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Relazioni esterne e politica estera dell'Unione Europea - Appunti Appunti scolastici Premium

Appunti di Relazioni esterne e politica estera dell'Unione Europea per l’esame del professor Celle. Gli argomenti trattati sono i seguenti: tema dell'esistenza di un identità europea, passaggio da CECA a CEE, la PESC, Azione esterna dell'UE - Disposizioni generali.

Esame di Relazioni esterne e politica estera dell'Unione Europea docente Prof. P. Celle

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ESTRATTO DOCUMENTO

gli stati assumendo una decisione senza una vera volontà politica. Nel sistema della comunità non si

può decidere per consensus, il trattato prevede che si voti. L'esistenza della procedura per cinsensus

mostra come il consiglio sis pensato come organo intergovernativo e non come organo comunitario.

La progressiva evoluzione del sistema ha, però, introdotto slcuni correttivi alla visione del consiglio

cime organo puramente intergovernativo. Il correttivo più significativo è stato il mutamento del ruolo di

presidente. Fino al Trattato di Lisbona la presidenza veniva assunta semestralmente da tutti i acesi

dell'Unione Europea in base alla rotazione prevista per il Consiglio dei Ministri. Una rotazione che ne

sottolineava il carattere intergovernativo con un importante impatto sull’azione essendo evidente che la

presidenza assunta dal Lussemburgo ha un peso specifico diverso dalla presidenza assunta dalla

Germania, cosa che sottolineava però la volontà degli stati di evitare che il consiglio assumesse una sua

identità troppo forte. Cosa che indeboliva molto soprattutto la proiezione esterna del consiglio, tante

che una modifica introdotta prima dalla costituzione europea (naufragata) e poi da Lisbona.

L'introduzione del presidente permanente: un individuo che non può aver alcun incarico governativo in

uno stato membro e che assume la presidenza per due anni e mezzo rinnovabili per due anni e mezzo.

Presidente è, quindi, una persona fisica, un individuo, e non è normale che un organismo

intergovernativo sia presieduto da un individuo (ad esempio il segretario generale dell'ONU non è

presidente del Consiglio di Sicurezza la cui presidenza è in mano a uno stato a rotazione).

Non solo, ma all'attività del Consiglio Europeo, in base all'art. 15.2 partecipa anche il Presidente della

Commissione Europea. Dallo studio del diritto UE ci si ricorda che la Commissione. Per eccellenza

l'organo indipendente composto da individui portatore degli interessi esclusivi dell'unione, essa è per

definizione l'organo che più di tutti fa l'interesse dell'unione e si pone come centro d'azione e

determinazione concorrente (ancorché non conflittuale) rispetto agli stati. Prevedere che nel Consiglio

sia presente, ancorché senza diritto di voto, il presidente di commissione introduce un elemento

sicuramente non intergovernativo. Il presidente della Commissione è in grado di portare nel dibattuto

politico del Consiglio anche l'interesse esclusivo dell'Unione e questo cambia le meccaniche del

dibattito.

La stessa presenza del Presidente del Consiglio Europeo, un individuo, cambia la dinamica. Al

Presidente del Consiglio Europeo è attribuito u. Ruolo non decisionale, ms. un ruolo che

potenzialmente garantisce che 'attività del Consiglio Europeo non sia l'attività di una riunione periodica

di capi di stato che si vedono per discutere (come il G8). L'esistenza del presidente con i suoi poteri

spinge per far funzionare il consiglio europeo come un organo di un organizzazione internazionale che

prescinde dal fatto che non si è in presenza di un organo non permanente d'altronde il consiglio europeo

è nato come erede di conferenze intergovernative di capi distato e di governo dopo Maastricht).

La struttura attuale del Consiglio fa capire come si sia in uno stato di passaggio, che potrebbe

proseguire o arrestarsi, da una collaborazione e intergovernativa a una collaborazione più strutturata e

intensa.

Va sottolineato che il Presidente assicura al suo livello ed in tale veste la rappresentanza esterna

dell'Unione per le materie relative alla politica estera e di sicurezza comune, quindi la proiezione

esterna dell'Unione Europea in materia di PESC. Incarnata da un organo individuale. È ben vero che la

storia del diritto internazionale ci dice che si dà l'ipotesi di statiche affidano a uno stesso soggetto

l'incarico di ripresentarli (i cosiddetti mandati congiunti), ma qua non si sta parlando di un mandatario,

bensì di un organo.

