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15

b. i relativi costi di dismissione ( ).

Ma l’esistenza di un accordo vincolante è ipotesi spesso remota e quindi lo

standard prevede delle alternative:

ED IAS 36, dicembre 2002, § 22:

Se non c’è alcun accordo vincolante di vendita ma un’attività è commercializzata

in un mercato attivo, il prezzo netto di vendita è il prezzo di mercato dell’attività

dedotti i costi di dismissione. Il prezzo di mercato appropriato è solitamente il

prezzo corrente d’offerta. Quando non sono disponibili i prezzi correnti d’offerta,

il prezzo dell’operazione più recente può fornire un criterio con il quale poter

stimare il prezzo netto di vendita, purché non vi siano stati significativi cambia-

menti nel contesto economico tra la data dell’operazione e la data alla quale la

stima è stata effettuata. standard

Se neanche un mercato attivo esiste, lo suggerisce l’uso di procedi-

menti di stima:

ED IAS 36, dicembre 2002, § 23:

Se non esiste alcun accordo vincolante di vendita né alcun mercato attivo per

un’attività, il prezzo netto di vendita è determinato in base alle migliori informa-

zioni disponibili per riflettere l’ammontare che un’impresa può ottenere, alla da-

ta del bilancio, dalla dismissione dell’attività in una contrattazione normale tra

parti consapevoli e disponibili, dopo che i costi di dismissione siano stati dedotti.

Nel determinare questo ammontare, un’impresa considera il risultato di recenti

transazioni per attività simili effettuate all’interno dello stesso settore industria-

le. Il prezzo netto di vendita non riflette una vendita forzata, a meno che la di-

rezione aziendale non si trovi nella necessità di dover vendere il prima possibile.

net selling price

Le prescrizioni relative ad una corretta determinazione del sono

sintetizzate nella Figura 1.

14 arm’s length transaction

( ) Per si intende una transazione effettuata tra parti indipendenti, aventi le stesse informazio-

ni ed in condizioni normali.

15

( )

ED IAS 36, dicembre 2002, § 24:

I costi di dismissione, diversi da quelli già rilevati come passività, devono essere dedotti ai fini della determinazione del

prezzo netto di vendita. Esempi di tali costi sono le spese legali, l’imposta di bollo e altre simili imposte connesse alla tran-

sazione, i costi di rimozione dell’attività, e i costi incrementali diretti necessari per rendere un’attività pronta alla vendita.

Tuttavia, i benefici dovuti ai dipendenti per la cessazione di rapporti lavorativi (come definiti nello IAS 19, Benefici per i di-

pendenti) e i costi associati alla riduzione o alla riorganizzazione dell’azienda successivi alla dismissione di un’attività non

sono costi incrementali diretti per la dismissione della stessa. 11

Figura 1

Esiste un mercato

Esiste un accor- NO NO

attivo per quel

do di vendita bene?

impegnativo per

quel Bene? Stima il nsp sulla base

della migliore informa-

zione ottenibile per ri-

SI flettere l’importo che

un’azienda potrebbe ot-

tenere da una vendita in

condizioni normali a

Esiste un prezzo soggetti informati e liberi

di offerta?

SI di contrarre, al netto dei

costi di vendita

§ 23

NO

SI E’ possibile conside-

Stima il nsp sulla base rare il prezzo di una

Prendi il prezzo da Prendi il prezzo del prezzo della + re- vendita forzata solo

quell’accordo al di offerta al net- cente transazione al se i manager sono

netto dei costi per to dei costi per netto costi di vendita costretti a tanto

la vendita la vendita § 22

§ 21 § 22

Pertanto:

• net selling price

se il è maggiore del valore contabile non è necessario

calcolare il valore d’uso;

• net selling price

se il è inferiore al valore contabile bisogna procedere al

calcolo del valore d’uso. Se, però, non v’è ragione di credere che il valore

net selling price

d’uso sia significativamente superiore al , quest’ultimo

16

recoverable amount

potrà direttamente assumersi come ( ).

Va inoltre ricordato che la necessità di procedere al calcolo del valore d’uso può

sorgere anche da una più generale impossibilità di determinare, in modo affida-

17

net selling price

bile, il per un bene per il quale manchi un mercato attivo ( ).

16

( )

ED IAS 36, dicembre 2002, § 18:

…il valore recuperabile dell’attività può essere considerato il prezzo netto di vendita. Questo capiterà spesso quando

un’attività è destinata alla vendita. Ciò dipende dal fatto che il valore d’uso di un bene destinato alla vendita è dato

principalmente dagli incassi netti derivanti dalla dismissione, considerato che i flussi finanziari futuri derivanti dall’uso

permanente dell’attività sino alla vendita è probabile che siano irrilevanti.

17

( )

ED IAS 36, dicembre 2002, § 17:

Può essere possibile determinare il prezzo netto di vendita, anche se un’attività non è commercializzata in un mercato attivo.

