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IL PERIODO DELLA GUERRA FREDDA (1946-1955).

La cortina di ferro. Il 5 marzo 1946 Churchill tiene nella cittadina di Fulton,

negli USA, un lungo discorso nel quale pronuncia le storiche parole: «Da

Stettino nel Baltico, a Trieste nell’Adriatico, una cortina di ferro è scesa sul

continente». La divisione dell’Europa in due blocchi, quello occidentale

nell’orbita USA e quello orientale nell’orbita dell’URSS, è definitiva. Un mese

prima il diplomatico americano presso l’ambasciata di Mosca, George Kennan,

invia a Washington il c.d. “lungo telegramma” nel quale si riferisce che la

possibilità di una cooperazione pacifica tra le due potenze è sfumata ed è

prossimo un confronto. Nello stesse mese Stalin infatti pronuncia un duro

discorso nel quale condanna il capitalismo e le mire imperialiste che hanno

portato alla guerra appena conclusasi. Le inquietudini americane aumentano

allorquando l’URSS non ritira nei tempi stabiliti le proprie truppe dall’Iran e

davanti alla sempre maggiore pressione dei partiti comunisti in Francia e Italia.

In questo periodo si assiste a una feroce polarizzazione ideologica nelle due

potenze: da una parte gli USA ottengono, nelle elezioni di mid-term dell’ottobre

’46, la maggioranza repubblicana al Congresso; dall’altra l’URSS inizia una

spietata campagna di kulturkampf internando o fucilando tutti i promotori di idee

occidentali e coloro i quali erano vissuti troppo tempo all’estero. Tra il ’46 e il

1948 in Romania, Bulgaria, Ungheria e Cecoslovacchia sorgono governi

comunisti. Il 12 marzo 1947 il presidente Truman enuncia al Congresso quella

che diventa nota come la Dottrina Truman: gli USA si assumono il compito di

sostenere militarmente e finanziariamente tutti i popoli liberi impegnati a

combattere tentativi di sottomissione a minoranze armate o a pressioni esterne.

La concretizzazione di questa dottrina del contenimento è immediata:

allorquando la Gran Bretagna ritira le proprie forze dalla Grecia vista

l’incapacità di contenere i moti rivoluzionari, gli USA replicano con un più

massiccio invio di truppe e denaro al governo di Atene per controbattere ai

rifornimenti che Jugoslavia e Albania (ma non l’URSS, in rispetto degli accordi

delle percentuali) inviano ai ribelli greci.

Il piano Marshall e la NATO. Lo European Recovery Program lanciato dagli

USA (noto come “piano Marshall” dal nome del segretario di Stato americano)

punta a due obiettivi: ricostruire l’economia europea uscita distrutta dalla guerra

così da permettere agli USA di ritrovare nell’Europa il naturale partner

commerciale ed evitare crisi di sovrapproduzione interne, unire i paesi europei

sotto l’influenza politica americana. Al meeting di apertura a Parigi vengono

messe in chiaro le tre condizioni americane:

1

La globalità del Patto, che si rivolge a tutta l’Europa compresa l’Unione

1. Sovietica e i suoi satelliti.

L’integratività degli aiuti americani, non cioè sostitutivi di un’iniziativa

2. europea.

L’impegno europeo a creare un’unione doganale o una zona di libero

3. scambio nel continente.

Di fronte a teli condizioni il rappresentante dell’URSS si ritira imponendo

altrettanto a Polonia e Cecoslovacchia; i paesi dell’Est europeo non partecipano

così al programma aumentando la spaccatura. Il Comecon lanciato pochi giorni

dopo da Mosca porta i paesi dell’Est nell’orbita economica sovietica. La

questione della Germania crea poi una nuova gravissima crisi: gli USA

desiderano una ripresa della Germania occidentale istituendo una nuova valuta

nazionale, il marco tedesco. I timori della Francia vengono tenuti a bada

dall’impegno americano di tenere in Europa un numero imprecisato di truppe

per gli anni a venire, ma l’URSS reagisce attraverso il blocco di Berlino che

taglia i collegamenti tra la città e la zona occidentale del paese. Il ponte aereo

