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Relazioni Internazionali

Appunti di relazioni internazionali su: Relazioni Internazionali, i grandi dibattiti della disciplina, liberalismo, realismo, costruttivismo, approfondimenti dalla dispensa equilibrio del terrore, terrorismo, guerra fredda. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Relazioni internazionali docente Prof. R. Hanau Santini

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regole,valori e procedure che modificano il comportamento degli stati favorendo la

cooperazione. Questi regimi internazionali, pur esistendo il problema della defezione che

porta al fallimento di una cooperazione tra gli stati pur avendo questi interessi

comuni (defezione = venir meno ad un impegno), risolvono tale problematica in quanto:

riducono le incertezze in quanto all'interno di questi regimi gli stati condividono informazioni

e si possono delineare delle preferenze degli altri attori coinvolti nella cooperazione(per

giungere ad una decisione, è necessario comprendere cosa ne pensano altri attori e dunque le

istituzioni facilitano la trasparenza, il dialogo, costringono gli stati ad esplicitare le loro

preferenze rendendo possibile l'individuazione di un mcd tra gli altri attori, in base

al passato, si può comprendere il modo in cui si comporteranno gli stati in futuro);

stabilizzano le aspettative è un aspetto cruciale per l'eliminazione di controversie e conflitti.

Questo lavoro dei regimi internazionali vale anche in assenza di potenze egemoniche (come

appunto gli USA) in quanto in un contesto del genere l'osservanza delle regole è diventata una

parte del comportamento degli stati in quanto ognuno di essi si aspetta che l'altro rispetti tali

regole.

Koehane e Nye sottolineano come l'interdipendenza non è solo economica ma riguarda

anche relazioni tra società differenti (non solo tra governi) questo ha importanza in

quanto incide sul comportamento degli stati, quando si forma un “tessuto” di interdipendenza

questo coinvolge in primo luogo la società e poi i governi di tali società. C'è un assenza di

gerarchia tra le issues : non vi è più dominio della dimensione di sicurezza;vi sono altri attori

oltre agli stati e la guerra non è nel loro interesse.

Liberalismo istituzionale = teoria dei regimi = istituzioni create in grado di auto

mantenersi e continuare la cooperazione tra gli stati. *come i trattati sui cambiamenti climatici

(sono importanti in quanto forniscono informazioni sulle preferenze degli stati,

diminuiscono la propensione all'inganno, hanno effetti reputazionali c'è un aspetto di

status sempre più forte rispetto all'appartenenza al regime)

Liberalismo repubblicano = Micheal Doyle secondo queste teorie la pace democratica è

basata su tre pilastri

(tre pilastri per cui le democrazie non si fanno la guerra tra di loro ): risoluzione pacifica

dei conflitti tra democrazie,condivisione di valori comuni, cooperazione economica.

Quest'autore sottolinea i valori delle democrazie ed in particolare il concetto di sovranità

popolare ( viene sottolineato il potere degli elettori che si esprime in un contesto di

premi/sanzioni che si esprime attraverso il voto elettorale).

Walz = approccio neorealista / realismo strutturale “Man, The State and War”

(1959):

In questo libro l'autore ci parla di “tre immagini” che sono quelli che in futuro definiremo “livelli

di analisi” (la politica internazionale non può essere colta direttamente ma essa va letta

attraverso queste tre “immagini”.

1° immagine = la causa della guerra si trova nella natura e nel comportamento degli

esseri umani che sono definiti come cattivi o dalle limitate capacità. (natura pessimistica

dell'uomo = altro approccio che ci parla della natura pessimistica dell'uomo è quello di

Morgenthau e Neibhur). I pessimisti però sbagliano perché la natura umana è una costante e

non può spiegare le variazioni della guerra. (spiegare cioè perché abbiamo la guerra);

2° immagine = natura degli stati che si distinguono in stati senza difetti vs stati bellicosi

(quelli senza difetti sono coloro che non vogliono modificare il sistema internazionale / al

contrario sono quelli bellicosi che potremmo definire anche revisionisti);

3° immagine = l'anarchia del sistema internazionale (anarchia = causa permissiva

della guerra perché non c'è nulla ad impedire ad uno stato di attaccarne un altro

*riferimento a Stag Hunt di Rousseau “BoP is imposed on statesmean by events', rather than

the other way round). Per creare istituzioni internazionali è necessaria la fiducia, ma la fiducia

non è data in un sistema internazionale anarchico, si può mettere da parte l'anarchia ma ogni

stato andrà sempre verso il proprio interesse facendo fallire la cooperazione. Infatti

l'assenza di guerra viene definita come “prolungamento di stati di guerra tra le guerre”

(la guerra è la norma, in quanto possibilità sempre presente nelle relazioni interstatali). Nel 59'

Waltz riconosce e spiega questi tre aspetti (tre immagini) ma l'origine sistemica del terzo livello

di analisi non è sufficiente a spiegare i singoli eventi (i singoli conflitti non possono essere

spiegati attraverso il concetto dell'anarchia) e dunque egli ammette che le cause

specifiche devono essere cercate nel primo e nel secondo livello di analisi (o prima e seconda

“immagine”). 20 anni dopo la sua prima analisi Walts cambierà il suo approccio e la sua idea e

si concentrerà su un unico livello di analisi (livello sistemico:analisi degli stati, delle

superpotenze) in “teoria delle relazioni internazionali”. Il sistema internazionale viene

definito come composto dalle unità e dalla struttura.

La struttura politica è composta da tre elementi: il principio ordinatore (anarchia

internazionale / gerarchia interna) ; per quanto concerne le unità bisogna distinguere tra

funzioni (unità funzionalmente indistinte, dove per unità intendiamo il singolo stato)

e capacità (dimensione materiale delle capacità, sopratutto militare ed economica).

Gli stati hanno le stesse funzioni ma sono distinti dalla distribuzione delle capacità (capacità

relative) e c'è un focus sui guadagni relativi. In base a quanto essi sono forti dal punto di vista

militare maggiore sarà la loro forza dal punto di vista internazionale. Il numero di “grandi

potenze” determina la polarità del sistema. Un aspetto fondamentale è che rispetto al 59'

nell'ultimo approccio (realismo strutturale) l'anarchia non è più solo una causa permissiva ma è

un principio ordinatore (il comportamento degli stati è determinato dall'anarchia, c'è

un sistema anarchico insito nel sistema internazionale che plasma il

comportamento di ogni singolo stato). *grande differenza con il realismo/neorealista

concetto di unità diseguali = il fattore più importante in un contesto del genere è la

distribuzione di potere tra le unità (variabile indipendente essenziale per spiegare

guerra e pace).

*concetto di Balance Of Power (BoP): Si ha quando nessun attore da solo o tramite

alleanze può dominare su tutti gli altri (definizione di base).Quindi servono due precondizioni

per avere la BoP : 1° non ci può essere un sistema in cui esiste un solo attore che possegga

tutte le risorse (le risorse devono essere diffuse) , ma tutti gli attori devono comportarsi

rispettando il balancing (evitare che uno stato domini sugli altri, e quando questo accade è

necessario allearsi con uno stato per contrastare il più forte , in opposizione al concetto di

“carro del vincitore” (bandwagoing) questo atteggiamento è rischioso e fallimentare).

Da un lato deve esserci una diffusione delle capacità materiali (militari) nel sistema

internazionale,ed è necessario l'elemento di balancing (coalizzarsi contro lo stato

forte da parte degli stati più deboli). Non c'è nulla di automatico in un sistema di BoP.

Anche la BoP parte dall'anarchia come principio ordinatore del sistema internazionale ( e la

BoP è l'unica scelta razionale che hanno a disposizione gli stati , l'unico

comportamento logico, non è una scelta anche se molto spesso la scelta razionale non

viene adottata dagli Stati). *concerto europeo = è la manifestazione concreta del concetto di

Balance of Power

questo equilibrio di potere di basa su una riaffermazione dello stato come attore

principale, anarchia del sistema e “sicurezzza” principio fondamentale che regola i

rapporti tra gli stati (realismo).

La conseguenza di questo tipo di “equilibrio” sta nel fatto che nessun egemonia è destinata a

sopravvivere ma c'è una sopravvivenza di tutti gli attori del sistema internazionale (deboli e

forti) e da ciò derivano meno guerre come normale effetto della mutua deterrenza. Per i realisti

classici il BoP è scelto dalla prudenza stessa degli stati, per i neorealisti è conseguenza

sistemica della volontà di accumulare sicurezza in una realtà anarchica.

Su cosa si basa il BoP = stato come attore principale della scena internazionale; condizione

anarchica del sistema internazionale; enfasi sulla questione della sicurezza; comportamento

degli stati che deriva dalla loro posizione nella gerarchia della potenza del sistema

internazionale; un esempio storico è il concerto europeo (1815 – 1853) dove vengono

istituzionalizzati meccanismi di equilibrio di potenza ( conferenze multilaterali, confini

riconosciuti, zone cuscinetto).

Gli stati all'interno di questo sistema hanno lo scopo di aumentare il loro potere,

perché essi vogliono aumentare il loro potere? Visto che il balancing è inevitabile, non

conviene aumentare il proprio potere il punto è dotarsi di una quantità ragionevole

di potere (non allarmare gli altri stati e non spingerli a fare controbilanciamento = in nome del

dilemma della sicurezza). *tutti gli stati che non hanno così fatto si scontrate con forme di

balancing che le hanno sconfitte, perché l'obbiettivo è raggiungimento di una quantità di

potere che mi garantisca la sicurezza (potere un mezzo mai qualcosa di fine a se

stesso).

