Il periodo della guerra fredda (1946-1955)
La cortina di ferro
Il 5 marzo 1946, Churchill tiene nella cittadina di Fulton, negli USA, un lungo discorso nel quale pronuncia le storiche parole: «Da Stettino nel Baltico, a Trieste nell’Adriatico, una cortina di ferro è scesa sul continente». La divisione dell’Europa in due blocchi, quello occidentale nell’orbita USA e quello orientale nell’orbita dell’URSS, è definitiva. Un mese prima, il diplomatico americano presso l’ambasciata di Mosca, George Kennan, invia a Washington il c.d. “lungo telegramma” nel quale si riferisce che la possibilità di una cooperazione pacifica tra le due potenze è sfumata ed è prossimo un confronto. Nello stesso mese, Stalin pronuncia un duro discorso nel quale condanna il capitalismo e le mire imperialiste che hanno portato alla guerra appena conclusasi. Le inquietudini americane aumentano quando l’URSS non ritira nei tempi stabiliti le proprie truppe dall’Iran e davanti alla sempre maggiore pressione dei partiti comunisti in Francia e Italia.
In questo periodo si assiste a una feroce polarizzazione ideologica nelle due potenze: da una parte gli USA ottengono, nelle elezioni di mid-term dell’ottobre ’46, la maggioranza repubblicana al Congresso; dall’altra l’URSS inizia una spietata campagna di kulturkampf internando o fucilando tutti i promotori di idee occidentali e coloro i quali erano vissuti troppo tempo all’estero. Tra il ’46 e il 1948 in Romania, Bulgaria, Ungheria e Cecoslovacchia sorgono governi comunisti.
La dottrina Truman
Il 12 marzo 1947, il presidente Truman enuncia al Congresso quella che diventa nota come la Dottrina Truman: gli USA si assumono il compito di sostenere militarmente e finanziariamente tutti i popoli liberi impegnati a combattere tentativi di sottomissione a minoranze armate o a pressioni esterne. La concretizzazione di questa dottrina del contenimento è immediata: allorquando la Gran Bretagna ritira le proprie forze dalla Grecia vista l’incapacità di contenere i moti rivoluzionari, gli USA replicano con un più massiccio invio di truppe e denaro al governo di Atene per controbattere ai rifornimenti che Jugoslavia e Albania (ma non l’URSS, in rispetto degli accordi delle percentuali) inviano ai ribelli greci.
Il piano Marshall e la NATO
Lo European Recovery Program lanciato dagli USA (noto come “piano Marshall” dal nome del segretario di Stato americano) punta a due obiettivi: ricostruire l’economia europea uscita distrutta dalla guerra così da permettere agli USA di ritrovare nell’Europa il naturale partner commerciale ed evitare crisi di sovrapproduzione interne, unire i paesi europei sotto l’influenza politica americana. Al meeting di apertura a Parigi vengono messe in chiaro le tre condizioni americane:
- La globalità del Patto, che si rivolge a tutta l’Europa compresa l’Unione Sovietica e i suoi satelliti.
- L’integratività degli aiuti americani, non sostitutivi di un’iniziativa europea.
- L’impegno europeo a creare un’unione doganale o una zona di libero scambio nel continente.
Di fronte a tali condizioni il rappresentante dell’URSS si ritira imponendo altrettanto a Polonia e Cecoslovacchia; i paesi dell’Est europeo non partecipano così al programma aumentando la spaccatura. Il Comecon lanciato pochi giorni dopo da Mosca porta i paesi dell’Est nell’orbita economica sovietica.
La questione della Germania crea poi una nuova gravissima crisi: gli USA desiderano una ripresa della Germania occidentale istituendo una nuova valuta nazionale, il marco tedesco. I timori della Francia vengono tenuti a bada dall’impegno americano di tenere in Europa un numero imprecisato di truppe per gli anni a venire, ma l’URSS reagisce attraverso il blocco di Berlino che taglia i collegamenti tra la città e la zona occidentale del paese. Il ponte aereo organizzato da USA e Gran Bretagna continua per oltre un anno, insieme al crescere della tensione. Nel 1949 la questione è risolta con la divisione della Germania in due repubbliche. Intanto, gli USA chiedono all’Europa di creare un sistema di difesa integrato.
Il Patto di Bruxelles è però considerato da Washington troppo limitato e debole per poter costituire un deterrente alla minaccia sovietica. Nel giugno 1948 il Congresso americano adotta la Risoluzione Vandenberg, che concede al Presidente il mandato di stipulare un’alleanza tesa a garantire la sicurezza su tutta l’area atlantica. Il primo test atomico sovietico nel ’49 e la caduta della Cina nelle mani comuniste accelera i piani per l’Alleanza Atlantica, firmato nell’aprile di quell’anno.
