Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Scomposizione del ROE per omogeneità

ROE = RO/KO * KO/N * Rn/RO = 15,63 * 2,9 * 0,44: l’effetto positivo è dato dall’indicatore di struttura (il secondo

fattore moltiplicativo) mentre il peso negativo è dato dalla gestione extracaratteristica (il 3°). È positiva la situazione?

Non si sa bene, ma è abbastanza fisiologico che il ROE > ROI, ed i due effetti appena descritti. Infatti basti pensare

anche soltanto al prelievo tributario: il Rn, reddito netto, è sempre dimezzato dalle imposte!

Lezione del 3 Ottobre 2006 (ore 8:45 CHE SONNO!)

La leva finanziaria (1):

 la redditività netta (ROE) dipende anche dalla composizione delle fonti di finanziamento, in particolare si può

notare che in determinate circostanze (ROI > i) è possibile provocare aumenti di ROE semplicemente

incrementando il capitale di debito (a parità di tutte le altre condizioni).

 La formulazione matematica (da studiare a memoria) è: ROE = [ROI + (ROI – i) * (p + π) / N] * (1 – t)

o (1 – t) è il coefficiente di prelievo tributario, cioè il rapporto tra le imposte ed il reddito ante-imposte.

È “il solito paradosso”: più mi indebito più guadagno e posso farlo all’infinito (finché alla fine le condizioni non

cambiano: questo è ciò che è successo dopo lo shock degli anni ’70: precedentemente le aziende avevano capito questo

meccanismo fino a quando le variabili non sono cambiate sino ad innestare cicli finanziari nefasti).

 l’aumento del numeratore del rapporto (p + π) / N provoca una modificazione nella redditività netta che

assume segno positivo o negativo a seconda che ROI > i o viceversa.

 L’attuazione di una politica di “leverage” presuppone una particolare capacità di previsione delle variabili

economiche ROI ed i.

 Esistono comunque limiti “fisiologici” all’applicazione. Vediamo un esempio:

SP

N = 500

Debiti = 500

K = 1000

CE

Reddito operativo = 200

- oneri finanziari = 50

= reddito netto = 150 ROI = 20%; i = 10%; ROE = 30%

Si può convenire che un aumento degli investimenti di 100 ottenuto ricorrendo all’indebitamento, provoca un aumento

della redditività netta al 32% (a parità di ROI ed i). Sono nella condizione di poter aumentare il debito, perché ROI > i.

A questo punto la situazione cambia:

K = 1100

Debiti = 600 (aumenta di 100)

Reddito = 220

- oneri finanziari = 60

= 160

Il ROI è sempre il 20%, ma sale il reddito operativo, grazie ai nuovi investimenti finanziati col debito.

30

20

10 t

Sembrerebbe crearsi una funzione monotona crescente che varia al variare dell’indebitamento. Ma il meccanismo della

leva finanziaria non può esser usato all’infinito:

 La banca vede aumentare il rischio nel prestar denaro all’impresa che si indebita! Aumenta di conseguenza i

fino a quando diventa = ROI.

 Problemi di restituzione del capitale e di garanzie

 L’azionista , una volta che l’impresa attua una politica di indebitamento, se capisce che l’aumento di redditività

è indotto dal maggior rischio, inizia a chiedere maggiori dividendi, tale da erodere completamente l’effetto

leva.

(Si veda slide pag. 68) Esistono 3 ipotesi:

1) è bene applicare il meccanismo della leva finanziaria: RO = 200; Of = 50; Rn = 150; ROI (20%) > i (30%).

2) Situazione particolare di indifferenza teorica: RO = 100; Of = 50; Rn = 50; ROI = i: è “teorica” perché

aumentare l’indebitamento per ottenere poco cambia poco.

3) È male applicare la leva: ROI = 15%; i = 20%. 13

Nella slide successiva notiamo che, infatti, all’aumentare dell’indebitamento, nel 1° caso il ROE sale del 2% (NOTA:

NON CAMBIANO ROI ed i, come nell’ipotesi di fondo). Nel 2° resta tutto invariato, nel 3° ROE ↓ 1%.

Tutto il meccanismo funziona a parità di ROI ed i. L’unico indicatore che cambia è il ROE = [20 + (20 – 10) * 600/500]

Inizialmente questo modello era stato molto contestato, perché non si era tenuto conto delle imposte, del problema

tributario e delle poste atipiche, straordinarie etc. Il ROE scende parecchio applicando (1 – 0,4) (cioè il 40% di carico

tributario), sino al 18%. (1 – t) è il coefficiente di defiscalizzazione, che riduce l’incremento di redditività operativa.

Quale effetto si ottiene applicando la politica precedente?

ROE = [ROI+(ROI-i)*(p+π)/N]*(1-t) ossia:

[20+(20-10)*(600/500)]*(1-0,4)=19,2% Comunque il meccanismo funziona, sebbene venga attenuato.

Questo giochino ha un ulteriore effetto positivo in azienda: è il c.d. “meccanismo paratasse”. Nella nostra legislazione

fiscale, gli interessi passivi sono deducibili, quindi riducono un componente negativo di reddito quali le imposte.

L’azienda predilige per questo motivo il maggior debito che dà origine a costi parzialmente detraibili, mentre il costo

del patrimonio (cioè il dividendo che pago all’azionista) ha un costo largamente superiore. Per tutti questi motivi, il ricorso

all’indebitamento è stato massiccio in Italia: si dice che i veri proprietari dei capitali aziendali siano non le famiglie ma le banche. Negli USA questo

meccanismo è molto meno applicato: la lobby bancaria ha meno potere.

Lezione del 9 ottobre 2006 Il 24 ed il 25 non c’è lezione. Martedì 31 c’è il compitino.

Il Lanters ci prova con la biondina qui davanti in una maniera nemmeno molto celata. La ragazza merita. Incrociamo le dita per lui.

Il rendiconto finanziario

È il documento assai leggibile e fruibile, nel quale si mettono in evidenza i processi di formazione di un determinato

fondo di liquidità. È a tutti gli effetti un prospetto dove si evidenziano gli eventi che generano un certo flusso di un certo

fondo di liquidità. È un prospetto allegato al bilancio d’esercizio: alcune aziende, quali quelle quotate, sono obbligate ad

allegare tale documento. Gli IAS (International accounting standards), che informano il comportamento contabile degli

esperti del settore, obbligano a loro volta le aziende a redigere il rendiconto, quelle che, sebbene non quotate, rientrano

nell’area di consolidamento di un gruppo. I principi contabili nazionali (OIC) consigliano caldamente la redazione del

corretto rendiconto finanziario.

parliamo di flussi di fondi finanziari, cioè di variazioni ∆ che intercorrono nel fondo da un tempo all’altro.

N.B.:

Il problema è che esistono tanti fondi, non è un concetto univoco, quindi esistono infiniti rendiconti finanziari, questo

genera difficoltà nella fase interpretativa.

Definizione di risorsa finanziaria Sono considerate di solito 2 o 3 tipi di liquidità dinamiche: flusso di CCN, di liquidità etc.:

 Disponibilità liquide nette (al netto dei c/c bancari passivi)

 Disponibilità liquide nette + titoli disponibili

 Disponibilità liquide e differite nette

 Disponibilità liquide e differite al netto delle passività correnti

 Attivo circolante al netto dei soli c/c bancari passivi

 Capitale circolante netto (Il flusso positivo di CCN è valore POTENZIALE)

Noi deriveremo dal flusso di CCN anche il flusso di liquidità. Agli esami è sempre richiesto quello di liquidità perché in

questo momento è quello più richiesto dalle aziende. Mettiamo in evidenza la formazione progressiva del CCN:

Diminuzione attivo fisso: vendita immobilizzazioni

Incremento di passività: richiesta mutuo

Incremento di capitale sociale: richiesto

finanziamento ai soci.

NOTA: Il flusso di CCN e il reddito spendibile

aumentano per effetto della gestione corrente, non

se esiste un utile, ma quando i ricavi finanziari

superano i costi finanziari.

REDDITO SPENDIBILE: flusso di CCN generato

solo dalla gestione corrente.

SLIDE: 86

Non è detto che una diminuzione di attivo fisso sia sempre una fonte di CCN. Se l’attivo fisso diminuisce è lecito

pensare che lo si stia vendendo, quindi aumenta la cassa. Non è sempre così: non accade se un immobile brucia, o se c’è

una permuta per un altro bene che non rappresenta CCN. Come faccio ad avere più attivo fisso senza avere variazioni di

CCN? Con la rivalutazione. Non tutti gli eventi gestionali hanno un riscontro immediato sulla variazione finanziaria.

Gli ammortamenti sono il tipico caso che finanziariamente non esiste: non sono costi finanziari. Tutte le volte in cui si

rileva un costo o un ricavo non finanziario, quel costo o quel ricavo non produce variazioni di reddito spendibile e

quindi di CCN. All’aumentare dei costi finanziari, aumenta il reddito spendibile. Esempio:

CE:

100 150 (100 acquisti, 150 vendite)

50

L’utile è 50 = reddito spendibile. Stesso esempio supponendo che esistano 20 ammortamento:

CE: 14

100 150 (20 nelle vendite è costituito da ammortamenti)

50 (Altri costi - ricavi non finanziari: acc.to TFR - incrementi per lavori interni o vendita a lungo

etc.). Il reddito spendibile è 50 + 20 = 70! . Alzando gli ammortamenti potrei

(come sostiene il Lanters in classe, avendo ragione)

mostrare una perdita, pur essendo finanziariamente in utile quindi!

