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C’è la possibilità di usare i principi internazionali: la facoltà è per

• Tutte le altre società non quotate, sia per l’esercizio sia per le consolidate ma solo

dopo che verrà emanata una nota ministeriale. Senza un decreto attuativo non si può ancora

fare. Il discorso è teorico. 82

Sono invece escluse

• le società che possono redigere il bilancio in forma abbreviata.

• Le imprese di assicurazione non quotate

C’è una regola: se l’applicazione degli IAS porta a una rappresentazione del bilancio non veritiera e

corretta si può non usarli.

Finora gli IAS sono stati utilizzati anche nei paesi in cui non c’erano normative chiare.

Differenza tra IAS e principi nazionali

Gi IAS danno una valutazione dell’azienda in movimento, più prospettica. Sono meno

prudenti, guardano la formazione de reddito in via futura. Gli IAS sono rivolti agli investitori.

I nostri principi invece sono più prudenti. I nostri principi sono indirizzati a un terzo che deve

leggere il bilancio e valutare la società.

L’OIC numero 11

Ci parla dei principi contabili generali detti anche postulati del bilancio: regole fondamentali da applicare

e poter redigere un bilancio in modo non perfetto ma il più corretto e veritiero possibile.

Andiamo a vedere quali principi si ritrovano nel CC:

art 2423:

Redazione del bilancio (2)

- [1] Gli amministratori devono redigere il bilancio di esercizio, costituito dallo stato patrimoniale, dal

conto economico e dalla nota integrativa.

- [2] Il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la

situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico dell'esercizio.

- [3] Se le informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge non sono sufficienti a dare una

rappresentazione veritiera e corretta, si devono fornire le informazioni complementari necessarie allo

scopo.

- [4] Se, in casi eccezionali, l'applicazione di una disposizione degli articoli seguenti è incompatibile con

la rappresentazione veritiera e corretta, la disposizione non deve essere applicata. La nota integrativa

deve motivare la deroga e deve indicarne l'influenza sulla rappresentazione della situazione

patrimoniale, finanziaria e del risultato economico. Gli eventuali utili derivanti dalla deroga devono

essere iscritti in una riserva non distribuibile se non in misura corrispondente al valore recuperato.

- [5] Il bilancio deve essere redatto in unità di euro, senza cifre decimali, ad eccezione della nota

integrativa che può essere redatta in migliaia di euro.

art 2423 bis:

Principi di redazione del bilancio

- [1] Nella redazione del bilancio devono essere osservati i seguenti principi:

1) la valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione

dell'attività, ( ci devono essere i presupposti volti a farci pensare che la società continuerà nel tempo, gli

amministratori quando firmano il bilancio sottintendono la continuità della vita aziendale) nonché

tenendo conto della funzione economica dell'elemento dell'attivo o del passivo considerato;tenendo

conto della prevalenza della sostanza sulla forma; questo principio non è applicato in realtà al 100% da

parte del legislatore civile.

2) si possono indicare esclusivamente gli utili realizzati alla data di chiusura dell'esercizio;

3) si deve tener conto dei proventi e degli oneri di competenza dell'esercizio, indipendentemente dalla

data dell'incasso o del pagamento;

4) si deve tener conto dei rischi e delle perdite di competenza dell'esercizio, anche se conosciuti dopo la

chiusura di questo; questo è il principio della competenza.

5) gli elementi eterogenei ricompresi nelle singole voci devono essere valutati separatamente;

6) i criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio all'altro. Laddove non ci sono

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valori numerai certi (es saldo di banca) e si procede a valutazione viene in soccorso l’art 2426 che tratta

i criteri di valutazione. Questi criteri in certi casi possono essere più d’uno. Es. le rimanenze si valutano

con i criteri LIFO;FIFO, o costo medio ponderato. Però se so parte col Lifo bisogna sempre fare il Lifo.

Spesso tra i criteri i valutazione c’è la possibilità di scelta, una volta fatta la scelta questa è

immodificabile salvo eccezioni particolari.

- [2] Deroghe al principio enunciato nel numero 6) del comma precedente sono consentite in casi

eccezionali. La nota integrativa deve motivare la deroga e indicarne l'influenza sulla rappresentazione

della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico.

Una differenza tra questi principi e gli IAS attiene alla configurazione di costo: negli IAS non si può usare

il lifo ma si possono usare solo Fifo e costo medio ponderato.

Normalmente i prezzi del mercato sono in aumento: il Fifo invece lascia nel magazzino i valori dei primi

entrati. La valutazione al Fifo in un mercato con i prezzi in aumento è inferire a quella effettiva. Negli IAS

questo sistema è vietato.

La rappresentazione veritiera e corretta

Si cercherà di operare il più correttamente le stime e quindi rappresentare nel modo più veritiero e

corretto il bilancio.

La rappresentazione veritiera e corretta è richiamata anche dal 4 comma del 2423: Se, in casi

eccezionali, l'applicazione di una disposizione degli articoli seguenti è incompatibile con la

rappresentazione veritiera e corretta, (se applicando alle lettere gli articolo del CC che seguono il

bilancio non da una rappresentazione veritiera e corretta cosa bisogna fare? Applicare gli articoli in certi

casi può non dare una rappresentazione veritiera e corretta) la disposizione non deve essere applicata.

La nota integrativa deve motivare la deroga e deve indicarne l'influenza sulla rappresentazione della

situazione patrimoniale, finanziaria e del risultato economico. Gli eventuali utili derivanti dalla deroga

devono essere iscritti in una riserva non distribuibile se non in misura corrispondente al valore

recuperato.

L’unico articolo che potrebbe non dare una rappresentazione veritiera e corretta è il 2426.

Quando noi abbiamo visto il PO abbiamo visto che c’è un limite all’emissione: il doppio del CS più le

riserve disponibili. Se nel nostro bilancio ci fosse stata anche una riserva di questa natura sarebbe stata

non disponibile: fa parte del netto ma non può essere distribuita.

Esempio: il terreno agricolo che diventa edificabile assumendo un valore maggiore: invece di 100 vale

1000. L’art 2426 ci dice come va valutato il terreno agricolo: questo si iscrive in bilancio al costo

d’acquisto. Se ora il terreno vale 1000 ma io lascio 100 non do una rappresentazione veritiera e

corretta.

Noi abbiamo in dare terreno 100 e lo dobbiamo portare a 1000:il valore di mercato. Gli IAS ci

permettono di valutare o al costo o al valore di mercato (fair value).

In dare mettiamo terreno per 900 portandolo a 1000 e in avere mettiamo una riserva da rivalutazione di

900.

Se poi vendo il terreno la riserva di 900 diventa disponibile. Se invece ne vediamo metà 450 diventano

disponibili.

Il 2423 bis all’ultimo comma dice: Deroghe al principio enunciato nel numero 6) del comma precedente

sono consentite in casi eccezionali. La nota integrativa deve motivare la deroga e indicarne l'influenza

sulla rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico.

Si possono modificare i criteri in casi eccezionali dandone informazione nella NI e facendo vedere quali

sono le variazioni che ne derivano. Se ne deriva una riserva ora non è più indisponibile ma disponibile.

Questo comma si riferisce a variazioni di stime (lifo o fifo: magari uno dei due diventa più consono a una

rappresentazione veritiera e corretta) ma non a politiche di bilancio (costo o fair value, questo si può fare

solo nei casi eccezionali visti).

Slide: la rappresentazione veritiera e corretta il problema delle deroghe

Bisogna stabilire quali sono i casi eccezionali. Non sono casi eccezionali ne l’inflazione ne le operazioni

di fusioni e scissione. È difficile trovare casi eccezionali, uno è quello del terreno agricolo. 84

La riserva non distribuibile: il CC non ci spiega come fare. Non si deve transitare dall’utile, non si passa

dal CE tramite una plusvalenza ecc, si va direttamente da terreno a riserva.

Deroga al 4 comma:

1. Obbligatorietà: l’articolo dice deve

2. Eccezionalità: il cc non dice sono quali sono ma solo quali non lo sono.

3. Nota integrativa:

• motivare si scrive ad esempio il terreno è diventato edificabile perciò l’ho valutato al fair

value

• misurare gli effetti: se no l’avessi avuto tra l’attivo avrei avuto tot, tra il passivo tot e un

patrimoni netto di tot anziché di tot.

4. Accantonamento utili

Continuità dei criteri di valutazione

Non si parla di riserva, se questa c’è è indisponibile.

Sulla slide ci sono scritte due tipi di modifiche:

• modifiche di stime: secondo l’art 2423 bis II comma io posso variare le stime

• modifiche di politiche: nel caso del II comma del 2423 bis non posso invece passare

dal costo al fair value, questa è una politica contabile.

Queste due deroghe comunque accompagnano la rappresentazione veritiera e corretta.

la riforma del d/Lgs 6/2003

Il concetto della fiscalità differita può ritrovarsi nello scritto ed è domanda frequente all’orale.

Stato patrimoniali

Questo decreto alla macroclasse B immobilizzazioni ha aggiunto “con separata indicazione di quelle

concesse in locazione finanziaria”. Se la nostra società fosse una società di leasing dovrebbe separare i

beni che concede in locazione.

Tra la macroclasse C II crediti ha aggiunto:

- crediti tributari

- imposte anticipate

è il risultato dell’applicazione della fiscalità differita

passivo

B 2 imposte anche differite

D 3 debiti verso soci per finanziamenti (prima andavano in debiti verso altri). Le voci successiva alla D3

quindi sono scalate numericamente di 1: quella che era D11 è diventata, con quest’aggiunta, D12.

Conto economico

C 17 bis: utili e perdite su cambi

Punto 22 è stato aggiunto alle imposte sul reddito d’esercizio. 85

15.11.12

GLI INDICI (prof Pierotti)

Quando abbiamo riclassificato lo So dal lato degli impieghi abbiamo usato il creiterio della liquidià

crescente e dal lato delle fonti il criterio di esigibilità.

Nello SP riclassificato abbiamo:

impieghi: • attivo fisso

• attivo circolante

fonti • mezzi propri

• passività a lungo, consolidate

• passività correnti, a breve

noi abbiamo degli importi per ogni categoria. Studiare dei valori assoluti rende lo strumento che abbiamo

in mano poco comparabile. Abbiamo bisogno di comparare.

Indici di composizione

L’analisi di composizione è verticale, compara ogni classe degli impieghi e ogni classe di fonti sul totale.

impieghi 1. indice di rigidità

L’attivo fisso si rapporta al totale degli impieghi: al totale del capitale investito: AF/CI*100. Troviamo così

un indice in forma percentuale che mi rappresenta l’incidenza dell’attivo fisso sul totale degli

impieghi, sul capitale investito. Non è detto si debba calcolare in valori percentuali ma se si sceglie di

farlo si continua così per tutta l’analisi. Questo è il primo indice di composizione. Mi dice com’è composto

lo SP. Attivo fisso su capitale investito è un indice di rigidità.

Gli indici che si possono calcolare sono tantissimi, dipendono dalla finalità conoscitiva che si ha.

2. Indice di elasticità

Rapporto attivo circolante e capitale investito: AC/CI*100. Quest’indice misura l’incidenza del

circolante sul capitale investito, misura l’elasticità.

Essere rigidi è uno svantaggio o un vantaggio? Dipende da cosa fa quest’azienda (servizi, industriale, in

quale settore opera). Essere rigidi rende più lente le risposte alle esigenze di mercato però in certi settori

ci sono gradi di rigidità fisiologici. Esempio: settore calzaturiero. In questi settori si compra la materia

prima e si arriva al prodotto finito. La cafènoir produce scarpe ma ha una composizione dello SP diversa

da altre aziende dello stesso settore. Opera nello stesso settore ma ha scelto una strategia diversa.

3. Indice di liquidità

Li+ld/CI

fonti 1. Indice di autonomia finanziaria

Compariamo mezzi propri su capitale di finanziamento: MP/CF*100. L’indice mi da l’autonomia

finanziaria, la capacità di autofinanziarsi.