Mearsheimer (2001) : proprio perché il sistema internazionale è anarchico non si saprà mai

qual'è la quantità di potere giusta, dunque è razionale cercare di essere un egemone

(massimizzare il proprio potere,ed evitare che compaiano altre potenze egemoni). Ha senso

ottenere quanto più potere possibile perché il BoP ha un problema : buck – passing = se ho

all'interno di un sistema internazionale, di BoP vuol dire che si pensa che tutti si comportino in

senso razionale, ma molti stati non sono attendibili e sinceri nel sistema di BoP e tutti hanno

ragionato in termini “difensivi” (accumulato potere per difendersi) verranno schiacciati dalle

potenze egemoni.Dilemma della sicurezza (Herz 1950) : ogni misura per aumentare la

propria sicurezza viene interpretata come una minaccia a quella altrui e genera una spirale di

insicurezza (competizione per la sicurezza perpetua).

Realismo strutturale a livello generale : non c'è interesse per la natura umana, non c'è

attenzione alla “tragedia” della politica internazionale (non ci sono dilemmi di politica

estera, scelte morali difficili da prendere, c'è una visione sistemica e deterministica) , c'è

un focus sul potere e sulla lotta per il potere (c'è una grande differenza sostanziale tra

politica interna e internazionale, all'interno dello stato c'è il principio ordinatore

“gerarchia” ordine chiaro di potere tra gli autori, a livello internazionale il principio

ordinatore è l'anarchia), il potere non è uno scopo in se stesso ma è un mezzo per uno

scopo più ampio che sono sopravvivenza e sicurezza (qui la domanda è quanto potere

favorisce la sicurezza di uno stato? Sulla quantità di potere i neorealisti si dividono).

28/03/18 POLARITA' E UNIPOLARITA'

Cosa determina lo scoppio di una guerra? Cosa crea guerre tra le grandi potenze?La risposta a

questa domanda può essere collegata al concetto di polarità (è il multipolarismo o il

bipolarismo che creano le condizioni più favorevoli allo scoppio di una guerra?) . Il

sistema degli stati è multipolare a partire dalla pace di Vestfalia (1648) fino allo scoppio della

seconda guerra mondiale (1945) mentre esso è bipolare durante il periodo della guerra fredda

con la contrapposizione tra blocco sovietico e blocco statunitense.

La polarità secondo Waltz (neorealista): multipolarità (caratterizzato la maggior parte

della storia dell'Europa continentale) essi sono sistemi che vengono definiti “instabili” perché

mutevoli e c'è sempre un pericolo rispetto ai calcoli che possono essere talvolta sbagliati /

bipolarismo (anni della guerra fredda) che vengono definiti stabili in quanto il potere

dominante dei due attori crea delle alleanze che anche se mutevoli sono irrilevanti, in quanto

c'è il dominio di due attori principali, egemonici. La maggior parte dei neorealisti optano per un

sistema bipolare ( evitano lo scoppio di guerra e maggiormente favoriscono la

stabilità), altri studiosi con una visione di più lungo periodo criticano questa tipologia di teorie

con esempi empirici ma l'attenzione dei neorealisti è importante ricordare che si è

focalizzata sul continente occidentale e sul periodo che questo a vissuto la GF come

un periodo di “pace” (se prendiamo in considerazione altre parti del mondo durante

il periodo della guerra fredda che sono diverse rispetto al mondo occidentale ci

rendiamo conto che la GF non può più essere definita come un periodo di pace),i

sistemi multipolari sono tendenzialmente instabili perché le alleanze non sono mai

certe e c'è un calcolo sbagliato dei rischi è difficile quantificare le minacce (Waltz) e si

tenderà ad adottare comportamenti bellicosi (eccesso di Bilancing) i sistemi bipolari sono

stabili in quanto la contrapposizione tra e la stabilità è guidata dalle grandi potenze.

Bipolarismo pro stabilità (bipolarismo che favorisce la stabilità del sistema

internazionale): in un sistema bipolare i due poli hanno una maggiore eguaglianza (c'è più

possibilità che le grandi potenze si combattano in un sistema multipolare)i due poli hanno la

stessa “potenza” e il sistema delle alleanze è irrilevante ed il balancing è più efficace in un

sistema bipolare, il sistema multipolare in opposizione è caratterizzato da una grande

incertezza (incertezza genera backpassing, incertezza legata all'impossibilità di fare un calcolo

e legata al processo di costituzione delle alleanze, i contesti multipolari sono più propensi alla

fluidità).

Multipolarismo pro stabilità (Multipolarismo favorisce la stabilità): basta meno per

spingere una potenza a non fare qualcosa, a minacciarla proprio perché c'è incertezza. Poi se

sono tante superpotenze tendenzialmente avrò tanti avversari ma non vengono considerati

magari “nemici” (non vi è una visione a somma zero delle relazioni internazionali). La

deterrenza è più semplice in quanto ci troviamo in un sistema multipolare ed inoltre c'è meno

ostilità tra le grandi potenze.*in un sistema come quello odierno è difficile individuare un

nemico, possiamo individuare i poli di potenza ma non i reali nemici e dunque c'è meno

ostilità che favorisce che eventuali tensioni non si tramutino in guerre. Critica

all'Unipolarità : Tutti i tentativi di arrivare ad un sistema unipolare hanno sempre prodotto

balancing che ha portato alla messa in crisi del sistema. * vedi: Guerre napoleoniche perché la

Francia ambiva ad essere una potenza egemone, vedi la Germania del 900' , mentre l'UK mai

potenza egemone perché non ha mai avuto un contro bilanciamento. La distribuzione di potere

multipolare è garanzia di “stabilità”.

L'ascesa della Cina (analisi di questa che può essere potenzialmente una potenza

egemone):

i realisti offensivi (scuola Machiavelli) quando guardano alla Cina, pensano che questa voglia

creare un egemonia di tipo regionale (globale è impossibile) anche se questa è vista

come il primo passo per poi alzare la posta dal punto di vista internazionale. In

quanto essi partono dal presupposto per cui lo scopo ultimo delle grandi potenze è

l'egemonia in quanto questo garantisce loro una migliore garanzia di sopravvivenza. Ma

dato che l'egemonia globale è impossibile allora queste ambiscono ad un'egemonia di tipo

regionale.Quando c'è un'egemone regionale riconosciuto quello resta ed è una base per

un'egemonia più alta. Dovrebbe diventare un'egemone e dovrebbe continuare a crescere

economicamente e aumentare il suo potere anche dal punto di vista relativo (aumentare

potere relativamente ai suoi vicini regionali). In un ottica di realismo offensivo si può

analizzare una serie di scelte di politica estera statunitense (vedi gli USA nel 900' = potenza

egemone e cercano di restare tali senza rivali a livello globale). Dunque secondo il realismo

offensivo in relazione all'ascesa della Cina la Cina dovrebbe diventare egemone

regionale in Asia, massimizzare power gap tra se e i suoi vicini, gli USA si

comporteranno come con l'unione sovietica e le altre potenze regionali si uniranno

agli USA per effettuare “balancing” ; Realismo difensivo La Cina non avrà interesse a

gestire la regione asiatica ed eviterà un accumulazione di potere tale che giustifichi un

“balancing” che metta in discussione la sua sopravvivenza. Ciò che viene spesso utilizzato dai

realisti difensivi come esempio è la prudenza della politica estera di Bismarck. Se è vero che

la Cina si sta espandendo è vero che lo farà solo fino ad un certo punto non oltre perché un

ulteriore spesa potrà essere letta come una “politica estera aggressiva” che prevede un

bilanciamento regionale contro di essa.

Unipolarità : caratteristiche di un sistema internazionale unipolare “teoria delle

relazioni internazionale e conseguenza dell 'unipolarità” (2011 John Ikenberry, Micheal

Mastaduno,William Wolhlforth). Questo testo di riferimento parte dalla domanda di partenza è

cosa succede al balancing in un sistema unipolare?

In un sistema con una grande potenza : potenza che ha ampie risorse da sola ed eccelle

nelle sue risorse (forza militare, economica, dimensione del territorio e della

popolazione e organizzazione amministrativa = questi elementi ne determinano la

capacità).Bisogna distinguere tra impero ed unipolarità: l'unipolarità concentrazione di

tutte le capacità nelle mani di una potenza, mentre nell'impero una potenza può esercitare un

dominio, qualche grado di legittimità rispetto agli altri stati.

Teoria della stabilità egemonica: l'Ordine viene creato e mantenuto da uno stato egemone

che offre incentivi (positivi e negativi).Quando si parla di egemonia, si parla di relazioni sociali

tra gli stati (non sempre simmetriche) che accettano la potenza egemonica. L'egemone offre

degli incentivi positivi (carote, vantaggi relativi all'interdipendenza economica

commerciale) ed incentivi negativi (bastoni,forme di punizione contro gli stati che

non seguono le regole). L'egemone produce dei “beni pubblici” (capacità materiali che

vengono utilizzati per crearsi una certe legittimità) : sicurezza, la libertà di commerciare,

le libertà di navigazione, la certezza delle norme internazionali, tutto ciò che

favorisce la vita della comunità internazionale che ha un costo (creare regimi ha un

costo e l'egemone si fa carico di quel costo, avendo varie forme di interessi, attore che

beneficia di più del sistema che ha creato anche se avvantaggiano quasi tutti gli stati dei

regimi). *asse del male di Bush (Iran, Corea del nord, Libia) paesi nei confronti dei quali era

legittimi prevedere sanzioni ed anche interventi militari. Gilpin = l'ordine internazionale è

lo specchio della distribuzione del potere in un dato momento storico, che col tempo

cambia e porta a conflitti, guerra egemonica e nuovo ordine. La visione è conflittuale

delle relazioni internazionali, non c'è nulla di automatico nell'emergere di una potenza

egemonica, ma dove l'egemonia la concentrazione di risorse è riflesso di una

distribuzione di potere ma avviene anche attraverso guerre ed alleanze.