Tutta la politica PESC ha come istituzione centrale il Consiglio Europeo, il coinvolgimento delle altre

istituzioni comunitarie. Molto inferiore rispetti al ruolo che esse hanno nei meccanismi che un tempo si

sarebbero dette di primo pilastro. Nella PESC domina il ruolo del Consiglio Europeo anche se questo è

progressivamente più presente: il trend della PESC è andato nella direzione di ampliare la presenza nei

processi PESC delle alte istituzioni comunitarie. Progressiva modifica dei meccanismi PESC per

coinvolgere lw altre istituzioni che, avendo coinvolto istituzioni non rappresentanti di stati ma

composte da individui, cambia il quadro. L'esempio più significativo di questa progressiva lenta

modifica sta nel fatto che fino a Lisbona era detto chiaramente che sulle questioni PESC non vi era

giurisdizione della Corte di Giustizia, dopo nel caso di decisioni PESC che influiscono sui diritti degli

individui questa giurisdizione. Riconosciuta (tipicamente il caso delle sanzioni che possono colpire un

individuo).

Quando, esaminando le varie procedure, vedremo le differenze procedurale, bisognerà ricordarsi che il

ruolo maggiore o minore che possono avere le diverse istituzioni cambiano la struttura. Un processo

che veda il coinvolgimento del parlamento europeo, ad esempio, è un processo non legato

esclusivamente alla volontà degli stati, ma anche alla volontà dei cittadini. Se, per contro, si vede un

processi in cui il parlamento non viene consultato, si. I. Presenza di un meccanismo maggiormente

intergovernativo.

L’Alto rappresentante dell'Unione per gli Affari Esteri e la politica di sicurezza

Vi. Poi un soggetti che. L'evoluzione di quel soggetti che, prima del trattato di Lisbona, era conosciuto

familiarmente come Mister PESC e che per lunghi anni ë stato il signor Solana. Oggi si parla di alto

rappresentate per gli affari esteri e la sicurezza comune, cosa importante perche politica estera per 'UE,

come visto è un concetto ristretto rispetto allo stesso concetto riferito agli stati: politica estera in Europa

vuol dire PESC, ed il fatto che si psfli di alto rappresentante degli affari esteri indica che questo organo

non. Più legato alla sola PESC.

L'Art.18 dice che il Consiglio Europeo, che normalmente decide per consensus e tendenzialmente

decide all'unanimità, elegge l'Alto Rappresentante deliberando a maggioranza qualificata come in

genere avviene nell'ex primo pilastro), cisa che fa perdere u. Po le caratteristiche di organismo

intergovernativo. Non solo, ma occorre, in base allo stesso articolo, anche l'accordo dell'organo

comunitario della Commissione, cosa che rende l'Alto Rappresentante un vero e proprio mandatario

dell'Unione. Ed anche la revoca segue queste regole, sicché, senza l'accordo del Presidente della

Commissione, non può essere revocato.

L'alto rappresentante guida la politica estera e di sicurezza comune dell'unione realizzandola sulla base

delle decisioni del consiglio europeo e del consiglio dell'unione europea contribuendo a formare quella

politica con le proprie proposte. L'alto rappresentante è pensato come la commissione, un organo

individuale con funzioni di proposta e funzioni esecutive ancorché permangano delle differenze

operando egli come mandatario. Le differenze non tolgono pero il fatto che l'alto rappresentante,

organo individuale, può svolgere una funzione di guida non limitandosi al ruoli di mero esecutore ma

potendo contribuire all'elaborazione di politiche, contribuire facendosi portatore dell'interesse

dell'unione e non dei singoli stati.

Tornando all'Art. 45 secondo comma si comprende che, come il Presidente della Commissione, anche

l'Alto Rappresentante partecipa ai lavori del Consiglio Europeo, come terzi soggetto che partecipa ai

lavori del consiglio potendosi fare portatori di istanze non puramente statali e facendo sì che il

consiglio non abbia caratteristiche tipicamente intergovernative.

Il Consiglio dell'Unione Europea, disciplinato dall'Art. 16. Presieduto a rotazione da uno stato, ma i

consigli che si occupano di affari esteri sono presieduti dall'Alto rappresentante.