2. Indice di finanziamento a lungo

Comparo passività a lungo su capitale di finanziamento: PL/CF*100. È l’indice che esprime l’incidenza

dell’indebitamento a lungo termine sul totale delle fonti.

3. Indice di indebitamento a breve termine

Faccio passività a breve sul capitale di finanziamento: PB/CF*100.

Dal alto delle fonti posso fare anche aggregazioni.

4. Indice di indebitamento permanente

Ci sono fonti con somiglianze: ad esempio mezzi propri e passività lungo sono indebitamento

permanente: MP+PL=passivo permanente.

Quant’è l’incidenza dell’indebitamento permanente sul totale del capitale di finanziamento?

MP+Pl/Cf*100 86

5. Indice di indebitamento totale

Mentre mezzi propri sono il capitale di rischio, passività a breve e a lungo sono capitale di credito: hanno

il vincolo di restituzione. Possiamo guardare quanto incide l’indebitamento totale sommando le passività

a lungo e a breve. Indebitamento totale = Pl+Pb. L’indice mi esprime l’incidenza della passività col

vincolo di restituzione sul totale delle fonti: Pl+Pb/CF*100.

Non sempre è necessario calcolare tutti questi indici.

Analisi di struttura

Sullo stesso SP possiamo compiere un’analisi di tipo orizzontale. Fare un’analisi orizzontale vuol dire

analizzare se l’azienda che un certo SP, una certa composizione di impieghi e fonti è strutturata bene: la

struttura, l’impalcatura di un’azienda è data dalle fonti. L’azienda è sorretta dalle fonti impiegate per

costruirla.

Facciamo un’analisi orizzontale che raffronta fonti e impieghi. Verifichiamo se le fonti a cui ho attinto

sono omogenee rispetto alle classi di impieghi in cui ho investito.

1. Margine di struttura primario

I mezzi propri sono in grado di sostenere la classe degli impieghi omogenea, l’attivo fisso? (la regola è

sostenere passivo fisso con attivo fisso e viceversa). Facciamo Mp – Af. Se c’è un risultato negativo i

mezzi propri non coprono l’attivo fisso. I mezzi propri sono la prima fonte per eccellenza alla quale si

accede. 2. Margine di struttura secondario

Mi può venire qualcosa in aiuto per coprire l’attivo fisso? Si le passività a lungo: MP + Pl – AF. Se è > 0

l’attivo fisso è coperto. Faccio passivo permanente meno attivo fisso.

Il risultato che trovo con questi margini è un valore assoluto. Se devo comparare con un’altra azienda o

nella stessa azienda a attraverso un arco temporale lungo, il valore assoluto non mi aiuta. Ho bisogno di

valori relativi: passo dai margini ai quozienti:

1. Quoziente di struttura primario

MP/AF. Se MP<AF il quoziente è < 1. Mentre nei margini di struttura guardo se il margine è > o < di 0,

nei quozienti guardo se il quoziente è < o > di 1. Nei quoziente percentuali invece lo confronto con 100.

2. Quoziente di struttura secondario

Mp + Pl/Af

Possiamo anche esprimere questi quozienti in termini percentuali, basta moltiplicare questi quozienti per

100. È indifferente. Mentre nei margini di struttura guardo se il margine è > o < di 0, nei quozienti guardo

se il quoziente è < o > di 1. Nei quoziente percentuali invece lo confronto con 100.

se ho un attivo fisso coperto da mezzi propri e passivo a lungo ma principalmente dal passivo a lungo

che problema può derivarne? Se ho molte passività a lungo dipendo dal sistema bancario che mi mette

gli interessi. Se dipendo troppo dal sistema bancario le mie scelte di investimento sono condizionate dal

fatto che la banca sia accondiscendente o meno. se invece investo solo con mezzi propri sono

autonomo. Le banche non è detto mi diano i soldi, inoltre possono alzarmi il costo del capitale di credito:

questo varia senza nessun preavviso.

Bisogna stare attenti all’impatto economico di essere fortemente sbilanciati verso il capitale di credito:

questo è oneroso. Bisogna vedere l’impatto degli interessi.

Dal punto di vista fisiologico avere Mp + Pl> Af va bene.

Per cambiare la struttura quali interventi, noi analisti, possiamo suggerire? Se la struttura è fisiologica si

può migliorare.

- Aumento di CS: o con un nuovo apporto dell’imprenditore o con l’ingresso di nuovi

soci. In questo caso aumentiamo MP. Agiamo dal lato delle fonti.

- Dal lato degli impieghi possiamo magari avere immobilizzazioni patrimoniali che in

questo momento non mi danno utili evidenti e quindi possiamo cedere riducendo l’attivo fisso.

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Dal lato degli impieghi inizio cercando di togliere quello che non mi serve: prima patrimoniali,

poi commerciali e poi finanziarie ( magari ho rediti incagliati che devo togliere).

Analisi di tesoreria

È sempre un’analisi orizzontale ma va dagli impieghi alle fonti. Guarda com’è la mia liquidità, la mia

tesoreria.

Nello SP noi abbiamo l’attivo circolante composto da:

• Magazzino

• Liquidità differite

• Liquidità immediate

1. Margine di tesoreria primario

Ho abbastanza tesoreria, liquidità in azienda? apriamo la cassa e guardiamo: quanta liquidità immediata

ho? A quanto debito devo far fronte con questa liquidità immediata? Rapporto liquidità immediata e

passività a breve.

Il margine di tesoreria primario è dato da Li – Pb= Mt1 devo anche acid test: indice di acidità. Nella

maggior parte dei casi quest’indice è negativo, non ha senso tenere liquidità immediata in azienda, è

meglio impiegarla. Si guarda se è < o < di 0

1) Quoziente di tesoreria primario: passiamo dal margine al quoziente questo dev’essere

> o < d 1.

Nella realtà margine e quoziente primario sono sempre negativi o < 1 quindi non si guardano mai.

2. Margine di tesoreria secondario

Liquidità differite + liquidità immediate – passività a breve.

2) Il relativo quoziente di tesoreria secondario + Li+ ld/Pb

Come possiamo agire per migliorare la tesoreria?

a) Se il margine di tesoreria secondario è negativo cosa faccio?

- Posso vendere il magazzino ridurre l’attivo circolante. Però non è detto io riesca a

smobilizzare il magazzino.

- Dal lato delle fonti cerco di consolidare i debiti, di rendere alcuni debiti a breve a lungo

per avere più respiro (anche se in questo caso aumentano gli oneri finanziari).

Supponiamo ora di avere questa situazione:

• dal punto di vista della struttura sto bene.

• Dal punto di vista della tesoreria ho un margine di tesoreria secondario positivo: e allora? È

positivo o negativo? tesoreria positiva non sempre è segnale positivo in assoluto, bisogna vedere da

cosa deriva. Il margine di tesoreria è un indice che calcolo dai valori dello SP. Nello SP ci sono valori

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stock (nel CE ci sono invece valori flusso): quella liquidità immediata o differita è al 31.12, è ferma li!

Le passività a breve sono ferme li! Se quelle passività a breve scadessero il 1.gennaio dell’anno dopo

e li liquidità differite invece il 1 marzo io avrò problemi: c’è un problema di sincronizzazione delle

scadenze. Io nello SP non riesco a vedere la sincronizzazione delle scadenze. Inoltre c’è il rischio di

non riscuotere i crediti. Io non so quali indici userò in futuro, gli indice mi danno l’ide del passato.

Dobbiamo fare indagini ulteriori:

Verificare la sincronizzazione tra crediti e debiti: la gestione delle scadenze. Uso gli

indici di durata o gli indici di rotazione.

Se voglio prendere lo strumento principale per osservare i flussi poi prendo il

rendiconto finanziario: questo serve a vedere effettivamente i flussi di entrata e di uscita o

del CCN o della liquidità. A noi ora servirebbe il rendiconto della liquidità. L’analisi dei flussi

integra l’analisi per indici.

Slides di ripasso:

la fase di riclassificazione è la fase in cui si passa da una rappresentazione più formale a una

rappresentazione finanziaria.

Io ho: - Una rappresentazione statica: SP con valori stock

- Una rappresentazione dinamica: CE con valori flusso

Gli indici di composizione: sono quozienti strutturali semplici, semplici rapporti tra le stesse classi nello

stesso prospetto. Negli indice di redditività invece prenderemo due prospetti diversi: CE e SP.

Ci sono poi i quozienti strutturali composti che rapportano due fonti di impieghi ecc.

Ci sono poi quozienti che rapportano tra loro le classi degli impieghi e delle fonti:

a) quoziente di rigidità: AF/AC è l’incidenza dell’attivo fisso col circolante e non più sul

capitale investito: rapporta una classe di impieghi con un’altra classe di impiego.

b) Quoziente di indebitamento: passività totali su mezzi propri: q=P/MP. È fondamentale

per il calcolo della leva finanziaria.

La correlazione è un’analisi orizzontale che si può fare o da fonti verso impieghi o da impieghi verso

fonti.

I margini di struttura sono primario e secondario. Il margine di struttura può essere misto:

margine primario negativo

 margine primario positivo

in realtà il margine primario è poco significativo, è quasi sempre negativo.

i margini di tesoreria: non abbiamo visto l’attivo circolante netto: Md=Ac-Pcorr. Questo è il margine di

disponibilità. Il margine di disponibilità comprende il magazzino.

Il margine di tesoreria secondario invece esclude il magazzino: solo liquidità differite e immediate. 89

16.11.12

INDICI DI REDDITTIVITA’

Sono tutti indici di rendimento: indici che mi permettono di valutare il rendimento che ha avuto una

determinata attività. Gli indici di rendimento mettono in raffronto il rendimento con il capitale

impiegato per ottenere quel rendimento: tutti al numeratore hanno il rendimento e al

denominatore il capitale strettamente finalizzato a quel rendimento: R/C. nello SP abbiamo come

capitale investito:

- CI totale

- CI caratteristico

- CI a titolo di mezzi propri

Il numeratore, il rendimento, lo prendiamo sempre dal CE: è una grandezza flusso.

 Il valore di stock, il denominatore lo prendiamo sempre dallo SP.

Sono costruiti tutti allo stesso modo, bisogna solo decidere cosa misurare.

1. ROE netto

Se si vuole misurare il rendimento dei mezzi propri al denominatore si mette il capitale impiegato,

aggregato mezzi propri, al numeratore il rendimento che remunera coloro che hanno portato i mezzi

propri, nel CE riclassificato abbiamo diversi redditi, cos’è che alla fine diamo agli azionisti? Il risultato

netto, quello che rimane in tasca alla fine. Misuriamo quanto ha reso l’attività per premiare i portatori del

capitale di rischio: Rn/Mp. Noi troviamo la sigla in inglese: retun of equity: ROE. È il ritorno sul capitale

proprio l’equity.

2. ROE lordo

supponiamo ora che la nostra analisi si protragga epr un certo arco temporale. Se prendiamo il risultato

netto questo è privo delle imposizioni fiscale, l’imposizione in Italia in 10 anni è molto cambiata,

l’imposizione è indipendente dalla mia attività aziendale. Se voglio fare una valutazione depurata

dall’imposizione fiscale che non è una variabile strettamente aziendale prendo il reddito non netto ma

lordo: Rl/M. questo è il ROE lordo. Il ROE lordo isola la variabile fiscale e serve o a fare confronti

temporali o tra paesi diversi con imposizioni fiscali diverse.

il risultato loro netto e i mezzi propri noi li prendiamo dalla nostra riclassificazione di CE e SP. Nei mezzi

propri dello SP ci sono anche utile o perdita dell’esercizio che abbiamo riclassificato, dentro i mezzi

propri, il denominatore dell’indice c’è l’utile, al numeratore, il è l’utile stesso di quell’esercizio. Se al

numeratore abbiamo un termine e al denominatore un altro termine che lo contiene è un controsenso.

Quando noi abbiamo impiegato il capitale quel rendimento non c’era. A voler essere estremamente

corretti dovremmo togliere dall’aggregato mezzi propri la componente dell’esercizio. Nella realtà questo

non si fa ma all’orale ci può venir chiesto “la formula del ROE ha incongruenze al suo interno”? questa

potrebbe essere un’incongruenza. In realtà però non si depura mai e l’errore si protrae, se lo stesso

errore seppur minimo lo ripeto alla fine non mi distorce il risultato.

