Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

militari delle due nazioni, proponendo inoltre che a bordo di ogni aereo vi siano

anche alcuni rappresentanti della nazione oggetto dell’ispezione. Gran

Bretagna e Francia appoggiano subito la proposta americana, ma Kruscev gela

gli entusiasmi e pone il suo no: egli è conoscenza dell’imminente realizzazione

dell’U2 che consentirà agli americani uno spionaggio aereo pressoché invisibile

e non vuole restare indietro. Quando due anni dopo l’URSS lancia lo Sputnik, è

poi Eisenhower a cambiare radicalmente idea. Anche se dunque il vertice si

conclude con un nulla di fatto, resta quello “spirito di Ginevra” che istituisce il

principio dei contatti di alto livello tra le due parti, rinnovato nell’incontro di

Camp David nel 1959 e in quello fondamentale di Parigi nel 1960. In

quest’ultimo incontro, tuttavia, il difficile processo di distensione viene messo in

crisi dall’abbattimento dell’U2 americano nei cieli sovietici pochi giorni prima

dell’apertura del summit. Eisenhower si rifiuta di negare di essere a conoscenza

del fatto come inizialmente gli propone Kruscev, che subito dopo dirama

l’informazione in tutto il mondo mettendo in crisi l’amministrazione americana.

Entrambi sono costretti ad agire in questo modo bizzarro su pressione dei

rispettivi capi militari, sempre più preoccupati dalle reciproche concessioni tra le

due potenze. Ad ogni modo, lo “spirito di Ginevra” riesce a risolvere anche

questa crisi come le precedenti e le successive.

IL PERIODO DELL’EQUILIBRIO DEL TERRORE (1955-1975).

Le strategie della deterrenza nucleare. Le armi nucleari, fino ad oggi, sono

state usate due sole volte in un’epoca in cui gli USA detenevano il monopolio

nucleare. Da allora, l’equilibrio venutosi a creare ha impedito il loro utilizzo. In

uno studio fondamentale del 1945, lo stratega nucleare Bernard Brodie scriveva

che l’atomica avrebbe cambiato il modo di fare la guerra perché nessuno

avrebbe voluto combattere una guerra di pochi minuti con armi contro le quali

non esiste capacità di difesa e la cui potenza rende inutili tutti gli altri armamenti

convenzionali. La strategia nucleare sarebbe quindi dovuta basarsi sulla

necessità di prevenire l’uso di tali armi. Nel documento NSC-68, uno studio

dell’amministrazione americana sulla strategia nucleare (1950), questa tesi non

viene ancora recepita e si ritiene che l’esistenza di due forti capacità atomiche

sia non un deterrente ma un incitamento alla guerra per l’URSS. Il dibattito su

questi presupposti oscilla tra chi propone un attacco preventivo all’Unione

Sovietica e chi ritiene necessario aspettare l’effettivo lancio del nemico per poi

rispondere, anche se questo avrebbe significato condannare gli USA a una

distruzione quasi totale. L’idea di mezzo è quella di un attacco pre-emptive teso

a paralizzare le forze nemiche distruggendo i principali impianti nucleari

sovietici. Il dilemma del first-strike (“primo colpo”) domina i dibattiti di questi anni

in America. Quelli di Truman sono gli anni della deterrenza negativa, basata

sulla minaccia di una risposta nucleare generalizzata in casi di crisi. Eisenhower

passa invece a una deterrenza positiva la cui teorizzazione è affidata al

documento NSC-162/2 (1953). È accettata la tesi, basata sul “dilemma del

prigioniero” della teoria dei giochi, secondo cui il possesso reciproco di arsenali

distruttivi avrebbe portato entrambe le parti a non dare il via a una guerra

generalizzata, per evitare la quale viene consigliato agli USA di chiarire

all’URSS quali azioni militari in conflitti locali avrebbero potuto scatenare una

5

risposta nucleare. Nel 1957 il rapporto Geither del NSC compie un’allarmistica

previsione della capacità nucleare sovietica nel medio periodo. Si stima in 1500

testate l’arsenale attuale, più un numero di missili balistici intercontinentali

(ICBM) superiore a quello americano. Dopo il 1960 la superiorità americana

sarebbe stata superata. I consigli del rapporto includono un poderoso aumento

della produzione di ICBM, di antimissili balistici, di rifugi atomici e la necessità di

studiare l’ipotesi di una guerra nucleare limitata. Eisenhower ritiene però – a

ragione – sovrastimate le ipotesi del rapporto e si rifiuta di arrendersi al panico.

