CAPITOLO PRIMO - TEORIE DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI
"Approccio" è il termine che indica il particolare angolo visuale dal quale si muove lo studioso nel
delimitare il campo della sua indagine, nello scegliere gli strumenti metodologici e le tecniche di
rilevazione e controllo dei dati del reale. L'attuale fase si caratterizza per la ricerca di nuovi
paradigmi che superino il riduttivismo e il determinismo del filone statocentrico.
Paradigma statocentrico Questo paradigma sta al centro del filone realista. Cos'è il filone realista?
È quell'ottica, dalla quale si vedono le relazioni internazionali, che pecca di riduttivismo per
esempio perchè sostiene l'esclusivo protagonismo degli stati nelle dinamiche delle relazioni
internazionali, escludendo quindi l'organizzazione internazionale intergovernativa (es: Onu, Ue),
trascurando i processi di queste organizzazioni che influiscono sull'azione degli stati. Questo
visione è criticata da Galtung, che l'accusa di cecità perchè ci si fissa solo sugli stati e si escludono
gli altri attori. Si tende inoltre ad escludere l'associazionismo internazionale, che sarebbe solo
socialmente e non politicamente influente. Il paradigma statocentrico si fonda sull'assunto che il
mondo è anarchico e politicamente frammentato, si basa sul sistema di Westfalia dove ogni stato
risulta superiorem non recognoscens. Alla base del realismo sta una concezione pessimista della
natura umana, l'uomo è naturalmente egoista e violento e gli stati sono peggiori degli individui
che ne fanno parte. La politica internazionale quindi non potrà che essere conflittuale. Il realismo
riduce tutto alla difesa dell'interesse nazionale, da perseguire attraverso l'incremento dei margini
di sicurezza dello stato. L'approccio realista non prende in considerazione l'interdipendenza
economica globale e i processi di mutamento, perchè dovrebbe ammettere l'esistenza di attori
diversi dagli stati. Per il realismo, la struttura dei rapporti interstatali è quella dell'equilibrio di
potenza, mediante l'uso o la minaccia dell'uso della forza: in quest'ottica nessun attore, da solo o con
alleanze, potrà dominare gli altri. Nel realismo emergono due scuole di pensiero, l'una pensa che
l'equilibrio di potenza sia il risultato di un processo volontaristico determinato dalle principali
potenze, l'altro (che si riconosce nel realismo strutturale o neorealismo) pensa che sia la
conseguenza spontanea di logiche che prescindono dalla volontà degli stati. All'interno dell'ottica
realista stanno gi studi sull'egemonia, secondo i quali "quanto più il potere è concentrato nella
potenza egemone tanto più è stabile il sistema internazionale". Quindi più è evidente la disparità
nella distribuzione di potenza, minore è la possibilità del ricorso alla guerra, che è tra l'altro il modo
in cui avvengono le successioni tra potenze egemoni. Un altro tema studiato dai realisti è quello
della geopolitica, definita come "lo studio delle relazioni che esistono tra il condurre una politica di
potenza e il quadro geografico in cui avviene". Molti pensano infatti che esista una connessione tra
realismo e geopolitica, dato che quest'ultima condivide gli assunti del realismo politico. I realisti
considerano la geopolitica come la configurazione nello spazio della distribuzione del potere.
Attraverso una "sistemizzazione" aggiornata dei postulati del realismo, si giunge alla concezione
del neorealismo, che evita alcuni assunti brutali del realismo (uomo egoista), ponendo l'attenzione
sulla struttura del sistema e non più sui comportamenti delle unità. Per il neorealismo la struttura del
sistema internazionale è anarchica e immodificabile, è costante, le relazioni internazionali si
modificano raramente. Il perdurante carattere anarchico spiega l'uguaglianza del sistema
internazionale nei vari millenni. È la struttura del sistema a prevalere nei comportamenti dei
soggetti. Ci saranno numerose critiche a questo tipo di approccio, non è più questione di aggiungere
nuovi attori ai vecchi, ma di concettualizzare il concetto di attore.