Dentro i mezzi propri troviamo CS + riserve + utile o perdita d’esercizio. Però il CS iscritto tra i mezzi

propri non sempre è il CS versato, spesso è quello sottoscritto. Potrei aver sottoscritto 500 e versato

300. Devo andre a vedere quale Cs c’è tra i mezzi propri. Se il Cs è sottoscritto e versato non ci sono

problemi. Se invece l’importo dei versamenti effettuati è minore e i versamenti ancora da versare sono

rilevanti non posso calcolare il ROE basandomi sul capitale sottoscritto. Uno conto è calcolare un ROE

con denominatore 500 un conto è un denominatore di 300. Al denominatore va il capitale impiegato epr

ottenere quel rendimento, devo mettere quello effettivamente versato. Devo distinguere:

• ROE reale: risultato netto o lordo/ mezzi propri effettivi

• Roe virtuale: risultato netto o lordo/ mezzi propri nominali o sottoscritti

Questa distinzione non si porrebbe se al momenti di riclassificazione avessi messo i versamenti ancora

dovuti non tra il CS ma come posta retifficativa del CS portando a correzione il credito verso soci per le

poste non ancora liberate. Quando riclassifichiamo dobbiamo guardare l’aspetto sostanziale e non

formale. Il percorso corretto vede una rettifica a monte. È lo stesso percorso che va fatto nel caso di

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azioni proprie: se io acquisto azioni mie rimborso capitale, l’aspetto sostanziale è che ho meno capitale,

dovrei prendere le azioni proprie e metterle tra i mezzi propri col segno meno, stesso discorso per i

crediti verso soci per versamenti ancora dovuti.

Supponiamo che lo SP riclassificato riporti un totale di mezzi propri che coincide col solo CS al

31.12.2011 pari a 1000. Supponiamo che il risultato netto del 2011 sia pari a 200, il ROE netto è

200/1000, in termini percentuali ho un rendimento pari al 20%. Se poi leggiamo la nota integrativa

scopriamo che il 1 novembre 2011 c’è stato un aumento di Cs che ha fatto passare il CS da 500 a 1000.

Calcolare il ROE come 200/1000 non è corretto, io non ho impiegato 1000 per ottenere 200, ho

impiegato 500 per 10 mesi e 1000 solo per 2 mesi, dovrei andare a ponderare:

200

[ ]

500∗10 1000∗2

( ) ( )

+

12 12

Nel caso di un aumento del CS a ridosso della fine dell’esercizio ne devo tener conto.

Il ROE in sostanza esprime il rendimento del capitale proprio, quando rende il capitale di rischio investito

in azienda. conoscere il ROE serve a imprenditore, soci, potenziali investitori. Il ROE non è dedicato a

chi è interessato effettivamente all’attività aziendale ma a chi vende l’azienda come un qualsiasi altro

investimento. Il ROE non guarda se l’attività rende o meno ma quanto ci guadagna chi ha azioni di

quella società. Il ROE genera tutti gli indici di borsa.

Gli indici derivati del ROE, gli indici di borsa hanno al numeratore il rendimento e al denominatore mezzi

propri. Uno degli indici più conosciuti è utile/prezzo oppure prezzo/utile. Questi sono entrambi

espressione del metodo dei multipli, questo metodo si capisce prima facendo utile su prezzo che non

prezzo su utile!

- Il prezzo è il valore di mercato del capitale proprio. Il valore dei MP scritto in bilancio è

un valore contabile, il mercato poi da un suo valore a quei mezzi propri che è il prezzo.

- L’indice prezzo su utile è usato nella valutazione col metodo dei multipli: un’azienda

vale tanto quanto riesce a guadagnare rispetto al proprio prezzo. È quel metodo di valutazione

che valuta le aziende in base al multipli degli utili che riescono conseguire sul proprio prezzo.

Es. un’azienda riesce a guadagnare due volte il prezzo che tu la paghi.

Il metodo dei multipli non è affidabile da solo a valutare un’azienda ma è un metodo di riscontro. Quando

si valuta un’azienda (nel caso Tiscali aveva generato una bolla speculativa) si usano più metodi, uno

come principale e gli altri come riscontro volto a confermare il valore al quale si era arrivati.

Altro indice usato in borsa e derivato dal ROE è: Dividendo/prezzo azione. Si valuta il rendimento della

singola azione in base al rendimento distribuito, il rendimento è una frazione di utile.

Ultimo dettaglio collegato al ROE è questo: noi abbiamo al numeratore il risultato netto, questo non è

detto venga distribuito tutto. Se non si distribuisce tutto una parte va a dividendo e una a riserva. Un

altro indice mi fa valutare se un’azienda è più propensa, nel corso del tempo, a:

• distribuire: dividendo/mezzi propri

• Riservizzare: riserva/mezzi propri

Anche questi due sono indici derivati del ROE.

2.ROI

Misuriamo ora il rendimento dell’attività caratteristica mettendo al numeratore il risultato operativo e al

denominatore il capitale impiegato per ottenere quel rendimento: il capitale impiegato per ottenere i

risultati propri non è relativo solo ai mezzi propri ma anche a quello dato dai terzi. Però io non ho

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investito tutti i mezzi nella gestione caratteristica, posso aver investito in titoli di stato ecc. Non prendo il

capitale investito totale ma il capitale caratteristico. Il rendimento dell’attività caratteristica è il return of

investiment :ROI = Ro/CI caratt.

Da un punto di vista matematico non è corretto mettere al numeratore una grandezza flusso e al

denominatore una grandezza stock. Potremmo mettere al denominatore non la grandezza alla fine del

periodo considerato ma la media tra lo stock a inizio periodo e quello a fine periodo. Un po’ come

abbiamo fatto con l’aumento del CS a ridosso di fine esercizio. Questo nella realtà non si fa ma è da

sapere. Se facciamo così facciamo l’analisi per flussi e non per indici che parte dal rendiconto

finanziario.

Il numeratore: risultato operativo

Il CE riclassificato che evidenzia il valore aggiunto (quella col margine di contribuzione è si utile ma per

un’analista interno non esterno, l’analista esterno difficilmente individua costi fissi e variabili, la

separazione dei costi è fatta di costi fissi, variabili e semivariabili, non è detto un analista esterno divida

beni questi costi) inizia con:

- Prodotto d’esercizio

- Poi tolgo il consumo di materie e trovo il MIL

- Poi trovo tutte le spese operative esterne e trovo il valore aggiunto

- Dal valore aggiunto tolgo le spese del personale e trovo il MOL

- Se dal MOL tolgo l’ammortamento trovo il risultato operativo

I risultato operativo non è oggettivo, ci sono dentro gli ammortamenti. Si dice che il ROI è i significativo e

importante però ha il limite di inglobare gli ammortamenti, una componente congetturata, non sono

oggettivi.

Spesso in dottrina si preferisce mettere al numeratore il MOL che è più oggettivo. Questo poi in realtà

non si fa perché se tutto il mondo mette al numeratore il risultato operativo non posso fare confronti,

però se faccio un’analisi non per dei confronti ma solo per me intero all’azienda posso usare il MOL.

Il MOL chiamato anche EBITDA (Earnings Before Interest Tax Depreciation, Amortisationinvece l’EBIT

earnings before interests and taxes è , è un risultato operativo, in realtà non c’è corrispondenza tra EBIT

e R.O: se l’area straordinaria e extracaratteristica sono incidenti.

Il ROI può generare anche altri indici:

Se moltiplico e divido per una stessa quantità il risultato non cambia:

1) Moltiplico e divido per vendite nette:

Ro Ro

∗Vn ∗Vn

CI Vn

=

Vn CI

Dove : ROS= Ro/Vn è il rendimento di ogni unità venduta, il margine operativo che io realizzo

su ogni unità venduta. È la redditività delle vendite.

PCI= Vn/CIcar mi dice per ogni unità di capitale investito quanto vendo, misura il

turnover, è l’indice di produttività del capitale investito:PCI.

La scomposizione del ROI mi permette di capire quali leve mi possono portare a una maggiore

redditività caratteristica.

Esempio:abbiamo due aziende

Azienda A Azienda B

ROI =14% ROI = 14% 92

ROS=2% ROS=7%

PCI=7 PCI = 2

Che differenza c’è tra A e B?

Supponiamo operino nello stesso settore, settore moda. Una è una produzione di nicchia e una di

massa. La differenza tra ROS e PCI distingue produzione di nicchia e di massa (es Gucci e Carpisa):

A è carpisa, guadagna poco su ogni unità venduta ma vende tanto.

 B è Gucci, guadagna molto su ogni unità venduta e vende poco.

Pur arrivando allo stesso livello di ROI ci possono essere strategie diverse.

Se siamo l’azienda A e siamo in crisi e è calato il ROI come possiamo migliorarlo? Noi abbiamo:

ROI= 7% * 2. Su cosa spingiamo? Sul ROS=7% o sul PCI=2?

Se noi siamo la Gucci e vogliamo aprire un’altra nicchia lanciamo la linea giovani ci rivolgiamo a una

clientela che di solito non compra prodotti Gucci, dobbiamo abbassare il prezzo e quindi agire

sull’aumento di quantità, agendo sul PCI. Questa strategia è sbagliata, andiamo a svalutare il prodotto:

chi compra la linea top e vede che anche i giovani comprano Gucci non compra più, vuole la

particolarità. Se io sono un’azienda di nicchia e il ROI si arresta devo premere più sul ROS, devo alzare

di più il prezzo: più il prezzo è alto più la clientela è convinta di avere una maggiore qualità. Comprare

una borsa a 600 o a 800 euro per chi ha i soldi non fa la differenza, anzi più si spende più si è convinti di

aver fatto un “affare”!!!

Il ROI scomposto mi da indicazioni sulla strategia:

- La produzione di nicchia ha il ROS più elevato e se vuole migliorare il ROI deve

continuare ad aumentare il ROS.

- La produzione di nicchia spinge sul PCI e se vuole migliorare il ROI deve aumentare le

quantità continuando ad agire sul ROI.

Slides:

l’analisi della redditività può essere fatta:

1. In relazione al capitale investito ROE

2. ROI: non si prende tutto il cpaitale investito ma lo si depura dagli investimenti in attività non

caratteristiche (investimenti patrimoniali o in attività finanziarie). Il ROI si può scomporre in

- ROS

- PCI

ESERCITAZIONE

Foglio con tabelle di comparazione temporale della dott.ssa Mariarita Pierotti

Questa è una società che opera nel settore farmaceutico che negli ultimi tempi ha iniziato il lancio di un

nuovo prodotto. La comparazione temporale è relativa a 3 esercizi: 2001, 2002, 2003.

Manca il calcolo degli indici relativi al 2003.

Gli oneri finanziari sono solo gli oneri finanziari, non il saldo!

Ultima pagina: conto economico percentualizzato

Il prodotto dell’esercizio è sempre il 100%. Per percentualizzare dobbiamo rapportare ogni singola voce

del Ce e rapportarla al prodotto d’esercizio.

Es. vendite nette/prodotto d’esercizio * 100.

Effetto leva

Supponiamo di prendere 100.000 euro di prestito in banca e di investirli in azienda. Alla fine

dell’esercizio amministrativo questi 100.000 mi hanno dato un rendimento pari 1l 15%, in banca mi

costavano il 10%. Mi rimane 5%: la differenza tra il costo del prestito e il rendimento dell’attività

caratteristica. L’effetto leva è ROI- Tf. 93

L’effetto leva è positivo quando finanziarmi con capitale di credito è più conveniente, quando:

ROI>Tf

Se ROI>Tf l’effetto leva è negativo e perdo tanto più quanto più mi sono indebitato.

Il ROE è ROI + (ROI-TF)q dove q è il rapporto tra mezzi di terzi e mezzi propri:

[ ]

ROI – Tf MT

( )

ROE= ROI + = [ROI+(ROI-TF)q]

MP

Se ROI>Tf il ROE cresce e l’effetto leva è positivo e il ROE cresce con l’aumento di q

Se ROI< TF il ROE decresce con l’aumento di 1.

