RELAZIONI INTERNAZIONALI 26/02/2018
1. RI-ri
Ri antiche quanto la vita politicamente organizzata
sulla terra (tra città-stato, imperi, stati ecc.)
RI disciplina recente
→ distorsioni prospettiche
→ limiti della teoria delle RI a comprendere la
politica internazionale
Attori della politica internazionale: Stati, Organizzazioni internazionali, ONG (i soggetti che le
compongono sono individui/gruppi di individui, non Stati), grandi soggetti economici internazionali
(multinazionali). Questi attori economici hanno potere enorme. Gli Stati continuano a detenere il
monopolio della violenza legittima e quindi sono in grado di mobilitare legittimamente, secondo i
vincoli del diritto internazionale, gli eserciti. Hanno una capacità di controllo del territorio
all'interno dei propri confini. Lo Stato come governo, è un'entità che ha un grande potere sia
internamente alla compagine statuale sia esternamente, cioè nella relazione con altri Stati. Le stesse
Organizzazioni Internazionali sono, in larga parte, il risultato di accordi fra Stati. Poi diventano più
o meno sovranazionali, ovvero capaci di prendere decisioni a prescindere dagli Stati secondo il loro
percorso. La stragrande maggioranza di esse è di tipo intergovernativo. La centralità degli Stati era
ancora molto evidente. Con la II GM si smantellano gli ultimi grandi imperi, progressivamente si
estenderà l'area del mondo coperta da Stati e in UE e nell'area transatlantica, lo Stato si afferma
come l'unità principale di riferimento. Sono gli Stati che fanno guerra fra loro. L'obiettivo principale
delle RI era studiare le dinamiche e le interazioni fra Stati. Era studiare le condizioni nelle quali gli
Stati fanno o meno la guerra, il funzionamento della diplomazia, come si fa a prevenire guerra in
futuro e se questo è possibile. Agli esordi della teoria delle RI l'attenzione principale è per la guerra
fra gli Stati. Si era appena conclusa la I grande GM. Negli anni a seguire gli Stati hanno continuato
ad essere gli attori principali della politica internazionale. Bisogna infatti attendere la II GM perchè
si abbia un fiorire un po' più considerevole e consistente delle organizzazioni internazionali. La
rilevanza di attori non statuali stenta ad arrivare. Comincerà ad affermarsi dagli anni 70 in poi. La
disciplina stessa nasce con un focus specifico rispetto agli Stati e alle relazioni conflittuali fra essi.
Per poi progressivamente cominciare ad interessarsi ad altri soggetti della politica internazionale
(multinazionali, OI). Con il progredire del tempo, sia perchè queste tavano cominciando ad
affacciarsi sulla scena internazionale, ma anche perchè la nascita delle OI è ben presto teorizzata dai
teorici liberali come la soluzione nei confronti della guerra. Si ritiene, già dalla fine della I GM, che
la soluzione per ovviare al problema storico guerra fra gruppi (Stati), sia la creazione di contesti
istituzionali nei quali vigano delle regole (condivise dagli Stati stessi) che gli Stati devono
rispettare. La proposta di Wilson della creazione della SdN è ispirata da questa idea. Dall'idea che si
possa definitivamente superare la guerra se si creano delle condizioni di pace perpetua (ispirate alla
tradizione kantiana) che si fondino sull'affermazione del diritto (non solo internazionale) e le OI che
leghino questi Stati. Contesti internazionali che leghino questi Stati. L'attenzione per altri soggetti
da un lato è un progetto politico (principalmente portato avanti dal filone liberale) e che in alcuni
casi specifici (come SdN) si traduce in prassi politica. Wilson era un professore universitario, rettore
di Princeton (massimo livello della carriera accademica) che si trova catapultato in politica e arriva
a dar seguito e concretizzare la sua teoria liberale come presidente degli USA e come tale promuove
una politica di ricostruzione dei rapporti internazionali ispirata al liberalismo. Attenzione per gli
Stati e altri attori internazionali e altre modalitàdi interazione fra essi, sia perchè si affermavano di
spontanea volontà, sia come risultato di un progetto politico che ritiene che la molteplicità degli
attori oltre agli Stati costituisca un vincolo rispetto alla conflittualità fra Stati che, altrimenti,
diventa ineliminabile. Che tipo di relazioni si studiano nella teoria delle RI? In primo luogo le
relazioni politiche. Non è scontato. La preoccupazione principale è quella di evitare la guerra e
come gestire situazioni di conflittualità. Affianco a queste si comincia ad occuparsi di altre sfere di
relazioni fra gli Stati. Il liberalismo allarga rispetto alle relazioni politico-militari che sono al centro
dell'attenzione dei realisti, guardando anche ai rapporti fra le società, alle relazioni culturali
(religioni). L'oggetto principale è l'analisi dei rapporti fra Stati in chiave politica. Le teorie delle RI
si sviluppano nel tempo, ma è possibile vedere anche elementi di continuità. Ci sono dei filoni di
pensiero che continuano nel corso del tempo (pur con una evoluzione interna). Questi filoni li
chiamiamo o tradizioni di pensiero o paradigmi o grandi teorie. Realismo, liberalismo, marxismo.
