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In bilancio 2010 avremo:

costo per servizio già fruito: 3000

STATO PATRIMONIALE al 31/12/10

ATTIVITA' PASSIVITA'

CONTO ECONOMICO del 2010

COSTI RICAVI

costo x serv 3000

Il conto “debito per servizio reso” si chiama “rateo passivo”. Come prima la parola rateo indica il

pagamento posticipato; è passivo perché anticipa al 2009 un costo che verrà pagato nel 2010 per

rispettare i principi contabili i quali tra l'altro obbligano a redigere il bilancio per competenza (il

pagamento è nel 2010, ma il servizio è per metà del 2009 e per metà del 2010).

Riassumendo: riassumiamo le condizioni per avere i ratei(N.B.: le condizioni sono cumulative e

non alternative!):

 rateo attivo, lo abbiamo quando:

siamo noi ad erogare un servizio ad altri;

◦ alla fine dell'anno non abbiamo ancora completamente erogato il servizio;

◦ il costo per il servizio erogato sarà pagato posticipatamente.

In contabilità: mettiamo la parte di servizio erogato nel CE e nello SP il relativo credito.

 rateo passivo, lo abbiamo quando:

altri ci prestano un servizio;

◦ alla fine dell'anno il servizio non ci è stato completamente erogato;

◦ il ricavo per il servizio erogato sarà incassato posticipatamente.

In contabilità: riportiamo la parte del costo del servizio effettivamente ricevuto nell'anno nel

CE e il relativo debito nello SP.

servizio che noi eroghiamo servizio che altri erogano a noi

pagamento anticipato risconto passivo (debito di servizio) risconto attivo (rimanenza di servizio)

pagamento posticipato rateo attivo (crediti per servizi) rateo passivo (debiti per servizi)

Fatture da ricevere/emettere: può capitare al 31/12 che ci siano fatture di altre aziende, relative a

servizi che ci hanno già erogato completamente nell'anno, che ci devono ancora arrivare.

Supponiamo ad esempio che l'omino della caldaia che ha eseguito la manutenzione in data 27/12

non ci invii la fattura in tempo per il 31/12; alla fine dell'anno registriamo il nostro debito e il costo:

debiti per fatt. da ric: 70

Manutenzione: 70

STATO PATRIMONIALE al 31/12/09

ATTIVITA' PASSIVITA' 70

deb x fatt. da ric.

CONTO ECONOMICO del 2009

COSTI RICAVI 13

manutenzione 70

L'anno dopo, nel 2010 quando ci arriva la fattura, chiuderemo il debito che abbiamo creato ed

apriremo il debito vero e proprio:

Gennaio 2010 DARE AVERE

debiti per fatture da ricevere 70

debiti vs fornitori 70

(scrittura che descrive il ricevimento della fattura)

Per pagare poi, chiuderemo il debito vs fornitori e paghiamo:

Gennaio 2010 DARE AVERE

debiti vs fornitori 70

banca c/c 70

(scrittura che descrive il pagamento della fattura)

Può essere però che siamo noi in ritardo ad emettere le fatture; supponiamo di essere un'azienda che

fornisce i pasti ad una mensa ogni settimana. L'ultima settimana in cui abbiamo erogato il servizio è

stata quella dal 23/12 al 30/12 ma noi emettiamo la relativa fattura nel gennaio dell'anno dopo. Al

31/12 registriamo il credito ed il ricavo:

crediti per fatt da emettere: 1400

ricavi per prestazioni: 1400

STATO PATRIMONIALE al 31/12/10

ATTIVITA' PASSIVITA'

cred x fatt da em 1400

CONTO ECONOMICO del 2010

COSTI RICAVI

ricavi x prest 1400

L'anno dopo, quando emettiamo la fattura, chiuderemo il credito creato e apriamo il credito vero e

proprio: Gennaio 2010 DARE AVERE

crediti vs clienti 1400

crediti per fatture da emettere 1400

(scrittura che descrive l'emissione della fattura)

Quando ci pagano, chiudiamo il credito e aumentiamo la banca:

Gennaio 2010 DARE AVERE

banca c/c 1400

crediti vs clienti 1400

(scrittura che descrive il ricevuto pagamento)

18/03: svalutazione crediti: può capitare che nell'attivo dello SP alla fine dell'anno compaiano dei

crediti verso i clienti; inoltre può essere che l'azienda, per esperienza o altri fattori, sappia che

normalmente ogni anno ci sia una certa percentuale di crediti che non riscuote. Per questo motivo

l'azienda, per rispettare il principio della prudenza, deve svalutare tali crediti della percentuale che

ritiene di non riscuotere. Il principio della prudenza dice di inserire i ricavi solo se effettivamente

conseguiti, mentre i costi vanno inseriti anche se temuti e quindi non si sono ancora verificati.

Come quantificare la percentuale di svalutazione: le aziende piccole possono fare un'analisi cliente

per cliente per sapere la loro affidabilità. Le grandi aziende invece, dividono i propri clienti in

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categorie di rischio: rischio nullo, basso, medio, alto, altissimo. Viene assegnata una percentuale ad

ogni categoria e tramite queste si calcola la percentuale finale da applicare. Per suddividere i clienti

nelle categorie si guardano ad esempio questi fattori:

 la zona geografica di appartenenza: può indicare aree in cui le crisi colpiscono in modo più

accentuato e quindi più rischiose;

 se i clienti presentano conclamati problemi economici;

 se il cliente ha intrapreso controversie legali con noi.

Se poi i crediti non vengono effettivamente riscossi essi vengono stralciati (eliminati) dalla

contabilità.

un caso specifico: nel 2009 alla fine dell'anno abbiamo 100 nel conto “crediti vs clienti”; riteniamo

che il 3% non li riscuoteremo, per questo motivo creiamo un apposito conto da iscrivere nelle

passività dello SP chiamato “fondo rischi su crediti” che non è altro che un contrappeso il quale

ospiterà quella parte di crediti che riteniamo di non incassare. Come contropartita metteremo tra i

costi del CE il conto “perdite temute su crediti” per 3.

31/12/09 DARE AVERE

perdite temute su crediti 3

fondo rischi su crediti 3

(scrittura che descrive la svalutazione dei crediti)

Il conto “perdite temute su crediti” si può chiamare anche “accantonamento per rischi su crediti”

oppure “accantonamento a fondo rischi su crediti”.

Il conto “fondo rischi su crediti” si può chiamare anche “fondo svalutazione crediti”.

Siamo nel 2010; dal 2009 abbiamo “ereditato” la situazione sopra descritta. Supponiamo di avere

crediti non riscossi per 4: vediamo le due tecniche utilizzabili:

 senza evidenziazione in CE o diretta: questa tecnica opera sul CE solo se i crediti

effettivamente non riscossi superano il fondo rischi su crediti;

come prima cosa operiamo direttamente sul conto “crediti vs clienti” e mettiamo in avere 4,

ottenendo un saldo di: dare – avere = 100 – 4 = 96. A questo punto come contropartita utilizziamo il

fondo rischi su crediti per 3 (che quindi si chiude) e per la parte rimanente usiamo il conto “perdita

su crediti”. 2010 DARE AVERE

fondo rischi su crediti 3

perdite su crediti 1

crediti verso clienti 4

(scrittura che descrive la mancata riscossione)

In tal modo nel bilancio avremo: SP

ATTIVITA' PASSIVITA'

cred vs clienti 96

CE

COSTI RICAVI

perdite su crediti 1

da notare che fino a quando il credito effettivamente non riscosso è minore o uguale al fondo rischi

su crediti, non c'è nessun movimento nel CE! Questa scrittura è corretta, però chi legge il bilancio di

quest'anno senza avere sotto mano anche quello del 2009 (dove c'era indicato il fondo rischi tra le

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passività) può pensare che i crediti erano di 97 e con la perdita di 1 siano diventati 96. Questo

semplicemente per il fatto che senza bilancio 2009 non si riesce a risalire ai fatti accaduti. Per

questo motivo i contabili hanno pensato anche ad un'altra tecnica più articolata, ma che tiene

memoria del fondo.

 Con evidenziazione in ce o indiretta: siamo nella stessa situazione di prima in cui abbiamo

ereditato i conti dello SP dal 2009 e i crediti non riscossi sono di 4.