Tuttavia, alcune volte non sarà possibile determinare il prezzo netto di vendita poiché non esiste alcun criterio per effettuare

una stima attendibile dell’importo ottenibile dalla vendita dell’attività in una contrattazione tra parti indipendenti, consapevoli e

disponibili. In questo caso, per valore recuperabile dell’attività può essere assunto il suo valore d’uso. 12

b) Calcolo del valore d’uso 18

La definizione di valore d’uso ( ), fornita dal principio in esame, consente di

scinderne il processo di calcolo in due fasi essenziali:

individuazione dei flussi di cassa in entrata ed in uscita derivanti dall’uso

i) del bene e, si noti, dalla sua vendita al termine della vita utile;

applicazione di un appropriato tasso di sconto ai flussi di cassa individua-

ii) ti.

i) Determinazione dei flussi cash flow

Per quanto riguarda la composizione dei , lo IAS 36 evidenzia quanto

segue:

ED IAS 36, dicembre 2002, § 32:

Le stime dei flussi finanziari futuri devono includere:

(a) le proiezioni dei flussi finanziari in entrata derivanti dall’uso permanente

dell’attività;

(b) le proiezioni dei flussi finanziari in uscita che necessariamente si verificano

per generare flussi finanziari in entrata dall’uso permanente dell’attività

(inclusi i flussi finanziari in uscita per rendere l’attività utilizzabile) e che

possono essere direttamente attribuiti o ripartiti all’attività in base a un cri-

terio ragionevole e coerente; e

(c) i flussi finanziari netti, qualora esistano, che saranno ricevuti (o pagati) per

la dismissione dell’attività alla fine della sua vita utile.

Nella determinazione di tali flussi di cassa, le proiezioni devono basarsi sulle atte-

19 ), ed in particolare sulle attese dei

se e sulle caratteristiche proprie dell’azienda (

manager

, dando maggior peso a quelle comprovate dall’esterno e tenendo conto

del grado di accuratezza di quelle effettuate nel passato. Se in azienda esistono

budget relativi all’attività o al gruppo di attività oggetto di revisione è possibile

dei

fare riferimento ai dati in essi contenuti. Potranno, tuttavia, considerasi solo le

previsioni fino al 5° anno, dal 6° anno in poi si potranno proiettare quelle del 5°

ad un tasso di crescita non superiore a quello del settore o della nazione in cui

l’azienda opera (§ 27-31). Il flusso netto derivante dalla dismissione del bene

viene determinato seguendo le stesse indicazioni fornite per il calcolo del prezzo

netto di vendita (§ 45-46).

18

( )

ED IAS 36, dicembre 2002, § 5:

Valore d’uso è il valore attuale dei flussi finanziari futuri attesi che si suppone deriveranno dall’uso permanente e dalla

dismissione di un’attività alla fine della sua vita utile;

19 fair value

( ) L’atteggiamento del FASB è diametralmente opposto, in quanto utilizza il come valore di riferimento per il

calcolo di eventuali perdite di valore, evidenziando il maggior peso assunto dalle attese del mercato. 13

Accanto alle suddette prescrizioni generali, lo IAS 36 evidenzia anche una serie di

indicazioni puntuali per il loro calcolo:

• se l’effetto inflativo è considerato nel tasso, allora non deve considerarsi

anche nei flussi, se il tasso è invece reale anche i flussi devono essere ta-

li (§ 33);

• nel caso di beni non ancora completi, nel calcolo dei flussi occorre inseri-

outflows

re anche gli necessari per il loro completamento (§ 35);

• non possono considerarsi flussi di cassa (in entrata o in uscita) derivanti

da attività o passività già iscritte in bilancio, ad esempio tra i crediti o tra i

fondi (§ 36);

• i flussi non devono comprendere gli effetti di entrate o uscite legate alla

gestione finanziaria in quanto si ragiona già in termini di valori attuali, ed

time value of money

il processo di attualizzazione già considera il (§ 43-

44);

• i flussi sono al lordo delle imposte perché tale è anche il tasso (§ 43-44);

• se i flussi sono prodotti in una valuta differente la conversione si farà di-

rettamente per il solo valore attuale al tasso di cambio in corso al mo-

mento del calcolo (§ 47); non bisogna prendere in considerazione né i co-

sti né i conseguenti benefici di ristrutturazioni alle quali l’azienda non si sia

obbligata futuri

ancora (§ 37 a) o di investimenti o di manutenzioni straor-

dinarie in grado di incrementare il livello di rendimento del bene oggetto di

20 ).

valutazione (§ 37 b) (

ii) Determinazione del tasso

ED IAS 36, dicembre 2002, § 48:

