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Capitolo I

Premesse sistematiche

Sommario: 1. Premesse sistematiche - 2. Le risorse in generale. 2

1. La disciplina Ragioneria:

Il riconoscimento di una disciplina denominabile convenzionalmente “ragioneria” discende dalla possibilità

d’individuare soggetti, punti di vista, oggetti, strumenti e fini che le siano in preminenza propri lungo i processi di

formazione e trasformazione delle sue conoscenze. Si tratta di processi che si svolgono in maniera interattiva ed itera-

tiva sia al loro interno sia verso l’esterno, cosicché i contenuti che ne risultano sono relativamente autonomi ma, al

tempo stesso, interdipendenti con i loro contesti ambientali e disciplinari: a conferma, per questa come per ogni altra

disciplina, della radicale impossibilità di eludere le connessioni che si pongono, da un lato, fra specialità tematiche e

generalità sistematiche e, dall’altro, fra relativa semplicità, varia complessità e tendenziale complessività delle rela-

zioni. Ciò detto, i soggetti preminenti della ragioneria sono genericamente tutti quelli che sono titolari legittimi di un

qualche interesse conoscitivo verso le amministrazioni aziendali, astrattamente e/o concretamente intese come materia

di pensiero e/o di azione. Più specificamente, poi, essi sono classificabili in modo molto vario, ma qui basti ricordare

che essi possono essere, fra l’altro, soggetti fisici o istituzionali, individuali o collettivi, pubblici o privati, esterni o in-

terni, e cosi via. Inoltre, i punti di vista preminenti della ragioneria sono genericamente di semiotica scritturale azien-

dale, nel senso che i vari “soggetti” (di cui sopra) acquisiscono conoscenze sugli “oggetti” (di cui sotto) attraverso la

formazione e/o la fruizione dei relativi “segni”: questi intesi come le espressioni artificiali scritte che, in forme dalle

più rudimentali alle più sofisticate, siano atte a sostituire nella conoscenza una o più esistenze di rilevanza amministra-

tiva, superando cosi i limiti soggettivi della loro memoria personale e quelli intersoggettivi della loro tradizione orale.

Ancora, gli oggetti preminenti della ragioneria sono genericamente i fatti amministrativi determinati da attività ed av-

venimenti di rilievo: i primi, quali eventi posti deliberatamente in essere dall’azione degli organi aziendali a ciò depu-

tati; i secondi, quali eventi posti in essere dall’azione di altri soggetti ovvero in qualsiasi altro modo (ad esempio, ad

opera della natura). In ogni caso, più specificamente, è necessario che i fatti siano in grado di determinare rilevanti in-

fluenze sulle esistenze. Invece, gli strumenti preminenti della ragioneria sono genericamente le rilevazioni aziendali

dei suaccennati oggetti. Più specificamente, esse hanno luogo tramite le scritture relative ai dati grezzi, elaborati e fi-

nalizzati che siano ritenuti opportuni per poter perseguire al meglio, a parità di condizioni, rilevanti obiettivi ammini-

strativi. Per ultimo, i fini preminenti della ragioneria, in forza anche del suo etimo latino di ratio, sono genericamente

le razionalità del controllo dei comportamenti amministrativi. Più specificamente, ciò comporta una serie di informa-

zioni documentali a beneficio dei soggetti aventi titolo, affinché le conoscenze sugli oggetti dell’amministrazione che

sono state conseguite tramite gli strumenti della rilevazione possano orientare al meglio il perseguimento degli obietti-

vi amministrativi. Ebbene, per effetto congiunto delle superiori specificazioni, la ragioneria diviene così una disciplina

semiotica speciale od applicata agli aspetti di espressione prevalentemente scritta del fare umano in sede amministrati-

va. Allora, per definirne meglio il dominio conoscitivo, occorre richiamare intanto la seguente classica partizione di

tutte le discipline semiotiche in:

• semantica, riguardante le relazioni di significazione che intercorrono fra gli oggetti considerati ed i segni a ciò

impiegati dai soggetti agenti o formatori;

• sintattica, riguardante le relazioni di rappresentazione che intercorrono fra i segni semantici impiegati dai

soggetti agenti o formatori;

• pragmatica, riguardante le relazioni di comunicazione che intercorrono fra i segni sintattici composti ed i sog-

getti destinatari o fruitori.

Inoltre la ragioneria non deve chiudersi a se stessa ma integrare a essa discipline più o meno connesse ad essa come il

diritto, la matematica e le più prominenti discipline aziendali.

2. Le risorse in generale:

È opportuno procedere a definire l’attività economica e, per converso, anche quelle che non sono economiche, perché

senza di essa non hanno ragione di esistere né le aziende, che costituiscono la principale forma storica per risolvere i

problemi dei mezzi necessari, o soltanto opportuni, per la conservazione e la riproduzione della vita umana, né la ra-

gioneria, che costituisce la principale disciplina aziendale per esprimere, nel miglior modo possibile, le razionalità del

controllo dei comportamenti e degli andamenti amministrativi per la risoluzione di quei problemi. Ciò consente, in

questo capitolo, di fondare meglio i criteri distintivi fra i contenuti ed i contesti relativi alla prima attività e, in altri ca-

pitoli, pure quelli relativi all’amministrazione aziendale ed alla ragioneria. In proposito, al livello di massima astrazio-

ne e generalità, si può intanto assumere:

• per esistenze, tutto ciò che sia in essere e in divenire, a qualsiasi titolo, nelle situazioni di spazio e di tempo

prese di volta in volta in considerazione;

• per risorse, tutte le esistenze che lungo il loro divenire possano, in qualsiasi modo, tornare una o più volte in

essere (“risorgere”) sotto forma di esistenze sostanzialmente similari o funzionalmente riconducibili a quelle

di origine.

Le esistenze e le eventuali risorse si formano, nel loro essere, e si trasformano, nel loro divenire, secondo si-

stemi disposti lungo un “circuito” logico-cronologico (a pagina seguente); 3

SISTEMA TOTALE DI APPARTENENZA DELLE ESISTENZE

SISTEMI PARZIALI DI APPARTENENZA DELLE ESISTENZE

SISTEMI DI ININFLUENZA SULLE RISORSE

SISTEMI DI INFLUENZA SULLE RISORSE

S. DI RIFERIMENTO S. DI RELAZIONE S. DI NON RELAZIONE

S. NATURALI

S. NATURALI S. NATURALI S. SOCIALI

S. SOCIALI S. SOCIALI MAGGIORI

MAGGIORI MAGGIORI

INTERMEDI INTERMEDI

INTERMEDI

MINORI MINORI MINORI

<

ATTRAZIONE S. DI PROVENIENZA

ALTERAZIONE S. DI DESTINAZIONE

RESTITUZIONE > SISTEMI DI ININFLUENZA SULLE RISORSE

SISTEMI DI INFLUENZA SULLE RISORSE

SISTEMI PARZIALI DI APPARTENENZA DELLE ESISTENZE

SISTEMA TOTALE DI APPARTENENZA DELLE ESISTENZE 4

Secondo l’ordine naturale, è il caso –ad esempio– dell’acqua, del vento, delle maree, della vita vegetale ed animale, e

così via. Invece, dei possibili ordini artificiali ad opera dell’umanità soprattutto sotto il profilo economico, In via del

tutto generica, per sistema si può intendere ogni insieme relativamente autonomo di parti complementari aventi una

rilevante omogeneità di esistenza e/o conoscenza. spazio e continuo nel tempo (“il mondo”) e, in successive approssi-

mazioni, può essere idealmente disaggregato in pluralità di spazio e discontinuità di tempo. In particolare, le risorse,

pur continuando a partecipare del suddetto circuito, sono disaggregabili in sistemi (naturali o sociali, a seconda della

loro origine primaria, nonché maggiori, intermedi o minori, a seconda della loro disposizione gerarchica) di effettiva

influenza e di convenzionale ininfluenza sulle risorse stesse. A proposito ora dei sistemi di influenza, essi possono es-

sere diretti o di riferimento, nei quali le risorse vengono trasformate secondo le fasi iniziali di attrazione dall’esterno,

successive di alterazione all’interno e finali di restituzione all’esterno, nonché indiretti o di relazione, nei quali le ri-

sorse si trovano formate ed i quali possono essere di provenienza, da cui avviene la predetta attrazione verso quelli di

riferimento, e di destinazione, verso cui avviene la predetta restituzione da quelli di riferimento. Ad ogni modo, sul

fondamento del celeberrimo “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” (e si degrada), i processi di tras-

formazione inevitabilmente comportano una qualche de-formazione delle risorse, nel senso di una maggiore o minore

degradazione della loro formazione di partenza. Per contro, però, i processi possono eventualmente comportare anche

una qualche ri-formazione delle risorse, nel senso di un maggiore o minore sviluppo rispetto alla loro formazione di

partenza Comunque vada, la formazione delle risorse, se è astrattamente colta nel loro “essere” in uno o più punti del

tempo, esprime le loro consistenze convenzionalmente statiche o fondi; mentre, la trasformazione delle risorse, se è

astrattamente colta nel loro “divenire” lungo uno o più intervalli di tempo, esprime le loro variazioni propriamente di-

namiche o flussi. 5

Capitolo II

Contenuti e contesti dell’attività economica

Sommario: 1. La produzione e i suoi processi - 2. La ricchezza - 3. Formazione di risorse e produzione - 4. Attività

economica e non economica - 5. L’azienda - 6. Le relazioni nodali - 7. Le relazioni modali - 8. Le relazioni tra azien-

da e ambiente - 9. Il posizionamento aziendale - 10. Il controllo aziendale - 11. I momenti aziendali - 12. La specifica-

zione storica della ragioneria. 6

1. La produzione e i suoi processi:

L’uomo dunque si inserisce nel processo naturale, per ottenere ciò che in natura non può esistere spontaneamente cre-

ando dunque un processo artificiale detto di produzione, da questo punto di vista si conferma che quando queste atti-

vità, si svolgano in realtà che convenzionalmente chiamiamo aziende, conseguentemente tutte le aziende non possono

che essere di produzione. Perché se non producono non esistono, perché la attività produttiva è uno dei grandi aspetti

definitori dell’attività economica. Quindi non è il tipo di attività che differenzia le aziende ma il tipo di collegamento

con l’ambiente esterno e quindi con i sistemi di destinazione e di provenienza, le aziende maggiormente ma non esclu-

sivamente si differenziano anche per le fasi di modificazione e cessione dei servizi. Quindi l’uomo ha integrato il pro-

cesso naturale con quello artificiale, dunque in ambito economico e non più astratto e generalizzato ciò che era

l’attrazione, alterazione e la restituzione divengono rispettivamente acquisizione, modificazione e cessione, per ces-

sione non intendiamo vendita, poiché la vendita al massimo è specie della cessione, ma per cessione intendiamo una

restituzione ai sistemi di destinazione che possono essere per esempio i mercati o i paesi ecc. Quindi il circuito eco-

nomico è composto da Sistemi di provenienza, acquisizione, modificazione, cessione e Sistemi di destinazione, inoltre

i sistemi di provenienza non possono esistere se non esistono i sistemi di destinazione e viceversa. Resta sempre da

stabilire un concetto però che è quello di produzione, ossia le attività di trasformazione che poniamo in essere sono at-

tività necessariamente di produzione, intendendo per produzione la messa in esistenza di ciò che altrimenti non sareb-

be mai esistito, quindi quando pongo in essere qualcosa che non esiste in natura pongo un attività di produzione, quin-

di la produzione per definizione è un processo artificiale che da luogo a output di beni e servizi che da questo stesso

punto di vista per definizione sono artificiali, purché siano naturali. La produzione avviene tramite molti fattori, quello

principale però è il :

• lavoro, ossia il peculiare fare dell’umanità finalizzato a trasformare risorse in altre ritenute preferibili.

• l’acquisizione, modificazione e cessione, quindi acquisizione di risorse che poi vengono modificate e cedute

ai soggetti.

• Consumo, quest’ultimo fattore non è necessariamente presente nel processo economico ma finalisticamente si

ritiene che prima o poi debbano essere orientati al consumo, quindi la modificazione umana ultima del bene.

Quindi è proprio il consumo che ci introduce al concetto di bene, concetto che non è però definibile in maniera certa e

concreta, possiamo al massimo dire che il bene deve soddisfare aspettative umane storicamente percepite come biso-

gni e a sua volta i bisogni non sono oggettivabili ne nel tempo ne nello spazio.

2. La ricchezza:

Con il termine ricchezza intendiamo delle risorse che sono atte a qualche cosa e che dunque valgono, quindi una fina-

lizzazione rispetto appunto ad aspettative storiche in senso spaziale e temporale per beni o servizi che costituiscono

ricchezze, e che quindi valgono, valore non necessariamente inteso come economico o di cambio per esempio. Af-

fermare che se non guadagno non faccio attività economica è errato, dobbiamo vedere il fine ultimo della azienda in-

fatti se una azienda ha il fine di guadagnare e non guadagna allora li si che non faccio attività economica, e brucio ric-

chezza, mentre se una azienda non ha fine di lucro e di conseguenza non guadagna svolge un attività economica:

Attività economica > attività economica di lucro, attività economica non di lucro ecc..