In questa tecnica si eseguono due passi: il primo è quello di registrare la perdita senza coprirla con il

fondo: 2010 DARE AVERE

perdite su crediti 4

crediti verso clienti 4

(scrittura che descrive la perdita)

Il secondo passo consiste nell'aprire un nuovo conto chiamato “utilizzo fondo rischi su crediti” che

come è abbastanza evidente ospita tra i suoi valori l'utilizzo del fondo rischi su crediti e va iscritto

tra i ricavi del CE (attenzione: questo conto non è un ricavo ma una rettifica di costo!); come

contropartita ovviamente si chiude il fondo rischi su crediti. In questo modo usiamo la tecnica del

contrappeso nel CE. 2010 DARE AVERE

fondo rischi su crediti 3

utilizzo fondo rischi su crediti 3

(scrittura che descrive l'utilizzo del fondo rischi su crediti)

Nel bilancio avremo: SP al 31/12/10

ATTIVITA' PASSIVITA'

crediti verso clienti 96

CE 2010

COSTI RICAVI

perdite su crediti 4 utilizzo fondo rischi su crediti 3

Come vediamo il conto “fondo rischi su crediti” non c'è più perché l'abbiamo utilizzato ed è stato

quindi chiuso. Nel CE c'è lo stesso risultato di prima (4 – 3 = 1) ma è descritto in modo diverso: ora

il lettore capisce che i crediti erano 96 + 4 = 100 e che una parte di quei 4 sono stati coperti dal

fondo rischi su crediti.

Non c'è una tecnica preferibile in assoluto quindi, ma dipende dalle esigenze e dai vari casi

esaminati.

24/03: il TFR: ogni mese ai dipendenti viene erogato uno stipendio; alla fine dell'anno essi hanno

diritto al TFR: ogni anno cioè, l'azienda mette da parte una somma di denaro in un fondo che verrà

poi dato al lavoratore se esso si licenzia oppure se va in pensione. Il TFR di un anno è lo stipendio

medio di quell'anno, ovvero non è altro che la somma degli stipendi percepiti dal lavoratore diviso

per i mesi in cui ha lavorato.

Supponiamo che il monte salari (la somma dei salari erogati al dipendente durante l'anno) sia

13500. Inoltre, di solito, i mesi di stipendio del lavoratore sono 13,5 (i 12 dell'anno più 1 mese di

stipendio intero a dicembre (la tredicesima) più metà stipendio a luglio (la quattordicesima) il che

sommato dà: 12 +1 + 0,5 = 13,5). Quindi la quota TFR dell'anno sarà: 13500/13,5 = 1000. Come

già detto, il TFR si consegna solo alla fine del rapporto di lavoro tra dipendente e impresa; l'azienda

è quindi debitrice del dipendente e non sapendo quando dovrà erogare il TFR e tanto meno a quanto

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ammonterà quando il dipendente se ne andrà, crea un fondo chiamato “Fondo TFR”. Al 31/12/09

(primo anno di vita dell'azienda) l'azienda farà:

31/12/09 DARE AVERE

quota TFR 1000

Fondo TFR 1000

(scrittura che apre il fondo TFR)

Il fondo TFR rappresenta il debito di funzionamento che andrà nelle passività dello SP. La quota

TFR è invece il costo del 2009 che descrive il TFR maturato nell'anno.

SP al 31/12/09

ATTIVITA' PASSIVITA'

Fondo TFR 1000

CE 2009

COSTI RICAVI

quota TFR 1000

Nel 2010, come al solito, si ereditano i conti dello SP del 2009 tra cui compare il fondo TFR per

1000. Supponiamo ora che il monte salari del 2010 sia 27000. La quota TFR 2010 sarà quindi:

27000/13,5 = 2000. A questo punto sorge però un problema: i 1000 inseriti nel fondo TFR nel 2009

oggi valgono di meno perché hanno perso potere d'acquisto (1000 euro nel 2009 varranno un po'

di meno nel 2010; pensiamo al caffè: di certo 30 anni fa non costava sicuramente 1 euro e quindi

2000 lire). Come contrastare quindi la perdita di potere d'acquisto: semplicemente rivalutando il

fondo TFR con questo procedimento:

1. siccome il fondo rimane in azienda, essa avrà a disposizione i soldi del TFR e può usarli per

fare investimenti (basta che quando il dipendente se ne va l'azienda gli restituisca il TFR per

intero); è quindi come se il dipendente finanziasse l'azienda, perciò gli spetta un interesse

stabilito per legge pari all'1,5% del TFR:

quota TFR * 1,5/100 = 1000 * 0,015 = 15

2. per tenere conto del costo della vita, quindi per contrastare la perdita di potere d'acquisto il

fondo viene rivalutato del 75% dell'indice ISTAT dell'anno. Supponiamo che l'indice ISTAT

del 2010 sia il 2%, faremo:

quota TFR * (75/100 * 2)% = 1000 * 0,015 = 15

I tassi dell'1,5% nel primo caso e del 75% nel secondo sono sempre fissi. L'indice ISTAT cambia

invece di anno in anno. La rivalutazione del 2010 è quindi data da: 15 + 15 = 30, per cui il fondo

TFR nel 2010 ammonterà a: 1000 + 2000 + 30 = 3030.

Dal 2007 (anno della riforma) la rivalutazione è assoggettata sempre ad un imposta fissa dell'11%

per legge. Siccome l'azienda è un sostituto d'imposta (versa all'erario al posto del dipendente)

calcolerà la ritenuta e la verserà all'erario in questo modo:

rivalutazione * 11/100 = 30 * 0,11 = 3,3

In data 31/12/10 l'azienda farà:

31/12/10 DARE AVERE

quota TFR 2010 2000

rivalutazione fondo TFR 30

erario c/ ritenute 3,3

Fondo TFR 2026,7 17

(scrittura che descrive la rivalutazione del fondo per il 2010)

In bilancio risulterà quindi: SP al 31/12/10

ATTIVITA' PASSIVITA'

Fondo TFR 3026,7

erario c/ ritenute 3,3

CE 2010

COSTI RICAVI

quota TFR 2000

rivalutazione f.do TFR 30

A fine 2011 poi rivaluteremo il fondo per intero, cioè rivaluteremo i 3026,7. Ritorneremo su questa

scrittura quando faremo gli stipendi dei dipendenti.

In alcuni casi la rivalutazione può essere trovata anche espressa in questo modo equivalente:

fondo TFR * [1,5 + 75/100 * 2]%

Con la riforma del 2007 bisogna inoltre distinguere le aziende con meno di 50 dipendenti da quelle

con 50 o più dipendenti:

 aziende con meno di 50 dipendenti: i dipendenti possono lasciare il TFR in azienda oppure

versarlo in un fondo complementare;

 aziende con 50 dipendenti o più: possono versare il TFR nel fondo tesoreria dell'INPS

oppure sempre in un fondo complementare.

In ogni caso (cambia solo il nome del conto in avere) la scrittura risulterà composta nel seguente

modo: 31/12 DARE AVERE

quota TFR 2010 5

debiti v/ fondo complementare 5

(scrittura che descrive l'ammontare del TFR e l'apertura del debito)

Quando poi l'azienda paga (viene chiuso il debito e registrata l'uscita di cassa):

31/12 DARE AVERE

debiti v/ fondo complementare 5

banca c/c 5

(scrittura che descrive il versamento del TFR nel fondo)

Guardiamo ora alcuni casi che non sono scritture di assestamento ma rappresentano fatti eccezionali

nella gestione dell'impresa e la loro rilevazione:

1. supponiamo che il nostro rappresentante riceva una multa mentre sta usando la macchina

aziendale: 01/08 DARE AVERE

sopravvenienza passiva 60

denaro in cassa 60

(scrittura che descrive il pagamento della multa)

la sopravvenienza passiva è un costo che non ci aspettavamo, cioè straordinario;

2. supponiamo che l'azienda detenga titoli di Stato e che riceva un premio estratto a sorte tra

tutti gli azionisti: 18

01/08 DARE AVERE

denaro in cassa 500

sopravvenienza attiva 500

(scrittura che descrive l'incasso del premio)

la sopravvenienza attiva è un ricavo non aspettato;

3. supponiamo che dei ladri ci abbiano rubato l'incasso della giornata:

01/08 DARE AVERE

insussistenza dell'attivo 600

denaro in cassa 600

(scrittura che descrive la perdita di denaro e “l'uscita di cassa”)

l'insussistenza attiva sta a significare che viene a mancare un elemento dell'attivo dello SP,

in questo caso il denaro in cassa;

4. supponiamo infine di avere un debito verso il signor Rossi e che il debito cada in

prescrizione e quindi non siamo più obbligati a pagarlo:

01/08 DARE AVERE

debito verso Rossi 2000

insussistenza di passivo 2000

(scrittura che descrive la chiusura del debito e la prescrizione)

l'insussistenza passiva sta a significare che viene a mancare un elemento del passivo dello

SP, in questo caso il debito verso Rossi.