Si punta a una soluzione politica tra le due superpotenze che giunga

all’equilibrio. Sotto la presidenza Kennedy il rapporto in testate tra USA e URSS

e di 6:1, ma è ormai chiaro che entrambe le potenza sopravvivrebbero a un

primo attacco abbastanza da lanciare una risposta adeguata. Inevitabile è per

tali motivi il Trattato per la limitazione dei test nucleari (pur limitato ai soli test

atmosferici) a cui si giunge nel 1963, dopo cinque anni di affannosi negoziati, in

un vetrice a Ginevra sotto l’egida dell’ONU e la mediazione della Gran

Bretagna. La Francia e la Cina, intenzionate a dotarsi di un arsenale nucleare,

non sottoscrivono il trattato. Nel 1968 è firmato il Trattato per la non-

proliferazione nucleare.

Le tensioni in Medio Oriente. Le prime tensioni tra i due blocchi in Medio

Oriente si concentrano nella crisi iraniana del 1951-53, con l’ascesa di

Mossadeq e il suo successivo abbattimento da parte di un colpo di stato

fomentato dalla CIA, sulla base della minaccia di Mossadeq di rivolgersi a

Mosca se l’Occidente non l’avesse aiutato a ristrutturare l’economia iraniana.

Gli USA restaurano al governo lo Scià e inviano un ingente quantità di aiuti

economici e militari, portando l’Iran nella propria sfera d’influenza. Il tentativo

americano di contenere il nazionalismo arabo attraverso il Patto di Baghdad

viene quindi accantonato a causa dei disegni egemonici britannici, sconfitti poi

dalla crisi di Suez che vede eclissarsi l’influenza della Gran Bretagna in

Medioriente. Gli USA si distaccano dalla politica neo-imperialista di Francia e

Gran Bretagna puntando a un blando appoggio ai nazionalismi arabi per evitare

la loro caduta nell’orbita sovietica; pure, Mosca presto pone l’Egitto di Nasser

sotto la propria ala protettrice. Quando tuttavia un colpo di stato in Iraq nel 1958

porta al potere un governo filo-sovietico, Nasser si allarma e fa arrestare in

Egitto centinaia di comunisti causando una rottura con Mosca. Solo la visita di

Kruscev al Cairo nel 1964 porta a un rilancio delle relazioni tra i due stati. Nel

1958, intanto, gli USA inviano in Libano una forza militare per preservare il

governo filo-occidentale del cattolico Camille Chamoun da eventuali rovesci.

Eisenhower al Congresso afferma che il vuoto di potere in Medioriente deve

essere riempito dagli Stati Uniti prima che lo facciano i sovietici.

La prima guerra del Vietnam. In seguito alle vicende della guerra di Corea e al

peggiorare della situazione nel Sudest asiatico, gli USA iniziano a sostenere

fortemente la Francia in Indocina, in cambio dell’impegno francese a garantire

l’indipendenza al Vietnam, al Laos e alla Cambogia. Viene quindi concesso a

questi stati una certa autonomia all’interno dell’Unione francese. In Vietnam

viene restaurato l’ex imperatore Bao Dai, ma il suo prestigio è intaccato

dall’essere sostanzialmente una marionetta francese. Nel 1950 Ho Chi Minh,

6

leader dei nazionalisti comunisti, proclama la Repubblica democratica del

Vietnam (RDV) subito riconosciuta da URSS e Cina. La risposta armata

francese porta a una lunga guerra con numerosissime perdite (ca. 90.000

francesi); nel 1954 il 75% dei costi della guerra sono sostenuti dagli USA. Alla

Conferenza di Ginevra sull’Indocina nel 1954 i leader sovietici e cinesi sono

pronti a fare pressioni su Ho Chi Minh per aprire negoziati. Gli USA premono

per un cessate il fuoco senza condizioni e prima della conferenza John Foster

Dulles cerca di ottenere dal britannico Eden il consenso per un attacco aereo

alle forze vietnamite per rovesciare le sorti del conflitto in vista dell’istituzione di

un organismo internazionale per la sicurezza della regione. Eisenhower però

non dà l’avallo e la disfatta francese a Dien Bien Phu provoca una crisi di

governo a Parigi e il consenso francese per un accordo: la Francia ritira le

proprie truppe a sud del 17° parallelo, la RDV accetta di ritirarsi a nord della

linea. La decisione di tenere elezioni in entrambe le nazioni per giungere

all’unificazione del Vietnam non viene sostenuta dai leader sudvietnamiti. Ho

Chi Minh ottiene nel 1957 il consenso di Mosca al suo programma di liberazione

del Sud e nel 1960 egli crea al Sud il Fronte di liberazione nazionale (FLN)

aggirando dal Laos e dalla Cambogia il confine del 17° parallelo. Nel 1960

intanto le pressioni comuniste portano nel Laos la caduta del governo filo-

americano ma subito si scatena una guerra civile tra i neutralisti e i Pathet Lao

comunisti. Nel 1962 a Ginevra si giunge a un fragile accordo sulla neutralità del

