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La didattica

Cos’è la didattica? La concezione della stessa viene spesso erroneamente collegata solo alla sfera dell’insegnamento scolastico ma in realtà la didattica è l’insieme di teorie e pratiche utili a ripensare l’insegnamento in vari ambiti formativi. Essa prescrive strategie di qualità per la formazione ma è importante precisare che non “apparecchia metodologie standard” per veicolare una conoscenza ma propone, studia, definisce strategie specifiche e differenti per ogni percorso formativo in base a obiettivi e finalità.

Gli elementi fondanti della didattica:

  • Il soggetto che possiede ed eroga il sapere
  • Il soggetto che acquisisce la conoscenza (che in parte potrebbe già possedere)
  • La conoscenza oggetto di acquisizione
  • L’attività scelta per facilitare l’acquisizione del contenuto

La didattica è stata ricalcolata infatti per offrire all’individuo un apprendimento nell’arco di tutta la vita per alcuni motivi fondamentali:

  • Ampliamento dei campi di apprendimento (es: Work Place Learning, insieme dei processi di apprendimento in ambito lavorativo con attenzione alla visione sistemica)
  • Conseguenze cambiamento di tempi e ruoli (la formazione non avviene più solo a scuola, non vi è più solo il prof e l’alunno, la formazione non avviene più solo in presenza)
  • Facile e ampia reperibilità della conoscenza (grazie a internet)
  • Spostamento del focus dall’istruire al tipo di apprendimento specifico personale

L’apprendimento del singolo individuo è suddiviso a livello europeo in formale (es. scuola, università), non formale (es. corsi che rilasciano attestati di frequenza) e informale (apprendimento non intenzionale acquisito per affrontare problemi). Sulla base di queste modifiche della didattica lo scopo principale è quello di far sviluppare all’individuo: capacità di riflessione, intenzionalità a maturare ed approfondire conoscenze, capacità di contestualizzare e concretizzare l’argomento di apprendimento e capacità di autoregolare il proprio apprendimento.

Divisione della didattica

La didattica si divide in 4 ambiti principali:

  • La scuola: dall'inserimento al nido fino alla scuola di secondo grado. La didattica di questo tipo è in continua evoluzione in quanto si adegua ai cambiamenti generazionali, alle diverse capacità di apprendimento, alle differenze linguistiche e di sviluppo dei studenti.
  • Università: rinnovamento costante in risposta alla necessità di costruire percorsi formativi/curricoli che colleghino teoria-pratica che permettano agli studenti di diventare protagonisti attivi del proprio apprendimento e di concretizzarlo attraverso tirocini e stage.
  • Extrascolare: tutte le offerte di apprendimento esterne alla scuola e che si avvalgono delle risorse presenti sul territorio per offrire arricchimento culturale, esperienziale (es. musei, oratori, centri sportivi, teatri, circoli) in cui il rapporto educatore e soggetto si modifica e offre attività caratterizzanti.
  • Adulti: un tipo di didattica dedicata all’apprendimento intenzionale e autoregolamentato che deve tener conto dei bisogni dell’adulto, dell’esperienza maturata e che vuole valorizzare. In quest’ottica il docente diviene un facilitatore d’apprendimento, un tutor.

La trasposizione didattica

Develay analizzò il rapporto tra sapere scientifico e sapere scolastico e da questa analisi definiamo che questi saperi hanno funzioni differenti:

  • Il sapere scientifico mira a scoprire, teorizzare, studiare, modificare una disciplina.
  • Il sapere scolastico mira a tradurre questo sapere attraverso strumenti didattici per permetterne l’apprendimento. Parliamo di trasposizione didattica. La trasposizione didattica (termine coniato da Yves Chevallard) è il processo di trasformazione del sapere scientifico in sapere di insegnamento. In questo processo di adattamento all’ambito dell’insegnamento si produce un diverso tipo di sapere.

La didattica ha quindi il compito di “trasmettere un sapere” e affinché questo avvenga presuppone:

  • Un “oggetto” da trasmettere che sia consistente, utile e necessario e che accresca le capacità di partecipazione alla vita sociale/culturale.
  • Il sapere sia organizzato in maniera tale da poter essere ben trasmesso/compreso, in questo senso molto utile è l’esperienza, la possibilità di concretizzare questo sapere.
  • Vi sia competenza da parte dell’erogatore nel riuscire a coniugare sapere e pratica.