Per transitare dal rendiconto (reddito spendibile) al cash flow globale (flusso gestione reddituale) basta aggiungere:

 variazioni positive o negative di debiti e crediti

 -incremento/+decremento di rimanenze

Sono nel reddito spendibile ma non devono essere nel cash flow operazionale (slide 87). Esempio:

Costo = 1.000 (costo in dare, debiti in avere)

Arriva il 31/12, il costo finisce insieme agli altri a determinare l’utile ed il debito insieme agli altri debiti e determina il

capitale. Arrivo a calcolare il reddito spendibile. Lo ritrovo perché è un costo finanziario. Però vogliamo trovare il cash

flow operazionale, non il reddito spendibile: esso è legato al concetto di fondo, non più CCN, ma liquidità, cioè cassa.

Il cash flow non studia il CCN, ma il fondo liquido. Allora semplicemente per transitare dal reddito spendibile al cash

flow, elimino o aggiungo quanto sopra indicato. Perché una variazione positiva dei debiti lo aumenta?

È intuitivo: se, da un anno all’altro, i miei debiti sono aumentati, a parità di costi, vuol dire che ho trattenuto liquidità,

non ho pagato: sono riuscito a comprare elementi produttivi avendo dilazioni di pagamento. È lo stesso discorso che

abbiamo fatto parlando di ciclo monetario: è sempre meglio pagare tardi per evitare tensioni di liquidità. Stesso dicasi

per le rimanenze: la diminuzione di rimanenze è vista con segno “+”, perché permette di incassare. Il Lanters si gira e chiede

La genesi dei flussi finanziari (fonti):

il coffee.

 Gestione reddituale o corrente

a) reddito spendibile,

b) reddito spendibile rettificato, ossa flusso di cassa della gestione reddituale o corrente

 Investimenti o disinvestimenti relativi ad attività non direttamente attinenti alla gestione reddituale

 Acquisizioni o rimborsi di finanziamenti

 Altre operazioni: operazioni sul capitale proprio e dividendi

La genesi degli impieghi finanziari (impieghi):

 Flusso di cassa per Investimenti

a) relativi ad impianti e macchinari

b) partecipazioni

 Flusso di cassa per rimborsi di finanziamenti

a) Rimborso di debiti finanziari a MLT

b) Rimborso di capitale proprio

 Altre operazioni: Flusso di cassa per il pagamento di dividendi

Gestione economica, CCN e flussi di cassa (slide 88): differenza tra utile, reddito spendibile e cash flow: possiamo

notare che la variazione dei prodotti non ha contropartita di cassa, quindi costituisce parte del gap.

NOTA: Il reddito spendibile è, quindi, un anello di congiunzione tra una grandezza economica (utile) ed una grandezza

puramente finanziaria (cioè il cash flow).

Lezione pomeridiana Abbiamo perso il Lanters, speriamo sia in fase baccaglio smodato, in zona d’approdo. No, la biondina è dietro, allora lo

abbiamo solo perso. Sarà caduto in bagno. Eccolo che arriva in classe messaggiando selvaggiamente. Pare adirato per qualcosa.

Risolviamo la prova scritta del 01.02.2005. (vedi file Rendiconto.xls)

Partiamo dalla cosa più semplice: con la slide 87, leggiamo le note integrative. I brevetti industriali aumentano di 2000

nella variazione grezza. Allora inserisco 3000 negli impieghi. L’unico modo per far tornare i conti, cioè per sanare lo

scollamento tra 3000 e 2000, è immaginare una diminuzione di 1000 di brevetti nelle fonti. Ma è specificato che non ci

siano vendite, quindi l’unico modo è ipotizzare (come avviene di solito) un ammortamento in conto. Allora

“asterischiamo” i 1000 di costo non finanziario! La “formuletta” da applicare che funziona nella maggior parte dei

casi è la seguente: funziona per le voci attive (vedi file FORMULE.doc).

Prendo il saldo iniziale (10.000) e lo confronto con l’evento segnalato nelle note (acquisto brevetti): +evento 3.000 =

saldo atteso = 13.000. Confronto il saldo atteso con quello effettivo (12.000), la differenza non può esser altro che 1000.

Costo storico = 30.000

-ammortamento = 15.000

= valore contabile = 15.000

Valore di vendita = 16.000 => nelle fonti (comprensive di plusvalenza, asteriscata)

= plusvalenza = 1.000

Applico ancora la formula di cui sopra…saldo iniziale (79.000) – vendita (30.000) = saldo atteso (49.000) – saldo

effettivo (90.000) = - 41.000. Se non ci fossero altri problemi questo sarebbe l’impiego. Le note dicono che c’è stata

un’apposita riserva di rivalutazione, siccome non risulta la riserva di rivalutazione, guardo la riserva di capitali, che è

aumentata di 5.000. Il vero impiego è al netto della rivalutazione: 36.000! (41-5).

Eliminato impianto totalmente ammortizzato di 10.000, si realizza 500 a titolo di recupero materiali.

Dal punto di vista finanziario i 500 sono una plusvalenza, da asteriscare. 15

Saldo iniziale 120.000 – l’evento 10.000 = 110.000, confronto con 130.000 dell’x+1 trovo 20.000 => negli impieghi.

Vediamo i fonti ammortamento: i terreni ricordiamo che non hanno mai ammortamento. Per quanto riguarda

l’ammortamento fabbricati, possiamo fare così: nelle note troviamo che 6000 è stato imputato, allora metto 6000 nelle

fonti, ma aggiungiamo un asterisco. E potremmo farla finita qui. Se vogliamo invece giustificare il 6000 ci domandiamo se abbiamo usato il

bene che valeva 30.000 già ammortizzato per 15.000. Allora risultano le voci in rettifiche e variazione rett. (due voci che comunque ai fini dell’esame

Faccio la stessa identica cosa per il f.do impianti: 20.000 nelle fonti.

non servono a nulla, ma servono solo per capire meglio).

Passiamo alle partecipazioni (imm.fin.) finanziarie: è lecito pensare che le partecipazioni siano 5000. Se le compro per

30.000 ma ne ho in più 5.000 ne dovrei trovare 35.000. Ma di quelle non tutte danno origine ad un’uscita di denaro,

soltanto 30.000, allora inseriamo 30.000 negli impieghi. Ma mi sarei aspettato di mettere 35.000, allora per far tornare il

30.000 iniziale (dato dalla differenza tra 45 e 10). L’unico modo è ipotizzare una vendita di 5.000.

Gli eventi, in pratica sono due: 30.000 di acquisto + un evento 5000 NFT (non-found-transation: non genera né fonti né

impieghi, esattamente come la rivalutazione di immobili di prima) + saldo iniziale di 15.000 = 50.000 – 45.000 = 5.000.

Le riserve di capitali ed il capitale sociale, infatti in questi casi, non danno origine a fonti o impieghi, perché non hanno

natura finanziaria. Anche la riserva di utili non crea liquidità. Per l’utile tolgo la quota data agli azionisti (cioè l’utile

dell’anno prima – la riserva: 2500 – 1000) = 1.500 Impieghi. L’utile dell’anno in corso invece lo metto tra le fonti per

3.000. Ma notiamo una cosa: avevamo asteriscato 1000 di terreni e fabbricati e 500 di impianti. Ma perché allora l’utile

dell’anno x è impiego e l’utile dell’anno x+1 è fonte? Perché quello dell’anno x ha già avuto una destinazione!

Mettiamo gli altri numeri e poi passiamo alla redazione del rendiconto finanziario.

Lezione del 10 ottobre 2006: svolgiamo l’esercitazione del 10.01.2006 Stavolta il Lanters è rimasto nelle retrovie…

I brevetti sono costi che diventano fonti perché non monetari. Poi calcolo l’incremento di brevetti…solita formula.

Terreno venduto con minusvalenze di 100: incasso 1400, tra le fonti, con asterisco di 100 per la minusvalenza. Poi

calcolo gli impieghi con la solita formuletta. Ricordando che l’aumento di capitale sociale avviene per metà in contanti

e per metà con apporto di terreno, allora l’impiego appena trovato (3500) deve esser ancora diminuito di 500 perché non

ho effettuato un acquisto per 3500, ma soltanto 3000, perché c’è stato l’apporto da detrarre dagli impieghi.

Per ora non teniamo conto dell’ammortamento dei fabbricati. Ma passiamo al f.do ammortamento fabbr. che vede un

incremento di 500: da mettere nelle fonti, senz’altro chiedersi. Nb.: se volessimo compilare la colonna delle rettifiche,

dovremmo ricordare che non ha nessuna logica, serve soltanto a far tornare i conti: costo storico – valore realizzato –

minor impiego (500 in questo caso). Ma quel che ci interessa sono soltanto le colonne delle fonti e degli impieghi.

Anche per impianti e macchinari abbiamo un discorso analogo, con un aumento di 5000. Innanzitutto è chiaramente un

aumento lordo o grezzo, perché si compone della somma algebrica di aumenti e diminuzioni. Tra le fonti metterei

subito il ricavato della vendita: 2300. Poi cerco l’impiego: il saldo iniziale è 20000, ho eliminato 3000 = 17000. Ma se il

saldo finale è 25000 ottengo 8000 di impiego. Poi mi domando: ma tutti questi derivano da acquisti? È lecito pensare di

sì, perché il testo non specifica altro. Le partecipazioni passano da 8000 a 7000, quindi diminuiscono di 1000. Il testo

dice che sono state acquisite per 1000 => ho un impiego per 1000; è chiaro che se ho comprato partecipazioni per 1000

le partecipazioni non possono esser diminuite: manca un 2000 nelle fonti, ipotizzando che sia una vendita.

Apriamo una parentesi:

1) perché complicarsi la vita se il testo non dice nulla di particolare?

