Lezione 01 del 06.03.2015
Introduzione
La prima domanda che conviene farsi è: perché si studia l’economia? Per rispondere a questa domanda partiamo da una cosa semplicissima: “sassi”, e in fin dei conti la nostra terra è fatta di questo materiale, quindi la risposta ce la dà quel mucchietto. Se qua ci fosse un ingegnere, che cosa farebbe? Cercherebbe di pesare sulla bilancia questo mucchio di sassi non solo per il volume esatto e quindi il peso specifico. Se ci fosse un biologo? Cercherebbe di conoscerne il biologo metterebbe quei sassi sotto un microscopio per vedere se ci sono delle tracce organiche.
E noi economisti, invece, di fronte a questo mucchietto di sassi, che domanda ci poniamo? Ha delle persone che vivono sull’altopiano roccioso in Africa questi sassi possono servire? No, i sassi non soddisfano un loro bisogno, quindi non arrecano a quei soggetti alcuna utilità e quindi non hanno un valore e, di conseguenza, le persone che vivono in quel luogo non sono disposte a corrispondere alcun prezzo per avere la disponibilità di questi sassi. Invece, a un lappone che vive vicino al circolo polare artico, questi sassi possono servire? Sì, questi sassi possono soddisfare un bisogno e quindi arrecare loro utilità e rispetto a quei soggetti quei sassi hanno un valore e di conseguenza le persone che vivono in quel luogo sono disposte a corrispondere un prezzo per disporre di questi sassi.
Allora, vedete, io devo porre una relazione tra i sassi e i soggetti, quindi devo porre una relazione tra l’oggetto e i soggetti, cioè da un punto di vista ontologico (essere in quanto tale) questo mucchietto di sassi non ha alcun valore, il valore glielo attribuiamo solo se facciamo riferimento ai soggetti ai quali può servire e devi sempre porre una relazione. Da ciò si evince che questa disciplina è una disciplina squisitamente umanistica; l’economia non esisterebbe se le persone non ci fossero, mentre la fisica, la biologia e la chimica esisterebbero anche senza essere umani. Questo sacchetto continuerebbe ad avere un peso, un volume e delle tracce organiche all’interno.
Noi dobbiamo individuare nel sacchetto qualcosa che non si vede, dobbiamo tentare di quantificare qualcosa che non si misura, cioè dobbiamo individuare il valore e per farlo dobbiamo rivolgere la nostra attenzione alle persone ai quali questo bene può servire. Può darsi che il valore sia nullo, può darsi che sia molto alto, e quindi, per poterlo fare, noi non possiamo usare la bilancia né un microscopio; lo strumento che ci permette di andare a misurare il valore è solo nella nostra testa. Non possiamo che fare delle ipotesi, delle congetture, le notizie che andiamo a lambire sono astratte, così come astratto è il reddito.
Il compito dell'azienda
E allora qual è il compito dell’azienda? Il compito dell’azienda è proprio quello di creare valore, di produrre utilità. La produzione svolta da tutte le aziende è una produzione di valore, di utilità, cioè la nostra azienda ha il compito di creare valore. E noi che cosa dobbiamo fare? Dobbiamo andare a prendere questi sassi che si trovano nel deserto roccioso africano e portarli al polo nord. Questi sassi non li trasformiamo fisicamente, ma li trasportiamo; rimangono sempre gli stessi, non mutano, eppure noi creiamo valore, creiamo ricchezza, creiamo soddisfazione a chi utilizza quei sassi e quindi creiamo utilità. Il compito dell’azienda è questo sia le imprese in senso stretto for profit sia le cosiddette aziende non profit.
Esempio n. 1
Il capitale iniziale è composto da una banconota da € 100,00, cioè capitale finanziario. Con queste € 100,00 acquisto delle merci per € 80,00, queste merci le vendo per € 90,00. Alla fine di queste operazioni io mi trovo un capitale finale per € 110,00. Guardiamo che cosa è successo: il capitale è passato da € 100,00 a € 110,00. I sassi sono rimasti sempre gli stessi: lo stesso peso, lo stesso volume, la stessa tipologia, eppure è stato creato un utile. Il capitale, che è espressione quantitativa del valore immagazzinato, in questo caso in banconote, è cresciuto, quindi ha avuto un incremento del valore di € 10,00. Come facciamo a calcolare l’incremento del valore? Sottraiamo il capitale iniziale dal capitale finale, quindi € 110,00 meno € 100,00, l’incremento del valore è € 10,00, oppure posso calcolare questo incremento di valore anche facendo la differenza tra ricavi e costi: € 90 - € 80 è sempre € 10,00. È chiaro: € 10,00 risultato economico positivo che noi chiamiamo reddito o, contabilmente, utile. Quindi il reddito o l’utile è l’incremento che il capitale subisce per effetto delle operazioni di gestione che, in questo caso, sono state soltanto due: acquisto per € 80,00 e vendita per € 90,00 tutto in contanti. L’azienda ha prodotto e produrre significa creare valore, creare utilità.
