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tipo di sistema può risultare da una trasformazione di un sistema bipolare elastico. Questo sistema

esige che i valori e gli obiettivi di ogni attore siano compatibili ai valori propri del sistema.

Unità di veto: struttura non organizzata e non centralizzata. Gli attori sono gli Stati e non sono

presenti organismi int.li con finalità universali. Esiste un gruppo di Stati (15-20) con armamento

nucleare potenzialmente capace di causare danni di grave entità all'avversario, senza però poter

rispondere all'attacco di un paese terzo. Questa incapacità serve da deterrente. Corrisponde ad una

situazione di nutura hobbesiana di tutti contro tutti, in cui vale una sola regola "non fare agli altri

ciò che non si vuole venga fatto a se stessi". Gli Stati possono solo aggredire, ma non difendersi.

2.1 La comunità politica

Easton definisce la comunità politica come "l'aspetto di un sistema politico consistente nei suoi

membri considerati come un gruppo di persone unite da una divisione politica del lavoro". Manca

un atto di volontà esplicita da parte degli stati a far esistere il sistema internazionale, che infatti

esiste indipendentemente dalla volontà dei suoi membri: esiste solo perchè esiste più di uno stato.

Gli stati devono relazionarsi tra loro e quindi devono tutti convenire su alcuni punti funzionali alla

sopravvivenza di tutto, per es il rispetto della sovranità e la non ingerenza negli affari interni, oltre

che il rispetto dei principi pacta sunt servanda e consuetudo servanda est. Il sistema dei rapporti tra

stati è comunque un sistema politico perchè esiste in ragione e in funzione della politicità dei suoi

membri e perchè legittima, in quanto sistema int.le, l'uso della coercizione per l'affermazione di

valori sociali considerati rilevanti. Dal punto di vista della soggettualità la comunità politica int.le si

è allargata molto a partire dal XX secolo, si vede infatti che il num di stati si è quasi triplicato, esiste

un alto numero di organismi intergovernativi e Ong. Dal punto di vista formale costituiscono oggi

"comunità politica internazionale" anche tutte le persone umane, in quanto titolari di diritti

internazionalmente riconosciuti come fondamentali. Anche i popoli in quanto titolari di diritti

internazionalmente riconosciuti sono soggetti all'ordinamento giuridico internazionale distintamente

dagli stati. Il vecchio sistema prevededa una netta distinzione tra lavoro politico interno ed esterno,

cioè ciò che rientrava nella giurisdizione domestica degli stati e ciò che ne stava fuori. Dato che

questa giurisdizione era totalizzante, lo spazio al lavoro internazionale era residuale. Oggi non si

può dire con precisione quale sia esattamente la sfera dedicata al sistema internazionale, dato che i

numerosi cambiamenti rendono sempre più sfumata la divisione tra lavoro interno ed esterno.

Internazionale: dovrebbe essere usati solo nei rapporti intercorrenti tra nazioni, tra stati.

Intergovernativo: usato con riferimento agli organismi di cooperazione creati dagli stati: Onu, Fao,

Nato, Consiglio d'Europa, Osa, Ua.

Sopranazionale: si riferisce ad organismi che hanno caratteri di autorità più vincolante sugli stati

rispetto a quella dei comuni organismi intergovernativi. L'Ue è sopranazionale (ha regolamenti che

vincolano direttamente i cittadini degli stati membri), cosiccome lo è la Corte Eu dei dir-umani.

Transnazionale: indica processi e strutture alla cui origine stanno soggetti non statuali appartenenti

a due o più paesi e che operano in modo autonomo rispetto allo stato di provenienza (Amnesty,

Save the Children, multinazionali economiche ecc...)

Interregionale: sono processi e strutture attivate da entità territoriali subnazionali (Regioni,

Laender, Repubbliche federate). Es: le euroregioni e le comunità di lavoro transfrontaliere sono

strutture interregionali. Intergovernativismo, sovranazionalismo, transnazionalismo e

interregionalismo corrispondono ad altrettante forme di governance nel sistema delle pol. Intl.le. La

governance di matrice intergovernativa riguarda le cooperazioni volontarie tra governi nazionali e

negli anni recenti il suo sviluppo è stato direttamente proporzionale all'interdipendenza mondiale.

Diciamo che gli Stati fanno uso di queste governance per tutelare interessi nazionali minacciati dal

processo di interdipendenza. Le governance sovranazionali causano una riduzione della sovranità

(si trasferiscono funzioni verso istituzioni sopraordinate). La governance transnazionali riguarda le

imprese e le ong. L'interregionalismo (come intergovernativismo e sovranazionalismo) è una forma

di governance pubblica dato che è gestita da entità territoriali subnazionali con l'obbiettivo di

favorire la coesione economica, sociale e territoriale. I processi e le strutture intergovernative e

sovranazionali sono continentali, regionali o subcontinentali, intercontinentali o universali.

2.2 Il regime: principi e regole del gioco

Regime di un sistema politico si compone di: valori, norme, regole del gioco, strutture di autorità.

Valori: sono formalizzati in principi proclamati come fondativi di un determinato sistema. Il

paradigma dei valori del sistema della pol. Int. comprende due nuclei di principi:

a. Principi interstatuali: tradizionali (sovranità, sovrana eguaglianza, non ingerenza, pacta,

consuetudo) e nuovi (solidarietà, cooperazione, divieto all'uso della forza,

autodeterminazione). Alla enunciazione formale di questi nuovi principi provvedono

fondamentalmente la Carta, gli statuti delle agenzie specializzate Onu e delle principali

organizzazioni regionali (Consiglio d'Europa, OSCE, OSA), il Trattato sull'UE.

b. Principi panumani nuovissimi: la parte più rilevante del nuovo paradigma è il concetto di

humana dignitas servanda est. I principi panumani emanati sono, per es l'interdipendenza e

l'invisibilità di tutti i diritti umani, non-violenza, autodeterminazione, pace positiva, universalità

della giustizia penale ecc. L'enunciazione dei principi panumani figura nei trattati int.li e parte dai

due patti int.li del 1966. Comunque l'attuale paradigma di valori del sistema int.le è conflittuale, i

diritti umani infatti confliggono coi diritti dello stato (autodeterminazione VS principio di integrità

territoriale – divieto uso forza VS legittima difesa preventiva). Va segnalato che nell'area

intergovernativa i principi panumani sono alla base di nuovi organismi, come ad es le tre Corti

regionali dei DU, la Corte penale int.le, i 9 comitati dell UN che devono verificare l'effettiva

applicazione dei trattati sui DU (in particolare i due comitati delle UN, sui diritti civili e poltici e sui

diritti economici, con le loro attività di valutazione dei rapporti periodici che i governi devono

presentare, con l'attività di esame delle comunicazioni individuali, promuovono il radicamento dei

valori panumani nelle culture e annientano quindi l'effettività del diritto int.le.

Le “regole del gioco” sono norme non codificate formalmente ma che disciplinano il

comportamento dei vari attori (bipolarismo: evitare scontri nel proprio territorio ma trasferirli al sud

del mondo). Nel caso del conflitto tra autodeterminazione e integrità territoriale degli stati, la regola

del gioco consiste nel considerare i processi di autodeterminazione come crimini di secessione. Nel

caso del disarmo generale sancito dall'ONU, la regola del gioco consiste nel negoziare le rispettive

capacità difensive. Di norma lo spionaggio è sanzionato come un reato grave, ma la regola del gioco

in questo caso consiste nell'accettare tacitamente i rispettivi servizi segreti.

2.2.1 Strutture d'autorità

Sono costituite da insieme di ruoli tra loro interconnessi in via non occasionale, mediante il cui

esercizio avviene l'assegnazione imperativa dei valori sociali (Easton). Il sistema int.le può essere

definito come sistema a struttura d'autorità diffusa, dato che gli attori di governo non sono

riconducibili ad un'unica struttura d'autorità sovraordinata agli stati, anche se il fenomeno

dell'organizzazione int.le intergovernativa stia modificando questo stato di cose, facendo

trasformare il sistema da primitivo a organizzato. Ma forze sovranazionali di intervento coercitivo,

come quelle prefigurate negli art.42-43 dello statuto ONU è da considerare una struttura d'autorità.

Anche i vertici G8 o G20 sono strutture d'autorità.

Le strutture d'autorità del sistema int.le comprendono le strutture diplomatiche, le strutture

intergovernative organizzate, i regimi internazionali.

2.2.2 le strutture diplomatiche Sono strutture diplomatiche le strutture d'autorità che

consistono nell'interazione fra i rappresentanti degli stati, come ad esempio le strutture

intergovernative. -corpo diplomatico: insieme dei rappresentanti permanenti degli stati in un

determinato stato. Assimilabile alla struttura del corpo diplomatico é l'insieme delle Missioni

permanenti degli stati presso le varie Oig -trattati: sono accordi giuridici che risultano dai processi

negoziali degli stati. Danno vita a strutture d'autorità sopraordinate che si pongono al di sopra degli

stati interessati. -vertici: sono una forma di diplomazia congressuale e non dispongono quindi si un

proprio apparato organizzato in via permanente. Vi partecipano i più alti rappresentanti degli stati,

che fanno di questi vertici delle vere e proprie alleanze politiche basate sulla condivisione di

principi e obiettivi. I vertici rappresentano la massima espressione dell'intergovernativismo inteso a

garantire gli interessi nazionali. Il processo di formazione delle intese politiche si basa sul principio

dell'unanimità. Queste strutture tendono quindi a perpetuare la logica statocentrica delle Ri.

2.2.3 Strutture intergovernative organizzate in via permanente Il fenomeno dell'organizzazione

permanente delle strutture d'autorità int.li è relativamente recente: alla base di questo concetto sta il

pensiero di Kant, Wilson, Roosevelt e la moglie, De Gasperi, Eisenhower, Jean Monnet e Schuman,

per quanto riguarda l'unificazione europea. Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II, Gorbacev, Kofi

Annan e Boutros Boutros – Ghali per un nuovo ordine mondiale più umano. Il 1919 segna l'inizio

dell'organizzazione int.le universale a fini politici (società delle nazioni, cui è succeduta nel 46

l'ONU). In entrambi i casi si nota che l'organizzazione universale sorge sulle ceneri dei conflitti

mondiali. All'origine di un'organizzazione int.le stava la volontà di due o più Stati che si formalizza

con un accordo giuridico, che sarà lo statuto dell'organizzazione (lo statuto potrà essere definitivo o

avere durata limitata). La natura delle organizzazioni int.li è quella propria di un apparato dotato di

mezzi necessari ad adempiere agli scopi che gli Stati hanno deciso di perseguire. In sostanza l'org.

Int.le ha il compito di favorire la cooperazione tra gli Stati membri e in ultima analisi di agevolare il

singolo stato nel perseguire i suoi obbiettivi istituzionali. I processi decisionali delle OIG si

incentrano nel confronto tra interessi nazionali di ogni Stato e l'interesse comune

dell'organizzazione. Il risultato finale sarà un'armonizzazione tra gli interessi particolari e quelli

generali. Le delibere delle OIG hanno natura di raccomandazioni e non sono giuridicamente

vincolanti (esistono delle eccezioni come le deliberazioni del consiglio di sicurezza e del consiglio

dei ministri dell'UE). I processi decisionali delle OIG non sono democratici nel senso che non

prevedono elezioni, rimanendo staccati dai Parlamenti nazionali.

2.2.4 Tipologie

In base all'estensione geografica della loro operatività si distinguono diversi tipi di OIG:

universali (ONU, OIL, OMS, UNESCO)

• continentali (Consiglio d'Europa, OSA, UA)

• transcontinentali (OSCE)

• regionali (UE, Lega degli Stati Arabi, Consiglio Nordico)

In base alla natura degli obbiettivi:

politiche (ONU, Consiglio d'Europa, UA, OSA)

• economiche (FMI, BM, UE, OCSE)

• militari (NATO)

• tecniche (Unione Postale Universale)

• culturali (UNESCO)

• sociali (OIL, OMS)

Ad ogni modo, esistono OIG polifunzionali e tutte le OIG sono comunque politiche. Le OIG si

distinguono in: intergovernative in senso stretto e in sopranazionali. La maggior parte delle OIG

appartengono alla prima categoria, mentre per es. l'UE appartiene alla seconda: alcuni suoi organi

sono organi d'individui e i regolamenti vincolano non solo gli Stati ma anche gli individui.