Volendo fare un esempio se una azienda ha una perdita di esercizio di 100.000 € che sicuramente ha causato una per-

dita questo si ma non possiamo affermare che l’azienda ha bruciato ricchezza per 100.000 € questo perché, si devono

osservare i fattori della produzione che sono detti intermedi (materie prime, servizi ecc.), altri detti trasformandi (tra-

sformazione passiva) e altri detti trasformatori (trasformazione attiva). Ragionando su un ottica di sola ricchezza e non

di profitti per capire se una azienda ha bruciato o meno ricchezza bisogna sottrarre ai al valore di produzione i costi di

produzione, che mi determina il valore aggiunto lordo che sarebbe la nuova ricchezza prodotta, quindi:

R = VP – CP = VAL 7

Quindi può accadere benissimo che con una profitto negativo non si sia bruciata ricchezza, perché ad altri fattori di

produzione sono andati remunerazioni, più grandi di quelle che hanno avuto il segno meno. Bisogna quindi distingue-

re i redditi da azienda, (l’insieme dei redditi, che si formano in questa entità o sistema chiamato azienda), dal reddito

di azienda, infatti: Redditi da azd > Reddito di azd

3. Formazione di risorse e produzione:

Nella formazione delle risorse dobbiamo distinguere il sistema “chiuso”, da quello “aperto”, nel sistema chiuso non è

consentita l’immissione di pre-formazioni ossia altre risorse precedentemente formatasi fuori dal sistema chiuso, il si-

stema chiuso è quindi cosi composto:

FRM (tk) tras - FRM FRM (tk + i) Entropia > 0

Sistema chiuso de - FRM

Fondi (iniziali) Flussi Fondi (finali)

Nei sistemi chiusi si parte da una formazione (tk) che da vita a una de - formazione vuol dire che si degradano le risor-

se prese in considerazione attraverso le deformazioni si arriva a una formazione nel tempo a livello complessivo (tk +

i), arriviamo a una misura finale chiamata entropia che è una grandezza matematica che nel sistema chiuso è sempre

maggiore di zero e quindi positiva, e sempre maggiore di zero, i fondi non sono altro che consistenze di risorse in uno

o più tempi dati purché siano tempi disgiunti tra di loro, abbiamo quindi dei fondi iniziali e dei fondi finali questo av-

viene attraverso appunto dei flussi sono invece variazioni si fondi e quindi di consistenze che avvengono nel tempo

preso in considerazione.

Il sistema aperto:

Nei sistemi aperti invece la consistenza delle risorse non è data una volta e per sempre ma può essere nel tempo ali-

mentata creando nel tempo qualcosa di simile ma non di uguale. > 0

FRM (tk) tras – FRM FRM (tk + i ) Entropia = 0

de – FRM (+ -) ri – FRM < 0

Sistema aperto pre – FRM in - FRM

tk k + i

Nel sistema aperto il fenomeno della trasformazione rimane cosi come rimane l’esito terminale, abbiamo anche analo-

ghi fenomeni di de – formazione, la degradazione delle risorse rimane sempre ugualmente, la differenza che però si

può rilevare e che durante l’intervallo considerato, il sistema in quanto aperto, consente l’immissione di pre – forma-

zione ossia altre risorse che precedentemente si erano formate fuori dal nostro sistema di riferimento, che possono en-

trare portando nuova materia. Ciò che consente che le pre – formazioni diventino qualcosa di positivo sono le in –

formazioni, ossia qualcosa che per natura o per il mondo sociale tra di noi mettiamo insieme per poter orientare gli av-

venimenti o le attività, possiamo aggiungere al sistema chiuso il segno + - perché abbiamo sicuramente il fenomeno –

che è la de – formazione in se e per sé, e abbiamo fenomeni + che sono le nuove risorse che arrivano e le nuove in –

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formazioni che abbiamo a disposizione e quindi la possibilità di tras – formare la formazione iniziale, il che conduce a

una ri – formazione, inoltre è chiaro che le de – formazioni e i processi di formazione avvengono lungo l’intervallo tk

k + i. L’entropia stavolta può essere nel sistema aperto sia maggiore, che uguale, che minore di zero, quindi le situa-

zioni possono essere queste:

• Entropia > 0 allora, abbiamo male introdotto risorse peggiorando il fenomeno di degradazione delle risorse e

quindi siamo in perdita.

• Entropia = 0 in questo caso abbiamo guadagnato, perché una situazione, che comunque sarebbe stata negativa,

portandola a 0 abbiamo comunque avuto un guadagno

• Entropia < 0 in questo caso abbiamo rallentato i fenomeni di degradazione delle risorse, ma le abbiamo ripor-

tate a valori più bassi dello zero con un risultato di potenziamento ancora più elevati rispetto a una situazione

di entropia = 0.

Tutto quello fino a ora detto è riconducibile al tema del “cosa” quindi cosa sono le consistenze le variazioni, le tra-

sformazioni ecc. ora vediamo il tema del “come” avvengano queste trasformazioni di risorse che appunto avvengono a

riferimento al fatto che ci si riferisca al sistema naturale, che è appunto il primo ambito. Sistema Naturale esistono in-

dipendentemente dalla presenza e dall’azione dell’ umanità e sono caratterizzato da un ordine necessario, i sistemi so-

ciali invece non esistono invece a prescindere dalla presenza e dall’azione dell’umanità, ma sono invece quelli che

l’umanità pone in essere o modifica, e non possono non risentire dei sistemi naturali, e quindi nei sistemi sociali vi è la

co – esistenza di un ordine necessario che deriva dalla parte naturale di questi sistemi ma vi sono anche degli ordina-

menti contingenti. Grazie al sistema artificiale l’uomo pone in essere cose che in natura non esistono, da vita al pro-

cesso di produzione appunto, la produzione diventa economica quando in questo processo di produzione possiamo in-

dividuare almeno tre fattori che sono: il lavoro ossia un attività umana che è finalizzata a trasformare risorse in altre

ritenute preferibili, l’ordinamento artificiale prevale senza mai azzerare il sistema naturale e in fine un sistema istitu-

zionale (collettività di persone come per esempio la tribù o la famiglia) . La produzione economica deve sempre essere

volontaria e finalistica e da vita a fondi (formazione delle risorse, estrattamene colta nel loro “essere”, in uno o più

punti del tempo), e/o flussi, (la trasformazione delle risorse, se è astrattamente colta nel loro “divenire” lungo uno o

più intervalli di tempo). Ovviamente flussi e fondi devono “valere” a qualcosa e queste valenze possono essere; valen-

ze in sé o valenze rispetto ad altro che daranno infine vita a valori d’uso e valori di scambio.

SIS/NAT Ordine Necessario

SIS/ART Naturale Ordine Necessario

Artificiale Ordinamenti contingenti

PRD

PRD data da: LAV + ORD/ART + IST = PRD/ECN

FN/FLS Considerazione diretta (tk) Valore d’uso

In sé Considerazione diretta (tk k + i)

Valenze rispetto ad altro Comparazioni indiretta (tk)

Comparazioni indiretta (tk k + i) Valore di scambio

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La tipica indicazione del valore di scambio è il prezzo. Ciò che fa perdere o acquistare valore ai beni ed ai servizi sono

i fattori di de – formazione e di ri – formazione;

I fattori della de – formazione delle risorse sono tre e sono:

• Deperimento: beni e servizi che in quanto esistono sono naturalmente soggetti ad usura, con una conseguente

perdita di utilità

• Superamento: perdita di attualità del bene o del servizio

• Esaurimento: perdita di disponibilità della risorsa totale o parziale

Mentre i fattori di ri – formazione sono sempre tre e sono:

• Rinnovamento: conferimento di nuova utilità al bene o servizio

• Aggiornamento: adeguare, recuperare o aggiornare il bene o servizio

• Rinvenimento: ricostruzione totale o parziale di attualità della risorsa

de – formazione ri – formazione

deperimenti (-) utilità (+) rinnovamento

superamenti (-) attualità (+) aggiornamento

esaurimento (-) disponibilità (+) rinvenimento

Flussi (tk k + i) Flussi (tk k + i)

A tutto questo si aggiunge l’argomento moneta, il concetto di baratto con l’introduzione della moneta rimane ugual-

mente, viene solo un po’ complicato. La moneta ha caratteristiche importanti, infatti grazie ad essa si possono rendere

omogenee risorse eterogenee, renderle comparabili e ordinabili quindi preferibili. La moneta ci aiuta a qualificare il

valore di un bene/servizio. La “moneta merce” è intesa tale perché la moneta è il bene con il più alto gradi di diffusio-

ne e gradimento come corrispettivo di scambio. La “moneta segno” invece è intesa tale perché esprime la valenza di

beni e servizi.

4. Attività economica e non economica:

Nei nostri studi dobbiamo studiare sempre ciò che è economico ma dando un occhio anche a ciò che non lo è. Quindi

possiamo concettualmente individuare un doppio passo che è quello di ciò che è interno all’economia che mi da

l’oggetto di attività economica (che per noi è fondamentale) differenziato da ciò che economico non è ma che però

può essere o estraneo dall’economico e conseguentemente totalmente irrilevante per noi oppure può essere esterno

dall’economico, in questo caso potremmo però avere degli aspetti di attenzione che possono interessarci.

INT/ECN EST/ECN EXT/ECN

fondamentale

OGG/ATT ASP/ATT IRRILEVANTI 10

5. L’azienda:

Il termine azienda deriva dal latino “facere”, quindi fare, il gerundivo di fare è facienda, questo termine però verrà più

utilizzato in Spagna diventando “hacienda”, questo termine ha due significati in sé “le cose” “da fare” e da questi due

fattori che poi avremo la definizione di azienda del ramo del diritto e del ramo economico/aziendale (che è quello che

a noi interessa), schematizzando avremo quindi:

Facere Facienda Hacienda Azienda

“le cose” “da fare”

Ramo di diritto Ramo economico/aziendale

Le aziende sono le forme tecniche che servono per svolgere le attività economiche e costituiscono i sistemi sociali in-

termedi, l’azienda è un sistema aperto. Un azienda per costituirsi tale deve partire da un ordinamento naturale succes-

sivamente avere un ordine necessario agli ordinamenti contingenti, ma non basta solo questo, l’azienda deve richiede-

re anche un coordinamento quindi l’attività economica può essere svolta in condizioni stabili solo se coordinata, ma

quando, la complessità dell’attività economica raggiunge una certa soglia critica per cui non è più possibile ordinarla

in maniera istintiva sorge la necessità di un coordinamento di un attività ancora più complessa di livello superiore la

risposta che si dà a questo problema di coordinamento è la coordinazione aziendale. L’azienda si basa e si regge su

l’istituto, quindi sulle persone e sulla collettività, l’istituto quando avverte la complessità determina ordinamenti artifi-

ciali per acquisire, modificare le risorse e cedere i beni e i servizi prodotti, questa fase è detta appunto istituzione.

L’azienda una volta istituita supera le persone che l’hanno istituita, assumendo una soggettualità istituzionale.

L’azienda deve svolgere sempre un attività economica, quindi attività artificiale e quindi produrre se un azienda non fa

tutto ciò non può esistere.

ORD/NAT ORD/NEC Ordinamenti contingenti Coordinamento Coordinazione aziendale = AZD

AZD istituto istituzione.

Un esempio tipico di azienda sono le famiglie, anche se a prima vista non sembra, infatti l’istituto famiglia diventa

particolarmente complesso prevede sempre una acquisizione, modificazione e cessione di risorse, quindi anche la fa-

miglia quando hanno da amministrare processi progressivamente complessi hanno bisogno di distinguere processi

amministrativi, producendo beni e servizio con valori d’uso e più raramente di scambio. Il concetto di amministrazio-

ne indica un concetto di servizio rispetto a qualcosa o a qualcos’altro, chi amministra coordina ma questa coordinazio-

ne non può essere solo economica ma deve intendere anche attività che economiche non sono. Quindi

l’amministrazione non è altro che l’insieme delle attività strettamente economiche e meno economiche, che sono diret-

tamente oggetto della nostra attività, (ordinamento amministrativo > ordinamento economico). Quando l’ordinamento

economico e successivamente amministrativo, aumenta si determina la necessità di un coordinamento, sempre mag-

giore quanto più le aziende diventano complesse. Ogni attività che a vario titolo intersecano, l’attività aziendale devo-

no essere sovraintese dall’amministrazione. Nell’amministrazione non esiste una funzione sola ma funzioni multiva-

riate, poiché le variabili in gioco sono molte, nell’attività aziendale non vi è solo un obiettivo o uno scopo ma molti, in

questo senso dobbiamo muoverci su una logica detta “da intervallo”. Nell’amministrazione abbiamo due ambiti fon-

damentali, ossia ambito dell’internabilità e dell’esternabilità.

• Internabilità: Attitudine a che i fatti amministrativi (prodotti dentro e fuori l’azienda) producano effetti ammi-

nistrativi all’interno delle aziende.

• Esternabilità: Fatti (sempre interni o esterni) che hanno influenza su quelli che chiamiamo effetti preterammi-

nistrativi, e che determina comunque effetti sull’ambiente (es. impatto ambientale). 11

Internabilità ed esternabilità sono collegate, il legame tra sistemi di provenienza e di riferimento è dato appunto dalla

internabilità e dalla esternabilità. Esistono dei punti di collegamento, chiamati relazioni nodali, ossia dei nodi che le-

gano i sistemi aziendali ai sistemi ambientali, ma esistono anche le relazioni modali, che ci servono a regolare i rap-

porti tra interno ed esterno.

6. Le relazioni nodali:

Le relazioni nodali quindi quei nodi che legano i sistemi aziendali ai sistemi ambientali sono riconducibili a tre cate-

gorie:

• Estrazione: ossia le risorse acquisite dai sistemi di provenienza, recidendo in qualche modo il legame che vi

era all’origine fra queste risorse ed il loro sistema. (es. oro, ferro, idrocarburi ecc.).

• Distrazione: ossia le risorse vengono acquisite, modificando l’ordine naturale ma senza che il legame origina-

rio tra la risorsa e il sistema venga compromesso. La distrazione riguarda specialmente risorse a noi molto vi-

cine per esempio l’acqua, la risorsa artificiale quasi al 100% distraibile è la moneta.

• Astrazione: con l’astrazione non è mai possibile separare il legame che vi è tra la risorsa e il sistema di prove-

nienza della medesima. Il fattore astratto tipico è la forza lavoro, non è pensabile separare la forza lavoro dal

lavoratore, un altro fattore tipico di astrazione è l’ambiente nella concezione più ampia del termine.

Quindi le risorse possono solo essere acquisite tramite estrazione o per distrazione o per astrazione. Di questi fattori

operiamo le modificazioni più varie in base alla attività dell’azienda. A questi tre fattori ne corrispondono altri tre os-

sia l’eliminazione, la reintegrazione, e la remunerazione:

Estrazione Eliminazione: questo sta ad indicare che un bene estratto sarà quindi prima o poi soggetto ad un proces-

so di eliminazione.

Distrazione Reintegrazione: ciò significa che le risorse vengono reintegrate nell’ordine da cui provengono.