Ulteriori autori si interrogano del rapporto tra l'egemonia e il sistema internazionale e

circa la logica del balancing (Stephen Walt e Mastanduno): il balancing può essere

soft o hard soft (balancing con i paesi europei e con Londra per l'espulsione dei diplomatici

Russi, una forma di bilanciamento europeo contro la tendenza revisionista della Russia).

Analisi del sistema delle “alleanze” (come vengono viste le alleanze):

Stephen Walt (neorealismo difensivo) = “l'equilibrio della minaccia” (le alleanze

vengono viste nella logica di balance of power, come risposta a minacce esterne).

BoP è troppo deterministica, l'alleanza viene creata sulla base di 4 caratteristiche,dipende da

quanto avverto la minaccia secondo determinate variabili : potere, prossimità, capacità

offensive specifiche, intenzioni aggressive. Valutazione della minaccia è un fattore

soggettivo, dipende dall'espressione aggressiva di un determinato stato. Introdotto il concetto

di intensione (valutazione delle intenzioni degli stati, vengono tolti “automatismi” al

balancing).

Se la sicurezza è un bene collettivo (bene collettivo fornito in larga misura dalle maggiori

potenze) ci sono dei costi, i “costi delle alleanze” : esistono sempre dei costi per

mantenere una determinata alleanza. Maggiormente asimmetrica sarà la

distribuzione di potere maggiore durabilità avrà l'alleanza. Ci sono inoltre due rischi

legati all'alleanza che uno stato valuta : abbandono ed intrappolamento

(abndonment/entrapment) Se sono un membro debole dell'alleanza c'è il rischio di essere

abbandonato dagli stati alleati *Atene e Meli, oppure rischio opposto rischiare di essere

intrappolato in guerre che in realtà non sono direttamente legat allo stato a cui è richiesto di

intervenire. I paesi piccoli hanno spesso paura di essere “abbandonati” e c'è invece un

vincolo meno strutturale per la potenza unipolare (sistema che funziona bene per la

potenza unipolare e non per le piccole medie potenze).

Tipo di alleanze delle piccole medie potenze (unipolarità ed alleanze) abbiamo

quelle più opposte all'egemone e quella più accomodante : 1) Hard balancing tramite

politiche interne (armamento dell'Iran) ed esterna (volontà di cambiare la distribuzione di

potere); 2) Soft balancing azioni diplomatiche coordinate per risultati contrari a specifici

interessi (non per cambiamenti di distribuzione di potere in generale). Forma di bilanciamento

più morbido, dal punto di vista diplomatico (diplomazia con interessi specifici che vanno contro

gli interessi della potenza egemone); 3) Leash-slipping : un tentativo di essere meno

dipendenti rispetto alla grande potenza aumentando il coordinamento tra le piccole medie

potenze. * politica estera di difesa comune a partire dalla metà degli anni 90', non vuole

esplicitamente sostituirsi alla NATO ma si pone come tentativo di aumentare la cooperazione

tra alleati minori quando la grande potenza aumenterà i costi della sua alleanza, così gli alleati

minori possono essere più emancipati; 4) Bandwagoing : una forma di “appeasment”

(allineamento pro-egemone indotto dalla paura) dal punto di vista storico questo è un

comportamento raro ed isolato perché lo stato debole accetta maggiore vulnerabilità nella

speranza che l'egemone si accontenti. Sono anche gli atteggiamenti e le alleanze più

sviluppate nei sistemi unipolari sia da alleati regionali che da potenze che hanno gli stessi

incentivi strutturali ad allearsi; 5) Balancing regionale: alcune potenze invece di creare

trattati si alleano con la potenza egemone contro minacce regionali. *potenze del medio

oriente (Egitto) che si alleano con la potenza egemone a discapito dell'integrazione regionale.

Underbalancing (difficoltà di fare balancing) : “quando un paese minacciato non risponde

alla minaccia o ne risponde molto parzialmente” (non si allea e non si arma). Cosa

comprende questo atteggiamento? Buckpassing,hiding, bandwagoing,appeasment,

waiting. Si sviluppa negli anni 90' nei confronti degli USA e anche oggi si sviluppa nei

confronti dell'ascesa della Cina.

Buckpassing = tentativo di fare free-riding sulle spalle di chi fa balancing, capita sopratutto in

sistemi multipolari tra le grandi potenze. Abbiamo Realisti neoclassici che studiano la politica

interna degli stati, per capire il comportamento e l'impatto sul sistema internazionale è

fondamentale capire le scelte di politica estera che dipende dalla struttura interna

(variabili che hanno a che fare con la natura interna di uno stato = si rifanno al

secondo livello di analisi). Essi fanno una serie di esempi storici rispetto alla diffusione dell'

Underbalancing. Il tema del sotto bilanciamento è fondamentale anche se siamo

maggiormente preoccupati dal sovra bilanciamento (preoccupati troppo e focalizzati sulla

tematica della guerra)Quando è frequente L'underbalancing? Società frammentate, stati

non coesi e non rappresentativi delle società (non legittimi).

4/04/2018 FOREING POLICY ANALISYS (assistente) ANALISI DELLA POLITICA ESTERA

È una sottodisciplina delle relazioni internazionali. Si interessa a fenomeni ed aspetti specifici

all’interno delle relazioni internazionali e prende elementi da altri settori. Non cerca teorie

generali per spiegare le relazioni tra gli Stati. Cerca di creare teorie di medio raggio, teorie più

specifiche per determinati fenomeni. Analizza anche i gruppi decisionali.

-Politica estera (I, Valery Hudson): la strategia o l’approccio scelto dal governo nazionale

per raggiungere i propri scopi nelle sue relazioni con entità esterne. Ciò include la decisione di

non agire. Questa è una definizione ristretta. Si parla di strategia e approcci verso entità

esterne, dunque non si parla di rapporti tra Stati. Anche la “non azione” è una decisione di

politica estera (es: il non intervento militare in Siria è politica estera);

-Politica estera (II, Carlsnaes): quelle azioni, espresse sotto forma di scopi esplicitamente

fischiarti, impegni e/o direttive, e repertate da rappresentanti del governo che agiscono per

conto delle loro comunità sovrane, che sono direte verso obiettivi condizioni e attori sia

governativi sia non-governativi- che si vogliono influenzare e che si trovano al di fuori della

propria legittimità territoriale;

-Politica estera (III, Hill): la somma delle relazioni esterne ufficiali condotte da un attore

indipendente (di solito uno stato nelle relazioni internazionali. Parliamo di politica estera

quando abbiamo la partecipazione di un soggetto statale operativo. Può essere colui che fa o

che subisce l’azione, sennò parliamo di relazioni transnazionali.

-comportamenti di politica estera: gli artefatti osservabili (azioni o discorsi) della politica

estera; specifiche azioni e parole utilizzate per influenzare altri soggetti all’interno del regno

della politica estera.

-analisi della Politica Estera (o FPA): il sotto-settore delle Relazioni Internazionali che cerca

di spiegare la politica estera o, in alternativa, i comportamenti di politica estera, facendo

riferimento alle basi teoriche dei decisori, sia che agiscano da soli o in gruppo(Hudson). Non

parliamo solo di massimi sistemi, ma di fenomeni specifici.

Elementi caratterizzanti la FPA (Hudson):

4. l’impegno nel guardare oltre il solo livello di analisi dello stato-nazione, in cerca di

informazioni specifiche sui diversi attori;

5. L’impegno a costruire teorie incentrate su attori specifici (miranti a spiegarne il

comportamento) che valgano come raccordo tra le teorie generali e la complessità del

mondo reale;

6. L’impegno ad elaborare spiegazioni multicausali utilizzando diversi livelli di analisi;

7. L’impegno ad usare teorie e scoperte provenienti all’intero spettro delle scienze sociali

(non solo RI, anche dell’economia, dalla sociologia, ecc);

8. L’impegno a considerare il processo decisionale di politica estera importante tanto

quanto il suo risultato.

Vi sono delle origini già nei classici, come nel principe di Machiavelli. Pur potendo

rintracciare. E origini in alcuni testi classici (es: Machiavelli), la disciplina nasce nel

periodo compreso tra le due guerre mondiale e si sviluppa pienamente a partire

dagli anni ’50, con l’esplicito obiettivo di “gettare un ponte” tra le Relazioni

internazionali e lo studio della PoliticaInterna (è quindi multidisciplinare). L’FPA ha

obiettivi descritti ed esplicativi, ma è ossa anche da potenziali finalità prescrittive.

L’FPA mira ad elaborare teorie di medio livello, ovvero non spiegazioni generali di

ogni comportamento di politica estera, ma analizzando fenomeni specifici. Vengono

date spiegazioni circa le politiche estere di determinati tipi di stato o l’apolitica

estera in determinate situazioni (es: crisi).

Oggi:

È empirica senza essere empiricista, ovvero si basa sulla raccolta di dati e

l’osservazione di casi, senza rinunciare ad essere informata dalla teoria. Non è

un’osservazione dei fatti puramente giornalistica, ma quest’osservazione deve essere

appoggiata da alcune teorie.