Paradigma del mutamento globale Questo filone si inserisce nella tradizione idealista. Gli uomini
formano una società globale e la guerra non inerisce alla loro natura, è solo il prodotto della cultura
propria dell'organizzazione politica del mondo. Quindi si dovrebbe smantellare questa cultura e la
sua relativa struttura politica, e sostituirla con un ordine int.le che si ispiri ad altri principi. Questo
approccio, che passa dagli stoici alla Respublica Christianorum fino ad arrivare a Kant, viene
ripreso all'inizio del XX sec, gli esponenti più importanti sono Webster e Zimmern: quest'ultimo
asserirà che l'interdipendenza è la norma della vita moderna, paragonando il sistema di relazioni al
sistema nervoso. Webster invece sostiene che la disciplina delle Rel. Int. ha un compito
prevalentemente prescrittivo, e deve mirare alla promozione della pace. Sostanzialmente si vedono
le rel int sotto un'ottica umanocentrica e di utilità sociale, ove si tenda ad influire sul
comportamento dei politici affinchè la diplomazia cessi di essere segreta e gli affari internazionali si
discutano alla luce del sole.
La cultura idealista ispira, nella seconda metà del XX secolo, il paradigma della global society nel
cui ambito si sviluppano diversi approcci, che hanno un obiettivo prescrittivo: modellare una società
globale sulla base di genuini valori umani. L'area dei problemi da analizzare è quella del "global
social change", e l'obiettivo è la descrizione e la spiegazione dei processi che portano alla
formazione di una comunità mondiale. La filosofia complessiva è che problemi mondiali richiedono
soluzioni proporzionate, cioè soluzioni mondiali. C'è chi muove critiche a questo paradigma,
dicendo che questo non è un paradigma alternativo ma costituisce solo una modesta sfida alla
tradizione classica. Per sfidare realmente il paradigma statocentrico la questione non è se siano
necessari meri adattamenti, ma se bisogna costruire nuovi paradigmi. Ma i critici dicendo che il
filone teorizzante della società globale non è ancora un paradigma, non prendono in considerazione
la robusta parte prescrittiva che fa l'identità di tale filone.
Approccio WOMP (World Order Models Project)
Questa scuola di pensiero condivide l'assunto che lo stato di sofferenza dell'umanità è provocato da
quattro problemi principali: guerra, povertà, ingiustizia sociale e inquinamento ambientale. È
necessario inoltre che la politica si orienti al soddisfacimento dei bisogni umani; si stabilisce inoltre
che sono insufficienti le tradizionali categorie concettuali, quelle cioè delle relazioni statualistiche,
in ordine alla lettura della attuale realtà internazionale.
L'assunto di questo approccio è che gli individui formano una società globale, la guerra non inerisce
alla cultura umana (come sostengono i realisti) ma è il prodotto della cultura dell'organizzazione
frammentata del mondo. All'origine della crisi sta fondamentalmente la struttura mondiale, cui
inerisce direttamente la violenza.
Per risolvere il problema guerra bisognerebbe smantellarne la cultura e la relativa struttura politica e
sostituirle con un ordine internazionale basato su principi di umana solidarietà.
Il lavoro del WOMP si è sviluppato nell’arco di cinque anni attraverso una
serie di conferenze internazionali dedicate allo studio e all’analisi di tutti quei fenomeni sociali che
evidenziano l’emergere di una
società civile globale)
Come per gli altri contributi del filone WOMP, anche per la teoria di Galtung il percorso di analisi
si articola nei momenti della descrizione, della prognosi, della previsione e della prescrizione,
quest'ultima collegata ai risultati diagnostici relativi al mondo reale. Il focus è decisamente
sistemico, si adotta una global perspective, ma l'analisi dei vari momenti teoretici è multilivellata,
dal singolo essere umano al mondo.
Approccio "obiettivi societari" Secondo Marcel Merle, un teorico della materia, i dati della realtà
internazionale possono sintetizzarsi nei seguenti concetti:
a) le relazioni internazionali non costituiscono un'attività separata e estranea, dato che c'è un flusso
di comunicazioni dirette tra persone e tra società che appartengono a collettività politiche diverse.
b) ci sono obiettivi nuovi, che Merle chiama "societari", non conseguibili senza uno sforzo
collettivo di cooperazione e solidarietà.
c) le relazioni internazionali si caratterizzano per un rilevante grado di complessità che investe tutti
i settori e tutti i livelli dell'attività sociale.