2.2.5 Machinery internazionale e diritti umani

Il campo della promozione e tutela dei dir.um è presidiato da strutture d'autorità che danno vita ad

una machinery che si avvale di strumenti giuridici per garantirne la difesa. Esistono strutture

d'autorità di natura giurisdizionale: a livello mondiale opera la Corte Int.le di Giustizia, organo

dell'ONU con sede all'Aia (Stato VS Stato). Con competenza regionale operano la Corte di

Giustizia dell'UE, la Corte europea dei dir.um, la Corte Interamericana dei dir.um, la Corte africana

di giustizia e di dir.um. A tutti questi organismi possono appellarsi anche gli individui. Esistono

inoltre organismi giudiziari ad hoc quali il Il Tribunale Penale Int.le per l'ex-Jugoslavia e per il

Ruanda. Questo fatto è rilevante perchè si vede come un organo di un'organizzazione int.le abbia

creato un organismo giudiziario sopranazionale. Inoltre le UN gestiscono il primo carcere

sopranazionale della storia e tutti questi elementi infrangono il tabu dell'esclusiva sovranità statuale

in materia penale e giudiziaria. L'istituzione della Corte penale int.le è stata contrastata da Cina,

Russia e USA, ma anche grazie all'intervento di migliaia di ONG, tra cui Amnesty Int che ha

esercitato un ruolo fondamentale, il Trattato istitutivo della Corte è stato approvato e la Corte

comincia ad operare dal 2003. Oltre all'aver istituito un organismo giudiziario, un'altra importante

tappa è l'istituzione di 9 Comitati per la difesa dei dir.um. Tra i più importanti si ricordano i due

creati per monitorare il rispetto dei due patti int.li del '66. Il comitato per i dir.um è stato creato in

virtù dell'art. 28 del Patto dei diritti civili e politici ed è un organo collegiale formato da persone

indipendenti. Questo comitato esercita 4 funzioni fondamentali:

esamina i rapporti periodici che gli Stati ratificanti sono obbligati a sottoporgli;

• esamina le denunce di Stato vs Stato;

• esamina le comunicazioni individuali;

• interpreta ufficialmente le norme del Patto int.le.

Le pronunce del Comitato non rappresentano che una raccomandazione etico-politica.

Il Comitato per i diritti economici, sociali e culturali è composto da 18 membri eletti su

designazione degli Stati. Come il Comitato per i dir.um, anche questo si riunisce con l'ausilio di

servizi dell'OHCHR. Esercita due funzioni:

1. valutazione dei rapporti periodici degli Stati

2. interpretazione delle norme del patto attraverso general comments.

Sul piano interno e int.le i diritti economici, sociali e culturali beneficiano di un grado di protezione

inferiore rispetto a quello previsto per i diritti civili e politici. La machinery int.le in materia dei

dir.um si avvale delle funzioni esercitate dall'OHCHR, del rappresentante del segretario generale

delle UN per i difensori dei dir.um e dei rapporteurs speciali nominati dal Consiglio dir.um. Fanno

parte della machinery int.le le missioni di monitoraggio dei dir.um, di osservazione elettorale e di

assistenza allo sviluppo di istituzioni democratiche. L'organo per antonomasia che nelle UN si

occupa della materia è il Consiglio dir.um, che esercita le sue funzioni di promozione e protezione

dei diritti attraverso tre meccanismi principali: la revisione periodica universale, con la quale si

monitora il rispetto da parte degli Stati degli obblighi assunti in base alle diverse convenzioni

ratificate; la procedura di reclamo, in base alla quale il Consiglio riceve comunicazioni individuali e

può investigare su accuse di violazioni di diritti in ogni parte del mondo; le procedure speciali, che

attribuiscono al Consiglio il potere di nominare esperti indipendenti sui dir.um con un mandato per

paese o per area tematica. Alle sessioni del Consiglio possono partecipare le ONG con status

consultivo, che possono osservare tutte le deliberazioni tranne quelle relative alla procedura

reclami.

3. I “regimi internazionali” Esistono strutture d'autorità int.li che non sono né diplomatiche non

organizzate, né intergovernative organizzate; vengono chiamate “regimi int.li”. Essi prevedono

forme di cooperazione (su specifiche aree tematiche) che non comportano trasferimenti di potere

governativo in capo ad entità organizzate distinte dagli Stati. La ratio dei regimi int.li risponde a un

principio di effettività: conta solo la reale convergenza d'interessi e il concreto perseguimento di

obbiettivi comuni di un gruppo di Stati. Ricapitolando, un regime int.le consiste in un'alleanza

politica resa concretamente operativa dalla stretta condivisione sia d'interessi concreti sia di valori

di riferimento da parte di un gruppo di Stati. Tra gli esempi di regimi si portano quelli che

interessano l'area finanziaria, le telecomunicazioni etc.

CAPITOLO QUARTO - GLI ATTORI

3. Gli Stati Sono entità formate da territorio-popolo-governo, sono tutti uguali fra loro ma

differiscono in quanto a estensione del territorio, numero di abitanti, risorse naturali, qualità degli

armamenti, accesso al mare, qualità del sistema politico, partecipazione alle organizzazioni int.li,

strutture di "intelligence". La combinazione di questi elementi costituisce la potenza dello stato, e la

disomogenea dotazione di questi elementi caratterizzano la distribuzione del potere nel sistema

internazionale. Negli ultimi 60 anni attori di questo tipo sono quadruplicati, a causa della

decolonizzazione e della fine dell'era bipolare. Nel contesto dell'interdipendenza planetaria, viene

indebolita l'autonomia decisionale degli stati: in questo ambito gli stati devono sviluppare una

capacità di adattamento al mutamento della politica internazionale, adattamento che implica

profonde trasformazioni strutturali dello stato, la rinuncia agli attributi della sovranità armata,

l'accettazione della politica di sicurezza collettiva internazionale. Tra gli indicatori di questo

mutamento c'è il grado di propensione degli stati a coesistere e interagire con attori int.li di altra

specie, bisognerebbe a tal proposito analizzare la disponibilità degli stati a riconoscere il ruolo

co-decisionale delle ONG, tuttoggi si riscontra tra gli stati un po' di resistenza.

3.2 Le Organizzazioni intergovernative

Per OIG devono intendersi quelle strutture organizzate in via permanente che

a) si basano su un accordo giuridico tra governi

b) comprendono tre o più stati quali parti dell'accordo

c) dispongono di un segretariato permanente per la realizzazione dei compiti

Sono membri delle OIG gli stati che ne hanno ratificato il trattato istitutivo, sono dunque tenuti a

osservarlo, a fare parte degli organi e a contribuire finanziariamente con le quote annuali. Gli stati

che vi partecipano sono eguali in tutto e per tutto, e nel processo decisionale ad esempio si segue il

principio del "one country one vote", fatta eccezione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Altra

eccezione si riscontra nel FMI e nella BM dove il voto pesa proporzionalmente alle quote conferite.

In molte Oig, oltre gli stati, sono ammesse con ruolo consultivo anche molte ONG.

L'obiettivo delle Oig è quello di favorire la cooperazione tra stati e quindi il prevenire la

conflittualità fra i propri membri ed eventualmente risolverla con mezzi pacifici. Per il

raggiungiumento di questi obiettivi, le OIG svolgono funzioni quali:

a) assicurare la comunicazione tra governi

b) elaborare posizioni comuni e indurre l'armonizzazione di politiche e ordinamenti nazionali

c) preparare la stipulazione di norme giuridiche

d) elaborare e attuare politiche di intervento

e) indurre processi di integrazione tra i sistemi degli stati membri.

Una OIG è formata da un insieme di organi quali:

a) Assemblea generale → rappresentanti stati membri, con poteri deliberativi

b) Consiglio direttivo o esecutivo → numero ristretto di rappresentanti degli stati, portano ad

esecuzione le deliberazioni

c) Segretario generale → al vertice dell'apparato burocratico

d) Tribunale amministrativo → per la risoluzione delle controversie.

Gli organi sopra indicati si avvalgono dell'aiuto di alcuni organi sussidiari, tra i quali troviamo

anche "organi di individui", che sono indipendenti e non agiscono in rappresentanza del loro stato di

appartenenza, per garantire imparzialità.

La capacità di rendimento delle OIG dipende da vari elementi, uno è costituito dal ventaglio di

competenze attribuitegli dagli stati, un altro è la volontà degli stati di non impedire il dinamismo

spontaneo di sviluppo delle OIG, e di rifornirle di risorse materiali.

Nei confronti delle OIG, l'interdipendenza agisce provocando un effetto contrario a quello che

sortisce agli stati, perchè la logica dell'interdipendenza desovranizza gli stati ma sovranizza le OIG.

Le OIG infine sono nate come strutture che devono coesistere con attori di altra specie, in

particolare con quelli dell'area non statale, è quindi metabolizzata all'interno dei sistemi istituzionali

delle OIG la copresenza con le ONG che risultano essere un elemento di vera e propria sostenibilità

per le OIG.

4 – Area della non statualità Si suole ricondurre tutto ciò che non è né statale né interstatale alla

categoria della transnazionalità. All'origine delle strutture transnazionali stanno atti di volontà

pattizia non di governi ma di singoli individui e di gruppi appartenenti a due o più paesi. Bisogna

distinguere fra struttura transnazionale in senso stretto e struttura transnazionale in senso lato: la

prima aggrega individui appartenenti a Stati diversi, senza la mediazione di strutture associative

nazionali (tipo Amnesty Int), la seconda aggrega strutture associative nazionali in senso federale o

confederale. Tra gli attori transnazionali si individuano attori a scopo di profitto e attori a scopo non

lucrativo, quindi multinazionali e ONG. La differenza tra le due non riguarda solo lo scopo, ma

anche la struttura: quella delle multinazionali è verticistica e gerarchica, quella delle ONG è

orizzontale e democratica.

4.1 – Le transnazionali del profitto Per “multinazionale” si intende l'impresa che opera in ogni

arte del mondo articolata in più centri direzionali oppure quella che ha la sua sede principale in un

paese e branche in altri. Le attività delle corporazioni transnazionali sono state fortemente

contestate in quanto violano spesso i principi del diritto int.le e dei dir.um. Per loro natura le

multinazionali tendono a sottrarsi alle forme di controllo, sia nazionale che internazionale:

all'interno degli Stati, richiamando la loro natura transnazionale e nei rapporti int.li rivendicando il

loro status infranazionale. Sfruttando le lacune normative e l'assenza di un sistema nazionale e non

di garanzia, riescono a massimizzare i loro profitti. Le UN sono da lungo tempo impegnate

nell'elaborazione di codici di condotta per le multinazionali. Con l'obiettivo di stabilire norme sulla

responsabilità in materia di diritti umani delle corporazioni transnazionali nel 2005 è stato nominato

un rappresentante speciale su “dir.um e corporazioni transnazionali”. Nel 2011 il rappresentante

speciale ha presentato al Consiglio dir.um dei Principi Guida derivanti da una consultazione con

governi, imprese, sindacati e OSC. Il documento tuttavia – se da un lato costituisce un tentativo di

gettare e basi per la definizione di codici di condotta per le imprese, dall'altro lato risulta debole in

quanto non giuridicamente vincolante. Un elemento importante per garantire il rispetto dei dir.um

da parte delle imprese è il Protocollo facoltativo al Patto Int.le sui diritti economici, sociali e

culturali – adottato dall'AG e ad oggi ratificato solo da 5 Stati (per l'entrata in vigore se ne

richiedono 10). Il Protocollo istituisce la procedura della comunicazione individuale, attraverso la

quale si potrà inoltrare al Comitato dei diritti economici, sociali e culturali, una denuncia di una

violazione da parte dello Stato dei diritti sanciti nel Patto Int.le sui dir. eco-soc-cult. Le

multinazionali accettano il pluralismo degli attori nel sistema delle RI privilegiando però il rapporto

lucrativo coi governi e trascurando i rapporti con le ONG, estranee ai paradigmi.

4.2 Attori collettivi: popoli e minoranze. Nella Dichiarazione Universale dei Dir.Um manca

l'enunciazione di diritti riconducibili ai popoli in quanto soggetti distinti dagli Stati, in particolare

del diritto dell'autodeteminazione. Questa non fu una dimenticanza, ma una scelta ponderata perchè,

riconoscendo a tutti i popoli una loro soggettualità int.le si sarebbe messa in discussione la sovranità

e l'integrità territoriale degli Stati. L'UNESCO ha fornito la seguente definizione di popolo:

“1. Un gruppo di esseri umani che hanno in comune numerose o la totalità delle seguenti

caratteristiche:

a) una tradizione storica comune

b) un'identità razziale o etnica

c) una omogeneità culturale

d) un'identità linguistica

e) affinità religiose o ideologiche

f) legami territoriali

g) una vita economica comune.

