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Relazioni internazionali

Si occupano dell'aspetto politico tra i gruppi di persone organizzate politicamente. Le relazioni internazionali sono un pezzo della scienza politica, anche dal punto di vista metodologico. Condividono l'ambizione di cercare di trarre delle previsioni su quello che può succedere quando si verificano certi eventi. Il materiale su cui si basano è storico. Nelle relazioni internazionali intervengono anche componenti economiche.

Studio del sistema delle relazioni internazionali

Studiare il sistema delle RI significa innanzitutto formulare dei presupposti:

Relazioni internazionali come realtà

a) Esistono dei rapporti che si svolgono tra comunità politiche -> tutti gli individui sono appartenuti e apparterranno a una comunità politica, non esiste un mondo senza politica, dove le persone non si auto-organizzano per prendere decisioni che riguardano tutti e che tutti devono rispettare. Cambiano molto in termini di dimensioni, di vicinanza e di modi in cui lo scopo del comando politico viene esercitato.

Si possono trovare relazioni tra comunità politiche che sono più frequenti in un mondo più civilizzato e meno frequenti in un mondo meno civilizzato. La reazione naturale tra le comunità politiche quando si incontrano è la diffidenza, poiché l'ignoto preoccupa. Il metodo più comune con il quale si esercita l'ostilità è la guerra. Anche ai giorni nostri la conflittualità resta un elemento portante della politica. La legge nell'ambiente internazionale viene fatta rispettare se gli attori vogliono che essa venga rispettata. Gli attori principali che compongono il sistema internazionale sono gli attori politici. Ai giorni nostri gli stati sono elementi politici ma prima del 1600 i rapporti si svolgevano comunque tra comunità politiche che concorrevano per il potere.

La sicurezza è un elemento centrale nella politica (sicurezza in cambio di fedeltà) ed è un bisogno primario. Il sistema è quindi fondato sulla lotta/cooperazione dove è possibile e conveniente tra le comunità e gli attori. Nell'ambiente internazionale la forza è un elemento centrale. Nel corso degli anni sono cambiati i metodi di conflitto (entrata nell'epoca nucleare, il rischio per le potenze di affrontarsi è la distruzione reciproca, la pace sistemica si basa proprio su questo nichilismo reciproco), ma l'uso della forza è sempre presente e i conflitti sono possibili e ricorrono.

b) Perché esista un mondo di relazione tra unità le unità devono essere distinguibili. Nelle relazioni internazionali si deve poter distinguere tra attore A e attore B. Questo porta alla presenza di una differenza tra lo spazio interno e lo spazio esterno tra gli attori. Questa distinzione rimanda ad ambiti diversi, nello spazio interno il dominio della legge e dell'autorità politica riconosciuta (stato, governo… rapporti gerarchici), nello spazio esterno non è regolato dalla legge e non è governato da un'autorità terza.

Deve essere possibile individuare i confini, il raggio di azione di ogni singolo attore, fin dove le leggi di un attore valgono e dove cessano di valere. I confini devono quindi essere netti, riconoscere il fatto che una comunità politica deve avere un perimetro, di diversa grandezza, poiché non può esistere una comunità politica senza un confine, essi fanno parte della dotazione antropologica, uso della forza per difenderlo. La sicurezza del confine ha a che fare con la verifica; quando i confini non tengono lo spazio interno assomiglia allo spazio esterno, portando la guerra a invadere la pace.

Un esempio è la Siria, dove non esiste più il confine, esistono fazioni, l'assenza del confine ha trasformato lo spazio interno politico siriano in spazio esterno, territorio di guerra. Tutte le volte che i confini cadono si ha un'assimilazione dello spazio esterno nello spazio interno, non viceversa. I confini dell'Unione Europea non sono stati efficaci, oltre ad essere incontrollabili, portando alla riscoperta dei confini nazionali. Se non funzionano i confini esterni si ripiega nei confini interni, più piccoli. Quando falliscono anche questi gli stati si inventano i confini portatili (stella di David, razzismo, clan -> collocare qualcuno in uno spazio non fisico; questo sopperisce all'assenza di controllo).

La fedeltà politica deve essere esclusiva e territoriale, poiché gli stati sono territoriali (età del Bronzo, vantaggio di rimanere fermi rispetto a muoversi). In un sistema politico si ha un'autorità legittima, cioè quell'autorità che può impartire ordini.