2) Se ci fosse il CE in un bilancio reale, troveremmo una svalutazione, se esistesse. Questo implicherebbe però che nel reddito spendibile vi

sia un maggior costo non monetario!

Poi c’è una sfilza di voci da materie prime in giù: voci che appartengono all’attivo circolante. Se c’è un aumento di

attività va negli impieghi, se c’è una diminuzione va nelle fonti, se c’è un aumento di passività il contrario.

Per esempio: le materie prime che aumentano sono degli impieghi: anziché venderle ed ottenere denaro ho capitale

immobilizzato, quindi costituiscono impieghi. I crediti che diminuiscono invece significano che sono riuscito ad

incassare: per la liquidità sono un fattore positivo: sono vendite che si traducono in cassa, quindi sono fonti. Idem dicasi

per i debiti: sono contento se aumentano (a parità di costi), perché implicano che riesco a pagare più tardi => fonti.

Per il fondo TFR trovo 300 da inserire tra le fonti, asterisco. Ma se abbiamo fonti per 300 e la differenza è 200, allora

applicando la solita formuletta, oppure facendo semplicemente la differenza, troviamo 100 di impieghi.

È stato accantonato al f.do garanzia prodotti 100: c’era un errore nel testo, quindi procediamo come per il TFR: 100 tra

le fonti e 50 tra gli impieghi. 2500 nelle fonti come impianti e macchinari è corretto? Ricordiamo che avevamo

diminuito dal fondo ammortamento alla nota 2 quando ho venduto il bene. Torniamo al capitale sociale: di 1000, 500

erano apporti di terreni, quindi nelle fonti finisce un 500, esattamente come gli aumenti di terreni non erano per 500 un

impiego! Quindi si stornano come fonte dall’aumento di capitale sociale e come impiego dai terreni.

Le riserve di utili sappiamo che non danno origine né ad impieghi né a fonti, perché non c’è movimento finanziario.

L’utile rettificato da plus/minusvalenze precedenti è di 600, che non ha nulla a che fare col 600 di utile dell’anno prima.

Nell’esercitazione di ieri cassa e banca erano prima dei totali, stavolta sono dopo, a parte, non cambia niente. Girandosi il

Mora ha notato che il Lanters è perplesso; altra cosa che mi ha fatto notare è la mancanza in classe dello Scarezzi, che è a seguire inglese.

Torniamo a parlare del f.do amm.to imp.&macch.: lo colleghiamo alla nota 2, che riguarda la vendita di un impianto: in

quel caso quell’impianto era iscritto ad un costo storico di 3000 ed era stato ammortizzato per 1000. Il suo valore

contabile è pari a 2000. NB: non mettere il 1000 tra gli impieghi, è solo uno storno e va tra le rettifiche, per spiegare i

2500 dal punto di vista finanziario! Facciamo il rendiconto: da ciò notiamo che dall’utile di 800 scaturiscono liquidità

concrete di 5000, quasi 5 volte l’utile! Ottimo. Non può non far riflettere! 16

17

Lezione del 16 ottobre 2006 .

Oggi non c’è il Lanters perché è rimasto a telefonare fuori

Effetto leva (slide 72). Non è semplice conoscere il vero Capitale operativo, quindi è difficile calcolare il vero ROI ed

altrettanto difficile prevederlo. Questo modello pone le premesse per conoscere il costo del capitale aziendale. i è solo

una parte del capitale d’azienda. Il capitale è di due tipi:

1) capitale proprio

2) capitale di terzi: i dice il costo del capitale di terzi.

Ma anche il capitale proprio ha un costo, altrimenti gli azionisti non presterebbero denaro sotto forma di azioni.

Interviene quindi il modello d’applicazione del costo medio del capitale: quanto costa mediamente, globalmente, il

capitale d’azienda: “costo che l’azienda sostiene per reperire i mezzi finanziari, quale che sia la loro provenienza”.

Cerco di ottenere il mix ottimale per avere il più elevato capitale al più basso costo.

Il costo del capitale

(ic * N/K) + [id * (N – K)/K]

Ossia:

costo del capitale (ic)

* incidenza del capitale proprio su K

+ costo del capitale di terzi (id)

* incidenza del capitale di terzi su K.

È un valore che cerca di contemperare due esigenze diverse, quelle dell’azionista e quelle dell’azienda.

Calcolare il costo medio del capitale in base ai seguenti dati:

 N = 2.000 (P + π) = 2.000; K = 4.000

 Ro = 200; Of = 50; Rn = 150

 ic = 0,15; id = 0,025

Quindi:

CMC = 0,15 * ½ + 0,025 * ½ = 9% circa

È un’ipotesi di massima, che può esser sconfessata in determinate situazioni. Id dovrebbe esser piuttosto simili a quel i’

che abbiamo calcolato nell’ambito dell’applicazione della leva finanziaria.

Nella formula l’elemento più problematico è “ic”: possiamo cercare di individuare almeno teoricamente quale dovrebbe

essere “ic” da inserire nel costo medio del capitale da inserire in azienda.

I modelli dicono che il costo di ic dovrebbe essere pari al tasso di interesse sugli investimenti privi di rischio + premio

per il rischio. Vige sempre il principio secondo il quale la commisurazione del costo del capitale deve essere

remunerativa del rischio. Il rischio degli investimenti di Stato è il rischio più basso, di solito. Questo tende a salire fino

ad arrivare ai rischi massimi tollerabili con un tasso di interesse. A quale livello deve essere fissato? Al tasso minimo di

remunerazione ritenuto soddisfacente dai finanziatori dell’azienda.

A livello aziendale i rischi sono molti:

 rischio esterno

o macroambientale: generale, è il c.d. rischio sistematico o beta (β), di solito > 1

specifico: settoriale

o

 rischio interno

o operativo: produco panettoni e fanno schifo

o finanziario: quando si stabilisce il tasso di interesse ed una remunerazione percentuale

Questo vale per tutti i tassi di remunerazione. Vediamo come si calcola nella slide 79. Quello su cui si può giocare in

azienda è il premio medio per il rischio. È chiaro che in azienda si tende a studiare la composizione delle fonti sulla

base di ciò che si reputa più favorevole per la gestione, nulla è casuale, ma estremamente programmato e pianificato.

Questo modello permette di individuare la remunerazione complessiva del capitale investito.

La cosa importante è sostanzialmente capire che i tassi di remunerazione devono essere giudicati, legittimati, giustificati

in relazione al rischio che colpisce il capitale che remunera. Questo nuovamente per imparare a criticare la fonte.

Poi dipende dalla soggettività della propensione al rischio.

Il modello del valore: SALTARE SLIDE in merito (dalla slide 89 alla 100).

Il ROI remunera un rischio globalmente più elevato rispetto a quello che remunera “i”, quindi i dovrebbe esser più

basso. Occorre non soltanto che il ROI sia > i, ma anche che ROE > ROI > i.

Perché il ROE dovrebbe essere > ROI??? ( ) Perché il ROE dovrebbe remunerare

Ricordiamo che ROE =rn/N ROI = Ro/Ko

anche la gestione extracaratteristica: deve coprire più rischi, cioè anche quelli extracaratteristici.

Ora correggiamo l’esercitazione del 08-06-06. Per rispondere alla domanda “commentare i risultati del rendiconto”,

utilizziamo la traccia a pagina 80 delle slide. .

Il prof. ha parlato del Lanters che si faceva le domande sulle vendite ipotizzate

Vediamo il mastrino brevetti:

24.000 6.000 (ammortamento)

6.000 (vendita ipotizzata per far tornare i conti)

12.000

Alienato terreno = 10.000 tra le fonti con asterisco di 1000 per la plusvalenza. Le fonti sono sempre pari al valore

effettivamente realizzato infatti. Per cercare invece l’impiego applico la solita formula. In realtà c’è un errore nel testo

18

perché non può esistere una plusvalenza per un terreno, perché non ha ammortamento. Ora però una collega dice: “ho

un terreno che ho venduto a 10.000, ho realizzato una plusvalenza di 1.000, quindi l’unico modo per giustificare la cosa

è che il valore del terreno fosse 9.000 come costo storico. In realtà il prof. volevo scrivere “fabbricati” ed ha scritto

“terreni”. Svolta la solita formula utilizzando 9.000 di costo storico troviamo 19.000 di cui 11K non rappresentano un

impiego, quindi negli impieghi troviamo 8.000. Finiamo oggi pomeriggio.

Lezione pomeridiana. È tornato il Lanters!

Avevamo sistemato i brevetti: diminuivano per due motivi: 6.000 ammortamenti e 6.000 imputabili ad una vendita. Poi

c’è una vendita di un terreno: 1000 di plusvalenza. 10.000 tra le fonti tenendone conto. Nelle notizie integrative

successiva è specificata una rivalutazione di 11.000, quindi dei 19.000 calcolati con la solita formula restano 8.000 negli

impieghi. Il testo dice che è stato alienato un impianto di 30.000 ammortizzato per il 60%, realizzando 20.000. 20.000

nelle fonti con asterisco per la minusvalenza. Con la solita formula confronto 130.000 con il saldo atteso di 190.000 e la

differenza di 60.000 è un impiego. Sono sicuro che siano solo impieghi? Leggo le note integrative, non c’è nulla di

strano quindi ok così. Vendute partecipazioni per 9.000 => fonti. Il valore di vendita corrisponde al valore di bilancio.

