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Capitolo I
Premesse sistematiche
Sommario: 1. Premesse sistematiche - 2. Le risorse in generale. 2
1. La disciplina Ragioneria:
Il riconoscimento di una disciplina denominabile convenzionalmente “ragioneria” discende dalla possibilità
d’individuare soggetti, punti di vista, oggetti, strumenti e fini che le siano in preminenza propri lungo i processi di
formazione e trasformazione delle sue conoscenze. Si tratta di processi che si svolgono in maniera interattiva ed itera-
tiva sia al loro interno sia verso l’esterno, cosicché i contenuti che ne risultano sono relativamente autonomi ma, al
tempo stesso, interdipendenti con i loro contesti ambientali e disciplinari: a conferma, per questa come per ogni altra
disciplina, della radicale impossibilità di eludere le connessioni che si pongono, da un lato, fra specialità tematiche e
generalità sistematiche e, dall’altro, fra relativa semplicità, varia complessità e tendenziale complessività delle rela-
zioni. Ciò detto, i soggetti preminenti della ragioneria sono genericamente tutti quelli che sono titolari legittimi di un
qualche interesse conoscitivo verso le amministrazioni aziendali, astrattamente e/o concretamente intese come materia
di pensiero e/o di azione. Più specificamente, poi, essi sono classificabili in modo molto vario, ma qui basti ricordare
che essi possono essere, fra l’altro, soggetti fisici o istituzionali, individuali o collettivi, pubblici o privati, esterni o in-
terni, e cosi via. Inoltre, i punti di vista preminenti della ragioneria sono genericamente di semiotica scritturale azien-
dale, nel senso che i vari “soggetti” (di cui sopra) acquisiscono conoscenze sugli “oggetti” (di cui sotto) attraverso la
formazione e/o la fruizione dei relativi “segni”: questi intesi come le espressioni artificiali scritte che, in forme dalle
più rudimentali alle più sofisticate, siano atte a sostituire nella conoscenza una o più esistenze di rilevanza amministra-
tiva, superando cosi i limiti soggettivi della loro memoria personale e quelli intersoggettivi della loro tradizione orale.
Ancora, gli oggetti preminenti della ragioneria sono genericamente i fatti amministrativi determinati da attività ed av-
venimenti di rilievo: i primi, quali eventi posti deliberatamente in essere dall’azione degli organi aziendali a ciò depu-
tati; i secondi, quali eventi posti in essere dall’azione di altri soggetti ovvero in qualsiasi altro modo (ad esempio, ad
opera della natura). In ogni caso, più specificamente, è necessario che i fatti siano in grado di determinare rilevanti in-
fluenze sulle esistenze. Invece, gli strumenti preminenti della ragioneria sono genericamente le rilevazioni aziendali
dei suaccennati oggetti. Più specificamente, esse hanno luogo tramite le scritture relative ai dati grezzi, elaborati e fi-
nalizzati che siano ritenuti opportuni per poter perseguire al meglio, a parità di condizioni, rilevanti obiettivi ammini-
strativi. Per ultimo, i fini preminenti della ragioneria, in forza anche del suo etimo latino di ratio, sono genericamente
le razionalità del controllo dei comportamenti amministrativi. Più specificamente, ciò comporta una serie di informa-
zioni documentali a beneficio dei soggetti aventi titolo, affinché le conoscenze sugli oggetti dell’amministrazione che
sono state conseguite tramite gli strumenti della rilevazione possano orientare al meglio il perseguimento degli obietti-
vi amministrativi. Ebbene, per effetto congiunto delle superiori specificazioni, la ragioneria diviene così una disciplina
semiotica speciale od applicata agli aspetti di espressione prevalentemente scritta del fare umano in sede amministrati-
va. Allora, per definirne meglio il dominio conoscitivo, occorre richiamare intanto la seguente classica partizione di
tutte le discipline semiotiche in:
• semantica, riguardante le relazioni di significazione che intercorrono fra gli oggetti considerati ed i segni a ciò
impiegati dai soggetti agenti o formatori;
• sintattica, riguardante le relazioni di rappresentazione che intercorrono fra i segni semantici impiegati dai
soggetti agenti o formatori;
• pragmatica, riguardante le relazioni di comunicazione che intercorrono fra i segni sintattici composti ed i sog-
getti destinatari o fruitori.
Inoltre la ragioneria non deve chiudersi a se stessa ma integrare a essa discipline più o meno connesse ad essa come il
diritto, la matematica e le più prominenti discipline aziendali.