Tiene conto è si interroga sul rapporto tra agente e struttura: questo rapporto è una delle

questioni su cui si fondano le scienze sociali. È l’attore con le proprie decisioni a modellare la

struttura o è la struttura che “decise”? Walt, ad esempio, dice che la struttura è determinante.

Non considera lo stato come l’unico attore né come un attore unitario, e non si

limita più a prendere in considerazione solo gli attori governativi.

Si interroga sul proprio stesso ruolo in quanto “produttore di conoscenza” (ha una

dimensione critica); riconosce l’importanza della contingenza ed evita il “fatalismo”

(non doveva andare per forza in quel modo).

Politica estera moderna anni 50' tre opere fondamentali: “decision makeing as an

approach in the study of international politics” , “ pre theories of Foreing Policy” ,

“Relantionship hypothese in the context of international politics”.

1) Snyder, Bruck and Sapin (1954) “decision making as an approach in the study

of international politics” introduce l'idea che il decision – making va studiato in

quanto fenomeno a sé stante e come parte della spiegazione di ogni risultato di politica

estera;

2) Rosenau (1964) “Pre – Theories of foreingn policy” Rosenau identifica molte

possibili fonti rilevanti per le decisioni di politica estera e le raggruppa in 5 categorie di

variabili idiosincratiche, di ruolo,governamentali, sociali,sistemiche. La loro importanza

relativa dipenderebbe dall'ambito della decisione e degli attributi dello stato.

3) Sprout & Sprout (1956) “relationshipe hypothese in the contexte of

international politics” la politica estera può essere spiegata solamente facendo

riferimento allo “psico milieu” ( i contesti psicologici, situazionale, politico e sociale)

degli individui coinvolti nel processo decisionale.

Snyder, Bruck and Sapin (1954), Decisioni-making ad an approach to the study of

international Politics:

Sprout&Sprout (1956), Man-Milieu relationship hypotheses in the context of

international Politics: la politica estera può essere spiegata solamente facendo riferimento

allo “psico-milieu” (i contesti psicologico, situazionale, politico e sociale) degli individui

coinvolti nel processo decisionale.

Rosenau (1964), Pre-theories of Foreign Policy: Rosenau

Evoluzioni della FPA:

-la fase classica della FPA (1950-1980): e la definizione delle caratteristiche

essenziali della disciplina. Si è cercato di codificare ogni situazione, raccogliendo dei dati ed

analizzandoli. Tra le tematiche affrontate: i processi cognitivi; profili dei leader e influenza dei

fattori psicologici; processi decisionali e dinamo che nei piccoli gruppi; processi organizzativi e

politica burocratica; impatto di identità e cultura; impatto del contesto politico interno; gli

attributi nazionali (caratteristiche economiche, istituzionali, demografiche, militari, geografia,

storia, ecc) egli effetti del sistema sulla politica estera.

-la crisi della Comparative Foreign Policy e il ripensamento della disciplina (1980-1990).

Questa ricerca finanziata per circa venti anni è risultata fallimentare: è arrivata a

definire che gli Stati più forti sono più presenti nelle relazioni internazionali.

-il rilancio a partire dagli anni Novanta, su nuove basi “critiche” e attraverso

l’integrazione di nuovi strumenti e teorie (es: neuro scienze).

Come si studia la politica estera?

-scegliere l’explanandum (ciò che vogliamo spiegare): studiare il processo decisionale di

politica estera (il come, il processo che ora il soggetto a fare una certa cosa) oppure studiare le

politiche estere e i loro risultati (il perché).

-situare il locus (il luogo) dell’explanans (dove si trova la spiegazione): prospettiva

strutturalista VS prospettiva basata sull’attore (la spiegazione è nell’attore o nella

struttura?).

-i tre livelli di analisi (Waltz, 1959; Singer, 1961): *in realtà Waltz parlava di

immagini.

1. Livello sistemico;

2. Livelli dello stato-nazione;

3. Livello del decisore individuale.

REALISMO:

Approccio strutturalista e fondato supremo livello/immagine di analisi: ruolo fondamentale

dell’anarchia e della distribuzione di potere a livello del sistema internazionale. Nonostante le

affermazioni di Waltz (1996), i l realismo è stato utilizzato come teoria esplicativa per la politica

estera (distinguendo tra difensivo/offensivo, o tra condizioni di multi-, vi-, o Uni-polarismo).

Il realismo neoclassico (Rose, 1998), una scuola realista esplicitamente dedicata alla FPA.

Prende la teorizzazione di Waltz, ma recupera anche Morgenthau. Per capire l’apolitica estera

devo anche capire cosa succede a livello statale, dunque ci si apre anche al secondo livello,

quello statale.

Istituzionalismo Neoliberale:

parte da presupposti simili a quelli realisti (strutturalista, primo livello), rispetto al potere

“imbrigliante” del sistema internazionale sull’azione dei singoli Stati, però la creazione di

regimi, siano questi di natura repubblica, commerciale o legale-normativa, modifica le

condizioni del sistema è il comportamento degli attori (es: NATO, WTO).

Costruttivismo Sociale:

presupposti fondamentali del costruttivismo: a) agente e struttura che si influenzano e si

definiscono a vicenda in un processo di co-costituzione; b) gli interessi non esistono per se, ma

vengono definiti all’interno del processo di definizione ed interpretazione del contesto.

Da questi presupposti, l’attenzione posta dal costruttivismo su elementi quali la cultura, le

identità, le norme (vedi lavoro di Jepperson, Wendt, Katzenstein, 1996), ma anche le narrazioni

e le storie nazionali.

Approccio Liberale e degli attori sociali:

approccio fondato sugli agenti è focalizzato sul secondo livello di analisi. Si distingue

tra approcci che guardano alla natura interna del regime (es: pace democratica) e approcci che

attribuiscono la priorità agli attori sociali rispetto alle istituzioni politiche, nel formare

l’interesse nazionale e nell’interagire con i soggetti esterni (Moravesik, 1997). Tra gli argomenti

trattati secondo un approccio liberale, il ruolo dei partiti, il ruolo dell’opinione pubblica

(Almond-Lippmann Consensus: essi dicevano che l’opinione pubblica no era importante, ma

altri dicevano qualcosa di diverso, e oltre), il ruolo di specifici gruppi come ad esempio il

complesso militare industriale (insieme di industrie di armamenti e massimi leader

dell’industria pesante, ecc.

Attenzione: le teorie liberali in campo FPA non sono una dottrina pacifista (si va in guerra

anche per esportare valori democratici), anzi: in nome di logiche liberali si possono avere

guerre preventive, interventi umanitari e comportamenti aggressivi in varie forme.

Politica burocratica e comportamento organizzativo:

sono due questioni diverse, il comportamento organizzativo è ancora strutturalista, il primo si

basa sugli agenti.

Per quanto spesso sovrapposti, in realtà dobbiamo distinguere tra un approccio strutturalista (il

comportamento organizzativo, dove la struttura sono le istituzioni dello stato) e uno basato

sugli agenti (la politica burocratica). Entrambi sono co,un quel approcci che guardano al

secondo livello di analisi. The essence of decision,

Un’opera fondamentale è: di Allison e Zelikow (1971, hanno

accesso ai dati americani, 1999, hanno accesso anche ai dati sovietici) e le tre spiegazioni della

crisi missilistica di Cuba (i tredici giorni del 1961):

Parliamo del modello dell’attore razionale (RAM): vedere chi prendeva le decisioni,

 Kennedy, suo fratello. Poche persone che decidevano cosa fare in una situazione di crisi.

Ha delle capacità esplicative ma non. Quello che davvero riesce a spiegare ciò che è

accaduto.

Politica Burocratica: l‘attore governativo non è unitario, ma la somma di diverse

 agenzie guidate da interessi specifici e in competizione tra loro per la sopravvivenza il

predominio. “Da che parte stai dipende da dove ti siedi”: cultura burocratica e percorsi

di comportamento, quindi tutto dipende dalla politica burocratica a cui appartieni. Le

burocrazie hanno una capacità di influenza maggiore di quanto sappiamo e

hanno una serie di vantaggi in termini di expertise, longevità, ecc. Rispetto agli

eletti, che creano rapporti di dipendenza e di asimmetria di potere.

Le politiche realizzate in ambito burocratico risulteranno essere caratterizzate da negoziati,

accomodamenti e compromesso. Il cambiamento è spesso bloccato dal l’interesse all’auto-

conservazione degl in organi burocratici. L’inteRo modello pone questioni rispetto ad

accountability, responsabilità e controllo delle politiche in una società democratica.

Modello del Comportamento organizzativo: anche qui, il governo non è un attore

 unitario, ma un‘alleanza di organizzazioni dotate di vita propria. Il governi si trova in

cima a questo conglomerato, percependo i problemi attraverso i propri “sensori

organizzativi!, definendo le alternative sulla base delle procedure organizzative ed

agendo seguendo le routine organizzative. I un contesto nuovo andrò ad applicare

risoluzioni vecchie, che ho già utilizzato, perché l’organizzazione non sa

modificarsi così rapidamente.

L’attenzione deve essere posta sull’ambiente organizzativo , ed in particolare su: a)

le procedure standard, attraverso cui 1) si acquisiscono le informazioni 2) si definiscono le

opzioni possibili e 3) si implementano i programmi. In questo ambito, la logica

dell’appropriatezza trionfa rispetto alla logica della conseguenza.