Per maggiore chiarezza inseriamo i conti di questi quattro casi nel CE:

CE 2009

COSTI RICAVI

sopravvenienza passiva 60 sopravvenienza attiva 500

insussistenza dell'attivo 600 insussistenza di passivo 2000

In sostanza cosa rappresentano e a cosa danno luogo sopravvenienze e insussistenze?:

 sopravvenienza attiva: sopravviene o si ottiene in modo inatteso un elemento patrimoniale

attivo che dà luogo ad un ricavo straordinario;

 sopravvenienza passiva: sopravviene in modo inatteso un elemento patrimoniale passivo

che dà luogo ad un costo straordinario;

 insussistenza di attivo: viene a mancare in modo inatteso un elemento patrimoniale attivo

che dà luogo ad un costo straordinario;

 insussistenza di passivo: viene a mancare in modo inatteso un elemento patrimoniale

passivo che dà luogo ad un ricavo straordinario;

25/03: ritorniamo alle scritture di assestamento e guardiamo la capitalizzazione dei costi/spese:

questo argomento riguarda il consumo dei fattori produttivi; vediamolo nello specifico.

Supponiamo di aver sostenuto durante l'anno spese di pubblicità per 1000: nella registrazione

metteremo le spese in dare del CE per 1000 e come contropartita l'uscita dei soldi nel conto banca

c/c in avere dello SP. 01/08 DARE AVERE

spese di pubblicità 1000

banca c/c 1000

(scrittura che descrive il pagamento della pubblicità) 19

Alla fine dell'anno sorge il solito problema delle risorse consumate o non consumate: se riteniamo

che la pubblicità abbia esaurito il suo effetto positivo entro la fine dell'anno considereremo tutto

l'importo di 1000 come consumato e lo metteremo nel CE; d'altra parte se riteniamo che l'effetto

positivo della pubblicità si protragga anche per il prossimo anno dovremo mettere una parte dei

1000 nello SP.

Per calcolare la parte “consumata” e “non consumata” si guarda ogni specifico caso: ad esempio la

promozione di uno sconto sul prezzo per il mese di ottobre è evidente che sarà tutta consumata allo

scadere del mese di ottobre (quindi andrà per intero nel CE); se invece un'azienda effettua una

promozione sul logo come la nike, che non reclamizza un prodotto specifico ma fa pubblicità al

marchio, gli effetti positivi della pubblicità possono protrarsi anche per anni (in tal caso la parte non

consumata andrà nello SP).

Continuiamo con il nostro esempio e supponiamo di essere la nike: durante l'anno abbiamo speso

1000 euro per pubblicità ma riteniamo che il 30%, cioè 300 euro, siano da imputare al prossimo

anno perché quella parte di pubblicità avrà effetto anche l'anno prossimo. Ci sono due metodi per

contabilizzare la capitalizzazione di queste spese: diretto o in conto e indiretto o fuori conto.

 Diretta o “in conto”: in data 31/12 ci ritroviamo con 1000 euro per spese di pubblicità tra i

costi e 1000 euro di contropartita come uscita di denaro dalla banca. Per prima cosa

correggiamo il conto “spese di pubblicità” in modo diretto: esso ospita 1000 euro in dare che

descrivono il costo della pubblicità; in modo molto semplice noi mettiamo 300 in avere

dello stesso conto in modo che il saldo sia: dare – avere = 1000 – 300 = 700. Come

contropartita apriamo il conto “spese di pubblicità capitalizzate” (chiamato anche “spese di

pubblicità pluriennali) e mettiamo in dare il valore di 300;

31/12/09 DARE AVERE

spese di pubblicità capitalizzate 300

spese di pubblicità 300

(scrittura che descrive la correzione delle spese di pubblicità)

in tal modo nel bilancio 2009 avremo: SP al 31/12/09

ATTIVITA' PASSIVITA'

spese di pubb capitalizzate 300

CE 2009

COSTI RICAVI

spese di pubblicità 700

n.b: il conto “spese di pubblicità capitalizzate” non è un costo! E' molto semplicemente un conto

che ospita il fattore produttivo ancora da sfruttare.

Se infatti, ritenendo che 300 euro di pubblicità abbiano effetto nel 2010, non effettuavamo la

correzione delle spese di pubblicità e quindi nel CE 2009 rimaneva “spese di pubblicità” per 1000

avremmo commesso un errore (tra l'altro contro le norme civilistiche in materia di bilancio).

Questo “spostamento” dai costi alle attività di una parte del conto “spese di pubblicità” serve per

portare al futuro i 300 euro: infatti il CE alla fine dell'anno si azzera e si perdono tutti i valori

contenuti in esso. Invece, i conti dello SP rimangono e verranno riaperti nel 2010. In questo modo

“salviamo” i 300 euro e riusciamo ad imputarli al 2010!!! A questo punto nel 2010 per riportare i

300 euro nel CE basta fare un ammortamento “in conto” in questo modo: chiudiamo il conto “spese

di pubblicità capitalizzate” (che scompare dallo SP) mettendo 300 in avere e apriamo il conto

“quota ammortamento spese di pubblicità capitalizzate” nei costi del CE: 20

SP al 31/12/09

ATTIVITA' PASSIVITA'

CE 2009

COSTI RICAVI

quota amm.to spese di pubb cap 300

(se riteniamo che nel 2010 ci sia ancora una parte di pubblicità non consumata la quota

ammortamento non sarà di 300 ma per esempio di 200 o 250; in tal modo però nello SP rimarrà il

conto “spese di pubblicità capitalizzate” per 100 o per 50).

N.B.2: l'azienda ha molta discrezione sulle spese di pubblicità, deve stare quindi attenta a

determinare in modo quanto più esatto possibile il valore da “spostare” nello SP!!!!!!!!! Infatti,

riprendendo l'esempio di prima, se la parte non consumata di pubblicità fosse 300 ma l'azienda

portasse a SP il valore di 900 avrebbe commesso un errore molto grave (punibile anche penalmente)

chiamato annacquamento patrimoniale; questa definizione dà l'idea di un qualcosa che risulta

essere diluito, ed è proprio così: portando a SP i 900 le attività risulterebbero maggiori di 900 – 300

= 600 euro e anche l'utile sarà maggiore di 600 euro!!!!!!!!! Un utile fasullo e “gonfiato”! (Questa

piccola operazione non è altro che quella effettuata da Parmalat per tenere alto il valore delle

azioni).

 Indiretta o “fuori conto”: come prima partiamo da questa situazione: abbiamo 1000 euro

di pubblicità tra i costi del CE e 1000 usciti dalla banca; questa volta, invece di correggere

direttamente il conto “spese di pubblicità” apriamo un conto come contrappeso tra i ricavi

(che come sappiamo non è un ricavo ma una rettifica di costo) chiamato “capitalizzazione

spese di pubblicità” sempre di 300; come contropartita apriamo il conto “spese di pubblicità

capitalizzate” nello SP e in bilancio avremo:

SP al 31/12/09

ATTIVITA' PASSIVITA'

spese di pubb cap 300

CE 2009

COSTI RICAVI

spese di pubblicità cap 1000 capitalizzazione spese di pubblicità 300

n.b: queste scritture non riguardano solo la pubblicità ma ogni altra spesa che non venga ritenuta

totalmente consumata.

Le scritture di assestamento esaminate sono quindi:

1. ammortamento: in conto e fuori conto;

2. rimanenze di materie prime, semilavorati, prodotti finiti: chiusura e riapertura;

3. risconti attivi e passivi: chiusura e riapertura;

4. ratei attivi e passivi: chiusura e riapertura;

5. fattura da emettere e da ricevere;

6. rischi su crediti + stralcio del credito: 2 tecniche;

7. TFR;

8. capitalizzazione spese: tecnica diretta e indiretta.

2 PARTE DEL CORSO: LE SCRITTURE DELLE DIVERSE FASI AZIENDALI:

la tecnica contabile usa il Libro Giornale e il Libro Mastro. Il libro mastro contiene tutti i

conti/mastrini utilizzati con i relativi valori. Il libro giornale invece descrive le singole operazioni di

gestione ed è strutturato graficamente in questo modo (vediamo alcuni esempi): 21

1. accendiamo un mutuo: metteremo banca c/c in dare dello SP e come contropartita apriremo

il mutuo in avere dello SP.

15/04/09 parziali totali

banca c/c a mutui passivi 200

In sostanza si scrivono i conti coinvolti sulla stessa riga: a sinistra ci va il conto in dare, a destra

quello in avere; se ci sono solo 2 conti movimentati si mette l'importo dell'operazione tra i totali.

