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Relazioni internazionali

Lezione 2

Mentre nei sistemi politici interni ci aspettiamo di ottenere una serie di beni e restrizioni dallo stato, in quelli internazionali l’agire avviene in un contesto che è privo di governo. Si tratta di un principio organizzativo anarchico, che fa a meno dell’esistenza di un governo superiore.

Principi dei sistemi politici internazionali

Forma della competizione

Il secondo criterio è relativo alla forma della competizione. Tutti i sistemi politici sono sistemi competitivi, altrimenti non si tratterebbe di un sistema polemico. Ciò che cambia è la forma della competizione. In un sistema ordinato la competizione, che ci siamo abituati a istituzionalizzare, fa a meno della violenza. La seconda grande distinzione è che nel sistema politico internazionale non è escluso in certe circostanze il ricorso alla violenza, cosa invece esclusa nel sistema politico interno.

Attori nei sistemi politici

L’ultimo criterio è quello degli attori. Nel sistema politico interno gli attori fondamentali sono i partiti, i movimenti e gli individui. Nell’internazionale esistono tanti attori, che sono gli stati ma anche altri.

  • Anarchia è considerata un luogo comune della riflessione politica

Quando diciamo che un ambiente è anarchico diciamo che è privo di controllo e anche che si tratta di una situazione caotica. Sembra ci sia una correlazione tra caotico e privo di governo. Nel linguaggio teorico, parlando di anarchia, si intende che l’ambiente è privo di governo e non che l’assenza di governo produca necessariamente il caos. Per anarchia internazionale si intende quindi semplicemente l’assenza di governo. Come è possibile avere ordine in un contesto senza un governo, anarchico? Ci sono almeno due risposte che non si escludono reciprocamente. La prima riguarda il potere: pur non essendoci un governo, ci sono disuguaglianze di potere così che i più forti dettino le regole. La seconda possibilità riguarda le istituzioni: se c’è ordine è perché la vita internazionale è intessuta di istituzioni che creano aspettative.

Conseguenze dell’anarchia

L’anarchia produce una serie di conseguenze. Hobbes ci dirà che la politica internazionale è quella che si avvicina di più allo stato di natura. La prima condizione di coscrizione è la condanna all’autodifesa: dal momento che non vi è un soggetto superiore, ogni volta che ci sentiamo minacciati tutti i soggetti sono condannati a difendersi da sé (o a prepararsi a difendersi da sé). Questo è proprio di tutti i contesti anarchici. Nel momento in cui viene meno lo stato, tutti corrono ad armarsi: la guerra civile non è solamente lo scontro tra due schieramenti, è anche il fatto che tutti gli altri hanno paura e chi può si arma. La prima conseguenza della morte del Leviatano per Hobbes è il disarmo della popolazione. La condanna all’autodifesa è una condanna al riarmo. Questo lascia aperti due quesiti: qual è il modo migliore per difendersi? Accumulare risorse per difendere quello che si ha già o per ottenere una sicurezza completa gli attori devono fare in modo di ottenere più risorse possibili? Difendersi da sé non significa necessariamente difendersi da soli (al contrario dell’America di Trump, sufficientemente forte da dettare le proprie condizioni agli altri) ma anche con gli altri; nessun fenomeno è più ripetitivo di quello del formare alleanze (sommare la propria forza a quella di qualcun altro). Inoltre, formare alleanze è importante per i soggetti deboli (politica estera italiana dall’unità ad oggi).

Incertezza sulle intenzioni degli altri

Nel contesto anarchico tutti i soggetti hanno buone ragioni per porsi domande sulle vere intenzioni degli altri, intendendosi le intenzioni attuali ma anche le intenzioni future.

Dilemma della sicurezza

Il terzo problema è il dilemma della sicurezza. Quel dilemma che nasce dal rischio di innescare competizioni inintenzionali: dietro lo scoppio di un conflitto non vi è sempre l’intenzione di almeno una parte, il soggetto A può essere preoccupato del soggetto B. In un contesto anarchico A accumulerà risorse per la difesa (armi e alleati). Il soggetto B sarà diffidente delle sue intenzioni e farà la stessa cosa. Il risultato paradossale sarà confermare al soggetto A che le intenzioni di B sono aggressive. Si creano così delle spirali, come la guerra fredda, Israele e Iraq, Israele e Arabia Saudita, che potrebbero innescarsi anche tra USA e Cina. Una volta che si entra nella spirale è difficile uscirne.