Il tasso (o tassi) di attualizzazione deve essere un tasso (o tassi) al lordo delle

imposte che riflette (riflettono) le attuali valutazioni del mercato:

del valore temporale del denaro; e

a) dei rischi specifici connessi all’attività, per i quali le stime dei flussi finanziari

b) futuri non sono state rettificate.

standard

A tal proposito, nel § 49 lo specifica che:

20

( )

ED IAS 36, dicembre 2002, § 40:

Quando un’impresa si impegna in una ristrutturazione, è probabile che alcune attività siano interessate da questa ri-

strutturazione. Una volta che l’impresa si è impegnata nella ristrutturazione:

(a) nel determinare il valore d’uso, le stime dei flussi finanziari futuri in entrata e in uscita devono riflettere i tagli sui

costi e gli altri benefici derivanti dalla ristrutturazione (in funzione del più recente budget/previsione approvato dalla

direzione aziendale); e

(b) le stime dei flussi finanziari in uscita relativi alla ristrutturazione sono trattati come accantonamenti per ristruttura-

zioni in osservanza dello IAS 37, Accantonamenti, passività e attività potenziali.

L’Appendice A, Esempio 5, illustra l’incidenza che può avere una futura ristrutturazione sul calcolo del valore d’uso.

ED IAS 36, dicembre 2002, § 41:

Sino al momento in cui un’impresa sostiene un investimento che mette l’attività nelle condizioni di fornire un rendimento

superiore al livello medio di prestazione originariamente accertato, le stime dei flussi finanziari futuri non includono i

flussi finanziari futuri in entrata stimati che si suppone derivino da tale investimento (si veda Appendice A, Esempio 6).

14

ED IAS 36, dicembre 2002, § 49:

Un tasso che riflette le attuali valutazioni del mercato del valore attuale del de-

naro e dei rischi specifici dell’attività corrisponde al rendimento che gli investito-

ri richiederebbero se si trovassero nella situazione di dover scegliere un inve-

stimento che generasse flussi finanziari di importi, tempistica e rischio equiva-

lenti a quelli che l’impresa si aspetta che derivino dall’attività in oggetto. Questo

tasso è stimato attraverso il tasso implicito utilizzato per attività simili nelle con-

trattazioni attualmente presenti nel mercato o attraverso il costo medio ponde-

rato del capitale di una società quotata che ha una unica attività (o un portafo-

glio di attività) simile all’attività considerata in termini di servizio e rischi.

Comunque il tasso (tassi) di sconto da usare per calcolare il valore d’uso non

dovrebbe riflettere i rischi già riflessi nella stima dei flussi di cassa. In caso con-

trario, l’effetto di alcune ipotesi sarebbe scontato due volte. standard

Qualora non sia possibile derivare il tasso direttamente dal mercato, lo

ritiene che la stima dovrebbe riferirsi:

al costo medio ponderato del capitale dell’azienda, calcolato utilizzando

a) Capital Asset Pricing Model

tecniche quali il ;

al tasso marginale passivo dell’azienda;

b) ad altri tassi marginali di mercato (§ B15-17).

c) asset

Nel ribadire che il rischio preso in considerazione è il rischio specifico dell’

21

di volta in volta oggetto di revisione e non dell’intera azienda ( ), lo IAS precisa

che i tassi appena menzionati dovranno essere opportunamente rettificati tanto

per escludere i rischi non specifici dell’attività quanto per aggiungere quelli spe-

cifici (§ B18).

Accanto all’approccio tradizionale, in cui il tasso riflette tanto il valore del dena-

ro quanto la componente di rischio specifico connesso all’attività, il principio in

Expected Cash Flow Approach

esame prevede una tecnica diversa, l’ , dove il tas-

22

risk-free

so è , giacché esprime esclusivamente il costo del capitale ( ). In tal

cash

caso, la considerazione del rischio viene trasferita nel calcolo dei singoli

flow

, i quali sono ottenuti come media ponderata di una serie di stime di flussi

definita in base a diversi scenari, dove il peso è la probabilità assegnata ad ogni

singolo scenario.

Esempio 1:

L’azienda Alfa decide di calcolare i flussi di cassa derivanti dall’impiego di una

Expected Cash Flow Approach

sua attrezzatura utilizzando l’ . Si ipotizzi per sem-

plicità che, dall’impiego di tale attrezzatura, si preveda di ottenere un solo flus-

so di cassa, che potrebbe essere di 1000 €, di 2000 € o di 3000 €, in base ad

una probabilità di verificazione rispettivamente del 30%, del 60% e del 10%.

In tal caso, il flusso di cassa derivante dall’uso dell’attrezzatura sarà pari a:

[(1000*0.3) + (2000*0.6) + (3000*0.1)] = 1800 €

21

( ) Notazione importante, ad esempio, per un immobile utilizzato per gli uffici.

