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Relazioni internazionali

Appunti di relazioni internazionali basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Lucarelli dell’università degli Studi di Bologna - Unibo, facoltà di Scienze politiche, Corso di laurea in scienze internazionali e diplomatiche. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Relazioni internazionali docente Prof. S. Lucarelli

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l'esistenza della guerra che definisce i confini del SI. Se la guerra fra 2 entità del SI non fosse più

tecnicamente possibile, quei 2 non farebbero più parte dello stesso SI. La guerra da senso al SI ed è

un mezzo legittimo di interazione fra le unità. Anche nell'attuale SI dove c'è una giurisdizione

internazionale che cerca di limitare l'uso della violenza, la guerra non è bandita una volta per tutte.

Lo stesso diritto internazionale pone delle condizioni per cui la guerra è giuridicamente legittima

(autodifesa, 3 motivi per cui si può attivare il capitolo VII con l'uso legittimo della forza).

Lontano però dal Realismo tradizionalista à la Morgenthau:

• la specifica analisi della tensione fra fatti e valori

• maggior specificazione dei concetti-chiave

• sfiducia nella possibilità di fondare una vera e propria teoria della politica internazionale

• Convinzione che la politica non sia solo “politica di potenza” (v. ideologia, cultura politica,

concezioni del mondo).

È però lontano dai tradizionalisti alla Morgenthau per una tensione fra fatti e valori. Lui ci mette

una dimensione valoriale nella sua dimensione. Quando la GB si allea con gli USA e non con la

GER, ci mette un elemento di similitudine di valore. È molto più attento alla specificazione dei

concetti-chiave, tant'è vero che scrive qualche anno dopo Morgenthau e ha una preoccupazione

diversa. Non deve fondare la nuova disciplina, ma si muove in un contesto già consolidato. In più è

un filosofo e non un giurista. Non ha fiducia nella possibilità di creare una teoria, Morgenthau

invece mira a creare una teoria della politica internazionale e dice che l'unica che si può fondare è

quella realista. La si può fondare perchè è possibile definire la sfera della politica che è quella degli

interessi definiti in termini di potere. Questo è quello che rende possibile fare una teoria della

politica internazionale. Definisce chiaramente che la politica si occupa di interessi definiti in termini

di potere. Vuol dire che gli Stati hanno un obiettivo specifico che è quello del proprio potere

(animus dominandi). Aron dice no e dice che gli Stati hanno una molteplicità di finalità e proprio

per questo non è possibile fare una teoria che sia unitaria, ma è possibile solo fornire delle chiavi

interpretative → sociologia. È convinto che la politica non sia solo politica di potenza, ma anche la

lotta fra diverse visioni dell'ordine giusto. Ci sono elementi in comune e di differenza fra questi

autori. Quelli tra Aron e Morgenthau sono interessanti perchè sono entrambi realisti classici e

quindi appartengono allo stesso gruppo del realismo classico.

Thomas Schelling (1921-2016) Il Realismo strategico

• Opere maggiori (per le RI):

• The Strategy of Conflict (1960)

• Strategy and arms control (1961)

• Arms and Influence (1966)

• Nobel per l’economia 2005 (per lo studio del conclitto e cooperazione tramite teoria dei

giochi)

• Risente della rivoluzione comportamentista

• Formalizzazione modellistico-matematica (Teoria dei giochi). Nessuna attenzione per i

valori di fondo.

• Studi sulla deterrenza e teoria negoziato

• Politica estera considerata come attività razionale e strumentale

• “Strategia del conflitto”: studio del comportamento conflittuale conscio, intelligente e

sofisticato, che ricerca le regole del comportamento “corretto” ai fini della vittoria (p. 3)

• Esempi di finalità strategiche: compellenza e deterrenza

• Ruolo importante di promessa e minaccia → tattiche che implicano una riduzione

volontaria e irreversibile della propria libertà d’azione, al fine di spingere l’avversario a una scelta

piuttosto che a un’altra)

• Importanza delle condizioni di contrattazione:

– Aspettative → importanza delle comunicazione efficace delle proprie intenzioni –

brinkmanship)

– Caratteristiche della situazione di contrattazione (es. segreta o meno)

– Capacità e libertà decisionale (es ruolo opinione pubblica)

• “Focal points”

Kenneth Waltz (1924-2013) Il Neorealismo

Le opere

Man The State and War, 1959.

Foreign Policy and Democratic Politics: The American and British Experience. 1967.

Theory of International Politics1979.

(co-authored) The Use of Force: Military Power and International Politics. 1983.

The Spread of Nuclear Weapons: A Debate Renewed. 1995.

Realism and International Politics. 2008.

Dibattito fra Aron e Waltz sulla possibilità di fare teoria scientifica o meno, c'è questo incontro fra

questi 2. In questo periodo questi 2 autori divergono molto per quanto riguarda la loro concezione

della politica internazionale. Libro di Waltz: “L'uomo, lo Stato e la guerra” che è pubblicato nel

1959 in cui ci parla di 3 immagini e prende posizione più a favore della III immagine, ovvero l'idea

che la spiegazione principale della motivazione per cui la guerra è sempre presente, è che il SI sia

anarchico. Il libro del 1959 è quello di apertura della carriera di Waltz che diventerà particolarmente

di successo con l'opera del 1972 che si chiama “Teoria della politica internazionale”. Da li in poi,

Waltz è canonicamente considerato in fondatore del neorealismo.

(Interviste fatte dall'Univiversità di Berkley, Conversation with History, nelle quali gli autori teorici

sono intervistati sulla loro teoria → https://cosmolearning.org/video-lectures/conversations-with-

history-kenneth-waltz/).

• Influenza del comportamentismo → necessità di rigore metodologico ed epistemologico

• Risposta alla T. dell’interdipendenza

• 1979: riprende tesi de L’Uomo lo stato e la guerra (’59) sviluppandole in una vera e propria T.

delle RI

C'è una parte che è relativa alla sua concezione di cos'è una teoria, a cosa serve e poi una parte

relativa a come è arrivato a scrivere “L'uomo, lo Stato e la guerra”. C'è una parte biografica e poi

passa agli elementi della politica internazionale.

Leggi, teorie, modelli

Legge: stabilisce un rapporto tra due variabili (se a allora b; se a allora b con probabilità x). Criterio

di valutazione: verità

Teoria: immagine mentale di una realtà o di un campo di attività, una descrizione

dell’organizzazione di un insieme e dei collegamenti tra le sue parti (1979, p. 49). Criterio di

valutazione: utilità (più teorie spiegano gli stessi dati).

Modello: utile non nella sua accezione di descrizione semplificata della realtà, ma come

rappresentazione di una teoria (à lontano dalla realtà quanto la T. che rappresenta).

La teoria è una rappresentazione mentale di come funziona il mondo (che stiamo considerando). La

teoria non è una fotografia della realtà, non è realtà. La teoria è una rappresentazione mentale nella

quale vengono estrapolate alcune variabili che sono considerate essere rilevanti e si guarda alla

relazione necessaria fra queste. Relazione che si instaura fra queste variabili. Si fa un'opera di

semplificazione. Per la costruzione della teoria occorre, in primo luogo, semplificare. Lo facciamo

sempre mentalmente. È un bisogno che serve alla nostra capacità mentale di sopravvivere.

Dobbiamo filtrare per poter sopravvivere con le nostre capacità mentali. La teoria ci serve per poter

sviluppare un ambito di conoscenza filtrando, in modo cosciente, rispetto alla quantità di variabili

che sono in quel momento sul tavolo. La teoria è semplificazione cognitiva rispetto alla realtà.

Formulazione di una teoria

Induzione- Utilizzata a livello di ipotesi e leggi

Deduzione- Da sola, non è in grado di fornire spiegazioni perchè i risultati della deduzione

dipendono logicamente dalle premesse iniziali.

→ Per la formulazione di una teoria servono deduzione + induzione + un'idea creativa (conditio

sine qua non)

La politica internazionale, oggetto di studio complesso e organizzato, richiede un procedimento di

analisi di tipo sistemico.

Tipi di teorie

Classificazione: (i) secondo livello di analisi (1959); (ii) secondo l’approccio usato (1979):

T. riduzioniste: L’intero è conosciuto attraverso gli attributi e le interazioni tra le sue parti. (es. T.

dell’imperialismo di Hobson, Lenin, Schumpeter; ordine legittimo/rivoluzionario di Kissinger).

Problemi – le T riduzioniste non spiegano:

(i) esiti non intenzionali

(ii) (ii) continuità

2.Teorie sistemiche: considerano anche le cause che operano a livello internazionale (p. 66).

Una teoria della politica internazionale può essere considerata sistemica solo se individua parte

della spiegazione degli effetti a un livello politico internazionale (p. 98)

Waltz vuol fondare una teoria sistemica delle relazioni internazionali a partire dal concetto di

struttura del sistema internazionale.

Parentesi sulla teoria generale dei sistemi. (TGS)

Anni '20-'30 in biologia- Ludwig Von Bertalanffy. Applicazione della TGS in sociologia: struttural-

funzionalismo (v. Talcott Parsons).

Idea di fondo: è possibile fondare una teoria generale del sapere che si applica ad ogni sistema, sia

esso di natura fisica, biologica o sociologica: la TGS

“Sistema”: insieme di unità interagenti

• “equilibrio”

• “ultraequilibrio”

• “retroazione” (feedback)

Waltz ha un approccio sistemico:

struttura internazionale

↓ ↑

unità interagenti

Teoria sistemica: specifica chiaramente le forze e gli effetti sistemici (indicando il peso relativo

delle cause sistemiche e sottosistemiche)

T sistemica spiega il modo in cui la struttura agisce da forza ordinatrice e limite x le unità

interagenti.

→ Il solo riferimento al S.I. non fa di una T sistemica

Waltz si mette a leggere in modo vasto delle teorie e della politica internazionale di vari autori delle

epoche passate e dice che c'è casino perchè ciascuno cerca le cause delle dinamiche della politica

internazionale in cose diverse. Partono da presupposti diversi. C'è chi guarda alle cause legate alla

natura dell'uomo, chi a cause che derivano dal tipo di Stato e chi guarda a cause di tipo strutturale.

Da li sviluppa “L'uomo, lo Stato e la guerra”. Scrive un libro in cui fa una rassegna di tutti gli autori

che si occupano delle 3 immagini, nel rispondere alla domanda: perchè c'è la guerra? In questo libro

la terza immagine è quella che preferisce. Questa è la base che porterà alla teoria di Waltz della

politica internazionale. In cosa consiste la sua teoria della politica internazionale? Le prime due

immagini servono per trovare le cause immediate, mentre l'ultima immagine relativa alla struttura è

la causa che rende possibile la guerra sempre. Le prime due immagini non sono da escludere, ma ci

servono per spiegare guerre specifiche.

Una struttura si caratterizza per:

Principio ordinatore- nel SI anarchia

Specificazione delle funzioni delle parti formalmente differenziate-nel SI indifferenziazione

funzionale

Distribuzione delle potenzialità tra le unità- potere relativo- nel SI per numero delle grandi potenze.

CUORE CENTRALE DELLA SUA TEORIA: Dice che il SI ha delle caratteristiche specifiche che,

ad esempio, lo distinguono dai sistemi politici interni. Per confrontare i sistemi (attinge alla teoria

generale dei sistemi) bisogna guardarne le caratteristiche interne sulla base di una serie di criteri. I

criteri che individua sono:

1. Il principio ordinatore → è gerarchico. Sovranità dello Stato e riconoscimento di essa. Il

principio ordinatore del SI è l'anarchia. Lo mette come primo requisito fondamentale da

considerare. Questo ha motivazioni importanti su come si comportano gli Stati, perchè ad

esempio gli Stati fanno self-help, ovvero si devono preoccupare da soli della propria

sicurezza. Si collega al secondo criterio.

2. La differenziazione funzionale → Se e quanto le funzioni degli attori principali del sistema

si differenziano. Nel sistema politico interno abbiamo il Parlamento, il Governo, il Sistema

Giudiziario... Sono attori del sistema che hanno funzioni diverse. C'è una differenziazione

funzionale. Nel SI non c'è differenziazione funzionale perchè tutti gli Stati hanno la stessa

preoccupazione, ovvero la propria sicurezza. Questa è una conseguenza diretta del fatto che

il sistema sia anarchico. Dal primo principio deriva anche il secondo. Il principio anarchico

fa si che tutti gli Stati si debbano preoccupare da soli della loro sicurezza, dando origine a un

sistema di self-help (cosa che non è necessario che avvenga nei sistemi politici interni).

Nemmeno gli individui nei sistemi politici interni si preoccupano di questo, c'è chi si

specializza in una cosa e chi in un'altra.

3. Distribuzione delle capacità → Quanto potere relativo hanno gli attori del sistema. La

distribuzione delle capacità nel SI può essere multipolare o bipolare. Questo criterio ci dice

la polarità.

Nel libro confronta sistema politico interno degli Stati e il SI sulla base dei 3 criteri.

Diverso rapporto struttura-processo politico in politica interna e internazionale:

• in politica interna le strutture politiche modellano i processi politici

• in politica internazionale il SI influenza sia l'interazione fra Stati che le loro caratteristiche.

→ 3 tipi di cambiamento

• Cambia il principio ordinatore

• Cambiano le funzioni

• Cambia la distribuzione di potenzialità ( → Cambia il sistema)

Il sistema è oligopolistico, ovvero non si guarda a tutti gli Stati del SI, ma solo alle grandi potenze.

Se il numero di esse è 2 il sistema è bipolare, se è + di 2 è multipolare. Per Waltz il sistema non può,

a lungo, continuare ad essere unipolare (nel caso in cui lo diventi), perchè gli attori del SI hanno

orrore dell'egemonia e quindi faranno di tutto per coalizzarsi contro quell'unica potenza del sistema

unipolare. Motivo per il quale Waltz si aspettava, dopo la fine della GF, che l'unipolarismo

americano sarebbe durato pochissimo perchè, inevitabilmente, sarebbero ascese le potenze sfidanti.

Si aspettava in particolare la GER e il Giappone. Dava anche un lasso temporale. Diceva che entro

15 il sistema sarebbe nuovamente stato multipolare. Questo perchè l'anarchia del sistema spinge gli

Stati a preoccuparsi della propria sicurezza che è messa a repentaglio da un unico grande potere che

deve essere controbilanciato. Quindi tendono a controbilanciarlo usando tutte le strategie possibili.

La politica di bilanciamento è una conseguenza diretta dell'anarchia.

La valutazione dell'appropriatezza di una politica estera degli Stati la si può fare solo in relazione

alla collocazione di quello Stato rispetto alla distribuzione di potere. Gli Stati tenderanno a

mantenere il loro potere relativo se sono grandi potenze. La loro politica estera efficiente, sarà fatta

in funzione del mantenimento di quella politica di potere. Il tipo di distribuzione di potere del SI ha

un'influenza diretta su come gli Stati debbano comportarsi. Con Stati si intendono le grandi potenze

o che possono aspirare di diventare tali. La polarità del SI è rilevante per capire il comportamento

degli Stati cosi come abbiamo visto l'anarchia essere rilevante per il comportamento degli Stati.

L'anarchia è una variabile che non varia (a meno che non venga creato un governo mondiale).

Mentre la polarità può cambiare e gli Stati dovranno adattarsi a questa nuova polarità. Parla di uno

degli argomenti tipici del realismo → la cooperazione fra i Paesi europei durante la guerra fredda, e

quindi l'avvio del processo di integrazione europea, è stato reso possibile dal fatto che il sistema

fosse bipolare. Era perchè il sistema era bipolare che gli Stati europei avevano garantita la propria

sicurezza dagli USA (nella logica della GF), non dovevano preoccuparsi più della propria sicurezza

e potevano rilassare la tensione fra loro e fare degli accordi. Quale sarà l'aspettativa di Waltz alla

fine della GF? Che tutti gli accordi che sono stati posti in essere, in virtù di quella garanzia di

sicurezza garantita dagli USA durante il bipolarismo, verranno meno con la fine della GF. Cosa si

aspettano i neorealisti? Che la NATO, l'UE verranno smantellate o perderanno di potere, perchè se

ci sono, è solo perchè nella fase storica in cui sono nate, il dilemma della sicurezza fra i Paesi

europei era risolto da un attore esterno che fungeva quasi da Leviatano contemporaneo che gli

garantiva la sicurezza. La logica conseguente del suo ragionamento è che, con la fine del

bipolarismo, cambieranno non solo le relazioni tra i vari Paesi europei, ma si arriverà allo

smantellamento delle istituzioni esistenti. Un autore che più degli altri si farà portavoce di questa

visione, è Mearcheimer. È un profondo sostenitore dell'idea che con la fine della GF si tornerà alla

guerra in UE e che gli Stati cominceranno a non fidarsi di nuovo gli uni degli altri. Tutto è

reversibile. Non c'è un processo di cotruzione della fiducia che possa perpetuarsi nel tempo. Visione

realista. Dice che anche in un sistema globalizzato sono gli Stati maggiori che hanno in mano il

processo di globalizzazione. Dirà che la globalizzazione è, in primo luogo, americanizzazione.

Tenderà a leggere attraverso le lenti cognitive del suo apparato teorico tutto, inclusi fenomeni che

un po' sfuggono come quello della globalizzazione. Anche lui ha delle preferenze rispetto al SI.

Polarità, stabilità e guerra

Stabilità per Waltz: capacità del sistema di mantenere immutato il suo principio ordinatore e il

numero delle grandi potenze.

Maggiore stabilità del sistema bipolare secondo Waltz:

• Comune interesse delle 2 potenze alla stabilità

• < interdipendenza → < occasioni di conflitto

• forte effetto deterrente della minaccia

• < incertezza

• flessibilità strategica e libertà decisionale

Ritiene che il SI più stabile sia quello bipolare. Perchè è più stabile? Lui dice che in un sistema

bipolare il potere è talmente accentrato in queste 2 superpotenze, che se ci sono spostamenti di

piccoli da una parte all'altra, questo non scalfisce l'Equilibrio di potere. Stabile significa capace di

mantenere le proprie caratteristiche. Nel sistema bipolare c'è un accentramento di potere talmente

grande nei 2 poli, che la forza deterrente che uno esercita nei confronti dell'altro è decisamente

molto più forte che in un sistema multipolare (uno degli elementi per cui è più stabile). C'è meno

incertezza. Si ritiene che il comportamento di ciascuno dei membri del SI sarà piuttosto prevedibile.

La superpotenza A e la superpotenza B hanno un ruolo nel SI talmente rilevante che piò o meno

dovranno essere coerenti rispetto alla loro linea che, ad esempio, hanno scelto per avere un effetto

deterrente con la controparte. Il sistema è molto prevedibile, ci si aspetta che i piccoli passino da

una parte all'altra (senza grandi spostamenti) e che i grandi facciano di tutto per mantenere il

sistema bipolare. Il sistema bipolare è abbastanza difficile che possa essere sclafito.

I pregi dell'anarchia

• Bassi costi organizzativi

• L'uso provato della forza in un sistema anarchico non minaccia il sistema politico ma solo i

suoi membri

• Libertà (vs sicurezza)

• Possibili aggiustamenti per mutuo adattamento

• Incentivi al compromesso

Implicazioni dell'anarchia

Struttura anarchica → libertà di ricorso alla forza.

Self-help → Dilemma della sicurezza

Ostacoli a interdipendenza e integrazione nel SI:

• Timore ai guadagni relativi

• Timore di divenire dipendenti

Gli interessi economici (che porterebbero alla cooperazione) sono subordinati a considerazioni sulla

sicurezza → intenzioni e risultati sono disgiunti per effetto della struttura.

Inoltre, le 2 superpotenze in un sistema bipolare sono poco interdipendenti. Cercheranno di ridurre

al massimo la dipendenza le une dalle altre. L'US ci è riuscita fino a un certo punto, poi è stata

costretta a commerciare (in alcune forme) anche con gli USA. Per quello che riguarda gli

approvigionamenti militari si sono sviluppate industrie parallele che non dipendevano le une dalle

altre. L'interdipendenza era ridotta al minimo e Waltz ritiene che l'interdipendenza è bene che sia

minima perchè vuol dire vulnerabilità (se dipendo da te, sono vulnerabile rispetto a te e viceversa).

In un sistema bipolare l'interdipendenza fra le 2 superpotenze è molto ridotta. È molto più alta

quella fra la superpotenza e le potenze più piccole. In questo sistema le 2 superpotenze hanno una

capacità e una flessibilità di scelta strategica che non avrebbero nel caso di un sistema multipolare.

Waltz è uno che ritiene che non solo il sistema bipolare fosse migliore, ma che era ancora meglio se

questo sistema fosse fortemente nuclearizzato. Quando il sistema diventerà multipolare, ritiene che

la proliferazione nucleare sia positiva. Perchè più armi nucleari ci sono, più si riesce ad avere un

effetto deterrente gli uni rispetto agli altri. È molto provocatorio. Nel dibattito si ritiene che meno

armi nucleari ci sono, meno si rischia che ci sia una guerra nucleare. La Corea del Nord, Waltz la

vede di buon occhio. Ritiene che anche l'anarchia abbia dei pregi. Molto importante e meno

provocatorio. Il suo argomento è contro lo strapotere di un governo mondiale. Quanto potere su tutti

avrebbe un governo mondiale? È una riduzione del pluralismo. O veramente si riesce a definire una

democrazia perfettamente funzionante a livello mondiale (non facile) oppure il costo da pagare se ci

fosse il governo mondiale, sarebbe a libertà. Quindi è meglio prendere l'anarchia con le sue

conseguenze. Quali sono le conseguenze?

• Self-help → preoccuparsi della propria sicurezza e quindi ci si arma e ci si rende più sicurei

da soli. Questo ha una controconseguenza che è il dilemma della sicurezza. Più io cerco di

rendermi sicuro, più faccio percepire agli altri insicurezza e ci sarà, per esempio, la corsa

agli armamenti.

• Limitazione della cooperazione → In un sistema anarchico cercherò di limitare la mia

cooperazione con altri Stati (a meno che non sia in una posizione di dominio), perchè

altrimenti se io coopero creo le condizioni per l'interdipendenza che mi rende vulnerabile.

Un atto di cooperazione cos'è? Un accordo commerciale. Cosa implica? Che io esporto

qualcosa e tu anche. Ma se io dipendo troppo da quello che tu esporti, io sono vulnerabile.

L'esistenza di un sistema anarchico impone agli Stati di tenere al minimo la cooperazione, se

non per quella strettamente necessaria

• In questo sistema gli Stati cercheranno di ostacolare una crescita ineguale di potere di uno

rispetto agli altri e quindi faranno balancing. Cercheranno di controbilanciare l'ascesa di

potere. In questo SI l'EdP è una conseguenza diretta e ineliminabile del fatto che il SI è

anarchico.

Tutte le grandi dinamiche della politica internazionale vengono ricondotte a questa variabile che

non varia, ovvero l'anarchia. È per questo che si dice che Waltz è l'autore che è più ispirato da

Hobbes, più direttamente. Non c'è nessun fondamento antropologico nella sua teoria. Il fondamento

della sua teoria è strutturale e per questo il suo realismo si chiama realismo strutturale.

Rapporto Anarchia-Equilibrio di potenza: Confutazione della teoria dell'equilibrio

• Una teoria contiene almeno un assunto teorico (non empirico – i.e. Non giudicabile sulla

base di criteri di verità)

• Le teorie possono essere valutate in termini di ciò che pretendono di spiegare

• La teoria come sistema esplicativo generale, non in grado di spiegare la particolarità

1.--> Unici assunti della T. eq. (correttamente formulata):

• Assunti sugli Stati

• Condizioni di operatività: (i) ordine anarchico, (ii) scopo principe degli Stati, la

sopravvivenza.

2 → Le teorie possono essere valutate in termini di ciò che pretendono di spiegare. T.E pretende di

spiegare i risultati del comportamento degli Stati in condizioni di anarchia e self-help

→ errato guardare alle intenzioni degli attori

→ errato elevare a livello di T le condizioni storicamente verificatesi

3 → La teoria come sistema esplicativo generale, non in grado di spiegare la particolarità → La

TE spiega solo le costrizioni strutturali al comportamento degli Stati. La loro risposta specifica

dipende poi anche dalle condizioni interne.

Rapporti che secondo Walt, legano realpolitik, costrizioni strutturali e teoria dell'equilibrio

La realpolitik indica i metodi da seguire in politica estera

Le costrizioni strutturali spiegano perchè tali metodi sono ricorrenti

La teoria dell'equilibrio spiega spiega il risultato prodotto da tali metodi

Alcune critiche tipiche alla T di Waltz

• Esagera la separazione tra politica interna ed internazionale.

• Statica

• Non lascia spazio al mutamento indotto dalla trasformazione a livello di unità

• Ideologia conservatrice (Ashley, Cox)

• Epistemologia positivista

• Indeterminatezza

• Considera relazioni e istituzioni di potere come date (T critica)

• Insufficiente specificazione del potere e del rapporto tra potere come attributo delle unità e

distribuzione di potere come attributo del sistema.

• PRIMO SEMINARIO REALISMO

• Articolo: Quali sono gli assunti fondamentali presi in considerazione? Cosa sono gli assunti?

Premessa non dimostrabile di un ragionamento, di ogni teoria. Il Realismo ha degli assunti molto

particolari.

• Articolo Mearsheimer: Il sistema internazionale è composto dai tre punti: anarchia,

capacità militare e non sapere le intenzioni degli altri attori.

1. Il sistema internazionale è formato da unità che interagiscono--> principio ordinatorio è

l'anarachia. Assunto forte. Il realismo dice che l’anarchia c’é e non ci si può fare nulla, è

immodificabile. Non c'è un governo sopra agli Stati. Il liberalismo in parte, il costruttivismo

di sicuro, iniziano a dire che si c'è l'anarchia, ma questa diventa una variabile (più o meno

moderata e modificabile). Non c’è nessuna autorità superiore. Per il realismo non ci sarà e

non c’è stato mai nulla di superiore agli Stati.

2. Gli Stati hanno capacità militari offensive. Punto fondamentale: la politica di potenza è al

centro. Si assumono, di conseguenza due cose. La prima è che chi conta nel SI sono le

grandi potenze. Chi non ha capacità militari offensive, non è molto parte di questo

ragionamento. La politica di potenza è sempre al primo piano. Chi non ha potere militare,

anche se ha risorse di altro tipo, non conta.

3. Intenzioni. Dilemma della sicurezza? Qual è il suo assunto, il suo punto di partenza?

Massimizzare la sicurezza. Cosa dice Mearsheimer? La sicurezza si ottiene armandosi. Una

delle differenze tra Mearsheimer (realismo offensivo) e il realismo strutturale o difensivo,

sta su questo punto qua. Ci sono quelli che dicono che gli Stati si armano perchè c'è il

dilemma della sicurezza, Mearshimer dice che per garantirsi la sicurezza gli Stati devono

espandere il loro potere e espandersi. Nell’espandersi scatenano la logica della tragedia delle

grandi potenze (Mearsheimer). Non sappiamo mai cosa fa l’altro e quindi non ci possiamo

mai fidare del nostro vicino. Quali sono le conseguenze di questo? Logica dei guadagni

assoluti e relativi. Nel realismo, se temiamo il nostro vicino perché non sappiamo cosa farà

in futuro, se diventa più ricco e usa queste risorse in più per armarsi, la collaborazione con

egli sarà difficile, anche economica. Se io, Stato A coopero con lo Stato B, entrambi

guadagniamo. Dal punto di vista razionalista, liberale e non orientato alla sicurezza, io

guadagno 5, lui 6. quello che conta per me è 5. Per il realista ciò che importa é il guadagno

relativo (se lui fa 6 e io faccio 5 devo guardare al -1)—> questo +1 suo si trasformerà in

capacità militare. Quindi ogni aumento della potenza dell’altro (ogni vicino) si trasforma in

una minaccia.

• Gli assunti necessari di Mearsheimer sono quelli del realismo offensivo, ma non sono quelli

di tutto il realismo. Soprattutto le intenzioni.

• Qual è la tesi principale dell'articolo di Mearsheimer? Egemonia regionale. Cos'è? Lo Stato

cerca sempre l'egemonia, di comandare sugli altri. Concentrarsi sulla propria area regionale. Perchè

regionale? Non ci può essere una egemonia mondiale/globale. Perchè? (Mondo molto diviso). Con

il realismo non c’é questa idea del ormai il mondo di oggi è diverso dal mondo di ieri. Perchè? Per

la ciclicità della storia. “La trappola di Tucidide”--> opera che compara l'ascesa di Sparta e Atene .

Dice che Cina e USA possono essere come Atene e Sparta 4 secoli a.C. Tutti I punti di vista che

Iniziano con il mondo di oggi, assumono una traiettoria diversa della storia che diviene

migliorabile. Tutto il liberalismo è il mondo di oggi. Il realismo non condivide questo punto. Il

mondo di oggi è come quello di ieri, le cose fondamentali sono poche e individuabili (anarchia,

equilibrio di potenza e dilemma della sicurezza). Perchè egemonia regionale? Gli USA sono un'

egemonia regionale sull’America. Potere frenante dell’acqua: l’egemonia non si può trasportare in

continenti diversi. Assunto tipico di Mearsheimer (non di tutto il realismo). Il potere militare che

conta é quello degli eserciti di terra che non si può trasportare. La scuola navalista dice il contrario.

Dice che gli oceani sono fondamentali per costruire l'egemonia. La Cina cerca di costruire

l'egemonia regionale. Che altre interpretazioni ci da questo fatto dell'egemonia regionale guardando

indietro? Ci sono esempi storici in cui si è tentato di costruire una egemonia regionale? Germania e

Giappone e US durante la GF (geopolitica anche per esame). Gli USA ce l’hanno fatta perché non

avevano grandi potenze nel loro emisfero. Le altre 3 potenze (GER, Giappo, US) non ce l'hanno

fatta. Se prendiamo Mearsheimer alla lettera, cosa facciamo? Spostare le forze nella zona

territoriale controllata. Cina e USA sono molto interdipendenti. Commerciano un sacco e si inzia a

reìagionare in termini di vantaggi relativi. Pensare di minimizzare il guadagno dell'altro. Previsioni

per il futuro dell'ascesa cinese? Cosa succederà? Potrebbe scaturire un conflitto. Mearsheimer è

estremo nel prendere gli assunti e derivare una teoria. Dagli assunti viene una teoria che è legata a

un modo di leggere la storia e le azioni degli Stati. Si presuppone che essi cerchino di massimizzare

il proprio potere. Storia ciclica, risorse militari importanti.... dalla teoria si deriva una prescrizione

politica (dire al politico cosa fare). Gli accidenti ci sono sempre. Il focus principale è sui macro

trend di lungo periodo. La teoria ci da un'interpretazione di dove vanno le cose, ci aiuta ad isolare gi

elementi di breve periodo. La teoria di Mearsheimer é molto determinista. La teoria porta a vedere

le cose in un certo modo e ci da delle indicazioni pratiche. La policy, se uno è influente, è

influenzata da questa teoria.

• Articolo Glaser: Qual è il punto fondamentale? Cos'è un buon dilemma della sicurezza?

Quali sono le differenze con Mearsheimer? Ci sono 2 punti fondamentali che contrastan in modo

nettocon Mearsheimer. L'anarchia c'è e anche la capacità militare. Cambia l'intensità del dilemma

della sicurezza. Si rompe quell'unità che c'era in Mearsheimer di ricerca della sicurezza e di

espansione territoriale. Per Mearsheimer per garantirsi la sicurezza bisogna espandersi. Per Glaser

no: quello che conta è la sicurezza, ma non per forza espandendomi creo maggiore sicurezza. Anzi,

creo più dilemma della sicurezza e più competizione e questo mi rende insicuro. Logica

fondamentae del realismo difensivo. Cosa dice Glaser sulle intenzioni? Che gli Stati reagiscono in

base a quelle che sono le intenzioni degli altri Stati. Non è detto che data l’anarchia, una certa

distribuzione di potenza, per forza c'è il dilemma della sicurezza. Bisogna anche dimostrare che ci

sono queste azioni offensive. Per Mearsheimer se uno ha tante capacità militari e queste crescono,

necessariamente questo porterà questo Stato a espandersi e a offendere. Da qui emergono due

ragionamenti distinti:

• Cosa ci dice tutto questo delle intenzioni degli Stati? Cosa ci dice Glaser? Per Glaser non

tutti gli Stati quando hanno armi vogliono invadere. È possibile leggere le intenzioni degli

altri. Bilancio offesa-difesa: (esce nelle domande). Questione Relativa alla tecnologia. In

ogni periodo della storia, con problemi di lettura sull'epoca più recente, l'offesa è molto più

facile e premia (gli Stati si espandono più facilmente), in altri periodi no. La tecnologia e la

logistica permettono meno la conquista di territori estesi (es: I GM le trincee si spostavano

di 10 metri ogni anni. Periodo in cui la tecnologia, l'organizzazione e la logistica portavano a

un vantaggio della difesa. II GM, guerre napoleoniche sono esempi di vantaggio dell'offesa).

Quello su cui si discute (su questo argomento) oggiè se esiste un vantaggio dell'offesa o

della difesa. La tecnologia é talmente sviluppata che uno penserebbe a un vantaggio

dell’offesa. Però in una condizione in cui tutti gli Stati principali hanno o sono protetti da

armi nucleari non si capisce bene. L'arma nucleare sarebbe offensiva, ma siccome viene

usata per deterrenza, il bilancio è sulla difesa.

• Cosa ci dice Glaser sugli altri Stati dell'Asia? L'articolo di Glaser si basa sul fatto che Cina e

USA sono lontani. Cina e USA non sono poi così lontani se consideriamo che gli USA sono

alleati con molti dei paesi vicini alla Cina. Gli USA hanno basi, truppe, schieramenti e

alleanza con Filippine, Corea del Sud e Giappone. Sono attorno alla Cina. L'argomento sula

distanza regge poco. La presenza americana in quell'area, da o no stabilità alla regione? Per

Glaser no. Un altro argomento è che gli USA stabilizzano la regione che altrimenti

esploderebbe (la Cina andrebbe subito alla guerra col Giappone e tutto il sistema crollerebbe

di conseguenza).

• REGIME POLITICO: Cosa dicono Glaser e Mearsheimer? Il realismo non ci dice niente sul

regime interno. Il realismo é agnostico riguardo al regime interno, perché ciò che conta la

distribuzione di potenza e l’anarchia. Il realismo strutturale è sempre terza immagine. Gli Stati

devono garantirsi sicurezza da soli. L'importante è essere armati per affrontare il mondo ostile della

politica internazionale. Dal punto di vista strutturale se l'anarchia ci spinge a fare questo, Il regime

politico interno non ci aiuta a capire le intenzioni degli altri. Punto fobndamentale di divisione fra

realisti e liberali e parte dei costruttivisti (stanno coi liberali). Visione ciclica della storia, non

cambia mai. I liberali credono che il mondo migliora: democrazia, commercio e istituzioni. Delle

democrazie ci si può fidare e se dice che non farà la guerra, non la farà. Il punto principale del

liberalismo è Wilson. Il principio di base è che le democrazie nonn si fanno la guerra fra di loro.

L'assunto di questo è che le intenzioni degli altri sono leggibili. Non mi devo armare contro il mio

vicino democratico perchè leggo le sue intenzioni. Il mondo realista è un mondo fatto per la

sicurezza e la competizione. Mearsheimer dice che noon si possono leggere le intenzioni e per

questo assumiamo che sono cattive. Per Glaser si possono leggere, ma sono sempre orientate alla

sicurezza. Un altro punto fondamentale è il Rapporto agente-struttura: cos'è l'agente per il

realismo? Per il realismo l’agente é lo Stato unitario e razionale. La struttura é il SI. Come é il

rapporto tra agente e struttura per Waltz e il realismo? Conta di più la struttura. In tutte le teorie c'è

un rapporto, più o meno chiaro. In Waltz è chiaro: la struttura determina il comportamento. Quello

che importa è che tu abbia un ruolo dentro alla struttura. Il rapporto agente-struttura è tutto spostato

verso la struttura. Questa mi spinge a difendermi o a entrare in contrapposizione con altri. In altre

teorie, già a partire da Glaser, che sono anche strutturali, ci sono cose determinate anche dagli

agenti: le intenzioni, politiche...Le teorie che danno un ruolo agli agenti, che possono scegliere, vuol

dire che hanno un ruolo più paritario tra agente e struttura. Se c'è il ruolo degli agenti bisogna

iniziare a capire chi sono questi agenti, quali sono le preferenze del leader, quali sono i partiti, quali

sono le ideologie, che tipo di governo (variabili).... l'IT e la GER negli anni 30 hanno avuto una

politica estera espansiva perchè erano fasciste, è una teoria che da spazio agli agenti. A caratteristica

dell'agente ha influenzato il comportamento. Non è una teoria realista, ma della II immagine. Si

basa sulla natura dello Stato. Waltz assume che l'agente non ha ruolo. Le azioni sono sempre

interpretabili con vincoli esterni, non da chi comanda o dalla natura interna del regime. Per questo

Waltz e altri dicono che l'egemonia americana durerà per un po', poi emergeranno altre potenze

come Cina e RU, non importa chi le guida. È una teoria che esclude molti degli altri fattori. Il

realismo ci dice che gli Stati sono razionali e perfettamente in grado di realizzare la loro sicurezza.

L'obiettivo principale della politica estera è la sicurezza. Secondo questa interpretazione gli USA o

rimangono in Asia perchè questo stabilizza l'area (interpretazione realista: si massimizza l'influenza

e il potere) e l'alleanza con i paesi vicini tiene tutto in equilibrio. Oppure gli USA se ne vanno,

evitano il confitto, la Cina è separata da noi dal Pacifico e quindi non ci invaderà--> interpretazione

minimalista. Entrambe sono basate sull'idea che quello che è sicurezza è facilmente identificabile.

Per i realisti la tecnologia è importante perchè uno strumento militare.

• Differenza tra Waltz e Mearsheimer: Mearsheimer punta molto sulla geografia. Ci fa vedere

più come è fatta la regione. Waltz è molto più globale. Waltz diceva che nel SI ci sarebbero stati gli

USA e Cina e RU che si sarebbero alleate. Questo ci fa capire che non è importante la geografia, ma

la potenza.

• Articolo Inkeberry: Cosa ci dice sulla Cina? Che differenza c'è fra sistema e ordine?

L'ordine: trattati, diritti, norme, regole, istituzioni. Il realismo conta la distribuzione della potenza, è

puramente materialista. Il liberalismo dice che contano anche i valori, le istituzioni... tutti questi

elementi hanno un effetto diverso sulla politica internazionale. Cosa dobbiamo fare con la Cina?

Mearsheimer diceva di fermare il commercio in base ai vantaggi relativi. Ikenberry dice di

includerla nel sistema. Questo ha un effetto fondamentale, ovvero l'interdipenza. Qual è l'effetto

dell'interdipendenza? La logica dell'interdipendenza si sposta a tutti i livelli. Il punto fondamentale

di Ikenberry sulla Cina è sulle preferenze. Cosa ci dice? Quando la Cina entra nel sistema, cosa

succede alle intenzioni della Cina? Sono le stesse di Mearsheimer o sono diverse? C'è un sistema

che viene detto socializzazione. Se per Mearsheimer e i realisti uno ha la propria scala di preferenze

che vengono direttamente dal fatto che siamo una potenza in ascesa, in un SI anarchico e quindi

l'obiettivo fondamentale a cui il sistema mi spinge è o l'egemonia, o la sicurezza. L'ottica liberale è

profondamente diversa: entro nel SI liberale. Da un punto di vista ne assorbo le regole, mi

socializzo con esse. Questo cambia gli incentivi: se si pensa che la propria prosperità sia data

dall'apertura dei mercati, ingresso nelle organizzazioni internazionali, la politica allora è quella di

guadagnare. Questo è uno dei motori del liberalismo. Importa la prosperità e quanto guadagno.

Importa il singolo e i propri interessi. Le intenzioni della Cina cambiano. Non importa espandersi.

• La realtà del regime dittatoriale cinese e il liberalismo è fondamentale, soprattutto perchè

alcune amministrazioni americane e gran parte del ragionamento europeo nei confronti della Cina

per gli Anni 90-inizio anni 2000, era basato sul ragionamento liberale: Clinton aveva lanciato una

strategia molto puntuale sull'engagement della Cina. L'idea era quella, in parte ottimista, di tirare

dentro la Cina nel SI il più possibile con l'assunto che le intenzioni e il comportamento politico

saranno molto moderati. Ci sono 4 tipi di liberalismo: pace democratica (dice che le democrazie non

si fanno guerra fra loro), ma questo non ci dice nulla sulla Cina. L'altro è sull'interdipendenza, ci

dice che gli Stati commerciano tra loro e non si fanno guerra. Le istituzioni internazionali portano

pace o fanno diminuire il conflitto (includiamo la Cina nella OI). La quarta dimensione del

liberalismo che non si fila mai nessuno è quella degli scambi people to people (es scambi

universitari). Il concetto che ci sta dietro è che la comunicazione, il vivere e conoscere e inserirsi

nelle reti sociali di altri Stati, porta alla pace, normalizza i rapporti. Si conoscono persone, si

instaurano rapporti economici e sociali. I contatti transnazionali contano. Il liberalismo, in questo

caso, è stato applicato nel 2,3,4 tipo. Sono stati applicati coscientemente verso la Cina.

Influenziamo la Cina con scambi e istituzioni, pensando che nel lungo periodo si democratizzi.

Questa cosa non è passata per dinamiche legate alla realtà. Per un periodo piuttosto sotenutonel

tempo, il realismo ha dato una visione politica, una prescrizione. Ha fatto crescere e integrare la

Cina. In parte ha avuto successo, non sul regime politico interno.

• Stato revisionista- non revisionista: lo Stato revisionista è quello che vuole cambiare lo

status quo. Il realismo considera di più le dinamiche di potere e di potenza, vuole stabilire

l'egemonia, ovvero essere lo Stato più forte che controlla gli altri con le sfere di influenza. Si vuole

comandare nella propria regione a livello militare. I revisionisti possono essere anche legati alle

regole, alle istituzioni e che, per esempio, cercheranno di espandere la loro forma di Stato alla sua

area o a tutto il mondo. Possiamo considerare la Cina di oggi revisionista? Si. La Cina sta cercando

di conquistare il territorio lentamente sottraendolo agli altri Stati della regione.

• RI 14/3/18

• Kenneth Waltz (1924-2013) Il Neorealismo.

• Waltz ha un approccio sistemico. Quando dice che ha un approccio sistemico, dice che la

spiegazione si colloca principalmente al livello di sistema internazionale. Le cause sono specificate,

in particolare, a livello di struttura del SI. Viceversa, chiama riduzioniste tutte quelle teorie che

collocano a maggior prte della spiegazione di un fenomeno a livello sotto-sistemico, ovvero a

livello degli Stati o della natura umana. Tutto quello che non ha una spiegazione, in primis

strutturale, é riduzionista. Le teorie riduzioniste però non sono inutili, ma sono utili per spiegare dei

casi specifici. Se vogliamo spiegare la continuità e I fenomeni che si ripetono nel corso del tempo e

che non sono intenzionali (non dipendono dalle intenzioni degli attori) allora dobbiamo produrre

una teoria che spiega un fenomeno a livello di SI. Io vi spiego perchè la guerra esiste. Tra i

riduzionisti abbiamo messo tutti i realisti contemporanei prima di Waltz (Morgenthau, Aron). La

teoria di Waltz si presenta come sistemica. Lui, anche in critica con alcuni suoi contemporanei come

Kaplan, dice che non basta che una teoria sia sitemica e fare un riferimento generico al SI. Bisogna

vedere dove si collocano le cause. Il suo approccio sistemico consta di un'idea di SI che è fatto di 2

componenti principali:

• Struttura: ha 3 componenti principali:

• - Anarchia

• - Indifferenziazione funzionale: conseguenza dell'anarchia. Perchè? Quale funzione

svolgono tutti gli Stati? La propria sicurezza. Tutti gli Stati, in un sistema anarchico, si devono

preoccupare di assolvere a una funzione, che è prioritaria rispetto alle altre, ovvero la propria

sicurezza. Per questo non possono differenziarsi funzionalmente. Non possono permettersi di dire

che uno Stato sviluppa competenze militari e un altro competenze agricole e poi si scambiano.

Questo non è un patto che può funzionare in un sistema anarchico. Quindi in un SI, le unità rilevanti

(USA e URSS) non possono differenziarsi funzionalmente. Vale per le grandi potenze anche in un

sistema multipolare.

• - Polarità → distribuzione di potere (bipolare o multipolare).

• Unità interagenti (Stati).

• L'anarchia ha come conseguenza l'indifferenziazione funzionale e la dstribuzione di potenza.

Ha anche altre conseguenze.

• COME AGISCE LA STRUTTURA

• La struttura non è statica ma appare tale

• La struttura del sistema internazionale agisce come limite e forza ordinatrice.

• Effetto della struttura sul comportamento delle unità:

• socializzazione

• competizione

• una certa definizione strutturale può essere usata in ambiti diversi → teorie sviluppate in un

settore possono essere applicate in altri ( → positivismo).

• Quali sono le conseguenze dell’anarchia in un sistema come quello descritto da Waltz?

Dilemma della sicurezza (lo dicono un po' tutti i realisti), equilibrio di potenza. È un esito non

intenzionale per Waltz (determinato direttamente dalla struttura anarchica). Non c'è altro modo per

far si che un sistema mantenga le proprie caratteristiche di polarità e non rischi di diventare

unipolare ed egemonico. Per mantenere un sistema polare, da origine a un equilibrio di potenza.

Tutti ne parlano, ma per alcuni, come Morgenthau, è un elemento intenzionale. Quali sono le

conseguenze sulla propensione per la cooperazione? In un sistema anarchico gli Stati non si

possono fidare e quindi limitano la cooperazione. Se creano delle istituzioni, che sono

l'incarnazione di un atto di cooperazione, lo fanno in modo da non perderne il controllo. Non creano

istituzioni sovranazionali, ma intergovernative dove mantengono il loro ruolo e si defilano quando

non gli serve più. Sempre collegato a questo, c'è un'altra riflessione che Waltz fa

sull'interdipendenza. Gli Stati cercano di evitare l'interdipendenza. Essere meno dipendente dagli

altri possibili. Misure economiche, ad esempio protezionistiche, vanno in questa direzione, come le

misure di smantellamento degli accordi multilaterali. La teoria di Waltz spiega tutto a partire

dall'anarchia del SI e dalla polarità degli Stati. Dice che la polarità del SI ha un impatto su come gli

Stati si comportano. Ed esempio, Qual è il sistema che secondo lui è più stabile? Bipolarismo. Cosa

vuol dire stabile? Che mantiene le proprie caratteristiche. Non ha a che fare con la quantità di uso

della violenza. Come agisce questa struttura del SI e perchè gli Stati, in modo quasi deterministico,

alla fine si adattano a i dettami di quest struttura anarchica e polarizzata. Agisce, dice Waltz nel

libro, attraverso 2 modalità: socializzazione e competizione. Qui attinge in modo inusuale, per il suo

modo di pensare, alla sociologia. Dice che la socializzazione funziona perchè si impara dagli altri.

C'è una forma di imitazione che ha a che fare con la congruenza rispetto agli altri legittimi. Da

bambini si impara a camminare perchè si vedono i genitori che camminano, si impara a parlare e si

impara la lingua madre, ovvero la lingua della persona di riferimento principale per noi →

Socializzazione primaria.

• Socializzazione secondaria → si va a scuola, si imparano altre lingue, altri punti di

riferimento. La socializzazione avviene anche in ambiti collettivi, che vanno al di la del singolo

individuo.

• Quello che avviene nel SI é che l’anarchia impone una serie di comportamenti, ad esempio

quello del self-help, che tutti gli Stati imparano a portare avanti. Questo è rafforzato dal

meccanismo della competizione. In questo SI, ogni comportamento che è deviante, rispetto a quello

opportuno data la condizione di anarchia, alla fine viene punito. Dall'appeasement storico, che

sembrava dettato dalle buone intenzioni di chi l'ha compiuto; alla fine è stato penalizzato, perchè ha

permesso a Hitler di portare avanti la propria politica espansionistica. Questo insegna, attraverso la

competizione, che alcuni comportamenti dalla storia e dalla politica vengono premiati e altri puniti.

Gli Stati tenderanno quindi a non imitare tutti i comportamenti degli altri Stati visti nella storia, ma

quelli che hanno avuto più successo. Il meccanismo viene descritto introducendo alcuni elementi di

sociologia che ci aiutano a capire come mai questa struttura anarchica produce sempre lo stesso tipo

di comportamento. I meccanismi sono la socializzazione e la competizione, ovvero la selezione

naturale del comportamento più efficiente. Questo lo si fa anche in società. Si impara a non

comportarsi in certi modi, perchè a seguito di alcuni comportamenti si riceve una risposta negativa

da parte della società. Si preoccupa di analizzare i dettagli del passaggio dal livello strutturale al

livello dei singoli Stati. La sua teoria, malgrado ci parli del rapporto livello struttura e livello unità

interagenti, guarda a come la struttura influenza le unità interagenti, quanto piuttosto a come le

unità interagenti (gli Stati maggiori) influenzano la struttura. Differenza con Aron.

• Dilemma: la razionalità individuale può produrre effetti non razionali per effetto della

struttura del sistema

• Soluzione: Assurdo richiedere di anteporre l'interesse internazionale a quello nazionale → Il

solo rimedio è il mutamento della struttura del sistema (creazione di un ente globale //

cambiamento distribuzione delle potenzialità).

• Leggi, teorie, modelli

• Legge: stabilisce un rapporto tra due variabili (se a allora b; se a allora b con probabilità x).

Criterio di valutazione: verità

• Teoria: immagine mentale di una realtà o di un campo di attività, una descrizione

dell’organizzazione di un insieme e dei collegamenti tra le sue parti (1979, p. 49). Criterio di

valutazione: utilità (più teorie spiegano gli stessi dati).

• Modello: utile non nella sua accezione di descrizione semplificata della realtà, ma come

rappresentazione di una teoria (à lontano dalla realtà quanto la T. che rappresenta).

• La teoria è una sorta di rappresentazione mentale, cognitiva delle relazioni fra le variabili

coinvolte in un certo processo. È un atto di astrazione e non una fotografia della realtà. Il modello è

una rappresentazione semplificata e stilizzata della realtà. Non ci dice quelle che sono le relazioni

causali. La legge ci dice che, empiricamente, ogni volta che si verifica una variabile, se ne verifica

un'altra, o un'altra ancora con probabilità X. Non ci dice nulla sulla motivazione per cui queste 2

variabili sono correlate fra loro. I liberali ci diranno che, storicamente, le democrazie, se si va a

guardare il percorso della storia, non si sono fatte guerra tra loro. Questo ci dice che empiricamente

non esiste correlazione fra 2 democrazie e la guerra fra loro. Non ci dice le motivazioni. La teoria è

quell'atto di astrazione che cerca di spiegare una legge.

• Realismo difensivo/offensivo: La distinzione sta nella differenza tra Waltz e Mearsheimer.

Il realismo difensivo è quello di Waltz, quello in cui gli Stati maggiori sono preoccupati di

mantenere la loro posizione relativa. Sono posizionalisti relativi (voglio mantenere il mio ranking di

potere, rimanere una grande potenza in questo nucleo di grandi potenze che esiste oggi). Non hanno

ambizione a diventare egemonici. Non hanno sete di potere, ma solo preoccupazione di mantenere

la posizione perchè questo gli da sicurezza. Gli Stati che descrive Mearsheimer, risentono di più

dell'animus dominandi visto in Morgenthau. Sono Stati che hanno la bramosia di aumentare il loro

potere. Bramosia che è guidata da una spinta nei confronti dell'acquisizione del potere in se, e

perchè questo li fa sentire più sicuri. Sono Stati che aspirano all'egemonia globale. Non potendo

avere in primis l'egemonia globale, aspireranno a quella regionale. Ma aspirano a diventare più

potenti. Il realismo descritto da Mearsheimer è più offensivo. Realismo disposto a usare una

pluralità di mezzi per ottenere il proprio obiettivo, che è quello dell'acquisizione di potere. Il

realismo di Waltz è difensivo e quindi volto al mantenimento della propria posizione. Il realismo

offensivo è inizialmente legato a Mearsheimer. Gli altri sono piuttosto prudenti. Anche Morgenthau

è prudente, considera l'espansione degli USA nel sud est asiatico sbagliata, perchè espone a dei

rischi.

• Robert Gilpin (1930-)

• Autore che Si rifà al realismo di Waltz, perchè riprende l'idea che il SI sia rilevante per

capirne le dinamiche, ma Apporta delle differenze importanti rispetto al realismo di Waltz. Questo

perchè si concentra in primo luogo non sui meccanismi che portano alla continuità, ma sui

meccanismi che introducono cambiamenti nella politica internazionale. É uno di quei pochi realisti

che studia il cambiamento invece che lo status quo. È un realista contemporaneo.

• Guerra e mutamento nella politica internazionale ’81

• Metodo: Necessità di integrare i due approcci

• • Sociologico (sistemico/olistico; focus sulla struttura)

• • Economico (scelta razionale; focus sugli individui)

• Oggetto di analisi fondamentale (largamente negletto): mutamento

• Per fare questo, dice che occorre una cmbinazione fra un metodo che guarda più alla

struttura, quindi olistico; perchè partendo dalla struttura inglobi tutto; e un metodo che guarda agli

individui e alla scelta razionale. Cerca di mediare fra una posizione strutturale e una riduzionista

(Waltz la chiamerebbe cosi). Realismo neoclassico (J-S). c'è il realismo classico di impronta

tradizionalista che non ha risentito della rivoluzione comportamentista e che è di tipo storico ed è

quello di Morgenthau e Aron. Non è quello dei padri fondatori. C'è poi un neorealismo, strutturale,

che è quello di Waltz. A questo si vede, più recentemente, una risposta che cerca di mediare fra la

posizione strutturale di Waltz e quella riduzionista dei primi. Gilping, pur essendo fortemente

ispirato da Waltz, integra con aspetti che guardano al ruolo della decisione razionale compiuta dai

soggetti. In che modo lo fa? Andando a guardare quelli che sono gli elementi di trasformazione del

SI. Come cambia il SI.

• SI: “aggregazione di diverse entità (processi, strutture e attori) legate da interazioni

regolari (diplomatiche, politiche, economiche, militari) secondo una certa forma di controllo” (p.

67)

• → Prima dell’era moderna esistevano più SI con scarsi contatti tra loro

• Forme di controllo realizzate storicamente (diversi per distribuzione di pot, gerarchia di

prestigio, diritto e regole):

– -Imperiale/egemonica

– - Bipolarismo

– - Equilibrio di potenza

• Fornisce una definizione ampia di SI, nella quale riconosce la compresenza di più attori. Ci

dice che è un'aggregazione di diverse entità legate da interazioni regolari secondo una certa forma

di controllo. Come definisce la forma di controllo? La forma di controllo ci dice qual è la

distribuzione del potere, ma anche la gerarchia del prestigio in quel SI e ne distingue 3:

• 1. Imperiale/egemonica (unipolare)

• 2. Bipolare

• 3. Equilibrio di potenza (multipolare). Ci dice che non conta solo il fatto che ci siano più

poli, ma l'elemento caratterizzante è che si crea un equilibrio di potenza, necessariamente fra questi

poli.

• Equilibrio e mutamento

• Un sistema è in equilibrio “quando nessuno stato (o gruppo) potente ritiene che il

cambiamento del sistema porterebbe profitti addizionali proporzionali ai costi prevedibili per

produrre un cambiamento del sistema” (p. 49-50).

• L’equilibrio si rompe per trasformazioni nel SI che mutano tale percezione → mutamento

• Quand'è che questo SI, secondo Gilping, è in equilibrio? “Quando nessuno stato o gruppo di

Stati potente ritiene che il cambiamento del sistema porterebbe profitti addizionali, proporzionali ai

costi prevedibili per produrre un cambiamento del sistema”. Vuol dire che applica la teoria della

scelta razionale alle grandi potenze del sistema. Fino a che le grandi potenze del sistema

percepiranno che il costo legato alle azioni chedovrebbero compiere per cambiare il sistema, è

maggiore dei guadagni che potrebbero ottenere in questo modo, chiaramente non intraprendono

un'azione che può portare alla trasformazione del sistema. Alla base delle azioni che gli Stati

compiono per introdurre o meno una trasfomazione del SI ci sta un calcolo razionale: costi-benefici.

C'è un Elemento importante legato alla scelta razionale degli attori. Non è tutto determinato dalla

struttura, altrimenti il cambiamento sarebbe difficile da spiegare. Per spiegare il cambiamento,

bisogna che qualcuno introduca elementi di cambiamento, altrimenti l'anarachia è sempre li che fa

lo stesso tipo di pressione. Come si fa? Cosa succede? Succede che Alcune potenze, per le mutate

condizioni interne o nei rapporti fra loro, cominciano a valutare l'ipotesi che il costo che sarebbe

necessario per portare a un cambiamento nel SI, vale la pena che sia speso, perchè il guadagno

successivo sarebbe maggiore. Sparta ritiene che sia necessario investire in una guerra con Atene,

nonostante fosse stremata da guerre precedenti, perchè il non fare niente e il costo legato alla

trasformazione del sistema, avrebbe conseguenze troppo nefaste. La pressione è esercitata da una

struttura che si sta trasformando, ma che è valutata dai singoli Stati. Questo porta al mutamento.

Questo mutamento può essere di 3 tipi fondamentali.

• Fattore determinante del mutamento : trasformazione del potere relativo degli stati

• Tipi di mutamento:

1. Dei sistemi (entità)

2. Sistemico (tipo di governo)

3. Di interazione (regole di interazione)

• 1 → 2 e 3

• Classificazione del mutamento è funzione del livello di analisi

• Questo mutamento può essere di 3 tipi fondamentali:

• Cambiamento Dei sistemi → è un cambiamento radicale. Ad esempio il passaggio dal

sistema degli imperi a quello degli Stati. In questo caso, cambiano le entità di riferimento.

Lui non si concentra solo sul sistema degli Stati, ma ci dice che bisogna anche spiegare

storicamente come siamo passati dalle città-stato agli imperi e da questi ultimi agli Stati

nazionali. Qual è il passaggio che crea un SI cosi qualitativamente diverso dall'uno all'altro?

Questo è il tipo di cambiamento più grande, perchè ingloba anche gli altri 2.

• Cambiamento sistemico → Cambiamento di polarità, chi governa il sistema (il sistema è

nelle mani di una grande potenza e quindi egemonico, 2 grandi potenze o più diverse grandi

potenze, multipolare o di equilibrio). Chiaramente se c'è un cambiamento di tipo di unità

(dagli Imperi agli Stati) questo ha anche conseguenze su chi governa. Se c’é un

cambiamento a livello di polarità del sistema (da bipolare a multipolare) questo ha

ripercussioni sul terzo tipo di mutamento, che è quello di relazione.

• Cambiamento di relazione: Cambia il tipo di relazione fra Stati. Si può avere una situazione

nella quale cambiano solo le regole di interazione. Quindi, ad esempio, un processo di

cambiamento di alleanze e schieramenti in un sistema multipolare, porta a una

trasformazione che vede un riallineamento delle potenze da una parte o dall'altra. Ma il

sistema mantiene la caratteristica multipolare. Hanno avuto relazioni diverse. Il grado di

tensione e di deterrenza esercitato l'una rispetto all'altra non è stato uguale (prima e seconda

distensione). Il sistema è rimasto bipolare, ma è cambiato il tipo di relazione.

• Il primo cambiamento, quello più semplice, è quello che vede un cambiamento nelle

relazioni fra le unità principali. Il cambiamento di livello più alto, è che questo porta a un

cambiamento di polarità del sistema. Il terzo tipo di cambiamento è che si cambia radicalmente il SI

(dal sistema degli Stati a quello degli Imperi o come più storicamente è accaduto, da sistema degli

imperi a sistema degli Stati). Può spiegare i meccanismi che sono legati a ciascuno di questi

cambiamenti e individua in pochi elementi fondamentali i meccanismi che sottostanno a tutti questi

cambiamenti, in particolare a quelli che più gli interessano: sistemico e di sistema.

• Modalità di mutamento:

• • Incrementale (conflitti locali. metodo > negoziato)

• • Rivoluzionaria (metodo > guerra egemonica)

• → In entrambi i casi il catalizzatore è la guerra

• → Guerra che porta ad una trasformazione radicale del SI: guerra egemonica

• Quali sono le modalità per le quali si passa da un sistema a un altro? Quando si hanno questi

tipi di mutamento? Ci sono 2 modalità principali:

• Incrementale → Richiede che ci siano degli scontri/conflitti anche violenti, ma limitati,

locali. Come delle guerre di assestamento che progressivamente provocano una graduale

trasformazione del sistema. Per esempio indebolicono uno dei poli principali, che perde il

rango di grande potenza e diventa una potenza di rango minore. Questo nella storia è

successo. Le grandi potenze sono state stremate dal corso della storia: ruolo principale di

leader del sistema nella pax britnanica della GB, e il progressivo declino di essa che diventa

una delle varie potenze e poi potenza minore rispetto agli USA. Questo tipo di mutamento è

quello su cui lui focalizza meno l'attenzione.

• Rivoluzionaria → Mutamento più eclatante, che vale la pena di studiare. È legato a una

grande guerra che chiama di tipo egemonico.

• Dinamica della GE:

• Cambiamento profondo a livello di organizzazione economica, rapporti politici e tecnologia

• ↓

• cambiano le basi del potere → emerge una contraddizione tra elementi centrali del SI

esistente [gerarchia di prestigio, divisione del territorio, economia internazionale] e l’emergente

nuova distribuzione di potere

• ↓

• spinta all’adattamento, sia a livello internazionale che interno à la potenza emergente

cambia internamente e spinge per un cambiamento internazionale.

• ↓

• La nuova configurazione del potere minaccia l’egemonia della vecchia potenza egemone.

La potenza egemone si sente minacciata e ritiene che la guerra sia l’unica soluzione.

• ↓

• • si scatena una guerra tra la vecchia potenza egemone e la potenza emergente, che

assume le caratteristiche di una guerra egemonica (GE)

• ↓

• • nuova configurazione internazionale (al di là delle intenzioni degli attori), non

necessariamente migliore della precedente.

• Caratteristiche specifiche della guerra egemonica

1. Intensità del conflitto: molto elevata. Conflitto su tutti i fronti (politico, economico,

ideologico)

2. Obiettivo: leadership e la struttura del SI. In gioco stanno due visioni diverse dell’ordine int.

3. Mezzi: illimitati

4. Cause: guerra di tipo strutturale (non per semplice escalation)

5. Effetti: (al di là delle intenzioni degli attori) trasformazione struttura del SI (gerarchia di

potere e relazioni tra gli stati)

• ES. Guerre del Peloponneso

• Che caratteristiche ha questa guerra egemonica (l'abbiamo già vista → guerra fra Sparta e

Atene)? Intensità del conflitto: è grandissima perchè Sono coinvolti tutti I maggiori attori del

sistema (tutte le grandi potenze). Nella guerra del Peloponneso Sparta e Atene sono coinvolte e si

tirano dietro tutte le piccole potenze. Questo fa si che le due (o più) grandi potenze in questa

guerra, coinvolgono le piccole e usano tutti gli strumenti a loro disposizione a livello militare e di

investimento economico e sociale. C'è una Mobilitazione della popolazione. La II GM è un altro

esempio div guerra egemonica nel quale sono stati coinvolti tutti. L’obiettivo di questa guerra é la

leadership del sistema. Nella guerra del Peloponneso Sono davanti due entità (Sparta e Atene) con

due visioni diverse del SI è che lottano per il predominio su esso. La guerra coinvolge tutti, con

l'uso di tutti gli strumenti ed è fatta da una forte componente ideologica, perchè Queste due potenze

si scontrano con una grande abilità di mobilitazione perché è anche ideologica. Sono 2 visioni

diverse dell'ordine. La guerra fredda, non combattuta, era una guerra egemonica in fieri. Epoca

nucleare in cui il potenziale di mobilitazione era molto elevato. Quali sono le cause pincipali di

questa guerra? La principale é strutturale, che necessita di una lettura delle condizioni strutturali da

parte degli attori, ma che senza la condizione strutturale che muta, non sarebbe possibile. Qual è

questa condizione strutturale che muta? Lui la descrive a partire dalle guerre del Peloponneso.

