Quinto criterio: come è possibile comprendere un contesto internazionale
Dal sistema alla società internazionale
Ora a fianco del concetto di “Sistema internazionale” Concetto di “Società internazionale” (Adoperato da Bull).
Si è soliti ritenere che le istituzioni siano legate a un Leviatano che le genera = Diritto Positivo = Posto da qualcuno in altri contesti. Quindi cosa accade quando l’autorità non c’è, come nel sistema anarchico internazionale? (Questa la domanda da cui parte Bull)
- Realismo più ortodosso: (Waltz) = in un contesto anarchico le istituzioni non servono a nulla, non hanno una forza propria.
- Analogia domestica: guardare l’anarchia internazionale come Hobbes guarda lo Stato di Natura (Idea criticata da Bull).
Secondo sia Bull che Schmitt non è necessario avere un’autorità per avere delle istituzioni.
Carl Schmitt e Jus Publicum Europaeum
- Parla di Jus Publicum Europaeum: guarda all’insieme delle istituzioni tenute insieme dal diritto internazionale.
- Realismo estremo: Politica = Conflitto. Nemico-amico: costruisce attorno a questa dicotomia la stessa nozione di politico.
- Ma ricostruisce la storia delle relazioni internazionali moderne centrata sul diritto e sua capacità di “razionalizzare e umanizzare” la competizione.
- Sistema internazionale europeo come unità di spazio e istituzioni (JPE come Nomos).
- Guerra = da un lato è prodotto dell’anarchia ma non per questo deve necessariamente essere sregolata. Obiettivo fondamentale: non negare la guerra, ma darle una forma.
H. Bull e la scuola inglese
Concetto di “Società internazionale”
- Premesse realiste ma con una novità (che è l’elemento di frattura nel dibattito politico internazionale)= Bull parte dalla nozione di anarchia si Locke e riconosce la possibilità che l’anarchia non produca sempre lo stesso esito né che ci sia sempre necessariamente un conflitto.
- Punto di partenza: riconoscimento del sistema internazionale come insieme di interdipendenze diplomatiche e strategiche.
- Concetto di Società Internazionale: il sistema diventa una società internazionale ogni volta che gli Stati (O le comunità politiche indipendenti) giungono a essere “consapevoli di certi interessi e valori comuni e si considerino legati da un insieme comune di regole nelle loro relazioni reciproche”.
- Società internazionale e le sue istituzioni come elemento di continuità storica.
Rapporto tra sistema e società internazionale
Sistema = nozione che viene impiegata dalla seconda metà del 600. Nasce dalla consapevolezza dell’interdipendenza (diplomatica, bellica, economica).
Società = Occorre avere dei requisiti comuni. Necessaria la condivisione di norme e principi.
- Non ci può essere società senza sistema: è necessario che PRIMA ci sia una rete di interdipendenza e poi si può sviluppare una società.
- Può esserci Sistema senza Società. Il sistema non produce necessariamente, ma suggerisce, la società questo è il motivo per cui Schmitt vede gli USA come elemento di disturbo: non appartengono al recinto (=sistema) ma possono entrare e uscire quando vogliono. Se rapporti occasionali si è più incentivati a violare le regole.
Gli studiosi inglesi trattano la storia da fine ‘500 secondo il concetto che ci può essere sistema senza società. La realtà di interdipendenze non è ancora trasformata in società. Lo stesso vale per il nostro contesto storico: Bull e Schmitt ritengono che ci può essere una sorta di regressione: se le regole sociali sono state stabilite possono venire a mancare. Omogeneità ed Eterogeneità = anche all’interno di uno stesso contesto storico non è detto che i confini di sistema e di società siano gli stessi. (Generalmente il sistema li ha maggiori).
- Dove c’è omogeneità culturale è più facile convenire in società. Es: Società ellenica: i Persiani a quel tempo erano ovunque. La Persia faceva parte del sistema ma non della società.
- Relazioni tra Impero Ottomano e Stati Europei: Impero Ottomano non viene ammesso a godere dei diritti e doveri dello ius europeo fino alla Guerra di Crimea.
- Oggi: Corea del Nord, Iran, Al-Qaeda fanno parte del Sistema Internazionale, ma quando parliamo di comunità internazionale non includiamo questi attori. Anzi, vediamo la società internazionale in contrapposizione ad essi.