2. Le risorse in generale:
È opportuno procedere a definire l’attività economica e, per converso, anche quelle che non sono economiche, perché
senza di essa non hanno ragione di esistere né le aziende, che costituiscono la principale forma storica per risolvere i
problemi dei mezzi necessari, o soltanto opportuni, per la conservazione e la riproduzione della vita umana, né la ra-
gioneria, che costituisce la principale disciplina aziendale per esprimere, nel miglior modo possibile, le razionalità del
controllo dei comportamenti e degli andamenti amministrativi per la risoluzione di quei problemi. Ciò consente, in
questo capitolo, di fondare meglio i criteri distintivi fra i contenuti ed i contesti relativi alla prima attività e, in altri ca-
pitoli, pure quelli relativi all’amministrazione aziendale ed alla ragioneria. In proposito, al livello di massima astrazio-
ne e generalità, si può intanto assumere:
• per esistenze, tutto ciò che sia in essere e in divenire, a qualsiasi titolo, nelle situazioni di spazio e di tempo
prese di volta in volta in considerazione;
• per risorse, tutte le esistenze che lungo il loro divenire possano, in qualsiasi modo, tornare una o più volte in
essere (“risorgere”) sotto forma di esistenze sostanzialmente similari o funzionalmente riconducibili a quelle
di origine.
Le esistenze e le eventuali risorse si formano, nel loro essere, e si trasformano, nel loro divenire, secondo si-
stemi disposti lungo un “circuito” logico-cronologico (a pagina seguente); 3
SISTEMA TOTALE DI APPARTENENZA DELLE ESISTENZE
SISTEMI PARZIALI DI APPARTENENZA DELLE ESISTENZE
SISTEMI DI ININFLUENZA SULLE RISORSE
SISTEMI DI INFLUENZA SULLE RISORSE
S. DI RIFERIMENTO S. DI RELAZIONE S. DI NON RELAZIONE
S. NATURALI
S. NATURALI S. NATURALI S. SOCIALI
S. SOCIALI S. SOCIALI MAGGIORI
MAGGIORI MAGGIORI
INTERMEDI INTERMEDI
INTERMEDI
MINORI MINORI MINORI
<
ATTRAZIONE S. DI PROVENIENZA
ALTERAZIONE S. DI DESTINAZIONE
RESTITUZIONE > SISTEMI DI ININFLUENZA SULLE RISORSE
SISTEMI DI INFLUENZA SULLE RISORSE
SISTEMI PARZIALI DI APPARTENENZA DELLE ESISTENZE
SISTEMA TOTALE DI APPARTENENZA DELLE ESISTENZE 4
Secondo l’ordine naturale, è il caso –ad esempio– dell’acqua, del vento, delle maree, della vita vegetale ed animale, e
così via. Invece, dei possibili ordini artificiali ad opera dell’umanità soprattutto sotto il profilo economico, In via del
tutto generica, per sistema si può intendere ogni insieme relativamente autonomo di parti complementari aventi una
rilevante omogeneità di esistenza e/o conoscenza. spazio e continuo nel tempo (“il mondo”) e, in successive approssi-
mazioni, può essere idealmente disaggregato in pluralità di spazio e discontinuità di tempo. In particolare, le risorse,
pur continuando a partecipare del suddetto circuito, sono disaggregabili in sistemi (naturali o sociali, a seconda della
loro origine primaria, nonché maggiori, intermedi o minori, a seconda della loro disposizione gerarchica) di effettiva
influenza e di convenzionale ininfluenza sulle risorse stesse. A proposito ora dei sistemi di influenza, essi possono es-
sere diretti o di riferimento, nei quali le risorse vengono trasformate secondo le fasi iniziali di attrazione dall’esterno,
successive di alterazione all’interno e finali di restituzione all’esterno, nonché indiretti o di relazione, nei quali le ri-
sorse si trovano formate ed i quali possono essere di provenienza, da cui avviene la predetta attrazione verso quelli di
riferimento, e di destinazione, verso cui avviene la predetta restituzione da quelli di riferimento. Ad ogni modo, sul
fondamento del celeberrimo “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” (e si degrada), i processi di tras-
formazione inevitabilmente comportano una qualche de-formazione delle risorse, nel senso di una maggiore o minore
degradazione della loro formazione di partenza. Per contro, però, i processi possono eventualmente comportare anche
una qualche ri-formazione delle risorse, nel senso di un maggiore o minore sviluppo rispetto alla loro formazione di
partenza Comunque vada, la formazione delle risorse, se è astrattamente colta nel loro “essere” in uno o più punti del
tempo, esprime le loro consistenze convenzionalmente statiche o fondi; mentre, la trasformazione delle risorse, se è