Astrazione Remunerazione: Per i processi di astrazione non vi può essere alcun processo, ne di reintegrazione ne

di eliminazione, questo perché non vi è la rottura del legame tra la risorsa e il sistema di provenienza della medesima,

di conseguenza non potendo reintegrare ne eliminare la risorsa, si ricorre alla remunerazione per compensare.

7. Le relazioni modali:

Le relazioni modali sono delle relazioni che si sviluppano nella fase della acquisizione, modificazione e cessione delle

risorse che vengono acquisite come abbiamo visto nelle tre grandi categorie di nodi (estrazione, distrazione e astrazio-

ne). Le relazioni modali si dividono in due categorie, l’acquisizione originaria e quella derivata:

• Acquisizione originaria, ossia se io acquisisco un fattore di produzione come un appezzamento di terreno, io

acquisto il terreno, e non anche l’aria che vige sopra il medesimo, questo vuol dire che alcune risorse vengono

acquisite in via originaria per il fatto stesso che ci stanno intorno, e per le quali non pago alcun corrispettivo

ne in denaro ne in natura.

• Acquisizione derivata: in questo caso abbiamo un intervento esplicito dell’uomo per regolare l’acquisizione

della risorsa. La prima modalità dell’acquisizione derivata è il trasferimento ossia una manifestazione di ac-

quisizioni di fattori unilaterali e che pone l’esistenza di almeno due soggetti, pubblici o privati fondati su prin-

cipi di solidarietà è chiaro che questi trasferimenti non sono obbligatoriamente di natura onerosa. Un'altra mo-

dalità dell’acquisizione derivata è lo scambio, anche qui vi devono essere almeno due soggetti, questi scambi

possono essere di modalità più varie, possiamo però compattare queste modalità secondo le due principali os-

sia scambi non equivalenti ed equivalenti. Lo scambio non equivalente avviene quando due o più soggetti cia-

scuno scambiando i propri beni e servizi che sono oggetto dello scambio secondo grandezze che non sono

quelle che esattamente ciascuno di loro riconoscerebbe al bene o servizio scambiato, quindi vi sono dei fattori

sociali naturali ecc.. che entrano in gioco e che rendono appunto lo scambio non equivalente, ovviamente lo

scambio è inteso non equivalente nelle due direzioni o di eccessiva onerosità o di eccessiva gratuità. Lo scam-

bio equivalente invece lo si ha quando vi sono due soggetti posti sullo stesso piano e che non siano condizio-

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nati oltremisura da ordini di valutazioni. In effetti l’equivalenza può essere per piena onerosità o per piena

gratuità, quindi noi possiamo scambiare beni e servizi su basi di totale onerosità o gratuità, per esempio il re-

galo è uno scambio equivalente a piena gratuità.

Volendo schematizzare le relazioni modali avremo quindi:

Acq. Originaria

Acq . Derivata Trasferimento

Scambio Non equivalente eccessiva onerosità

Equivalente eccessiva gratuità

piena onerosità piena gratuità

Abbiamo parlato prevalentemente di fasi di acquisizione, ma tutte le cose dette sulla acquisizione possono essere ripe-

tute purché ribaltatale riguardo la cessione, questo perché nella cessione facciamo tutto ciò che facciamo nella acquisi-

zione ma al contrario. Potremmo quindi affermare che acquisizione > acquisto, poiché la categoria acquisizione poi si

può manifestare in molti modi uno trai quali è l’acquisto. Stesso ragionamento possiamo fare sulla cessione quindi

cessione > vendita. Ed è proprio in base alle varie combinazioni che si possono avere dalle relazioni “nodali” e “mo-

dali” che discende un delicatissimo mix di passibilità amministrative e preteramministrative delle risorse. Se infatti il

baricentro si sposta verso gli scambi equivalenti possiamo muoverci sempre più verso forme aziendali chiamate di im-

presa, viceversa ci allontaniamo dall’impresa avvicinandoci al concetto di azienda pubblico o no – profit per esempio.

Quindi le relazioni modali fra sistema aziendale e sistema ambientale sono molteplici le principali sono appunto ri-

conducibili a tre aree principali che sono il sistema sociale prima, il sistema economico dopo e infine il mercato, ed è

in quest’ordine che la azienda si deve confrontare.

Relazione modale A = Acquisizione (Originaria, derivata, trasferimento e scambio)

M = Modificazione

A M C C = Cessione (Uguale all’acquisizione ma concetti capovolti)

Abbiamo fin ora visto i fattori di acquisizione e cessione nella relazione modale, vediamo ora i fattori della modifica-

zione nella relazione modale che sono: la modificazione temporale, spaziale, materiale e di relazione.

• Modificazione temporale: La modificazione temporale è obbligatoria per le aziende, poiché ogni modificazio-

ne è attuata nel tempo, ovviamente alcune aziende fanno del tempo il loro aspetto peculiare.

• Modificazione spaziale: Anche questo è un fattore comune a tutte le aziende, e ovviamente ci sono aziende

che fanno dello spazio la loro dimensione strategica.

• Modificazione materiale: Si interviene non soltanto sul tempo e sullo spazio, ma prevalentemente si agisce

sulla materia, quindi sul bene o servizio offerto.

• Modificazione di relazione: Non ha senso parlare di singoli beni o singoli servizi, quindi i singoli beni e/o ser-

vizi presi in considerazione, sono tra di loro più o meno collegati.

Come dicevamo all’inizio, le interrelazioni, tra azienda e ambiente, sono di più vari tipi, ma comunque riconducibili a

tre passaggi fondamentali, ossia quello in cui noi apprendiamo risorse dall’esterno tramite estrazione, distrazione o a-

strazione, questo ci serve per guardare il nostro campo di osservazione da più in alto, per avere una maggiore visione

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di insieme, raggiungendo appunto un punto critico di osservazione per noi ottimale. I contenuti dell’amministrazione

aziendale possono avere ampiezze ben diverse e questo ripropone un concetto già riproposto di contenuti economici

dell’attività aziendale, vogliamo ora individuare i campi e le aree dell’amministrazione aziendale che ne discendono e

sono:

• Il campo sistematico semplice dell’amministrazione economica, che compendia in sub sistemi amministrativi

le tre distinte aree tematiche, relative all’attività economica;

• Il campo sistematico complesso dell’amministrazione allargata, che compendia in più ampi subsistemi ammi-

nistrativi le distinte aree tematiche relative all’attività economica ed alle attenzioni non economiche che a que-

sta funzione sono più integrate;

• Il campo sistemico complessivo dell’amministrazione integrale, che compendia insieme nel sistema ammini-

strativo le distinte aree tematiche relative all’attività economica ed alle attenzioni non economiche che a que-

sta sono funzionalmente meno integrate.

8. Le relazioni tra azienda e ambiente:

Le relazioni che affrontiamo ora riguardano un aspetto un po’ più a livello storico. In questo senso abbiamo tre ap-

prossimazioni sempre di tipo modali, quindi “come” nel tempo le aziende si siano poste col sistema ambiente nel tem-

po che possono essere cosi schematizzate:

Semplici per scambi di mercato

Relazioni Complesse per acquisizione e cessione

Complessive per integrazione ambientale

Si dicono relazioni semplici per scambi di mercato perché le aziende e specialmente le imprese, hanno focalizzato

l’attenzione nei rapporti tra impresa e ambiente, sono stati rapporti prevalentemente di scambio e prevalentemente di

mercato, quindi tra scambi equivalenti di piena onerosità, questa situazione è classica del periodo ottocentesco, quindi

di mercato concorrenziale. I prezzi di mercato possono essere “propri”, se formati in ipotesi di equivalenza, quindi o-

gni soggetto contraente, riconosca ai beni/servizi scambiati il loro reale valore intrinseco. Ma i prezzi cosi formati non

sono sempre in grado di esprimere in modo compiuto le relazioni che si pongono fra le aziende di riferimento ed i tito-

lari dei fattori produttivi acquisiti e/o i destinatari dei beni e servici ceduti, in questo caso si parlerà di prezzi “impro-

pri”, poiché vengono formati in ipotesi di un’equivalenza appunto impropria. Inoltre alla formazione di questi prezzi

concorrono anche i pubblici poteri quando tramite prezzi amministrati o controllati, impongono negli scambi posti in

essere da soggetti una variazione del prezzo. nel tempo si è passati alle relazioni complesse per acquisizione e cessio-

ne, in questa situazione, non si guarda quindi più al mercato in maniera assidua, ammettendo altri plessi in considera-

zione, come per esempio quelli sociali, comportando la diversificazione della modalità di acquisizione e cessione, di

beni e servizi in regime di scambi a prezzi propri e di non scambio. Vi sono però soggetti che, benché in assenza di

cessioni e/o di acquisizioni, sono tuttavia titolari di interessi di varia natura nei confronti delle aziende di riferimento e

che possono influenzare in maniera anche rilevante strutture funzioni e processi dell’intero sistema ambientale per e-

sempio i sindacati ed i partiti politici. su questo piano tendiamo a prendere in considerazione tutti i plessi di relazioni

che sono ponibili e di cui sene può trarre un utilità. La terza ed ultima approssimazione ossia quelle complessive per

integrazione ambientale, qua si fa un discorso ancora più generico, quindi a cavallo tra il primo e il secondo step, ac-

cade che nel primo periodo (relazioni semplici per scambi di mercato), ognuno scambia i prezzi e se non lo fa non ha

dignità di soggetto preso in considerazione. Nel secondo periodo (relazioni complesse per acquisizione e cessione) in-

vece accade che i soggetti scambisti, per effetto del decreto pubblico, privato, individuale, collettivo ecc. introducono i

loro comportamenti nelle relazioni che non sono strettamente economiche. Nel terzo passaggio ( le relazioni comples-

sive per integrazione ambientale) accade che le relazioni prese in considerazione non fanno più capo ai soggetti scam-

bisti, quindi si introducono nei comportamenti economici variabili di altro ordine che non investono più neanche i

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soggetti scambisti. Una volta giunti alle relazioni complessive per integrazione ambientali le precedenti relazioni non

svaniscono ma vengono implementate chiaramente.

9. Il posizionamento aziendale:

Il posizionamento aziendale non va mai basato sul mercato, per due ragioni, la prima perché non è vero che tutte le a-

ziende vivono di solo mercato, e secondo perché ci sono aziende che non sono imprese. Il posizionamento aziendale è

invece la ricaduta di insieme e viene inteso come grandezze di massima sintesi che esprime le relazioni tra sistema a-

ziendale e sistema aziendale. Quindi il posizionamento aziendale ci da l’idea di come l’azienda si colloca

nell’ambiente. Nella prima è principale approssimazione il posizionamento aziendale deve relazionarsi con due gran-

dezze lo spazio e quindi di conseguenza col tempo. Rispetto allo spazio il posizionamento aziendale sarà unica e sinte-

tica, per poi diventare molteplice e analitica, mentre rispetto al tempo sarà continua e dinamica, e conseguentemente

discontinua e statica.

Spazio Tempo 1° posizionamento

unica/sintetica continua/dinamica

molteplice/analitica discontinua/statica n posizionamenti

Ovviamente si parte dalla prima approssimazione in quanto la principale ma possiamo arrivare a n posizionamenti, noi

ci possiamo spostare lungo tutto questo range di posizionamenti, quindi ci spostiamo, fino a quando il differenziale

positivo di conoscenza acquisito mi conforta nell’andare avanti, ma se quello che guadagno in conoscenza, è controbi-

lanciato da una peggiore qualità della conoscenza stessa o addirittura mi fa perdere altre, conoscenze dobbiamo fer-

marci prima. Cerchiamo ora di individuare alcune grandezze di sintesi, che ci possono aiutare ad orientarci nel giudi-

care il posizionamento aziendale, che poi diverranno posizionamenti, considerando che il posizionamento è una gran-

dezza di sintesi tra il sistema e l’ambiente, non è qualcosa che in assoluto, attende all’azienda ne quanto meno

all’ambiente. Quindi per giudicare come va un azienda non dobbiamo giudicarla in sé, ma confrontandola con altre

aziende, dobbiamo servirci dunque del concetto di “moto relativo” che quindi può darmi il significato di qualunque

grandezza (R.O.I., fatturato ecc.); ed e proprio in base al concetto di moto relativo che noi poniamo, due concetti quel-

lo di stabilità e instabilità. Il concetto di stabilità può essere riferito alle aziende, quando due aziende per esempio

hanno dinamiche corrispondenti, come il R.O.I. uguali, redditi uguali ecc... L’instabilità invece per esempio accade

quando un azienda ha un R.O.I. più alto, redditi più elevati, quota di mercato più alta, reputazione elevata ecc.. rispetto

ad un'altra azienda, in questo caso si parla di sovra – instabilità, mentre viceversa si parlerà di sotto – instabilità. Que-

sta stabilità e instabilità devono essere accoppiate a due coppie di termini ossia: incremento/decremento e progres-

so/regresso. L’incremento/decremento è riferito a grandezze che sono più oggettivistiche e a parità di condizione più

qualificabili. Il progresso/regresso sono fenomeni, più di tipo soggettivistico e più passibili di qualità che di quantità.

In fine vi è il concetto di successo/insuccesso, quando le aziende considerate riescono complessivamente a realizzare

le migliori condizioni possibili, di stabilità o instabilità.

10. Il controllo aziendale:

Possiamo affermare che le Aziende sono tutte uguali, ma allo stesso tempo diverse, dobbiamo individuare quindi, del-

le caratteristiche che sono comuni a tutte le aziende per cui l’affermazione che tutte le aziende sono uguali è corretta,

ma ci sono delle caratteristiche diverse per ogni azienda tale da farci ritenere che allo stesso tempo le aziende differi-

scono l’una dall’altra per certi aspetti. Quindi vi sono dei profili come “genere” che attraversano tutte le aziende, e

profili di “specie” che attraversano alcune aziende. Per far questo siamo agevolati dal fatto che l’azienda non esiste in

natura, ma le istituiamo noi e sono dunque ordinamenti artificiali. Questi ordinamenti artificiali, si manifestano tipi-

camente come: struttura, funzione, processo e sistema. 15

• Struttura: Questo è il primo passaggio per creare un azienda. Per struttura intendiamo, le parti componenti

quindi tutte le risorse che riteniamo non possano non esserci per far partire l’azienda predisposte per il rag-

giungimento di determinate attività amministrative, chiaramente la sola struttura non basta per far si che un a-

zienda prenda vita.