Esempio n. 2
Un’azienda no profit crea valore? Sì, perché produce. Un’azienda di erogazione cosa può fare qui? Compra i sassi per € 80,00 dall’alto piano africano, poi porta questo sacchetto ai lapponi al polo nord e li rivende, ma non a € 90,00, glielo vende a € 80,00. L’azienda ha prodotto? Sì. Ha creato ricchezza? Sì. Ha creato valore? Sì, ma non si vede. Cioè, tutte e due hanno svolto il medesimo processo produttivo: sia impresa for profit sia azienda di erogazione. Solo che quest’utile, questo incremento di ricchezza, non se l’è incamerato l’azienda, ma generosamente è stata erogata ai lapponi. Perché? Il lappone soddisfa il suo bisogno? Sì. Riceve utilità dall’uso di questi sassi? Sì. Se il lappone si rivolge al mercato e va a comprare in Lapponia questo mucchietto di sassi deve corrispondere un prezzo pari a € 90,00. Invece lo acquista dalla nostra azienda di erogazione al prezzo di € 80,00, quindi il lappone ne beneficia, ma la nostra azienda di erogazione chiude il bilancio in pareggio: costi = ricavi, anzi più tecnicamente spese = proventi. C’è sempre la creazione di utilità, c’è sempre la creazione del valore, ma viene dato al destinatario della produzione. Se invece la nostra impresa no vende il sacchetto di sassi a € 90,00 realizza il reddito, l’utile, il surplus; non ho parlato di profitto perché il profitto è qualcosa un po’ più di particolare. In genere parliamo di profitto come la parte del reddito che eccede la congrua remunerazione del capitale.
Esempio n. 3
Naturalmente, può darsi che l’azienda malauguratamente non riesca a realizzare un reddito e non riesca ad incrementare il valore, ma subisca una perdita. Allora supponiamo che l’azienda vende i sassi a € 70,00, allora il capitale iniziale è € 100,00 ma alla fine di queste operazioni si ritrova soltanto € 90,00. Quindi ha impiegato un capitale iniziale di € 100,00 e si ritrova alla fine di tutte queste operazioni un capitale più basso di € 90,00. Come arriviamo al risultato? Sempre in due modi: o come differenza tra € 90,00 e € 100,00, che è un metodo più proprio, oppure come differenza tra ricavi € 70,00 e costi € 80,00, quindi abbiamo una perdita di € 10,00. Quindi, in questo caso, la nostra azienda ha distrutto capitale, ha distrutto valore.
Quindi, se la nostra azienda va ad acquistare i sassi al polo nord e li va a vendere nel deserto roccioso, sicuramente distrugge valore. Da un punto di vista ontologico, la materia non ha alcun valore; per noi è nulla. Noi rivestiamo in termini di valore economico solo se riferiti ai soggetti ai quali questi beni possono servire. La materia di cui si compone la nostra terra non ha alcun valore, è solo materia, niente altro, non serve a niente a meno che noi non la riferiamo ai soggetti. E gli esseri umani ne hanno bisogno perché noi siamo fatti di materia, certamente. E più la materia si alza, più noi attribuiamo alla materia valore. Chi vive nel deserto roccioso, siccome ha tutti i sassi a disposizione, l’utilità marginale di questi sassi è bassissima, cioè praticamente nulla. Se noi potessimo trovare oro in giro così nei giardini pubblici, non avrebbe valore. La materia è scarsa e noi ne abbiamo bisogno e quindi attribuiamo più utilità alla materia che è scarsa e quindi attribuiamo più valore a quella materia, ma sempre facendo riferimento ai soggetti. Se no, la materia non ha alcun valore, quindi le aziende devono ben guardare i soggetti ai quali fanno riferimento, i fornitori, i clienti, per cercare di creare questa magia, trasformare il valore delle cose senza toccarle, e così convincere i clienti a dargli dei soldi.