2. Un gruppo che non è necessariamente numericamente considerevole.

3. Il gruppo deve desiderare di essere identificato come popolo

4. Il gruppo deve avere istituzioni o altri messi per esprimere le proprie caratteristiche comuni e il

suo desiderio di identità.”

Il loro diritto all'autodeterminazione viene formalmente riconosciuto a tutti i popoli dall'art.1 dei

due patti int.li rispettivamente sui diritti economici-sociali-culturali e sui diritti civili e politici.

L'autodeterminazione è esterna quando viene intesa come accessione di un popolo all'indipendenza

politica con la costruzione di uno Stato autonomo o l'adesione a uno Stato preesistente.

L'autodeterminazione è invece interna quando la si intende come diritto a scegliere il modo

indipendente e senza ingerenze esterne, con libere elezioni, il proprio regime politico ed economico.

Il documento più esaustivo e completo in materia di diritti dei popoli è la “Dichiarazione Universale

dei Diritti dei Popoli” (Algeri, 1976) ma tale Dichiarazione non vincola giuridicamente gli Stati,

anche se – dato che ha una forte portata etico-politica – si è riusciti a inserire alcuni diritti

enunciati dalla Dichiarazione in alcuni documenti ufficiali, come la Carta Africana dei diritti

dell'uomo e dei popoli. Un'altra tappa storica per il riconoscimento dei diritti dei popoli è costituita

dalla “Dichiarazione sui Diritti dei popoli indigeni” del 2007, adottata dall'AG in favore della

prevenzione delle discriminazioni e la protezione delle minoranze. Sempre in materia dei diritti

degli indigeni, le UN hanno istituito diversi organi appositi, quali il Permanent Forum on

Indigenous Issues, che promuove l'integrazione e il coordinamento delle attività relative alle

popolazioni indigene in seno alle UN. D'altro canto nel 2001 la Commissione dir.um ha nominato

uno special rapporteur sui diritti dei popoli indigeni.

Chi rappresenta però i popoli come soggetti distinti dagli Stati? I popoli, secondo il diritto int.le,

hanno una loro soggettività diversa da quella degli Stati di appartenenza. Ma bisogna esplorare se i

popoli abbiano loro proprie istituzioni rappresentative diverse da quelle degli Stati che li

rappresentano in sede int.le. Per l'esercizio del diritto all'autodeterminazione esterna si fa

riferimento ai movimenti di liberazione nazionale, quindi per individuare chi aggrega gli interessi di

un popolo e può farsene portatore in sede int.le si deve guardare a quella categoria di soggetti

collettivi che sono non-statali e che aggregano valori e interessi sociali. Quindi secondo questa

definizione si legittimano anche le ONG. Per avere un'efficace protezione dei diritti dei popoli è

necessario disporre di apparati di tutela per i diritti individuali, in particolare i diritti civili e politici.

Le minoranze sono comunità umane i cui membri condividono una cultura, una lingua, una

religione diverse da quelle dominanti nel sistema statale di appartenenza. Per essere considerata tale

secondo il diritto int.le, una minoranza non deve occupare una posizione dominante dentro lo Stato.

In generale le minoranze sono più tutelate rispetto ai popoli, anche perchè non sono legittimate a

rivendicare – non essendo popoli – il diritto all'autodeterminazione e quindi danno meno “fastidio”

agli Stati. In Europa ci sono due organizzazioni che s'interessano del tema delle minoranze: il

Consiglio d'Europa, nel cui ambito vige la Convenzione sulle minoranze, e l'OSCE, che si avvale di

un Alto Commissario per le Minoranze Nazionali.

Gli individui Esistono individui i quali, avvalendosi di importanti risorse personali, assumono

rilievo come autonomi centri di potere politico. Si tratta in particolare di leaders d'opinione, che

hanno visibilità int.le svolgendo ruoli politicamente significativi in maniera indipendente dagli Stati

di appartenenza: questi individui non possono essere ricondotti alla categoria della classe politica

int.le, cui invece appartengono coloro che ufficialmente rappresentano i governi e gli alti funzionari

degli organismi intergovernativi. Per il nuovo diritto int.le godono di soggettività int.le tutti gli

individui e questa titolarità configura l'istituto della “cittadinanza universale” che legittima

all'esercizio di ruoli strettamente collegati alla realizzazione dei dir.um. Un'articolazione di questa

cittadinanza è ad esempio il diritto di inoltrare comunicazioni individuali a tutela di dir.um violati,

presso i comitati delle UN. O ad esempio per i cittadini degli Stati membri del Consiglio d'Europa il

diritto di comunicazione si traduce in un diritto di ricorso giudiziario presso la Corte europea dei

dir.um. Ruolo politico int.le degli individui è ad es. quello che i cittadini dei paesi membri dell'UE

esercitano per eleggere il Parlamento Europeo. Il ruolo politico degli individui si esercita

primariamente mediante l'appartenenza a strutture associative, ONG – gruppi di volontariato e

movimenti collettivi.

Area della soggettualità mista Nel sistema int.le operano attori che non si possono inserire nelle

due precedenti aree di soggettività in quanto presentano caratteri che sono trasversali a entrambe le

aree. Un es. è la Chiesa cattolica, importante attore di politica int.le. La struttura portante della

Chiesa cattolica è di tipo transnazionale, nel senso che a farne l'identità giuridica e politica non è

tanto la territorialità, ma l'operatività sul territorio di quasi tutti i Paesi del mondo. L'attuale ruolo

della Chiesa nel sistema int.le è definibile come assiocratico, nel senso che il suo esercizio si avvale

dei valori dell'etica umana universale quali risorse di potere. Attualmente, l'azione della Chiesa

cattolica è sollecitata a svilupparsi in presenza di una circostanza che le è favorevole: l'esistenza di

un diritto int.le che ha recepito principi di etica universale e riconosciuto i diritti fondamentali della

persona. Si nota una grande propensione della Chiesa cattolica ad accettare il pluralismo nell'ambito

delle RI: persiste il rapporto diplomatico con gli altri Stati, vengno appoggiate le OIG e le ONG, c'è

apertura nei confronti delle altre confessioni religiose, per convergere sul valore della dignità umana

e sul paradigma dei diritti fondamentali della persona, nonché su obbiettivi di sviluppo umano e

salvaguardia del creato. Di alto profilo politico è l'insistenza dei papi sulla necessità di garantire la

centralità delle UN nel sistema int.le.

I movimenti di liberazione nazionale Questi attori sono definibili come strutture di governo

organizzate allo scopo di realizzare gli obiettivi propri dell'autodeterminazione, sia interna che

esterna. L'elemento essenziale per definire questa categoria di soggetti è il riferimento alla

dimensione territoriale e alla statualità. Tra gli attributi dei Movimenti di liberazione ci sono

l'estensione del territorio controllato, il grado di identificazione politica e l'appoggio della

popolazione nei loro confronti, i riconoscimenti esterni, il sostegno dell'opinione pubblica int.le.

Questi attori si mostrano propensi a interagire con altri attori, quali OIG e ONG. Nel caso di

compresenza di più minoranze o gruppi etnici la soluzione più razionale sarebbe non tanto ottenere

l'indipendenza politico-territoriale dei singoli gruppi, quanto creare dei territori transnazionali, cioè

una nuova figura giuridica di entità territoriale, abitata da più minoranze. La multietnicità si

tradurrebbe in "risorse di pace" per il mondo intero. Il territorio interessato resterebbe sotto la

sovranità dello stato di cui fa parte, ma l'autorità principale andrebbe ricercata in alcune forme di

garanzia rappresentate da un'autorità internazionale. Lo statuto giuridico di questi territori

consisterebbe nel:

L'accordo fra le varie minoranze insediate nel territorio.

– L'accordo fra lo Stato interessato e gli Stati confinanti

– La decisione di una o più organizzazioni int.li di garantire la transnazionalità

– La presenza nel territorio di un ufficio permanente dell'autorità garante

– La presenza organizzata di strutture transnazionali di società civile

– L'appartenenza del territorio transnazionale ad un apposito comitato all'interno di

un'organizzazione d'integrazione int.le.

Governi locali e city diplomacy I governi locali (regioni, comuni, lænder) da molti anni operano

per via transnazionale. La tipologia di ruoli comprende sia la rappresentanza in seno alle OIG e la

partecipazione ai loro processi decisionali, sia la gestione autonoma di programmi attraverso le loro

associazioni. Nel sistema dell'UE gli enti di governo locale e regionale sono rappresentati dal

comitato delle regioni, organo dotato di funzioni consultive. E' la forma più avanzata di

rappresentanza dei governi locali in sede extranazionale. Nel consiglio d'Europa invece è in

funzione un sottosistema costituito dal congresso dei poteri locali e regionali articolato al suo

interno in due Camere. Il Consiglio d'Europa ha adottato la Convenzione-quadro europea sulla

cooperazione transfrontaliera, la Carta europea dell'autonomia locale, vero e proprio manifesto del

self-government. Ma qual è il ruolo degli enti di governo locale per rendere più capace la

governance e sostenibile la statualità? L'ente locale deve far fronte in prima linea a problemi di

ordine mondiale, e siccome è sul piano mondiale che essi vanno primariamente affrontati, l'ente

locale è legittimato ad interloquire direttamente in sede int.le. Sta qui la legittimazione sostanziale a

rivendicare una maggiore visibilità di ruolo nel sistema della politica int.le. Per quanto riguarda la

legittimazione formale, l'ente locale è polo territoriale primario della dinamica della sussidiarietà,

quindi pienamente legittimato a rivendicare ruoli di partecipazione al sistema di governance che –

per essere capace e sostenibile – deve adottare un sistema multilivellato. Dato che, secondo il

principio di sussidiarietà, le decisioni devono essere prese quanto più possibile vicino ai bisogni dei

cittadini (bisogni intesi come diritti fondamentali), l'ente locale diventa il primo e più immediato

garante dei diritti umani. In Italia c'è un formale riconoscimento dell'attributo di “human rights

defender” in migliaia di statuti adottati da comuni e province, i quali richiamano i principi della

Costituzione e del diritto int.le dei dir.um. Quindi con questa norma gli enti locali italiani si fanno

promotori dell'applicazione dei principi della carta ONU relativi ai dir.um, in particolare dell'art 28

della DUDU, secondo il quale “ogni essere umano ha diritto ad un ordine sociale e int.le in cui tutti

i diritti e le libertà fondamentali possono essere pienamente realizzati”. Quindi comuni e province

italiane si fanno garanti, oltre che del diritto umano alla pace positiva, dell'intero corpo del diritto

int.le fondato sulla Carta ONU. Perchè la sussidiarietà funzioni, occorre che il polo territoriale

possa interloquire con i poli dei livelli superiori. Occorre quindi dilatare gli spazi di una più diretta

rappresentanza delle città in tutte le sedi multilaterali, dall'UE all'ONU. In particolare in

quest'ultima sede la consultazione dei poteri locali deve poter tradursi anche nell'atto formale del

“parere” indirizzato agli organi che decidono. E' ciò che sta chiedendo il movimento della City

Diplomacy, inaugurato col primo congresso mondiale sulla diplomazia delle città, i cui lavori si

sono conclusi con l'adozione di un'agenda on city diplomacy che traccia un percorso d'azione nello

spazio glocale della governance. Secondo l'agenda per “diplomazia delle città” s'intende lo

“strumento proprio degli enti locali e delle loro associazioni, inteso a promuovere la coesione

sociale, la prevenzione e la risoluzione dei conglitti, nonché la ricostruzione nella fase

post-conflitto, con l'obbiettivo di creare un contesto stabile in cui i cittadini possano convivere in

pace, democrazia e prosperità. Il movimento della city diplomacy si inserisce nell'approccio della

global governance, nella condivisione quindi di una medesima strategia di human security e human

development a vari livelli territoriali, adottando quindi lo schema della multi-level governance,

idonea a coordinare il lavoro di un triplice ordine di istituzioni pubbliche: Stati, enti locali e

istituzioni sovranazionali. Diplomazia delle città quindi significa partecipare alla costruzione di

questa architettura e alla dinamica della global governance con l'identità di polo originario di

sussidirietà.

