutano a

spiegare perché l’Europa occidentale sia stata divisa in così tanti stati, ciascuno con la propria identità e le

proprie alleanze. Fino alla seconda guerra mondiale, le divisioni linguistiche, religiose e culturali tra stati

dell’Europa occidentale sono state acuite dalle divisioni economiche e politiche. Le divisioni politiche si

sono espresse connotandosi come forme di governo differenti e orientamenti ideologici rivali (presenta di

regimi autocratici che coesistono a fianco di emergenti democrazie parlamentari di carattere più liberale).

Le divisioni economiche sono sempre state invece meno profonde, nonostante divergenti indici di ricchezza

divergenti, ed il ruolo dominante della Gran Bretagna fino agli inizi del 1900. Tra le due guerre mondiali non

vi era nessun stabile sistema di alleanze e nessun chiaro equilibrio di potere (gli stati europei si guardavano

con sospetto). Mancava una vero interesse per la creazione di un sistema di cooperazione europea prima

della seconda guerra mondiale, come testimonia il fallimento della Lega delle Nazioni, istituita nel 1919 a

garanzia del mantenimento della sicurezza internazionale, dominata dagli stati europei usciti vincitori dal

primo conflitto mondiale, ed utilizzata al fine di mantenere lo status quo di Versailles. Tutto ciò portò a

delle esasperazioni geopolitiche che si trascinarono fino a divenire un crescendo di rivalità nazionali, le cui

conseguenze furono alla base dello scoppio del secondo conflitto mondiale.

2 – La trasformazione postbellica

Dalla fine della seconda guerra mondiale, i rapporti tra stati dell’Europa occidentale hanno subito una

trasformazione, i cui aspetti principali sono sostanzialmente tre:

2.1 – Una pace interrotta: gli stati dell’Europa occidentale hanno convissuto pacificamente fino dal 1945,

dopo la fine della seconda guerra mondiali, le potenze europee considerano i vicini come nazioni amiche

con cui condividere un destino comune (cit. Altiero Spinelli), la cui più ovvia minaccia era rappresenta dal

comunismo, e ciò rappresentò il movente che indusse i più importanti stati dell’Europa occidentale ad

aderire alla NATO.

2.2 – Un’agenda radicalmente nuova: le agende internazionali hanno spostato sempre più la propria

attenzione ed il proprio interesse, dalle decisioni di “alta politica” verso quelle di “bassa politica”, ovvero

hanno fatto la propria comparsa, delle politiche rivolte verso una maggiore attenzione per la

redistribuzione della ricchezza e del benessere dei popoli, mentre i temi classici della “politica di potenza”

non sono più dominanti come in passato.

2.3 – Nuovi canali e procedure: parallelamente alla diversificazione dell’agenda internazionale, si è anche

verificata una trasformazione delle modalità dei rapporti tra stati. I tradizionali canali diplomatici di

comunicazione interstatale attraverso le ambasciate hanno subito un declino d’importanza via via che

nuovi canali sono stati acquisiti. Anche le forme di comunicazione interstatale hanno subito un

cambiamento più radicale in particolare nell’Unione Europea.

3 - Spiegare la trasformazione e la sua natura

Il processo di integrazione europea è stato essenzialmente un processo di integrazione dell’Europa

occidentale. Per spiegare il fenomeno della cooperazione e dell’integrazione che ha investito quest’area vi

sono quattro approcci che mettono rispettivamente in risalto : le radici profonde dell’integrazione europea,

l’importanza dei cambiamenti avvenuti all’indomani della fine della seconda guerra mondiale, il ruolo delle

influenze internazionali, le differenti posizioni degli stati europei occidentali.