Difficoltà della cooperazione

L’ultima conseguenza dell’anarchia è che rende più difficile la cooperazione (non impossibile) per due ostacoli: la paura dell’inganno (USA verso la Cina, vi è una convinzione bipartisan e resterà tale anche con Biden) e per la sensibilità ai vantaggi relativi: nel contesto internazionale la sensibilità ai vantaggi assoluti è sostituita dalla sensibilità ai vantaggi relativi, i soggetti che cooperano sono sensibili ai vantaggi degli altri. Un esempio è quello dell’Europa tedesca: i tedeschi guadagnano così tanto più degli altri che a questo punto ci dominano.

La forma di competizione specifica del piano internazionale è la guerra

La guerra non è per questo onnipresente: nella maggior parte della storia vi sono contesti pacifici, la guerra resta un’eccezione; inoltre, vi sono contesti storici più o meno bellicosi di altri. La guerra cambia in forma, dimensioni, protagonisti. Dire che è la forma specifica della competizione non vuol dire che sia l’unica: si compete anche in altri modi come attraverso il successo economico (la Cina non è cresciuta con la guerra), il successo in generale, tramite le idee, la persuasione ideologica. Perché allora la guerra è così importante? Perché anche se non c’è, ne rimane la possibilità che non è mai esclusa, viviamo in una cultura ipocritamente pacifista.

Funzioni della guerra

Quali sono le funzioni della guerra? La guerra svolge funzioni centrali quando viene combattuta, ha un insieme di ruoli. La prima possibile funzione è la violazione dei propri diritti o dei diritti altrui; ciascun soggetto ha un diritto all’autodifesa (persino la carta delle nazioni unite garantisce questo diritto), si tratta della difesa di ciò che si ha o di ciò che hanno gli altri (esempio invasione del Kuwait), si tratta di una funzione conservatrice (conservare ciò che c’è). La guerra può anche essere impiegata per produrre mutamenti (ragione opposta); ricorrono alla guerra quei soggetti che vogliono cambiare lo status quo, interessati ad apportare mutamenti incrementali (guerre di indipendenza che in realtà erano guerre di aggressione). La terza funzione vale solo per poche grandi guerre: ha un ruolo paragonabile alle rivoluzioni nelle quali non è in gioco qualche piccolo mutamento ma nelle quali è in gioco tutto: guerre generali o per l’egemonia (le guerre napoleoniche, le guerre mondiali, la guerra fredda), il vincitore prenderà nelle proprie mani il sistema internazionale, detterà le regole del nuovo ordine internazionale, farà della propria lingua la lingua franca; si tratta di guerre costituenti, fonti dell’ordinamento.

Conseguenze della possibilità della guerra

La guerra non produce conseguenze solo quando è combattuta ma anche quando resta allo stadio di pura possibilità. Le conseguenze della possibilità della guerra sono: con i nemici la possibilità di alzare il livello della competizione; la prassi dell’ultimatum è stata molto utilizzata (a Saddam Hussein, al governo afghano): se non fai quello che voglio io sono in grado di alzare il livello della competizione. Nelle relazioni tra amici la possibilità della guerra significa avere la capacità di offrire protezione; inoltre, chi sa di dovere la propria sicurezza a qualcun altro sa anche che i margini della sua libertà di azione hanno un limite.

Nella politica internazionale abbiamo degli attori protagonisti: gli stati

Le relazioni interstatali da secoli sono sempre state solo una parte delle relazioni internazionali. Altri attori sono le imprese multinazionali, internet, i social media, ONG, le chiese, le internazionali ideologiche (come l’internazionale comunista). Non tutte le relazioni sono interstatali (compagnie, mafie). Uno dei grandi quesiti alla radice della globalizzazione è se la componente interstatale non stia cedendo, si tratta di una domanda aperta.