• TGE e guerre del Peloponneso

1. Cambiamento profondo a livello di organizzazione economica, rapporti politici e

tecnologia cambiamenti che aumentano il potere della potenza emergente Atene:

• • elementi geografici e demografici

• • elementi economici e tecnologici (sviluppo dei commerci e innovazioni tecnologiche)

• • elementi politici

• ↓↓↓

• concentrazione di potere politico ed economico nelle mani di Atene →

• 2. cambiano le basi del potere

• da agricoltura e potenza militare terrestre, a commerci e potere navale

• ↓↓↓

• emerge contraddizione tra elementi centrali del SI esistente [gerarchia di prestigio, divisione

del territorio, economia internazionale] - nelle mani di Sparta - e l’emergente nuova distribuzione di

potere – che vede crescere la potenza di Atene

• ↓↓↓

• 3. spinta all’adattamento, sia a livello internazionale che interno

• (A) formazione di due blocchi

• (B) Atene si adegua anche internamente alla struttura di potere emergente (potenziamento

delle elites commerciali). Incapacità di Sparta.

• 4. La potenza egemone si sente minacciata e ritiene che la guerra sia l’unica soluzione. Le

cause immediate sono varie, ma in ultima istanza Sparta teme per l’aumento di potere relativo di

Atene. Lancia un ultimatum ad Atene

• ↓↓↓

• 5. si scatena una guerra tra la vecchia potenza egemone e la potenza emergente, che

assume le caratteristiche di una guerra egemonica (GE)

• ↓↓↓

• 6. nuova configurazione internazionale

• Lo sfinimento delle due potenze elleniche con la guerra del Peloponneso aprono la strada

alle conquiste macedoni.

• Qual era la situazione del Peloponneso? Sparta, potenza egemone, potenza dello status quo,

e essendo egemone, vuole mantenere il proprio unilateralismo. Potenza che vede riconosciuto il

proprio rango, non solo in termini di potere, ma anche di riconoscimento di potere legittimo e del

prestigio. Gradualmente Atene comincia a rafforzarsi per motivazioni che non hanno a che fare col

rapporto con Sparta, ma che sono intrinseche. Atene comincia a rafforzarsi perchè riesce a fare di

punti di debolezza punti di forza. È un Paese povero, terreno poco fertile, abitato da pochi e non ha

una forte classe aristocratico-oligarchica perchè l' Aristocrazia basa il proprio potere sulla terra

(economia fatta attraverso il latifondo). Non essendo, da un punto di vista agricolo, particolarmente

florida, non ha neanche questa potente aristocrazia. Atene approfitta proprio perchè ha questa

posizione di maggior debolezza. di questo per potersi sviluppare, in quanto abitanti di altre aree

maggiormente soggette alle mire espansionistiche spartane, scappano dai loro Paesi e si spostano ad

Atene. Atene gradualmente, non essendo oggetto di mire espansionistiche perchè non interessava a

molti, comincia a rafforzarsi da un punto di vista demografico. La popolazione che arriva fonda un

nuovo tipo di società. Ovvero una società in cui non ci sono solo le famiglie aristoratiche che

risiedevano nel territorio da prima, ma ci sono nuovi arrivati che cominciano a sviluppare una

economia con quello che il terreno gli offre. Cosa offre il terreno di Atene? L'esposizione sul mare.

Si comprende che si può sfruttare l'esposizione sul mare per sviluppare una flotta anche

commerciale e che consenta di sviluppare una economia legata ai commerci e non alla produzione

agricola. Questo progressivamente rafforzerà una classe sociale che fa la propria ricchezza sulla

base della capacità di gestione dei commerci e non sulla nascita. È una società che, diventando

sempre più forte economicamente all'interno del proprio paese, rivendica anche un ruolo politico.

Come si fa a dare un ruolo politico a un gruppo sociale che non è potente di nascita, ma che lo è per

acquisizione e per merito? Lo si fa cambiando tipo di sistema. Occorre un sistema nel quale chi

governa non lo fa perchè è figlio di chi ha governato prima, ma governa sulla base del proprio

merito. Base che permette ad Atene lo sviluppo del primo nucleo di democrazia. Nucleo delsistema

di governo nel quale chi governa non lo fa per diritto dinastico, ma per scelta collettiva. Questa

trasfomazione cambia internamente Atene che, progressivamente, si rafforza anche di questa

trasformazione interna in chiave democratica che rende Atene sempre più capace di sfruttare i punti

di forza (esposizione sul mare) e sviluppare una flotta commerciale e navale. Gilpin descrive un

progressivo rafforzamento di Atene che non dipende da eventi del SI, ma che influenza il modo in

cui la struttura del SI funziona. Progressivamente questa crescita ineguale di potere (Atene cresce e

Sparta no) preme per una trasformazione della struttura del sistema che riconosca che il sistema non

è più unipolare ma è legittimamente bipolare. C'è una sfasatura fra la struttura di governo unipolare

che quel SI aveva e la realtà che si sta profilando attraverso la scelta di Atene.

• SI equilibrio --------------------------------------------------> Redistribuzione

• [cambiamenti econ del potere pol,

• tecnologici che cambiano costi/benefici] ↓↓↓

• • Risoluzione crisi Sistemica <-- Squilibrio (x

incentivo di alcuni stati al cambiamento e x divergenza

tra distribuzione effettiva pot e gerarchia esistente)

• (v. guerra egemonica)

• C'è un sistema in equilibrio, ci sono una serie di cambiamenti economici, tecnologici e

politici che consentono ad una potenza, che prima era minore, di crescere e questo crea una

pressione per una redistribuzione del potere a livello internazionale. Cosa vuol dire riconoscere e

redistribuire il potere a livello internazionale? Vuol dire legittimamente riconoscere, nel SI, lo status

di grande potenza a una potenza. Vuol dire ridefinire le alleanze. Questo provoca uno squilibrio,

perchè c'è una grossa pressione nei fatti per la redistribuzione di questa potenza, ma c'è una forte

resistenza da parte di chi il potere lo aveva prima. La resistenza è inevitabile. Questa resistenza, nel

caso della guerra fra Sparta e Atene, è esercitata da Sparta che non può accettare la perdita di potere

relativo. La frizione porta necessariamente a uno scontro che è inevitabile, dato questo percorso che

il SI compie. È uno scontro inevitabile nel quale le potenze maggiori che sono la vecchia potenza

dello status quo e quella emergente (Atene) si scontrano utilizzando tutti i mezzi possibili,

coinvolgendo tutti gli attori del sistema e puntando entrambe al controllo del SI. L'esito della guerra

egemonica, come di tutte, è un nuovo SI nel senso di cambiamento sistemico → cambia la

distribuzione del potere. Nel caso dei rapporti fra Sparta e atene, questa guerra egemonica, strema le

2 potenze e non porta al governo del sistema da parte di una delle 2, ma alla sconfitta di entrambe a

favore di uno sfidante esterno (che si manifesterà di li a poco), la Macedonia che si espande. Nel

caso della guerra egemonica legata alla II GM, le grandi potenze sono tutte coinvolte (tutto il SI è

coinvolto) e l'esito finale è una nuova distribuzione del potere, in questo caso bipolare. Quello che

ci si aspettava durante la guerra fradda, secondo le indicazioni di Gilpin, era che la trasformazione

del sistema sarebbe potuta avvenire tramite un'altra guerra egemonica. Si è introdotto un fattore

altro, ovvero il possesso delle armi nucleari (armi di distruzione totale) che ha rappresentato un

deterrente molto forte. La GF, che è un tipo di SI, si è trasformata in modo incrementale. Quali sono

stati gli elementi incrementali? Le guerre locali combattute o sostenute dalle 2 super potenze nelle

varie parti del mondo (eccesso di sostegno nascosto nelle guerre del subcontinente africano,

esposizione forte in Asia da parte di entrambe), e indebolimenti interni (elementi incrementali

interni) che hanno visto l'US spendere molte risorse nel mantenimento del controllo dell'ordine

internamente al proprio blocco (collasso economico molto forte). L'ultima fase della GF è una fase

nella quale gli USA, con Reagan, aumentano in modo esponenziale la spesa militare. Questo pone

l'US sotto forte pressione, perchè già in crisi economica ed espone il sistema politico a manifestare

tutta la sua crisi. Si comprende che è un gigante dai piedi di argilla dove questa moltitudine di

militari e carri armati, sono incapaci di essere utilizzati. Questo porta, progressivamente, al crollo di

una delle 2 superpotenze e alla trasformazione del sistema in unipolare (per un certo periodo). Nel

caso della GF si è assistito a una trasfomazione di tipo incrementale. Questo stesso

meccanismo/circolo, lui lo applica al passaggio dagli Imperi agli Stati. Il sistema degli imperi

progressivamente, proprio per le trasformazioni che avvengono in ambito politico e tecnologico,

comincia a indebolirsi. Uno degli esempi che si fa dell'indebolimento degli imperi è legato

all'impatto della trasformazione della tecnologia bellica. Questa richiede, sempre di più, una

capacità di controllo accentrato delle operazioni militari e della spesa militare. Questo

accentramento può però essere gestito solo con un raggio di azione limitato. La grandezza

dell'impero richiede una spesa enorme per il controllo dell'intero territorio e più aumenta la spesa

del controllo del territorio, più l'impero ha difficoltà. Si riduce la taglia della entità da controllare, e

questa taglia diventa sempre più piccola, e rispetto all'impero si cominciano ad affermare una serie

di piccole entità che in passato erano interne all'impero romano, che si danno una gestione

autonoma. Ci sono fasi intermedie, quelle dell'epoca comunale, signorie, e poi il sistema trova la

dimensione ideale. La dimensione che consente la capacità controllo del territorio e di estrazione

delle risorse da quel territorio, che è lo Stato. Ogni volta che si forma uno Stato molto piccolo, ad

esempio la frammentazione della JU, uno dei dibattiti si poneva la domanda di come potesse fare un

paesino cosi piccolo come sarà la Bosnia Erzegovina, piuttosto che la Macedonia, a poter essere

Stato indipendente. Come fa ad avere la capacità di avere abbastanza risorse per poter competere

con gli altri Stati del SI? Il problema della dimensione è un problema che si è posto nella storia e

che vede una trasformazione del SI da sistema degli imperi a sistema degli Stati, sulla base di una

serie di elementi di trasformazione che includono anche trasformazione tecnologica che Gilpin

descrive. È attento alla struttura perchè quello che ci interessa è l'impatto sulla distribuzione del

potere ed è la trasformazione della distribuzione del potere che provoca eventualmente la guerra,

ma nel contempo è attento ad alcuni elementi che Waltz considererebbe riduzionisti perchè sono di

livello sub-sistemico (trasformazione economica, politica, tecnologica) che ci fanno capire qual è il

percorso per cui Atene diventa più forte o un'altra poteza diventa più debole (ad esempio l'US). Una

combinazione fra l'approccio strutturale che è dominante, ma con attenzione per variabili che Waltz

considererebbe riduzionisti.

• Alcuni problemi del Realismo

• • Reificazione del sistema degli stati

• • Ambiguità del concetto di potere

• • Ambivalente funzione del R.: espressione di una classe dominante di interessi e ideologia

che intende preservare la struttura che favorisce tali interessi (critica di Cox)

• • Teoria statica e conservatrice

• • Il linguaggio usato ha finito per venir trattato come “neutro” non ideologico, “common

sense” (critiche riflettiviste)

• → Il Realismo e la fine guerra fredda

– Questioni teorico-metodologiche (dibattito epistemologico)

– - questioni sostantive (futuro delle istituzioni internazionali; globalizzazione…) –

Mearcheimer; Khrauthammer, …

Relazioni internazionali

3. I concetti: “Equilibrio di “potenza” ed “egemonia” (Manuale 2)

In questo manuale si procede per questioni. Ci sono 2 capitoli che riguardano dibattiti all'interno della tradizione

realista. Cosa fanno? Uno prende in considerazione il concetto di equilibrio di potenza e guarda le differenze fra i vari

autori. Quali sono stati i termini del dibattito attorno al concetto di equilibrio di potenzea, principalmente nella

tradizione realista. L'altro capitolo parla dell'egemonia e guarda quali dibattiti ci sono stati internamente alla tradizione

principalmente realista.

La stabilità

Equilibrio di

Egemonia

potenza

Nei due capitoli si mettono a confronto 2 concetti, 2 modalità di organizzazione del governo del

sistema: uno è l'equilibrio di potenza (processo di contrapposizione rispetto alla crescita di potere di

qualcuno), l'altro è quello di egemonia. Implica una forma più gerarchica della governance del

sistema. In questo caso un attore è egemonico rispetto agli altri → la leadership degli USA durante

la GF era egemonica. Il SI durante la GF era bipolare e di equilibrio fra 2 poli a livello sistemico

globale, ma internamente a ciascuno dei 2 blocchi era egemonico (c'era un'egemonia sul blocco

occidentale da parte degli USA e un'egemonia sovietica sul blocco orientale). La maggior parte del

realismo si concentra sull'equilibrio di potenza. È stato molto frequente nella storia.

Equilibrio di potenza

Molteplicità di significati in letteratura

Definizione standard

Situazione nella quale nessun attore, da solo o tramite alleanze, può dominare sugli altri

2 condizioni:

- Distribuzione diffusa della potenza (bandwagoning)

- Prevale tendenza alla politica di bilanciamento

• Qual è la definizione standard di equilibrio di potenza? È una situazione nella quale nessun

attore, da solo o tramite alleanze, può dominare sugli altri. C'è una situazione nella quale si evita la

possibilità di dominio di uno sugli altri. Ci sono meccanismi per creare la stabilità e l'equilibrio.

Quali sono le condizioni perchè questo si verifichi? Una distribuzione diffusa della potenza. Una

distribuzione diffusa della potenza a livello del SI non vuol dire che tutti gli Stati hanno lo stesso

potere, ma vuol dire che i gruppi e le alleanze di Stati si equivalgono. In un sistema pentapolare non

è necessario che necessariamente tutti siano uguali, ma occorre che i 3 che si alleano da una parte,

grosso modo sono potenti quanto i due che si alleano dall'altra parte. In questo sistema prevale la

tendenza al bilanciamento. Distinzione tra Balancing e Bandwagoning. Balancing é la tendenza a

controbilanciare la potenza che sta ascendendo e quindi allearsi con quello più debole. Solo

alleandomi con quello più debole posso controbilanciare quello più forte. Il bandwagoning è

l'atteggiamento opposto. Significa allearsi e schierarsi con quello più forte. La GB di fronte a Hitler,

invece di fare bandwagoning e allearsi con Hitler che in quel momento è quello più forte, si schiera

con quelli più deboli in quel momento in UE, gli USA, e fa balancing. Lo fa tardi, gli viene

criticato, ma lo fa. Le condizioni perchè si abbia equilibrio di potenza sono una distribuzione

diffusa della potenza (nei termini di potenza relativa nel sistema) e la prevalenza di una politica di

bilanciamento; invece di una politica che vede le potenze schierarsi con quello più forte.

Effetti EdP:

SI rimane plurale

Attori principali sopravvivono

Meno guerre o grandi guerre

Gli effetti dell'equilibrio di potenza, da un punto di vista di stabilità del sistema, sono positivi in

ottica realista. Perchè? Perchè garantiscono al sistema di rimanere plurale. Se gli Stati in un sistema

multipolare non si schierassero/coalizzassero contro una potenza che sta diventando più forte, il

sistema diventerebbe egemonico, perderebbe il pluralismo interno e diverebbe unipolare. Un modo

per mantenere il sistema multipolare è proprio l'equilibrio di potenza che permette agli attori

principali del sistema di sopravvivere. Altrimenti sarebbero fagocitati dalla potenza emergente.

• Questo garantisce una riduzione del numero delle grandi Guerre. L'equilibrio di potenza non

elimina totalmente la guerra. Posizione minoritaria di coloro che ritengono che l'equilibrio di

potenza elimini la guerra. In ottica realista la guerra non viene mai eliminata completamente. Quelle

che vengono eliminate sono le Grandi Guerre. Se c'è un equilibrio di potenza che funziona, non c'è

guerra egemonica. Gilpin lo ha detto: affinchè ci sia una guerra egemonica bisogna che ci sia un

disequilibrio. Fino a che c'è equilibrio, questo non porterà a una grande guerra. Questi effetti sono

considerati positivi.

Assunti impliciti dell’EdP (propri del R):

- Stati attori principali

- Anarchia (e conseguente enfasi sulla sicurezza)

Visione ciclica della storia

Equilibrio frutto di calcoli di interesse def in termini di potere

Questioni dibattute in letteratura

1. Accezioni di EdP

2. Modalità di comportamento

3. Criteri di scelta di alleanze e allineamenti

4. Tipi di EdP

5. Variabili rilevanti (potere, minaccia)

6. Preferenze degli stati

7.EdP-guerra

• Il manuale tratta 7 dibattiti interni alla letteratura per quanto concerne l'equilibrio di potenza.

Il primo dibattito riguarda che cosa si intende per equilibrio di potenza. Il secondo riguarda le

modalità èdi comportamento degli attori in un sistema in EdP. Il terzo i criteri di scelta delle

alleanze. Il quarto che tipi di EdP, il quinto le variabili rilevanti, il sesto le preferenze degli Stati e il

settimo il rapporto fra EdP e guerra.

1. Accezioni di EdP nella tradizione Realista

- Prodotto di volontà delle > potenze (Morganthau)

o

- Frutto delle pressioni del sistema (Kaplan, Waltz)

#

Norma generalizzata di condotta nella società degli stati (Scuola inglese)

• Distinzione fra Morgenthau e Waltz. Per Waltz l'EdP è spontaneo, non dipende dalle

intenzioni degli attori, ma si forma per pressione del SI anarchico. La paura di essere sopraffatti, fa

si che gli Stati , guidati da capi intelligenti o meno, adottino una politica di bilanciamento. In

Morgenthau c'è più una maggiore capacità e consapevolezza da parte degli attori statuali di mettere

in atto una politica di bilanciamento necessaria per il mantenimento dell'EdP. La preoccupazione se

è deterministico o se richiede un atto di volontà. Differenza fra un atteggiamento strutturale e uno

legato ai singoli attori. Nella scuola inglese viene considerato come norma generalizzata della

politica internazionale.

2: Due modalità di comportamento

Balancing – contro stato più forte [→ Teoria EdP]

Bandwagoning – a fianco del più forte

• Quali sono le modalità di comportamento? La maggior parte del realismo ritiene che gli

Stati sono orientati al bilanciamento. Le grandi potenze lo fanno perchè vogliono mantenere il

sistema quale esso è, se hanno un vantaggio da quel sistema. Vogliono mantenere lo status quo.

Quando questo status quo è minacciato e rischiano di perdere potere relativo, nel caso di un sistema

multipolare si alleano con coloro che possono controbilanciare la potenza in ascesa per ostacolarla.

Ci sono alcuni autori che mettono in evidenza come, storicamente, l'atteggiamento degli Stati

(soprattutto delle potenze di media dimensione) non è sempre stato quello del bilanciamento.

Spesso hanno fatto bandwagoning, ovvero si sono alleati con la potenza più forte che sta vincendo.

Quando questo succede, questo mette a rischio l'equilibrio di potenza, perchè questo può essere

matenuto solo se c'è un atteggiamento di bilanciamento. Solo con il balancing si ha EdP.

Ricerche sulle politiche di bilanciamento

Niou et al dimostrano che tra il 1871 e il 1914 gli stati hanno fatto balancing con una pol di

alleanze

Doyle: bilanciamento solo in un periodo limitato di tempo

Schroeder: politiche anche altre rispetto al balancing (transcending, hiding, buckpassing)

• Su questo dibattito si impegnano una serie di autori che cercano di fare ricerca empirica.

Essi leggono la storia in modo da vedere come si sono comportate le grandi potenze nel corso della

storia. E se c'è una correlazione fra il loro ruolo e il loro atteggiamento, se fanno o meno balancing.

Sono studi di lungo periodo. I sistemi internazionali cambiano nel lungo periodo. Il periodo

analizzato da Niou va dal 1871 (quando si consolidano gli Stati in UE, in IT Stato indipendente)

fino al 194 (momento della I GM) e il sistema viene messo in crisi. In questo caso gli Stati hanno

usato la modalità dell’alleanza come metodo di balancing. Hanno preferito fare alleanze per

controbilanciare la potenza che stava ascendendo piuttosto che investire individualmente in

armamenti. L’alleanza é stata lo strumento principale. Doyle studia se il bilanciamento è una pratica

che dura nel tempo o se ha una durata limitata. Mette in evidenza come le politiche di bilanciamento

generalmente non sono nel lungo periodo, ma avvengono nell'immediato. Quindi tendono ad essere

legate a una durata limitata. Schroeder mette in evidenza come, nella politica reale/storia, non solo

gli Stati hanno fatto balancing e bandwagoning, ma hanno fatto altre azioni/prtaiche come hiding (si

nascondono e si defilano rispetto alla logica del SI. Quello che cerca di fare Melos. I meli dicono

che staranno da una parte e neutrali)… Egli mappa storicamente le reazioni degli attori principali

del sistema di fronte alla minaccia della crescita relativa di uno di loro. Non sempre hanno adottato

la stessa strategia. Abbiamo un'analisi storico-empirica che guarda al livello di analisi 2 (Stati).

Backpassing è il passare la responsabilità a qualcun altro (scarica barile).

3: criteri di scelta di alleanze e allineamenti

Puramente basati sulla posizione nella distribuzione del pot internazionale (maggior parte del

pensiero R)

oppure

Scelte anche per affinità ideologica (Aron)

→ In ogni caso le alleanze nel pensiero R hanno sempre una funzione di contrapposizione

rispetto ad altri esterni

• Quali sono i criteri di scelta delle alleanze? Nella maggior parte del realismo il criterio di

sclta dell'alleanza è quantitativo. Mi schiero contro quello che é potente abbastanza da poter

controbilanciare lo sfidante. Non mi pongo il problema dei suoi valori, perchè non guardo dentro

alla scatola che chiamo Stato. Solo un autore, che fa riferimento ad una modalità diversa di

creazione delle alleanze, che tiene conto anche delle diverse concezioni dell'ordine giusto, Aron. Si

stratta di un realista eterodosso anche per questo motivo. In questo dibattito Aron é sui generis

rispetto agli altri autori realisti e ritiene che le scelte non sono sempre fatte su una base quantitativa,

ma c'è una base di valutazione culturale. Dell'omogeneità dei valori dello schieramento con lcui mi

posso potenzialmente schierare, rispetto ai miei.

4. Tipi di EdP:

- EdP nel Multipolarismo

- EdP nel Bololarismo

EdP nel Multipolarismo - vantaggi:

- > Probabilità di trovare alleati e formare EdP

Competizione meno concentrata su un solo antagonista (minor probabilità di dilemma della sic)

• Questo dibattito riguarda i tipi di EdP. Nella maggioranza dei casi parliamo di equilibrio di

potenza quando c’é un sistema multipolare. In questo sistema è chiaro: uno cresce e c'è un

controbilanciamento da parte degli altri e quindi nuovi schieramenti. Quindi la descrizione del

sistema europeo nell'800, la GB che si sposta da una parte all'altra per ricreare equilibrio. Questo

sistema di equilibrio è descritto da Waltz anche nel sistema bipolare. Dice che anche nel sistema

bipolare i 2 poli cercano di equilibrarsi, non per niente, la corsa agli armamenti non è altro che un

tentativo per riequilibrare la potenza dell'uno, quando questo si sta armando di più. Tutto il dibattito

sulla deterrenza durante la GF, riguarda anche quanti armamenti avere e di che tipo, in modo da

controbilanciare la potenza dell'altro. A questo si associa come minacciare l’altro in modo efficace.

C'è anche un aspetto comunicativo. Il dibattito su questo aspetto porta a pensare a quale sia il

sistema più stabile. Il sistema più stabile è quello che è più in grado di mantenere le proprie

caratteristiche, quindi più in equilibrio. Il dabittito è: è più stabile e quindi più in equilibrio un

sistema multipolare o uno bipolare? Abbiamo visto che Aron e Waltz si schierano su posizione

diverse. Waltz ritiene che è proprio l'accentramento di potere in due poli che rende il sistema più

stabile, perchè la minaccia che uno può esercitare sull'altro è molto più incisiva, il rischio è molto

più elevato. Lo spostamento di piccoli gruppi e attori da una parte all'altra del sistema non provoca

disequilibrio perchè la differenza di potere fra le super potenze e le più piccole è ineguagliata.

Questo genera una situazione nella quale è anche molto più facile sapere che cosa farà l'altra parte.

Le aspettative sono molto più stabilizzate. Per Waltz il sistema bipolare è molto più in equilibrio.

Secondo Aron è il sistema multipolare ad essere più stabile perchè ha la possibilità di alleanze più

flessibili. In un sistema multipolare si possono fare alleanze a geometria variabile, si possono

cambiare le alleanze e soprattutto se è un sistema omogeneo senza nessuna barriera di tipo

ideologico. La sua preferenza va per un sistema multipolare, possibilmente omogeneo, perchè in

questo modo c'è massima flessibilità nell'organizzazione delle alleanze. Il fatto che la deterrenza sia

diffusa é positivo perché I rischi che vengono corsi àall'interno del sistema sono più limitati in

quanto non ci si concentra esclusivamente contro un unico nemico, ma c'è una diffusione dei

rapporti di amicizia e inimicizia fra i vari attori del SI e anche di minaccia degli attori fra loro. Il

sistema preferibile per Aron è quello multipolare possibilmente omogeneo, perchè lo ritiene più

stabile e in equilibrio.

EdP nel Bipolarismo – vantaggi:

Grandi pot meno vulnerabili e più autosufficienti (il che implica anche minor rischio di

“chainganging”)

Più semplici e comprensibili x attori – responsabilità chiare (non c’è rischio “buckpassing”)

→ minor rischio del “dilemma della sic nelle alleanze” (timore essere abbandonati o intrappolati

da alleati)

5. Variabili rilevanti per EdP

“Potenza”: alleanza vs stato con più potere in termini assoluti (risorse di potere)

o

“Minaccia” (Walt): gli stati non creano alleanze vs stato più potente ma vs quello più

minaccioso.

Quali sono le variabili rilevanti? Nella maggior parte del realismo la variabile principale è la

quantità di potenza. Se uno Stato si arma di più, quello ci fa paura perchè diventa più forte perchè

potrebbe diventare egemonico e usare quella forza contro di noi. Esiste un contributo più recente a

questo dibattito che é di un teorico che si chiama Walt, che dice quella che viene controbilanciata

non è tanto la forza in termini assoluti, ma quanto noi consideriamo quella forza minacciosa. Lo

chiama equilibrio della minaccia. Walt è un contemporaneo, ha scritto un famoso lavoro contro la

lobby ebraica insieme a Mearsheimer ed è uno che scrive frequentemente su Foreign Policy. È uno

scrittore contemporaneo che riprende una serie di dibattiti in letteratura e sviluppa questa idea sulla

base della quale ciò che gli Stati bilanciano non è una potenza in termini assoluti che diventa più

forte, ma è quella potenza che gli risulta più minacciosa. È nota la differenza di reazione della CI di

fronte all'acquisizione del nucleare, ad esempio da parte di Israele, piuttosto che da parte della

Corea del Nord. È la stessa azione: acquisizione del nucleare, ma da un lato la reazione è stata

tranquilla (Israele), dall'altra la reazione è stata di preoccupazione (CdN) → si ritiene che

l'acquisizione dell'arma nucleare da parte della CdN sia una minaccia.

Indicatori della minaccia secondo Walt:

potenza aggregata (capacità)

• Tecnologia militare (che favorisce difesa o attacco: “offence-defence balance”)

• Geografia (→ vicino minaccioso → alleanza con vicino del vicino (scacchiera di Namier)

Intenzioni [difficili da rilevare oggettivamente]

• Cos è, dice Walt, che fa si che questa acquisizione di strumenti di distruzione sia letta in

modo diverso nei due casi? Individua 4 fattori principali:

1. (lo considerano anche i realisti tradizionali) → Capacità aggregata → Quantità. Quante

risorse di potere sta acquisendo. Basti pensare alla diversa reazione americana di fronte alla

spesa militare sovietica all'inizio della GF per armi convenzionali, e la reazione quando l’US

dimostra di essere capace di poter attaccare il territorio americano con il lancio in orbita

dello Sputnik. È una differenza che riguarda il tipo di arma e la quantità e la capacità di

colpire l'altro. Questo investimento militare é considerato minaccioso.

2. Tipo di arma → Se quella capacità in più che la controparte acquisisce é di tipo difensivo o

offensivo. Se investo l'1% del PIL in barricate e muri sul mio confine, questo non viene

percepito in maniera minacciosa da parte dei miei vicini. Questo perchè è una spesa di tipo

militare volta ad aumentare la mia sicurezza ma che non può essere letta come un atto

offensivo, semmai di inimicizia. Se invece compro una serie di cannoni, con la stessa

quantità di soldi, allora I vicini si preoccupano. Se compro dei missili, si preoccuperanno

quelli che stanno più lontano. La tecnologia militare é rilevante. Nella valutazione se un

aumento di investimento in armamenti é una minaccia o meno, viene guardata non solo la

quantità in termini assoluti, ma anche il tipo di armamento. Molti rispondono all'obiezione

che la Cina sta investendo di più in difesa, ricordando che in questo caso, una parte delle

spese della difesa serve per il controllo del territorio interno alla Cina stessa. Molte delle

funzioni delle forze armate cinesi sono di polizia interna. Si deve fare uno sconto a questo

investimento in difesa perchè ha funzione di polizia interna. Non deve essere letto tutto

come un atto di minaccia. Il rapporto fra difesa e offesa è importante. Questo è un aspetto

importante degli studi strategici. C'è un grande dibattito sulla possibilità di distinguere tra

armi di offesa e di difesa. È difficile distinguere se uno strumento militare è più offensivo o

difensivo, ma storicamente questo è stato più semplice da fare. Un'arma della quale non è

facilissimo distinguere la componente offensiva e difensiva è l'arma nucleare. Quest'arma è

principalmente difensiva deterrente, perchè è uno strumento che nessuno vorrebbe mai

usare, visti gli effetti catastrofici che possono essere globali. Nel contempo è vista come

minaccia da coloro che possono essere raggiunti da questa arma → CdS in primis, poi il

Giappone. Adesso che la capacità di lancio dei missili nord coreani sta arrivando su alcuni

territori americani, anche degli USA.

3. Elemento geografico → nell'esempio del nucleare, la rilevanza geografica del nucleare

nord coreana si sta allargando perchè i nord coreani stanno acquisendo una capacità

missilistica per lanciare testate nucleari a lunga distanza. Storicamente la distanza geografica

era importante. Se un Paese si dotava e investiva di più in capacità militari, erano più

preoccupati i vicini geograficamente che i Paesi lontani. Questo vale ancora. Le

preoccupazioni per gli investimenti militari della Corea del Nord sono più preoccupanti per

la sua area geografica, rispetto a quello che sono per l'UE. La collocazione geografica della

potenza di cui stiamo parlando è un elemento rilevante.

4. Intenzioni → Aspetto molto importante che è stato esplorato dagli studiosi di psicologia

delle relazioni internazionali. Non basta tutto questo, ma bisogna anche valutare quelle che

sono le intenzioni che gli Stati hanno di usare la capacità della quale si stanno dotando.

Israele che è geograficamente vicina, che ha la capacità di attaccare territori europei, che ha

una potenza aggregata dal punto di vista fi capacità nucleare considerevole, non ci fa paura

per l'ultimo elemento. Ovvero non riteniamo che ci siano intenzioni bellicose nei nostri

confronti. Walt introduce questo elemento che esula la tradizione del realismo che abbiamo

visto e che si avvicina di più al realismo strategico. In questo caso l'EdP non è automatico.

Non avviene ogni volta che una potenza acquisisce più potere, ma avviene quando,

all'acquisizione di potenza, si associa la percezione che questo rappresenta una minaccia.

Questo è il contributo relativo di Walt alla teoria dell'EdP.

• REALISMO STRATEGICO → Realismo che si è cimentato durante la GF nella valutazione

di quale siano le tecniche di comunicazione nei negoziati, utili per sortire l'effetto che si vuole

sortire. Per esempio, durante la GF, avere un effetto deterrente. Schelling dice che bisogna usare

molto bene gli strumenti a disposizione che sono principalmente la minaccia e la promessa. Io ti

minaccio di qualcosa, ma mi vincolo anche a una promessa. Giocare con questi 2 strumenti è la

chiave per sortire un effetto più efficace per il raggiungimento dell'obiettivo. Questo, nel caso di

Schelling (autore che scrive durante la prima fase della GF) è principalmente la deterrenza.

Seguendo la scia del pensiero di Schelling, del realismo strategico e della valutazione razionale

della comunicazione da tenere, Walt introduce l'elemento delle intenzioni → la valutazione delle

intenzioni e un calcolo razionale che bisogna fare su quelle che potrebbero essere le intenzioni della

controparte.

6. Preferenze degli stati

Rilevanza omogeneità ideologica x alleanze (Aron)

• Tendenze espansionistiche di alcuni stati (es stati a tarda industrializzazione più

• aggressivi – Gershenkron)

• intenzioni

Interessante teoria Schweller, che da importanza alle degli stati →

• Su questo punto si concentra anche questo sesto dibattito. Riguarda le preferenze degli Stati.

Si riprende una considerazione in termini di potenza e affinità ideologica (nel caso di Aron). Un

autore che si cimenta di più su questo aspetto è può essere considerato un realista neoclassico

perchè recupera l'attenzione alla specificità degli Stati, é Schweller.

Quattro tipi di stati x Schweller:

leoni agnelli

(difesa status quo - GB); (interessati a status quo ma remissivi e deboli – Europa

orientale);

lupi sciacalli

(revisionisti – Ger nazista); (opportunisti del cambiamento – Italia fascista)

stabilità SI dipende anche dalla quantità di leoni e agnelli rispetto a lupi e sciacalli

INOLTRE, la stabilità SI dipende da capacità estrattiva dello stato e grado di tenuta interna

(valori bassi: stati incoerenti → bandwagoning).

Schweller fa uno studio degli Stati agli esordi della II GM e ci dice che queste potenze hanno un

atteggiamento diverso, un'inclinazione diversa. Alcuni sono attori che mirano, più di tutti, al

mantenimento dello status quo (GB). Chiama questi Stati, leoni. Altri Stati, che aspirano anch'essi

al mantenimento dello status quo, più remissivi/deboli che si allineano con la GB, ma non sono

disposti a spendere i costi necessari per il mantenimento dello status quo, che sono i Paesi dell'UE

orientale che chiama agnelli. Esistono delle potenze revisioniste che vogliono cambiare lo status

quo. Lo fanno in modo o aggressivo e li chiama lupi e considera il Paese lupo dell'epoca la GER

nazista e chiama l’IT sciacallo. Perchè è un paese che vorrebbe cambiare lo status quo approfittando

della posizione di potere che acquisirebbe, ma non lo fa mettendosi in prima persona e pagando tutti

i costi, ma mettendosi sulla scia della GER nazista. Questo caso ci mostra che, sempre nel SI, se il

sistema è più o meno in equilibrio dipende anche da un fattore che non è di tipo strutturale, ma che

si colloca al II livello di analisi, che è relativo al tipo di Stati dominanti. Se ci sono molti Stati

revisionisti o che si allineano rispetto ad uno revisionista, il sistema non è stabile perchè ci sono

forti pressioni per una trasformazione. Se prevalgono gli Stati contenti dello status quo e che

vogliono mantenerlo, il sistema rimarrà stabile e quindi continuerà le sue caratteristiche nel corso

del tempo. Schweller fa, attraverso una ricostruzione storica, un'operazione vista in modo più

astratto in Gilpin quando abbiamo detto che il Sistema è stabile fino a che gli attori ritengono che il

costo del mutamento sarà maggiore rispetto ai guadagni che acquisirei con quel mutamento. Sono

sufficientemente contento. Schweller in questo caso specifica che è possibile individuare gli Stati

soddisfatti dello status quo e quelli che vogliono la trasformazione. Quando prevalgono i secondi la

trasformazione è inevitabile. Tanto più un uno Stato è capace di mobilitare risorse (capacità

estrattiva) per le finalità del revisionismo, tanto più lo farà e il sistema sarà instabile.

7. EdP-guerra

Ipotesi minimalista e massimalista dell'EdP:

Minimalista: l'EdP impedisce che si affermi un egemone (si guarda solo alle guerre che

eliminano un attore foindamentale dal sistema)

Massimalista: l'EdP riduce le guerre in generale

• Questo dibattito riguarda il rapporto tra EdP e guerra. La stragrande parte della letteratura

addotta una posizione minimalista → Ritiene che l'equilibrio di potenza mira a evitare che si

affermi un egemone e utilizzerà la forza nella misura necessaria per evitare che questo avvenga. Le

guerre non sono eradicate una volta per tutte, ma diventano meno forti se c'è un equilibrio di

potenza che funziona. Posizione massimalista → Ritiene che un equilibrio di potenza funzionante

riduce quasi fino a zero la presenza di guerre.

• Il rapporto con la guerra è considerato da alcuni, posizione minimalista, come di riduzione

delle grandi guerre, da altri, visione massimalista, di progressivo annullamento della guerra

complessivamente.

Test empirici

Ferris: guerra meno probabile tra stati pari-forza

Siverson e Tennefoss: meno casi di escalation del conflitto in presenza di EdP

Singer, Bremer e Stuckey: nel 20° sec guerre meno intense in caso di maggior concentrazione

del pot; 19° sec guerre meno intense in caso di maggior diffusione pot.

Bremer: guerre più probabili tra pot analoghe

Meno rilevante. Test empirico: io prendo la storia e guardo essa alla luce di una domanda

principale: c'è correlazione fra EdP e guerra? Guardo che tipo di EdP c'è e se e quanto ci sono state

guerre in quel periodo ed estrapolo considerazioni che riporto.

RI 19/03/2018

4. Liberalismo

• Lunga tradizione

• Molte varietà di Liberalismo

• Tradizionale avversario teorico del R → presente in tutti i grandi dibattiti (idelismo,

pluralismo/interdipendenza; istituzionalismo neoliberale)

Liberalismo Concetti-centrali

• Libertà (in primo luogo dell'individuo)

• Progresso

• Pace

• Cooperazione

• Diritto (interno / internazionale)

• Istituzioni

• Pluralismo

• Interdipendenza

• sicurezza collettiva

Il liberalismo si sviluppa come un modo di intendere la politica internazionale in

principio, nella sua forma idealtipica, radicalmente opposto al realismo. Se il realismo

è una tradizione volta alla conservazione, allo status quo, il liberalismo è una

tradizione volta alla trasformazione, che si basa sull’idea che il progresso sia possibile.

È fortemente ispirato dall'illuminismo. Uno degli ispiratori del pensiero liberale è

Immanuel Kant, sul versante economico è Smith. Autori liberali che ritengono che il

progresso e la trasformazione in senso positivo sia possibile. Questa idea di progresso

si basa su una concezione legata agli individui e al loro ruolo nella società e al tipo di

relazioni che questi possono intrattenere fra loro, con una forte enfasi sul concetto di

libertà. Ritengono anche che la pace sia possibile e costruibile attraverso atti di

cooperazione che non solo sono possibili, ma che portano, per loro stessa natura, a

una cooperazione più profonda e approfondita nel corso del tempo. Gli atti di

cooperazione hanno il vantaggio di costruire una cooperazione ancora più matura in

futuro. Quindi la costruzione della pace come processo. Tutto questo si fonda sull’idea

che alla base di un sistema più Pacifico e cooperativo ci siano alcuni elementi di fondo.

Fra questi abbiamo menzionato il diritto interno: gli Stati sono fondati sul diritto

(democrazie) e il diritto internazionale (insieme di norme che regolamentano i rapporti

fra gli Stati e le entità a livello internazionale). Questo sviluppo del diritto è un pilastro

importante per la costruzione della pace nel mondo liberale. Quando questa

cooperazione, queste regole si incarnano in istituzioni (qualcosa che permane nel

tempo e non è frutto di un accordo ad hoc), si creano le condizioni perchè quegli

elementi di pace siano ancora più duraturi nel tempo. Il liberalismo è un grande

progetto di un ordine internazionale sempre migliore perchè sempre più pacifico.

Questo grande progetto si basa sull'osservazione e sull'attenzione al ruolo degli

individui. Proprio per questa origine del liberalismo, tutta la tradizione liberale o larga

parte della tradizione liberale (anche contemporanea) tende ad essere pluralista,

ovvero guarda a una pluralità di attori. Non si concentra solo sul ruolo degli Stati come

se fossero delle monadi, ma ad esempio ci dice che la democrazia interna è

importante. Quindi guarda anche dentro alla scatola dello Stato. Non lo tratta come se

fosse una palla da biliardo indifferentemente connotata rispetto alle altre palle da

biliardo. Ma guarda dentro. Il liberalismo tende a guardare a una pluralità di attori -->

vedremo anche attori transnazionali, organizzazionni internazionali, ovvero a tutto un

mondo fatto anche da attori che sono diversi dagli Stati. In questa visione complessiva

della PI c'è un altro punto importante, ovvero la considerazione che la mutua

dipendenza (sia fra gli individui nel mercato, fra chi vende e chi compra, sia fra gli

Stati nel SI contemporaneo) é positiva, perché crea legami che, chi é coinvolto, ha

interesse a mantenere. Questi legami espongono a delle vulnerabilità (come ha detto

Waltz), ma possono anche costituire la base di una cooperazione. Autori diversi si

concentrano più su alcuni punti piuttosto che altri. Di che tipo di sicurezza si

preoccupano i liberali? Come incolumità fisica, ma adottano un concetto, per la

sicurezza a livello internazionale, che é di sicurezza collettiva. Il concetto di sicurezza

collettiva è molto diverso dal concetto di difesa collettiva che abbiamo trovato nel

realismo. Nel realismo abbiamo visto Stati che si difendono da soli, fanno self-help (si

preoccupano da soli della propria difesa), però sono anche Stati che qualche volta

fanno alleanze per diendersi assieme contro qualcun altro. Fanno alleanze difensive.

Un sistema di difesa collettiva è la NATO. L'articolo 5 prevede che se uno Stato

membro è attaccato dall'esterno, gli altri hanno il dovere di andare in suo soccorso. I

liberali, già con Wilson e i suoi 14 punti e la creazione della Società delle Nazioni,

propongono un sistema di sicurezza collettiva, dove la sicurezza viene ad essere un

bene indivisibile. Il Capitolo VII della Carta delle NU ci dice che è possibile l'uso

legittimo della forza a livello internazionale se c'è un atto di aggressione, una

violazione della pace o una minaccia della pace. Cosa significa violazione o minaccia

alla pace? Ad esempio, un gravissimo atto di genocidio è una violazione o minaccia

della pace? Con gli sviluppi del diritto internazionale si ritiene di si. Se ci sono gravi

violazioni dei diritti umani inseribili nella categoria di genocidio, il CdS può autorizzare

l'uso della forza. Per l'intervento umanitario che va sotto la responsabilità a

proteggere, vale lo stesso. Si prevede che nel caso in cui siano violati gravemente

l'incolumità e i diritti dei gruppi, questo esponga lo Stato che li viola o che non è in

grado di evitarli, a un intervento esterno. In questo contesto il concetto di sicurezza

non si prefigura come la difesa del nostro territorio o di quello dei nostri alleati, ma

come la tutela di un Bene collettivo che è costituito non solo dalla incolumità fisica,

ma anche dalla tutela dei principi più importanti che riguardano anche gli individui.

Tutto questo é l’evoluzione di un’idea di sicurezza collettiva che si incarna prima nella

SdN, poi nelle NU e che vede con l'evoluzione del diritto internazionale, una

trasformazione nel corso del tempo (non sempre i diritti umani sono stati cosi centrali

nel diritto internazionale). Questa evoluzione ha portato a questo Modo diverso di

intendere la sicurezza che non lo troviamo nel paradigma realista, dove un intervento

umanitario è leètto come l'uso strumentale da parte delle grandi potenze di

intervenire su un territorio. É letto come l’impegno da parte di tutti a tutela di un bene

collettivo, ovvero la pace o i diritti umani fondamentali. Questo paradigma, cosi

definito in modo idealtipico, assume forme diverse nel corso del tempo. Ne vedremo

una evoluzione insieme all'evoluzione dei grandi dibattiti.

Liberalismo

• Distinzione di Doyle (le origini):

Institutionalists (Locke, Bentham – Ia immagine);

Commercialists (Smith, Schumpeter, II immagine);

Internationalists (Kant, III immagine)

(B) Distinzione di Jackson & Sorensen:

Idealismo / utopismo

1. Pre- IIGM: → (Wilson)

2. Post-IIGM:

L sociologico

• (Rosenau; Deutsch; Burton);

L dell’interdipendenza

• (Mitrany; Haas; Keohane & Nye ’77);

L istituzionale L debole);

• (Wilson e seguaci; poi: Keohane ’84, ’89 →

L repubblicano L forte)

• (Doyle ’83 →

Questa evoluzione risente sia degli sviluppi che hanno a che fare con la PI --> Prima

forma di idealismo, chiamata utopismo da Carr, si manifesta all'indomani della I GM,

quando c'era una grande pressione sulle potenze che emergevano come rilevanti nel

SI di quel momento, per costruire un SI che evitasse una cosa analoga a quella che si

era appena sperimetata, ovvero la I GM. La I GM era stata catastrofica dal punto di

vista di morti, di Stati coinvolti, di lunghezza del conflitto e di coinvolgimento della

popolèazione civile. Tutti gli strumenti bellici disponibili erano stati usati, tutte le

maggiori potenze coinvolte. Guerra scioccante politicamente, socialmente, che porta

gli emergenti USA a usare il loro ruolo (di potenza emergente che si sta profilando nel

mondo) per definire un SI diverso. Wilson lancia il suo progetto per la costruzione di

una pace perpetua, incarnato nei 14 punti che in buona parte troveranno applicazione.

Applicazione subito zoppa, perchè gli USA subito si defileranno e non potranno ovviare

allo scoppio della II GM per le condizioni che si sono definite in UE e per la

penalizzazione della GER e l'incapacità di reintegrarla nel SI.

5. Questo getta un seme che viene ripescato dopo la II GM, per la definizione di un nuovo SI che si

fonda su quegli stessi principi (sviluppo del diritto internazionale, riconoscimento dei diritti degli Stati e dei

popoli e creazione di istituzioni a portata globale, le NU che sono un po’ più forti e strutturate rispetto alla

SdN). Quel seme gettato dopo la I GM, che sembra essere sbalzato via dalla II GM, di fatto si sedimenta in

modo più radicato dopo la II GM, in modo molto sostenuto dagli USA e da lì parte l’ordine internazionale

liberale che conosciamo oggi (con tutta la crisi che poi lo travolge). È un ordine internazionale che si basa

sulla possibilità di liberalizzare I commerci, creare legami fra gli Stati anche di tipo commerciale per

avvantaggiare tutti. Si fonda sulla creazione di istituzioni internazionali in varie aree (dal sistema di Bretton

Woods per l’ambito economico, alle NU per l’ambito politico, agenzie delle NU per varie questioni —>

sviluppo, regimi internazionali che hanno a che fare con aree tematiche [ambiente, non proliferazione…]).

Questo sistema che si chiama profila è fortemente istituzionalizzato. Ci sono istituzioni formali, come le NU

(vere e proprie OI) e istituzioni meno formali, come i regimi internazionali. Tutto parte da quel seme gettato

da Wilson che, a sua volta, riprendeva dalla tradizione liberale aperta da Kant. Come si sviluppa, da un punto

di vista teorico, la riflessione liberale in ambito letterale dopo la fine della II GM? Si sviluppa secondo 4

filoni di pensiero/studio:

6. 1. Liberalismo sociologico

7. 2. Liberalismo dell’interdipendenza

8. 3. Liberalismo istituzionale

9. 4. Liberalismo repubblicano

10. Questi filoni si concentrano su aspetti diversi, ma sono tutti accomunati dall’idea che il SI possa

migliorare in modo progressivo e diventare sempre più Pacifico, ma facendo leva su argomento diversi.

11.

Il Liberalismo nei grandi dibattiti

[L istituzionale - Wilson]

1. 40s Idealismo-realismo [50s --> T integrazione]

2. 50s- 60s Comportamentismo [L dell’ interdipendenza; L sociologico - Burton][80--> T

3 70s Dibattito interparadigmatico

pace democratica (L repubblicano)] [Listituzionale / L debole]

4a 90s Neorealismo – Istituzionalismo neo-liberale

4b 90s Razionalismo – Riflettivismo

12. Come si collocano rispetto ai grandi dibattiti? Immediatamente dopo il comportamentismo e

risentendo di esso, si sviluppano le teorie dell’integrazione che stanno nel filone del liberalismo istituzionale

che si occupa della creazione di istituzioni (a cavallo del liberalismo dell’interdipendenza). Nel dibattito

interparadigmatico (terzo grande dibattito) si collocano il liberalismo dell’interdipendenza e quello

sociologico, che si sviluppano all’inizio degli anni 70. Il liberalismo istituzionale dialoga con il realismo nel

4º dibattito (neo neo) e si sviluppa all’inizio degli anni 90. Tutto questo paradigma neoliberale viene criticato

dai riflettivisti nell’ultimo dibattito che è quello che contrappone le scuole tradizionali con queste scuole che

adottano una prospettiva metodologica ed epistemologica alternativa (il postpositivismo).

13. Wilson e l’entrata in guerra (aprile1917)

• “E' terribile guidare questo grande popolo pacifico alla guerra”... ma il diritto è più prezioso

della pace e noi combatteremo per le cose che abbiamo sempre avuto a cuore, per la

democrazia, per il diritto di coloro che si sottomettono all'autorità ad avere una voce nei loro

governi, per i diritti e le libertà delle nazioni piccole, per un dominio universale del diritto

tramite un consesso di popoli liberi che porti pace e sicurezza a tutte le nazioni e renda infine

libero il mondo.”

• 14 punti di Wilson (8 gennaio 1918, Senato USA)

• 1. Assoluta libertà di navigazione per mare.

• 2. Soppressione barriere economiche ed eguaglianza di trattamento in materia

commerciale

• 3. armamenti dei singoli stati ridotti al minimo compatibile con la sicurezza interna.

• 4. rivendicazioni coloniali valutate secondo principio che gli interessi delle popolazioni in

causa abbiano lo stesso peso delle ragionevoli richieste dei governi

• 5- 13 Nome su Russia, Belgio, Francia, Italia, Turchia, …

• 14. Società delle Nazioni

14.

“Liberalismo sociologico” (Cobden; Rosenau; Burton; Deutsch)

Trasnazionalismo = “processi in virtù dei quali le relazioni internazionali gestite dai governi

sono integrate da relazioni tra singoli individui, gruppi e società che possono avere – e in effetti

hanno – ripercussioni importanti sul corso degli eventi (Rosenau 1980:1)

Importanza rapporti transnazionali presente anche in alcuni realisti eterodossi (Aron), ma molto

più tipica del liberalismo. Inoltre tipico del L l'assunto: Affermazione: Importanza individui e

rapporti transnaz. → Relazioni più pacifiche.

15.

16. Si sviluppa soprattutto agli inizi degli anni 70. I liberali sociologici sviluppano il loro pensiero

soprattutto dopo la rivoluzione comportamentista. Il liberalismo sociologico Risente molto dell’influenza dei

sociologi. Deutsch, uno degli esponenti di questo tipo di liberalismo, è appunto un sociologo. C’è

l’attenzione dei sociologi per la società. Quando parlano di società, aprono la scatola dello stato e guardano

le relazioni fra le varie entità coinvolte nella PI non come delle monadi, ma le relazioni fra le società degli

Stati. Guardano a un fenomeno che chiamano transnazionalismo. Rosenau, un più tardi esponente di questa

scuola, li definisce come processi in virtù dei quali le relazioni gestite dai governi sono integrate da relazioni

tra singoli individui, gruppi e società che possono avere (e in effetti hanno) ripercussioni importanti sul corso

degli eventi. Le dinamiche della politica internazionale non sono solo fatte del rapporto fra Stati, ma anche

dall’insieme di relazioni che le società di questi Stati instaurano fra loro. Quando si riferiscono alle società,

questi attori attenti al transnazionalismo, guardano ai rapporti tra individui e tra gruppi. Si pensi alle

organizzazioni transnazionali dei partiti della sx europea (alleanza fra i partiti comunisti europei), ruolo che

possono avere organizzazioni di interessi (imprenditori…), rapporti che esistono fra le Chiese. La religione è,

per definizione, transnazionale perché ha un credo che coinvolge singoli individui. Solo in alcuni casi si ha

una Chiesa di Stato (Chiesa anglicana è una contingenza storica). Il cristianesimo ha una figura di

riferimento, il Papa, che è punto di riferimento per tutti i cattolici del mondo. Esistono associazioni e forme

di aggregazione fra i cattolici del mondo che vanno al di là dei confini degli Stati. C’è un richiamo del Papa a

una politica che risponde ad alcuni valori fondamentali che non sono legati ai singoli Stati, ma a un credo su

cui si creano rapporti, basati su valori fondamentali, fra singoli uomini. I legami transnazionali sono

importanti e possono coinvolgere I singoli individui (amici, possibilità di viaggiare, matrimoni…) o I gruppi.

Quanto più questi legami sono stretti, tanto più condizionano. L’importanza dei rapporti transnazionali é

negletta nella tradizione vista precedentemente (realismo) con l’eccezione di Aron. Aron è un realista

eterodosso e riconosce un certo ruolo, ma dice che non è paragonabile si rapporti governo-governo.

L’affermazione é che più sono forti I legami fra individui e gruppi tra societá (legami transnazionali), più

forte é il collante nella società e meno probabile é la guerra fra loro. Questa è la base di tutti i pensatori che si

collocano all’interno del liberalismo sociologico. Ribalta il paradigma e mette al centro i rapporti fra

individui. Non c’è preoccupazione perché il sistema é anarchico, perché quello che conta sono i rapporti che

comunque gli individui riescono a stabilire.

17.

Karl Deutsch

Political Community and the North Atlantic Area '57

> legami transnaz. tra società, relazioni pacifiche

CdS pluralistiche , si se realizzano (i) compatibilità valori fondamentali che gli deriva da

istituzioni comuni; (ii) “mutual responsiveness” (mutua lealtà, identità, senso del “noi”); (iii)

aspettative reciproche di cambiamento pacifico

18.

19. Quali autori possiamo menzionare all’interno di questo paradigma del liberalismo sociologico?

Deutsch è Famoso in questa disciplina per il suo libro sulla Alleanza Atlantica (1957) in cui teorizza il

concetto di comunità di sicurezza. È Un’area del mondo nella quale gli Stati, che ne fanno parte, non sono

più coinvolti nel dilemma della sicurezza. Non si temono più gli uni gli altri. Se uno Stato vicino si dota di

nuovi armamenti, questo non verrà immediatamente percepito come una minaccia. Si spezza quello che i

realisti pensano essere ineliminabile. Come é possibile che questo accada anche se il SI complessivamente

non è cambiato? Perché sviluppano fra loro un comune senso di appartenenza. Si riconoscono dei valori

comuni, si dimostrano lealtà reciproca (e ci credono) e in questo sviluppano un senso di appartenenza (del

Noi). Si parla in termini collettivi (ad esempio noi europei) e non in termini nazionali. È un Modo di

intendere le relazioni fra gli attori coinvolti che cambia la percezione di chi noi siamo e di chi sono gli altri e

chi rappresentano. Questi elementi sono all’interno di quelle che lui chiama le Comunità di Sicurezza

pluralistiche. Sono comunità di sicurezza nelle quali avviene questa cosa strana. Ci sono aspettative

reciproche di cambiamento Pacifico. Cosa vuol dire? Che se anche c’è un cambiamento (magari l’altro

diventa più forte) io mi aspetto che questo non porterà a un peggioramento delle relazioni fra me e lui.

Questo è possibile perché si creano relazioni forti fra queste società. Quanto più sono forti queste relazioni,

quanto più questi Stati potranno riconoscere Valori comuni e potranno attendersi un comportamento leale da

parte della controparte. ES NATO: Deutsch dice che la NATO è fondata da Stati democratici. O erano

democrazie consolidate o avevano avviato un processo di democratizzazione. Questo elemento costituisce

una base valoriale forte. Non significa solo che sono simili come regime politico, ma che condividono valori

di fondo (valori legati ai principi democratici: rappresentanza della popolazione, governo fatto da persone

scelte dal popolo, risoluzione delle controversie Pacifico, legittimità delle istituzioni, fiducia nel diritto).

Questo é un collante forte. Lo scrive nel 1957 e questo è interessante perché in quell’anno l’Alleanza

Atlantica è di difesa che ha un nemico comune. Deutsch mette in evidenza aspetti che sono collanti

indipendentemente dal nemico in questione.

20.

CdS amalgamate , se c’è stata una fusione formale di unità prima indipendenti, con la

creazione di un’unica forma di governo. →

21.

22. Quando queste comunità, questi Stati e le società che li caratterizzano, sviluppano relazioni ancora

più strette e si danno forme di governo comuni (parziale fusione delle unità precedenti) la comunità di

sicurezza diventa più profonda e prende il nome di comunità di sicurezza amalgamata. Il primo tipo è una

comunità di sicurezza base in cui gli Stati si fidano gli uni degli altri, sviluppano un senso di appartenenza

comune, un senso di noi, ma non hanno dismesso la sovranità degli Stati sul proprio territorio. Una comunità

di sicurezza amalgamata é una comunità nella quale progressivamente la sovranità degli Stati sul proprio

territorio viene affievolita a favore di istituzioni comuni. È quello che in larga parte è successo all’interno

dell’UE. C’è la permanenza dei singoli Stati, ma ci sono anche elementi di un governo comune che è fatto da

un Parlamento che eleggiamo noi (democrazia rappresentativa), un Consiglio dove siedono i rappresentanti

dei governi dei singoli Stati e una commissione in cui ci sono persone che non rappresentano i singoli Stati, e

che hanno il compito istituzionale di rappresentare gli interessi dell’UE e non degli Stati. Questo sistema di

governo crea un livello governativo superiore rispetto agli Stati in alcuni ambiti con potere di legislazione

prioritaria rispetto a quello degli Stati. Le aree di più antica integrazione, come il Mercato Unico, sono aree

in cui una direttiva europea ha precedenza sulla legislazione dei singoli Stati. Le aree di nuova integrazione,

la politica estera comune, sono di tipo intergovernativo e gli Stati mantengono un loro potere di veto nelle

decisioni. Questo é un sistema nel quale mai come prima, nella storia dell’UE, l’UE si é integrata mettendo

insieme anche il MU. Il MU non sono solo i beni, i servizi, le persone che possono passare da una parte

all’altra, ma é il più grande risultato del processo di integrazione europea. Perché abolisce barriere importanti

ed è tutto in un’ottica molto liberale in senso politico, ovvero l’Idea di una costruzione di una integrazione

sempre più stretta fra Stati, fatta di liberalizzazione (rendendo più fluidi internamente i commerci) e mettere

assieme la capacità decisionale nell’ottica di mettere fine alla conflittualità (quale era quella precedente al

processo di integrazione europea). L’UE incarna questo progetto. Deutsch nel 1957, mentre il processo di

integrazione era proprio agli inizi, vede delle possibilità per la creazione di una comunità di sicurezza

amalgamata.

23.

*Condizioni per la realizzazione di una CdS amalgamata:

• similar values (political ideologies but also economic and religious values);

• the formation of a common sense of “us”;

• similar lifestyles;

• a group of leading actors (so as to avoid that the logic of the balance of power prevail);

• high economic growth;

• positive expectations with respect to the advantages of integration;

• intensive transactions and communication;

• widening of the leading elites;

• stable links among the elites of different states;

• high geographical mobility of the population.

24.

25. Quali sono le condizioni perché si formi questa comunità di sicurezza amalgamata? Fa esempi di

condizioni che facilitano poi legami di varia natura.

26. 1. Valori simili alla base → Ideologie politiche simili. Per esempio vediamo quanto grado di

integrazione interna e di solidarietà interna all’UE viene a diminuire nel momento in cui i regimi politici e le

ideologie che li ispirano all’interno dell’UE divergono fra loro. La prima manifestazione di una riduzione del

grado di quanto è amalgamata la comunità europea è stato fornito da Paesi dell’UE orientale, come Ungheria

e Polonia, in cui c’è una deriva autoritaria: abolizione di leggi sulla libertà di espressione, introduzione di

limiti alla giurisdizione, limitazione della libertà di stampa... Si è poi inserito un processo di trasformazione

complessiva nei vari Paesi europei che ha amplificato questa crisi. Ma è cominciata proprio laddove si è

indicato che i valori di fondo che ispirano quella comunità sono diversi e hanno una connotazione

principalmente nazionale.

27. 2. Stili di vita simili → Il fatto che I paesi dell’Ue sono tutti appartenenti alla stessa area culturale,

facilita.

28. 3. Guide → Questo é facilitato se ci sono degli attori guida. I leader politici sono importanti. Sono

leader politici che si fanno promotori di questa integrazione.

29. 4. Grande Crescita economica → Condizione importante. In un periodo di crescita economica è più

facile che l’atteggiamento dell'elite e della popolazione sia meno di protezione, meno preoccupato di

proteggere a tutti i costi la propria economia (e che quindi tende ad avere un orizzonte più ristretto e più

vicino a se stesso), rispetto che in periodi di crescita economica. Il processo di integrazione ha beneficiato di

periodi di crescita economica favorevoli per i Paesi coinvolti.

30. 5. Aspettativa positiva sul fatto che l’integrazione porterà dei vantaggi → Elemento percettivo

legato a un calcolo costi-benefici. Si deve credere che il vantaggio che si otterrà dall'integrazione, sarà

maggiore rispetto allo svantaggio di perdere autonomia/sovranità. Quanto più si riduce la percezione di

acquisire vantaggi dall'integrazione, tanto meno si sosterrà quell'integrazione. Aspetto importante che ci

spiega la crisi contemporanea dell'integrazione.

31. 6. Molte transazioni (economiche, monetarie, di persone) → Più sono le transazioni, più il collante

diventa forte. Questo è il punto su cui in UE la connessione si è fatta più stretta, sia per la facilità di

spostamento da una parte all'altra, sia per la facilità di contatto tra persone di Paesi diversi.

32. 7. Élite che si allargano → Devono essere elite che hanno questa tendenza a presentarsi come

europee e non solo nazionali che intrattengono relazioni stabilì fra loro.

33. 8. Alta mobilità geografica della popolazione → Aspetto a cui tiene molto.

34. Condizioni per una CdS amalgamata. Non parlano di Stati. In questo sistema si crea una CdS molto

stretta, nella quale la percezione di minaccia (gli uni dagli altri) viene a mancare. Qullo che si aspettava

Deutsch e quello che si aspettavano i liberali è che questi processi fossero difficilmente reversibili. Si

aspettavano una progressione in positivo che avrebbe portato ad una maggiore integrazione senza possibilità

di un ritorno indietro. Quello a cui si sta assistendo ora, è una grande sfida a questo. È un ritorno

dell'argomentazione politica sovranista. Questo ci fa capire come, per molto tempo, sia stato difficile per le

organizzazioni europee e per i liberali cogliere i segnali di tipo diverso e che potevano minacciare il processo

di integrazione. Perchè la fiducia nel progresso lineare era tale che rendeva abbastanza ciechi rispetto alle

sfide che stavano arrivando.

35.

John Burton

World Society '72

Modello a ragnatela delle relazioni transnazionali: ogni stato consiste di più gruppi (religiosi,

professionali, ecc.) ciascuno con propri interessi e legami esterni --> la comunicazione di uno

stato con l'esterno non è unica e omogenea.

In presenza di più gruppi, che si intersecano tra loro, aumenta la possibilità di cooperazione e

diminuisce il rischio di conflitto.

36.