Nuova classificazione dei contesti internazionali ad opera di B. Buzan
- Anarchie Immature = S.I. anarchico privo di governo e di istituzioni, gli attori competono tra loro e non sono legati da alcuna forma = non c’è nemmeno disponibilità al riconoscimento reciproco. Es: caso Medio Oriente: non c’è modo di limitare i conflitti.
- Anarchie Mature = Grado di istituzionalizzazione molto alto. Es: contesto europeo = conflittualità mediata dalle istituzioni.
Le istituzioni della società internazionale
Sulla base del riconoscimento si creano delle regole comuni, delle istituzioni.
Istituzioni primarie o costitutive
Sono quelle che interessano Bull: tengono insieme la convivenza internazionale moderna. Queste istituzioni sono alla base di tutte le altre e sono le prime, di lungo periodo.
- Prima istituzione: Principio di Sovranità. È l’istituzione che prescrive chi sono i soggetti e definisce la natura della convivenza. La Sovranità è un requisito necessario per entrare a far parte della società, è la soglia d’accesso. Problema = non c’è più consenso sull’eccezionale importanza della sovranità. C’è chi pensa che sia la Democrazia. Nella sovranità è implicito un contenuto di reciprocità: io sono sovrano, ma anche tu lo sei quindi hai diritto ai miei stessi diritti. Nell’anarchia di Hobbes per essere soggetti è necessario avere il potere per distruggere gli altri. Nella società internazionale il potere è mitigato dal diritto. Ad oggi il contenuto fondamentale della sovranità è lo Ius Belli: legittimità alla forza. Ogni volta che cambiano i soggetti titolari cambia la natura del S.I. Le istituzioni per mantenere l’ordine e fare fronte ai cambiamenti che avvengono in una convivenza di questo tipo sono sotto il Principio di sovranità. Servono a: mantenere l’ordine, cioè garantire gli obiettivi primari (controllare la violenza, garantire il possesso), far fronte ai mutamenti, evitare che il modello di convivenza internazionale non frani.
- L’Equilibrio come Istituzione: ciò che consente al Sistema di sopravvivere, evitando lo spettro della monarchia universale. L’Equilibrio diventa non solo un obiettivo dei singoli attori, ma una vera e propria istituzione. Dalla pace di Utrecht (1713) tutte le paci sono in nome dell’equilibrio, ma anche le guerre diventano un’istituzione.
- Sistema delle conferenze internazionali: ciò che consente di amministrare il sistema di stati, malgrado l’assenza di governo.
- Diplomazia: istituzioni necessarie ad assicurare e facilitare la comunicazione. Nello Stato di natura di Hobbes gli uomini non comunicano. Diplomazia permanente = sistema di rappresentanze dettate da una serie di immunità.
- Diritto Internazionale: istituzioni necessarie a limitare la competizione.
- Guerra limitata: istituzione diretta ad evitare che la competizione, una volta esplosa, possa minare le fondamenta della convivenza successiva. Per Schmitt: Guerra = protagonista. Per Bull: Guerra = solo una delle istituzioni costitutive, ma ne è dubbioso. La guerra finisce per essere luogo di confluenza di due concetti opposti: Guerra come conseguenza dell’autodifesa, Guerra limitata: Due gruppi di limitazioni: Ius ad bellum = chi ha diritto a fare la guerra? Domanda che per Hobbes non aveva senso, tutti si prendono il diritto. Fino a qualche decennio fa: idea che solo gli Stati ne avessero il diritto e in egual misura. Segreto del funzionamento: rimozione esplicita del problema della giustizia: non mi interessa che ci siano Stati giusti/non giusti o soggetti giusti/non giusti, gli stati e solo essi hanno il diritto, punto. Posso ricorrere alla guerra solo a determinate condizioni!
- Ius in bello = Che cosa è lecito e che cosa non lo è in guerra? La società internazionale moderna ha cercato di porre delle regole restrittive (vietare l’uso di armi chimiche, vietare mine persone). Si pongono dei limiti spaziali e temporali: es = non è lecito colpire ospedali, mercati e tutti quei luoghi da cui dipende la sopravvivenza post war. Principio di immunità degli inermi. Bull e Schmitt vedono nel 900 la catastrofe perché tutte queste restrizioni non sono rispettate con la Guerra Totale. Spesso ci si ferma a questa ripartizione ma le norme di entrambe presuppongono una norma che permette di definire cosa sia la guerra, come si differenzi da tutte le altre forme di violenza e soprattutto sapere quando si è in pace e quando in guerra.
