Relazioni internazionali 13/09/2016
50% esame scritto primo appello metà dicembre
25% presentazione di gruppo
25% esonero 31 ottobre
Manuale di riferimento (A)
Mazzei, F., Marchetti, R., & Petito, F. (2010). Manuale di politica internazionale. Milano: Egea.
Secondo testo (B)
Andreatta, F. (2011) Le grandi opere delle relazioni internazionali, Bologna: Il Mulino. + alcune
dispense da ritirare dal centro servizi di viale Romania
Terzo testo (C)
Marchetti, R. (2014) La politica della globalizzazione, Milano: Mondadori
IR sta per relazioni internazionali ovvero la relazione fra gli stati in termini di potere e non proprio
tra le nazioni. Infatti esistono stati che includono più di un gruppo nazionale.
Tutto ciò si basa su due convinzioni: (abbastanza opinabili)
-Ogni cittadino fa parte di uno stato
-Quasi tutte le parti della giurisdizione sono parte di uno stato
Nella politica internazionale i fenomeni si analizzano partendo dalle relazione internazionali
disgregando queste sotto dei determinati livelli di analisi: si parte dall’individuo (Mussolini, Stalin
etc.), al livello nazionale, internazionale (guerra in Siria), regionale (Europa, Asia etc), globale.
A seconda del tipo di approccio che si può fare è determinata anche la teoria:
-statocentrico: l’unità di analisi è lo stato (Realismo)
-multicentrico: vi sono altri attori oltre lo stato (Liberalismo)
-globalcentrico: l’analisi è concentrata non tanto sui singoli attori ma sul sistema internazionale
nella sua globalità. (Marxismo)
Gli attori della politica internazionale inoltre non sono solo gli stati anche le organizzazioni
internazionali di cui gli stati sono membri, sopranazionali ovvero che si collocano al di sopra degli
stati come l’UE, le Ong, le multinazionali, movimenti sociali, individui, opinione pubblica, network
civili e criminali.
Il modello di riferimento che useremo è quello Vestfaliano e ha a che fare con il sistema che
convenzionalmente si è sviluppato dopo la pace di Vestfalia ovvero un momento di svolta in Europa
perché si passa da un sistema con autorità sovrannazionali ovvero l’impero e la chiesa che
credevano di poter intervenire dovunque. Dopo Vestfalia, nel 1648, si sviluppo un sistema
giurisdizionale basato sulle unità politiche che si governano in piena ed assoluta autonomia: ogni Re
è autonomo in tutto e per tutto e nessun’altro può intervenire. Si formano gli stati, nascono quindi
dei confini e questo ha un profondo significato politico perché nessuno può più mettere parole negli
affari interni di questi Stati. Il modello Vestfaliano è un modello di assoluta autonomia: uno stato è
legittimo se detiene la forza “legittima” in un determinato territorio. Dunque non è la democrazia
che fa uno stato ma l’avere sotto controllo sia coercitivo sia voluto il popolo e la forza in un
determinato territorio. Questo principio è attivo ancora oggi. (Ad es. esempio esistono degli stati
dove manca il monopolio della forza “failing state” come Somalia e Libia).
Secondo il principio Vestfaliano gli stati sono indipendenti, territorialmente sovrani e uguali fra loro
(il voto Usa vale quanto quello di San Marino). Dal 1648 il modello si applica in tutto il mondo
tant’è che oggi tutte le unità politiche si definiscono stati.
Nonostante siano uguali gli stati sono caratterizzati da una disuguaglianza (militare per i realisti,
economica per i marxisti) questa disuguaglianza può accrescere o ridursi in seguito ad alleanza per
esempio, da qui nasce un carattere di reciproca insicurezza e conflitto tra le nazioni.
Esistono due caratteristiche dovute dal sistema vestfaliano che sono: Anarchy ovvero la mancanza
di una autorità politica sovraordinata (assenza di un sovrano mondiale) e la domestic dis analogy
ovvero le regole che si applicano a livello nazionale non si applicano a livello internazionale.
Nel sistema Vestfaliano la sovranità è assoluta dunque non si può intervenire in nessun caso,
neanche in caso di genocidio. Nell’attuale momento storico però abbiamo fatto “dei passi indietro”
anche se da un lato abbiamo i diritti umani e dall’altro la sovranità: due principi che si
contrappongono.