37. Altro autore di questa scuola. Meno noto e meno studiato. Diplomatico britannico e intellettuale di

RI. Nel 1972 scrive il suo libro World Society. Si pensa a una società mondiale che capovolge rispetto

all’ottica realista del mondo fatto di Stati. Dice che le relazioni rilevanti per la PI sono quelle transnazionali.

Come si definiscono le relazioni transnazionali? Relazioni che intrattengono le società e i gruppi e gli

individui attraversando I confini degli Stati. Anche gli Stati, che tra loro hanno meno in comune, avranno una

parte della loro società che è in interazione con una parte della società di un altro Stato. Gli Stati hanno parti

in comune tramite le loro società. Burton coglieva che un po’tutte le società hanno relazioni fra loro (rapporti

tra Chiese protestanti, singoli individui, associazioni). Dice che quanto più esistono rapporti tra gruppi

transnazionali (tutela dell'ambiente, tutela dei diritti umani), progressivamente si consolideranno in

organizzazioni internazionali. In primis però sono gruppi che sono portatori della stessa visione della PI.

Questi creano connessioni e legami. Si ha il Modello a ragnatela → Serie di relazioni che costituiscono una

ragnatela che tiene insieme gli Stati. Quanto più la ragnatela é fitta, tanto più sarà difficile che questi possano

entrare in conflitto. I gruppi all’interno si opporranno a questo. Sarà èdifficile legittimare una guerra contro

uno Stato con il quale si hanno forti legami. La cooperazione, la pace, sono fortemente legati di nuovo alle

relazioni transnazionali. Non é un caso che scriva all’inizio degli anni 70. in questo periodo c'è un Momento

di allentamento della GF. C'è una prima fase di distensione. Quelle che erano relazioni che già esistevano,

diventano più visibili perché si smette di guardare ossessivamente alla deterrenza e si guarda anche ad altre

dinamiche che stanno avendo luogo. Quello della prima parte degli anni 70, prima della II GF, è il momento

nel quale il pensiero liberale torna a fiorire e produce questi primi risultati. Sulla base di questi primi

risultati, questo filone del liberalismo sociologico continuerà a produrre i suoi effetti nel corso del tempo,

sempre più nutrito dagli sviluppi che si stanno rendendo più visibili e che sono legati al processo di

globalizzazione. Piu la globalizzazione diventa evidente (dagli anni 70 e 90 ad oggi, i passi sono stati sempre

più evidenti verso una maggiore globalizzazione in molti settori,) più questi legami transnazionali

diventeranno visibili. Sono legami che possono poggiarsi su uno sviluppo tecnologico che rende sempre più

facile questa comunicazione. Su questo si concentra Rosenau.

38.

James Rosenau

Turbelonce in World Politcs ’90

individui

Ruolo fondamentale degli nella politica int.le (x dispersione potere statuale;

globalizzazione comunicazione; emergere questioni “globali”; rivoluzione informatica; aumento

mobilitazione globale dei cittadini)

→ Emerge un mondo multicentrico autonomo da quello stato-centrico, che comunque continua

ad esistere. Il primo, reticolare, sarà più pacifico e stabile.

39.

40. Il libro di Rosenau é noto e in cui lui applica teorie di cibernetica allo studio della politica

internazionale. Vediamo un insieme di relazioni rese sempre più complicate dallo sviluppo tecnologico, un

gran caos. Quello che osserviamo ci mostra come nella PI gli individui hanno un ruolo molto più importante

di quello che gli é stato attribuito. Rimette al centro dell'attenzione l'individuo. Questo è possibile, per

rosenau, perchè nel corso del tempo sono avvenuti processi di globalizzazione (che si poggiano su

trasformazioni concrete, come quelle che hanno a che fare con la tecnologia. Le trasformazioni più

importanti hanno a che fare con la tecnologia delle comunicazioni) che rimettono al centro l’individuo. Gli

individui possono essere in contatto in un modo prima non possibile, possono esercitae un controllo

maggiore sulle sfere decisionali (ancora più in realtà con wikileaks quando sono stati resi pubblici vari

documenti americani). Questo ridà centralità al ruolo degli individui. Su questo Rosenau rifonda la sua

riflessione su come funzionano le dinamiche della PI e dice che accanto al mondo fatto di Stati come

monadi, esiste un mondo più articolato che è anche ampiamente indipendente dal mondo degli Stati →

policentrico/multicentrico. Ci sono più centri di potere, interessi, relazioni, che sono legate al rapporto fra

individui a livello globale. Quanto più sarà capillare questo mondo fatto di individui che hanno relazioni,

tanto più le relazioni fra gli Stati ,in cui questi individui vivono, saranno pacifiche. In questa

rappresentazione c'è un'idea liberale molto positiva degli individui, dei loro rapporti e delle relazioni che

questi possono intrattenere. Non nega che relazioni fra individui possano comprendere anche gruppi

terroristici o criminalità organizzata, ma lui si concentra su altri tipi di relazioni. Relazioni meno pericolose.

Quello a cui si assiste oggi è che di questo reticolato di relazioni, reso possibile dalla trasformazione

dell'informatica e dalla facilità dei trasporti, hanno potuto beneficiare non solo individui il cui interesse era

quello di sviluppare relazioni economiche personali più pacifiche, cooperative e favorevoli, ma anche quello

di coloro che avevano interesse a sfruttare questa permeabilità delle società occidentali al fine di colpire le

società al cuore. Una società fortemente interconnessa e aperta attraverso qusti canali informatici, è anche

una società più vulnerabile. Perchè esistomo Questi canali che, per loro struttura, non possono essere mai

totalmente controllati. Nemmeno la Cina che ha fatto di tutto per controllare l'accesso a internet sul proprio

territorio riesce ad avere un controllo toatale. Il risvolto di questo reticolato che lega gli individui del mondo

anche in modo indipendente rispetto agli Stati e che dovrebbe rendere i rapporti più pacifici, in realtà si

presta a una Strumentalizzazione da parte degli Stati (organizzazioni terroristiche. Infiltrazioni da parte di

vari stati). Il mondo descritto dai liberali é positivo fino a che non é stato possibile evidenziare l’altra faccia,

ovvero quella degli strumenti messi a disposizione degli Stati canaglia o organizzazioni criminali.

Valutazione che si può fare oggi degli strumenti che mettono in contatto le persone, ad esempio via internet,

tra varie parti del mondo. Rosenau fa una riflessione di tipo positivo sugli aspetti positivi di questo. Scrive

nel 90 e quindi non ha visto ancora tutti gli efetti. Sfide al liberalismo oggi → implicazioni negative non

previste che portano a scompiglio nella società, legati a processi reticolari che non si vedevano come

posistivi.

41.

“Liberalismo dell’interdipendenza”

(T integrazione + T interdipendenza)

Teorie integrazione

II GM → OIs & CEE → (aprono un filone di studio, ma poi si delimitano un

ambito proprio). Es:

David Mitrany (’40e & ’50s) – “ramificazione”; esperti e specialisti

Neo-funzionalisti (Ernst Haas, Philippe Schmitter) – “spill-over”, incremental spill-over;

fondamentale il ruolo delle elites politiche; esternalizzazione; politicizzazione

- Karl Deutsch – “comunità di sicurezza”

42.

43. Il liberlismo dell'interdipendenza si sviluppa nella sua fase iniziale guardando ai processi di

integrazione che, gradualmente, cominciano a profilarsi in UE dagli anni 50 in poi. Già una prima

teorizzazione su come si possa a fare a integrare Paesi diversi, viene fatta negli anni 40 con grandissima

lungimiranza da Mitrany. Negli anni 50, all'ombra della protezione della GF, in questo contesto europeo che

risentiva delle tensioni della GF, ma anche degli aspetti positivi, in UE comincia a svilupparsi il processo di

integrazione europea. Queste teorie dell'integrazione si occupano di studiare quali sono i meccanismi che

portano all'integrazione fra Stati. Perchè questo è liberale e non realista? Perchè nel mondo realista gli Stati

non si integrano. O si conquistano, ma non danno origine a una governance congiunta. Quello che sta

succedendo in UE è di forte interesse per questi studiosi. Mitrany è uno di quelli che, per primo, se ne

occupa. Tra gli anni 40 e 50, mette a fuoco un concetto che sarà rilevante per tutto il processo di

integrazione, che è quello di Ramificazione. Si intende che quando 2 Stati/entità si mettono d'accordo su

questioni molto tecniche, quindi sono i tecnici che si accordano fra loro per una cooperazione in un certo

settore, riescono a trovare un terreno comune di collaborazione molto più facilmente di quando lo fanno I

politici. In UE si è cominciato il processo di integrazione accordandosi sulla cooperazione per 2 beni

specifici: il carbone e l'acciaio. Non si é cominciato dalla difesa europea o dalla polizia comune, ma da due

beni importantissimi per la economia dell’epoca e per I quali gli Stati si erano scannati e fatti guerra a lungo

(Ruhr, Saar). Questo è possibile perchè, in quel caso, coloro che hanno negoziatoi dettagli di quell'accordo,

sono stati dei tecnici. Poi questa cosa è passata in mano ai politici. Quando si comincia un accordo su un

settore tecnico, questo spingerà a trovare accordi in settori limitrofi. Se si collabora per quanto riguarda il

carbone e l'acciaio, saremo poi portati a collaborare per tutti i beni che si producono con carbone e acciaio

(gestione zone limitrofe alle miniere, costruzione di un MKT che inglobi queste merci). Ci sono processi di

ramificazione per cui le aree di cooperazione tecniche, progressivamente si allargano e porteranno

collaborazione anche in quelle politiche. L'idea è che l'Integrazione sia un processo che, sulla base di un atto

di cooperazione, può portare ad un ampliamento della collaborazione e che questo Ha effetti positivi perché

da collaborazione su piani tecnici e pratici, si va a una collaborazione in ambiti politici. Questo concetto di

ramificazione si concentra, in particolare, sul ruolo degli esperti e dei tecnici. Alla Fine degli anni 60 e all'

inizio degli anni 70, alcuni autori (Has e Schmitter) riprendono questo concetto e parlano del meccanismo

dello spillover (passare da un settore all’altro, allargarsi). È simile al concetto di ramificazione → quando si

comincia a collaborare in un settore poi ci saranno incentivi ad allargare l'area di cooperazione. Ci dicono

che questo processo incrementale non è automatico e i politici hanno un ruolo più importante di quello che

gli aveva riconosciuto Mitrany. Perchè le élite politiche devono essere sensibili a contribuire ad allargare

queste aree di collaborazione. Lo faranno sempre più esternalizzando delle politiche e trasformando

questioni tecniche in politiche. Ad esempio la collaborazione per il carbone e l'acciaio ha intrinsicamente

elementi di alta politica. Non solo perchè Carbone e acciaio erano fondamentali per l'economia e l'industria

bellica di un Paese, ma anche perchè erano stati oggetto di contesa nel corso degli anni. E perchè

accordandosi su quello, simbolicamente ci si è accordati su una questione fortemente sensibile. Quando si

costruiscono istituzioni politiche (come la Commissione che si costituisce per la gestione del carbone e

dell'acciaio) vuol dire politicizzare quella questione. La creazione di istituzioni per la creazione della CECA

è un primo passo fondamentale che però non sarebbe stato fatto se delle elites illuminate non avvessero fatto

questo passo. In questo contesto I neofunzionalisti rivedono questa teoria funzionalista di Mitrany e la

sviluppano notando che se I processi di integrazioni non sono sempre fluidi e lineari, ma si hanno delle

battute di arresto, è perchè il processo non é mai automatico e richiede un importante ruolo delle elites

politiche che si devono fare esse stesse portatrici di quel progetto di integrazione. Per esempio devono

politicizzare e istituzionalizzare aree che altrimenti rimarrebbero di gestione tecnica. Questo concetto di

funzionalismo è importantissimo, diventerà una pietra miliare nel modo stesso in cui le istituzioni europee

concepiscono il loro sviluppo internamente e le loro relazioni con l’esterno. Il funzionalismo diventa una

specie di filosofia, di comportamento, non solo una teoria che ci aiuta a spiegare cosa è successo, ma anche

una guida all'azione. È un Metodo che porta coloro che sono coinvolti ad avere fiducia nei piccoli passi di

cooperazione e nel fatto che questi possono diventare passi successivi perchè questo spillover è sempre

possibile se le politiche si impegnano. In alcuni casi, nel corso del processo di integrazione si è fatto un passo

importante. Per esempio si é deciso prima un accordo tecnico su una questione tecnica, nella fiducia che

questo avrebbe portato ad un accordo politico. Un esempio é l’euro. Prima è un accordo tecnico e poi

politico. È un accordo su una questione fondamentale dello Stato (lo Stato nella propria sovranità ha anche il

compito di batter moneta), ma c'è un accordo tecnico. Che caratteristiche deve avere un'economia di uno

Stato perchè possa entrare nell'area dell'euro. Si stabiliscono i criteri di Maastricht, una BCE che gestisce

l'euro, ma non c’è una politica economica unica, non abbiamo un ministr dell'economia europeo unico.

L’aspettativa era quella di accordarsi su una cosa tecnica e di portare pressione affinché I sistemi fiscali

siano più omogenei, politica economica simile. politica monetaria unitaria, ma era un assunto in parte fallito.

È uno degli esempi più eclatanti per capire come la logica del funzionalismo ha influenzato il processo di

integrazione. In molti casi il funzionalismo ha funzionato bene nella direzione in cui I funzionalisti si

aspettavano. In questa ottica si possono inserire anche gli studi sulla sicurezza che parlano di nuovo di

integrazione. Sono teorie che si sviluppano principalmente in UE perché hanno sott’occhio questa unicità del

processo di integrazione europea. Unico al mondo e ne vedono le caratteristiche di unicità già negli anni

50/60/70. Negli USA, nello stesso periodo, dal punto di vista teorico si é ancora concentrati sulle dinamiche

della GF. Negli anni 50 e 60 si fanno Studi sulla deterrenza.

44.

T dell interdipendenza

’ (Keohane & Nye 1972; 1977)

In comune con T integrazione:

- Attori non statuali

- Stato attore non unitario

- Importanza fattori econ accanto a fattori pol. (no high/low politics)

- Cooperazione internazionale possibile e facilitata da OI

- Positività dell’interdipendenza

Differenze:

- Lo stato non è obsoleto

- Le OI non sono panacee

- importanza relazioni trans-nazionali

45.

46. Con l'inizio degli anni 70 e la prima distensione si apre un terreno di riflessione diverso da quello

della deterrenza. Keohane ,e Nye, comincia a prendere ispirazione dalle teorie dell'integrazione che si erano

sviluppate negli anni precedenti in UE. Guadano con interesse al fatto che in UE si stanno creando delle

dinamiche di relazioni fra gli Stati che sono diverse rispetto a quelle normalmente descritte nella tradizione

realista e quello che era il mainstream dell'epoca (la teoria più forte e con più successo). Osservano che

anche fuori dall’Ue si stanno affermando attori, a livello internazionale, che non sono di tipo

intergovernativo, ma che acquisiscono sempre più potere. Notano che stanno acquisendo sempre più

importanza le multinazionali, ovvero quelle industrie che decidono sulla produzione di un bene in un Paese,

producono in un Paese, assemblano e spediscono in altri. Negli anni 70 diventano più visibili perché é più

facile trasportare I beni, i materiali e i macchinari necessari. Guardano ad attori non statuali, in particolare a

quelli economici. Guardano anche agli Stati come attori non necessariamente unitari, ma costituiti anche da

una società interna e organizzata. Riconoscono che se I rapporti fra gli Stati possono essere tesi sul piano

politico, le relazioni economiche possono avere vita a sè stante. Cominciano a scindere rapporti su piani

diversi. Scindono le sfere che non vanno necessariamente nella stessa direzione. Il realismo ci aveva

descritto relazioni tutte riconducibili alla sfera politica-militare. In questo contesto è sbagliato distinguere fra

alta politica e bassa politica. Il realismo riteneva che a contare fossero la diplomazia, l'uso della forza (alta

politica, sera politico-militare). Quella delle Relazioni politico-economiche è una bassa politica, meno

rilevante. Questa distinzione, per questi autori, va superata perchè quella chiamata bassa politica ha, in realtà,

un peso più rilevante di quanto gli è stato riconosciuto. Sono gli anni in cui le dinamiche economiche sono

più visibili e si richiama l’attenzione rispetto a queste dinamiche. Sono gli stessi anni in cui ci sarà il ritorno

del marxismo nell'analisi della PI. Gli anni del 3° dibattito, quello interparadigmatico. L’interdipendenza é

positiva anche per questi autori. Le relazioni tra attori che travalicano i confini sono positive. In questo

contesto gli Stati permangono. Non è un mondo fatto solo di società, ma anche di governi che possono

intrattenere relazioni non risolvibili sempre in modo pacifico, che però sono attenutati dalla presenza di

relazioni transnazionali.

47.

Keohane & Nye (1972): Interdipendenza semplice:

• Non è vero che gli stati sono gli attori + imp, indipendenti e autonomi.

• Attori transnazionali possono influire molto sul comportamento degli stati.

• Importanza relazioni transnazionali + multinazionali + trans-governative accanto a quelle

inter-governative.

• Cooper nota come la crescente interdipendenza economica tra US, GB e Giappone ha

influenzato la loro P.E.

48.

49. Questa teoria dell'interdipendenza semplice è messa a punto in un libro che esce nel 1972. è un SI in

cui permangono gli Stati, ma esistono rapporti transnazionali che attenuano le relazioni potenzialmente

negative fra Stati e che possono influire sul comportamento degli Stati. Cooper ci dice che la crescente

interdipendenza economica fra USA, GB e Giappone ha significativamente influenzato la politica estera di

questi Paesi. La politica estera della GB, rispetto a Giappone e USA, non può essere compresa se non

guardando anche alle relazioni economiche sempre più strette che questi Stati hanno fra loro. Sono fatte fra

industrie che collaborano fra loro. Cosa fanno questi autori negli anni 70? Danno importanza alle relazioni

economiche e portano sulla scena attori economici transnazionali che fino a quel momento erano stati meno

considerati.

50.

Critiche di Waltz (1970) e ss.:

• non è detto che + interdip porti a + cooperazione

• Vulnerabilità sempre asimmetrica (legata al potere)

Interdipendenza complessa

Keohane & Nye 1977:

“asimmetria delle vulnerabilità”

• [“potere”]

• L’interdipendenza econ. crea sia vincoli che opportunità per gli stati, che variano secondo il

grado di vulnerabilità.

• “issue-areas” (# vulnerabilità; # fruibilità di potere; # attori, etc. secondo area)

• Molteplici forme di potere [tante quante le relazioni di interdipendenza ES. crisi petrolifere

1973/9] →

51.

52. Quasi subito dopo l'uscita del libro, Waltz si schiera contro questa posizione. C'è una parte del

Dibattito interparadigmatico che vede coinvolti, da una parte, Keohane e Nye con la teoria

dell'interdipendenza e dall’altra Waltz. Waltz non ritiene che una maggiore interdipendenza porti a più

cooperazione. Di fatto si può decidere per motivi politici di fare la guerra e i legami economci si tagliano.

Non è nemmeno vero che l'interdipendenza porta a una mutua dipendenza. Gli autori dell'interdipendenza

semplice non hanno considerato la variabile del potere. Waltz dice che in qualsiasi rapporto di

interdipendenza c’è chi é più dipendente dell'altro. Quello che sarà meno dipendente, avrà più potere. Quindi

in qualsiasi relazione di interdipendenza, le dinamiche di potere pesano enormemente perché lo Stato che ha

più potere può sfruttare queste risorse di potere contro gli altri. È vero che c'è interdipendenza fra USA e UE

negli anni 70 (quando scrive) perchè gli europei hanno bisogno della copertura di sicurezza degli USA e gli

USA hanno bisogno del commrcio con l'UE, ma Il potere relativo degli USA, rispetto all'UE, é talmente

maggiore (perchè detengono una risorsa di potere più importante che è quella della sicurezza) che non si

possono confrontare I due gradi di interdipendenza. Quindi gli USA hanno un'arma di ricatto nei confronti

dell'UE che questa non ha nei confronti degliUSA. Il messaggio è chiaro. Quello che manca nella teoria

dell’interdipendenza, cosi piatta, pacifica e fiduciosa sui rapporti economici, é la riflessione sul ruolo del

potere. I liberali vengono spesso criticati per questo. In questi anni ci sono le due crisi energetiche, 1973 e

1979. Cosa mostra quella del 73? Che come ritorsione rispetto alla politica americana nell’area medio

orientale, gli Stati produttori di petrolio bloccano l'approvigionamento energetico ai Paesi occidentali.

Questo mette in ginocchio l'economia di questi Paesi. La crisi del 1973 sembra dimostrare che I Paesi

produttori di petrolio hanno un'arma economica importante, il petrolio. Dopo succede che gli USA, che

hanno una stazza più forte, si equipaggiano per non essere così tanto dipendenti, diversificare la loro

dipendenza e non incorrere in un esito analogo in futuro. Gli europei non riescono a farlo e la crisi del 79

vede più colpite le potenze con meno potere, perchè non si sono sapute equipaggiare. Sulla scia di questa

osservazione, nel 1977 Keohane e Nye , rivedono la loro teoria e parlano di interdipendenza complessa che

fa concessioni a Waltz. Dice che il mondo non è fatto tutto di economia, rapporti analoghi e simmetria

completa, ma è fatto di una simmetria di vulnerabilità legata alla simmetria del potere. Introducono una

variabile rispetto alla teoria dell'interdipendenza semplice, che è quella del potere. Chi ha più potere è meno

dipendente. Questa interdipendenza differenziata crea un’arma di ricatto gli uni verso gli altri. Tuttavia anche

in presenza di una relazione di interdipendenza asimmetrica, la relazione di interdipendenza crea sempre

opportunità (di condizionare l'altra parte) e vincoli (l’altra parte mi può condizionare). Succede in qualsiasi

relazione interpersonale. È importante perchè É la prima volta in cui si teorizza un concetto che diventerà

parte dello sviluppo della loro teoria. I vincoli e le opportunità e le vulnerabilità delle parti coinvolte, sono

diverse secondo l’area tematica. È un aspetto importante ed è un ulteriore sviluppo della teoria

dell'interdipendenza semplice, cioè la differenziazione per issue areas (aree tematiche). Se l'UE e gli USA

sono interdipendenti in modo assimetrico, questa dipendenza reciproca è diversa secondo il settore. Nel

settore Sicurezza l’Ue è massimamente dipendente dagli USA, ma nel settore economico lo è molto meno,

anzi in alcuni ambiti sono gli USA che dipendono dall'UE. Questo vale nelle relazioni fra Stati. Dicono che

non possiamo fare una teoria generale delle RI come se le relazioni fossero le stesse in tutte le aree

tematiche, perché le aree tematiche espongono a gradi di potere e di vulnerabilità diversi e influenzano le

relazioni fra gli Stati. I Paesi produttori di petrolio hanno un grande potere relativo nei confronti di Paesi che

si approvvigionano da loro in termini economici, ma hanno uno scarsissimo potere militare. Questo

passaggio (l'idea che il potere sia fungibile per cui qualsiasi risorsa di potere si può trasformare in potenza

militare come dicevano i realisti) é negato da questi teorici. Non sempre un tipo di risorsa si può trasformare

in potere militare. Lo si è visto anche con il Giappone. Questo è stato una grande potenza economica, ma per

scelta non è mai diventato una potenza militare. L’interdipendenza é asimmetrica e diversa secondo l’area

tematica che consideriamo. Le forme di potere sono diverse secondo l'area che stiamo considerando.

53.

Sintesi elementi interdipendenza complessa:

• Canali multipli che connettono le società (relazioni inter-statali, trans-governative,

linkage strategies].

transnazionali) [a possibilità di Fondamentale il ruolo delle OI che (i)

catalizzano le coalizioni, (ii) creano aree di iniziativa politica (ii) aiutano a definire l’agenda

internazionale

• Assenza di gerarchia tra le issues → maggior importanza dell’agenda setting.

• fine distinzione tra politica interna e politica internazionale

54.

55. Ci sono 3 elementi cardine della teoria dell'interdipendenza complessa.

1. Canali multipli che connettono le società secondo le aree tematiche. Questo crea dei vantaggi che

verranno esplorati nello sviluppo successivo della loro teoria.

2. Assenza di gerarchia tra le issues → In questo contesto le varie aree tematiche non sono

organizzate gerarchicamente. Diverso rispetto ai realisti. Rivedono la gerarchia della priorità in relazione alle

grandi questioni della politica.

3. Fine distinzione tra politica interna e internazionale → Se aree diverse sono rilevanti e esistono

canali multipli che connettono questi Stati, allora è vero che non sono coinvolti solo i rapporti tra i governi,

ma anche i rapporti fra le società e quindi non é possibile una netta separazione tra politica estera e interna

(si nel realismo).

56. Disegnano un quadro più complesso e articolato della semplice transnazionalità → mantengono gli

Stati, acquisiscono importanza attori transnazionali, e acquisisce rilevanza l'osservazione che i rapporti fra

Stati non avvengono mai in relazione a una singola questione, ma coinvolge più questioni che vengono

trattate separatamente ma in parallelo. Questa osservazione sula teoria dell'interdipendenza complessa, è

imprtante perché è un passaggio chiave per arrivare alla teoria finale di Keohane sul ruolo che giocano le

istituzioni.

57.

58. RI 20/03/2018

59. LETTURA KUPCHAN: Kupchan è un politologo contemporaneo che da la sua versione sull'ordine

internazionale. La tesi principale sta nel titolo “Il mondo é di nessuno”. Dire che l'Occidente deve rispondere

ad alcune sfide, significa che l'Occidente è ancora egemonico, che c'è un ordine internazionale guidato

dall'Occidente. Dire che è il mondo di nessuno significa che non possiamo più parlare di polarità, di un

Ordine internazionale basato su valori condivisi. Si sta profilando un SI che non é caratterizzato da una o più

potenze egemoniche che, a livello regionale o globale, hanno le redini dell'ordine internazionale. Quali sono i

fattori che fanno si che sia un mondo di nessuno? C’é una distinzione per aree tematiche. Non si ha una

concezione di potere come se fosse un'unica unità indistinta alla quale contribuiscono varie risorse di potere.

Si possono avere risorse di potere in ambiti diversi che non si traducono in capacità di controllo. Il potere

relativo di questi attori é completamente diverso. La Corea del Nord mette a disagio, crea una sfida forte, ma

non é una potenza. É un Paese molto povero (a parte l'arricchimento di alcune classi dirigenti), che non ha

sviluppato una industria florida. Se non fosse per l’arma atomica, sarebbe analogo a un altro staterello nel

mondo. Il fatto che il potere sia così diverso anche nelle varie aree geografiche e il fatto che non sia

riconducibile ad una unica guida (potenza), rappresenta una seria sfida all’ordine liberale che questa potenza

guida (gli USA) avevano messo in piedi. Abbiamo un ritorno a quel concetto che è la sfida all'ordine liberale,

ma dal punto di vista dello smantellamento della possibilità di concepire il SI in termini di polarità.

60.

→ T. interdip. complessa apre la strada ad altre teorie che tendono a studiare il problema

della cooperazione

Come spingere alla cooperazione in una situazione tipo quella del Dilemma del

prigioniero (DdP)? Minaccia / promessa /comunicazione /reiterazione a apprendimento /

coordinamento / presenza di un egemone (T. stab. egemonica)

Quale ruolo giocano forme di cooperazione istituzionalizzate (v. istituzioni formali,

regimi internazionali

etc…)?

Anni ’80: aumento att.ne nascita e sviluppo cooperazione istituzionalizzata (Istituzioni

internazionali, Regimi) →

Istituzionalismo neoliberale (o “istituzionalismo razionale”; o “liberalismo debole”) -

61.

62. Gli anni 70 sono importanti perché si rilancia l’attenzione nei confronti del pensiero liberale

(liberalismo sociologico e dell’interdipendenza). Negli anni 80 c’era stato un riacutizzarsi delle tensioni tra le

2 superpotenze, una nuova GF. Il 1979 è un anno importante → Invasione dell’Afghanistan da parte

sovietica e rivoluzione islamica che è anche un momento di grande crisi diplomatica per gli USA. Nel corso

degli anni 70 gli USA sembrano mostrare un graduale disimpegno rispetto al loro ruolo per il mantenimento

dell'ordine internazionale liberale, in particolare di quello economico. Nel 1971 Nixon aveva deciso

l'abolizione della convertibilità del dollaro in oro. Se il dollaro poteva essere facilmente tramutato in oro,

questo aveva una base forte di credibilità, tutti gli scambi internazionali potevano basarsi tranquillamente sul

dollaro. Da un punto di vista politico segnalava l’impegno degli USA a fornire il pilastro principale

dell'ordine economico liberale (i commerci hanno bisogno di una moneta di riferimento per essere fluidi). Il

disimpegno statunitense in questo senso sembra far crollare il sistema di Bretton Woods. C'è la

preoccupazione (il dibattito su questo si sviluppa molto negli USA) che se gli USA non sono disposti a

pagare i costi dell’egemonia, quell'ordine che ha bisogno di quella egemonia potrà crollare. Cosa succede nel

regime internazionale liberale se gli USA si disimpegnano? Si sviluppa un dibattito forte che ha che fare con:

Come mantenere la cooperazione fra gli Stati nei contesti multilaterali quando le condizioni cambiano? Porta

a una riflessione e ci si chiede quanto deve essere istituzionalizzata la cooperazione perchè questa

sopravviva alla fine dell'egemone che l'ha creata e se una istituzione può sopravvivere alla fine dell'egemone

che l'ha creata. Può un regime multilaterale o una istituzione rimanere in piedi se la potenza egemonica che

l’aveva voluta cade? L'aspettativa da parte dei realisti è che questo non sia possibile: le istituzioni, i regimi

sono una emanazione della potenza che ha un ruolo egemonico, altrimenti il sistema crolla. I liberali pensano

che sia possibile ipotizzare una perpetuazione della cooperazione anche nel momento in cui la potenza, che

più l'ha sostenuta fino a quel momento, viene a mancare. Questo dibattito (no slide) spinge gli autori anche

liberali a usare uno strumento in voga nelle RI e in tutti gli ambiti in cui si fanno valutazioni di scelta

strategica (in primis in economia), ovvero la teoria dei giochi.

63.

Parentesi sulla Teoria dei Giochi → Teoria dei giochi = teoria delle decisioni in situazioni

interazione strategica

di status

Sviluppi teorici da inizio secolo, ma di disciplina scientifica a sé stante con Von

The Theory of Games and Economic Behaviour,

Neumann & Morgestern, 1944 --> inizio della

"Teoria dei giochi classica"

64.

65. Teoria dei giochi classica con 2 giocatori razionali che si confrontano avendo 2 scelte strategiche. Si

occupa situazioni di interazione strategica, ovvero di situazioni in cui la sclta dell'uno porta a un esito che è

influenzato in modo significativo, anche dalla scelta dell'altro. Il risultato finale di una mia azione dipende

dall’intreccio di ciò che decido di fare io e di ciò che decide di fare la controparte. Esistono i giochi di

società, che sono i giochi che mettono in relazione gli individui e i giochi di natura che hanno a che fare con

la scelta razionale di un individuo di fronte alla natura. Ci sono assunti forti in questa disciplina che sono il

fatto che gli individui hanno davanti una scelta razionale. Faranno un calcolo costi-benefici sulla base delle

informazioni che hanno.

Elementi del gioco della TG classica:

una scelta strategica

• almeno due giocatori (decisori interagenti)

• corsi di azione alternativi (alternative strategiche) per ciascun attore

• esiti possibili di ciascuna alternativa strategica

• preferenze di ciascun attore in relazione ad ogni esito possibile

• regole del gioco

66.

Si considerano alemno due attori interagenti (giocatori) che hanno davanti una situazione in cui devono

prendere una decisione con scelte alternative. Sono in grado di individuare tutti I possibili esiti collegati a

ciascuna scelta. Questi attori che, nella teoria classica, sono dei maghi, conoscono anche le alternative

strategiche della controparte e sono in grado di sapere anche gli esiti congiunti delle mie scelte e di quelle

altrui. Questi attori hanno anche delle preferenze sulle varie scelte strategiche che hanno e sono in grado di

ordinarle o attribuire un valore quantitativo a queste. I cosiddetti pay-off potranno essere ordinali (indico

solo l'ordine di preferenza) o cardinali (sono in grado di attribuire quanto vale ciscuno di quegli esiti). Ci

sono poi delle regole del gioco che dipendono dalla situazione di interazione specifica.

67. Criterio Tipo di gioco

Tassonomia dei giochi:

1. numero degli attori → - giochi a 2-persone - giochi ad N-persone

2. entità del conflitto → - giochi strettamente competitivi (somma zero) - giochi non

strettamente competitivi (somma # da zero)

3. opportunità strategiche definite dalle regole del gioco → - giochi cooperativi / negoziabili

(comunicazione preliminare e accordi vincolanti) - giochi non-cooperativi / non- neg.

Sulla base di questi dati i giochi si differnziano fra loro → Ci sono giochi a 2 o più giocatori. Per l'entità del

conflitto ci sono i giochi a somma zero, tutto quello che guadagna uno lo perde l'altro e viceversa. La

stragrande maggioranza dei giochi sono a somma variabile, ovvero non tutto quello che uno perde viene

guadagnato dalla controparte. Su questi si concentrano le RI. Poi ci sono giochi che possono variare sulla

base delle regole del gioco: giochi cooperativi o conflittuali. Non tutti I giochi sono conflittuali. La battagia

dei sessi è un gioco cooperativo, nel senso che il vantaggio maggiore per entrambi lo si ha collaborando.

Fig. 1. Rappresentazione di un gioco in forma estesa

1 2

1 2 3

4

1.1 1.2 2.1 2.2 3.1 3.2 2.3

2.4

68.

69. Forma più tradizionale. Dato un nodo decisionale, cosa succede se prendo la strada 1 o 2, cosa

succede se la controparte risponde scegliendo la strada b1 o b2... Questo significa percorrere e ripercorrere

l'albero decisionale.

70.

Fig. 2. Rappresentazione di un gioco in forma normale

B1 B2

A1 a1, b1 a1, b2

a2, b1 a2, b2

71. A2

72.

73. Nella rappresentazione più diffusa viene tutto condensato in una matrice. Due giocatori, Riga e

Colonna. Il giocatore di Riga ha le alternative strategiche A1 e A2, il giocatore di colonna ha le alternative

strategiche B1 e B2. I numeri dentro le caselle corrrispondono ai pay-off, ovvero ai guadagni/perdite,

associati a ciascun esito. Se il giocatore di Riga sceglierà la strategia A1 e il giocatore di colonna sceglierà

B1, l'esito finale darà un guadagno a1 al giocatore di Riga e un guadagno b1 al giocatore di Colonna. Nei

numeri all'interno delle caselline sono condensate le informazioni circa il pay-off che è associato a ciascuna

scelta strategica. Questa rappresentazione viene Usata per rappresentare situazioni di interazione strategica in

PI ormai da tempo. Già Schelling, negli anni 60, quando si preoccupa di studiare la deterrenza e i

meccanismi di contrattazione fra gli attori, utilizza ampiamente la teoria dei giochi. Nel suo libro usa molto

la rappresentazione ad albero, ma c'è comunque una valutazione della scelta razionale sulla base degli

incentivi che gli attori utilizzano. Nel caso di Schelling si dice che gli attori devono essere molto bravi

nell'utilizzare lo strumento della minaccia e della promessa per ottenere l'esito che vogliono ottenere in sede

negoziale. Questa rappresentazione viene usata successivamente a Schelling. In varie think thanks americane

si comincia a valutare quale sia il livello di armamento strategico ideale per poter avere un effetto deterrente

nei confronti dell'US. Si assume che sia l'US che gli USA siano attori razionali e che le strategie disponibili

siano una pluralità, ma siano sintetizzabili in un numero limitato che gli attori conoscono.

74.

X B Concedere © Non concedere (D)

A Concedere R,R S,T

C Compromesso Prevale B

T,S P,P

Non concedere Prevale A Deadlock, nessun accordo

D

Con payoffs ordinali: 1 = esito meno preferito /4 = esito preferito

P= Premio (per la defezione)

R = Ricompensa (per la cooperazione)

T= Tentazione (di “fregare” la controparte)

S= Sottomissione (prevale l’altro)

75.

76. Rappresentazione tipica che viene fatta come forma generica. Una parte concede nel tavolo

negoziale rispetto a quanto gli viene chiesto, oppure decide di non concedere e quindi avere un

atteggiamento di ferma posizione. Il risultato finale sarà una soluzione di compromesso, piuttosto che una

situazione nella quale prevale l'una o l'altra potenza o nella quale si ha uno stallo. Se ciascuna delle 2 parti

rimane sulla propria posizione e non è disposta a nessuna concezione all'altra parte, si ha uno stallo

negoziale. Le lettere P, R, T, S sono lettere che, nella letteratura che utilizza la teoria dei giochi per la

contrattazione, vengono usate per indicare qual è l'ordine di priorità rispetto agli esiti. In un gioco nel quale il

giocatore preferisca l'esito compromesso, in secondo luogo quello in cui prevale sull'altro e in terzo luogo

quello in cui prevale il deadlock, allora si avrà sintetizzata l'informazione: R>S>P.

77. x Archetipi (somma var) aggiunti da Snyder & Diesing (1977)

78.

79. HERO LEADER

“Alliance Games”

80. C D C D

81. C

82. (1,1) (3,4) C (2,2) (3,4)

83. D (4,3) (2,2)

84. D (4,3) (1,1)

85. T>S>P>R T>S>R>P

86.

87.

88. PRISONERS' DILEMMA CHICKEN

“Adversary Games”

89. C Non Confessare D Confessare C Deviare D Proseguire

90.

91. C (3,3) (1,4) C (3,3) (2,4)

92. sol. Non di equil.

93. D (4,1) (2,2) D (4,2) (1,1)

94. eq. sub-ottimale

95. T>R>P>S T>R>S>P

96.

97. Quali sono le varie situazioni di contrattazione di fronte a cui ci si può trovare? Gli studiosi hanno

valutato i possibili idealtipi e i primi erano pochi, erano gli archetipi di Rapoport. Individua 4 modelli di

gioco generici, ovvero situazioni che si possono ritrovare nel corso dell'interazione. A queste situazioni sono

riconducibili molte altre fattispecie che non sono archetipiche. Il primo é il dilemma del prigioniero. È un

gioco molto importante per l’analisi internazionalistica perché la sua analisi permette, ai teorici

istituzionalisti liberali, di formulare una teoria razionale sul perché le istituzioni siano preferibili per avere un

esito ottimale di cooperazione. Quali siano i vantaggi dell'esistenza di una istituzione per la cooperazione fra

gli Stati. Un altro é il gioco del pollo. Si presta molto bene all’analisi della deterrenza. Tra gli archetipi ce ne

sono altri due che sono l’eroe e il leader. In tutti questi giochi c’è una simmetria. Sono tutti giochi

simmetrici. Il pay-off di uno corrisponde simmetricamente al pay-off dell’altro. Hanno gli stessi ordini di

preferenze.

98. x Archetipi (somma var) aggiunti da Snyder & Diesing (1977)

99.

100. DEADLOCK B CALLED BLUFF

101. C D A C D

102.

103. C (2,2) (1,4) C (3,3) (1,4)

104.

105. D (4,1) (3,3) D (4,2) (2,1)

106.

107. B BIG BULLY A → Dilemma prigioniero

108. A C D B → Chicken

109.

110. C (2,3) (1,4)

111.

112.

113. D (3,2) (4,1)

114.

115.

116. A → provoca come pretesto per usare la forza

117. B → Chicken

118.

119.

120. B BULLY B PROTECTOR (2

versioni)

121. A C D A C D

122.

123. C (2,3) (1,4) C (1,2)/(2,2) (2,4)/(1,4)

124.

125. D (4,2) (3,1) D (4,3)/(4,3) (3,1)/(3,1)

126.

127. A → Deadlock → prepotente A → Bully

128. B → Chicken B → Leader

129. In uno studio del 1977 sull'analisi delle crisi internazionali (una crisi internazionale è un momento di

interazione strategica, in cui c'è da prendere una decisione in interazione con altri) Snyder e Diesing fanno

un'analisi a tappeto delle crisi internazionali che ci sono state (momenti nei quali gli Stati sono stati molto

vicini ad una guerra) e li riconducono alla modellistica della teoria dei giochi. Ci dicono che è possibile

incrociare I giochi precedenti e immaginare che un giocatore gioca come se il gioco fosse un dilemma del

prigioniero, mentre l'altro ha un ordine di priorità come se il gioco fosse un pollo. Questo perché I giocatori

possono avere una percezione diversa del gioco stesso e quello che si realizza è una situazione di interazione

strategica che ha caratteristiche proprie diverse rispetto agli archetipi precedenti. In questo caso è possibile

individuare un gioco come il called bluff nel quale uno gioca il dilemma del prigioniero e l'altro gioca al

pollo. Ne vengono individuati altri che sono o puri o misti rispetto ai giochi precedenti (non li utilizzeremo).

Sono un tentativo riuscito di usare la teoria dei giochi e la sua modellistica per analizzare le dinamiche

sottostanti l'interazione strategica degli attori in una situazione di crisi internazionale. In una situazione in cui

c'è una forte pressione di tensione, si ritiene che la guerra sia molto vicina, e bisogna fare qualcosa

velocemente. In questo momento di stress, le decisioni devono essere prese razionalmente ma velocemente.

La percezione che ciascun attore ha delle caratteristiche dell'interazione strategica è influente sul modo in cui

si comporterà. Quali sono le sue percezioni della posta in gioco e dei pay-off associati ai vari esiti che si

possono avere.

130.

X IL DILEMMA DEL PRIGIONIERO

B Tacere © Parlare (D)

A Tacere R, R S,T

3,3

© 1,4

Parlare T, S P, P

(D) 4,1 2,2

Equilibrio di Nash (ma sub-ottimale): DD

Soluzione Pareto efficiente (ma non di equilibrio): CC

Come risolvere il Dilemma?

- Reiterazione del gioco un numero indeterminato di volte

- comunicazione

- aumento fiducia

131. Il gioco su cui si concentra maggiormente Keohane e l'istituzionalismo liberale (a proposito della

collaborazione) è il Dilemma del prigioniero. Ha caratteristiche specifiche. Storia: due personaggi

compiono un crimine insieme e rubano un bottino cospicuo. Lo nascondono e vengono arrestati. Vengono

separati e interrogati e la polizia dice a ciascuno dei due che l'altro sta per confessare e che non ci si può

fidare dell'altro. Perhcè se l’altro confessa tu rimani in prigione e l’altro avrà una riduzione di pena (uscire e

godersi il bottino). Si gioca su questo per incentivarli a parlare. Se ciascuno dei due stesse zitto, la polizia

non avrebbe prove e i due uscirebbero di prigione. È una situazione ideale. Ma ciascuno dei due ha un forte

incentivo a parlare, perché ritiene che se l’altro starà zitto, potrà uscire prima di prigione e godersi il bottino.

La preferenza assoluta per entrambi è quella di fregare la controparte, parlare, uscire e godersi i soldi. Il

secondo esito preferito é cooperare: escono entrambi ma si devono dividere il bottino. L’esito che nessuno

dei due vorrebbe, se sono soggetti razionali, é rimanere in prigione perchè tutti e due parlano. In questo caso

tutti e due stanno in prigione e non si godono il bottino. Se I due non possono parlare fra loro perchè sono

tenuti separati e non si possono fare promesse o minacce, inevitabilmente finiranno per confessare. Un

dilemma del prigioniero se viene così giocato porta a un esito non ottimale. È chiamato Esito Pareto sub-

ottimale. L'esito Pareto efficiente o ottimale è un esito che è congiuntamente migliore per entrambi. In

questo caso sarebbe tacere-tacere, ovvero la collaborazione reciproca. I numeri sono ordinali, quindi l'ordine

di preferenza di ciascuno sarebbe:

• Io parlo- l'altro sta zitto

• Entrambi tacciamo

• Entrambi parliamo

132. Il primo numero è il giocatore di Riga e il secondo è quello di Colonna. Associato all’esito tacere-

tacere c’è mutuo beneficio, entrambi sarebbero in una situazione ragionevolmente preferita. Se questo gioco

si produce una volta, porta all'esito io parlo e l'altro sta zitto. Per dimostrare che è cosi, ci sono stati molti

esperimenti condotti nelle università, con gli studenti presi con incentivi economici. Si dimostra che facendo

il gioco una sola volta senza parlare, tutti gli studenti pensano di essere furbissimi e di poter fregare la

controparte, e invece finiscono nell'esito sub-ottimale. Quindi in un esito di equilibrio. Si chiama equilibrio

di Nash.

133.

La soluzione di equilibrio

La TdG Classica propone “soluzioni” diverse secondo il tipo di gioco (o: la strategia che

consente di massimizzare l’utilità attesa dei giocatori è diversa secondo il gioco che si sta

conducendo). Il concetto fondamentale per la TdG Classica è comunque quello di “equilibrio” in

la situazione in

particolare l’equilibrio di Nash, definito come

cui nessuno dei giocatori é incentivato a spostarsi unilateralmente.

134.

135. L’equilibrio di Nash é la situazione dalla quale nessuno dei due giocatori é disposto ad uscire

unilateralmente data la strategia dell'altro. Non c'è incentivo a spostarsi da soli da un'alternativa strategica ad

un'altra. L'equilibrio di Nash ci dice che, in questo caso, la soluzione è sub-ottimale. Rapoport vede che se

questo gioco viene ripetuto, alla fine questi imparano dandosi anche delle chances, ovvero adottando delle

tattiche. Una di queste è il Tit for Tat, io faccio un atto cooperativo e rilancio con un atto cooperativo anche

di fronte ad una risposta negativa tua, per dirti veramente che ho buone intenzioni. La controparte rilancia

positivamente e si arriva ad aumentare la fiducia reciproca. Se il gioco viene giocato ripetutamente, gli attori

coinvolti imparano a cooperare anche in assenza di comunicazione. Se ai giocatori viene data l'opportunità di

parlarsi e di fare degli accordi, la possibilità che questi giocatori abbiano un esito positivo aumenta. Si nota

che se si fa giocare un numero predefinito di volte (es 5 volte), la prima ci sarà defezione, la seconda, la terza

e la quarta collaboreranno e l’ultima non collaboreranno perché vogliono fregare la controparte. Non solo

serve la reiterazione del gioco, ma serve la comunicazione tra i giocatori e serve che il gioco abbia una

durata indefinita. Se si sa quando finisce, all'ultimo colpo si proverà a fregare la controparte. Queste

indicazioni sono importanti, si fanno in modo sperimentale, con dei giochi che coinvolgono i ragazzi con

incentivi economici. Ci si rende conto che quelle stesse indicazioni hanno una rilevanza in generale per le

situazioni di interazione strategica. Si comprende che possono essere replicate a livello di PI in contesti

paticolari. Keohane (messaggio più importante del suo pensiero) ci dice che la creazione di istituzioni non fa

altro che fornire le condizioni per cui una situazione in interazione strategica, analoga al modello del

prigioniero, é risolta o è risolvibile in modo cooperativo.

136. Gioco X: Gioco più diffuso, che crea più problemi in politica internazionale. Il problema in PI è la

controparte che ti vuole fregare e entrambi si finisce in una guerra. In questo gioco cosa fa l’istituazione?

L’istituzione é un tavolo negoziale permanente e quindi l'interazione dura nel tempo. Vuol dire che il gioco è

passibile di essere reiterato. Se con la stessa controparte negoziale io ho a che fare oggi su un negoziato per il

commercio del grano, ma so che domani ci avrò a che fare per il commercio di un altro bene, io so che dovrò

continuare a negoziare con quella controparte. Le istituzioni forniscono un tavolo negoziale permanente che

é l’analogo della ripetizione del gioco. C'è un incentivo forte a trovare forme di cooperazione. Le istituzioni

forniscono canali di comunicazione e di informazione. Più facilmente siamo in grado di acquisire

informazioni e conoscenza del fenomeno, più siamo in grado di fare una valutazione che sia fondata in modo

razionale. Non solo. Più siamo in grado di avere canali di comunicazione, più possiamo parlare con la

controparte. Questo dilemma del prigioniero non avviene nel nulla. Si pensi alla differenza fra prima e dopo

l'instaurazione del Telefono Rosso fra le 2 superpotenze. Prima era un dilemma del prigioniero giocato senza

comunicazione, poi si apre la possibilità di una comunicazione diretta. In una istituzione questa diventa la

norma. La comunicazione fra le parti coinvolte è una base fondamentale dell'istituzione e le istituzioni

facilitano l'acquisizione delle informazioni. Le istituzioni diminuiscono anche il costo dell'acquisizione delle

informazioni. Se si ha a che fare sempre con la stessa controparte, il costo relativo delle informazioni da

acquisire diminuisce molto. Un canale di comunicazione permanente. L'istituzione, in alcuni casi e nel

dilemma del prigioniero è necessario, ha anche un potere sanzionatorio. Può sanzionare le defezioni rispetto

alla cooperazione stessa. Quando accade, si crea un vincolo ulteriore di tipo sanzionatorio affinché la

cooperazione vada avanti. Nella teoria di Keohane la presenza di istituzioni internazionali che possono essere

formali (ONU, NATO, UE) o informali (Regime di non proliferazione nucleare, è una istituzione, non una

organizzazione). L'organizzazione ha una sede, una burocrazia funzionali. Una istituzione internazionale di

tipo regime è una cosa più fluida, fatta sulla base di un trattato, non ha una sede e non ha funzionali proprie,

ma ha delle regole di funzionamento. Nella grande famiglia delle istituzioni internazionali ci stanno le

organizzazioni, regimi internazionali e convenzioni ancora meno formalizzate. Tutti questi sono contesti nei

quali la cooperazione, anche quando si ha a che fare con situazioni di interazione strategica difficili (come il

dilemma del prigioniero), si può risolvere in modo pacifico e cooperativo. A questo Keohane aggiunge

un'altra importante valutazione: Non solo le istituzioni aiutano a risolvere il dilemma del prigioniero perchè

forniscono comunicazione, informazione e ripetizione del gioco, ma sono anche in grado di amplificare la

cooperazione aumentando (era un po' l'idea dello spillover) le aree e l’intensità della cooperazione. Se un atto

di cooperazione si traduce nella creazione di un regime internazionale, questo avrà la tendenza ad ampliare e

approfondire le aree di cooperazione. Si pensi a come l'attuale Organizzazione Mondiale del Commercio

(OMC) sia figlia di un regime internazionale (GATT). Prima c'è un atto di liberalizzazione dei mercati con il

sistema di Bretton Woods, poi la creazione del GATT e poi la trasformazione in organizzazione. Anche

l'OSCE (l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione Europea) oggi é una organizzazione, ma prima

un Rergime Internazionale che nasce sulla base dei negoziati intrattenuti dall'inizio degli anni 70 fra le 2

superpotenze. Keohane dice che questo è perché la cooperazione istituzionalizzata tende ad amplificare la

cooperazione stessa e a renderla più approfondita. In questo c'è molto di liberale, perchè c'è l'idea di una

storia progressiva dove pace e cooperazione possono essere aumentate se si riesce ad agire sulle condizioni

per cui gli attori interagiscono. Il sistema resta anarchico, ma questo non é rilevante per quello che avviene in

alcune aree geografiche, vedi l'UE, nelle quali si sono create delle istituzioni che consentono agli Stati di

potersi fidare gli uni degli altri. Si possono fidare perché hanno creato le istituzioni che gli hanno consentito

di avviare la fiducia e amplificarla nel corso del tempo. Questo filone teorico si chiama liberalismo

istituzionale o istituzionalismo neoliberale perché non é più il liberalismo delle origini con la naturale

armonia degli interessi, ma è più raffinato e contemporaneo. Questo liberalismo istituzionale pone al centro il

ruolo delle istituzioni in senso ampio (OI e RI) e ci fa capire come, se si cambiano le condizioni all’interno

delle quali gli Stati interagiscono fra loro, gli Stati (attori razionali) saranno più propensi a collaborare invece

che farsi la guerra. Questo avviene in modo specifico e diverso secondo le aree tematiche nelle quali ci

troviamo. Sarà più semplice arrivare a questo risultato cooperativo in ambito economico piuttosto che in

ambito di ala sicurezza. Ma l'esito è comunque possibile. Cosa è liberale di questo? Fiducia nel progresso,

l'obiettivo di cooperazione e pacificazione, fiducia nelle regole. Abbiamo visto le istituzioni e il diritto

internazionale come parti fondamentali del pensiero liberale. Avere fiducia nelle regole significa stare in un

sistema in cui gli Stati si possono fidare di più, perchè c'è qualcosa che li condiziona. Questa teoria si é molto

allontanatna dal liberalismo pluralista. Keohane parla di Stati. Keohane, rispetto alla posizione originaria del

liberalismo, ne formula uno che non nega che il SI sia anarchico e dice che in quelle aree del mondo dove gli

Stati non creano istituzioni, il sistema va come dicono i realisti. Gli incentivi che vengono dall'anarchia sono

forti. Tuttavia (elemento liberale) dove le aree del mondo nelle quali gli Stati riescono a creare istituzioni

(UE, area transatlantica) sono quelle nelle quali si è superato il dilemma del prigioniero e gli Stati si fidano

gli uni gli altri. Le istituzioni aiutano a risolvere il dilemma del prigioniero. In una istituzione funzionante il

meccanismo di corsa agli armamenti viene arginato. Se la FR si compra più armi, non necessariamente l'ITv

sente maggiore pressione. Il sistema che descrive non nega la rilevanza dell’anarchia nè la centralità degli

Stati. All'inizio del suo libro Keohane scrive che è consapevole di questa riduzione della complessità e dice

di rendersi conto che si dovrebbe guardare anche all'interno degli Stati e capire come questi formulano la

loro politica estera in modo da comportarsi in modo più o meno cooperativo verso l'esterno. Non si può fare

tutto, quindi ci si concentra sugli incentivi allo Stato e ad esso come attore razionale. Assunto importante: lo

Stato é trattato come attore razionale. Fa calcoli costi-benefici influenzato dalla conoscenza della struttura

del gioco (situazione di interazione strategica). Questo implica una forte semplificazione rispetto al

paradigma liberale e un avvicinamento rispetto a quello neorealista. Il neorealismo di Waltz (realismo

strutturale), fatto di Stati e attori razionali, e il neoliberalismo di Keohane cominciano ad avere punti di

contatto: rilevanza dell'anarchia, Stati attori unitari e razionali. Dall’esterno (osservatori che pensano in altro

modo alla PI) questo balza agli occhi. Fanno assunti forti per cui possono essere chiamati razionalisti. Il

quarto dibattito (4B) critica neorealismo e neoliberalismo per le loro similitudini. Un elemento forte di

similitudine è partire dal paradigma dell'attore razionale per fondare la loro teoria. Sono Stati razionali che

reagiscono, in un caso, all’anarchia e, nell'altro caso, all’anarchia mitigata dalla presenza delle istituzioni.

Sono anche accomunati dal fatto che assumono che lo scienziato possa avere un atteggiamento esterno

rispetto a questo mondo che descrive e lo possa studiare scientificamente secondo la tradizione che deriva

dal comportamentismo. Neorealismo e neoliberalismo discutono sulla rilevanza delle istituzioni (cuore

dibattito 4A) ma si distinguono dai loro critici per quello che li accomuna (Stati come attori razionali). In

cosa continuano a differire neorealismo e neoliberalismo? Il punto principale è il ruolo istituzioni, se gli Stati

guardano più alle intenzioni o alla situazione oggettiva. I liberali guardano alle intenzioni, mentre i

neorealisti alla situazione oggettiva e alla distribuzione di potere. Il terzo elemento è il tipo di valutazione dei

guadagni. In una situazione di interazione strategica, gli attori razionali che entrambi considerano, faranno un

calcolo di quanto guadagnano facendo una scelta piuttosto che un'altra. Un attore che abbia un'inclinazione a

fare un calcolo in termini di guadagni assoluti (come dice Keohane) farà una valutazione su quanto guadagna

nello scegliere una strada piuttosto che un'altra. Io devo aprire un nuovo trattato commerciale con X. Nel

valutarlo le scelte sono Fare o Non Fare il trattato commerciale e farò degli assunti su quanto guadagno da

questo trattato. Se io sono un liberale istituzionalista faccio un guadagno basato in termini assoluti su quanto

guadagno facendolo o non facendolo. Guardo solo a me. Se sono un neorealista, preoccupato del potere

relativo, farò una valutazione in termini di guadagni relativi. Io non guardo solo a quanto guadagno

nell'alternativa di fare o non fare l'accordo, ma mi chiederò quanto ci guadagna l'altro. Se facciamo l'accordo

e entrambi ci guadagnamo, ma X ci guadagna il doppio di me, io avrò paura che quel differenziale di

guadagno X lo potrà uare contro di me. Questo è il calcolo sulla base dei guadagni relativi. Ci fa capire quali

sono i meccanismi che portano gli Stati a fare accordi fra loro. Tutto il dibattito sull'(TTP) accordo di

liberalizzazione degli scambi accentuato con un'area di libero scambio fra Nord America e UE, è stato molto

condizionato da questo tipo di discorso. Questo dibattito, nel caso dell'accordo trans-pacifico tra l'Asia e gli

USA, è stato ancora più amplificato perchè i Paesi asiatici non sono amici degli USA come l'UE e, per

esempio, si è deciso di tenere la Cina fuori. Perchè? Perchè la paura è che ci guadagni di più di noi e questo

crea un differenziale di guadagno che può aumentare ulteriormente il potere della Cina. I liberali ci dicono

che gli Stati sono portati alla cooperazione, perchè se vedono un guadagno in una cooperazione, tendono a

fare l'accordo. I neorealisti dicono di no, perchè se vedono un guadagno che è minore a quello degli altri, non

fanno l'accordo e fanno bene a non farlo, perchè hanno paura per il loro potere relativo. Un nodo di

differenza sta proprio nel calcolo costi-benefici. Questo dibattito ha visto coinvolti Grieco (autore realista) e

Keohane (autore liberale) nella prima parte degli anni 90. Il dibattito è stato criticato dall'esterno per i molti

punti in comune ed entrambi sono stati tacciati di razionalismo. Keohane è un personaggio centrale nella

tradizione liberale che nella sua evoluzione contribuisce a più filoni (interdipendenza semplice e complessa,

ruolo delle istituzioni). Questa attenzione per il ruolo delle istituzioni era disponibile in un momento

importante per valutare la tenuta delle istituzioni, ovvero la fine della GF. Finisce la GF e l'aspettativa di

Mearsheimer e di Waltz è che le istituzioni europee e transatlantiche che sono state create durante la GF nella

logica della GF, la NATO, o perchè erano in una situazione favorevole perchè protette dagli UA (l'UE),

verranno progressivamente smantellate o perderanno di significato. Ci si attende un ritorno della guerra in

UE. Mearsheimer scrive che si attende un ritorno al concerto delle potenze europee. La risposta dei liberali

istituzionalisti è diversa. Dicono che dipende da quale tipo di istituzioni abbiamo. Se abbiamo delle

istituzioni reali, ovvero quelle nei quali gli Stati hanno volontariamente scelto di partecipare e alle quali

hannno contribuito nel tempo, queste forniscono dei vantaggi a questi Stati (tavoli negoziali permanenti,

facilità di acquisizione delle informazioni, riduzione del costo dell'acquisizione di nuove informazioni) che

questi non sono disposti a buttarle a mare e continueranno. Questa valutazione viene fatta nel libro After the

Cold War nel quale Keohane e Nye analizzano la tenuta delle istituzioni occidentali dopo la fine della GF e al

fatto che gli Stati non pensano di smantellarle. Nel corso degli anni la NATO e l'UE per sopravvivere e avere

un nuovo ruolo nel nuovo SI si trasformano. La NATO lancia programmi (non presenti durante la GF) che

vanno oltre l’articolo 5 (difesa collettiva). Comincia a fare operazioni su mandato dell’ONU, comincia a fare

dei partenariati internazionali. Comincia a sviluppare capacità di invio di missioni per la gestione di conflitti

locali. Le fa per rispondere alle sfide ch vengono dall’esterno, ma anche per essere utile in un contesto

internazionale che si é modificato. La Comunità Europea diventa UE con Maastricht (dopo la fine della GF).

È la risposta al processo di integrazione della fine della GF. E il rafforzamento successivo, con la creazione

di una politica di sicurezza comune e di una politica europea di difesa comune, sono risultati successivi per

rispondere a sfide che vengono dalle guerre nei Blacani. Il processo a cui si è assistito è di trasformazione

delle istituzioni. L'altra metà del libro guarda tutte quelle istituzioni che erano in piedi nel blocco sovietico

durante la GF che progressivamente vengono smantellate. La spiegazione di questi istituzionalisti è che

queste istituzioni vengono smantellate perchè non erano il risultato di un atto volontario di partecipazione da

parte degli Stati coinvolti, ma erano un atto di imposizione da parte dell'US nei confronti dei Paesi satellite.

Erano strumenti di controllo e quindi vengono smantellate. Da qui si apre una pratica che, fondata sull'idea

che le istituzioni forniscono pace e stabilità, vede positivamente l'espansione delle istituzioni occidentali ad

est. Come fanno la NATO e l’UE, dopo la GF, a rispondere alle sfide della frammentazione del blocco

sovietico? Il rischio era quello di una guerra generalizzata in più parti. La risposta è stata: Cerchiamo, in

chiave liberale, di incentivare la democratizzazione (e democrazia di libero mercato) e estendere le istituzioni

precedenti. Sia la NATO che l'UE hanno proceduto in varie fasi i allargamento come strumento di

stabilizzazione. L'assunto è molto liberale. Ovvero dove hai democrazia, libero mercato e istituzioni, hai più

stabilità e pace. Non tutti erano d'accordo, ma la stragrande maggioranza si. Questo è stato molto promosso e

sostenuto da USA con Bill Clinton. Questa ricetta liberale non rimane solo nei dibattiti fra i neorealisti e i

neoliberali, ma ha un risvolto politico. Le azioni politiche, compiute per stabilizzare l’ex blocco sovietico,

sono compiute sulla base dell'assunto che più democrazia, più libero commercio e più istituzioni stabilizzano

aree potenzialmente instabili. Non è l'unica ricetta. Per lungo tempo gli USA hanno mantenuto la stabiltà

nell'area dell'America Latina sostenendo regimi non democratici. Non è una ricetta che viene applicata

sempre e comunque. Dopo l’esperienza adell’artacco all’Iraq e il tentativo di democratizzazione dell'Medio

Oriente e dopo l'esperienza dell'intervento in Libia del 2011, quello che più si sente nei circoli diplomatici

non è democratizziamo il Medio Oriente, ma é guardiamoci dallo smantellare I dittatori rimasti che danno

stabilità. In quegli anni per capire il rapporto fra l'Occidente e l'ex blocco sovietico, viene adottata questa

chiave interpretativa di grande ispirazione liberale. La teoria di Keohane si concentra principalmente sul

dilemma del prigioniero, tuttavia a partire da Keohane, alcuni autori come Michael Zurn, hanno esplorato

altri tipi di interazione strategica e ci hanno detto che le istituzioni che sono necessarie per risolvere le

situazioni di interazione strategica diverse devono essere diverse fra loro. Se siamo davanti a un dilemma del

prigioniero, l'incentivo a defezionare è altissimo, perchè ciascun giocatore ha incentivo a fregare l'altro,

uscire prima e prendersi il bottino. Se l'incetivo a defezionare è cosi elevato (procedere nella direzione di non

cooperazione), allora occorrono delle istituzioni che vincolino. Il caso del dilemma del prigioniero è

associato alla corsa agli armamenti. Per poter vincolare gli Stati a non dotarsi di maggiori armamenti, si sono

create istituzioni → il regime di non proliferazione nucleare, i regimi per il controllo degli armamenti... Sono

istituzioni fatte per ovviare a un problema (corsa agli armamenti) che è dovuto al fatto che l'interazione

strategica sottostante è quella del dilemma del prigioniero: c'è un incentivo ad armarsi di più quando un altro

si arma. Nel caso della proliferazione nucleare, vista l'esistenza di potenze nucleari, tutte le altre avrebbero

incentivo a dotarsi dell'arma nucleare. L'accordo che viene fatto è vincolante, c'è un'agenzia autorizzata a

fare i controlli. Ci sono situazioni che non necessitano di un analogo meccanismo di controllo, perchè sono

strutturate diversamente. Una di queste è la battaglia dei sessi.