Groupthink (Janis, 1982) e le dinamiche dei piccoli gruppi:

Un modo di pensare che le persone utilizzano quando sono profondamente coinvolte

 all’interno di un gruppo particolarmente coeso, in cui lo sforzo dei membri per

raggiungere l’unanimità supera la loro motivazione a cercare di considerare in maniera

realistica le possibili alternative di azione.

Conseguenze del Groputhink: gli obiettivi non sono definiti in maniera precisa; non si

 esplorano pienamente le alternative; i rischi insiti nella scelta adottata non sono

considerati; la ricerca di informazioni è limitata; l’informazione è processata in maniera

faziosa; si fallisce nell’elaborare piani adatti alla contingenza.

Caratteristiche del Goupthink: illusione di invulnerabilità; credenza nell’insita

 moralità del gruppo; razionalizzazione collettiva; stereotipi circa gli esterni al gruppo;

autocensura; illusione dell’unanimità; pressione diretta su chi dissente; auto-eletti

“guardiani”.

Approcci cognitivi e psicologici: questi sono approcci fondati sull’agente, e che utilizzano il

terzo livello di analisi (quello del singolo decisore). Rappresentano inoltre il settore di ricerca

che si è maggiormente sviluppato negli ultimi decenni.

Punto di partenza è la rimessa in discussione del modello dell’attore razionale grazie

alla “svolta cognitiva” delle scienze sociali (a partire dagli anni ’70). Viene analizzato

come il policy-maker ragiona e processa le informazioni, e come le sue credenze e

convincimenti influenzano il suo ragionamento,impattano direttamente sulla politica estera.

In particolare bisogna guardare al contenuto di queste credenze: organizzazione e

struttura di esse, i percorsi di percezione, le rigidità cognitive rispetto al cambiamento e

all’apprendimento.

-Operational Codes (George, 1969): mix di caratteristiche cognitive e tratti caratteriali di

ogni decisore. Ogni decisore possiede un nucleo forte di convinzioni rispetto all’ambiente, al

proprio ruolo, alla catena causale, ecc,mappe cognitive che possono essere ricostruite per

comprenderne i percorsi e le scelte decisionali.

-Perceptions e misperceptions (Jervis, 1976): gli attori vedono ciò che vogliono vedere

invece di ciò che sta davvero accadendo; sono guidati da convinzioni e credenze in cosci e pre-

esistenti (ad esempio percezioni di ostilità di un altro stato); si lasciano guidare dal “wishful

thinking”.

-Da Simon in più, la scoperta che l’essere umano è dotato di razionalità limitata, le cui

principali caratteristiche sono: ricerca di semplicità attraverso analogia (es: Saddam Hussein,

chiamato come “un altro Hitler”, so fa un’analogia con il passato), ricerca di consistenza

attraverso l’autoconferma (non tengo conto di teorie che vengano le mie convinzioni), l’uomo

non è uno stimatore (errori nel calcolo delle probabilità), forte avversione alle perdite. Non

avremo mai un’informazione completa sulla situazione.

Il ruolo delle emozioni e dell’inconscio (una scimmia, parte razionale, che cavalca una

tigre, parte irrazionale) e la distinzione tra pensiero lento e pensiero veloce di Kahneman

(1982): il contributo delle neuroscienze. Si può “addestrare” il cervello, ma è qualcosa di troppo

complicato.solitamente le decisioni si prendono sull’onda dell’emozione.

09/04/ 2018 POLITICA ECONOMICA INTERNAZIONALE

Negli anni 70' : superamento di Bretton Woods, crisi economica interna agli stati, progressiva

liberalizzazione del capitale finanziario, crisi del paradigma di Keynes.

All'interno di questo quadro storico una serie di studiosi sentono la necessità di sviluppare

teorie che tengano insieme dinamiche economiche e politiche a livello internazionale. Questo

è importante per comprendere perché nel corso degli anni 70' c'è l'affermazione della politica

economica internazionale come disciplina.

Ambito di ricerca della politica economica internazionale: analizza le dinamiche e le

interrelazioni politiche ed economiche a livello globale, l'obbiettivo è superare la

distinzione tra economia e politica nell'ottica di un approccio integrato dalle due

discipline, interazione tra stato/ istituzioni e mercati come espressione di dinamiche

politico – economiche nel contesto internazionale. A livello internazionale si determinano

dei forum, in cui le elites internazionali si incontrano per discutere di questioni che saranno poi

"internazionali". *trilateral commition : forum che raccoglie parte delle elites internazionli.

C'è un fenomeno quindi di progressiva internazionalizzazione di molteplici questioni.

11/04/2018 *LEZIONE ESPERTA AMERICANA (vedi l'articolo sulla pagina parte

dell'esame)

(Lezione di Kim Cragin)

The foreign fighters tornavano in Libia per prepararsi e combattere con l’ISIS, questo

procedimento è stato messo in evidenza dalla speculazione mediatica. Ci sono diversi posti

che l’ISIS ha deciso di attaccare, come la Siria,la Libia, ma anche l’Europa e l’America

(attraverso seguaci chiamati “i lupi solitari”). Le aree che l’ISIS controlla sono appunto

Siria e Libia. Ma sono stati fatti, e riusciti, circa 600 attacchi fuori la Siria, infatti questo

gruppo è molto più aggressivo di qualsiasi altra cellula terroristica. L’ISIS ancora oggi continua

a controllare molti territori in Siria. Possiamo parlare solo di pochi attacchi a sorpresa, perché in

realtà, per il resto, sono stati tutti monitorati.

La cosa importante che bisogna ricordare è che i numeri degli attacchi è cresciuto nel tempo:

questi sono gli attacchi che sono stati fatti soprattutto al di fuori del territorio siriano.

*nel grafico sulle slides (sul gruppo) abbiamo una linea blu che indica gli attacchi riusciti, ed

una rossa che indica gli attacchi sventati. L’importante è che la linea rossa non sia mai sl di

sotto della linea blu.

Chi conduce questi attacchi? Un 39% sono stati i cosiddetti “lupi solitari”, un altro 39 %

sono i foreign fighters, preparati in patria, negli Stati islamici, e poi mandati in Europa o in altri

luoghi.

Il 18% manda i soldi tramite bitcoin e da loro informazioni necessarie per orchestrare l’attacco

virtualmente ed è il gruppo che più influenza i loro attacchi. Questa percentuale è la più

interessata e gli attacchi di questo tipo, pianificati quindi, sono in aumento.

Sono un gruppo terroristico perché nel loro territorio possono essere identificati come un

gruppo militare che agisce soprattutto all’esterno .

Collegamento con la Nigeria e i fattori che possono influenzare il gruppo terroristico:

Un terzo dei membri di ISIS facevano parte di Al-Qaeda: molti dei suoi leader hanno iniziato lì,

poi hanno deciso di seguire l’ideologia estremista dell’ISIS. Loro vogliono questi accordi in altri

territori perché: 1) per una questione di controllo territoriale; 2) l’ISIS sovvenziona

economicamente; 3) vogliono avere più rapporti internazionali.

I Foreign fighters sono motivati dalla religione, a differenza delle persone che stanno all’interno

della cellula terroristica, che mettono insieme elemento religioso ed elemento politico, ma

anche quest’affermazione porta a dei lunghi ed irrisolti dibattiti. Bisogna notare che alcuni stati,

come l’Italia, hanno effettivamente davvero pochi seguaci di ISIS (239) rispetto ad altri paesi

(anche dell’Europa stessa). La motivazione principale è per una questione territoriale.

A proposito dei foreign fighters, chi è più ispirato ad unirsi all’ISIS?

Sono soprattutto quelle persone che hanno parenti che lavorano in quei territori, in condizioni

difficili, sono proprio quegli individui che sono più portati ad unirsi a queste particelle di matrice

terroristica.

Al-Qaeda aveva una dimensione di arruolamento diverso, ad esempio, non si era interessati

alle donne come combattenti della cellula di matrice terroristica, questo differentemente da

ISIS (sentiamo di molte donne coinvolte).

ISIS sta creando uno ‘’stato’’ e molte donne fanno parte dei foreign fighters che agiscono per

crearlo.

Il modo di arruolamento è cambiato anche grazie ai social media: essi portano ad una

maggiore partecipazione ad ISIS (ad esempio, Al-Qaeda attirava meno giovani proprio perché

non aveva questi mezzi tecnologici moderni). Al-Qaeda ci metteva anni a reclutare nuovi

seguaci, ISIS ci mette pochi mesi.

Alcuni preferiscono ritornare nel proprio paese d’origine per seguire questo tipo di ideologia,

altri preferiscono trasportarla in altri paesi, solitamente dove sono nati o dove abitano.

Trump è un populista, un leader inusuale per gli Stati Uniti, infatti sta facendo scalpore perché

gli americani non si erano mai trovati in questa situazione. Addirittura gli americani, non si

fidandosi del governo, preferiscono basarsi sulle informazioni date da Facebook o da

altri media.

I media preferiscono dare informazioni stupide piuttosto che cose serie, come ad esempio

informazioni sui in bombardamenti chimici in Siria, di cui si parla troppo poco.

Gli attacchi chimici sono stati fatti con elicotteri, che hanno lanciato questa sostanza sulla

popolazione.

Cosa stanno dicendo su Twitter, sui diversi social media, al riguardo? Addirittura c’è

chi trasmette il panico parlando di inizio di una terza guerra mondiale.

Quali sono le cause della nascita dell’ISIS e se sono riconducibili agli attacchi in

Afghanistan ed Iraq:

Ci sono molti passaggi che portano alla nascita di ISIS (già c’era una forma embrionale di stato

islamico nel 2003). La sua nascita, in molti paesi, è basata su problemi etnici.