Laos. Il vice di Kennedy, Lyndon Johnson, chiede un vigoroso programma

d’azione contro le infiltrazioni comuniste nel Vietnam del Sud ma Kennedy esita

e tenta di forzare il presidente Diem a promuovere riforme democratiche per

contrastare l’appeal comunista. L’ostilità di Diem al progetto porta al suo

rovesciamento nel 1963 con l’appoggio americano. Contemporaneamente gli

USA inviano nella regione numerosi consiglieri militari e forze speciali

antiguerriglia.

Le tensioni in Centro e Sud America. Nelle vicende del Centro e Sud

America gli USA hanno meno scrupoli ad intervenire sulla base della loro

consolidata esperienza del big stick. Nel 1954 il regime democraticamente

eletto di Arbenz Guzman in Guatemala espropria 225.000 acri di terre incolte di

proprietà della United Fruit Company (UFC), la maggiore società del Paese che

deteneva la proprietà del 42% delle terre guatemalteche e il cui commercio di

banane costituiva quasi metà dell’export. Arbenz inserisce nel suo governo

esponenti comunisti, pur senza pressioni sovietiche. La UFC preme su

Eisenhower per sollecitare un intervento militare americano paventando

l’ascesa del comunismo in Centro America. Gli interessi personali

dell’amministrazione Eisenhower nella gestione dei profitti della UFC porta

all’intervento, legittimato dalla concessione sovietica di un limitato quantitativo

di armi in Guatemala. Rovesciato Arbenz con un’operazione congiunta di CIA e

di generali contrari alle scelte comuniste del governo, viene istituito in

Guatemala un governo militare di destra sotto il generale Castillo Armas che

ripristina lo strapotere dell’UFC. Il successo americano è completo. Nel 1958 il

presidente Nixon compie un viaggio nei paesi Latinoamericani (il tour della

buona volontà) che viene accolto da feroci proteste popolari antiamericane. Al

suo ritorno Nixon decide di abbandonare la politica dell’appoggio ai dittatori e

7

favorire il progresso politico ed economico sudamericano. Il conseguente

scarso appoggio degli USA alla dittatura di Fulgencio Batista a Cuba garantisce

il successo della rivoluzione che nel 1959 porta al potere Castro.

L’avvicinamento di Castro all’Unione Sovietica porta però gli USA a cambiare

subito tattica, attraverso un embargo economico all’isola; Castro risponde

nazionalizzando tutte le imprese e le proprietà degli Stati Uniti. La pressante

necessità di sostegno militare porta il riluttante Castro nelle braccia sovietiche e

nell’aprile 1961 Kennedy tenta un’invasione dell’isola attraverso lo sbarco di

esuli anticastristi nella Baia dei Porci; è un drammatico fallimento.

Kennedy e le crisi di Berlino e Cuba. Nelle elezioni presidenziali del 1960 il

candidato democratico J.F. Kennedy batte i repubblicani. Nella sua campagna

politica egli propone varie strategie: rafforzamento dei mezzi nucleari,

progresso nei mezzi economici, espansione degli aiuti ai paesi in via di

sviluppo, un’alleanza per il progresso in Sud America, apertura di legami

commerciali con l’Europa orientale. Gli obiettivi sono tutti volti a un

contenimento del comunismo nel mondo. Il governo Kennedy si trova tuttavia

ad affrontare durissime crisi: quella di Cuba, quella del conflitto in Laos e poi in

Vietnam, la crisi di Berlino. Nel 1961 Kennedy tenta di forzare la mano ai

sovietici riguardo la questione di Berlino ovest, isolata dalla RFT di cui è parte

essendo a più di 150 km all’interno della Germania comunista. La risposta

dell’URSS è la costruzione di un muro che divide la città in due parti, in

violazione degli accordi presi. Nel 1963 Kennedy visita Berlino ovest e

pronuncia la famose frase “Ich bin ein Berliner”, “sono un berlinese”, per

sottolineare che tutto il mondo deve riflettersi nella situazione di questa città

tragicamente divisa in due. Nel 1962 Cuba è da circa quattro anni passata a un

regime comunista sotto Fidel Castro. Nell’estate di quell’anno giungono

sull’isola, situata a circa 150 chilometri dalla Florida, macchinari ed esperti

sovietici. Si teme l’installazione di armi nucleari. Nonostante le rassicurazioni di

Kruscev, i servizi segreti fotografano dall’alto siti per missili balistici a Cuba.

