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Relazioni internazionali

Introduzione

Eric J. Hosbawm afferma che il crollo dei regimi comunisti ha prodotto incertezza politica, instabilità, caos e guerra civile su un’area enorme del pianeta, distruggendo il sistema che aveva stabilizzato le relazioni internazionali degli ultimi 40 anni. Immanuel Wallerstein, in un’ottica simile, ha dichiarato che il 1989 segna la fine di un’epoca politico-culturale, collocando qua gli sconvolgimenti che creano disordine, definito “caos sistemico”. Wallerstein, inoltre, si è spinto ad affermare che la relazione tra capitale e stato sia rimasta la stessa attraverso tutta la storia del capitalismo.

Se quella attuale è un’epoca di declino e di crisi dell’egemonia mondiale statunitense, allora essa condivide importanti analogie con i due precedenti periodi di transizione dell’egemonia mondiale:

  • La transizione dall’egemonia olandese a quella britannica – XVIII secolo
  • La transizione dall’egemonia britannica a quella statunitense – XIX/XX secolo

Come nota Robbert Giplin, non c’è accordo su chi abbia effettivamente vinto la Guerra Fredda. La valutazione che oggi si dà del potere degli Stati Uniti, come conseguenza del rivale sovietico, cambia notevolmente; neppure si è in accordo su chi, se non gli USA, abbia l’autorità, l’influenza e il denaro necessari a sostenere quel tipo di pressione in grado di produrre risultati positivi.

Globalizzazione e capitalismo

A partire dal dibattito sulle relazioni tra stati e capitalismo, è stata la dichiarazione di Charles Kindleberger, secondo cui lo stato/nazione come unità economica ha fatto il suo tempo, a causa della comparsa di un sistema di imprese transnazionali che non nutrono alcun sentimento di fedeltà nazionale, né si sentono a casa propria in alcuno stato. Questo fenomeno è conosciuto in seguito con il nome di globalizzazione.

L’aumento di operazioni all’estero da parte delle società multinazionali ha dato inizio a un processo di espansione e integrazione finanziaria su scala globale che ha acquistato uno slancio autonomo ed è diventato l’argomento più forte nell’armamentario dei sostenitori della tesi della globalizzazione. Coloro che sostengono tale tesi ritengono implicitamente che nessuno stato o gruppo di stati abbia davvero vinto la guerra fredda, individuando piuttosto i vincitori nei detentori di capitali mobili senza vincoli di fedeltà verso alcuno stato.

Alcuni critici hanno fatto notare che gli stati hanno attivamente partecipato al processo di integrazione e deregolamentazione dei mercati finanziari. Poiché il supporto e l’incoraggiamento dello stato hanno avuto un ruolo indispensabile nel processo di globalizzazione, si conclude che gli stati abbiano il potere di invertire il processo, se solo decidessero di farlo. Senza dubbio, anche se trae origine dall’azione dello stato, la globalizzazione può aver acquistato un tale slancio da rendere la reversibilità da parte degli stati impossibile o indesiderabile a causa dei costi che implicherebbe.

Globalizzazione e influenza degli Stati Uniti

Alcuni interpretano questo processo come l’espressione di un ulteriore rafforzamento degli Stati Uniti. Molti aspetti del trionfo globale degli USA sono percepiti come manifestazione della globalizzazione. Prove di ciò includono:

  • Egemonia globale della cultura popolare statunitense
  • Crescente importanza di agenzie della governance mondiale, come il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il G7, il Fondo Monetario Internazionale, fortemente influenzate dagli USA, e la Banca Mondiale, i loro alleati, e l’Organizzazione Mondiale del Commercio

L’aumento della fuga di capitali ha portato al declino della capacità dei lavoratori di proteggere e sostenere i propri interessi. Charles Titty identifica, nel corso dell’ultimo millennio, quattro ondate di globalizzazione:

  • XIII secolo
  • XVI secolo
  • XIX secolo
  • XX secolo

Se durante il XIX secolo gli USA hanno acquisito maggiori capacità di intervento, oggi stanno perdendo la capacità di monitorare e controllare gli stock ed i flussi, perdendo di conseguenza la capacità di perseguire efficaci politiche sociali. Titty sostiene che gli stati abbiano garantito i diritti, non solo dei lavoratori, ma di tutti i cittadini, di conseguenza l’attuale indebolimento degli stati minaccia non solo i diritti dei lavoratori, ma tutti i diritti democratici nel loro complesso.