Da 15.000 a 34.000 => variazione di 19.000. Sarei tentato di inserirli negli impieghi, ma c’è un’altra informazione:

l’incremento di capitale sociale è avvenuto in base all’apporto di partecipazioni. Quindi a fronte dell’aumento di 19.000

ho avuto un’uscita di cassa soltanto di 9000 => impieghi. Aumento di rimanenze: qualsiasi aumento di attività

rappresenta un impiego => 15.000. Bisogna sapere spiegare bene perché! Idem per i crediti. Per la banca è il contrario

perché si passa da 10.000 a 1.000, quindi è un’attività che diminuisce.

Poi inizio a gestire passivo e netto.

L’aumento partecipazioni è una minor fonte, quindi il capitale sociale non rappresenta fonti e impieghi. Parimenti nelle

partecipazioni non ha rappresentato un impiego. Per 3.000 è andato a riserve, ha costituito il capitale.

Per quanto riguarda l’utile, esso è stato distribuito per 9000. La riserva di rivalutazione: è quella derivata dalla riserva di

partecipazioni, quindi anche qui nessun impiego e nessuna fonte, così come precedentemente c’era un non impiego

nelle partecipazioni.

Poi abbiamo l’utile dell’esercizio in corso. Non sapendo che fine fa, lo inserisco nelle fonti, ma devo rettificarlo con le

plus e minusvalenze: diventa 22.000.

Il fondo ammortamento è aumentato di 10.000 => fonti, non avendo usato il conto.

6.000 è la diminuzione di quando ho venduto l’impianto (nelle rettifiche).

Poi c’è un fondo collaudo. Utilizzo fondo 1000 negli impieghi e 2000 nelle fonti. Perché questi del fondo collaudo li

mettiamo qui e i 6.000 dell’ammortamento impianti, invece, finisce solo nelle rettifiche e non negli impieghi anche lui?

Perché sono due cose distinte: l’ammortamento è una questione di contabilizzazione, o procedimento tecnico di riparto,

mentre il fondo collaudo copre un costo futuro, quindi finanziariamente copre la variazione.

Nel TFR la variazione sarebbe 3000, ma ho un accantonamento di 4000, quindi c’è un utilizzo del TFR di 1000

(qualcuno forse è stato licenziato). Note sul commento (lo completeremo domani):

Nota: abbiamo ottenuto più dai disinvestimenti che dalla gestione reddituale!

Di solito il commento presuppone la percentualizzazione dei valori principali, cioè:

1) si sceglie un valore che può funzionare come base di riferimento: di solito il totale a pareggio.

2) Trovo un 10% circa sulla liquidità.

3) Poi percentualizzo il flusso della gestione reddituale e trovo un 47,67%: circa metà delle fonti.

4) Ma quanta parte delle fonti è spiegata dal reddito spendibile? Il 78% circa.

5) Si ipotesi ora di aver razionalizzato le scorte: provocherebbe un 6% di effetto positivo sulla liquidità

6) Stesso dicasi per le rimanenze dei crediti che produce un crollo del reddito spendibile.

7) Poi percentualizzando i disinvestimenti scopriamo che costituiscono il 52,3%: dividendi e finanziamenti

ammontano a 9000, quindi entrambi sono il 10% circa.

8) Scopriamo che il 90% è dato dagli investimenti: il nuovo impianto soprattutto.

Lezione del 17 Ottobre 2006

Oggi faremo le considerazioni conclusive e completeremo la prima parte del corso. Partiamo dal presupposto che il

rendiconto che abbiamo costruito mette in evidenza sia i flussi, sia il fondo liquidità, sia il fondo capitale circolante

netto. Il commento dovrebbe partire con l’analisi della variazione dell’aggregato liquido.

La traccia sul commento del rendiconto è alla slide 80: obiettivi conoscitivi.

Il secondo punto riguarda l’ammontare delle fonti e degli impieghi che spiegano l’assorbimento della liquidità, cioè

mettere in evidenza come un numero relativamente ridotto come quello richieda una spiegazione di molte fonti e molti

impieghi. Spesso capita addirittura un rapporto di 100:1 tra liquidità ed impieghi.

L’aspetto fondamentale riguarda innanzitutto il reddito spendibile. Evidenziare se il reddito spendibile deriva da

ammortamenti e accantonamenti o dal risultato economico. A quanto ammonta il flusso di cassa della gestione

reddituale? Dovrebbe essere collegata al reddito spendibile! Sottolineando che il componente fondamentale del flusso di

cassa dovrebbe esser dato dal reddito spendibile. Si analizzano le fonti calcolandone il peso percentuale sul totale a

pareggio, e ogni categoria di fonte ed impieghi sul totale. 19

Attenzione: il fatto che l’ammortamento sia alto non è garanzia di reddito spendibile rispetto a quello economico, ma è

anche vero che per aver finanziariamente qualcosa gli accantonamenti e ammortamenti devono esser coperti dai ricavi,

altrimenti il reddito spendibile è fittizio. La condizione è che si possano coprire i costi non finanziari, altrimenti

staremmo imputando costi finti dal punto di vista finanziario.

Togliendo dal rendiconto rimanenze crediti e cassa, ottengo il Delta CCN, che sarà 17.000, che non è più la liquidità,

ma i crediti la liquidità, le rimanenze ed i debiti! Allora potrei commentare la variazione del CCN rispetto a fonti ed

impieghi. È come dire: il mio CCN varia di 17.000, a causa di tutte le variabili percentuali, riassumendo. Questo è già

un discorso più evoluto.

Lezione del 30 Ottobre (pre-primo-compitino)

Vediamo i dubbi sull’esercitazione del giorno 8-11-04.

Partecipazioni: passano da 13K a 12K: diminuite di 1.000. Il problema è che le partecipazioni sono state svalutate in CE

per 1500. Sono state inoltre acquistate partecipazioni per 3.000.

Saldo iniziale + partecipazioni acquistate = saldo atteso confronto con saldo iniziale => -4.000

13.000 + 3.000 = 16.000 confronto con 12.000 => -4.000 di cui 1500 di svalutazione che determinano il reddito

spendibile e 2500 da mettere nelle vendite (o disinvestimenti).

Brevetti: 5.000 di ammortamento (asteriscato da mettere nel RS). Controllo con la formuletta: 5 – 5 = saldo atteso pari a

0. Il saldo effettivo è 10.000 e per far pareggiare metto un acquisto di 10.000 negli impieghi.

Domande del compitino di Genova (prima del nostro di Imperia):

1) Chiarire quale valenza informativa può essere attribuita allo stato patrimoniale riclassificato secondo criteri

finanziari.

2) Definire il costo medio del capitale e spiegare con un esempio come si determina.

3) Spiegare quali manovre possono essere suggerite per contrarre il ciclo monetario della gestione.

4) (Domanda che c’è quasi sempre) definire il flusso di CCN generato dalla gestione reddituale (dal punto di

vista contabile e concettuale: questo lo si vede dal rendiconto, poi concettualmente perché è uno dei tanti

flussi).

5) Spiegare perché un incremento delle vendite non assicura un incremento del ROI (scomposizione,

denominatore e numeratore che si compensano, e capire se l’aumento delle vendite si traduce sono in aumento

di ricavi o anche di costi etc.).

6) (Solita domanda) data la seguente situazione:

Stato Patrimoniale

F = 6.000 N = 5.000

π + p = 5.000

C = 4000

RO = 2000

OF = 500

OT = oneri tributari = 750

Rn = 750

Si dica quale effetto avrebbe sulla redditività netta, a parità di altre condizioni (ROI ed i), un nuovo

investimento di 1.000 finanziato con l’accensione di un mutuo di pari importo.

Si ridisegni inoltre la mutata situazione dopo tale evento.

Il ROI rimane lo 0,20 (2.000/10.000) quindi, siccome è costante, il RO passa a 2.200. Anche i rimane fisso.

Devo trovare OT e OF.

i = OF = 500/5.000

t = 750/1.500 = 50% di prelievo tributario

NUOVA SITUAZIONE:

RO = 2.200 (11.000 * 0,2)

OF = 600 (6.000 * 10%)

OT = 800 (1.600 * 50%)

Rn = 800 (salito di 50: da 750 a 800) ROE = [ROI+(ROI-i)*(p+π)/N]*(1-t).

Oppure si può calcolare il ROE con la formula:

Ora facciamo la correzione del compito che abbiamo svolto Martedì 31/10/06 . Il Mora se ne va, no ci ripensa e resta.

C’era un incremento di 13.000 da ripartire: la fonte era 5.000 comprensiva di una plusvalenza a margine. Facendo i soliti calcoli veniva fuori un

impiego che doveva essere diminuito dell’impianto che entrava in azienda in seguito ad un aumento del capitale sociale. Il saldo iniziale era 80.000 –

costo storico 6.000 = confrontando saldo atteso e finale, la variazione era 19.000, togliendo 1.000 di capitale sociale veniva 18.000.

I brevetti: si dava per scontato che si potesse capire che l’ultima quota di ammortamento di un bene è pari al valore del bene. Se ho brevetti per 2.500

e li ammortizzo per l’ultima quota, ammortizzo tutti i 2.500. Nonè rilevante in questo caso la quota di ammortamento. Per le altre voci non c’erano

problemi: attività che salgono sono impieghi, se diminuiscono sono fonti. Molti hanno fatto giusto il fondo TFR: la fonte era 800 e l’impiego veniva

fuori per differenza.

Il fondo garanzia era stato utilizzato per 500, quindi il ragionamento era inverso: 500 tra impieghi e fonti per differenza.