Commento

Cerchiamo di seguire una scaletta.

1. Analisi Composizione

2. Analisi correlazione

3. Analisi redditività

4. Conclusione

Quando si fa l’analisi si guarda il trend, si commentano tutti e 3 gli esercizi.

1. Analisi della Composizione

Dal alto degli impieghi l’azienda, che è farmaceutica, e nel corso del tempo ha visto diminuire l’attivo

fisso inizia come un’agenda rigida che è andata elasticizzandosi. Ha sicuramente dismesso qualcosa.

Quando analizziamo la composizione dobbiamo guardare i valori assoluti, ragionando sui valori relativi

possiamo trarre conclusioni su un dato cambiato nel tempo. Se il tot del capitale investito fosse

raddoppiato ragionare sul valore relativo non avrebbe più senso. Guardiamo sempre il capitale investito

tot.

Dal 2001 al 2003 il Capitale investito è stato tendenzialmente stabile.

Il capitale investito caratteristico è circa raddoppiato dal 2001 al 2003, è aumentato di quasi un milione

mentre il Ci tot di 600.000: l’azienda dal 2001 al 2003 per rendersi più elastica probabilmente ha ceduto

investimenti non caratteristici concentrandosi più sull’attività caratteristica.

Dal lato delle fonti l’autonomia finanziaria aumenta: c’è una ricapitalizzazione. Non sappiamo ancora a

cosa sia dovuta.

Al contempo si incrementano le fonti a lungo termine, l’indebitamento consolidato aumenta.

Al contempo si riducono le passività correnti.

In termina assoluti i mezzi propri sono aumentati, probabilmente c’è stato un aumento di CS, un

aumento così rilevante non può dipendere solo da utili.

I debiti consolidati aumentano: o si è acceso un mutuo o si è emesso un PO.

I debiti correnti si riducono: magari si sono consolidati i debiti a breve (quelle consolidate sono

aumentate!)

Durante l’analisi dobbiamo fare supposizioni che poi potremo confermare o smentire. Si tratta sempre di

ipotesi. 2. Analisi della correlazione

C’è una buona struttura primaria che è anche aumentata in virtù della ricapitalizzazione vista: i MP sono

aumentati, forse è aumentato il CS. Inoltre probabilmente si soni dismessi investimenti non caratteristici

dal lato degli impieghi.

La struttura secondaria ha superato l’unità, avrà contribuito l’aumento del passivo consolidato. 94

Il quoziente di disponibilità è aumentato molto. In termini assoluti si sono ridotte le passività a breve ma

abbiamo anche l’aumento del circolante e in particolare di liquidità differite e magazzino (è aumentato

tutto ma questi di più). Probabilmente il nuovo prodotto è pronto per essere venduto e sta in magazzino.

Ci sono tanti crediti magari ha iniziato a vendere il prodotto a dilazione.

La tesoreria secondaria è migliorata grazie all’aumento delle liquidità immediate e differite e anche alla

riduzione del passivo a breve.

3. Analisi della redditività

Il ROI migliora notevolmente. In termini assoluti il risultato operativo è aumentato molto ma l’ha fatto per

maggiori ricavi, vendite, o minori costi? Guardiamo il CE percentualizzato:

- Vendite nette sono state stabili nei 3 esercizi, sono diminuite ma di pochissimo, non è

rilevante

- Il consumo materie è migliorato molto: siamo più efficienti nella gestione del processo

produttivo o spuntiamo prezzi migliori dai fornitori: produrre mi costa meno

- Spese operative sono le stesse

- Il personale è lo stesso

- L’ammortamento è stabile

Non ho maggiori ricavi ma minori costi. Sono più bravo nella gestione del ciclo operativo o nel

contrattare con i fornitori.

Il ROS sale di 4 punti.

 Il PCI è stabile.

Ho lo stesso giro di vendite ma ho margini superiori: sto vendendo un prodotto nuovo! Il prezzo lo faccio

io. Ottengo un margine superiore su ogni unità che vendo, risparmio costi e sono più efficiente.

Il ROE è migliorato ma il suo incremento è meno evidente. Il ROI passava da – 4 a + 12, è una tendenza

marcata. Nel ROE il cambiamento è minore perché?

È aumentata l’onerosità dei finanziamenti.

Inoltre i saldi dell’area extracaratteristica, accessoria e straordinaria mitigano l’effetto positivo. Il risultato

netto infatti in termini percentuali sembra stabile e in realtà c’è stato un miglioramento notevole da -1,3 a

3,4. 95

21.11.12 (Vivaldi)

Cos’è cambiato in virtù del decreto numero 6 del 2003

È stato introdotto il doppio binario. Prima c’era un comma che diceva che nel bilancio CEE si potevano

anche inserire circostante richiamate da normativa fiscale. Si poteva seguire la normativa fiscale nella

redazione del bilancio. il bilancio era non perfetto. Il legislatore ha tolto questo comma e ha diviso il

bilancio civile e il bilancio fiscale. Si viaggia su un doppio binario.

Il comma detto era l’ultimo dell’art 2426.

Ora il punto 14 dell’art 2427 (nota integrativa) dice che la NI deve contenere un apposito prospetto

contenente:

a) la descrizione delle differenze temporanee che hanno comportato la rilevazione di imposte

differite e anticipate, specificando l'aliquota applicata e le variazioni rispetto all'esercizio precedente,

gli importi accreditati o addebitati a conto economico oppure a patrimonio netto, le voci escluse dal

computo e le relative motivazioni;

b) l'ammontare delle imposte anticipate contabilizzato in bilancio attinenti a perdite dell'esercizio o

di esercizi precedenti e le motivazioni dell'iscrizione, l'ammontare non ancora contabilizzato e le

motivazioni della mancata iscrizione;

il TUIR (testo unico imposte sui redditi)

questo ci dice:

- Qual è il reddito imponibile: la cifra sulla quale calcolare le imposte dirette: IRPEF o IRES (dipende

dal tipo, società ecc). ci da una formula:

si parte dal reddito ante imposte (la cifra del CE prima del punto 22, il reddito lordo)

 + variazioni in aumento

 - Variazioni in diminuzione

Il totale ci da il reddito imponibile

Es. le spese di rappresentanza non sono totalmente detraibili, c’è un limite percentuale.

Es. la tassazione dei dividendi nelle società di capitali quando il socio è società di capitali si tassa il 5%,

se la nostra società ha ricevuto dalla sua controllata un dividendo di 100, in tassazione va per il 5,

portiamo tra le variazioni in diminuzione 95. Depuriamo il reddito ante imposte di 95 perché non sono

oggetto di tassazione.

Fiscalità differita →è oggetto dello scritto

Il reddito imponibile da unico è la dichiarazione dei redditi della nostra società. Lo confrontiamo col CE.

- Se sono uguali: a formula vista prima non ci da ne variazioni in aumento ne in diminuzione

- Se i valori sono diversi: c’è stato qualcosa tra le variazioni in aumento o qualcosa tra le variazioni in

aumento o entrambe:

Variazioni temporanee: la norma per la quale abbiamo dovuto inserire qualcosa tra le

variazioni in aumento o in diminuzione ha ripercussioni negli esercizi successivi. Ora

influiscono sul calcolo della formula e ne dovrà tener conto anche dopo.

1. Imposte deducibili ch originano imposte anticipate: es. il testo unico ci dice che le

spese di manutenzione ordinario (un conto economico acceso ai costi d’esercizio, quelle

straordinarie invece aumentano il valore del bene sul quale è stata fatta la manutenzione, non

passano dal CE se non tramite l’ammortamento del relativo bene) non sono totalmente

detraibili: il 5% del valore dei beni ammortizzabili esistenti all’inizio dell’esercizio. Se noi

facciamo una manutenzione del 7% il 5% lo tasso. Resta il 2%. Quei 2% che non sono

detraibili vanno inseriti tra le variazioni in aumento.

Se la norma si fermasse qui sarebbe una variazione permanente. La norma però dice che la

parte eccedente che si prende a tassazione nell’esercizio in cui si è manifestata la

manutenzione non va persa ma si potrà portare in detrazione negli esercizi successivi.

L’esercizio successivo porterò quel 2% tra le variazioni in diminuzione, ridurrò il reddito

imponibile. 96

La società oggi vanta un credito nei confronti del fisco, nasce un credito nei confronti

dell’erario, questo credito si registrerà nei crediti per imposte anticipate dare e avere imposte

anticipate conto economico che rettifica il punto 22.

2. Altro esempio: imposte imponibili che creano imposte differite: le plusvalenze CE A 5

(se è di carattere ordinario, sennò va nell’area straordinaria). Il Testo unico dice che se l’asset,

il bene venduto plusvalenze era posseduto da più di 3 anni, questa plusvalenza si può

frazionare in 5 esercizi. Se noi abbiamo nel CE una plusvalenza di 50.000 euro e vogliamo

usufruire di questo vantaggio, portiamo le variazioni in diminuzione a 40.000, 10.000 vanno

comunque pagati. Gli anni dopo però dovremo portare 10 tra le variazioni in aumento. Poi si

rileveranno, in virtù della competenza, le imposte differite (le imposte sui 40.000 non pagati

ora). Variazioni permanenti: la norma per la quale abbiamo dovuto inserire qualcosa tra le

variazioni in aumento o in diminuzione non ha ripercussioni negli esercizi successivi. Es.

ripresa tassazione dei costi delle autovetture, si riprende a tassazione punto, non dice cosa

devo fare gli esercizi successivi.

imposte 1. Imposte correnti: sono le imposte dirette che risultano dal reddito imponibile.

2. Imposte differite: sono le imposte dirette che non vengono pagate nell’esercizio ma lo

saranno negli esercizi futuri.

3. Imposte anticipate: sono imposte dirette che devono essere pagate ora ma che si

possono scomputare negli esercizi futuri.

Esempio di imposte differite

Plusvalenza di 500.0000. si possono differire 400.000 (4/5, 1/5 quest’anno gli altri 4/5 negli esercizi

successivi). Le imposte sono l’IRES=27,50 % (in realtà ci sarebbe anche l’IREP). Quindi imposte differite

per 110.000. sono imposte risparmiate oggi ma che poi pagherò. Questo carico fiscale sotto l’aspetto

civilistico si è formato durante quest’esercizio.

Nel CE ho le imposte differite al numero 22.

Il primo pezzo della formula (reddito ante imposte, plusvalenze e reddito imponibile) è la dichiarazione

dei redditi. Le imposte correnti sono il 27,5% su 2000. Sono le imposte sul reddito imponibile

(2400(reddito lordo)-400 plusvalenza). Le imposte di competenza sono 660. In questo caso il reddito

ante imposte avrebbe coinciso col reddito imponibile. Noi per competenza avremmo fatto una

registrazione tale da far subire al nostro CE imposte d’esercizio per 660.

la nostra formula ci porta a pagare su 2000 (reddito imponibile) e quindi 550. Se noi avessimo nella

nostra contabilità un erari c/ritenute subite per 50 dovremmo lasciare le imposte correnti a 550, l’erario

conto ritenute subite è un credito verso il fisco per un anticipo di imposte che mi hanno fatto

forzatamente, chiudo il conto erario per 50 e faccio la contropartita.

Imposte differite: oggi risparmiamo 110 che poi però dovremo pagare. ai fini della competenza li devo

registrare anche se li pagherà dopo, si sono manifestate in quest’esercizio. Per competenza rilevo

imposte differite: CE 22, a fondo imposte differite, SP B 2.

Nel CE al punto 22 avrò

- Imposte correnti 550

- Imposte differite 110

Tot 660: corrisponde ala tassazione che avremmo avuto se non ci fosse stata la normativa fiscale.

97

Nell’esercizio successivo abbiamo un reddito ante imposte di 1000. Però c’era stato un vantaggio degli

anni prima della plusvalenza differita di 100: variazioni in aumento = 100 (1/5 della plusvalenza rinviata).

Il reddito imponibile è 1100.