Relazioni internazionali come disciplina

a) La riflessione umana si è sempre applicata a questo campo (Tucidide, Senofonte, Machiavelli, Hume).

b) La disciplina però nasce molto dopo, solo nel 1919 in Galles e poi negli USA. Questo significa che tutte le volte che esaminiamo un concetto, questo concetto è stato pensato da qualcun altro con un'altra metodologia e un altro scopo. Tutti i termini che noi usiamo hanno un riscontro anche in altre discipline e ambiti.

Nel 1919 si ha il momento di apogeo dell'espansione degli imperi coloniali occidentali, illusione del mondo che continua, lunga fase dell'egemonia occidentale sul mondo. Contemporaneamente il 1919 segna anche l'inizio della crisi dell'egemonia europea, fino alla scomparsa degli imperi coloniali. Questo fa sì che il campo di osservazione di questa disciplina sia estremamente concentrato sull'occidente, poiché materialmente occupava tutto il sistema occidentale, che è un prodotto culturale e di una storia specifica. Attualmente l'occidente sta assistendo a un restringimento della sua quota nel sistema, a causa dell'emergere di nuovi attori.

Il sistema internazionale moderno

Il suo modo di esistere è avvenuto progressivamente ma molto velocemente dopo il 1648 (pace di Westfalia, che pone fine alle guerre civili che spaccavano le comunità politiche sull'elemento centrale, cioè il titolo di legittimità dell'autorità politica). Westfalia vede l'espulsione della religione dal campo delle politiche legittime. Non si può più usare la religione per legittimare l'autorità politica. Se oggi ci si scontra con attori che non hanno questa distinzione, supremazia del civile sul religioso, questi attori ci possono dire che il loro sistema non è fondato su questo, non è la loro storia. Con questi attori è molto più complicato il rapporto poiché hanno storie diverse, ma fanno parte del sistema. Solo essere uniti sotto un'unica identità poteva garantire una condizione di pace. Sostituisce a un'idea imperiale la molteplicità dei territori tutti non riconoscenti un'autorità superiore alla propria.

I diversi stati si riconoscono tra loro tutti egualmente sovrani, ma per questo bisogna cercare un sistema di ordine. Con Westfalia vengono al pettine tutta una serie di nodi concettuali che devono essere modificati. Questa sfida si porta dietro la necessità di trovare dei correttivi, come l'ordine giuridico; l'inizio del diritto internazionale va di pari passo con il sistema. Quando c'è un conflitto tra principi ed interessi, la battaglia è persa in principio a causa degli interessi.

  • Metà 800': fino alla metà dell'800' l'Occidente occupa posizioni costiere, da dove controlla gli entroterra. L'occupazione interna dell'Africa avviene dopo la seconda metà dell'800', grazie anche all'invenzione del chinino, contro la malaria. La costruzione dello stato moderno realizza un artifizio estremamente efficace, la capacità di prelevare risorse economiche ma anche militari da altri paesi sono due condizioni che crescono esponenzialmente dopo la metà dell'800'. Quando l'occupazione del mondo è quasi totale tutto il mondo entra nel sistema internazionale, ma in una posizione subordinata. Ad esempio, l'Impero Ottomano, con il quale l'Europa aveva avuto molti scambi e relazioni, non viene ammesso nel sistema internazionale, poiché il sistema internazionale è l'evoluzione è l'idea della vecchia cristiana res publica. Con la guerra di Crimea, per la prima volta, le nazioni occidentali, Inghilterra, Francia e Piemonte, sconfissero la Russia che aveva tentato già allora di espandersi, per difendere l'Impero Ottomano. La Turchia diventa uno stato Europeo, denominato il "grande malato d'Europa", a metà dell'800.
  • Il secondo paese ammesso nel sistema internazionale è il Giappone, dopo la guerra contro la Russia del 1905. La sconfitta di una grande potenza europea ad opera di un paese asiatico segna l'ingresso del Giappone nel sistema internazionale Europeo. Nel 900', con la decolonizzazione, avviene un cambiamento di status di questi paesi, poiché diventano indipendenti. Primo episodio di pluralismo. Il sistema internazionale è però molto occidentale, non multiculturale; questo crea continuamente un problema di attrito.