Merle fa notare che il mondo ha cominciato a mutare nell'ultima metà del XX secolo, a causa
dell'universalità reale delle relazioni internazionali (entrata Usa e Giappone e nascita di 100 stati) e
a causa della chiusura dello spazio fisico (occupazione di tutte le terre), politico (statizzazione delle
comunità umane) e economico (esaurimento di risorse).
Secondo Merle lo stato nazione è in crisi, dove per crisi si intende la fine del potere dello stato di
controllare tutto ciò che sta al suo interno. La fine del potere dello stato è provocata da due fattori:
a)smantellamento dello spazio delle sovranità statali, dovuto all'interdipendenza e al liberalismo;
b)fine del monopolio governativo nella gestione degli affari int.li con l'entrata di altri soggetti
interni ed esterni.
Merle prende in considerazione del seguenti ipotesi sul futuro degli stati:
-sparizione
-fusione
-crispazione (più potere dello stato per controllare le crisi)
-competizione
Approccio "democrazia internazionale" L'assunto di fondo è triplice: 1) la democratizzazione di
istituzioni, procedure e politiche di global governance è fattore causativo e condizionante rispetto ai
processi di pacificazione e alle politiche di human development, human security, eguaglianza di
genere, bìnonchè alle istituzioni e procedure di garanzia dei diritti internazionalmente riconosciuti;
2) per parlare di democrazia o democratizzazione si deve fare un riferimento ad ambiti istituzionali
che ne consentano la realizzazione: la grossa sfida sta nel far sì che gli ambienti istituzionali si
rendano idonei e recepire la pratica della democrazia; 3) il potenziamento di Onu e simili
presuppone più legittimazione diretta degli organi che decidono in sede sopranazionale e più
partecipazione popolare alle loro decisioni. L'iniezione della pratica democratica nel sistema
istituzionale internazionale è l'unico modo per rompere il monopolio inter-governativo, a tendenza
sempre più verticistica, della politica internazionale. Per democratizzazione del sistema politico
internazionale si intende la messa in opera di forme di legittimazione e di partecipazione politica
popolare al funzionamento delle istituzioni internazionali. In questo processo quindi gli attori sono i
popoli. Democratizzare le istituzioni internazionale è oggi possibile, c'è urgenza di democrazia
internazionale per colmare il deficit qualitativo e quantitativo di governance di cui stanno dando
prova i governi degli stati e conseguentemente le loro agenzie intergovernative. La democrazia non
la si dovrebbe "imporre" ma nasce dalla pratica del confronto nelle sedi istituzionali multilaterali,,
con la partecipazione delle formazioni di società civile globale. All'interno del filone analitico del
mutamento, questo approccio si interroga sull'utilità sociale delle discipline politologiche e delle
Relazioni internazionali. Si fa ricorso all'analogia tra patologia umana e guerra, e a tal proposito si
propone che il politologo deve aiutare a capire come si possa superare la struttura belligena del
sistema internazionale, cosiccome lo scienziato della medicina deve proporre soluzioni per
debellare la malattia. Il politologo deve aiutare a comprendere la logica del sistema statocentrico
dove la guerra inerisce alla natura umana, quindi fornire elementi utili a individuare quelle
potenzialità idonee a favorire processi di mutamento. Queste possibilità vengono definite interstizi,
-interstizi "legittimazione di status" (art.28 DUDU – stato consultivo ONG – Dichiarazione UN
sugli human rights defenders)
-interstizi "embrioni di sopranazionalità" (Corte penale int.le, Corti regionali per DU, Comitati per
le Convenzioni sui DU)
-interstizi "embrioni di democrazia internazionale" (Parlamento europeo, Conferenze mondiali UN,
assemblee parlamentari OSCE,
In presenza di queste potenzialità reali di mutamento, si asserisce che il sistema non è bloccato ed è
possibile ipotizzare la costruzione di un nuovo ordine internazionale anche in assenza di una guerra
mondiale. Chi sono gli attori orientati al mutamento? Le ONG e i movimenti solidaristici
transnazionali. Qual è la strategia di mutamento democratico? Si articola in due piste operative,
"l'incuneamento interstiziale" e "la costituente per un nuovo ordine internazionale democratico",
NOID. Come ambito operativo per la strategia dell'incuneamento interstiziale viene privilegiato il
sistema delle UN al cui interno coesistono interstizi, attori del mutamento (ONG) e attori della
conservazione (stati). Tra gli interstizi quello più importante per il proprio potenziale di mutamento
è il sistema di norme giuridiche e garanzie internazionali dei DU, cioè il nuovo diritto int.le. Attorno
ad esso si è innescato un processo di rivoluzione culturale non violenta volta a raggiungere il
mutamento strutturale del sistema della politica internazionale.