organizzato da USA e Gran Bretagna continua per oltre un anno, insieme al

crescere della tensione. Nel 1949 la questione è risolta con la divisione della

Germania in due repubbliche. Intanto, gli USA chiedono all’Europa di creare un

sistema di difesa integrato. Il Patto di Bruxelles è però considerato da

Washington troppo limitato e debole per poter costituire un deterrente alla

minaccia sovietica. Nel giugno 1948 il Congresso americano adotta la

Risoluzione Vandenberg, che concede al Presidente il mandato di stipulare

un’alleanza tesa a garantire la sicurezza su tutta l’area atlantica. Il primo test

atomico sovietico nel ’49 e la caduta della Cina nelle mani comuniste accelera i

piani per l’Alleanza Atlantica, firmato nell’aprile di quell’anno. La riposta sul

piano ideologico è l’istituzione nel 1947 del Kominform che sostituisce il

Komintern sciolto per esigenze di guerra nel 1943. Esso riunisce i partiti

comunisti europei, garantendo a Mosca il controllo delle loro azioni. La proposta

sovietica di un trattato di sicurezza paneuropeo, il cui scopo è quello di evitare il

riarmo della Germania, è contrastata chiaramente dalla NATO, ma l’URSS

riesce ad evitare il successo della CED sfruttando anche le paure francesi. Nel

1955 è quindi firmato il Patto di Varsavia di alleanza militare tra l’URSS e i suoi

alleati in Europa orientale. Si stabilisce che il Patto decadrà automaticamente

allorquando entrerà in vigore un trattato di sicurezza paneuropeo. Gli USA

espandono poi le loro alleanza strategiche nel sud-est asiatico nel 1954 con la

SEATO e nel Medioriente prima con il Patto di Baghdad nel 1955 che viene

trasformato in organizzazione militare con la METO e poi nel 1959 con la

Cen.T.O.

Le tensioni in Estremo Oriente. Inizialmente lo scenario asiatico non riveste

grande importanza agli occhi degli USA. Ancora nel 1947, nella graduatoria

degli Stati essenziali per la sicurezza nazionale americana il Giappone figura

all’13° posto, la Cina al 14° e la Corea al 15°, le Filippine subito dopo. La

speranza è infatti quella di contenere l’espansione comunista in Asia attraverso

un blocco economico della Cina. La “perdita” della Cina nell’ottobre 1949

provoca una forte crisi per l’amministrazione Truman, sottoposta ai duri attacchi

del senatore Joseph McCarthy il quale getta gli USA in un’atmosfera di sospetto

2

verso i “traditori” complici della sconfitta cinese e del potenziamento nucleare

sovietico. Tra le vittime dei suoi attacchi vi è soprattutto George Marshall

complice di aver tentato di negoziare tra i nazionalisti di Chiang Kai-Shek e i

comunisti di Mao. Quando nel febbraio 1950 la Cina e l’URSS firmano un

trattato di alleanza, i timori americani di un fronte comunista si concretizzano. In

realtà Stalin guarda con scarso entusiasmo alla vittoria di Mao nonostante le

affinità ideologiche: le ragioni stanno forse nel timore che si ripeta il caso Tito,

ma anche nel fatto che Chiang Kai-Shek aveva soddisfatto alcune ambizioni

territoriali sovietiche tra cui l’uso del porto commerciale di Dairen e della base

navale di Port Arthur, oltre al controllo delle linee ferroviarie della Manciuria

necessarie per collegare l’URSS alle sue coste sul Pacifico. Col trattato, le due

potenze si assicurano reciproco sostegno nel caso di un’aggressione da parte

del Giappone o di un’altra potenza in collaborazione col Giappone. Nel 1951 gli

USA siglano col Giappone il trattato di pace che garantisce agli americani la

costruzione di basi militari nelle isole e un patto di reciproca sicurezza. Lo

scoppio della Guerra di Corea nel giugno 1950 rappresenta la fase più

conflittuale della Guerra Fredda in Estremo Oriente fino al conflitto in Vietnam.

L’aggressione della Corea del Nord di Kim Il-Sung, comunista, alla Corea del

Sud filo-americana è per l’amministrazione USA un piano premeditato di Stalin,

il quale in realtà non è coinvolto nell’organizzazione dell’invasione. Senza

aspettare il via libera dell’ONU, che verrà poco dopo grazie all’assenza in

Consiglio di Sicurezza dell’URSS per protesta, l’esercito coalizzato guidato dal

generale MacArthur sbarca in Corea del Sud e la VII flotta si posiziona tra

Taiwan e le coste cinesi come monito per impedire l’intervento di Mao. I

successi militari americani portano l’ONU ad accantonare l’ipotesi di un

ripristino della linea di separazione al 38° parallelo guardando con favore a una