Chevallard individua due tipi di trasposizione: esterna ed interna.

Trasposizione esterna

Per esterna si intende, nel caso della scuola, quella predisposta dagli organismi ministeriali che selezionano i contenuti; la trasposizione esterna si rende visibile attraverso i programmi e i manuali di studio della scuola.

Il percorso che conduce all’individuazione dei programmi/manuali di studio è il risultato del rapporto fra il sapere maturato nelle varie discipline che influiscono sull’insegnamento (psicologia dell’insegnamento, scienze dell’educazione, pedagogia, neurologia ecc.) e l’ideologia politica e sociale del momento, che mira a definire l’orizzonte verso il quale proiettare i soggetti in formazione.

In questa visione è molto importante ricordare la nozione aggiuntiva di Martinard della necessità dell’insegnamento di pratiche sociali di riferimento con la quale vuole mettere in luce la relazione che si crea fra una comunità professionale, domestica o sociale e il tipo di saperi necessari per partecipare alla loro vita ed evoluzione.

Anche Develay ha una sua concezione di trasposizione esterna: Develay abbraccia la concezione di Chevallard ma riconosce un altro aspetto importante da tener presente nel quadro della didattica: l’etica. Per Develay non si tratta più, semplicemente, di trasformare il sapere scientifico in sapere scolastico, bensì di renderlo formativo anche attraverso la sua elaborazione in termini morali (assiologizzazione). Per Develay è inoltre importante sottolineare il concetto dei “saperi appresi" che vuole sottolineare come i concetti pur se presentati in un unico modo a una classe, vengono appresi in modo differente da alunno ad alunno ruolo fondamentale che ha lo studente nel costruire il suo apprendimento.

Trasposizione interna

Per interna si intende invece la mediazione/scelta operata dagli insegnanti dei contenuti, materiali, compiti, valutazione. La ricerca e il perfezionamento della didattica è il frutto di saperi maturati nella psicologia dell’apprendimento. L’insegnamento è la sapiente sinergia tra Didattica, Pedagogia ed epistemologie disciplinari.

Programma e curricolo

I programmi scolastici sono l’incontro tra storia e cultura sociale, politica, pedagogia e storia della didattica. Nella metà dell’800 furono istituiti i primi programmi per la scuola elementare (1860) a seguito della Legge Casati e comprendevano già i seguenti elementi:

  • Cosa bisogna insegnare?
  • Quali comportamenti sono accettabili socialmente?
  • Quale ruolo deve avere il maestro?

Con i programmi stilati da Gabelli nel 1888 si nota un cambiamento verso una cultura positivista che porta con sé la valorizzazione del metodo dello spirito scientifico: assume centralità educativa e formativa la capacità critica e riflessiva.

È importante ricordare anche i programmi di WASHBURNE che, simile alla visione Gabelli, valorizzeranno il ruolo dello studente quale soggetto intenzionale rispetto all’apprendimento.

Curricolo

Cos’è un curricolo? Secondo Bruner un curricolo è il programma di un corso scolastico comprensivo dei materiali, dei metodi e del tipo di valutazione dello stesso. Il curricolo perciò (dal latino curriculum) è il programma di un corso comprensivo del suo materiale didattico, delle indicazioni per lo svolgimento del corso e dei metodi di valutazione. Bruner riguardo l’istruzione e lo sviluppo del curricolo riteneva fondamentale la progressione, il passaggio da semplice a più complesso, la ricorsività, la relazione tra la trasmissione di contenuti e la scoperta da parte degli studenti sono il criterio fondamentale su cui basare l’insegnamento e permettere la crescita tanto dello studente.

Secondo Stenhouse però il curricolo si divide in due tipologie:

  • Il curricolo “ideale” ovvero l’idea, il progetto, il programma pianificato e che si vorrebbe adottare.
  • Il curricolo “reale” ovvero quello che poi abbiamo nella realtà dei fatti. Il curricolo è perciò una base (enunciazione di intenzioni) da cui partire per creare una proposta educativa che però, messo in pratica, subisce inevitabilmente delle modifiche (realtà descrizione di fatto).

