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Relazioni internazionali

Prof. Antonio Trampus

Università Ca' Foscari Venezia
Anno Accademico 2016-2017

Lezione 1: 12/09/2016

Le relazioni internazionali sono una disciplina che nasce come disciplina teorica, si preoccupa di individuare regole di carattere generale a prescindere dal contesto, sia geografico che storico. Qui si fa esattamente il contrario di ciò che si faceva studiando la storia dove la principale attività è capire il momento in cui avviene un determinato fatto o in cui nasce un determinato personaggio o viene fatta una determinata scoperta. Ai teorici delle relazioni internazionali questo interessa molto poco perché il loro obiettivo è di tracciare, disegnare delle regole che possano essere applicate in qualsiasi tempo e in qualsiasi contesto storico o geografico.

Ad esempio, anche rispondere ad una banale domanda "Come nasce una guerra?". Se abbiamo studiato storia sappiamo che la Seconda Guerra mondiale è nata per problemi non risolti attraverso i 14 punti di Wilson; al teorico delle RI interessa dare risposta a tale domanda che sia valida sempre a prescindere dalle situazioni concrete. Una risposta possibile potrebbe essere "la guerra nasce per risolvere problemi economici perché dà lavoro all’industria bellica". È una risposta che prescinde da qualsiasi contesto.

I teorici delle RI cercano queste leggi perché non studiano il passato ma hanno l’ambizione di prevedere in qualche modo il futuro, capire quale sarà il comportamento futuro degli attori dello scenario internazionale. Negli Stati Uniti queste sono persone che elaborano modelli di previsione che servono a chi governa per prendere delle decisioni. Le RI appartengono più alle scienze politiche che non alle scienze storiche.

La storia delle RI serve per testare, valutare quanto le teorie sono efficaci e per evitare danni peggiori. Sulla base di una teoria si potrebbe fare una guerra che nella realtà si potrebbe evitare. Questa disciplina delle RI come scienza politica ha un’origine relativamente recente, giovane, conta grossomodo 100 anni. È nata tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento nelle università americane nel momento in cui gli USA uscivano dal loro isolamento e si affermavano come potenza e leader a livello mondiale.

Nel momento in cui iniziano a costruire il loro ruolo hanno bisogno di dettare un insieme di regole da imporre al mondo che vanno ad egemonizzare, creare delle regole che legittimino la loro potenza e che giustifichino politicamente il ruolo acquisito. Così si inventano questa disciplina nuova che è una novità del modo di studiare i problemi di politica internazionale che prima erano affrontati da un punto vista storico.

Gli USA sono una nazione che non ha una grande storia alle spalle, è una nazione giovane, motivo per cui hanno inventato il loro successo. Non avendo bisogno di fare i conti con il passato hanno inventato un approccio a politica internazionale che rifiutava la storia per ragioni specifiche. Così è nata teoria delle RI che supera il modo usato di studiare la politica internazionale dentro la cosiddetta storia diplomatica.

Dietro questi diversi approcci e punti di vista ci sono anche culture differenti. Il fatto che gli USA guardino la politica internazionale in questo modo o che gli europei la guardino con maggiore attenzione alla storia, alle tradizioni passate sono modi diversi di affrontare i problemi delle RI.

Metodi nelle relazioni internazionali

Questa diversità di approcci ha portato a due metodi differenti:

  • Teoria delle RI che dichiaratamente marginalizza la storia perché pensa e spera che relativizzando il contesto diventi più facile creare modelli di previsione utilizzabili nel tempo, (quanto più si riesce a distaccarsi dalle singole esperienze storiche tanto più facilmente si riesce a creare modelli d’analisi destinati a durare nel tempo).
  • Il più evidente esempio di questo approccio è dato dalla nascita dell’ONU. Solo un approccio di questo tipo, ha permesso di inventare l’ONU come organizzazione sempre valida anche se cambiano gli Stati, il sistema politico dentro uno Stato anche se questo è stato assorbito da un altro.
  • La teoria delle RI si occupa dei rapporti tra Nazioni e Stati in termini di interazione tra poteri. Non studia il contesto ma come i poteri entrano in contatto ed interagiscono tra di loro: lo Stato con un’organizzazione internazionale, il Parlamento che approva un trattato internazionale, ecc.
  • La teoria delle RI cerca le similitudini -> Laddove la cultura o la storia delle RI renderebbero difficoltoso il dialogo tra Stati diversi, la teoria delle RI invita a guardare le similitudini e mostra come sia possibile un dialogo tra i poteri che sia di carattere economico o amministrativo.
  • Storia delle RI: si occupa delle dinamiche e dei processi che hanno condizionato le relazione tra Nazioni e Stati utilizzando come chiave interpretativa il contesto, i periodi o le guerre.
  • Usiamo la storia anche per vedere quali correttivi può portare alle rappresentazioni teoriche degli internazionalisti.