• Funzione: creata la struttura si passa alla funzione/i. Il concetto di funzione è inteso come, disposizione delle

parti in modo che siano atte a svolgere determinati processi, e potremmo definirla come parte statica.

• Processo: stabilite le funzioni si passa al processo. Il processo invece è la parte dinamica, quindi quelle fun-

zioni che abbiamo individuato (per esempio marketing, bilancio, produzione ecc..) grazie al processo, prendo-

no vita.

• Sistema: il sistema è l’ultimo passaggio, cioè quello che mette assieme la struttura, la funzione e il processo

rendendolo cosi corpo unitario, un tutt’uno.

Quindi ponendo un esempio, se il mercato in cui la mia azienda opera è un mercato dinamico è chiaro che struttura,

funzioni e processi devono essere accelerati. Non basta quindi progettare per esempio bene la struttura o la funzione e

poi fare male i processi, ogni fattore va creato al meglio. Proprio perché gli ordinamenti artificiali (aziende), non sono

dati, e non sono quindi ordini naturali, questi ordinamenti artificiali sono caratterizzati da quelle che noi chiamiamo

proprietà. Alcune di queste proprietà quindi di questi modi di essere sono convenzionalmente dette caratteri, che a

loro volta sono necessarie complementari e permanenti, dunque non possono non esserci in ogni azienda. Poi vi sono

altre proprietà dette di caratterizzazione, che evidentemente saranno a loro volta contingenti, supplementari e transito-

rie, e potranno esserci o non esserci in determinate aziende. Le proprietà dei caratteri quindi mi individuano il concetto

di “genere”, mentre le proprietà dette di caratterizzazioni mi individuano il concetto di “specie”. Possiamo affermare

quindi che le aziende sono tutte uguali nei caratteri, ma tutte diverse nelle caratterizzazioni.

ORDINAMENTI/NECESSARI

ORDINAMENTI/ARTIFICIALI

- Struttura Caratteri ( Necessari, complementari e permanenti) “Genere”

- Funzioni

- Processi Proprietà

- Sistemi Caratterizzazioni (Contingenti, supplementari e transitorie) “Specie”

Dobbiamo sottolineare che a sua volta oltre al criterio di Specie abbiamo altre suddivisioni che sono le: sottospecie e

le fattispecie, che si aggiungono ovviamente al concetto di Specie, applicando questa differenziazione alle aziende a-

vremo che:

• specie: Ci riferiamo a tutte quelle aziende solidaristiche, cooperativistiche, capitalistiche e quelle variamente

ordinate;

• sottospecie: aziende pubbliche territoriali e istituzionali; le private individuali e collettive; le agricole, indu-

striali, mercantili, bancarie assicurative, ecc.;

• fattispecie: aziende di tipo A,B, ecc.

Con questa sistematica di base, è possibile delineare un unico “reticolo” sistematico entro cui collocare sia l’azienda

come genere sia una grande variabilità e varietà prima di specie poi di sottospecie e infine di fattispecie aziendali. 16

11. I momenti aziendali:

I momenti aziendali di scuola tipicamente italiana, rappresentano le grandi articolazioni dell’economia e

dell’amministrazione aziendale. Questi momenti fanno riferimento a una ripartizione in: Organizzazione, gestione,

controllo e governo.

• Organizzazione: Rappresenta l’ordinamento sistematico relativo all’impiego del lavoro nelle aziende.

• Gestione: Rappresenta l’ordinamento sistematico relativo alle operazioni che vengono svolte sulle risorse.

• Controllo: Questo fattore ci indica che bisogna mantenere sotto controllo, le coordinazioni in atto quindi le a-

ziende, altrimenti quest’ultime inevitabilmente muoiono. Infatti le aziende proprio perché artificiali e dunque

mancanti di un intrinseca loro ragion d’essere, o noi le sottoponiamo a regole o si degraderanno, bruciando

ricchezza.

• Governo: Il governo è una forma di coordinamento sistemico, che tende a garantire questi, tre momenti, che

successivamente gestiranno le più varie funzioni.

Dobbiamo fare però una precisazione, c’è un grosso contrasto tra le materie economiche dell’Europa di origine latina

e di origine anglosassone. Infatti le materie dei paesi europei di origine latina si ritiene che debbano essere organizzate

per “funzioni”, abbracciando molti aspetti su più punti di vista. Nei paesi anglosassoni ignorano l’esistenza degli a-

spetti più estranei all’economia andando direttamente a ciò che è la materia nel suo profondo, questo deriva anche dal-

le culture e dalle tradizioni che i popoli si portano dietro. Volendo fare un esempio nei paesi anglosassoni la materia

ragioneria, ne quanto meno quella di economia aziendale esistono questo, perché non vi è quella mentalità di apertura

verso concetti anche un po’ estranei all’economia, non per questo gli anglosassoni a differenza nostra non guardano

alle aziende ma alla singola azienda di riferimento, quant’è vero che il loro concetto di momento di controllo, corri-

sponde più al nostro momento di governo. Ed è per questo che i momenti aziendali di scuola tipica italiana sono co-

munque sempre attuali, perché si sposano perfettamente con le materie organizzate per “funzioni”. Infatti partendo da

un qualsiasi momento voglio, io posso sviluppare tutte le funzioni che siano necessarie.

Il momento di controllo:

Tra tutti i momenti aziendali precedentemente affrontati il controllo è sicuramente il più importante per noi, quello su

cui l’attenzione va focalizzata in maniera più forte. Come detto il momento di controllo nasce dall’esigenza appunto,

di sottoporre l’ordinamento artificiale a regole per evitare, la degradazione. Partiamo col vedere una prima faccia del

momento di controllo ossia quella relativo alla articolazione costitutiva. Questo primo controllo sulla articolazione co-

stitutiva si articola in quattro fondamentali dualità (qualcosa che si contrappone a qualcos’altro) è sono: le dualità

soggettuali, oggettuali, delle finalità e temporali. La seconda faccia del momento di controllo è data dalle articolazio-

ni modali che attengono al “come” questo controllo avviene.

• Le dualità soggettuali: si riferiscono ai soggetti, vene sono alcuni che svolgono ruoli primi e altri che svolgo-

no contro ruoli quindi con coscienza critica. Le dualità soggettuali danno vita alle premesse infatti le persone

sono la premessa che mi serve per l’azienda.

• Le dualità oggettuali: Questo aspetto sottolinea che vi deve essere qualcuno intenzionato a fare o a voler fare

qualcosa (prime azioni), ma vi deve essere pure qualcuno che esplichi delle controazioni. Quindi vi devono

essere prime azioni e controazioni rispetto appunto alle azioni, agli aspetti concettuali ecc.. l’area oggettuale

mi da vita al concetto di materia ossia ciò di cui l’azienda si occupa.

• Dualità temporali: Le dualità in contrasto nel tempo sono le anticedenze e le susseguenze, questa dualità viene

scandita dal concetto di cadenze quindi da ritmi degli avvenimenti presi o non presi in considerazione.

La dualità sulle finalità: Queste dualità richiedono uno studio più approfondito, poiché per noi sono le più importanti.

Le dualità in contrasto nelle finalità sono la determinazione delle regole e la rideterminazione delle regole. Ma queste

regole sono date? e quali sono? possono essere determinate?. La risposta è no perché siamo nell’ambito degli ordina-

menti artificiali, quindi le regole una volta determinate devono sempre essere rideterminate e quindi aggiornate, pos-

siamo altresì affermare che non vi può essere un solo ordine di regole, sempre perché gli aspetti da tenere in conside-

razione sono troppi, da queste premesse nasce comunque l’esigenza di trovare, un criterio non unico ma unificante che

17

possa contemperare tutti gli aspetti della vita amministrativa, quindi cercando una funzione multi – obiettivo, che ten-

ga conto delle varie sfaccettature e che le contemperi in modo che nessuna distrugga l’altra. Il criterio identificato è

senza dubbio quello delle razionalità, razionalità al plurale perché devono stare dentro un determinato intervallo e de-

vono essere di non contraddizione. Anche per le relazioni, vale il ragionamento “del segmento” infatti possiamo af-

fermare, che la razionalità si muove su un intervallo ai cui estremi abbiamo, la mera compatibilità e all’altro estremo

la piena razionalità, ciò che sta’ prima della mera compatibilità è irrazionale, ciò che sta’ dopo la piena coerenza inve-

ce è indefinibile. Irrazionalità ?

M/CPT P/CRZ

Compatibilità e coerenza, sono concetti relativi è sono tali perché non esistono solo cose relative, ma noi dobbiamo

chiederci conseguentemente, ma compatibili e coerenti rispetto a cosa? Chiaramente rispetto ai termini di riferimento

che sono i comportamenti e di riflesso gli andamenti amministrativi, essi possono riferirsi razionali entro le condizioni

date, e quando siano almeno compatibili con le motivazioni date e quando posseggo le conoscenze. Da queste premes-

se viene fuori che il momento generale del controllo finalizzato attraverso la determinazione e la rideterminazione di

regole, una volta che queste regole sono di tipo razionale ne deriva che il controllo diventa un controllo di razionalità,

quindi la finalizzazione generale di un controllo aziendale è quella di far sì che gli andamenti amministrativi siano ra-

zionali al meglio possibile, il che significa variamente disposte entro l’intervallo di almeno non contraddizione. Il con-

trollo di razionalità quindi qualifica il momento. Quindi il controllo è diventato un controllo di razionalità, ed è in que-

sto momento che dobbiamo porre lo stesso canone a noi stessi immaginando una razionalità del controllo razionale,

noi interveniamo su quelle modalità di razionalità di controllo che assumono il punto di vista della conoscenza semio-

tica scritturale, in realtà cene sarebbero molte altre ma per noi è questa la più importante. Di conseguenza noi interpre-

tiamo la realtà per conoscerla, e successivamente scriverla per metterci dopo a servizio di altri, a noi interessa sapere

lo stato di salute di un azienda, e per determinare questo stato lo facciamo attraverso i suoi segni di espressione. Quin-

di la razionalità del controllo aziendale sposta più l’ottica sulla conoscenza semiotica scritturale, che noi riteniamo es-

sere la nostra, di conseguenza la disciplina ragioneria nel tempo si è sposta sulla generazione teorica, quindi su come

si sia generata la materia ragioneria nel tempo. Per avere una visione di insieme possiamo cosi schematizzare il mo-

mento di controllo che poi diviene, per i passaggi sopra descritti controllo di razionalità.

Controllo

Articolazioni Costitutive Articolazioni Modali

Dualità :

- Soggettuali : Primi ruoli/Contro ruoli Premesse

- Oggettuali : Prime azioni/Controazioni Materia

- Finalità : Determinazione regole/Rideterminazione regole Razionalità

- Temporali : Anticedenze /Susseguenze Cadenze

Controllo di Razionalità Razionalità del controllo razionale

Conoscenza semiotica scritturale 18

12. La specificazione storica della ragioneria:

Come abbiamo visto lo schema sopra ci riporta al problema della generazione teorica, quindi del come si sia generata

sul piano teorico la ragioneria nel tempo. Un secondo problema che si ricollega al primo è quello della specificazione

storica, nel vedere quindi come lungo il tempo la disciplina abbia potuto diventare quella che è oggi. La disciplina va

analizzata secondo tre aspetti:

1) La disciplina vista in sè: questo aspetto, per noi principale viene sintetizzato, in una successione di M.S.M. a-

cronimo di modi sostanze modi, ossia un andamento ciclico. Modi perché la disciplina è nata dall’esigenza di

come fare controllo, dando soluzioni ai modi intesi quest’ultimi come problemi a cui dobbiamo dare una solu-

zione. Sostanze invece è sinonimo di soluzione, quindi M.S.M può anche essere sinonimo di problemi – solu-

zioni – problemi. Quindi nel tempo sono stati creati i numeri, da qui le somme, le operazioni aritmetiche, suc-

cessivamente nel medioevo sono avvenute le più importanti invenzioni sul campo della ragioneria come le so-

cietà capitali, le lettere di cambio, assicurazioni. Per quanto ci riguarda da qui nasce la partita doppia per e-

sempio. Ovviamente tutte queste evoluzioni chiaramente si sono esplicate nei secoli. Quindi se noi non ci col-

leghiamo rispetto a tutti i nuovi ed enormi problemi che la realtà ci pone, la disciplina è destinata a morire in

quanto questo processo di problemi – soluzioni – problemi non viene più alimentato fermandosi. Quindi con

l’aumentare dei problemi, dobbiamo attrezzarci di nuove soluzioni.

2) La disciplina rispetto alle altre discipline: abbiamo ampiamente visto, che la disciplina deve relazionarsi, con

altre discipline anch’esse importanti come la matematica e il diritto, che hanno comunque degli aspetti di inte-

resse che possono riguardarci, che hanno una funzione in base ai vari settori, oggettivi, soggettivi ecc..