22 Exposure Draft

( ) Appendice B, parte integrante dell’ (§ B7-B14). 15

Ai fini del calcolo del valore d’uso dell’attrezzatura, bisognerà scontare il suddet-

to flusso di cassa utilizzando un tasso che rifletta esclusivamente il valore tem-

23

free-risk

porale del denaro (tasso ) ( ).

4. MISURAZIONE E RILEVAZIONE DELLA PERDITA DI VALORE

ED IAS 36, dicembre 2002, §52:

Se, e solo se, il valore recuperabile di un’attività è inferiore al valore contabile,

quest’ultimo deve essere riportato al valore recuperabile. Tale riduzione costi-

tuisce una perdita di valore.

recoverable amount im-

Se il è inferiore al valore contabile del bene testato per

pairment

, questo andrà iscritto a tale minor valore e la perdita corrispondente

Non sarà più possibile evi-

sarà “immediatamente” portata a conto economico.

tare l’iscrizione della perdita in base a considerazioni soggettive sulla sua “dure-

volezza” (questa caratteristica si considera implicita nella modalità di calcolo del

recoverable amount).

Qualora il bene oggetto di verifica sia iscritto a valori superiori al costo in

omaggio a quanto previsto da un altro standard (ad esempio in caso di applica-

zione del “revaluation model” consentito dallo IAS 16), la svalutazione sarà con-

tabilizzata secondo il trattamento previsto per le “diminuzioni di rivalutazione”

(revaluation decrease), disciplinato in quello standard (nel caso dello IAS 16,

diminuzione della riserva fino a concorrenza del suo valore e per l’eccesso por-

tata al Conto Economico).

ED IAS 36, dicembre 2002, § 53:

Una perdita di valore deve essere immediatamente rilevata come un costo nel

conto economico, a meno che l’attività non sia già iscritta al proprio valore riva-

lutato secondo quanto previsto da un altro Principio contabile internazionale

(per esempio, come previsto nel “revaluation model” consentito dello IAS 16,

Immobili, impianti e macchinari). Qualsiasi perdita di valore di un’attività rivalu-

tata deve essere trattata come una diminuzione della rivalutazione secondo

quell’altro Principio contabile internazionale.

recoverable amount

Se il è negativo, la perdita sarà maggiore del valore contabi-

le. In tal caso, il bene sarà eliminato dal bilancio, ma si procederà all’iscrizione di

standard

una passività, per la parte eccedente, solo se tanto è richiesto da altri

(§ 55).

A partire dall’anno successivo alla svalutazione, l’ammortamento va determinato

impaired asset

con riferimento al nuovo valore contabile dell’ , il che, a parità di vi-

23

( ) È bene, tuttavia, sottolineare come i due approcci possano portare a risultati anche molto differenti. A tal proposito

si fornisce il seguente esempio: se da un bene si prevede di ottenere un flusso da 10 (al 90%) ed uno da 1000 (al

10%), in un approccio tradizionale, molto probabilmente, si impiegherebbe 10 come flusso da attualizzare ad un tasso

expected cash flow approach si avrebbe un flusso di 109 da attualizzare, peraltro, ad un

comprensivo del rischio; nell’

risk-free

tasso inferiore, in quanto . 16

ta utile, significherà costi più bassi rispetto a quelli che si rilevavano prima della

24

svalutazione ( ).

Esempio 2:

Il 01/01/2005 l’azienda Alfa acquista un’attrezzatura al prezzo di 10.000 €, la

quale è soggetta ad un processo di ammortamento quinquennale.

Al 31/12/2005, il valore contabile dell’attrezzatura è pari ad 8.000 €.

Al 31/12/2006, si accerta la presenza un indizio esterno e si procede

impairment test

all’ , da cui scaturisce:

valore d’uso dell’attrezzatura = 3.000 €;

1) prezzo netto di vendita dell’attrezzatura = 2.000 € ; pertanto

2) Recoverable Amount dell’attrezzatura = 3.000 €.

La perdita di valore va misurata rispetto al “valore contabile alla data della valu-

tazione” e quindi occorre calcolare anche l’ammortamento dell’anno 2006, che è

pari a 2.000 €.

Pertanto, il valore contabile dell’attrezzatura al 31/12/2006 è pari a 6.000 €,

mentre la perdita di valore è pari a 3.000 € (6.000 – 3.000).

Rilevazione contabile:

Svalutazione a Attrezzatura 3.000

Nuovo valore contabile dell’attrezzatura al 31/12/2006 = 3.000 €;

Vita utile residua = 3 anni;

Nuovo ammortamento annuo = 1.000 € (3.000/3 anni residui) [con un rispar-

mio, economico, di 1000 € l’anno].

Esempio 3: (Esempio di calcolo della perdita di valore nell’ipotesi di contabilità

fair value

al )

Il 01/01/2005 l’azienda Alfa acquista un’attrezzatura al prezzo di 40.000 €, la

quale è soggetta ad un processo di ammortamento decennale che si immagina

a quota piena sin dal primo anno.