riunificazione del Paese attraverso le armi. Ma MacArthur, ignorando le

minacce cinesi, penetra sempre più a nord finendo per toccare i confini della

Cina. L’esercito di Mao rompe gli indugi e invade la penisola respingendo le

armate di MacArthur oltre il 38° parallelo. A questo punto il premier britannico

Clement Attlee cerca di convincere Truman a un accordo con Pechino per

evitare una guerra generale ma l’ipotesi imbarazza l’amministrazione USA. La

bellicosità di MacArthur, desideroso di spezzare la resistenza comunista e

invadere la stessa Cina con l’ausilio delle armi nucleari, convince Truman della

necessità di richiamare in patria il generale per togliergli il comando delle

operazioni. Ma occorreranno altri due intensi anni di negoziati per giungere ad

un accordo e nelle elezioni presidenziali alla fine del 1952 i Democratici sono

sconfitti e il generale Dwilight Eisnhower è eletto presidente. Nel luglio 1953

l’armistizio viene siglato dopo un lungo braccio di ferro col governo

nordcoreano, che acconsente al ritorno dello status-quo dopo la minaccia

americana di usare l’atomica per ridurla a posizioni più concilianti.

La destalinizzazione di Kruscev. La morte di Stalin nel 1953 apre in Unione

Sovietica un difficile processo per la scelta del nuovo leader. Dopo la parentesi

di qualche mese di Georgij Malenkov, è il leader del PCUS Nikita Kruscev ad

assumere il massimo potere. Kruscev però fin dal 1955 stabilisce la propria

agenda politica ponendosi in aperto contrasto col vecchio corso di Stalin,

concedendo maggiori libertà democratiche, potenziando la produzione di beni di

3

consumo e riabilitando gli ex-oppositori di Stalin. In una visita a Belgrado nel

1955 Kruscev riabilita Tito, bestia nera di Stalin, pur non riuscendo a portarlo

nell’orbita del controllo sovietico. Il suo discorso al XX Congresso del PCUS

nel 1956 denuncia i crimini di Stalin, a partire dal culto della personalità fino alle

sanguinosissime purghe; egli sostiene la necessità di un ritorno a una forma

pura del marxismo-leninismo. L’effetto del discorso, reso pubblico un mese

dopo, è molto forte in Polonia e Ungheria. In Polonia la destalinizzazione porta

alla leadership il “liberale” Wladyslaw Gomulka, che grazie a un iniziale

sostegno popolare riesce a impedire l’intervento dell’Armata rossa per sedare le

rivolte antisovietiche. Lo stesso non avviene in Ungheria: qui le proteste

popolari costringono i comunisti alla nomina di Imre Nagy alla guida del

governo; Nagy, sull’onda del sostegno popolare, annuncia la creazione di un

sistema multipartitico, chiede il ritiro delle truppe sovietiche dal Paese e infine

annuncia l’uscita dal Patto di Varsavia e la domanda di adesione all’ONU. Pochi

giorni dopo l’Armata rossa entra a Budapest e il governo Nagy è rovesciato (egli

stesso viene giustiziato due anni dopo per “complotto contro il popolo”).

L’evento porta a un raffreddamento dei rapporti tra Kruscev e Tito. Pochi anni

dopo giunge a maturazione la rottura con la Cina comunista: Mao accusa di

“revisionismo” la versione del marxismo-leninismo di Kruscev, Kruscev accusa

Mao di “dogmatismo”. Ma più che sul fronte ideologico, la rottura si situa sul

fronte politico: la partecipazione della Cina alla guerra di Corea, il rifiuto

sovietico di permettere a Pechino di dotarsi di armi nucleari, il sostegno di

Mosca all’India di Nehru nell’ambito della questione tra India e Tibet, laddove la

Cina ha interessi diretti in gioco, sono i fattori principali della spaccatura.

Il Vertice di Ginevra e l’avvio della distensione. Vari furono gli elementi che

portarono al vertice di Ginevra nel luglio 1955, il primo summit tra i leader

americani e sovietici dalla fine della Seconda guerra mondiale. Innanzitutto la

nuova diplomazia di Kruscev a favore di una coesistenza pacifica tra i due

blocchi, visibile nel parere favorevole di Mosca alla fine dell’occupazione

quadripartita in Austria e alla formazione di uno stato neutrale e indipendente.