Teorie e critiche sulla globalizzazione

Questa teoria, secondo cui l’indebolimento degli stati è la causa prima dell’indebolimento della forza lavoro e della democrazia, è stata contestata da diversi punti di vista. Alcuni hanno sostenuto che l’attuale organizzazione dell’economia internazionale è un risultato scaturito da negoziazioni e conflitti politici, piuttosto che da una forza indipendente. Se le politiche di chi è politicamente potente cambiano, la globalizzazione può fare marcia indietro.

Wallerstein ha asserito che la relazione fondamentale tra stati e capitale è rimasta immutata dal XVI secolo, in diretta polemica con Titty, il quale pensa che il potere dello stato sia ormai eroso dalle multinazionali.

Argomento di dibattito

Un argomento di dibattito riguarda se i diritti dei cittadini possano continuare ad allargarsi nel tempo e nello spazio, e in che misura. Wallerstein sostiene che l’allargamento dei diritti di cittadini e lavoratori, a partire dalla metà del XIX secolo, sia stato edificato sull’esclusione della maggioranza della popolazione mondiale da quegli stessi diritti e benefici. Entro gli anni 70 divenne chiaro che il capitalismo mondiale non poteva conciliare le domande combinate delle classi lavoratrici del terzo mondo e del mondo occidentale.

Per Wallerstein, questa rivolta venne neutralizzata durante la Guerra Fredda con la promessa di un generalizzato avvicinamento agli standard di ricchezza e benessere. Il fallimento dell’esperienza della modernizzazione crea le condizioni per una ripresa della stessa rivolta, nella forma di lotte di classe “razzializzata” all’interno degli stessi paesi ricchi occidentali.

Lotte tra civiltà e poteri internazionali

Huntington parte invece da basi totalmente differenti, indicando tra le possibilità una sollevazione contro l’Occidente nella forma di uno scontro di civiltà. I conflitti tra civiltà sorgono perché il dominio occidentale dell’economia mondiale suscita risentimento, in quanto diventa anche veicolo della diffusione degli interessi, delle idee e dei valori occidentali. Ma la forza principale dietro a tale scontro è il mutamento negli equilibri di potere tra civiltà, causato dalla prolungata modernizzazione del mondo non occidentale, come ad esempio la crescita della potenza militare cinese.

Entità non statali nelle relazioni internazionali

Ci sono forze e soggetti che hanno peso nelle relazioni internazionali, ma senza rappresentazione territoriale, e sono determinanti per l’interazione tra i soggetti, come ad esempio i grandi gruppi finanziari, i quali possono cambiare valutazione dei titoli di stato, portando anche alla recessione dell’economia. Vi sono, inoltre, organismi internazionali, i quali hanno poteri di scelta, ma non sono riconducibili ad entità statali o a gruppi economici, ma rappresentano invece gruppi di soggetti, come l’ONU o la Banca Centrale Europea.

Entrambi i soggetti non necessitano di consenso o legittimazione popolare/democratica. Non è così da sempre; le relazioni internazionali sono riconducibili a molti anni fa, e Tucidide scrisse il primo testo di relazioni internazionali. Da un certo punto in poi nella storia, si decide che i soggetti sono definiti, gli stati, mentre in passato questi soggetti potevano essere rappresentati da monarchi, principi o duchi. La peculiarità dello stato è quella di essere una cosa “astratta”, che rimane tale (stato) indipendentemente da chi lo governa.

Pace di Vestfalia e principi delle relazioni internazionali

Tutto inizia nel 1648 con la Pace di Vestfalia: tale trattato pone principi alla base delle relazioni internazionali, che rimarranno tali fino alla fine degli anni 90 del 1900. Il trattato di Vestfalia poneva fine alla guerra dei 30 anni, evento decisivo della storia europea, con la successiva fine dell’impero spagnolo che non domina più il mondo occidentale. La guerra dei 30 anni viene vinta dall’Olanda (+ Francia di oggi), piccolo stato che per 40 anni ha resistito all’impero spagnolo, fino ad addirittura sconfiggerlo.

Il trattato di Vestfalia è un compromesso, un insieme di regole che tendono a impedire che si riproponga una situazione come quella della Guerra dei 30 anni. Non è stabilito da un monarca, ma da un insieme di stati. Sono regole, non sono patti. Sono scritte (testo di diritto internazionale).

Il principio di sovranità nazionale, espressione dell’Olanda, è un piccolo stato che ha come interesse primario che nessuno intervenga nelle sue azioni. Tale principio è da salvaguardare anche a costo di una guerra. Ogni stato è sovrano all’interno dei suoi confini, nessun’altra nazione ha diritto di interferire all’interno del paese.