Le due tradizioni più rilevanti che si sono confrontate nell'arco dell'intera disciplina sono realismo e
liberalismo. Queste tradizioni si evolvono nel tempo in interazione rispetto alla politica
internazionale e alla sua evoluzione. In essa alcune trasformazioni, ad esempio, dell' industria
bellica piuttosto che delle modifiche di comunicazione, modificano l'interazione fra Stati. Queste
tradizioni risentono di un'evoluzione che dipende dalla storia. Noteremo un'evoluzione diacronica
dovuta dall'opera di attori che sono stati particolarmente importanti nella disciplina. Uno di questi
attori è Waltz. Autore del neo-realismo. Si guarda anche il dibattito fra i vari autori. A un certo
punto c'è un dibattito che si sviluppa in modo molto vivace dopo la fine della GF su cosa succederà
in UE. Se ne può discutere partendo da degli assunti teorici. Quelli del realismo sono che gli Stati,
in mancanza di una minaccia esterna, finiranno le alleanze che erano state funzionali ad osteggiare
quella minaccia esterna, e ricominceranno a farsi guerra fra loro. L'idealismo si aspetta che, con la
fine del bipolarismo, la NATO non avrà più motivo di esistere, che l'UE non avrà più motivo di
esistere e che gli Stati faranno ancora la guerra. L'aspettativa è quella di un ritorno ad una situazione
precedente, come era stata quella che storicamente si era verificata in UE, perchè viene a mancare la
minaccia esterna. Qual è la risposta dei liberali? Dicono che non è vero che gli Stati si comportano
sempre nello stesso modo e che non si trasformano. Quando gli Stati partecipano a delle istituzioni
e quindi fanno negoziati in cui ci sono delle regole che hanno loro stessi contribuito a definire,
preferiranno mantenere i negoziati, perchè funzionali a loro stessi. Si lavora molto meglio in un
contesto nel quale ci si può fidare del vicino, si possono avere scambi commerciali. Se non c'è più
un nemico esterno, saranno gli Stati stessi, che fanno parte della NATO, UE, che avendo stipulato
accordi per queste istituzioni e stabilito delle relazioni fra i governi e le società, manterranno in vita
queste istituzioni e continueranno a mantenere rapporti cooperativi fra loro. Cosa era successo con
la NATO e l'UE? Era successo che gli Stati all'interno delle istituzioni europee avevano stabilito
relazioni fra le società stesse che sono nell' interesse degli stessi Stati che ne fanno parte e quindi
non vengono smantellate. Il nucleo del dibattito rispetto alle aspettative sul futuro nel 1991-1992
era fatto sulla base degli assunti di fondo. Gli assunti dei realisti sono che gli Stati sono sempre
preoccupati per la loro sicurezza e quindi tutto quello che fanno, lo fanno in funzione della loro
sicurezza. L'assunto dei liberali è che gli Stati hanno una molteplicità di obiettivi (sicurezza,
benessere, sviluppo) per cui tendereanno a creare forme di interazione con gli altri Stati che
facilitino l'assolvimento di queste funzioni. Il dibattito aveva un assunto di fondo teorico. Perchè?
Istituisce una correlazione fra variabili. Stabilisce cosa si assume essere uno Stato e quali sono le
sue priorità e cosa è lecito aspettarsi nelle relazioni fra Stati. Questa forma mentis (modo di
interpretare la realtà) viene applicato a una pluralità di eventi (guerra in Ucraina, Siria, accordi). In
qualsiasi ambito è possibile dare risposte diverse secondo gli assunti di fondo che si fanno. Questo
avviene sempre. Elementi del dibattito contemporaneo. Sia realismo, liberalismo e marxismo
(minoritario rispetto agli altri due filoni) entrano fortemente in crisi con la fine della GF. La fine
della GF non è solo un momento di scossa forte per la politica, lo è anche per gli analisti della
politica. Entrano fortemente in crisi e si comincia a ridiscutere su come si debba fare ad analizzare
la politica internazionale visto che nessuno aveva previsto la fine della GF. Si faceva fatica a capire
che esito avrebbe avuto e si comincia a ripensare a come studiare la politica internazionale. Il
costruttivismo e analizzeremo i filoni postpositivisti che mettono in discussione l'impostazione di
fondo della disciplina fino a quel momento. Parte tematica: ci concentriamo su grandi questioni:
multiculturalismo, globalizzazione, analisi della politica estera, rapporto fra economia e politica.