Entità territoriali transnazionali, le interregioni Le interregioni sono strutture di cooperazione

transfrontaliera: se da un lato presentano i caratteri della governatività e della territorialità, propri

degli Stati, dall'altro superano la dimensione della frontiera. Le interregioni sono disciplinate e

legittimate solo da un protocollo d'intesa tra istituzioni regionali. I membri delle interregioni sono

enti di governo subnazionale (regioni, province, lander o Stati membri di Stati federali). Da questo

tipo di membership dipendono sia il loro carattere pubblico sia la loro visibilità politica nel sistema

delle RI. Vengono create artificialmente in vista del soddisfacimento di predeterminati interessi

delle unità territoriali partecipanti. Lo strumento giuridico più organico in materia è la

convenzione-quadro europea sulla cooperazione transfrontaliera delle collettività o autorità

territoriali, adottata dal Consiglio d'Europa. E' volta ad abilitare gli enti territoriali subnazionali a

cooperare fra di loro, senza che vi sia la necessità di accordi interstatali di copertura. Alcuni governi

hanno tuttavia posto riserve per evitare che la causa regionalista intaccasse la loro logica

statocetrica. Tendenzialmente le interregioni vanno oltre lo stadio della cooperazione ma preparano

il terreno per forme di integrazione. Le interregioni hanno una spiccata propensione a interagire con

altre categorie di attori int.li, in particolare OIG e organismi di natura transnazionale.

Il gruppo europeo di cooperazione territoriale I GECT previsti dal regolamento 1082/2006,

adottato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dell'Unione, hanno l'obiettivo di facilitare la

cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale, per rafforzare la coesione economica

e sociale. I GECT devono dare attuazione ai programmi di cooperazione territoriale coofinanziati

dall'UE, e realizzare altre specifiche azioni di cooperazione territoriale. Il regolamento esclude la

possibilità per i GECT di esercitare poteri di polizia e regolamentazione, poteri di giustizia e

politica estera.

Il GECT è un'entità territoriale con personalità giuridica formata da autorità regionali e locali, Stati

membri dell'UE e organismi quali università, ospedali e camere di commercio. E' prevista

l'eventuale presenza di entità di Paesi terzi, non è prevista la contiguità territoriale come nel caso dei

tradizionali programmi di cooperazione transfrontaliera. Il GECT è istituito alla base di una

convenzione sottoscritta dai suoi membri, nella quale è stabilita, oltre le questioni di base,

l'estensione del territorio in cui il GECT può operare. Il GECT è inoltre istituito sulla base degli

statuti che contengono le modalità di funzionamento degli organi del GECT e di tutte le loro

competenze. In questo contesto di sviluppo della cooperazione territoriale, le comunità di lavoro e

le euro-regioni sono sfidate a trasformarsi in GECT, una strada quasi obbligata dal livello di

sviluppo politico del processo di integrazione europea e dall'accresciuto ruolo int.le delle entità

territoriali subnazionali. Dato che il GECT, è uno strumento dotato di personalità giuridica, e quindi

della capacità di agire in nome e per conto dei suoi membri, è conveniente per le comunità di lavoro

e le euro-regioni trasformarvisi in quanto potrebbero accedere ai fondi UE e migliorare la loro

condizione istitutiva.

C'è un duplice problema che si pone per il GECT: di efficienza e di qualità democratica delle sue

strutture operative. Per quanto riguarda l'efficienza, occorre passare dallo stadio del dialogo e

dell'armonizzazione a quello della gestione diretta di taluni servizi. I GECT sono portatori di un

forte messaggio politico, cioè che è iniziato un processo di ridefinizione del territorio europeo nel

segno della cooperazione territoriale transnazionale per una più efficace coesione sociale e

territoriale. Il GECT serve alla causa di una più spinta integrazione sovranazionale e può contribuire

a qualificarla in senso democratico, mentre l'UE serve alle regioni e alle città perchè ne agevola

l'autonomizzazione. Il territorio del GECT, necessariamente multiculturale, si porrà la sfida

dell'interculturalità e quindi dell'esercizio dei diritti della cittadinanza plurale. Il territorio del GECT

potrà divenire il luogo dove sviluppare la nuova cultura della cittadinanza democratica la cui

ragione è appunto quella dell'inclusione.

CAPITOLO 5 → ORGANIZZAZIONI INT.LI:

ONU, UE, CONSIGLIO D'EUROPA, OSCE

1. ONU – (193 Stati)

E' la massima organizzazione multilaterale che opera a fini politici generali e a raggio mondiale.

L'accordo istitutivo dell'ONU, la Carta delle UN, viene negoziato durante la Conferenza di San

Francisco nel 1945 ed è il risultato di una serie di incontri dei governi degli Stati in lotta contro le

potenze dell'asse (IT,DE,JP). L'ONU entra in funzione il 1° Gennaio 1946, succedendo alla Società

delle Nazioni. Alla conferenza di San Francisco parteciparono 50 Stati e numerose ONG in qualità

di osservatori. Il ruolo di queste ultime è stato fondamentale in quanto hanno fatto pressione per

l'inserimento nella Carta del principio del rispetto dei dir.um e del ripudio della guerra. Alla base del

principio fondamentale delle UN sta l'idea di sicurezza collettiva garantita dall'accordo dei 5

membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Altri principi fondamentali dell'organizzazione sono

il divieto dell'uso della forza per la risoluzione delle controversie e l'obbligo di risolverle

pacificamente, l'autodeterminazione dei popoli, la sovrana eguaglianza degli Stati etc.

I membri dell'ONU sono quelli Stati che hanno il requisito di “amanti della pace”, requisito peraltro

difficilmente accertabile dall'Assemblea Generale, che ne decide l'ammissione su proposta del

Consiglio di Sicurezza. Gli organi principali dell'ONU sono:

• Assemblea Generale, di cui fanno parte tutti gli Stati membri;

• Consiglio di Sicurezza, 15 membri di cui 5 permanenti e 10 eletti a rotazione dall'AG;

• Consiglio Economico e Sociale, ECOSOC, 54 membri eletti dall'AG;

• Consiglio di Amministrazione Fiduciaria, composto dai 5 membri permanenti del CdS;

• Corte Int.le di Giustizia, con sede all'Aia, composta da 15 membri eletti da AG e CdS su

proposta del segretario generale.

• Segretario Generale, eletto dall'AG su raccomandazione del CdS.

Le risoluzioni dell'AG sono “raccomandazioni” che vinolano gli Stati solo politicamente e non

giuridicamente, mentre le risoluzioni del CdS sono giuridicamente vincolanti.

I processi decisionali dell'ONU si caratterizzano per una dialettica tra AG e CdS con il ruolo

equilibratore del segretario generale. La modalità delle votazioni è però diversa perchè, se nell'AG

si segue il principio one country – one vote, nel CdS un'eventuale maggioranza raggiunta può essere

in ogni momento vanificata dal veto posto da uno dei 5 membri permanenti.

1.2 Lo stato dei lavori sulla riforma delle UN nel cantiere ufficiale

Nella 2nda parte del rapporto di Kofi Annan vi è una serie di proposte di riforma che riguardano i

principali organi delle UN. Vi si afferma che le competenze dell'AG devono essere ampliate e

dev'essere più continuativo il collegamento col CdS. Tra le altre, Kofi Annan avanza proposte per

una riforma del CdS, che prevedono un riassetto del n' di seggi disponibili.

Unione Europea- è un'organizzazione internazionale di carattere sovranazionale e intergovernativo

che comprende 28 paesi membri indipendenti e democratici del continente europeo. La sua

formazione sotto il nome attuale risale altrattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 (entrato in vigore

il 1º novembre 1993), al quale tuttavia gli stati aderenti sono giunti dopo il lungo cammino delle

Comunità europee precedentemente esistenti. Al giorno d'oggi si può definire l'UE come "unica" se

si considera che le altre strutture d'autorità regionali oggi esistenti, con finalità analoghe, sono

ancora distanti dal livello di integrazione raggiunto dall'UE.

All'origine dell'integrazione europea sta l'idea di Jean Monnet, intesa a porre sotto controllo di una

Alta Autorità la produzione di carbone e acciaio della Germania e della Francia. Nasce così la

CECA. Era un obiettivo essenzialmente politico, non economico.

Le Comunità europee comprendevano originariamente la Comunità economica europea (CEE) e la

Comunità europea dell'energia atomica (Euratom), entrambe istituite nel 1958, e la Comunità

europea del carbone e dell'acciaio (CECA), istituita nel 1952. L'Unione europea, istituita dal trattato

di Maastricht nel 1993, comprendeva tre pilastri: la dimensione comunitaria (CEE/CE, CECA,

Euratom), la politica estera e di sicurezza comune e la cooperazione in materia di giustizia e affari

interni. Più di mezzo secolo e' passato da quando Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Olanda

crearono la CECA, prima forma di integrazione del Vecchio continente. La dichiarazione messa a punto

dall'allora ministro degli Esteri francese Schuman e dal connazionale Jean Monnet fu presentata ai governi

nel 1950, il 9 maggio, data che viene celebrata come la Festa dell'Europa. La Ceca segno' la definitiva

pacificazione franco-tedesca, ovvero dei due paesi da cui nei secoli precedenti erano scaturite le guerre piu'

sanguinose del continente. Se proprio il carbone e l'acciaio erano stati all'origine di molti di questi conflitti,

la nuova Comunita' istituiva un organo europeo sovranazionale in grado di regolare una materia cosi'

delicata.

Dalla Ceca, nata nel 1951, il passo successivo fu la creazione della Comunita' economica europea (Cee) e

della Comunita' europea dell'energia atomica (Euratom) con la firma, nel 1957, del Trattato di Roma.

L'obiettivo e' "porre le fondamenta di un'unione sempre piu' stretta fra i popoli europei" con un "appello agli

altri popoli d'Europa, animati dallo stesso ideale, perche' si associno al loro sforzo". Nei due decenni

successivi si inizio' a realizzare il mercato comune e il coordinamento delle politiche soprattutto in materia

di trasporti e agricoltura. I successivi allargamenti a Danimarca, Gran Bretagna e Irlanda (1973), Grecia

(1981) e Portogallo e Spagna (1986) raddoppiarono il numero dei membri e cambiarono il volto geografico

della Comunita'.

La seconda svolta arriva il primo luglio 1987, quando entra in vigore l'Atto unico europeo con cui i Dodici

decidono di "proseguire l'opera intrapresa... e di trasformare l'insieme delle relazioni tra i loro Stati in

un'Unione europea". A questo scopo si stabiliscono alcuni settori in cui le decisioni verranno prese a

maggioranza e non piu' all'unanimita' e il Parlamento europeo viene piu' strettamente associato al processo di

decisione.

MAASTRICHT E L'UEM

Il vero salto di qualita', pero', verra' compiuto solo 15 anni dopo con la firma del trattato di Maastricht, che

sanciva le regole per l'allargamento dell'Unione. Dopo la caduta del Muro di Berlino, la Comunita' europea

ha inglobato i cinque Laender dell'ex Germania est e si pone obiettivi sempre piu' ambiziosi.

Il 7 febbraio 1992 viene lanciata l'Unione economica e monetaria (Uem) e la dimensione politica, con gli

altri due pilastri della politica estera e di sicurezza comune e della cooperazione in materia di giustizia e

polizia. Si gettano le basi per l'adozione della moneta unica e per una maggiore integrazione. Intanto

l'Unione allarga ancora i suoi confini: nel 1995 e' la volta di Austria, Finlandia e Svezia mentre la Norvegia,

che pure aveva firmato il trattato di adesione, resta fuori in seguito al referendum popolare.

Due anni piu' tardi viene presentata Agenda 2000, il documento programmatico che riforma i fondi strutturali

e detta i criteri per i futuri ampliamenti dell'Unione. Il 1997 e' anche l'anno in cui entrano in vigore in Italia

gli accordi di Schengen, con cui 12 Paesi aboliscono i controlli sistematici alle frontiere interne dell'Unione.

Nel 1998 i primi undici Paesi che aderiscono all'euro danno vita alla Banca centrale europea.

Il 2 ottobre viene firmato il Trattato di Amsterdam, che integra le riforme di Maastricht rafforzando

l'integrazione in certi settori ed estendendo il voto a maggioranza.

Un Trattato poi integrato da quello firmato a Nizza il 26 febbraio 2001, con cui si fissa in maggiore dettaglio

come debbano funzionare le istituzioni in vista dei nuovi allargamenti.

L'EURO, L'ALLARGAMENTO E LA NUOVA CARTA

L'inizio del nuovo secolo segna un'accelerazione in tutti i settori. Il primo gennaio 2002 nei 12 paesi della

moneta unica (con l'adesione della Grecia restano fuori solo Danimarca, Gran Bretagna e Svezia) iniziano a

circolare le monete e le banconote in euro. A dicembre, a Copenaghen, arriva il via libera all'ingresso di 10

nuovi membri che entrano nell’Ue il primo maggio 2004: si tratta di Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania,

Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. La famiglia europea e’ cresciuta ancora

nel 2007 con l'adesione di Bulgaria e Romania. Alle porte dell'Unione preme anche la Turchia, ma il suo

cammino si profila ancora lungo e irto di insidie.

