Relazione sull’orazione “Per l’invalido” di Lisia
Elabora una relazione sull’orazione “Per l’invalido” di Lisia, illustrandone contenuto, contesto di
riferimento, caratteristiche dell’invalido e del suo accusatore, punti salienti su cui si basa la difesa,
pregi e debolezza della stessa, collegamenti attualizzanti.
IL CONTESTO DI RIFERIMENTO
Ad Atene intorno al 403 a.C., anno in cui l’orazione fu probabilmente pronunciata, è un anno in cui,
nonostante l’affermazione della democrazia, il rischio di un altro disordine sociale provocato da una
possibile “stasis” (=una modificazione violenta del potere costitutivo), che aveva escluso il governo
dei Trenta Tiranni dalla città poco tempo prima, non era un’ipotesi esclusa. Infatti da molti anni
nella città avvenivano lacerazioni sanguinose tra oligarchia e democrazia, e in molti avevano
gradito il governo dei Trenta.
Un altro particolare che è importante sollecitare attenzione della vita ateniese è che gli uomini con
menomazione fisica avevano diritto ad uno o due oboli al giorno, purché questi fossero anche
poveri e conducessero una vita deplorevole. L’assegnazione avveniva anno per anno grazie alla
dochimasia, che era una sorta di ricerca per attestare l’invalidità degli individui che richiedevano
questo aiuto economico. La dochimasia serviva anche a differenziare gli individui: impieghi
pubblici e cariche politiche erano precluse a uomini con determinate caratteristiche. A questo
proposito bisogna ricordare che gli invalidi erano esenti da numerose cariche pubbliche come quella
degli arconti.
IL CONTENUTO
È in questo contesto che Lisia si ritrova a scrivere l’orazione giudiziaria “Per l’invalido”, ovvero in
difesa di un vecchio invalido accusato di non meritarsi l’aiuto economico offerto dalla città di
Atene. L’uomo viene accusato di: non essere un vero invalido, poiché è in grado di montare a
cavallo, essere benestante, infatti esercita un mestiere da cui trarrebbe lauti guadagni, essere un
violento, un prepotente e un dissoluto, e frequentare uomini loschi, che tra l’altro si radunerebbero
nella sua bottega. Le accuse vengono puntualmente smentite: il mestiere dell’invalido non è in
grado di portare lauti guadagni, e per questo il cavallo, usato come mezzo di trasporto, non è
nemmeno di sua proprietà non può essere un prepotente a causa dell’anzianità, della povertà e della
disabilità che lo contraddistingue, e non è colpa sua accogliere anche gente losca perché sennò
dovrebbero essere condannati tutti i proprietari delle botteghe