Estratto del documento

Relazioni internazionali

Struttura dell'esame

50% esame scritto primo appello a metà dicembre. 25% presentazione di gruppo. 25% esonero 31 ottobre.

Materiale di riferimento

Manuale di riferimento (A): Mazzei, F., Marchetti, R., & Petito, F. (2010). Manuale di politica internazionale. Milano: Egea.

Secondo testo (B): Andreatta, F. (2011) Le grandi opere delle relazioni internazionali, Bologna: Il Mulino. + alcune dispense da ritirare dal centro servizi di viale Romania.

Terzo testo (C): Marchetti, R. (2014) La politica della globalizzazione, Milano: Mondadori.

Definizione di Relazioni Internazionali (IR)

IR sta per relazioni internazionali, ovvero la relazione fra gli stati in termini di potere e non proprio tra le nazioni. Infatti esistono stati che includono più di un gruppo nazionale.

Tutto ciò si basa su due convinzioni (abbastanza opinabili):

  • Ogni cittadino fa parte di uno stato.
  • Quasi tutte le parti della giurisdizione sono parte di uno stato.

Analisi dei fenomeni nella politica internazionale

Nella politica internazionale, i fenomeni si analizzano partendo dalle relazioni internazionali, disgregando queste sotto determinati livelli di analisi: si parte dall’individuo (Mussolini, Stalin, ecc.), al livello nazionale, internazionale (guerra in Siria), regionale (Europa, Asia, ecc.), globale.

A seconda del tipo di approccio che si può fare, è determinata anche la teoria:

  • Statocentrico: l’unità di analisi è lo stato (Realismo).
  • Multicentrico: vi sono altri attori oltre lo stato (Liberalismo).
  • Globalcentrico: l’analisi è concentrata non tanto sui singoli attori ma sul sistema internazionale nella sua globalità (Marxismo).

Attori nella politica internazionale

Gli attori della politica internazionale inoltre non sono solo gli stati, ma anche le organizzazioni internazionali di cui gli stati sono membri, sopranazionali ovvero che si collocano al di sopra degli stati come l’UE, le Ong, le multinazionali, movimenti sociali, individui, opinione pubblica, network civili e criminali.

Il modello Vestfaliano

Il modello di riferimento che useremo è quello Vestfaliano e ha a che fare con il sistema che convenzionalmente si è sviluppato dopo la pace di Vestfalia, ovvero un momento di svolta in Europa perché si passa da un sistema con autorità sovrannazionali ovvero l’impero e la chiesa che credevano di poter intervenire dovunque. Dopo Vestfalia, nel 1648, si sviluppò un sistema giurisdizionale basato sulle unità politiche che si governano in piena e assoluta autonomia: ogni Re è autonomo in tutto e per tutto e nessun altro può intervenire.

Si formano gli stati, nascono quindi dei confini e questo ha un profondo significato politico perché nessuno può più mettere parole negli affari interni di questi Stati. Il modello Vestfaliano è un modello di assoluta autonomia: uno stato è legittimo se detiene la forza “legittima” in un determinato territorio. Dunque non è la democrazia che fa uno stato ma l’avere sotto controllo sia coercitivo sia voluto il popolo e la forza in un determinato territorio. Questo principio è attivo ancora oggi. (Ad es. esistono degli stati dove manca il monopolio della forza “failing state” come Somalia e Libia).

Secondo il principio Vestfaliano, gli stati sono indipendenti, territorialmente sovrani e uguali fra loro (il voto USA vale quanto quello di San Marino). Dal 1648 il modello si applica in tutto il mondo tant’è che oggi tutte le unità politiche si definiscono stati.

Nonostante siano uguali, gli stati sono caratterizzati da una disuguaglianza (militare per i realisti, economica per i marxisti) questa disuguaglianza può accrescere o ridursi in seguito ad alleanze per esempio, da qui nasce un carattere di reciproca insicurezza e conflitto tra le nazioni.

Caratteristiche del sistema Vestfaliano

Esistono due caratteristiche dovute dal sistema vestfaliano:

  • Anarchy: la mancanza di un'autorità politica sovraordinata (assenza di un sovrano mondiale).
  • Domestic dis analogy: le regole che si applicano a livello nazionale non si applicano a livello internazionale.

Nel sistema Vestfaliano la sovranità è assoluta, dunque non si può intervenire in nessun caso, neanche in caso di genocidio. Nell’attuale momento storico però abbiamo fatto “dei passi indietro”, anche se da un lato abbiamo i diritti umani e dall’altro la sovranità: due principi che si contrappongono.