Le imposte correnti si calcolano su 1100.

Le imposte di competenza si calcolano su 1000.

Che registrazione facciamo per riportare nell’ambito della stretta competenza le nostre imposte?

Facciamo la registrazione classica: imposte correnti a debiti tributari: il 27,5% su 1100 = 302.5. se ci

fossero imposte già pagate in vi anticipate nelle ritenute subite le sottrarremo e chiuderemo il debito

tributario.

Rileviamo l’operazione che ci riporta nell’ambito della competenza. No avevamo calcolato nel fondo

imposte anche differite il reddito.

Nella voce 22 ci saranno imposte correnti per 302 e imposte differite in negativo per 27,5. Si torna così

al valore 275 che corrisponde al valore delle imposte per competenza (il 27,5% di 1000, il reddito che

avremmo avuto se non ci fosse stata la normativa fiscale).

Esempio di imposte anticipate

500 saranno detraibili nei 5 esercizi successivi: sono imposte che pago ora ma che recupererò negli

esercizi successivi.

Il reddito ante imposte è 1000, quindi le imposte di competenza dell’esercizio sono 275.

Siamo nell’esercizio in cui abbiamo avuto questi 500 di esuberanza rispetto al consentito fiscale.

Porteremo tra le variazioni in aumento 500. Il reddito imponibile diventa 1500, le imposte correnti allora

diventano 412,50.

C’è un credito a imposte anticipate per 137,50.

Nel CE noi avremo alla voce 22 le imposte di competenza: 275= 412 – 137,50.

Nell’esercizio successivo portiamo le variazioni in diminuzione (le imposte possono portate essere in

detrazione negli esercizi successivi).

Scaleremo dall’avere dello SP C II 27,50 e in dare CE 22 per 27,5.

Concludendo nel punto 22 vanno imposte correnti per 550 + imposte anticipate di 27,50. Il totale viene

uguale alle imposte calcolate sul reddito ante imposte.

Il punto 14 della nota integrativa chiede la descrizione delle differenze temporanee che hanno

comportato la rilevazione di imposte differite e anticipate, specificando l'aliquota applicata e le variazioni

rispetto all'esercizio precedente, gli importi accreditati o addebitati a conto economico oppure a

patrimonio netto, le voci escluse dal computo e le relative motivazioni; potrei anche non mettere certe

imposte anticipate, per quale motivazione? Se penso di essere in perdita l’anno dopo, o uno dei 4 anni

dopo non le metto. Se non avrò utile imponibile nemmeno usufruirò delle detrazioni.

Abbiamo visto nella nostra formula che, essendo una somma algebrica, non necessariamente il reddito

imponibile sarà positivo, magari le variazioni in diminuzione superano il reddito ante imposte, o magari

partiamo da un reddito ante imposte negativo. se alla fine abbiamo un risultato negativo si parla di

perdita fiscale: questa non è persa, si potrà detrarre negli esercizi successivi dagli eventuali redditi

imponibili degli esercizi successivi. Non è detraibile totalmente ma per l’80%.

L’eventuale presenza di perdita fiscale nell’anno in cui si manifesta da vita a ulteriori imposte anticipate.

Questa perdita è un bonus che si sfrutterà negli esercizi successivi se e quando ci sarà utile.

22.11.12

Rendiconto finanziario 98

(Alfa)

Dobbiamo inventare un’operazione tale che l’utile del 2004 sarebbe diventato 250 e che il flusso di , la

variazione di CCN del 2004 fosse 0 e il flusso di liquidità immediate nette rimanesse a meno 50.

Dobbiamo modificare i valori dello SP.

Soluzione

Avevamo 2003 2004 Variazione

CCN 700 650 -50

LIN 100 50 -50

Devo fare un’operazione che aumenti utile e CCN ma che non alteri la liquidità immediata. Vendo a

dilazione per 50. Se aumento le vendite però mi diminuisce il magazzino. Potrei dire che vendo le stesse

quantità ma ad un prezzo un po’ più alto, così il magazzino non si tocca.

Esercizio 2

Ora l’utile deve restare 200, il flusso di CCN del 2004 dev’essere +150 e anche il flusso di liquidità

immediata netta questa volta dev’essere + 150.

Soluzione

Sia il CCN sia la LIN devono variare di 200 lasciando fermo l’utile. Se aumentiamo la liquidità in

automatico aumenta anche il circolante. Facciamo un mutuo di 200 che c a aumentare la liquidità di 200

e ci aumenta anche il circolante?

Esercizio 3

Partiamo sempre dalla stessa tabella. L’utile dev’essere 150, il flusso di CCN per il 2004 dev’essere

zero, il flusso di LIN per il 2004 dev’essere -50.

Soluzione

Lasciamo stare l’utile, vendiamo a dilazione a un rezzo più alto di 50, così abbiamo più crediti, però così

sballiamo l’utile, questo deve diminuire di 100, aumentiamo gli ammortamenti e l’impianto di 100.

Esercizio 4

Dobbiamo inventare una situazione con un rendiconto di due SP e un CE in modo tale che:

• Perdita di 100.000 euro

• Minus valenza di 5.000 euro

• Riserva sovraprezzo azioni di 200.000 euro

• Un decremento di CCN di 250.000 euro

• Un incremento di liquidità immediata netta di 60.000 euro

Dobbiamo pensare a monte il metodo da seguire.

Soluzione

Possiamo svolgere un esercizio di questi tipo in vari modi. Il modo più sbagliato è partire dal rendiconto.

I paletti più difficili sono:

• Un decremento di CCN di 250.000 euro

• Un incremento di liquidità immediata netta di 60.000 euro

Conviene fare il rendiconto per ultimo, una volta fissati i paletti nello SP tutto il resto deve tornare per

forza. Sicuramente poi il rendiconto tornerà per forza.

Sp attivo 2011 Sp attivo 2010 Sp passivo 2011 Sp passivo 2010

Impianti 1250 Impianti 700 CS 1200 CS 1000 99

Ris sov. 200

Perdita -100

Crediti 90 400 Mutuo 200

Banca 160 100 Mutuo 200

Tot 1500 Tot 1200 Tot 1500 Tot 1200

Attivo 2011 e 2010

Per me la liquidità è una la banca, e facendo così torna.

Per il CCN aggiungiamo i crediti: il CCN deve diminuire di 250 da un anno all’altro. Metto 400 nei crediti

del 2010, non metto ne magazzino ne breve, metto il minimo indispensabile per non incasinarmi. Il CCN

nel 2011 si riduce da 400 (400 + 100) a 250, ho già 160 di cassa quindi i crediti devono passare a 90.

Passivo 2010

CS 1000 e mutuo 200. Il tot è 1200 nell’attivo del 2010 ho 500, mancano 700, inserisco impianti per 700.

Passivo 2011

Metto il CS di 1200, inserisco il mutuo uguale a prima di 200, inserisco i dati di bilancio:

- Perdita – 100

- Riserva sovraprezzo 200

Nell’attivo, per avere il totale uguale a quello del passivo ossia 1500, devo avere impianti per 1250.

Conto economico

costi Ricavi

Acquisti materie 495 Vendite 600

Minus valenza 5

Ammortamento 299 Perdita 100

Totale 700 Totale 700

Rendiconto

1. Variazione CCN gestione corrente

Abbiamo una perdita di - 100

 Ammortamenti di 200

Totale 100

2. Variazione CCN gestione non corrente.

I mutui non sono cambiati

 Variazione mezzi propri = 400 (200 aumento CS + 200 riserva sovraprezzo azioni)

 Attivo fisso: ragioniamo : avevamo 700, abbiamo fatto sia acquisti sia vendite, non sappiamo

per quanto, lo inventiamo purchè poi tornino i conti. Presupponiamo che vendiamo a 95 gli

impianti che avevano costo storico 100 avendo quindi una minus valenza. Partivamo da impianti

100

per 700,togliamo la vendita e andiamo quindi a 600, togliendo l’ammortamento a fine anno

abbiamo 400; per arrivare nel 2011 a 1250 gli impianti sono aumentati di 850, devo avere fatto

acquisti per 850!

→ Allora attivo fisso -850 (sottraggo gli acquisti)

→ + attivo fisso 100 (aggiungo la vendita)

Totale – 250: è il risultato della variazione di CCN del rendiconto! Nel compito di fianco al rendiconto

dobbiamo scrivere come abbiamo trovato i valori. In questo caso abbiamo presupposto di aver

venduti impianti con costo storico di 100 a 95 realizzando una minus valenza di 5 che va dentro la perdita.

Nel testo noi ci eravamo inventati 1250= 400 + ? 1250-400=850.

23.11.12

GLI INDICI DI ROTAZIONE E DI DURATA E LA LEVA OPERATIVA

1. Gli indici di rotazione

Mi dicono quante volte l’elemento si rinnova, ruota nel corso dell’anno. Sono indici che otteniamo

rapportando il valore delle vendite ad un valore specifico individuato dallo SP alla data di bilancio, al

31.12. gli indici di rotazione più diffusi sono 4:

• Utile operativo su vendite: mi dice qual è l’utile che conseguo per ogni vendita.

• Vendite su Capitale investito nell’area caratteristica: mi dice quante volte il capitale investito nell’area

caratteristica si rinnova. Se PCI=4 in un anno il mio capitale investito si rinnova 4 volte. Il ROI si può

migliorare o agendo sul ROS incrementando la rotazione del capitale investito. Quest’indice è

interessante da osservare in comparazione con altre aziende che magari svolgono la stessa attività.

la significatività trova limitazioni, il capitale investito nell’area caratteristica è il totale degli impieghi

nell’area caratteristica (immobilizzazioni, magazzino ecc). tra questi elementi quali liquidità e crediti

non danno problematiche, però elementi come le immobilizzazioni possono dare problemi.

Acquisire un impianto in proprietà implica che il costo storico dell’impianto si trovi nell’attivo,

nel capitale investito, nell’area caratteristica e quindi aumenta il capitale investito, il denominatore

del nostro indice; se invece acquisiamo lo steso impianto in leasing la rotazione della capitale

investito è diversa, quest’azienda ha lo stesso volume di vendite però ha un capitale investito

inferiore. L’impianto, se acquisito in leasing, non viene contabilizzato al costo storico, si rileva solo

il costo del godimento del bene, si evidenziano i canoni di competenza, salvo dare informativa

nella nota integrativa (qual è il costo storico e quale sarebbe stato il trattamento se avessimo

acquisito tale immobile in proprietà).

Una seconda problematica potrebbe riguardare il magazzino. Nelle due aziende il magazzino

potrebbe essere valorizzato con criteri di valutazione diversi portando a valori del magazzino

divergenti e a capitali investiti nell’area caratteristica diversi e quindi indici diversi.

un altro limite (comune anche ad altri indici) è relativo alla distorsione che l’indice potrebbe

avere in relazione a situazioni di bilancio al 31.12 che non corrispondono alla situazione che

normalmente si verifica in azienda. magari l’azienda ha tutte le consegne nei primi mesi dell’anno e

quindi a dicembre ha il magazzino pieno. Durante l’anno però il magazzino è minore e quindi il

capitale investito è più basso. Potremmo risolvere questo problema utilizzando i valori medi. Non

utilizziamo il capitale investito a fine anno ma la media del capitale investito a inizio anno e a fine

anno.

Vendite nette / Magazzino = tasso di rotazione del magazzino: ci dice quante volte il magazzino si

 rinnova nel corso del tempo. Se quest’indice è uguale a 6 significa che il magazzino normalmente sta

in azienda 2 mesi. Che tipo di problemi ha quest’indice?

Anche in questo caso il capitali investito nell’area caratteristica è relativo al 31.12. magari

durante tutto l’anno il magazzino è stato più alto rispetto al 31.12. noi prendiamo un valore a stock

che magari non è indicativo.