2. Paghiamo un debito di 100: per 30 con cassa e per 70 con bonifico. Dobbiamo chiudere il

debito mettendo 100 in dare; in avere invece mettiamo i metodi di pagamento.

25/03/09 parziali totali

debito a diversi 200

a cassa 30

a banca 70

Nella prima riga il conto in avere si chiama “diversi” semplicemente perché ospita il valore totale

dell'operazione (nel nostro caso 100). Questo conto infatti entra in gioco quando ci sono più conti in

dare o in avere. Nelle righe successive invece si descrive nello specifico i conti movimentati (cassa

e banca).

3. Acquistiamo dal fornitore buffetti: cancelleria per 20, toner per 50 e un video di pc per 100;

paghiamo a dilazione di 30gg (cioè paghiamo tra 30 giorni). In questa operazione apriremo

il debito con buffetti per 20 + 50 + 100 = 170 in avere dello SP e metteremo come

contropartita i singoli conti tra i costi del CE.

25/03/09 parziali totali

diversi a debiti buffetti 170

cancelleria a 20

toner a 50

hardware a 100

Dopo che sono passati i 30gg procediamo al pagamento: chiudiamo il debito in dare e

mettiamo la banca in avere perché esce denaro:

25/04/09 parziali totali

debiti buffetti a banca c/c 170

26/03: Finanziamento: vediamo la fase di finanziamento di una S.p.A., cioè la sua costituzione. La

S.p.A. è il tipo di società più complesso quindi studiando essa siamo preparati per tutti gli altri casi.

La costituzione della S.p.A. è la costituzione del capitale sociale: esso rappresenta il debito della

società verso i soci perché è costituito grazie agli apporti degli stessi; il capitale sociale verrà

restituito ai soci solo al momento della chiusura della società.

Il capitale sociale rappresenta inoltre uno strumento di garanzia per i terzi nel caso l'azienda fallisse;

infatti in tal caso verrà distribuito tra i creditori della società: i soci quindi rispondono

limitatamente al capitale sottoscritto. Essi non rispondono con il loro patrimonio personale

(questo invece succede per le società di persone quali la S.n.c.).

Noi rileviamo la costituzione in contabilità dal punto di visto della società; tale rilevazione prevede

4 fasi fondamentali:

1. raccolta adesione/impegno azionisti;

2. versamento della quota legale;

3. trasferimento dei fondi sul c/c legale;

4. richiamo dei decimi mancanti. 22

Fase 1: viene chiamata anche “sottoscrizione del capitale sociale”. I soci si mettono d'accordo sulla

somma da versare per costituire il capitale sociale ed esaminano se prendere a prestito una certa

somma di denaro qualora non dovessero “coprire” con le proprie disponibilità la somma pattuita. I

soci vanno poi dal notaio per ufficializzare l'impegno a versare la loro quota: non è altro che una

promessa.

La società vanta quindi un credito nei confronti dei soci perché essi hanno promesso di apportare la

loro quota, ma non l'hanno ancora fatto. Oltre al credito della società, nasce anche il debito cioè il

capitale sociale il quale rappresenta il finanziamento necessario per l'avvio della produzione.

Vediamo un esempio, tratto dall'esame del 19/06/06 (punti 1 e 2; noi aggiungiamo un punto 3):

In data 01/06 viene costituita una società per azioni: i 3 soci apportano il capitale sociale per

380.000 € come segue:

 il socio A: apporta 130.000 in contanti;

 il socio B: 70.000 euro in contanti;

 il socio C: versa 180.000 euro tramite un immobile.

Il giorno stesso i soci versano la quota legale presso la CARIFE.

In questa fase dobbiamo registrare l'impegno dei soci (credito) e del capitale sociale (debito).

01/06/09 parziali totali

diversi a capitale sociale 380000

socio A c/sottoscrizione a 130000

socio B c/sottoscrizione a 70000

socio C c/sottoscrizione a 180000

Fase 2: nella seconda fase tutti i soci che hanno promesso di versare la propria quota in denaro sono

obbligati a versare subito il 25% in un conto legale. Tale conto non verrà toccato finché non viene

nominato l'amministratore della società. Tale versamento va fatto immediatamente, in sede di

sottoscrizione.

I soci che nel nostro caso hanno apportato denaro sono il socio A e il socio B. Calcoliamo quindi il

25% delle loro quote. Apriremo quindi il conto CARIFE in dare dello SP e come contropartita

diminuiremo il nostro credito verso i soci perché essi hanno versato una parte della loro quota.

socio A: 25/100 * 130.000 = 32.500

socio B: 25/100 * 70.000 = 17.500

01/06/09 parziali totali

CARIFE c/c legale a diversi 50000

socio A c/sottoscrizione 32500

socio B c/sottoscrizione 17500

Anche chi si impegna ad apportare beni in natura deve conferirli subito: apriamo il conto

“immobile” nell'attivo dello SP e chiudiamo il credito verso il socio C.

01/06/09 parziali totali

immobile a socio C c/sottoscrizione 180000

Fase 3: vengono nominati gli amministratori della società; questi possono disporre delle somme

versate sul c/c legale o trasferirle in un altro istituto di credito.

In data 15/07 il socio A viene nominato amministratore unico e chiude il c/c legale presso CARIFE

e versa il relativo importo, oltre agli interessi maturati sino a quel momento al tasso annuo del 2%,

23

sul c/c della società presso la banca Antonveneta.

Per calcolare gli interessi usiamo l'anno legale da 360 giorni in cui tutti i mesi sono composti da 30

giorni. I giorni trascorsi dall'01/06 al 15/07 sono quindi 45 e gli interessi risulteranno = 50.000 *

0,02 * 45/360 = 125.

Sugli interessi, quindi su 125, viene però applicata sempre una ritenuta del 27% la quale verrà

subito detratta al momento del ritiro dei soldi. Ritenuta = 125 * 27% = 33,75.

Nel conto dell'Antonveneta verseremo quindi: 50.000 + 125 – 33,75 = 50.091,25

n.b: ogni impresa deve pagare delle imposte tramite la dichiarazione dei redditi; tale dichiarazione

va compilata alla fine dell'anno e può essere a credito o a debito: nel caso in cui l'impresa risultasse

a debito, deve pagare all'erario la somma indicata; nel caso risulti a credito l'impresa avrà un bonus

da scalare alla dichiarazione successiva (se risulta a credito nel 2009 per 10€ e le imposte del 2010

sono di 50€ dovrà all'erario solo 50 – 10 = 40). Qui entrano in gioco le ritenute: la CARIFE ci ha

detratto dalla somma prelevata dalla banca un importo di 33,75. Ce le ha già detratte!!! Le abbiamo

quindi pagate ma il problema è che non sappiamo se alla fine dell'anno saremo a credito o a debito

con l'erario! Siccome ci hanno fatto pagare una cosa che non dovevamo pagare (visto che non

sappiamo se alla fine dell'anno saremo a credito o debito) noi ci sentiamo a credito nei confronti

dell'erario.

Analizziamo la scrittura: noi ritiriamo i soldi dalla CARIFE e li mettiamo nel c/c della Antonveneta;

apriamo il c/c della Antonveneta (in dare); vanno poi iscritte le ritenute nello SP (in dare perché

sono a credito); chiudiamo quindi il c/c della CARIFE (in avere) e iscriviamo tra i ricavi gli

interessi attivi maturati sul c/c legale (avere CE).

15/07/09 parziali totali

diversi a diversi 50125

Antonveneta c/c 50091,25

Erario c/ritenute 33,75

CARIFE c/c legale 50000

Interessi attivi bancari 125

Fase 4: nell'ultima fase vengono richiamati i decimi: spieghiamo meglio le cose. La società vanta

ancora un credito verso i soci per la parte residua della sottoscrizione. La parola “decimi” significa

“parte restante”. La società può richiamare la parte restante tutta in una volta oppure dividerla in più

parti. Il richiamo viene fatto dagli amministratori i quali richiamano gli azionisti a versare le loro

quote.

Vengono quindi chiusi i crediti della società verso i soci. Il conto “Socio X c/sottoscrizione”

rappresenta un credito a lungo termine; questo credito viene chiuso e al suo posto apriamo un altro

credito che questa volta è a breve termine chiamato “socio X c/decimi richiamati”.