Istituzioni secondarie: regimi e organizzazioni internazionali
Queste istituzioni coprono l’intero arco della storia moderna. Presuppongono che la situazione sia già regolata: vengono dopo, dal punto di vista storico.
- Primo fattore di sviluppo: idea che mano a mano che il mondo si unisce sia necessario pensare a delle organizzazioni comuni per gestire insieme questioni altrimenti difficilmente gestibili. (Organizzazione postale fu la prima a nascere). L’orizzonte stato centrico posto dalla pace di Vestfalia comincia ad essere visto come un problema.
- Secondo fattore di sviluppo: sorge da un colossale fallimento = 1GM: avvertita come una dimostrazione che tutte le istituzioni hanno mancato la prova decisiva. 1GM avvertita come un fallimento istituzionale, guerra che sfugge al controllo degli Stati. 1GM: allunga ombre di legittimità su due istituzioni chiave: Diplomazia: dopo la guerra è percepita come fattore di scatenamento conflitti. (Secondo Bull da qui l’istituzione diplomatica non si riprende più). Guerra Limitata: prova sul campo che la guerra limitata non tiene più. Dopo il 1945 quasi impudente pensare la guerra come istituzione. 2GM: colpo finale. C’è anche il genocidio scuote il modello vestfaliano nella norma fondamentale della sovranità. Già con la carta UN si introduce tensione tra ciò che resta del diritto di sovranità e i principi ingerenti: non è irrilevante che gli attori si giustifichino attraverso questo crinale giuridico: sovranità vs diritto umano (caso Siria).
Da alcuni decenni a questa parte proliferazione istituzionale= UE, Istituzioni universalistiche= NATO, istituzioni Settoriali= WTO norme di principi su cui convergono le aspettative. Ciò che le istituzioni secondarie hanno in comune:
- Recenti e non secolari e costitutive.
- Rapporto più controverso col principio di sovranità = muovono dalla sua erosione.
- Concezione della convivenza internazionale Modello vestfaliano = considerava la pluralità politica come una garanzia per non ricadere nelle monarchie. Le istituzioni secondarie vedono nella pluralità degli stati un problema, conflitto latente tra gli stati.
- Che cosa ha comportato per il modello di convivenza lo sviluppo delle istituzioni? Risposta delle teorie istituzionaliste più recenti: 900 = secolo di progresso istituzionale cresciuto al punto tale da mettere in discussione l’anarchia.
Soluzione alternativa proposta da Schmitt: 900 = sradicamento istituzionale. Declino + crollo delle istituzioni. Secondo S. tutte le istituzioni sorte non possono compensare la perdita dell’istituzione della guerra. Soluzione della Scuola Inglese: Bull = 900 = Compresenza di progresso e declino istituzionale. Secolo di crisi delle istituzioni, società internazionale si sforza di dare infinite soluzioni a problemi, avendo però perso la soluzione primaria. Dice che le istituzioni secondarie mettono in tensione quello che c’era già, istituzioni suggeriscono aspettative diverse.
Dal sistema internazionale agli attori: teorie della politica estera
Passiamo dalla politica internazionale (contesto) alla politica estera (le mosse). Waltz arriva a dire che “il sistema detta…costrizioni”. Politica estera come politica pubblica anomala: impiega strumenti particolari: forza e diplomazia; guerra e pace per la politica internazionale. NB: la minaccia/uso forza limitato può essere una mossa estrema di diplomazia. Non fare l’errore che nel momento in cui si impiega la forza si smette con la diplomazia. È rivolta ad un ambito diverso da quelle altre politiche pubbliche, l’ambito internazionale Sorta di trade union tra politica interna ed internazionale: se è vero, cosa pesa di più? Il conflitto interno o quello internazionale?
Due risposte
- Primato della politica internazionale: risposta tradizionale, prevalente 150 anni fa.
- Versione debole: la politica estera come gioco a sé stante, indifferente alle caratteristiche interne. Retorica della bipartisan ship = ok alle divisioni interne che però devono venir meno in quella estera.
- Versione forte: oltre che indipendente la politica internazionale determina le caratteristiche interne degli attori (Hamilton, Seeley, Hintze).