3.1. – L’integrazione ha radici lontane: i sostenitori dell’integrazione europea si sono distinti in questo

campo suggerendo che l’Europa è stata un’entità unica, indicandola come la culla della civiltà moderna da

cui sono discesi i valori europei. Walter Hallstein, un sostenitore di questa tesi, sostiene che al di là delle

divisioni e dei conflitti tra popoli e stati è esistita per secoli, in Europa, una certa comunione di interessi

basato sul legame tra geografia e sviluppi storici, politici, economici (interpretazione idealistica). Oggi molti

sottolineano però l’importanza della dimensione storica dell’integrazione europea, secondo il cosi detto

“concerto delle nazioni” che rappresentò il tentativo di esercitare un controllo strategico su quest’area, ma

ciò avveniva in un’epoca in cui i regimi autocratici dominavano gran parte dell’Europa. In più il sistema durò

dal 1815 fino alla guerra di Crimea, lasciando il posto ai conflitti, ed al prevalere dell’equilibrio di potenza

attorno a metà del secolo. È nel campo della storia economica che troviamo il terreno probabilmente più

adatto per le spiegazioni storiche: verso la fine del 1700 secolo cominciò a svilupparsi un’integrazione

economica nazionale, dalla metà del 1800 i successi di tale integrazione economica e politica nazionale

risultarono in una più accentuata cooperazione interstatale per promuovere commercio, concorrenza e

crescita economica. Secondo alcuni storici economici si creò così l’embrione di una economia europea. Ma

non vi era un chiaro rapporto tra essa e l’integrazione politica anzi, a partire dalla seconda metà del 1800,

per varie ragioni gli stati si mossero sempre di più verso il protezionismo economico, e svilupparono un

forte senso d’identità e coscienza nazionale senza precedenti. Con la progressiva chiusura in se stessi degli

stati e delle rispettive economie nazionali, il sistema europeo di libero scambio virtualmente sparì, e le

strategie economiche nazionali venivano sempre più spinte verso linee autarchiche, nel tentativo di

proteggersi a spese degli altri.

3.2. - L’impatto della seconda guerra mondiale: la seconda guerra mondiale segnò senza dubbio una svolta

epocale nel sistema statale europeo; a solo pochi anni dalla sua fine gli stati già cooperavano e sotto alcuni

aspetti si integravano. Di fondamentale importanza per questa trasformazione furono alcuni fattori che

congiuntamente promossero un radicale cambiamento (fattori di natura politica ed economica) :

3.2.1 - Fattori politici:

 Combattere il nazionalismo: La seconda guerra mondiale contribuì a una consapevolezza : un

nazionalismo senza freni né controlli è una sicura ricetta di guerra. A livello internazionale essa trovò

espressione in appelli a favore della creazione di un organismo più e steso della Lega delle Nazioni e

svolse un ruolo importante nella creazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) nel 1944.

Contemporaneamente vi era anche chi sosteneva richieste e iniziative a favore di dispositivi europei. Su

questa base oltre 750 personalità di tutta Europa si riunirono all’Aia nel maggio 1948 per lanciare un

appello alle nazioni d’Europa a favore della creazione di una unione politica e economica. Ciò condusse

alla firma nel maggio del 1949 dello Statuto del Consiglio d’Europa, il cui art. 1 enunciava: il Consiglio

d’Europa ha lo scopo di attuare una unione più stretta fra i membri per tutelare i principi che sono loro

comune patrimonio e per favorire il progresso economico. Tuttavia questo organismo presentò

inizialmente una delusione a causa delle sue debolezze: obiettivi troppo vaghi ed una struttura

decisionale intergovernativa e pertanto debole. In più l’interesse di alcuni dei suoi membri, in

particolare il Regno Unito, non andava oltre una cooperazione limitata e volontaria.

 La nuova mappa politica dell’Europa: Negli anni ‘40 era già evidente che l’eredità della guerra aveva

lasciato il continente diviso in due, con una cortina di ferro ideale che separava l’Europa orientale da

quella occidentale. Sul versante orientale un’ampia porzione di stati furono incorporati nell’URSS con il

risultato di tagliarli fuori dalle epocali trasformazioni in corso in Europa occidentale, dove la maggior

parte degli stati adottò regimi liberali e democratici ispirati da concezioni politiche simili tra loro. L’idea

più importante condivisa dai governi occidentali scaturiva proprio dalla divisione Est-Ovest : preservare

l’Europa occidentale dall’influenza e il pericolo del comunismo; la vitale assistenza da parte degli USA

agli stati europei occidentali, fu dettata infatti proprio dalla convinzione che tale cooperazione potesse

contribuire ad arrestare l’avanzata comunista. Nel Marzo 1947, il Presidente Truman, preoccupato per

la situazione in Grecia, dove i comunisti stavano tentando di rovesciare il governo, tracciò le linee base

della c.d. “Dottrina Truman”, ovvero della garanzia politica di sostegno ai popoli liberi che cercano di

resistere a tentativi di asservimento esercitati da minoranze armate ed influenze esterne. A tale

impegno politico, nel 1948 fece seguito il programma di assistenza economica denominato “Piano