3) La disciplina rispetto all’ambiente: questo aspetto si lega a un impostazione precedente a cui l’aspetto eco-

nomico era quello centrale e tutto il resto andava ignorato, fino a giungere al modello attuale, che è fortemente

diverso, poiché l’aspetto economico non è più l’unico, il mercato è importante ma non è l’unico mezzo regola-

tore, poiché il mercato a sua volta è un istituzione, che va alimentato, curato, osservato, aggiornato tramite

comportamenti individuali e dai pubblici poteri. Quindi non vi è una corrispondenza biunivoca tra impresa e

mercato, non nel senso che altre aziende non operino nel mercato, ma un mercato può rivolgersi a una molti-

tudine di aziende, inoltre molte funzioni pubbliche e del no – profit sono legate al mercato. Quindi come il

mercato viene influenzato da fatti istituzionali, cosi il mercato si insinua anche nelle istituzioni. Se vogliamo

trarre dal punto di vista concettuale due tendenze che possono cogliere in questi due decenni fino a oggi,

l’evoluzione della disciplina, possiamo parlare di amministratizzazione e di informatizzazione. Per Ammini-

stratizzazione intendiamo una tendenza storica a governare, processi in una via che passa attraverso tre grandi

istituzioni che sono: Stato, Clan e Mercato. L’organizzazione statuale (politica) è il massimo della ammini-

stratizzazione, per Clan (sociologia), intendiamo tutti quei gruppi sociali che si auto organizzano, e che rego-

lano conflittualmente o cooperativisticamente i loro rapporti. Il Mercato (economia) invece è un meccanismo

di regolazione di scambi appunto più economico. L’errore è pensare di avere solo Stato o solo Clan o solo

Mercato, vi devono essere tutti e tre nelle giuste gradazioni. La linea che unisce Stato Clan e Mercato è quella

della amministratizzazione cioè di ricondurre a momenti decisionali, più o meno decentrati che stabiliscano

alcune cose che attraversano queste tre istituzioni. Esempio principale è l’istituzione delle Autority, nate un

decennio fa circa, e che investono molti campi e hanno il compito, appunto di fissare dei paletti un po’al mer-

cato, un po’ai Clan e un po’allo Stato, amministrativizzando i processi. Invece per Informatizzazione inten-

diamo che l’amministratizzazione, non potrebbe vivere un minuto se non fosse supportato da un parallela ten-

denza che è quella della informatizzazione, cioè l’informazione diviene un bene primario, quasi un processo

acquisisco dati li modifico e produco informazioni. Infatti è proprio la disciplina ragioneria che crea cono-

scenza raccogliendo dati e informazioni, trasformandoli in espressione della realtà stessa, soprattutto in ambi-

to aziendale chiaramente. 19

Capitolo III

I contenuti semantici

Sommario: 1. L’attività amministrativa - 2. L’esercizio - 3. Le risorse amministrate - 4. I regimi giuridici delle risor-

se e gli ambiti delle risorse - 5. Le risorse come fattori della produzione - 6. I linguaggi di espressione. 20

1. Attività amministrativa:

Entriamo adesso nei contesti sempre generici, ma più inerenti alle aziende. Nei contenuti specifici della materia pos-

siamo incentrarci in, tre campi gli oggetti e i segni che mi danno la semantica, gli strumenti ed i segni che mi danno la

sintattica, e infine i fini ed i segni mi danno la pragmaticità. Al momento dobbiamo concentrarci sulla attività ammini-

strativa nel complesso, che per semplicità e completezza, sono date da una combinazione di processi che partono dagli

atti che poi sono aggregati in azioni che poi si aggregano in operazioni in fasi in processi fino ad arrivare alle combi-

nazione di processi.

Attività amministrativa Atti

Oggetti Azioni

Risorse amministrate

Oggetti e segni = Semantica Segni Operazioni

Cont/spec. Strumenti e segni = Sintattica Fasi

Fini e segni = Pragmaticità Processi

Cmb/processi

Noi possiamo vedere in una direzione se vogliamo progressiva, che è quella che vede prima le unità elementari che

sono gli atti che si aggregano in azioni in operazioni, fasi, processi e in combinazione di processi, non è facile indivi-

duare i limiti dell’uno e dell’altro perché si tratta di unità elementari per esempio l’atto può essere anche il singolo ge-

sto o un contatto col cliente, l’azione invece è quel complesso che pone in essere per esempio una transazione, o un

fatto amministrativo che ha una sua specificità, cosi come le operazioni, sono più legate all’opera quindi allo scopo

che si tende raggiungere, poi queste operazioni noi siamo già abituati a aggregarle in fasi, che sono le più note acqui-

sizione, modificazione e cessione, fino alle combinazioni di processi che riguardano tutto l’insieme delle combinazio-

ni che possono riguardare o tutta la vita aziendale o un periodo di tempo o un momento preciso. Quindi scomporre

l’attività amministrativa in queste articolazioni, ci aiuta ad avere una visione di insieme migliore della attività ammini-

strativa, ovviamente è chiaro che la visione di insieme progressiva quindi quella che va dagli atti alle combinazioni di

processi, ma nessuno ci vieta di seguire una logica inversa partendo dagli aspetti generali che da quelli elementari di

conseguenza partendo dalla combinazione dei processi fino agli atti. Di conseguenza se mi occupo dei particolari par-

tirò dagli atti (dalle parti verso il tutto), se mi occupo di aspetti generali partirò dalla combinazione dei processi (dal

tutto verso le parti). L’importante è che non riteniamo che la realtà aziendale sia la somma di tante cose, questo peri-

colo si ha procedendo per parti. Ambe due le strade comunque sono percorribili, l’importante è sapere che esistono en-

trambe, quindi in base allo scopo conoscitivo, al problema che ho davanti, alla contingenza specifico io posso, partire

o dalle parti verso il tutto o viceversa. Quindi non si può conoscere il tutto senza le parti, e non si possono conoscere le

parti fuori dal tutto. Chiaramente la visione ascendete o discendente sono fondamentali l’una a l’altra e questi approcci

sono inscindibili. Questo ci porta adesso ad affermare il principio di unità e di unitarietà aziendale.

• Unità aziendale: Secondo questo principio si afferma che sul piano dell’esistenza le aziende rappresentano

qualcosa di unico nello spazio e continuo nel tempo. Nell’unità aziendale abbiamo una possibilità di moltepli-

cità e di discontinuità, questo vuol dire che all’interno dell’unico possiamo distinguere il molteplice. Inoltre

l’unità e irraggiungibile.

• Unitarietà aziendale: Questo principio si distingue dal precedente poiché il fondamento stavolta è sulla base

della conoscenza, l’unitarietà è un atteggiamento un modo di conoscere ispirandosi ad un principio di unità.

Nell’unitarietà aziendale abbiamo una possibilità secondo il quale le varie entità possono essere correttamente

conosciute, per “parti” solo operandone una distinzione nel “tutto” e rispettando sempre una logica di consa-

pevole integrazione in esso. Ciò causa due ordini di inconvenienti che sono le arbitrarietà e le incertezze. Le

arbitrarietà sono dovute al maggiore o minore numero di ipotesi soggettive che è necessario assumere per il

fatto stesso di distinguere “parti” nel “tutto” delle attività amministrative; le incertezze, dovute invece al

maggiore o minore numero di approssimatività in cui è inevitabile incorrere per il fatto stesso di assegnare una

grandezza a quelle “parti”. 21

Implicitamente potremmo trarne una conseguenza, ossia che più si va dal tutto verso le parti, e più si può avere

l’illusione, che le conoscenze migliorino e che i dati siano più attendibili, perché più vado vicino alle parti quindi a da-

ti sempre più precisi e analitici, più arbitrarietà e incertezza devo avere avendo quindi, dati sempre più precisi ma

sempre meno attendibili.

2. L’esercizio:

Abbiamo fin ora parlato dell’amministrazione aziendale in senso lato e generico, come fosse un unico e indistinto,

continuo all’interno del quale distinguiamo dei sottoinsiemi molteplici e discontinui, ora tutti questi sotto insiemi e in-

siemi, possiamo farli rientrare nella categoria dell’esercizio, inteso come quella parte ideale dell’attività amministrati-

va ritenuta significativamente oggetto di una conoscenza. L’esercizio si confronta con due fattori il tempo e lo spazio.

Rispetto al tempo l’esercizio è totale e contenuto nell’intervallo t – t e non per forza deve essere un bilancio. Quindi

0 n

in base al mio scopo conoscitivo io posso avere un esercizio che calcolo su tutto il tempo su un arco di tempo o su un

punto specifico del tempo. Quindi per esempio se io baso il mio esercizio su un range t t vuol dire che ho uno scopo

0 – n

conoscitivo molto grande che ricade quindi su tutta la vita aziendale, avendo quindi un esercizio totale, che è il conte-

nuto amministrativo posto in essere durante quell’intervallo e che noi riteniamo meritevole di conoscenza, inoltre pos-

t vuol dire che il

so scandire il tempo in vari punti, che posso decidere io, quindi se baso il mio esercizio sul range t 3 – 4

mio scopo conoscitivo è su quei punti, quindi su quell’intervallo ma posso anche avere uno scopo conoscitivo molto

piccolo e basare il mio esercizio su un punto specifico del tempo per esempio il t Di conseguenza il mio esercizio

2.

può essere calcolato ho su tutto il tempo o su un intervallo di punti o in un singolo punto, in base sempre ai miei scopi

conoscitivi. L’altro aspetto riguarda lo spazio, graficamente basta alzare l’asse dell’ordinata per avere lo spazio, spazio

inteso come tutto quello che avviene nelle rispettive unità di tempo. Quindi se per esempio prendiamo come riferimen-

to il punto t – s per spazio intendiamo l’altezza dell’ attività amministrativa che viene svolta in quell’intervallo di

3 2

tempo. Quindi unendo questi punti otterremo, la linea viola che mi da l’altezza dell’attività amministrativa rispetto al-

lo spazio, la linea azzurra sarà l’altezza dell’attività amministrativa rispetto al tempo, l’esercizio è dato da tutta l’aerea

bianca interna alla linea viola e azzurra facendoci capire tutto quello ché è successo nell’area interna all’intervallo t 3

s sia nei fattori del tempo e dello spazio. Concludendo possiamo individuare come esercizio totale quello comples-

2 ,

sivamente svolto nell’massimo intervallo di tempo possibile, mentre possiamo anche individuare come esercizi parzia-

li tutti i sottoinsiemi disposti lungo il tempo, mentre individuiamo come esercizi particolari le altezze relative alle va-

rie amministrazioni svolte. s n

s 4

s 3

s 2

s 1 t t t t t t t

0 1 2 3 4 5 n 22

Come abbiamo visto la semiotica, si divide in oggetti e segni, a sua volta gli oggetti si dividono in attività amministra-

tive e risorse amministrate. Le attività amministrative, si pongono più sul continuo, ma dobbiamo basarci sul disconti-

nuo questo vuol dire che noi fermiamo le attività amministrative perché non possiamo conoscere il continuo quindi

quello che verrà dopo allora siamo costretti a “fermare” l’attività amministrativa creando delle discontinuità, e da esse

nascono le risorse come risultato delle attività. Possiamo articolare in vario modo le attività amministrative,

l’articolazione più generica possibile è quella che riguarda la composizione interna delle attività quindi come abbiamo

visto quella che va dagli atti fino alle combinazioni di processo o viceversa. Un'altra articolazione invece che è meno

generica è quella che distingue l’attività amministrativa rispetto all’autonomia conoscitiva.

Quindi l’attività amministrativa la possiamo distinguere per componenti interni (atti fino a combinazione di processi) e

la possiamo distinguere per autonomia conoscitiva. Quindi in funzione degli obiettivi conoscitivi che io mi prefisso di

raggiungere, posso individuare delle attività che presentano determinati gradi di autonomia rispetto ad altre andando a

distinguere l’attività e ci troviamo nell’area degli esercizi amministrativi. Ora come detto per capire meglio l’esercizio

dobbiamo sempre immaginare una retta nel tempo, e noi idealmente possiamo scegliere due estremi 0 e n che corri-

spondono agli estremi della vita aziendale, ossia la nascita e la morte; il momento t corrisponde al momento di costi-

0

tuzione dell’azienda mentre il momento t corrisponde al momento di cessazione aziendale. Se il mio esercizio ab-

n

braccia l’intervallo 0 – n questo esercizio mi abbraccerà tutta la vita aziendale è sarà detto esercizio totale, l’intervallo

è contenente dell’attività amministrativa, l’esercizio è il contenuto. Possiamo avere diversi intervallo da 0 – n definia-

mo questi intervalli indicandoli con k questo sarà un momento preciso della vita aziendale (nel grafico lo posizionia-

mo al centro ma può essere messo ovunque nell’intervallo 0 – n). Per definire il concetto di intervallo mi serve un in-

torno di k sinistro chiamato i che rappresenta l’ampiezza dell’intervallo, in questo modo individuiamo il generico in-

tervallo k – i k, K e i sono dei parametri che mi consentono di distinguere l’intervallo totale dai intervalli di minore

ampiezza a seconda dei valori che possono assumere K e i si possono determinare i più vari intervalli amministrativi.

Costituzione Funzione Cessione

∞…...

+ ……. - ∞

0 k - i k n t

I valori di K:

k = 0 Quando k = 0 l’esercizio sarà detto di costituzione aziendale .

0 < k < n Quando 0 < k < n l’esercizio è detto di funzionamento.

k = n In questo caso l’esercizio è detto di cessazione aziendale.

( non so l’ampiezza degli intervalli perché dipende da i ).

Nel punto zero quindi nella fase di costituzione avremo solamente una fase di acquisizione, spostandoci dal punto zero

daremmo vita ai processi. (k = 0)

Nei punti che vanno da 0 – n e quindi quando 0 < k < n avremmo il funzionamento, quest’ultimo diviso in sue sotto

categorie il funzionamento in senso ampio e il funzionamento in senso stretto, schematicamente: 23

Funzionamento Senso ampio Acquisizione/Cessione

(0 < k < n ) Senso stretto Attività ripetitive Acquisizione – modificazione – cessione

Attività non ripetitive Acquisizione – modificazione – cessione

Acquisizione/Cessione

1) Il funzionamento in senso stretto è quello, che rientra nella normale vita aziendale, per cui io certamente avrò i

processi economici di acquisizione, modificazione e cessione di risorse e quindi certamente avrò delle attività ri-

petitive di acquisizione, modificazione e cessione di risorse e questo fa parte della consuetudine e del normale

funzionamento aziendale, ma possiamo anche avere delle attività non ripetitive che si differenziano dalle prime

appunto per la ripetitività o non ripetitività delle attività, la ripetitività richiama al concetto della normalità appun-

to. Nel funzionamento in senso stretto appunto non è che tutte le attività che si pongono in essere rientrano nella

normalità della vita aziendale vi sono alcune cose che escono fuori dall’ordine naturale delle cose e che sono non

ripetitive e queste attività sono di due tipi, un tipo riguarda sempre l’acquisizione, modificazione e cessione pos-

siamo avere un altro tipo di attività non ripetitive che passano o per l’acquisizione e/o per la cessione senza quin-

di mai passare per la modificazione per esempio gli apporti di nuovi capitali che decido di cedere ai miei azioni-

sti.