Ambiti specifici. L'immigrazione è punto di confine fra la gestione interna e la politica estera. È
rilevante per la teoria delle RI.
RI disciplina recente
Antecedenti (Tucidide , Hobbes, Grozio, Rousseau;
Kant; Hegel; Saint-Simon, Comte, Spencer; ecc.)
RI come disciplina accademica nascono nel 1°
dopoguerra (Aberystwith 1919 - Prof. Zimmern)
ma si sviluppano a partire dalla II GM
→ contingenza storica → Distorsioni
prospettiche:
1. attenzione principale rivolta agli Stati come
attori principali della politica internazionale
(problemi: altri attori; grado istituzionalizzazione stato
diverso nel mondo;conflitto legittimità stato – diritti
individui)
2. SI trattato come “mondiale” o “globale”
3. attenzione centrale rivolta alla condizione
“anarchica” del SI
[analogia con stato di natura hobbesiano]
Il primo modo in cui analizzaimo la disciplina, è quello dei grandi dibattiti. Questi sono avvenuti
fra i filoni di pensiero dominanti (in particolare fra realismo e liberalismo) in vari momenti. Dove
sono avvenuti in primo luogo questi dibattiti? Sulle pagine dei libri, prima ancora che le riviste
specializzate diventassero fondamentali e negli USA. La disciplina ha una matrice fortemente
statunitense. Per molto tempo è stato cosi. La prima cattedra, del 1919, è una cattedra che viene
stabilita in Inghilterra. Il primo professore di RI è un inglese, Zimmern. Era un liberale. Sulla scia
del grande dibattito su Versailles, la SdN... si apre questa cattedra e comincia in UE la disciplina.
Ben presto, con il fallimento delle aspettative liberali in relazione alla creazione di un ordine
migliore e lo scoppio della II GM, l'attenzione per le RI si sposta in USA. Questi diventano il luogo
nel quale la disciplina si sviluppa più chiaramente. Con molti investimenti (governativi nelle think
thank che avevano come obiettivo quello di studiare la politica internazionale). Perchè si sviluppa
negli USA? Perchè erano una potenza che stava ascendendo e che, dopo la II GM, si trova
catapultata in un mondo bipolare del quale è una delle due superpotenze. Quindi ha un interesse
molto diretto a sviluppare capacità analitiche che gli consentano di mettere a punto una politicpa
estera efficace. Il modo in cui le RI si sviluppano agli inizi (dopo la II GM in USA) è molto
funzionale agli interessi di politica estera americana. Sono gli USA che hanno bisogno di una guida
all'azione. Questo va avanti per tempo. I finanziamenti alle grandi università americane affinchè
creino delle scuole di RI sono molto proficui. Si sviluppano le RI in modo molto più veloce e con
maggiori investimenti rispetto a quello che avviene in UE. Questo ha delle conseguenze. Una di
queste ha a che fare con i temi che vengono privilegiati. In piena GF, a casa di una superpotenza che
ha come preoccupazione principale quella di avere un effetto deterrente nei confronti dell'altra
superpotenza, il tema centrale sarà la deterrenza, la corsa agli armamenti, studio delle armi nucleari
e la loro efficacia strategica... si preoccupano meno le RI in questa prima fase di studiare il
sottosviluppo, le multinazionali. Progressivamente, con la trasformazione della politica
internazionale (distensione e trasformazione dei rapporti fra le 2 super potenze e del ruolo degli
USA) anche l'oggetto di studio della teoria delle RI si evolve. Con la distensione degli anni 70 si
aprono maggiori ambiti di attenzione nei confronti dell'economia internazionale. Gli USA
cominciano a fare politica internazionale non solo attraverso la presenza di basi militari o deterrente
nucleare, ma anche attraverso la loro grande industria. Il fiorire delle prime multinazionali non è
altro che il risultato di un investimento cospicuo da parte del governo americano in grandi industrie
americane che poi diventano multinazionali, ma che hanno la mdrepatria negli USA. Diventa un
altro modo per fare politica estera. L'attenzione dei teorici si sposta verso altri ambiti e la gamma di
argomenti si amplia. In primo luogo ci si occupa di grandi potenze. Si studia la loro politica dei
rapporti. È uno dei limiti di una disciplina che ha una matrice culturale statunitense e che per molto
tempo la mantiene. Poi cerca di emanciparsi da questa. La prospettiva adottata è molto spesso una
prospettiva che assume una eccezionalità del potere americano. Idea dell'espansione della
democrazia con l'uso della forza. Questa idea era stata recentemente riportata in auge
dall'amministrazione Bush Jr. C'è una tradizione di pensiero negli USA che tende a vedere gli USA
come sui generis rispetto alle altre, aventi anche un maggior peso e un dovere di usarlo per
trasformare il sistema internazionale in modo conforme rispetto ai propri valori. Vocazione
universalista. Sulla base di questa vocazione si sono fatti strada alcuni filoni di politica estera, ma
anche alcuni filoni teorici statunitensi. L'immagine della storia progressista è un altro dei grossi
lasciti del pensiero statunitense, di quel filone liberale. Si lega molto bene alla storia americana.