L'Alto Rappresentante quindi si occuoa globalmente di tutti gli affari esteri e per gli affari esteri diversi

dalla PESC il ruolo dell'alto rappresentante. Quello di presidente del consiglio che si occupa di affari

esteri, in una sede in cui concorre ai lavori che si trovano ad essere momento attuativo delle strategie

decise dal consiglio europeo.

Se poi si va a vedere l'Art. 18 paragrafo 4 l'alto rappresentante è anche vicepresidente della

Commissione ed in quel ruolo contribuisce alla coerenza dell'azione esterna dell'Unione essendo

incaricato delle responsabilità che incombono sulla commissione nel settore delle relazioni esterne. Ciò

significa che l'alto rappresentante svolge contemporaneamente le funzioni di commissario alle relazioni

esterne di mister PESC (ragionando secondo quanto era prwvisto in precedenza).

C' una discrasia perché l'alto rappresentante è mandatario del consiglio europeo, me gre il commissario

dovrebbe essere indipendente.

Si e visto anche il. Presidente rappresenta "al suo livello ed in tale veste" l'Unione della quale "assicura

la rappresentanza esterna in materia di PESC fatte salve le attribuzioni dell'alto rappresentante”. La

norma dice che ci sono competenze di rappresentanza del presidente di ordine residuali, ma non dice

quali esse siano. La prassi dice che, sistematicamente, presidente della Commissione, Presidente del

Consiglio ed Alto rappresentante, attraverso riunioni periodiche coordinano chi dice cosa, ed il

Presidente prende posizioni che sono conseguenze dirette delle decisioni del Consiglio.

Quinta Lezione

Disposizioni generali nei Trattati

Il titolo V del TUE si occupa delle relazioni esterne. Per analizzare queste norme occorre, ovviamente,

tenere presente la distinzione già vista tra PESC ed azioni esterne.

L'Art. 21 fissa in generale le competenze. L'azione si fonda sui valori affermati cime valori dell'Unione

stessa all'Art. 2 e ribaditi come obiettivi dall'Art. 3. L'Unione si adopera per sviluppare relazioni e

istituire partenariati con Paesi terzi ed organismi internazionali.

Azioni esterne non sono soltanto quelle norme che dichiaratamente hanno un contenuto esterno (come

la politica commerciale che è tipicamente esterna). Accanto a queste si hanno politiche che, ancorché

non hanno tipicamente valenza esterna lo acquisiscono in certi settori, cosi come accade nella politica

della sicurezza dei trasporti che ha anche un profilo esterno. Anche laddove non esista una attribuzione

di competenza esterna quando la competenza esterna e funzionale ai compiti dell'unione deve ritenersi

implicitamente attribuita all'unione. Ergo non solo la parte V del Trattato, ma tutte le politiche, possono

avere un profilo esterno. L'Unione assicura la coerenza delle relazioni esterne e tra queste ed aktre

politiche.

L'Art. 22 dice che in materia di azione esterna il Consigli Europeo individua interessi ed obiettivi

strategici dell'Unione sulla base di quanto previsti dall'Art. 21, coerentemente con quanto previsto

dall'Art. 15 già visto poiché la funzione di impulso si traduce nell'individuazione di interessi ed

obiettivi strategici dell'unione cin decisioni che possano riguardar tanto la PESC quanti tutti gli altri

settori du azione esterna. Questi possono riferirsi alle relazioni con un paese, una regione o essere

inerenti a un approccio tematico.

Le decisioni del Consiglio fissano la durata ed i mezzi che l'Unione e gli Stati membri devono mettere

a disposizione, ed in molte ipotesi di azioni esterne i mezzi sono messi a disposizione dagli stati

membri (tipico caso il personale impegnato in una missione di peacekeeping realizzata sotto la bandiera

dell'UE, come nel caso dell'EUFOR che hs sostituito la KFOR in Kosovo).

L'elemento della decisione assunta all'unanimità sottolinea il carattere intergovernativo della procedura:

ciascuno stato ha diritto di veto e basta il parere contrario di uno stato per bloccare il procedimento di

voto.