Kennedy respinge l’ipotesi di un’invasione, già miseramente fallita un anno

primo. S’ipotizza un attacco aereo o una quarantena di Cuba, sancita il 22

ottobre. È però certo che alcune testate siano ormai installate sull’isola. Il 27

ottobre un U2 americano è abbattuto nei cieli cubani. Gli USA mettono in stato

di massima allerta le loro basi nel mondo. Giunge quindi a Kennedy una lettera

di Kruscev con l’offerta di un compromesso: ritiro dei missili sovietici in cambio

dello smantellamento dei missili in Turchia, fine della quarantena e impegno

americano a non invadere Cuba. Il compromesso è accettato e la crisi rientra

per un soffio. La soluzione accelera i negoziati per il trattato dell’anno

successivo.

La nascita della détente . La “distensione” (détente) è la strategia politica sulla

cui base USA e URSS hanno tentato negli anni dell’equilibrio del terrore di

giungere a una prevenzione dei conflitti e allo sviluppo della cooperazione

internazionale, abbandonando l’obiettivo della Guerra Fredda finalizzato alla

distruzione totale del nemico. La causa principale di questo tentativo va

ricercata nell’ormai spropositata corsa agli armamenti nucleari, non più

sostenibile dalle due potenze: nel 1971 Nixon dichiara la fine della convertibilità

8

del dollaro in oro come stabilito a Bretton Wood per far fronte alla difficoltà

economiche che continueranno per tutti gli anni ’70 dovute soprattutto alle

ingenti spese di guerra. Nel 1964, intanto, la Cina acquisisce la bomba atomica

e nel corso del 1969 una serie di gravi scontri di confine con l’URSS porta ad

accrescere la tensione tra le due potenze comuniste. La Cina inizia quindi a

stabilire contatti con gli Stati Uniti che sfociano nella visita di Nixon a Pechino

nel 1972. Nel 1969 il nuovo cancelliere tedesco Brandt abbandona la politica di

conflittualità con la Germania orientale e avvia l’Ostpolitik puntando a una

soluzione politica dei contrasti. In questo periodo il processo di integrazione

europea subisce un’accelerazione con l’entrata nella CEE di Gran Bretagna,

Irlanda e Danimarca nel 1973. Le nuove ventate di liberismo in Europea

orientale portano a una maggiore autonomia della Romania, mentre in

Cecoslovacchia il leader Alexander Dubcek tenta di instaurare un “socialismo

dal volto umano” ma è costretto alle dimissioni dopo l’invasione di Praga da

parte delle forze del Patto di Varsavia. Tra il 1972 e il 1974 Nixon e Breznev

s’incontrano tre volte. La détente si fonda sua una serie di accordi conclusi in

questo periodo tra le due superpotenze, classificabili in tre categorie:

Accordi per la cooperazione economica, culturale e scientifica. Il

1. summit Nixon-Brenzev nel maggio 1972 porta alla sottoscrizione di

accordi di cooperazione in diversi ambiti: medicina, esplorazione dello

spazio, ricerca tecnologica, protezione ambientale. In campo economico

viene istituita la Joint American-Soviet Commercial Commission per

normalizzare le relazioni commerciali: i sovietici iniziano a importare

grano e altri prodotti agricoli dagli USA a condizioni molto vantaggiose

assorbendone l’intero surplus e provocando l’ostilità del Congresso.

Accordi per la prevenzione delle crisi. Al summit del ’72 viene

2. sottoscritto il BPA, l’accordo sui principi fondamentali dei rapporti fra

USA e URSS che impegna le parti a promuovere la riduzione delle

tensioni nel mondo e il rafforzamento della cooperazione internazionale.

Uno dei 12 principi dell’accordo afferma che le differenze ideologiche tra

le due superpotenze non costituiscono un ostacolo a normali relazioni

politiche basate sui principi di sovranità, eguaglianza e non interferenza.