Attrezzatura a Cassa 40.000

24 standard recoverable amount

( ) Per quanto riguarda l’ammortamento, lo evidenzia che, anche se il risulti superiore al

carrying amount impairment test

, gli indizi che hanno originato l’ possono comunque indicare una variazione nella vita

utile del bene e rendere necessaria una revisione del processo di ammortamento.

ED IAS 36, dicembre 2002, § 14:

Se esiste una indicazione che un’attività può aver subito una riduzione di valore, questo può indicare che la vita utile

residua, il criterio d’ammortamento o il valore residuo dell’attività necessita di essere riconsiderato e rettificato secondo

le disposizioni contenute nel Principio contabile internazionale applicabile a tale attività, persino quando non è stata rile-

vata alcuna perdita di valore della stessa. 17

revaluation model

L’azienda Alfa decide di utilizzare il dello IAS 16 e quindi di

fair value fair value

valutare l’attrezzatura al . Al 31/12/2005 il dell’attrezzatura è

stimato pari a 54.000 € (i valori di bilancio sono aggiornati stornando il fondo

ammortamento contro il valore contabile lordo del bene e ricalcolando il valore

netto al valore rivalutato del bene).

Pertanto, al 31/12/2005 si avrà:

Amm.to Attrezzatura a Fondo Amm. 4.000

Fondo Amm.to

Attrezzatura

40.000 4.000

Fondo Amm a Attrezzatura. 4.000

25

Attrezzatura a 18.000

( )

Riserva di rivalutazione .

Attrezzatura Fondo amm.to Riserva rivalut.

40.000 4.000 4.000 18.000

18.000 4.000

54.000

Nuova quota di ammortamento = 6.000 € (+ 2.000 rispetto al valore iniziale)

[la nuova quota è data da 54.000/9 anni residui].

In base a questa nuova situazione, al 31/12/2006, la quota di ammortamento

eccedente il valore iniziale (2.000) viene girata alla voce Utili portati a nuovo,

26 :

contro addebitamento della Riserva di rivalutazione

Ammortamento Attrezzatura a Fondo Amm.to 6.000

Riserva di rivalutazione a Utili portati a nuovo 2.000

Fondo Amm.to a Attrezzatura. 6.000

Attrezzatura Fondo Riserva rival. Utili portati a

amm.to nuovo

40.000 4.000 6.000 18.000 2.000

18.000 6.000 2.000

6.000

48.000 16.000

25

( ) 18.000 + 36.000= 54.000

26

( ) La riserva di rivalutazione accoglie un maggior valore non ancora realizzato che , tuttavia, si realizzerà man mano

che il bene partecipa al processo produttivo dell’azienda. Il passaggio a Utili lordi permette, sotto il profilo tecnico-

computazionale, la contemporanea estinzione dei valori contabili relativi alla Riserva di rivalutazione ed al bene cui essa

si riferisce. 18

fair value

Si ipotizzi che al 31/12/2006 il sia in linea con il valore netto contabile

dell’attrezzatura (48.000) e, pertanto, in base a quanto disposto dallo IAS 16,

non sarà necessario alcun adeguamento del valore di bilancio.

Si immagini tuttavia, che a seguito di una variazione nell’uso specifico cui

l’azienda destini il bene nel processo produttivo, sia necessario procedere

impairment test

all’ , da cui scaturisce:

valore d’uso dell’attrezzatura = 26.000 €;

1) prezzo di vendita dell’attrezzatura = 48.000 €;

2) costi di dismissione = 20.000 €; pertanto

3) 27

Recoverable Amount dell’attrezzatura = 28.000 € ( ).

La perdita di valore è pari a 20.000 (48.000 € v. contabile al 31/12/2006 –

28.000 recoverable amount) ed in base a quanto stabilito al § 53 dello IAS 36 si

procederà nel seguente modo: 28

Svalutazione a 20.000

( )

Attrezzatura

Riserva di rivalutazione a Svalutazione 16.000

C.E. a Svalutazione 4.000

Attrezzatura Riserva di rivalut.

40.000 4.000 18.000

18.000 2.000

6.000 16.000

20.000

28.000

In tal caso, quindi, la perdita di valore andrà a ridurre la Riserva di rivalutazione

per 16.000 € (che viene eliminata) e graverà come costo nel C.E. solo per la

parte restante (4.000 €).

Nuova quota di ammortamento = 3.500 € (– 500 rispetto al valore iniziale) [la

nuova quota è data da 28.000/8 anni residui].