Centralità degli stati nella politica internazionale

La centralità residua degli stati e della politica interstatale. Sebbene accompagnato da una profezia di fine dello stato, il Novecento è stato il secolo dello Stato, ha visto la proliferazione di nuovi stati, 100 anni fa esistevano 30-40 stati, oggi ne esistono più di 200. La corsa allo Stato non è ancora conclusa; sono nati decine di nuovi stati e gli stessi soggetti che lottano per essere indipendenti oggi lottano per avere uno stato (Movimento nazionale palestinese, i curdi); solo con lo stato si può godere di una serie di prerogative; lo stato costituisce una soglia. Gli stati agiscono tuttora come prestatori di ordine internazionale, ogni volta che scoppia una grande crisi sono gli stati coloro che la gestiscono. Le stesse organizzazioni internazionali sono quasi sempre dominate dal volere dei principali stati. Gli stati restano i protagonisti principali della pace e della guerra sul terreno dell’effettività, restano i titolari esclusivi della pace e della guerra sul terreno della legittimità; solo gli stati possono impiegare la violenza legittimamente o delegare qualcuno a farlo.

Lezione 3

Politica internazionale moderna

L’ambiente descritto fino a questo momento può essere definito come moderno; il tema della lezione sarà l’eccezionalità storica della politica internazionale moderna.

Natura della politica internazionale moderna

La natura della politica internazionale moderna: una duplice eccezionalità. Questi due tratti di eccezionalità sono:

  • Forma politico-giuridica: quello che è definito modello pluralistico westfaliano. Con riferimento alla pace di Westphalia del 1648, considerato l’atto conclusivo della formazione degli stati, questo perché chiude la Guerra dei trent’anni, una guerra autenticamente europea che tiene insieme tutto il continente. Si tratta di un’origine simbolica anche perché la guerra è l’atto finale di quasi due secoli di guerre civili di religione (fenomeni transnazionali): viene rappresentata come il passaggio da fedeltà transnazionali a statuali. Una terza ragione per dare importanza alla Guerra dei trent’anni è che si tratta della guerra nel corso della quale si infrange l’ultimo grande tentativo dell’impero asburgico di riappropriarsi dell’intera Europa, sulle rovine dell’impero si instaurerà un sistema pluralistico di stati.
  • Dimensioni spaziali: Il sistema moderno ha una struttura spaziale peculiare. È stato dall’inizio del 500 immerso nella globalizzazione. Per globalizzazione non si intende la fusione delle diverse aree ma è il prodotto dell’espansione dell’Europa sul resto del mondo, è il tessuto della modernità.

Il sistema internazionale moderno si va quindi formando dal 500 al 600 ed è un sistema statocentrico ed eurocentrico, si tratta dei due tratti fondamentali del sistema internazionale moderno.

Modello westfaliano

Il modello westfaliano, inteso come interazione tra anarchia e stato, è un modello di convivenza che ha avuto in realtà delle alternative nel corso della storia. La prima forma è l’impero, nelle diverse epoche l’impero è la forma prevalente delle relazioni tra i popoli, non si tratta di un “macrostato”: ha un rapporto intimo con l’universalità, l’impero è universale per definizione (romano, cinese) ed è l’unico detentore di legittimità, si tratta dell’opposto dell’anarchia. Un secondo sistema è il suzerain system (sistemi signorili): abbiamo una pluralità di soggetti spesso in conflitto tra loro, tutti questi soggetti riconoscono la legittimità della loro autorità da un soggetto superiore, l’imperatore o il papato. Il sistema di stati è invece un sistema di unità politiche indipendenti; ciascuna si ritiene autonoma e sovrana e non deve la sua autorità a nessun’altra entità superiore.

Eccezionalità del modello westfaliano

Il modello westfaliano è un modello tardivo, la politica internazionale è così come la conosciamo da pochissimi secoli (dal Cinquecento/Seicento). Questa eccezionalità oltre a essere temporale è anche geografica: si tratta di un’invenzione specificamente europea, prodotto dall’espansione dell’Europa su altri modelli organizzativi. Ultimo punto: il modello interstatale pluralistico è un’eccezionalità anche in Europa; chi ha cercato un precedente ne ha trovato solo uno e cioè quello delle polis greche tra il sesto e il quarto secolo a.C. (non vi è un impero, un’autorità comune, le città stato sono gelose e orgogliose della propria autonomia).

In cosa differisce il modello westfaliano?

In che cosa questo sistema differisce?

Innanzitutto, per l’anarchia, si tratta di uno scandalo rispetto agli altri sistemi. Il principio anarchico del sistema di stati contro il principio dei sistemi imperiali e signorili.