I fondi ammortamenti sono stati detti chiaramente. Bastava riportarli. Debiti v/banche che diminuiscono sono veri impieghi. Il capitale non generava

né impiego né fonte. Le riserve venivano tolte dagli utili dell’esercizio precedente per trovare il dividendo. L’utile era 600 già rettificato. Nel

20

rendiconto, non bisogna confondere il valore dell’utile rettificato delle plusvalenze con il valore non rettificato. O si specifica il valore già rettificato e

non le plus e minusvalenze, oppure si specifica il valore non rettificato e anche plus e minus. Questo rendiconto finanziario con il commento fatto

mediamente bene è stato valutato 16 punti su 30: 14 per la parte quantitativa, 2 punti per il commento.

Il peggio della classe è uscito nella parte di domande: 14 punti globali. Le ultime due domande valevano 3 punti.

Domanda 1: “i” è dato da OF/il capitale di terzi (e qui eravamo già ad un punto). Siccome il denominatore comprende capitale non sempre oneroso,

potrebbe essere interessante parlare di “i’ “. Alcuni hanno parlato del costo medio del capitale, ma poteva essere accettato solo se relazionato ad “i”.

Domanda 2: come si incrementa ROI a parità di ricavi e costi? Basta diminuire K senza recare danno alla produzione.

Domanda 3: cosa si intende per MOL. Bastava la spiegazione dell’acronimo e poi che deriva dal valore aggiunto meno costo del personale e quindi

copre ammortamenti sino ad arrivare al reddito.

Domanda 4: Perché l’incremento di magazzino è un impiego? Qui incredibilmente quasi tutti hanno dato una risposta accettabile.

Domanda 5: la prima domanda che vale 3 punti. Spiegare con un esempio numerico, come partendo da un risultato economico negativo, è possibile

ottenere un reddito spendibile positivo.

Perdita = -1000

Ammortamenti = 2000

Reddito spendibile = 1000.

Ma quel che interessava era spiegare che la condizione affinché questo si verifichi è che i ricavi finanziari coprano i costi finanziari. Soltanto due

persone sono riuscite a rispondere, e forse una per pura fortuna. È escluso il discorso delle plus e minusvalenze: non sono rettifiche che permettono di

passare al reddito spendibile, ma soltanto valori che rettificano l’utile.

La domanda 6: è la solita domanda con stato patrimoniale e percentuali. Valeva anch’essa 3 punti e l’avevamo già spiegata. 21

Secondo modulo di controllo di gestione

Lezione del 6 novembre 2006 Il Mora fa notare che oggi il professore è vestito più casual.

Il prof. fa un’introduzione sul “processo di gestione consapevole” (slide 8), parlando anche di management. Tenteremo

di spiegare come si muove il controllo di gestione in questo contesto. Il controllo di gestione è formato da:

1) Pianificazione : si decide cosa fare nel medio-lungo termine, a livello strategico;

2) Programmazione: nel breve termine

3) Controllo

(slide 101) Il controllo può essere:

 Controllo strategico, verifica la validità delle strategie in conformità ai cambiamenti ambientali;

 Controllo manageriale, verifica che l'organizzazione aziendale sia sufficientemente motivata, condivida le

scelte aziendali e raggiunga i risultati desiderati;

Effetti del controllo sull'organizzazione:

 Migliora l'informazione verso i dipendenti;

 Motiva i dipendenti;

 Verifica che sussistano le capacità e le competenze necessarie per svolgere le funzioni assegnate.

Non è il controller che decide quale nuovo prodotto deve essere inventato per penetrare in un nuovo mercato o per

colmare gaps di mercato (che possono generare nuovi ricavi), ma il manager, il capo o il responsabile di marketing. Noi

scendiamo di un livello e cerchiamo di agganciarci all’attività di programmazione. Si programma dopo aver pianificato,

in modo molto più concreto e per periodi di tempo molto più brevi. In realtà programmazione e controllo sono riunite in

un’unica attività. (slide 157) L’output del controllo è solitamente detto “budget”.

I soggetti coinvolti dalla pianificazione sono pochi: il top management sostanzialmente (il processo è poco

formalizzabile, altamente variabile), mentre nel controllo sono più numerosi; il controllo è meno creativo e più

gestionale. Forse la caratteristica fondamentale è la capacità di negoziazione, relazionale e di filosofia. Il processo è

reiterabile e spesso reiterato. Il controllo può sembrare noioso, ma ha il vantaggio di avere modalità ripetitive di

attuazione.

Oggi si pianifica per un paio di anni soltanto perché il mercato è molto variegato e variabile (max quadriennio). Si

suddivide, conseguentemente, il periodo del piano in n periodi più brevi e per ogni periodo si programma concretamente

l’attività dell’azienda, restando nella logica del piano. Per ogni circuito di programmazione, secondo i tempi stabiliti per

le consuntivazioni, avviene un controllo di feedback o feedforward per controllare se i risultati sono allineati a quelli

preventivati. Il Mora sta studiando marketing, il Lanters crea dei rebus da lui inventati, facendo sembrare che in realtà stia prendendo gli appunti.

Il controllo ha un costo notevole in azienda, non solo perché gli specialisti di controllo vengono ben pagati.

Tutto questo serve per migliorare continuamente l’ottenimento della propria performance.

Come evitare i problemi del controllo (slide 102):

 eliminazione delle attività aziendali (Outsourcing);

 automazione (controllo sistematico)

 centralizzazione (esempio: banche con unica sede centrale, che non hanno problemi di dislocazione)

 condivisione del rischio con soggetti esterni .

(joint venture)

La necessità di un controllo di gestione formalizzato nasce soprattutto nelle seguenti situazioni:

 crescita dimensionale (strutturale e/o operativa);

 aumento della turbolenza ambientale;

 passaggio da una direzione imprenditoriale ad una direzione manageriale

.

Le aziende famigliari in espansione si scontrano con tutte queste realtà. Il controllo di gestione deve essere legato al

meccanismo della responsabilizzazione, altrimenti non funziona. 1

Lezione pomeridiana La biondina adesso parla col Mora…

Oggetto del controllo possono essere (slide 103):

 le azioni: gli strumenti utilizzati agiscono direttamente su comportamenti dei dipendenti;

 i risultati: gli strumenti utilizzati tendono a responsabilizzare i soggetti sugli esiti delle loro attività e a

gratificare coloro che migliorano le loro performance.

Nell’ambito del controllo saper scegliere un limitato numero di azioni e risultati è già positivo, non ha nessuna logica

funzionale individuare tutte le possibilità. È chiaro che l’utile di esercizio è un indicatore che verrà sempre monitorato,

ma non tutti gli indicatori hanno tale peso. Secondo taluni il controllo di gestione ha un senso solo se si riescono ad

interpretare i risultati essenziali ottenuti.

(slide 104) Il controllo dei risultati si identifica con il controllo di gestione e consiste nel responsabilizzare gli individui

(o gruppi di individui) sugli esiti delle loro attività. L'obiettivo è quello di motivare i soggetti aziendali a perseguire i

risultati indicati dall'alta direzione (è utile formalizzare un sistema di incentivazione legato ai risultati). Tali controlli

incoraggiano i dipendenti ad intraprendere le azioni più idonee per raggiungere i risultati desiderati. Tutti i sistemi di

controllo funzionano solo se sono sovrapposti ad un sistema di gratificazione. Questo genera un doppio vantaggio:

 monitorare e gestire;

 gratificare e motivare: negli Usa, per esempio, non esistono vincoli a livello di diritto del lavoro, per cui le

imprese possono agganciare i risultati alle responsabilità. Il circuito tende ad auto-alimentarsi. Nelle economie

di matrice europea e latina i margini di manovra sono molto più difficoltosi.

La logica è quella del controllo spinto, pesantemente agganciato alla responsabilizzazione. Ogni qualvolta si controlla

un elemento a livello aziendale, è necessario che questo oggetto sia comunque riferibile ad un responsabile.

Responsabilizzare significa (Slide 105):

 Far conoscere ai vari responsabili le aree di risultato critiche per l'azienda;

 Fornire elementi di motivazione affinché i soggetti raggiungano i risultati fissati dall'alta direzione;

 Assicurare un nesso tra la responsabilità assegnata al soggetto e le leve su cui esso può esercitare il suo potere

decisionale: il responsabile del settore commerciale non può essere responsabilizzato per la parte produttiva.

Il caso Tim: quando iniziò il business della telefonia mobile, l’obiettivo era stipulare tanti contratti: i venditori venivano premiati in relazione al

numero di contratti. Nel contesto genovese, i contratti in questione vennero stipulati a bizzeffe, salvo poi scoprire che gli extracomunitari non

pagavano le bollette. Quando la logica di gratificazione non viene ben tarata, quindi, può generare enormi errori.

Il controllo di gestione è, allora, il processo attraverso il quale i responsabili ai vari livelli si assicurano che le risorse

vengano acquisite ed impiegate in modo efficace ed efficiente per il conseguimento degli obiettivi d'impresa (slide 106).

(slide 107) Il sistema di controllo è nel contempo:

 Un metodo di lavoro direttivo mediante il quale l'azienda si dota di strumenti idonei a migliorare la qualità

decisionale.

 Un sistema di misura e valutazione delle performance aziendali in quanto gli obiettivi assegnati ai vari

responsabili costituiscono i parametri per valutare la loro capacità.

Tutti i discorsi fatti dall’inizio della seconda parte del corso vengono così sintetizzati (slide 108):

Il primo elemento conflittuale è lo “scarica-barile”, quando si responsabilizza qualcuno. …e qui il Mora mi suggerisce “Garsui, a

. Siamo in grado di valutare un fenomeno soltanto se riusciamo a trasformarlo in una metrica quantitativa o

l’ho sonno!”

monetaria. Laddove così non fosse, come nel caso del capitale intellettuale, l’oggettivizzazione sarebbe ardua.

Lezione del 7 Novembre 2006 Oggi il Lanters e Scarezzi non sono presenti in aula in quanto il primo è infermo mentre il secondo no.