La decisione deve essere adottata su raccomandazione del Consiglio ed il Consiglio vota secondo le

modalità proprie del settore. Questo è il parallelismo delle procedure tale per cui, quando il Consiglio

dell'Unione Europea raccomanda al Consiglio Europeo una delibera essa sarà assunta conformemente

alle procedure previste dal TFUE, non vi è una procedura unica di voto. Anche se le norme del TFUE

non prevedono ipotesi di votazione di un azione esterna supplisce questa norma tale per cui in quel

settore le regole di voto vale tanto per l'esterno quanti per l'interno.

L'attuazione delle delibere è lasciata da alte istituzioni secondo le procedure previste dai Trattati.

L'Alto rappresentante dell'UE limitatamente alla PESC, e la Commissione per il settore non PESC

possono presentar proposte congiunte al consiglio dell'unione Europea. Il Consiglio vota la proposta al

Consiglio Europeo che decide all'unanimità. Consiglio e Commissione danno esecuzione alla

decisione.

Questa regola della decisione all'unanimità può essere oggetto di una serie di deroghe con la possibilità

di adottare cooperazioni rafforzate (speciali procedure che consentono ad alcuni stati membri, in

presenza di una serie di rigorosi presupposti di adottare azioni comuni cui non partecipano altri stati

membri) anche nel settore della PESC.

PESC

Le prime norme dedicate alla OESC sono ripetitive di quanto già detto. Esse riguardano anche la

definizione progressiva di una politica di difesa comune che può condurre a una difesa comune. Il

grande problema della politica di difesa comune e della teorica difesa comune nasce dal fatto che

alcuni, ma non tutti, gli stati membri hanno già un meccanismo di difesa comune (la NATO), che però

coinvolge stati non membri e non coinvolge tutti gli stati membri. Questo pone un problema di

coordinamento se non altro per esigenze di standardizzazione di procedure ed armamenti. Di qui la

cautela con cui sin parla di definizione progressiva e di obiettivo cui si potrà arrivare ma che non è già

acquisito dalle risultanze del trattato.

Ad oggi vi è condivisione di progetti per la realizzazione di sistemi d'arma più che un sistema unico

integrato di comando che risponda ad obiettivi comuni di difesa.

La PESC di difesa è definita ed attuata dal Consiglio Europeo e dal Consiglio con decisioni

all'unanimità. Per la PESC le decisioni del Consiglio dell'Unione europea soni decisioni prese

all'Unanimità (salvo espressa previsione) mente le decisioni ex primo pilastro prevedono anche

decisioni a maggioranza qualificata. Si ribadisce che in questo settore non possono essere adottati atti

legislativi. Essa. Iene attuata dall'Alto Rappresentante e dagli stati in conformità con i trattati. Esse,

infatti, possono comportare decisioni non attuabili dall'UE (tipico esempio la necessità di procedere a

una votazione in una organizzazione internazionale di cui sono membri solo gli stati).

Nella PESC solitamente le altre istituzioni comunitarie non avevano voce in capitolo. Oggi il ruolo del

Parlamento e della Commissione nella politica PESC è ammissibile nei casi in cui è espressamente

previsto dal Trattato. La Corte di Giustizia non può esaminare alcun atto PESC salvo i casi

espressamente previsti soprattutto decisioni che riguardano sanzioni individuali).

Vi è un articolo che sembrerebbe imporre un principio di leale cooperazione analogo a quello che si

conosce per le materie ex primo pilastro (che prevede ad esempio che in tempi di vacatio delle norme

non si possano assumere atteggiamenti che ne limitino l'effettività), in realtà si tratta di un articolo con

un efficacia molto minore nel diritto comunitario gli stati sono obbligati a decisioni assunte

eventualmente anche a maggioranza, ma nel settore della PESC vige l'unanimità, quindi la leale

cooperazione esiste in quanto esiste una politica che tutti hanno voluto.

Gli atti tipici della PESC sono gli orientamenti generali e le decisioni che possono riguardare azioni da

intraprendere, posizioni da assumere, modalità di situazioni di azioni e posizioni, secondo quanto

previsto dall'Art. 25.

Anche nelle competenze di politica estera dei singoli stati vi è un vincolo di cooperazione sistematica.

Il Presidente del Consiglio europeo può convincere riunioni straordinarie per definire le politiche

dell’Unione di fronte a sviluppi inattesi del quadro internazionale. Il Consiglio elabora la politica estera

di sicurezza comune e prende le decisioni necessarie sulla base delle decisioni del consiglio Europeo.