***

Le Cash Generating Unit

Tuttavia, non sempre un’azienda è in grado di stimare il valore recuperabile di

asset

una singola attività. È possibile quindi che per l’ oggetto di revisione non si

27 re-

( ) Ottenuto come differenza tra 48.000 (prezzo di vendita) e 20.000 (costi di dismissione). È bene notare come il

value in use fair value value in

coverable amount

, ed in particolare il , possa essere diverso dal . Si ricorda, infatti, come il

fair value

use sia funzione delle aspettative dell’azienda, mentre il dpvrebbe basarsi maggiormente sulle aspettative de-

gli operatori medi del mercato.

28

( ) 20.000=48.000-28.000 19

possa individuare un flusso di cassa largamente indipendente da quello

net selling price

generato da altre attività ed il cui non possa calcolarsi, ov-

vero possa calcolarsi ma non possa considerarsi un’approssimazione del valore

.

d’uso e sia inferiore al valore contabile In tal caso, lo IAS 36 ritiene che biso-

recoverable amount

gna considerare il del più piccolo gruppo di attività, che in-

asset

cluda l’ da verificare, ed il cui impiego generi flussi di cassa largamente in-

dipendenti da quelli generati da altre attività o gruppi di attività. Si ricorre, per-

Cash Generating Unit

tanto, al concetto di , che si sostituisce così al bene nel

impairment

processo di .

ED IAS 36, dicembre 2002, § 59:

Se esiste un’indicazione che un’attività può aver subito una riduzione di valore,

deve essere stimato il valore recuperabile dell’attività individuale. Se non è pos-

sibile stimare il valore recuperabile dell’attività individuale, un’impresa deve de-

terminare il valore recuperabile dell’unità generatrice di flussi di cassa alla quale

l’attività appartiene (unità generatrice di flussi di cassa dell’attività).

Esempi di CGU sono di seguito indicati:

ED IAS 36, dicembre 2002, § 60:

Esempio

Un’impresa mineraria possiede una ferrovia privata per agevolare la propria at-

tività estrattiva. La ferrovia privata può essere venduta solo al valore di rottame

e non genera flussi finanziari in entrata, derivanti dall’uso permanente, che sia-

no ampiamente indipendenti dai flussi finanziari in entrata derivanti dalle altre

attività estrattive.

Non è possibile stimare il valore recuperabile della ferrovia privata perché il va-

lore d’uso della ferrovia privata non può essere determinato ed è probabilmente

differente dal valore recuperabile. Perciò, l’impresa stima il valore recuperabile

dell’unità generatrice di flussi finanziari cui la strada privata appartiene, che

coincide con la miniera nel suo insieme.

ED IAS 36, dicembre 2002, § 61:

Esempio

Una società di autobus fornisce servizi, per contratto, a un Comune, che richie-

de un servizio minimo su ciascuno di cinque distinti percorsi. Le attività impie-

gate in ciascun percorso e i flussi finanziari derivanti da ciascun percorso pos-

sono essere identificati separatamente. Uno di questi percorsi opera con una si-

gnificativa perdita.

Poiché l’impresa non ha la possibilità di chiudere alcuno dei percorsi degli auto-

bus, il livello più basso di flussi finanziari in entrata identificabili dall’uso perma-

nente ampiamente indipendenti dai flussi finanziari in entrata derivanti da altre

attività o gruppi di attività è il flusso finanziario in entrata generato dai cinque

20

percorsi insieme. L’unità generatrice di flussi finanziari per ciascun percorso è la

società di autobus nel suo insieme.

ED IAS 36, dicembre 2002, Appendice A – Esempio C:

Antefatto

L’impresa M produce un unico prodotto e dispone di tre impianti produttivi: A,

B, C. Ciascun impianto è dislocato in altrettanti Paesi. L’impianto A produce

componenti del prodotto commercializzato dall’impresa, che vengono assembla-

ti nell’impianto B e C. La capacità produttiva di questi due impianti non è mai

sfruttata appieno e i prodotti che l’impresa commercializza derivano indistinta-

mente o dall’impianto B o dall’impianto C a seconda delle le disponibilità di pro-

dotto offerte dagli impianti (per esempio, il prodotto di B può essere venduto

nel Paese di C se i prodotti possono essere consegnati più rapidamente da C

che da B). I livelli di utilizzazione di B e di C dipendono dalla ripartizione delle

vendite fra le due locazioni.

Per ognuno dei seguenti casi quali sono le CGU?

Caso 1: Esiste un mercato attivo per i prodotti che fuoriescono dall’impianto A

Caso 2: Non esiste un mercato attivo per i prodotti che fuoriescono

dall’impianto A

Analisi

Caso 1

In questo caso, è probabile che A costituisca una CGU separata dalla CGU che

racchiude i flussi finanziari attesi derivanti dalla commercializzazione dei prodot-

ti assemblati dagli impianti B e C. È, infatti, improbabile che in una siffatta si-

tuazione sia possibile individuare i flussi di cassa attesi per B e C in modo auto-

nomo e indipendente, pertanto B e C assieme costituiscono il più piccolo gruppo

di attività che genera flussi finanziari in entrata derivanti dall’uso permanente e

ampiamente indipendenti dai flussi di cassa attesi derivanti dalle altre attività.