L'intero sistema aziendale è controllato mediante il monitoraggio dei risultati globali (bilancio), mentre i sub-sistemi

aziendali mediante il monitoraggio solo dei risultati dei sub-sistemi più significativi. In quest'ultimo caso è importante

individuare le diverse modalità di disaggregazione della gestione globale al fine di scegliere quella più consona alle

esigenze della direzione. Tutte le modalità di disaggregazione consentono di individuare aree di risultato, ossia sub-

sistemi di cui misurare l'efficienza o l'efficacia. Non tutte le aree di risultato sono aree di responsabilità o centri di

responsabilità, ossia degli insiemi di operazioni sottoposti alla responsabilità di un preciso soggetto nell'ambito della

struttura organizzativa. Sono aree o centri di responsabilità le funzioni aziendali o le sub-funzioni. Le aree di risultato

possono essere centri di responsabilità solo se nell'ambito della struttura organizzativa sono previste delle figure che

presidiano tali aree (project manager, product manager, process manager etc.).

Le sub-unità di comodo non sono autonome ma le individuiamo al fine di controllare in modo più agevole i risultati.

Potremmo immaginare una mappatura di subsistemi che si sovrappone alla struttura organizzativa dell’azienda. 2

I subsistemi devono essere scelti in modo tale da poter monitorare, responsabilizzare e motivare il personale. Essi (detti

anche unità organizzative complesse) non sono altro che centri di responsabilità economica (CRE). 3

1) Centri di costo (slide 119)

Sono le aree di responsabilità in cui i responsabili sono in grado di influenzare in modo diretto ed in misura significativa

solo i costi.

2) Centri di ricavo

Sono i centri di responsabilità in cui le azioni dei rispettivi responsabili influenzano in modo diretto ed in misura

significativa:

A) ricavi di vendita (tipico caso il reparto vendite);

B) costi di funzionamento del centro stesso.

3) Centri di profitto

Sono unità organizzative dotate di ampia autonomia decisionale nelle quali i managers con le loro azioni sono in grado

di influenzare in modo diretto ed in misura significativa il risultato economico (ricavi-costi) di particolari combinazioni

produttive (line). Il responsabile è tale se è in grado di agire in modo diretto (cioè con autonomia decisionale) e

significativo (può avere conseguenze) sugli elementi dei quali è chiamato a rispondere. È una figura concreta. Il caso

più semplice di centro di profitto è la direzione generale, oppure, in un’azienda divisionale, le varie divisioni.

Si sposta la focalizzazione dall’intera azienda all’insieme dei diversi centri di responsabilità, più facili da controllare.

Il controller tenta di mediare i conflitti tra le aree.

Il controllo di gestione funziona oggi sulla base di queste suddivisioni aziendali: l’azienda è un insieme coordinato di

centri di responsabilità. Dal corso di “Organizzazione aziendale” ricordiamo la struttura funzionale e divisionale.

Questo fa sì che debba sussistere un flusso comunicazionale verticale (nell’ambito della logica top-down e bottom-up),

ma anche un flusso orizzontale: a parità di livello gerarchico dovrebbe esistere un dialogo tra funzioni, se questo non

avviene è drammatico per il controllo di gestione. Facciamo un esempio: fino a poco tempo fa il controller era parte

della direzione amministrativa, ma le altre direzioni, essendo alla pari, non volevano perdere tempo con il controllo.

Oggi, gli si attribuisce una sorta di più elevata possibilità di richiesta di informazione: quasi a livello di direzione

generale, e si suppone che il controller abbia una delega del direttore generale (a volte è posizionato a livello di staff), in

modo da poter ottenere gerarchicamente le informazioni necessarie. La logica comunicazionale è quella di fornire

informazioni dal basso verso l’alto, per questo il controller deve avere ottime capacità relazionali (più o meno come il prof.

. La risposta che si sente dare il controller è quasi

dice di non essere capace a far funzionare la batteria del computer, sue testuali parole)

sempre: “mi fai perdere tempo”. Spesso a bassi livelli sembra che il controllo sia un controllo fine a sé stesso, cioè il

controllo è percepito come un “controllare l’onestà e l’efficienza”. Ecco che il controller deve essere capace di

relazionarsi.

I problemi veri, però, sorgono quando i conflitti vengono posti in essere a livelli più alti. Un problema, per esempio (un discorso

su cui torneremo) sono le “scorte”. Il responsabile marketing dice: “prevedo di vendere 500 unità”. Ma il responsabile produzione risponde: “te ne

Costi

produco tante quante secondo la mia contro-previsione”. Il direttore finanza a quel punto si preoccupa dell’immobilizzazione del capitale…etc.

e ricavi si determinano a livelli diversi, quindi i valori di budget sono estremamente variegati. Solo in minima parte,

quindi, un controller è un ragioniere, ma ha capacità soprattutto negoziali, spesso ha anche una preparazione non

ragionieristica, ma filosofica.

Domani parleremo di altre tipologie di centro di interesse. Per ora suggeriamo di conoscere almeno il c.d. “centro di

progetto”, che ultimamente si utilizza parecchio: a differenza di quelli già citati, è caratterizzato dalla temporaneità.

Viene molto utilizzato nelle aziende che lavorano su commessa. Nel centro di progetto confluiscono personaggi presi a

prestito da altri centri. Quando il progetto termina, a quel punto si scioglie e ognuno torna nella funzione di competenza.

L'individuazione ed il monitoraggio dei sub-sistemi è necessario per:

 ridurre la complessità dell'azienda (monitorare un centro è più semplice che monitorare l’intera azienda);

 risalire alle vere cause dei risultati aziendali e alle fondamentali "leve" per influenzarli;

 individuare i soggetti a cui compete la responsabilità dei risultati stessi (efficienza ed efficacia).

Il budget deve avere un dato di preventivo approvato dal direttore. La contabilità

La slide 121 è stata definita inutile dal prof.

analitica è la contabilità di ogni centro di costo, meno sintetica. Mora vuole diventare direttore marketing della Benza SPA, quando

. Infine, il percorso logico del controllo di gestione è evidenziato nella slide 122. La contabilità analitica

esisterà, se esiterà

genera dati di previsioni di budget, che finisce nel reporting: il documento dove si inseriscono i dati di preventivo e

consuntivo, che finirà nelle mani dei manager. 4

Lezione del 13 Novembre: correggiamo l’esercitazione di Genova sui budget del 03/07/06. Il Lanters cerca un libro su come

smettere di fumare in biblioteca. Siamo arrivati in ritardo quindi ho perso la collocazione spaziale del Mora.

Nell’impresa “x” si realizza e si commercializza, nell’unico reparto destinato a scopi produttivi, il manufatto

denominato “1” nelle due varianti 1.1 e 1.2 entrambe per il mercato nazionale. Nell’ambito del processo di formazione

del budget per l’esercizio amministrativo successivo emergono, tra le altre, le seguenti informazioni:

- nell’ambito della funzione commerciale si prevede di poter collocare sul mercato 50 unità di 1.1 e 70

di 1.2 ai prezzi unitari rispettivamente di euro 1000 e 1100. (appunto: è una delle informazioni

prevista dal direttore commerciale)

- Nell’ambito della funzione industriale vengono forniti i seguenti std di produzione:

Prezzi std STD fisici 1.1 STD fisici 1.2

Mano d’opera diretta 50 per h.MOD h.1 h 1.5

Materia prima 20 per unità unità 2 unità 2.5

Costi variabili diretti 20 per h.MOD (appunto: h.1) (appunto: h.1.5)

I costi fissi sono globalmente previsti in 50.000 euro (dei quali 8.000 relativi ad ammortamenti e altri accantonamenti

industriali). Per entrambe le varianti di prodotto non si hanno rimanenze iniziali; per quanto riguarda le rimanenze

finali si prevede (cioè si desidera) che ammonteranno a 10 unità sia per 1.1 sia per 1.2. Le unità in giacenza sono

valutate al costo calcolato sulla base dei soli costi variabili industriali (non si tiene conto per semplicità delle giacenze

di materie prime). Ricordiamo che: Produzione = Q da produrre – rimanenze iniziali + rimanenze finali

Inoltre, dalle discussioni tra i diversi responsabili, emergono le seguenti ulteriori informazioni:

- si prevedono altri costi fissi (commerciali e amministrativi) pari ad euro 15.000

- occorrono nuovi investimenti in impianti per 50.000 e in partecipazioni controllate per 50.000

- si ipotizza una diminuzione dei crediti verso clienti pari al 20% e un aumento dei debiti verso

fornitori del 10%, in applicazione di un’apposita politica di razionalizzazione degli assetti finanziari

- gli interessi passivi verso banche (anche per eventuali nuovi prestiti) sono calcolati al tasso del 5%

- imposte 50%

- gli utili vengono accantonati a riserve per il 50% la parte restante è distribuita agli azionisti

Il responsabile della funzione amministrativa fornisce lo SP di preconsuntivo relativo all’esercizio in corso:

ATTIVO PASSIVO

Immobilizzazioni lordo 75.000 Capitale sociale 20.000

F.do ammortamento 7.000 Riserve 22.000

Immobilizzazioni nette 68.000 Utile 5.000

Clienti 41.000 Fondo TFR 4.000

Cassa e banca 23.000 Debiti verso fornitori 40.000

Debiti verso banche 41.000

TOTALE 132.000 TOTALE 132.000

Si presentino il budget economico, il budget finanziario e il budget patrimoniale.