Decisioni che sono normalmente prese all'unanimità, salvo quando debbono dare concreta attuazione

ad azioni e posizioni già decise, caso in cui il Consiglio può decidere a maggioranza.

Qualora la situazione internazionale richieda un intervento operario dell’Unione, il Consiglio definisce

obiettivi, portata, mezzi, condizioni di attuazione e durata. Se cambiano le circostanze il consigli deve

rivedere le sue decisioni (tipico caso è proprio l'azione di peacekeeping).

In caso di assoluta necessità gli stati membri possono prendere le misure d'urgenza tenendo conto degli

obiettivi generali ed informandone immediatamente il Consiglio.

PESC - Attenuazione dell'Unanimità

Il Consiglio Europeo ed il consiglio dell'Unione normalmente in questi settori decidono all'unanimità,

cosa che può impedire di arrivare a una decisione. Vi è la previsione contenuta al quinto comma

dell'articolo 28 di un'attenuazione funzionale al raggiungimento del consenso. Questo. Importante per

evitare la frammentazione della risposta dell'Unione (in caso di decisione assunta da singoli stati)

aumentando il peso della posizione dell'Unione. La flessibilità non può essere una completa negazione

della cogenza della misura (si pensi all'embargo di petrolio dall'Iran qualora il 90/ della produzione

energetica di uno stato dipenda dal petrolio iraniano, si può prevedere un blocco immediato per 26 stati

ed una diminuzione progressiva di importazione di quel singolo stato).

PESC - La procedura di astensione costruttiva

Tutte le decisioni previste per la PESC, secondo l'Art. 31 sono prese all'unanimità salvo caso contrario.

Un'altra ipotesi di flessibilità consiste in. Una speciale procedura di votazione. Il concetto di unanimità

può essere declinato in vari modi, ed il modo di considerare l'astensione dal voto può cambiare gli esiti

dello scrutinio. Teoricamente unanimità significa avere 27 si. Se c' un ni si. Sicuri che non vi sia

unanimità, ma in caso di astensione dal voto? Ciascun membro del Consiglio può motivare la propria

astensione con una dichiarazione formale. Vi può, quindi, essere un astensione con dichiarazione

formale e una astensione senza dichiarazione formale. Nel caso in cui la dichiarazione formale vi sia lo

Stato non è obbligato ad applicare la decisione, ma esso accetta che tale decisione impegni l'unione.

Unanimità, quindi non significa solo unanimità di voti favorevoli, ma anche votazione con presenza di

astensioni cin dichiarazione formale. Lo scopo del sistema è quello di arrivare a una decisione, ed un

meccanismi che consenta ad uno stato di non dire né si ne no, di non essere obbligato dalla decisione

pur consentendone l'adozione favorisce il perseguimento di questo fine. Un tempo questa procedura

veniva definita procedura di astensione costruttiva.

Qualora l’astensione con dichiarazione sia operata da almeno un terzo degli stati membri che

rappresentino un terzo della popolazione la decisione non è adottata. Se 9 stati membri votano

astensione costruttiva la decisione non ha il necessario supporto politico e non può essere assunta.

L'astensione costruttiva non. obbligatoria, vi può essere una astensione senza dichiarazione formale, e

questa equivale a un voto contrario.

PESC - Decisioni a maggioranza qualificata

Anche se ls regola è il voto all'unanimità vi è una serie di decisioni che vengono prese a maggioranza

qualificata. Si è già visto che questo accade per la nomina dell'alto rappresentante. Si tratta di ipotesi

ricomprese nel paragrafo 2 dell'Art. 31 in cui, a un diverso livello, vi è già stata una decisione

all'unanimità per cui se si è d'accordo sui principi, per quanto attiene i dettagli si può decidere a

maggioranza qualificata.

Se da un lato vi sono ipotesi in cui vi possono essere decisioni assunte a maggioranza qualificata,

dall’altra vi. Il cosiddetto freno d'emergenza per cui per specificati e vitali motivi di politica nazionale

un membro intende opporsi non si procede alla votazione.