2) Il funzionamento in senso ampio, avviene sempre tramite acquisizione o cessione, ma questi due fattori avvengo-

no per operazioni dette straordinarie, per esempio quando acquisiamo un ramo di un'altra azienda in questo caso

abbiamo un acquisizione oppure se abbiamo una scorporazione parziale della nostra azienda quindi un funziona-

mento di cessione appunto questi avvenimenti sono straordinari in quanto non è nella normalità aziendale cedere

in parte la mia azienda o acquisirne un ramo da un'altra.

Infine nel punto n quindi quando k = n avremmo la fase di cessazione di morte della azienda e dunque vi è solo una

fase di cessione finale. La cessione può essere di due tipi cessione assoluta e cessione relativa. Cessazione assoluta la

si ha per esempio in caso di liquidazione aziendale in quanto l’azienda cessa realmente di esistere, mentre può capitare

che l’azienda cessa di esistere nel senso che esiste sotto nuova forma per esempio nel caso di fusione di aziende o di

incorporazione passiva di aziende.

I valori di i (ampiezza)

i k Quando mi trovo in k la i può essere o uguale a k o minore di k.

i – (k – n) Questo è il valore minimo che i può raggiungere.

i = 0 In questo caso non ho alcun esercizio ma solo punto, quindi avrò solo fondi.

i = n In questo caso ho un esercizio totale.

i = k Quando il momento della vita aziendale preso in considerazione combacia con l’ampiezza.

i = 1 Questo è il classico esercizio annuale.

Come si può evincere i può assumere valori sia positivi che negativi, infatti se i assume valori positivi allora

l’intervallo sarà quello di k – i k,(intervallo di esercizio consuntivo) mentre se la i assume valori negativi l’intervallo

sarà quello di k, k + i. (intervallo di esercizio preventivo).

Dunque come detto noi non possiamo avere una visione d’insieme della vita aziendale finché quest’ultima non cessa,

quindi dobbiamo distinguere il tempo e gli esercizi, quindi gli esercizi di funzione distinti rispetto al tempo. Se

l’orizzonte temporale è l’intera vita aziendale allora le fasi iniziali saranno solo quella di costituzione e quelle finali

saranno solo quelle di cessazione. Mentre se io ho come orizzonte temporale un intervallo più piccolo anche li posso

verificare il ragionamento e avere iniziali in k – i finali in k e intermedie in k – i k. L’individuazione degli esercizi

parziali è problematica perché presuppone che le fasi di acquisizione, modificazione e cessione avvengono in interval-

li diversi, questo causa un intreccio degli esercizi amministrativi. Quindi l’individuazione degli esercizi parziali è

semplice se tutti i processi produttivi sono portati a compimento, quindi se il mio processo produttivo si svolge entro

24

l’intervallo k – i k, mentre se i processi produttivi stanno a cavallo tra intervalli successivi le cose si complicano. Pos-

so anche determinare grandezze fondi o flussi rispetto a parti ancora più piccole, in questo caso si parla di esercizi par-

ticolari, perché aggiungo un'altra dimensione oltre a quella del tempo che è quella dello spazio, mentre nell’esercizio

parziale tengo conto del tipo di attività produttiva che ho utilizzato posso poi pormi la domanda su dove questo fattore

va a finire e va a finire nella cessione caratteristica. Quindi possiamo definire come esercizio particolare la gestione

complessiva rispetto al tempo, in sotto parti che sono “pezzi” di gestione rispetto allo spazio. Graficamente basta ag-

giungere un ordinata all’ascissa del tempo. Nell’ordinata ho aggiunto varie lettere queste lettere come per esempio la j

indica delle “parti” rispetto allo spazio e quindi per esempio il fattore produttivo o un singolo fattore produttivo, se io

ho come riferimento il mio esercizio parziale corrispondente all’intervallo k – i k posso andare a individuare tanti e-

sercizi particolari. Dentro all’esercizio parziale si possono dunque avere tanti esercizi particolari.

s

h

f

p ---

j

+∞ ……… 0 t ……. -∞

k - i k

L’intervallo k – i k costituisce il mio esercizio parziale (linea viola), tutti le sezioni che si sono venute formando

dall’unione dell’intervallo k – i k con i vari punti j, p, f e h mi danno gli esercizi particolari chiaramente nello spazio

possiamo mettere n parti quindi possiamo avere tantissimi esercizi particolari da questo grafico si evince appunto che

l’esercizio parziale contiene molti esercizi particolari, e più restringo la mia parte a singoli fattori della produzione più

particolare e quindi arbitrario e incerto sarà l’esercizio. Abbiamo visto fin qua esercizi detti di attività economiche, ma

come sappiamo all’interno dell’amministrazione aziendale ci sono anche altre attività che sono più o meno strettamen-

te legate all’economico, ma che hanno influenza sull’economico, quindi il terzo ordine di distinzione dell’attività am-

ministrativa può essere considerato quello rispetto al campo dell’amministrazione aziendale. Le attività aziendali sono

le attività che realizzano le missioni produttive dell’azienda presa in considerazione, a fianco a queste vi sono:

• Attività ausiliarie che fungono da “braccio” rispetto a quelle finali quindi a quelle delle missioni produttive.

• Attività accessorie quando un azienda ha altri pezzi di gestione non direttamente collegate al braccio operativo

caratteristico.

• Attività politiche, strategiche e tattiche a seconda del fine strategico che hanno.

• Attività deliberative e esecutive a seconda dell’organo promanante.

Queste attività appena considerate sono appunto le altre attività che intrecciano quelle economiche.

3. Le risorse amministrate:

Le risorse possono essere delle consistenze e/o delle variazioni. Le risorse nascono per effetto di alcuni soggetti che

vanno a modificare la disponibilità o l’indisponibilità delle medesime. Per effetto dell’attività amministrativa, si va a

incidere sulla consistenza di queste risorse e quindi si va a modificare proprio la disponibilità o indisponibilità delle

risorse, siamo nell’aerea delle modificazioni delle risorse. Le risorse si possono modificare in vario modo, ma certa-

mente l’ambiente è il nostro elemento di riferimento,quindi vi sono delle circostanze d’ambiente che possono preclu-

25

dere in tal senso a modificazioni di disponibilità o indisponibilità di risorse. L’ambiente modifica le risorse tramite

circostanze, che poi danno vita alle occasioni aziendali e alle contingenze aziendali.

• Circostanze ambientali: condizioni di ambiente che possono essere colte o non colte dall’azienda sarebbero

quindi l’equivalente di opportunità che l’ambiente ci concede e che possiamo sfruttare o non sfruttare.

• Occasioni aziendali: Cioè io mi muovo nell’ambiente, ho una determinata circostanza ambientale e da li mi

cerco la mia occasione produttiva.

• Contingenza aziendale: quindi grazie alla contingenza ambientale e alla occasione che mi sono creato, posso

porla in essere in svariati modi.

Questa appena analizzata è una classificazione ancora troppo generica su come posso realmente modificare la disponi-

bilità o indisponibilità di risorse, a questo punto entrano in gioco una classificazione sulla modificazione delle risorse

avremo quindi le modificazioni:

• Estreme e intermedie: le prime avvengono all’estremo degli esercizio di riferimento (costituzione – cessazio-

ne), mentre le modificazioni intermedie avvengono all’interno degli esercizi di riferimento (funzione).

• Aumentative e diminutive: Le modificazioni aumentative sono quelle che derivano o da una variazione positi-

va, di una disponibilità o una variazione negativa di una indisponibilità, viceversa le modificazioni diminutive

avvengono se vi è una variazione negativa di disponibilità o una variazione positiva di indisponibilità.

• Singole e multiple: Questa distinzione è legata al modo in cui avvengono queste modificazioni di disponibilità

o indisponibilità delle risorse che possono essere singole e o multiple appunto.

• Totali e parziali: Le modificazioni sono totali se agiscono su tutte le risorse, mentre se le modificazioni agi-

scono su alcune risorse sono dette parziali.

• Ordinarie e straordinarie: Le modificazioni ordinarie sono tali perché rientrano nel normale ordine di svol-

gimento dell’attività aziendale, straordinarie se escono dalla normale attività aziendale. Di conseguenza pos-

siamo intuire che le attività ripetitive sono ordinarie, mentre le attività non ripetitive di acquisizione, modifi-

cazione e cessione sono straordinarie.

• Dirette e indirette: Le modificazioni dirette agiscono in maniera immediata, le indirette invece non subito. Ciò

significa che le modificazioni dirette agiscono sulla disponibilità o indisponibilità delle risorse solo tramite la

fase di acquisizione o cessione senza passare dalla fase di modificazione, quindi saranno le attività non ripeti-

tive di acquisizione e/o cessione. Le indirette sono invece quelle che non agiscono immediatamente sulla con-

sistenza delle risorse, ma agiscono attraverso tutto il processo produttivo di acquisizione, modificazione e ces-

sione.

• Puntuali e intervallari: Le modificazioni puntali sono quelle che avvengono in un punto nel tempo, le modifi-

cazioni intervallari sono quelle modificazioni che avvengono lungo l’intervallo, quindi lungo il tempo e di

conseguenza lungo due punti.

• Intenzionali e inintenzionali: Le modificazioni sono definite intenzionali e ini intenzionali in base alla volon-

tarietà in cui si pongono in essere. Noi ci auguriamo che le modificazioni siano intenzionali e quindi poste in

essere da chi amministra l’attività aziendale, tutta via non è escluso che vi siano fattori che sfuggono alla no-

stra previsione e che possono andare a incidere sulla disponibilità o indisponibilità delle risorse. Le modifica-

zioni inintenzionali sono divise in due classi la prima è quella che incide sul numero delle risorse l’altra che

incide sulla grandezza delle risorse e a sua volta le modificazioni inintenzionali che incidono sul numero si di-

vidono in sopravvenienze e insussistenze. Nel caso delle sopravvenienze, sopravviene un qualcosa, che può

essere positivo o negativo ma che prima non cera e sopravviene per degli eventi che sfuggono alla mia volon-

tà, addirittura queste non soltanto non sono preordinate ma anche imprevedibili. Nel caso delle insussistenze

invece viene meno, qualcosa che in precedenza cera quindi una disponibilità o indisponibilità di risorse. Per

ciò che riguarda le modificazioni inintenzionali che incidono sulla grandezza, questo aspetto indica che io ho

delle risorse, però variano i valori di queste grandezze per eventi sempre che non dipendono dalla mia volontà

siamo nell’aerea delle valutazioni e delle svalutazioni. 26

Intenzionali

Modificazioni Inintenzionali incidono sulla grandezza

incidono sul numero sopravvenienze (non decise e imprevedibili)

insussistenze

Quindi tutte queste modificazioni, modificano la disponibilità o indisponibilità delle risorse, risorse che chiaramente

sono riconducibili alle grandezze di sintesi dei fondi e dei flussi. Rispetto all’esercizio parziale generico corrisponden-

te all’intervallo k – i k tutte queste modificazioni confluiscono su quattro grandezze fondamentali due sono puntuali e

stanno in k – i e in k, se ho una grandezza puntuale avrò sicuramente un fondo, quindi per ogni esercizio generale par-

ziale preso in considerazione quindi che insiste sull’intervallo k – i k avrò sempre un fondo al tempo k – i (fondo ini-

ziale) e un fondo sul punto k, (fondo finale). Successivamente avrò degli avvenimenti che si creano all’interno

dell’esercizio quindi su tutto l’intervallo k – i k. Quindi parto dal fondo iniziale mettendo in moto, le fasi di acquisi-

zione, modificazione e cessione anche le fasi ripetitive e non ripetitive e al massimo quelle non ripetitive di sola ac-

quisizione e/o cessione, queste fasi e queste attività danno vita a due tipologie di grandezze e sono le modificazioni

dirette e indirette. Le modificazioni indirette saranno i nostri flussi ossia le variazioni di fondi che avvengono attraver-

so lo svolgimento dei processi produttivi e quindi le fasi sia di acquisizione di modificazione e di cessione congiunta-

mente considerate. Le modificazioni dirette sono quindi puntuali mentre le modificazioni indirette sono intervallari,

schematicamente: Modificazioni dirette / indirette

Fondi k – i Fondi k ∞

-∞ +

……. ….…

0 k – i k n

Modificazioni dirette / indirette

Puntuali Intervallari

(in un punto di k – i k) ( lungo tutto l’intervallo k – i k)

Fondi intermedi Flussi 27

4. I regimi giuridici e gli ambiti delle risorse:

Abbiamo fin ora analizzato i fondi e i flussi in via generale adesso dobbiamo analizzare, le specificità di questi oggetti

partendo dai regimi giuridici e dagli ambiti delle risorse e successivamente in quanto fattori della produzione. Le di-

verse grandezze economiche da amministrare sono ascrivibili, alla titolarità dei numerosi soggetti fisici od istituzionali

e sono rese disponibili alle aziende tramite differenti regimi giuridici, fra questi regimi i più significativi sono quelli

relativi ai:

• Diritti illimitati, che possono essere fatti valere, verso tutti i soggetti che qui sono quelli reali, che assicurano

un potere sugli oggetti che è di godimento e disposizione pieni ed esclusivi, a titolo di proprietà;

• Diritti limitati, che subiscono restrizione di ordine oggettivo e/o soggettivo. A sua volta i diritti limitati si di-

vidono in reali a godimento esclusivo e disposizione. I diritti limitati reali, possono essere fatti valere verso

tutti i soggetti ma assicurano un potere sugli oggetti che è soltanto di godimento esclusivo, a titolo di usufrut-

to, superficie, enfiteusi, uso, abitazione e servitù; oppure possono essere di disposizione e riguarderanno, un ti-

tolo di garanzia come il pegno e l’ipoteca;

• Diritti personali, i quali possono essere fatti valere soltanto verso una o più categorie di soggetti determinati

ed assicurano un potere sugli oggetti che è soltanto di godimento esclusivo, a titolo di locazione di beni immo-

bili, mobili e produttivi, oppure di credito quindi a titolo di lavoro dipendente, di capitale non in proprietà e di

titoli di credito;

• Diritti condizionati, che possono essere fatti valere verso uno o più soggetti pubblici solo in subordine

all’interesse pubblico generale e che qui sono quelli personali che assicurano un potere sugli oggetti e si divi-

dono sempre in: godimento esclusivo, a titolo di concessione, autorizzazione e simili di beni pubblici e di ser-

vizi pubblici divisibili; oppure di solo godimento non esclusivo a titolo di fruizione di beni pubblici e di servi-

zi pubblici indivisibili. Riassumendo:

Diritti illimitati godimento e disposizione pieni ed esclusivi, a titolo di proprietà

Diritti limitati reali godimento esclusivo di diritti reali minori / disposizione

Diritti personali godimento esclusivo / credito

Diritti condizionati personali godimento esclusivo / godimento non esclusivo

Di conseguenza possiamo dedurre che tutte le modificazioni di risorse precedentemente analizzate, dalle estreme alle

intermedie fino alle puntuali o intervallari riflettono variamente uno od altro dei regimi precedentemente analizzati.