C’è poi un problema relativo all’attendibilità del magazzino. A fine anno si fa l’inventario e poi si

applicano i criteri di valutazione previsti (Lifo, Fifo o costo medio ponderato). Nella realtà il

magazzino è una delle componenti su cui l’azienda giostra per raggiungere gli obiettivi che si

prefigge. A volte il magazzino viene sovrastimato altre sottostimato. Solitamente durante l’analisi

101

poi ci accorgiamo se ci sono stati fenomeni di questo tipo. Se sottostimiamo il magazzino poi

troviamo incrementi dell’incidenza del consumo materie. Ci sono segnali che ci possono allarmare

sull’attendibilità del dato.

Un altro problema è legato all’eterogeneità dei dati. Le vendite nette è un dato valorizzato al

prezzo di vendita. Il magazzino non è valorizzato al prezzo di vendita (se non in casi negativi nei

quali il presunto valore di realizzo è inferiore al costo), ma al costo. Se noi raffrontiamo valori

valorizzati al prezzo di vendita (numeratore=vendite nette) e valori valorizzati al costo

(denominatore=magazzino) andiamo a sovrastimare l’indice. il numeratore ha un valore unitario

superiore ai valori unitari del denominatore. Potrebbe essere più attendibile rapportare al

magazzino non le vendite nette ma il costo del venduto. Se faccio così rapporto due entità

omogenee, espresse entrambe al costo. Il costo del venduto è il costo delle vendite nette.

Tasso di rotazione dei crediti: è il rapporto tra vendite nette e crediti commerciali. Anche in questo

 caso confrontiamo le vendite nette con uno stock, col valore che i crediti commerciali assumono ad

una data precisa, il 31.12.

Problema dello stock: Prendiamo due aziende:

 la prima fa 1 milione di vendite il 1 luglio con dilazione a 3 mesi. In questo caso al 31.12 abbiamo

 vendite = 1 milione e crediti = 0.

La seconda vende sempre per 1 milione ma il 31.12. in questo caso al 31.12 abbiamo vendite = 1

 milione e crediti = 1 milione. L’indice si fa sembrare che noi riscuotiamo 1 volta l’anno, q volta ogni

365 giorni.

L’indice può risentire ancora del problema del dato stock, un dato anomalo. Anche in questo caso

possiamo cercare di fare le medie.

Altro problema è che i due dati non sono omogenei. C’è il problema dell’IVA. In numeratore si

riferisce al valore imponibile, il denominatore, i crediti si riferiscono al valore imponibile + l’IVA. Il

numeratore include un dato che non c’è al numeratore. L’indice ne risulta sottostimato. Per risolvere

il problema o togliamo l’IVA dal denominatore o la aggiungiamo al numeratore. L’aliquota IVA

potrebbe essere (0%,4%,10% 0 21%). Se applico il 21% al numeratore ciò va bene a condizione

che io abbia effettuato vendite solo con aliquota del 21%. Se io sono un analista interno prendo la

dichiarazione IVA che mi da tutte le aliquote applicate e calcolo l’aliquota media. Guardo il volume

d’affari. Se invece sono un analista esterno come posso depurare l’eterogeneità dei dati? Devo

cercare di capire se l’azienda opera sono all’interno o anche all’estero (se opera anche all’estero li

non c’è l’IVA), quest’informazione la ritrovo nella nota integrativa o nella relazione sulla gestione. Poi

a seconda del tipo di attività svolta cerco di capire qual è l’aliquota tipica (magari il 21%) e pondero il

peso delle vendite interne con aliquota 21% e il peso delle esportazioni con aliquota 0%.

• Tasso di rotazione dei debiti: acquisti + spese operative / debiti commerciali quante volte il

debito sorge e si estingue per effetto dell’attività aziendale.

Anche in questo caso i debiti includono l’IVA e c’è quindi il problema di rendere omogenei i

dati. 2. Indici di durata

Mi dicono quanto dura l’elemento, per quanto tempo l’elemento sta in azienda. quest’indice non è in

volte ma in giorni. Mi dice quanti giorni mediamente stanno in azienda certi elementi.

• Tempo medio di giacenza del magazzino: Magazzino /vendite nette *365. Se il magazzino ruota 6

volte e si rinnova ogni 6 mesi quest’indice è uguale a 60 giorni. Valgono le considerazioni viste prima.

Dovremmo valutare le vendite al costo del venduto per il discorso dell’omogeneità. Quest’indice viene

sottostimato (la rotazione era sovrastimata, quindi i giorni sono sottostimati).

• Tempo medio di incasso dei crediti: crediti commerciali/ vendite *365. Il dato tende ad essere

sovrastimato, dobbiamo scorporare l’iva dal denominatore. Se trovo come risultato 90 giorni, posso

ritenere con certezza questa come a mia dilazione media?

Anche la modifica relativa all’IVA il dato tende a essere sovrastimato di 30 giorni. Quando noi

 riclassifichiamo lo SP nei crediti verso clienti mettiamo: crediti verso clienti, effetti in portafoglio,

102

ricevute bancarie all’incasso salvo buon fine (una ricevuta bancaria è un documento che ha valore

di quietanza: se io ho un foglio in ci si dichiara di ricevere in data X tot euro dal sig.Rossi e poi faccio

avere tale foglio alla banca la banca manda al sig. Rossi un avviso nel quale dice di dover pagare

tot euro entro data X, quando si paga la banca da la quietanza. La ricevuta bancaria serve per

agevolare gli incassi a distanza nel circuito bancario. La ricevuta si dice salvo buon fine perché alla

data X la banca mette i soldi sul conto a prescindere che il debitore abbia pagato o meno, se poi i

soldi non arrivano la banca riaddebiterà la cifra sul conto del cliente creditore. La voce di ricevute

bancarie salvo buon fine nella riclassificazione si mette tra i crediti verso clienti, non è un credito

verso la banca, se il cliente non paga non sarà la banca a pagarci). Noi al 31.12 possiamo avere

credito che scadono il 31.12 ma magari ci verranno pagati il gennaio successivo. Si tende ad avere

nella massa creditizia una mensilità in più di vendite. Se ci avvaliamo della banca per l’incasso salvo

buon fine anche se il credito scade a dicembre, l’indice può essere sovrastimato di circa 30 giorni.

Anche se falsato quest’indice è significativo. Se i suo valore aumenta significa che magari ci sono

stati insoluti, può rivelare situazioni allarmanti. È un indice che può essere interessate anche per

confronti con la concorrenza. Magari io ho 45 e il mio concorrente ha 100. Poi trovo che lui vende più

di me. Magari lui ha adottato una politica di vendita con maggiori dilazioni e posso riconsiderare

anche il mio mix di vendite. Questi indici sono imprecisi, però, preso atto dei limiti che hanno, resta il

fatto che sono segnaletici.

• Tasso medio di pagamento dei debiti: debiti commerciali/acquisti + spese operative *365.

Questi indici possono essere utili a determinare il fabbisogno di finanziamento dell’azienda?

Esempio: supponiamo che un’azienda commerciale abbia acquisti per 1200 e questi 3 indici:

acquisti = 1200 Dilazione media crediti = 60

 Dilazione media fornitori = 45

 Durata media scorte =60

Per quanto tempo l’azienda si deve finanziare?

Dopo gli acquisti abbiamo un pagamento spostato a 45 giorni. Dopodiché le vendite sono a 60 giorni.

L’incasso sarà a 150 giorni. Noi dobbiamo avere una copertura di 90 giorni (150-60). Per quei gionri

dobbiamo magari ottenere un finanziamento bancario.

LA LEVA FINANZIARIA

È l’azione che riusciamo a esercitare sul ROE agendo sulle finti di finanziamento. Quando bisogna

decidere se finanziarsi tramite i soci o tramite le banche si guarda se l’effetto leva finanziario o negativo:

Se ROI> of conviene attingere a capitale di terzi

 Se ROI> OF conviene attingere a mezzi propri

LA LEVA OPERATIVA

Mentre la leva finanziaria consente di influire sul ROE, sul rendimento netto, sulla redditività netta

dell’azionista del socio, la leva operativa va a valutare gli impatti sul reddito operativo.

La leva operativa è il rapporto tra margine di contribuzione e reddito operativo.

Nella forma a scalare del CE riclassificato possiamo arrivare a varie configurazioni intermedie del

risultato. Tra queste c’è quella che porta a evidenziare il valore aggiunto e si basa sulla distinzione tra

costi interni e esterni. C’è poi un’altra riclassificazione che invece distingue i costi tra fissi e variabili, qui

103

la differenza tra valore della produzione e costi variabili ci da il margine di contribuzione. Se rapportiamo

sul margine al reddito operativo otteniamo la leva operativa.

La leva operativa sarà maggiore o minore a seconda che prevalgano i costi fissi o variabili. 104

Esempio di leva operativa :

Prendiamo due aziende uguali, svolgono la stessa attività e hanno lo stesso volume di ricavi e lo stesso

reddito operativo, cambia il modo di produrre.

Azienda A Azienda B

Ricavi 500 Ricavi 500

Costi variabili = 100 Costi variabili = 300

Coti fissi = 300 Costi fissi = 100 (sono fissi, restano uguali)

Margine di contribuzione =400 Margine di contribuzione = 200

Reddito operativo = 100 Reddito operativo = 100

Azienda A: ha una prevalenza di costi fissi (ammortamenti, costo del personale). Ha:

 Ricavi 500

 Costi variabili 100

 Margine di contribuzione 400

 Costi fissi 300

 Reddito operativo 100

La leva operativa è 400/4= 100

Azienda B: ha più costi variabili e meno costi fissi.

 Ricavi 500

 Costi variabili 300

 Margine di contribuzione 200

 Costi fissi 100

 Reddito operativo 100

→La leva operativa è 200/ 100 = 2

La reazione che le aziende avranno di fronte a una variazione dei volumi operativi sarà diversa: quale

azienda avrà maggiori benefici dall’aumentare della produzione?

L’azienda A: l’incidenza unitaria dei costi fissi decresce con l’aumentare della produzione.

Ipotesi alfa

Le quantità dei prodotti venduti passano da 100 a 200. I prezzi dei prodotti rimangono invariati e le

aziende riescono a supportare l’aumento della domanda senza dover implementare le strutture

produttive (quando si satura la capacità produttiva del fattore il costo fisso scatta, in questo caso non si

satura la capacità produttiva).

Azienda A Azienda B

Ricavi 1000 Ricavi 1000 (le quantità prodotte raddoppiano e il

prezzo è lo stesso, i ricavi raddoppiano)

Costi variabili (se l quantità raddoppia

Costi variabili = 600

raddoppiano) = 200

Coti fissi = 300 Costi fissi = 100 (sono fissi, restano uguali)

Margine di contribuzione =800 Margine di contribuzione = 400

Reddito operativo = 500 Reddito operativo 300

Variazione reddito operativo = 400% Variazione del reddito operativo = 100% 105

→Ad una variazione della quantità prodotta del 100% la variazione del reddito operativo è uguale alla

leva operativa per la variazione percentuale. La leva operativa mi dice quanto varia il reddito operativo in

conseguenza alla variazione della quantità prodotta, è sempre uguale al prodotto tra leva operativa e

variazione percentuale della quantità (in questo caso 100%). L’azienda con una maggiore leva operativa

avrà una maggiore variazione del reddito. È interessate raffrontare il grado di leva operativa con quello

dei concorrenti.

Ipotesi Beta

Caso inverso: ipotizziamo una riduzione del 50% della produzione:

L’azienda A ha un reddito operativo che si riduce del 200% (50%*4). Si passa a -100

 L’azienda B ha un reddito operativo che si riduce del 100% (50*2). Il reddito va a zero.

la leva operativa p data dal rapporto tra margine di contribuzione e utile operativo e serve a capire certe

strategie di vendita che possono adottare le aziende. la leva operativa ci fa vedere come varia l’utile

operativo a seguita di una variazione delle quantità. Aziende con maggiori costi fissi hanno una leva

operativa più alta e hanno maggiori incrementi se aumentano le quantità. Di solito quindi queste aziende

cercano privilegiare più l’azione del ROS, cercano di aumentare i volumi piuttosto che i margini.

Leva operativa = MC/RO

Una leva operativa elevata comporta maggiore vulnerabilità in caso di riduzione della quanti e maggiori

opportunità di rendimento invece in caso di espansione. In ogni caso una leva operativa elevata è indice

di alta rischiosità.