Il PNW, l’accordo sulla prevenzione della guerra nucleare, impegna le

due potenze a una politica di “non primo impiego” di armi nucleari.

Accordi per il controllo degli armamenti. Viene sottoscritto un Accordo

3. transitorio sulla limitazione delle armi nucleari strategiche e il Trattato

ABM sulla limitazione dei missili balistici. Entrambi gli accordi, noti con il

nome complessivo di SALT I, non producono una vera riduzione degli

armamenti.

La détente europea e la Conferenza di Helsinki

. La distensione in Europa si

concentra intorno alle vicende della Germania di Brandt, che riconosce la RDT

comunista e ottiene in cambio maggiore libertà di circolazione dei cittadini delle

due Germanie e la sottoscrizione di tre importanti trattati bilaterali.

Il trattato con l’Unione Sovietica nell’agosto 1970 porta al reciproco

 riconoscimento dell’inviolabilità delle frontiere e alla rinuncia all’uso

della forza; l’URSS si vede confermare lo spostamento, sancito nel

9

1946, del confine polacco all’interno della Germania orientale di circa

150 chilometri.

Il trattato con la Polonia riconosce anche al governo polacco la

 legittimità dei confini con la Germania sul fiume Oder-Neisse.

Il trattato con la Germania orientale sancisce il pieno riconoscimento

 reciproco dei due Stati attraverso lo scambio di missioni permanenti

(non di ambasciatori); le due Germanie si impegnano ad appoggiare

reciprocamente le rispettive domande di ammissione all’ONU (che

avviene per entrambe nel 1973).

Viene inoltre siglato nel settembre 1971 l’Accordo quadripartito che sancisce

il nuovo assetto di Berlino: pur riconoscendo la divisione della città, si giunge a

un miglioramento dei contatti tra Berlino est e ovest, possibili per ragioni

familiari, umanitarie, religiose, culturali, commerciali o turistiche. Nell’agosto

1975 alla Conferenza di Helsinki viene sottoscritto l’Atto finale della CSCE, la

Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Esso consiste in

quattro gruppi di accordi – o “cesti” – riguardo la sicurezza europea, la

cooperazione in campo economico, scientifico, ambientale, e la cooperazione in

ambito umanitario. Il primo cesto impegna tutte le parti a una Dichiarazione sui

principi alla base delle relazioni reciproche fra gli Stati partecipanti che

garantisce il rispetto della sovranità, dell’eguaglianza, dell’astensione dall’uso

della forza, dell’inviolabilità delle frontiere, dell’autodeterminazione dei popoli. Il

secondo cesto include strumenti di cooperazione economica e scientifica. Il

terzo cesto contiene le questioni relative alla cooperazione nel Mediterraneo. Il

quarto cesto impegna inoltre le parti alla libertà di circolazione dei popoli

attraverso le frontiere. L’URSS sottoscrive l’Atto finale nonostante le

concessioni da fare in cambio del riconoscimento dello status quo in Europa,

della garanzia contro il revanscismo tedesco e della promessa di un aumento

della cooperazione economica con l’Occidente. La Conferenza di Helsinki

rappresenta l’ultimo, grande successo della détente.

LA DÉTENTE SOTTO PRESSIONE: DAL VIETNAM A REAGAN.

La guerra in Vietnam. L’azione americana nel contenimento del comunismo

nordvietnamita non ottenne risultati positivi nel periodo tra la fine degli anni ’50

e i primi anni ’60: le forze degli USA schierate sul 17° parallelo non vengono

inviate nei villaggi del Delta del Mekong dove avviene l’infiltrazione comunista, il

programma di sviluppo rurale provoca milioni di rifugiati che si riversano nelle

città. Dal 1965 gli USA iniziano i bombardamenti aerei nel Nord del Vietnam. Il

fallimento peggiore nella politica del contenimento sta nell’incapacità

americana di garantire un Vietnam del Sud democratico e autosufficiente: gli

eccessivi interessi USA nella regione - politici, militari, economici - rendono

infatti opinabile l’idea di un autogoverno in Vietnam del Sud. Alla fine la guerra

in Vietnam assume come obiettivo primario quello di aumentare il prestigioso

degli USA ed evitare un’umiliante sconfitta. Dopo l’offensiva del Tet nel

febbraio 1968, gli USA si vedono chiedere dai generali americani l’invio di altri