Esempio n. 4
Partiamo sempre dallo stesso punto perché le cose si complicano. Allora noi disponiamo sempre di un capitale finanziario costituito cioè da banconote per un ammontare complessivo pari a € 100,00. Acquistiamo i sassi sostenendo un costo per € 80,00, i sassi non li vendiamo quindi i ricavi sono nulli. Ora la domanda è: ma la nostra azienda ha creato o distrutto valore? Allora prima il nostro capitale era formato da una banconota da € 100,00, adesso il nostro capitale è formato da una banconota da € 20,00 più le merci di € 80,00. Che cosa è successo? Che il nostro capitale ha cambiato forma. Prima era composto da una banconota € 100,00, adesso il nostro capitale è composto da una banconota da € 20,00, questo è sicuro, e dai sassi che abbiamo acquistato ad € 80,00. Quindi la nostra azienda ha creato o distrutto valore?
A questa domanda poi risponderà soprattutto lo Stato attraverso le leggi che ha fatto. Per rispondere a questa domanda non possiamo usare la bilancia, non possiamo usare il microscopio. Noi ci confrontiamo con ciò che è astratto, non con ciò che possiamo toccare. La risposta è nella nostra mente, soltanto dopo aver fatto delle ipotesi, delle congetture e delle previsioni. Io non posso dare una risposta. È questo il punto, perché se io dicessi: "Ma io i sassi presumo di venderli in futuro, spero al lappone per € 90,00", quindi attribuisco ai sassi che ho in rimanenza un valore di € 90,00, se così facessi allora io avrei un capitale costituito da una banconota da € 20,00 e i sassi a cui io ho attributo sulla base di una congettura un valore di € 90,00. Quindi, complessivamente, ho un capitale finale di € 110,00, quindi ho avuto un incremento del valore di € 10,00 pur non avendo avuto ricavi in senso stretto, presumibilmente avrò ricavi. Quindi, eventualmente, è un ricavo presunto di € 90,00, ma attualmente non ho nessun ricavo.
Oppure potrei dire: "Presumo che il lappone non sia disposto a corrispondermi più di € 70,00". In questo caso che cosa avrò? Una distruzione di valore per € 10,00, quindi avrò una perdita per € 10,00. Ma vedete, questi discorsi che sto facendo non trovano ancora riscontro con la realtà. Questi valori che io sto dando al mio sacchetto di sassi li sto attribuendo sulla base di ipotesi, sulla base di congetture. Quindi il risultato economico che emerge è frutto di un mio ragionamento, sono io che misuro la realtà. Quindi quel reddito è frutto delle mie congetture.
Oppure si dice: "Il sacchetto di sassi in rimanenza ha un valore di € 80,00". In fin dei conti l’ho acquistato ad € 80,00 ed ha un valore di € 80,00. Ovviamente non è così, non lo sappiamo, cioè si dice: "Il costo è € 80,00, avrà sicuramente utilità futura", quindi io storno il costo, rimanenza di merci, e quindi voi fate anche contabilmente semplicemente lo storno di costo, materie prime c/rimanenze finali a conto economico e poi stato patrimoniale a c/rimanente finali. In questo caso gli effetti sul risultato economico sono nulli. Voi stornate il costo dal punto di vista contabile, allora vedete il capitale ha cambiato di forma. Noi dobbiamo andare a quantificare il capitale finale, cioè dobbiamo vedere se abbiamo un incremento o un decremento di valore, cioè dobbiamo vedere se c’è stato un utile o una perdita. Ma per farlo dobbiamo attribuire un valore a questa rimanenza e lo dobbiamo fare perché il capitale ha cambiato forma. Non ho detto che non può essere più utilizzato, ho detto che semplicemente ha cambiato forma che probabilmente ha la sua utilità, ma andare a misurare l’utilità è estremamente difficile, e infatti il risultato economico che emerge nel conto economico è utile non a caso perché noi ci confrontiamo con il valore e quindi con l’utilità. Ecco perché quel margine si chiama utile.
