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Storia della disciplina

Le relazioni internazionali (RI) nascono nel 1919 quando in Galles viene affidata la prima cattedra della disciplina al prof Zimmern. La riflessione sugli affari internazionali segue una lunga tradizione precedente alla disciplina stessa. Tucidide, riflessione non solo su un ambito internazionale ma su una regolarità causale rispetto alle guerre.

Oggetto e metodo delle relazioni internazionali

Le RI si vogliono distinguere per metodo e/o campo di indagine rispetto a diversi elementi:

  • Il loro oggetto (le relazioni fra stati) è già stato studiato in precedenza, ma si propone di farlo in maniera differente. Se la storia diplomatica ed internazionale si propone la maniera di descrivere dettagliatamente ciò che è successo, le RI non fanno una descrizione degli eventi ma cercano di spiegarli attraverso il riconoscimento dei fenomeni causali. Metodo.
  • I realisti inizialmente e poi altri esponenti di diverse scuole vedono una forte differenza tra fattori politici internazionali e fattori politici interni agli Stati. Viene così rivendicato un metodo e un oggetto di analisi diverso da quello della scienza politica. Diversificazione.

I dibattiti

Vi sono tantissime teorie, approcci, modelli teorici anche radicalmente diversi l'uno dall'altro. I dibattiti generalmente si sono mossi all'interno di tre piani:

  • Ontologia: Qual è la vera natura delle relazioni internazionali? Quasi tutti gli autori sono inquadrabili, più o meno forzatamente, in tre diverse tradizioni: Hobbes, Kant e Grozio. Ciascuna di esse si distingue per la natura delle RI.
    • Hobbes: condizione dello stato di natura. Stato di guerra perché i politici non sono stati.
    • Kant: ha più fiducia nell'uomo, è convinto che gli uomini con l'aiuto della ragione ed una presa di coscienza superiore, saranno in grado un giorno di stabilizzare il sistema internazionale per creare una condizione di pace perpetua.
    • Grozio: riconosce che gli Stati sono sovrani, sono in grado di governare il proprio territorio e mantenere la violenza legittima. Nella concezione esterna di sovranità per riconosce che sono sovrani perché non c'è appunto un'autorità sopra di loro.
  • Epistemologia: Come gli autori possono conoscere l'oggetto che studiano? Esistono teorie esplicative e teorie costitutive. Le teorie esplicative credono che sia possibile studiare le RI in modo oggettivo, come se si stesse studiando una scienza naturale. Le teorie costitutive invece sostengono che le scienze sociali vengono studiate da un soggetto sociale, cioè un sociologo, che finisce per influenzare il fenomeno che studia.
  • Metodologia: Molti autori si scontrano tra metodi tradizionalisti e comportamentisti. Ci sono quattro fasi dei dibattiti:
    • Anni '30-'40: idealismo vs realismo. Idealismo è la prima scuola che studia lo scoppio della prima guerra e si propone di creare condizioni di pace in grado di scongiurare un'altra guerra (Wilsoniani). Più ci si avvicina alla seconda guerra mondiale, più nascono idee che si raggruppano nel realismo.
    • Anni '50-'60: tradizionalisti e comportamentisti. Anche detto dibattito Kaplan Bull.
    • Anni '70-'90: neo-realismo vs neo-istituzionalismo. Studi sullo statocentrismo e sull'interdipendenza.
    • Dopo la fine della guerra fredda: nuovi approcci teorici come il postpositivismo, teoria critica, costruttivismo.

Impatto storico e evoluzione

I dibattiti coincidono con grandi cesure storiche. Le origini hanno un legame stretto con il primo dopoguerra ed è presente l'impegno a cercare le cause della guerra per evitare nuovi conflitti. È il trionfo dell'idealismo. La seconda guerra mondiale coincide con il trionfo del realismo. Viene vissuta come il fallimento dell'idealismo sia come programma teorico-conoscitivo della politica internazionale ma anche dell'idealismo diplomatico, soprattutto quello perseguito da Wilson (critica negativa ai suoi 14 punti). Il fallimento è quindi sia pratico sia ideale. I primi realisti fecero notare i fallimenti dell'idealismo ma non solo, individuarono l'idealismo come concausa della seconda guerra mondiale.

L'affermazione definitiva del realismo avviene alla fine degli anni '50 come disciplina americana. Questo coincide con la guerra fredda, dove l'occidente affronta l'URSS. Le RI pongono quindi la sicurezza nazionale al centro del dibattito. I grandi professori delle RI che fanno dibattito e scrivono classici sono improvvisamente tutti americani, anche qui la politica internazionale finisce per influenzare la disciplina.