L’eguaglianza funzionale e formale tra le parti. Sul piano formale tutti gli stati sono uguali; ciascuno stato per il fatto di essere uno stato ha il diritto di fare la guerra (ius belli). La chiave della sovranità moderna è l’uguaglianza e la solidarietà (reciprocità rispetto agli altri stati, la sovranità di ciascuno finisce dove inizia quella di qualcun altro). L’impero invece è universale e unico e non accetta nessun altro: chiaramente dimostrato dalla coppia impero-barbari.

Ordinamento spaziale

Il mio potere come stato ha giurisdizione solo entro i miei confini. Nello spazio imperiale vi è invece una frontiera imperiale (qui finisce il mondo) l’impero non si dà limiti, si ferma quando non può più andare avanti. Questo spazio imperiale si affaccia sul vuoto. Le chiare distinzioni tra politica interna e internazionale presuppongono un confine, così come la distinzione tra guerra civile ed esterna, polizia ed esercito.

Il tema della globalità e l’eurocentrismo sono strettamente collegati. Possiamo riconoscere tre fasi nella costruzione della globalità.

Costruzione della globalità

La prima tappa è la formazione del sistema stesso: nella Guerra dei trent’anni i vari pezzi di Europa si sono fusi; è nel corso del 600 che si inizia a parlare di sistema internazionale (ciò che accade in un luogo ha conseguenze negli altri, ogni sovrano deve tener conto di tutto ciò che fanno gli altri sovrani). Fuori dall’Europa però ci sono altri sistemi, relazioni commerciali, indipendenti dall’Europa. Ogni sistema risponde a principi organizzativi diversi, l’organizzazione dello spazio è diversa, gli attori sono diversi. Dal 500 inizia la globalizzazione: l’espansione dell’impatto occidentale e dell’Europa sul resto del mondo. L’Europa diventa il centro di irradiazione di conflitti, istituzioni, linguaggio, diritto.

Nel momento in cui ci troviamo noi la globalizzazione è in una fase critica: la globalizzazione nella quale ci troviamo oggi è senza la centralità dell’Europa. Si tratta della vicenda più importante del 1900. Dopo la guerra fredda non solo non è più centro di irradiazione ma non è nemmeno il posto più importante, siamo in una radicale crisi di identità. Prima l’Europa dettava i propri standard, comandava e monopolizzava l’aggettivo “civile” nel diciannovesimo secolo. La capacità di dettare le proprie norme adesso è venuta meno.

Consapevolezza del contesto eccezionale

Perché dobbiamo sapere di vivere in un contesto eccezionale? Per ristabilire il rapporto tra normalità e anormalità; noi siamo abituati a considerare anormale quello a cui non siamo abituati ma dal punto di vista storico dobbiamo rivedere questo giudizio. Le “nuove guerre” non hanno nulla di nuovo sono solo incoerenti rispetto agli ultimi tre secoli. Dobbiamo chiederci se il nostro modello non sia entrato in una fase di crisi complessiva. L’inclinazione a contrapporre la politica nazionale a quella globale è grottesca: le fasi di passaggio sono estremamente disordinate e conflittuali e non si può passare da una cosa all’altra. Una possibile dissonanza cognitiva: il ritardo delle categorie politiche e giuridiche e delle retoriche esistenti; le categorie non sono più compatibili con il mondo. Le anomalie e i fenomeni anomali esistono perché nel momento in cui ne vediamo così tanti è perché le categorie con cui guardiamo a tali fenomeni sono sbagliate.

Lezione 4

Disciplina delle relazioni internazionali

L’evoluzione del dibattito e i principali approcci: idealismo e realismo. Il carattere parziale della disciplina delle relazioni internazionali. Si tratta di una disciplina molto recente, nasce nel momento in cui viene istituita una prima cattedra di relazioni internazionali e cioè nel 1919, nonostante ciò, una riflessione di questa materia vi era stata anche prima. Potremmo considerarla quindi contemporanea ma con delle riflessioni precedenti.

Struttura della disciplina

Come è fatta la disciplina delle relazioni internazionali? Accetta il paradigma moderno e all’interno della politica internazionale moderna si privilegiano enormemente gli ultimi decenni, non vi è nulla sulla politica internazionale del 700 o dell’800. Per diversi decenni la disciplina si è occupata solo della guerra fredda e ora solo degli eventi più recenti.

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher costanza.ferrone di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Colombo Alessandro.
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