Caratteristiche del sistema internazionale

  • Anarchia: tratto distintivo del sistema internazionale. Anarchia significa che non esiste né una legge valida per tutti né un'autorità in grado di far rispettare questa legge. L'ordine è definitivo anarchico, su base volontaria. L'anarchia è la causa principale della guerra. L'Europa è un paese estremamente bellicoso, che si è formato proprio con la guerra. L'anarchia però ha consentito il pluralismo.
  • Pluralismo: ha consentito di creare lo Stato, oltre a permettere l'esistenza di culture molto diverse. Lo Stato ha costruito la sua fase di stato assoluto (re Sole). Ma lo stato ha assorbito e reso evidente tutto il potere politico, portando a un controllo del potere, che prima era diffuso. Quando si diffonde il potere aumenta il suo gap rispetto a chi è comandato, poiché diventa difficile controllarlo. La nascita del potere regale ha permesso di costruire lo stato assoluto, che ha portato alla nascita della libertà costituzionale, cioè la lotta contro il potere.
  • I confini: hanno permesso di difendere la libertà in alcuni spazi, dove essa si affermava.
  • Tutela delle diversità e minoranze

Vivere in un ambiente anarchico comporta il ricordo di vivere nello stato di natura hobsiano. Hobs diceva che ogni uomo, non sottoposto al potere, cercava di sottrarre ciò che poteva sopperire ai propri interessi. Per questo c'è solo un rimedio, cioè ogni uomo rinuncia della propria sovranità, di cui si impossessa lo Stato, per Hobs "il Leviatano", in cambio di protezione dai propri simili. Nel sistema internazionale però gli stati si temono vicendevolmente, ma non hanno le stesse caratteristiche degli individui descritti da Hobs.

Lo stato sopravvive grazie alla libertà, la natura della sovranità, altrimenti non sarebbe Stato; un essere umano continua ad essere umano anche se in schiavitù. Nel SI non tutti gli stati godono della stessa quantità di potere. Quando Hobs fissa l'uguaglianza tra gli uomini la descrive come la capacità di ogni uomo di essere in grado di nuocere all'altro. Nel SI non tutti gli stati sono in grado di nuocere agli altri stati, ci sono stati capaci di nuocere tantissimo e stati incapaci di farlo. Il sistema anarchico quindi è regolato dalla gerarchia della potenza, i più grandi dominavano sui più piccoli. Restano tutti sovrani, ma chi è grande può fare cose che chi è piccolo non può fare.

Lo squilibrio della potenza è la principale garanzia della pace; molti attori tendono a non usare la forza poiché rischia di essere controproducente. Esiste una continuità di relazioni che innalza il livello di fiducia in una situazione in cui si presenta il dilemma della sicurezza: anche quando nessuno tra gli stati ha intenzione di attaccare essi possono sentirsi costretti ad accumulare in anticipo potenza per la difesa; l'incremento di potenza di una delle parti provoca il corrispettivo aumento delle altre -> corsa agli armamenti.

  • Utilizzo della forza per regolare le questioni: dal momento che non esiste una terza unità, gli stati si devono auto tutelare, e un mezzo per farlo è l'uso della violenza. La carta delle nazioni Unite presenta ancora la possibilità e il diritto di difendersi quando uno stato ne attacca un altro. Ci sono stati due scontri in cui l'ONU è intervenuto, Guerra del Golfo e Guerra di Corea, in difesa della Corea del Sud. Questo diritto è testimoniato dalle alleanze tra gli stati a scopo difensivo. Il fatto che tutti possono esercitare la violenza porta alla consapevolezza che ogni stato si può aspettare di essere attaccato.

Limiti per ridurre la guerra e la violenza

Se la guerra e la violenza è così ricorrente in un sistema anarchico quali limiti sono stati posti per ridurla?