In secondo luogo, nell’agosto 1953 l’URSS esegue il suo primo test

termonucleare con la bomba H battendo per un soffio gli USA; sia Kruscev che

Eisenhower, raggiunto l’equilibrio atomico, puntano a tenere sotto controllo la

corsa agli armamenti per evitare che le spese militari debordino. Infine,

l’equilibrio raggiunto in Germania con l’inclusione della RDT nel Patto di

Varsavia, in risposta al riarmo della RFT nell’ambito della NATO, consente una

maggiore distensione nello scenario europeo. All’apertura del vertice,

Eisenhower propone una soluzione del problema tedesco chiedendo la

riunificazione della Germania, libere elezioni e l’autodeterminazione della linea

politica. Kruscev risponde chiedendo una Germania demilitarizzata e neutrale;

egli rilancia l’idea di Molotov esposta un anno prima a Berlino alla Conferenza

dei Quattro (le quattro potenze vincitrici) che chiede le neutralizzazione della

Germania e la costituzione di un governo provvisorio unito che porti

all’unificazione delle due Germanie. Non viene quindi raggiunto nessun

accordo. Riguardo l’eventuale disarmo nucleare delle due potenze, Eisenhower

lancia un’ipotesi che spiazza i sovietici: consentire libere ispezioni aeree

accompagnate dallo scambio di mappe che riportino l’ubicazione di tutte le basi

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militari delle due nazioni, proponendo inoltre che a bordo di ogni aereo vi siano

anche alcuni rappresentanti della nazione oggetto dell’ispezione. Gran

Bretagna e Francia appoggiano subito la proposta americana, ma Kruscev gela

gli entusiasmi e pone il suo no: egli è conoscenza dell’imminente realizzazione

dell’U2 che consentirà agli americani uno spionaggio aereo pressoché invisibile

e non vuole restare indietro. Quando due anni dopo l’URSS lancia lo Sputnik, è

poi Eisenhower a cambiare radicalmente idea. Anche se dunque il vertice si

conclude con un nulla di fatto, resta quello “spirito di Ginevra” che istituisce il

principio dei contatti di alto livello tra le due parti, rinnovato nell’incontro di

Camp David nel 1959 e in quello fondamentale di Parigi nel 1960. In

quest’ultimo incontro, tuttavia, il difficile processo di distensione viene messo in

crisi dall’abbattimento dell’U2 americano nei cieli sovietici pochi giorni prima

dell’apertura del summit. Eisenhower si rifiuta di negare di essere a conoscenza

del fatto come inizialmente gli propone Kruscev, che subito dopo dirama

l’informazione in tutto il mondo mettendo in crisi l’amministrazione americana.

Entrambi sono costretti ad agire in questo modo bizzarro su pressione dei

rispettivi capi militari, sempre più preoccupati dalle reciproche concessioni tra le

due potenze. Ad ogni modo, lo “spirito di Ginevra” riesce a risolvere anche

questa crisi come le precedenti e le successive.

IL PERIODO DELL’EQUILIBRIO DEL TERRORE (1955-1975).

Le strategie della deterrenza nucleare. Le armi nucleari, fino ad oggi, sono

state usate due sole volte in un’epoca in cui gli USA detenevano il monopolio

nucleare. Da allora, l’equilibrio venutosi a creare ha impedito il loro utilizzo. In

uno studio fondamentale del 1945, lo stratega nucleare Bernard Brodie scriveva

che l’atomica avrebbe cambiato il modo di fare la guerra perché nessuno

avrebbe voluto combattere una guerra di pochi minuti con armi contro le quali

non esiste capacità di difesa e la cui potenza rende inutili tutti gli altri armamenti

convenzionali. La strategia nucleare sarebbe quindi dovuta basarsi sulla

necessità di prevenire l’uso di tali armi. Nel documento NSC-68, uno studio

dell’amministrazione americana sulla strategia nucleare (1950), questa tesi non

viene ancora recepita e si ritiene che l’esistenza di due forti capacità atomiche

sia non un deterrente ma un incitamento alla guerra per l’URSS. Il dibattito su

questi presupposti oscilla tra chi propone un attacco preventivo all’Unione

Sovietica e chi ritiene necessario aspettare l’effettivo lancio del nemico per poi

rispondere, anche se questo avrebbe significato condannare gli USA a una

distruzione quasi totale. L’idea di mezzo è quella di un attacco pre-emptive teso

