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Università degli studi di Messina

Dipartimento di scienze cognitive, della formazione e degli studi culturali

Corso di laurea in scienze pedagogiche

DDAI: deficit di attenzione e iperattività

Sindrome, diagnosi e trattamenti.

Anno Accademico 2014 – 2015

DDAI: Deficit di attenzione e iperattività. Sindrome, diagnosi e trattamenti.

«Non è lui che vuole andare, il fatto è che non può stare fermo»

Seneca

Introduzione

1. Oggi giorno, siamo circondati e immersi in un mondo pieno di stimoli, in un mondo pieno di migliaia di input diversi, che vengono ad afferire ai nostri recettori sensoriali. Proprio a causa di questo bombardamento, l’essere umano, nel modo di pensare, di ragionare, di comportarsi, rischia di diventare “entropico”. Ma cos’è l’entropia? L’entropia è il secondo principio della termodinamica, ove vi è la tendenza dei sistemi alla dispersione1.

In base a questa definizione si può dire, in forma non rigorosa ma esplicativa, che quando un sistema passa da uno stato di equilibrio ordinato ad uno disordinato la sua entropia aumenta; questo fatto fornisce indicazioni sulla direzione in cui evolve spontaneamente un sistema. Essa è una misura della mancanza di informazione dettagliata relativa a un sistema, e quindi, più grande è l’informazione più piccola sarà l’entropia. Tale concetto, è stato talmente generalizzato, tanto da essere esteso ad ambiti non strettamente fisici, come appunto la teoria dell’informazione, le scienze sociali, la teoria dei segnali, e conoscere quindi una vastissima popolarità. Anche in campo medico si riprende il concetto di entropia se ci si occupa di alcuni deficit, come quello della DDAI (Deficit di attenzione con iperattività).

I soggetti che soffrono di tale disturbo, possono essere visti come individui il cui livello di disordine “interno” è molto alto, poiché le stimolazioni esogene, che affollano la mente soltanto in parte, si traducono in “informazione” dal momento che con molte di esse il rapporto rimane superficiale e di breve durata, tendendo la persona a passare rapidamente da una sollecitazione all’altra. Si potrebbe quindi avanzare l’idea che a questa “entropia interna” corrisponda, per il soggetto con DDAI, un’“entropia esterna” collegata alla numerosità degli elementi non pertinenti presenti nell’ambiente e alla mancanza di regolarità nei ritmi e nelle abitudini.

Tale disordine, nei soggetti affetti da tale disturbo è così eccessivo e incessante, tanto da rendere la vita quotidiana poco serena, equilibrata e brillante.

1 Cfr. https://www.youtube.com/watch?v=K7uZpkrZQrM.

DDAI: un disturbo continuo

2. Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (noto in ambito clinico con l’acronimo Attention Deficit/Hyperactivity Disorder) ADHD, dall’inglese è un disturbo neurocomportamentale precoce, con eziologia genetica, ambientale e biologica che insorge intorno ai 3-4 anni d’età e persiste nell’adolescenza e nell’età adulta; si presenta come multifattoriale e clinicamente eterogeneo ed è caratterizzato da sintomi comportamentali di disattenzione, iperattività ed impulsività2.

La DDAI diviene quindi una “situazione/stato” permanente di disattenzione e/o iperattività più frequente e grave di quanto tipicamente si osservi in bambini di pari livello di sviluppo che può compromettere numerose tappe della crescita psicologica e dell’integrazione sociale del bambino e può predisporlo a patologia psichiatrica e/o disagio sociale in età adulta. Il disturbo di attenzione con iperattività consiste quindi, in altri termini, in un insieme di sintomi che differiscono notevolmente da un bambino all’altro e che spesso si trovano in comorbilità con una varietà di altri quadri: da esternalizzazione (come, ad esempio, il disturbo oppositivo-provocatorio e il disturbo della condotta) e da internalizzazione (come, ad esempio, i disturbi d’ansia, i disturbi dell’umore, i disturbi dell’apprendimento e molti altri ancora), che possono compromettere seriamente la carriera scolastica e la qualità della vita dei bambini stessi3.

La descrizione più recente del disturbo DDAI/ADHD è fornita dal Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, 2005). Nel manuale sono descritte, in maniera distinta, le sintomatologie riferite al comportamento disattento, iperattivo e impulsivo. Secondo le indicazioni del DSM-IV-TR, la componente “disattenzione” si manifesta come difficoltà all’ascolto e tendenza alla distrazione, difficoltà a concentrarsi sulle attività e mantenere l’attenzione per un periodo prolungato; la componente “iperattività” è espressa come propensione a muoversi con irrequietezza e inquietudine, ad alzarsi spesso dal proprio posto, in classe o in altri luoghi che richiedono di rimanere seduti, e a parlare in modo eccessivo; la componente “impulsività” si traduce in difficoltà a mantenere il proprio turno di parola, inclinazione ad interrompere gli altri e a rispondere prima ancora che le domande siano terminate4.

I bambini con DDAI a tratti sono molto lucidi e presenti, mentre a tratti sembra che la loro mente sia altrove o che essi non ascoltino o non abbiano sentito quanto si è appena detto loro. Disperdono, maneggiano incautamente o danneggiano il materiale. Passano frequentemente da un’attività all’altra senza terminarne nessuna. Hanno un livello di attivazione fisiologica molto alto e sono facilmente distratti da stimoli irrilevanti. In modo particolare essi percepiscono gli stimoli come un bombardamento e interrompono frequentemente i compiti che stanno svolgendo per prestare attenzione a rumori senza importanza o ad eventi che di solito sono ignorati da altri.

I bambini con DDAI manifestano inoltre comportamenti non finalizzati a uno scopo preciso (battono le dita o vari oggetti ritmicamente, cambiano continuamente posizione sulla sedia, aprono e chiudono più volte una chiusura lampo o un coperchio). Hanno la tendenza a essere sempre in movimento, in azione; a volte possono apparire maldestri nei movimenti, urtando le cose o addirittura cadendo a terra. Giocarellano nervosamente con oggetti, picchiettano picchiettano con le mani agitandole troppo insieme i piedi. Spesso si alzano da tavola durante i pasti, mentre guardano la televisione o mentre fanno i compiti. Parlano continuamente e fanno rumore

2 P. Filippello, Valutazione e trattamento dei disturbi del comportamento, Piccin, Padova, 2008, p. 303.

3 D. Viola, Disturbi dell’attenzione. Sopravvivere all’ADHD: manuale per psicologi, medici, insegnanti e genitori, Libreriauniversitaria.it, Padova, 2011, p. 9.

4 P. Filippello, Op. cit., p. 303.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

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