137.

138. Es. BATTAGLIA DEI SESSI

139.

140. Donna Stadio (Cooperare) Cinema (Defezionare)

141. Uomo

142. Cinema (Cooperare) 1,1 3,4

143.

144. Stadio (Defezionare) 4,3 2,2

145.

146. (Pay-off ordinali: 1 esito meno preferito; 4 esito preferito)

147. Equilibri di Nash: CD, DC

148. Storia: c'è una coppia che vuole passare la serata assieme. Epoca pre-internet e pre-cellulari. La

mattina si parlano e devono decidere dove andare perchè poi non si possono contattare. Lei dice che vuole

andare al cinema, il marito vuole andare allo stadio. Discutono un po' e andando via lei dice: ti aspetto al

cinema, lui dice: io ti aspetto davanti allo stadio. La cosa che più vorrebbero fare è stare insieme. Ciascuno

dei due dovrà decidere cosa fare. La soluzione migliore per entrambi è stare insieme, per lui allo stadio, per

lei al cinema. Quello che nessuno dei due vuole è trovarsi lei allo stadio e lui al cinema, oppure essere da soli

nel luogo dove vogliono essere. 4,3 e 3,4 sono i 2 equilibri di Nash, le due soluzioni migliori. Come si

sceglie fra i 2? Con un negoziato, ma la cosa importante in termini di PI è che una volta che la decisione è

stata presa, non si corre il rischio che se giri le spalle, l'altro ti freghi. L'incentivo è quello di stare insieme. È

una situazione in cui non è necessario che esistano dei controllori che impongono sanzioni se violi la

decisione presa. È la situazione che si crea all'interno della NATO quando si pone inizialmente il problema

della standardizzazione dei sistemi d'arma. La FR vorrebbe che tutti i sistemi d'arma all'interno della NATO

fossero standardizzati sulla ba se dei propri criteri in modo che la sua industria nazionale sia avantaggiata e

non debba rivedere tutto. Gli altri vorrebbero lo stesso. Quello che nessuno vorrebbe è avere dei sistemi

d'arma che non possono comunicare fra loro. Perchè se fai operazioni congiunte, non sono utilizzabili.

L'incentivo è a fare le cose assieme. Una volta deciso che la standardizzazione è quella X, non si corre il

rischio che poi ci sia una defezione. In questo caso il tipo di istituzione necessaria per risolvere questoti tipo

di interazione strategica, è un regime che lavora molto sul coordinamento iniziale, ma che poi non ha

bisogno di inserire meccanismi di controllo, perchè si sostiene da solo. C'è un'associazione fra struttura

dell’interazione strategica e tipo di istituzione che è necessaria per risolvere quell'interazione strategica.

149.

150. X GIOCO DEL POLLO (CHICKEN)

151.

152. B Sterzare © Non Sterzare (D)

153. A

154. R,R S,T

155. Sterzare © 3,3 2,4

156. T,S P,P

157. Non Sterzare 4,2 1,1

158. (D)

159. Due equilibri di Nash: CD, DC

160.

161. Storia: Gioventù bruciata → ci sono delle gang americane contrastanti. Ci sono i bulletti locali che

vogliono dimostrare alle bellocce della città che sono più ganzi degli altri. Per farlo si danno appuntamento

per una gara automobilistica di coarggio, nella quale qeste due macchine corrono a grande velocità l'una

verso l'altra e devono dimostrare di essere cosi coraggiosi da non sterzare per primi. Quello che sterza per

primo è un pollo. Il problema è che se nessuno sterza, sono due polli morti. L’esito finale della mutua

defezione é la morte. È un esito assolutamente irrazionale. Ma l'incentivo cosi forte di apparire coraggiosi e

più ganzi degli altri è tale che questi corrono davvero il rischio di non sterzare. Anche in questo caso c'è una

situazione di Doppio equilibrio di Nash. Uno preferirebbe che sterzasse prima l'altro, e l'altro preferirebbe

che sterzasse prima la controparte. Quello che possono accettare é di sterzare in contemporanea (saranno

polli allo stesso modo). La storia ci dice che Esistono situazioni di interazione in cui si corre il rischio di

un'escalation tale che può portare alla distruzione comune → è la deterrenza nucleare. La deterrenza nucleare

si basa sul fatto che siamo disposti a far credere alla controparte di essere così pazzi da andare fino in fondo

(usare l'arma nucleare). Bisogna essere credibili in questa minaccia. Schelling si concentra su questo, studia

il meccanismo attraverso il quale gli attori razionali fanno finta di essere cosi razionali da arrivare fino in

fondo nella loro minaccia, pur sapendo che l'esito finale sarebbe la distruzione comune. Un massiccio uso

dell’arma nucleare da parte di una delle 2 superpotenze provocherebbe una guerra con effetti catastrofici per

tutto il pianeta. Questo tipo di minaccia lo chama Brink manship → Camminare sul crinale di un precipizio

facendo credere di essere cosi pazzo da essere diposto a buttarti di sotto. Devi essere credibile. Quella

minaccia che si fa deve essere credibile. L'attore razionale non basta che sia razionale, ma deve anche

mostrare di essere folle quando necessario. Quali istituzioni servono per risolvere questo gioco? Dilemma

difficile da risolvere e bisogna procedere con una descalation della tensione e dell'incentivo a mostrarsi

coraggiosi. Fino a che le 2 superpotenze dovevano dimostrare (al proprio pubblico interno e ai propri alleati)

di essere disposte a tutto, il rischio di una guerra nucleare era molto più elevato. Quando scendono a

negoziati su una serie di questioni più piccole e poi più grandi, allora possono essere disposte a fare meno la

voce del bullo. Tutto questo viene smantellato solo dalla fine della GF. Le istituzioni fanno molta più fatica a

risolvere situazioni analoghe a il gioco del pollo. Il pollo è il gioco che incarna le dinamiche sottostanti alla

deterrenza. Accordi specifici in alcuni ambiti possono portare a una descalation della tensione che

contribuisce a una soluzione pacifica del gioco della deterrenza.

Ambiti di maggiore applicazione della TG

- economia

- tattica e strategia militare

- scienza politica

Es. aree di applicazione in scienza politica

1. Contrattazione e negoziati (Axelrod etc.) Giochi negoziabili, trasformazione di giochi

nonnegoziabili in giochi negoziabili, etc.

2. Elezioni, coalizioni e alleanze Calcolo delle coalizione minima vincente. Giochi di

cooperazione. Leader e Hero

ES. applicazioni alle RI:

1. Corsa agli armamenti

think tanks

- TG molto usata dalle USA in periodo di guerra fredda.

- Calcolo del "livello" ottimale di armamento in grado di garantire l'equilibrio del terrore.

Modello più usato per rappresentare il dilemma della sicurezza: dilemma del prigioniero.

- Varie le soluzioni proposte: (i) entro TG classica (reiterazione del gioco, comunicazione, ...); (ii)

de-esclalation

fuori TG classica (metagioco, gioco a due stadi di Brams @ Tit for Tat, gioco di di

Brams e Kilgour.

2. Deterrenza = minaccia di rappresaglia contro un attacco preventivo da parte di un

avversario, al fine di dissuaderlo dal compiere quell'attacco (Brams & Kilgour, 1988: 179)

The Strategy of Conflict,

- Il ruolo della minaccia é introdotto da T. Schelling, 1964.

- Gioco di deterrenza per lo più rappresentato come Chicken o sue derivazioni (v. Brams &

Kilgour).

- Brams e Kilgour propongono un livello di minaccia ottimale (ottimizzazione della probabilità di

attuare la minaccia) → problema della legittimità dello strumento. policy-makers

3.Crisi internazionali = la crisi internazionale è una situazione in cui i

percepiscono: (i) che l'azione, attuata o minacciata, di un altro attore internazionale, danneggia

seriamente gli interessi nazionali concreti, la reputazione negoziale del paese, o la loro stessa

possibilità di rimanere al potere; (ii) che ogni loro azione, finalizzata a contenere le minacce

può portare con molta probabilità a una guerra; (iii) che dispongono di un tempo limitato per

reagire alla minaccia (Lebow, 1981).

162.

163. C'è un disincentivo forte per tutti, perchè l'esito della non cooperazione è la morte assicurata. Questo

uso della teoria dei giochi, per l'analisi delle dinamiche della PI, si applica a vari ambiti, istituzioni, corsa

agli armamenti (settore in cui, durantela GF, si è molto lavorato cercando il livello di armamento ottimale),

deterrenza, crisi internazionali. Sono una situazione nella quale gli attori coinvolti capiscono che la posta in

gioco è elevatissima (guerra) e percepiscono di avere poco tempo per rispondere. C'è uno stress decisionale

molto forte e gli attori percepiscono la minaccia, come minaccia a se stessi e alla loro posizione (crisi 1914,

scoppio I GM, crisi Yom Kippur 1973, Crisi di Cuba 1962).

4. Formazione e funzionamento di regimi internazionali (“Insieme di principi, norme,

regole e procedure decisionali, implicite o esplicite, attorno alle quali convergono le aspettative

degli attori in una certa area delle relazioni internazionali” Krasner)

• Perchè nascono i regimi internazionali?

• Quando è più probabile che nascano?

• Quando finiscono e perchè?

• Che rapporto esiste tra situazione di interazione strategica e caratteristiche del regime che si

formerà, probabilità che

si formi, probabilità che duri nel tempo?

Chiarimento terminologico

Istituzione internazionale (formale/informale): la def varia in ambiti teorici diversi

(razionalisti/riflettivisti). X Keohane (1989): “insieme di regole (formali o informali) che

persistono nel tempo e sono interconnesse, prescrivono i ruoli, vincolano l’azione e plasmano le

aspettative [dei partecipanti]”. 3 tipi: (i) organizzazioni intergovernative e non governative

transnazionali, (ii) regimi internazionali, (iii) convenzioni

Organizzazione internazionale – istituzione formale, con un apparato burocratico-

amministrativo

Regime internazionale: è un tipo di Istituzione internazionale. Non è una OI, anche se spesso

una OI accompagna un regime.

Esempi di regime internazionale:

Regimi (R) di sicurezza: arms control Rs (SALT I since 1972); NPT 1968; Convention on

Biological and Chemical Weapons; …

R x l’ambiente: Conventions to save endangered species (since ’70s); Conv. on Biological

Diversity 1993; Ban on the shipping of hazardous waste to 3rd world 1993;

R economici : Post WWII Liberal system (GATT; IMF;WB)

R comunicazioni : International communication Unions now transformed into , e.g., specilised

agencies of th UN.

164.

165. II SEMINARIO LIBERALISMO

166. Quali sono gli assunti della teoria liberale che hanno portato a questo ordine? Ordine internazionale

che si basa sui diritti di singoli. Rivoluzione. Democrazia è si elegge un governo e c'è rule of law, ovvero

rispetto dei diritti fondamentali. È una grande rivoluzione del pensiero liberale. Pluralismo → Varietà di

attori nel SI che agiscono interagiscono fra loro (non solo Stati). Libero commercio proposto per primo da

Smith. Smith parla della Mano Invisibile: il mercato si regola da solo senza l'intervento dello Stato. Cosa

succede se applichiamo la teoria di Smith alle RI? Il perseguimento degli interessi da parte di un attore

corrisponde ad un guadagno anche per altri. Il risultato in termini di politica estera e di RI è che si crea un

meccanismo di fiducia e si creano rapporti più pacifici. Smith: Se noi interrompiamo il flusso di commercio

e l’interdipendenza, rischiamo di incorrere in rapporti conflittuali. Creazione di istituzioni (NATO, ONU) che

possono far cooperare gli Stati. Capitalismo (proprietà privata). Fiducia nel progresso. C'è un elemento

materiale che porta a più stabilità —> ragnatela di Burton (esempio Erasmus): le società sono integrate fra

loro tramite i gruppi sociali. Questa ragnatela fa si che le società degli Stati siano tendenti alla cooperazione

e questo evita i conflitti. Le teorie delle RI sono la formalizzazione di cose che esistono nel mondo. L’UE é

l’esperimento più avanzato, come se fosse un piccolo SI, compatto, coeso e basato sul diritto. Scompare

l’idea di vedere l’altro come nemico e come minaccia militare e scompare poi anche il conflitto.

167. Il grande successo di questo ordine internazionale liberale é stato la fine della GF. Mearsheimer e

Waltz nel 1993/94 dicevano che la Germania o la Russia avrebbero nuovamente creato il dilemma della

sicurezza. I realisti non hanno letto bene la situazione post GF. Non è successo quello che loro prevedevano.

Come é stato possibile che il progetto di avere un ordine internazionale liberale ha avuto questo grande

successo negli anni 90? Perché? Quali sono gli sviluppi? Cosa è stato fatto per promuovere questo ordine?

Berlino, 1989. Fine GF, sono state fatte una serie di cose notevoli seguendo il manuale del liberalismo.

168. 1. Paesi dell’est diventano democratici. Lavorare perché ci sia una transizione democratica. Qual è

l'esempio negli anni 90 che ci può far pensare che le cose possano andare in maniera disastrosa? L' UE aveva

davanti la Jugoslavia, e c'era il pericolo che Cecoslovacchia, Ungheria potessero andare in quella direzione.

169. 2. Allargamenti delle organizzazioni internazionali → L’Unione Europa si allarga all’est. Aumentano

le organizzazioni internazionali.

170. 3. Si allarga il multilateralismo

4. L'amminisitrazione Clinton aveva il progetto: Strategy of Allargement, ovvero allargare il più

possibile l'ordine internazionale. Si potenzia l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Si sviluppa

la Banca mondiale, euro in Europa. L’amministrazione Clinton ha seguito una strategia liberale con la Cina

→ includerla (Passo 1). Entra nell’OMC nel 2001. Nel 2001 cadono le barriere commerciali con la Cina.

Entra veramente nel mercato internazionale. Commerciare con la Cina (Passo2) .I passi successivi (3 e 4)

sono gli Scambi people to people e la tecnologia. L’amministrazione Clinton ha cercato di inserire maggiori

diritti umani in Cina, ma non ha funzionato perché la Cina lo ha visto come una intromissione nella loro

politica interna e questo é stato un limite. C’era un presupposto che guidava questo processo liberale →

trasformare l’ordine per creare un ordine pacifico. Se applichiamo bene la ricetta liberale (scambi,

commercio, istituzioni), ovunque è possibile (molti Paesi si stavano democratizzand, maggiori commerci, la

Cina si sta aprendo, l'US è corllata). L’assunto che guidava le politiche degli anni 90 era che qualsiasi Stato

può diventare capitalista e democratico.

171. 5. Uso della forza (altro punto fondamentale che guida il liberalismo). Non é inevitabile. Sicurezza

collettiva. Responsabilità a proteggere → alcuni Stati, autorizzati dalle NU, sono intervenuti In Libia. Però é

la fine di un lunghissimo percorso intellettuale. Il primo concetto é quello di sovranità. Cos'è la sovranità

westfaliana? Avere il monopolio della forza nei confini del proprio territorio. Sta bene con la teoria realista.

La sovranità si divide in due sensi. Sovranità verso l’alto che garantisce la costruzione delle organizzazioni

internazionali. Sovranità verso il basso, sovranità limitata dai diritti umani e dovere dei governanti di

rispettarli e proteggerli. Se questo non accade, c’è il dovere morale (e giuridico) di proteggerli. Dovere

morale della Comunità Internazionale. La CI riconosce una violazione dei diritti umani. Intervento con l’uso

della forza autorizzato dalle NU. In Libia la responsabilità a proteggere ha lavorato molto bene a livello

teorico/concettuale, perché dopo l’intervento ci si é chiesti: cosa fare col regime? Quasi sempre si arriva alla

fine del regime e questo non coincide quasi mai con la stabilità. Critica realista: non intervenire perché non è

nel nostro interesse nazionale, si creerebbe caos. L'intervento può essere visto come un atto, da parte di uno

Stato, per tutelare i suoi interessi e non per tutelare/intervenire nella situazione.

172. Crisi dell'ordine liberale. Un esempio è il fatto che interventi di responsability to protect in Libia

sono stati fatti, le cose sono andate in modo complicato e ora è molto difficile proporre un ragionamento del

genere (rifare la Libia ora è difficile).

173. Cosa sta succedendo in Siria? Perché in Libia si e in Siria no? Il governo è alleato della RU e nello

stesso campo c'è l'Isis che sta agendo contro tutto l'Occidente. È difficile capire la differenza e con chi

bisogna stare. Sintomo della crisi dell’ordine internazionale? Si mette a rischio la sicurezza. Attori esterni più

importanti: Russia, Turchia, Francia, USA. Cosa ci dice questo relativamente alla crisi dell'ordine liberale?

Da una parte ci sono le principali potenze liberali, e dall'altra potenze anti democratiche. Il fatto che per tutto

lo sforzo di includere la Russia nell’ordine internazionale, stanno uscendo le cosiddette democrazie illiberali

o Stati autoritari che operano in politica di potenza. La promozione e la tutela dei diritti umani é molto

complicata. Ci sono costi enormi per l'intervento, si sovrappongono conflitto civile, interessi delle grandi

potenze, quindi nessuno in questo momento ha voglia di entrare in una situazione cosi complicata.

174. La Siria ci fa vedere uno dei momenti di difficoltà dell’ordine. La JU era una situazione difficile, ma

là si cerca di affrontare secondo I principi dell’ordine (favorire un processo di pace possibilmente basato sui

diritti, multilateralismo). Siria punto di difficoltà in cui si vede che l'applicazione del multilateralismo non è

andata, l'idea di proteggere I diritti umani non è stata praticata (chi devo sponsorizzare, chi è il mio e chi è il

tup). É uno dei sintomi della crisi dell’ordine internazionale. Democrazia illiberale → è una democrazia nel

senso che le elezioni si svolgono secondo i criteri democratici, ma il risultato si traduce in una mancanza di

rispetto delle regole democratiche. Esempi sono la Russia, la Turchia, poi ci sono Stati non liberali come la

Cina. Vediamo il ritorno o l'ascesa di Stati che sono non liberali o non democratici e questo coincide con il

ritorno della geopolitica. Differenza tra ordine e sistema (se la pensiamo in termini liberali)? Cos'è il sistema

internazionale per Waltz? Formato da unità che interagiscono fra loro. Il principio ordinatore è l'anarchia.

Non c'è specializzazione. L'ordine é qualcosa di più sopra al sistema (valori, istituzioni internazionali e

rapporti commerciali…) questo da un certo tipo di stabilità perché si seguono i principi e non solo gli

equilibri di potenza. Il mondo per un liberale non è relativamente stabile solo perchè c'è il balance of power.

È stabile perchè c'è un ordine basato su norme e regole che si fonda anche sulla distribuzione di potenza, ma

non è solo quello.

175. Cosa ci dobbiamo aspettare dato il ritorno o l’ascesa delle democrazie illiberali? Non più fiducia dei

cittadini nelle organizzazioni internazionali. Ascesa del nazionalismo. Non c’è più sovranità verso l’alto e

verso il basso. Cosa succede al commercio? Si e no protezionismo. Non succede necessariamente, si possono

scindere le due cose (Trum politica protezionista nei confronti della Cina solo acciaio). C'era il pensiero che

l'interdipendenza avrebbe portato a un superamento delle logiche di potenza, no. C’é un distacco tra le

logiche commerciali, che sussistono, e la pratica dei principi internazionali in politica. Se noi commerciamo

con loro, ma non riusciamo più a controllare la stabilità dell'ordine, che succede? Potrebbero farlo loro.

Global governance (come era stata pensata dagli anni 90 in poi): Si diceva che il futuro è la globalizzazione e

questa deve essere governata da istituzioni, norme e regole. Chi le fa? Gli Occidentali, abbiamo la

democrazia e i principi saranno abbracciati in tutto il mondo. Cosa è realmente venuto fuori? Xi Jinping a

Davos ha detto che la Cina è l'ultima e la maggiore protettrice della globalizzazione economica. Come

pensare a una globalizzazione non occidentale e quindi guidata da principi diversi? La globalizzazione non è

un fenomeno nuovo, ma c'è da sempre. La vediamo nel momento in cui un attore internazionale è in grado di

acquisire grande potere culturale, economico, politico e influenzare tutti gli altri. La storia è un ciclo di

globalizzazioni. L'ascesa della Cina potrebbe essere vista come una parte di questo ciclo. Realismo: cicli

egemonici: ascesa e declino delle grandi egemonie (ciclicità della storia, globalizzazione come fenomeno

non nuovo ma che si ripete). Dice che la cultura è un aspetto sovrastrutturale (Marx). Cosa dice un liberale di

tutto questo? Un unico stato non può essere egemone. Sistema liberale: gruppo di Stati che portano avanti

principi e progresso lineare in cui democrazia e capitalismo sono la versione definitiva. Credere che questa

volta é diverso, siamo noi e quindi é meglio (illusione). Il liberalismo non é un sistema neutro, ma é carico di

valori e dice che un sistema è meglio dell’altro. L’ordine internazionale liberale è guidato da valori e da

dinamiche di politica internazionale. Come sarebbe questo ordine internazionale non più occidentale? Si può

fare senza che esploda? Principio della politica estera cinese: non interferenza nella sovranità altrui. È

esattamente il contrario del principio liberale. RU e Cina sono sovraniste, quindi lo Stato deve venire prima.

Cosa fa dentro al suo Stato, non è un problema degli altri. È possibile pensare un ordine in cui ci sono

potenze che ascendono e tornano sovraniste e potenze occidentali? Non si rischia di esplodere? Se il sistema

odierno liberale vuole sopravvivere, nonostante l'ascesa delle potenze sovraniste o illiberali, deve trovare il

modo di coesistere con queste. Lasciarle fuori dal sistema non è possibile perchè sono potenze che hanno un

forte peso economico, politico e culturale. Non è nemmeno possibile modificarle al punto da trasformarle in

potenze democratiche. Autore indiano che dice che il futuro dell'ordine internazionale è un mondo multiplex,

come il cinema. Si può stare sotto lo stesso tetto avendo gusti diversi. Perché a questi attori internazionali

non piace l’ordine internazionale liberale? Come vede la RU l'allargamento della NATO e del'UE? Per un

attore che continua a ragionare in termini di sfere di influenza, é l’Occidente che gli arriva addosso.

Problema di sicurezza molto molto notevole. Il sistema liberale implica espansione (gli altri devono essere

come me e staranno meglio se saranno come me). Non è stato digerito dai russi. Gli americani avevano detto

che non avrebbero espanso la NATO oltre la Germania (assolutamente non ai Paesi dell'UE dell'est e non ai

Paesi Baltici). Ordine internazionale liberale dal lato cinese → Occidente come invasore in Cina. Obbligare

la Cina ad aprirsi. Ora sono più forti loro. In Cina c'è un forte nazionalismo basato sul concetto del Secolo di

umiliazione → dai primi trattati ineguali della guerra dell'oppio alla rivoluzione. Iniziano a diventare sempre

più forti. Primo obiettivo: è essere abbastanza forti per non essere colonizzati più. La Cina può partecipare

selettivamente all’ordine internazionale. Questo è il bello e il brutto dell'ordine internazionale liberale.

Perché? Partecipazione mista. Può prendervi parte quando fa I suoi interessi e si ritira nel caso contrario. Si

pensa in termini realisti, vantaggio relativo. Rapporto misto con le organizzazioni internazionali. La

partecipazione selettiva all’ordine é positiva e negativa allo stesso tempo. C'è l'integrazione commerciale e

istituzionale (organizzazioni e regimi internazionali). Non solo la Cina partecipa selettivamente. Lo fanno

anche altri Paesi, come gli USA (es. Corte Penale Internazionale).

176. Altri lati oscuri dell'ordine internazionale liberale → Se siamo liberali economici (liberisti) fino in

fondo, cosa pensiamo dei flussi migratori? Utili all’economia. Regolano il costo del lavoro. Domanda e

offerta si incontrano nel lungo periodo e i lavoratori si spostano dove c'è più domanda. Quali sono gli altri

principi liberali che devono spostarsi in questo senso? Un mondo basato sul diritto (anche diritti umani),

anche I diritti dei rifugiati (diritti umani). Dualismo/monismo → Kelsen. Principio dell’ordine liberale. Il

mio diritto non è solo quello dello Stato in cui vivo, ma parte dai diritti umani. Questo si lega anche al

capitalismo. Lati oscuri della globalizzazione → terrorismo. Prima era molto più facile controllare I confini.

Spillover della guerra civile più ridotti (conflitto, bande armate, signori della guerra...). È molto più difficile

controllare questi fenomeni. Il terrorismo è un problema di un mondo che ha abbattuto i propri confini. Quali

sono I rischi per l’ordine liberale cosmopolita? Evitare I contatti con le altre società. Nazionalismi (Brexit,

Lega, Le Pen). Siamo dentro ad un ordine regionale, l'UE, che ha provato ad affrontare una serie di problemi

chiave in modo liberale, con il diritto, con il liberalismo economico. Ora stiamo affrontando il lato oscuro

della forza. Soluzioni complesse. Qual è l'altro evidente problema della globalizzazione economica? È un

riflesso della diffusione del libero mercato, si è visto maggiormente post crisi. → La disuguaglianza. Il libero

mercato da una parte porta a una migliore allocazione delle risorse, dall'altro porta alla disuguaglianza. Ci ha

portato il populismo in UE e Trump. I sistemi occidentali sono messi molto in crisi dalla disuguaglianza: il

welfare è in crisi, le risorse sono sempre meno, disoccupazione. L'ordine nazionale è da buttare via e tornare

in un mondo di Stati sovrani guidati da Salvini oppure si può aggiustare? La disuguaglianza c'è nel sistema

liberale. L'ordine internazionale liberali ha portato Stati poveri a crescere (Nigeria, Cina). La Cina ha portato

fuori dalla povertà 700 milioni di persone, si sono integrati nel mondo. Non neutralità del liberalismo →

valori più importanti.

Egemonia

Teorie oliste / globaliste dell'E: analisi sistemica (es. T lunghi cicli di

Modelski; T economia-mondo)

Teorie riduzioniste dell'E: unità di analisi lo stato e le relazioni tra stati (es. T.

stabilità

egemonia)

Idea comune: la stabilità del sistema è legata all'accentramento di potere (# T.

EdP) → cicli di ordine e disordine; guerre costituenti

Temi da trattare

Tipi di E

Rapporto E-EdP

E e cambiamento nel SI

Risorse di potere dell'E

Perchè finisce l’E

1. Tipi di E

Leadership benevolente (fornisce bene sicurezza senza imporre altro)

Leadership coercitiva (fornisce bene sicurezza e impone partecipazione

ordine economico egemonico) (Snidal 1985)

2. Rapporto E-EdP: possono convivere--> durante GF pace egemonica

intra-blocco (“Leadership egemonica” US)

occidentale + pace di equilibrio tra blocchi ordine

egemonico non privo di costi (in termini di sforzo dell'egemone e di legittimità)

Rilevanza delle risorse di potere materiali ma anche ideazionali, valoriali (v

caso leadership US)

→ Ikenberry spiega la trasformazione della natura dell'ordine dopo le due

grandi guerre:

- fase ricerca della diluzione del potere

- fase della ricerca dell'equilibrio con la costruzione di un SI di pesi e

contrappesi

- fase della gestione delle disuguaglianze attraverso le istituzioni (che hanno

più probabilità di essere istituite e seguite nel caso di un gap di potere)

--->

→ 3 ideal-tipi di ordine int.le secondo Ikenberry

(2001): EdP; E, costituzionalismo (realizzato x lo più dopo II GM – smorza

circolo vizioso “>

differenziale di pot --> tendenze coercitive dei più forti e disponibilità alla

sottomissione dei più deboli) --> IMP ISTITUZIONI (anche nell'E)

• princ organizzatore limiti al pot fonti stab.

• EdP: anarchico coalizioni opposte EdP

• E: gerarchico nessuno forza E

• Cost: legale istituzioni limiti al pot

E benevola US che tende al costituzionalismo

3. E e cambiamento nel SI

- T. Gilpin

- T trasizione di potere (quando si verifica gap tra status e potere)

(Organski)

- T ciclo di potere (Doran 1971) (gap tra pot, status e aspettative. In Doran,

valutazione

negativa dell'E)

- T dei cicli lunghi (Modelski 1987) (lunghi periodi di ordine egemonico –

guerra egemonica (o costituente) – nuovo ordine)

Robert Gilpin

Guerra e mutamento nella politica internazionale ’81

Metodo: Necessità di integrare i due approcci →

• Sociologico (sistemico/olistico; focus sulla struttura)

• Economico (scelta razionale; focus sugli individui)

Oggetto di analisi fond. (largamente negletto): mutamento

SI: “aggregazione di diverse entità (processi, strutture e attori) legate

da interazioni regolari (diplomatiche, politiche, economiche, militari) secondo

una certa forma di controllo” (p. 67)

Un sistema è in equilibrio “quando nessuno stato (o gruppo) potente ritiene

che il cambiamento del sistema porterebbe profitti addizionali proporzionali ai

costi prevedibili per produrre un cambiamento del sistema” (p. 49-50)

Forme di controllo realizzate storicamente (# x distribuzione di pot,

gerarchia di prestigio, diritto e regole):

Imperiale/egemonica

– Bipolarismo

– Equilibrio di potenza

SI equilibrio Redistribuzione

[cambiamenti econ del potere

pol, tecnologici

che cambiano costi/benefici]

Risoluzione crisi Squilibrio

Sistemica (x incentivo di

alcuni stati al

(v. guerra egemonica) cambiamento e x

divergenza tra distribuz

effettiva pot e ristribuzione nel

SI vigente)

Fattore determinante del mutamento: trasformazione del potere

relativo degli stati

Potere: “capacità militari, economiche e tecnologiche degli stati” (p.52)

Tipi di mutamento:

1. Dei sistemi (entità)

2. Sistemico (tipo di governo)

3. Di interazione (regole di interazione)

1 → 2 e 3 Classificazione del mutamento è funzione del livello di analisi

Modalità di mutamento:

• Incrementale (conflitti locali. metodo > negoziato)

• Rivoluzionaria (metodo > guerra egemonica)

→ In entrambi i casi il catalizzatore è la guerra

→ Guerra che porta ad una trasformazione radicale del

SI: guerra egemonica

G afferma che l’idea di fondo della teoria della guerra egemonica era

la crescita ineguale di potere fra gli

presente nel pensiero di Tucidide:

stati è ciò che guida la politica internazionale

→ Elemento strutturale rilevante per la guerra e il mutamento: crescita

differenziale di potere che altera l'equilibrio tra potere e status

Lo stesso principio si ritrova nella T dei cicli di potere di Doran

La T dei lunghi cicli (Modelski) →

T. dei lunghi cicli (Modelski 1978; Thompson 1983)

sistema politico globale dal 1494 è caratterizzato da cicli regolari di leadership

mondiale, gestione

dell’ordine e guerra globale di 100 anni. La leadership è fondata sul controllo

delle capacità militari di portata globale. Il leader plasma l’ordine mondiale e lo

gestisce finché i costi non saranno insostenibili ed una potenza sfidante, a

portata locale emergerà

→ guerra locale che poi potrà diventare guerra globale seguita da una nuova

leadership

Solo una guerra globale porta a un cambiamento di leadership. La potenza

sfidante quasi sempre perde. La concentrazione di potere (di tipo # secondo

periodo) porta a periodi di pace. C’è evidenza empirica del rapporto.

4. Risorse di potere dell'E

- militari (dibattito su supremazia potere marittimo) - Modelski

economiche – Wallerstein, Gilpin - “pot strutturale” Strange (dare forma

– alle strutture dell'econ politica mondiale)

intellettuali (“soft power” Nye)

5. Perchè l'E finisce?

- sovra-estensione (funzionale e/o territoriale)

- crescita ineguale di potere

Fine dell'E e tenuta dell'ordine int.le

- dibattito: T stabilità egemonica – Keohane

“After Hegemony”

post GF: Mearsheimer - Ikenberry / Keohane

RELAZIONI INTERNAZIONALI 09/04/2018

SCUOLA INGLESE/SOCIETA' INTERNAZIONALE

Viene chiamata società internazionale perchè il concetto centrale della SI è quello di società

internazionale.

Martin Wight: le tre tradizioni

• Realismo (Machiavelli): conflittualità, anarchia, politica di potenza,

pessimismo sulla natura umana (RI come semplici relazioni strumentali tra stati

alla ricerca del potere)

• Razionalismo (Grozio): gli individui possono convivere abbastanza bene

anche in assenza di un governo comune – le RI come attività governate da

regole basate sull’autorità reciprocamente riconosciuta (diritto internazionale,

prassi diplomatica)

• Rivoluzionarismo (Kant): unità morale della società umana

indipendentemente dagli stati (“cosmopoliti”) – lo scopo ultimo della storia

internazionale è mettere in condizione ogni individuo di conseguire

l’autorealizzazione e la libertà

Secondo Wight, autore molto importante per la SI, esistono 3 grandi tradizioni/modi di concepire la

politica internazionale:

• Tradizione realista: la riconduce a Machiavelli (Stati, stato-centrismo, politica di

potenza...). Vede la politica internazionale come conflittuale e statocentrica. Visione

pessimista e ciclica della storia.

• Rivoluzionarismo/Liberalismo: è rivoluzionaria, vuole cambiare la politica internazionale.

Mira alla trasformazione in meglio (in modo più pacifico) e in positivo. La riconduce a

Kant. Le radici di questa tradizione sono volte ad analizzare il ruolo dell'individuo. Gli

individui sono al centro. Anche nella teoria della pace democratica, che dice che gli Stati

non fanno guerra fra loro, gli individui sono al centro. Secondo Kant le democrazie non

fanno la guerra fra di loro, perchè nelle democrazie gli individui hanno voce, contano. Nel

liberalismo sociologico gli individui passano da uno Stato all'altro e creano legami. Questa

centralità del ruolo degli individui viene messa in evidenza da Wight quando parla del

rivoluzionarismo. Questa tradizione di pensiero è più cosmopolitica e meno concentrata sul

ruolo degli Stati. È più concentrata sul ruolo delle relazioni che includono anche gli

individui. L'obiettivo è quello della libertà e della pace fra gli individui.

• Razionalismo: La terza tradizione è una via intermedia alle 2 precedenti. La riconduce a

Grozio. Grozio si concentra molto sullo sviluppo del diritto, le norme. È su questo aspetto

che Wight concentra la sua attenzione quando parla di questa tradizione di pensiero. Il

concetto di razionalismo è usato per riferirsi ad un ambito di studio diverso da quello dei

grandi dibattiti. Wight ci dice che, in questa visione della politica internazionale, gli

individui possono convivere bene fra loro. Non necessariamente c'è conflittualità alla

Hobbes. Anche se non hanno un governo comune, riescono comunque a convivere e, traslato

al livello degli Stati, anche se c'è anarchia, non è detto che questo porti inevitabilmente a

una tensione che può portare a una guerra (se non si crea un equilibrio di potenza). Perchè

non è cosi conflittuale? Perchè questi individui possono stabilire fra di loro delle regole

comuni di comportamento, sulla base dell'esistenza di un'autorità riconosciuta (che non deve

essere per forza un Leviatano) che (ad esempio lo Stato di ciascun individuo) si fa garante di

queste norme. In questo contesto, lo sviluppo del diritto internazionale modifica fortemente

le aspettative su come si comportano gli Stati in politica internazionale. Secondo i realisti, in

mancanza di un governo comune, gli Stati si temono a vicenda e, inevitabilmente, applicano

delle pratiche per tutelarsi. Si armano, formano EdP. Nel mondo anarchico liberale gli Stati

creano delle istituzioni o si danno una forma democratica per essere migliori internamente e

più pacifici esternamente. Grozio combina queste due tradizioni. Dice che anche se non si

creano delle istituzioni formali (NU, la BM, l'UE), esistono una serie di regole,

consuetudini, istituzioni informali che condizionano e vincolano il comportamento degli

Stati stessi anche in un sistema anarchico, cosi come le regole non convenzionali

condizionano e vincolano il comportamento dei singoli individui. Si stabiliscono, tra

cittadini, delle regole sociali di comportamento che ci si aspetta vengano rispettate. È

importante potersi aspettare che gli altri non facciano determinati comportamenti. Alla base

di questa visione della politica internazionale c'è l'idea che realismo e liberalismo non siano

due mondi completamente separati e che se vale uno non vale l'altro, ma che, per

comprendere la politica internazionale, occorre aver presente tutte queste logiche e

considerare la via di mezzo fra queste due e cioè il fatto che nelle relazioni in un sistema

anarchico si creano comunque un sistema di regole condivise che condizionano il

comportamento degli attori senza che necessariamente questi diventino un Leviatano o una

organizzazione internazionale. Questo è il messaggio centrale alla base della SI.

Mentre le tradizioni realista e liberale hanno profondamente influenzato la

teoria contemporanea delle relazioni internazionali, lo stesso non può dirsi della

Scuola

tradizione groziana. L’unica eccezione di rilievo è data dalla cosiddetta

inglese.

Questa SI è particolarmente interessante da studiare perchè è sui generis rispetto alle tradizioni

precedenti. Le RI nascono e si sviluppano principalmente negli USA e questo ha una influenza

importante su ciò che si studia e sulla prospettiva che si dà alla teoria delle RI. Solo sucessivamente,

dalla fine della GF in poi, approcci alternativi come il ècostruttivismo si sviluppano, e hanno una

matrice principalmente europea.

La scuola inglese

Scuola che nasce attorno alle discussioni di studiosi riuniti nella British

Committee on the Theory of International Politics (creata da Herbert

Butterfield nel 1959 – anni 80’; 3 incontri l’anno, prevalentemente a

Cambridge, Oxford, LSE; finanziamento Rockefeller Foundation).

Nome coniato da Roy Jones (Review of International Studies 1981).

Nasce durante la GF, quindi in un momento in cui c'era il predominio degli USA

sulla disciplina e si sviluppa in UE. Si chiama SI proprio per questo. Questo

nome viene dato per far riferimento a un gruppo di studiosi che erano soliti

incontrarsi proprio in Inghilterra. Gli studiosi sono di varie parti dell'UE. È

rilevante anche questo rifiuto di schierarsi dalla parte dei realisti o dei liberali

che è fortemente europeo. Già Aron che è un realista europeo, era eterodosso

rispetto agli altri. C'è un'impostazione europea che è un po' diversa. Dove

nasce? Si forma, alla fine degli anni 50, un comitato per lo studio della politica

internazionale. Questo comitato si forma in ING ed è volto a capire a che punto

si è nella politica internazionale. La fine degli anni 50 è un momento

importante di tensione della GF (1956 invasione dell'Ungheria, difficoltà di

questi anni. Picco con la crisi di Cuba). Sono anche gli anni in cui sta facendo i

primi passi il processo di integrazione europea (1951, 1957 – CECA, CEE). Sono

anni di profonda trasformazione della politica internazionale anche sul versante

europeo e è proprio in questo contesto che (non a caso) in ING viene creata

questa commissione che non ha l'ossessione di preoccuparsi di come fare ad

avere effetto dterrente da parte di una superpotenza e che riflette a partire da

una tradizione (che nel dibattito fra comportamentisti e tradizionalisti) si

schiera con i tradizionalisti. La SI metodologicamente rifiuta quel rigore

scientifico ispirato alle scienze naturali e richiama l'importanza di attingere

dalla storia, dalla filosofia, dalla sociologia, ovvero da una pluralità di discipline

senza imporre un rigore scientifico per cui si vanno a cercare correlazioni

causa-effetto. Uno degli esponenti contemporanei di questa scuola, che sta a

cavallo tra SI e costruttivsimo, Busan che ci fa vedere un esempio di come

questi concetti possono essere applicati all'espansione della Società

internazionale fino all'epoca contemporanea. Abbiamo visto l'espansione della

società internazionale con l'espansione del sistema degli Stati. Questa è una

ricerca fatta nel contesto della SI perchè Jackson (autore del manuale) è uno

dei maggiori esponenti della SI. In questo contesto, alla fine degli anni 50, di

momento importante per la trasformazione della politica internazionale, nasce

questa British Committee on the Theory of International Politics. Si riunisce in

ING, a Londra alla London school of Economics. Si riuniscono una o due volte

l'anno e fanno dibattiti. Cominciano a scrivere e a produrre i primi risultati. Il

termine viene coniato qualche anno dopo, quando questa Committee era un

po' in crisi, si riunivano meno, erano invecchiati, non c'erano altri adepti, ma

Roy Jones studiando la produzione scientifica di questi autori conia il termine

Scuola Inglese in un articolo sulla rivista di studi internazionali.

Autori maggiori

→ Martin Wight -

→ Hedley Bull -http://www.abc.net.au/news/video/ 2008/08/07/2326801.htm

Altri autori di rilievo:

Charles Manning (1894-1978)

Herbert Butterfield (1900-1979)

John Vincent (1943-1990)

Adam Watson (1914-2007)

Martin Wight (teorizza le 3 tradizioni di pensiero). Muore abbastanza giovane e i

suoi scritti verranno pubblicati postumi. Bull è molto noto un libro che si chiama

“The Anarchy of society”. È il suo libro principale. Entrambi questi autori hanno

lavorato per lo più ad Oxford.

2 filoni principali

→ Pluralisti – affermano che la diversità del genere umano (politiche, culturali,

religiose, etniche, …) è meglio gestita un una società formata da stati. (Bull,

“The Grotian Conception of International Society”, 1966: “the solidarity, or

potential solidarity, of the states comprising international society, with respect

to the enforcement of the law.”)

→ Solidaristi - affermano che la società di stati dovrebbe fare di più per

promuovere regole comuni riguardo gli individui (es diritti umani). (Bull, “The

Grotian Conception of International Society”, 1966: “states do not exhibit

solidarity of this kind, but are capable of agreeing only for certain minimum

purposes which fall short of that of the enforcement of the law”)

Ci concentreremo soprattutto sui primi (es Bull)

Si distinguono due grosse categorie: i pluralisti e i solidaristi. Siccome la SI si

trova a cavallo tra una visione cosmopolitica kantiana e una visione

statocentrica realista, anche all'interno della SI c'è una divisione fra coloro che

sono più vicini al realismo e coloro che sono più vicini al liberalismo. In cosa si

distinguono? In 2 modi diversi di concepire il ruolo dello Stato e la rilevanza

della sovranità dello Stato. Nel farlo e nell'analizzare le implicazioni, a contrario

dei realisti, non disdegnano valutazioni di tipo normativo. L'etica non è messa

fuori dalla porta. Considerazioni etiche sono frequenti nella SI e questo

fondamento normativo è molto importante. Normativo nel senso di valoriale. I

pluralisti affermano che la pluralità del genere umano, che è fatta di culture,

lingue... e di interessi diversi, è meglio organizzata e può portare a un grado di

coordinamento più efficiente se le comunità si organizzano in Stati. Questi Stati

sono sovrani. La società internazionale di cui parlano, è formata di Stati nei

quali la preoccupazione per la sovranità stessa e per il rispetto stesso di questi

Stati è importante. Ci troviamo in un contesto nel quale i pensatori della SI

guardano anche all'interno della compagine statuale (non li considerano come

palle da biliardo), ma riconoscono che la sovranità degli Stati è importante

perchè è quella che ci permette di organizzare lo spazio pubblico e che ci

permette di avere un referente per i cittadini rispetto ai loro bisogni. È uno

Stato che assolve una funzione di creazione di ordine internazionale e di

fornitura di servizi per i cittadini internamente agli Stati stessi. La chiave di

lettura è il concetto di sovranità. I solidaristi insistono sul fatto che l'attenzione

debba essere posta in primo luogo sugli individui. È vero che il mondo è fatto di

Stati e la CI si muove come se fosse una unica collettività, tuttavia gli individui

sono cosi importanti, e lo è anche la loro incolumità, che il sistema

internazionale e gli Stati stessi, si devono preoccupare di adottare una serie di

misue (ad esempio una legislazione) che sia di tipo cosmopolitico. Questa deve

quindi tenere conto per prima cosa dei bisogni delle persone piuttosto che di

quelli degli Stati come istituzioni. Tutto quello che ha a che fare con la tutela

dei diritti umani, rientra nella tradizione solidarista. Tradizione che guarda allo

sviluppo del diritto internazionale che hanno fatto gli Stati, per la tutela di diritti

individuali. I diritti umani sono applicabili alla persona indipendentemente dalla

nazionalità di quella persona. I solidaristi sono più vicini a una visione

cosmopolitica della politica internazionale. In queste due visioni, i diritti e i

doveri degli Stati, sono molto diversi. Nella visione pluralista il dovere degli

Stati è il dovere di protezione dei propri cittadini e quindi molto vicina alla

tradizione realista. È una sovranità che va rispettata e tutelata. Articolo 2,

Paragrafo 7 della Carta delle NU: Gli Stati sono sovrani sul proprio territorio.

Non c'è nessun diritto di intereferenza. È soltanto quando gli Stati rispettano la

sovranità, gli uni degli altri, che si ha un ordine, un ordine pacifico. Nel caso dei

pluralisti, il dovere principale degli Stati è la tutela degli individui, ma non solo

dei propri, ma in generale. Il diritto di non interferire negli afaridi un altro Stato

viene fortemente ridotto nel momento in cui quello Stato non è in grado di

proteggere i propri cittadini o li perseguita. Queste due posizioni si interrogano

e hanno risultati e idee molto diverse sull'intervento umanitario o la

responsabilità a proteggere. In una visione solidarista, l'influenza negli affari

interni di uno Stato, è legittima nel momento in cui sono violati i diritti delle

persone. Di queste due scuole quella che ha avuto più seguito è quella

pluralista. L'autore più noto della SI, Bull, è un pluralista che non può però

essere definito realista perchè presta attenzione a una serie di fattori (come

norme e istituzioni) che non sono considerate dai realisti. Ci concentreremo su

Bull.

Concetti

• Politica internazionale concepita come una branca particolare della politica

caratterizzata dall’assenza di gerarchia (non esiste un governo mondiale) -->

anarchia

• Esistono tuttavia regole, istituzioni, interessi e organizzazioni comuni create e

condivise dagli stati che contribuiscono a determinare le relazioni tra di essi.

→ due concetti: Sistema Internazionale e Società internazionale →

Il concetto principale è che la PI sia una branca delle relazioni politiche che è caratterizzata

dall'sistenza di anarchia, ovvero dalla mancanza di un governo centrale. Su questo sono in perfetta

linea con i realisti. Tuttavia (differenza) esistono regole, istituzioni, interessi e organizzazioni

comuni che sono state create e condivise dagli Stati, che contribuiscono a determinare e influenzare

pesantemente le relazioni fra gli Stati stessi. Siamo in un ambito pluralistsa perchè si guarda, in

primo luogo, ai rapporti fra gli Stati. Questi rapporti non necessariamente sono conflittuali perchè

fra di loro si possono creare queste regole e istituzioni comuni che hanno creato e condiviso. Queste

regole, istituzioni comuni condivise sono ciò che differenzia un sistema internazionale da una

società internazionale.

SI e Società internazionale Bull:

Un sistema di stati (o sistema internazionale) si forma quando due o più

stati hanno tra loro contatti e un impatto sulle reciproche decisioni sufficienti …

a rendere il comportamento di ciascuno di essi una componente necessaria dei

calcoli degli altri.

Una società di stati (o società internazionale) esiste quando due o più

stati consapevoli di certi interessi e valori comuni, danno vita ad una società

nel senso che si considerano vincolati nelle loro relazioni reciproche da un

insieme comune di regole e collaborano al funzionamento di istituzioni comuni.

Un sistema internazionale è quello visto nell'ambito realista. Ci sono due o più

Stati che hanno relazioni regolari fra loro. Secondo molti autori questo implica

che possono essere coinvolti in una guerra generale e che quando fanno i loro

calcoli di politica estera, inevitabilmente, dovranno tenere conto dell'esistenza

dell'altro. Stiamo parlando soprattutto delle grandi potenze. Un sistema

internazionale è un sistema nel quale esistono più potenze che hanno relazioni

fra loro e che considerano nel loro calcolo razionale l'esistenza dell'altra parte.

Non c'è bisogno che abbiano relazioni particolari, ma basta che abbiano

relazioni sufficientemente regolari. Questo sistema internazionale si trasforma

in società internazionale nel momento in cui questi Stati, consapevoli di avere

interessi e valori in comune, si consideranovincolati reciprocamente da una

serie di relazioni e istituzioni e regole comuni che loro stessi creano. Nel

momento in cui questi Stati non semplicemente coesistono e interagiscono, ma

si danno un insieme di regole che condividono (per esempio sviluppano il diritto

internazionale e aderiscono alle norme di diritto internazionale), questi Stati

saranno parte di una società internazionale. La caratteristicha della società

internazionale è che da mero sistema, questi Stati cominciano a sviluppare

regole comuni. Queste possono avere la forma giuridica (diritto internazionale),

forma di consuetudine, di istituzioni formali o informali... Nel momento in cui

riconoscono la validità di queste regole di comportamento e si comportano

possibilmente secondo queste regole, faranno parte di una società

internazionale. La società internazionale cosi come il sistema internazionale

non è sempre stato esteso all'intero globo, ma si è pogressivamente allargato.

Si pensi a come nelle diverse aree del mondo il grado di codificazione delle

regole condivise sia stato diverso nel corso della storia. L'UE è il luogo nel quale

questa società internazionale nasce. Prima nasce il sistema internazionale fatto

di Stati e poi questi cominciano a darsi delle regole fra di loro. Quelle regole

che caratterizzavano i rapporti fra Stati, lo stesso EdP come regola di

comportamento, sono ciò che hanno reso l'UE, prima di qualsiasi altra parte del

mondo, una società internazionale che progressivamente si è estesa. Uno degli

ambiti di studio della SI è l'espansione della società internazionale che non

sempre ha coinciso con l'espansione del sistema degli Stati. Prima nasce il

sistema degli Stati. Ma prima che il continente africano diventi anche società

internazionale oltre a far parte del sistema degli Stati, passerà un lungo

periodo di tempo.

Il concetto di società internazionale

Un insieme di stati (o, più in generale, un insieme di comunità politiche

indipendenti) che non formano semplicemente un sistema, nel senso

che il comportamento di ciascuno è un fattore necessario nei calcoli degli altri.

Hanno anche stabilito norme e istituzioni comuni fondate sul dialogo e il

consenso, per regolare i loro rapporti reciproci; gli stati che fanno parte di una

società internazionale riconoscono il loro comune interesse nell’adeguarsi alle

norme istituite.

Concetto particolarmente caratterizzante la SI. Perchè parlano di società?

Società è un concetto sociologico. Si diventa società nel momento in cui si

condivide qualcosa: valori di fondo e regole da rispettare. Senza questi

elementi non c'è società. Ciò che rende un gruppo di persone/Stati società,

sono le norme e le istituzioni condivise. Questo è il secondo fondamentale

concetto della SI, ovvero quello di norma: le norme che si incarnano in

situazioni. Le norme sono importanti perchè regolano i comportamenti e le

interazioni. Io potrò ragionevolmente aspettarmi un comportamento conforme

a quella norma. Questo stabilizza le mie aspettative e mi rende più tranquillo,

se mi giro non sarò inevitabilmente pugnalato. Se ci sono regole che

penalizzanno questo comportamento.

Rapporto tra sistema e società

1. Sistema internazionale: una rete di interdipendenze politiche, economiche e

strategiche. Il sistema si dirada a mano a mano che questa rete si dirada e

viene meno del tutto là dove l'interdipendenza si interrompe.

2.Il rapporto tra sistema e società è storicamente variabile: la società

internazionale non può mai cessare di essere anche un sistema, mentre un

sistema anarchico può non avere elementi societari.

Il rapporto fra società e sistema è un rapporto per il quale il sistema è la

condizione e solo nel momento in cui si forma questo sistema di Stati, questo

può diventare una società internazionale. Non è detto che i sistemi di Stati si

trasformino sempre in società, perchè non è detto che condividono sempre

delle regole comuni. ES: dibattito sull'ordine liberale. L'ordine liberale si è

progressivamente esteso. Certi principi di fondo di questo ordine (espansione

della dempocrazia, liberalizzazione dei mercati..) si sono estese dalla fine della

GF a livello globale, e questo ha ampliato la società internazionale. Ha creato le

condizioni per una società internazionale liberale dove alcune regole di fondo

sono condivise. In cosa consta l'attuale crisi del sistema liberale? Nel fatto che

alcuni attori o aree del mondo stanno negando legittimità a quelle regole del

liberalismo e quindi si disimpegnano rispetto alla società internazionale e

ritengono che avremo la formazione di più società. Una governata da valori

asiatici, una di quello che è rimasto del mondo occidentale....

Questo concetto di società internazionale può essere utile per analizzare

determinate situazioni. Il rapporto fra sistema internazionale e società

internazionale è storicamente variabile. Qusto è importante. Storicamente ci

dice che gli studiosi della SI non cercano correlazioni strette causa-effetto che

valgano al di la del tempo e dello spazio (come diceva di fare Waltz), ma vanno

a cercare cosa storicamente è successo. Per questo adottano una prospettiva

tradizionalista. Guardano alla politica internazionale attraverso la storia, non

attraverso la correlazione tra variabili astratte.

Quando nasce, in epoca moderna, la società internazionale?

La data simbolica è il 1648: Pace di Westfalia, costituita da due trattati distinti:

1) Trattato di Münster

2) Trattato di Osnabrück,

che hanno terminato la guerra dei Trenta anni.

Punto di partenza. La nascita del sistema degli Stati e la progressiva estensione

di regole fra questo sistema.

Che cosa è accaduto a Westfalia?

• Affermazione principio della sovranità come principio ordinatore del sistema

di Stati europeo.

• Eguaglianza legale degli Stati.

• Il principio di non-intervento negli affari interni degli altri Stati.

La prima regola della società internazionale nasce insieme al sistema degli

Stati. Il principio di sovranità, che è quello che rende possibile i rapporti fra

Stati dopo la pace di Westfalia, è un principio fondamentale che ha attributi per

essere una istituzione della società internazionale. Questo è una istituzione che

esiste fin dall'inizio della formazione del sistema degli Stati e viene sancito da 2

trattati. Il trattato di Munster e di osnabruck (trattato di Westfalia). Affermano

la sovranità degli Stati e, affermando questo, affermano che questi Stati,

quanto al principio di sovranità, sono uguali. Tutti sono sovrani. Uguaglianza

legale degli Stati. Si afferma i principio di non interferenza, sancito fin dall'inizio

della formazione del sistema degli Stati, sulla base del principio di sovranità.

→ Due importanti conseguenze per la politica internazionale:

1) Secolarizzazione della politica internazionale (neutralizzazione della religione

come causa della

guerra)

2) Trasformazione della guerra: la guerra diviene un affare pubblico tra Stati (la

guerra è organizzata e autorizzata solo dagli Stati).

→ La guerra diviene una istituzione internazionale; (justi hostes).

→ I diversi sovrani si riconoscono come nemici giusti

Un'ulteriore conseguenza politica che è messa particolarmente in luce dagli studiosi della SI è la

secolarizzazione della politica internazionale con il trattato di Westfalia. Questo significa che la

sfera politica è separata da quella religiosa. Questa separazione è piuttosto evidente: cuius regio,

eius religio, dice che la religione di Stato dice che non è affare nel quale il Papa o un'altra autorità

religiosa possa mettere voce. Questa separazione delle sfere segna la secolarizzazione della politica

internazionale. Questa secolarizzazione è stata un punto di riferimento per moltissimo tempo che ha

significato che la religione non ha legittimità nello spazio politico l'argomento esclusivamente

religioso. La guerra di religione non è stata più possibile. Le trasformazioni della politica

contemporanea hanno fatto in modo preponderante ritornare la religione nella sfera politica. Uno

spunto di riflessione può essere l'analisi di questo processo per il quale la secolarizzazione della

politica internazionale è stata progressivamente seguita da un lungo periodo di separazione, ma da

un periodo nel quale oggi la separazione fra sfera politica e religiosa è molto meno evidente. Questo

non inficia lo studio della SI. Questi studiosi fanno un'analisi storico-diacronica. Non ci dicono che

succede sempre cosi e che non cambierà mai, ma ci danno delle chiavi interpretative. Si parla di

comprensione. La crezione del sistema degli Stati con i primi elementi di società internazionale è

anche caratterizzata da una trasformazione della guerra. Lo Stato è il monopolio dell'uso legittimo

della violenza. Lo Stato ha una prerogativa che nessun altro attore della politica ha, ovvero il

monopolio dell'uso legittimo della violenza e questo viene sancito con la pace di Westfalia. È il

principe che decide sull'uso della violenza verso l'esterno, ma anche su cosa tollerare o non tollerare

di uso della violenza internamente. La violenza non è più cosa diffusa, ma diventa decisa da dei

governi che la muovono, sotto forma di guerra, contro altri governi. È esattamente nel momento in

cui l'uso della forza di uno Stato nei confronti dell'altro diventa l'unica forma di violenza

legittimamente accettabile, che la guerra diventa una istituzione della società internazionale, perchè

viene regolamentata. Questo è un concetto impotante su cui si sofferma molto Bull. Parlare della

guerra come una istituzione è controintuitivo. Il controaltare rispetto alla guerra atta tra Stati che

prevede una dichiarazione di guerra, è una violenza diffusa. La violenza diffusa è molto più

negativa per il mantenimento dell'ordine internazionale della capacità degli Stati di avere la

possibilità di usare la forza contro altri Stati, ma di decidere quando utilizzarla, mobilitare tutte le

proprie risorse per utilizzarla e giustificare, verso l'interno e verso l'esterno, le motivazioni per cui si

fa questa guerra. Dal sistema homo homini lupus si passa a un sistema nel quale gli individui si

coalizzano tra loro e si danno una capacità di difendersi rispetto agli altri che però non diventa

annientamento senza motivazione, ma strumento della politica. È cosi che la guerra diventa

strumento della politica e istituzione della società internazionale (Bull).

Caratteristiche sistema degli stati che si afferma in Europa (Pace di Vestfalia

1648 )

Reciproco riconoscimento di legittimità e indipendenza, ma riservato solo agli

stati membri del sistema (non all’esterno di esso); relazioni regolate dal diritto

int.le e diplomazia; .

status quo

Equilibrio di potere volto a impedire lo stravolgimento dello

I sovrani si riconoscono come dei nemici in momenti particolari, che però si riconoscono legittimità

in questa differenza. Sono interlocutori che possono essere alleati oggi e nemici domani. Perchè fa

parte delle regole del gioco. Questo per gli Stati che fanno parte della società percepita come

legittima, il mondo civile. C'è anche il mondo barbaro. L'estensione del mondo percepito come

barbaro, nel tempo si è progressivamente ridotta, perchè si è allargata la società internazionale

percepita come legittimamente civile. Nei momenti di pace, lo strumento utilizzato nelle relazioni (è

un'altra istituzione importante nella società internazionale) è la diplomazia. Lo sviluppo della

diplomazia è essa stessa una istituzione della società internazionale, perchè rende possibili le

relazioni in un contesto di regole. Un esempio è il fatto che l'ambasciatore non è responsabile del

messaggio che porta. Questa è una regola fondamentale che rende possibile le relazioni. L'equilibrio

del potere è una pratica che gli Stati utilizzano in questo contesto di società internazionale, allo

scopo di gaantire l'ordine della società ed evitare guerre più sanguinose. Le coalizioni possono

avere un effetto reciprocamente deterrente nel tempo. Quindi anche l'EdP può essere letto nella

chiave di istituzione della società internazionale, perchè permette agli Stati di utilizzare uno

strumento (alleanze, rafforzamento, indebolimento della controparte) che è sempre volto all'EdP,

che ha la funzione di mantenimento dell'ordine. Il meccanismo di creazione dell'EdP è sempre lo

stesso, le regole di fondo sono sempre le stesse. È una istituzione che è condivisa da tutti gli Stati

del sistema (UE 600-700 → EdP pratica comune) e che è percepita come legittima e evita scontri

più sanguinosi. L'EdP è un'ulteriore istituzione della società internazionale. Vediamo come nel

sistema di Stati che comincia a formarsi alla fine del 400, si fonda canonicamente nel 1648 e si

consolida dal 700 in poi, progressivamente si cominciano a formare delle istituzioni condivise che

non sono formali (guerra, sovranità, EdP) ma che sono dei meccanismi riconosciuti come legittimi

dagli Stati stessi, attraverso i quali il sistema riesce a sopravvivere e a funzionare al meglio. Perchè

è una società? Perchè tutti coloro che sono coinvolti si riconoscono in queste istituzioni e gli danno

validità. La diplomazia è un'arte e uno strumento che tutti usano, la guerra è uno strumento che tutti

usano. Progressivamente si accetta anche di regolamentarla sempre di più. Lo sviluppo del diritto

bellico, nel tempo, renderà l'istituzione ancora più codificata da un punto di vista giuridico. Bull ci

aiuta a vedere questo elemento di società in quello che avevamo visto solo come sistema.

Diverso sistema di autorità (unica sovranità su territorio e popolazione) ...

...rispetto a quello medievale (sovranità dispersa e duplice fonte di legittimità –

religiosa e politica)

Sistema → Società → Ordine

→ Se il sistema si evolve in società internazionale, anche l'ordine

internazionale diviene qualcosa di più del prodotto dei rapporti di forza.

→ Invece di dipendere soltanto da fatti contingenti esso dipende anche, a un

(più persistente)

livello più profondo, da un insieme di vincoli politici, giuridici e

culturali.

Che rapporto c'è fra sistema e ordine? Ci sono due concetti importanti della SI:

ordine e giustizia. Non sono concetti solo della SI (se ne occupano anche

liberalismo e realismo). Come si occupa di ordine la SI? Se ne occupa andando

a vedere in che modo queste istituzioni della società internazionale

contribuiscono all'ordine. L'ordine non è garantito da una sola istituzione (EdP),

ma dalla presenza di una pluraità di istituzioni che formano dei vincoli.

Ordine internazionale (Bull)

“Modalità o disposizione dell’attività internazionale che sostiene quelle finalità

della società di stati che sono elementari, primarie o universali”

della società di stati che sono elementari, primarie o universali”

Finalità :

• Preservazione della società internazionale

• Difesa dell’indipendenza degli stati membri

• Mantenimento della pace

• rafforzamento delle fondamenta normative della vita sociale

L'attenzione è nei confronti degli Stati e questi si preoccupano di mettere in

atto una serie di azioni e disposizioni che sono volte al mantenimento delle

istituzioni elementari, primarie o universali. Cosa sono queste finalità

elementari, primarie o universali? Ne elenca 4, che sono quelle fondamentali

della società internazionale:

1. Preservazione della società internazionale: conditio sine quae non è il

mantenimento stesso della società internazionale. Se una società

internazionale si basa sull'istituzione della sovranità, sull'EdP, sulla

guerra... si farà di tutto affinchè questa società mantenga queste

caratteristiche e quindi tuteli quelle istituzioni. La società degli Stati ha

come finalità principale l'autosopravvivenza.

2. Difesa degli Stati: questi Stati devono essere e rimanere indipendenti. La

tutela dell'indipendenza degli Stati è finalità importante e caratteristica

fondamentale della società internazionale.

3. Mantenimento della pace: finalità che nel realismo non è menzionata, ma

nel liberalismo si. La guerra ha dei costi e delle ripercussioni negative.

Può portare alla fine dell'indipendenza di uno Stato.

4. Rafforzamento delle fondamenta normative della società internazionale:

punto più difficile che Bull menziona perchè ha bisogno di essere

specificato nelle singole componenti.