Marshall” per la ricostruzione europea, e nel 1949, con l’istituzione della NATO, quello di impegno

militare e promosso dagli Stati Uniti contro un eventuale attacchi sovietico.

 Il nuovo equilibrio di potenza internazionale: A partire dagli ultimi anni del 1940, l’Europa occidentale

cominciò ad essere vista come un’entità politica dotata di identità propria. Questo fatto ha suscitato in

molti esponenti politici l’auspicio che la voce dell’Europa potesse avere una sua risonanza sulla scena

mondiale e la convinzione che ciò fosse possibile solo con un’Europa unita, che parlasse con una sola

voce (prospettiva particolarmente attraente per alcuni stati minori che raramente avevano esercitato

un’influenza internazionale).

 Il problema della Germania: L’orientamento iniziale della maggior parte dei governi dopo la guerra fu di

ricercare una forma di contenimento della Germania. Il modo di farlo divise però gli alleati col risultato

che la questione si trascinò finché quella che venne dapprima intesa come una divisione della germana

in zone d’occupazione divenne una divisione de jure : la Repubblica federale tedesca (Germania

occidentale) e la Repubblica Democratica Tedesca (Germania orientale). A quell’epoca l’URSS aveva

sostituito la Germania nel ruolo di minaccia alla democrazia e alla stabilità dell’Europa occidentale

svolta, e di fronte a tale necessità, molti pensavano che fosse necessario impedire la creazione di un

vuoto politico nella Germania occidentale che potesse essere sfruttato dai comunisti, rafforzando lo

spirito di conciliazione.

3.2.2 - Fattori economici: le esperienze belliche e prebelliche stimolarono un interesse per la creazione di

nuove intese economiche e finanziarie internazionali; i primi frutti si ebbero durante la Conferenza di

Bretton Woods nel 1944 dove i rappresentanti di 44 paesi si accordano per l’istituzione di due nuovi

organismi: Il Fondo monetaria internazionale (FMI), nato per alleviare i problemi creati dall’instabilità

monetaria mediante la concessione di crediti e breve termine ai paesi in difficoltà con la loro bilancia dei

pagamenti; La Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, la c.d. “Banca Mondiale” che fornire

prestiti a lungo termine per progetti che richiedevano grandi investimenti. Nel 1947 23 paesi negoziarono

l’Accordo generale sulle tariffe doganali e il commercio (GATT) con lo scopo di facilitare il commercio

mediante l’abbassamento delle barriere commerciali internazionali. In molti settori si cominciò ad avvertire

la necessità di iniziative economiche a base europea occidentale. Nel 1947-48 questi sentimenti vennero

canalizzati in una precisa direzione e ricevettero urgenza poiché la ricostruzione postbellica, attraverso

politiche economiche espansionistiche, creò massicci deficit nella bilancia dei pagamenti e riduzioni della

disponibilità di dollari; così gli USA offrirono aiuti economici previsti dal piano Marshall, ma era una offerta

subordinata alla condizione che gli stati beneficiari cercassero di raggiungere una maggiore cooperazione

economica tra loro. Il risultato fu, nell’Aprile 1948, l’istituzione da parte di sedici, della prima grande

organizzazione europea occidentale del dopoguerra: l’Organizzazione europea per la cooperazione

economica (OECE) con il compito di gestire gli aiuti americani e scoraggiare l’introduzione di barriere

commerciali. L’OECE lasciò il suo posto nel 1961 all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo

economico (OCSE) aperta all’adesione di paesi extraeuropei, e dotata di obiettivi più ampi in grado di

riflettere una più estesa e mutevole gamma di interessi.