Caso 2

In questo caso, è probabile che la CGU sia rappresentata dall’intera azienda in

quanto, se non esiste un mercato attivo per i prodotti di A, i flussi di cassa futu-

ri sono strettamente collegati all’attività produttiva degli impianti B e C. D’altra

parte, la presenza di un mercato attivo per i prodotti di B e C non è sufficiente

ad individuare nei singoli impianti B e C una CGU, in quanto i flussi di cassa fu-

turi dipendono dalla ripartizione delle produzioni tra gli impianti B e C. Quindi, la

CGU è rappresentata dall’intera azienda, cioè dai flussi di cassa futuri che deri-

vano dall’uso permanente dei tre impianti, di cui è dotata l’impresa.

ED IAS 36, dicembre 2002, Appendice A – Esempio D:

Antefatto

Una società editrice ha la proprietà di 150 testate, delle quali 70 sono state ac-

quistate sul mercato e 80 create. Il prezzo pagato per l’acquisto di una testata è

registrato come una immobilizzazione immateriale. I costi per creare le testate e

per mantenerle sono invece spesati in conto esercizio. È possibile individuare i

21

flussi di cassa generati dalle vendite di ciascuna testata e dalla pubblicità in es-

se accolta. Ogni testata è diretta ad una certa fascia di clienti le cui caratteristi-

che influenzano le modalità di gestione della pubblicità. La politica dei manager

è di abbandonare le vecchie testate prima del termine della loro vita utile e di

sostituirle immediatamente con nuove testate dirette alla medesima fascia di

clientela.

Qual è la CGU?

Analisi

In tal caso, è probabile che il recoverable amount delle singole testate (acqui-

state) possa essere determinato. Nonostante le modalità di gestione della pub-

blicità di una testata siano influenzate da quelle delle altre testate presenti nella

stessa fascia di clienti, i flussi di cassa generati dalle vendite e dalla pubblicità

sono identificabili per ciascuna testata. In aggiunta, sebbene ogni testata sia di-

retta ad una certa fascia di clienti, la decisione di abbandonare le vecchie testa-

te viene fatta sulla base di ogni singola testata. Pertanto, ogni singola testata

genera flussi di cassa in entrata largamente indipendenti da ogni altra testata e

costituisce una CGU.

Il principio in esame prevede due condizioni fondamentali per l’individuazione di

una CGU:

deve generare flussi di cassa provenienti dall’esterno o, nel caso in cui

1) output

l’ sia destinato all’interno dell’azienda, deve esistere un mercato attivo

output transfer pri-

per tale che permetta una quantificazione affidabile dei

ces recoverable amount

in modo da poter misurare correttamente il della

transfer prices

CGU. Questi saranno poi utilizzati anche per quantificare gli

29

outflows delle CGU a valle del processo produttivo ( );

i flussi devono essere largamente indipendenti. Per valutare l’indipendenza

2) occorre considerare:

29

( )

ED IAS 36, dicembre 2002, § 63:

Se esiste un mercato attivo per il prodotto di un’attività o di un gruppo di attività, tale attività o gruppo di attività deve

essere identificata come un’unità generatrice di flussi di cassa, anche se alcuni o tutti i prodotti sono usati internamen-

te. Se ci troviamo in questa circostanza, deve essere usata la migliore stima effettuabile della direzione aziendale dei

futuri prezzi di mercato:

(a) nel determinare il valore d’uso di questa unità generatrice di flussi di cassa, quando la stima dei flussi finanziari in

entrata futuri fa riferimento all’uso interno del prodotto; e

(b) nel determinare il valore d’uso di altre unità generatrici di flussi di cassa dell’impresa che redige il bilancio, quando

la stima dei flussi di cassa futuri in uscita fa riferimento all’uso interno del prodotto.

ED IAS 36, dicembre 2002, § 64:

Anche se parte o tutto il prodotto di un’attività o di un gruppo di attività è usato da altre unità appartenenti all’impresa

che redige il bilancio (per esempio, prodotti a uno stadio intermedio del processo di produzione), questa attività o grup-

po di attività formano un’unità generatrice di flussi finanziari distinta se l’impresa può vendere questo prodotto in un

mercato attivo. Questo perché l’attività o il gruppo di attività può generare flussi di cassa in entrata derivanti dall’uso

permanente che sarebbero, in questa circostanza, ampiamente indipendenti dai flussi di cassa in entrata derivanti da

altre attività o altri gruppi di attività. Nell’usare l’informazione basata sui budget/previsioni che fanno riferimento a tale

unità generatrice di flussi finanziari, un’impresa rettifica questa informazione se il trasferimento interno dei prezzi non

riflette la migliore stima effettuata dalla direzione aziendale dei prezzi di mercato futuri per il prodotto dell’unità genera-

trice di flussi finanziari. 22

management

• la struttura organizzativa e di controllo interno da parte del

business

(e.g. linee di , linee di prodotto, aree regionali, distretti);

• il modo secondo il quale sono assunte le decisioni relativamente alla con-

tinuazione ed alla dismissione delle attività e delle operazioni aziendali;

30 31

segment reporting

• lo schema di eventuali ( ) ( ).