La differenza con Al-Qaeda p che esso non attaccava spesso è direttamente i territori esterni,

cosa che invece ISIS fa ripetutamente, e per questo fa così paura ma allo stesso tempo

affascina. La cellula di ISIS è diventata una problematica globale. Approfondimento ISIS su

Libia ed Iraq: nel nord della Siria c’è un gruppo armato, supportato a livello strategico e

militare dagli Stati Uniti. Sono le fight forces. Sono un sottogruppo curdo in Siria. Non c’è

relazione causale tra lo stato islamico e l’intervento americano in Iraq e Afghanistan (approccio

quantitativo).

Quali sono le condizioni che hanno portato lo stato islamico a crescere in quel

territorio, cioè Iraq e Siria? C’è da riflettere sulle origini di ISIS. Si è iniziato a parlare di

stato islamico a giugno del 2014. Viene presa Mosul (seconda città irachena, simbolo dell’Iraq,

dove i sunniti sono sempre stati più forti e sempre più marginalizzata dopo il 2003. Città

multirazziale), una delle città più importanti. C’è una grande capacità dell’organizzazione e in

termini militari ma anche un’incapacità dello stato iracheno di rispondere a questa minaccia.

L’esercito lascia la città, lasciando anche tutti i depostiti di armi, mezzi, auto, ecc. Parliamo di

uno stato molto debole (ad esempio, c’erano molti ghost workers). Una protoforma dello

stato islamico c’è almeno dall’Agosto del 2003. Non si chiamava stato islamico e

aveva un’altra leadership. Ci sono degli attacchi alla controparte sciita.

Nell’agosto 2003 ci sono tre attacchi terroristici: 1) contro le Nazioni Unite; 2) attacco ad una

moschea Shiita; 3) attacco all’ambasciata della Giordania.

Differenza tra sunnismo e shiismo: una differenza per quanto riguarda la religione e poi

politica, una differenza di discendenze. Il sunnismo parla di una discendenza non di sangue

attraverso i 4 califfi. Per gli shiisti abbiamo delle discendenze di sangue. In Iraq dal 2003 in

avanti cresce la tensione tra questi due gruppi. Anche se ci sono altre divisioni.

Lo stato islamico, dal 2003, continua a svilupparsi, grazie a delle ondate e grazie alla

propaganda.

L’invasione dell’Iraq era stata compiuta per distruggere uno stato e crearne un altro, secondo

la guida e il controllo americano. È stata una risposta all’attacco del 2001. Si parlava di

esportazione di valori: modello democratico, modello economico americano.

In Iraq è stato smantellato l’esercito: dunque abbiamo persone che restano senza lavoro e che

imparano ad usare nuove armi. Dopo il 2003 il paese è rimasto senza l’esercito e senza

un’organizzazione di sicurezza interna, ovvero la polizia. Si doveva ricostruire il governo e

la fiducia verso esso. Ci sono due scuole di pensiero riguardo l’intervento americano: se

questa situazione sia stata creata con l’intenzione di lasciare il paese in queste condizioni

oppure no. Ci sono state politiche errate, ma anche politiche giuste: di queste ultime

c’è stata la cosiddetta operazione “Risveglio”. Questa organizzazione era molto forte in in una

regione arabo sunnita, venne costituita una forza tribale locale finanziata dagli Stati Uniti che

contrastò questi gruppi. Questa operazione ha successo, ma sia poi fallita perché questa

organizzazione tribale non è stato reincorporato nelle forze di sicurezza irachene.

L’organizzazione nel 2008-09 sembra cedere proprio grazie a quest’intervento. Ma

poi questa operazione non è stata integrata in un processo di ricostruzione della difesa dello

stato iracheno.

L’ISIS ha una dimensione sociale ed anche una dimensione economica. Queste due

dimensioni non si devono dimenticare.

16/04/2018 COSTRUTTIVISMO (CAP. 8)

Con della GF, negli anni 90, assistiamo alla crisi degli studiosi tradizionali in quanto

non si realizzano le loro previsioni, e perché si sia concretizzata la fine della GF in un

periodo in cui essi non avevano teorizzato o tenuto in conto. La previsione neorealista

a proposito della GF fu che gli stati avrebbero bilanciato gli USA e ci sarebbe stata

l'emersione di nuove potenze che avrebbero dato vita ad un sistema multipolare. Alla

crisi del neorealismo di questo periodo si aggiungono le critiche

costruttiviste : la teoria neorealista è troppo materialista ed ignora il mondo delle

idee. Il costruttivismo fa da ombrello ampio ad approcci che criticano le correnti

precedenti,parte dalla nuova fase degli anni 90, fase di maggiore dialogo

interdisciplinare e la preoccupazione è dare una forma nuova a letture troppo

materialiste della realtà (tipiche del neorealismo). Spinto a riflettere sul

ruolo delle idee rispetto alla realtà esterna (qualcosa che era stata considerato per

45 anni un dato fondamentale delle R.I. In pochi mesi modifica la sua natura e questo

costringe gli studiosi a chiedersi “le idee possono modificare la realtà?” ).

La sociologia e la filosofia hanno un ruolo rispetto al costruttivismo, lo

influenzano in qualche modo (Giddens, Vico, Kant ): GIDDENS (SOCIOLOGO

1984).Nella sua visione sociologica egli sottolinea il rapporto che si instaura tra

struttura ed agenti (questa conclusione sociologica di Giddens farà da base

alle teorie costruttiviste).Struttura: regole e condizioni che guidano il

comportamento degli attori in maniera non meccanica, la struttura subisce

l'influenza e l'impatto degli agenti stessi. C'è un interazione continua tra struttura ed

attori (influenza reciproca e continua). Gli stati del sistema internazionale non

subiscono solo gli effetti della loro posizione nel sistema ma influenzano

continuamente il sistema. C'è una visione dinamica della struttura.

L'analisi costruttivista riesce ad affermarsi proprio in quanto essi vogliono guardare ai

cambiamenti (diverso dai realisti che “difendono” lo status quo).

GIAMBATTISTA VICO (FILOSOFO) = Dio fa il mondo naturale, gli uomini il mondo

storico; gli stati altro non sono che costrutti sociali (il fatto nuovo è che gli interessi

non sono dati esternamente, esogeni, ma essi dipendono e vengono reinterpretati

dalle idee e dalle identità degli attori).

IMMANUEL KANT (FILOSOFO) = la nostra conoscenza del mondo sarà sempre

soggettiva , in quanto filtrata dalla coscienza umana.

Il costruttivismo può essere definito come una realtà sociale (teoria generale sul

mondo sociale) ma anche un'insieme di teorie più specifiche sulle relazioni

internazionali (c'è un approccio variegato rispetto a questa corrente).

Costruttivismo in quanto teoria sociale: significa che la storia, l'economia e

qualsiasi altra cosa prodotta dagli uomini non possono essere considerate in modo

positivista e dunque in modo “oggettivo”, il mondo è dato dalla coscienza umana e

dalla relazione inter soggettiva tra esseri umani. Non posso ragionare sulla base di un

unico attore, come se questo fosse “unico al mondo” ma si deve ragionare, in termini

di sistema, alla natura sociale (interazioni tra gli attori che determinano il sistema). In

particolare molta attenzione viene data alle idee attraverso i discorsi, analisi dei

discorsi, narrazioni, che veicolano le idee e sono essi stessi già pratiche

sociali perché performativi.

Lo studioso più importante è WENDT studioso che spazia molto nelle relazioni

internazionali *dispense

le strutture sociali hanno tre elementi : conoscenze condivise, risorse materiali e

pratiche.

*Anarchia intesa come costrutto sociale (non come male necessario); comunità

di sicurezza (EU come comunità di sicurezza), dilemma della sicurezza. * tutte queste

sono quelle che vengono definite ex strutture sociali. Le idee vengono anch'esse

influenzate da interessi e potere. Wendt parla di anarchia ma gli interessa

“smontare” le teorie fin qui analizzate,cioè le teorie classiche che hanno trattato il

tema dell'anarchia. l'Anarchia può essere tante cose diverse dipende dalle

idee e dagli attori, a seconda delle idee che gli attori si danno.

Tre idealtipi di anarchia:

1) Hobbesiana = gli stati si vedono come nemici, guerra endemica di tutti contro

tutti. Ha dominato questa definizione il sistema fino al 600'.

2) Lockiana = l'anarchia esiste ma non ha più la capacità distruttiva del sistema

internazionale, non siamo “nemici” ma siamo rivali, e questa si sviluppa dal

1648 in poi che si diffonde questo tipo di definizione di anarchia.

3) Kantiana = stati come amici (democrazie liberali post II GM), risolvono

pacificamente le dispute.

L'anarchia vi è , ma dipende dagli attori, dalle idee. Questi tre idealtipi possono essere

adottati in modo differente tra gli stati (in quanto ogni stato le interiorizza in modo

differente e questi tre gradi di interiorizzazione vanno dal “debole adesione”

a “idee condivise”).

Cosa sono le Idee? (punto cruciale all'interno dell'analisi costruttivista) : esse

contano sempre, il mondo non si auto interpreta ed ha bisogno delle idee, gli

strumenti interpretativi del mondo ce lo danno le idee. Le idee possono ridurre la

complessità della realtà, fornire delle mappe per orientarsi nella complessità

della realtà sociale, la definizione dovrebbe essere pensare ad esse come

costrutti mentali che racchiudono un insieme di credenze specifiche e di

principi che forniscono degli orientamenti per scegliere come comportarsi.