Tre grandi tradizioni: Hobbes, Grotius e Kant

1. Per Hobbes: anarchia internazionale uguale a ogni altra forma di anarchia, pensare di poter espellere la forza e la violenza dal sistema internazionale è una perdita di tempo, poiché in realtà è il modo di impiego della forza che è peculiare nel SI, ma la forza c'è anche nel sistema domestico, la Legge. Lo stato è in grado di obbligare con la forza ad obbedire. È la politica che può sola decidere che cosa è obbligatorio, tramite la coercizione nel processo di applicazione. Nella politica la coercizione è obbligatoria. Nel SI la forza pubblica non esiste e quindi gli Stati usano la loro forza privata. L'unica cosa che si può fare è cercare dei sistemi di regolazione che sono legati alla gerarchia di potenza, chi è più forte comanda. In ogni caso lo stato naturale è in conflitto permanente. Non per questo però l'anarchia internazionale può essere vista come un'anarchia. Nessun ordine umano è a prova di violenza, ma mentre nei contesti interni ogni volta che un singolo decide di fare uso della forza incorre in sanzioni da parte della forza politica organizzata, nel contesto internazionale, dove viene a mancare questa forza politica, spetta solo agli stati cercare di provvedere da sé alla sicurezza, senza però condannarsi a una guerra senza fine.

2. Per Grotius il problema è cercare di capire se si possa limitare le conseguenze dell'anarchia, attraverso strumenti normativi.

Hadley Bull: Bull vuole cercare di capire come si possa trovare una logica di limitazione della violenza partendo dalla logica della politica. Individua tre scopi primari che gli stati devono realizzare:

  • Limitazione della violenza: c'è un interesse a limitare la violenza, che è interno alla politica. Lo stato usa la violenza per provare a limitare la violenza degli altri stati.
  • Il mantenimento delle promesse: il contratto. Se uno stato promette una cosa, un altro ne prometterà un'altra, e queste promesse devono essere mantenute. Non tutte le promesse, ma solo quelle a rilevanza sociale.
  • Continuità nel possesso: il possesso deve durare nel tempo, deve essere stabile.

La guerra è disturbante per il raggiungimento di questi tre obiettivi. Tutti gli stati hanno quindi un interesse a cercare di limitare fenomeni che possano nuocere a questi tre scopi che devono essere tutelati. L'uso della guerra può essere limitato cercando di fare quello che gli stati svolgono interamente anche fuori. Si prova a costruire istituzioni nell'arena Internazionale. Le istituzioni cercano di proteggere la realtà delle cose attraverso norme. Le istituzioni quindi:

  • Mantengono l'ordine
  • Favoriscono/fanno fronte ai cambiamenti

Le istituzioni che cambiano continuamente non producono gravitas. Questo percorso è stato raccolto in due concetti analoghi:

  • Quello di Società Internazionale: dove gli attori condividono principi. Gli stati europei avevano un comportamento meno violento rispetto a stati appartenenti agli stessi principi.
  • Schmitt: Jus Publicum europaeum: esistono conflitti operati per cercare un punto migliore di equilibrio -> guerra di Crimea (1815), impedisce che la Russia, attore che avrebbe annichilito l'impero Ottomano, ottenendo il controllo degli stretti, portando a destabilizzare la sopravvivenza dell'Impero Austriaco. La guerra di Crimea quindi mantiene l'ordine europeo, modificandolo ma rendendolo stabile fino al 1914. Schmitt sostiene quindi che la guerra talvolta sia un elemento di ordine, la guerra è un'istituzione. Accanto alla guerra è possibile creare altre istituzioni per limitare i conflitti.

Esempio: ingresso della Cina nel mercato mondiale. Cosa ha portato all'ingresso senza che gli stati si sentissero minacciati? Grazie alle istituzioni internazionali.

3. Kant: "Per la pace perpetua". Kant vede la novità delle istituzioni liberali, della repubblica. Per Kant è perché gli stati sono guidati da sovrani con interessi che sono bellicosi. Ci si può liberare della guerra in due fasi:

  • Creazione di repubbliche
  • Creazione di uno stato mondiale

Queste due fasi alimenteranno la "teoria della pace democratica", cioè la teoria che la diffusione della democrazia porterebbe all'abbattimento dei conflitti.

Caratteristiche delle teorie delle relazioni internazionali

  • Anarchia
  • Concentrazione sulla guerra fredda: la gran parte delle teorie si sviluppa in questo periodo, che ha una rilevanza maggioritaria del problema del potere e dell'equilibrio. La differenza sostanziale era tra mondo comunista e mondo occidentale. Tutte le altre esistenze erano gerarchizzate rispetto a questo, che dava la lettura e l'inquadramento.
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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fedi_284 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Parsi Vittorio Emanuele.
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