15/07/09 parziali totali

diversi a diversi 150000

socio A c/decimi richiamati 97500

socio B c/decimi richiamati 52500

socio A c/sottoscrizione 97500

socio B c/sottoscrizione 52500

31/03: L'IVA o Imposta sul Valore Aggiunto: l'IVA è un'imposta indiretta del 20% che non colpisce

direttamente la capacità dell'individuo di produrre reddito; colpisce invece gli atti che fanno

desumere l'esistenza del reddito, cioè colpisce il consumo. Essa è un costo solo per il consumatore

finale.

 ipotizziamo l'acquisto di materie prime per 1000: facendo un rapido calcolo (1000 + 20%)

otteniamo 1200 che è l'importo totale da pagare. Noi (come società) non siamo però il

consumatore finale: per noi l'IVA non è un costo perché paghiamo una cosa che non

compete a noi ma al consumatore finale, è lui che deve pagare l'imposta. Noi siamo quindi a

24

credito perché abbiamo pagato una cosa che non dovevamo pagare noi. L'IVA sugli acquisti

è sempre a credito e va fra i crediti. Vediamo le scritture: comprando le materie prime la

società contrae un costo che va nel CE in dare; va poi indicata l'IVA che essendo sugli

acquisti è a credito e quindi va in dare tra le attività dello SP; come contropartita nasce il

debito verso il fornitore che ospita il valore totale da iscrivere nelle passività dello SP in

avere. 31/03/09 parziali totali

diversi a debiti v/fornitori 1200

materie prime c/acquisti 1000

IVA ns credito 200

Quando paghiamo poi chiuderemo il debito in dare e faremo uscire i soldi dalla banca in

avere: 31/03/09 parziali totali

debiti v/fornitori a banca c/c 1200

n.b: nelle rilevazioni di qualsiasi pagamento è bene fare la scrittura del debito prima del

pagamento (come mostrato qui sopra).

 Supponiamo ora di avere prodotti per 2000. Noi incassiamo in totale (2000 + IVA) la somma

di 2400. L'impresa è sostituto d'imposta e incassa l'IVA per conto dell'erario; siccome

l'impresa ha incassato dei soldi che non sono suoi ma che deve dare allo Stato essa si sente

in debito nei confronti dell'erario. L'IVA sulle vendite è un debito. Vediamo le scritture: è

esattamente l'opposto di quella di acquisto. Iscriveremo quindi la vendita in avere del CE tra

i ricavi; l'IVA andrà anch'essa in avere tra le passività dello SP e infine nasce il credito verso

il cliente in dare dello SP tra i crediti:

31/03/09 parziali totali

crediti v/clienti a diversi 2400

prodotti c/vendite 2000

IVA ns debito 400

quando ci pagano faremo la seguente scrittura: chiuderemo il credito in avere e faremo

entrare i soldi in banca in dare:

31/03/09 parziali totali

banca c/c a crediti v/clienti 2400

studiamo ora le spese di costituzione/impianto: nella fase di costituzione ci assistono dei

professionisti come il notaio, il commercialista (eventualmente avvocati) che a operazione conclusa

vanno pagati. L'importo che noi paghiamo a questi professionisti è composto da due parti:

 l'onorario: non è altro che la loro parcella;

 il rimborso: noi dobbiamo rimborsare a questi professionisti tutte le spese che loro

sostengono in nome e per conto nostro per costituire la società (ad esempio se ha pagato

marche da bollo per fare i documenti per la nostra società, noi dobbiamo rimborsarglieli).

La rilevazione contabile è divisa in 2 fasi:

1. il ricevimento e la rilevazione della notula (fattura) del professionista;

La scrittura è la seguente: in avere tra le passività dello SP va iscritto il debito verso il professionista

il quale ospita il totale da pagare; in dare tra le attività dello SP vanno iscritte le spese di impianto e

l'IVA. 31/03/09 parziali totali

diversi a debiti v/professionisti

spese di impianto

IVA ns credito 25

n.b: le spese di impianto non sono costi!! Hanno invece natura pluriennale il che vuol dire che

vanno nello SP e più precisamente tra le attività; inoltre vanno sistematicamente ammortizzate (in

genere col metodo diretto): secondo l'art. 2426 c.c. queste spese vanno ammortizzate in un periodo

massimo di 5 anni (il che vuol dire che si possono ammortizzare in 1, 2, 3, 4 o 5 anni). In questo

conto vanno considerati:

 gli oneri professionali (gli onorari);

 i rimborsi delle spese sostenute dal professionista;

L'IVA va calcolata solo sugli onorari.

2. Il pagamento della notula;

la scrittura è così composta: si chiude il debito in dare; in avere iscriviamo l'uscita dalla banca e la

ritenuta. 31/03/09 parziali totali

debiti v/professionisti a diversi

banca c/c

erario c/ritenute *

Erario c/ritenute *: non tutti i soldi che paghiamo vanno al professionista! Una parte deve andare

all'erario. Noi quindi ci sentiamo debitori nei confronti dello Stato perché paghiamo qualcosa per

conto dell'erario. Esso infatti applica sempre una ritenuta per legge sull'onorario del 20%. Lo Stato

ha previsto questa ritenuta anche per tutelarsi dall'evasione fiscale: facendo pagare l'azienda al posto

del professionista si assicura almeno una parte del pagamento; se invece facesse pagare il

professionista questo potrebbe nascondere in qualche modo la ritenuta evadendo le imposte. La

ritenuta va calcolata sull'onorario.

n.b: quando riceviamo la notula c'è l'IVA; quando paghiamo la notula c'è la ritenuta!!

Vediamo un esempio: si procede alla contabilizzazione ed al pagamento tramite assegno bancario

della notula inviata dal notaio che ha proceduto alla costituzione della società. Il totale da versare al

lordo della ritenuta fiscale è pari a 3400€, di cui 1000 rappresentano il rimborso delle spese

anticipate in nome e per conto della costituenda società.

Il valore di 3400 comprende tutto: rimborso, onorario e IVA. Vediamo passo per passo come fare la

registrazione:

 a quanto ammonta l'onorario da versare + l'IVA? Basta fare: importo da versare – rimborso

spese = 3400 – 1000 = 2400;

 a quanto ammonta l'onorario professionale? Dobbiamo scorporare l'IVA da 2400 e si fa

dividendo l'importo per 1,2: importo netto = importo lordo/1,2 = 2400/1,2 = 2000;

 l'IVA è quindi: onorario + IVA – onorario = 2400 – 2000 = 400.

Le spese di impianto sono pari a: rimborso + onorario = 1000 + 2000 = 3000. L'IVA è 400. Il debito

verso il professionista è quindi di 3400.

31/03/09 parziali totali

diversi a debiti v/professionisti 3400

spese di impianto 3000

IVA ns credito 400

Ora paghiamo il debito: la ritenuta è del 20% quindi: 2000 * 20% = 400. Noi al professionista

versiamo: debito – ritenuta = 3400 – 400 = 3000.

31/03/09 parziali totali

debito v/professionista a diversi 3400

banca c/c 3000

erario c/ritenute 400 26

01/04: il prestito obbligazionario (P.O.): il capitale apportato dai soci potrebbe non bastare per

formare tutto il capitale sociale prestabilito; l'azienda può quindi cercare altre forme di

finanziamento come ad esempio il prestito obbligazionario: in sostanza l'azienda emette

obbligazioni reperibili sul mercato dai risparmiatori i quali comprandoli finanziano l'impresa; i

risparmiatori prestano soldi all'impresa.

Il P.O. È un debito (per la società) a medio lungo termine nei confronti dei risparmiatori; l'azienda si

impegna a restituire il capitale e a pagare gli interessi. Il P.O. può essere effettuato da: S.p.A.,

S.a.p.a. e S.r.l. (quest'ultima in alcuni casi). I risparmiatori che comprano le obbligazioni, non hanno

lo status di soci: non rischiano il capitale investito e quindi non partecipano nemmeno agli utili

dell'azienda.

La società emittente ha questi compiti principali:

 deve restituire il capitale (o in soluzione unica oppure in quote annuali);

 deve pagare gli interessi (di solito hanno cadenza semestrale posticipata).

Ci sono 4 momenti da rilevare contabilmente: sottoscrizione, liberazione, pagamento degli interessi

e restituzione del capitale.

1. Emissione/sottoscrizione: nella prima fase nasce il debito di finanziamento per la società

verso i risparmiatori; allo stesso tempo nasce il credito verso tutti i soggetti che si sono

impegnati a versare il denaro (lo hanno sottoscritto) ma lo devono ancora versare.

n.b: è importante osservare 2 valori:

 prezzo di emissione (PE);

 valore nominale (VN).