Continua sul file “budget.xls”

Bozze di appunti: l’utile è quello da cui stiamo partendo, non quello a cui perverremo. Proviamo a risolvere l’esercitazione. Di solito i costi fissi

vengono aggiunti alla somma dei costi variabili. Dal budget della produzione emerge una spesa di 69.000, che se la si scinde è divisa in costi fissi e

variabili. 19.000 di costi variabili sono 12400 e 6600 per i due prodotti. Ma a questo punto possiamo fare un passaggio in più. Attenzione: per Alfa1.1

sto spendendo 6600, ma di questi non mi posso aspettare ricavi per una somma corrispondente, perché la produzione di 60 unità prevede altresì una

rimanenza di 10, che per sua natura è destinata a rimanere, perciò di quei 6600 alcuni costi avranno ricavi di competenza che li coprono…

La rimanenza finale è un “meno costi”.

Lezione pomeridiana Scarezzi è rimasto da solo perché è andato in bagno. Il Lanters, invece, inizia a seguire la lezione adesso ed il prof. ha appena finito di dire che chi non ha seguito

stamattina non capirà nulla nemmeno oggi pomeriggio. Povero Lanters, è nero…

Il prof. ci chiede di provare a verificare la fattibilità finanziaria del budget di stamattina, ma ci anticipa che non sussiste tale fattibilità, quindi

dovremo modificare i dati sino a realizzare uno stato patrimoniale modificato. Domanda: valutare un rendiconto finanziario previsionale, valutare la

necessità di reperire fonti di finanziamento, ritoccare il programma se qualcosa non va bene e provare a proporre uno stato patrimoniale conclusivo.

Stamattina il risultato provvisorio positivo era di 43.600, ma non è detto che abbiamo i mezzi finanziari per sviluppare quel programma. Dopo aver

fatto le fonti, prevedo 61.150 Euro. Dopo aver fatto anche gli impieghi troviamo un disavanzo di 41.350. Allora supponiamo di andare in banca e

richiedere tale importo in prestito. Supponiamo che la banca sia d’accordo. Ma questo prestito ha un costo pari al 5%. Non avendoli devo chiedere un

prestito per finanziare la somma trovata col 5%. Posso andare avanti per un po’…fino a trovare 5 Euro che reputo irrilevanti. A questo punto

aggiungo gli interessi passivi nuovi maturati sulla copertura del deficit. Concludiamo con lo stato patrimoniale preventivo. “Lo stato patrimoniale di

preconsuntivo” si chiama così perché non siamo a fine esercizio. Capiamo questa cosa e poi chiudiamo. Asse temporale:

31/12/2006 31/12/2007

settembre ott./nov.

valori reali stime

Si chiama preconsuntivo, perché è proiettato al futuro. La bravura di un controller sta nel riuscire a cogliere gli elementi esatti del supporto

informativo per capire se la proiezione è corretta o meno. Il preconsuntivo, chiaramente, ha meno rilevanza quanto più ci si avvicina al 31/12/2006.

5

Mentre per i tempi di controllo dal budget al consuntivo trascorre un anno, tra ott./nov. e il 31/12 trascorre meno, “si può sempre scaricare la colpa”

sul responsabile amministrativo che ci ha fornito stime errate.

Studio “casalingo” del giorno 16 Novembre 2006. Rivediamo meglio

Il Lanters viene a mangiare qui a casa mia. (con Scarezzi)

l’esercitazione del 03/07/06, cercando di semplificarla rispetto a quanto svolto in classe (nel budget.xls).

1) Budget commerciale

50 pz. X 1000 € = 50.000 € RICAVI – altri costi fissi = Risultato del budget commerciale

70 pz. X 1100 € = 77.000 € 127.000 – 15.000 = 112.000

2) Budget delle scorte

Prodotto 1.1 Prodotto 1.2

Quantità vendite previste = 50 Quantità vendite previste = 70

+ Rimanenze finali = 10 + Rimanenze finali = 10

- Rimanenze iniziali = 0 - Rimanenze iniziali = 0

= quantità da produrre = 60 = quantità da produrre = 80

3) Budget Industriale

Prodotto 1 Prodotto 2

1 std. Fisico X 50 € X 60 pz. = 3.000 1,5 std. Fis. X 50 € X 80 pz. = 6.000

2 unità X 20 € X 60 pz. = 2.300 2,5 unità X 20 € X 80 pz. = 4.000

1 std. Fisico X 20 € X 60 pz. = 1.200 1,5 std. Fis. X 20 € X 80 pz. = 2.400

6.600 12.400

Totale Budget Industriale = 6.600 + 12.400 + Costi fissi (da testo) 50.000 = 69.000 €

4) Budget economico

PROVVISORIO Definitivo

Risultato del budget commerciale = 112.000 Idem

6.600 / 60 X 10 = 1.100

- Risultati del budget industriale = 69.000 Idem

12.400 / 80 X 10 = 1.550

+ ∆Rimanenze = 2.650 Idem

Totale = 2.650

N.b.: in questo caso Rim.Fin = ∆,

RO provvisorio 45.650 Idem

perché Rim. Iniz. = 0.

- interessi passivi 2.050 Idem

(41.000 debiti v/banche x 5% da testo)

Risultato provvisorio 43.600 (salta al budget finanziario) Idem

- interessi passivi su nuovo mutuo 2.176

Reddito ante-imposte 41.424

Imposte 20.712

Risultato netto 20.712

5) Budget Finanziario (fare quello previsionale e poi saltare al calcolo degli interessi)

FONTI Previsionale Definitivo IMPIEGHI Previsionale Definitivo

Utile 43.600 20.712 Acquisti 100.000 Idem

+ amm.ti & acc.ti 8.000 Idem Impianti 50.000 Idem

Reddito spendibile 51.600 28.712 Partecipazioni 50.000 Idem

Correttori

Clienti 8.200 Idem Dividendi 2.500 Idem

(41.000 x 20%) (5.000 x 5%)

Fornitori 4.000 Idem

(40.000 x 10%)

- Rimanenze finali -2.650 Idem Totale 102.500 Idem

Debiti tributari - 20.712 Disavanzo 41.350 -

Flusso della gestione caratteristica 61.150 58.974 Mutuo Passivo - 43.526

Nota: la differenza tra Previsionale e Definitivo è data dagli Interessi Passivi sia nelle fonti sia negli Impieghi!

6) Calcolo degli interessi (vado avanti finché non trovo un valore irrilevante)

Disavanzo x tasso di interesse = 41.350 x 5% = 2.068

2.068 x 5% = 103

103 x 5% = 5 €

Totale = Mutuo passivo = 43.526 Interessi passivi bancari sul mutuo = 2.176

Dopo questo calcolo, torno indietro e faccio il Budget economico definitivo ed il budget finanziario definitivo.

7) Stato Patrimoniale definitivo

Immobilizzazioni 175.000 Capitale sociale 20.000

(testo + totale acquisti)

- f.do ammortamento 15.000 Riserve 24.500

(Stato Patr. + testo) (testo + 50% utile)

Immobilizzazioni nette 160.000 Utile 20.712

(del budget finanziario definitivo)

Clienti 32.800 f.do TFR 4.000

(Stato Patr. - 20%)

Cassa e banca 23.000 Fornitori 44.000

(invariato) (Stato Patr. + 10%)

Rimanenze 2.650 Debiti verso banche 84.526

(Stato Patr. + mutuo pass.)

TOTALE 218.450 Debiti tributari 20.712

TOTALE 218.450

6

7

Lezione del 20 Novembre 2006 Oggi abbiamo abbandonato il Lanters perché si è addormentato. Il Mora ha avvisato che non sarà presente a

lezione, quindi Scarezzi ed io seguiremo la lezione anche per loro. Laiolo è da un po’ che si è tagliato i capelli perché deve dare Cafferata. Oggi

pomeriggio non ci sarà lezione perché il prof. non ce la fa, stavolta il Lanters ha avuto culo a non venire.

Facciamo un riepilogo dei concetti fondamentali in relazione ai costi nell’ambito del controllo di gestione. Per chi si

occupa di controllo i costi non sono tutti uguali, ma cerca di focalizzare l’attenzione solo su alcuni costi ed alcuni

elementi di costo. Un conto è parlare di costi patrimonializzati che vanno in SP e un conto è parlare di costi in CE.

A noi interessano i secondi e parleremo quasi sempre di questi d’ora in poi: componenti negativi di reddito. I centri di

costo sono spesso centri di costo in senso stretto, ma talvolta, ormai sempre più spesso, sono centri di costo particolari, i

cosiddetti “centri di costo di spesa”. Mentre sui centri di costo in senso stretto il responsabile può agire direttamente, nei

centri di costo di spesa il responsabile deve direzionare costi “opinabili”. Si pensi all’ufficio della PA: il responsabile

non può licenziare nessun dipendente. Per cogliere queste differenze in maniera precisa, dobbiamo classificare i costi in

base ai nostri fini. Questo può avvenire in molti modi:

1) in base alla natura o all’origine del costo (esempio: punto B del CE, b6 costi per servizi, costi per materie etc.);

2) in base alla variabilità: variabili (o costi parametrici = variano al variare di una certa produzione, quindi sono

controllabili), semivariabili e fissi (ne riparleremo a lungo più avanti);

3) controllabili o non controllabili (discrezionali o vincolati);

4) programmabili o non programmabili (legato alla 3);

5) in base ai tempi di manifestazione: preventivi o consuntivi;

6) diretti o indiretti (direttamente imputabili ad un oggetto o meno).

Rispetto alle classificazioni precedenti, un costo appartiene sempre ad una categoria o all’altra alternativamente, invece,

per quanto riguarda la classificazione 6) il costo non è sempre diretto o indiretto, perché varia in base al parametro di

attribuzione o imputazione: può esser diretto per un oggetto e indiretto per un altro. L’ammortamento, per esempio, di

un impianto è indiretto se utilizzato indirettamente per il prodotto e diretto se utilizzato per l’impianto.