a paralizzare le forze nemiche distruggendo i principali impianti nucleari

sovietici. Il dilemma del first-strike (“primo colpo”) domina i dibattiti di questi anni

in America. Quelli di Truman sono gli anni della deterrenza negativa, basata

sulla minaccia di una risposta nucleare generalizzata in casi di crisi. Eisenhower

passa invece a una deterrenza positiva la cui teorizzazione è affidata al

documento NSC-162/2 (1953). È accettata la tesi, basata sul “dilemma del

prigioniero” della teoria dei giochi, secondo cui il possesso reciproco di arsenali

distruttivi avrebbe portato entrambe le parti a non dare il via a una guerra

generalizzata, per evitare la quale viene consigliato agli USA di chiarire

all’URSS quali azioni militari in conflitti locali avrebbero potuto scatenare una

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risposta nucleare. Nel 1957 il rapporto Geither del NSC compie un’allarmistica

previsione della capacità nucleare sovietica nel medio periodo. Si stima in 1500

testate l’arsenale attuale, più un numero di missili balistici intercontinentali

(ICBM) superiore a quello americano. Dopo il 1960 la superiorità americana

sarebbe stata superata. I consigli del rapporto includono un poderoso aumento

della produzione di ICBM, di antimissili balistici, di rifugi atomici e la necessità di

studiare l’ipotesi di una guerra nucleare limitata. Eisenhower ritiene però – a

ragione – sovrastimate le ipotesi del rapporto e si rifiuta di arrendersi al panico.

Si punta a una soluzione politica tra le due superpotenze che giunga

all’equilibrio. Sotto la presidenza Kennedy il rapporto in testate tra USA e URSS

e di 6:1, ma è ormai chiaro che entrambe le potenza sopravvivrebbero a un

primo attacco abbastanza da lanciare una risposta adeguata. Inevitabile è per

tali motivi il Trattato per la limitazione dei test nucleari (pur limitato ai soli test

atmosferici) a cui si giunge nel 1963, dopo cinque anni di affannosi negoziati, in

un vetrice a Ginevra sotto l’egida dell’ONU e la mediazione della Gran

Bretagna. La Francia e la Cina, intenzionate a dotarsi di un arsenale nucleare,

non sottoscrivono il trattato. Nel 1968 è firmato il Trattato per la non-

proliferazione nucleare.

Le tensioni in Medio Oriente. Le prime tensioni tra i due blocchi in Medio

Oriente si concentrano nella crisi iraniana del 1951-53, con l’ascesa di

Mossadeq e il suo successivo abbattimento da parte di un colpo di stato

fomentato dalla CIA, sulla base della minaccia di Mossadeq di rivolgersi a

Mosca se l’Occidente non l’avesse aiutato a ristrutturare l’economia iraniana.

Gli USA restaurano al governo lo Scià e inviano un ingente quantità di aiuti

economici e militari, portando l’Iran nella propria sfera d’influenza. Il tentativo

americano di contenere il nazionalismo arabo attraverso il Patto di Baghdad

viene quindi accantonato a causa dei disegni egemonici britannici, sconfitti poi

dalla crisi di Suez che vede eclissarsi l’influenza della Gran Bretagna in

Medioriente. Gli USA si distaccano dalla politica neo-imperialista di Francia e

Gran Bretagna puntando a un blando appoggio ai nazionalismi arabi per evitare

la loro caduta nell’orbita sovietica; pure, Mosca presto pone l’Egitto di Nasser

sotto la propria ala protettrice. Quando tuttavia un colpo di stato in Iraq nel 1958

porta al potere un governo filo-sovietico, Nasser si allarma e fa arrestare in

Egitto centinaia di comunisti causando una rottura con Mosca. Solo la visita di

Kruscev al Cairo nel 1964 porta a un rilancio delle relazioni tra i due stati. Nel

1958, intanto, gli USA inviano in Libano una forza militare per preservare il

governo filo-occidentale del cattolico Camille Chamoun da eventuali rovesci.

Eisenhower al Congresso afferma che il vuoto di potere in Medioriente deve

essere riempito dagli Stati Uniti prima che lo facciano i sovietici.