L'obbligazione è un contratto rappresentato da un foglio di carta solitamente: sopra di esso è

stampato il valore nominale (cioè quello che mi danno al rimborso); il prezzo di emissione è il

prezzo che la società chiede di pagare al risparmiatore. Ci sono 3 diverse modalità di emissione:

 PE = VN: emissione alla pari;

 PE < VN: emissione sotto la pari; questa emissione si fa per incentivare i risparmiatori

all'acquisto. La differenza tra VN e PE si chiama disaggio di emissione (che è un costo);

 PE > VN: emissione sopra la pari; questa emissione si effettua se l'azienda va

particolarmente bene e soprattutto quando il P.O. dà l'opportunità all'obbligazionista di

diventare azionista della società al termine del prestito, convertendo il suo status. La

differenza tra PE e VN si chiama aggio di emissione (ricavo).

Il disaggio e l'aggio sono costi e ricavi pluriennali ed hanno durata uguale a quella del P.O.

Vediamo un esempio su uno dei casi più complessi (esame del 22/09/04, punto 3): si emette un P.O.

decennale del VN di 180.000 al PE di 98,5. Tale prestito verrà rimborsato in 10 quote annuali di

pari importo da pagarsi a partire dall'01/11/06. Inoltre è previsto il pagamento di interessi semestrali

in via posticipata nella misura del 5,5% annuo. Tali interessi vanno corrisposti l'01/05 e l'01/11 di

ogni anno.

 Debito = 180.000 VN = 180.000;

 Il PE va considerato come una percentuale quindi → 180.000 * 98,5% = 177.300 (credito

v/obbligazionisti, cioè quello che si sono impegnati a versare);

 PE < VN quindi è un emissione sotto la pari; VN – PE = 180.000 – 177.300 = 2.700

(disaggio).

La prima quota da rimborsare è quella dell'01/11/06 quindi il P.O. è stato emesso l'01/11/05. La

scrittura sarà la seguente: nasce il debito per 180.000; allo stesso tempo nasce il credito di 177.300 e

la parte restante di 2.700 è il disaggio che va in dare perché è un costo.

01/11/05 parziali totali

diversi a P.O. 180000

obbligazionisti c/sottoscrizione 177300

disaggio di emissione 2700 27

2. Liberazione: entra la moneta perché i sottoscrittori versano la loro quota e quindi si chiude il

credito nei loro confronti.

01/11/05 parziali totali

banca c/c obbligazionisti c/sottoscrizione 177300

n.b: il credito riguarda il denaro sottoscritto dai risparmiatori, cioè 177.300 e non l'importo intero di

180.000!!!

3. pagamento interessi: esce la moneta per pagare gli interessi e iscriviamo il relativo costo.

Al 31/12 facciamo il solito ragionamento: all'01/05/06 pagheremo gli interessi relativi al periodo

01/11/05 – 01/05/06; 2 mesi sono di competenza del 2005 però! Dobbiamo quindi fare un rateo

passivo (rateo perché paghiamo posticipatamente, passivo perché anticipiamo ad oggi un qualcosa

che dobbiamo pagare tra 6 mesi perché è di competenza del 2005).

Calcoliamo gli interessi relativi al periodo 01/11/05 al 31/12/05: 180.000 * 5,5/100 * 2/12 = 1.650

Iscriviamo quindi gli interessi, che sono un costo, nel CE in dare e come contropartita mettiamo il

rateo passivo nello SP in avere (perché è un debito sostanziale).

31/12/05 parziali totali

interessi passivi su P.O. rateo passivo 1650

n.b: ricordiamo che si assestano solo costi e ricavi; il rimborso è un debito e non va corretto.

Oltre agli interessi dobbiamo sistemare il disaggio il quale va ammortizzato a quote costanti per

tutta la durata del P.O. (se il P.O. dura 10 anni, il disaggio va ammortizzato in 10 anni).

Disaggio/durata del prestito = 2.700/10 = 270 (quota amm.to P.O.). Si effettua l'ammortamento

diretto (cioè diminuendo, e quindi mettendo in avere, direttamente il valore del disaggio).

31/12/05 parziali totali

quota amm.to disaggio di emissione disaggio di emissione 270

n.b: l'aggio anche se è un ricavo per convenzione non viene ammortizzato.

All'01/05/06 dobbiamo pagare gli interessi del periodo 01/11/05 – 01/05/06. Attenzione però! 2

mesi li abbiamo già rilevati al 31/12 quindi per il 2006 dovremo pagare 4 mesi, cioè: 180.000 *

5,5/100 * 6/12 = 4.950. Gli interessi dei 4 mesi sono dati da: 4.950 – 1.650 = 3.300.

La scrittura è così composta: in avere mettiamo l'uscita di cassa per l'importo totale degli interessi

pagati (cioè 1.650 rilevati al 31/12 e 3.300 maturati fino all'01/05/06); in dare chiudiamo il rateo

rilevato al 31/12 (esso infatti ci ricorda che una parte l'abbiamo contabilizzata nel 2005, cioè è il

costo dei 2 mesi del 2005) e iscriviamo il costo dei 4 mesi del 2006.

01/05/06 parziali totali

diversi a banca c/c 4950

ratei passivi 1650

interessi passivi su P.O. 3300

4. restituzione del capitale: esce la moneta perché rimborsiamo il debito che quindi diminuisce.

Calcoliamo la quota da rimborsare: 180.000/10 = 18.000 (quota costante).

01/11/06 parziali totali

P.O. banca c/c 18000

Sempre all'01/11/06 dobbiamo pagare gli interessi relativi al periodo 01/05/06 – 01/11/06: questa

28

volta il costo è tutto di competenza del 2006, quindi la scrittura sarà semplicemente questa:

rileviamo il costo e l'uscita di banca.

01/11/06 parziali totali

interessi passivi su P.O. banca c/c 4950

Si continua con questo procedimento (e le medesime scritture) fino alla fine del P.O.

Mutuo passivo: è una forma di finanziamento a medio lungo termine; entra il denaro e sorge il

debito di finanziamento. I soggetti coinvolti sono:

 la società (noi);

 un istituto di credito (ad esempio la banca).

La banca vuole gli interessi periodici oltre alla restituzione del capitale. Solitamente la restituzione

è a quote costanti annuali e gli interessi hanno cadenza semestrale posticipata.

L'istituto di credito, quando chiediamo un mutuo, esegue indagini ed effettua spese chimate “spese

di istruttoria” (per capire la situazione finanziaria dell'impresa). Queste spese saranno poi

rimborsate alla banca dall'impresa al momento dell'erogazione del mutuo. Esse inoltre sarebbero da

considerare spese pluriennali (perché riguardano un finanziamento a medio lungo termine) e quindi

iscritte nello SP e ammortizzate; in realtà però vengono considerate spese di esercizio e fatte pesare

tutte sullo stesso esercizio. I 2 momenti del mutuo sono:

 erogazione: entra liquidità, sorge il debito;

 pagamento interessi e rimborso del capitale: esce liquidità, diminuisce il debito e vengono

rilevati gli interessi.

Esempio: il 25/02 si stipula un contratto di mutuo per 250.000; il giorno 01/03 viene accreditato sul

c/c con addebito delle spese di istruttoria pari a 5.000; il rimborso deve essere effettuato in 5 anni

con rate semestrali. Il tasso applicato è pari al 5% annuo.

Mutuo: 250.000 spese di istruttoria: 5.000 accredito in c/c: 250.000 – 5.000 = 245.000

In data 01/03 si rileva l'erogazione del mutuo. In banca entrano 245.000; sempre in dare ci vanno le

spese di istruttoria perché sono un costo e in avere il debito per 250.000.

01/03/09 parziali totali

diversi a mutuo passivo 250000

banca c/c 245000

spese di istruttoria 5000

In data 01/09 si procede poi al rimborso della prima rata di capitale e al pagamento degli interessi

passivi sul mutuo contratto in data 25/02.

 rata = mutuo/n° semestri = 250.000/10 = 25.000;

 interessi = 250.000 * 5/100 * 6/12 = 6.250 (relativi al periodo 01/03 – 01/099).

Quindi diminuisce il debito per 25.000 e rileviamo il costo degli interessi per 6.250. Dalla banca

quindi usciranno 25.000 + 6.250 = 31.250.

01/09/09 parziali totali

diversi a banca c/c 31250

mutui passivi 25000

interessi passivi su mutui 6250

Al 31/12 dobbiamo correggere, come al solito, gli interessi: tale costo verrà pagato in data 01/03/10

e riguarda il periodo 01/09/09 – 01/03/10. 4 mesi sono di competenza del 2009, gli altri 2 del 2010.

Rileviamo quindi un rateo passivo. 29

Attenzione! L'importo su cui calcolare gli interessi è: mutuo – rimborso = 250.000 – 25.000 =

225.000!! Attenzione! Gli interessi sono relativi al periodo 01/09/09 – 01/03/10 però l'01/09/09

paghiamo la prima rata e quindi dobbiamo tenerne conto.