I 3 principi del sistema vestfaliano sono quindi:
- rex imperator in regno suo est ovvero i sovrani non sono soggetti a nessuna autorità politica
superiore
-cuius regio eius religio ovvero il sovrano decide la religione del suo regno
-balance of power ovvero alleanza per impedire che sorgesse una potenza egemone in Europa.
Esistono due teorie riguardo l’individuo quella volontaristica e quella determinista.
Secondo la seconda, le nostre scelte dipende da alcuni fattori esterni, come se la nostra vita sia già
determinata da fattori come ad esempio l’ambiente, i genitori, il DNA etc. mentre secondo la teoria
volontaristica siamo noi che compiano le nostre scelte e la nostra vita dipende da noi stessi.
Queste teorie possono essere applicate anche ai rapporti tra gli stati.
Secondo Whitworth il tipo di approccio, deterministico o volontaristico, cambia il “risultato”: un
approccio deterministico ad esempio è meno propenso ai cambiamenti e più soggetto agli agenti
esterni. Il problema dunque tra agente (volontarismo) e struttura (determinismo) è se
attribuire la priorità ontologica allo stato o al sistema internazionale.
Dopo le grandi guerra si iniziò a chiedere il perché delle guerre e un modo per evitarle soprattutto in
Gb e Usa che infatti diventano il centro dello studio delle relazioni internazionali.
Secondo la teoria idealista la politica estera deve essere determinata dall’etica, dal diritto e dalle
istituzioni. (Engel, Toynbee e Wilson).
Woodrow Wilson nel 18 scrisse i famosi 14 punti.
Il trionfo dell’idealismo è la società delle nazioni, infatti si crede che bisogna prevenire le guerre
attraverso delle istituzioni comuni. Un altro grande risultato è il patto Briand – Kellog.
L’approccio idealistico è un approccio ottimistico che crede che l’uomo sia buono e crede nella
democratizzazione nazionale, nel diritto, nelle istituzioni e nella creazione di un governo mondiale.
Tutto questo è in contrasto col sistema Vestfaliano.
I realisti invece sono pessimisti e criticano gli idealisti (hanno inventato loro il nome idealisti per
criticarli) come se fossero dei sognatori dicendo che loro invece vedono la realtà e mettono in luce
il fatto di non essere riusciti a evitare la seconda guerra mondiale e accusano gli idealisti di non
avere usato il pugno duro ma di avere usato l’appeasement e la diplomazia contro Hitler. Per evitare
la guerra secondo i realisti bisognava minacciare realmente Hitler.
Il realismo è diventato predominante perché è stato adottato dagli State.
E’ strettamente collegato il pensiero di Hobbes, se si è idealisti si viene mangiati dai lupi, bisogna
garantire la sopravvivenza dei cittadini e quindi non si può basare la propria politica sull’aspettativa
di avere davanti a te dei cittadini buoni e bravi che possono vivere in uno stato “idealista”. Per i
realisti questa è la natura umana ed è immutabile e incorreggibile. Questo è un circolo vizioso che
nasce dalla scarsità delle risorse, c’è una competizione ed una rivalità per avere i beni. La lotta per il
potere è universale nel tempo e nello spazio, tutti i popoli in tutti i tempi sono cattivi. Inoltre il
potere è necessario per resistere alla realtà sociale quindi deve aumentare la tua forza politica e
militare. La pace e l’anarchia si escludono reciprocamente.
Per Gilpin le relazioni internazionali continuano ad essere una lotta tra attori politici in uno stato di
natura.
Per i realisti bisogna capire la realtà davvero studiando la storia e prevedendo il futuro, la
conoscenza è potere e non bisogna condividerla con gli altri paesi e quest’ultimi avranno lo stesso
atteggiamento. Questa concezione è conflittuale e strategica.
Infatti quando Wilson disse “trasparenza” tra gli stati era poco realista e molto idealista.
Il realismo porta a tre tipi di frustrazioni: imprevedibilità del risultato, irreversibilità del processo e
anonimità degli attori.
Se da una parte abbiamo detto che l’idealismo è opposto al sistema vestfaliano invece per il realisti
lo stato è quello vestfaliano (ovvero sovranità territoriale e indipendenza politica) e la loro
impostazione è Statocentrica e quindi gli attori per questi sono gli stati. Di conseguenza è anche
volontaristica e attribuisce la priorità ontologica agli stati.