Secondo il diritto il patrimonio è inteso come il complesso dei rapporti giuridici attivi e passivi facenti capo a una per-

sona, in questa chiave di lettura le risorse che discendono dalle modificazioni possono essere distinte in:

• Patrimoniali in proprietà, che fanno capo alla “soggettualità – azienda” in forza di diritti illimitati;

• Patrimoniali non in proprietà, che fanno anch’essi capo alla “soggettualità – azienda”, ma in forza di diritti

limitati e di diritti condizionati di godimento esclusivo;

• Non patrimoniali, che non fanno capo alla “soggettualità – azienda”, ma i cui effetti si possono produrre in

capo ad esse in forza di diritti condizionati di godimento non esclusivo.

Per tanto possiamo capire che le risorse disponibili per l’amministrazione aziendale sono evidentemente qualcosa di

più di quelle soltanto patrimoniali, così come queste sono qualcosa di più di quelle soltanto in proprietà. Proprio per

questo motivo bisogna distinguere tre fondamentali ambiti delle risorse. Il primo ambito è aziendale in senso stretto ed

origina da attività ed avvenimenti amministrativi che comportano risorse patrimoniali in proprietà e in genere si diffe-

renziano in:

1) consistenze di attività, passività e relative risultanze di patrimonio netto, le quali possono essere a sua volta

singole, multiple, composte e complesse:

• consistenze singole, se sono relative ad un attività o ad una passività o ad una parte del netto; 28

• consistenze multiple, se sono relative a gruppi di attività e/o passività e/o parti del netto;

• consistenze composte, se tutte le singole consistenze dei gruppi sono di segno uguale;

• consistenze complesse, se due o più delle singole consistenze dei gruppi sono di segno diverso.

2) variazioni dirette e indirette di patrimonio netto, le quali, in analogia a sopra, possono essere: singole, multi-

ple, composte e complesse.

• variazioni singole, sono tali se sono relative ad una variazione diretta o ad una diretta;

• variazioni multiple, se sono relative a gruppi di variazioni dirette, con le eventuali risultanze e/o indirette, con

gli eventuali risultati;

• variazione composte, sono tali se tutte le singole variazioni dei gruppi sono di segno uguale;

• variazioni complesse, se due o più delle singole variazioni dei gruppi sono di segno diverso.

Il secondo ambito è quello dell’ ambiente specifico, e origina da attività ed avvenimenti amministrativi che comporta-

no, questa volta, risorse patrimoniali non in proprietà, relative alla parte dell’ambiente che presenta per le aziende

gradi più o meno interessanti di interesse e di influenzabilità. Infine il terzo ambito è quello ambientale generico ed

origina da avvertimenti di contesto che comportano, quest’altra volta, risorse non patrimoniali, relative all’ambiente

naturale e sociale che presenta per le aziende gradi più o meno rilevanti di interesse, ma minimi o nulli di influenzabi-

lità. Una volta individuate le risorse in questi tre ambiti, in ciascuno esse sono passibili di subire effetti amministrativi

e preteramministrativi rispettivamente verso le aziende di riferimento e l’ambiente di relazione, secondo la “internabi-

lità aziendale” e la “esternabilità ambientale”.

5. Le risorse come fattori della produzione:

La specificazione delle risorse prosegue ora con la loro trattazione come fattori della produzione, intendendo questi

termini con la loro accezione più lata di agenti della trasformazione artificiale (“creazione”) di esistenze in risorse,

tramite le tre note fasi di acquisizione, modificazione e cessione delle stesse. Le risorse come fattori della produzione

sono raggruppabili secondo due gruppi aventi tre sotto – classificazioni al loro interno. Il primo gruppo è quello delle

essenziali, che colgono le loro qualità necessarie di appartenenza; il secondo gruppo è quello delle classificazioni mo-

dali, che colgono le loro principali qualità contingenti di manifestazione.

Le classificazioni essenziali:

Iniziamo con la prima sotto -classificazione del gruppo delle essenziali ossia quella in fattori esogeni ed endogeni, in

relazione al loro ambito di formazione rispetto alle amministrazioni aziendali.

I fattori esogeni sono:

• originari: quando sono acquisiti senza che siano operate preventivamente trasformazioni di altre aziende;

• derivati: quando invece sono state operate di tali trasformazioni.

Entrambi questi due fattori esogeni costituiscono insieme la gran parte dei fattori o addirittura, in sede di costituzione

aziendale, la loro totalità perché in origine tutti i fattori sono esogeni dato che le aziende sono “enti” artificiali e, quin-

di sono necessariamente tributarie verso l’esterno per le loro risorse.

A loro volta i fattori endogeni sono:

• distinti: quando sono formati all’interno tramite incorporazioni di precedenti fattori disponibili;

• indistinti: quando sono formati tramite variazioni di flusso ( o “di gestione”) delle consistenze nette dei fondi.

La seconda classificazione essenziale dei fattori è in esterni, internalizzati ed interni. I fattori esterni invece non en-

trano in questo gruppo perché corrispondono a quelle partizioni ideali dell’ ”ambiente” e sono dunque sottoposti ad un

regime giuridico di natura pubblicistica e di contenuto ostativo o soltanto vincolistico. Tali fattori sono: 29

• l’organizzazione sociale che comprende i sistemi sociali di relazione nei loro aspetti (antropologici, culturali,

sociali, politici ecc.) più attinenti alle attività amministrative aziendali;

• la parte di ordinamento istituzionale che è relativa alle funzioni più generali dei poteri legislativo, esecutivo e

giudiziario dello Stato e per quanto compatibile degli altri enti pubblici territoriali ed istituzionali.

• i beni pubblici, demaniali e patrimoniali, che non formino oggetto di diritti a favore di terzi.

Invece i fattori esterni ma internalizzati entrano parzialmente nella facoltà di disposizione da parte delle amministra-

zioni aziendali. Alcuni di essi corrispondono a quelle altre partizioni ideali dell’ “ambiente” che presentano potenziali-

tà produttive specifiche e sono sottoposti a regime giuridico sempre di natura pubblicistica, ma ora di contenuto con-

cessivo o soltanto regolamentativo. Tali fattori sono:

• i beni pubblici: che nel rispetto delle norme in vigore, formino oggetto di diritti a favore di terzi;

• i servizi pubblici indivisibili.

Esistono però altri fattori internalizzati, invece, che corrispondono a quelle ulteriori partizioni ideali dell’ “ambiente”

che, come sopra presentano sempre potenzialità produttive specifiche, ma che sono sottoposti a regime giuridico di na-

tura in prevalenza privatistica e di contenuto permissivo. In particolare essi sono:

• la terra di proprietà di terzi, nelle sue diverse espressioni;

• il capitale di proprietà di terzi, anch’esso nelle sue diverse espressioni;

• il lavoro dipendente (salariato e stipendiato) ed autonomo;

• il coordinamento aziendale ( imprenditoriale e dirigenziale o direttoriale).

Infine vi sono i fattori interni che entrano interamente nella facoltà di disposizione da parte delle amministrazioni a-

ziendali perché corrispondono a quelle ultime partizioni ideali dell’ “ambiente” che presentano potenzialità produttive

specifiche e sono sottoposti a regime giuridico prevalentemente privatistico e dal contenuto limitato soltanto dal ri-

spetto dei diritti dei terzi. I fattori interni corrispondono genericamente ai “capitali” non di terzi, meno genericamente

essi sono acquisiti in proprietà ovvero formati in proprio, entrambi senza obblighi particolari verso terzi. A loro volta,

i primi fattori specificatamente sono:

• (da) approvvigionamenti, quando se ne ha un’acquisizione per provvista discontinua o per rifornimento conti-

nuo.

• (da) corrispettivi, quando se ne ha un’acquisizione a fronte della cessione, più o meno equivalente, della pro-

duzione ottenuta.

Invece, i secondi fattori specificamente sono:

• (da) reimpieghi, quando se ne ha una distinta formazione tramite incorporazione di fattori a qualunque titolo

acquisiti e/o formati in precedenza;

• (da) redditi, quando se ne ha un’indistinta formazione tramite variazioni indirette di consistenze nette dei fon-

di.

Per ultimo, la terza classificazione essenziale dei fattori è in trasformatori, trasformandi e trasformati, in relazione al-

la loro funzione di produzione nelle amministrazioni aziendali.

• I fattori trasformatori assolvono il compito appunto di trasformare altri fattori in produzione secondo le più

varie modalità temporali, spaziali ed eventualmente materiali. In particolare essi sono i fattori primi che devo-

no esserci affinché sia svolta qualsiasi attività economica, che sono la terra, il capitale, il lavoro, l’ambiente ed

il coordinamento aziendale.

• I fattori trasformandi assolvono il compito di essere trasformati in produzione ad opera di quelli trasformatori,

ovviamente secondo le modalità temporali, spaziali ed eventualmente materiali della trasformazione. In parti-

colare essi sono i materiali, primi ed accessori, ed i servizi principali e secondari che vengono impiegati nella

produzione. 30

• Infine i fattori trasformati, sono i beni ed i servizi che sono stati prodotti e che ora sono da cedere a più vario

titolo.

In sintesi secondo questa terza e ultima classificazione essenziale i fattori sono della trasformazione attiva (i “trasfor-

matori”), passiva (i “trasformandi”) e finale (i “trasformati).

Tutto questo può essere riportato graficamente nello schema a seguire, in verticale abbiamo le tre classificazioni es-

senziali dei fattori con alcune loro classificazioni interne, per ambito di formazione di disposizione e funzione di pro-

duzione. In orizzontale abbiamo il posizionamento reciproco delle superiori classificazioni, secondo le rispettive corri-

spondenze di campo. 31

32

Le classificazioni modali:

Al riguardo la prima classificazione modale fa riferimento alla natura amministrativa dei fattori, cioè alle loro caratte-

ristiche intrinseche di manifestazione. In tal senso i fattori possono essere più in generale:

• naturali od artificiali;

• animati od inanimati;

• materiali od immateriali;

• a fecondità semplice o ripetuta;

• mobili od immobili;

• generici o specifici;

• distinti o indistinti.

Mentre più in particolare:

• monetari (denaro e titoli strettamente equivalenti);

• creditizi (crediti di regolamento o funzionamento);

• finanziari (crediti di finanziamento);

• strumentali (mobili, arredi, macchinari ecc.)

Ogni fattore può avere due o più caratteristiche delle sue suddette coppie di alternative generali, per esempio un fatto-

re può essere al contempo artificiale, inanimato, materiale, a fecondità ripetuta e cosi via. Invece un fattore non può

che avere una sola delle caratteristiche delle suddette possibilità particolari di specificazione; per esempio un fattore

non può essere al tempo stesso un mezzo monetario, creditizio e cosi via.

La seconda classificazione modale fa riferimento alla destinazione amministrativa dei fattori, cioè alle loro caratteri-

stiche estrinseche di impiego. In tal senso i fattori possono essere:

• fissi o circolanti, a seconda che siano in realtà impiegati per tempi medio – lunghi oppure no;

• disponibili od indisponibili, a seconda che siano dismettibili senza danno oppure no;

• liquidabili o illiquidabili, (o immobilizzati) a seconda che siano convertibili in moneta entro tempi brevi e

senza danno oppure no;

• principali od accessori, a seconda che siano di importanza preminente oppure no;

• complementari (tecnicamente congiunti o disgiunti) o supplementari (concorrenti o succedanei), a seconda

che siano legati fra loro da vincoli stringenti di interdipendenza oppure no.

Qui ogni fattore può avere due o più caratteristiche delle suddette alternative, cosi ad esempio un fattore può essere

allo stesso tempo fisso, disponibile e cosi via.

Infine la terza classificazione modale fa riferimento allo scopo amministrativo dei fattori della produzione, cioè alle

loro caratteristiche estrinseche di obiettivo. In tal senso i fattori possono essere:

• di investimento, quando sono intenzionalmente finalizzati a costituire od a potenziare una coordinazione pro-

duttiva;

• di funzionamento, quando sono finalizzati a renderla operativa;

• di mantenimento, quando sono finalizzati a salvaguardarla nel tempo;

• da scorta, se finalizzati ad impieghi futuri relativi a uno o più dei suddetti scopi.

In questa terza categoria modale ogni fattore può avere una sola di queste tre possibilità.

In fine le due triplici classificazioni quella essenziale e modale costituiscono insieme una sistematica, entro cui collo-

care tutti i fattori della produzione. 33

34

6. I linguaggi di espressione:

Con questo argomento si chiude la parte sulla semantica, si parla qui dei segni. La prima distinzione a tal proposito

che bisogna fare è quella tra lingua e linguaggio. La lingua è un sistema di codici come può essere l’Italiano, l’inglese

ecc. Il linguaggio è l’uso che si fa’ della lingua. I linguaggi a sua volta sono classificabili in:

• generali: sono quelli che riguardano indistintamente tutte le comunità di riferimento;

• speciali: sono delle lingue individuate all’interno di quelle generali, perché attraversano particolari livelli so-

ciali;

• settoriali: questi linguaggi sono divisi in settori e caratterizzano le singole discipline e le fanno distinguere

l’uno dall’altro ( es. linguaggio della fisica, della ragioneria, della matematica ecc..)

• gergali: sono i linguaggi che servono per non comunicare, quindi per creare sbarramenti nei confronti degli

altri, quindi per non comunicare all’esterno (esempio il linguaggio della malavita).

La ragioneria in questo contesto si colloca sia nel linguaggio generale, in quanto usufruisce della lingua italiana o in-

glese e via dicendo, ma si colloca anche nel linguaggio speciale, ma soprattutto nel settoriale perché sintomatico del

fatto che ci siamo o non ci siamo come materia, in quanto la ragioneria deve avere un oggetto e un linguaggio proprio.