Si può andare a vedere l'evoluzione dell'articolo in questione da Maastricht in poi ed il linguaggio che,

via via, è andata restringendosi la rosa dei casi in cui il freno d'emergenza può essere invocato lo stato

deve dar conto delle proprie scelte, e vi è l'obbligo per lo stato di accettare un contraddittorio.

Quando viene tirato il freno d'emergenza l'Alto rappresentante, in stretta consultazione con lo stato

membro interessato, cerca una soluzione accettabile per quest'ultimo, e se non si trova una soluzione

accettabile, il Consiglio deliberando a maggioranza qualificata (e cioè dimostrando che la decisione

sarebbe stata di fatto possibile) può chiedere fhe della questione sia investito il Consiglio Europeo in

previsione di una decisione all'unanimità. La specifica e vitale questione di politica nazionale diventa,

quindi, un problema politico da risolvere in seno all'organo politico per eccellenza ove si delibera

all'unanimità.

Nonostante le varie forme di flessibilità siamo in presenza di meccanismi caratterizzati da meccanismi

di intergovernatività.

PESC - Procedura di revisione semplificata per i Trattati

Ulteriore flessibilità è prevista dal paragrafo 3 dell'Art. 31, un paragrafo importantissimo per il quale vi

è di fatto un procedimento di revisione del Trattato che non passa attraverso la normale procedura di

revisione del Trattato. Tecnicamente si chiama procedimento dì revisione semplificata, ed. Un

procedimento che può creare problemi con il diritto costituzionale dei singoli stati membri. Si chiede il

voto unanime in seno al Consiglio europeo per poter autorizzare un voto a maggioranza su tematiche

che non prevedano il voto a maggioranza in base ai Trattati, cosa che nell'ottica interna può essere

preoccupante: le decisioni in seno al Consiglio europeo non hanno procedura di ratifica, e per poter

esprimere in Consiglio europeo una decisione di questo genere il governo nazionale deve aver assunto

una decisione legittima in base alle regole proprie del proprio ordinamento. In altre parti dei trattati si

da rilevanza alla necessita di decisioni interne per la riforma dei trattati.

Questo. Uno dei punti sollevati dalla corte tedesca relativamente alla ratifica del Trattato di Lisbona,

decisione in cui la Corte ha fissato regole interne per le manifestazione del voto.

Sesta Lezione

La procedura di votazione a maggioranza qualificata e la possibilità di introdurre nuove ipotesi di

maggioranza qualificata non è applicabile a decisioni che hanno implicazioni nel settore militare e di

difesa per le quali permane sempre l'obbligo di votar all’unanimità. In questa materia è ammessa

comunque l'astensione costruttiva.

La delibera a maggioranza semplice

Le votazioni a maggioranza semplice sono previste per le questioni procedurali. Una norma, questa che

esiste anche nel consiglio di sicurezza ONU ove nelle questioni procedurali non è previsto il diritto di

veto. Ammesso che le questioni procedurali sono deliberate a maggioranza semplice (31.5) si pone il

problema di stabilire se si tratta di questione procedurale o non procedurale teoricamente essendo

prevista come norma generale la deliberazione all'unanimità, si potrebbe pensare che questa

valutazione venga compiuta all'unanimità. Ma questa interpretazione vanificherebbe il meccanismo.

D'altronde c’è il rischio che vengano spacciate per questioni procedurali cose che non li sono e si

potrebbe creare un conflitto tra stati poiché la minoranza potrebbe contestare l'applicazione della

deliberazione a maggioranza semplice. Una interpretazione tutela gli stati, l'altra tutela

l'organizzazione. Non è chiaro se vi sia una prassi, viene facile pensare che essendo presente il

presidente del consiglio europeo la decisione sul fatto che si tratti di questione procedurale o meno sia

presa per consensus con la sua mediazione.