astrattamente colta nel loro “divenire” lungo uno o più intervalli di tempo, esprime le loro variazioni propriamente di-
namiche o flussi. 5
Capitolo II
Contenuti e contesti dell’attività economica
Sommario: 1. La produzione e i suoi processi - 2. La ricchezza - 3. Formazione di risorse e produzione - 4. Attività
economica e non economica - 5. L’azienda - 6. Le relazioni nodali - 7. Le relazioni modali - 8. Le relazioni tra azien-
da e ambiente - 9. Il posizionamento aziendale - 10. Il controllo aziendale - 11. I momenti aziendali - 12. La specifica-
zione storica della ragioneria. 6
1. La produzione e i suoi processi:
L’uomo dunque si inserisce nel processo naturale, per ottenere ciò che in natura non può esistere spontaneamente cre-
ando dunque un processo artificiale detto di produzione, da questo punto di vista si conferma che quando queste atti-
vità, si svolgano in realtà che convenzionalmente chiamiamo aziende, conseguentemente tutte le aziende non possono
che essere di produzione. Perché se non producono non esistono, perché la attività produttiva è uno dei grandi aspetti
definitori dell’attività economica. Quindi non è il tipo di attività che differenzia le aziende ma il tipo di collegamento
con l’ambiente esterno e quindi con i sistemi di destinazione e di provenienza, le aziende maggiormente ma non esclu-
sivamente si differenziano anche per le fasi di modificazione e cessione dei servizi. Quindi l’uomo ha integrato il pro-
cesso naturale con quello artificiale, dunque in ambito economico e non più astratto e generalizzato ciò che era
l’attrazione, alterazione e la restituzione divengono rispettivamente acquisizione, modificazione e cessione, per ces-
sione non intendiamo vendita, poiché la vendita al massimo è specie della cessione, ma per cessione intendiamo una
restituzione ai sistemi di destinazione che possono essere per esempio i mercati o i paesi ecc. Quindi il circuito eco-
nomico è composto da Sistemi di provenienza, acquisizione, modificazione, cessione e Sistemi di destinazione, inoltre
i sistemi di provenienza non possono esistere se non esistono i sistemi di destinazione e viceversa. Resta sempre da
stabilire un concetto però che è quello di produzione, ossia le attività di trasformazione che poniamo in essere sono at-
tività necessariamente di produzione, intendendo per produzione la messa in esistenza di ciò che altrimenti non sareb-
be mai esistito, quindi quando pongo in essere qualcosa che non esiste in natura pongo un attività di produzione, quin-
di la produzione per definizione è un processo artificiale che da luogo a output di beni e servizi che da questo stesso
punto di vista per definizione sono artificiali, purché siano naturali. La produzione avviene tramite molti fattori, quello
principale però è il :
• lavoro, ossia il peculiare fare dell’umanità finalizzato a trasformare risorse in altre ritenute preferibili.
• l’acquisizione, modificazione e cessione, quindi acquisizione di risorse che poi vengono modificate e cedute
ai soggetti.
• Consumo, quest’ultimo fattore non è necessariamente presente nel processo economico ma finalisticamente si
ritiene che prima o poi debbano essere orientati al consumo, quindi la modificazione umana ultima del bene.
Quindi è proprio il consumo che ci introduce al concetto di bene, concetto che non è però definibile in maniera certa e
concreta, possiamo al massimo dire che il bene deve soddisfare aspettative umane storicamente percepite come biso-
gni e a sua volta i bisogni non sono oggettivabili ne nel tempo ne nello spazio.
2. La ricchezza:
Con il termine ricchezza intendiamo delle risorse che sono atte a qualche cosa e che dunque valgono, quindi una fina-
lizzazione rispetto appunto ad aspettative storiche in senso spaziale e temporale per beni o servizi che costituiscono
ricchezze, e che quindi valgono, valore non necessariamente inteso come economico o di cambio per esempio. Af-
fermare che se non guadagno non faccio attività economica è errato, dobbiamo vedere il fine ultimo della azienda in-
fatti se una azienda ha il fine di guadagnare e non guadagna allora li si che non faccio attività economica, e brucio ric-
chezza, mentre se una azienda non ha fine di lucro e di conseguenza non guadagna svolge un attività economica:
Attività economica > attività economica di lucro, attività economica non di lucro ecc..