La risposta sul piano ideologico è l’istituzione nel 1947 del Kominform che sostituisce il Komintern sciolto per esigenze di guerra nel 1943. Esso riunisce i partiti comunisti europei, garantendo a Mosca il controllo delle loro azioni. La proposta sovietica di un trattato di sicurezza paneuropeo, il cui scopo è quello di evitare il riarmo della Germania, è contrastata chiaramente dalla NATO, ma l’URSS riesce ad evitare il successo della CED sfruttando anche le paure francesi. Nel 1955 è quindi firmato il Patto di Varsavia di alleanza militare tra l’URSS e i suoi alleati in Europa orientale. Si stabilisce che il Patto decadrà automaticamente allorquando entrerà in vigore un trattato di sicurezza paneuropeo.
Gli USA espandono poi le loro alleanze strategiche nel sud-est asiatico nel 1954 con la SEATO e nel Medioriente prima con il Patto di Baghdad nel 1955 che viene trasformato in organizzazione militare con la METO e poi nel 1959 con la Cen.T.O.
Le tensioni in Estremo Oriente
Inizialmente lo scenario asiatico non riveste grande importanza agli occhi degli USA. Ancora nel 1947, nella graduatoria degli Stati essenziali per la sicurezza nazionale americana il Giappone figura all’13° posto, la Cina al 14° e la Corea al 15°, le Filippine subito dopo. La speranza è infatti quella di contenere l’espansione comunista in Asia attraverso un blocco economico della Cina. La “perdita” della Cina nell’ottobre 1949 provoca una forte crisi per l’amministrazione Truman, sottoposta ai duri attacchi del senatore Joseph McCarthy il quale getta gli USA in un’atmosfera di sospetto verso i “traditori” complici della sconfitta cinese e del potenziamento nucleare sovietico. Tra le vittime dei suoi attacchi vi è soprattutto George Marshall complice di aver tentato di negoziare tra i nazionalisti di Chiang Kai-Shek e i comunisti di Mao.
Quando nel febbraio 1950 la Cina e l’URSS firmano un trattato di alleanza, i timori americani di un fronte comunista si concretizzano. In realtà Stalin guarda con scarso entusiasmo alla vittoria di Mao nonostante le affinità ideologiche: le ragioni stanno forse nel timore che si ripeta il caso Tito, ma anche nel fatto che Chiang Kai-Shek aveva soddisfatto alcune ambizioni territoriali sovietiche tra cui l’uso del porto commerciale di Dairen e della base navale di Port Arthur, oltre al controllo delle linee ferroviarie della Manciuria necessarie per collegare l’URSS alle sue coste sul Pacifico. Col trattato, le due potenze si assicurano reciproco sostegno nel caso di un’aggressione da parte del Giappone o di un’altra potenza in collaborazione col Giappone.
Nel 1951 gli USA siglano col Giappone il trattato di pace che garantisce agli americani la costruzione di basi militari nelle isole e un patto di reciproca sicurezza. Lo scoppio della Guerra di Corea nel giugno 1950 rappresenta la fase più conflittuale della Guerra Fredda in Estremo Oriente fino al conflitto in Vietnam. L’aggressione della Corea del Nord di Kim Il-Sung, comunista, alla Corea del Sud filo-americana è per l’amministrazione USA un piano premeditato di Stalin, il quale in realtà non è coinvolto nell’organizzazione dell’invasione. Senza aspettare il via libera dell’ONU, che verrà poco dopo grazie all’assenza in Consiglio di Sicurezza dell’URSS per protesta, l’esercito coalizzato guidato dal generale MacArthur sbarca in Corea del Sud e la VII flotta si posiziona tra Taiwan e le coste cinesi come monito per impedire l’intervento di Mao.
I successi militari americani portano l’ONU ad accantonare l’ipotesi di un ripristino della linea di separazione al 38° parallelo guardando con favore a una riunificazione del Paese attraverso le armi. Ma MacArthur, ignorando le minacce cinesi, penetra sempre più a nord finendo per toccare i confini della Cina. L’esercito di Mao rompe gli indugi e invade la penisola respingendo le armate di MacArthur oltre il 38° parallelo. A questo punto il premier britannico Clement Attlee cerca di convincere Truman a un accordo con Pechino per evitare una guerra generale ma l’ipotesi imbarazza l’amministrazione USA. La bellicosità di MacArthur, desideroso di spezzare la resistenza comunista e invadere la stessa Cina con l’ausilio delle armi nucleari, convince Truman della necessità di richiamare in patria il generale per togliergli il comando delle operazioni. Ma occorreranno altri due intensi anni di negoziati per giungere ad un accordo e nelle elezioni presidenziali alla fine del 1952 i Democratici sono sconfitti e il generale Dwight Eisenhower è eletto presidente. Nel luglio 1953 l’armistizio viene siglato dopo un lungo braccio di ferro col governo nordcoreano, che acconsente al ritorno dello status-quo dopo la minaccia americana di usare l’atomica per ridurla a posizioni più concilianti.