- Primato della politica interna
- Versione debole: l’interno non è influenzato dall’esterno.
- Versione forte: oltre a non essere determinata, la politica interna determina il comportamento esterno. Esempi: Teorie dell’imperialismo criticate da Waltz perché pretendono di spiegare la politica estera a partire da motivazioni interne: non sono in grado di spiegare la continuità. Idea che la politica estera degli Stati democratici sia migliore di quella degli altri.
Tema del Primato: risolto diversamente a seconda del contesto storico; anche nello stesso contesto storico, il peso rispettivo di politica interna e politica internazionale varia a seconda della situazione concreta nella quale si trovano i paesi chiamati alla decisione.
Situazioni limite
- Situazione disperata: le preferenze del soggetto non contano nulla = prendono tutti la stessa decisione. Una delle spiegazioni che offre Churchill (anti comunista) quando deve giustificare alleanze con URSS: “non avevo alternative”.
- Libertà assoluta: singolo attore pensa di trovarsi in una situazione che non lo influenza minimamente. Situazione in cui hanno pensato di trovarsi USA e paesi UE negli anni ’90 post GF idea di essere in un contesto internazionale che non esercita pressioni, liberi di plasmare la realtà ad immagine e somiglianza. USA: “questo è il momento di dire che cos’è l’America”.
Al di fuori di queste situazioni limite, oggi la politica estera è una continua e fragile combinazione tra motivazioni di politica interna e di politica internazionale. Es: politica estera USA: tensione latente tra le domande dei cittadini americani e alleati = cittadini chiedono investimenti in USA, gli alleati temono che questo avvenga. Esempio 2: negoziati israelo-palestinesi: quandanche fossero disposte a fare concessioni hanno il problema di convincere i cittadini che sia la cosa giusta.
La politica estera come gioco a due livelli
Concentrarsi su due domande:
- Come si spiega la politica estera?
- È vero e in che misura regimi politici diversi hanno politica estera diversa?
Come si spiega la politica estera?
- Con politica estera intendiamo le decisioni di routine estera. Come comportarsi con un alleato, come trattare un mutamento che sta avvenendo nel S.I., come spendere le proprie risorse per il rilancio della difesa.
- Prendere decisioni di politica estera può significare prendere decisioni in un momento di crisi. Per crisi si intende un evento specifico che pone attori di fronte a necessità e inevitabilità di prendere una decisione in tempi limitati su qualcosa che possa delimitare la differenza tra pace e guerra. Es: 1914 Il tempo era limitato e dalle decisioni si sarebbe stabilito se pace o guerra. Es 2: Crisi dei missili a Cuba.
- Scegliere una politica estera: prendere decisioni di carattere comprensivo grande strategia (come Usa) quando cambia tutto. Quale che sia la scelta, c’è sempre solito problema di come spiegare quella scelta.
Tre grandi strategie di ricerca
- Il modello dell’attore razionale: quando si spiega la decisione di qualcuno, si fa riferimento all’intero Stato, senza pensare che la spiegazione possa essere influenzata da coloro che la espongono. Esempio: quando nel 2003 gli USA decidono di attaccare l’Iraq, tutti si sono chiesti perché lo stessero facendo. Un uomo razionale non poteva credere che Saddam potesse essere un pericolo per nessuno dopo l’embargo e dopo una guerra persa. La ragione vera, dunque, poteva essere la volontà di prendere il petrolio, la trasformazione del Medio Oriente, etc. Altri hanno tentato di calcolare le motivazioni.
I due elementi fondanti di questo modello:
- Noi trattiamo gli stati come soggetti unitari, come se gli stati fossero dei grandi individui che prendono delle decisioni. (facendo finta di non sapere che dentro gli stati sono le persone che prendono le decisioni).
- Trattiamo gli stati come soggetti razionali. Assumiamo che gli stati decidano sulla base di un calcolo razionale che è lo stesso per tutti. Per questo possiamo imputare agli altri le decisioni che noi avremmo preso al loro posto. Gli attori seguono questo criterio di razionalità.
Se questo è vero, bisogna tenere a mente che queste sono finzioni. È difficile pensare che essi siano unitari e razionali. Non possiamo però escluderle. NB: quando impieghiamo un assunto sappiamo che esso non è descrizione della realtà, ma che ci serve per comprendere meglio le dinamiche in corso.
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