Variabili interne e analisi della politica estera
Il problema dei livelli di analisi
> Sistemico: stato come una black box, neorealismo di Waltz, guarda alle macrovariabili.
> Nazionale: stato e tipo di regime politico, la politica estera varia in base al regime politico, alla struttura economica…
> Sub-nazionale: gruppi e individui, processi decisionali interni allo stato, gruppi di pressione…
L'analisi nazionale e sub-nazionale vogliono analizzare la politica internazionale a partire dalla politica domestica. Tendenzialmente sono stati utilizzati i primi due livelli di analisi.
Analisi della politica estera
Nasce negli anni '50 e '60 negli Stati Uniti:
- Insoddisfazione per le teorie delle Relazioni Internazionali viste come troppo astratte e distanti dai processi decisionali reali.
- È necessario abbandonare la visione sistemica e concentrarsi su analisi minute dei processi decisionali reali.
- Problematizza gli aspetti interni.
Sono 3 i filoni dell’analisi della politica estera:
- Il decision making come approccio allo studio delle relazioni internazionali (Snyder), ribalta la prospettiva, le decisioni sono il punto di arrivo di processi che partono prima.
- L’analisi comparata della politica estera (Rosenau), necessario costruire delle pre-theories prima di arrivare ad avere una politica aggregata internazionale, sviluppo di ipotesi a partire da caratteristiche interne agli stati per poi comparare con altri stati simili.
- Il contesto psicologico e sociale delle decisioni di politica estera (Sprout).
Livello sub-nazionale
I leader, come e quando contano? È necessario valutare:
- Regime politico: nei regimi autoritari le scelte politiche dipendono dalle scelte dei leader, nei regimi democratici le decisioni sono più deliberate e condivise.
- Expertise: meno conosce e ha esperienza di politica internazionale, più dovrà affidarsi a consiglieri, intelligence… e quindi le decisioni saranno collettive.
- Interesse personale e curriculum.
- Diffidenza alla delega: se per carattere tende alla delega o alla condivisione, l’individual decision-making è meno rilevante.
Le organizzazioni e il modello organizzativo
- Ricerche empiriche dimostrano che i gruppi decisionali sono ristretti (tra le 12 e le 25 persone), groupthink.
- Organizzazioni, influenza sulle decisioni degli stati, funzionari stabili e formati forniscono le informazioni ai leader politici e implementano le decisioni (es. Dipartimento della difesa).
Le burocrazie e il modello burocratico
- Branche dell’amministrazione che gestiscono la politica estera nel suo insieme (es. CIA, Pentagono…).
- La decisione è il risultato di un equilibrio tra attori istituzionali al vertice.
Livello nazionale: la teoria della pace democratica
Proposizione teorica essenziale: le democrazie non si fanno mai (o quasi) la guerra tra loro.
- Test statistici confermano la teoria.
- La diade di due democrazie ha dato prova di essere molto poco propensa alla guerra tra loro (per niente).
I motivi vengono individuati nell’opera di Kant “Per la pace perpetua”:
- I regimi repubblicani (oggi liberal-democrazie) sono strutturati in modo da impedire ai leader di fare guerra, i checks and balances dei regimi democratici servono a questo scopo.
- Cause normative: risolvere le dispute tra gruppi in via pacifica attraverso le istituzioni e il diritto, le democrazie hanno cercato di espellere la violenza politica dal proprio ordinamento.
- Cause economiche: le democrazie sono interdipendenti tra loro, l’interdipendenza economica rende meno desiderabili le guerre.
Critiche
- Le democrazie sono rare e le guerre sono rare.
- Gli studiosi usano dei criteri laschi per individuare le democrazie, volendo avere una base statistica larga si accettano come democrazie regimi che democratici non sono.
- Nel secondo Novecento le uniche democrazie erano quelle del blocco occidentale, erano unite dalla volontà comune di contenere l’URSS ed erano legate da accordi tra loro per via della NATO.
- Ruolo dell’elettorato e dell’opinione pubblica: se veramente si fanno votare i soldati e l’opinione pubblica, è necessario dimostrare che votano in favore della pace ma empiricamente questo è del tutto infondato.
I paradossi del sistema internazionale attuale
Sistema internazionale ambiguo, difficile da decifrare, non esiste una dicitura identificativa.
- Negli anni ’90 si usava l’espressione “sistema post-guerra fredda” o “sistema post bipolare”.
- Sistema internazionale attuale.
Non si riesce a decifrare perché è paradossale:
- Caratteristica fondante.
- Serie di ambiguità che riguarda caratteristiche sostanziali: attori che contano, distribuzione del potere…
Polarità
Non c’è un accordo sulla polarità del sistema e sulla distribuzione del potere.
- È la prima volta che non si riesce a concordare una visione comune sulla polarità.
- Alcuni sostengono che il sistema è ancora unipolare (USA).
- Altri ritengono che il sistema sia multipolare (Cina) o policentrico (Russia, BRICS) o muti nel tempo, negli anni ’90 unipolare (USA) e poi si sia diversificato.
- Secondo alcuni si dovrebbe parlare di sistema apolare con forte interdipendenza economica e tanti piccoli centri di potere.
Es. Declino USA: grande confusione da un lato declino e crisi, dall’altro – continua l’egemonia.
Fine della storia?
Fine della storia o scontro di civiltà?
- Il dopoguerra “classico” dava prospettiva su cosa sarebbe successo (es. dopo la II Guerra Mondiale era chiara la direzione della politica internazionale).
- La fine della Guerra Fredda dà vita a un dopoguerra molto ambiguo e contraddittorio, non è chiara la direzione del sistema caso unico e raro dei dopoguerra.
L’ambiguità emerge subito negli anni ’90: prospettiva di democrazia, prosperità dei commerci… VS implosione dell’URSS, guerra dei Balcani.
Francis Fukuyama “The end of history”: il Sistema liberaldemocratico ha sconfitto anche l’ultimo nemico, ora l’uomo è destinato a vivere in un eden politico.
Samuel Huntington “The clash of civilizations”: le ideologie sono sparite e quindi i conflitti che nasceranno saranno di carattere culturale, razziale…
Istituzioni internazionali
Trionfo o declino delle organizzazioni internazionali?
- Molti si aspettavano che con la fine del bipolarismo si vivesse un grande periodo di protagonismo delle NU.
- Altri intravedevano il declino delle OI: della NATO, WTO, ONU…
Il venire meno della tensione internazionale ha avuto un impatto negativo sul livello di coesione e l’ingresso di alcune potenze nelle OI ha creato più problemi che benefici a causa della disomogeneità ideologica.
Ordine internazionale liberale a leadership statunitense inizio anni ’90 – sembrava stabile e duraturo, negli ultimi 15 anni: crisi delle organizzazioni internazionali e del sistema che dipendono dall’egemonia americana.
Crisi del modello liberale: promesse tradite (creazione di un mondo più giusto, più pacifico, più prospero, più sicuro…).
Declino o persistenza dello stato?
È lo stato l’attore principale della politica internazionale?
Segnali della crisi della sovranità:
- Globalizzazione, fa perdere il controllo agli stati.
- Crisi dei confini e fenomeni transnazionali.
- Stati falliti e protagonismo degli attori non statali (es. ISIS).
Protego ergo obligo: nuove minacce alla sicurezza e crisi del (es. dopo l’11 settembre).
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Relazioni internazionali - Modulo I e II