Quindi: 225.000 * 5/100 *4/12 = 3.750.

31/12/09 parziali totali

interessi passivi su mutui a ratei passivi 3750

Si procede in questo modo fino alla fine.

Con il mutuo abbiamo finito la fase di finanziamento.

07/04: Anticipi e caparre: spesso, alla stipula dei contratti, il compratore versa una somma di denaro

di cui è importante definirne la natura: essa può infatti essere un anticipo o una caparra.

 Anticipo: è un acconto sul prezzo finale ed è quindi soggetto ad IVA con relativa fattura;

 caparra: serve per garantire l'esecuzione del contratto da parte del compratore; non è

soggetta ad IVA e quindi non viene fatturata.

Vediamo prima gli anticipi sia dalla parte del cliente, sia dalla parte del fornitore:

 anticipi a fornitori: l'anticipo è un acconto sulla fattura, contabilmente bisogna rilevare:

il pagamento dell'anticipo;

◦ il ricevimento della fattura dell'anticipo;

◦ il ricevimento della fattura finale della merce.

Esempio: compriamo una partita di merci a 5.500 + IVA il 02/07 e paghiamo 600 come anticipo con

AB (assegno bancario); il giorno successivo rileviamo la relativa fattura; il 12/08 rileviamo la

fattura della merce.

1. Pagamento dell'anticipo: in avere rileviamo l'uscita di cassa relativa al pagamento

dell'anticipo e in dare mettiamo la diminuzione del debito verso il fornitore.

02/07/09 parziali totali

debiti v/fornitori a banca c/c 600

2. Fattura dell'anticipo: riceviamo la fattura dell'anticipo pagato il giorno precedente;

scorporando l'IVA da 600 otteniamo → 600/1,2 = 500. Metteremo quindi in dare il costo

cioè l'anticipo con la relativa IVA; in avere il relativo debito.

03/07/09 parziali totali

diversi a banca c/c 600

anticipi a fornitori 500

Iva a credito 100

N.B.: è lecito chiedersi perché nel punto 1 abbiamo messo i debiti v/fornitori in dare, cioè abbiamo

fatto diminuire un debito verso il fornitore della merce che formalmente non c'è ancora (perché non

abbiamo ricevuto la fattura della merce). Semplicemente le scritture hanno l'ordine cronologico

inverso di un normale acquisto di merci: nel caso dell'anticipo rileviamo il pagamento, poi la fattura

dell'anticipo e quella della merce; in un normale acquisto invece rileviamo la fattura delle merci e

poi il pagamento. Il debito di cui si sta parlando è sempre lo stesso, solo che nel caso dell'anticipo

viene rilevato dopo.

3. Fattura della merce: rileviamo la fattura della merce ricordandoci però che una parte del

debito è già stato pagato in data 02/07! Quindi una parte dell'IVA è già stata rilevata (in

data 03/07). Dobbiamo quindi togliere dall'importo della fattura il valore dell'anticipo,

altrimenti paghiamo l'IVA 2 volte!!!!! Vediamo quindi il calcolo dell'importo della fattura: 30

importo fattura 5500

– anticipo 500

(imponibile IVA) 5000

+ IVA 1000

Totale fattura 6000

Come vediamo, l'IVA va pagata sul residuo (5.500 – 500)!!!!!! Vediamo la scrittura: è la rilevazione

di una normale fattura di acquisto, merci e IVA in dare, debito in avere.

12/07/09 parziali totali

diversi a debiti v/fornitori 6000

Merci c/acquisti 5000

Iva a credito 1000

A fornitura conclusa il costo “anticipi a fornitori” va messo nel conto “merci c/acquisti”, si effettua

quindi uno storno. L'anticipo, a fattura della merce ricevuta, ha concluso la sua funzione e diventa

quindi parte integrante del valore della merce.

12/07/09 parziali totali

Merci c/acquisti a anticipi a fornitori 500

Il conto “anticipi a fornitori” creato il 03/07 si chiude ed il relativo importo di 500 va a

incrementare il conto “merci c/acquisti” che in questo modo ritorna pari a 5.500, cioè il valore

originario della fornitura.

In alternativa, le scritture del 12/07 si possono unificare in questo modo: si iscrive in dare il conto

“merci c/acquisti” per 5.500 (il suo valore originario); in dare va anche l'IVA (calcolata come prima

su 5000). In avere chiudiamo l'anticipo ed infine sempre in avere iscriviamo il debito v/fornitori.

12/07/09 parziali totali

diversi a diversi 6500

Merci c/acquisti 5500

Iva a credito 1000

anticipi a fornitori 500

debiti v/fornitori 6000

 Anticipi da clienti: questa volta siamo noi a dare la merce e a ricevere l'anticipo; le scritture

sono esattamente identiche e speculari. Contabilmente rileveremo:

il ricevimento dell'anticipo;

◦ l'emissione della fattura dell'anticipo;

◦ l'emissione della fattura della fornitura.

Esempio: l'esempio è identico a prima per essere più chiari possibile, questa volta però ci mettiamo

dalla parte del fornitore.

1. Riscossione anticipo: 02/07/09 parziali totali

banca c/c a crediti v/clienti 600

2. fattura anticipo: 03/07/09 parziali totali

crediti v/clienti a diversi 600

Iva a debito 100

anticipi da clienti 500 31

Il conto “anticipi da clienti” è, in questo caso, un ricavo; più precisamente è una parte/acconto del

ricavo che iscriveremo nel conto “merce c/vendite” che vedremo tra poco.

3. Fattura merce: 12/07/09 parziali totali

crediti v/clienti a diversi 6000

Iva a debito 1000

merci c/vendite 5000

Ora storniamo l'anticipo nel conto “merci c/vendite”:

12/07/09 parziali totali

anticipi da clienti a merci c/vendite 500

Oppure, facendo tutto in un'unica rilevazione:

12/07/09 parziali totali

diversi a diversi 6500

crediti v/clienti 6000

anticipi da clienti 500

Iva a debito 1000

merci c/vendite 5500

Passiamo ora alla caparre, dalla parte del compratore e da quella del venditore: la prassi vuole che

sia il compratore a versare la caparra prevista dal contratto; essendo una garanzia, essa non è

soggetta ad IVA e quindi non è fatturata. Le fasi principali che riguardano la caparra sono:

1. il versamento della caparra;

2. se c'è adempimento del contratto: la caparra viene restituita al compratore o in alternativa

viene sottratta dal suo debito verso il venditore;

3. se non c'è adempimento: l'inadempimento può essere causato dal:

compratore: in questo caso visto che è stato lui a versare la caparra, semplicemente la

◦ perde;

venditore: il venditore deve restituire la caparra, e poi versare un'altra somma di pari

◦ importo al compratore (in sostanza quindi paga il doppio).

 Caparra a fornitore: in data 02/07 si versa tramite AB una somma di 1.500 a titolo di caparra

confirmatoria relativa ad un contratto di fornitura di merci. Vediamo cosa succede dalla

parte del compratore.

1. Versiamo la caparra: escono soldi dalla banca e in dare nasce il relativo credito (cioè la

caparra: essa è un credito perché poi in caso di adempimento verrà restituita dal venditore).

02/07/09 parziali totali

caparra a fornitori a banca c/c 1500

2. Adempimento: il venditore ci restituisce la caparra: la caparra, viene sottratta al debito del

compratore. Metteremo quindi il debito in dare (chiusura del debito) e il credito in avere

(chiusura del credito). 02/07/09 parziali totali

debiti v/fornitori a caparra a fornitori 1500

3. Il contratto non va a buon fine a causa del:

 compratore: la caparra in questo caso si trasforma da uscita di cassa in costo perché non

02/07/09 parziali totali

insussistenze di attivo a caparra a fornitori 1500 32

ce la restituiscono:

 venditore: il venditore ci restituisce la caparra e poi ci versa una somma di pari importo:

02/07/09 parziali totali

banca c/c a diversi 3000

caparra a fornitori 1500

sopravvenienza attiva 1500

 caparra da clienti: vediamo lo stesso esempio dalla parte del venditore.

1. Ci versano la caparra: entra la somma di denaro e nasce il debito (perché la dovremo

restituire). 02/07/09 parziali totali

banca c/c a caparra da clienti 1500

2. adempimento: restituiamo la caparra.

02/07/09 parziali totali

caparra da clienti a crediti v/clienti 1500

3. Il contratto non va a buon fine a causa del:

 compratore: la caparra diventa da debito a ricavo:

02/07/09 parziali totali

caparra da clienti a sopravvenienza attiva 1500

 venditore: non abbiamo adempiuto al contratto; dobbiamo quindi restituire la caparra e

poi versare un'altra somma di pari importo.