La destalinizzazione di Kruscev
La morte di Stalin nel 1953 apre in Unione Sovietica un difficile processo per la scelta del nuovo leader. Dopo la parentesi di qualche mese di Georgij Malenkov, è il leader del PCUS Nikita Kruscev ad assumere il massimo potere. Kruscev però fin dal 1955 stabilisce la propria agenda politica ponendosi in aperto contrasto col vecchio corso di Stalin, concedendo maggiori libertà democratiche, potenziando la produzione di beni di consumo e riabilitando gli ex-oppositori di Stalin. In una visita a Belgrado nel 1955 Kruscev riabilita Tito, pur non riuscendo a portarlo nell’orbita del controllo sovietico. Il suo discorso al XX Congresso del PCUS nel 1956 denuncia i crimini di Stalin, a partire dal culto della personalità fino alle sanguinosissime purghe; egli sostiene la necessità di un ritorno a una forma pura del marxismo-leninismo. L’effetto del discorso, reso pubblico un mese dopo, è molto forte in Polonia e Ungheria.
In Polonia la destalinizzazione porta alla leadership il “liberale” Wladyslaw Gomulka, che grazie a un iniziale sostegno popolare riesce a impedire l’intervento dell’Armata rossa per sedare le rivolte antisovietiche. Lo stesso non avviene in Ungheria: qui le proteste popolari costringono i comunisti alla nomina di Imre Nagy alla guida del governo; Nagy, sull’onda del sostegno popolare, annuncia la creazione di un sistema multipartitico, chiede il ritiro delle truppe sovietiche dal Paese e infine annuncia l’uscita dal Patto di Varsavia e la domanda di adesione all’ONU. Pochi giorni dopo l’Armata rossa entra a Budapest e il governo Nagy è rovesciato (egli stesso viene giustiziato due anni dopo per “complotto contro il popolo”).
L’evento porta a un raffreddamento dei rapporti tra Kruscev e Tito. Pochi anni dopo giunge a maturazione la rottura con la Cina comunista: Mao accusa di “revisionismo” la versione del marxismo-leninismo di Kruscev, Kruscev accusa Mao di “dogmatismo”. Ma più che sul fronte ideologico, la rottura si situa sul fronte politico: la partecipazione della Cina alla guerra di Corea, il rifiuto sovietico di permettere a Pechino di dotarsi di armi nucleari, il sostegno di Mosca all’India di Nehru nell’ambito della questione tra India e Tibet, laddove la Cina ha interessi diretti in gioco, sono i fattori principali della spaccatura.
Il Vertice di Ginevra e l’avvio della distensione
Vari furono gli elementi che portarono al Vertice di Ginevra nel luglio 1955, il primo summit tra i leader americani e sovietici dalla fine della Seconda guerra mondiale. Innanzitutto la nuova diplomazia di Kruscev a favore di una coesistenza pacifica tra i due blocchi, visibile nel parere favorevole di Mosca alla fine dell’occupazione quadripartita in Austria e alla formazione di uno stato neutrale e indipendente. In secondo luogo, nell’agosto 1953 l’URSS esegue il suo primo test termonucleare con la bomba H battendo per un soffio gli USA; sia Kruscev che Eisenhower, raggiunto l’equilibrio atomico, puntano a tenere sotto controllo la corsa agli armamenti per evitare che le spese militari debordino. Infine, l’equilibrio raggiunto in Germania con l’inclusione della RDT nel Patto di Varsavia, in risposta al riarmo della RFT nell’ambito della NATO, consente una maggiore distensione nello scenario europeo.
All’apertura del vertice, Eisenhower propone una soluzione del problema tedesco chiedendo la riunificazione della Germania, libere elezioni e l’autodeterminazione della linea politica. Kruscev risponde chiedendo una Germania demilitarizzata e neutrale; egli rilancia l’idea di Molotov esposta un anno prima a Berlino alla Conferenza dei Quattro (le quattro potenze vincitrici) che chiede le neutralizzazione della Germania e la costituzione di un governo provvisorio unito che porti all’unificazione delle due Germanie. Non viene quindi raggiunto nessun accordo.
Riguardo l’eventuale disarmo nucleare delle due potenze, Eisenhower lancia un’ipotesi che spiazza i sovietici: consentire libere ispezioni aeree accompagnate dallo scambio di mappe che riportino l’ubicazione di tutte le basi militari delle due nazioni, proponendo inoltre che a bordo di ogni aereo vi siano anche alcuni rappresentanti della nazione oggetto dell’ispezione. Gran Bretagna e Francia appoggiano subito la proposta americana, ma Kruscev gela gli entusiasmi e pone il suo no: egli è a conoscenza dell’imminente realizzazione dell’U2 che consentirà agli americani uno spionaggio aereo pressoché invisibile e non vuole restare indietro. Quando due anni dopo l’URSS lancia lo Sputnik, è poi Eisenhower a cambiare radicalmente idea. Anche se dunque il vertice si conclude con un nulla di fatto, resta quel...
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