I quattro paradigmi dei realisti sono quindi: Gli attori più importanti delle relazioni internazionali
sono gli stati (spiegato qui sopra), lo stato è un attore unitario (gli stati sono entità unitarie,
autonome e coese che possono influenzarsi reciprocamente), lo stato è un attore razionale (quando
si parla di concezione strategica e conflittuale), l’agenda internazionale dei realisti vede al primo
posto la sicurezza (perché con la pace si massimizzano gli interessi nazionali).
20/9/2016 – Mulas
Tucidite: Guerra tra Atene e Melo
Per il realisti
-Viviamo in un mondo anarchico (homo homini lupus) nonostante le varie società delle nazioni
quindi ogni paese cerca da solo il proprio aiuto
-Ogni paese è razionale
-Ogni paese cerca la stessa cosa: sicurezza e potere
Cosa rende uno stato potente? Geografia popolazione economia militari
Come diventa ha più potenza? Sistema interno ovvero armarsi; sistema esterno alleanze
Più che un’alleanza è una cooperazione: Israele è amica degli USA non tanto perché si piacciono
ma perché ha paura degli arabi.
Secondo i realisti la situazione sarà sempre quella di equilibro di potenza dovuto da situazione
anarchica e unità che cercano di sopravvivere (Waltz). Questa situazione esisterà per sempre ed è
per questo che esisterà per sempre “the balance of power” ovvero un determinato tipo di politica
che cerca di impedire la nascita di egemonie che rovinino l’equilibrio globale.
Secondo Walt invece esiste “the balance of threat” secondo la quale le alleanza sono dovute non
tanto da una ricerca del potere ma dalla “minaccia” dovuta dalla potenza degli altri paesi, dalla
vicinanza geografica, dalla capacità offensiva e dall’intenzione offensiva.
I 4 principi del Realismo sono:
I più importanti attori delle relazioni internazionali sono gli Stati Statocentrismo caratterizzato
dalla:
-Sovranità territoriale: sia interna ovvero monopolio della forza legittima, sia esterna
“superiorem non recognoscens” ovvero non è concepibile accettare leggi internazionali che non
siano approvate dagli stati stessi, dunque sopra lo Stato non c’è niente. Dunque vige un sistema
anarchico nel quale non esiste un organizzazione superiore che decide ma è diffusa l’anarchia fra
gli stati.
-Indipendenza politica: Ovvero se tu sei sovrano puoi decidere anche per il tuo sistema politico
per qualsiasi questione di indirizzo politico. Puoi fare quello che vuoi politicamente basta che
controlli il tuo territorio.
-Principio di non intervento: Nessuna potenza estera può intervenire negli affari interni di uno
stato.
-Self-Help: Principio di autotutela significa che tu sei sovrano e ambisci ad aumentare il principi di
sovranità e per fare ciò non puoi appellarti a nessun’altro stato, nessuna organizzazione. Dunque
bisogna creare un armamentario abbastanza grande per autotutelarsi dagli altri.
Gli Stati sono unità di attori:
-Gli stati parlano con una sola voce (Metafora palle da biliardo…).
(Viene immaginato, analogamente al gioco del biliardo, che se una palla ne colpisce un'altra, o più
di una, si scatenerà una sorta di effetto a catena, ed ogni Stato è come una palla: si muove
quando è colpito, urtato. Il messaggio è che le politiche estere non sono che la manifestazione
della reattività di ogni Stato rispetto agli eventi esterni. L'idea che ci forma è che la politica estera è
un adattamento rispetto alle novità dell'ambiente. Questa teoria può finire per essere ingenua e
riduttiva. Ad ogni modo l'atteggiamento della palla da biliardo è abbastanza simile agli
atteggiamenti reali.)
-Bisogna vedere quello che succede all’esterno degli stati non all’interno perché non è rilevante.
Se vuoi capire davvero la politica internazionale bisogna avere un’ottica realista sui fattori esogeni
(esterni). Ad esempio nella guerra fredda non era importante che una era comunista e l’altra
capitalista ma bisogna vedere come si sono comportate fra di loro esternamente ovvero erano due
super potenze in competizione e solo questo ci deve importare.
Lo stato è un attore razionale
Ovvero bisogna pensare che anche gli altri stati si comportano in modo razionale:
Identificando gli interessi nazionali, identificando le priorità e pesando i costi e i benefici.
L’agenda politica è concentrata sulla sicurezza
La sicurezza è la così detta High politics che si contrappone a tutto il resto (ad es. politica interna,
cultura, diritti) ovvero Low politics.
Abbiamo detto che il realismo è una teoria stato centrica. La domanda è se lo stato è una soluzio