Strumenti contabili del controllo di gestione

Il controllo di gestione si avvale di adeguati strumenti contabili, cioè di un sistema informativo per il controllo

economico-finanziario della gestione:

 la COGE e il BILANCIO DI ESERCIZIO

 la CONTABILITÀ ANALITICA (esiste se esistono centri di costo che effettuano una registrazione sistematica

dei costi)

 il BUDGET ed i COSTI STANDARD

Tutto confluisce nel documento o insieme di documenti di reporting, quali per esempio il master budget, che

permettono la presa di decisioni.

N.B.: La programmazione dei costi (classificazione numero 4)

Dal punto di vista economico, uno dei più rilevanti problemi di costruzione del budget consiste nella programmazione

dei costi. A seconda del modo con cui si programmano, essi si distinguono in:

 Costi parametrici

: elementi di costo per i quali si può determinare oggettivamente l’ammontare (rapporta

input e output). Dipende dal volume di produzione. Più bassi sono meglio è. Lo scostamento è un indice di

efficienza. Periodo di controllo breve. Per questi costi è estremamente rilevante analizzare gli scostamenti a

consuntivo. Su questo sfasamento spesso si creano le efficienze o inefficienze.

 Costi discrezionali: elementi di costo il cui ammontare non è vincolato a parametri tecnici, ma agli obiettivi

che si vogliono raggiungere, senza un legame quantitativo preciso. Dipende dalla decisione della Direzione

(dall’obiettivo prefissato). Lo scostamento indica solo che ho speso +/- di quanto ero autorizzato a fare, non è

una misura di efficienza. Breve/medio periodo. Un esempio, per rendere la cosa meno astratta, è il costo di

ricerca e sviluppo o, il tipico caso, la pubblicità. Non si possono fare ulteriori elucubrazioni sull’utilità o meno

di tali costi: non diciamo che non siano programmabili, ma che, una volta programmati non sono più

modificabili.

 Costi vincolati: elementi di costo che sono conseguenza di impegni assunti in passato dall’azienda: tipico caso

è l’ammortamento. Non significativo nel breve termine. Variazioni di costo dipendono da variazioni di

struttura. Lungo periodo.

Sono 3 distinzioni fondamentali (anche per l’esame).

L’altra grande classificazione riguarda costi variabili e fissi e il conseguente calcolo del BEP .

, che va molto di moda

La vera funzione delle analisi di B.E.P. non è tanto cercare il volume di pareggio, bensì:

(si coprono i costi e si ha reddito 0)

 VALUTARE IN ANTICIPO L'IMPATTO SUL PROFITTO DI QUESTE VARIABILI (o come manovrarle in

vista di un certo profitto)

 VOLUME

 PREZZO DI VENDITA

 CAPACITÀ E PROGRAMMI

 EFFICIENZA INTERNA PREZZI DI ACQUISTO 8

Si vedano le slide 132 e seguenti. Esistono anche prodotti che a livello di marketing sono convenienti, ma non lo sono a

livello di BEP. Tutti i BEP hanno come equazione una retta il cui coefficiente angolare mette in evidenza la variabilità

del costo variabile, mentre l’intercetta rappresenta sostanzialmente l’ammontare del costo fisso.

Il costo fisso non varia al variare della produzione. Normalmente lo si chiama “a” e l’equazione è “y = a”. Per i costi

variabili, invece, più il coefficiente angolare è basso più il costo varia favorevolmente.

La retta dei costi totali è “y = a + bx”. Inserendo la retta dei ricavi, troveremo una retta che ad un certo punto

interesecherà la retta dei costi fissi: “Px = y”. Il punto di incrocio è il punto in cui ricavi e costi si equivalgono ed è il

punto di equilibrio. Nel sistema matematico è così:

y = a + bx

y = px

Il punto di equilibrio, detto Xp, è = a / (p – b), dove al denominatore abbiamo il margine di contribuzione unitario. Più è

alto meglio è: significa che il prezzo è molto più alto di b, quindi il punto di equilibrio è vicino all’origine degli assi,

quindi basta produrre poco per arrivare all’utile.

Il modello è criticabile, .

“visto che siamo in un corso evoluto di controllo, e la critica è la cosa fondamentale” dice il prof

1) funziona su base di rette e non di curve , anche se funzionerebbe anche mediante esse: si suppone la linearità

delle curve di costo e di ricavo, mentre in realtà i costi tendono a diminuire all’aumentare degli acquisti dai

fornitori, quindi diventerebbero iperboli etc.

2) la seconda ipotesi, parte dal presupposto che tutta la produzione sia venduta: non si accetta l’utilizzo delle

rimanenze. Vale quasi solo per il just in time.

3) La terza ipotesi semplificatrice è la più drastica: il modello funziona se e solo se si tratta di un’impresa mono-

prodotto. . È comunque gestibile, ma diventa difficoltoso: si bypassa il

Non si possono sommare ananas e papaie

problema forzando il modello, cercando anziché una quantità di pareggio un fatturato di pareggio per poi

ripartire il fatturato in pareggio tra i diversi prodotti.

Per la settimana prossima dobbiamo svolgere l’esercitazione 7 e poi provare a calcolare il BEP!

Esempio (N.b.: per l’esame)

 Costi fissi Lit.500 milioni

 Std fisico unitario Kg. 0,4/ unità di prodotto 80

 Std unitario di prezzo Lit. 200/ Kg. risorsa

 Prezzo unitario di vendita Lit. 180/unità

Xp = 500/(180-80 margine di contribuzione unitario) = 5 milioni di unità di prodotto necessarie per

raggiungere il pareggio economico.

 Se volessi una redditività attesa del capitale=12%, con un valore medio del capitale

(“ROE” atteso)

investito=lit.1000 mil (1000x12%=120 mil), quanto dovrei produrre?

 Xu=(500+120)/(180-80)=6.200.000 unità di prodotto necessarie per raggiungere la redditività attesa.

Non ci si accontenta di calcolarlo, ma si deve anche esser in grado di effettuare eventuali proiezioni per ottenere risultati

desiderati. .

In pratica, se ho costi per 500€ e voglio guadagnare 120€, vendo 620€

 A quanto ammonta il volume di pareggio se l’azienda peggiora la sua efficienza del 10% (i costi variabili aumentano

? Xp=500Mil/(180-88)=5.434.000=nuovo BEP.

del 10%; la retta dei costi variabili diventa una curva più elastica: 80x10%+80)

Si nota che la variazione del punto di equilibrio è più bassa del 10% . Sarebbe interessante

(5,434 non 5,5mil)

studiare statisticamente come varia il BEP a seconda dell’efficienza: scopriremmo che è fortemente legato al

margine di contribuzione: più questo è alto più posso permettermi di peggiorare l’efficienza.

 Che profitto ottiene l’azienda se ridimensiona la sua capacità economica del 10% e produce 5 mil di unità di

prodotto? 5.000.000=(450 Mni+U)/100=50 Mni. La retta dei costi fissi scende, abbassando di conseguenza

anche quella dei costi totali. La variazione è sempre del 10%. Se si modifica l’efficienza si trova un risultato

che è correlabile in modo diretto alla variazione del costo fisso.

 Di quanto dovrebbe aumentare il prezzo di vendita per portare il volume di pareggio a 4.000.000 di unità?

4.000.000 = 500 M.ni / (p - 80) Lit.205 aumento del 13,9%. p = x = ?

OVVIAMENTE DI TUTTE LE SOLUZIONI VA VERIFICATA LA FATTIBILITÀ.

Il prof. ci vede particolarmente rilassati stamattina e poco perplessi, sostiene che forse l’argomento è più noioso del solito, ritengo di esser d’accordo.

Torniamo indietro per poi chiuderla lì. (Slide 123): Obiettivi della contabilità industriale:

 orientare talune decisioni aziendali in base a calcoli di convenienza economica;

 permettere la programmazione ed il controllo di gestione;

 valutare le rimanenze di magazzino per rendere possibile la compilazione del bilancio d'esercizio.

Sono sistemi che stanno nell’ottica della customizzazione, hanno costi ingenti e vanno tarati da azienda in azienda.

Contabilità industriale

Per contabilità industriale si intende un insieme di determinazioni economico-quantitative mediante le quali si calcolano

i costi di particolari oggetti, individuabili all'interno del sistema aziendale. I tipici oggetti di attribuzione dei costi sono:

 i centri di costo

 i prodotti 9

I dati della contabilità industriale fanno parte del sub-sistema informativo orientato alla programmazione ed al controllo

della gestione, le cui informazioni sono espresse in termini economico-finanziari, cioè in unità monetarie.

Presupposto: ogni unità organizzativa, in quanto impiega delle risorse, influenza con il proprio operato il sostenimento

di certi costi. .

Ieri ho giocato online a Call of Duty 2 con Bosch, Sancia, Saccoch e Widow (un amico di Bosch di Torino) 10


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

43

PESO

695.81 KB

AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Ragioneria generale e applicata. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: le caratteristiche di elasticità degli investimenti, l'elasticità dei finanziamenti, la solidità patrimoniale, la struttura patrimoniale e finanziaria e la situazione finanziaria.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ragioneria Generale e Applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Garelli Roberto.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in economia e commercio

Ragioneria generale - Esercitazioni
Appunto
Economia e gestione delle imprese - Lezioni
Appunto
Marketing - Schemi
Appunto
Riassunto esame Economia Politica: Microeconomia, prof. Beltrametti
Appunto