260.000 uomini da aggiungere ai 543.000 già impegnati nel conflitto. Le

dimostrazioni in America contro la guerra si fanno sempre più pressanti. Nel

1970 Kissinger avvia colloqui segreti a Parigi con un funzionario nordvietnamita,

10

Le Duc Tho, che procedono nei tre anni successivi. Ma Nixon ha fretta perché

nel ’72 ci sono le elezioni presidenziali e i nordvietnamiti, consci di ciò,

organizzano proprio nella primavera di quell’anno una massiccia offensiva per

fare pressioni su Kissinger. Le richieste di pace dei vietcong includono anche la

destituzione di Thieu, il presidente sudvietnamita, in cambio di un cessate-il-

fuoco. La risposta di Nixon è il bombardamento di Hanoi a più riprese, che

porta i nordvietnamiti a posizioni più concilianti. Viene sancito il cessate-il-fuoco,

il ritiro delle truppe americani e uno scambio di prigionieri, oltre all’apertura di

negoziati bilaterali tra i due Vietnam per giungere a elezioni generali in vista

della riunificazione. Nel 1973 il Congresso taglia tutti i fondi per ulteriori

interventi militari nella regione; due anni dopo le preponderanti forze

nordvietnamite, senza incontrare eccessiva resistenza, conquistano Saigon e

riunificano il Paese.

Il ruolo della Cina e dell’URSS in Vietnam. Le crescenti ostilità tra Cina e

URSS si scontrano anche riguardo la gestione del conflitto in Vietnam: Ho Chi

Minh si mantiene neutrale per non scontentare le due parti; dall’URSS infatti

riceve gli aiuti militari ma il canale di transito delle forniture passa per la Cina.

Le due potenze comuniste sono divise anche riguardo la tattica da utilizzare:

l’URSS è a favore di una guerra convenzionale, la Cina punta sulla guerriglia.

Gli USA vogliono evitare che il conflitto in Vietnam si trasformi in un conflitto

cino-americano: viene perciò nel 1966 siglato l’accordo “stallo” che prevede il

non intervento americano in Cina, l’impegno a non invadere con truppe il

Vietnam del Nord e di non bombardare il sistema di dighe del Fiume Rosso. Nel

1971 la Cina viene finalmente ammessa nell’ONU col cadere del veto

americano: il nemico principale della Cina è ormai l’URSS, infatti, e non più gli

Stati Uniti. Il riavvicinamento USA-Cina è possibile sulla base di una comune

ostilità verso l’Unione Sovietica. Un summit riguardo lo status di Taiwan,

comunque, si conclude con un nulla di fatto perché le due potenze restano sulle

rispettive posizioni. Nixon è interessato però a far leva sulla Cina per giungere a

un accordo dignitoso in Vietnam, cosa che effettivamente gli riesce giungendo

agli accordi di Parigi. La riunificazione del Vietnam nel 1975 porta però a una

recrudescenza del conflitto cino-sovietico, vista la vicinanza di Ho Chi Minh a

Mosca. Per riequilibrare gli assetti nel Sud-est asiatico, la Cina appoggia il

regime di Pol Pot in Cambogia e fomenta le continue incursioni dei khmer rossi

in Vietnam. Quando le truppe vietnamite in risposta entrano in Cambogia e

conquistano Phnom Penh mettendo fine alla dittatura dei khmer rossi, la Cina

continua a considerare il regime di Pol Pot come legittimo governo cambogiano.

Nel 1978, infine, viene siglato un Trattato sovietico-vietnamita che acuisce

ancora di più il conflitto nell’area.

Il controllo degli armamenti. Gli accordi SALT I del 1972 sul congelamento

degli armamenti strategici non impediscono un’evoluzione quantitativa e

qualitativa nelle tipologie di armi non coperte dall’accordo. L’apertura di nuove

trattative per un’estensione dei tetti massimi ad altre tipologie di armamenti –

accordo SALT II – raggiunge un primo risultato di massima nella conferenza di

Vladivostok del 1974 tra Breznev e Ford. Alcuni analisti americani fanno tuttavia

notare che, anche a parità di missili posseduti, l’URSS mantiene una potenza di

11


ACQUISTATO

6 volte

PAGINE

17

PESO

107.19 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia delle Relazioni Internazionali, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Cinquant'anni di guerra fredda" di Crockatt. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: il periodo della guerra fredda, il periodo dell'equilibrio del terrore, la Détente sotto pressione: dal Vietnam a Reagan.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze storiche, del territorio e per la cooperazione internazionale
SSD:
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle Relazioni Internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Breccia Alfredo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!