L'Ue, poi, aspetta ancora una cornice istituzionale chiara, dopo la bocciatura ai referendum in Francia e

Olanda della Costituzione varata nel 2004. Il Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1 dicembre 2009,

modifica il trattato sull’Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, senza tuttavia

sostituirli. Il nuovo trattato dota l’Unione del quadro giuridico e degli strumenti necessari per far fronte alle

sfide del futuro e rispondere alle aspettative dei cittadini.

2.2 Architettura istituzionale e processo decisionale

Il nuovo assetto istituzionale dell'UE è definito dal Trattato di Lisbona, che tra le più importanti

innovazioni istituzionali individua il superamento dei tre pilastri che caratterizzavano la struttura del

trattato di Maastricht. Il primo corrisponde alle tre comunità (CE, EURATOM e CECA), il secondo

dedicato alla politica estera di sicurezza comune e il terzo alla cooperazione di polizia e giudiziaria

in materia penale, anche se rimangono in vigore le diverse procedure decisionali di ciascun pilastro.

Benché non sia uno Stato né una classica organizzazione int.le, l'UE presenta molte analogie con i

sistemi governativi nazionali. Le sue istituzioni esercitano un'autorità che è effettivamente

sopranazionale (regolamenti e decisioni vincolano i cittadini degli Stati membri, e le direttive

obbligano gli Stati ad adempiere a determinati obblighi). Quelle dell'Unione sono strutture

sopranazionali, poiché composte da individui indipendenti. Tra le varie strutture troviamo la

Commissione, il Parlamento, la Corte di Giustizia, la BCE, la Corte dei Conti etc. Hanno invece

composizione intergovernativa il Consiglio dell'Unione, il Consiglio Europeo e il Comitato dei

Rappresentanti Permanenti. Bisogna precisare che il sopranazionalismo opera in dialettica con

l'intergovernativismo, infatti ad es. il Consiglio dell'Unione è intergovernativo quanto a

composizione, ma sopranazionale quanto a efficacia degli atti. L'aggregazione della domanda

politica è eseguita dalla Commissione, che gode di un potere di esclusiva iniziativa legislativa ed è

allo stesso tempo organo esecutivo (su delega del Consiglio può anche adottare regolamenti). La

funzione legislativa inizialmente era esercitata esclusivamente dal Consiglio dell'Unione, ma oggi è

condivisa con il Parlamento.

Il Consiglio Europeo è composto dai capi di Stato o di governo degli Stati membri, dal suo

presidente e dal presidente della Commissione Europea, e dà all'Unione gli impulsi necessari al suo

sviluppo, ne definisce gli orientamenti e le priorità politiche. E' il massimo garante del

mantenimento del sistema dell'Unione: spetta al Consiglio infatti ricomporre le divergenze tra gli

interessi nazionali e l'interesse sopranazionale dell'Unione.

Corte di Giustizia dell'Unione Europea La Corte di giustizia dell'Unione europea è un'istituzione

dell'Unione europea (UE), e ha sede a Lussemburgo. La CGUE ha il compito di garantire

l'osservanza del diritto nell'interpretazione e nell'applicazione dei trattati fondativi dell'Unione

europea.

Il sistema dell'Unione prevede infine la BCE, la Corte dei Conti e due organi consultivi: Comitato

Economico e Sociale Europeo e il Comitato delle Regioni. Il processo decisionale presenta un

carattere tripolare: spetta infatti a Commissione, Consiglio e Parlamento.

2.3 Lo spazio della rappresentanza nel sistema UE e il deficit democratico

Assunto che nell'era della globalizzazione conviene agli Stati adeguarsi a strutture di governo

multilivellate, aumenta l'esigenza di disporre di garanzie democratiche la cui gestione sia un

corretto rapporto di scala con l'ordine di grandezza delle istituzioni che decidono. Si assumerà

dunque l'approccio della democrazia int.le, ovvero l'estensione della pratica democratica oltre i

confini dello Stato-nazione. Si pone la questione del problema del deficit democratico dell'UE dato

che, più il sistema europeo decide, tanto più palese diventa il suo deficit democratico.

Lo spazio di rappresentanza nell'UE è occupato e dalla Commissione Europea e dalle numerose reti

dei gruppi d'interesse, mentre a livello sottosistemico dai partiti politici nazionali, che soffrono di un

eccesso di responsabilità governativa, facendo sì che siano legati alla dimensione nazionale e

subanzionale degli interessi. Il riconoscimento dei dir.um all'interno dei trattati UE ha dato origine a

un sistema di consultazione con le ONG e altre strutture di società civile europea. La consultazione,

da parte delle istituzioni comunitarie di gruppi portatori di specifici interessi di settore ha assunto un

posto centrale nel processo decisionale europeo. Quindi soggettive ragioni di tutela di interessi

spiegano la consistenza della presenza dei gruppi di interesse nel sistema UE. In questo contesto

dunque risulta fondamentale distinguere il gruppo di interesse dagli altri attori politici, in particolare

i partiti. I gruppi di interesse usano il potere governativo per perseguire i propri obbiettivi di parte,

ma non si vogliono sostituire adesso. I partiti d'altra parte agiscono intenzionalmente per

conquistarlo. In un sistema come quello dell'UE ai partiti politici è preclusa la possibilità di agire

per la conquista del potere di governo, detenuto dal Consiglio dell'Unione. Sul futuro dei partiti

europei influirà sicuramente il fatto che in virtù del TUE sono strutture formalmente riconosciute e

anche sovvenzionate da un finanziamento dal bilancio UE, sono pertanto titolari di un ruolo diretto

nell'esercizio del potere politico nel sistema UE. Tuttavia gravano ancora sui partiti alcune difficoltà

strutturali, come per es. la scarsa differenziazione di contenuto programmatico tra i diversi partiti, la

mancanza di una legge elettorale uniforme per il voto, l'assenza di pieni poteri legislativi del

Parlamento Europeo.

Quanto al ruolo delle organizzazioni di società civile nello spazio pubblico europeo, il Trattato di

Lisbona ha stabilito che le istituzioni vi mantengono un dialogo aperto e trasparente, inoltre

promuove ampie consultazioni di queste organizzazioni con la Commissione Europea. E' qui

enunciato il principio di democrazia partecipativa, rafforzato anche dall'art. 11 che prevede che gli

individui invitino la Commissione a disciplinare determinate tematiche che vengono considerate

degne di attenzione. Ciò che ha spinto l'UE ad affrontare il tema della partecipazione politica è stata

la presa d'atto che lo sviluppo del processo di integrazione non può più reggersi solo sui gruppi di

interesse economico, ma anche il fatto che le ONG si siano organizzate in vere e proprie

piattaforme europee tematiche, che hanno dato vita a una struttura di coordinamento. Le piattaforme

europee sostengono che il dialogo civile con le istituzioni europee contribuisce a ridurre il gap

esistente nell'UE tra governanti e governati, contribuisce inoltre a potenziare il coinvolgimento dei

cittadini nei processi decisionali e assicurando l'attuazione delle politiche comunitarie da parte dei

decisori politici, oltre che segnalar loro i nuovi bisogni degli individui.

Cittadinanza europea e diritti umani La cittadinanza dell'Unione, stabilita dall'art. 9 del TUE è un

insieme di diritti civili e politici riconosciuti a chi è cittadino di uno degli stati dell'Unione. Tra i

vari diritti troviamo il diritto di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri,

diritto di voto ed eleggibilità alle elezioni del Parlamento Europeo, il diritto di essere protetto nel

territorio di un Paese terzo dalle autorità diplomatiche e consolati di qualsiasi Stato membro, diritto

di petizione al Parlamento Europeo e il diritto di ricorrere alla Corte di giustizia dell'Unione.

L'adozione della Carta dei diritti fondamentali dell'UE, che col Trattato di Lisbona ha assunto lo

stesso valore giuridico dei trattati, è l'ultimo traguardo raggiunto in seno ai diritti fondamentali della

persona, sia civili e politici che economici, sociali e culturali. La Carta potrebbe essere definita

come uno strumento che sta alla base del processo di legittimazione democratica dell'UE. L'istituto

di cittadinanza dell'UE è destinato a modificarsi sia per le accresciute rivendicazioni da parte delle

formazioni di società civile, sia perchè i dir.um sono posti a fondamento dell'intero sistema UE. La

Carta si pone, sia rispetto alle istituzioni UE che agli Stati, come guida giuridicamente vincolante

per la presa di qualsiasi decisione. Quindi la Commissione deve al suo interno verificare, per ogni

sua decisione, la conformità ai principi della Carta.

Nel sistema dell'UE i dir.um sono sanciti non solo in documenti giuridici ma anche nei programmi

operativi di istituzioni e organi dell'Unione. L'istituzione UE più attrezzata a riguardo è il

Parlamento Europeo, il cui più importante documento periodico è la Risoluzione Annuale sui Diritti

Umani nel mondo. Un altro organo comunitario che si colloca nell'area dei dir.um è il mediatore

europeo, istituito col T. di Maastricht ed eletto dal PE, che ha il compito di esaminare le

controversie tra i cittadini e le istituzioni UE. Adesso hanno accesso diretto i cittadini. Al fine di

monitorare il rispetto dei diritti sanciti dalla Carta, il Consiglio dell'Unione ha istituito nel 2007

l'Agenzia Europea dei Diritti Fondamentali, che ha la funzione di consulenza per le istituzioni e gli

organi dell'UE nonchè agli Stati, per quanto riguarda l'applicazione del diritto dell'Unione. I

principali settori tematici d'intervento dell'Agenzia comprendono il razzismo, la xenofobia e

l'intolleranza, le discriminazioni, i diritti del bambino, d'asilo e d'immigrazione. Per quanto riguarda

la sua PESC, l'UE ha messo in campo uno strumento di cui però è ancora difficile valutare

l'efficacia, cioè la "clausola" dei dir.um, inserita in tutti gli accordi che l'UE stipula con Paesi terzi.

Nel settore dei dir.um l'UE contribuisce allo sviluppo della normativa int.le, sostiene i meccanismi

delle UN di garanzia dei diritti, sostiene il funzionamento della Corte Penale Int.le. L'Europa ha

avuto il merito di aver istituito prima i diritti civili e politici, che poi si sono trasformati anche

come diritti economici, sociali e culturali, infine come diritti collettivi (pace, ambiente, sviluppo,

autodeterminazione), che da semplici raccomandazioni, sono diventati norme int.li giuridicamente

vincolanti.

3. Consiglio d'Europa

E' la prima organizzazione regionale europea a nascere dopo il 2° conflitto mondiale. Il 5 maggio

1949 viene firmato il Trattato di Londra che istituisce il Consiglio d'Europa per iniziativa di 10

Paesi (attualmente sono 47). Gli obbiettivi principali del Consiglio d'Europa sono quelli di

promuovere i dir.um, la democrazia e lo Stato di diritto, al fine di rafforzare la stabilità democratica

in Europa, favorire lo sviluppo dell'identità culturale europea, il progresso economico e sociale. La

sua struttura si basa su un organo intergovernativo, il Comitato dei Ministri, e su un organo

sovranazionale, l'Assemblea Parlamentare formata da delegazioni dei Parlamenti nazionali. Inoltre è

composto dal Congresso dei poteri locali e regionali d'Europa quale organo consultivo del Consiglio

d'Europa. L'anno successivo il Consiglio adotta la Convenzione europea per la salvaguardia dei

dir.um e delle libertà fondamentali, che entra in vigore tre anni dopo, dando vita alla Corte Europea

dei Dir.Um. Il Comitato dei Ministri è composto dai Ministri degli Esteri degli Stati membri e

dell'organo decisionale, che dà attuazione alle raccomandazioni dell'Assemblea parlamentare, dei

comitati intergovernativi e degli altri organi del Consiglio. Approva inoltre il programma di attività

e il bilancio attuale del Consiglio. La Presidenza del Comitato è a turno, per la durata di 6 mesi. Al

fine di approfondire le questioni più rilevanti nei molteplici settori di sua competenza, il Comitato

organizza delle conferenze ministeriali specializzate alle quali partecipano i vari Ministri delle

diverse aree. Le decisioni del Comitato talvolta assumono la connotazione di "raccomandazione",

altre volte cotengono convenzioni o accordi giuridicamente vincolanti. Il Comitato dei Ministri

quindi vigilerà sull'effettiva attuazione degli accordi giuridici.