Principi del sistema Vestfaliano

I tre principi del sistema vestfaliano sono quindi:

  • Rex imperator in regno suo est: i sovrani non sono soggetti a nessuna autorità politica superiore.
  • Cuius regio eius religio: il sovrano decide la religione del suo regno.
  • Balance of power: alleanza per impedire che sorgesse una potenza egemone in Europa.

Teorie riguardanti l'individuo

Esistono due teorie riguardo l’individuo: la volontaristica e la determinista.

Secondo la seconda, le nostre scelte dipendono da alcuni fattori esterni, come se la nostra vita sia già determinata da fattori come ad esempio l’ambiente, i genitori, il DNA, ecc. Mentre secondo la teoria volontaristica, siamo noi che compiamo le nostre scelte e la nostra vita dipende da noi stessi. Queste teorie possono essere applicate anche ai rapporti tra gli stati.

Secondo Whitworth, il tipo di approccio, deterministico o volontaristico, cambia il “risultato”: un approccio deterministico ad esempio è meno propenso ai cambiamenti e più soggetto agli agenti esterni. Il problema dunque tra agente (volontarismo) e struttura (determinismo) è se attribuire la priorità ontologica allo stato o al sistema internazionale.

Teoria idealista e approccio realista

Dopo le grandi guerre, si iniziò a chiedere il perché delle guerre e un modo per evitarle soprattutto in GB e USA che infatti diventano il centro dello studio delle relazioni internazionali.

Secondo la teoria idealista, la politica estera deve essere determinata dall’etica, dal diritto e dalle istituzioni (Engel, Toynbee e Wilson). Woodrow Wilson nel '18 scrisse i famosi 14 punti. Il trionfo dell’idealismo è la società delle nazioni, infatti si crede che bisogna prevenire le guerre attraverso delle istituzioni comuni. Un altro grande risultato è il patto Briand – Kellog.

L’approccio idealistico è un approccio ottimistico che crede che l’uomo sia buono e crede nella democratizzazione nazionale, nel diritto, nelle istituzioni e nella creazione di un governo mondiale. Tutto questo è in contrasto col sistema Vestfaliano.

I realisti invece sono pessimisti e criticano gli idealisti (hanno inventato loro il nome idealisti per criticarli) come se fossero dei sognatori dicendo che loro invece vedono la realtà e mettono in luce il fatto di non essere riusciti a evitare la seconda guerra mondiale e accusano gli idealisti di non avere usato il pugno duro ma di avere usato l’appeasement e la diplomazia contro Hitler. Per evitare la guerra secondo i realisti bisognava minacciare realmente Hitler.

Il realismo è diventato predominante perché è stato adottato dagli Stati. È strettamente collegato il pensiero di Hobbes, se si è idealisti si viene mangiati dai lupi, bisogna garantire la sopravvivenza dei cittadini e quindi non si può basare la propria politica sull’aspettativa di avere davanti a te dei cittadini buoni e bravi che possono vivere in uno stato “idealista”.

Per i realisti, questa è la natura umana ed è immutabile e incorreggibile. Questo è un circolo vizioso che nasce dalla scarsità delle risorse, c’è una competizione ed una rivalità per avere i beni. La lotta per il potere è universale nel tempo e nello spazio, tutti i popoli in tutti i tempi sono cattivi. Inoltre, il potere è necessario per resistere alla realtà sociale quindi deve aumentare la tua forza politica e militare. La pace e l’anarchia si escludono reciprocamente.

Per Gilpin, le relazioni internazionali continuano ad essere una lotta tra attori politici in uno stato di natura. Per i realisti, bisogna capire la realtà davvero studiando la storia e prevedendo il futuro, la conoscenza è potere e non bisogna condividerla con gli altri paesi e quest’ultimi avranno lo stesso atteggiamento. Questa concezione è conflittuale e strategica.

Infatti, quando Wilson disse “trasparenza” tra gli stati era poco realista e molto idealista. Il realismo porta a tre tipi di frustrazioni: imprevedibilità del risultato, irreversibilità del processo e anonimato degli attori.

Se da una parte abbiamo detto che l’idealismo è opposto al sistema vestfaliano, invece per il realista lo stato è quello vestfaliano (ovvero sovranità territoriale e indipendenza politica) e la loro impostazione è Statocentrica e quindi gli attori per questi sono gli stati. Di conseguenza è anche volontaristica e attribuisce la priorità ontologica agli stati.