Conseguenze delle guerre e invasioni

Cosa succede con una guerra? Cosa succede se si attuano invasioni? Bisogna interpellare i soggetti del sistema internazionale per legittimare tali azioni. Tale metodo punta a ricomporre l’equilibrio e a riaffermare le stesse regole. La cosa fondamentale rimane comunque quella che non ci sia un soggetto dominante, ma che sia piuttosto un sistema “anarchico”, un libero accordo tra liberi stati, a dominare sono le regole.

Scienze sociali e teoria economica

Le scienze sociali non hanno basi scientifiche, non hanno nemmeno alcuna capacità di previsione. I fenomeni sociali, politici ed economici cambiano continuamente, le teorie su tali fenomeni non sono quindi certe, al massimo possono porre delle indicazioni di tendenza. La teoria economica classica domanda + offerta si arriva al punto di equilibrio. È dunque basata sul libero mercato e su curve di domanda e offerta, teorizzando che queste, prima o poi, andranno ad incontrarsi, ma in realtà la domanda e l’offerta si basano su diversi fattori:

  • Libera scelta – ognuno di questi presupposti è solo teorico
  • Perfetta informazione – es: le scelte sono razionali, non casuali
  • Scelta razionale – non si conoscono tutti i prodotti presenti sul mercato
  • Completo e totale libero accesso al mercato – non è assolutamente libero, poiché accesso al mercato servono supposti per agire in determinati settori

Teoria della crisi

In un sistema di mercato (nella teoria) non possono esistere le crisi, poiché si presuppone che ci sia sempre un punto di equilibrio. Livello di teoria astratta che esclude completamente i fattori precedenti senza basi scientifiche. Il settore finanziario è il principale settore economico; dagli anni 70 non ci sono vincoli nel mercato finanziario: è totalmente liberalizzato.

La crisi è un concetto importante, tratto principalmente da Marx, il quale sosteneva che fosse un elemento necessario, intrinseco del meccanismo dell’economia capitalistica; le crisi quindi servono come salto di qualità, necessario per rispondere alla stessa. Nel momento della crisi il sistema sicuro si ferma e altri settori si impongono, portando a un salto di livello.

Teoria di Kondratiev

Kondratiev, matematico russo del partito bolscevico, raccolse informazioni sulle crisi generatisi in Europa a partire dal 1500. La sua ricerca non è una teoria, poiché è basata su basi dimostrabili, su studi effettivi. Riscontra come le crisi ci siano e siano anche ricorrenti, ogni 70 anni circa. Ogni 30/35 anni c’è una crisi di medio livello, e ogni 7 anni ce n’è una contenuta. Regolarità che avvalora l’interpretazione di Marx. I dati di Kondratiev sono indiscutibili: a cicli economici di crescita succedono sempre cadute dell’economia. Sembra quindi che l’economia rientri in un meccanismo (pensiero contrario a quello di Hegel o Sant’Agostino).

Teoria di Arrighi

Arrighi osserva il riprodursi di meccanismi di crisi, caos sistemico e affermarsi di un nuovo egemone/regolatore. Il punto centrale della sua teoria è che ogni egemone crei un nuovo gioco con nuove regole: le ricorrenze esistono perché le variazioni non sono state (finora) radicali, prima o poi potrà avvenire un cambiamento sostanziale. Es: se la Cina fosse il nuovo stato egemone, le cose potrebbero cambiare, poiché l’economia cinese è un socialismo di mercato.

Definizione di egemonia

L'egemonia è stabilita dalla questione del potere: capacità di ottenere che altri soggetti agiscano secondo la mia volontà. Quando qualcuno agisce secondo la mia volontà, può essere perché è anche la sua volontà o per coercizione, alla base di ogni tipo di rapporto di potere, sia fisica che non fisica. È rilevante come, se non c’è la capacità di coercizione, non ci sia il rapporto di potere, anche se tale coercizione non è di natura fisica (es. il potere delle istituzioni).

Tale situazione porta a una serie di implicazioni:

  • Il potere è sempre finalizzato a qualcosa
  • Non si agisce mai liberamente se si è sottomessi a un potere (di qualsiasi tipo)

Teoria di Gramsci

Gramsci parla di "inflazione di potere". Compie importanti riflessioni sul potere e sviluppa un proprio concetto di egemonia. L’egemonia implica un di più rispetto al concetto di potere: ci si sottomette consapevolmente e volontariamente al potere, dando il proprio consenso perché si pensa che il potere stesso vada nel senso dei propri voleri. Non importa se ciò sia vero o no, l’importante è che lo si creda, oppure che chi esercita il potere sia in grado di farlo credere.