Il cambiamento del contesto internazionale

Negli anni '70 la politica internazionale sta cambiando, anche grazie alle innovazioni tecnologiche. Il contesto è un mondo sempre più globalizzato che finisce per cambiare la natura delle RI. Il realismo non è più in grado di spiegare tutto ciò. Gli anni '70 sono gli anni della distensione, dove il sistema internazionale sembra più stabile. Sul piano teorico molti studiosi arrivarono a teorizzare che il potere stava cambiando natura: nell'ottocento paesi militarmente potenti rappresentavano il potere, in quel periodo invece il potere veniva decentralizzato (es. OPEC). Il mutamento della politica internazionale in atto va di pari passo con lo sviluppo disciplinare delle RI.

La fine della guerra fredda cambia il sistema internazionale, da un sistema bipolare si arriva ad un sistema unipolare/multipolare. Ad oggi abbiamo visto una vera e propria frammentazione del sistema internazionale che sta diventando sempre più complesso da analizzare. I paradigmi delle RI negli anni '90 esplodono, facendo emergere un sistema disciplinare variegato e frammentario.

Il realismo nelle relazioni internazionali

Il realismo politico è preesistente alla nascita delle RI. È un pensiero politico duraturo, con una lunghissima tradizione. Secondo la definizione di Pierpaolo Portinaro il realismo è un approccio all'analisi dei fenomeni sociali ispirato ad un generico principio di realtà che sta ad indicare il modo d'essere delle cose in quanto esistono fuori dalla mente umana o indipendentemente da essa. La realtà quindi va studiata per quello che è e non alla luce delle nostre inclinazioni etiche, ideologiche ecc.

Epistemologia e metodo del realismo

  • Epistemologia: il realismo è un'attitudine a guardare la realtà per quel che è e non per come vorremmo che sia. L'analisi realista è de-idealizzata. Ciò significa anche accettare quello che si scopre, accettando la drammaticità della politica internazionale anche quando si trovano cose che non sono coerenti con le nostre convinzioni.
  • Metodo: al di fuori della mente umana c'è una realtà che è governata da proprie leggi, che il realista deve scoprire. Lo scopo sul piano scientifico è molto ambizioso: trovare le leggi oggettive della realtà. Tipico del realismo è inoltre insistere sulla continuità e sulla mutabilità della natura umana e della politica internazionale.

Ambiguità del realismo

Da un lato il realismo afferma che esiste una realtà al di fuori del soggetto indagabile in modo oggettivo e che è possibile individuare leggi in grado di spiegare la realtà. Dall'altro lato il realismo costantemente rivendica un rapporto molto stretto con la realtà, al contrario dell'idealismo. Per un verso pretende di essere più attrezzato per l'astrazione e per l'altro critica l'idealismo di essere troppo legato alle idee. Es: Waltz spiega le teorie come massimo dell'astrazione e poi nei convegni guarda al reale.

Cosa ci sa dire Waltz sulla politica internazionale?

Si può definire neorealista perché cambia prospettiva, c'è un salto qualitativo nella spiegazione che ora viene detta sistemica.

Distinzione leggi/teorie

Non è solo un capitolo introduttivo ma ha un carattere più profondo. Egli contrappone leggi e teorie, distinzione condivisa da molti altri studiosi.

  • Le leggi sono covarianze tra variabili, descrivono, vengono scoperte, sono accumulazioni di dati.
  • Le teorie invece sono insiemi di leggi, spiegano, sono un'invenzione e astrazione dei fattori fondamentali.

Waltz sostiene che esistono due approcci possibili alla politica internazionale.

Approccio riduzionista e teorico sistemico

  • Il primo approccio che lui definisce riduzionista si concentra essenzialmente sulle decisioni individuali e la natura degli Stati nel sistema internazionale. Sono teorie che partono dallo studio delle parti per capire l'insieme. Waltz stesso fa riferimento alla biologia che fa riferimento a determinati organismi per poi spiegare l'insieme. In politica internazionale possiamo studiare il comportamento degli Stati a partire dalle loro parti, dalle unità (leader politici, regime, individui).
  • Il secondo approccio che Waltz definisce sono le teorie sistemiche, che invece partono da una prospettiva opposta: studiano l'insieme per capire le parti. Per capire come si comporta uno stato, abbiamo la necessità di capire come è la struttura del sistema internazionale e come funziona, solo dopo ci possiamo studiare lo stato. La dicotomia tra riduzioniste e sistemiche è una distinzione tra approcci teorici che troviamo in diverse discipline.