L'Assemblea Parlamentare può considerarsi la prima espressione sopranazionale di democrazia

rappresentativa in Europa, è composta dalle delegazioni dei Parlamenti nazionali. Ci sono 5 gruppi

politici attivi nell'Assemblea, il gruppo socialista, il gruppo del partito popolare europeo, il gruppo

dei democratici europei, il gruppo liberale-democratico e riformatore e il gruppo per la sinistra

unitaria europea. I lavori dell'Assemblea sono organizzati in Commissioni specializzate. Tra le altre

funzioni l'Assemblea nomina il segretario generale del Consiglio d'Europa, i giudici della Corte

Europea dei Dir.Um, nonchè il commissario dei dir.um. A differenza del Comitato, l'Assemblea ha

funzione solo consultiva, infatti le sue deliberazioni hanno funzione meramente raccomandatoria.

Il Segretario Generale dirigi e coordina tutte le attività dell'Organizzazione e sottopone

annualmente al Comitato il programma di lavoro intergovernativo contenente le priorità

dell'Organizzazione.

Il Congresso dei Poteri Locali e Regionali d'Europa ha il compito di aggregare a livello europeo

gli interessi locali e regionali, monitorare l'applicazione dei principi della Carta Europea

dell'Autonomia Locale, formulare raccomandazioni al Comitato e all'Assemblea sui temi che

ineriscono alla sua competenza, promuovere la partecipazione dei cittadini alla vita politica locale,

sviluppare la cooperazione interregionale e transfrontaliera etc. Il Congresso di compone di due

Camere (Camera dei Poteri e Camera delle Regioni). Questo Congresso ha promosso la

cooperazione transfrontaliera e interregionale: lo strumento giuridico più organico in materia è la

Convenzione quadro europea sulla cooperazione transfrontaliera delle collettività o autorità

territoriali, il cui scopo è quello di legittimare gli enti di governo locale a cooperare direttamente fra

loro, senza la necessità di accordi interstatali di copertura. Attraverso questo Congresso è stato

inoltre possibile coinvolgere gli enti territoriali substatali nelle principali questioni di rilievo

europeo, ad es durante gli anni 90 è stato particolarmente attivo per quanto riguarda la transizione

democratica dei paesi dell'ex URSS e dell'ex Jugoslavia.

Il Consiglio d'Europa però è l'organizzazione regionale più prolifica in materia di norme giuridiche

prodotte in materia di dir.um e la più avanzata nel garantirne l'effettività attraverso un triplice ordine

di procedura: giurisdizionali, quasi-giurisdizionali e politiche. Si fa riferimento alla Corte Europea

dei Dir.Um che è la giurisdizione sopranazionale più avanzata al mondo in materia di diritti civili e

politici. Possono aderirvi gli Stati membri, gli individui o un gruppo di individui, o anche un'ONG.

Sempre in ambito del Consiglio d'Europa si individuano diversi organi che s'impegnano nel campo

dell'informazione e della formazione ai dir.um e alla democrazia nel mondo. In tale ambito il

Consiglio d'Europa coopera con l'ONU, l'OSCE e l'UE.

4. Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa L'OSCE è frutto

dell'istituzionalizzazione del sistema di diplomazia congressuale avviato dall'atto finale di Helsinki

nel '75 e nasce dall'esigenza del dialogo tra i due blocchi contrapposti su un triplice terreno: la

costruzione di rapporti di reciproca fiducia in campo politico-militare, cooperazione economica e la

realizzazione della "dimensione umana". Si sono tenute numerose conferenze che hanno prodotto

documenti che hanno arricchito i contenuti dell'atto finale di Helsinki. L'architettura istituzionale

dell'OSCE consiste in diversi organi: i vertici dei capi di Stato e di governo stabiliscono le priorità e

danno gli orientamenti strategici; il Consiglio Ministeriale formato dai Ministri degli Esteri ha il

compito di attuare le decisioni prese dai vertici; il Consiglio Superiore, formato da alti funzionari

dei Ministeri degli Esteri, svolge funzioni di coordinamento delle attività; il Consiglio

Permanente, composto dai rappresentanti degli Stati membri accreditati presso l'OSCE (XXX); il

Foro di cooperazione per la sicurezza, composto da delegazioni degli Stati membri, si occupa del

disarmo e della sicurezza; il Presidente in esercizio, funzione svolta a turno dai ministri degli

esteri, trasmette le decisioni del Consiglio Ministeriale e del Consiglio Superiore alle varie

istituzioni dell'organizzazione ed è assistito da una troika; il Segretariato, capeggiato dal Segretario

Generale, ha sede ha Vienna; l'Alto Commissario per le Minoranze Nazionali, con sede all'Aia, si

occupa di prevenire e risolvere i conflitti etnici, l'ufficio delle istituzioni democratiche e dei dir.um,

svolge funzioni di promozione e di monitoraggio dei dir.um e di osservazione elettorale;

l'Assemblea Parlamentare è composta da delegazioni dei Parlamenti degli Stati membri, ha

funzioni consultive e la Corte di Conciliazione e di Arbitrato (con sede a Ginevra) risolve le

controversie tra Stati membri.

Il processo decisionale OSCE si basa sul principio dell'unanimità e prevede anche la partecipazione

delle ONG, che non hanno ancora formalmente un ruolo consultivo, ma possono comunque

partecipare ai diversi incontri. Anche l'OSCE si è data una struttura parlamentare per sopperire alla

necessità di una maggiore legittimazione democratica delle sue attività. L'OSCE ha il merito di aver

favorito la distensione tra i due blocchi consentendo alle formazioni indipendenti di società civile

dei due blocchi di comunicare tra loro, e ha svolto un ruolo importante anche per la transizione

democratica dei paesi dell'est. Non altrettanto efficace è stato il suo ruolo per quanto riguarda la

sicurezza, dato che deve scontrarsi col proprio limite strutturale delle decisioni unanimi. I tre

problemi principali dell'OSCE sono il fatto che siano presenti USA e Canada con interessi diversi

da quelli europei, che – per quanto riguarda la sicurezza – l'organizzazione più attrezzata è la

NATO, e che in materia di dir.um il Consiglio d'Europa ha una più consolidata ed efficace

esperienza.

-Cooperazione tra UE, UN, OSCE e Consiglio d'Europa L'efficacia del coordinamento tra queste

organizzazioni dipende da una pluralità di fattori: innanzitutto si segnala il contenuto dello Statuto

di ciascuna di esse, il raggio di operatività (regionale per l'UE, continentale per il Consiglio e

l'OSCE, universale per l'ONU), la diversità degli interessi nazionali o regionali in gioco, la volontà

politica degli Stati più forti, la diversità dei sistemi di governance (rigorosamente intergovernativa

per tutte tranne che per l'UE, che è sopranazionale), il livello di democratizzazione interno. Un

fattore che potrebbe favorire lo sviluppo di un dialogo più strutturato è il fatto che tutti gli Stati

membri dell'UE sono anche membri delle altre tre organizzazioni. Un altro elemento è che tutte le

organizzazioni condividono il paradigma valoriale dei dir.um, della democrazia e dello stato di

diritto. Condividono anche uno stesso obbietivo, cioè costruire un ordine int.le di pace. La maggiore

cooperazione si è verificata infatti proprio in questi ambiti.

Nel settore della cooperazione allo sviluppo, l'UE interagisce con l'ONU a livello sia politico,

nell'elaborazione di programmi e strategie di intervento, sia operativo, nella realizzazione di

progetti e programmi comuni. La Commissione Europea coopera con le UN nell'area di interventi

umanitari, congiuntamente alle ONG.

La cooperazione UE-UN è particolarmente attiva nell'attuazione di una risoluzione del CdS per la

lotta contro il terrorismo, nella codificazione del diritto int.le dei dir.um, nell'azione di sostegno alla

Corte Penale Int.le, nonchè nei settori dell'aiuto umanitario, del disarmo e del mantenimento di pace

e sicurezza. L'UE inoltre svolge un ruolo attivo nelle sessioni annuali dell'AG e del Consiglio

Dir.Um, ma è nel settore della prevenzione dei conflitti, della gestione delle crisi e della costruzione

della pace che le UN sono considerate il partner più importante per l'UE, infatti questa

collaborazione ha contribuito a produrre diversi documenti che disciplinano le procedure di

intervento congiunto. L'UE figura al primo posto per quanto riguarda sia i contributi al bilancio

delle UN, sia i contributi finanziari alle operazioni di peace-keeping delle UN. Un problema che si

riscontra è che l'approccio UE alle UN risulta più statocentrico che eurocentrico, dato che gli Stati

membri mettono al primo posto il ruolo dell'attore UE solo quando ciò è funzionale al

perseguimento dei loro rispettivi interessi nazionali.

Le relazioni UE-OSCE, che risalgono ai negoziati di Helsinki, hanno ormai assunto carattere

permanente; l'UE sostiene l'operato dell'OSCE in base ai tre settori di cui l'organizzazione si

occupa: quello politico-militare, economico-ambientale e umano. Oltre che partecipare

regolarmente ai summits e ai consigli ministeriali dell'OSCE, l'UE ha anche firmato due suoi

documenti strategici, la Carta di Parigi per una nuova Europa e la Carta per la Sicurezza Europea.

Va inoltre sottolineato che gli Stati membri dell'UE contribuiscono per i due terzi del bilancio

dell'OSCE, che riceve anche finanziamenti direttamente dall'UE stessa in vista di determinati

progetti. L'UE, oltre che operare nell'Europa dell'est e in Asia nella prevenzione di conflitti e nella

gestione delle crisi, collabora con l'OSCE anche riguardo ai programmi di monitoraggio delle

elezioni. La cooperazione tra Consiglio d'Europa e Commissione Europea si basa sul potenziamento

della democrazia, lo stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, le questioni etiche e la ricerca, la

cooperazione culturale in Europa. Più di recente si è siglato un accordo relativo alla cooperazione

con l'Agenzia dei Diritti Fondamentali dell'UE. Tra Consiglio d'Europa e OSCE c'è sicuramente

complementarietà di ruoli, ma si riscontra anche la necessità di una migliore divisione del lavoro.

Ad ogni modo, la cooperazione riguarda i settori della democrazia, dei dir.um e delle minoranze,

dell'osservazione elettorale. Un rafforzamento della cooperazione è avvenuto nel 2000 con la firma

da parte dei segretari generali delle due organizzazioni del "Catalogo comune delle modalità di

cooperazione". Oltre che promuovere e istituzionalizzare le forme di dialogo politico, l'accordo ha

favorito anche la consultazione delle organizzazioni durante i periodi di crisi, la partecipazione dei

propri rappresentanti ai rispettivi meeting e la specificazione delle modalità e dei settori di

cooperazione. Quanto alla cooperazione tra Consiglio d'Europa e UN, è stato ampliato l'accordo

firmato nel '51 e prevede riunioni tripartite UN/OSCE/Consiglio d'Europa, riunioni di esperti,

scambio informazioni, partecipazione reciproca alle proprie riunioni. Le più importanti aree di

cooperazione riguardano i dir.um, l'assistenza umanitaria, la questione dei rifugiati, politica sociale

e lotta al terrorismo. Nell'89, l'AG delle UN ha riconosciuto con una risoluzione al Consiglio

d'Europa lo status di osservatore presso l'AG.

CAPITOLO SESTO – LE ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE

1. Definizioni, principi, classificazioni, struttura Le variabili indipendenti della democrazia int.le

sono riconducibili a tre ordini di fattori: l interdipendenza planetaria e i relativi processi di

globalizzazione, la cui estensione costringe la tradizionale governance statale ad aprirsi a orizzonti

più ampi; il nuovo diritto int.le che assume a proprio fondamento il paradigma dei dir.um il

principio della sovranità originaria della persona e dei popoli; l'esistenza di soggetti collettivi non

statali a vocazione transnazionale, che operano al di sopra dei confini degli Stati sia per scopi di

profitto che di promozione umana: si parla di global civil society che indica il superamento dei

tradizionali attributi dello Stato (nazionalità, sovranità e confinarietà). Per società civile Papisca

intende "soggetto collettivo che è prioritario rispetto allo Stato e al sistema degli Stati perchè

ciascuno dei suoi membri individuali è titolare di diritti innati riconosciuti anche dalle norme del

dir int. I dir.um fanno lo status politico della società civile in quanto tale, cioè il suo porsi quale

soggetto sociale originario. Pertanto i dir.um sono la chiave per capire l'identità profonda della

società civile e i termini del suo rapporto con le istituzioni derivate, compreso lo Stato e il sistema

di Stati.". Le UN utilizzano il termine Organizzazione Non Governativa per indicare gli attori

collettivi, ovvero le espressioni associative, della parte popolare del sistema int.le, che perseguono

fini di promozione umana. Le ONG e i movimenti solidaristici transnazionali, affrontando il

problema del nuovo ordine mondiale, rivendicano il rafforzamento e la democratizzazione delle

UN. Non si può quantificare quanto potere risieda nelle ONG ma – basandosi sulla prassi – si

consegue che possiedono un livello di influenza politica non indifferente. Il lavoro delle ONG si

basa fondamentalmente sull'ispirazione a valori universali, costanza nell'azione, capacità di

coordinamento, riferimento al diritto int.le dei dir.um, possesso di competenze tecniche nei settori

della cooperazione allo sviluppo, della giustizia penale, monitoraggio dei dir.um e osservazione

elettorale. Secondo una risoluzione del Consiglio economico e sociale delle UN, si considera come

ONG "un'organizzazione che non è stata costituita da un'entità pubblica o da un accordo

intergovernativo, anche se essa accetta membri designati dalle autorità pubblica ma a condizione

che la presenza di tali membri non nuocia alla sua libertà di espressione. Nella stessa risoluzione

l'ECOSOC presenta alcune caratteristiche necessarie per fa sì che le ONG ottengano un ruolo

consultivo presso il loro Consiglio, tra le altre troviamo l'esercizio delle proprie attività nei settori di

competenza dell'ECOSOC, sostenere fini e obbiettivi delle UN e avere uno statuto democratico.