La pratica della democrazia int.le intesa come legittimazione quanto più diretta possibile delle
istituzioni int.li e come partecipazione politica popolare al loro funzionamento, è variabile
indipendente rispetto al processo di pace positiva, e non viceversa.
Approccio della statualità sostenibile Condivide coi paradigmi della global governance e della
democrazia internazionale gli assunti: incapacità di prestazione della struttura statocentrica,
riferimento al paradigma dei diritti umani quale paramentro per la trasformazione umanocentrica
del sistema. Diagnosi: critica della vecchia forma di stato:
-il vecchio stato non è più in grado di gestire in via esclusiva i contenuti della statualità, non ha più
il monopolio di fare le leggi → al di sopra di esso esistono strutture d'autorità che fanno leggi e
battono moneta (regolamenti Ue, euro), che talvolta adottano decisioni vincolanti anche in ambito
militare. È infranto il vecchio modello di stato e il monopolio della statualità.
-crisi della democrazia, la democrazia infatti non può più essere ristretta ai confini nazionali,
sarebbe insufficiente, La democrazia deve essere estesa ad ambiti più dilatati, all'esterno dello stato,
dove le grandi decisioni vengono prese.
Secondo questo approccio, il diritto internazionale dei diritti umani, insieme al principio di
sussidiarietà, è la bussola con cui procedere a devolvere e distribuire funzioni e strutture di statualità
pacifica e democratica lungo la scala della statualità sostenibile, che ha come polo iniziale la città,
poi la regione, lo stato e le istituzioni sopranazionali.
I più importanti indicatori di statualità sostenibile sono:
→ riconoscimento esplicito nelle carte costituzionali del primato del diritto internazionale dei diritti
umani
→ il rafforzamento dei principi dello stato di diritto nell'ottica della loro interdipendenza e
indissociabilità rispetto alle esigenze dello stato sociale: tutti i diritti umani sono infatti tra loro
interdipendenti e indivisibili
→ la realizzazioe di forme di ampia autonomia funzionale, che comporta l'applicazione del
principio del pluralismo nei confronti di partiti e sindacati e delle formazioni di società civile
→ la realizzazione di forme di autonomia territoriale, cioè più funzioni a comuni, provincie, Lander
→ l'applicazione del principio del pluralismo d'impresa, così facendo si consente di arginare la
concentrazione di potere in capo alle imprese multinazionali
→ l'appartenenza attiva a sistemi sopranazionali di sicurezza collettiva
Approccio della global governance "Governance" dev'essere intesa come processo ordinatore o di
controllo, piuttosto che come istituzione che comanda. Questo approccio parte dalla diagnosi di
crescente ingovernabilità che investe i vari Stati sovrani nel contesto dell'interdipendenza mondiale.
Questa ingovernabilità deriva dall'incapacità dello Stato tradizionale di adattarsi alle mutate
condizioni del sistema mondo, senza rinunciare a ciò che giustifica la sua esistenza come entità
politica indipendente (io stato posso adattarmi ai cambiamenti solo mantenendo le strutture che
fanno di me un'entità politica indipendente). Secondo la Commision on Global Governance, il
concetto di governance è "la somma delle molte vie attraverso le quali gli individui e le istituzioni –
pubbliche e private – conducono i loro affari comuni. E' un processo continuativo mediante il quale
interessi confliggenti possono essere composti e un'azione cooperativa può essere
intrapresa".L'accezione di governance è concepita in termini di relazionalità, dove gli attori
fondamentali sono i controllori che agiscono per modificare e orientare il comportamento dei
controllati, i quali o si adeguano o resistono. Stando a queste definizioni ci può essere governance
anche senza gove
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