Stenhouse introduce, in questa visione di curricolo, l’immagine dell’insegnante “ricercatore”; esso infatti nella logica del far progredire gli studenti deve egli stesso impegnarsi a progredire e deve trattare la propria pratica come oggetto di ricerca e di studio. Il Curricolo è fondamentalmente un’azione collettiva volta al miglioramento dell’offerta formativa. Proprio perché l’obiettivo è offrire una formazione ottimale, Stenhouse ritiene che vi siano dei principi fondamentali per elaborare un curricolo: avere dei principi per scegliere i contenuti adatti, sviluppare delle strategie e dare valutazioni.

La mediazione didattica

Cos’è la mediazione didattica? La mediazione didattica è il processo che consente all’individuo di approcciarsi alla conoscenza del mondo. Lo scopo è quello di rendere potenzialmente accessibile il sapere in modo corretto e strutturato, graduale ovvero renderlo “alla portata di” e questo avviene grazie alla metaforizzazione e alla denaturizzazione operata dagli insegnanti.

Metaforizzazione

Utilizzare una metafora per spiegare una cosa (es. la discussione è una guerra).

Denaturizzazione

Un “oggetto culturale” viene rappresentato in altra forma pur non perdendo le sue caratteristiche per essere compreso dall’alunno (es. il sistema solare viene rappresentato in forma di modellino per essere compreso dagli alunni molto giovani che vengono in questo modo avvicinati all’idea reale del sistema solare che conosceranno più avanti).

L’insegnamento, mediazione didattica consente di rappresentare la realtà attraverso metaforizzazioni con lo scopo di introdurre ed avvicinare lo studente ad una conoscenza che poi progressivamente approfondirà/perfezionerà.

Strutturalismo didattico

Per strutturalismo si intende appunto la struttura su cui basare la didattica: una struttura in cui ogni concetto/sapere è coerentemente collegato all’altro creando un filo logico e che quindi non riporta nozioni isolate. Bruner evidenzia l’importanza dello strutturalismo didattico e l’importanza delle relazioni che tengono unite in modo significativo i vari elementi di conoscenza. È proprio la costruzione di queste strutture infatti che permette l’associazione, il ragionamento e che permette di ricordare meglio. In quest’ottica Bruner ritiene fondamentale la percezione che consente la trasformazione di esperienze fisiche in immagini mentali.

Bruner ritene inoltre che una teoria dell’istruzione debba presentare 4 caratteristiche importanti:

  • Stabilire quali esperienze possano meglio portare l’individuo alla comprensione: l’insegnante dovrebbe ascoltare ed osservare attentamente l’alunno per raccogliere informazioni sul suo modo di apprendere. Questa attività di ascolto e osservazione è uno dei principali indicatori di competenza o meno del docente.
  • Cura/semplificazione del modo in cui vengono presentate le idee in modo tale da renderle efficacemente comprensibili e collegabili tra loro: l’insegnante deve fare attenzione all’economia con la quale lo studente può apprendere (ovvero il rapporto tra fatica di apprendere e il risultato ottenuto) e alla generatività dei contenuti (ovvero l’effettiva efficacia).
  • Progressione dell’apprendimento: deve consentire allo studente di accrescere/approfondire gradualmente le sue conoscenze (“da più facile a più difficile”). La capacità del docente di gestire questa progressione è di fondamentale importanza poiché determinerà le difficoltà/facilità di apprendimento.
  • Il principio della “restituzione”: il docente deve accuratamente progettare la natura della restituzione che consiste nel progettare ricompense e punizioni in base ai risultati ottenuti. La restituzione ha lo scopo di far maturare allo studente la capacità di comprendere e autoregolare il proprio apprendimento.

Tra macro e micro progettazione

Oggigiorno progettare dispositivi di formazione è un’operazione più complessa rispetto al passato poiché non può più limitarsi ad una linearizzazione di obiettivi, conoscenze, e tematiche lungo un asse temporale dato. Precedentemente veniva utilizzata la metafora della catena per descrivere questo processo in cui le singole unità potevano essere paragonate a degli anelli, con successione ben precisa e lineare e con un rapporto di causa effetto ben precisa.