Quindi si può dire che una ONG è una struttura organizzata indipendente di società civile, a ,

carattere transnazionale, creata sulla base di un accordo tra soggetti diversi dagli Stati e dalle loro

agenzie intergovernative, per il conseguimento di obiettivi di promozione umana. E' non-profit ma

dev'essere in grado di autofinanziarsi; è democraticamente strutturata ed è attiva all'interno

dell'ONU. E' un soggetto politico di utilità int.le e si legittima nel Codice Universale dei Dir.Um,

per sua natura costitutiva e attore di mutamento democratico.

Nel 1998 le UN hanno emesso una dichiarazione che contiene i principi guida per l'azione

costituente della società civile e globale. Questo atto giuridico riconosce che tutti hanno il diritto,

individualmente e in associazione, di promuovere la protezione dei dir.um e delle libertà

fondamentali, e disciplina dunque tutti gli aspetti che regolano la partecipazione a un'ONG e le sue

funzioni. In particolare l'art 18 riprende l'art 28 della DUDU secondo il quale individui, gruppi,

istituzioni e ONG hanno un importante ruolo nella promozione e salvaguardia dei diritti dell'uomo e

nel creare un ordine int.le nel quale i diritti enunciati dalla Dichiarazione vengano effettivamente

messi in pratica. Secondo l'Annuario delle organizzazioni int.li esistono circa 50.000 ONG e sono

tutt'oggi in continuo aumento in ogni regione del mondo.

A seconda del loro raggio di operatività, le ONG si possono dividere in:

locali, nazionali (Movimondo, Arci, Beati i Costruttori di Pace)

– regionali (Latin American Association for Hum.Rights, European Association of Teachers)

– continentali (Panafrican Women's Organization)

– intercontinentali (Afro-Asian People's Solidarity Organization)

– mondiali (Amnesty Int., Caritas Internationalis, World Organization of Scout Movement)

A seconda dei loro fini, le ONG si distinguono in generali e specializzate: le prime hanno come fine

quello della comunicazione e cooperazione culturale, mentre le seconde si prefiggono il

perseguimento di scopi ben definiti.

La loro architettura strutturale si basa sul principio della democrazia e quindi della partecipazione

da parte di tutti gli associati nei processi decisionali. La struttura organizzativa tipo delle ONG è

formata da:

un'Assemblea Generale con poteri deliberativi, costituita dai rappresentanti di tutte le unità

– associate con eguale diritto di voto;

un Consiglio o Comitato direttivo o esecutivo, formato da un n° più ristretto dei membri

– dell'Assemblea, eletti a scadenze prefissate, che hanno funzioni esecutive rispetto alle

delibere dell'Assemblea;

un Presidente e/o un Segretario Generale, rappresentante dell'ONG che dirige l'apparato

– operativo.

Lo Statuto della ONG è depositato nell'ordinamento del Paese ove risiede permanentemente il

Segreatariato. Qualora l'ONG disponga di status consultivo presso una OIG, sarà rappresentata da

consultants, assimilabili alla figura di agenti diplomatici nello Stato.

Le funzioni delle ONG possono essere interne o esterne: interne se si realizzano con le rispettive

unità associate o esterne se si realizzano nei rapporti con gli altri attori del sistema int.le.

2. Gli attributi di posizione, risorse di potere delle ONG Si assume che quanto più alto è il n°

degli associati, tanto più elevata sarà la rappresentatività delle ONG e quanto più estesa la

distribuzione geografica, tanto più alto sarà il potenziale di influenza. Un'altra importante

caratteristica è costituita dal tipo di struttura dell'ONG, che può essere unitaria, federativa o

confederativa. Le ONG con struttura confederale avranno una risorsa di potere meno consistente

degli altri tipi di ONG. La maggior parte delle ONG sono di tipo confederale, ma Amnesty Int. ha

una struttura unitaria ed è transnazionale in senso proprio. Un'altra risorsa importante è il grado di

identificazione politica degli associati con gli organi decisionali e lo spirito morale degli associati

stessi. Altre caratteristiche importanti sono la qualità e la diffusione delle pubblicazioni e anche

l'articolazione decentrata degli organi decisionali che aumentano il grado di efficienza grazie alla

capillarità organizzativa dell'ONG. Ovviamente anche i finanziamenti influiscno sull'efficacia

dell'operato: la maggior parte degli investimenti sono privati e provengono in primo luogo dalle

quote annuali degli associati, anche se alcune ricevono sussidi pubblici.

Un altro importante attributo di posizione è la qualità della leadership, la cui valutazione fa

riferimento – oltre che al carisma e alla moralità – anche alla competenza e alla capacità negoziale.

Un altro ancora è il n° di accessi istituzionali alle OIG, da intendersi anche come reale strumento di

partecipazione ai processi decisionali delle istituzioni int.li. La tendenza delle ONG è quella di

estendere il raggio della loro operatività agli obbiettivi che rilevano per il sistema della politica

int.le, portando quindi le ONG a interagire con governi, diplomazie, agenzie intergovernative, ma

anche con le strutture multinazionali.

3. Lo status consultivo nel sistema delle UN C'è la possibilità per le ONG, in base agli

ordinamenti di talune OIG, di adottare lo status di organo consultivo, evidenziando la loro

importanza per il funzionamento delle OIG. Quindi lo status consultivo è sostanzialmente un

ricnoscimento di soggettività int.le funzionale, di importante rilievo politico. L'attribuzione dello

status consultivo comporta l'iscrizione delle ONG all'anagrafe della OIG, ottenendo quindi accesso

alla documentazione e alle riunioni dell'organizzazione, oltre che ricevere finanziamenti. In seno a

questo ruolo le ONG agiscono direttamente all'interno del sistema int.le, interagendo anche con gli

altri attori (Stati, OIG o altre ONG). La previsione dello status consultivo delle ONG risale al 1945,

in base all'art 71 della Carta delle UN, l'ECOSOC può prendere accordi per consultare le ONG

interessate alle questioni che rientrano nella sua competenza. Le relazioni tra ONU e ONG sono

disciplinate da una risoluzione del 1996, che ne modifica una del '68. Secondo questo atto

dell'ECOSOC, viene meno la distinzione tra ONG int.li e naz.li e permette a queste ultime di

ottenere direttamente lo status consultivo. Viene specificato che l'ECOSOC deve ammettere quali

ONG a status consultivo organizzazioni di tutte le regioni al fine di garantire la rappresentatività.

L'ECOSOC pone garanzie a favore del principio di trasparenza, infatti quando ad un'ONG viene

ritirato il suo ruolo consultivo, il Comitato ha obbligo di motivazione e l'ONG può esporre le sue

motivazioni al Comitato. Lo stesso principio vale per il sistema delle UN. Lo status consultivo può

essere di tipo generale o speciale. Un limite della risoluzione dell'ECOSOC si riscontra nel fatto che

sia stata confermata la natura intergovernativa del Comitato dell'ECOSOC, incaricato della materia

delle ONG, nonostante le pressioni di queste ultime per trasformarlo in una struttura autenticamente

sovranazionale e indipendente dagli Stati membri. Un altro grosso neo della risoluzione è quello

contenuto nel paragrafo 57, che prevede come giusta causa di ritiro dello status consultivo il

verificarsi di atti ingiustificati o comportamenti politicamente ispirati diretti contro gli Stati membri.

Ad ogni modo questa risoluzione contribuisce alla riforma democratica delle UN in quanto rafforza

l'autonomia delle ONG e il principio di democrazia int.le e pone una premessa al pieno esercizio

della partecipazione politica popolare nel sistema UN.

Le relazioni tra il Consiglio d'Europa e le Ong sono regolate da una risoluzione adottata nel 2003,

che disciplina il loro status partecipatorio. In base a questa risoluzione, le ONG hanno la possibilità

di presentare rapporti al Segretario Generale, ricevere i documenti pubblici dell'Assemblea

parlamentare, partecipare alle riunioni, presentare interventi orali o comunicazioni scritte alle

commissioni dell'Assemblea parlamentare. Oggi le oltre 400 ONG con status partecipativo sono

consultate dal Comitato dei Ministri e dall'Assemblea parlamentare e cooperano attivamente coi

comitati intergovernativi, le commissioni dell'Assemblea parlamentare e i vari organismi di

garanzia dei dir.um. Un altro importante contributo che le ONG danno è per l'elaborazione delle

convenzioni giuridiche promosse dal Consiglio d'Europa, oltre che per l'organizzazione di

campagne europee. Altro motivo di orgoglio è il riconoscimento della Convenzione europea sul

riconoscimento della personalità giuridica delle ONG adottata nel 1986 dal Consiglio d'Europa. Una

volta l'anno si riuniscono in una conferenza plenaria le varie ONG per indirizzare le strategie

d'azione. Altri incontri si effettuano per regolare i rapporti coi vari organismi del Consiglio

d'Europa.

4. Le ONG alle Conferenze mondiali delle Nazioni Unite Le conferenze mondiali delle UN degli

anni '90 rappresentano un momento di svolta nelle relazioni UN/ONG: queste conferenze offrono

l'opportunità alle ONG di essere visibili e agli Stati più piccoli di essere meglio rappresentati. Le

conferenze delle UN costituiscono una pratica di democrazia int.le e di esercizio della cittadinanza

nel sistema politico mondiale. Le conferenze vengono preparate da un Comitato composto dai

rappresentanti degli Stati membri, da agenzie specializzate e da ONG. Gli esiti delle conferenze

sono molteplici e riguardano la creazione di nuovi organismi, l'elaborazione di nuove politiche e di

nuove modalità d'azione (es. Conferenza del Messico = adozione convenzione per eliminazione

discriminazione donna). Nella risoluzione l'ECOSOC stabilisce che la partecipazione delle ONG è

bene accetta, ma non permette loro di partecipare ai negoziati, anche se le ONG, in seno al loro

ruolo consultivo, esercitano grande influenza. Le conferenze delle UN contribuiscono a promuovere

nuove conoscenze, a far crescere una cultura politica progettuale e a legittimare la partecipazione

delle ONG nel sistema int.le, a promuovere la creazione di nuove coalizioni politiche formate dai

diversi attori. Falk pensa che le ONG che lavorano con le UN abbiano iniziato una nuova era della

politica globale, dando adito al pensiero secondo cui l'effettività della partecipazione politica, per

essere tale, non dev'essere confinata ai governi.

5. Le ONG al Consiglio di Sicurezza: la "Arria formula" La Arria formula è un meccanismo

informale di consultazione delle ONG col CdS (1992 – ex Jugoslavia – ambasciatore Venezuela).