Esempio n. 5
Se noi vendiamo i sassi e conseguiamo un ricavo per € 90,00 e non incassiamo nulla, che cosa abbiamo? Un credito v/clienti per € 90,00. Adesso il capitale finale è composto dalla banconota da € 20,00 e dai crediti per un valore nominale di € 90,00, ma non sappiamo se riusciremo ad incassarli. Vedete, il capitale ha cambiato forma nuovamente, allora noi dovremmo andare a valutare i crediti, ma come i crediti hanno già un valore? No, quello è il valore facciale, ma non sappiamo se riusciremo ad incassarli. Probabilmente di quei crediti per € 90,00 riusciremo ad incassarne € 50,00, non lo sappiamo. Se abbiamo delle merci e i sassi che devono ancora essere vendute, se abbiamo degli impianti che devono ancora essere utilizzati, se abbiamo crediti che devono ancora essere incassati, queste sono tutte operazioni in corso ed il nostro compito è quello di attribuire un valore alle operazioni in corso.
Se io vi chiedessi che cos’è un investimento da un punto di vista concettuale? L’azienda sostiene un costo per acquistare i fattori della produzione e questo costo deve essere recuperato, e il recupero come avviene? Quand’è che l’operazione è conclusa? Quando incasso, finché non incasso ho l’investimento in essere, cioè gli investimenti sono tutte operazioni in corso in attesa di essere recuperati e il recupero avviene non con i ricavi ma con l’incasso. Quindi il nostro compito è quello di attribuire un valore alle operazioni in corso, solo così riuscirò a capire se ho avuto un utile o una perdita perché in tutti questi casi io ho trasformato il mio valore. All’inizio avevo contanti, adesso non ho più contanti, ho una piccola parte in contanti, ma la gran parte del mio capitale, del mio fondo di valori, è costituita dai sassi, dagli impianti, dai crediti ed io devo dare un valore a queste perché solo attribuendo un valore io riesco a capire qual è il capitale finale e solo attribuendo un valore al capitale finale riesco a fare la differenza con il capitale iniziale e quindi solo allora riesco a capire se ho un utile o una perdita.
Lezione 02 del 10.03.2015
La competenza, il fabbisogno finanziario
L’avente oggetto della questione da affrontare alla fine dell’anno, dopo aver fatto certe operazioni di acquisto e di vendita, il capitale finale è costituito da denaro se tutte le operazioni sono state fatte in contanti, ma siccome non tutte le operazioni sono state fatte in contanti significa che il mio capitale non è interamente composto da denaro contante ma in parte da denaro contante e soprattutto da rimanenze. In questo caso, alla fine dell’anno mi trovo delle rimanenze di merci perché non ho venduto nulla, i ricavi infatti qui sono nulli, allora il capitale è composto da denaro e da merci. Allora io devo attribuire un valore alle merci e devo farlo perché voglio andare ad individuare il valore del capitale finale, e perché voglio andare ad individuare il valore del capitale finale? Perché voglio vedere se il capitale è aumentato oppure è diminuito. Se il capitale è aumentato significa che ho avuto un reddito/un utile, se invece il capitale è diminuito significa che ho avuto una perdita, quindi io voglio determinare il risultato economico cioè determinare il reddito o la perdita, ma per far questo sono costretto a stimare il capitale finale perché il capitale finale è aumentato rispetto al capitale iniziale, ma il capitale finale non è composto solo dal denaro, è composto anche da oggetti e allora devo attribuire un valore a questi oggetti e per attribuire valore a questi oggetti devo fare riferimento al soggetto rispetto al quale quel bene può essere utilizzato.
E anche se io vendessi quelle merci la situazione cambia relativamente perché queste merci le vendo, ho ricavi allora qualcuno potrebbe dirmi è fatta, non ho bisogno più di fare nessuna valutazione perché c’è stato lo scambio con un soggetto esterno con economie esterne all’azienda, quindi ho venduto le merci o emesso una fattura e la fattura mi indicherà il prezzo, c’è un dato oggettivo, non è frutto della mia valutazione. E invece ancora no perché io ho venduto e ho conseguito ricavo ma non ha incassato, l’operazione non è avvenuta in contanti, ho un credito. Infatti il mio capitale finale è composto dal denaro e dai crediti, ma allora mi chiedo: i crediti verranno incassati per l’intero ammontare? Non lo so, può darsi di sì, ma può darsi anche di no e quindi l’amministratore dovrà attribuire un valore anche ai crediti, dovrà stimare anche i crediti perché il valore è sempre pensato perché se il valore è minore è sostanzialmente quindi f...
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