AUMENTO E RIDUZIONE DEL CAPITALE

Esercizio:

attività passività

Impianti 500.000 CS 800.000

magazzino 500.000 Riserve 250.000

Banca c/c 500.000 Mutui passivi 450.000

Totale attività 1.500.000 Totale passività 1.500.000

Abbiamo:

soci: n° azioni Valore nominale CS Valore azione Valore pacchetto

Rossi 50% 200.000 2 euro 400.000 3 euro 600.000

Verdi 25% 100.000 2 euro 200.000 3 euro 300.000

Bianchi 25% 100.000 2 euro 200.000 3 euro 300.000

totale 400.000 800.000 1.200.000 (

questo è il

valore di mercato

dell’azienda) 106

1) Caso 1: aumento del CS senza aumento del VN (valore nominale) delle azioni.

Cosa accade in caso di un aumento di CS di 200.000 euro a pagamento emettendo nuove azioni? Le

nuove azioni quale valore nominale avranno? Il VN resta lo stesso che avevano fino a quel momento. Se

il CA aumenta di 200.000 emetto 100.000 azioni del VN di 2 euro ciascuna e aumento in proporzione le

quote dei soci.

Numero azioni nuove = aumento CS/ VN = 200.000/2=100.000

Contabilmente dobbiamo passare da:

per azionisti c/sottoscrizioni a CS = 200.000

 banca c/c a azionisti c/sottoscrizioni = 200.000

lo SP cambia così:

attività passività

Impianti 500.000 CS 1.000.000

magazzino 500.000 Riserve 250.000

Banca c/c 700.000 Mutui passivi 450.000

Totale attività 1.700.000 Totale passività 1.700.000

Come cambiano il valore dell’azienda e i pacchetti dei singoli soci?

→Il valore dell’azienda è aumentato di 200.000. prima il valore contabile era 1.050.000 (patrimonio netto

= 800 + 250) però l’azienda era valutata a 1.200.000 (vedi tabella 2 colonna valore pacchetto).

Le posizioni dei soci cambiano così (vedi numeri in corsivo):

soci: n° azioni Valore Versamento CS Valore azione* Valore pacchetto

nominale contabile

Rossi 50% 250.000 2 euro 100.000 500.000 2,8 euro 700.000= =

250.000*2,8

Verdi 25% 125.000 2 euro 50.000 250.000 2,8 euro 350.000

Bianchi 25%125.000 2 euro 50.000 250.000 2,8 euro 350.000

totale 500.000 200.000 1.000.000 1.500.000

*Il valore per azione: noi facciamo pagare ai soci il valore nominale secco, non c’è sovraprezzo, le

riserve che prima erano composte da 400 azioni ora spettano a 500 azioni. Prima i 3 euro si ottenevano

facendo 1.200.000/ 400.000 azioni in circolazione. Ora abbiamo come valore 1.400.000 ma è da

dividere per 500.000 azioni. Il valore dell’airone scende da 3 a 2,8.

Il valore di mercato si ottiene dividendo il valore di mercato dell’azienda per il numero delle azioni in

circolazione. 107

I singoli pacchetti aumentano di valore esclusivamente per un valore uguale a quello dei versamenti

contabili effettuati.

2) Caso 2: aumento a pagamento con aumento del VN delle azioni.

Ora non si emettono nuove azioni, le azioni restano 400.000 ma si aumenta il valore nominale.

→Il VN si aumenta di 0,5, facciamo 200.000/400.000: dividiamo l’aumento per il numero delle azioni.

Ciascuna azione vede aumentare il VN di 0,5.

Dal punto di vista contabile, alla fine avremo, come prima, un aumento del CS di 200.000 e un aumento

della banca di 200.000; il valore dell’azienda aumenta, come prima, a 1.400.000:

cosa cambia rispetto alla prima situazione?

soci: n° azioni Valore Versamento CS Valore azione Valore pacchetto*

nominale contabile

Rossi 50% 200.000 2,5 euro 100.000 500.000 3,5 euro 700.000= =

200.000*3,5

Verdi 25% 100.000 2,5 euro 50.000 250.000 3,5 euro 350.000

Bianchi 25%100.000 2,5 euro 50.000 250.000 3,5 euro 350.000

totale 400.000 200.000 1.000.000 1.500.000

*Il valore del pacchetto resta invariato però ora aumenta il valore di ogni azione e non il numero delle

azioni. 108

3) Caso 3: aumento gratuito del CS di 200.000 con aumento del valore delle azioni.

(Nella tablla va via la colonna versamento contabile, l’aumento è gratuito!)

In questo caso non c’è il versamento dei soci. Utilizziamo invece le riserve che già abbiamo.

Cantabilmente avremo la scrittura riserve a CS per 200.000.

Noi possiamo usare tutte e riserve.

La situazione patrimoniale di partenza diventa così:

attività passività

Impianti 500.000 CS 1.000.000

magazzino 500.000 Riserve 50.000

Banca c/c 500.000 Mutui passivi 450.000

Totale attività 1.500.000 Totale passività 1.500.000

Il valore dell’azienda non cambia. Resta 1.200.000.

Quante azioni diamo ai soci? Il CS aumenta di 200.000, Il VN di ogni azione è 2 quindi in tutto si

emettono 100.000 nuove azioni (200.000/2: CS/valore azione). Come le distribuisco?

soci: n° azioni Valore nominale CS Valore azione Valore pacchetto

Rossi 50% 250.000 2 euro 500.000 2,4 600.000= 250*2,4

Verdi 25% 125.000 2 euro 250.000 2,4 euro 300.000= 125*2,4

Bianchi 25% 125.000 2 euro 250.000 2,4 euro 300.000

totale 500.000 1.000.000 1.200.000 (

questo è il

valore di mercato

dell’azienda)

il valore del pacchetto resta lo stesso di partenza. Cambia il valore unitario di ciascuna azione.

4) Caso 4: aumento del CS di 200.000 gratuito con aumento del valore nominale delle

azioni

Come nel caso 2 il valore di ogni azione aumenta di 0,5. Ora avremo:

soci: n° azioni Valore nominale CS Valore azione Valore pacchetto

Rossi 50% 200.000 2,5 euro 500.000 3 euro 600.000= 200.000*3

Verdi 25% 100.000 2,5 euro 250.000 3 euro 300.000

Bianchi 25% 100.000 2,5 euro 250.000 3 euro 300.000

totale 400.000 1.000.000 1.200.000 (

questo è il

valore di mercato

dell’azienda)

Esercizio 2 109

attività passività

CS 5000

Attrezzature 40.000 Riserva legale 1.000

Crediti v/clienti 9000 Riserva statutaria 60.000

Magazzino 23.000 Fondo ammortamento 11.000

Banca c/c 50.000 Mutuo passivo 40.000

Debiti v/fornitori 5000

Totale 122.000 Totale 122.000

Abbiamo un’azienda con un valore contabile pari ai mezzi propri e quindi a 66.000. a fronte di un valore

di bilancio di 66.000 l’azienda ha un valore di mercato di 300.000.

Il CS è formato da 50 azioni da 100 e c’è un socio Lai che possiede 5 azioni.

L’azienda decide di deliberare un frazionamento 1 a 100 delle azioni, per un’azione vecchia se ne danno

100 nuove.

Dopo l’azienda delibera un aumento di CS di 50.000 lasciando invariato il numero delle azioni, aumenta

quindi il VN.

Dobbiamo completare la seguente tabella

Valore N° azioni Prezzo singola azione Numero azioni VN singola Azione = Valore pacchetto

dell’azienda (CS/numero azioni) azionario socio Lai

Situazione iniziale 300.000 50 6.000 5 100 30.000

Dopo il 300.000 5.000 60 500 1 30.000

frazionamento

Dopo l’aumento di 300.000 5.000 60 500 11 30.000

capitale

Dopo l’aumento

Aumento gratuito 500.000/5.000 = 10

Il valore dell’azienda non cambia, l’aumento è gratuito.

Il numero complessivo è invariato, abbiamo aumentato il VN delle azioni. 110

28.11.12 (Vivaldi)

FORMULA DEL REDDITO IMPONIBILE

Le perdite fiscali, il risultato negativo che deriva dalla formula del reddito imponibile non sono imponibile

per l’esercizio in cui si manifestano. Inoltre il fisco permette di detrarle negli esercizi successivi.

Siccome questa è fonte di risparmio fiscale negli esercizi successivi da vita a imposte anticipate.

Però occorre che la perdita manifestatasi in questo esercizio sia una cosa eccezionale. Inoltre ci

dev’essere la ragionevole certezza che in futuro vi siano utili. Se ciò non ci fosse la perdita non si

potrebbe portare in detrazione da altre perdite. Si può detrarre solo dai redditi imponibili. Se non si

prevedono utili per i prossimi 4 o 5 anni non si possono rilevare le imposte anticipate.

Reddito – perdita fiscale pregressa = effettivo reddito imponibile

La perdita si può recuperare per l’80%. Questo non vuol dire che l’altro 20% sia totalmente presso. Si

applica l’80% massimo in quell’esercizio li, se poi avanza qualcosa si può sfruttare negli esercizi

successivi. Questo è uno dei decreti del governo Monti. Non si perde nulla ma si rallenta.

Se quest’anno ho utili 100 e perdita 50 non detraggo 50 ma solo l’80% di 50 e l’altro 20% lo porterò in

detrazione negli esercizi successivi.

Ci vuole la ragionevole certezza per evitare di iscrivere in bilancio una posta che non è tale.

Esempio

Nell’esercizio N si verifica una perdita fiscale di 1000. 1000 è anche il risultato ante imposte.

Non si rilevano imposte correnti, non c’è da pagare nulla. Le imposte correnti sono quelle che derivano

dal reddito imponibile.

Verificate le due condizioni: l’eccezionalità e la ragionevole certezza che ci saranno utili, si rilevano le

imposte anticipate.

L’IRES sarà risparmiata negli esercizi successivi.

Non si parla di IRAP, le imposte anticipate sono solo del 27,5% sulla perdita, la perdita si può portare in

detrazione solo dall’imponibile IRES non dall’imponibile IRAP.

Noi faremo la rilevazione di imposte anticipate con:

credito per imposte anticipate C II 4 ter a e poi nel CE c’è un ricavo al punto 22, col segno +.

Avremo:

reddito ante imposte -1000

imposte anticipate +275

perdita d’esercizio 725

il bilancio non chiude con una perdita di 1000 ma di 725: ho la ragionevole certezza di risparmiare 275

nei prossimi esercizi.

Supponiamo che il reddito imponibile sia 200, le imposte correnti allora sono 55.

Abbiamo però il bonus, non pagheremo 55. Senza la regola dell’80% non avremmo pagato nulla,

avremmo potato in detrazione 200 (avevamo 275). Ora invece c’è la regola dell’80%, non posso sfruttare

200 ma l’80% di 200. L’altro 20% rimane tra le perdite ancora da sfruttare.

In questo caso l’imponibile è 40, io pagherò il 27,50% su 40 = 11.

Le imposte correnti sono quelle di competenza, sono 55, non dipendono dalle norme tributarie

riguardanti le imposte anticipate.

L’utile d’esercizio è 200-55= 145.

Il conto imposte anticipate ha un saldo di 231=275-44. Il 20% si può utilizzare negli esercizi successivi.

COSA E’ CAMBIATO DAL 2004

Il punto 14 della NI chiede un prospetto nel quale siano riportati:

a) È la fiscalità differita vista prima

b) Si riferisce alle imposte anticipate sulle perdite 111

b. Imposte anticipate su perdite

Le motivazioni dell’iscrizione sono eventi eccezionale e utile con ragionevole certezza. Se non c’ la

ragionevole certezza che non ci siano utili non si scrivono le perdita, ma la mancata certezza di avere

utili è un brutto segno per l’impresa.

OPERAZIONI IN VALUTA ESTERA

Dal 2004 ci sono stati cambiamenti.