Con l’aspetto gergale tendenzialmente non abbiamo alcun rapporto, un esempio di linguaggio gergale legato alla ra-

gioneria potrebbe essere un bilancio redatto in modo confusionario per non fare comprendere a terzi le reali condizio-

ni; cosa importante è che non dobbiamo avere un posizionamento unico quindi per esempio di soli linguaggi settoriali

o solo generali, l’importante è avere il giusto mix di linguaggi. Vi è tutt’ora il dubbio sul linguaggio letterale e nume-

rico della disciplina ragioneria, appunto per questo vi sono inoltre altre classificazioni dei linguaggi per noi importanti

come ad esempio quella tra linguaggi qualitativi e quantitativi. In passato si riteneva che la materia ragioneria si occu-

passe solamente di quantità e quindi di numeri. Oggi la dimensione cambia perché la ragioneria che è anche una mate-

ria sociale, ha dovuto di conseguenza recuperare la dimensione della qualità, e dunque non possiamo accettare una

impostazione di solo tipo quantitativo poiché noi stessi sentiamo l’esigenza di accompagnare la sfera quantitativa con

quella qualitativa, per dare quindi un senso ai numeri che da soli non sono nulla. Quindi dire che la ragioneria è una

disciplina di soli numeri è sbagliato, come è altrettanto sbagliato dire che la ragioneria non ha bisogno di numeri. Bi-

sogna quindi combinare gli elementi capendo che qualità e quantità (e non solo) sono manifestazioni di specie di un

problema più generale di come si faccia ad esprimere un azienda. Ovviamente vi sono alcuni elementi in cui il lin-

guaggio quantitativo quindi dei numeri prevale su quello qualitativo come per esempio in una quadratura di conti, se

invece per esempio si deve preparare una relazione per il consiglio di amministrazione che deve approvare il bilancio,

o si deve fare una relazione di gestione prevarrà l’aspetto qualitativo che quantitativo, di conseguenza non ha senso

dividerci o in qualitativo o in quantitativo perché abbiamo bisogno di tutti e due questi elementi, in base a ciò che

dobbiamo fare. Analizziamo adesso i linguaggi sia qualitativi che quantitativi iniziamo dai secondi. Nei linguaggi

quantitativi la distinzione di fondo la si ha in misurazioni e valutazioni (sia come processo che come risultato del me-

desimo), le misurazioni fanno riferimento a tutte quelle grandezze relativamente oggettivistiche, perché rispondono a

certi criteri che riguardano:

• soggetti, relativamente indifferenti;

• oggetti, di individuazione largamente univoca;

• moduli, che sono costanti o ritenuti tali.

Le valutazioni invece fanno riferimento a tutte quelle grandezze stavolta relativamente soggettivistiche, avremo quin-

di che:

• soggetti, non sono indifferenti, (es. se il tavolo me lo realizza il soggetto a o b mi cambia);

• oggetti, non univocamente individuati;

• moduli, incostanti.

Nell’ambito delle grandezze economiche ed amministrative, il modulo di quantificazione è costituito dalla moneta,

nonostante la sua estrema variabilità sia nel tempo che nello spazio (problema questo primario ed irrisolvibile), ha tut-

tavia un alto grado di diffusione e gradimento come corrispettivo degli scambi; il che consente ad essa, direttamente,

35

di realizzare in buona sostanza una forma più fine di baratto tra “merci-non moneta” contro “merce- moneta” e, indi-

rettamente, di assolvere alla funzione di attribuzione di valore a moltissime risorse tramite la “moneta-segno”.

Le valutazioni a loro volta posso essere di due tipologie intrinseche ( interne al modulo stesso) ed estrinseche con

scambi ed estrinseche senza scambi (esterne al modulo):

• intrinseche: queste sono le valutazioni in cui soggetti, oggetti e moduli agiscono il meno possibile, fino quasi

a diventare misurazioni in cui il fattore soggettivistico è zero o tende a zero, un esempio è la enumerazione

del denaro.

• estrinseche con scambi: quando esprimono risorse che non sono moneta, ma che sono state scambiate contro

un corrispettivo in moneta;

• estrinseche senza scambi: quando esprimono risorse che non sono moneta e che non sono scambiate contro di

essa. Quantità

Misurazioni Valutazioni

Intrinseche Estrinseche

con scambi senza scambi

Alle valutazioni estrinseche con scambi o senza scambi si perviene tramite due concetti quelli di stime e congetture:

• stime, è una presunzione al presente di quello che si immagina potrebbe essere vero, si tratta quindi di un

qualcosa di più approssimato, quindi parliamo di fatti certi nel se ma incerti nel quanto e nel quando;

• congetture, sono qualcosa di meno approssimato , nel senso che scontano un maggior numero di incertezze su

eventi che sono in attesa o in assenza di scambi, quindi sono approssimazioni al verosimile, quindi parliamo di

fatti incerti sia nel se che nel quanto che nel quando (per esempio i rischi).

Per ciò che attiene ai linguaggi qualitativi, tra l’altro sottovalutati, poiché inizialmente si riteneva che tutti i linguaggi

qualitativi si sarebbero trasformati in linguaggi quantitativi, quindi non aveva senso analizzarli poi col tempo si è capi-

to che i linguaggi qualitativi sono importantissimi quanto e forse più di quelli quantitativi, fatta questa premessa i lin-

guaggi qualitativi possono essere suddivisi in tre raggruppamenti che sono:

• qualità irriducibili in quantità, cioè quelle che in nessun modo, si possono ridurre in quantità perché appar-

tengono a variabili personali, soggettive , sociali ecc. e si possono soltanto interpretare per quello che sono;

• qualità che sono passibili di ordinamento, per ordinamento intendiamo un ordinamento di tipo più che altro

matematico, quindi grandezze ordinate o dal punto di vista qualitativo o quantitativo, e che successivamente

posso essere classificate;

• qualità tradotte in quantità, questo è “l’ultimo passaggio” che può essere auspicato purché sia fatto bene, que-

sto passaggio ci consente di rendere le qualità meglio espresse grazie alla quantità, la dove sia possibile. 36

Capitolo IV

I contenuti sintattici

Sommario: 1. I contenuti della sintattica - 2. Sintattica preliminare - 3. Sintattica centrale - 4. La rappresentazione

dei fondi e dei flussi - 5. Sintattica conclusiva - 6. Il concetto di bilanciamento e di bilancio. 37

1. I contenuti della sintattica:

Nei contenuti sintattici dobbiamo occuparci di come questi nostri segni tra di loro vengano collegati, in modo che que-

sti segni possano rappresentare una qualche cosa. Per ciò che attiene alle articolazioni interne dei contenuti sintattici,

quest’ultime sono tre è sono sintattica preliminare, centrale e conclusiva. Quindi vi è qualcosa che sta prima, qualcosa

che sta al centro e qualcosa che sta alla fine come conclusione.

1. sintattica preliminare, per ciò che attiene a questo aspetto, facciamo riferimento ai linguaggi ossia per poter

fare la nostra sintassi, quindi per distribuire e organizzare i segni abbiamo bisogno di alcuni linguaggi, quindi

bisogna assumere le sintassi delle varie lingue via via utilizzate in base a quello che dobbiamo rappresentare,

per altro noi abbiamo costruito una grande riserva storica attraverso le dichiarazioni contabili dei secoli pas-

sati a tal proposito le più grandi fonti di informazioni erano gli archivi aziendali e gli archivi degli stati, la dif-

ferenza e che gli archivi degli stati erano spesso falsi come contenuti che come ideologie poiché inficiati da

fattori esterni, mentre gli archivi aziendali sono risultati preziosi ancor oggi perché molti erano neutri e ri-

specchiavano la realtà dei fatti;

2. sintattica centrale, in questa sintattica si investe il “cuore” dei nostri problemi, a sua volta si ha una triparti-

zione della sintattica centrale:

• di composizione, perché cerchiamo di comporre dalle parti verso il tutto, noi sappiamo che le aziende sono

sistemi artificiali e non esistendo in natura dobbiamo costruirle noi prendendo le parti che da sole non avreb-

bero senso per poi unirle creando il tutto, basandosi quindi sul principio delle esistenze e quindi di unità a-

ziendale;

• di scomposizione, ma noi sappiamo che non possiamo limitarci alla sola conoscenza del tutto, perché non

possiamo e non vogliamo conoscerlo, e quindi per questo bisognerà fare il procedimento inverso quindi anda-

re dal tutto verso le parti stavolta sul piano della conoscenza fermandomi quando lo ritengo opportuno, poi-

ché se continuassi sempre a dividere il tutto arriverei a ottenere solamente le parti che da sole abbiamo detto

non sono niente.

In teoria con le sintattiche centrali di composizione e scomposizione il ragionamento potrebbe sembrare concluso, ciò

non è sbagliato ma insufficiente, poiché si deve fare un passaggio successivo nel senso di esplicitare l’esigenza di ri-

composizione appunto per tornare di nuovo al tutto e avremo quindi la terza tripartizione ossia:

• di ricomposizione, quindi in questo step si deve cercare di ricomporre le parti verso il tutto, non si tratta di

una novità assoluta perché già i grandi autori e le grandi scuole hanno capito che le parti hanno un senso se

c’è un tutto e viceversa. L’esempio più forte di ricomposizione è l’informatica, è interessante il fatto che noi

possiamo concepire la complessità ma non sappiamo gestirla proporzionalmente, mentre il computer sa farlo

poiché la maggior parte delle informazioni gestite dai pc sono gestite in tempi millesimali e svolte molte volte

in serie e pochissime volte in parallelo ed è proprio per questo che l’informatica quando raggiungerà tecniche

e conoscenze tali da permetterci (avendo in memoria tutte le parti) di ottenere con un solo tasto il bilancio

complessivo per esempio, nel senso che tutti i flussi e tutti i fondi rientrano in gioco secondo compattamento

o consolidamento. Il vantaggio della ricomposizione è quello quindi di potere riorganizzare le cose, riconside-

randole quasi tutte assieme.

3. sintattica conclusiva, in questa articolazione vi sarà il passaggio all’aspetto scritturale, poiché qualora aves-

simo chiara la dinamica dei fondi e/o flussi dovremmo rappresentarla in un qualche modo, ecco quindi che

entra così come sintattica conclusiva la rilevazione, quest’ultima è proprio l’aspetto conclusivo della sintatti-

ca, quindi dopo esserci impadroniti dei linguaggi e quindi possiamo orientarci, quest’ultimi devono essere or-

ganizzati ciò avviene nella sintattica centrale, dopo di che devo procedere alla rilevazione ossia scrivere;

quando si parla di scritture parliamo di segni scritti che deve superare sia gli aspetti personali che la tradizio-

ne morale. Nella sintattica conclusiva abbiamo quindi le rilevazioni, chiaramente ragioneria > rilevazione per

il semplice motivo che la rilevazione è uno strumento della ragioneria; questa rilevazione tratta fondamental-

mente dati che possono essere:

• grezzi, dati più elementari (acquisizione);

• elaborati, dati con un certo grado di elaborazione (modificazione); 38

• finalizzati, dati che hanno raggiunto l’obiettivo interno alla rilevazione stessa (cessione), che è un fatto inter-

no aziendale quindi che si svolge dentro le aziende e quindi il processo non si ferma qui perché una volta che

abbiamo scandito questo processo il ciclo del dato non termina quando quest’ultimo è stato finalizzato, poi-

ché questo dato finalizzato deve raggiungere un soggetto quindi un destinatario, e di conseguenza il dato fina-

le sarà una informazione. Contenuti sintattici dati grezzi

preliminare dati elaborati

conclusiva

centrale dati finalizzati

di scomposizione di ricomposizione

di composizione soggetto

(dalle parti verso il tutto) (dal tutto verso le parti) (dalle parti verso il tutto) informazione

2. Sintattica preliminare:

Più analiticamente non ci soffermeremo tanto nella sintassi preliminare poiché quest’ultima attiene appunto ai lin-

guaggi, sappiamo appunto che abbiamo dei linguaggi di vari tipi generali speciali gergali e soprattutto settoriali che

poi articoliamo in quantitativi e qualitativi.

3. Sintattica centrale:

Per ciò che attiene alla sintattica centrale di composizione dobbiamo riferirci a questa uguaglianza, che ci dice qual è

l’insieme delle nostre grandezze in gioco:

FNN = FNN + (MOD + FLN)

[CMP] [A]

k k-i DIR k-i,k

+ -

FLN = (FL + FL ) [B]

k-i,k k-i,k

dove,

[CMP] = composizione

FNN = fondo totale netto di origine diretta e indiretta;

MOD = modificazione totale netta di origine diretta;

DIR

FLN = flusso totale netto;

FL = flussi totali lordi.

Osservando l’uguaglianza [A] ci rendiamo conto che i termini di quest’ultima sono quattro e corrispondono alle quat-

tro grandezze fondamentali; per potere operare questo eguagliamento abbiamo bisogno di circoscrivere se pur conven-

zionalmente la nostra attenzione al patrimonio, sia in proprietà che non in proprietà. L’uguaglianza [A] possiamo

chiamarla come una prima eguaglianza generale di bilanciamento sintetico.

• ≥

Generale perché riguarda tutte le aziende in ogni condizione di spazio e di tempo perché, per 0 > i k – n, il

bilanciamento dei fondi in tk-i e dei flussi lungo tk,k-i riguarda anche tutti i possibili tempi ed esercizi futuri,

proprio perché rappresenta un concetto di bilanciamento e quindi di equilibrio quest’ultimo non va assimilato

però al concetto di pareggio;


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Ragioneria generale e applicata per l'esame del professor Lipari di 85 pagine ottima per superare l'esame di ragioneria generale e applicata con i prof Lipari e Costa l'opera è in pdf con schemi e linguaggi semplificati. Tra gli argomenti trattati: le espressioni artificiali scritte, le razionalità del controllo dei comportamenti amministrativi, tutta la sintattica e la semantica, e tutta la parte applicata.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e amministrazione aziendale
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Dario_economia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ragioneria generale e applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Lipari Claudio.

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