L'Art. 32 e l'approccio multilaterale alla PESC

Gli stati membri per dare concreto contenuto alla PESC hanno una serie di obblighi comportamentali

che cercano di trasformare la politica PESC nella sede in cui maturano e si coordinano le posizioni

degli stati. Diventa un foro di discussione in cui si dovrebbe plasmare ed armonizzare le politiche

estere. Ovvio che gli stati non accettano vincoli, ma assumono impegni di tipo comportamentale che

sono una sorta di specificazione del dovere di leale cooperazione enunciato cime uni dei canini della

PESC. L'Art. 32 prevede che gli stati membri si consultino sia in sede di consiglio europeo sia in sede

di consiglio dell'unione per definire un approccio comune. Prima di intraprendere qualsiasi azione o

prendere qualsiasi impegno che possa ledere gli interessi dell'unione, ciascuno stato membro consulta

gli altri stati membri in sede di consiglio europeo o consiglio dell'unione europea. L'obbligo di leale

cooperazione si deve realizzare in sede di consiglio europeo o consigli dell'UE. Questo obbligo non

può essere surrogato da consultazioni bilaterali tipiche del meccanismo intergovernativo, ma è

precisato che debba realizzarsi al interno dell'organizzazione. Viene privilegiata la consultazione non in

quanto tale, ma nella sede indicata. Gli stati devono incanalare la lori cooperazione politica nelle

strutture dell'Unione. Quello di debilateralizzare le relazioni e costringer a inserire queste relazioni in

un quadro multilaterale integrazionista incide sulle scelte degli stati. Privilegiare meccanismi

multilaterali che spingono verso soluzioni condivise incide sul contenuto delle scelte. Un negoziato su

base bilaterale porta semplicemente a un dialogo politico, ma portar le questioni in consiglio vuol dire

consentire anche agli altri stati di interloquire ed imporre allo stato di rendere in considerazione la

posizione di tutti gli alti membri. Le scelte assunte all'interno di meccanismi multilaterali portano

spesso ad esiti diversi da scelte assunte in ambito bilaterale. Si tratta, come detto, di obblighi

comportamentali. È difficile rendere coercitivo il meccanismi al di la del principio di leale

cooperazione.

Il principio della solidarietà tra gli stati, previsto dall'art. 32 è stato invocato ad esempio invocato in

caso di afflussi pesanti di profughi.

L'Attuazione

Quando definita una politica comune l'alto rappresentate coordina l'attività nel consiglio affari esteri

che egli stesso (dopo Lisbona) presiede. Vi possono essere missioni diplomatiche di stati membri e

dell'Unione. Lisbona ha creato un vero e proprio servizio diplomatico dell'Unione che ha ereditato ed

incorporato la rappresentanza esterna UE che a sua volta aveva ereditato le competenze esterne CE. Il

Consiglio, su proposta dell'Alto rappresentante può nominare un rappresentante speciale con un

mandato per interessi specifici sotto la responsabilità dell'alto rappresentante. Un meccanismo molto

usato dal segretario generale delle Nazioni Unite.

Partecipazione a organismi internazionali

Ovviamente l'azione internazionale si realizza non soltanto con il comportamento degli stati nel loro

porsi in relazione reciprocamente tra loro, ma anche attraverso la partecipazione ad organizzazioni

internazionali. Per l'Art. 34 gli stati coordinano le proprie azioni difendendo l'interesse dell'unione sia

che la partecipazione sia di tutti gli stati dell'Unione sia quando solo alcuni sono coinvolti, caso

quest'ultimo che pone un vero e proprio organo di informazione in capo a questi stati che devono

informare l'Alto rappresentante laddove nelle organizzazioni di cui trattasi siano in discussione

argomenti che incidano ed abbiano rilevanza negli interessi dell'Unione.

La politica di difesa in ambito NATO e la politica di sicurezza in ambito NATO può avere risvolti negli

interessi dell'Unione. Anche nelle Nazioni Unite, uno dei cui scopi fondamentali. Il mantenimento di

pace e sicurezza internazionale. In questo caso l'UE che e osservatore privilegiato prende posizione, ma

gli stessi stati prendono posizione. Si pensi al consiglio diritti umani di cui sono membri a turno una

cinquantina di Paesi, i Paesi UE che si trovano a far parte di questo Consiglio si fanno portavoce delle

istanze UE, ma l'organo che rileva maggiormente è il Consiglio di Sicurezza per il quale vi. Una norma

ad hoc nel Trattato.

Si può essere membri del consiglio di sicurezza sia come membro permanente sia come membro non

permanente, ed a rotazione può accadere che un Paese UE sia membro non permanente. Questi

obblighi di informazione e concertazione, e di farsi portavoce degli interessi dell'UE grava sicuramente

sui membri non permanenti. Per Francia e Regno Unito che sono membri permanenti c'è un regime

particolare fatti salvi gli obblighi che incombono su di loro per le norme della carta.

