Le relazioni internazionali tra XX e XXI secolo
Per comprendere la politica internazionale contemporanea occorre compiere un’analisi storica dei dati, degli eventi, delle costanti, delle variabili delle relazioni internazionali, basata in primo luogo sui rapporti intergovernativi e altri attori internazionali, evidenziando i fattori che segnano un tra passato e presente.
Le tecnologie ICT contemporanee permettono di avere accesso ad una vasta database per lo studio della politica internazionale, ma questi dati non sempre sono sufficienti infatti occorre risalire alle fonti primarie diplomatiche d’archivio, non sempre facilmente ottenibili. Il sistema internazionale influenza non solo la dimensione politico-diplomatica ma anche la società e la cultura di un paese ed i fattori determinanti per le relazioni internazionali sono: lo sviluppo della tecnologia e delle telecomunicazioni, la comparsa di nuovi protagonisti e non ultima la democratizzazione dei processi decisionali.
Impatto della prima guerra mondiale
Con la prima guerra mondiale cambiano profondamente le modalità delle relazioni fra i soggetti internazionali e l’eurocentrismo viene ridimensionato, subentrano nuovi protagonisti: Stati Uniti, URSS, il Giappone determinando una nuova distribuzione della potenza politico-militare ed economica.
Il XX secolo ha visto accanto alla figura degli Stati nazionali, il sorgere di altri “attori” come le organizzazioni internazionali, ONG, multinazionali e realtà transfrontaliere, pertanto il XX secolo ha superato il concetto di confine poiché gli eventi internazionali incidono nella vita interna degli Stati, e dunque l’aspetto politico delle relazioni internazionali si lega con l’ambito economico, commerciale, giuridico, culturale.
Progresso tecnologico e tempi della diplomazia
Il progresso tecnologico, la facilità di spostamento delle persone, le comunicazioni di massa condiziona fortemente, le relazioni internazionali, rendendo aumento esponenziale dei summit e della corrispondenza diplomatica. I tempi della diplomazia si riducono, infatti il fattore “tempo” è molto cambiato nei rapporti internazionali, l’arco temporale per prendere decisioni si è ridotto (quasi a 0), ed il minor tempo a disposizione incide anche sulla qualità delle decisioni.
Il ruolo dell'opinione pubblica e la democratizzazione
Nelle relazioni internazionali si assiste alla riduzione del monopolio della diplomazia e dei suoi processi decisionali, infatti oggi l’opinione pubblica diviene una presenza molto rilevante ed, allo stesso tempo, diviene centrale la politica di difesa della propria nazionalità, in grado di determinare rivalità etnico-territoriali e innescando, talvolta, l’intervento stabilizzatore da parte della comunità internazionale.
La democratizzazione dei processi decisionali nelle relazioni internazionali (auspicate da Wilson e Roosevelt), determina la fine della diplomazia segreta delle cancellerie e l’avvio di un controllo democratico. La politica internazionale cesserà di essere il prodotto di una élite, e la figura del funzionario internazionale accanto al diplomatico tradizionale e diventerà in alcuni casi più importante. Organizzazioni come l’ONU, la Comunità poi Unione europea, ne saranno l’esempio più calzante. Un contesto nel quale La figura del funzionario internazionale diventerà sempre più centrale soprattutto con l’ampliarsi delle relazioni economiche e commerciali.
Diplomazia segreta e diplomazia aperta
Sebbene la “diplomazia segreta” delle cancellerie venga sostituita sempre più dalla “diplomazia aperta”, occorre sottolineare il “negoziato diplomatico” in parte sfugga ancora oggi al controllo democratico della politica estera, infatti l’approvazione parlamentare degli accordi raggiunti subentra in un secondo momento; la trattativa diplomatica rispetta ancora oggi i canoni della riservatezza e della segretezza. Sono i processi decisionali ad essere oggetto della valutazione da parte delle opinioni pubbliche, dei partiti, dei parlamenti. La riservatezza è una caratteristica di tutte le diplomazie internazionali. Malgrado la democratizzazione sono i vertici tra i capi di Stati e le Conferenze internazionali ad assumere un ruolo fondamentale nella gestione degli affari e delle crisi internazionali.