Paradigmi dei realisti

I quattro paradigmi dei realisti sono quindi:

  • Gli attori più importanti delle relazioni internazionali sono gli stati (spiegato qui sopra).
  • Lo stato è un attore unitario (gli stati sono entità unitarie, autonome e coese che possono influenzarsi reciprocamente).
  • Lo stato è un attore razionale (quando si parla di concezione strategica e conflittuale).
  • L’agenda internazionale dei realisti vede al primo posto la sicurezza (perché con la pace si massimizzano gli interessi nazionali).

Realismo e politica internazionale

Secondo i realisti:

  • Viviamo in un mondo anarchico (homo homini lupus) nonostante le varie società delle nazioni quindi ogni paese cerca da solo il proprio aiuto.
  • Ogni paese è razionale.
  • Ogni paese cerca la stessa cosa: sicurezza e potere.

Cosa rende uno stato potente? Geografia, popolazione, economia, militari. Come diventa ha più potenza? Sistema interno ovvero armarsi; sistema esterno alleanze.

Più che un’alleanza è una cooperazione: Israele è amica degli USA non tanto perché si piacciono ma perché ha paura degli arabi.

Secondo i realisti, la situazione sarà sempre quella di equilibrio di potenza dovuto da situazione anarchica e unità che cercano di sopravvivere (Waltz). Questa situazione esisterà per sempre ed è per questo che esisterà per sempre “the balance of power” ovvero un determinato tipo di politica che cerca di impedire la nascita di egemonie che rovinino l’equilibrio globale.

Secondo Walt invece esiste “the balance of threat” secondo la quale le alleanza sono dovute non tanto da una ricerca del potere ma dalla “minaccia” dovuta dalla potenza degli altri paesi, dalla vicinanza geografica, dalla capacità offensiva e dall’intenzione offensiva.

Principi del Realismo

I quattro principi del Realismo sono:

  • I più importanti attori delle relazioni internazionali sono gli Stati → Statocentrismo caratterizzato dalla:
    • Sovranità territoriale: sia interna, ovvero monopolio della forza legittima, sia esterna “superiorem non recognoscens” ovvero non è concepibile accettare leggi internazionali che non siano approvate dagli stati stessi, dunque sopra lo Stato non c’è niente. Dunque vige un sistema anarchico nel quale non esiste un organizzazione superiore che decide ma è diffusa l’anarchia fra gli stati.
    • Indipendenza politica: Ovvero se tu sei sovrano puoi decidere anche per il tuo sistema politico per qualsiasi questione di indirizzo politico. Puoi fare quello che vuoi politicamente basta che controlli il tuo territorio.
    • Principio di non intervento: Nessuna potenza estera può intervenire negli affari interni di uno stato.
    • Self-Help: Principio di autotutela significa che tu sei sovrano e ambisci ad aumentare il principio di sovranità e per fare ciò non puoi appellarti a nessun altro stato, nessuna organizzazione. Dunque bisogna creare un armamentario abbastanza grande per autotutelarsi dagli altri.

Gli stati come unità di attori

Gli stati parlano con una sola voce (Metafora palle da biliardo). (Viene immaginato, analogamente al gioco del biliardo, che se una palla ne colpisce un'altra, o più di una, si scatenerà una sorta di effetto a catena, ed ogni Stato è come una palla: si muove quando è colpito, urtato. Il messaggio è che le politiche estere non sono che la manifestazione della reattività di ogni Stato rispetto agli eventi esterni. L'idea che ci forma è che la politica estera è un adattamento rispetto alle novità dell'ambiente. Questa teoria può finire per essere ingenua e riduttiva. Ad ogni modo, l'atteggiamento della palla da biliardo è abbastanza simile agli atteggiamenti reali.)

Bisogna vedere quello che succede all’esterno degli stati, non all’interno, perché non è rilevante. Se vuoi capire davvero la politica internazionale bisogna avere un’ottica realista sui fattori esogeni (esterni). Ad esempio, nella guerra fredda non era importante che una era comunista e l’altra capitalista, ma bisogna vedere come si sono comportate fra di loro esternamente, ovvero erano due super potenze in competizione e solo questo ci deve importare.

Lo stato come attore razionale

Ovvero bisogna pensare che anche gli altri stati si comportano in modo razionale: identificando gli interessi nazionali, identificando le priorità e pesando i costi e i benefici.

Agenda politica e sicurezza

L’agenda politica è concentrata sulla sicurezza. La sicurezza è la così detta High politics che si contrappone a tutto il resto (ad es. politica interna, cultura, diritti) ovvero Low politics.

Abbiamo detto che il realismo è una teoria stato centrica. La domanda è se lo stato è una soluzione.

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher basileaas di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Marchetti Raffaele.
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