(Tannenwald 2005)

All'interno dei vari approcci costruttivisti possiamo avere delle linee e delle sfumature

di pensiero differenti ma vi è una costante in ogni approccio costruttivista : L'analisi

del cambiamento internazionale. Punti chiave dell'analisi costruttivista “sociale” :

1) comprensione del fenomeno del cambiamento internazionale attraverso il

tentativo di allontanarsi da “generalizzazioni a temporali”,questo sforzo viene

mitigato attraverso periodi di tempo più omogenei tra di loro, non vogliono

dare una serie di “leggi” che valgono sempre (approccio più

“modesto”) anche perché essi credono che non vi è una realtà sociale

oggettiva;

2) Enfasi sulla dimensione sociale delle relazioni internazionali. Vi è data una

grande importanza alle norme, regole e linguaggio (vs materialità)

3) “international politics is a word of our making” (Onuf 1989) : come noi

pensiamo influenza come noi agiamo e questo influenza la realtà sociale e

realtà internazionale, il mero pensare alla realtà modifica la realtà esterna, ma

anche come noi parliamo della realtà sociale diventa parte di quella realtà. Il

grande nemico è la teoria della “scelta razionale” (è all'opposto di ciò che

cercano di sottolineare i costruttivisti ancora oggi).

Per i costruttivisti se in un pensiero razionalista un individuo agisce solo per

massimizzare il proprio interesse (agisce sulla base cioè di interessi pre definiti) si

comporta secondo quella che viene definita una logica delle conseguenze. A questo

tipo di logica i costruttivisti oppongono la logica dell'appropiatezza che spiega quei

comportamenti sociali non spiegabili in termini di interesse ma che vanno spiegati

sulla base di corrispondenza tra norme e comportamento (appropriatezza =

comportamento di un attore che si spiega sulla base di una legittimità).

Agency ( gli attori) risultano essere fondamentali per i costruttivisti in quanto essi

sono molto diversi tra loro. E secondo i costruttivisti vi è un'ampia capacità degli

attori di influenzare il proprio ambiente e combinarlo.

Concetto di Verstehen (concetto Weberiano): questo concetto significa

“comprensione dal di dentro”

I costruttivisti non hanno l'ambizione di spiegare casualmente gli eventi (tradizione

precedente) vi sono due qualità differenti. Gli approcci razionalisti vogliono

spiegare casualmente i costruttivisti sono interessati a capire , non a

spiegare, gli eventi dall'interno. Per questo parliamo di Verstehen (comprendere

dal di dentro). Il significato sociale non è qualcosa che esiste nella società ma è nelle

nostre teste (solo una comprensione dal di dentro mi permette di essere

“intellettualmente onesto”).

KATZENSTEIN: “The culture of national security : norms and identity in World Politics”

(Giappone e Germania) la tesi su cui questo autore si sofferma sono : cultura, regole

ed identità contano anche per la sicurezza nazionale. Esso non si sofferma

sul terzo livello di analisi ma alle politiche estere dei singoli stati e riflette sui

cambiamenti di queste, come cambia la cultura nazionale che influenza le loro scelte

nazionali (la struttura normativa domestica influenza l'identità degli stati, i loro

interessi e le loro politiche). L'autore si sofferma sopratutto sulla dimensione

antimilitarista. La tesi è che : anche in un settore chiave come la sicurezza

nazionale, considerato di solito come “dominio riservato”, come la struttura normativa

domestica modifica i loro interessi ed i loro comportamenti anche qui un ragionamento

di tipo non causale.

Japan : Shift da cultura militaristica pre 1945 a pacifista dopo 2 GM; dopo la guerra si

indebolisce la posizione dei militari nel governo, la nuova costituzione obbligava il

paese a una postura pacifica, tetto basso per spese militari (1% PIL). Cultura ed

identità come importanti fattori per percepire e definire gli interessi di uno

stato .

HOPF : si concentra sulle visioni del mondo delle elites sovietiche con quelle delle

elites russe a fine anni 90' , per comprendere come cambia l'importanza della cultura

popolare nella visione del mondo dei leader. Esistono delle sub culture nella politica

internazionale, esse sono importanti per spiegare il comportamento degli stati. Egli

cerca di attribuire un valore su come si percepiscono i leader in base alle culture

sociali, realtà sociali contingenti e come si modificano nel tempo (cambiamento).

18/04/2018 LA SICUREZZA DOPO LA GUERRA FREDDA :

la sicurezza cambia dalla guerra fredda e dopo, le caratteristiche e dinamiche

durante la guerra fredda sicurezza unidimensionale e unicamente in chiave militare

(l'uso o la minaccia dell'uso della forza militare “letale” letale perché dal '45 in poi

molti paesi hanno l'arma nucleare). La comunità di studiosi che si occupa di sicurezza

durante la guerra fredda è molto ristretta e di solito è americana e parliamo di “ studi

strategici” (oltre ai militari nuovi studiosi si occupano di minacce e di rischio) essi si

auto considerano membri di una comunità epistemica : studiosi scientifici che

condivide una serie di conoscenze tecniche e dettagliate in particolare sulla

sicurezza e sul nucleare. *visione positivista (studiare la realtà esterna e spiegarla

in modo oggettivo).

WALT (REALISTA DIFENSIVO) : formula la teoria definita “equilibrio della minaccia”

non è solo una questione di capacità materiali ma anche le percezioni della

minaccia. Gli studi possono essere percepiti come la minaccia dell'uso e del controllo

della forza militare, esplorano le condizioni che rendono più probabili l'uso della forza,

e come l'uso della . gli studi sulla sicurezza durante GF , sicurezza legata alla sfera

militare (unidimensionale la visione della sicurezza), si parla unicamente di

stati, sono gli stati che possono minacciare controllare ed utilizzare la forza militare.

*percezione della minaccia : testo dell' '87 non è in riferimento agli studi strategici,

quando parla di “equilibrio della minaccia” si riferisce rispetto all'equilibrio di potenza

ad un fattore contingente (guarda al medio oriente, scoppiano guerre che non sono

legate alla distribuzione di potenza). Non parla della percezione del singolo decision

maker (sistema cognitivo).

Gli studi strategici sono stato centrici (concezione della natura della sicurezza: sono

gli stati che garantiscono, e sono vittime dell'uso della forza. Non vengono considerati

gli individui).

Gli studi strategici : l'idea è che dagli anni 40' in poi servono studi “civili” e non

militaristici, cambia la valutazione della minaccia rispetto allo sviluppo del nucleare.

Rispetto a visioni classiche sulla sicurezza l'arma nucleare modifica i ragionamenti

sulla sicurezza perché l'arma nucleare porta ad “evitare lo scoppio di una guerra”

(dunque è necessario avere esperti che siano differenti rispetto a quelli propriamente

militari). Ciò su cui si ragiona è “in che modo la minaccia dell'uso della forza può

essere utilizzato a scopi politici?” (dunque non per fare effettivamente la guerra) :

dottrina della deterrenza deterrenza è minaccia dell'uso della forza per influenzare

un altro attore a non fare qualcosa (qualcosa che io temo) è la strategia utilizzata

dagli USA nella guerra fredda, dottrina della compellenza utilizzare la minaccia

per spingere l'altro attore a fare qualcosa (qualcosa che quello non farebbe se non

sottoposto alle mie minacce).

Questa comunità di studiosi strategici è interessata al “Brinkmanship” :

atteggiamento di assumersi dei rischi, comportarsi in modo rischioso in

termini strategici arrivando a guardare il precipizio senza mai caderci.

GF periodo di fioritura delle teorie realiste : sistema internazionale bipolare ed

anarchico (principi di base del realismo), Aron distingue la natura del sistema

internazionale sulla base degli allineamenti : vi sono due possibilità principali che sono

caratterizzate da omogeneità o eterogeneità (rispetto alla natura dei regimi

ideologici). Il sistema della guerra fredda è un sistema “eterogeneo”; le capacità

relative sono la caratteristica principali e chiaramente identificabili per spiegare il

sistema int.; self help ogni paese non può che contare sulle proprie forze; tutte le

questioni sono militari.

Deterrenza nucleare : scopo che cambia non entrare in una guerra. I realisti

sono convinti che proprio per le caratteristiche del sistema internazionale nella guerra

fredda cristallizzino la contrapposizione dei due blocchi (sono un elemento

positivo le armi nucleari), arma nucleare fattore di stabilizzazione in un sistema

bipolare.

Quando la deterrenza ha successo? Credibilità della minaccia (funziona se l'altro fa

una valutazione per cui gli conviene pagare il costo della deterrenza piuttosto che i

benefici di cui avrebbe goduto senza essersi piegato alla deterrenza). La deterrenza

fa parte di una dottrina più ampia “la dottrina della rappresaglia massiccia”

(Eisenhower 1954) : gli USA vogliono estendere la loro copertura ai paesi europei

dell'Europa orientale senza necessariamente indurre un comportamento più

aggressivo dell'URSS, come fanno ciò? Qualsiasi attacco sovietico avrà le stesse

conseguenze da parte americana. Negli anni 50' c'è una superiorità degli USA

rispetto all'unione sovietica rispetto alle strategie materiali, negli anni 60' gli equilibri

cambiano perché l'URSS ha la capacità di contro colpire e non solo di difendersi ed è

da qui che si sviluppa una risposta modulata di Kennedy (“armi nucleari

tattiche e non rappresaglia massiccia”), dalla fine degli anni 70' mosca supera gli

USA in termini di testate nucleari se mai ci fosse un conflitto entrambi i paesi

potrebbero distruggere l'altro (nucleo over kill).