Fondamenta normative della vita sociale:

– “limitazione della violenza” (Convenzioni di Ginevra)

– “mantenimento delle promesse” (principio di reciprocità- pacta sunt

servanda)

“stabilità del possesso” (mutuo riconoscimento della sovranità statale)

Bull dice che le fondamenta normative della società internazionale sono di tre

tipi e tutte devono essere mantenute in vita affinchè la società internazionale

possa permanere:

1. Limitazione della violenza: è vero che la guerra è uno strumento nelle

mani degli Stati per la conduzione della politica con altri mezzi, tuttavia il

contenimento della violenza è fondamentale. La violenza usata

indiscriminatamente va contro l'ordine stesso. Si può mantenere l'ordine

internazionale solo se la violenza è controllata e limitata. Si pensi a una

istituzione tipica nella società interna (fra gli individui) che è quella del

duello. Questa istituzione, rispetto all'homo homini lupus, è un passo

avanti nella civiltà, perchè rappresenta il momento nel quale si crea un

rito attorno al quale 2 contendenti possono o farsi giustizia o avere

ragione su una determinata questione. Quanto più si è andati avanti nel

tempo, tanto più il duello ha avuto come finalità non quella dell'uccisione

dell'avversario, ma quella di mostrargli la maggiore abilità. C'è un

elemento di limitazione della violenza (si da avvio alla battaglia e non si

può colpire alle spalle, si usano alcune armi e non altre...), è la

ritualizzazione di un confronto. Questo si è superato nelle società interne

nel momento in cui si sono create delle istituzioni che garantiscono che

ciascuno non si faccia giustizia da solo (tribunali). Nel sistema

internazionale la ritualizzazione legata alla guerra e a ciò che

progressivamente è stato reso possibile o non possibile in guerra, sono

forme di controllo dell'uso della violenza, volte a evitare che questa

violenza sia utilizzata in modo indiscriminato. Perchè alle fondamenta

normative della società internazionale ci sta questa indicazione di uso

limitato della violenza. Oggi siamo di fronte a una grossa sfida di questa

necessità della società internazionale. La società internazionale degli

Stati ha cominciato a sperimentare un uso sempre meno limitato e

sempre più diffuso della violenza (atti terroristici), rispetto al quale la

capacità degli Stati di garantire il controllo dell'uso legittimo della

violenza viene molto meno o non è percepito come sufficiente e questo

mina le fondamenta stesse della società degli Stati. Noi cittadini siamo

meno disposti ad attribuire legittimità e credibilità a uno Stato che non è

in grado di proteggerci, di controllare l'uso diffuso della violenza. Cosi

come il ricorso ad armi di distruzione di massa che abbiano una portata

generalizzata (armi chimiche e batteriologiche) è frequente e va contro

questa limitazione di uso della violenza. Siamo di fronte ad un altro

elemento di sfida della società degli Stati, se è vero che la limitazione

della pviolenza, come dice Bull, è una precondizione fondamentale.

2. Mantenimento delle promesse: si basa sul principio di reciprocità, per il

quale ciascuno degli Stati coinvolti in un patto si impegna a non

romperlo. La società degli Stati funziona come società, solo nella misura

in cui gli Stati tengono fede alle proprie promesse. Nel caso in cui si

facciano accordi di non belligeranza e che poi siano violati in un attacc a

sorpresa, cè una palese violazione del pacta sum servanda, che mina le

fondamenta della società degli Stati perchè la regola non è rispettata.

3. Stabilità del possesso: requisito importante che è stato alla base della

creazione delle nostre società. È il momento nel quale si stabilisce che

esiste una proprietà privata che va rispettata anche all'interno degli Stati

e rispetto alla quale si creano una serie di regole di tutela. Questo

principio della proprietà privata, portato a livello internazionale si incarna

nel concetto di sovranità stessa: gli Stati sono sovrani nel loro territorio. Il

rispetto di questa sovranità è un'altra precondizione, secondo Bull,

importante della società internazionale. Bull non ritiene che il rispetto

della sovranità sia fatto a discapito delle persone, ma è fatto proprio

perchè è solo attraverso un mondo organizzato in Stati che le persone

possono essere protette.

L'ordine internazionale si basa sulla capacità di mettere in atto una serie i

pratiche che sono volte alla tutela delle finalità fondamentali della società

internazionale e il rafforzamento delle fondamenta normative. Questo è ciò che

rende l'ordine internazionale possibile. L'ordine è strettamente connesso alla

capacità della società internazionale di mantenere fede a se stessi, di non

andare contro a quelli che sono gli elementi fondamentali che la caratterizzano

(fondamenta normative). Questa attenzione rispetto alle fondamenta

normative è importante, perchè si fa riferimento ad aspetti che non erano stati

prima cosi apporfonditi. Il concetto di sovranità è lo stesso del realismo, ma le

motivazioni etiche sono completamente diverse, sono più argomentate.

Tipi di ordine

• O della vita sociale (individui)

• O internazionale (stati)

• O mondiale (genere umano)

Esiste un ordine che fa riferimento alla vita sociale. Anche nelle nostre società c'è un ordine che

deve essere rispettato e che non è fatto solo dal diritto positivo, ma anche da convenzioni, regole di

comportamento, istituzioni (matrimonio, proprietà privata). Esiste l'ordine internazionale che è

quello fra Sati, è l'ordine della società internazionale, che regola i rapporti fra gli Stati. Esiste anche

l'ordine mondiale. Questo è quello più vicino ai solidaristi, ovvero un ordine che riguarda i rapporti

tra individui che appartengono al genere umano. Un pilastro importante dell'ordine mondiale è lo

sviluppo dei diritti umani come parte importante del diritto internazionale che si applica agli

individui di tutto il mondo. Anche questa attenzione rispetto a livelli diversi si affianca alla

considerazione che i sistemi delle società funzionano in modo analogo indipendentemente dal

livello, ma c'è da considerare quali sono gli attori di riferimento a livelli diversi.

Il mantenimento dell’ordine

• La responsabilità del mantenimento dell’ordine spetta agli stati, che

percepiscono l’esistenza di interessi comuni (posizione normativa)

• Su cosa si basano questi interessi comuni? Su norme condivise:

– lo stato come elemento fondante della società di stati (principio normativo

fondamentale);

– Regole di coesistenza (le condizioni minime di coesistenza per gli stati);

Norme che agevolano la cooperazione (scopi più complessi e secondari)

Istituzioni: ciò che rende possibile queste regole

• Equilibrio di potenza (semplice – bipl; complesso – multipol; locale vs

globale)

• Diritto internazionale

• Guerra: limitazione violenza diffusa e attribuzione di tale capacità solamente

agli stati (in questo senso mantenimento dell’ordine)

• Diplomazia

• Sistema di direzione delle grandi potenze (deterranza una «quasi-

istituzione»)

Le istituzioni che questa scuola prende come caratterizzanti la società internazionale sono:

• EdP → è un comportamento rituale, ripetuto nel tempo, volto ad ottenere lo stesso

obiettivo, ovvero limitare la nascita di una potenza egemonica. Questo può essere semplice

quando c'è un sistema di due soli superpotenze e complesso in un sistema multipolare.

Quello che si fa cambia secondo la conformazione del sistema internazionale. L'EdP è una

delle istituzioni della società internazionale che permette il mantenimento della società

internazionale, il contenimento dell'uso della violenza, ovvero le funzioni primarie.

• Diritto internazionale → inisieme di regole che permettono la stabilizzazione delle

aspettative sul comportamento altrui.

• Guerra → guerra come opposto alla violenza indiscriminata, non gestita, non organizzata.

La guerra è violenza organizzata, ha delle regole ed è gestita dalloStato che ha il monopolio

dell'uso legittimo della violenza.

• Diplomazia → ambito nel quale, per primo, si sviluppano regole nelle relazioni fra Stati.

Uno degli inizi del diritto internazionale avviene nel diritto diplomatico-consclare.

• Sistema di direzione delle grandi potenze → le grandi potenze hanno una capacità di

direzione della direzione nella quale va la società internazionale. Le grandi potenze sono le

potenze guida di una società internazionale. Questo ruolo gli è riconosciuto dalle altre. In

questo, Bul dice, si possono riconoscere degli elementi propri di una istituzione. Dice che la

deterrenza, in particolare quella nucleare durante la GF, è una quasi-istituzione. Sul ruolo

della deterrenza come capacità di evitare che un altro Stato ci attacchi, in particolare sul

piano nucleare, il meno sicuro che si tratti di non avere una propria istituzione nella società

internazionale che la inserisce perchè, pur avendo una grande prospettiva storica, riconosce

che in epoca nucleare è l'elemento fondamentale.

Questo concetto di ordine si combina sempre con un altro concetto importante in qualsiasi società,

ovvero quello di giustizia.

Giustizia

“regole morali che conferiscono diritti e doveri a stati e nazioni”

• Commutativa: regole che definiscono un terreno di gioco uniforme nei

rapporti tra i membri della società internazionale (riconoscimento reciproco di

diritti e doveri attraverso scambio e contrattazione; reciprocità).

• Distributiva: criteri che presiedono alla ripartizione di beni tra i membri

della società internazionale. Perequazione nord-sud e paesi ricchi – paesi poveri

[a lungo considerata questione solo interna]

Non vogliamo solo una società ordinata internamente, ma anche una società

giusta. L'accento sull'ordine piuttosto che sulla giustizia, è diverso secondo la

nostra inclinazione politica, la nostra visione generale della società. Tra gli

autori della SI, autori come Bull, sono più attenti all'ordine, perchè lo

considerano una precondizione fondamentale anche per essere giusti. Gli autori

più solidaristi sono più vicini al ruolo della giustizia. La giustizia è definita come

le regole morali che conferiscono diritti e doveri a Stati e nazioni. Esistono 2

grandi categorie di giustizia:

Commutativa → si stabilisce alla definizione delle regle del gioco. Si

• definisce i terreno di gioco. Ha a che fare con il reciproco riconoscimento

di diritti e doveri, il riconoscimento di legittimità di uno Stato membro

della società internazionale, la reciprocità... Sono criteri di giustizia

commutativa. Il riconoscimento reciproco di alcuni diritti. Questo ambito

della giustizia commutativa sembra essere facile, ma è molto scivoloso.

Si pensi a come è difficile stabilire un terreno comune di mutuo

riconoscimento fra Stati che, per esempio, legittimano pratiche di

interferenza nella vita privata delle persone nettamente diverse. È un

atto di giustizia commutativa non interferire nella legislazione interna di

uno Stato a tal punto da non riconoscere come legittime pratiche come

l'infimulazione sessuale per le donne, la segregazione, violazione dei

diritti umani...? se guardiamo solo a una prospettiva statuale, si potrebbe

dire che è giustizia commutativa nel momento in cui uno Stato non

interferisce nelle questioni dell'altro. Se questo principio di giustizia

commutativa lo applichiamo alle persone e il riconoscimento di

legittimità deve guardare all'impatto sulle persone, quell'azione non è più

giusta.

Distributiva → dice i criteri di spartizione dei beni, ad esempio della

• ricchezza. Un principio di giustizia distributiva è che abbiamo una

tassazione progressiva secondo le nostre entrate, perchè la nstra

concezione di giustizia è parzialmente distributiva delle ricchezze.

Un'altra concezione potrebbe essere quella di una eguale tassazione per

tutti, indipendentemente dalle entrate. Sono ue concezioni di giustizia,

ma diverse rispetto alla redistribuzione. Questo concetto di giustizia

distributiva è molto studiato e usato soprattutto oggi per quanto riguarda

i rapporti fra nord e sud del mondo. Per quanto riguarda lo studio sulla

povertà: come si combatte la povertà, come si gestiscono i problemi di

redistribuzione. Proposte come la toping tax → la tassazione delle

transazioni finanziarie a livello internazionale e l'utilizzo dei ricavati per

aiutare i Paesi meno sviluppati, sono proposte ispirate a una concezione

di giustizia che viene applicata a livello internazionale (coinvolgendo gli

Stati) e che si preoccupa di effettuare una redistribuzione della ricchezza,

seppur parziale, tassando le transazioni.

I criteri sulla base dei quali considerare alcune pratiche giuste o ingiuste non

sono validi una volta per tutte, ma dipendono dalla prospettiva che si adotta.

Questo è sempre valido. Si pensi nel dibattito sull'etica dell'immigrazione, uno

degli argomenti dei teorici normativi (quelli che si occupano di cosa è giusto e

di cosa non lo è), ci sono coloro che assumono una prospettiva più stato-

centrica e quindi più legata al pluralismo e che ritengono che la comunità

diaccoglienza (quella in cui gli immigrati arrivano) abbia il dovere in primis di

tutelare se stessa e le proprie caratteristiche economiche, sociali, culturali... e

che quindi abbia il diritto di porre barriere rispetto all'accesso che possono

essere legittimamente travalicate solo sulla base di alcune regole. Per esempio

che la persona che arriva abbia un regolare permesso di soggiorno perchè ha

trovato un lavoro, che sia un richiedente asilo perchè perseguitato nel Paese di

provenienza, ovvero tutta una serie di regole che lo Stato ha il diritto di imporre

perchè ha il dovere di tutela dei propri cittadini. Questa è la visione di David

Miller. Karence (autore canadese) ha invece una visione cosmopolitica, ovvero

dice che ci sono diritti che sono delle persone, e c'è un diritto di tutti a lasciare

un territorio e muoversi per qualsiasi motivo (paura per la propria vita, vita

migliore....). L'umanità si è sempre mossa e c'è un diritto inalienabile a

muoversi. Non c'è necessariamente un dovere ad accogliere. Per nessun

motivo uno Stato che voglia controllare i propri confini può mai violare i diritti

umani fondamentali (segregazione, condizioni di vita intollerabili...). Questo

non è giusto, non è etico. La prospettiva altra si pone dal punto di vista non

dell'assoluta incolumità della comunità che acoglie, ma delle persone che si

muovono e che decidono della propria vita, ma che per nessun motivo devono

avere un trattamento che è considerato contrario a quello dei loro diritti come

esseri umani. Sono due visioni diverse della giustizia. Non c'è un modo per dire

qual è giusta e quale sbagliata. La posizione che si assume, riflette una visione

che sta alla base di una diversa concezione della giustizia e di un diverso ruolo

e funzione che attribuiamo allo Stato e ai suoi confini. Questo è rilevante per

come concepiamo la giustizia. Sono grandi questioni di giustizia commutativa.

L'ambito teorico che più si concentrerà su questa questione è la teoria

normativa, ovvero l'ambito della teoria che, nelle RI, si occupa di ciò che è

giusto e ciò che è sbagliato, di una visione etica della PI. Questo ambito era

stato tenuto fuori dagli altri filoni di pensiero, ma la SI lo riporta al centro.

Livelli di giustizia mondiale

• Internazionale (tra stati – uguale sovranità)

• individuale o umana (diritti umani)

• Cosmopolitica o mondiale (circa ciò che è positivo per il modo nel suo complesso) (evoluzione

temporale)

I livelli di giustizia sono vari. C'è quello individuale che ha a che fare con i diritti umani, quello

cosmopolitico che ha a che fare con l'intero genere umano e quello legato agli Stati. C'è una

giustizia globale che ha a che fare con ciò che è eticamente accettabile della governance globale. La

governance globale è l'insieme di istituzioni , di regole, di relazioni, le regole del gioco e di cosa

può essere giusto o sbagliato di questa governance globale.

Il rapporto tra ordine e giustizia

Rapporto gerarchico diverso per autori diversi:

visione conservatrice: riconosce un conflitto tra i valori dell’ordine e della

giustizia e attribuisce al primo una priorità sul secondo

• visione rivoluzionaria: riconosce anch’essa un conflitto costitutivo tra i due

valori ma attribuisce priorità al secondo

• visione liberal-progressista: costantemente alla ricerca di tentativi di

conciliazione dell’uno con l’altra.

Il rapporto tra ordine e giustizia è diverso. In una visione conservatrice si dà

priorità all'ordine. La seconda posizione, quella rivoluzionaria, dà priorità alla

giustizia. Nella visione liberal-progressista si fa uno sforzo di non mettere a

repentaglio l'ordine sulla base di un tipo di giustizia, ma allo stesso tempo non

imporre un ordine quando questo ha delle serie ripercussioni in ambito di

giustizia. Questa visione è quella più difficile da raggiungere, ma è quella nei

confronti della quale si sta maggiormente cercando di andare. La sfida più

grossa per l'UE oggi è quella di avere una impostazione liberal-progressista.

Evidentemente deve rispondere a delle richieste che provengono dai cittadini e

dagli Stati europei di tutela del proprio stile di vita... ma nel contmpo deve

rispondere anche all'esigenza di confrontarsi con un fenomeno limitato dalla

storia dell'uomo che non è in una ase di crescita rispetto al passato. Grosso

modo le persone che si muovono rispetto al Paese d'origine sono il 3% della

popolazione mondiale e lo sono da decine di anni. In passato c'era un

movimento più acceso, ma da quando le società si sono consolidate, grosso

modo è il 3% che si sposta. Trovare un equilibrio fra queste diverse esigenze è

la sfida più grande delle nostre società. Avere una visione liberal-progressista

da mescolare con una che richiede la presa di coscienza di preoccupazione

delle popolazioni stanziarie, sfatando anche molti miti rispetto alle

preoccupazioni.

Arte di governo e responsabilità

• Responsabilità (accountability) degli statisti come concetto fondamentale

– Responsabilità nazionale: interesse nazionale e sicurezza

– Responsabilità internazionale: agire in conformità al diritto internazionale (derivata

dall’appartenere alla SI)

- Responsabilità umanitaria: salvaguardia dei diritti umani (civili, rifugiati, poveri)

L'arte di governo implica, proprio perchè c'è questa necessità di tutelare

l'ordine, ma anche di preoccuparsi della giustizia, un atto di responsabilità.

Questa è un'altra parola importante, è u attodi responsabilità importante.

Responsabilità significa prendersi le proprie responsabilità. Questa

responsabilità è verso i propri cittadini (nazionale), è verso gli altri Stati e

quindi rispetto al diritto internazionale(internazionale). Io Stato, non posso

violare il diritto internazionale seguendo l'argomento che questo non è nella

tutela dei miei cittadini, perchè ho degli impegni anche nei confronti degli altri

Stati. Non posso farlo quando questo implica violare i diritti degli uomini. Ho

una responsabilità umanitaria. La responsabilità ha più fronti e il politico serio

deve essere in grado di confrontarsi con questi diversi livelli che non possono

ridursi soltanto a quello del proprio orticello.

Le critiche

• Realisti: scetticismo circa l’esistenza di una società internazionale

• Liberali: disinteresse per pol interna; scarsa attenzione per l’evoluzione.

• EPI: scarsa attenzione per dimensione economica

• Altro: Incoerenza teorica (ibrido); mancata attenzione per attori transnazionali,

statocentrismo; eccessiva fiducia nella responsabilità degli statisti (Booth)

Quali sono le critiche mosse alla SI? I realisti criticheranno questa attenzione

nei confronti delle istituzioni e diranno che quello che conta sono i rapporti di

potere che plasmano tutto. Anche le regole e le norme sono il risultato dei più

forti che le impongono. I liberali dicono che l'attenzione nei confronti delle

norme va bene, però dicono che la SI non guarda tanto alla politica interna. Il

liberalismo sociologico e quello repubblicano dicono che la forma interna conta.

La SI non fa nessuna riflessione su questo aspetto interno. Alcuni liberali

accusano la SI di non essersi aggiornata rispetto all'evoluzione della società

internazionale. Gli studiosi EPI (branca del sapere) si concentrano sull'economia

che non è molto presente nella SI. La critica più frequente è che è un ibrido

teorico, c'è un po' di realismo e un po' di liberalismo. È una teoria che proprio

perchè fuori dal coro, non americana, ibrida rispetto alle varie tradizioni, si

presta a molte critiche. È stata riscoperta e rilanciata con molta enfasi dal

costruttivismo. Oggi abbiamo molta più SI in quello che leggiamo, perchè

buona parte del costruttivismo ha tratto molto dalla SI. Busan è un autore che

viene dalla SI e che ora è un costruttivista e che ha riportato in auge alcuni dei

concetti più importanti della SI. Questo concepire le istituzioni, non solo come

quelle formali (ONU, NATO), ma anche come le istituzioni informali (guerra,

diplomazia) è una cosa che ritroveremo nel costruttivismo. L'istituzionaismo

costruttivista ha molti punti vicini alla SI.

Temi di studio oggi

• Intervento umanitario e R2P (Knudsen)

• Legittimità internazionale (Vincent)

• Sfide ambientali (Goodin)

• Trasformazione della società internazionale

(Bull: integrazione regionale; disintegrazione stati; espansione violenza internazionale;

crescita organizzazioni transnazionali, crescente unificazione del mondo x effetto

tecnologia)

Un ambito di grande applicazione è quello dell'intervento umanitario. Proprio perchè su baa

sull'idea del è giusto o no e a quale concezione della società internazionale si ispira l'intervento

umanitario o responsabilità a proteggere. Le riflessioni sulla legittimità internazionale, il concetto di

legittimità e di responsabilità internazionale, uno studio sulle sfide ambientali (climate change →

questione che si può affrontare solo con una governance globale. Uno Stato può tentare di

tamponare gli effetti locali. Questo richiede un passo avanti della società internazionale rispetto alla

propria capacità di risolvere problemi che toccano tutti che è un passo importante). Gli autori della

SI si occupano di questa trasformazione normativa e anche di concezione delle istituzioni fondanti.

Sono ambiti di applicazione, anche se è una scuola meno vivace oggi.

10/04/2018

Vediamo un esempio di applicazione della PI contemporanea della scuola solidarista. Ci sono varie

chiavi per analizzare cos'è la responsabilità a proteggere. Intervista a un consulente di Kofi Hannan,

l'allora segretario generale delle NU, Jennifer Welsh, spiega che cos'è la responsabilità a proteggere,

e l'argomentazione è molto in linea con una visione solidarista della PI, dove ci sono sia gli Stati

che gli individui, ma con un ruolo particolare degli Stati. (La Welsh ha aperto il dibattito spiegando

che la R2P chiama ad una responsabilità collettiva: gli Stati hanno il dovere primario di proteggere,

ma la CI deve supportare le loro azioni e creare un consenso generale sull'importanza di investire

nella prevenzione e nella non-ripetizione, assicurando che giustizia sia fatta sempre. Gli Stati, ha

sottolineato, dovrebbero utilizzare il quadro UN di analisi delle atrocità per identificare fattori di

rischio e considerare l'EPU (Esame Periodico Universale) come un'opportunità per discutere i

risultati delle analisi effettuate. )

La sovranità dello Stato indica anche doveri nei confronti dei propri cittadini. È vicino alla scuola

solidarista perchè non pone l'accento esclusivamente sui cittadini del mondo, ma c'è un'impportanza

degli Stati che hanno dei doveri. È il concetto di responsabilità che abbiamo trovato nella SI, ed è

un concetto di responsabilità verso i propri cittadini e verso gli uomini nel mondo, perchè si parla

anche della responsabilità della CI a intervenire quando necessario. Si parla, in primo luogo, di un

diritto-dovere di interferenza nei casi nei quali ci sono violazioni gravi dei diritti di persone in uno

Stato. A un certo punto la Welsh ha detto che si è proceduto nel corso del tempo, dopo lo shock del

Rwanda, della Bosnia, a definire la R2P e poi si sono definiti meglio i principi. Ha detto che si è

chiarito meglio il fatto che bisogna intervenire solo quando ci sono situazioni molto gravi. Ha

parlato di genocidio, ovvero la sistematica distruzione di un popolo in quanto tale. Non è una

uccisione di massa generica, ma ha a che fare con la scelta di chi uccidere sulla base, ad esempio,

Della provenienza etnica, o del cedo religioso. Tecnicamente in Bosnia e in Rwanda, c'è stato un

genocidio. La CI ha stabilito che sono stati genocidi. Di fronte a questo c'è un dovere di intervento.

La pulizia etnica c'è stata in modo clamoroso in Bosnia, pochi anni fa. Nel 1992 è scoppiata la

guerra in Bosnia che è proseguita fino al 1995-1996 e che ha implicato azioni di guerra volte a

ripulire alcune aree da alcuni gruppi etnici. L'obiettivo delle forze serbo-bosniache in guerra era

quello di combattere per far spostare o uccidere tutti i bosniaci musulmani o croati che vivevano in

alcune aree. La Bosnia era un Paese ad altissima integrazione interetnica. Erano sparpagliate le

persone a macchia di leopardo, ma anche nel loro sangue avevano un misto. Soprattutto nelle grandi

città. La pulizia etnica ha portato a un'uccisione volta alla pulizia, alla creazione di strumenti atroci

come i campi di detenzione e sterminio e di pulizia etnica. Campi di stupro, dove lo stupro è stato

eseguito al fine di trasformare la composizione etnica ell'altra parte. Tutto questo è stato uno shock

perchè la CI è stata incapace di intervenire. In un mondo che si reputa civile, liberale e basato sul

diritto internazionale, sono cose inconcepibili. La reazione è stata volta a riflettere più

approfonditamente sul diritto umanitario e sull'intervento umanitario, stabilendo che non c'è solo

una generica possibilità di intervenire quandi ci sono violazioni dei diritti umani, ma che c'è una

responsabilità a proteggere le persone. Questa responsabilità a proteggere, si è trasformata in un

accordo fra gli Stati all'interno dell'AG delle NU che stabilisce che nel caso in cui ci siano

genocidio, pulizia etnica, gravissime violazioni dei diritti umani, si ha un dovere di intervento. La

Welsh ha chiarito di che tipo di intervento si deve trattare. Se uno Stato non è in grado di proteggere

i propri cittadini, gli altri possono dare una mano e andare in suo soccorso. Se è lo Stato stesso a

violare i propri cittadini, la CI può intervenire più massicciamente. Ma gli strumenti non sono mai,

in primis, militari. Sono diplomatici, economici, politici, di mediazione, le sanzioni... sono vari. In

ultima ratio è anche possibile un intervento di tipo militare. L'intervento in Libia del 2011 è stato

autorizzato dal CdS delle NU sulla base della dottrina della R2P. C'è una responsabilità a proteggere

un popolo che viene bombardato dal proprio leader. Dopo varie pressioni e sanzioni, nulla è andato

a buon fine, adesso bisogna intervenire. Adesso c'è un nuovo caso di intervento massiccio del

governo siriano di Assad contro una parte della popolazione con l'uso di armi chimiche e questo ha

portato alcuni a ritenere che è il momento di prcedere con un injtervento più significativo perchè c'è

una responsabilità a proteggere questi individui. Con tutta la paura che viene dal casino in Libia, e

con tutte le difficoltà legate al fatto che la Siria è un terreno di guerra difficilissimo. Non si è divisi,

il territorio di guerra ha una conformazione per cui ci sono gruppi armati di vario tipo non

controllati che interagiscono fra loro, con infiltrazioni molto significative dell'Isis. La RU appoggia

Assad e il terreno è difficilissimo. La logica di chi richiede un intervento è quella di una

responsabilità a proteggere i cittadini che non hanno abbastanza soldi per scappare altrimenti

sarebbero rifugiati. Jennifer Welsh fa riferimento a un altro concetto importante. Quando le viene

chiesto cosa si può fare per prevenire? Come si può esercitare la R2P non nel momento in cui viene

violato il diritto, ma prima. Lei fa un riferimento ad un concetto molto in voga oggi che è quello di

resilienza. Dice che bisogna rendere tutte le società capaci di resistere e rispondere a delle crisi

interne. Questo perchè tutte le società possono andare incontro a delle crisi interne che, esacerbate,

portano alcuni gruppi a scontrarsi contro altri. Una società resiliente è in grado di metabolizzare

queste crisi e di rispondervi evitando di implodere o esplodere. Dice due cose: dice che devono

essere società resilienti e inclusive. Società inclusive sono società nelle quali si è imparato a gestire

la differenza. Differenza di genere, razza, cultura... Le società che non sono in grado di farlo, sono

più esposte alle guerre civili, perchè sono meno pronte a gestire le differenze che ci sono sempre e

perchè sono società nelle quali imprenditori etno-nazionali possono far leva su queste differenze e

dar origine a una guerra civile. Le guerre civili hanno sempre degli imprenditori etnici alle spalle

che strumentalizzano la differenza. Le differenze sono parte della vita. Dipende soltanto se noi

diamo o meno ilevanza a queste differenze. In tutte le guerre, dice Freud, c'è il narcisismo delle

piccole differenze, ovvero il fatto che da differenze piccole che esistono, si comincia a enfatizzare

l'importanza della differenza. Alla fine pensiamo che queste differenze sono inaccettabili e che sono

una minaccia per me. Questo succede dai divorzi ai rapporti all'interno delle società. Le società

devono essere apprezzate per evitare che meccanismi di questo tipo possano essere attivati. Viviamo

in un momento nel quale sembra esserci poca consapevolezza del rischio dell'enfatizzare la

differenza. Le nostre società tendono ad essere sempre meno inclusive, il rischio di una società non

inclusiva è la guerra. Tutta l'UE sta andando in direzione opposta a questo. I risultati delle elezioni

ungheresi sono molto significativi, perchè non soltanto è stato rinnovato il mandato a Orban fautore

di politiche xenofobe, ma quei voti che non sono andati a Orban, sono andati ad un partito che è

ancora più xenofobo ed estremista di lui. Un quado moto preoccupante. C'è chi dice che ci sono

state epoche storiche caratterizzate dall'apertura nei confronti delle differenze e altre chiuse. Altri

ritengono che ci siano delle tendenze illiberali. Da una parte i processi di allargamento del potere

liberale hanno avuto talmente tanto successo che sono andati anche oltre rispetto a quello che si

erano prefissi all'inizio. Hanno contribuito a generare, rafforzare, sostenere i processi di

globalizzazione anche economica che non è stata gestita in modo da contenerne i possibili effetti

negativi. Tra i possibili effetti negativi di una globalizzazione economica, tecnologica, ci sono

fenomeni di impatto sulle economie nazionali che hanno a che fare con la trasformazione del

mercato del lavoro e la precarizzazione di tutte le società coinvolte che hanno un impatto

individuale su ciascuna persona (ognuno ha meno probabilità di avere un lavoro fisso di quella che

hanno avuto i nostri genitori), ma ha anche un impatto sociale. Molte persone oggi che hanno lavori

precari non sviluppano un senso di appartenenza di classe la vita sociale organizzata gestiva le

controversie economiche interne attraverso l'organizzazione di classe. Il ruolo dei sindacati. Questo

consentiva di gestire la differenza e le possibili tensioni sociali. Quello a cui si assiste oggi è lo

smantellamento di tutto questo perchè l'affiliazione dei giovani di oggi non può essere nei confronti

di un sindacato specifico, perchè non si fa lo stesso lavoro per tutta la vita e molti dei lavori che i

giovani fanno oggi, non hanno un sindacato. Questo ha cambiato la struttura dei rapporti all'interno

della società nel mondo del lavoro. C'è una diversa strutturazione della società per quanto riguada le

opportunità di lavoro e di studio. Esiste un progressivo impoverimento culturale delle società che è

fatto dalla diminuzione dei livelli di educazione. I sondaggi di opinione dimostrano che più si alza il

livello di educazione, più le persone sono aperte alla differenza e hanno meno paura dell'alterità. Più

si abbassa il livello di educazione, più c'è una preoccupazione per un mondo più piccolo e quindi ci

si preoccupa di proteggere il proprio mondo, spazio. La capacità di pensare in termini non solo del

mio ombelico, ma di società, ce l'hanno solo le persone che studiano (quasi). Lo studio dovrebbe

essere lo strumento per allargare la mente. È successo che molte delle promesse del liberalismo e

del libero mercato e della globalizzazione, si sono scontrate, soprattutto in momento di crisi

economica, con un impatto sulla vita delle persone molto negativo e quindi con la difficoltà di

confrontarsi con il fatto che è vero che io lavoratore delle miniere di carbone della Virginia ho perso

il mio lavoro e penso che la colpa di questo sia di un governo che ha permesso la chiusura delle

miniere di carbone. Se arriva qualcuno (Trump) che dice si, hai ragione, ti proteggo io e riapro le

miniere e basta con questo carbone importato dalla Cina, Trumpo ottiene quel voto. Il problema è

che a questa persona non è arrivato il messaggio che nella logica generale non è pensabile riaprire

oggi le miniere di carbone. Questo non solo perchè c'è l climate change e gli accordi internazionali,

ma perchè è contro i tempi. Il carbone non è l'energia del futuro. Cosi come non è pensabile

mettere barriere doganali pesanti, perchè le ricadute di queste saranno anche sull'economia

nazionale. Quindi il terreno era facile. Se si guarda alla geografia del voto di coloro che hanno

votato Trump, si alla Brexit, questa geografia fisica corrisponde, in larga parte, con le aree che più

hanno subito gli effetti economici pesanti della globalizzazione e quindi il disagio si esprime in

questa forma. Quando trova un canale di rappresentanza di qualche tipo e qualcuno dice di capire e

che si vuole prendere a carico i problemi degli altri, lo si vota anche se è abbastanza strano che si

possa pensare che il salvatore degli umili sia uno degli uomini più ricchi del mondo. Le dinamiche

di fondo sono di radice profonda. È facile in un momneto di paura (ci si sente fragili, lo Stato non è

in grado di proteggerci, ci sono pressioni globalizzanti totali, ci sono minacce concrete, terrorismo

internazionale) dare fiducia a qualcuno che vuole proteggerci. Macron quando ha cercato di

rilancaire un po' di europeismo in UE ha parlato di UE che protegge. Ha capito che molto dell'anti-

europeismo veniva dal fatto che ci fosse paura. Bisogna ripartire da qui. Questo non vuol dire

aboliamo la globalizzazione, perchè è impensabile, ma significa imparare a gestirne meglio gli

effetti. C'è un problema della sinistra in UE e nel mondo per il fatto che queste forze erano

rappresentative di interessi organizzati di alcune classi sociali. Se le classi sociali saltano, se il

mondo del lavoro si destruttura, diventa molto più difficile capire quali siano le politiche atte a

soddisfare coloro che hanno più bisogno e quali bisogni e come si inseriscono nel dibattito con

l'altra forza tradizionale, ovvero i sindacati. C'è una crisi generale di riflessione della sinistra su cosa

possa voler dire difendere quelli che hanno più bisogno di essere difesi o una visione di sinistra

della società e che cosa voglia dire oggi, ma è un problema generale. Tutto questo è dovuto anche al

fatto che le società sono cambiate. A partire dalle sconfitte che la sinistra sta subendo in UE, queste

forze dovrebbero ripartire da questo per capire cosa significa essere sinistra oggi. È anche molto

importante che la destra moderata si interroghi su cosa significhi essere una forza di destra oggi

venendo incontro a una visione della società di destra, ma che non presti il fianco a derive che

possono essere pericolose. È un rischio anche per le forze di destra moderata. È un momento di

grande sfida. La soluzione che qualcuno ha cercato di portare e ha presentato con successo alle

elezioni, è stata quella di andare contro all'idea di destra e sinistra. È possibile davvero immaginare

che si possa non avere una visione complessiva della società? Vedremo poi le evoluzioni successive.

Tutto questo scombussolamento dei partiti politici e dei sistemi di partito, è legato ad una

trasformazione molto più ampia che è legata ai processi di globalizzazione.

Costruttivismo e istituzioni internazionali

Il Costruttivismo

Metodo (e non teoria), che può combinarsi con più T di medio raggio.

Vedremo:

• Elementi comuni all’interno del metodo

• Collocazione nella disciplina (soprattutto in relazione al razionalismo di NR e

NLI)

• Ambiti di applicazione e prospettive

E' un metodo piuttosto che una teoria, che è combinabile con teorie di natura

diversa. Fornisce un modo diverso per vedere le cose. Il concetto di anarchia

(tipicamente realista) può essere visto in chiave costruttivista in ottica diversa.

La pace democratica può essere analizzata con una spiegazione di tipo

costruttivista. Oggi il costruttivismo è un approccio, in UE, più in voga e molto

ampio. Possiamo immaginarlo come un continuum. Da una parte ci stanno

posizioni vicino a quelle tradizionali, quelle positiviste e dall'altra parte ci

stanno posizioni più lontane da quelle tradizionali, per esempio più vicine a

quelle della teoria democratica. Gli autori all'interno sono molto diversi, ma ci

sono elementi in comune caratterizzanti tutti gli autori. È una risposta, visto

che si colloca nel IV dibattito, alla posizione percepita come eccessivamente

razionalista e positivista che, realismo e liberalismo, hanno assunto nel corso

del tempo. Intorno alla fine degli anni 80- inizio anni 90 il realismo era

diventato strutturale (neorealismo) e il liberalismo era diventato quello legato

all'analisi delle istituzioni in chiave razionale (la teoria dei giochi applicata al

funzionamento delle istituzioni). Neorealismo e neoliberalismo alla fine avevano

avuto una convergenza quanto al metodo ed è questo modo di intendere il

metodo nelle relazioni internazionali, ma anche di intendere l'epistemologia

(come si produce conoscenza) che è criticato dai riflettivisti e al quale

rispondono in particolare i costruttivisti.

Questioni di sostanza e di metodo

Sostanza:

• cosa causa la guerra?

• come si mantiene l’ordine?

• la democrazia aiuta la pace?

• lo sviluppo economico porta giustizia sociale?

Metodo:

• come si deve studiare la politica?

• quali sono le unità d’analisi rilevanti?

• in che modo le ipotesi influenzano le conclusioni?

Questioni di metodo influenzano la sostanza e viceversa

• Il dibattito metodologico cresce quando la disciplina si afferma: seconda metà

del 1900

Intanto bisogna distinguere fra questioni di metodo e di sostanza. Una questione di sostanza è cosa

causa la guerra, come si mantiene l'ordine, se la democrazia aiuta o meno la pace... Come si

risponde a queste domande? L'approccio che si adotta per rispondervi è una questione di metodo. Il

metodo ci dice come si studia la politica. Qual è lo strumento per studiare la politica, quali sono le

unità di analisi rilevanti, il livello di analisi, in che modo le ipotesi di partenza influenzano le

conclusioni che si trarranno da una ricerca. Le questioni di metodo influenzano le questioni di

sostanza. Come si ricerca una certa cosa, dà una luce diversa a quella cosa, e viceversa si sceglierà

un metodo che sia adatto. Ancora di livello più elevato rispetto al metodo, ci sono le questioni

epistemologiche, ovvero la filosofia della conoscenza. Qual è la filosofia di fondo che guida una

certa ricerca scientifica, il grande paradigma del momento. È una questione di metodo più

approfondita che ha a che fare con una questione di livello ancora più eevato che è quello

epistemologico. È su questo che si concentra il IV dibattito. Qual è il contesto storico nel quale si

sviluppa questo dibattito?

Impatto della fine GF sulle RI

E' quello della fine della GF. I primi contributi costruttivisti e critici appiono da prima (fine anni 80)

ma non sono centrali nel dibattito. Ancora centrali sono realismo e liberalismo tradizionali. Con la

fine della GF si ha una secchiata d'acqua fredda. Perchè per la disciplina la fine della GF

rappresenta una secchiata d'acqua fredda? La GF è finita senza colpo-ferire, ovvero non c'è stata

una guerra egemonica. È un caso rarissimo di ordine internazionale che cambia senza una guerra

egemonica. È molto difficile capire, attraverso la teoria delle RI tradizionale, che cosa l'ha prodotta

la fine della GF, quali sono state le cause principali.

In dubbio la capacità:

- - Descrittiva (Rosecrance’s “concert of powers”; Ruggie’s multilateralism;

Krauthammer’s unipolar moment; Huntington)

- - Esplicativa (Risse & Grunberg)

- - Predittiva (NR vs. NLI; Fukuyama; Ikenberry)

a Crisi della disciplina x : (i) inabilità di previsione; (ii) difficoltà spiegazione;

(iii) difficoltà applicazione vecchie teorie al nuovo scenario

Come si descrive il sistema internazionale dopo la fine della GF? Ci sono alcuni che dicono che il

sistema è unipolare (Krauthammer). È difficile descriverlo. Subito dopo la fine del bipolarismo era

rimasta solo la superpotenza americana, ma più passa il tempo e più diventa difficile descriverlo in

termini di polarità. Quali altri modi di rappresentare il sistema internazionale abbiamo oggi? La

capacità descrittiva delle teorie che esistevano agli inizidegli anni 90 era limitata. Perchè per lo più

il sistema internazionale veniva descritto in termini di polarità e li la polarità era difficile da

descrivere. Alcuni ritengono che il sistema sia unipolare, altri ritengono che si tornerà a un concerto

delle potenze, come c'è stato per lunghi periodi storici in UE occidentale. Altri ritengono che sarà

l'epoca del multilateralismo, indipendentemente dalla polarità del sistema, si svilupperanno

meccanismi di gestione delle questioni della PI che vedranno il coordinamento fra più potenze sulla

base di un accordo in modo che le aspettative di comportamento siano stabilizzate. Il

multilateralismo si incarna in regimi e organizzazioni internazionali. I rapporti bilaterali non sono

multilaterali per definizione. Il dibattito in questi primi anni 90 verte su questi aspetti. È proprio in

questo contesto che alcuni cominciano a pensare, a definire e immaginare che il sistema

internazionale post-bipolare possa manifestare tendenze che prima erano state sopite dalla logica

della GF e che, proprio in virtù dei processi di globalizzazione, possono diventare più evidenti. Uno

di questi autori è Huntington che parla di scontro di civiltà. La tua tesi è quella di una graduale

maggiore rilevanza della dimensione culturale, come elemento di aggregazione, che porterà a

scontri sulla base delle differenze culturali. Abbiamo già una pluralità di voci diverse, ciascuna delle

quali riprende qualcosa dalle teorie passate, ma nessuna teoria delle RI esce vittoriosa quanto a

capacità né esplicativa né descrittiva del sistema internazionale dopo la fine della GF. Quanto alla

capacità predittiva, nell'immediato, ciascuno prova a immaginare sulla base dele teorie che sposa,

quale può essere l'evoluzione successiva. Fukuyama ritiene che nel momento in cui la democrazia

ha vinto la GF, questa si espanderà progressivamente nel mondo e siccome un mondo con più

democrazie, è più pacifico, progressivamente si avrà una pacificazione delle relazioni fra gli Stati.

Poi Bin Laden ha fatto saltare le aspettative. Altri, come gli studiosi dell'istituzionalismo

neoliberale, si aspettano che la stabilizzazione dell'ex blocco sovietico sarà garantita dall'espansione

delle istituzioni del blocco occidentale (NATO, UE). L'allargameto di queste istituzioni diventa uno

strumento di allargamento e di stabilizzazione, sempre ispirandosi ad una logica liberale che vede

nella cooperazione istituzionalizzata, uno strumento di pace e cooperazione. Pace e cooperazione di

tipo incrementale che aumenta su se stessa. Poi ci sono i realisti che dicono che quello a cui si

assiste dopo la fine della GF è una tregua momentanea, ma si sarà poi costretti a smantellare le

istituzioni presenti e a vedere conflitto fra paesi fra i quali prima conflitto non c'era. Ci sono anche

coloro che ritengono che ci sarà l'ascesa di una potenza che sfiderà la potenza egemonica (Cina). In

ogni caso il quadro che si delinea alla fine della GF, è una quadro nel quale la teoria delle RI fino a

quel momento mostra dei limiti nella capacità descrittiva, esplicativa e predittiva. Ci si rende conto

che c'è bisogno di ricorrere ad altre variabili.

(a) Ricerca di metafore interpretativo-descrittive adatte alla nuova situazione

(b) Dibattito epistemologico e allargamento confini disciplina (v. lezione su

Riflettivismo e Costruttivismo):

§ - Apertura multidisciplinare

§ - Reintegro variabili neglette (v. “cultura” e “geopolitica”)

§ - Nuove aree tematiche (globalizzazione; crisi sistema westfaliano; human

governance)

security

Questo porta a un dibattito molto ampio di tipo epistemologico (su come si produce conoscenza)

che costituisce il più grosso dibattito epistemologico all'interno della disciplina dalla sua nascita ad

oggi. È un dibattito ancora più filosoficamente approfondito su come si fa ricerca rispetto a quello

degli anni 50. è anche più radicale nelle proprie posizioni. A cosa porta questo dibattito? Su cosa

punta? Punta a una apertura dei confini della disciplina stessa. Per esempio coloro che si fanno

portatori di questa necessità di revisione della disciplina, parlano di un bisogno di allargamento dei

confini disciplinari che la faccia dialogare maggiormente con la filosofia, con la sociologia e con a

storia. Per la Sonia dal secondo grande dibattito hanno vinto i positivisti (tendenzialmente si dice

che non c'è un vero vincitore), i comportamentisti, altrimenti non si spiegherebbe perchè Waltz

diventa cosi dominante e i liberali istituzionali sono cosi vicini come impostazione. Il

comportamentismo ha avuto un grande successo e per trovare autori che, dopo la rivoluzione

comportamentista, continuano ad attingere alla storia, dobbiamo limitarci ad Aron e alla SI. Il

grosso non ha tutto questo spessore storico. Questo ritorno a queste variabili, inclusa quella

culturale. Un'atra dimensione che era stata studiata in ambito realista in passato e che viene

riscoperta è quella della rilevanza dello spazio geografico (geopolitica). Si aprono anche spazi per

nuove aree tematiche di studio. Gli studi sulla globalizzazione esplodono dopo la fine della GF, non

è che la globalizzazione nasce, ma diventa più visibile. Si studiano ambiti di sicurezza alternativi. Il

concetto di human security esprime un concetto di sicurezza che non è legato allo Stato, ma

all'individuo. Il concetto di security governance... Un ambito molto studiao dai costruttivisti è

quello di espansione delle norme. Come succede che alcune norme si espandono? Quali sono i

meccanismi per cui certe idee, su come organizzare lo spazio politico (ad esempio l'espansione della

democrazia) possano attuarsi. Se è solo una democrazia di facciata poi non funziona. Questa

transizione normativa ha dei meccanismi di fondo che devono essere studiati attingendo alle

conoscenze che altre discipline hanno prodotto (ad esempio la sociologia). Questi sono tutti ambiti

di applicazione che vanno al di là dei tipici ambiti della GF.

Alcuni autori rappresentativi

• Fukuyama

• Huntington

• Ikenberry

• Khrauthammer

• Cox

• Ashley

• Linklather

• …

Autori di riferimento di questa trasformazione. Krauthammer è l'esponente dell'idea di un mondo

unipolare, Cox è un teorico critico, Ashley e Linklather sono esponenti del post-modernismo.

Il dibattito epistemologico

Razionalisti vs. Riflettivisti

Dibattito parallelo al 4° tra NR e INL ( Neo-Neo synthesis). Dibattito

essenzialmente meta-teorico.

Riflettivisti (Keohane 1988) ) gruppo di teorie e approcci critici del prevalente

razionalismo delle RI mainstream.

Costruttivismo si presente come ponte tra i due (Adler 1997)

Chi è schierato nel dibattito epistemologico che si sviluppa in questo contesto più generale? Sono

schierati 2 gruppi. C'è qualcuno che, guardandoli dall'esterno, vedono che hanno idee simili. Gli dà

un etichetta. Questo qualcuno è stato Keohane. In un discorso (presidente dell'International Studies

Association) nel discorso inaugurale del convegno annuale del 1988 già comincia a vedere questa

divisione che si sta profilando e che diventerà poi molto visibile con gli anni 90. Dice che ci sono

coloro che hanno una visione delle RI tale per cui possono applicare il concetto di razionalità. Lo

Stato attore razionale che ha un interesse razionale a evitare che gli altri diventino egemonici, che

razionalmente sceglie l'EdP o la creazione di istituzioni che portano dei benefici. Che io sia un

liberale o realista io adotto una posizione riconducibile al razionalismo. Ci sono coloro che

richiamano l'importanza di tornare a riflettere sui meccanismi di fondo della PI e che richiamano la

disciplina a ritornare a pensare alle proprie basi epistemologiche e metodologiche. Lui chiama

questo gruppo molto variegato all'interno, riflettivisti. La cosa che li tiene insieme, seppur cosi

diversi fra loro, è che non sono razionalisti e si oppongono all'epistemologia razionalista.

Inter-paradigm Debate and Neo-neo-synthesis in International

Figure 1.

Relations (source: Wæver, 1994: 13—14) Rationalism

Realism

Neorealism

Liberalism Radicalism Neoliberalism

Radicalism

Reflectivism

INTER-PARADIGM TOWARDS A NEO-

NEO

DEBATE (1970s) SYNTHESIS

(1980s, ff)

Nel primo triangolo c'è il dibattito inter-paradigmatico (terzo grande dibattito)

che vede realismo, liberalismo e marxismo (radicalismo). Negli anni 70 si

sviluppa questo dibattito che, nel momento in cui, ritorna in auge il liberalismo

nella forma della teoria dell'interdipendenza, del liberalismo sociologico, in

questi stessi anni si affermano le prime versioni del marxismo applicato alle

relazioni internazionali. In parallelo, sulle riviste di RI, nei convegni, abbiamo

questi 3 grossi gruppi (realisti, liberali e marxisti) che non parlano molto fra loro

ma coesistono. Progresivamente, nel corso degli anni, la posizione realista

diventa vicina al realismo strutturale (alla Waltz). Soprattutto dal 1979 diventa

neorealismo. Tutto dipende dall'anarchia. Anche il liberalismo diventa molto più

semplificato. Il liberalismo istituzionale è molto semplice nei suoi presupposti.

Ci dice che gli Stati (attori principali), trattati come se fossero delle monadi

esse stesse, sono attori razionali che hanno, razionalmente, un interesse alla

cooperazione e che quando hanno creato delle istituzioni hanno razionalmente

dei benefici da queste istituzioni che vogliono mantenere. L'esistenza delle

istituzioni gli fornisce dei tavoli negoziali che gli consentono sia di esercitare

vincoli su altri, sia di ottenere benefici per cui sono disposti ad accettare i

vincoli che gli altri esercitano su di loro. Tutta l'analisi è fatta sulla base

dell'assunto che il mondo è fatto di Stati che sono attori razionali e che si

muovono sulla base di questa razionalità. La differenza con il neorealismo è che

non guardano ai vantaggi relativi, ma guardando a quelli assoluti ritengono di

guadagnare dalla cooperazione e allora la fanno. Keohane non nega che il

sistema sia anarchico e che, dove non ci sono istituzioni, il sistema funzioni

come dicono i realisti. C'è una convergenza. Neorealismo e neoliberalismo sono

molto più simili di quanto erano i liberalismi tradizionali. Questa convergenza fa

si che questo gruppo sia criticato dall'esterno come razionalista. Il gruppo che

si forma (gruppo critico) trae più ispirazione dalla teoria gramsciana, teoria di

stato marxista (per questo la freccia passa attraverso il radicalismo). È un

dibattito difficile, epistemologico, dove si parla di massimi sistemi.

L'avvicinamento tra realismo e liberalismo si incontra nell'intendere lo Stato

come attore razionale.

Qual è l'assunto di fondo del razionalismo?

Epistemologia: teoria o metodologia della conoscenza scientifica

La posizione epistemologica di fondo del razionalismo è tipo positivista. Ovvero

significa che l'epistemologia principale è compatibile con il positivismo.

E. fondativa – tutte le affermazioni sullo stato del mondo possono essere

giudicate “vere” o “false”.

Problemi:

conoscenza limitata ad oggetti osservabili; le “cause” non sono osservabili, si

osservano solo le correlazioni; l’osservazione “oggettiva” non esiste perché

esistono sempre assunti teorici che la influenzano] Alternative storiche dell’E

fondativa: razionalismo e pragmatismo.

E. anti-fondativa: le affermazioni sullo stato del mondo possono essere

giudicate “vere” o “false” perchè non esiste base neutrale di riferimento. [E.

non-empiricist E. // Subjective E.]

Ci sono 2 grossi filoni:

Epistemologia Fondativa (empiricista) → ovvero la filosofia della scienza,

• ritiene che tutte le affermazioni sulo stato del mondo possono essere

giudicate vere o false. Esiste una realtà esterna che io studio, faccio delle

affermazioni circa quella realtà e posso andare a testare su quella realtà

se le mie affermazioni sono vere o false. Sembra scontato perchè il

nostro modo di pensare occidentale e razionale è ispiraqto a questa

epistemologia. Tutta la nostra ricerca scientifica si basa su questo.

Assumiamo l'esistenza di una realtà esterna, che ha delle dinamiche che

io posso studiare e su questa faccio delle affermazioni. Attraverso

l'esperimento, sperimento se questo è vero o no. Tutto questo risulta

molto intuitivo per quanto riguarda l'ambito delle scienze dure/naturali.

La stessa applicazione nelle scienze sociali diventa molto più compessa.

Tutto quello che possiamo affermare su questo mondo, si limita a quanto

io posso osservare. Tutto quello che riguarda il funzionamento delle

culture o il funzionamento degli orientamenti di massa o delle dinamiche

della guerra (modo in cui viene concepita la guerra) non è cosi testabile

allo stesso modo. Ci sono dei limiti molto maggiori. E non è cosi

osservabile. Questa epistemologia ha un po' il limite di poter essere

applicata molto meglio agli ambiti direttamente osservabili e nei quali

non è direttamente coinvolto l'uomo. Quindi l'ambiente naturale. C'è un

altro limite che i critici mettono in evidenza che è che quello che si

osserva, in qualsiasi ambito, sono correlazioni, ovvero la presenza di 2

variabili nello stesso momento. L'osservazione in se non ci dice nulla sulla

correlazione fra queste variabili. Si può anche verficare che 2 fenomeni si

manifestino sempre in contemporanea, ma non è detto che questo

accada perchè uno dipendedall'altro. Potrebbe esserci una spiegazione

altra. Ad esempio nella teoria della pace democratica, i teorici

democratici ritengono che la spiegazione per cui storicamente le

democrazie non si sono fatte guerra, non ha nulla a che fare con la

democrzia. Il fatto che si presenti sempre pace e democrazia, non

significa che ci sia questa correlazione. La correlazione sarebbe da

ricercare in altri fattori che hanno reso possibile questa situazione. Alcuni

ritengono che tutti gli studi che hanno fatto questo studio della

correlazione durante la GF, non tenevano conto del fatto che c'erano dei

vincoli strutturali esterni. Quelli precedenti alla GF non tenevano conto

del fatto che c'erano poche democrazie e quindi era difficile che si

facessero guerra fra loro, oppure altri ritengono che ciò che ha reso

possibile il rapporto fra ciclicità e democrazia non è tanto il meccanismo

democratico (elettorale) ma il fatto che questi sono regimi capitalistici.

Se questa fosse la spiegazione, si potrebbe immaginare una pace

democratica e solida anche con la Cina (regime capitalistico anche se

non democratico). Gli scienziati naturali sono consapevoli del fatto che

due fenomeni che si verificano assieme, non necessariamente sono fra

loro correlati. Assumono che ci possa essere un collegamento, ma non

che uno sia causa dell'altro. L'altra questione criticata, per quanto

riguarda l'epistemologia fondativa, è che si assume che sia possibile

distinguere fra l'osservatore e l'oggetto di studio (l'osservato). Il

problema di questo rapporto se lo sono posto bene coloro che erano più

direttamente interessati, per esempio sociologi e antropologi. Come fa un

antropologo ad andare a studiare una comunità come se fosse una cosa

esterna nel momento in cui, mettendosi dentro quella comunità, questa

interagisce e crea dinamiche che altrimenti non esisterebbero. Come fa

un sociologo a studiare un agglomerato sociale del quale fa parte o nel

quale si inserisce. L'idea che sia possibile separare nettamente

osservatore e osservato (assunto fondamentale di una epistemologia

fondativa) è posto in discussione. Alcuni sociologi ritengono che occorre

una consapevolezza della partecipazione. L'osservatoe deve essere

consapevole che sta interagendo e che sta alterando e che non è

possibile fare altrimenti. Devi accettare che non esiste una realtà esterna

a te che tu possa studiare in modo assolutamente neutrale.

Epistemologia Anti-fondativa (non-empiricista)→ epistemologia

• alternativa a quella fondativa. Ci dice che non è possibile fare in modo

perentorio delle affermazioni sul vero o falso per quanto riguarda lo stato

del mondo, ma si possono fornire delle chiavi interpretative. Si torna un

po' alla distinzione fra comprensione e spiegazione (II dibattito). Questa

epistemologia propone delle interpretazioni. Proprio perchè ritiene che

non sia possibile fare altrimenti. Non si possono fornire delle spiegazioni

e non si possono fare affermazioni perentorie su ciò che è vero o falso per

quanto riguarda il mondo che si sta studiando (a maggior ragione per

quanto riguarda i fenomeni sociali).

ES. Epistemologie non-empiriciste

Post-modernismo

Teoria Critica

Femminismo del punto di vista

Il realismo e il liberalismo adottano una impostazione filosofica di

epistemologia fondativa e vengono tacciate di positivismo.

Le E. positiviste sono fondative. Il Positivismo asserisce:

unità del sapere scientifico (quindi possibilità nelle scienze sociali di

• usare la metodologia delle scienze naturali);

idea che fatti e valori possono essere distinti e che i primi sono “neutrali”

• rispetto alle teorie;

idea che il mondo sociale funziona secondo regole che la scienza sociale

• può “scoprire” a la funzione delle teorie è la “spiegazione”;

idea che sia possibile “testare” le teorie attraverso l’osservazione di fatti

• (epistemologia “empiricista”)

oggettivi, e valutarle come “vere” o “false”

Il positivismo riassume quanto detto sopra per l'E. Fondativa. Ci dice che esiste un'unità del sapere

scientifico per il quale è possibile utilizzare dei metodi di studio che sono stati sviluppati in altre

discipline e applicarli (si pensi ad esempio a come si applicano modelli tipici dell'economia. Attore

razionale – Stato razionale. La TdG applicata in più ambiti). Si afferma anche che sia possibile

separare fatti e valori. Le inclinazioni, i valori, le preferenze dell'osservatore, secondo questa

posizione, non influenzano per niente ciò che si osserva. Questo implica una separazione netta fra

osservatore e oggetto di studio. L'osservatore deve essere neutrale, rilevare dei fatti in modo

neutrale e non fare interferire il proprio sistema valoriale con quello che osserva. Questo è quello

che ci è stato detto come metodo scientifico. Questo si applica anche al mondo sociale che viene

concepito al pari del mondo naturale, un mondo che è governato da delle regole che possono essere

scoperte. Ci sono dinamiche che studio e scopro (come si fa con la ricerca scientifica). Le scienze

naturali sono molto più vicine a questa impostazione, nelle scienze sociali è più difficile farlo, ma si

assume, si fa come se fosse cosi. Il fine principale dell'impostazione positivista è la spiegazione,

ovvero la ricerca delle cause. Se questo è vero (esiste un mondo reale esterno, governato dalle leggi,

che l'osservatore è neutrale e può scoprire) è anche possibile che l'osservatore possa testare

empiricamente le proprie ipotesi. Formula un'ipotesi e fa la ricerca empirica per testare se l'ipotesi

funziona o no. La ricerca di laboratorio nelle scienze naturali è l'applicazione di questo principio. È

un po' più difficile nelle scienze sociali. Nel laboratorio isoli un enomeno rispetto agli altri per

vedere le dinamiche interne. Nei fenomni sociali è difficile isolare un fenomeno rispetto alle

dinamiche esterne. Si fa come se. Questa impostazione filosofica alla ricerca è chiamata positivismo

e si ritiene che il razionalismo (neoliberalismo e neorealismo) abbia assunto sempre di più una

impostazione epistemologica fondativa, chiamata positivismo. Questo è l'oggetto della critica.

L'oggetto della critica del dibattito 4b, soprattutto dell'inizio degli anni 90, è l'impostazione

epistemologica del razionalismo. Per questo, queste teorie riflettiviste si chiamano anche post-

positiviste. O anche positiviste. Questo non ha nulla a che fare con un altro concetto importante che

è utile per la comprensione di questi fenomeni che è quello di ontologia.

… un dibattito epistemologico…… alcuni concetti fondamentali:

Ontologia: parte della filosofia che studia le strutture fondamentali e

necessarie dell’essere, indipendentemente dalle loro manifestazioni specifiche

ed individuali.

L'ontologia è quella parte della filosofia che studia le strutture fondamentali e

necessarie dell'essere, indipendentemente dalle loro manifestazioni specifiche

ed individuali. Le strutture fondamentali dell'essere, ovvero del sistema

internazionale che possono essere assunte essere gli Stati o gli individui.

Sull'ontologia i razionalisti si dividono. Ci sono alcune teorie che hanno una

ontologia stato-centrica e altre che ce l'hanno più rivolta agli individui. Anche

l'ontologia ci dà indicazioni utili per il metodo. teorie

Ontologia oggettivista : «c’è un modo là fuori» esplicative.Il mondo è

esterno rispetto alle teorie che lo riguardano

Ontologia soggettivista : «il mondo è un costrutto sociale» teorie

“costitutive”. Le nostre teorie contribuiscono a creare il mondo come lo

percepiamo.

L'ontologia oggettivista è quella sposata dalle teorie esplicative (vogliono

produrre spiegazioni) perchè assumono questa esistenza del mondo esterno.

Queste unità fondamentali dell'essere ci sono e sono li certamente. L'ontologia

soggettivista si sposa meglio con una E. anti-fondativa perchè assume che

questi elementi fondamentali dell'essere (gli Stati) non ci siano

oggettivamente, ma siano il risultato di una costruzione sociale. La distinzione

è fra coloro che assumono che quell'entità che si considera essere quella

fondamentale della PI (ad esempio lo Stato) sia oggettivamente dato o sia il

risultato di una costruzione sociale che è stata il risultato delle interazioni che

socialmente gli uomini hanno messo in essere. Il costruttivismo adotta

un'ontolotgia soggettivista, cioè studia la costruzione sociale di queste unità

fondamentali del sistema internazionale. Invece di darlo per scontato, ne studia

il processo di formazione attraverso l'interazione sociale. Lo Stato. La sovranità

non viene data per data e considerata solo come il prodotto di Westfalia, ma si

studia il processo attraverso il quale socialmente e collettivamente si è

attribuito un certo significato alla sovranità piuttosto che un altro. Ad esempio

come è stato possibile che, progrssivamente, nel corso del tempo, si è

cominciato a pensare alla sovranità non come qualcosa di assoluto per cui è

assolutamente impensabile qualsiasi interferenza esterna, ma si è cominciato a

pensare alla sovranità come a qualcosa di più morbido e più permeabile. Lo

sviluppo del diritto internazionale implica che gli Stati si sottopongano a delle

regole che sono decise esternamente rispetto ad essi. È una infiltrazione

esterna di regole decise esternamente. La sovranità in termini assoluti, cosi

come immaginata nell'idealtipo di Westfalia non esiste. Il processo di

trasformazione di cosa si intende per sovranità, è ad esempio uno dei processi

di studio. L'ontologia soggettivista studia il processo di costruzione sociale di

quelle unità fondamentali che vengono considerate tali dall'ontologia adottata.

Come si vede graficamente questo rapporto?

Figure 2: RI contemporane Razionalismo

Riflettivismo Costruttivismo

Rappresentazione standard. Da un lato c'è il razionalismo. La sua chiave epistemologica si colloca

come positivista e all'interno, tutti i dibattiti in cui realisti e liberali si sono scannati, visti da un

punto di vista epistemologico perdono di significato perchè in realtà tutti avevano la stessa

impostazione epistemologica → epistemologia fondativa o positivismo. I riflettivisti sono coloro

che criticano quell'impostazione e che dicono che serve una impostazione epistemologica anti-

fondativa. Tra loro si dividono moltissimo su quale scegliere, ma sono accomunati dal fatto che si

oppongono. Per lungo tempo il dibattito è stato fra sordi. Ognuno porta i propri argomenti, ma è

praticamente impossibile convincere l'altra parte. Si rimane sulle proprie posizioni. A cosa ha

portato questo nella prima parte degli anni 90? A un dibattito criptico dove non si parlava più della

sostanza, ma solo del metodo. Solo dell'epistemologia. Per una parte degli anni 90 le riviste

maggiori di RI non parlavano della guerra in Iraq o Bosnia, ma principalmente di questioni

epistemologiche. Erano in una fase di decostruzione e i riflettivisti si sono impegnati molto nella

decostruzione di teorie. Per esempio andando a mostrare che di fondo, dicono i teorici critici, tutte

le teorie rispondono all'interesse di qualcuno. Non esistono teorie neutrali. Hanno smontato tutte le

teorie che esistevano alla luce di questo. A esempio il femminismo nelle RI decostruisce il realismo

dicendo che questo adotta l'impostazione che adotta perchè è fatto da uomini, per uomini, con una

visione maschilista della società. Se l'avessero fatto le donne, tenendo conto delle dinamiche delle

donne, non avrebbero mai prodotto il realismo. A un certo punto c'era anche bisogno di cominciare

a ricostruire. È proprio per questo che questi autori che cominciano a prendere ispirazione dalle

sollecitazioni dei riflettivisti, ma si ricominciano anche a occupare di questioni sostanitive, vengono

chiamati costruttivisti, perchè costruiscono un ponte. L'autore che teorizza il costruttivismo come

un ponte è Adler, con un articolo importante “Briging the middle ground”. Cerca una via di mezzo.