Entrambe le discipline hanno oggetti di studio comuni:

  • Relazioni tra Stati o Nazioni: entrambe si preoccupano di rispondere alla domanda "Chi è il soggetto della politica internazionale a cui dobbiamo rivolgerci per agire e prendere decisioni?"

Lezione 2: 13/09/2016

Rapporto tra teoria e storia delle RI

Spesso vi è un’identità degli oggetti di studio. Sia che facciamo un discorso teorico o utilizziamo un approccio storico, ci accorgiamo che spesso gli oggetti di studio sono gli stessi e che corrispondono ad alcune parole chiave attorno a cui ruota il mondo delle RI (Stati, Nazioni,...). Stato e Nazione non necessariamente coincidono: lo Stato è una rappresentazione istituzionale, un’organizzazione politica mentre la Nazione è una comunità dal punto di vista linguistico, culturale e sociale.

Vi sono Stati al cui interno vi sono più Nazioni (esempio di Stato in cui vi sono più Nazioni: Spagna con nazione basca, catalana,...) o Nazioni che non hanno uno Stato e insistono sul territorio di più Stati come l’Armenia o la nazione ebraica. Sono dunque espressioni che usiamo come sinonimi nel linguaggio comune ma quando le incontriamo nella politica internazionale vediamo che hanno un significato di carattere tecnico.

C’è la necessità della teoria delle RI di ricorrere all’ausilio storico per la comprensione dei fenomeni politici. La teoria è alla ricerca di regole universali che si possono applicare sempre a prescindere dai contesti mentre la storia studia i contesti storici e geografici. Teoria e Storia delle RI sono due discipline, materie di insegnamento con regole e strumenti di lavoro precisi. Si usano e vengono studiate obbedendo a specifici metodi e criteri.

In Europa e in Italia siamo aiutati nella sensibilità ad usare un dato storico perché la tradizione italiana dello studio delle RI continua a fare riferimento ai contesti e ad usare il dato storico.

Rapporti tra teoria e politica internazionale

La politica internazionale è un’espressione di tipo molto generale e che a differenza della teoria e storia delle RI non è una disciplina di insegnamento ma è la cronaca dei fatti che accadono sullo scenario internazionale. È l’attualità, che si può leggere e di cui si prende atto. Rispetto agli avvenimenti attuali non abbiamo il necessario distacco o sufficienti informazioni dal punto vista delle fonti che ci consentano di fare un lavoro di analisi.

La politica internazionale non è altro che l’elenco dei fatti, situazione contingente che si verifica in un determinato momento. Non è perciò l’interpretazione dei fenomeni internazionali ma il racconto di quello che sta accadendo e può diventare materia di studio quando la distanza nel tempo diventa sufficiente per offrirci una documentazione e un quadro d’insieme sufficientemente ampi per costruire un’interpretazione.

Molto spesso i documenti della politica internazionale sono segreti, non necessariamente pubblici. Le trattative diplomatiche non sono note e conosciute per garantire il risultato e non pregiudicare l’esito. Anche volendo non saremmo in grado di conoscere le fonti necessarie per un lavoro di analisi.

Le teorie delle RI

Le teorie delle RI sono una materia che appartiene al campo più vasto delle scienze sociali. Le scienze sociali sono tutte le discipline che si occupano di studiare i comportamenti umani. È un suggerimento che ci fa capire che alla base delle teorie delle RI non c’è soltanto una riflessione di tipo meccanico e tecnico su cosa accade sullo scenario internazionale.