La prima guerra del Vietnam. In seguito alle vicende della guerra di Corea e al

peggiorare della situazione nel Sudest asiatico, gli USA iniziano a sostenere

fortemente la Francia in Indocina, in cambio dell’impegno francese a garantire

l’indipendenza al Vietnam, al Laos e alla Cambogia. Viene quindi concesso a

questi stati una certa autonomia all’interno dell’Unione francese. In Vietnam

viene restaurato l’ex imperatore Bao Dai, ma il suo prestigio è intaccato

dall’essere sostanzialmente una marionetta francese. Nel 1950 Ho Chi Minh,

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leader dei nazionalisti comunisti, proclama la Repubblica democratica del

Vietnam (RDV) subito riconosciuta da URSS e Cina. La risposta armata

francese porta a una lunga guerra con numerosissime perdite (ca. 90.000

francesi); nel 1954 il 75% dei costi della guerra sono sostenuti dagli USA. Alla

Conferenza di Ginevra sull’Indocina nel 1954 i leader sovietici e cinesi sono

pronti a fare pressioni su Ho Chi Minh per aprire negoziati. Gli USA premono

per un cessate il fuoco senza condizioni e prima della conferenza John Foster

Dulles cerca di ottenere dal britannico Eden il consenso per un attacco aereo

alle forze vietnamite per rovesciare le sorti del conflitto in vista dell’istituzione di

un organismo internazionale per la sicurezza della regione. Eisenhower però

non dà l’avallo e la disfatta francese a Dien Bien Phu provoca una crisi di

governo a Parigi e il consenso francese per un accordo: la Francia ritira le

proprie truppe a sud del 17° parallelo, la RDV accetta di ritirarsi a nord della

linea. La decisione di tenere elezioni in entrambe le nazioni per giungere

all’unificazione del Vietnam non viene sostenuta dai leader sudvietnamiti. Ho

Chi Minh ottiene nel 1957 il consenso di Mosca al suo programma di liberazione

del Sud e nel 1960 egli crea al Sud il Fronte di liberazione nazionale (FLN)

aggirando dal Laos e dalla Cambogia il confine del 17° parallelo. Nel 1960

intanto le pressioni comuniste portano nel Laos la caduta del governo filo-

americano ma subito si scatena una guerra civile tra i neutralisti e i Pathet Lao

comunisti. Nel 1962 a Ginevra si giunge a un fragile accordo sulla neutralità del

Laos. Il vice di Kennedy, Lyndon Johnson, chiede un vigoroso programma

d’azione contro le infiltrazioni comuniste nel Vietnam del Sud ma Kennedy esita

e tenta di forzare il presidente Diem a promuovere riforme democratiche per

contrastare l’appeal comunista. L’ostilità di Diem al progetto porta al suo

rovesciamento nel 1963 con l’appoggio americano. Contemporaneamente gli

USA inviano nella regione numerosi consiglieri militari e forze speciali

antiguerriglia.

Le tensioni in Centro e Sud America. Nelle vicende del Centro e Sud

America gli USA hanno meno scrupoli ad intervenire sulla base della loro

consolidata esperienza del big stick. Nel 1954 il regime democraticamente

eletto di Arbenz Guzman in Guatemala espropria 225.000 acri di terre incolte di

proprietà della United Fruit Company (UFC), la maggiore società del Paese che

deteneva la proprietà del 42% delle terre guatemalteche e il cui commercio di

banane costituiva quasi metà dell’export. Arbenz inserisce nel suo governo

esponenti comunisti, pur senza pressioni sovietiche. La UFC preme su

Eisenhower per sollecitare un intervento militare americano paventando

l’ascesa del comunismo in Centro America. Gli interessi personali

dell’amministrazione Eisenhower nella gestione dei profitti della UFC porta

all’intervento, legittimato dalla concessione sovietica di un limitato quantitativo

di armi in Guatemala. Rovesciato Arbenz con un’operazione congiunta di CIA e

di generali contrari alle scelte comuniste del governo, viene istituito in

Guatemala un governo militare di destra sotto il generale Castillo Armas che

ripristina lo strapotere dell’UFC. Il successo americano è completo. Nel 1958 il

presidente Nixon compie un viaggio nei paesi Latinoamericani (il tour della

buona volontà) che viene accolto da feroci proteste popolari antiamericane. Al

suo ritorno Nixon decide di abbandonare la politica dell’appoggio ai dittatori e

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia delle Relazioni Internazionali, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Cinquant'anni di guerra fredda" di Crockatt. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: il periodo della guerra fredda, il periodo dell'equilibrio del terrore, la Détente sotto pressione: dal Vietnam a Reagan.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze storiche, del territorio e per la cooperazione internazionale
SSD:
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle Relazioni Internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Breccia Alfredo.

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