Evoluzione della diplomazia nel XX secolo
La diplomazia di carriera resta insostituibile, ma nel corso del XX secolo, con le dovute eccezioni, diventa supporto delle decisioni prese a livello politico, al vertice. La nascita delle relazioni internazionali come “scienza politica” è un fenomeno che ha poi assunto proporzioni notevoli dopo il secondo conflitto mondiale. L’approccio e la metodologia storiografica si è vista così affiancare da una molteplicità di “teorie” che hanno tentato e tentano di spiegare dal punto di vista scientifico mediante modelli e rappresentazioni l’evolversi delle relazioni internazionali, studiandone costanti e variabili.
Contrapposizione tra modelli
Il XX secolo ha apportato un cambiamento delle relazioni internazionali a causa due nuove potenze, USA e URSS, in grado di distruggere il vecchio sistema europeo. L’URSS attraverso il processo rivoluzionario socialista alla guida del potere impostava una nuova struttura del sistema internazionale non più fondato sul modello capitalista e mirava ad esportare i princìpi della rivoluzione del proletariato e per i vincitori della prima guerra mondiale si temeva che tale modello potesse destabilizzare il modello neo-liberista e vigeva dunque un’opposizione agli ideali marxisti-leninisti politica ed ideologica che nasceva tra l’Europa e la Russia al cui interno era presente una dittatura del proletariato.
Una contrapposizione complessa tra il capitalismo economico e il colonialismo costruito sullo sfruttamento tra le classi ed il sistema socialista che rispondeva al desiderio di eguaglianza e giustizia attraverso l’interdipendenza di Stati e popoli e sull’interclassismo. Due modelli diametralmente differenti, destinati a scontrarsi soprattutto quando le potenze occidentali applicarono la politica del “cordone sanitario”, ovvero l'appoggio fornito a governi anticomunisti nei paesi confinanti con la Russia.
L’idealismo americano
Ma all’interno dell’equazione del sistema internazionale si collocava un altro protagonista, gli USA, che attraverso l’idealismo americano proprio di Wilson introducevano nuovi precisi valori etici nelle relazioni internazionali fondati sul rispetto del diritto e sulla tutela di tutti gli Stati oltre che sulla difesa del principio delle nazionalità, con il preciso intento di eliminare totalmente la pratica delle alleanze delle Corti e delle cancellerie e dei classici equilibri politico-militari, sostenendo la diffusione dei princìpi democratici e della libertà, tanto sul piano politico che su quello economico-commerciale.
L’obiettivo del presidente Wilson prevedeva l’autodeterminazione dei popoli e delle minoranze come anche la decolonizzazione in aperta sfida alla politica degli Stati europei e a quella dell’URSS. Occorre evidenziare che il ruolo degli Stati Uniti dopo aver contribuito alla nascita della Società delle Nazioni previde il rilancio della politica con il momentaneo disimpegno americano dagli affari europei ma il conflitto aveva costretto l’Europa a dipendere sempre più dall’economia americana.
La moneta americana in breve sostituì quelle dei Paesi europei in guerra e l’intervento Usa con la conseguente vittoria dell’Intesa ne ratificarono la supremazia. Furono di ben 10 miliardi di dollari i titoli da utilizzare come prestito del governo Usa agli europei. Il dollaro diventò così la riserva finanziaria fondamentale di un sistema capitalism interamente da ricostruire. Ma tale integrazione fu resa difficile dalle diverse risposte europee alla crisi economica e il problema dei debiti alleati verso gli Stati Uniti rese assai difficile la ricostruzione del mercato mondiale.
La crisi del sistema europeo post Prima Guerra Mondiale
Del resto, la profonda crisi sociale che investì l’Europa dopo la guerra mondiale, insieme al problema del risanamento finanziario, con l’aggiunta del timore generalizzato che l’esperimento rivoluzionario sovietico potesse diffondersi nell’Occidente, crearono un insieme articolato di visioni e valutazioni nazionali in relazione alle misure da prendere, ma non una visione strategica complessiva.
La crisi del sistema europeo dopo la prima guerra mondiale e l’illusione della sicurezza politica ed economica, 1919-1929. Al termine della guerra, con la vittoria franco-inglese sostenuta dagli USA, la geografia dell’Europa aveva subito un cambiamento radicale ed i vari Imperi (Russo, Tedesco, Austro-Ungarico e Ottomano) cessarono di esistere. L’impero germanico fu considerato responsabile della guerra e venne messo di fronte ad una pace umiliante che lasciava in piedi elementi di rivalsa e di ostilità fra le nazioni, si trattò del primo sbaglio prodotto dal sistema di Versailles. Tale sistema cerò di ridimensionare la potenza politica, militare, economica, demografica della Germania, in modo che non rappresentasse più una minaccia per vincitori.