Volendo fare un esempio se una azienda ha una perdita di esercizio di 100.000 € che sicuramente ha causato una per-
dita questo si ma non possiamo affermare che l’azienda ha bruciato ricchezza per 100.000 € questo perché, si devono
osservare i fattori della produzione che sono detti intermedi (materie prime, servizi ecc.), altri detti trasformandi (tra-
sformazione passiva) e altri detti trasformatori (trasformazione attiva). Ragionando su un ottica di sola ricchezza e non
di profitti per capire se una azienda ha bruciato o meno ricchezza bisogna sottrarre ai al valore di produzione i costi di
produzione, che mi determina il valore aggiunto lordo che sarebbe la nuova ricchezza prodotta, quindi:
R = VP – CP = VAL 7
Quindi può accadere benissimo che con una profitto negativo non si sia bruciata ricchezza, perché ad altri fattori di
produzione sono andati remunerazioni, più grandi di quelle che hanno avuto il segno meno. Bisogna quindi distingue-
re i redditi da azienda, (l’insieme dei redditi, che si formano in questa entità o sistema chiamato azienda), dal reddito
di azienda, infatti: Redditi da azd > Reddito di azd
3. Formazione di risorse e produzione:
Nella formazione delle risorse dobbiamo distinguere il sistema “chiuso”, da quello “aperto”, nel sistema chiuso non è
consentita l’immissione di pre-formazioni ossia altre risorse precedentemente formatasi fuori dal sistema chiuso, il si-
stema chiuso è quindi cosi composto:
FRM (tk) tras - FRM FRM (tk + i) Entropia > 0
Sistema chiuso de - FRM
Fondi (iniziali) Flussi Fondi (finali)
Nei sistemi chiusi si parte da una formazione (tk) che da vita a una de - formazione vuol dire che si degradano le risor-
se prese in considerazione attraverso le deformazioni si arriva a una formazione nel tempo a livello complessivo (tk +
i), arriviamo a una misura finale chiamata entropia che è una grandezza matematica che nel sistema chiuso è sempre
maggiore di zero e quindi positiva, e sempre maggiore di zero, i fondi non sono altro che consistenze di risorse in uno
o più tempi dati purché siano tempi disgiunti tra di loro, abbiamo quindi dei fondi iniziali e dei fondi finali questo av-
viene attraverso appunto dei flussi sono invece variazioni si fondi e quindi di consistenze che avvengono nel tempo
preso in considerazione.
Il sistema aperto:
Nei sistemi aperti invece la consistenza delle risorse non è data una volta e per sempre ma può essere nel tempo ali-
mentata creando nel tempo qualcosa di simile ma non di uguale. > 0
FRM (tk) tras – FRM FRM (tk + i ) Entropia = 0
de – FRM (+ -) ri – FRM < 0
Sistema aperto pre – FRM in - FRM
tk k + i
Nel sistema aperto il fenomeno della trasformazione rimane cosi come rimane l’esito terminale, abbiamo anche analo-
ghi fenomeni di de – formazione, la degradazione delle risorse rimane sempre ugualmente, la differenza che però si
può rilevare e che durante l’intervallo considerato, il sistema in quanto aperto, consente l’immissione di pre – forma-
zione ossia altre risorse che precedentemente si erano formate fuori dal nostro sistema di riferimento, che possono en-
trare portando nuova materia. Ciò che consente che le pre – formazioni diventino qualcosa di positivo sono le in –
formazioni, ossia qualcosa che per natura o per il mondo sociale tra di noi mettiamo insieme per poter orientare gli av-
venimenti o le attività, possiamo aggiungere al sistema chiuso il segno + - perché abbiamo sicuramente il fenomeno –
che è la de – formazione in se e per sé, e abbiamo fenomeni + che sono le nuove risorse che arrivano e le nuove in –
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formazioni che abbiamo a disposizione e quindi la possibilità di tras – formare la formazione iniziale, il che conduce a
una ri – formazione, inoltre è chiaro che le de – formazioni e i processi di formazione avvengono lungo l’intervallo tk
k + i. L’entropia stavolta può essere nel sistema aperto sia maggiore, che uguale, che minore di zero, quindi le situa-
zioni possono essere queste:
• Entropia > 0 allora, abbiamo male introdotto risorse peggiorando il fenomeno di degradazione delle risorse e
quindi siamo in perdita.
• Entropia = 0 in questo caso abbiamo guadagnato, perché una situazione, che comunque sarebbe stata negativa,
portandola a 0 abbiamo comunque avuto un guadagno
• Entropia < 0 in questo caso abbiamo rallentato i fenomeni di degradazione delle risorse, ma le abbiamo ripor-
tate a val
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