Da allora membri del CdS iniziarono contatti informali con le ONG che avevano informazioni utili

al lavoro del CdS. D'altro canto le ONG fondarono il Gruppo di lavoro delle ONG sul CdS per

meglio coordinare l'azione presso il CdS. Gli Arria Formula Meetings hanno assunto carattere

sistematico nel '94 durante la crisi in Ruanda quando varie ONG, che avevano capillare presenza

nel territorio, furono invitate dal Presidente del Consiglio a presentare ogni mattina le nuove

informazioni. Nuovo impulso al dialogo con le ONG si ebbe nel 97 sotto la presidenza di turno

USA e da allora tutte le presidenze comprese quelle degli Stati permanenti (che precedentemente si

erano opposte a questa nuova pratica) hanno incontri regolari coi rappresentanti dei gruppi di lavoro

delle ONG. In una nota formale del presidente del CdS del 2006 si evince che questi incontri sono

volti a migliorare le deliberazioni del CdS e che i membri del CdS sono d'accordo sul fatto che tali

incontri sono volti a migliorare i contatti con la società civile. Oggi, grazie all'Arria Formula, si è

sviluppato anche un importante contatto non solo con le ONG, ma anche con altri attori, come

delegazioni di alto livello di Stati membri dell'ONU non rappresentati nel CdS, con rappresentanti

di attori non statali, con leaders di territori non riconosciuti come Stati la cui situazione è

nell'agenda del CdS (2007 Arria Meeting con Fatmir Sejdiu, presidente del Kosovo). Sulla scia

dell'Arria Formula un altro organo delle UN ha avviato un dialogo con le ONG nel settore della

pace e sicurezza int.le: la Commissione per il Peace-Building, che riconoscono il contributo della

società civile in tutte le fasi del peace-building e ne incoraggiano la partecipazione. E' prevista la

possibilità per rappresentanti di ONG di fare interventi orali e comunicazioni scritte e di fornire

informazioni che contribuiscono al lavoro della Commissione. Per partecipare alle attività della

Commissione, le ONG devono aver un processo decisionale democratico e trasparente, operare in

aree rilevanti per la Commissione e riconoscere i princìpi delle UN.

6. Riconoscimenti di ruolo A sostegno del riconoscimento della personalità giuridica delle ONG

c'è da sempre l'union des associations internationales, UAI. Papisca ritiene che le organizzazioni

transnazionali debbano autonomamente crearsi il proprio ordinamento giuridico transnazionale

senza assoggettarsi all'iniziativa degli Stati. La tesi dell'UAI è stata recepita dal Consiglio d'Europa

che ha deliberato la grande Convenzione europea sul riconoscimento della personalità giuridica

delle ONG, entrata in vigore nel '91, il cui preambolo riconosce l'utilità delle attività delle ONG per

la comunità int.le in ambito scientifico, culturale, educativo, della carità e della salute, e

contribuiscono alla realizzazione degli scopi della Carta UN e dello statuto del Consiglio d'Europa.

L'art 2 dispone che la personalità giuridica di un'ONG, acquisita nello Stato in cui ha sede, sia

riconosciuta anche negli altri Stati. Per godere di ciò una ONG deve avere uno scopo non lucrativo

di utilità int.le e essere stata validamente creata da uno Stato parte, esercitare attività in almeno due

Stati parte. Un importante riconoscimento di ruolo è contenuto nel rapporto "Un'agenda per la

pace", preparato dal Segretario dell'UN Boutros Boutros-Ghali. In questo rapporto le ONG sono

chiamate a svolgere funzioni nelle operazioni di diplomazia preventiva e di mantenimento della

pace, materie che erano tradizionalmente affidate alla high politics. Il Segretario evidenzia anche

l'importanza della presenza sul campo del personale civile, oltre che di quello militare e quindi

chiede aiuto anche alle ONG per la formazione di tale personale. La sfida pedagogica lanciata alle

ONG consiste nell'introdurre la cultura della pace positiva, azione che le ONG hanno già intrapreso,

essendo direttamente coinvolte nella formazione del personale di monitoraggio dei dir.um, delle

UN, OSCE, UE. Anche il successore di Boutros Boutros-Ghali, Kofi Annan, assegna alle ONG la

strategia del global compact, cioè seminare nel campo dell'economia e dell'impresa la cultura dei

dir.um. Un alto riconoscimento è quello contenuto nell'accordo di pace sull'Ex-Jugoslavia stipulato

a Dayton, dove le ONG sono considerate attori rilevanti per la costruzione della pace,

coinvolgendole ufficialmente estendendo il loro lavoro a tutti i settori operativi, fatta eccezione di

quelli di natura strettamente militare. Per la prima volta sono ufficialmente chiamate a dare un

contributo diretto alla messa in opera dei princìpi del diritto int.le dei dir.um.

Un altro riconoscimento è contenuto in una risoluzione del 1993 del CdS con cui viene approvato lo

statuto del Tribunale Int.le ad hoc per la Ex-Jugoslavia: anche alle ONG viene chiesto di assicurare

alla giustizia coloro che hanno commesso crimini di guerra o contro l'umanità.

Un espresso richiamo alle ONG figura anche nello statuto del Tribunale Int.le, dove si dice che il

procuratore inizierà le indagini sulla base di informazioni ottenute da governi, organi UN, OIG o

ONG. Anche la Corte Penale Int.le fa riferimento alle ONG, dicendo che può servirsene come

ausilio per gli organi della Corte. Le ONG inoltre possono partecipare alle riunioni dell'assemblea,

ricevere copie dei documenti ufficiali, fare interventi. Quindi le ONG vedono il loro campo d'azione

allargato. Le ONG sono riconosciute come necessarie anche dalla Coalition for an Intl Criminal

Court, sottolineando quindi il loro grande e fondamentale contributo, anche in campi come la

giustizia penale internazionale.

7. Le aperture del rapporto Cardoso Nonostante i dati positivi sullo sviluppo delle relazioni tra

ONG e UN, il regime di consultazione è in una condizione di sofferenza. Le risorse messe a

disposizione alle Ong sono spesso insufficienti per partecipare agli incontri UN e molti governi

inoltre sono diffidenti di fronte alle richieste delle ONG di avere più spazio all'interno delle

discussioni. Talvolta si riscontra disaccordo tra stati e ONG su alcune aree tematiche, a partire da

quella dei dir uma, un attrito che si acuisce durante le sessioni del Consiglio dir uma. Possono

esserci scontri tra ONG nazionali e internz, a proposito del crescente numero delle prime ammesse

al regime di status consultivo: si riporta in questi casi che questo tipo di ONG ha limitate basi

popolari e c'è il rischio che possa essere influenzato dai governi. Di fronte a queste difficoltà il

Segretario Generale delle UN nel 2003 ha istituito il Panel of eminent persons on UN Relations

with civil society, che l'anno dopo ha presentato il "Rapporto Cardoso", che delinea la necessità di

rivedere le pratiche relative alla partecipazione delle ONG alle discussioni delle UN, identificare

migliori pratiche di interazione con le ONG, individuare modi per facilitare l'accesso degli attori

della società civile dei paesi in via di sviluppo, rivedere l'organizzazione interna del segretariato per

assicurare una gestione più efficace delle relazioni con le ONG. Le 30 raccomandazioni del

Rapporto prevedono alcune idee di fondo: la prima è che di fronte alla globalizzazione della

politica le principali istituzioni della democrazia rappresentativa hanno mantenuto scarsa influenza

sulle questioni di governance globale, mentre è cresciuta la pratica della democrazia partecipativa a

livello internz; una seconda considerazione si basa sul fatto che l'agenda non dev'essere più dettata

dai governi ma, in vista della human governance, il ruolo della società civile risulta una necessità.

Il Rapporto Cardoso ha riaperto all'interno delle NU e nella comunità delle ONG il dibattito

progettuale sul futuro delle relazioni UN/ONG nell'era della globalizzazione e dei dir uma, della

democrazia e della sicurezza umana. Un rilievo politicamente significativo assumo le proposte

intese a istituzionalizzare il dialogo delle ONG con l'AG e il CdS, coi parlamenti nazionali e gli enti

di governo locali e regionali. Il Rapporto presenta comunque anche alcuni aspetti negativi, per

esempio il fatto che si ponga l'attenzione più sul coordinamento delle procedure sullo status

consultivo che su un ipotetico ruolo co-decisionale, almeno in alcuni ambiti come i dir uma dove

l'importanza delle ONG è universalmente riconosciuta. Si segnala inoltre che il Rapporto non mette

in discussione la natura intergovernativa del Comitato preposto alla selezione delle richieste di

status consultivo da parte delle ONG e della loro sospensione o ritiro, contrariamente a quanto

richiesto dalle stesse di trasformare il Comitato in un organo sopranazionale. Il limite maggiore è

secondo Mascia il fatto che nel Rapporto non ci sia un progetto di revisione della Risoluzione che

disciplina lo status consultivo delle ONG:. Ad ogni modo, l'approccio delle UN al dialogo con le

ONG risultsa progressista, di governance aperta.

8. Il potere delle ONG: valori, idee, reti Il potere delle Ong risulta essere un potere

non-economico, anche se alcune possiedono risorse finanziarie, queste non sono strumentali e

finalizzate; è un potere non-militare, non-violento nel senso gandhiano, una non violenza attiva

basata sulla denuncia e sulla resistenza. Il potere delle ONG si sostanzia essenzialmente di valori di

idee, che traduce la capacità di condizionare il comportamento dei centri di potere politico, facendo

leva sui valori universali quali diritti umani, pace, solidarietà, intesi come "obiettivi" dalle ONG. La

progettualità e la creatività, derivanti dallo idea power che caratterizza le ONG risultano essere le

dimensioni qualificanti del potere delle ONG. Per far sì che le istituzioni pubbliche recepiscano le

istanze dell'etica nei confronti della politica, le ONG scelgono come via quella della partecipazione

popolare al funzionamento delle istituzioni internz, mirano quindi alla trasformazione democratica

di queste.

Se la dimensione di interdipendenza planetaria mette in crisi il sistema di governance degli stati, al

contempo favorisce l'azione delle ONG, rendendole sempre più compatibili al sistema mondiale.

Per loro stessa natura le ONG sono propense a convivere con gli altri attori del sistema internz, fatta

eccezione per le multinazionali economiche per le quali pongono riserve e sospetti.

L'evoluzione del ruolo delle ONG nel sistema della politica internz si riassume nei seguenti termini:

-le ONG mostrano propensione ad aggregarsi fra di loro in aree di intervento;

-cresce la partecipazione delle ONG alle Conferenze mondiali delle NU;

-aumenta l'attenzione delle ONG per i problemi per i problemi di efficienza e di qualità democratica

delle OIG;

-gli atti delle OIG affiancano agli stati le ONG idonee per perseguire i fini della cooperazione

internz, in campi che comprendono anche la legalità e la sicurezza;

-aumenta la rivendicazione delle ONG nei processi di decision-making.

9. La networked governance E' importante definire tre termini che ricorrono negli ambienti di

società civile globale: campagna, network, accountability.

Campagna: insieme di attività fra di loro collegate, condotte da una pluralità di attori che

convergono, all'interno di una rete di associazioni, su un obiettivo comune e lo perseguono

mediante l'utilizzo intensivo di strumenti di comunicazione e sensibilizzazione. Ciò che caratterizza

le campagne è la specificità dell'obiettivo, la costanza nel proporlo a strutture d'autorità ben

individuate, il rapporto sempre più stretto con tali strutture.

Network: coordinamenti strutturati in funzione dell'efficacia della militanza transnazionale di

società civile. Si distinguono dalle campagne per il fatto che privilegiano l'aspetto relazionale fra i

partecipanti rispetto all'azione congiunta rivolta all'esterno. Il network è particolarmente funzionale

alla realizzazione di una campagna, perchè le offre perchè le offre una preordinata base strutturata

in via permanente. I network di società civile sono da considerare come altrettanti "spazi politici"

nei quali una pluralità di attori agiscono sulla base di sofisticate strategie politiche e nella

consapevolezza che gli individui e i gruppi organizzati possono far la differenza. I network agiscono

mediante l'informazione, ovvero produrre un'informaz corretta atta ad essere usata politicamente

negli ambietti dove potrebbe avere un impatto significativo, simbologia, utilizzando simboli per

dare significato a situazioni che sono viste come troppo lontane; leveraggio, cioè l'avvalersi di

attori potenti capaci di influire in una determinata situazione; responsabilità, sforzo per far sì che

questi attori potenti mantengano fede agli impegni presi.

Accountability: è il concetto di "affidabilità", e correttezza morale e legale di comportamento di un

determinato attore. È un requisito sempre più ricorrente nei processi di valutazione della qualità

degli attori politici. Si può misurare considerando il livello di trasparenza che caratterizza il

funzionamento di un network. Quanto più questo è organizzato sulla base di sistemi di

certificazione o di auto-regolamentazione, tanto più alto è il grado di accountability. Nel mondo

delle formazioni di società civile si estende comunque la consapevolezza di trovare rapidamente

modalità condivise di accountability tali da accrescere la loro credibilità pubblica e quindi il loro


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Riassunto per l'esame di Relazioni Internazionali, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Le Relazioni Internazionali nell'Era dell'Interdipendenza e dei Diritti Umani di Mascia e Papisca. Gli argomenti trattati sono i seguenti: gli attori collettivi: popoli e minoranze, le Organizzazioni intergovernative, i "regimi internazionali", l'approccio della global governance.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche, relazioni internazionali, diritti umani
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher enn00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Mascia Marco.

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