Una volta individuata la CGU, sorge il problema legato alla corretta esecuzione

impairment

dell’eventuale procedimento di . In primo luogo, occorre garantire che

la misurazione del valore contabile e del valore recuperabile siano coerenti, ovve-

ro siano calcolati considerando le medesime attività di bilancio. A tal proposito, il

§ 69 stabilisce che, nel calcolare il valore contabile (e, di conseguenza, il valore

recuperabile), occorre ripartire sulla CGU solo quelle attività che siano ad essa

on a reasonable and

ragionevolmente riconducibili o ripartibili in modo coerente (

consistent basis

). recoverable amount

In più, di norma, nel calcolo del non vengono considerati i

flussi derivanti dalle passività già iscritte in bilancio, a meno che la loro conside-

32 carrying amount

razione non sia necessaria ( ). In tal caso, anche nel calcolo del

dell’intera CGU si terrà conto del valore contabile delle relative passività.

ED IAS 36, dicembre 2002, § 69:

Il valore contabile di un’unità generatrice di flussi di cassa:

(a) include il valore contabile delle sole attività che possono essere attribuite di-

rettamente, o ripartite secondo un criterio ragionevole e coerente, all’unità

generatrice di flussi di cassa e che genereranno flussi di cassa futuri in en-

30

( )

ED IAS 36, dicembre 2002, § 62:

I flussi di cassa in entrata derivanti dall’uso permanente sono entrate di denaro e di disponibilità liquide ricevute da terzi

esterni alla società che redige il bilancio. Nell’identificare se i flussi di cassa in entrata derivanti da un’attività (o da un

gruppo di attività) siano ampiamente indipendenti da quelli derivanti da altre attività, un’impresa considera diversi fatto-

ri, fra i quali il modo in cui la direzione aziendale controlla l’operatività dell’impresa (per esempio, per linee di prodotto,

settori aziendali, dislocazioni aziendali, le aree distrettuali o regionali o in qualche altro modo) o come la direzione

aziendale prende decisioni in merito alla dismissione o alla continuazione delle attività e dei servizi aziendali.

L’Appendice A, Esempio 1, fornisce esempi di identificazione di unità generatrici di flussi di cassa.

31 consistency

( ) Lo IAS 36 prevede, inoltre, che sia necessario mantenere una nell’individuazione delle CGU.

ED IAS 36, dicembre 2002, § 65:

Le unità generatrici di flussi di cassa della stessa attività o delle stesse tipologie di attività devono essere identificate con

criteri coerenti da esercizio a esercizio, a meno che il cambiamento possa essere motivato.

ED IAS 36, dicembre 2002, § 66:

Se un’impresa ritiene che un’attività appartiene a un’unità generatrice di flussi di cassa diversa rispetto a quella dei pre-

cedenti esercizi, o che le tipologie di attività aggregate dell’unità generatrice di flussi di cassa dell’attività sono cambiate,

il paragrafo 117 richiede che debbano essere fornite alcune informazioni integrative sulle unità generatrici di flussi di

cassa, se una perdita di valore dell’unità generatrice di flussi finanziari viene rilevata o rettificata ed è rilevante per il

bilancio dell’impresa che redige il bilancio nel suo insieme.

32

( )

ED IAS 36, dicembre 2002, § 70:

Laddove le attività sono raggruppate per valutarne la loro recuperabilità, è importante includere nell’unità generatrice di

flussi di cassa tutte le attività che generano l’affluire di flussi di cassa in entrata derivanti dall’uso permanente. Altrimen-

ti, l’unità generatrice di flussi di cassa può sembrare totalmente recuperabile quando in realtà si è verificata una perdita

di valore. In alcune circostanze, nonostante qualche attività contribuisca alla formazione dei flussi di cassa futuri attesi

di un’unità generatrice di flussi di cassa, queste non possono essere imputate all’unità generatrice di flussi di cassa in

base a un criterio ragionevole e coerente. Questo è il caso dell’avviamento o delle attività societarie quali, per esempio,

le attività della sede. I paragrafi compresi tra 79 e 87 spiegano come trattare queste attività nella verifica di una ridu-

zione di valore di un’unità generatrice di flussi finanziari. 23


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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Statistica e matematica per l’azienda, la finanza e l’assicurazione
SSD:
Università: Trieste - Units
A.A.: 2006-2007

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ragioneria generale ed applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trieste - Units o del prof Bertoni Michele.

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