È proprio sulla base di questo che parte la riflessione costruttivista. Questa posizione intermedia ha

prodotto interessanti risultati.

11/04/2018

Alcune definizioni:

C. is “…the view that the manner in which the material world shapes and is

shaped by human action and interaction depends on dynamic normative and

epistemic interpretations of the material world.” (Adler, 1997)

C. is “…not a theory but an approach to social inquiry based on two

assumptions: (1) the environment in which agents/ states take action is social

as well as material; and (2) this setting can provide agents/states with

understandings of their interests (it can “constitute” them).” (Checkel 1998)

La definizione di Checkel: “Non è una teoria ma un approccio alla ricerca

sociale basato su due assunzioni: (1) che il contesto nel quale gli agenti, Stati

in particolare, agiscono, è sociale cosi tanto come il materiale; e (2) questo

contesto può fornire agli agenti (Stati) una comprensione dei loro interessi”. La

prima indicazione ci dice di fare attenzione agli aspetti sociali. Questo concetto

di società lo avevamo visto introdotto dalla SI. Qui si sviluppa ulteriormente.

Nel punto due ci dice che il modo in cui gli interessi vengono definiti dagli Stati

dipende dal contesto sociale nel quale questi si muovono e vivono. Gli interessi

non sono né dati né sicuri. Non è vero che tutti gli Stati certamente hanno lo

stesso tipo di preoccupazione, di sicurezza per esempio, ma questo dipende dal

contesto sociale, cioè dal tipo di relazioni che intrattengono con gli altri Stati.

Qual è l'osservazione di fondo per poter parlare di un contesto sociale?

Osservazione: fitta rete di norme sociali, # in società #, che generano

aspettative

Idea di fondo: anche la politica internazionale è un fenomeno sociale →

In politica internazionale la realtà non è data ed oggettiva, ma è costituita

dall’interazione e dalle

pratiche degli attori che la vivono; i quali a loro volta definiscono la propria

percezione di sé stessi e dei propri interessi attraverso l’interazione. → neppure

interessi ed identità sono dati.

L'osservazione di fondo per cui si può parlare di società è che esiste una fitta

rete di norme sociali diverse da società a società. Lo si può pensare in piccoli

gruppi di persone, oppure come una Nazione. Questa comunità è caratterizzata

da una fitta rete di norme sociali che sono basilari. Si pensi alla differenza fra

gli italiani mediterranei, per quanto concerne alcune norme fondamentali della

vita umana, per cui non si guarda nemmeno alla distanza del nostro

interlocutore mentre comunichiamo, e poi lo si confronti con quando si va in

Erasmus in Finlandia, Svezia... Ci si avvicina all'altra persona e si vede che

l'altro fa un passo indietro, per lui è una invasione dello spazio vitale. La

percezione dello spazio vitale all'interno del quale uno si sente a disagio

quando l'altro entra, a meno che non ci sia un rapporto particolarmente stretto,

è diverso da cultura a cultura. In genere, grosso modo, nelle culture

mediterranee la vicinanza fisica e il contatto fisico è molto più accettato

rispetto a quello che avviene nei paesi nord-europei. Questo non ha nessuna

connotazione valoriale, è semplicemente un elemento culturale. È una cosa che

condiziona la nostra vita. Noi lo facciamo istintivamente e quindi

inconsapevolmente. Tutto quello che noi facciamo è denso di queste

convenzioni sociali. Sono norme perchè regolano il nostro comportamento

anche se non ne siamo consapevoli. Questo genera delle aspettative. Ci si

aspetta che l'altro si comporti secondo quelle norme sociali. Questo ha a che

fare con le norme che regolano le differenze generazionali, cosa ci si aspetta

che i giovani facciano rispetto alle generazioni più anziane. Di nuovo ha una

connotazione. Si pensi al rapporto diverso dei Paesi asiatici (esempio:

Giappone) e il nostro, rispetto alle persone anziane. Questo stabilizza le

aspettative di comportamento e le facilita. Si facilitano le relazioni. Si è in

difficoltà quando ci si trova davanti a qualcuno che non condivide queste

stesse norme. Queste norme sociali o altre, condizionano anche la PI. Se

guardiamo alla PI e il contesto internazionale come una società, allo stesso

modo dobbiamo immaginare che anche in quel contesto ci siano delle norme di

funzionamento che condizionano il comportamento. Quello che fanno i

costruttivisti è analizzare questa dimensione della politica internazionale,

ovvero quella delle norme prevalenti. Come queste norme si formano, come

condizionano il comportamento, come sono legate e interagiscono con la

percezione di chi siamo e di chi sono gli altri, ovvero con l'identità. Se la realtà

della PI è societaria, significa che la PI e le sue caratteristiche non sono date

una volta per tutte. Ad esempio vederemo che, inevitabilmente, l'anarchia non

produce gli stessi effetti sempre e comunque sugli Stati. Dipende dal contesto

di PI nel quale si sta vivendo. Non è detto che allo stesso concetto di sovranità,

si attribuisca lo stesso significato in epoche storiche diverse e in sistemi

internazionali che hanno caratteristiche diverse. Le tradizioni che abbiamo

visto fino ad ora hanno dato per scontato che ci siano alcuni attori con alcune

preferenze, e che le implicazioni del contesto (ad esempio l'anarchia) siano

inevitabili e certamente quelle, a meno che non si abbia l'introduzione di

alcuni accordi particolari. Il contesto è dato. In questo caso si guarda alla

costruzione sociale delle norme e del loro significato. La costruzione sociale è

oggetto di studio, perchè attraverso questa si costituiscono le norme che poi

caratterizzano le interazioni fra gli Stati. Quando gli Stati, in un sistema

internazionale, interagiscono fra di loro da un lato producono queste norme e

dall'altro le attuano con un processo di mutua costituzione, nel senso che le

regole del gioco vengono sia applicate perchè esistono, ma nell'applicazione si

trasformano. L'esempio più tipico è quello della lingua. La lingua è un insieme

di regole fatte di parole con un certo significato, regole su come costruire frasi

e tutte queste regole si applicano nel momento in cui si parla o si scrive. Se

questa fosse tutta la storia le lingue non sarebbero mai cambiate. Non ci

sarebbe mai stata nessuna trasformazione. Com'è che le lingue si trasformano?

Si trasformano nel momento in cui vengono utilizzate. L'utilizzo della lingua fa

si che mentre si utilizza si facciano delle scelte sintattiche e lessicali che poi si

consolidano nell'interazione, perchè si comincia a capirsi rispetto a quel

termine e questo trasforma la lingua. Si ha quando c'è l'introduzione di un

nuovo termine, quando si cambia il nostro modo di parlare secondo il mezzo

che si utilizza. Si pensi a come il modo di comunicare per via scritta, sia

cambiato con i messggi veloci. Questo è un processo che richiede tempo, ma ci

dice che la lingua è questo insieme di norme che nel momento stesso in cui

vengono usate, vengono trasformate. Come? Nell'interazione. Anche le norme

delle RI che vengono dalla PI hanno la stessa caratteristica, ovvero possono

essere trasformate nel momento stesso in cui vengono utilizzate

nell'interazione con gli altri. Il contesto conta. Busan ci fa vedere che una delle

cose che si è trasformata è la concezione di alcune norme percepite come

perfettamente legittime in passato (schiavitù) che ora non lo sono più. Questo

dovrebbe far capire perchè si parla di costruttivismo come di un approccio che

ha una concezione ideazionale.

Concezione “ideazionale” (e non materiale) della politica: sono le IDEE che

danno significato alle azioni materiali (v. citazione di Wendt p. 192 J&S)

Esistono più tipi di idee (Tannenwald 2005):

- ideologie (es liberalismo, fascismo)

- convinzioni normative (indicano ciò che è giusto)

- convinz. causa-effetto (es su efficacia uso forza)

- prescrizioni di indirizzo politico (idee programmatiche x linea di condotta

politica)

Concezione ideazionale significa che pone attenzione rispetto al mondo delle

idee e delle norme. Ideazionale si contrappone a materiale. Non si guarda solo

al mondo materiale (quanto potere ha uno Stato), ma si guarda al significato

che, nel contesto normativo nel quale stiamo vivendo, si attribuisce a quella

quantità di potere. Un altro modo per dire che, ad esempio, una risorsa di

potere tipica, le armi nucleari, viene interpretata in modo diverso secondo il

contesto nel quale si sta vivendo (GF, post-GF: la RU continuava ad avere le

armi nucleari, ma la percezione che se ne aveva non era la stessa...). Quando

si parla di mondo ideazionale si presta attenzione a questo mondo delle idee.

Cosa sono le idee? Nel gergo comune sono la capacità di avere una intuizione,

rispetto a un certo soggetto, e a mettere in relazione alcuni fattori che noi

conosciamo per produrre qualcosa di nuovo. Nella PI le idee possono essere di

vario tipo. La distinzione è fatta da Tannewald. Il primo tipo sono le ideologie.

È una visione complessiva della società (non una idea singola) che lega e

legittima alcune idee di fondo. Nel fascismo sono legittimi comportamenti e

norme che non lo sono nel liberalismo. Quello che rende legittimo tutto questo

è che queste norme sono (per esempio la segregazione, la distinzione razziale)

legittime perchè sono inserite in un contesto legittimante, che si chiama

ideologia, che argomenta le motivazioni per cui è legittimo e giusto, per

esempio, fare segregazione o persecuzione razziale. L'ideologia nazista fa tutta

una costruzione della differenza di razza, come rilevante in quanto argomenta

la superiorità di una razza rispetto alle altre, e in particolare rispetto a una e

quindi la necessità di evitare una contaminazione razziale che rende possibili

cose impensabili (dal più piccolo segno di identificazione fisica con la stella

gialla, al assolutamente inconcepibile per un essere razionale che non sia

dentro a quella ideologia come l'atto di sterminio). L'ideologia è un

potentissimo fattore legittimante che mette insieme un nucleo di idee,

spiegando e argomentando la motivazione per cui queste sono legittime. Sono

state storicamente dei fattori di mobilitazione sociale fortissimi (comunista,

fascista...). Di livello più piccolo (stanno anche dentro le ideologie) ci sono le

convinzioni normative. Cioè le convinzioni sulla base delle quali valutiamo

ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Il nostro riferimento per dire ciò che è

giusto o no varia. Normalmente siamo influenzati dal contesto sociale nel quale

viviamo per quanto concerne la nostra valutazione di ciò che è giusto e cosa è

sbagliato. Che siamo o meno credenti e religiosi, la tradizione cristiana, nella

quale la nostra cultura si è sviluppata, ha influenzato la nostra legislazione e il

nostro modo di concepire ciò che è giusto e sbagliato. L'evoluzione storica ha

contribuito ulteriormente. Il primo mondo cristiano non aveva lo stesso sistema

di valori, né le stesse regole. C'era la legge del taglione, ora inimmaginabile.

Quello che noi chiamiamo civilizzazione ci ha portato a una trasformazione

della nostra valutazione del giusto e dello sbagliato. Ci sono poi un insieme di

regole che non sono normative, ma che sono convinzioni sulle cause ed

effetti. Le relazioni fra causa e effetto sono molto meno oggettive e

scientificamente testabili di quello che noi siamo portati a pensare essendo

soggetti dell'era moderna nati in un'epoca scientifica. In contesti sociali e

culturali diversi si vanno a identificare cause diverse per uno stesso effetto.

Esempio Malattie → per lunghissimo tempo, e lo si sta mettendo in discussione

ora, noi siamo cresciuti con la convinzione che le malattie siano il risultato di

agenti che alterano l'equilibrio del nostro corpo. Possono essere agenti

autoindotti o esterni, ma che è possibile identificare ed, eventualmente, curare.

Supponiamo che il raffreddore non sia una maledizione divina, ma è legato al

fatto che ci sono dei batteri che hanno attaccato il nostro apparato respiratorio.

Questo è fondamentale perchè siamo una società in cui la scienza è sviluppata

e ci ha insegnato che è possibile identificare delle correlazioni causa-effetto che

si possono studiare e sulla base delle quali si può fare prevenzione e cercare di

risolvere il problema. Tutto questo mondo scientifico si basa su una convinzione

che esiste un mondo della conoscenza di un dato settore che abbia

competenze. Quindi c'è l'attribuzione di significato e di rilevanza a quelle

competenze e capacità, per poter esprimere un giudizio su quel settore

specifico. Le società precedenti, pre-scientifiche, attribuivano e attribuiscono,

laddove il nostro modo di pensare non è radicato, rilevanza analoga, se non

maggiore, ad agenti che nulla hanno a che fare con ciò che si può studiare,

perchè hanno a che fare con la stregoneria, con l'influsso negativo... Anche il

mondo della scienza e della conoscenza scientifica è fortemente sotto attacco.

Ci sono poi le prescrizioni di indirizzo politico. In questo caso siamo in un

ambito specifico, ovvero delle idee su come, programmaticamente si possa

raggiungere un fine politico che ci si prefigge. Nel primo caso, sule correlazioni

causa-effetto, se si adotta una prospettiva liberale, ispirata al liberalismo

repubblicano, si ritiene che si possa prevenire la guerra espandendo la

democrazia pacificamente, sostenendola. Se si adotta una prospettiva realista

si ritiene che si può prevenire la guerra armanosi di più e avendo un effetto

deterrente sugli altri. Sono cose diverse. Ciò su cui si insiste, come correlazione

causa-effetto condiziona ciò che facciamo. Le prescrizioni di indirizzo politico ti

dicono poi come farlo. L'espansione della democrazia a sostegno della pace, la

si può e la si deve fare usando anche la forza o solo incoraggiandola e

sostenendola diplomaticamente? Sono 2 posizioni che, nella tradizione liberale,

sono state entrambe presenti nella storia e che Waltz nell'opera “L'uomo, lo

stato e la guerra” individua nelle 2 figure di Mazzini e Kant (bellicoso e non).

Norme, aspettative e idee condivise

(intersoggettivamente costituite attraverso l’interazione), sono la linfa vitale

della politica

internazionale:

• attribuiscono significato alle pratiche sociali e politiche;

• influenzano il modo in cui gli stati cercano di perseguire i loro obiettivi di

politica estera;

• influenzano la definizione che gli stati danno di sé stessi (identità) e dei loro

interessi.

Es: influenza del principio di sovranità sul modo nel quale gli stati vedono sé

stessi ed il proprio ruolo

Questo mondo delle idee e le norme legate a queste idee (le regole) e le

aspettative che le idee e le norme generano, hanno una natura sociale, ovvero

sono costruite nell'interazione fra individui. Che funzione hanno queste norme

socialmente prodotte? In primo luogo attribuiscono un significato alle pratiche

sociali e politiche. Perchè una certa azione la decodificheremo come avente un

certo significato. Questo è importantissimo, avviene nelle società umane più

piccole. Noi attribuiamo significato ad azioni e segni che facciamo perchè

siamo in un certo contesto ideativo-normativo. I primi tempi della presenza

internazionale in Afghanistan, dopo i bombardamenti, e i lunghi anni di tentativi

di stabilizzazione, sono successi molti incidenti gravi dovuti al fatto che quando

le forze armate dell'Occidente presenti cercavano di intimare le macchine a

fermarsi, le macchine che passavano rispondevano con un dito medio e

andavano avanti. Nel contesto specifico, questo simbolo (di alt del poliziotto)

non veniva mai usato per l'alt. Non esisteva. Il modo in cui si decodificano certi

comportamenti, da quelli più semplici ai comportamenti degli Stati, è

fortemente legato al contesto normativo nel quale stiamo agendo. Se si prende

la storia del sistema internazionale e quindi un periodo lungo, i comportamenti

degli Stati hanno avuto anche ritualità diverse. Si sono letti, questi

comportamenti, in modo diverso a seconda del contesto specifico con il quale

si aveva a che fare. Un nuovoaccordo, anche commerciale, in un contesto di GF

è letto diversamente di quello che può avvenire in un contesto di post-GF. La

seconda cosa che fanno è che influenzano il modo in cui gli Stati cercano di

perseguire i propri obiettivi. Se l'obiettivo è la stabilizzazione dell'UE centro-

orientale dopo la fine della GF, come si procede con questa stabilizzazione? Se

siamo convinti che ciò che determina la stabilità di una certa area sia la

democratizzazione nel senso di democrazia liberale (democrazia e libero

mercato e istituzionalizzazione), si procede in quel senso. Se si ritiene che ciò

che garantisce l'equilibrio di un'area sia il supporto a una potenza egemone

regionale, si procede in altro modo. Questo non è avvenuto sempre nello stesso

modo. Si pensi alla politica degli USA in America Latina che è stata tesa a

mantenere stabilità attraverso il sostegno a regimi non democratici. Durante la

guerra in JU alcuni ritenevano che fosse sbagliato penalizzare la Serbia, perchè

questa aveva le potenzialità di potenza regionale e quindi poteva garantire

stabilità nell'area balcanica. Il grosso della comunità politica ha ritenuto che la

Serbia sia fortemente responsabile nella guerra n Bosnia, e per questo dovesse

essere penalizzata. La concezione complessiva delle regole del gioco,

condiziona ciò che riteniamo di dover fare per perseguire un obiettivo. Inoltre

(importante) in questo contesto gli Stati, cosi come gli individui in una società,

definiscono la propria identità. Cosa vuol dire definire la propria identità?

L'identità personale è definita dalle relazioni che un individuo intrattiene in

società. C'è un processo di socializzazione primaria (famiglia), secondaria

(scuola), ci sono le relazioni che si stabiliscono con il gruppo dei pari e poi con il

resto della società. Che cosa consente all'individuo di avere una propria

autorappresentazione (fondamentale)? È la percezione di ciò che un individuo è

(punti di forza, caratteristiche...) che varia nella vita. La vita è un continuo

adattamento per capire chi siamo, ma lo facciamo nel momento in cui

interagiamo con gli altri. Non sapremo mai come potremmo reagire di fronte ad

alcune circostanze, fino al momento in cui ci si trova in quel contesto e si

interagisce con altri. Magari gli altri si comportano diversamente. Ci sono

duplici processi nelle costruzione dell'identità. Uno è un processo nel quale

l'individuo guarda se stesso e definisce le proprie caratteristiche sulla base di

quello che vede. Un altro è il momento del confronto. Nella letteratura di

psicologia sociale, fonte di grossa ispirazione usata dai costruttivisti che si

occupano di questi temi, si dice che è importante il rapporto con l'altro

rilevante. Non tutti gli altri in generale, ma quelli a cui noi attribuiamo una

certa rilevanza, un significato nella nostra vita. Il nostro processo è un processo

di costruzione dell'immagine di noi che è volto anche a differenziare chi siamo

noi rispetto agli altri rilevanti. Questo avviene nei bambini nel momento in cui

avranno la necessità di differenziarsi rispetto ai genitori, e successivamente nei

rapporti con le altre persone. Questo processo di costruzione dell'identità è

sempre sociale che avviene nell'interazione sociale. Cos'ha a che fare con gli

Stati? Si pensi al processo di costruzione dell'identità nazionale. Sono processi,

socialmente costruiti, ovvero che si sviluppano nell'interazione, nei quali una

collettività comincia progressivamente a riconoscersi come Nazione nel

momento in cui condivide una certa rappresentazione del sé. Questa

rappresentazione del sé è fatta da elementi comuni: lingua, cultura, ad

esempio una comune narrazione delle origini. Più siamo andati avanti e meno

questa narrazione è stata stereotipata e si è tradotta in una comune narrazione

della nostra storia. Cosa fanno per prima cosa, durante una guerra civile, i

gruppi che si contrappongono? Avevano gli stessi libri che raccontavano la

stessa storia di quel Paese. Nel momento in cui c'è una guerra civile c'è

bisogno di riscrivere tutto questo. Questo è successo in Bosnia in modo

chiarissimo. C'è stato un processo di riscrittura della storia di quel popolo che si

sta formando come separato e diverso rispetto all'altro, un processo di

riscrittura della lingua (il serbo-croato era una lingua unica) e questo perchè

era necessario alla dinamica di separazione e di autoidentificazione funzionale

alla guerra. Si fa fatica a uccidere qualcuno che è come te, devi dirti che è

diverso. Questo processo di costruzione dell'identità collettiva non è solo

negativo. Uno Stato riesce a stare insieme nel momento in cui si ritiene che sia

legittimo che quel gruppo di persone stia insieme, e si ritiene che abbiamo

sufficienti elementi in comune per definire ciò che siamo. C'è bisogno anche di

differenziarsi (noi-loro). Questo non avviene sempre in termini negativi e quindi

non sempre è di tipo oppositivo. Spesso le società in crisi, proprio per rafforzare

il gruppo, tendono ad avere un atteggiamento positivo, ovvero la ricerca del

nemico esterno. In generale c'è questo meccanismo di differenziazione. Tutti

abbiamo, a livelli diversi, una immagine stereotipata dell'altro. Il processo di

costruzione dell'identità è un processo sociale. Definisce e influenza anche il

modo in cui noi definiamo i nostri interessi. Perchè? Secondo chi pensiamo di

essere, pensiamo che il nostro interesse sia uno piuttosto che un altro. Se

pensiamo di essere democrazie consolidate che hanno un obiettivo (vocazione

all'estensione dell'area della democrazia considerandola più positiva), sono

inclini a considerare come parte del proprio interesse la democratizzazione di

altri Paesi e sono anche disposti ad investirci. Se invece l'autorappresentazione

è quela di un Paese in pericolo, sottoposto a pressione da parte della CI e che

ha una rappresentazione interna molto protettiva, questo avrà una politica

estera di tipo completamente diverso. Sarà una politica estera più protettiva,

ma anche più aggressiva e che usa strumenti di tipo diverso.

L'autorappresentazione e narrazione di quel Paese su quali sono i valori di

fondo e condiziona il modo in cui si concepiscono i propri interessi. Nemmeno

gli interessi sono dati. Alcuni principi, che si sono affermati nel tempo, sono

essi stessi frutto di una convenzione sociale, la sovranità. È un concetto

astratto, ma non solo per questo motivo è difficile da spiegare. È difficile anche

da spiegare anche perchè ha senso solo nel momento in cui noi gli attribuiamo

un significato. La stessa sovranità si è trasformata nello stesso modo in cui noi

la concepiamo nel corso del tempo. Nel corso del tempo la sovranità in UE si è

progressivamente difusa. Tutto il movimento a cui si assiste oggi di ritorno al

nazionalismo è la risposta a qualcosa che è avvenuto nel corso del tempo in UE

(più che in qualsiasi altra parte del mondo) e cioè la trasformazione della

sovranità, quella che gli autori che studiano questi fenomeni chiamano pulling

and sharing (mettere insieme e condividere) della sovranità. Che cosa è

successo nel processo di integrazione europea? Gli Stati, pur mantenendo la

propria sovranità, progressivamente, nei confini esterni, le proprie regole

interne, hanno cominciato a condividere dei pezzi di competenze. Questo è

accaduto prima nell'area economica con la creazione del Mercato Unico, con

questo la creazione di un'area in cui c'è libera circolazione di beni e servizi,

merci e persone, una area nella quale la sovranità dello Stato, rispetto alla

produzione di alcuni beni e al controllo delle frontiere, viene a cadere a favore

di un'area più grande comune. Shenghen è un ulteriore passo avanti, ovvero il

fatto che non si controllino più i confini in modo visibile. Questa trasformazione

della sovranità è stata talmente significativa in UE che alcuni hanno parlato di

Stati-entità post-Westfaliana. Gli Stati in UE non sono più westfaliani, perchè

hanno cambiato il modo di concepire la propria sovranità. Tutto questo viene

sfidato da coloro che richiedono un ritorno alla sovranità nazionale (ad esempio

nel caso di Orban chiedendo che l'UE continui a fornigli i fondi che ricevono).

Questo ci fa capire che anche un concetto come quello di sovranità che

tendiamo a dare per scontato, in realtà può subire trasformazioni, perchè

dipende dal modo in cui viene concepito.

Interessi ed identità, a differenza che per i razionalisti, sono elaborati in un

processo di interazione. Sono endogeni e non esogeni.

→ Il mondo è un “costrutto sociale” [“a world of our making” Onuf 1989 - che

non è garanzia che sia il migliore possibile (v. schiavitù!).]

In che senso “costruzione sociale”? Il mondo è frutto di una “intenzionalità

collettiva” (orchestra # somma strumenti): il fare di un attore acquisisce

senso e significato in quanto parte di un fare comune (Searle 1995) [es.

omicidio # uccisione di un nemico in guerra]

Il mondo è, come dice Onuf, un costrutto sociale, ovvero un mondo che

costruiamo in queste interazioni. Il fatto che il mondo sia un costrutto sociale

non lo rende necessariamente buono. Non tutto ciò che è costrutto sociale è

buono o cattivo. Le società hanno prodotto anche cose negative (esempio la

schiavitù). Al di là della valutazione che ne diamo, bisogna sempre riconoscere

che è il prodotto di un'interazione. È un prodotto dell'interazione nel senso che

è frutto, Onuf dice, di una intenzionalità collettiva. Cosa vuol dire? Non vuol

dire che ci mettiamo tutti assieme e produciamo qualcosa. Per spiegare cosa

significa dice che si tratta di un contesto analogo a quello di un'orchestra, dove

il suono di ogni singolo strumento acquisisce significato nel contesto del

funzionamento degli altri strumenti. Il significato dell'azione di un individuo non

può essere scisso dal contesto sociale nel quale questo avviene. Un esempio è

la pratica di uccisione di un uomo. Questa pratica, in un contesto governato dal

diritto di pace, è perseguita legalmente. Si compie un omicidio. La stessa

pratica, in un contesto di guerra, non è un omicidio e non è giuridicamente

perseguibile come tale, ma è un atto che diventa legittimo nel contesto nel

quale si compie (guerra). La stessa azione acquisisce significato diverso

secondo il contesto e cosi fanno le note di uno strumento (significato diverso a

seconda delle note degli altri strumenti). L'azione (dice Searle) di un individuo

acquisisce significato nel contesto nel quale si compie.

Il prodotto di una intenzionalità collettiva è un fatto sociale (realtà oggettiva

che tuttavia esiste solo grazie a un accordo tra esseri umani – Searle 1995/6).

Esempi di fatti sociali: Denaro; proprietà; guerra; sovranità; diritti umani;

nazione (“comunità immaginata” – Anderson)

L’attenzione, pertanto, a differenza dei razionalisti, non è su fatti oggettivi e

materiali, ma su “fatti

sociali”.

Un mondo che è il risultato di intenzionalità collettive, cioè di questo fare

individuale che acquisisce significato nel contesto collettivo, produce dei fatti

sociali. Cosa sono? Dei fatti che non hanno una validità soggettiva, ma che

hanno un certo significato sulla base del contesto in cui sono posti. Denaro

cartaceo → una banconota da 500 per noi ha significato. Questo è un fatto

sociale. Collettivamente abbiamo cominciato a interpretare il denaro come

qualcosa che avesse quella forma (pezzo di carta con sopra scritto qualcosa).

In una sociaetà del baratto, dove non esiste il denaro, non solo non viene

percepita la carta, ma nemmeno l'idea di denaro. In una società nella quale

esistono solo monete cartacee, quello è un pezzo di carta che non vale nulla,

perchè ciò che vale della moneta è il materiale del quale è fatta. Storicamente

c'erano le monete di bronzo, argento e oro, noi ci siamo inventati i colori... Il

valore intrinseco non c'è. Il denaro che noi facciamo circolare intrinsicamente

varrà 2 centesimi. Succede che il denaro è un fatto sociale. Noi gli attribuiamo

significato, che per tutti è significato materiale. I costruttivisti ci aiutano a

capire che quello che noi consideriamo roba solida, in realtà è il risultato di una

convenzione che ci siamo dati. Di questo le nostre società sono piene. Molto di

quello che sembra materialmente cosi rilevante e significativo loè solo perchè

noi abbiamo condiviso questa stessa visione. Proprietà → altra grande

istituzione che regola la nostra vita. Questo concetto fondamentale da cui si

trasla la sovranità, che è una sorta di proprietà dello Stato su un certo

territorio. Il concetto di proprietà privata non è condiviso da tutte le culture. In

alcune culture è stato difficilissimo introdurre regole per la proprietà privata.

Questo ha ancora lasciti in UE. Si pensi ai dominions, alle aree di pascolo

collettivo. In varie zone della campagna britannica continuano ad esistere zone

collettive. Il demanio è una zona che non può essere di proprietà privata, che è

controllata dallo Stato e deve essere di tutti. Questo si è trasformato

socialmente. Anche la proprietà privata che consideriamo un bene inalienabile,

sicuro, tangibile e che se violato viene perseguito, è un fatto sociale. Guerra →

quando ci sono stati gli attentati terroristici del 2001 ed è stato detto: siamo in

guerra con il terrorismo, alcuni hanno obiettato che per essere in guerra deve

esserci una controparte. Chi era la controparte? (Isis ha la vocazione di uno

Stato, vuole diventare uno Stato). Alcuni hanno ritenuto che fosse un abuso del

concetto di guerra perchè una guerra implica una presenza di 2 o più attori

identificabili, rispetto alle quali puoi fare una dichiarazione di guerra. Il nostro

diritto bellico si basa su questo. Non abbiamo un diritto bellico adatto contro la

rete terroristica che magari fa saltare un aereo. Per poter ricondurre a una

categoria nota, nel 2002, Bush fa la national Security Strategy. Fa dei

documenti in cui definisce la lista dei Rogue States, ovvero gli Stati canaglia,

perchè ha bisogno di identificare qualcosa di fisico da attaccare e da ritenere

responsabili. I fatti sociali sono ciò che ci permettono di attribuire significato ad

alcuni oggetti, anche materiali, o ad alcuni concetti che diamo per scontati. Le

istituzioni che abbiamo creato, quelle informali della SI, nel gergo costruttivista

sono dei fatti sociali. Nella vita di tutti i giorni abbiamo i matrimoni che sono un

fatto sociale e nel tempo sono divenuti anche un fatto giuridico. Nella vita della

PI abbiamo molti fatti sociali (guerra, modo di interpretare le istituzioni

informali...). Questo ha delle ripercussioni forti sulle critiche che, fin dall'inizio, i

costruttivisti hanno mosso in particolare ai realisti, ma anche ai liberali. Una

delle critiche più forti è quella di Alexander Wendt (uno ei primi costruttivisti).

Se ne deduce importanza della storia e della idee [la realtà rilevante non è solo

materiale ma ideativa]

ES. l' Anarchia non ha conseguenze ineludibili: dipende da “ciò che gli stati ne

fanno” (Wendt

1992)... nell’anarchia coesistono dilemma della sicurezza e comunità di

sicurezza

3 tipi di anarchia secondo Wendt:

Hobbesiana (guerra di tutti contro tutti)

Lockiana (gli stati si riconoscono come legittimi - Westfalia)

Kantiana (stati amici – post II GM)

Wendt è un realista moderato. È più vicino ai tradizionalisti. Dice che il

realismo, soprattutto quello strutturale, si basa sull'idea che l'anarchia abbia

delle ripercussioni ineludibili. Siccome il sistema è anarchico gli Stati si

preoccupano per la loro sicurezza e pongono in essere una serie di misure volte

a far sentire più sicuri anche in condizioni di anarchia (balance of power,

riarmo, alleanze..). Wendt dice che, in realtà, l'anarchia è un fatto sociale. C'è

un lato materiale che è la semplice osservazione che non esiste un governo

mondiale. Ma il significato che gli attribuiamo è diverso se noi siamo in un

contesto hobbesiano, kantiano o lockiano. Se interpretiamo, collettivamente,

che le implicazioni dell'anarchia sono di tipo hobbesiano, ci comprtiamo

esattamente come ci hanno detto i realisti (homo homini lupus, dobbiamo

creare degli equilibri per mantenersi in equilibrio senza farsi la guerra troppo

spesso anche se c'è questa pressione anarchica. Siamo in un contesto di guerra

tutti contro tutti). Se siamo in un contesto lockiano intendiamo l'anarchia come

un contesto nel quale è comunque possibile stabilire alcune regole del gioco.

Per esempio, dalla pace di Westfalia in poi, gli Stati si riconoscono come attori

legittimi e si riconoscono autorià sul proprio territorio. C'è un principio di

sovranità che viene affermato per cui gli Stati, anche se non c'è un'autorità

superiore, riconoscono la legittimità di esistenza dell'altro Stato sovrano.

Questo è un inizio per poter dire che, anche in un sistema anarchico, è

possibile che si sviluppino delle convenzioni e delle regole per lem quali non ci

si distrugge a vicenda. Se siamo in un contesto kantiano, si percepiscono gli

altri come potenziali amici. Non necessariamente nemici. Non si attribuisce

all'anarchia il significato che gli si attribuirebbe se ci comportassimo in modo

hobbesiano. Pertanto quello che è avvenuto in UE con la costruzione della

Comunità di sicurezza, per cui non si percepisce più minaccia gli uni rispetto

agli altri, è una trasformazione del modo in cui l'anarchia è interpretata. L'UE

non ha abolito l'anarchia. Il sistema internazionale continua ad essere

anarchico, ma ha creato delle condizioni per cui gli Stati hanno potuto cambiare

il modo in cui hanno attribuito significato all'anarchia, cioè hanno smesso di

attribuirgli significato. La critica che viene mossa da alcuni teorici americani

agli europei, all'inizio degli anni 2000, era che loro sono kantiani e pensano che

tutto il mondo sia come loro. Questo è sbagliato. Gli europei non si fanno più

guerra fra loro, ma nel resto del mondo non funziona cosi. Questo era

l'argomento portato a sostegno della necessità di intervenire in Iraq. Questa

distinzione di Wendt lo porta a dire che l'anarchia è ciò che gli Stati ne fanno.

L'anarchia non ha delle implicazioni ineludibili (sempre le stesse), ma dipende

dal modo in cui gli Stati la interpretano. Nelle relazioni interpresonali sucede lo

stesso. Se si decostruisce la relazione, il nodo problematico in una relazione e

si rimette in discussione che, inevitabilemente, ciò che ci rende diversi ci porta

a scontrarci, si può costruire la base di una relazione diversa.

Tre livelli di internalizzazione delle norme secondo Alexander Wendt

Gli attori sanno qual è la norma e…

… obbediscono se obbligati

… obbediscono perché lo ritengono nel loro interesse

legittima.

… obbediscono perché la considerano

Queste norme a livello internazionale non è che sono li e tutti le adottano e le assorbono, ma ci sono

processi di interiorizzazione di queste norme. Questi processi sono un adattamento di uno Stato

rispetto a una norma, cosi come c'è l'adattamento degli individui rispetto alle norme sociali. Wendt

dice che ci sono più meccanismi

• Obeddisco perchè sono obbligato → strumento coercitivo

• Obbedisco perchè penso che mi convenga

• Obbedisco perchè penso che sia bene → percepisco che quella norma è legittima.

Sono modalità di adozione della norma completamente diverse. Nel caso della coercizione questo è

molto debole come comportamento che segue una norma. Se si fa solo perchè si subisce

coercizione, nel momento in cui c'è uno spiraglio di libertà, si molla e non si segue più la norma. Se

si segue la norma perchè è nel nostro interesse, adottiamo la logica tipica degli autori del realismo e

liberalismo, che è quella della consequenzialità, ovvero lo faccio perchè mi conviene. Il liberalismo

istituzionale adotta questa logica. Dice che gli Stati hanno un interesse a stare nelle istituzioni

perchè gli producono dei vantaggi. Li vincolano, ma danno anche delle opportunità. Nell'ultimo

caso gli Stati o gli individui adottano una norma perchè la considerano legittima. Questa è la logica

dell'appropriatezza. Io ritengo che una norma sia appropriata. Una grandissima parte di ciò che noi

facciamo o non facciamo, è guidata dalla logica dell'appropriatezza. Si pensi a come in contesti

diversi riteniamo appropriato o non appropriato il nostro comportamento. Qusto vale anche per il

comportamento degli Stati. La logica dell'appropriatezza è quella sulla base della quale gli Stati

fanno delle scelte, rispetto al loro comportamento, che sono dettate da ciò che loro ritengono essere

giusto collettivamente.

Diversi tipi di norme: regolative ma anche costitutive (che fanno sì che certe

attività esistano

del tutto - v. scacchi; sovranità: gli attori non possono scegliere se seguirla o

meno perché è essa che li rende attori).

Quindi: le norme sociali definiscono l’ambito del plausibile più che quello del

lecito.

Es. guerra fredda come struttura sociale.

Logica dell’appropriatezza vs. logica della consequenzialità

Le norme possono essere di 2 tipi:

• Norme costitutive → regole che danno senso al gioco stesso. Campo d'erba 100x30 con

dentro 11 giocatori per parte e una palla, il gioco che questi giocano, dipende dalle regole

che do. Con quelle stesse caratteristiche io posso giocare più giochi diversi. Diventerà

football americano, calcio... ma le regole che stabiliamo sono quelle che costituiscono quel

gioco. La stessa scacchiera può essere usata per più giochi diversi secondo le regole che

stabilisco.

• Norme regolative → norme che regolamentano una certa area. Per esempio le regole di un

gioco.

La sovranità, ci dice Wendt, è una delle regole costitutive. Non regolamenta solo il fatto che tu

possa passare o meno il confine, ma dà senso all'esistenza del sistema degli Stati. Senza quella non

ci sono. Da questo punto di vista possiamo considerare molte delle situazioni nelle quali la politica

internazionale si è trovata, attraverso questa logica. La GF è anche stata una costruzione sociale,

nella quale le regole di comportamento (sfere di influenza, dipendenza reciproca), erano il risultato

di una comune interpretazione delle regole del gioco in atto. Per la fine della GF non è dovuto

succedere nulla di materialmente significativo. La caduta del muro di Berlino è un atto simbolico.

Divideva Berlino in 2. il significato che gli è stato dato, è stato quello di rilettura complessiva di

tutto il sistema internazionale. Si sono reinterpretate le regole del gioco e le relazioni tra gli Stati.

La GF non è finita perchè un Paese ha vinto nel campo di battaglia. Non è successo nulla di

materialmente tangibile per poter pensare che quella sia la cusa della fine della GF. La caduta del

muro di Berlino non è la causa, è la manifestazione della GF. Quando si è smesso di far finta che le

regole del gioco erano quelle? Quando, progressivamente, si è trasformata la percezione di cosa

fosse il gioco e da parte sovietica si è cominciato a pensare che alcuni dei costi che si pagavano per

giocare il gioco della GF erano troppo elevati. Per questo Gorbacev decide di ridurre gli

investimenti militari unilateralmente, di abolire la dottrina Breznev. Ha cambiato le relazioni con i

Paesi satellite senza che cambiasse nulla. La stessa GF può essere interpretata come un contesto che

ha acquisito il significato che gli si è dato, sulla base di una serie di regole, convenzioni che sono

stabilite in quel momento, alle quali si è attribuito verità assoluta e sulla base delle quali ci si è

mossi e comportati (i missili puntati in un certo senso piuttosto che in un altro erano il risultato di

questa interpretazione). È un modo molto diverso di vedere la GF che diventa una struttura sociale e

non qualcosa di materiale e concreto, tant'è vero che adesso qualcuno ritiene che siamo in una

nuova GF con la RU di Putin. Molti si impegnano a dire che siamo in un contesto molto diverso,

diamogli un altro nome, ma ci sono elementi in comune. Questo perchè si sta costruendo

l'antagonismo, che può diventare anche violento.

Due meccanismi di socializzazione (interiorizzazione di una norma fino

a darla per scontata):

Influenza sociale: adesione alla norma per benefici o sanzioni di tipo sociale

blaming, shaming))

(non materiale –

Persuasione: adesione alla norma per convinzione della sua positività

[influenza Teoria azione sociale Habermas – forza del miglior argomento /

argomentazione (vs. contrattazione)]

socializzazione:

(risultato: la norma è interiorizzata)

Entrambe avvengono più facilmente all’interno delle OI (es. OI per controllo

degli armamenti influenzano modo di pensare sic – Johnston)

Quali sono i meccanismi attraverso i quali si ha la socializzazione, ovvero si

apprende la norma? Ci sono due meccanismi:

Influenza sociale

• Persuasione

• Coercitivo → non viene considerato dai costruttivisti, perchè non è una

• socializzazione. Io faccio perchè tu mi obblighi.

Quando si ha socializzazione e quindi io interiorizzo in qualche modo la norma,

lo posso fare, come ci ha detto Wend, perchè ne ho un beneficio (c'è un calcolo

costi-benefici). Quali sono gli strumenti in PI che vengono utilizzati per esempio

per far percepire che c'è un beneficio nell'abolizione della pena di morte da

parte di uno Stato? Io voglio convincere che la norma, sulla base della quale, la

pena di morte è contraria ai diritti umani e allo sviluppo della società

internazionale, io lo faccio facendo pressione sugli altri Stati. Posso farlo

dicendo che faccio delle sanzioni (coercizione), ma posso fare una pressione

che non è coercitiva, ma che è molto importante che viene fatta attraverso il

balming and shaming. Vuol dire una riprovazione pubblica. Gli individui non

fanno alcune cose perchè si ha paura del giudizio sociale (ciò che gli altri

dicono e pensano di noi). Che si pensi che sia giusto o no, pesa nella vita

dell'individuo. Nella vita degli Stati vale lo stesso principio. Gli Stati hanno un

incentivo a comportarsi in un modo che è percepito come collettivamente

accettabile. Tanto più questi Stati hanno meno ruolo internazionale. Anche gli

Stati più potenti hanno dei limiti in quello che possono fare che sono legati a

ciò che si aspettano essere la reazione della CI e anche dell'opinione pubblica

interna. Blaming and shaming sono strumenti molto importanti perchè sono

forme di coercizione emotiva. C'è un altro strumento che va nella direzione di

un apprendimento e di una socializzazione più profonda che è quello della

persuasione. Sulla base della persuasione, se io sono persuaso, poi adotterò la

logica dell'appropriatezza (adotto una norma perchè la considero appropriata,

ci credo). Com'è che arrivo a pensare che una norma è appropriata? Nel

momento in cui io ho cominciato ad apprezzare gli aspetti positivi di quella

norma e comincio a farla diventare parte del mio sistema valoriale. Io non

abolisco la pena di morte perchè tu mi fai le sanzioni o perchè mi dici che sono

incivile, ma lo faccio perchè metto in pratica un sistema giuridico nazionale nel

quale si ritiene che le pene devono essere scontate in misura proporzionale a

quello che si è compiuto, ma con un limite fondamentale che è quello che la

pena è volta alla reintegrazione nella società. Quando non è possibile la

eintegrazione nella società, la persona rimane in carcere a vita, comunque lo

scopo del carcere dovrebbe essere quello rieducativo. Se io metto in piedi una

società che è basata su questo principio, la pena di morte è abolita perchè non

è percepito come legittimo uccidere chiunque abbia compiuto qualsiasi cosa.

Questo è quello che avviene in UE. La pena di morte è stata abolita da tutti gli

Stati e nella carte dei diritti fondamentali dell'UE è stabilito che non ci può

proprio essere. Nessuno Stato europeo potrebbe reintrodurre la pena di morte.

È un valore fondamentale per l'UE, infatti i Paesi europei si sono mossi per

un'abolizione globale della pena di morte. Questo è un meccanismo che può

avvenire attraverso la persuasione. Come avviene la persuasione? Attraverso il

dialogo, il confronto e lo sforzo di portare argomenti. Ti convinco portando

argomenti sulla opportunità, necessità e su quanto questa norma è migliore. Se

un individuo viene convinto da un altro di quelle idee, allora poi l'individuo farà

proprie quelle idee e diventano parte di esso in modo profondo. Questo vale

anche nella PI. Non è mai facile fare un'espansione normativa cosi profonda.

Cos'ha fatto l'UE con la democratizzazione e l'allargamento ai Paesi ad est? Ha

cercato di combinare questi fattori. Da un lato c'era il fattore allargamento, se

avessero accettato una serie di norme ad esempio di revisione dei sistemi

giuridici, dall'altro c'era il bisogno di sentirsi inseriti in un contesto civilizzato e

sviluppato come quello europeo e dall'altro c'è anche stato uno sforzo grsso di

confronto e dialogo con la controparte dei Paesi dell'est da parte della società

internazionale, i Paesi dell'UE e il consiglio d'Europa che hanno interagito

costantemente con questi Paesi. La maggior parte dell'adattamento a cui si è

assistito è stato principalmente legato ai benefici che sarebbero venuti da

questo adattamento. Tant'è vero che, successivamente all'adattamento, si sono

avute delle inversioni di rotta del processo democratico in vari Paesi dell'UE

centro-orientale (Ungeria, POL, Bulgaria, Romania). L'allargamento era

transizione normativa, era trasferimento di norme da una parte ad un'altra.

Due forme di comunicazione (idealtipi):

Bargaining –

• contrattazione

Arguing –

• argomentazione (forza del miglior argomento)

diverse per:

- orientamento degli attori (successo vs reciproca comprensione)

- azione (minaccia & promessa vs argomentazione) ruolo terzi (mediatori vs

autorità morali)

Esiti (compromesso senza mutamento preferenze vs consenso con mutamento

preferenze)

Il primo modo di interagire è la contrattazione. Quello più profondo nel quale io

porto argomenti e cerco di persuaderti si chiama argomentazione.

Es. differenze con il razionalismo:

logica seguita (appropriatezza vs. consequenzialità)

Tipo apprendimento (complesso vs semplice)

Tipo norme costitutive vs. regolative

Concezione struttura (prodotto dell’interazione vs data): es lingua le regole

grammaticali e sintattiche sono un vincolo, ma la lingua ci permette di

comunicare. Usandola le diamo vita e ne

riproduciamo la struttura, ma possiamo anche modificarla. → agente e struttura

mutuamente

costituiti.

Matrice culturale sociologica vs. economica

Le differenze con il razionalismo sono molte. La logica seguita dagli attori è

principalmente dell'appropriatezza oltre che della consequenzialità

(costruttivismo). L'apprendimento degli attori può essere anche di tipo

complesso, ovvero più profondo, nel quale si comincia anche a credere in una

norma e non c'è semplice adattamento. Le norme non sono solo regolative

(istituzioni come un insieme di regole), ma sono anche quelle che danno

significato a un gioco e a una forma di interazione. C'è anche una diversa

concezione di cosa sia la struttura. In Waltz la struttura del sistema

internazionale è fatta dall'anarchia, che è il principio regolatore,

dall'indifferenziazione funzionale (conseguenza dell'anarchia) e dalla

distribuzione del potere. Questa struttura influenza il comportamento degli

attori. Quello che i costruttivisti dicono è che la struttura non è una cosa data,

ma è il risultato dell'interazione fra gli attori stessi. È il risultato

dell'applicazione di alcune norme e la trasformazione di queste nel momento

stesso in cui vengono applicate (come la struttura della lingua). La distinzione

fra struttura e agente (attori) non è cosi netta. Non è possibile distinguere fra

neorealismo che guarda al livello strutturale e realismo classico che guarda a

livello degli individui e degli Stati. Perchè l'interazione è costante, non si dà

struttura senza interazione con gli attori. L'idea che sia possibile dividere i

livelli di analisi in modo netto è scartata. È una rivoluzione metodologica. La

matrice culturale di questo è molto più sociologica che economica. Si guarda al

funzionamento della società e si attinge molto dalla sociologia e dalla filosofia.

Sono più vicini al tradizionalismo che al comportamentismo.

Es. applicazioni

• apprendimento/ trasferimento normativo/ socializzazione (v. Checkel;

Finnemore)

• ruolo delle comunità epistemiche nel trasferimento normativo

• peculiare approccio allo studio di istituzioni e regimi

• studio di come e se le OI facilitano la socializzazione (risultati non omogenei)

• rapp cultura e pol (v “cultura strategica” Johnston)

• Politica estera e identità (Hopf)

Quali sono le applicazioni? (nel J-S e Andreatta capitolo istituzioni in cui si parla

del costruttivismo). Le applicazioni sono in molti ambiti. Un esempio è quello

dell'apprendimento e del trasferimento delle norme. Ci sono vari studi che

hanno a che fare con il uolo degli attori internazionali di vario tipo nella fine

dell'apartheid in Sud Africa. Fine dell'apartheid che sarebbe, non tanto il

risultato delle sanzioni materiali, quanto dell'influenza culturale ideologica.

Oppure il trasferimento normativo per quanto riguarda la stabilizzazione dell'UE

centro-orientale nel processo di democratizzazione. Un altro ambito di studio è

quello delle comunità epistemiche. Cosa vuol die? Sono comunità di studiosi,

per lo più scienziti, esperti in un certo settore e che condividono una certa

comprensione di come funzioni quel settore. Per esempio la comunità

epistemica degli scienziati che si occupano di cambiamento climatico o buco

dell'ozono. Questi scienziati ci dicono che le comunità epistemiche riescono ad

avere una rilevanza politica, ovvero un peso nella politica che viene adottata,

in alcuni momenti particolari. Per esempio si deve verificare che i leader politici

siano in un momento di impasse. Hanno bisogno di ricorrere all'esperto per

capire come muoversi, che siano disposti a fare assumere un ruolo importante

nel processo decisionale agli esperti stessi e che il momento generale sia di

incertezza. Se i politici sono legati a grandi certezze, non ricercano l'esperto. In

questo contesto si verifica che la comunità epistemica, se è sufficientemente

coesa (capace di produrre la stessa interpretazione del fenomeno) ha un

effetto. L'esempio del buco dell'ozono è stato quello più eclatante. Perchè

siamo riusciti a trovare una legislazione internazionale in un regime

internazionale per il buco dell'ozono e non per il cambiamento climatico? Il

motivo principale è che era molto più facile da risolvere. Uno dei motivi è

anche che la comunità scientifica epistemica era unanime nell' aver individuato

la causa del buco dell'ozono, ovvero un gas che stava nelle bombolette spray e

nei frigoriferi. L'indicazione è stata che il buco dell'ozono è corroso da questo

gas che noi produciamo, ma che può essere sostituito da altri gas. La soluzione

era semplice perchè c'era una causa e una soluzione. Gli scienziati erano coesi

e questo ha portato alla creazione di un importantissimo regime ambientale

che ci ha permesso di affrontare la questione del buco dell'ozono. Si stava

allargando a macchia d'olio. Per alcuni anni, in GB, da marzo dovevano

cominciare a mettere la crema solare, perchè il rischio di cancro della pelle era

molto elevata. Questa soluzione si è trovata perchè la comunità epistemica era

concorde, la soluzione era disponibile e i politici erano disposti a prendere

indicazioni. Nel caso del cambiamento climatico c'è un sostanziale accordo da

parte del 99.9% degli scienziati che è dovuto all'uomo. Ma c'è uno 0.1% molto

focale e molto strumentalizzato politicamente, che ritiene che questo non sia il

caso. Ritiene che sia sempre andato cosi, che ci sono altri esempi nel corso

della storia... Poichè questa comunità epistemica non è unanime e poiché il

costo delle politiche necessarie per affrontare il cambiamento climatico è molto

più elevato (significa trasformare la nostra economia), allora è molto più

difficile che qesta grande CE riesca ad avere un impatto. Questi studiosi

(studiano le CE) si occupano di capire come e quanto la CE può avere un

impatto politico e quali sono gli ostacoli a che il sapere scientifico possa

produrre delle decisioni razionali dal punto di vista scientifico. Ci sono degli

ostacoli legati agli eventuali costi da sostenere. Un altro aspetto importante è

lo studio delle istituzioni e dei regimi. Le istituzioni sono concepite non tanto

come arene di interazione intergovernativa tra Stati, ma anche come attori che

hanno una capacità intrinseca di esercitare influenza. Un altro ambito

importante di studio è quello della cultura strategica. Questo concetto ci dice

che ciò che si ritengono essere gli elementi fondamentali di una strategia

efficace, è influenzato dalla cultura strategica del Paese. Ogni Paese o gruppo

di Paesi ha una certa cultura strategica che si è definita nel corso del tempo e

che ha delle radici culturali profonde. Jhonston studia il caso della Cina e le

radici confuciane della strategia cinese. E va a individuare in queste radici, la

spiegazione di molte delle decisioni della Cina contemporanea in ambito di

pace e guerra. Va a individuare le radici delle scelte compiute sulla base di un

concetto, quello di cultura, che era stato precedentemente estromesso. Un

altro ambito è lo studio su identità e PE. Studio molto interessante di Hoff che

studia la PE dell'US e va a vedere che relazione ssiste fra l'interpretazione di

cosa sia l'US e delle sue radici culturali in un certo momento e le decisioni di PE

che vengono compiute. Lo fa leggendo i romanzi, guardando i film. Questi sono

il terreno nei quali le autorappresentazioni si manifestano. Ogni film è anche un

messaggio su chi siamo e come funzioniamo.

Spiegare o Capire?

Spiegare → Posizioni empiriche verificabili per arrivare ad un'analisi delle

cause e quindi potere prevedere; metodo scientifico importato da scienze

naturali.

Capire/Comprendere → Analizzare gli elementi a disposizione e sintetizzare i

processi 'sostanziali' che sembrano portare a certe dinamiche; analisi in

profondità, metodi storico-filosofici.

Max Weber: La sociologia è una “scienza che aspira a una comprensione

interpretativa del comportamento sociale al fine di arrivare a spiegazioni

causali del suo corso e dei suoi effetti”.

16/04/2018

Il costruttivismo come modo di intendere la ricerca, che si differenzia

sensibilmente da quelli che abbiamo visto precedentemente, ha diverse aree di

applicazione. Esiste anche una diversa concezione delle istituzioni.

LE ISTITUZIONI

Keohane 1988: due approcci all’analisi delle II

Razionalisti – Le II riflettono le preferenze e il potere delle unità che le

costituiscono, ma possono anche vincolare il loro comportamento

Riflettivisti / approccio sociologico alle II – Le II non riflettono meramente

le preferenze e il potere di coloro che le costituiscono ma contribuiscono alla

trasformazione di dette preferenze e potere.

L’attenzione è rivolta a forze sociali, pratiche culturali, norme, valori che non

derivano dal mero calcolo di interessi.

C'è una distinzione che usa Keohane quando usa l'etichetta riflettivisti. Ci dice

che ci sono due approcci, uno riflettivista e l'altro razionalista all'analisi delle

istituzioni e ne argomenta le differenze.

Critica riflettivista all’approccio razionalista alle II

I razionalisti trascurano l’importanza delle II non materiali;

• Carattere a-contestuale del raz: mettono assieme ist molto diverse tra loro

senza coglierne la specificità;

• Concezione esclusivamente strumentale della razionalità (calcolo costi-

benefici)

• Incapaci di valutare l’impatto delle idee sul comportamento

• Impostazione statica: non considera come preferenze e interessi siano il

risultato di un processo di interazione che avviene anche nelle II.

Le II sono sia costituite che costitutive.

Costruttivisti e istituzioni → Non necessariamente sono istituzioni formali, la

sovranità ne è un esempio. Anche qundo si concentrano su istituzioni formali,

adottano un approccio un po' diverso. Questi sono degli esempi di come

l'analisi del comportamento e della funzione di istituzioni formali è studiata in

ambito costruttivista.

Esempi di studio costruttivista delle istituzioni

- Analisi impatto partecipazione al istituzioni per controllo armamenti

(Johnston): diffusione norme trasparenza multilaterale, sicurezza collettiva)

- Analisi del ruolo dell’Unesco nekl diffondere tra gli stati organismi statali a

carattere scientifico (condizione per essere uno “stato moderno e civile”)

(Finnemore)

- Ruolo Banca Mondiale inizio anni ’70 nel promuovere l’accettazione nel 3

mondo di politiche per la redistribuzione in funzione della lotta alla povertà

-Ruolo Commissione int.le Croce Rossa x promozione norme umanitarie in

tempi di guerra (“comportamento appropriato” per uno stato civile)

Gli esempi sono in ambiti in cui l'oggetto di studio è tangibile, materiale,

istituzione formale, ma la si studia in modo diverso. Non si guarda all'impatto

sul calcolo costi-benefici degli Stati in senso materiale. Per esempio quando

Jhonston utilizza le istituzioni per il controllo degli armamenti (istituzioni di tipo

regime internazionale, ovvero senza sede e burocrazia, che hanno forma

sanzionatoria e più o meno potere di controllo) (oggi con la Siria si menziona

frequentemente il meccanismo/organismo di controllo che è preposto al

controllo nel caso della convenzione per le armi chimiche. Quando c'è un

sospetto che uno Stato continui a possedere armi chimiche che non potrebbe

possedere, questo organimo interno alla convenzione può esercitare il proprio

diritto-dovere di controllo) che nascono quasi sempre come regimi

internazionali. Quello che queste istituzioni hanno fatto più che, dice Jhonston,

nel modo in cui hanno influenzato la PI, più che avere una capacità

sanzionatoria (ce l'hanno gli Stati che sono affidati a quel regime o

organizzazione che possono porre in essere varie sanzioni) hanno diffuso

alcune norme che prima non esistevano che avevano a che fare con la

trasparenza. Esiste, da molti anni, un registro della armi convenzionali delle NU

che è fatto proprio perchè esista trasparenza su quali sono le armi

convenzionali in possesso dei singoli Stati (tipo, anno di produzione...).

L'obiettivo è la trasparenza. Noi diamo per scontato che questa ci sia. Si pensi

a come, nell'arco della storia per lunghisimi periodi, era parte della prerogativa

dello Stato mantenere segreto il tipo di armamenti di cui si era in possesso.

Progressivamente l'espansione di un regime di norme internazionali per il

controllo degli armamenti di tipo multilaterale (partecipano più parti) e che si

dota di regole valide nel tempo (erga omnes). Questo regime stabilizza le

aspettative sul comportamento degli altri attori e rende normale ciò che prima

normale non era (principio della trasparenza). Rende anche normale che la

sicurezza collettiva si raggiunga attraverso la partecipazione e il

soddisfacimento dei requisiti dei regimi sul controllo degli armamenti. Il regime

sul controllo degli armamenti che ha a che fare con la non proliferazione

nucleare è utilizzato frequentemente come punto di riferimento per azioni

anche di tipo bellico. L'argomento principale degli USA quando sono intervenuti

in Iraq era che l'iraq di Saddam Hussein stava violando il trattato di non

proliferazione nucleare perchè si stava dotando di armi nucleari. C'è un

meccanismo che viene utilizzato per richiedere agli altri Stati, membri del CdS,

un intervento. Sarebbe legittimo sulla base dell'argomento della violazione

della norma di non proliferazione. Questo sistema di regimi ha a che fare con il

controllo di armamenti e che ha trasformato il modo di pensare e considerare

legittimo o illegittimo l'interferenza in un Paese terzo nell'ambito della

dotazione militare. Un altro esempio è quello dell'UNESCO. Marta Finnemore è

un'autrice che studia l'UNESCO, la Banca Mondiale e la Commissione della

Croce rossa.

UNESCO → Agenzia delle NU che si occupa di protezione del patrimonio

• culturale/scientifico. Questa idea che uno Stato si debba far carico da

solo e collettivamente del patrimonio culturale mondiale (fa parte

dell'umanità) è una cosa relativamente nuova. Avviene dalla II GM in poi

e si consolida nel momento in cui viene creata l'UNESCO. È un'agenzia

che rilascia una sorta di patentino di civiltà agli Stati che ne fanno parte

e che ne rispettano i principi fondamentali. L'idea che uno Stato deve

fare proprio l'obbligo di proteggere e tutelare il proprio patrimonio

artistico non solo come bene individuale dello Stato, ma come bene della

collettività, è un'idea che si espande e si consolida attraverso il ruolo

del'UNESCO. È un vanto per qualsiasi Stato avere qualcosa riconosciuto

come patrimonio dell'umanità da parte di questa agenzia. C'è un impatto

di una OI (nata con una funzione e un obiettivo specifico) che riesce a far

passare e rendere normale una nuova norma di comportamento e anche

una nuova possibilità di sanzionamento nel caso in cui questa norma

venga violata.

Banca Mondiale → Funzione di espansione delle norme. Dagli anni 70 ha

• cominciato a promuovere l'idea, negli Stati che si stavano sviluppando,

che non fosse accettabile un mero arricchimento dello Stato senza

nessuna preoccupazione per la redistribuzione del reddito. Queste

politiche di redistribuzione sono state promosse affianco alle politiche di

consolidamento dell'economia di uno Stato e lotta alla povertà. Se la BM

ci sia riuscita o meno e quanto questo sia statp arrestato negli ultimi

anni a causa di una inversione di tendenza con un aumento delle

disuguaglianze è un'atra questione. Per diverso tempo, dagli anni 70 in

poi, la BM si è impegnata affinchè i propri prestiti a Paesi che ne

facessero richiesta, fossero condizionati a un utilizzo di questi prestiti

volto non solo all'arricchimento del Paese, ma anche alla capacità di

redistribuire reddito all'interno del Paese. Questo è un ruolo di una OI che

si fa promotore di norme interne allo Stato e che riesce a raggiungere

l'obiettivo anche perchè, in questo modo, gli Stati che fanno ciò che gli

viene chiesto, ricevono il finanziamento, ma anche una sorta di

patentino di Stato moderno e civile.

Croce Rossa Internazionale → La Marta Finnermore studia il processo

• attraverso il quale la CR è diventata molto importante per la promozione

di norme umanitarie in un contesto bellico. Ci sono le convenzioni che

riguardano cosa si può o non si può fare in un contesto di guerra, ma il

ruolo specifico che alcuni agenti di quste norme hanno svolto viene

studiato il èruolo specifico della CRI. Con questa distinzione, ad esempio,

tra combattenti e civili. La protezione dei civili indipendentemente dalla

parte di cui fanno parte e uno sforzo per avere una capacità di

protezione umanitaria di questi civili indipendentemente dalle dinamiche

di guerra e dalle forze in campo. La progressiva accettazione da parte

degli Stati di trattare la CR come agente neutrale è aumentata nel corso

del tempo (mai perfetta) e questo è stato reso possibile dal fatto che il

rispetto della neutralità della CR è valso come simbolo di civiltà da parte

dello Stato che era in grado di portarlo avanti. La CR quando interviene a

sostegno dei civili in un teatro di guerra, non chiede mai la protezione

della NATO... Proprio per non essere identificata con nessuno, ed essere

neutrale. Quanto più uno Stato ha la capacità, anche se coinvolto in una

guerra, di mostrare rispetto della neutralità di chi è li solo per salvare dei

civili, tanto più le proprie credenziali di Stato civile a livello

internazionale aumentano.

Questi sono i meccanismi su cui fanno leva queste organizzazioni per sortire il

loro effetto. Sono principi che hanno a che fare con il blaming and shaming o

sul riconoscere l'opposto di questo, ovvero il gratificare e non su meccanismi

sanzionatori in senso materiale del termine. Sono alcuni esempi, ce ne sono

moltissimi altri. Nell'UE si è studiato moltissimo sui meccanismi di

socializzazione interna, se e quanto gli Stati dell'UE centro-orientale hanno

aderito alle norme della comunità perchè gli è stato imposto o c'è stata una

interiorizzazione della norma... Sono meccanismi che l'istituzione è stata

capace, o meno, di mettere in atto. È un ambito di studio tipicamente

costruttivista.

Perry Busan è un autore che risente e che, in gioventù, ha partecipato alla SI e

che poi adotta una prospettiva costruttivista nella quale fa una operazione che

deriva dagli interessi della SI, ovvero analizzare l'espansione della società

internazionale. Come le norme di base della società internazionale

progressivamente si sono estese e come si sono trasformate nel corso del

tempo. Lo fa in chiave costruttivista, ovvero guardando al processo di

trasformazione delle norme attraverso l'interazione sociale e ricostruisce il

processo di espansione dela società internazionale dal 700-800 e si concentra

soprattutto sul 900, fino a dirci qual è la sua posizione sullo stato attuale.

Visione sua particolare.