Il compito di Waltz nel suo libro è spiegare che la politica internazionale non può essere spiegata attraverso un metodo riduzionista. Motivazioni:

  • Stati differenti adottano comportamenti simili, Stati simili adottano comportamenti diversi. La spiegazione ultima del loro comportamento va quindi cercata in qualcosa di diverso dalla loro natura. Waltz sostiene che le democrazie sono diverse dai regimi autoritari, ma in politica internazionale intraprendono azioni e politiche molto simili (guerre strategiche, sfere di influenza..). Egli fa riferimento e scrive nel contesto della guerra fredda, con la contrapposizione di URSS e USA.
  • Il metodo analitico utilizzato dai riduzionisti può funzionare in fisica o in altri contesti sistemici ma non in politica internazionale. Può essere utilizzato infatti in un caso in cui le interazioni fra le parti non sono influenzate dalla struttura entro cui avvengono le interazioni. In politica internazionale non posso isolare completamente uno stato, tutto quello che ha fra le mani uno scienziato di RI è ciò che è avvenuto nella storia delle relazioni internazionali. Può solo cercare all'interno di essa determinati fattori che possono portare a certi comportamenti.

La spiegazione sistemica

La politica internazionale va spiegata quindi attraverso una spiegazione sistemica. Motivazioni:

  • Impossibilità di isolare le interazioni fra le parti, indipendentemente dalla struttura entro cui avvengono le interazioni.
  • Esiste nel comportamento degli Stati uno scarto fra intenzioni e risultati. I comportamenti di politica estera degli Stati di solito differiscono da ciò che avevano pensato è messo in conto in precedenza. Quindi significa che qualcosa interviene tra le caratteristiche interne allo stato e quello che fa effettivamente. E quel qualcosa va cercato nel sistema e nell'ambiente internazionale in cui lo stato è immerso.

Le proprietà delle teorie sistemiche

Le teorie riduzioniste possono solo descrivere induttivamente il comportamento degli Stati, al contrario solo un approccio sistemico può spiegare le continuità nelle politiche degli Stati a fronte della straordinaria varietà delle loro caratteristiche interne. L'ambiente internazionale che costruiamo per capire come agisce uno stato è un concetto teorico.

Equivoci sulle teorie sistemiche e Waltz

La scelta di un approccio sistemico è dato da ciò che bisogna studiare. Bisogna sgombrare il campo da due equivoci:

  • Waltz non sostiene che i sistemi determinano i comportamenti degli Stati. Può dirci quali sono le opzioni che può avere uno stato all'interno dei quali tende a scegliere, ma non determina ciò che sceglierà. I sistemi limitano e influenzano le scelte degli Stati ma non le determinano.
  • Waltz insiste sul fatto che le qualità politiche di un leader contano sulla politica estera di uno stato ma solo all'interno di una struttura che finisce per influenzare fortemente le loro scelte. Per riuscire a spiegare il dettaglio di una determinata politica estera occorre tenere in considerazione anche variabili interne. Quindi le caratteristiche interne degli Stati contano, ma solo all'interno del sistema entro cui gli stati interagiscono.

Gli approcci sistemici prendono in considerazione due livelli: il sistema e le interazioni fra le sue parti. La teoria di Waltz non riesce a spiegare la fine del bipolarismo e molti sostenevano che le politiche estere adottate dagli USA nel periodo successivo alla guerra fredda contraddicono tutti gli assunti realisti e neorealisti. Waltz sostiene che il sistema unipolare è il sistema che meno di ogni altro determina delle costrizioni sulla superpotenza. Secondo lui in un sistema unipolare le caratteristiche dello stato superpotenza contano molto.

Struttura secondo Waltz

Cosa è la struttura per Waltz? Non è una cosa che sta nella realtà, che si misura e che si tocca, ma è un concetto puramente teorico ed inventato che il soggetto utilizza per studiare la realtà. La struttura è un insieme di condizioni di costrizione che uniforma i comportamenti delle unità. Impone una semplificazione, una uniformazione. È un filtro tra input e output. Ridurre la varietà di input per arrivare ad una uniformità di output. La struttura non produce effetti diretti sulle unità, interviene direttamente sui comportamenti degli Stati. Non è una causa che ha un rapporto diretto con l'effetto, proprio per questo la teoria non può spiegare i comportamenti particolari degli Stati.

Meccanismi operativi della struttura

La struttura opera sulle unità attraverso:

  • Socializzazione: meccanismo che la struttura impone agli Stati per la quale loro adottano modelli comportamentali simili agli altri, seguendo chi secondo loro ha attuato azioni più efficienti. Non a caso quando nasce uno stato si dota di tutta una serie di rituali (apertura ambasciate di altri paesi) tratti da altri paesi.
  • Competizione: Waltz usa un'analogia con il mercato. Le aziende operano sul mercato.
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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ariannamiles di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Carati Andrea.
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