3.3 – Interdipendenza internazionale ed europea: secondo un’opinione diffusa, l’interdipendenza

economica deriva da tre caratteristiche del mondo post 1945: l’ enorme crescita del volume del commercio

mondiale; l’internazionalizzazione della produzione in cui le società multinazionali hanno svolto un ruolo

importante; le incertezze associate al regime dei cambi e ai dispositivi monetari internazionali. All’interno

dell’Europa occidentale lo sviluppo di questa interdipendenza ha avuto diverse dimensioni regionali, due

delle quali molto importanti: tutti i maggiori paesi europei occidentali dopo la seconda guerra mondiale

hanno visto il loro commercio con l’estero dirigersi verso altri paesi della stessa area geografica; di

conseguenza la potenza monetaria, si è accentrata sempre più nelle mani di coloro che hanno preso le

decisioni monetarie per l’economica più forte : la Germania. L’interdipendenza è stata considerata come il

motore dell’integrazione europea occidentale, ma l’interdipendenza moderna non produce inevitabilmente

una serie di processi e sviluppi integrazionisti; perché l’integrazione si realizzi sono necessarie decisioni e

scelte politiche; in più i fattori politici continuano ad essere importanti nel determinare la natura e il ritmo

dei processi integrazionisti. Una seconda ragione per esercitare una certa cautela nel valutare l’impatto

dell’interdipendenza economica sull’integrazione è che i fattori politici continuano ad essere comunque

importanti nel determinare la natura ed il ritmo dei processi integrazionisti; ciò apparve con grande

chiarezza all’indomani della riunificazione tedesca nel 1990, quando lo stimolo ad iniziare una nuova

tornata di nuovi negoziati integrazionisti venne dalla preoccupazione emergente, in particolare in Francia,

circa la necessità di creare legami più stretti tra la Germani ed i suoi vicini se si voleva evitare che

dominasse nuovamente il continente.

3.4 – Considerazioni internazionali: Non c’è mai stato un movimento ordinato e coerente verso l’unità

dell’Europa occidentale; durante gli anni ’50, gli stati si mostrarono infatti disponibili ad organizzazioni

intergovernative che non imponevano loro obblighi eccessivi; non mostrarono un sostegno quando

vennero proposte organizzazioni che guardavano verso un’integrazione sovranazionale. I più ambizioni

progetti del dopoguerra (CECA,EURATOM etc.) all’inizio coinvolsero solo pochi membri, e fu solo dopo il

mutare delle circostanze, e soprattutto dell’opposizione Gaullista all’adesione britannica, che il numero

degli stati membri della CE si allargò in più fasi: per semplificare, si fa un raggruppamento di stati in base

alla loro data di adesione alle CE/UE:

3.4.1 - I sei stati fondatori della Comunità europea (CE): Belgio, Francia, Germania Occidentale, Italia,

Lussemburgo, Paesi Bassi: I sei stati che nel 1951 firmarono il Trattato di Parigi per fondare la CECA e che

nel 1957 firmarono i Trattati di Roma che istituirono la CEE e l’EURATOM, furono anche i primi a spingersi

oltre le iniziative di cooperazione intergovernativa. I tre paesi del Benelux: la guerra aveva evidenziato la

loro debolezza nei confronti dei vicini più potenti e desideravano instaurare un rapporto amichevole con la

Francia e la Germania occidentale. L’Italia dopo oltre 20 anni di dominio fascista, vedeva nell’integrazione

europea un’opportunità per risorgere su una base di rispettabilità, una garanzia contro eventuali svolte

socialiste, dopo che nel Maggio 1947 il partito comunista abbandonò il governo e per anni sembrò

impegnato a fomentare una rivoluzione nel paese; In più l’Italia si trovava a fronteggiare difficoltà

economiche in ogni settore : disoccupazione, inflazione, instabilità valutaria etc. In Francia, l’integrazione

aiutò i governi francesi a perseguire i loro obiettivi del dopoguerra : il contenimento della Germania e la

<
Anteprima
Vedrai una selezione di 1 pagina su 35
Riassunto esame Relazioni, prof. Bardi, libro consigliato Governo e politiche dell Unione europea, Nuge: vol. 1 Pag. 1
1 su 35
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GregM di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Bardi Luciano.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community