RI 16/04/18

Il costruttivismo lo abbiamo collocato in mezzo al razionalismo di realismo e liberalismo e il

riflettivismo di quelli che si oppongono all'impostazione di tipo positivista. Prima abbiamo parlato

del quarto dibattito, quello epistemologico, che sta alla base di qusta distinzione. Il costruttivismo è

più semplice da affrontare, ma è anche l'ambito più studiato e utilizzato nella letteratura. Cosa c'è

dentro al rifelttivismo? Ci stanno quelli che adottano una impostazione postpositivista, ovvero di

marcata critica al positivismo. Questo è l'elemento che tiene insieme ed unisce questi filoni di

pensiero. All'interno questi approcci sono fortemente diversificati.

VEDREMO:

• Post-strutturalismo

Postmodernismo

Teoria Critica

• Teoria Normativa

• Femminismo

• Post-colonialismo

Nel manuale si parla di post-strutturalismo, post-colonialismo e femminismo. Per capire il post-

strutturalismo occorre fare una distinzione interna tra i teorici che si rifanno alla teoria critica di

origine marxiana e i teorici che si rifanno alla tradizione filosofica post-modetnista, soprattutto di

stampo francese. Quella della teoria critica è più vicina alla scuola di Francoforte e quindi con

radici tedesche. La teoria normativa è una cosa a sé stante, perchè si pone come obiettivo principale

quello che è giusto e quello che è sbagliato. Il femminismo ci incoraggia non solo a studiare il ruolo

delle donne nella PI, ma ad adottare un punto di vista femminista sullo studio della PI.

TEORIA CRITICA

• Ispirazione marxista: Scuola di francoforte (Adorndo, Horkheimer); Marxismo (A. Gramsci)

• Autori maggiori: R. Cox; A. Linklather

• Critiche al positivismo: Separazione soggetto/oggetto? Scienza scevra di valori?

La teoria critica ha una impostazione marxista e risente molto del contributo dei filosofi della scuola

di Francoforte, soprattutto Adorno e Horkheimer. Per quanto riguarda il marxismo risente molto del

contributo di Gramsci. Gli autori maggiori sono Robert Cox (più noto in assoluto) e Linklather che

è un autore contemporaneo molto citato. Qual è la critica principale che muovono al positivismo?

Le 2 critiche principali sono che la scienza, e quindi le teorie, non sono scevre di valori. Questa

separazione fra fatti e valori è una panzana. Non è nemmeno possibile una separazione fra soggetto

e oggetto di studio. Esiste una interazione e una correlazione molto forte fra chi pronuncia una

teoria e il tipo di teoria che pronuncia. Se assumiamo una posizione positivista affermiamo che dato

un certo ambito di osservazione, chiunque osservi quell'ambito di osservazione (se ha le capacità

cognitive di coglierlo) coglierà le stesse leggi di funzionamento e formulerà teorie. Se invece

adottiamo una posizione da teoria critica riteniamo che chi guarda l'oggetto che stiamo osservando,

tende ad interpretare le dinamiche tipiche di quell'oggetto sulla base di proiezioni proprie che sono,

secondo i teorici critici, influenzati dai propri interessi. Carr è un anticipatore della teoria critica. Ha

elementi forti di marxismo nonostante venga sempre menzionato come teorico realista. Dice che il

liberalismo non è neutrale, ma è sviluppato come approccio all'economia (liberismo economico)

nell'Inghilterra del 700. Questa però aveva tutto l'interesse alla liberalizzazione dei mercati. Quindi

teorizzare che liberalizzare i mercati avvantaggiava tutti, significava formulare una teoria che era

nell'interesse della potenza all'interno della quale quella teoria era stata formulata. Dice che il

liberismo economico, quando c'è un declino della GB e gli USA cominciano a diventare la prima

potenza economica, viene immediatamente sposato dagli USA. Questa, per Carr, è la dimostrazione

che non è vero che il liberalismo è assolutamente universale e che vale per tutti, ma risponde a un

interesse specifico. Carr è noto perchè, come controaltare al liberalismo, propone il realismo. I

teorici critici contemporanei, da Cox in poi, si concentrano su questo. Si concentrano su come e

quanto le teorie e gli approcci formulati, di fatto, rispondono a interessi specifici. Molto del

realismo rispondeva agli interessi degli USA (Paese in cui le RI si erano inizialmente sviluppate) e

anche il liberalismo rispondeva ad interessi tipicamente americani perchè come grande potenza

economica commerciale, ha bisogno di commerciare con l'esterno e promuovere un liberismo

economico e la progressiva liberalizzazione dei mercati. Le teorie precedenti diventano quindi

l'oggetto di critica e vengono decostruite. È il processo di decostruzione a cui risponde poi il

costruttivismo ricostruendo.

• Il teorico è parte del mondo sociale, le sue teorie influenzano il mondo. Richiamo contro le

pretese positiviste di neutralità.

• Mondo sociale è un prodotto del tempo e del luogo.

• Conoscenza riflette gli interessi dell'osservatore.

• Cox: “Una teoria è sempre per qualcuno o per qualcosa”.

• Conoscenza positivista (conservatrice), teoria critica= emancipazionista (vs. Teorie

problem solving) → liberare dall'oppressione

Questo porta Cox a dire la frase che è più nota e più legata al suo nome: “Una teoria è sempre per

qualcuno e per qualcosa”. Non è mai neutrale o vera. Non esiste un criterio di verità per parlare di

una teoria. Esiste un criterio di utilità, ma è per qualcuno e per qualcosa e non universale. Qualsiasi

teoria è un prodotto sociale. Ovvero è un prodotto di una certa società in un certo momento storico.

Cosa contrappone lui a queste teorie che sono conservatrici perchè sono volte a conservare e a

raggiungere, da parte di potenze conservatrici, i propri obiettivi. Cosa oppone a questa visione della

teoria positivista che è conservatrice? Oppone una teoria che sia emancipazionista. Ovvero una

teoria che voglia liberare dall'oppressione. L'obiettivo sono teorie che aiutino gli individui a

migliorare la propria posizione. Non dovrebbero essere teorie volte al rafforzamento del potere

dello Stato più forte o dello Stato che si sta espandendo, ma dovrebbero essere teorie che mirano a,

per esempio, eradicare al povertà indipendentemente dal fatto che il Paese sia forte o debole. Si

torna all'attenzione nei confronti dell'individuo e si considera emancipazionista una teoria che sia in

grado di far emancipare questo individuo dalle logiche di oppressione. Queste logiche di

oppressione possono essere di tipo economico, politico (libertà civili che vengono a mancare),

limitazione di libertà di espressione personale... Tutto ciò che è vincolo in negativo all'individuo

diventa il bersaglio della teoria emancipazionista. In questo c'è la radice marxista contro chi detiene

il potere e formula delle teorie in funzione dei propri interessi di potere, andiamo a vedere cosa

sarebbe necessario per far emancipare coloro che invece non sono in una posizione di potere. Il

messaggio principale della TC è che la teoria non è neutrale, risponde sempre agli interessi di chi

formula la teoria e che sia opportuno e necessario superare la posizione conservatrice della teoria di

stampo positivista e adottare una impostazione di tipo emancipazionista. La TC è una teoria

emancipazionista. La critica che si può muovere al teorico critico che formula tutto questo è che se

tutte le teorie sono nell'interesse di qualcosa e di qualcuno, anche la TC dovrebbe essere

nell'interesse di qualcosa e di qualcuno. L'escamotage che trova il teorico critico è che l'interesse di

quel qualcuno per il quale si muove la TC sia più importante. È qualcuno che fino a quel momento è

stato oppresso e quindi c'è quel senso di introduzione di un elemento di giustizia per eradicare le

ingiustizie sociali, economiche e politiche. La TC ormai è applicata molto al di là dell'ambito

economico. Ci sono studi di TC molto sviluppati nell'ambito dello studio del terrorismo. Si tratta di

autori che prendono ispirazione dalla TC e poi la sviluppano in ambiti diversi. L'ambito del

terrorismo e il modo in cui esso viene identificato il terrorista, creata una teoria sul funzionamento

sociale del terrorismo, diventa funzionale e viene smascherato come funzionale all'interesse di chi

formula la teoria. Gli ambiti sono multipli: studi critici sulla sicurezza....

Un altro approccio che va sempre sotto questo ombrello del post-strutturalismo (lo strutturalismo di

Waltz, la struttura anarchica di Waltz è declassata) è il post-modernismo.

POST-MODERNISMO

• Influenza filosofica: Michel Foucalt, Jacques Derrida

• Principale esponente: Richard Ashley

• Critica netta contro il 'modernismo' illuminista: nessuna realtà oggettiva. Le nostre

convinzioni “oggettive” non sono che “Prigioni intellettuali” (es. modernizzazione;

progresso...)

• Il Post-modernismo è “incredulo nei confronti delle meta-narrative” (cioè le macro-teorie

che puntano a spiegare i fenomeni sociali).

Gli autori post-moderni, come Ashley, si rifanno e subiscono l'influenza filosofica di due filosofi

francesi importanti, Focault e Derrida. Abbastanza diversi. Derrida si concentra soprattutto sull'

analisi del linguaggio. Il linguaggio diventa il meta-testo da analizzare perchè non esiste veramente

uan realtà esterna e tangibile. La realtà che esiste, esiste nella misura in cui noi la narriamo. Il

linguaggio diventa la trasposizione di quella che noi crediamo essere la realtà effettuale delle cose.

Cosi avviene anche per le grandi teorie e teorizzazioni. Non sono altro che dei vestiti che noi

mettiamo addosso a questa realtà, perchè non esiste una realtà oggettiva, o se anche esiste, noi non

siamo in grado di osservarla nelle sue caratteristiche di oggettività. Quelle che noi abbiamo creato

per dare senso a ciò che ci sta davanti e intorno, sono delle prigioni concettuali. Sono necessarie

perchè noi abbiamo bisogno di chiavi interpretative per narrare l'ambito in cui viviamo, ci dà

sicurezza e stabilità. Non riusciamo altrimenti a muoverci.

• Mancanza di un punto di riferimento esterno, neutrale. Mancanza di una realtà oggettiva. →

L'importanza della 'decostruzione': teorie e approcci sono costruiti e non

neutralitàConseguenze: modestia (vs. neorealismo), ma anche scetticismo (rischio

nichilismo)

• Es Biopotere/Carcere (Focault)

Abbiamo bisogno di punti di riferimento che rischiano di diventare o diventano delle gabbie

concettuali. Per esempio, Ashley, fa riferimento al concetto di modernizzazione o di progresso.

L'obiettivo critico è il liberalismo. Quella narrazione collettiva per la quale il mondo di domani

possa essere migliore di quello di oggi. È una narrazione rassicurante che fornisce anche un modo

per poter interpretare alcuni eventi del passato e fornisce alcune linee guida su come comportarsi in

futuro. Si ritiene che gli elementi su cui far leva per avere il progresso siano la democrazia... Alla

fine questa rischia di diventare una prigione concettuale perchè non ci permette di vedere tutto ciò

che sta fuori questa nostra griglia interpretativa. Queste gabbie concettuali, in alcuni casi, sono

particolarmente forti. Tutte hanno una origine storica. Tutte sono il risultato di una costruzione

sociale. Uno degli studiosi di riferimento, Focault, fa uno studio molto importante sul sistema

carcerario. Studia il momento in cui, storicamente, si comincia a far strada l'idea che nel caso di

violazione di una norma la risposta migliore (prima era pena corporale. Non sortisce gli effetti che

ci si aspettava ed era molto legata al singolo individuo e alla reazione locale. Meno sistema

collettivo) erano forme di punizione diverse dalla pena corporale. Sono forme di punizione sempre

vessatorie e non volte al reinserimento o alla rieducazione. Progressivamente si afferma l'idea che

sia possibile organizzare un sistema (specie di fabbrica) che è volto al contenimento fisico, in uno

spazio fisico, delle persone che hanno compiuto dei reati. Questo con modalità e tempi diversi a

seconda dei reati compiuti. Lo Stato moderno, che tende ad organizzare tutto all'interno della vita

dello Stato, produce il sistema carcerario che è il risultato di un modo di intendere la persecuzione

di una violazione. Questo si basa sull'assunto che si possa distinguere fra normalità e adesione alla

norma, e non normalità (devianza) e non adesione alla norma. Come si fa a riconoscere la devianza?

Questo avviene nel momento in cui, socialmente, si affermano le discipline (sociologia, filosofia,

storia...). Queste discipline, ciascuna nel proprio settore, pongono un perimetro e distinguono, fra

ciò che è norma e e ciò che non è normale. “Visti da vicino siamo tutti pazzi” → questa distinzione

fra ciò che costituisce la psiche normale e ciò che costituisce quella malata, è il risultato di una

codificazione disciplinare (da parte di una serie di discipline, psciologia, psichiatria) che

definiscono qual è il limite della normalità. Definiscono adirittura qual è il limite della non

normalità che comunque può coesistere nella società, e quello che invece ha bisogno di essere

rinchiuso nei manicomi. Focault studia il processo storico attraverso il quale, dalla propria

posizione di potere, alcune elitès rilevanti (sistema giudiziario, legislativo) hanno progressivamente

identificato e messo a fuoco un apparato, quello carcerato e in parallelo quello dei manicomi, che

serve alla gestione e codificazione della normalità, per quanto attiene al rispetto delle norme

collettive, o al comportamento accettabile in una società. Questo studio, Focault lo fa, adottando un

metodo genealogico, cioè ricostruisce il filo rosso attraverso il quale il processo ha

progressivamente preso forma e si è consolidato in una maniera cosi profonda che per noi oggi è

normale pensare che ogni Stato e società abbia un carcere. Il carcere è una istituzione perfettamente

legittima nella nostra società e quindi si discute sul loro funzionamento. Non si mette però in

discussione l'istituzione del carcere. L'istituzione del carcere è stato un risultato storico che ha

implicato fare degli assunti forti sulle implicazioni sociali della violazione della norma e sul modo

migliore per gestire la violazione della norma. Adesso ci si è accorti che l'incarceramento di persone

a tendenza radicale (radicalismo islamico) è negativo, in quanto in carcere ci si radicalizza di più

che fuori dal carcere. Quindi si è discusso che il mondo migliore per gestire la radicalizzazione

nella nostra società sia l'incarcerazione di questi individui. Si mette in discussione il paradigma. Un

altro concetto che Focault utilizza è quello di biopotere. È il potere nella sfera del bios, del corpo,

della vita. Il biopotere non nasce con le biotecnologie. Con le biotecnologie diventa più visibile,

perchè diventa più visibile la capacità del legislatore di definire quale sia la normalità accettabile

socialmente per quanto riguarda l'interferenza del corpo. Se è scientificamente fattibile una certa

operazione (ad esempio la selezione dei feti sulla base del fatto di essere sani o no. Se è

tecnicamente fattibile la distinzione tra maschio e femmina nel feto), è politicamente e

giuridicamente accettabile? Questa è una decisione politica che i legislatori adottano. In questo caso

il potere del legislatore tocca direttamente la sfera del bios, ovvero la sfera della vita del singolo

individuo. Nel caso delle biotecnologie, questo è particolarmente evidente. Sono ambiti di grande

discussione (esempio fecondazione assistita). La politica entra in una sfera che non ha a che fare

con le dinamiche sociali generali, ma va a toccare l'essenza più profonda dell'uomo, ovvero quella

che riguarda il proprio corpo. La biopolitica è un altro ambito importante nel quale le discipline che

sono coinvolte (sono un risultato dell' evoluzione storica) hanno il potere di definire cosa è normale

e cosa non è normale, cosa è o non è accettabile, e quindi sono in una posizione di estremo potere.

Lo studio di questa evoluzione del potere, di chi detiene il sapere (“Sapere è il potere” dice Focault)

(questa conoscenza utilizzata a fini di potere), è un processo storico. Focault ci mostra che è

possibile studiarne l'evoluzione. Ci sono autori che si concentrano proprio su questa dimensione.

L'idea che sia possibile studiare in modo genealogico l'evoluzione di queste grandi categorie e

istituzioni che noi consideriamo normali, si può applicare anche allo studio della PI. Possiamo

anche adottare una prospettiva post-moderna. Alcuni post-moderni si concentrano sul processo di

costruzione dell'alterità nelle dinamiche di guerra, studiando il processo di costruzione di ciò che è

normale o anormale nella pratica di guerra stessa. Attraverso il quale chi detiene risorse di

conoscenza, le utilizza a fini di potere. Quella del neorealismo, cosi come altre teorie, non è altro

che una meta-narrativa. È una narrativa ampia, grande, che ci pretende di descrivere una realtà, ma

in realtà è quello che rende legittimo il cmportamento degli attori all'interno dei sistemi. All'interno

del SI le grandi potenze che fanno EdP, sono perfettamente legittimate se si adotta un punto di vista

neorealista. Il realismo in generale, il neorealismo in particolare, diventa la teoria legittimante di

posizioni di potere (date e acquisite nel corso del tempo. Potere di risorse materiali) che rendono

possibili delle azioni che in questo modo diventano anche legittime. Il neorealismo non è altro che

una meta-narrativa che legittima lo status-quo. Il neorealismo è oggetto di critica forte da parte di

tutti i post-strutturalisti. I post-strutturalisti dicono che se il realismo fosse stato più vicino alle

proprie radici (realismo calssico di Aron e Morgenthau) avrebbe preso meno cantonate, avrebbe

assolto un po' meno questo ruolo di teoria legittimante del più forte, e avrebbe consentito delle

interpretazioni che attingessero alla storia, alla filosofia, che con il neorealismo si perdono

completamente. La critica principale di tutti i post-struttualisti è il neorealismo in particolare.

Queste teorie (realismo, neorelismo e liberalismo) si pongono come vere al di là del tempo,

verificabili empiricamente e universali. Tutto questo viene criticato. Le cosiddette Grandi Teorie

(paradigmi → realismo, liberalismo e marxismo) sono criticate in quanto, i post-struttualisti

credono che, non sia possibile fare una grande macro-teoria della PI, perchè diventa solo una

macro-narrazione a cui noi finiamo per credere, ma non è possibile. Intanto perchè non esiste

quell'oggetto di studio esterno, studiabile, sempre governato dalle stesse leggi come pretendono

queste teorie. Inoltre, queste stesse teorie, sono delle meta-narrazioni legittimanti, che finiscono per

stabilire ciò che è normale o devianza rispetto alla normalità. Per questo Iotard scrive che il post-

modernismo è incredulo di fronte alle meta-narrative (grandi teorie). Il post-strutturalismo per

diverso tempo aveva due matrici abbastanza separate: teoria critica e post-modernismo. Il post-

modernismo era, nelle RI, decostruttivo. L'obiettivo principale di tutti questi riflettivisti era quello

di decostruire ciò che realismo e liberalismo hanno detto di essere oggettivo. Quindi il processo era

principalmente di decostruzione. Successivamente sia teoria critica che post-modernismo,

soprattutto la TC, hanno cominciato a produrre delle analisi. Non producono mai una grande teoria

alternativa, perchè non è possibile una grande teoria della PI. Propongono una interpretzione di ciò

che avviene nel momento in cui, per esempio all'interno di una guerra (Bosnia), diventa normale

autoidentificare sé stessi come musulmani e dedurre da questo che, inevitabilmente, la mia

appartenenza al gruppo musulmano, implichi uno scontro, anche violento se necessario, con il

gruppo croato. In una società multietnica in cui l'appartenenza individuale era a più gruppi (che non

necessariamente erano di tipo etno-religioso), questo ha richiesto un processo di trasformazione dei

criteri di autoidentificazione e identificazione della separazione dall'altro. Sono processi che

ricostruiscono anche i sociologi. Nelle dinamiche della guerra, questo viene amplificato anche

attraverso l'opera di operatori (imprenditori della guerra) che hanno le risorse di potere, di

conoscenza e di mobilitazione, che gli consentono di far leva su queste diversità. Da me che,

originariamente potevo essere di mamma croata e padre musulmano, nonna immigrata indiana, e

che identificavo me stessa non sulla base del criterio religioso nazionale, ma sulla base del fatto di

essere una liberal bosniaca-jugoslava che credeva nella JU (unità dei popoli slavi) e che era educata

in contesti europei (si sentiva al di sopra di queste ripartizioni). Improvvisamente io, catapultata

nella logica della guerra, sono costretta ad autoidentificarmi come parte di un gruppo, perchè le

logiche della guerra non permettono l'ibridazione. Non mi sarebbe permesso autoidentificarmi come

parte di più gruppi. Progressivamente più io subisco vessazioni in quanto musulmana, più io mi

sentirò musulmana. La logica della guerra etnica/civile interna a uno stato è una logica che vede

questi processi di ricostruzione e ridefinizione della identità (chi io sono e chi sono gli altri. Che

logica ha la violenza nei rapporti fra me e gli altri) che si costruiscono e si amplificano nel tempo,

con un ruolo importante degli imprenditori bellici. Questo è un processo di ricostruzione

dell'autoattribuzione dell'identità che ha una matrice fortemente sociologica e che non dà per

scontato che esista un gruppo nazionale dato che ha certe prerogative e certi interessi piuttosto che

altri. Rimette in discussione il fatto che qualcosa sia oggettivo e dato, e ritiene che sia il risultato di

un processo di costruzione nel tempo. Attingendo all'ispirazione di teorici critici e post-moderni, in

una visione post-struttualista dove non tutto è legato alle dinamiche dell'anarchia e non tutto

dipende dagli equilibri di potere, ma si può far leva su qualcosa di altro come il senso di

appartenenza e di identità, si sono prodotti studi sulle dinamiche della guerra in Bosnia che si

collocano in un contesto post-struttualista. Non sono né pura TC, né puro post-modernismo. Posen

ha una posizione opposta della guerra in Bosnia. Lui studia i vari gruppi come si studierebbe, da

parte di un realista, il rapporto fra Stati. Uno Stato assume più potere, gli altri si sentono minacciati,

ci si arma contro di questo e si genera una guerra. In questo caso, i post-struttualisti, prestano

attenzione alle dinamiche sociali di costruzione della differenza. Quindi di creazione della nuova

normalità. Questa normalità non è la JU, ma un'area abitata da gruppi diversi. Peraltro le logiche

belliche cercheranno di fare una pulizia etnica e di spostare le popolazioni geograficamente (in zone

diverse).

TEORIA NORMATIVA

• Oggetto: Etica e politica internazionale

• Autori: C. Brown; Frost; Nardin

• Influenza della filosofia morale

• Domande su questioni etiche. Es: Che priorità sono necessarie per creare un ordine

internazionale moralmente giusto? Quando si deve giustificare l'uso della forza? Cosa rende

il diritto internazionale accettabile? Quali sono gli standard etici minimi del sistema

internazionale?

La teoria normativa è di tipo completamente diverso. È una teoria che ha come obiettivo quello di

valutare l'etica. Fa considerazioni di tipo etico. Fa quello che la disciplina, all'inizio (dalla

fondazione) ha detto di non fare. L'etica deve stare fuori. L'unica fonte, nel realismo iniziale, di

valutazione etica è se uno Stato è in grado di proteggere o meno i propri cittadini. La teoria

normativa in ambito filosofico c'è sempre stata. Succede che, grosso modo verso la fine degli anni

80 e l'inizio degli anni 90 (dibattito 4b), la teoria normativa comincia a entrare nel dibattito delle RI.

Comincia a delinearsi un ambito di riflessione di etica e RI. Gli autori di riferimento sono Brown,

Frost e Nardin e tutti questi autori sono influenzati dalla cosiddetta filosofia morale. Le domande

che si pongono sono: qual è il criterio per valutare se un ordine internazionale è moralmente giusto?

Cosa vuol dire giustizia mondiale/globale? È redistributiva, per cui si ritiene che un ordine è giusto

se tutti stanno sufficientemente bene? È una giustizia che ha a che fare con la ripartizione delle

risorse? O è una giustizia che ha a che fare con i regimi politici nei quali vivamo? È un sistema nel

quale, anche se ci sono differenze economiche, ma tutti vivono in democrazie, è più giusto? È più

giusto un mondo nel quale si dia priorità all'abolizione totale della guerra (ammesso che sia

possibile)? Quali sono i criteri di giustizia? Questi criteri di giustizia hanno a che fare con la

capacità degli Stati di assolvere la propria funzione e quindi di proteggere i propri cittadini e il

proprio territorio, o hanno a che fare con i diritti degli individui? È un diritto cosmopolitico o è una

giustizia di tipo westfaliano che ha a che fare con la sovranità degli Stati? Le risposte sono diverse a

seconda della posizione che si assume. La difficoltà sta nel fatto che non esiste una risposta unica a

questo. Questo dibattito sulla questione di giustizia è presente anche nella Scuola Inglese. C'erano

solidaristi e pluralisti. I primi dicono che bisogna guardare agli individui in primis. I secondi dicono

che, in primis, bisogna guardare agli Stati, perchè sono questi che possono proteggere gli individui.

Nel filone di pensiero della teoria normativa ritorna questo argomento. Un ambito importante di

discussione oggi è quello di come identificare criteri etici minimi universali, vista la differenza fra

culture. Esistono criteri etici minimi universali. L'UE ha teorizzato internamente, e cercato di

esportare esternamente, l'idea che l'abolizione della pena di morte sia un dovere etico che la

violazione di qualsiasi regola non può mai implicare l'uccisione di un essere umano. La violazione

di una regola deve sempre portare, secondo quella tradizione che si sviluppa in UE, al recupero di

quella persona nella società. Quando non è possibile, la detenzione, ma mai all'uccisione della

persona. L'abolizione della pena di morte è stabilita dalla Carta dei diritti fondamentali dell'UE.

Nessun Paese europeo la può reintrodurre, per farlo dovrebbe uscire dall'UE. L'UE cerca di

esportare questa norma nei Paesi con cui commercia. A maggior ragione con Paesi extra-

occidentali. È etico, a livello universale, affermare l'universalità dei diritti umani (diritti individuali)

oppure, come dicono alcuni Paesi asiatici, la collettività viene prima dell'individuo e quindi i valori

asiatici implicano che il nucleo viene prima rispetto ai diritti dell'individuo? Questo ha rilevanza

importante. Alcune delle regole del diritto internazionale si fondano sull'assunto che l'individuo

vada tutelato in quanto essere umano (diritti umani). I diritti umani sono superiori rispetto ai diritti

collettivi. Questo è un terreno forte di discussione, soprattutto in un momento in cui le potenze non

occidentali e quindi portatrici di sistemi valoriali diversi (valori asiatici), diventano più importanti e

acquisiscono più peso internazionale. La Cina sta diventando la prima potenza economica del

mondo. Se le proiezioni dicono la verità, lo diventerà da qui a 5/6 anni. Come userà questa risorsa

di tipo economico nel contesto multilaterale? Farà pressione per una trasformazione delle regole del

gioco? Quali regole? Fino a che punto la CI dovrà accettare questa trasformazione? Qual è il criterio

etico ultimo?

BROWN:

COSMOPOLITANISM (individui) vs COMMUNITARISM (comunità)

Es: • Sono accettabili le armi nucleari?

• È accettabile l'infibulazione?

• È accettabile l'intervento umanitario?

La distinzione tradizionale all'interno di questa scuola è fra cosmopolitans e communitarians. Nel

dibattito sono i termini inglesi ad essere usati. I cosmopolitans ritengono che al centro della

riflessione etica stiano gli esseri umani. Un filosofo cosmopolitan dà la precedenza e la priorità

nelle proprie valutazioni etiche ai diritti umani. Chi sostiene fortemente la R2P si muove molto più

in un ambito vicino a questo. Il communitarian ritiene che ci sia un primato della comunità e quindi,

per esempio, della sovranità dello Stato. Anche della comunità culturale. Il rispetto delle differenze

culturali viene prima rispetto alla violazione sull'individuo che, all'interno di quella comunità, si

potrebbe perpetrare. Un esempio del dibattito in cui ci si schiera su posizioni diverse, è quello della

pratica dell'infibulazione femminile. È una pratica di vessazione sugli organi genitali della donna,

che può essere più o meno invalidante nei confronti della donna, che è diffusa in moltissimi contesti

culturali. Ha radici molto antiche che sono state recuperate in vari contesti religiosi. C'è anche una

legittimazione culturale religiosa della pratica dell'infibulazione. È una pratica fortemente

discriminatorie. La si pratica sulle bambine quando arrivano alla maturazione sessuale e gli effetti

sulla vita sessuale, e sulla psiche di queste donne, sono drammatici. Nel caso più estremo la donna

diventa incapace di provare piacere. Questa pratica è cosi diffusa e considerata normale, nei contesti

in cui si pratica, che le mamme o le nonne delle bambine (pur avendo subito loro questa pratica e

sapendone le conseguenze) si sentono socialmente costrette (come buone madri) a portare la propria

figlia ad avere lo stesso tipo di pratica (altrimenti la figlia non potrà trovare marito, non potrà essere

accettata in soicetà...). Il problema è: a livello internazionale e nazionale (dentro le società) quanto

può una società civile, moderna, accettare una pratica di vessazione sul corpo della donna di questo

tipo? Noi diremmo che non si può. Altri potrebbero dire che se si vieta questa pratica si va contro a

un bisogno culturale di altri. Alcuni Stati si rifiutano categoricamente di abolire, per legge,

l'infibulazione genitale femminile, perchè viene considerata una interferenza rispetto alla cultura del

Paese. Nelle nostre società, con la diversificazione delle società, è diventata una questione. Cosa

dovrebbero fare ad esempio i medici? Il dibattito etico è fortissimo. Ci sono molti medici in IT, che

provengono da Paesi che adottano questa pratica, che sono contrari da un punto di vista generale,

ma che dicono che almeno in forma simbolica occorre praticarla, perchè altrimenti si crea un

disagio culturale, sociale, pratico per queste bambine all'interno della loro collettività. C'è un

dibattito. Lo Stato si chiede se un ospedale statale può fare una pratica del genere che è aberrante?

Sono dibattiti etici che sono anche più ampi e riguardano anche la legislazione internazionale. Può il

diritto internazionale stabilire che si tratta di grave violazione dei diritti umani il caso in cui tutte le

donne di un Paese la subiscono? Chi adotta una prospettiva cosmopolitan ritiene che la pratica sia

assolutamente inaccettabile e che sia quindi da perseguire con tutti i mezzi necessari in quanto

vessatoria della persona. Chi adotta una prospettiva comunitarian ritiene che bisogna essere più

cauti e che bisogna rispettare le differenze culturali all'interno delle quali questa pratica avviene. Al

massimo si possono stabilire dei limiti sulla gravità di questa amputazione. Si tratta di dibattiti

eticamente sensibili. Noi siamo abituati a pensare in termini universalistici, perchè siamo europei,

occidentali e liberali. Ci scontriamo, però, con il limite di questo universalismo. L'altro dibattito è

sull'intervento umanitario. Prima gli individui o la sovranità degli Stati? Dibattito sui criteri di

giustizia nella PI, che riguarda anche le società interne.

FEMMINISMO

Recente nelle RI (Caroll 1972, ma introduzione sistematica dagli anni '90).

Molteplici approcci alle questioni di genere.

Finalità varie: evidenziare l'eventuale legame tra ruolo di genere ed altri ruoli sociali, analizzare il

rapporto tra un certo gruppo sessualmente connotato ed un fenomeno socio-politico, superare le

discriminazioni di genere (violenza normativa), rileggere alcuni fenomeni da una prospettiva di

genere diversa da quella (maschile) tradizionalmente adottata.

Il femminismo è ormai diventato, in alcuni ambiti (soprattutto negli USA), una sottodiciplina a sé

stante. Ci sono grandi convegni, ci sono cattedre... Le sue origini provengo dal femminismo come

movimento storico, ma nelle RI nasce dalla fine degli anni 80 e inizio anni 90, e con la fine della

GF in particolare. Ci sono una molteplicità di modi di vedere il ruolo del femminismo nelle RI. I

primi studi, quelli degli anni 70, si concentravano principalmente sul ruolo della donna in una serie

di contesti. Successivamente, risentendo della rivoluzione riflettivista, c'è un versante nello studio

del femminismo che è post-struttualista e che ci dice che occorre assumere il punto di vista della

donna sulla PI e non basta studiare la donna come oggetto di studio.

Due livelli di indagine nell'analisi della donna nelle RI:

1. Il ruolo della donna nella politica internazionale

2. Il genere come categoria (anche) nella politica internazionale

Possiamo identificare 2 grandi livelli. Uno sono gli studi che studiano la donna come oggetto di

studio e la differenza di genere in generale. La connotazione legata all'orientamento sessuale. Si è

partiti dalla donna e poi si è passati di più al genere. Il secondo è il genere come categoria, come

prospettiva nella PI.

DONNA E POLITICA INTERNAZIONALE

Focus: Il ruolo della donna nella sfera internazionale, il suo ruolo in specifici eventi.

Esempio temi:

• donne e sviluppo economico

• ruolo della donna nei movimenti di liberazione nazionale, rivoluzioni, movimenti

nazionalisti

• Ruolo della donna nei conflitti armati

Il primo caso si riferisce al ruolo specifico della donna. Ci sono diversi studi che guardano a come

lo sviluppo economico dei Paesi sia fortemente legato allo sviluppo specifico della donna in quella

società. L'idea del microcredito è che se si dà a una donna una piccola somma per portare avanti una

attività, questa donna che è portata, in quanto principale responsabile della gestione familiare (figli,

economia famigliare), a pensare in termini collettivi, ed è portata quindi a espandere e allargare

questa attività in modo che, progressivamente, sempre più persone trarranno beneficio da quella

stessa attività. La donna ha una capacità di gestione imprenditoriale, capace di gestire il piccolo

(come le piccole risorse dell'economia famigliare) che le consentono di amplificare e sfruttare al

meglio la piccola risorsa che e viene data. L'assunto è che l'atteggiamento sociale-economico della

donna, sia diverso rispetto a quello dell'uomo e che l'investimento in economia di uno Stato sulle

donne, abbia dei vantaggi che amplificano le capacità economiche di quella società maggiormente

che in un Paese a economia maggiormente o esclusivamente maschile. In ambito economico si sono

fatti studi analoghi per quanto concerne il ruolo delle donne nelle posizioni apicali. Poche sono in

queste posizioni. Si è studiato come grandi società economiche di vario tipo che hanno posto una

donna a capo di una organizzazione, hanno avuto una modalità di organizzazione del lavoro, ma

soprattutto di relazioni sociali all'interno di quella collettività di tipo diverso. Questo ha favorito

maggiormente la produttività. Si sono preoccupate di costruire asili all'interno della ditta, di

costruire una rete di protezione sociale (non fornita fuori) alla quale le donne lavoratrici potevano

fare riferimento. Si è passati da un paradigma nel quale le donne dovevano diventare un po' uomini

per avere successo, s un paradigma in cui si ritiene che è opportuno che le donne restino tali, per

poter portare il meglio nelle società in cui vanno a lavorare. Questi studi riguardano lo sviluppo

delle società, ma anche dei Paesi. Nell'International Political Economy c'è un filone che studia

questo ruolo. Ci sono altri studi che guardano il ruolo delle donne in ambiti in cui difficilmente si

guardava. Le rivoluzioni. Pareva ci fossero solo uomini. Vista l'epoca, le posizioni principali erano

maschili. Per molto tempo nessuno ha studiato il ruolo delle donne in questi movimenti. Movimenti

di liberazione nazionale → si è studiato il movimento di liberazione nazionale in Iraq contro i

cosiddetti aggressori nazionali e il ruolo che le donne hanno avuto in questo caso. È molto meno un

ruolo di combattimento attivo, ma è un ruolo di rete di protezione dei combattenti. Questi studiosi

non pretendono che il ruolo della donna sia rilevante solo quando la donna si mette i pantaloni e ha

il fucile, ma può avere un ruolo anche quando fa altro. Ruolo della donna nei conflitti armati → ora

ci sono le donne soldato. Per moltissimo tempo però le donne non hanno svolto questo ruolo, ma

non erano assenti nelle dinamiche della guerra.

GENERE E RI

Affermazione: Il discorso della scienza politica e delle RI esclude le donne perchè mette in

evidenza certi ruoli, regole ed eventi escludendone altri.

L'epistemologia dominante nelle RI – il positivismo – riflette in sé una concezione maschilista ed

occidentale → lettura parziale del mondo fatta solo in ottica maschile

Se dico donna, dico qualcosa che è biologicamente connotato. È un dato di fatto. Chi si occupa della

prospettiva di genere non guarda tanto all'aspetto biologico della nascita, ma guarda alla costruzione

sociale del genere. Quale significato viene socialmente attribuito all'essere donna? Essere donna

fisicamente vuol dire, più o meno, la stessa cosa in tutto il mondo. Essere donna in IT o in Arabia

Saudita fa una grande differenza. Il significato sociale del genere è completamente diverso. Chi si

occupa di genere guarda alla costruzione sociale del significato delle differenze di genere. Questo

oggi non può riguardare solo la questione genitale, ma anche l'orientamento sessuale. Si guarda

sempre di più al ruolo sociale e alla attribuzione di significato sociale ai diversi orientamenti

sessuali. L'omosessualità nella società (in alcune società essere gay è vietato per legge). Questo ci

impone di assumere una prospettiva post-positivista. Il positivismo ti dice che sei nato in un certo

modo, non studia le dinamiche sociali di costruzione e attribuzione di significato al genere. Il post-

positivismo, in particolare il femminismo, studia questo processo.

(I) “FEMINIST STENDPOINT”

Non basta osservare la donna nel mondo (“empiricismo femminista”), occorre cambiare il punto di

vista.

Es. Keller (1985), mostra come la scienza e gli attributi di genere siano socialmente costruiti

(industrializzazione → separazione casa-lavoro, razionalità-sentimenti).

(II)“POST-MODERN FEMINISM”

Non esiste una realtà separata di chi la osserva. Lo stesso femminismo è parte del processo sociale

che crititica

→ focus non sulla donna ma sul “genere”, come costruzione sociale della differenza tra uomo e

donna.

La questione è quali ruoli sociali sono costruiti per uomini e donne dalle strutture e dai processi

della politica mondiale.

Ad esempio: come ha fatto la politica mondiale a produrre la donna-soldato, l'omosessuale soldato,

ecc...

Nota impostazione femminista che significa “il punto di vista femminista”. Al di là dell'empiricismo

femminista (cosa fanno le donne nelle guerre), proviamo ad assumere il punto di vista femminista

sulla PI. La studiosa Keller nel 1985 ha fatto uno studio che studia come la scienza; il modo in cui

la scienza ha progredito e si è occupata delle differenze di genere e le differenze di genere

socialmente attribuite, siano costrutti sociali che hanno risentito anche dei processi di

industrializzazione. Che le differenze di genere siano costrutti sociali lo sappiamo. Socialmente

siamo abituati a pensare che ci siano attitudini e capacità più maschili o femminili. Quello che la

Keller aggiunge, rispetto a questa osservazione, è che il processo di induztrializzazione che ha

segnato una separazione netta fra ambito del lavoro e ambito della vita domestica (molto di più di

quanto era nella società contadina), ha ulteriormente contribuito a consolidare l'idea di un diverso

ruolo, nel mondo del lavoro, rispetto all'uomo. In una società contadina gli uomini, le donne e i

bambini lavoravano tutti insieme all'attivtà economica. Ciascuno aveva un ruolo, ma tutti facevano

attività necessarie alla vita contadina, con una penalizzazione drammatica per le donne, perchè oltre

a questo dovevano anche accudire i figli... Il connubio fra ambito geografico fisico del lavoro e

ambito geografico fisico della casa era meno separato. Con l'industrializzazione il luogo fisico del

lavoro diventa altro rispetto alla casa. Questo ha contribuito a una separazione tra sfera della

famiglia e sfera del lavoro. Per molto tepo molte donne sono rimaste a casa ad accudire i figli e a

star dietro alla casa, e gli uomini andavano in fabbrica, questo secondo la Keller ha contribuito a

sclerotizzare nella nostra mente l'idea che esista un mondo tecnico, industriale e produttivo che è

maschile, e un mondo del privato e della famiglia che è principalmente femminile (esempio

congedo parentale). Questa separazione fra mondo della razionalità (maschile) e mondo dei

sentimenti (femminile) si è consolidata (gli uomini piangono, le donne sono molto meno razionali

apparentemente...). Questa idea di separazione fra sfera dei sentimenti e sfera della ragione ha una

origine sociale. La Keller la individua nei processi di industrializzazione che hanno consolidato quel

modo di vedere la società.

In ogni caso, tutto il femminismo, critica delle RI esistenti.

Es più noto Tickner e i 6 principi di Morgenthau:

1. La politica è governata da leggi oggettive che hanno la loro origine nella natura

dell'uomo.

La definizione della natura umana di Morgenthau è socialmente costruita e fondata su una visione

maschile della società.

Uno studio molto noto, di una delle prime studiose femministe, è quello della Tickner. Lei dice che

le RI sono fortemente maschili perchè le hanno scritte gli uomini. Il primo modo per vedere che la

PI è stata pensata dagli uomini è andare a vedere i principi del realismo politico di Morgenthau. I

sei principi sono chiaramente scritti da un uomo in prospettiva maschile. Se si adotta una

prospettiva femminile alle RI, i 6 principi sarebbero stati molto diversi. Primo principio: “La

politica è governata da leggi oggettive che hanno la loro origine nella natura umana”. La

definizione, secondo la Tickner, che dà Morgenthau (cattiva, volta al dominio) è in realtà una

visione socialmente costrutta e fortemente maschile. Una donna, per struttura biologica, è un

animale che ha molto più bisogno di un uomo di pensare in termini sociali. In primo luogo ha

bisogno di essere strutturata per prendersi cura della propria prole, che solo in situazioni gravissime,

viene percepita come l'antagonista. Le relazioni che intrattiene con la società, risentono di questa

sua struttura biologica. Questa idea che la natura dell'uomo sia sempre volta al dominio, è sempre

parziale. La natura dell'uomo non è sempre e solo esclusivamente volta al dominio, ma quella di

Morgenthau non è altro che la manifestazione di una certa interpretazione sociale che, nel corso

della storia, si è data alla natura umana come la natura degli uomini forti che devono sopravvivere,

combattere e vincere in società. Questo è un prodotto storico, non ha nulla di oggettivo e tangibile.

La Tickner cassa il fondamento antropologico del realismo.

2. La chiave per comprendere la politica internazionale è il concetto di interesse definito in

termini di potere

Concezione maschile di cosa sia il potere (v. Arendt: potere come capacità di agire di concerto).

Questo secondo principio implica una concezione del potere che è definito come controllo

dell'uomo sull'uomo. È possibile anche concepire il potere in modo diverso da questo, con

ripercussioni sulla PI. La Tickner dice che secondo una filosofa nota, Hannah Arendt, il potere è la

capacità di agire di concerto, ovvero io riesco a lavorare con te. Una società in cui le risorse di

potere danno il meglio è possibile quando si riesce ad agire di concerto. Il potere è di chi riesce ad

essere carismatico, di chi riesce ad avere leadership. Il potere è di chi riesce ad avere la sensibilità

emotiva per agire di concerto con gli altri e fare agire gli altri di concerto con te. Questo è l'opposto

della coercizione. Se il potere è anche questo, l'interesse definito in termini di potere diventa una

cosa completamente diversa. Dare per scontato che il potere è come lo definisce Morgenthau,

significa dare una visione parziale di questo secondo principio.

3. Le forme e la natura del potere possono variare secondo le circostanze storiche, ma il

concetto di interesse definito in termini di potere non cambia

Tutta la realtà politico-sociale è storicamente e socialmente contingente.

Tutta la realtà politico-sociale è socialmente costruita. È socialmente costruita attorno a una certa

idea del rapporto fra uomini e donne e a una idea maschile delle dinamiche di potere, ma queste

sono socialmente definite. In passato ci sono state società matriarcali che hanno definito i rapporti

di potere in modo completamente diverso. Senza pretendere di dire che una società matriarcale

debba succedere e superare una società patriarcale (nessuna delle 2 visioni è accettabile), occorre

riconoscere che molto di ciò che diamo per scontato nelle nostre definizioni di cosa sia potere e di

cosa sia interesse, di fatto sono il risultato di una costruzione sociale di come funziona la società,

legata a società nelle quali gli uomini hannoo avuto posizioni di potere maggiori e maggiormente

riconosciute socialmente, rispetto a quelle delle donne. Questo ha portato a un modo di intendere la

PI, da parte di studiosi e di politici che fanno PI, fortemente connotato. Lei sollecita l'attenzione nei

confronti di interpretazioni diverse.

4. I principi morali non possono essere applicati al comportamento degli Stati nella loro

formulazione astratta

Non esistono principi morali universali.

5. Non esiste un insieme di principi morali universalmente accettati. Il riferimento a tali

principi è spesso strumentale. Gli interessi sono universali.

Nemmeno gli interessi sono universali.

IL DIBATTITO METODOLOGICO Ontologia: OGGETTIVISTA

Behaviorismo

Positivismo

Teoria critica

Epistemologia: COMPRENSIONE Epistemologia: SPIEGAZIONE

Costruttivismo Teoria normativa

Femminismo del punto di vista

Post-modernismo?

Ontologia: SOGGETTIVISTA

Le teorie che abbiamo studiato, positiviste e post-positiviste, possono essere collocate sull'asse

cartesiano nel quale individuiamo un ascissa e una ordinata che corrispondono da un lato a una

impostazione in termini epistemologici e dall'altro in termini ontologici. Su quali sono gli assunti

fondamentali in relazione al fatto che la realtà esiste o no e sul fatto che si debba prediligere la

spiegazione o la comprensione.

RI 17/04/2018

LETTURA GLOBALIZZAZIONE:

Che concezione della globalizzazione si trova in questa lettura? Qual è la determinante della

globalizzazione secondo questo autore? Che tipo di definizione sarebbe compatibile con questo

articolo? Che tipo di concezione di GL c'è in questo articolo? È una GL di tipo economico. È fatta

dall'espansione dei commerci internazionali e della graduale abolizione di barriere al commercio

(liberalizzazione dei commerci). Fa riferimento ad altri tipi di GL. Parla di come l'evoluzione della

tecnologia contribuisce ulteriormente ad altre globalizzazioni. È una globalizzazione sulla base

della quale si mettono in contatto le persone. Fa rimerimento a questa dimensione che è anche

legata alla maggiore facilità negli spostamenti delle persone (mette in contatto le persone). È una

GL, quella descritta in questo articolo, che ha una matrice principalmente economica dove ci sono,

come ancillari, altri aspetti della GL, ma tutti fortemente legati ad una dimensione economica.

Quando si parla di GL si parla delle manifestazioni: ad esempio la manifestazione della GL fatta da

un aumento dei commerci internazionali. Poi si analizza, in questo articolo, quali sono i punti di

forza e di debolezza di questa GL. L'autore è contro questa GL. Tutte le volte che parla di elementi

a favore, poi dice ma. Questo è un modo di raccontare la storia della GL, ovvero guardare ai

fenomeni che indicano processi di GL.

Concetti precedenti: interdipendenza, transnazionalità…

• Affermazione del concetto di G dagli anni ’80

• Concetto multidimensionale e difficile da catturare

• Dibattito acceso su più aspetti: definizione; cause; conseguenza; tasso di

novità; effetti.

Esistono però definizioni diverse. Deifinizioni che non guardano tanto all'insieme dei fenomeni, ma

che guardano agli effetti della GL. In questo caso non si guarderà tanto all'aumento della

transnazionalità (lo avevamo visto dagli anni 70 quando si dice che ci sono più contatti fra le

sociegtà, i commerci aumentano, esistono rapporti transnazionali), ma lo diventa più specifico nel

momento in cui si vanno ad analizzare gli effetti complessivi che cambiano qualitativamente la vita

delle collettività e delle singole persone. In questo senso il concetto, dagli anni 80 quando comincia

a manifestarsi, con l'evoluzione poi degli anni 90, il dibattito su questo concetto è arrivato a un

maggior grado di maturazione e autori diversi si sono interrogati su aspetti diversi. Si tratta di un

fenomeno multidimensionale. Il dibattito è acceso su quale sia la definizione migliore, su quali

siano le cause, sulle conseguenze...

Ma cos’è la globalizzazione?

Secondo Susan Strange, il termine «globalizzazione» è «il peggiore» tra tutti

quelli vaghi e confusi che affliggono la letteratura delle scienze sociali, in

hamburger»

quanto «può riferirsi a qualsiasi cosa, dalla rete Internet ad un

(Strange 1996, trad. it. pp. 11-12).

Secondo Susan Strange (autrice importante dell'International Political

Economy) il termine di GL è uno dei peggiori e più vaghi che si siano potuti

produrre nella letteratura scientifica. Secondo lei può riferirsi a qualsiasi cosa,

da una rete internet a un hamburger. In effetti il problema del concetto è

questo. Tutto diventa GL e quando questo accade nulla è GL.

Economica, culturale, espressione della potenza dominante, …?

Cos'è che da pregnanza a questo concetto? È la GL economica? E quindi, per

esempio, la presenza di agenti economici forti a livello internazionale ovunque

nel mondo (McDonald's). E' la GL culturale? Ovvero la capacità di entrare in

contatto tra culture diverse con mezzi molto semplici. È la nostra capacità di

produrre altrove? Cos'è che qualifica di più questo concetto? Le immagini

danno l'idea di cose diverse in riferimento alla GL. GL riguarda una maggior

connessione del mondo. Dentro il globo gli elementi di connessioni sono

aumentati. Quali sono, però, che cose più rilevanti da studiare in relazione a

questo, rimane alquanto discutibile. Cosi come rimane discutibile se sia buona

o cattiva.

Buona o cattiva?

Una rappresentazione della prima immagine dà l'idea della GL come una

macchina contro la quale si deve combattere. Il no global movement è l'idea

che un movimento globale, debba mobilitarsi contro la GL. Un aspetto di GL,

ovvero la GL dei movimenti politici che si schiera contro altri aspetti della GL,

per esempio la GL economica. La terza immagine è più positiva. Il concetto di

villaggio è positivo nella nostra concezione. Ci dà l'idea di un nucleo, una

comunità sociale piccola con delle regole interne di tipo familistico. Pensare che

si possa parlare di villaggio a livello globale, è una figura abbastanza

rassicurante. La popolazione del mondo che è connessione in modo armonico,

come avviene all'interno di un villaggio. La percezione di positività o negatività

della GL varia molto dalle persone. La seconda immagine è un sondaggio

d'opinione sulla percezione della GL. La domanda è: Credi che la GL,

specialmente l'aumento di connessione di tipo economico con altri Paesi

intorno al mondo, sia positiva o negativa per il tuo Paese? Quando è stata fatta

questa domanda, il 79% degli intervistati in Egitto dicevano positiva e il 21%

negativa. In Turchia il rapporto era sempre a favore della positività, ma in modo

meno marcato (39% a favore, 28% contro e molti indecisi). La media in quel

momento dava una preponderanza alla positività. I Paesi in cui è stato fatto

questo sondaggio sono tutti non occidentali e in espansione economica. Sono

Paesi che hanno potuto beneficiare degli effetti positivi della GL nel loro stesso

Paese. La GL ha anche implicato la possibilità di accesso a mercati

internazionali da parte di Paesi che entrano a far parte di questa rete

commerciale internazionale.

Le definizioni variano secondo il focus:

global society / people

Martin Albrow –

• Antony Giddens – rapporti locale-globale

• one world

Emanuel Richter – unità di vari comunità in “ ”

• internationalization of

Robert Cox – fattori di produzione economica (

• production trasformazione dello stato

) & (come agente della G)

Rosabeth Moss Kanter – mercato mondiale di prodotti e idee

• Roland Robertson – percezioni e rappresentazioni del mondo come un

• luogo singolo

Martin Khor – colonizzazione → occidentalizzazione

Su cosa fanno leva, coloro che se ne occupano accademicamente, in modo da

definire la GL? Su aspetti diversi. Se ne occupano sociologi, politologi, psicologi

sociali, storici, economisti...

Albrow ha una formazione di tipo sociologico e si concentra in particolare

• sulla progressiva connessione fra le persone. Parla di villaggio globale,

ovvero l'idea di un mondo cosi interconnesso per cui si può parlare della

popolazione del mondo come se facesse parte di un villaggio. Questa

concezione di villaggio globale viene formulata all'inizio del momento nel

quale questo concetto comincia ad essere cosi dibattuto (metà degli anni

90) dove ancora le aspettative sono molto positive.

Giddens che è un sociologo britannico si concentra sul rapporto che

• esiste, sempre nella dimensione culturale, fra il senso di affiliazione e di

appartenenza locale e globale. (studenti che parlano più lingue,

viaggiano, hanno amici in tutto il mondo, si naviga in internet... anche

questi individui cosi cosmopolitan hanno bisogno di un senso di

affiliazione locale. Questo senso di affiliazione locale è ciò che li rende

cittadini del Paese in cui vivono, della regione, della città. Ci sono forme

di rappresentazione del rapporto fra noi e gli altri). In realtà quello che

avviene nei processi di GL non è la fine del locale, dice Giddens, ma è la

trasformazione del rapporto fra senso di appartenenza locale e globale.

Tutti noi siamo un po' glocal. Non siamo mai esclusivamente globali, ma

abbiamo un modo di reintendere e reinterpretare la nostra appartenenza

locale anche attraverso la nostra esperienza globale. Il modo di intendere

cosa significhi essere cittadini della città x, è influenzato dalle esperienze

di cittadini del mondo. Questo rapporto è studiato da Giddens in chiave

sociologica e ci dà indicazioni sulle trasformazioni della comunità di cui si

occupano, oggi, anche gli internazionalisti.

Richter fa riferimento a questa unità del mondo e al senso culturale

• Cox si differenzia dagli altri. Cox lo abbiamo visto come esponente della

• tradizione marxista in verisione contemporanea come teorico critico.

Avendo una radice mìarxista fa leva sulla dimensione economica della

GL. È l'internazionalizzazione della produzione. Alla base della GL c'è la

trasformazione su come i temi vengono prodotti. Le multinazionali sono

l'esempio più eclatante di questo. È la produzione di un bene in un Paese

terzo, dove costa meno produrre quel bene, l'assemblamento in un altro

Paese in cui costa poco farlo e la distribuzione in una serie di altri Paesi

che possono comprarsi quel bene. Quasi nessun prodotto, ad esempio

tecnologico, deriva da una catena interamente fatta in un unico Paese.

Questo, per Cox, è rilevante, non solo perchè si cambia il modo in cui si

produce, quanto costa la roba, ma cambia anche il ruolo dello Stato. Con

questa trasformazione della produzione, il ruolo dello Stato in economia

si è molto trasformato. Lo Stato che ha un controllo sull'economia del

proprio Paese, oggi molto inferiore di quello che aveva in passato, perchè

è molto meno in grado, ad esempio, di tassare i singoli passaggi del

processo di produzione. Il caso più eclatante da questo punto di vista è

Amazon. Si compra su Amazon, ma questo chi lo tassa? Sono casi di

tribunale. Chi detta le regole per gli impiegati di Amazon che sono

impiegati in IT, ma che sono in questa ditta che ha una collocazione

altra? Qual è la sede che fa fede? Tutto questo impoverisce molto la

capacità dello Stato di avere un controllo sull'economia del proprio Paese

e trasforma la natura dello Stato stesso. Dice che in realtà questo è un

processo di internazionalizzazione. Alcuni Stati hanno avuto il ruolo di

agenti della GL.Waltz la chiama americanizzazione. È l'esportazione nel

mondo dell'interesse americano o dei modelli americani. Mcdonald's e

Coca Cola sono l'esempio di questa americanizzazione. Sono ovunque. Le

multinazionali, secondo questa visione realista, non sono indipendenti

dagli stati, ma sono legati agli Stati maggiori nei quali sono cresiute.

Queste multinazionali hanno per lo più un marchio americano. Adesso ne

stanno crescendo con marchio cinese (Cina sta crescendo). C'è una

relazione fra internazionalizzazione e ruolo degli Stati maggiori. Altri

fanno riferimento al legame tra il mercato dei beni e il mercato delle

idee. Nel momento in cui esporti la Coca Cola e il McDonald's non esporti

solo un bene, ma anche un modello, uno stile di consumo, l'idea del

rapporto fra produzione del cibo e fruizione del cibo. C'è stata una sorta

di piccola rivoluzione in IT con lo slow food. Tutto questo ci parla di GL

diverse.

Kor fa riferimento alla GL come occidentalizzazione. È l'esportazione su

• scala mondiale di modelli occidentali che sono modelli di consumo, ma

anche cinematografici, culturali, con delle sacche di resistenza.

Bollywood, ad esempio, è un modello culturale alternativo.

Alcune definizioni

• Modelski: ‘Il processo attraverso il quale varie società sono state

trasformate in un unico sistema globale’

• Giddens: ‘Un livello tale di interconnessione per cui eventi che accadono

dall’altra parte del globo influenzano processi da questa parte e viceversa’

• Keohane e Nye: ‘Reti di interdipendenza a livello planetario’

• Held e McGrew: ‘Ampiezza ed impatto crescente delle relazioni inter-

regionali e dei modelli di interazione sociale’-->

Tutti questi fanno riferimento ad aree diverse. È come se focalizzassero

l'attenzione su alcuni aspetti (o più culturali, o più di connessione fra società

diverse, di tipo economico).

→ Jan Aaart Scholte:

Per globalizzazione s’intende una situazione nella quale processi politici,

economici e tecnologici di varia natura plasmano la percezione individuale e

collettiva dello

spazio e del tempo, in modo da far apparire tutti i luoghi più vicini e

tutti i processi politici e sociali più veloci." Eventi che accadono in una

parte del mondo diventano rilevanti per la biografia di individui che vivono in

un’altra parte del mondo.

Una definizione che si differenzia è quella di Scholte. Dà una definizione che

guarda all'effetto ultimo. Non gli interessa quali sono i fattori che più hanno

contribuito (economici, politici, sociali), ma guarda all'effetto unico. Questa

definizione è quella che la Sonia preferisce, perchè riesce ad andare al di là del

dettaglio singolo delle varie forme di GL e guarda all'impatto ultimo su come

funzionano le nostre società e le nostre menti.

 spazio e tempo

• Cambia la percezione dello del (v. innovazione

tecnologica) [Bauman]



• Differenza qualitativa rispetto alla “internazionalizzazione” (mera descrizione

di crescenti interconnessioni tra le unità)

L'idea che, in un ambiente globalizzato, cambia la percezione dello spazio e del

tempo. È evidente che alla base ci stanno innovazione tecnologica, possibilità

di viaggiare, avvento di internet. In ultima istanza perchè questo è rilevante?

Perchè cambia il modo in cui funzionano gli uomini e le società. Come cambia?

Per noi il mondo oggi è molto più piccolo. La nostra percezione della rilevanza

di quello che avviene in un'altra parte del mondo è molto maggiore e veloce.

Che eventi che accadono in un'altra parte del mondo, alla lunga, abbiano

rilevanza anche lontano, è sempre successo. La velocità con cui questo

avviene, per cui qualcosa che avviene da un'altra parte del mondo diventa

rilevante nell'arco della vita degli individui (della biografia individuale) è

qualcosa di molto nuovo. ES: impatto della scoperta dell'America. Va nella

direzione della GL. Una parte del mondo, l'UE, entra in contatto diretto con

un'altra parte del mondo che non era conosciuta prima e questo nel lungo

periodo avrà delle ripercussioni importanti. Nel medio periodo ha delle

ripercussioni dirette. L'importazione di alcuni beni di consumo dalle nuove terre

scoperte, ha avuto un impatto diretto sulla vita in UE. La diffusione di una

malattia che ha messo in crisi alcuni Stati, soprattutto nord europei, la pellagra,

era dovuta al fatto che, introdotto il consumo della patata (importata dagli USA

in UE), questo ha fatto si che molte popolazioni hanno cominciato a consumare

questo bene (sono sazianti), ma sono fortemente carenti di vitamina C. La

carenza cronica di vitamina C (legata al consumo di verdure fresche) ha

provocato malattie che hanno avuto un impatto sulla tenuta di alcuni Stati. Ci

sono degli storici che studiano la microstoria. Quanto tempo ci è voluto affinchè

la scoperta di qualcosa, in un'altra parte del mondo, abbia avuto un impatto

diretto sulla vita degli europei? Ci sono volute generazioni. Se oggi c'è un

attacco in Siria, l'impatto è immediato. Si dà per scontato che sia importante

per la nostra vita. Quello che cambia con la GL è che, non solo cambia la

percezione della grandezza dello spazio a disposizione (tutto il mondo sempre

più piccolo), ma anche la velocità, con la quale, eventi che accadono in altre

parti del mondo assumono rilevanza in un'altra parte del mondo. Ciò che

maggiormente ha contribuito a questo sono gli sviluppi tecnologici. La

liberalizzazione dei mercati è stata resa possibile dalla trasformazione

tecnologica che ha reso possibile trasportare a costi limitati beni prodotti da

un'altra parte, assemblati e distribuiti da altre parti ancora. Questa

trasformazione tecnologica (digitale, trasporti...) è, probabilmente, è il fattore

determinante. Quello che conta per noi è l'impatto sulla nostra psiche e su

quella collettiva (il nostro modo di reagire). Si pensi all'impatto anche di questo

atto sulla PE degli Stati. È una PE che ha bisogno di confrontarsi con quello che

avviene in contemporanea, nelle varie parti del mondo, nell'immediato. Non è

una PE settecentesca che si può concentrare sui vicini e guarda all'effetto

domino al massimo nei Paesi vicini ai nostri vicini. È una PE che deve guardare

globalmente. È molto più esigente questa PE e ha bisogno di essere molto più

veloce nella capacità di risposta. È un mondo in cui la percezione del tempo e

dello spazio cambia e questo per l'evoluzione tecnologica in molti ambiti che ha

un'accelerazione. Questo è diverso dall'aumento dell'interdipendenza. È

qualitativamente diverso. A livello di qualità del modo in cui si concepiscono

spazio e tempo.

→ Criteri enunciati da Andreatta & co:

O G come Processo (Keohane: G come aumento del ‘globalismo’)…

O … multidimensionale

riferimento a interazioni soc su scala intercontinentale

O indicazione degli effetti (es deterritorializzazione)

Come definisce il secondo manuale la GL? In modo tradizionale, non guarda a questo effetto finale

di tipo cognitivo.

→ Definizione Andreatta & Co: “La G è intesa come l’intensificazione e

l’espansione delle interazioni sociali e dei flussi transcontinentali di beni,

capitali, persone, forze militari, informazioni, modelli culturali, sostanze

inquinanti, germi patogeni e altri fenomeni sociali e materiali”

Elenca le globalizzazioni e l'aumento delle aree di interconnessione. Definizione più tradizionale

dove somma aree di GL e interconnessione. Quella di Scholte guarda all'effetto ultimo.

globalizzazioni

Le

Alcuni esempi delle globalizzazioni che ricaviamo dalla definizione di Andreatta.

Globalizzazione economica (mercato mondiale in forte espansione (fino alla

crisi economica attuale); economia mondiale cresciuta di 7 volte in un secolo;

commercio mondiale cresciuto di 20 volte)

La GL economica è rilevantissima. L'economia mondiale è cresciuta di 7 volte in

un secolo e il commercio mondiale di 20 volte in un secolo. Questi commerci

sono sempre più sviluppati. Ciò che ha lubrificato questa possibilità di

commercio sono anche accordi di liberalizzazione degli Stati. Tutto il processo

che, da Bretton Woods in poi (GATT e OMC), ha costituito una progressiva

riduzione delle barriere al commercio (barriere doganali e non) che ostacolano

gli scambi. La concezione di fondo è che questo apporti maggiori guadagni ed

una situazione più positiva per tutti. Anche nell'articolo sulla GL, alla GL

economica si associava un miglioramento del livello di vita di tutti. È successo

fino a un certo punto che il livello della vita standard media si sia alzato molto,

ma ciò a cui si è assistito negli ultimi anni, è un aumento delle differenze

sociali. Ovvero quell'indice di Gini che ci dà la differenza tra coloro che hanno di

più e coloro che hanno di meno all'interno di una società questo, anche nelle

società delle opportunità come gli USA , è aumentato. Questa forbice sociale è

cresciuta. È una delle promesse della GL (quella di migliorare il livello di vita di

tutti) che è stata una delle più disattese. E, probabilmente, è uno dei problemi

più gravi nella tenuta del liberalismo oggi nei Paesi occidentali. C'è una sacca

di scontenti della GL che cercano rifugio in contesti più piccoli (Stato, comunità)

rispetto a coloro che ritengono incarnare una liberalizzazione senza freni.