In consiglio di sicurezza vi sino norme di partecipazione abbastanza precise, tali per cui vi. L'obbligo in

alcuni casi di chiedere la partecipazione dell'alto rappresentante sapendo che questa richiesta potrebbe

non essere accolta.

Parlamento europeo

L'alto rappresentante consulta regolarmente il parlamento europeo e provvede affinché le opinioni del

parlamento siano debitamente prese in considerazione sia dal consiglio europeo sia dal consiglio

dell'UE. Ovvio che questo tipo di scambio di informazioni e di opinioni è molto meno di quello che è il

controllo esercitato dai parlamenti nazionali nei confronti delle scelte di politica estera del governo

mediante i meccanismi tipici del controllo parlamentare forme il cosi detto passaggio parlamentare che

si ha quando il governo decide di partecipare a una decisione di peacekeeping internazionale (si pensi

alla decisione sul finanziamento). Mancando queste forme di controllo da parte del parlamento europeo

sulle azioni di PESC (in altre materie il meccanismo del parallelismo delle competenze tra competenze

esterne ed azioni esterne il ruolo del parlamento è molto piu pregnante) vi è comunque una forma di

controllo indiretto mediato dall'alto rappresentante. Il controllo esercitato è meramente politico: il

parlamento cerca di influenzare le scelte di politica estera non condividendo, più che le azioni, le non

azioni dell'UE considerando anche che tutto il meccanismo, e tutta questa specificazione

procedimentale non garantisce in nessun modo che alla fine venga resa una decisione. Molto spesso

tutto questo procedimento non si traduce in una posizione formale, ed in mancanza di una posizione

formale non c’è una linea unitaria di azione.

Al di la poi del modo in cui vengono gestite le singole azioni, l'articoli fondamentale è l'articolo 40 che

consacra quel regime visto all'inizio di differenziazione tra PESC ed azione esterna. Le azioni esterne

che si realizzano sulla base delle vecchie competenze di primo pilastri non possono essere usurpate

dalla PESC.

All'interno delle competenze di PESC esiste un sottoinsieme dato dalla politica di sicurezza e difesa

comune che e una parte della politica estera di sicurezza comune con missioni che possono avere solo

una tipologia di obiettivi: l’UE è lo strumento per realizzare politiche comuni, e le missioni utilizzabili

in questo ambito sono missioni volte al mantenimento della pace, la prevenzione dei conflitti ed il

rafforzamento della sicurezza internazionale. Sono l'equivalente europeo delle missioni di

peacekeeping di terza generazione (prima generazione osservatori per garantire il cessate il fuoco,

seconda generazione missioni miste di carattere militare e civile per facilitare la risoluzione delle crisi

dopo una situazione di conflitto, terza generazione permettono l'uso della forza per fare cessare un

conflitto armato). Le risorse sono fornite dagli stati membri, come precisato dall'Art. 42 che parla di

capacità.

Verso una difesa comune

La politica di sicurezza e difesa comune(PESD) potrà indurre a una difesa comune quando il consiglio

europeo, deliberando all'unanimità, avrà cosi deciso. Si avrà, se mai accadrà, l'equivalente europeo

della NATO. Per rendere operativa questa eventuale decisione gli stati membri dovranno poi adottare

una autonoma decisione in tal senso conformemente ai propri ordinamenti costituzionali.

In caso di decisione di questo tipo si porrebbe un problema di rapporti con la NATO, comunque il

Trattato prevede il rispetto degli obblighi di alcuni stati membri che dovessero ritenere che la loro

difesa comune si realizzi con la cooperazione NATO e definisce compatibile questa eventuale difesa

comune con la difesa comune nord atlantica. Una norma, questa, che non sede ad affermare la politica

di sicurezza e difesa dell'Unione, ma serve sostanzialmente per dire che gli stati che non vogliono la

PESD possono non farla: uni stato non può aver due linee di difesa comune confliggente.

Le decisioni relative alla PESD e più specificatamente relative a una missione sono deliberate

all'unanimità su proposta dell'alto rappresentante o di uno stato membro. Una missione può essere


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze internazionali e diplomatiche
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara87ardito-votailprof di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazioni esterne e politica estera dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Celle Pierangelo.

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