Periodizzazione GF: primi 10 anni gli stati uniti adottano la postura di

“contenimento attivo” (il contenimento è legato al ruolo degli USA nel mondo), dal

55-65 (età dell'oro degli studi stratigici, università principale Havard) l'idea è che le

armi nucleari sono uno strumento di policy (è la continuità della minaccia di sicurezza

che può essere utilizzata contro un altro stato e l'obbiettivo è il congelamento della

minaccia), anni 70' gli USA provano ad attuare una forma di “distensione” bilaterale,

dal 79' fallimento del tentativo di distensione non è un evento neutrale, a quel

punto gli USA avvertono ancor di più minaccia e si parla di “seconda guerra fredda”

(obbiettivo di cercare di proteggersi piuttosto che cristallizzare gli equilibri, difendersi

da un possibile attacco Raegan). Gorbaciov cambia la concezione strategica :

sicurezza in termini politici e non in termini militari e poco dopo crolla l'impero

sovietico.

La stabilità data dalla “distruzione reciproca assicurata” permette di iniziare i

negoziati per limitare gli armamenti (tre accordi : MAD, SALT I E SALT II ),MAD :

prevedono “non difendiamoci dal nucleare” (tutti dobbiamo sentirci insicuri ed essere

responsabili dell'uso della minaccia che facciamo) l'obbiettivo è restare tutti

vulnerabili, SALT I e SALT II: parità strategica e fermare la corsa agli armamenti.

L'assunto molto forte dietro la politica della distensione è la: razionalità degli attori

e del decision maker.

Tutto questo cambia quando la guerra fredda finisce : non messa in conto

debolezza sovietica, cambiamento di Gorbaciov, ed implosione e pace senza nessun

conflitto (da parte dei realisti eventi non considerati). I construttivisti dalla fine della

guerra fredda in poi si concentrano sulla dimensione intersoggettiva (ha

cambiato Gorbaciov la concezione di sicurezza, ed è stato anche abbastanza

convincente nella sua concezione).

La sicurezza inoltre, a partire dai costruttivisti, non è solo legata allo stato (lo stato

è un attore ma solo uno tra tanti, c'è una visione più cosmopolita).

Nuovi approcci alla sicurezza post guerra fredda: 1) i referenti della sicurezza

sono non solo gli stati ma anche gli individui (prima dinamiche inter statali, adesso

vengono tenute in conto anche guerre civili, ciò che succede all'interno di uno stato, la

domanda è “sicurezza per chi” ? ); 2) cambiano le minacce alla sicurezza non

abbiamo più una visione unidimensionale e dunque legata alla dimensione militare, le

minacce possono essere economiche, ambientali, etniche, sicurezza umana; 3) c'è

uno spostamento dell'asse geopolitico si passa all'attenzione anche nei confronti

del sud, e non solo est-ovest.

Human security (sicurezza umana – responsabilità di proteggere) : ruolo più

importante della comunità internazionale nella definizione di “cos'è la sicurezza”

(rispetto agli stati). Human security legata al rapporto human developpment report

del 1994 lo scopo dell'azione dell'ONU era quello di ripensare alla sicurezza,

ampliandola ed allargandola almeno ad aree fino ad allora ignorate

(economia, ambiente, cibo). L'idea alla base di questi nuovi approcci è che gli

individui devono essere al centro e non gli stati, e che la sicurezza degli

uomini deve essere “olistica” (molti punti di vista) gli individui vanno difesi

anche dal punto di vista della dignità (punto di vista qualitativo). La H. S. nasce

fondendo vari concetti : sviluppo sostenibile / sviluppo umano entrambe

provengono da organizzazioni int. H. S. nasce con questo duplice obbiettivo

garantire la sicurezza “freedom from want” e “freedom from fear” . Nel 2001

viene creata “commissione per la sicurezza umana” a livello internazionale, che

produce un rapporto, in cui la concezione di H. S. è incentrato sull'individuo, vi è

una visione interdipendente (tutto può incidere sulla sicurezza degli

individui), porta all'attenzione l'importanza della sicurezza degli individui. Vi

sono state fatte varie critiche a questo documento finale : molto ampio,

eccessivamente vago rispetto alle priorità da proteggere, cerca non di cambiare il

sistema ma di “correggerlo” , è un approccio di natura “occidentale” prodotto in ottica

“imperialista”(può essere questo approccio utilizzato per compiere obbiettivi materiali,

strategici). Questo approccio è stato molto sentito dopo le esperienze di guerre :

Somalia, Ruanda sopratutto rispetto all'inattività dell'occidente (un modo di

intervenire degli stati occidentali rispetto al loro comportamento di inattività in questi

conflitti caratterizzati da genocidi), è anche una risposta al dibattito circa il

“fallimento degli stati “.

Responsability to protect : tra il 99' e il 2000 ci si interroga sulle responsabilità

della comunità internazionale rispetto alle gravi violazioni dei diritti umani.

Vi è una commissione internazionale che pubblica grazie ad esperti “la

responsabilità di proteggere” (2001) :

1° principio ripensare alla sovranità degli stati (all'interno di questo documento la

comm. Dice che la sovranità non ha a che fare con la capacità dello stato di avere una

statualità efficace ma a che fare con la responsabilità di garantire delle condizioni

degne alla propria popolazione.) principio di sovranità degli stati, ribaltato “contro” lo

stato stesso. La sovranità è una responsabilità continua nei confronti della

popolazione;

2° principio in occasione di G. civili, repressione violenta, fallimento dello stato, se lo

stato non vuole non può fermare queste dinamiche salta il principio di non

intervento e la com. int. Valuta se e come intervenire.

*è molto più concreta la definizione dei principi rispetto a H.S.

Tre elementi della responsabilità : prevenire, reagire e ricostruire.

Chi studia la sicurezza dopo la guerra fredda: Europa torna ad occuparsi della

sicurezza fine del monopolio statunitense. Vi sono tre scuole principali (approcci non

letti negli USA), critica agli studi di sicurezza: critical security studies

(costruttivisti e post strutturalisti) : due concezioni di cosa sono questi studi

“costruzione sociale della sicurezza “ (come è socialmente costruita la

sicurezza) ; definizione di Booth

scuola di Copenaghen (COS) : Buzan e Weaver

esistono tante categorie di sicurezza : militare, ambientale, economica, sociale e

politica. La sicurezza non è solo quella militare, e tutte queste categorie contano

(approccio settoriale e positivista). Cessa di essere positivista con l'apporto di

Weaver : il fatto che una questione, qualsiasi, venga concepita come minaccia

alla sicurezza è un atto politico (sono i leader a decidere a “securitizzare”

delle questioni). * approccio tipico utilizzato è quello dell'immigrazione (come i

leader hanno nella loro retorica discorsiva hanno costruito la minaccia

dell'immigrazione). La securitizzazione apre la strada a visioni estreme

(terrorismo, chiusura dei confini).

*registrazione da 25/24 mint. In poi II parte e vedi sul quaderno.

09/05/2018 TERRORISMO *assistente

Nonostante le ricerche ed i dibattiti dal 2001 circa il terrorismo ancora oggi il concetto

e la definizione restano contestate, è impossibile una definizione esatta e

consensuale di cosa sia il terrorismo, vi sono inoltre molte, troppe definizioni. È

difficile definire un concetto terroristico, questo è importante non solo dal punto di

vista accademico ma ha anche delle conseguenze politiche. Spesso viene utilizzato

il termine “terrorismo” come termine per definire gli avversari politici (viene utilizzato

sopratutto a livello internazionale nella lotta politica ), l'idea è che questo linguaggio

entrato nel gioco politico rende difficile il lavoro dei ricercatori.

Possiamo parlare di terrorismo organizzato, terrorismo di stato (violenza politica

contro gruppi o persone che non necessariamente utilizzano la violenza contro lo

stato, es: guerra del governo spagnolo contro l'Enta), terrorismo individuale (lupo

solitario : non è affiliato ad un gruppo, non ha un'ideologia politica ben definita, non è

in contatto con individui definiti terroristi).

Possiamo parlare di contesti politici differenti all'interno di un contesto

democratico, è più semplice definire quando un atto è terroristico, nel contesto

totalitario dove non è possibile esprimersi attraverso canali democratici com'è

possibile definire un individuo che intende lottare contro il regime attraverso le armi,

unico modo possibile per esprimere un'opinione?

C'è il terrorismo in tempo di guerra ed in tempo di pace

vi sono diverse tipologie di terrorismo (mirato o indiscriminato)

il terrorismo può essere interno o internazioale

Queste riflessioni sono utili per comprendere quanto è difficile definire il terrorismo.

Vi è una definizione di partenza : il terrorismo è dispiegamento asimmetrico di

minacce e violenza, che implica il ricorso a dei metodi di azione che escono dalle

forme routinizzate della lotta politica in un contesto specifico (Tilly, 2004). A questa

definizione andrebbe aggiunta la dimensione psicologica e simbolica (torri

gemelle che crollano hanno un valore simbolico notevole). Una definizione esiste ma la

realtà è che questa va adattata alla situazione, al paese e al contesto politico

che si vuole analizzare. Perché vi sono elementi del terrorismo non consensuali in

una definizione.

Questa definizione da luogo a questa tipologia: il terrorismo va visto come

fenomeno relazionale (di per se non esiste, esiste in relazione ai rapporti che questo


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Annamarianannirusso di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli L'Orientale - Unior o del prof Hanau Santini Ruth Maria.

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