Oggi invece la metafora è stata sostituita da quella della rete che permette una visione sistemica del processo formativo ovvero l’intreccio di nuclei fondanti, aspetti di competenze, obiettivi, saperi essenziali che poi sono collegati tra loro dall’intervento progettuale l’intreccio di elementi modulari autodeterminati, che partecipano alla coerenza generale ma possiedono una propria coerenza locale. Per Cerri la progettazione supera i limiti tecnicistici e si arricchisce di significati in un approccio olistico (dal greco olos: olistico, tutto, totale).

La progettazione sistemica si basa su delle caratteristiche da tenere presenti:

  • È importante che siano integrate conoscenze di tipo formale, informale e non formale.
  • Soft skills e competenze specifiche dal punto di vista professionalizzante.
  • Logica collettiva e individuale attenzione al gruppo ma anche al singolo.
  • Progettazione granulare: progettazione a differenti livelli ovvero Globale (Macro progettazione) e locale (micro progettazione). Macro e micro progettazione sono collegate da elementi di coerenza comuni.
  • Micro e Macro sono collegati tra loro: dalla ricorsività di elementi globali (curricolo in generale) e locali (specificità).
  • Dall’immersione (calarsi in una dimensione specifica ed indagare in estrema profondità le sue logiche e i contenuti) e dal distanziamento (mettere in atto delle pratiche di tipo riflessivo rispetto al percorso compiuto).
  • Sostituzione di frammento con frattale (oggetto geometrico che si ripete nella sua forma allo stesso modo su scale diverse) poiché i singoli percorsi micro possono garantire una coerenza assoluta con la macro perché contiene tutte le caratteristiche del sistema.

Il rapporto tra micro e macro progettazione presenta comunque dei problemi al progettista nella fase di progettazione. È per questo che il progettista si avvale del Layout (schema multimediale) per attivare la ricorsività tra macro e micro e quindi per aggregare contenuti, competenze, obiettivi. Il Layout oltre a racchiudere tutti gli elementi micro e renderli coerenti tra loro, ha anche funzione narrativa. Il Layout permette l’accesso/modifica anche da parte dei corsisti ed è per questo che parliamo di co-progettazione.

Per rendere più comprensibili e concrete la definizione MACRO possiamo definire la progettazione Macro il curricolo, inteso come linea guida/base dei significati, delle azioni richieste, degli obiettivi etc. del percorso formativo. Negli studi del curricolo emergono due prospettive e concezioni dello stesso:

  • Nei paesi anglosassoni il curricolo deve rappresentare un quadro di riferimento in forte relazione alle esigenze della società, dare linee guida per formare il cittadino che la società desidera. Questo tipo di curricolo prevede la modularità ovvero la possibilità di scomporre/selezionare gli elementi del curricolo in base ad esigenze particolari.
  • Nei paesi franco-europei il curricolo equivale ad un programma di studio in cui saperi ed obiettivi sono uguali per tutti, è perciò un curricolo prescrittivo.

Oggi è ancora in atto una revisione della concezione del curricolo: può infatti essere inteso più come “frame work” (dall’inglese: struttura) che guida ed orienta i soggetti del percorso formativo e aiuta a strutturarne il senso.

Micro Progettazione

Parlando di Micro Progettazione è possibile introdurre il concetto di PATTERN (dall’inglese schema/modulo). Possiamo quindi dire che la micro progettazione è l’insieme di pattern/moduli che sono dotati di proprio senso e struttura ma che allo stesso tempo connotano il curricolo. Il pattern è una sequenza di azione organizzata perché è auto inclusiva, osservabile e ricorrente nella pratica.

Seppure il pattern potrebbe sembrare un “frammento” è bene specificare che in realtà è molto differente: il frammento (frammentazione) da solo non ha senso compiuto, il pattern (modularità) invece è autosufficiente e anche da solo, ha senso e struttura.

I modelli della progettazione didattica

Nel corso degli anni la progettazione della didattica è passata per diversi modelli educativo-didattici ognuno con una forte attenzione su elementi differenti. È fondamentale ed invariata l'importanza...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher VitiTina1997 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologie e tecnologie per la didattica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Universita telematica "Pegaso" di Napoli o del prof Sorrentino Clorinda.
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