Le teorie delle RI hanno ben presente il fatto che gli attori della politica internazionale che siano organizzazioni internazionali, Stati, Nazioni, un dittatore o che siano le grandi imprese, sono comunque sempre composte da uomini, persone che si organizzano e si riuniscono politicamente e sono capaci di esprimere un comportamento rilevante nello scenario internazionale. Lo Stato non è un’entità teorica ma è composto da persone che prendono decisioni che sono influenzate dall’opinione pubblica o dal Parlamento.

Studiando il comportamento degli uomini si può provare a ricostruire delle dinamiche dello scenario internazionale. Il meccanismo della paura, ad esempio, è uno degli strumenti primordiali che fanno scattare determinati comportamenti nell’uomo. Molte volte si ha una reazione istintiva dettata dalla paura, dal timore di un pericolo. La paura è un meccanismo che antropologicamente attiva un meccanismo di difesa anche se il danno non è avvenuto.

Questo meccanismo, comportamento, è lo stesso che si verifica in alcune ipotesi in cui sorge una guerra, che nel diritto internazionale diventa poi ipotesi di guerra giustificata, in cui si inizia una guerra per paura di essere attaccato da un nemico. Il meccanismo della paura viene suggerito dalle scienze sociali e ci mostra quanto varie possono essere le componenti.

Le RI hanno un obiettivo, uno scopo. Sono nate negli USA per accompagnare il processo di formazione degli Stati Uniti come leader egemonico, per spiegare il ruolo che dovevano assumere. Le teorie delle RI sono mosse dal progetto di definire nomoteticamente (nomos > legge, regola), individuare e spiegare le regole costanti che si ripetono costanti sullo scenario internazionale. Ci spiegano le RI sotto forma di leggi scientifiche, le costanti che definiscono i rapporti internazionali.

Il modello di previsione serve per cercare di individuare dei comportamenti che si potranno verificare e quindi per prevenire determinati scenari internazionali di crisi, situazioni che potrebbero essere evitate. Questo si vede nell’ONU, creata in base ad una teoria delle RI che prevede una collaborazione pacifica tra le Nazioni che ne fanno parte per prevenire i danni maggiori provocati dalla guerra. Le RI hanno questa ambizione, per questo pensano ad elaborare regole universali -> se riduciamo tutto a dei casi particolari basta limitarci a gestire l’emergenza o se si individua un trend si riesce a disinnescare certe situazioni.

Il problema tuttavia è capire fino a che punto questo modo di agire può acquistare un valore di legge scientifica o può restare solo un’interpretazione.

La periodizzazione

È l’arco di tempo sul quale si costruiscono queste teorie, il recinto entro il quale si vanno a cercare le regole generali. Questo è tuttavia un problema perché nel corso dei secoli il mondo è cambiato e si sono create situazioni nuove. Il mondo attuale non è paragonabile a quello di cinquecento o mille anni fa a causa non solo delle innovazioni tecnologiche ma per il fatto che per duemila anni abbiamo vissuto nell’idea che l’Europa fosse al centro mentre ora è la periferia per cui è difficile trovare delle linee di tendenza sempre applicabili.

Un’altra caratteristica e limite delle RI è quella di adottare come periodo di riferimento un arco cronologico relativamente breve rispetto alla storia delle RI. Se la storia delle RI è una storia delle relazioni tra nazioni e popoli, allora per assurdo è sempre esistita una storia delle RI a partire dalla preistoria. Le teorie delle RI scelgono come periodo di studio l’età della globalizzazione attribuendole un significato più esteso rispetto a ciò che tecnicamente si intende.

La globalizzazione è l’effetto della velocità delle comunicazioni. Nell’approccio della teoria delle RI la globalizzazione è iniziata molto tempo prima, a partire dai viaggi e dalle esplorazioni geografiche (Cristoforo Colombo) perché quelli sono stati i primi segnali del mondo che si allargava a partire dall’Europa. È un mondo globale non nel senso tecnico della globalizzazione legata all’innovazione tecnologica e informatica ma un mondo globale inteso come percezione della complessità, una fase zero in cui i contatti tra i popoli e le nazioni non sono più occasionali ma iniziano a diventare sistematiche grazie alle esplorazioni geografiche, contatti tra i popoli.