L’egemonia è potere più consenso per interessi in comune. L’implicazione diretta è che, se non è importante che sia vero che si assecondino gli interessi, il consenso viene costruito tramite propaganda. Negli anni 30, cinema, radio, giornali, TV sono controllati e diffusi con a monte ricerche da parte del ministero della propaganda del Partito Nazista. In questo caso il consenso non è quasi mai dato in piena consapevolezza, la verità e veridicità del messaggio sono create dalla ripetizione.

Le istituzioni non sono mai neutre, trasmettono loro stesse consenso nel dato livello istituzionale (es. sistema scolastico, elemento fondamentale della costituzione del consenso), si rifanno a dogmi precisi. Quando parliamo di leadership in un contesto internazionale, il termine viene usato per parlare di due fenomeni piuttosto differenti:

  • Uno stato dominante diventa il modello da emulare per gli altri stati, conducendoli a seguire il proprio percorso di sviluppo, riducendo la propria superiorità/specialness
  • Lo stato dominante guida il sistema in una direzione voluta, perseguendo un interesse generale. La leadership provoca un’inflazione del potere dello stato dominante

Teoria delle successioni egemoniche

Dagli anni 70 si sono iniziati a studiare momenti di crisi del sistema capitalistico con momenti di crisi all’interno delle egemonie governanti. Tale teoria studia perché in determinati momenti, alcuni soggetti siano stati in grado di esercitare un potere. La leadership nel sistema internazionale è la capacità di intervenire nelle crisi senza l’utilizzo della coercizione, ottenendo il maggior consenso (anche da altre egemonie) senza un grande sforzo.

Poiché questo sia possibile si è costruito un modello: potenza egemonica non è solo chi esercita il potere, ma chi propone modelli auspicabili, soprattutto su livelli sociali. Esempi:

  • Olanda: borghesia alla guida del paese
  • USA: classe media forte che regge il modello capitalistico/democratico. Esemplare è stato Roosevelt: eccessiva ricchezza ed eccessiva povertà equivalgono a livello di minaccia dell’economia capitalistica. Impose quindi la tassazione al 70% sui redditi dei più ricchi. Tale politica diventa però credibile, essendo Roosevelt appartenente a una delle famiglie più ricche degli USA.

[consenso nella concezione ideologica]

Modello di Wallerstein

Conflitto egemonia conflitto: consolidamento economico e politico dell’egemonia. Concentrazione in un solo stato delle competenze tecnologiche e perdita del primato competitivo. Espansione della competitività globale produttiva, commerciale e finanziaria. Aumento dei redditi (egemonia).

  • Espansione competitiva: aumento della competizione economia e politica tra i soggetti (prima che giunga l’egemonia), non vi è punto di equilibrio nel sistema.
  • Per Wallerstein: il gioco è sempre lo stesso, non cambia in base all’egemonia dominante.
  • Per Arrighi: il gioco cambia sempre.

La competizione aumenta il conflitto, poiché le risorse sono limitate, c’è sempre chi vince e chi perde, non è mai un gioco a somma positiva.

  • Concentrazione della competitività: i poteri progressivamente si riconcentrano in un soggetto. [Per gli Usa è la capacità competitiva nei settori commerciale, produttivo e finanziario]
  • Consolidamento economico e politico: la concentrazione del potere stabilisce le nuove regole del gioco. [Per l’America è il liberalismo globale]

Quando il gioco si è consolidato, la potenza egemone diventa un modello, gli altri soggetti del sistema internazionale cercano di emularlo.

  • Fuoriuscita delle competenze: adozione delle forme organizzative fa formare altri stati che sono in grado di sostituire l’egemonia. La risposta della potenza egemone è un’illusione di crescita che non si basa più sulla produzione industriale e sul commercio, la capacità finanziaria implode, portando alla crisi dell’egemonia.

L’emulazione fornisce ai singoli stati la spinta motrice necessaria per competere con l’egemonia esistente, ma può anche portare a una crisi di quel sistema egemonico, specie quando si verificano squilibri finanziari e politici. La capacità finanziaria degli stati, un tempo solida, può implodere, segnalando un indebolimento dell’egemonia e aprendo la strada a nuove forze emergenti.

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

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