02/07/09 parziali totali

diversi a banca c/c 3000

caparra da clienti 1500

sopravvenienza passiva 1500

08/04: Rettifiche su acquisti e vendite: in sede di esecuzione del contratto di compravendita può

accadere che le merci consegnate siano differenti rispetto a quelle richieste: possono infatti esserci

difformità qualitative e difformità quantitative; in questi casi il compratore ha due possibilità:

 restituire i beni ricevuti;

 comprare lo stesso la merce ma ottenendo un abbuono (=sconto).

In entrambi i casi deve essere emessa una nota di credito dal venditore: essa non è altro che una

fattura di rettifica (cioè presenta gli stessi movimenti della fattura di vendita originaria ma di segno

opposto) per stornare totalmente o parzialmente importi precedentemente fatturati ad un cliente.

Le principali cause per cui il venditore emette la nota di credito sono: resi di merce, abbuoni,

accordi sopravvenuti tra le parti, risoluzione o revoca o annullamento del contratto oppure altri

errori nella fatturazione. Vediamo alcuni esempi dalla parte del compratore:

 resi su acquisti: supponiamo di comprare merci per 5.000 + Iva; il venditore ci invierà la

seguente fattura: 08/04/09 parziali totali

diversi a debiti v/fornitori 6000

merci c/acquisti 5000

Iva a credito 1000 33

supponiamo però di ricevere merci difformi da quelle ordinate e che tali merci non possano essere

impiegate nel nostro processo produttivo; decidiamo allora di restituire le merci per lo stesso valore

(5.000 + Iva) e il venditore emetterà la seguente nota di credito:

08/04/09 parziali totali

debiti v/fornitori a diversi 6000

resi su acquisti 5000

Iva a credito 1000

Queste sono esattamente le stesse scritture della fattura originaria ma ribaltata: prima avevamo un

debito in avere perché avevamo comprato merci per un totale di 6.000; ora questo debito non c'è

più per cui lo chiudiamo in dare. Per quanto riguarda le merci, prima avevamo acquistato merci e

quindi avevamo il conto “merci c/acquisti” in dare del CE; ora per fare in modo che le merci non

incidano più sul CE iscriviamo una rettifica di costi tra i ricavi chiamandola “resi su acquisti”. Per

l'Iva possiamo fare un ragionamento analogo ai debiti: prima era aperto in dare perché avevamo

acquistato; ora abbiamo restituito le merci e quindi è come se non avessimo mai comprato: per

questo motivo mettiamo il conto “Iva a credito” in avere dello stesso importo.

 Abbuoni su acquisti: supponiamo ora di ricevere le stesse merci di prima per lo stesso valore

(5.000 + Iva). Il venditore ci invierà la stessa fattura di acquisto di prima. In questo caso

però notiamo che le merci, anche se difformi da quelle richieste, sono impiegabili nel nostro

processo produttivo; perciò accettiamo le merci ed otteniamo un abbuono di 1.200 Iva

compresa (per scorporare l'Iva basta fare l'importo/1,2 e quindi → 1.200/1,2 = 1.000; l'Iva

sarà di conseguenza 1.200 – 1.000 = 200): il venditore emetterà perciò la seguente nota di

credito: 08/04/09 parziali totali

debiti v/fornitori a diversi 1200

abbuoni attivi 1000

Iva a credito 200

Il conto “abbuoni attivi” è un ricavo da inserire in avere nel CE; il motivo è sempre lo

stesso: serve a rettificare il valore del conto “merci c/acquisti” presente in dare del CE.

Vediamo gli stessi esempi dalla parte del venditore:

 resi su acquisti: supponiamo di vendere merci per 5.000 + Iva; emettiamo quindi la seguente

fattura: 08/04/09 parziali totali

crediti v/clienti a diversi 6000

merci c/vendite 5000

Iva a debito 1000

supponiamo però di consegnare merci difformi da quelle ordinateci e che tali merci non possano

essere impiegate nel processo produttivo del cliente; esso decide quindi di restituirci le merci per lo

stesso valore (5.000 + Iva) e noi emettiamo la seguente nota di credito:

08/04/09 parziali totali

diversi a crediti v/clienti 6000

Resi su vendite 5000

Iva a debito 1200

Il ragionamento è equivalente al caso del compratore.

 Abbuoni su vendite: supponiamo ora di vendere le stesse merci. Noi emetteremo la stessa

fattura di vendita di prima. In questo caso il cliente però nota che le merci, anche se difformi

da quelle richieste, sono impiegabili nel suo processo produttivo; perciò accetta le merci ed

ottiene da noi un abbuono di 1.200 Iva compresa: noi emetteremo perciò la seguente nota di

credito: 08/04/09 parziali totali

diversi a crediti v/clienti 1200

Abbuoni passivi 1000

Iva a debito 200 34

Il conto “abbuoni passivi” sono un costo da inserire in dare del CE.

I casi dei resi su acquisti/vendite come intuibile sono rettifiche totali; i casi degli abbuoni sono

rettifiche parziali.

Sconti: nei contratti di compravendita esistono due tipi di sconto:

 sconto incondizionato: viene determinato in fase di stesura del contratto e si tratta di una

semplice riduzione del prezzo accordata dal venditore;

 sconto condizionato: viene determinato nella fase di pagamento della fornitura e cioè

quando il compratore adotta un particolare comportamento che ne condiziona l'eventuale

applicazione.

Vediamo lo sconto incondizionato: questo sconto è deciso dall'inizio, quindi viene inserito nel

calcolo dell'imponibile della fattura. Supponiamo di ricevere merci per 5.000 + Iva, sconto 10%.

Vediamo come calcolare l'imponibile:

merci 5000 Come evidenziato in figura, lo sconto è applicato prima di

- sconto 10% su 5000 500 calcolare l'Iva e influisce quindi sull'imponibile. Le scritture

Imponibile Iva 4500 saranno le seguenti (come vediamo dalle scritture lo sconto

+ Iva 20% su 4500 900 non compare contabilmente):

Totale fattura 5400

08/04/09 parziali totali

diversi a debiti v/fornitori 5400

merci c/acquisti 4500

Iva a credito 900

Vediamo ora lo sconto condizionato: questo sconto si riferisce alle modalità di pagamento del

prezzo quando al compratore è data la possibilità di scegliere tra più condizioni alternative. Lo

sconto è applicato solo se il compratore mantiene un certo comportamento dopo aver ricevuto la

fattura. Per questo motivo lo sconto condizionato emerge in contabilità.

Supponiamo di ricevere merci al prezzo di 12.000 (Iva inclusa). Il regolamento avviene per ½ in

contanti con lo sconto del 10% e per ½ con girata di effetti attivi (paghiamo con cambiali); in primo

luogo, dopo aver scorporato l'Iva, rileviamo la fattura ricevuta dal venditore:

08/04/09 parziali totali

diversi a debiti v/fornitori 12000

merci c/acquisti 10000

Iva a credito 2000

Il pagamento sarà dato per 6.000 dalla girata di effetti attivi e per i restanti 6.000 in contanti con lo

sconto del 10% (lo sconto è dato da: 6.000 * 10% = 600 → quindi in contanti paghiamo 6.000 –

600 = 5.400). 08/04/09 parziali totali

debiti v/fornitori a diversi 12000

effetti passivi 6000

denaro in cassa 5400

sconti attivi 600

In questo caso lo sconto emerge contabilmente perché non è una mera riduzione del prezzo di

vendita ma un vantaggio accordato dal venditore qualora il cliente scelga quella specifica modalità

di pagamento.

Sconto multiplo: le operazioni di contrattazione di una fornitura possono svolgersi in più fasi

successive nelle quali il venditore accorda più sconti. In questo caso lo sconto è dato dalla somma di

due o più percentuali.

Supponiamo che per la fornitura di 1.000€ + Iva di materie di consumo abbiamo ottenuto lo sconto

incondizionato del 5% + 4%. Ci sono quindi 2 fasi, nella prima applichiamo il 5%, nella seconda il

4%: 35


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di ragioneria generale ed applicata con riferimento ai seguenti argomenti trattati: le quattro fasi aziendali (finanziamento, investimento, produzione, vendita), le caratteristiche del capitale di rischio (restituzione, rimborso, remunerazione), i fattori produttivi, la contabilità, lo stato patrimoniale e il confronto tra attività e passività, breve excursus storico ed esempio di gestione aziendale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (FERRARA, ROVIGO)
SSD:
Università: Ferrara - Unife
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecnica e analisi dei bilanci e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ferrara - Unife o del prof Madonna Salvatore.

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