Questo è un modo per rappresentare la globalizzazione da questo punto di vista e prospettiva, è il modo di guardare il globo. Come organizziamo la nostra periodizzazione? Bisogna organizzare il materiale dentro il contenitore descritto. Il contenitore è il mondo globale che grossomodo comincia ad affermarsi nel Cinquecento e da quell’epoca ci accompagna fino ai giorni nostri. Come scegliere dentro tutto questo materiale ciò che è utile ai fini della comprensione delle RI?

C’è una tradizione affermata a partire dall’Ottocento e a partire dall’autore Clausewitz, ufficiale prussiano, che ha scritto "l’arte della guerra" e che teorizza in maniera molto chiara il fatto che uno degli indicatori fondamentali per capire le relazioni internazionali è il fenomeno che va sotto il nome di guerra. La guerra è un segnale di come si trasforma lo scenario internazionale.

Se noi lo guardiamo dal punto di vista storico la guerra è sempre stata seguita dal cambiamento dello scenario internazionale. Raramente le guerre hanno conservato ciò che c’era prima. Si pensi alla Restaurazione che vuole tornare indietro e lo fa distruggendo l’Impero Napoleonico o la Seconda Guerra mondiale in cui si torna indietro distruggendo il Reich nazista. La guerra dunque è il corrispettivo sullo scenario internazionale dell’istinto naturale dell’uomo di difendersi. L’animale istintivamente è in competizione con l’altro.

Se così è l’animale in natura, le comunità riunite in Stati non sono altro che la proiezione sullo scenario internazionale di questi istinti naturali. La guerra tutto sommato è uno degli indicatori fondamentali per capire come cambiano le RI. Se guardiamo alla storia di guerre ve ne sono state molte e altrettanti periodi di pace che riguardano piccole Nazioni. Sul nostro pianeta non c’è mai stato un periodo ininterrotto di pace.

Come decidere però quali di queste guerre sono veramente degli indicatori per capire la trasformazione del sistema internazionale? Se proviamo a classificare tutte le guerre che hanno attraversato il nostro pianeta, europee e mondiali, dentro l’arco di tempo di cinquecento anni e le proviamo a classificare in base alla loro grandezza (numero di persone che ha ucciso, armi prodotte, ritmo economico messo in moto,...) mettendole in successione ci accorgiamo che le guerre che hanno influito in maniera più sistemica sullo scenario internazionale e hanno prodotto risultati a livello mondiale si concentrano in alcune fasi ben distinguibili.

La preoccupazione fondamentale delle teorie delle RI è di creare dei modelli di previsione, cercare di trovare soluzioni. Focalizzando l’attenzione sulle guerre che hanno prodotto maggiori cambiamenti sistemici sul mondo che si allargava si può notare che si sono concentrate tutte quante a cadenza secolare ogni 100-130 anni a partire dalla metà del Cinquecento in modo tale da consentire l’individuazione di diverse fasi che si sono succedute tra di loro.

La prima fase si concluse intorno alla prima metà del Cinquecento che è l’epoca della formazione dello Stato moderno, delle guerre di religione, epoca di Carlo V e del suo sogno di creare un grande Impero in Europa. Questo primo periodo, a partire dall’assetto che si realizza nella prima metà del Cinquecento riesce a garantire la relativa stabilità del sistema internazionale attraverso la garanzia offerta dall’alleanza tra monarchia spagnola e religione cattolica. Questo sistema entra tuttavia in crisi nel 1618 che è l’anno di inizio della Guerra dei Trent’anni, ultima grande guerra di religione, provocata dal contrasto tra protestanti e cattolici.

A seguito di tale guerra si sostituisce alla stabilità internazionale garantita dalla religione una stabilità internazionale garantita dall’equilibrio tra tutti gli Stati che hanno le stesse dimensioni e che scongiurano il pericolo di superpotenza come era stata la Spagna di Carlo V. Questo dura fino al 1792 con Napoleone, si procede poi fino al 1914, il periodo delle due guerre mondiali fino poi al 1989.

Questo è un modo per organizzare il materiale di studio molto criticabile ma nella sua criticabilità ha il vantaggio di mostrarci che la guerra e le grandi guerre sistemiche si verificano quando non funzionano più i criteri prima adottati per stabilizzare l’equilibrio internazionale.

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carlotta.brunello di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Trampus Antonio.
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