La punizione della Germania consistette in un “diktat” e non in una pace concordata che non eliminò le cause dei futuri conflitti, dovette infatti far fronte a forti limitazioni politico-militari e alle ingenti riparazioni, oltre che essere posta al di fuori della SdN (Società delle Nazioni) quando invece tutte le sue nazioni avrebbero dovuto risanare i danni della guerra attraverso la cooperazione.
Un altro errore della pace di Versailles fu la creazione (promossa da Wilson) della Società delle Nazioni che non riuscì di far rispettare le regole della nuova convivenza internazionale e di creare una comune visione dei problemi internazionali, così da scoraggiare l’evolversi delle crisi in guerre e l’aggressione da parte di uno Stato ad un altro.
Il voto unanime di Consiglio, l’organo di governo della SdN e dell’Assemblea riguardò soprattutto misure deboli per il mantenimento della pace quali l’arbitrato, la mediazione, le sentenze della Corte Internazionale Permanente di Giustizia. La previsione di sanzioni erogate dalla SdN avevano perlopiù carattere economico verso i trasgressori e furono inefficaci. L’assenza degli USA e l’esclusione dell’URSS (vista come un nemico) limitò ancor di più il raggio d’azione della SdN. In questo contesto, malgrado gli sforzi di Wilson, il potere era ancora in mano alla diplomazia tradizionale.
Politiche punitive e conseguenze economiche
Il timore di un ritorno di una Germania forte spaventava la Francia che continuò con la sua politica punitiva, senza però poter contare sull’appoggio della Gran Bretagna (che già da Versailles non fu d’accordo con questa pressione punitiva), questa politica determinò un disastroso connubio tra la difesa dell’equilibrio territoriale e i molteplici problemi finanziari. Di fatto il presunto sistema di sicurezza era nella sostanza basato sugli interessi strategici francesi ed il disarmo che avrebbe dovuto riguardare tutti i Paesi venne perorato verso la sola Germania per indebolirla politicamente ed economicamente.
Si trattò di una sorta di obiettivo irraggiungibile che determinò l’effetto contrario, poiché la Germania avrebbe presto recuperato le sue forza, consapevole della propria forza geopolitica che ad est vedeva un Europa Orientale frammentata e spesso in conflitto e ad ovest i paesi vincitori che non erano economicamente saldi, era solo questione di tempo.
Riparazioni economiche e conferenze internazionali
Al centro del primo dopoguerra per tutte le potenze reduci vi era il problema delle riparazioni economiche e degli indennizzi, a cui soprattutto la Germania dovette far fronte con pesanti pagamenti in valuta pregiata e in metalli preziosi ed un impegno finanziario di lunga durata e con effetti disastrosi sul piano economico. La ripartizione delle quote di riparazioni di guerra da addebitare alla Germania venne determinato nel Luglio del 1920 alla Conferenza di Spa dove la Francia fece la parte del leone (ottenendo più del 50% dei pagamenti tedeschi) con il dissenso da parte della Gran Bretagna, tuttavia i risultati della conferenza furono del tutto illusori come risultò chiaro dalla successiva Conferenza di Londra nel 1921 dove si stabilì la cifra definitiva di 150 miliardi di marchi poi abbassata a 132 miliardi, con effetti devastanti su tutta l’economia, la Gran Bretagna puntava invece al recupero del mercato tedesco e voleva che la Francia riducesse la presa per ridurre la crisi in tutto il sistema internazionale.
Richieste di indennizzi vennero inoltrate anche al nuovo governo russo, a causa dei danni prodotti dalle rivoluzioni e dalle nazionalizzazioni di beni e proprietà estere ad opera del governo sovietico. La Conferenza di Genova del 1922, in tal senso, fu un insuccesso ed il governo russo rifiutò e chiese a sua volta risarcimenti per i danni causati dalle forze alleate. L’isolamento della Francia nella sua politica punitivi impedì la realizzazione di una politica economico-finanziaria in Europa.
Alla conclusione della Conferenza di Genova i due Stati emarginati dalla guerra, Germania e URSS, siglarono un’intesa con il Trattato di Rapallo (1922) per il riconoscimento reciproco e l’annullamento dei rispettivi debiti di guerra al fine di creare un contraltare al sistema di Versailles, un avvicendamento che spaventava Londra e Parigi. L’URSS desiderava interrompere l’isolamento internazionale attraverso un internazionalismo pacifico fondato su esigenze comuni come l’abolizione delle armi di distruzione di massa o l’avvio di una conferenza economica mondiale, senza ottenere risultati (anche perché considerata un regime di breve durata) e il Trattato di Rapallo fu il primo passo per i primi riconoscimenti diplomatici.
