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Indifferenza come rifiuto: spettatore vs buon samaritano

Relazioni di indifferenza e di solidarietà

Con gli occhi della psicologia

Poiché ci riteniamo individui che non compiono atti così atroci, deleghiamo la scienza di scoprire i lati oscuri della mente e la spiegazione di tali fenomeni. Si deve trovare una linea che separi nettamente “noi” persone comuni e “loro” i carnefici. Non bisogna scusare o perdonare, ma mettersi nel punto di vista altrui, e capire che siamo tutti esseri umani. Per mantenere la tranquillità ci si convince che le persone decidano volontariamente di comportarsi in determinati modi e che le cause siano caratteriali. Altruismo, opposizione. L’ambiente psicosociale caratterizza le atrocità collettive.

Atrocità collettive

  • Un’ideologia autoritaria prepara il terreno su un piano politico;
  • Viene definito il target delle atrocità e si incita al suo annientamento;
  • Le atrocità sono legalizzate e ritenute legittime perché agite contro un gruppo antagonista o comunque nemico;
  • Quest’ultimo è considerato il principale colpevole delle “precarie condizioni” in cui versa chi ricorre alla violenza;
  • Al gruppo target vengono attribuite le peggiori intenzioni nei confronti di chi ha istituzionalizzato la sopraffazione come “difesa”.

Le atrocità collettive sono perciò azioni pianificate e sistematiche, collocabili in specifici assetti di potere. L’iniziale reazione dopo l’atto atroce è di disgusto e malessere viscerale placato con alcool e droghe. Con il tempo si sviluppa anche una dipendenza provocata dal piacere provato nell’esercitare violenza.

Il contagio della relazione

Il contesto socio culturale mira attraverso la violenza istituzionalizzata alla rappresentazione della vittima come corpo estraneo al consorzio umano, indegna di asilo morale, con un rapporto impersonale. Non deve esserci relazione personalizzata, non ci deve essere coinvolgimento emotivo, sennò è più probabile l’impulso al comportamento d’aiuto. Gli spettatori passivi si difendono dalle emozioni di solidarietà svalutando le vittime e colpevolizzandole per il loro destino.

Lo spettatore nella psicologia sociale

Chi è lo spettatore?

Caso di Catherine Genovese: persona che non si lascia coinvolgere attivamente in una situazione dove qualcun altro chiede aiuto o necessita di immediata assistenza.

Spettatori in situazioni di emergenza

La diffusione di responsabilità genera passività e inibisce l’azione di aiuto. Lo spettatore è apatico perché:

  • Inibizione da pubblico (imbarazzo, valutazione non positiva);
  • Inerzia da influenza sociale (l’inazione veicola il messaggio che non c’è nessuna emergenza).

Per eliminare la responsabilità diffusa:

  • Presenza di un leader;
  • Attribuire in anticipo la responsabilità esclusiva ad una specifica persona.

Processo decisionale per comportamento d’aiuto:

  • Accorgersi che qualcosa sta accadendo;
  • Interpretare la situazione come una situazione nella quale è necessario prestare aiuto;
  • Assumersi una responsabilità personale.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher m_gly91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazioni interpersonali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Zamperini Adriano.
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