Attribuendo questo anche all'UE, anche se non è esattamente come gli USA.

Questo equilibrio fra welfare state e libero mercato è sempre stato a maggior

vantaggio del welfare state, rispetto a quanto avvenuto negli USA. Una GL

economica che è molto tangibile.

Aumento del numero dei commerci dal 1970 al 2009. Tra il 2008 e il 2009 c'è

un crollo che è dovuto alla crisi economica. C'è stato un miglioramento dopo la

fine della crisi economica. È esponenziale. Dal 1970, e nel 1972 Keohane e Nye

scrivono che c'è un progressivo aumento dei contatti, dei commerci, del ruolo

delle multinazionali, al 2007 tutto è cambiato. Un aumento spaventoso della

rilevanza del commercio internazionale.

Questo avviene soprattutto in aree regionali. Questo ci dà l'idea della rilevanza

delle regione nell'economia del mondo. C'è un aumento dei commerci a livello

globale, ma con una preponderanza del livello regionale e di blocchi regionali.

L'UE nel corso degli anni si è consolidata come mercato unico, ma c'è anche il

funzionamento di altre aggregazioni regionali più o meno funzionalizzate.

Questa integrazione regionale cresce un po' ovunque, ma con grosse differenze

secondo le aree del mondo. L'area del mondo nella quale l'integrazione

regionale è più marcata è l'UE. Anche l'Asia, l'America del Nord e dell'area

caraibica è abbastanza significativa. Le aree dell'ex US, del Medio Oriente e

dell'Africa sono quelle in cui l'integrazione regionale (anche le organizzazioni

regionali che esistono e le forme di accordo di libero scambio) sono minori. È

vero come variabile generale che c'è un aumento del ruolo delle regioni, ma

questo non avviene nello stesso modo nelle varie aree regionali.

Globalizzazione delle communicazioni (“here and now”)

→ collasso dello spazio e del tempo (cambia la percezione del mondo

geografico)

Secondo aspetto importantissimo (forse primo della GL) è la GL delle

comunicazioni. Quella che ci rende tutto presente ora. È quello che più

influenza la nostra percezione della riduzione dello spazio e del tempo. Sia gli

psicologi sociali che i sociologi ci dicono che questo ha un imatto enorme sul

modo in cui noi funzoniamo. Non solo positivo, ma se ne evidenziano anche gli

aspetti negativi. La capacità di gestione dell'acceso ad un mondo altro in

qualsiasi momento, richiede la capacità di gestione di sé stessi assai maggiore

di quella che era necessaria qualche decennio di anni fa. Adesso la

sollecitazione che gli individui hanno di poter, avere in un momento in cui ci si

annoia o si è stanchi, andare mentalmente via, rimanendo seduti in una stanza

è amplificata al massimo (cellulare, computer...). In questi mezzi ci sono tante

vie alternative (facebook, instagram...). Il fatto di rimanere mentalmente li e la

capacità di attenzione dipende molto di più dall'individuo di quanto accadeva in

precedenza. Oggi è richiesto un grado di maturità nell'autogestione maggiore

di quello che era richiesto precedentemente. Non tutti ce l'hanno. Il rischio

grosso è quello di non essere da nessuna parte e non essere mai veramente in

contatto con nessuno. Questa GL tecnologica che rende possibile la

comunicazione, ha un impatto sulle nostre vite. Ha anche un impatto sulla PI. Si

pensi, tra 15 anni, che un presidente americano ha deciso l'uso della forza

contro bersagli in produzione di armi chimiche in un'area del mondo

incasinatissima come il Medio Oriente con un tweet. Questo cambia moltissimo

le relazioni. La capacità di filtrare i colpi di testa personali da parte una società

organizzata, di uno Stato, di una superpotenza, è molto minore oggi di quanto

non fosse all'epoca di Roosvelt. Una capacità di un sistema politico di poter

porre dei filtri alle dichiarazioni, ad esempio, del proprio leader. In questo

mondo dove la politica si fa con i tweet, c'è la capacità ormai molto evidente,

anche di grandi potenze come gli USA, di porre un filtro alle dichiarazioni non

ponderate del proprio capo di Stato che è anche capo delle forze armate è

ridotta al minimo, con implicazioni rilevanti. Questo ha cambiato anche la

credibilità dei nostri sistemi democratici. Qual è stato l'obiettivo principale degli

attacchi acheristici russi nella campagna elettorale americana? Il primo

obiettivo non è stato tanto far vincere Trump piuttosto che la Clinton, ma è

stato quello di mettere in dubbio il fatto che il sistema democratico funzioni in

modo corretto. Metti dentro il sistema il dubbio sulla credibilità e legittimità di

quel sistema. Tutta la democrazia si basa sulla fiducia che i cittadini ripongono

nelle istituzioni democratiche. Se si mina la fiducia, si mina alla base la

democrazia. Uno Stato che ha nelle proprie istituzioni democratiche il proprio

punto di forza, ne viene fortemente indebolito. Molto di quello che viene fatto a

livello di cyber insecurity (attacchi cyber) non è tanto volto all'ottenimento di

informazioni economiche, strategiche... ma ha una funzione destabilizzante.

Funzione che in passata veniva svolta dalle spie, infiltrazioni, propaganda...

adesso usa un ulteriore strumento, ovvero quello che è messo a disposizone

dai nuovi mezzi di comunicazione. Questo ha un impatto importante. Non ci

legittima a dire che è buono o sbagliato. Ma ci obbliga a prendere coscienza

delle implicazioni sociali, politiche e personali profonde. Cambia profondamente

il modo in cui le nostre società funzionano e la credibilità delle istuzioni che

abbiamo considerato credibili. Come è aumentata questa evoluzione della

comunicazione?

Questo è un grafico sull'aumento delle utenze di internet e della telefonia

mobile dal 1993 al 2009. Il trend è continuato successivamente si è anche

accelerato. La nuova generazione di telefonini permette un accesso ad internet

che prima non era possibile. La crescita è esponenziale. In IT siamo uno dei

Paesi che ha più cellulari pro capite (più di un cellulare a persona). Il cellulare

con accesso a internet ha anche profondamente modificato la possibilità di

accesso alla rete in Paesi in cui non c'era una copertura internet tale per cui si

potesse accedere dalle case coi computer. Si calcola che nei movimenti della

primavera araba, l'uso della comunicazione tramite internet sul cellulare sia

stato uno strumento potentissimo che ha permesso la possibilità di coordinare

una presenza su piazza, nello stesso momento, di un grande numero di

persone, in modo quasi subitaneo. Cosa che non sarebbe stata

precedentemente possibile. Ogni 60 secondi (dato vecchio) le e-mail inviate nel

2010 erano 168 milioni. L'aggiornamento dello status di facebbok era di 695

000. Tutto questo produce una quantità di dati, sia per l'attività nostra

individuale, sia per le attività colletive, impressionante. Uno degli oggetti di

studio oggi sono i big data. Sono questa enorme quantità di informazioni che

viene stoccata in modo diverso, e alla quale si può avere accesso per le

funzioni più diverse. Documentario su big data che cerca di dare una

valutazione positiva e negativa. In quella positiva c'è la possibilità, ad esempio,

a scopo medico, di studiare la correlazione fra fattori che sarebbe difficile

valutare, con l'accesso ai satelliti. Nel contempo, lo stesso big data procura gli

scandali di Cambridge analitica. Sono solo la punta dell'iceberg. Ovvero la

consapevolezza da parte nostra che, poiché siamo tutti dipendenti dall'utilizzo

di questi strumenti che ci mettono in comunicazione con il mondo, tutti quando

scarichiamo un app, diamo accordo a qualsiasi cosa. Lo facciamo regolarmente.

Tutti questi si che noi diamo, sono accesso a dati nostri, potenzialmente anche

sensibili, da parte di chi ha il controllo su quell'app. Tutto questo crea un

mercato floridissimo. È il mercato dei nostri dati. Questo mercato si muove,

viene venduto. Facebook è un'azienda che vuole fare profitti. Li fa con la

compravendita dei nostri dati e con la pubblicità. Come ci arriva a noi la

pubblicità a bersaglio? Va per associazione. Cosa si fa con i big data per

combattere il terrorismo? Si vede che c'è un controllo potenziale delle e-mail,

per cui si tracciano le persone. Questo significa che nella società della

comunicazione a cui siamo abituati, e dalla quale siamo dipendenti, i nostri dati

sono un bene prezioso che viene commerciato. Questo commercio dei nostri

dati rende possibile, non solo l'interferenza nella nostra vita personale

(pubblicità mirata), ma consente anche una manipolazione possibile all'interno

delle società. Per esempio nel caso di Cambridge analitica, i dati sono stati

utilizzati nella campagna elettorale per andare ad individuare gli elettori incerti

che potevano essere influenzati e influenzabili per votare il candidato che si

voleva votassero. Sono stati forniti i numeri di telefono di queste persone che

non si può far circolare. L'UE in questo momento sta negoziando un pacchetto

di protezione dei dati molto più approfondito che alcuni ritengono che potrà

avere anche una protezione a livello globale dei dati. La GL economica e delle

comunicazioni ha un impatto molto forte nel modo in cui le nostre società

funzionano, e nel modo in cui funziona la politica. Uno degli strumenti della PE

è l'uso del cyber, come cyber security, ma anche come strumento cyber di

intervento nelle società. Questo si è manifestato, ad esempio, in modo molto

chiaro nei rapporti con la RU.

Globalizzazione politica… affermazione dello stato… …ma anche sua crisi →

Altri aspetti della GL, sono ad esempio la GL politica. Uno degli elementi

dell'espansione della società internazionale è l'espansione del sistema degli

Stati. Lo Stato non era una modalità di organizzazione dello spazio politico che

c'era da sempre. Si è progressivamente esteso a varie parti del mondo. Ci è

voluto moltissimo. Tutto il processo di decolonizzazione è un processo di

costruzione di nuovi Stati. Questa statualità è aumentata notevolmente. Il

numero degli Stati è aumentato. Nel 1800 c'erano 20 Stati, oggi (2018) siamo

attorno ai 200 Stati. Un aumento della statualità anche dovuto a guerre,

frammentazioni di Stati precedentemente esistenti. Questo sembra parlare di

un consolidamento della forma statuale, ma nel contempo anche una crisi dello

Stato. Lo Stato non è la stessa cosa, con la stessa statualità (capacità di

controllo del territorio) ovunque. Ci sono Stati deobli, fragili, implosi o dei quasi-

Stati (stati che non hanno una sovranità effettiva sul proprio territorio). Per

esempio l'Albania, nel 1997, quando c'è stato l'intervento internazionale, era

uno Stato che non era in grado di garantire il controllo sul territorio. Oggi ha

riacquistato la sovranità (capacità di controllo). Si tratta di una mappatura dela

capacità di uno Stato di esercitare controllo sul territorio, molto diversificata

nelle varie aree del mondo.

Questi sono gli indici di debolezza. Quelli più deboli sono quelli rossi. Hanno

quindi una statualità/capacità di controllo del territorio più bassa. Via via si sale

quanto a debolezza minima (va a diminuire). Quelli arancioni hanno una

maggiore capacità di controllo del territorio, ma non ottimale. Gialli, verdi e blu.

Quelli blu sono più in grado di controllare il proprio territorio. In questo non

sono considerate le aree a statualità consolidata a lungo periodo (Nord America

e UE). Si dà per scontato che sia più solida. Il significato stesso di statualità e

sovranità su un territorio non è la stessa cosa. È aumentato il numero degli

Stati, ma quello che questi Stati sono a capacità di controllo del territorio varia

secondo le aree del mondo. Quello a cui si è assistito anche all'affermazione di

attori non-statuali.

affermazione di attori non statuali…

Mappa che si chiama i nuovi attori della GL. Sono indicate tutte le sedi in cui ci

sono dei McDonald's (Paesi). È praticamente presente in tutto il mondo. È

presente anche una mappatura degli attentati terroristici. Un altro attore

internazionale, di natura diversa, non-statuale che si esercita in varie parte del

mondo. È anche indicato il simbolo di medici senza frontiere. È un attore non

governativo a portata globale, ma di natura diversa. Esercita la propria attività

in varie parti del mondo, con funzioni diverse rispetto a quelle dei gruppi

terroristici.

Un altro attore privato non-statuale che ha acquisito sempre più potere sono le

multinazionali. Il bilancio annuale di un'azienda come Walmart è equivalente,

più o meno, al PIL della Polonia (il più grosso dei Paesi dell'UE centro-orientale).

Il bilancio di ExxonMobil è più o meno come il PIL dell'Austria. Si parla di una

capacità di mobilitazione di risorse analoga a quella di Paesi di media

grandezza. Tradizionalmente le industrie legate alle aziende del petrolio e

dell'automobile sono sempre più ricche, ma stanno sempre più crescendo e

acquisendo importanza quelle dell'alta tecnologia.

Le Organizzazioni Non Governative sono un attore di tipo diverso. Sempre non

governativo come le multinazionali, che sono molto varie al proprio interno

(organizzazioni che hanno una funzione unica, altre che si occupano di aspetti

plurime. Medici senza frontiere ha questo compito preciso di assistenza alle

popolazioni, da un punto di vista medico, in tutto il mondo. Indipendentemente

da dove si schierano). GreenPeace ha una funzione per quanto riguarda la

tutela dell'ambiente che, a volte, interferisce con la sfera della politica che ha

una portata mondiale. Il numero delle ONG registrate nel registro delle NU è

aumentato considerevolmente. Nel 1945 non ce ne erano, nel 1951 ce ne

erano circa 50, nel 2009 ne sono state registrate circa 3200. Sono aumentate

per portata, ovvero per capacità di presenza.

È aumentata anche la mobilitazione a livello globale. Questo grafico mostra

l'andamento degli eventi globali, secondo varie tipologie. Sono eventi di

protesta, legati al No Global Movement, alla mobilitazione dei Fora da Porto

Alegre in poi; sono legati a una mobilitazione che spesso si esercita in

concomitanza con grandi summit mondiali (G7). A questo vertice rilevante

viene spesso associato un movimento di raccolta dei critici della GL che sono

diversissimi fra loro (tradizione cristiano cattolica, fascisti, gruppi pacifisti...).

Sono tutti mobilitati attorno a questa idea che i grandi della terra che si

incontrano in quel vertice, sono portatori di una idea di GL alla quale bisogna

opporsi. Questi summit, movimenti di protesta sono aumentati cosi tanto che

alcuni ritengono che si possa parlare di una società civile globale.

Un altro dato riguarda la mobilità delle persone. Questo è un dato da valutare

più a fondo. Questo perchè l'aumento della mobilità delle persone, ovvero il

numero dei migranti, messo cosi sembra che le persone si muovano di più sulla

terra nel corso del tempo. Non tiene conto del fatto che, nel frattempo, la

popolazione mondiale è aumentata. Grosso modo il numero dei migranti nel

mondo si è attestato attorno al 3% della popolazione. Non è vero che oggi si

muovono in percentuale più persone di quelle che si muovevano 50 anni fa. Si

muovono da altre parti. Se 50 anni fa molti italiani andavano in America Latina,

oggi sono molte persone dall'Africa subsahariana che vengono in IT. Sono

cambiati i rapporti. La stragrande maggioranza della migrazione è sud-sud. È

intra-regionale. La più grossa parte della migrazione è all'interno dell'Africa

subsahariana e non fra l'Africa subsahariana e l'UE. La maggior parte delle

persone che si muovono, preferiscono in primis muoversi in Paesi nel quale

l'ambiente culturale è più vicino al proprio, ma anche che sono

sufficientemente vicini a casa per poter mantenere relazioni.

Un altro aspetto importante della GL è la GL delle norme.

La globalizzazione delle norme (v. democrazia e diritti umani)

Questo si avvicina a quell'idea di espansione delle norme della società

internazionale, ma ha anche una dimensione giuridica alla quale possiamo fare

riferimento. L'espansione dell'applicazione del diritto internazionale

nell'adesione a convenzioni internazionali. L'espansione di una forma di

organizzazione dello spazio politico che è la democrazia. Il numero delle

democrazie nel mondo è aumentato significativamente. Sono quelle verdi. I

regimi autoritari sono quelli viola. Quelli rossi sono regimi che non hanno molta

capacità nel controllo del territorio. Il numero delle democrazie sula carta è

aumentato. Il numero dei Paesi nei quali si fanno elezioni e il governo è eletto

democraticamente.

anche se…

Tuttavia i dati di Freedom House, che misurano il grado di libertà all'interno

delle società, ci dicono anche che non tutte le democrazie sono come le

intendiamo noi, ovvwro democrazie liberali in cui c'è una reale libertà di

dibattito pubblico che consente libere elezioni. Se c'è l'elezione, ma il dibattito

pubblico prima delle elezioni, è influenzato dal fatto che non c'è libertà di

espressione, i mezzi di stampa sono controllati e gli avversari politici sono fatti

fuori, non possiamo chiamarla democrazia. Alcuni autori, come Zakaria, hanno

coniato il termine di democrazie illiberali. Il grado di libertà nelle notre

democrazie è diminuito, anche nel caso di democrazie consolidate. Il caso di

libertà misurato da Freedom House in IT è diminuito nel tempo. Un aumento

della democrazia, ma con una trasformazione di cos'è una democrazia.

La globalizzazione delle sfide (maggior consapevolezza di): ambiente, armi

nucleari, AIDS → cultura del rischio, società del rischio

Siamo bersagliati dalla società del rischio. Siamo pieni di virus, di batteri, di

bombe... Siamo bersagliati dalla percezione di varie forme di pericolo

imminente che non è il terreno più favorevole alla libertà delle nostre società.

Di fronte alla percezione di minaccia, siamo anche disposti a fare dei

compromessi rispetto ai limiti alla nostra libertà. Siamo disposti ad accettare

che ci prendano le impronte digitali perchè riteniamo che questo sia funzionale

a proteggerci. È anche questo che rende le nostre democrazie meno liberali,

perchè le rende più atte a svolgere la funzione di controllo, funzione che ci

viene detto essere necessaria per tutelare la nostra sicurezza. Quali sono

queste minacce? Sono moltissime. Dal climate change, all'esistenza

dell'atomica, a malattie di diffusione di massa come l'AIDS o diffuse per via

aerea (febbre asiatica), malattie che si diffondono attraverso agenti chimici che

possono essere inseriti nell'atmosfera. Tutto questo cambia profondamente il

modo in cui concepiamo il nostro spazio. Anche perchè, proprio in virtù dei

maggiori contatti che esistono fra le società, le possibilità di diffusione su larga

scla delle malattie è aumentata. È più normale che le malattie si diffondano

con una maggiore velocità. La febbre asiatica si può diffondere in UE in pochi

giorni. La GL delle sfide è un altro degli elementi della GL importante. C'è una

dimensione della GL che ha a che fare con la trasformazione della guerra.

→ Cambia la natura della guerra: “guerre umanitarie”; operazioni di polizia;

guerre economiche e finanziarie; terrorismo globale (→ tende a scomparire la

tradizionale connotazione

territoriale della guerra → sfida al modello di statualità basato sulla sovranità

territoriale; Badie

1999)

La globalizzazione culturale…

- diffusione su scala mondiale di modelli occidentali,

- ma anche trasformazione in senso multietnico e multiculturale delle società

occidentali, e

- Rivendicazione di identità locali

NB: non tutto è globalizzazione…

Bin Laden si è presentato nel primo video in cui ha fatto la dichisrazione

pubblica cosi. Ha una mimetica all'americana, un orologio di produzione

statunitense. L'unica cosa che lo connota diversamente è il cappellino. Non ha

nessun simbolo distintivo. Questo ha colpito molto. Si pensava che c'era una GL

culturale per cui americani esportano i loro modelli, alle persone piace vestirsi

all'americana e questo è soft power e gli americani influenzano tutti. Questo ci

dice che i simboli si possono usare, ma non significa che questo ci rende uguali

e che si abbia lo stesso senso di appartenenza. Ci può essere una

reinterpretazione del simbolo. Bin Laden dopo essere apparso cosi, e dopo che

sono usciti i primi commenti, ha cambiato outfit. Si è vestito in modo più adatto

all'ambiente culturale da cui proviene. È molto difficile studiare come si

possono espandere alcuni modelli culturali. Qual è la distinzione fra reale

vicinanza fra cultura e il mero uso di simboli che si possono usare. Questi

aspetti cominciano ad essere studiati (dall'inzio degli anni 2000). Si assiste a

una rivendicazione sempre più marcata di identità culturali di natura locale. Un

ritorno, ad esempio, all'etno-nazionalismo. Un nazionalismo che fa riferimento

a profonde radici culturali. Quello ungherese è un esempio eclatante oggi in UE.

Un nazionalismo che fa riferimento alla necessità di proteggere la cultura

unghere, minacciata dall'esterno, che ha radici e valori cristiani che devono

essere protetti. Argomenti del genere si trovano anche in Polonia, dove non ci

sono praticamente immigrati. Da cosa deriva tutto questo? Da un profondo

senso di paura che cerca un luogo più piccolo che sembra essere più protetto e

protettivo.

Le teorie delle Relazioni internazionali e la globalizzazione….

Cosa ci dice la teoria delle RI in relazione alla GL?

Visioni diverse

• Realisti: causata da decisioni politiche (quindi reversibile); non è una novità

ma è ricorrente; lo stato non è minacciato.

• Liberali: causata da processi tecnologici; senza precedenti e irreversibile;

aumenta l’uguaglianza economica e produce emancipazione politica; lo stato

perde influenza.

• Marxisti: causata da interessi economici; senza precedenti; irrversibile ma

va ribaltata attraverso una contro-azione globale; diminuisce l’uguaglianza

economica e produce una occidentalizzazione del mondo (sistema gerarchico

globale); gli stati restano importanti ma perdono pot e reagiscono formando

macroregioni (Cox)

Ci sono i realisti che dicono che gli Stati più grandi continuano ad avere più

importanza di quelli più piccoli. Lo Stato è comunque l'entità più importante e

continua a non essere minacciato, e Waltz ci ha detto che la maggior parte di

quello che vediamo è americanizzazione. Il processo di GL è il risultato di

decisioni politiche che possono essere riviste. La GL di fronte a una decisione

della superpotenza , tipo gli USA, di sottrarsi a corpi multilaterali, viene a

mancare. Viene a mancare un pilastro importante. I liberali ci dicono invece

che il processo non è cosi irreversibile come si ritiene. Ha degli aspetti positivi

che possono essere utilizzati, come quello dell'emancipazione sociale, politica,

legata alla liberalizzazione dei mercati e in questo processo lo Stato perde un

po' della propria influenza. Altri attori, dagli anni 70 in poi diventano rilevanti. I

marxisti legano la GL all'ambito economico. È una trasformazione

dell'economia capitalista che è senza precedenti, che non è reversibile in sé,

ma alla quale bisogna opporsi. Sostegno a movimenti di opposizione a una

liberalizzazione che non fa altro che impoverire maggiormente le classi sociali

più povere e dà più potere e forza a quelle più ricche. Tutto questo ha un

marchio che è quello dell'occidente capitalista che ha promosso processi di GL.

Neo-marxismo e altre resistenze

• Cox 1994:

economia globale è gerarchica e guidata da membri del G8. Invece che

'interdipendenza', la globalizzazione sta creando più dipendenza → esclusione

dei paesi poveri ridotti a servire gli interessi dei paesi industrializzati

Resistenza identitaria (Castells 1997)

Movimenti identitari

Nazionalismi

Gruppi paramilitari (EZLN)

Fondamentalismi religiosi

Gruppi contadini

Movimenti indigeni

Ma quanto è nuova la G?

Quanto è nuovo tutto questo?

Così Keynes descriveva l'integrazione economica internazionale alla

vigilia della Grande Guerra:

«Un londinese poteva ordinare per telefono [...] i più disparati prodotti esistenti

nel mondo [...]; egli poteva, nello stesso momento e con lo stesso mezzo,

arrischiare la sua ricchezza nelle risorse naturali o nelle nuove intraprese in

ogni angolo del mondo e partecipare, pur senza aver fatto un minimo sforzo, ai

frutti e ai vantaggi da esse apportati [...]. Egli poteva assicurarsi [...] comodi

mezzi di trasporto a buon mercato, verso qualsiasi clima o paese [...]. Ma, cosa

più importante fra tutte, egli considerava questo stato di cose come normale,

del tutto certo e permanente, che nella direzione di un ulteriore incremento, e

ogni deviazione gli appariva aberrante, scandalosa, da sfuggirsi» (Keynes

1920)

Descrizione di Keynes nel 1920 (prima della GL): “Un londinese poteva ordinare

per telefono i più disparati prodotti esistenti nel mondo. Egli poteva nello stesso

momento e con lo stesso mezzo arrischiare la sua ricchezza nelle risorse

naturali o nelle risorse intraprese in ogni angolo del mondo e partecipare, pur

senza aver fatto un minimo sforzo, ai frutti e ai vantaggi da essi apportati. Egli

poteva assicurarsi comodi mezzi di trasporto, a buon mercato, verso qualsiasi

clima o paese, ma cosa più importante fra tutte egli considerava questo stato

di cose normale e del tutto certo e permanente, nella direzione di un ulteriore

incremento e ogni deviazione gli apariva aberrante, scandalosa, da sfuggirsi”.

Molto attuale. Lui di chi parla? Parla dell'élite londinese. Quindi la potenza che

aveva di più, nel 1920, la capacità di intrattenere rapporti con il mondo diretti.

Non solo perchè era una grande potenza che aveva colonie, perchè aveva

accesso agli strumenti di comunicazione resi disponibili poco tempo prima.

Questo uomo inglese che gira il mondo ed entra in contatto con gli altri è anche

parte di un inizio di uno sviluppo di un mercato economico globale nel quale

investe i propri soldi. Sembra che quella che chiamiamo GL e facciamo partire

dalla II GM in poi, o dalla fine della GF, ha dei precedenti. Ci fa anche un po'

capire come quello che noi descriviamo è frutto di processi di lungo periodo.

Quello che vediamo oggi è solo l'ultimo risultato di un processo che, se prima

veniva riservato a poche élites di pochi Paesi, adesso diventa tutto più globale.

Questioni problematiche

La “governance” della G:

• Giustizia globale (Sen, Rawls, Pogge, …)

• Ruolo delle org int e regimi (esistenti, ma anche nuove agenzie per la

• realizzazione delle

giustizia redistributiva)

Scontro di valori

• Trasformazione dello stato e della sovranità

• Democrazia in epoca globale

Vediamone alcune →

Quali sono le questioni problematiche? Una (che è quella esplorata nel nostro

capitolo di Andreatta) è la governance della GL. Come si governa la GL? Si

chiama governance perchè non c'è un governo. La governance è una capacità

di gestione di questioni della sfera pubblica, nel momento in cui manca un

ordinamento gerarchico. Quali sono i criteri di giustizia? Cos'è il giusto nella

governance della GL?

Globalizzazione e “governance”

creazione e gestione di sistemi intenzionali di norme e regole

“Governance”:

che facilitano il coordinamento e la cooperazione degli attori sociali e

determinano la distribuzione dei costi e dei benefici dell’azione collettiva

2 temi:

1. Governance della G

2. Impatto della G sulla governance statuale

Definizione che ci dice che è come se stessimo parlando di un governo in

assenza di governo. La capacità degli attori principali di definire delle regole del

gioco (norme) che facilitano i coordinamento della posizione dei vari attori

coinvolti, e che attribuiscono costi e benefici da questo processo. Si tratta di

uno strumento che viene usato per gestire un processo che altrimenti, se non

gestito, può produrre gli effetti più disparati. Uno dei problemi più gravi oggi è

che la GL non è stata sufficientemente gestita. È stata più subita che gestita. Ci

sono due temi:

1. Governance della GL → Gestione del fenomeno. Ci sono 3 modelli.

2. Impatto della GL sulla governance statuale. La capacità di gestione dello

Stato del proprio territorio viene diminuita dai processi di GL.

1. Governance della G

Forme di governance che nascono x:

Reazione

• alla G (es per ridurre effetti negativi G)

Promozione

• della G (x rimuovere ostacoli alla G; es OMC)

3 modelli di governance a livello soprastatuale

• Intergovernativismo: accordi volontari, asimmetrie di potere (anche se

aumenta lo scrutinio di ONG), decisione solo sulla base di un accordo (spesso

unanime). ONU, NATO (governance beyond governments):

• Sovranazionalismo delega a agenzie

che svolgono compiti esecutivi, legislativi e giudiziari. CPI, Commissione UE e

OMC. (governance without governments):

• Transnazionalismo crescita di

governance alternativa, che coinvolge imprese e altri attori non statali

Modello Intergovernativo → Sono accordi fatti fra governi. Gli attori sono

• principalmente Stati e sono loro che decidono quali sono le posizioni da

tenere e come gestire un certo fenomeno. Gli Stati che siedono nella

conferenza internazionale sul clima e che decidono e prendono accordi

vincolanti su come gestire il cambiamento climatico.

Modello Sovranazionale → Governo al di sopra dei governi. Il fatto che gli

• Stati deleghino agenzie non statuali, ma sovra statuali, per la gestione di

alcuni processi. La Corte Penale Internazionale ha la capacità di accusare

e perseguire unno Stato che si è reso responsabile di crimini, per

esempio, in terreno di guerra. Perchè gli USA non hanno voluto firmare il

trattato che ha istitutito la CPI? Poi hanno fatto una serie di accordi con i

vari paesi per avere delle deroghe? Perchè nel caso in cui, in una

missione ad esempio di peace keeping, le forze americane si rendono

responsabili di atti illeciti che violano il diritto internazionale, in ultima

istanza, le forze che hanno legittimamente dato l'ordine di compiere

quell'azione (USA) possono essere perseguiti a livello internazionale.

Anche il presidente americano può essere inquisito perchè il presidente è

capo delle forze armate. Tutto questo è stato percepito, dagli USA, come

una interferenza eccessiva nella propria sovranità e da qui la riluttanza a

partecipare. I Paesi europei ne fanno parte. L'UE ha promosso molto la

CPI che è una evoluzione delle corti penali per la JU. Il sovranazionalismo

è una gestione che in alcuni ambiti sfugge dalle mani degli Stati, e sta

nelle mani di un ente che è sopra agli Stati. La Commissione dell'UE, il

Parlamento dell'UE sono sovranazionali.

Modello Transnazionale → Gestione che bypassa i confini degli Stati. È

• una governance fra attori non statuali. Una governance che per esempio

include direttamente aziende e persone che appartengono a Stati diversi.

Sono 3 modalità che coinvolgono attori diversi nella gestione delle questioni

globali. Queste non sono tutte gestite a livello globale (sovra statuale) ma sono

gestite o direttamente dagli Stati, o per delega degli Stati in settori molto

specifici a enti sovranazionali o a livello transnazionale nel coordinamento fra

attori che appartengono agli Stati. Fino a che punto è possibile gestire processi

cosi complessi? Si pensi alla GL delle comunicazioni. Il ruolo importantissimo

che hanno attori privati come Facebook. È difficile in quel settore legiferare e

produrre delle norme che vincolino questi attori e capire quale può essere il

ruolo dello Stato visto che si tratta di strumenti che usano persone in Stati

diversi. Tutto questo crea la difficoltà di gestione della GL nelle sue varie forme.

Tendenze contemporanee

Più legami diretti tra società (v. regioni transfrontaliere)

• Portata e impatto più ampio dei contesti regolativi intergovernamentali in

• ogni area tematica (dalla microeconomia ai dir umani)

A u t o r i t à c h e s i s o v r a p p o n g o n o → “neomedievalismo”?

Neomedievalismo per H. Bull (1977)

«It is […] conceivable that sovereign states might disappear and be replaced

not by a world government but by a modern and secular equivalent of the kind

of universal political organisation that existed in Western Christendom in the

Middle Ages. In that system no ruler or state was sovereign in the sense of

being supreme over a given territory and a given segment of the Christian

population […]. If modern states were to come to share their authority over

their citizens, and their ability to command their loyalties, on the one hand with

regional and world authorities, and on the other hand with sub-state or sub-

the concept of sovereignty ceased

national authorities, to such an extent that

to be applicable, then a neo medieval form of universal political order might be

said to have emerged»

→ Coesistenza su uno stesso territorio di più autorità legittime, magari

funzionalmente differenziate, ma non gerarchicamente ordinate.

2. Impatto della G sulla governance statuale

Fine dello stato?

Sfida della G:…

• A) … alle funzioni dello stato

• comunicazione e informazione

• economia

• minacce globali

B) … alla legittimità dello stato (lo stato come destinatario ultimo della

legittimità)

Secondo alcuni autori (Omahe) lo stato si è avviato verso la sua fine,

soprattutto a causa di forti poteri e processi economici (Strange).

• Eppure:

– Cosa succede del monopolio della forza?

– Chi produrrà i beni pubblici? E il welfare state?

– Quali entità assumeranno la legittimità dell’autorità legale?

– Quali conseguenze per la rappresentanza politica?

Crescita del potere tecnocratico (Kaiser)

RI 18/04/18 1986 Atto Unico

1954 Bocciatura Europeo 1997 Amsterdam

della CED 1965 Crisi

della Sedia Vuota 1991 Conflitto in 2004 Grande

Allargamento Jugoslavia

1957 CEE 1989 Crollo del 2002 Nizza

1970 CPE Muro di Berlino

1951 CECA 2007

Lisbona 1992 Maastricht

La storia del processo di integrazione europea non è un processo lineare.

È un processo molto più complesso e difficile, costituito da momenti di crisi,

stallo, involuzione, ma anche di momenti di grande rilancio e accelerazione. La

storia del processo di integrazione possiamo farla partire dal 1951 con la CECA

(Comunità europea de carbone e dell'acciaio). Nasce in seguito alla II GM per

rispondere a due esigenze principali che erano quelle di contribuire alla

rinascita del continente; il continente era devastato da molti anni, e l'altra

necessità era quella della ricostruzione, perchè la II GM aveva praticamente

raso al suolo l'UE. La CECA istituisce la prima autorità sovranazionale europea

che si occupa di controllare la produzione e la distribuzione di due risorse che

al tempo erano fondamentali (carbone e acciaio). Tanto per la ricostruzione

quanto per il processo di pacificazione. Si poteva, in questo modo, anche avere

un controllo sull'industria bellica e sulla produzione di armamenti e si cercava

di mettere fine alla rivalità franco-tedesca che era stata anche alla base dei

conflitti e delle guerre europee. Il carbone e l’acciaio si trovavano soprattutto,

in ampia quantità, nella zona di confine tra FR e GER (Alsazia e Lorena che

erano territori contesi fra questi due Stati). Questo Stato (Ruhr) venne messo

sotto il controllo dell'alta autorità. In questo modo si tentò di risolvere I

problemi alla base della conflittualità europea. È un progetto ambizioso. Si

tratta di respingere l'idea di utilizzare la guerra come strumento di risoluzione

dei conflitti. All'epoca era un progetto molto innovatito. La CECA è la prima

applicazione di quello che verrà poi definito il “Metodo monnettiano dei piccoli

passi”. Si decide di intraprendere una cooperazione con una finalità politica,

non solo economica, che è quella della pace e della cooperazione, ma

attraverso uno strumento di cooperazione economico. È uno strumento di

applicazione di questo metodo funzionalista che prevede di cooperare su

settori specifici e avere, in seguito, uno spill-over nella cooperazione politica. Si

tenterà anche di procedere in maniera più decisa lungo il binario della

cooperazione politica in maniera più decisa, ma come si vedrà nel 1954 con il

fallimento della CED (Comunità Europea di Difesa), senonchè del tentativo di

istituire anche una cooperazione politica, un'iniziativa che viene sponsorizzata

dall'IT da Spinelli e De Gasperi. Questo tentativo fallirà per molti motivi

soprattutto legati a problemi di regolarizzazione. Sarà la FR in particolare a

respingere il progetto della CED. Questo fallimento mette fine per lungo tempo

a questo tentativo di procedere direttamente nell'ambito della cooperazione

politica. Nel 1957 si deciderà di proseguire lungo il binario della cooperazione

economica e di riprendere la strada del metodo monnettiano dei piccoli passi.

Tutto il processo di integrazione europea vede una tensione che continua (è

uno dei motivi delle varie fasi di stallo e di rilancio) fra 2 modi di concepire lo

sviluppo dell'integrazione europea (di vedere il governo della costruzione

europea), che sono il metodo intergovernamentalista e quello comunitario. Di

vedere la costruzione europea come qualcosa che doveva rimanere in mano

agli Stati nazionali, che doveva essere una sorta degli ideali di confederazione,

di collaborazione fra Stati, ma non assolutamente centrali nella definizione e

nell'implementazione delle politiche europee, oppure vederla come un

qualcosa in ottica federalista che doveva svilupparsi lungo il binario del metodo

comunitario e con una centralità sempre maggiore delle istituzioni europee e

con una cessione di sovranità sempre maggiore da parte degli Stati nazionali a

queste istituzioni. Non sarà facile. Per tutti gli anni 60 prevarrà il metodo

intergovernamentalista, questo anche per la presenza dal '58 in avanti di

Charles De Gaulle (Presidente francese) che metterà molta enfasi su questa

prerogativa degli Stati nazione e vincerà la sua battaglia, soprattutto con la

crisi della sedia vuota nel 1965 che vedrà uno scontro diretto e frontale tra De

Gaulle e la Commissione Haichtain. Con il compromesso di Lussemburgo si

semplificherà questa supremazia dell'interesse nazionale sull'interesse

comunitario. Bisognerà aspettare l'uscita di scena di De Gaulle nel 1969 e

l'arrivo di Pomiduou in FR e di Brandt in GER e di Richt in GB per vedere un

cambiamento. Per la GB significherà l'ingresso nella comunità, ma per la FR e

la GER significherà mettere in moto quel motore franco-tedesco che risulterà

essere fondamentale in molte parti dell'integrazione europea. Grazie all’azione

di Pompidou e Brandt, nel 1970, si crea la prima iniziativa in ambito della PE

con la creazione della CPE. È un meccanismo di consultazione istituzionalizzato

tra i vari ministeri degli esteri. Non è del tutto interno alla Comunità Europea, è

un meccanismo esterno che coinvolge tutti I paesi della comunità. Si svilupperà

ulteriormente con la Dichiarazione dell'identità europea del 1973. Gli anni 70

rappresentano un difficile momento internazionale. All’inizio degli anni 70

scoppia la guerra dello yom kippur, con tutta la crisi medio-orientale che ne

consegue, e scoppia amnche la crisi energetica petrolifera. Questa crisi in

Medio Oriente porta ,a sua volta, a una crisi transatlantica tra USA e UE e in

quel momento l'UE cerca di darsi un'identità esterna indipendente da quella

degli USA. Non avrà un vero e proprio successo, però c'è questa prima volontà

di darsi una faccia da mostrare all'esterno che non fosse necessariamente

legata a quella degli USA o scritta nel contesto della GF. Alla fine degli anni 70

c’é una nuova fase di stallo. Questo anche per l'arrivo della Tatcher in GB che

metterà in subbuglio l'organizzazione interna della CE perchè ci sarà la

questione del contributo britannico, che la GB vorrebbe rivedere. Fino a che

non si risolve questo problema la CE non riesce più a fare nulla. Si blocca

l'accesso della SP e del Portogallo anche perchè non si riesce a riformare la PAC

(Politica Agricola Europea) che assorbiva circa l'80% del bilancio comunitario e

che era alla base delle rivendicazioni della GB che dalla PAC non riceveva

granchè, visto che non aveva una vera e propria politica agricola. Nel momento

in cui si riesce a risolvere questo problema si avvia il rilancio europeo degli anni

80. Sarà fondamentale, per questo, un cambio nella politica economica

francese a mano di Mitterand, che porterà verso le posizioni tedesche e quindi

rimetterà in vita il motore franco-tedesco (che nel frattempo si era di nuovo

bloccato) e sarà fondamentale l'arrivo di De Lors in commissione nell'85 che

darà uans volta anche al ruolo della commissione nella costruzione europea e

darà centralità a questa istituzione mettendo in moto anche il processo

dell'unione economica e monetaria dell'integrazione economica europea.

Questo perchè siamo negli anni in cui inizia a diventare preponderante anche la

globalizzazione sia nei mercati finanziari, ma anche in tutto l'aspetto

economico. C'è bisogno da parte della Comunità di rispondere a questo tipo di

situazione (è finito il sistema di Bretton Woods). Si arriva all’atto unico europeo

e c’é un momento di stabilizzazione. Nel frattempo l'UE si è allargata a tutta

l'Europa occidentale. Dall'altro lato c'è la cortina di ferro e la GF rende

impossibile qualunque allargamento verso l'est Europa e si pensa che in un

qualche modo si sia arrivati in un momento in cui si può dire che le cose vanno

bene. Nel 1989 cade il muro di Berlino e la stabilità crolla. Si riapre la questione

tedesca e torna il problema della Germania unita, che per la CE è

importantissimo perchè si tratta di rimettere in discussione quelli che erano gli

equilibri di potere anche all'interno della Comunità. Finisce la GF, inizia a essere

percepito un declino delle superpotenze e si apre la questione dell’aprirsi ad

est. Nel processo di liberazione dal comunismo, iniziano anche a chiedere di

entrare nella CE. Per cercare di legare la Germania ancora di più alla comunità

europea ed evitare che riprenda strade verso est o che diventi troppo potente,

e per cercare di costruire per la comunità europea un ruolo autonomo nelle RI

(ora che la GF è finita) e per cercare di rispondere alla sfida dell'allargamento

ad est, inizia un processo di riforma dei trattati che partirà nel 1992 con

Maastricht e si concluderà, dopo il grande allargamento, nel 2007 con Lisbona.

Questi trattati sono fondamentali per la costruzione della politica estera e

dell'identità esterna dell’ Unione Europea anche in virtù delle sfide a cui va

incontro in questi anni l'UE soprattutto con il conflitto Jugoslavo, diventano

abbastanza evidenti i limiti della PE europea e del Trattato di Maastricht e di

quelli successivi.

• LE ISTITUZIONI DELL'UE

• Il Consiglio Europeo

• La Commissione

• Il Consiglio dell'Unione Europea

• Il Parlamento Europea

• Sono le principali istituzioni che governano l'UE. Solo le ultime 3 fanno parte del triangolo

istituzionale e sono le istituzioni semi-permanenti o permanenti a Bruxelles. Il Consiglio Europeo è

un po' più un outsider, infatti si affermò più tardi tra le istituzioni principali.

• IL CONSIGLIO EUROPEO

• Il Consiglio Europeo comprende i capi di Stato e di governo dei 28 Paesi più il Presidente

della Commissione e l'Alto rappresentante.

• Si riunisce almeno 4 volte all'anno a Bruxelles.

• Dall'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il Consiglio Europeo ha un Presidente in carica

per 2 anni e mezzo.

• Comprende I capi di stato e di governo dei 28 paesi. A questi membri dobbiamo aggiungere

il presidente del' Consiglio Europeo (Tusk) più il presidente della Commissione (Yumcare) e l'Alto

rappresentante (Mongherini). Questi ultimi due non hanno diritto di voto, ma sono osservatori dei

lavori. Si affermò solo in un secondo momento tra le istituzioni principali, nacque come un

semplice forum in cui si facevano incontri periodici fra i capi di Stato dei Paesi facenti parte della

Comunità che, periodicamente, si incontravano per discutere questioni riguardanti l'integrazione.

Parlare delle urgenze o fare il punto su ciò che funzionava o meno. Solo negli anni 70 questi

incontri cominciano a divenire più strutturati. Non è un caso che siano gli anni 70, infatti questi

furono un momento molto difficile per la CE dell'epoca: sia perchè si cercava di affrontare la crisi

energetica e quindi una crisi generalizzata, ma anche nelle relazioni interne fra questi Paesi,

soprattutto dopo l'ingresso della GB. Questi incontri diventano più frequenti e importanti. Un primo

accenno ai trattati nel Consiglio Europeo c'è nell'Atto unico a fine degli anni 80. non tanto nel

trattato, quanto in un allegato. Viene incluso a pieno titolo tra le istituzioni principali solo con gli

ultimi trattati. Oggi il Consiglio Il consiglio europeo si riunisce stabilmente 4 volte all'anno. In

particolare gli incontri di primavera e d'autunno hanno un ordine del giorno prestabilito.

Nell'incontro di primavera si parla di aspetti riguardanti problemi sociali ed economici. In autunno

si parla di macroeconomia e di moneta unica. Il Consiglio si può riunire ogni qualvolta il presidente

lo ritiene necessario. Si riunisce a Bruxelles. Si è riunito, in realtà, sempre in una città diversa

dell'Unione. Oggi tende a riunirsi a Bruxelles in modo da essere vicino alle altre istituzioni e avere

sotto controllo tutti i vari segretariati e avere pieno supporto da parte di tutte le istituzioni dell'UE.

• IL CONSIGLIO EUROPEO

• Compito del Consiglio Europeo è definire gli obiettivi generali e gli orientamenti politici

dell'Unione.

• Ha ampi poteri decisionali soprattutto nei settori dei pilastri II e III, in maniera di budget,

adesione, modifica dei trattati e nomina di alcune importanti cariche.

• È senz'altro un'istituzione intergovernativa! Le decisioni venogno prese per consenso.

• Il Consiglio nasce e opera in questo senso per definire gli obiettivi generali e gli

orientamenti politici dell'Unione. I capi di Stato si riuniscono per discutere delle questioni rilevanti.

Il loro ruolo finisce qui. Il Consiglio non entra nel processo leògislativo dell'Unione, ma dà

orientamento politico. Dà a linea guida politica all'Unione. Saranno poi le istituzioni di Bruxelles, il

triangolo istituzionale, a prendere atto dell'orientamento del Consiglio e a trasformarlo in proposte

legislative e a pilotare l'UE dal punto di vista legislativo e tecnico. Ha poteri decisionali per le

questioni intergovernative e ha poteri decisionali in termini di pace e nell'elezione di alcune cariche

importanti dell'Unione (vertici della Banca Centrale Europea e l'Alto rappresentante della PE). È

una istituzione intergovernativa, nel senso che ne fanno parte i capi di Stato che parlano

nell'interesse del proprio Paese e dell'Unione tutta. Stiamo comunque parlando di capi di Stato,

quindi svincolati dalla Corte di Giustizia Europea e da altri vincoli propri delle istituzioni europee.

Le decisioni vengono prese per consenso. Nel Consiglio si cerca di non votare, proprio per evitare

sgradevoli scontri fra Paesi. Si cerca di prendere le posizioni che vanno bene alla stragrande

maggioranza dei membri senza arrivare a uno scontro diretto.

• LA COMMISSIONE EUROPEA

• Formata da un Commissario per ciascuno Stato Membro, compresi il Presidente e l'Alto

Rappresentante, tutti in carica per 5 anni.

• Ciascun Commissario è nominato dallo Stato membro e deve essere approvato dal

Presidente (scelto da PE e CE); la Commissione nel suo insieme è poi approvata dal PE.

• Ogni Commissione deteiene un portafoglio.

• La Commissione ha sete a Bruxelles.

• Formata da un commissario per ciascuno Stato membro, nei quali devono essere compresi il

presidente della Commissione europea e l'Alto rappresentante per la PE. Il presidente della

Commissione europea viene dalle ultime elezioni del parlamento, formalmente eletto dal

parlamento europeo. Anche per questo motivo è stata eguagliata la durata dei 2 mandati. Come

viene eletto? I vari gruppi politici interni al Parlamento europeo, prima delle elezioni, presentano un

loro candidato ai cittadini europei, I cittadini eleggono I gruppi parlamentari e il consiglio europeo

nomina un candidato (solitamente fa parte del gruppo parlamentare che ha preso più voti alle

elezioni europee) e il parlamento lo vota. Nel caso voti contro il Consiglio europeo deve trovare un

altro nome. Gli altri commissari vengono nominati dagli Stati membri e devono essere approvati dal

Presidente della Commissione e dal Parlamento. Ogni commissario fa una specie di audizione di

fronte al Parlamento in cui deve essere in grado di svolgere il proprio compito e la Commissione

deve poi essere approvata, nel suo insieme, dal Parlamento europeo. Il Parlamento europeo

controlla che la Commissione sia composta da persone competenti. Ogni commissario ha un

portafoglio (area specifica di competenza in cui deve agire). La Commissione stessa è divisa nelle

varie direzioni generali (specie di Ministeri dell'UE). Ricoprono praticamente qualunque aspetto.

Ha sede a Bruxelles. I commissari vengono nominati dagli Stati membri ma, in relatà, nel momento

in cui diventano commissari dell'UE devono dimenticarsi di essere stati nominati dal proprio Stato

membro.

• LA COMMISSIONE EUROPEA

• Politicamente indipendente, la Commissione rappresenta e tutela gli interessi generali

dell'Unione Europea.

• Si occupa della proposta e dello sviluppo delle politiche e degli atti legislativi dell'Unione e

della sorveglianza e supervisione delle politiche europee in fase esecutiva.

• Il compito di questa commissione é quello di rappresentare gli interessi dell’UE nel suo

complesso. La Commissione è politicamente indipendente dall'azione degli Stati membri. Cosa fa?

Detiene il monopolio dell’iniziativa legislativa all'interno della Commissione. Si occupa di

presentare e proporre al Consiglio dell'UE e al Parlamento, atti legislativi. Ha funzioni esecutive nel

farli rispettare e nel controllare che tutti gli Stati membri applichino gli atti legislativi e le politiche

europee. Ha anche il compito di adottare sanzioni nel caso in cui questo non accada.

• IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA

• Composto da un ministro di ciascuno Stato membro, competente in base al tema in

discussione.

• Il Cd'UE è affiancato da comitati permanenti di esperti e diplomatici (es. COREPER,

CAGRE, Comitato art. 133...).

• La presidenza del Consiglio è esercitata a turno per 6 mesi da ciascuno dei Paesi membri.

Per migliorare il coordinamento le presidenze sono raggruppate in blocchi da tre detti

Troike.

• Si riunisce a Bruxelles.

• È diverso dal Consiglio europeo e dal Consiglio d'Europa. È composto da un ministro per

ciasucno Stato membro ( 28 membri) competenti in base al tema in discussione. Non ha una

formazione stabile, ma a seconda della proposta legislativa in discussione, parteciperà al consiglio

dell'UE il ministro competente. É affiancato da comitati permanenti composti da tecnici o

diplomatici. COREPER è una riunione di rappresentanti permanenti e quindi diplomatici che

rappresentano gli Stati membri a tutti gli effetti, il Comitato art. 133 riguarda la politica

commerciale. Non ha un vero e proprio presidente. La presidenza è esercitata a rotazione. Ogni sei

mesi cambia ed é un Paese a detenere la presidenza. Per evitare che ogni sei mesi cambi

completamente la linea politica di lavoro del Consiglio, si organizzano a blocchi di tre (troike) per

dare un minimo di continuità ai lavori. Si riunisce a Bruxelles. È una istituzione intergovernativa. I

ministri fanno l’interesse del proprio Paese e valutano le proposte legislative nell'ottica del Paese

che rappresentano. Valutano se la proposta legislativa è attuabile nel proprio Paese e se è utile.

• IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA

• Nel Cd'UE si cerca di non votare ma di arrivare a un accordo per consenso. Il voto è

all'unanimità, a maggioranza rafforzata o (raramente) a maggioranza semplice a seconda

della materia.

In quanto intergovernativa tendenzialmente votano per consenso, più spesso votano all’unanimità

su questioni importanti o a maggioranza rafforzata (deve esserci il 55% dei membri fisicamente, ma

deve essere rappresentata anche la grande maggioranza della popolazione all'interno di questo

55%). E' una doppia maggioranza rafforzata. La maggioranza semplice è molto rara e viene usata

per materie di scarso interesse.

• IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA

• I compiti principali del Cd'UE sono:

• Rappresentare gli Stati membri e i loro interessi (istituzione intergovernativa);

• Negoziare e adottare i provvedimenti legislativi comunitari proposti, solitamente insieme al

Parlamento Europeo;

• E' il principale organismo decisionale in materia di politica estera e di sicurezza comune

(pilastro II);

• Concludere accordi internazionali;

• Coordinare le azioni degli Stati membri e adotta misure nel settore della cooperazione di

polizia e giudiziaria in materia penale (pilastro III).

• I compiti principali sono la rappresentanza degli SM e dei loro interessi, negoziano e

adottano procedimenti legislativi. È uno dei principali organismi decisionali, in materia soprattutto

di politica estera e di sicurezza comune (II pilastro di Maastricht) e misure nel settore della polizia

interni (III pilastro). Conclude anche accordi internazionali e partecipa attivamente alla conclusione

di accordi internazionali. Il Trattato di Maastricht introduce la struttura a 3 pilastri:

1. I Pilastro → Pilastro sovranazionale. Rientrano le politiche europee in cui l'UE ha una

sovranità pressochè assoluta. Tutte le questioni economiche.

• Le vere novità del trattato di Maastricht furono i pilastri II e III. Restano pilastri

intergovernativi, ovvero sono tutte questioni su cui l'UE ha scarsa sovranità. Il potere decisionale

resta nelle mani degli Stati-nazione, in questo caso del Consiglio.

• 2. II Pilastro → Pilastro per la PE (PESC)

• 3. III Pilastro → Pilastro per la cooperazione giudiziaria e gli affari interni.

• IL PARLAMENTO EUROPEO

• Si riunisce a Strasburgo, a Bruxelles e a Lussemburgo. Attualmente è costituito da 751

rappresentanti provenienti da tutti i Paesi dell'UE ed eletti ogni 5 anni.

• L'attività del Parlamento viene svolta attraverso i gruppi politici, divisi tra le varie

commissioni.

• Si riunisce in tre sedi: Strasburgo, Lussemburgo e Bruxelles, con enormi problemi di

logistica per gli spostamenti delle plenarie. È anche un problema relativo al bilanciamento degli

Stati, un problema politico legato alla presenza nei vari Stati delle istituzioni europee. Si vogliono le

istituzioni europee nel proprio paese per questione di prestigio e motivi economici (portano

parecchi soldi). Costituito da 751 rappresentanti che provengono da tutti i Paesi dell'UE. All'interno

del Parlamento questi parlamentari non sono divisi sulla base della nazionalità, ma formano dei

gruppi transnazionali (partiti politici europei → non sono partiti a tutti gli effettti perchè non ne

hanno l'organizzazione istituzionale) che sono gruppi parlamentari che si fondono sulla comunanza

ideologica e sull'appartenenza a una stessa famiglia politica. Vengono eletti ogni 5 anni e sebbene

l'elezione diretta del Parlamento europeo fosse prevista sin dall'inizio, in realtà nella pratica viene

messa in atto solo a partire dal 1979. l'attività del Parlamento viene svolta attraverso la formazione

di questi gruppi politici, ma soprattutto attraverso la formazione di diverse commissioni

parlamentari. Le commissioni sono competenti in maniera specifica in base al tema e si occupano di

discutere provvedimenti legislativi e di presentarli al resto del Parlamento.

• IL PARLAMENTO EUROPEO

• I compiti principali del Parlamento Europeo sono:

• Garantire la rappresentanza dei cittadini europei,

• Approvare le leggi comunitarie insieme al Consiglio dell'Unione,

• Approvare il bilancio dell'Unione,

• Eleggere il Presidente della Commissione e approvare la Commissione nel suo complesso,

• Esercitare il controllo politico sulla vita dell'Unione.

• I compiti principali sono quello di garantire la rappresentanza dei cittadini (proprio perchè è

l'unico organo elettivo dell'UE e quindi l'unico organo di rappresentanza dei cittadini), approva le

leggi comunitarie insieme al consiglio dell’Unione e Il bilancio dell'UE. Si tratta di approvare, nello

specifico, le voci di spesa dell'UE e l'attuazione pratica delle politiche europee. Elegge il presidente

della commissione e approva la commissione nel suo complesso. Tutto questo fa si che il

Parlamento europeo svolga questa Funzione di controllo politico nella vita dell'Unione in nome

degli interessi dei cittadini dell’UE.

• IL TRIANGOLO ISTITUZIONALE

• COMMISSIONE EUROPEA (Interessi dell'UE)

• CONSIGLIO EUROPEO

• (Orientamento politico)

• PARLAMENTO EUROPEO CONSIGLIO DEL'UE

(Interessi

• (Rappresentanza dei cittadini) nazionali)

• L’UE per tutti gli anni 60 rimane una istituzione fortemente intergovernativa. Gli Stati

avevano ancora un enorme peso decisionale e nel processo legislativo. Di fatti, nonostante fosse fin

da subito prevista l'elzione diretta, comincia ad essere eltto solo nel 1979. negli anni il potere del

Parlamento è aumentato e oggi abbiamo un assetto che vede il Parlamento e il Consiglio dell'UE

sullo stesso piano. Ci sono vari processi legislativi. Quello che ha preso più piede è il processo di

codecisione o procedura ordinaria (perchè è diventata la norma per la stragrande maggioranza delle

questioni su cui legifera la CE). Come funziona? Il consiglio europeo dà orientamento politico, si

riunisce e una volta individuate le linee guida d'azione il suo compito è finito. Tocca alla

commissione (prima che entra in gioco) che fa gli interessi dell’Ue. È un organismo molto tecnico.

Ha sotto di sé molti comitati e gruppi di lavoro... Ha il Compito di ricevere l’orientamento politico e

creare le proposte legislative riguardanti gli ambiti e le linee che il Consiglio europeo ha

individuato. Una volta create le proposte legislative, le migliori possibili nell'ottica dell'interesse

europeo, La proposta legislativa passa al parlamento europeo e al consiglio dell’Unione Europa. Ci

sono due letture. Il Parlamento e il Consiglio dell'UE leggono la proposta e se non sono d'accordo

possono passarsi il testo legislativo con eventuali emendamenti, affinchè queste due istituzioni

trovino un testo che sia di comune accordo. Se questo non accade c’è un ultimo tentativo di salvare

la proposta legislativa che è il comitato di conciliazione. Dura pochi mesi ed è un comitato ristretto

in cui si incontrano alcuni rappresentanti del Parlamento e del Consiglio dell'UE, sotto la

supervisione della Commissione, si cerca di trovare un testo comune e una mediazione fra le parti.

Se si riesce la proposta legislativa diventa legge, altrimenti bisogna ricominciare. A questo punto è

la Commissione europea a detenere il potere esecutivo e a fare seguire le norme passate. Il

parlamento valuta la proposta legislativa nell’interesse dei cittadini europei, il consiglio dell'UE la

valuta in ottica nazionale. Sono rappresentati tutti gli interessi in causa. È rappresentato l'interesse

dell'UE dalla Commissione che segue la proposta legislativa dall'inizio alla fine; sono rappresentati

gli interessi dei cittadini del'UE e degli Stati-nazione. Il Consiglio dell'UE vota con maggioranza

rafforzata ed è li che gli SM possono far valere tutto il loro peso e potere politico nel bloccare o

premere determinate politiche (in questa sede possono bloccare in qualunque momento il processo

legislativo).

• AZIONE ESTERNA DELL'UE

• L'UE si identifica con un sistema di relazioni internazionali basato sulla forza di istituzioni e

regole comuni

• L'azione esterna dell'UE si è sempre manifestata attraverso legami commerciali, di

cooperazione allo sviluppo, di soft power in generale più che com strumenti classici di hard

power

• Unione Europea come potenza civile?

• È un'azione esterna estremamente peculiare quella dell'UE rispetto agli altri attori del

sistema internazionale. Il progetto di costruzione europea nasce sul principio peculiare del rifiuto

dell'utilizzo dello strumento bellico per la risoluzione dei conflitti interni all’UE. Questo principio

finisce per riflettersi sull'azione esterna dell'UE nel senso che l'UE si identifica in un Sistema di

relazioni internazionali liberale basato sulla forza di istituzioni e regole comuni. Per questo motivo,

e perchè era stato difficile mettere in piedi una vera PE dell'UE, L’azione esterna dell’Unione

Europea non si espleta attraverso strumenti di hard power, quindi militari, ma attraverso strumenti

di soft power (legami commerciali, di cooperazione allo sviluppo). Sono Metodi morbidi. Essendo

l’Ue potenza commerciale di grande rilievo, attraverso glistrumenti di soft power, può esercitare

azioni decisive nelle relazioni internazionali. Unione Europea come potenza civile? È vero che l'UE

svolge questa azione esterna, ma c'è anche il tentativo di istituire strumenti operativi, soprattutto

negli ultimi trattati, in modo tale da agire anche con altri mezzi nell'arena delle RI.

• POLITICA ESTERA e di SICUREZZA COMUNE

• Evoluzione storica

• La PESC è gestita secondo procedure prettamente intergovernative. Le istituzioni coinvolte

sono Consiglio Europeo, Consiglio dell'UE (CAGRE, COREPER..) e SEAE

• I numerosi agenti coinvolti hanno sin dall'inizio creato tra le altre cose problemi di chiarezza

e di coordinamento!

• L'UE per lungo tempo Si promuove come potenza civile. La collaborazione politica e

militare fa molta fatica a decollare. La CED viene bocciata e nel 1954 nasce l’UEO, una sorta di

collaborazione politico-militare di alcuni Paesi sull'onda del patto di Bruxelles, ma sarà sempre una

collaborazione fra Stati europei legata alla NATO che resterà per lungo tempo dipendente da essa. Il

piano Fuscè cercherà di rilanciare una collaborazione politico-militare, ma non sarà nemmeno

discusso. Questo per sottolineare lo scarso interesse in questo senso. Negli anni 70 ci sarà un nuovo

slancio con la CPE che resterà debole. Si parlerà di collaborazione politico-militare con l'atto unico

alla fine degli anni 80. La PESC entrerá a pieno titolo nei trattati europei nel 1992 con il trattato di

Maastricht che è un punto di svolta. Introduce una visione a 3 pilastri e la PESC ha un pilastro tutto

suo, il pilastro II. Resta un pilastro fortemente intergovernativo. Gli Stati non sono inclini a cedere

in quest'ambito sovranità alla CE. Le istituzioni maggiormente coinvolte nell'implementazione di

queste politiche riguardanti la sicurezza comune restano il Consiglio europeo e il consiglio dell'UE

e il SEAE. Sono tutte istituzioni intergovernative che vedono il ruolo diretto degli Stati-nazione. Il

SEAE nasce nel 2010 é il servizio di azione esterna dell’UE. È una agenzia incaricata di

implementare la PESC e di controllare e supportare quello che è prodotto l'Alto rappresentante. Nel

1992 nasce la PESC che però resta priva di strumenti. Nel 1992 É appena finita la GF e quindi c’è

un sistema internazionale in grande mutamento. È un periodo di grande euforia nel blocco

occidentale. È finita la GF e Sembra che il mondo e il sistema liberale a guida americana, e l'UE che

ne era parte integrante, sembrava destinato ad espandersi in tutto il mondo. È anche sull'onda di

questo che l'UE fa un trattato cosi forte e nuovo, proprio per dotarsi del peso e degli strumenti per

lanciarsi in questo nuovo sistema e per influenzare (con i suoi strumenti). Negli stessi anni starà

scoppiando la guerra in JU. Nel 1990-1991 c'era stato l'intervento della NATO nella guerra del

Golfo. Nel 1992 scoppia la guerra civile in JU e la neonata UE si ritrova ad avere un conflitto molto

violento nei Paesi confinanti. Nel conflitto jugoslavo si chiede ai Paesi europei di prendersi le

proprie responsabilità nella gestione del conflitto e devono dotarsi degli strumenti per poterlo fare.

Nella sua prima fase di vita, la PESC, è debole, nel senso che nonostante le premesse fossero buone,

mancano gli strumenti per mettere tutto in pratica. Un altro problema è che Coinvolgeva molti attori

diversi. L'Alto rappresentante nasce solo con il trattato di Amsterdam e solo successivamente si

afferma come altro rappresentante e vice presidente della Commissione europea. Non si capisce chi

governi esattamente questa politica: c'è il presidente del Consiglio europeo, ci sono la CAGRE e il


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315

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27.32 MB

AUTORE

Madduz95

PUBBLICATO

4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze internazionali e diplomatiche
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Madduz95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Lucarelli Sonia.

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