Ci troviamo in un contesto globale privo di armonia e coerenza con una scarsa integrazione economica, aggravata ulteriormente dalla guerra mondiale. “Londra aveva perso dopo il 1914-18 il suo ruolo di capitale della finanza mondiale a favore di New York. La guerra aveva sviluppato l’espansione economica quanto politica degli Stati Uniti verso il resto del Mondo e la stessa Europa”.
Il Piano Dawes e la stabilizzazione finanziaria
All’interno della grave crisi economico-finanziaria il culmine della tensione fu raggiunto quando, nel 1922, la Germania non pagò una quota e a causa di ciò la Francia occupò militarmente il ricco bacino minerario della Ruhr nel 1923 (con le proteste della Gran Bretagna), come pegno delle dovute riparazioni dovute. “La svolta si ebbe con Il Piano Dawes, presentato nell’aprile 1924 che sancì un primo riassetto delle riparazioni tedesche cercando di collegarle ai debiti europei verso gli Usa. Esso prevedeva la ripresa dei pagamenti tedeschi secondo rate crescenti (ma senza definire un ammontare complessivo) come anche la riorganizzazione della Banca Centrale tedesca.
Le quote annuali crescenti dovute da Berlino, il prestito internazionale (metà del quale collocato sul mercato Usa) garantito dalle azioni delle ferrovie tedesche e da un’ipoteca sulle entrate fiscali, la creazione dell’Agenzia delle riparazioni (per sorvegliare sulla stabilità finanziaria): costituirono i vari tasselli della nuova stabilizzazione finanziaria internazionale e testimoniarono il legame dei mercati europei e soprattutto tedeschi agli USA (per arginare possibili rivoluzioni di matrice comunista). Seguì l’adozione nel 1925 del “gold standard act” che ridefiniva la convertibilità della sterlina in oro, con una apparente ristabilita supremazia della finanza britannica.
Il percorso di normalizzazione venne completato dai piani di stabilizzazione del franco e della lira italiana. Ma il sistema monetario internazionale continuava ad avere grossi problemi al suo interno relativi alla sproporzione fra il valore reale delle monete.” Il governo tedesco chiedeva l’evacuazione dei territori occupati, si parlava sempre di più di sicurezza collettiva (nata inizialmente come sicurezza francese) per la paura di un ritorno tedesco. Il temporaneo risanamento della Germania e il collegamento ritrovato tra situazione europea e situazione americana non riuscirono a creare un sistema efficace e durevole.
Nell’azione USA vie era un singolare contrasto tra l’isolazionismo politico e l’interventismo economico. Si suppose che l’afflusso dei capitali USA, la cooperazione tra Washington e Londra, le risorse auree francesi e alla ripresa economica tedesca, potesse permettere il superamento della grande crisi economico-sociale innescata dalla guerra.
La pianificazione economica del 1929
Nel 1929 a Parigi partirono i lavori per dare seguito alla pianificazione cominciata con il piano Dawes (che aveva carattere temporaneo), con una nuova Commissione presieduta da un altro finanziere americano, Young. Si proseguì nella direzione della liquidazione delle riparazioni e l’Agenzia delle riparazioni cessò di operare, inoltre fu previsto il ritiro delle ultime forze di occupazione dell’Intesa dalle città tedesche, la fissazione del termine per il pagamento delle riparazioni con la definizione di rate decrescenti, con una parte fissa e un’altra differibile nel tempo, ed in ultimo la collocazione di un altro prestito di cui avrebbero beneficiato anche la Germania.
Ma il crollo della Borsa di New York nell’autunno del 29 avviò una crisi generale dell’economia mondiale che colpì anche l’Europa, essa fu frutto della mancanza di concertazione tra le economie. Malgrado la “moratoria” di un anno proposta dal presidente americano Hoover tra il 1930 e il 1931 per la sospensione dei pagamenti tedeschi e dei debiti europei verso gli Usa, e una nuova Conferenza tenuta a Losanna nel 1932 per la definitiva regolazione della questione delle riparazioni (si previde un saldo finale per la Germania, che non verrà mai pagato), i pagamenti delle riparazioni stesse e dei debiti europei cessarono definitivamente.
Si allargò l’adozione di misure protezioniste e di sbarramento doganale che non fecero che ampliare la dimensione della crisi economica mondiale.
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