Questa è la storia di un territorio non molto florido demograficamente e naturalmente, che si
trasforma con le ondate di immigrazione. I padri pellegrini che sono i fondatori dela cultura della
religione, della cultura e della ricchezza di quel Paese e che progressivamente fondano le basi di un
territorio nel quale si può arrivare e costruire la propria strada da soli. Territorio delle opportunità
nel quale più facile diventa pensare in termini progressivi, ovvero in termini di miglioramento della
condizione del domani rispetto all'oggi. Molte famiglie americane sono state disposte ad indebitarsi
per far frequentare l'università ai figli perchè si pensava che questo sarebbe servito affinchè questi
potessero avanzare nella scalata sociale e raggiungere posizioni migliori rispetto a quelle dei padri.
Questo sistema è stato messo in crisi dalla crisi economica ed è una grave crisi identitaria, cosa
significa essere americano? Questa idea progressita è presente e la si ritrova molto in alcuni filoni
delle RI che si sviluppano nel continente americano. Dove sono gli europei rispetto a questa scienza
americana?
Ulteriore elemento di “caratterizzazione” delle
RI e distorsione prospettica:
“RI scienza americana” (Hoffmann 1977)
→ Influenza su:
Temi privilegiati
• Attori privilegiati
• Prospettiva “eccezionale” (x potere + isolabilità
•
USA)
Immagine della storia progressista [ma con
eccezioni]
Perchè allora studiare RI?
Contingenza di ogni disciplina (con relative disfunzioni prospettiche)
Utilità esplicativa / di comprensione della politica internazionale
Possibile utilità prescrittiva (v. Liberalismo e teorie normative)
Esercizio critico di decostruzione “scientifiche” (v. teoria critica)
Hoffmann nel 1977 chiama le RI una scienza americana. È un francese, espatriato negli USA ed è
un grande teorico delle RI che fa la sua carriera in USA, ma conosce bene i due continenti. Questo
fatto che per lungo tempo le RI siano una disciplina americana, condiziona un po' la prospettiva,
l'impostazione teorica, itempi di ricerca, gli attori a cui si presta attenzione. Dalla metà degli anni
70 questa posizione comincia ad essere sfidata da parte di autori americani e soprattutto europei. Le
RI non occidentali continuano ad essere molto deboli come produzione teorica. Si comincia a
sviluppare un modo di fare RI diverso. Ne vedremo un accenno nella storia inglese. Si vede anche
nel marxismo. Questo, portato avanti soprattutto dall'opera di Wallerstein, si occupa di analizzare le
radici profonde del sottosviluppo andando a guardare il rapporto fra economia e politica e il modo
in cui il capitalismo globale ha necessità di parti del mondo che continuino ad essere
sottosviluppate. Il sottosviluppo di alcune aree non dipenderebbe dall'incapacità di queste di
svilupparsi, ma da dinamiche capitalistiche nelle quali, coloro che sono detentori dei mezzi di
produzione, hanno l'interesse al mantenimento di rapporti diseguali. Da qui si rilancia un modo di
pensare marxista delle RI che non era più di tanto stato coltivato nell'ottica della GF, ma che viene
riscoperto e portato avanti e rivisto dai teorici critici in epoca più contemporanea. Come si vede che
c
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.