Se si acquistano merci USA la contrattazione è il dollari, i fornitori statunitensi mi mandano la fattura in

dollari. Il principio dell’omogeneità del bilancio implica che il bilancio s debba fare in euro. applichiamo il

cambio del giorno dell’operazione e registriamo i contabilità il contro valore in euro della fattura. Siccome

la fattura si pagherà nel 2013, nel 2012 noi abbiamo una certa cifra però quando si pagherà si pagherà

con controvalore relativo a quel preciso giorno.

Prima del 2004 le attività e le passività restavano iscritte con cambio vigente nel momento in cui si

compiva l’operazione. Se il dollaro fosse diminuito noi avremmo dovuto pagare meno, ci sarebbe stato

un utile, ò’utile però non si rilevava, l’eventuale perdita si.

Ora l ‘art 2425 bis dice che:

[1] I ricavi e i proventi, i costi e gli oneri devono essere indicati al netto dei resi, degli sconti, abbuoni e

premi, nonché delle imposte direttamente connesse con la vendita dei prodotti e la prestazione dei servizi.

- [2] I ricavi e i proventi, i costi e gli oneri relativi ad operazioni in valuta devono essere determinati al

cambio corrente alla data nella quale la relativa operazione è compiuta.

- [3] I proventi e gli oneri relativi ad operazioni di compravendita con obbligo di retrocessione a termine, ivi

compresa la differenza tra prezzo a termine e prezzo a pronti, devono essere iscritti per le quote di

competenza dell'esercizio.

- [4] Le plusvalenze derivanti da operazioni di compravendita con locazione finanziaria al venditore sono

ripartite in funzione della durata del contratto di locazione

l’art 2426 n 8 bis invece dice che:

le attività e le passività in valuta, ad eccezione delle immobilizzazioni, devono essere iscritte al tasso di

cambio a pronti alla data di chiusura dell'esercizio ed i relativi utili e perdite su cambi devono essere

imputati al conto economico e l'eventuale utile netto deve essere accantonato in apposita riserva non

distribuibile fino al realizzo. Le immobilizzazioni materiali, immateriali e quelle finanziarie, costituite da

partecipazioni, rilevate al costo, in valuta devono essere iscritte al tasso di cambio al momento del loro

acquisto o a quello inferiore alla data di chiusura dell'esercizio se la riduzione debba giudicarsi durevole;

il tutto può generare utili o perdite da ricomprendere poi nel CE C 17 bis. Questa è una delle novità del

nuovo CE.

se il risultato della voce C 17 è positivo, se c’è un utile, in virtù de principio della prudenza, insito in

questa norma, allora vuol dire che il risultato finale è positivamente influenzato da questo ricavo, questo

ricavo però non è realizzato, il principio della prudenza dice che se si delibera la distribuzione dell’utile

bisogna tenere presente che una parte dell’utile non può essere oggetto della distribuzione, tale parte va

imputata alla riserva indisponibile.

Se invece c’è una diminuzione del cambio che appare durevole, ( se anche nei mesi a seguire continua

la perdita latente) questa va iscritta in bilancio.

→Le immobilizzazioni in valuta che tipo di immobilizzazioni possono essere per essere soggette alla

variazione del cambio? Possono essere solo immobilizzazioni finanziarie, solo titoli espressi in moneta

estera. 112

Se abbiamo un cambio di 1,25 se sono necessari 1,25 dollari per comprare un euro, e al 31,12 il cambio

passa a 1,30, c’è una perdita. In contabilità avevamo 1.006= 200/1,25, al 31.12 invece dovremo scrivere

1.538,46= 2000/ 1.30.

Alla fine calcoliamo titti gli utili e le perdite relative ai vari titoli. Il saldo è quello che si leggerà nel CE al C

17 bis.

Le scritture:

credito A

costo = perdite su cambi a crediti in avere. Se in avere scriviamo 61,54 il saldo viene 1.538,46.

Nel caso dei debito non ci sono perdite ma utili.

Noi mostriamo nei nostri crediti e debiti in valuta in contro valore al 31.12 prima invece si metteva il

contro valore relativo al giorno dell’operazione.

Il mastrino utili e perdite s cambi salderà in avere 671,45. la differenza viene positiva. Dobbiamo quindi

applicare a prudenza.

Nel CE leggeremo:

nell’area C (area finanziaria): C 17 bis = 671,45

utile di esercizio 2.000

la nostra assemblea delibera: utile d’esercizio a diversi. Chiude l’utile per 2000.

671, 45 va a una riserva indisponibile: riserva per utili su cambi.

Il resto va alle eventuali riserve.

Tutto il rimanente si può distribuire.

PREVALENZA DELLA SOSTANZA SULLA FORMA

È un concetto che esiste negli IASS. Il nostro codice ha ammesso un discorso generico dicendo di

seguire questo principio nell’eventuale incertezza, però in alcuni casi l’ha detto chiaramente.

Art 2423 bis punto 1: la valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva

della continuazione dell'attività, nonché tenendo conto della funzione economica dell'elemento dell'attivo

o del passivo considerato : significa tenere conto della prevalenza della sostanza sulla forma.

Operazione di pronti contro termine

La nostra società ha un’esuberanza di finanziario, pensa però che per 6 mesi non ne usufruirà, tra 6

mesi invece farà un investimento e ne avrà bisogno. Nel mentre può far rendere questa liquidità ad

esempio mediante un’operazione di pronti contro termine: la banca prende il denaro (è una forma di

raccolta) e in cambio da dei titoli che renderanno una certa cifra e quindi tra 6 mesi renderà la somma

prestata più l‘utile finanziario generato dall’investimento, l’azienda ridarà i titoli. È una compravendita di

titoli a pronti, a termine c’è l’operazione inversa, la vendita.

Nella sostanza è un investimento finanziario che la nostra società fa. la sostanza è che si prestano soldi

alla banca ad un tasso di interesse predeterminato.

Contabilmente la banca rileva un debito ma tiene iscritti i titoli tra le attività. se noi registrassimo in base

alla forma la banca dovrebbe registrare un’entrata di denaro e un’uscita di titoli, parimenti la nostra

società dovrebbe mettere titoli in dare, tra le immobilizzazioni finanziari e un movimento numerario

passivo per l’uscita dell’investimento. Invece no, in questo caso prevale la sostanza, la nostra società

rileva il debito verso la banca e non rileva l’ingresso in contabilità dei titoli.

Se l’operazione parte oggi e dura 6 mesi al 31.12 la nostra società poiché, rileverà gli interessi solo in

fondo, dovrà rilevare un rateo attivo.

La nostra società nell’attivo non inserisce i titoli ma il credito verso la banca per operazioni PCT. 113

Altro esempio di prevalenza della sostanza sulla forma

Contratto di leasing.

Forma = contratto tramite il quale la società di leasing è già proprietaria o acquista per noi un bene

strumentale che da ala nostra società in godimento per un certo periodi durante il quale la nostra società

paga un canone. La nostra società ha la possibilità di riscatto del bene a termine del contratto.

Sostanza = è un finanziamento. La società di leasing mi finanzia, mi fa acquistare il bene, me lo finanzia

e io via via le restituisco quanto anticipato.

Le possibilità di registrazione di quest’operazione sono:

• metodo patrimoniale : è quello voluto dal nostro codice. Non segue il concetto di prevalenza

della sostanza sulla forma, lo segue solo a metà. Nell’attivo non ci si mette niente, il bene resta di

proprietà della società di leasing. Nel CE, nel B 8 vanno i canoni leasing di competenza.

• Metodo finanziario : è quello che riporta la prevalenza della sostanza sulla forma, il nostro

codice non lo richiede ma p richiesto dagli IAS (IAS 17). Siccome la sostanza è che la nostra

società ha la disponibilità del bene è come se la società l’avesse comprato. In bene si iscrivono i

beni tra le immobilizzazioni materiali, come se le avessimo comprate. C’è poi un debito verso la

società di leasing che non tiene conto degli interessi, questi si rileveranno poi di volta in volta.

Nel CE non vanno i canoni di leasing ma le quote d’ammortamento del bene (la società lo

ammortizza come tutti i beni pagati subito al fornitore), inoltre nel CE troviamo anche l0onere

finanziario che mano a mano si paga alla società di leasing. Man mano che arriva da pagare la

quota del leasing, mentre nell’altro sistema si imputava tutto ai canoni di leasing nel D 8

(godimento beni di terzi) qui ci sarà, come in un mutuo:

Quota capitale: va a detrazione del debito iscritto nello SP passivo D 7

 Quota interessi: nel CE

Il nostro sistema prevede il metodo patrimoniale ma nel punto 22 della nota integrativa. 114

29.11.12 (Bacelli)

ESERCIZIO B: IMPOSTE

Tra il 2006 e il 2008 c’è stato il cambio dell’aliquota IRES.

Esercizio 2006:

utile ante imposte = 50.000

Sanzioni amministrative = 1.500: non sono deducibili ne nell’esercizio 2006 ne in

futuro, non danno luogo ne a imposte anticipate ne a imposte differite.

Fondo per sanzioni = 700

 Spese di manutenzione ordinarie = 18.000 : sono deducibili nei limiti del 5% del valore

di libro dei cespiti (200.000, il 5% quindi è 10.000). 8.000 euro (18.000 – 10.000) non sono

deducibili nel 2006 ma negli esercizi successivi: questo fenomeno in cui non si deducono

imposti in questo esercizio ma si dedurranno nell’esercizio successivo da luogo a imposte

anticipate.

Plusvalenza di 6.000, la società opera per rateizzazione: i cespiti in bilancio per un

periodo maggiore a tre esercizi si può rateizzare la plusvalenza per un massimo dei 4 esercizi

successivi, in tutto in 5 quote costanti. Questo è il fenomeno opposto rispetto a quello

precedente, un componente positivo reddituale ottenuto nel 2006 viene rimandato in parte agli

esercizi successivi: imposte differite,

svolgimento esercizio

le imposte si calcolano sull’imponibile fiscale, questo per il principio di derivazione si ottiene apportando

all’utile civilistico le variazioni in aumento o in riduzione.

Utile civile d’esercizio (ante imposte) = 50.000 però ci sono dentro:

Costi per sanzione per 1.500 non deducibili: devo fare una variazione in aumento = +

sanzioni – fondo (700) = + 800. La sanzione è un componente reddituale indeducibile a tempo

definitivo. Non è una variazione temporanea, non da luogo a imposte anticipate o differite.

Variazione in diminuzione pari ai 4/5 della plusvalenza la cui imposizione ho deciso di

rinviare agli esercizi successivi = 6000*4/5 = 4.800. questa opzione fiscale da luogo a imposte

differite. Su 4.800 non calcolo l’imposte nel 2066 ma negli anni successivi in virtù della

normativa fiscale. Senza normativa avrei dovuto calcolare le imposte su 6.000 euro. l’imposta

differita è pari all’aliquota applicata alla plusvalenza che ho deciso di rilevare in futuro.

Spese di manutenzione: possono essere dedotte nei limiti del 5% del valore dei cespiti

a inizio anno (riforma Monti) = (18.000 – 10.000) + 8.000

→Imponibile fiscale = 54.000

1. Imposte correnti d’esercizio = imponibile fiscale per l’aliquota d’imposta in vigore in

quel certo anno, nel 2006 era il 33%: imposte correnti = 33%*54.000 = 17.820

Queste imposte le abbiamo calcolate su 54.000 la risultante di imponibile civile più la somma

algebrica delle variazioni. Nel mio bilancio però come utile ho 50.000: le imposte di competenza

non sono quelle che poi vado a pagare, queste sono state calcolate su un valore diverso rispetto a

quello del CE di competenza.

2. Imposte differite: sono pari all’aliquota fiscale * la quota parte di plusvalenza che non

è stata tassata nel 2006 ma rimandata al futuro. senza l’agevolazione fiscale io non avrei

calcolato il 33% su 1.200 ma su 6.000. la differenza va imputata a bilancio come costo

d’esercizio. Imposte differite = 33%*4.800 = 1.584.

3. Imposte anticipate : stanzio più imposte rispetto a quelle che avrei dovuto stanziare

senza la normativa. Imposte = 33%* 8.000 = 2.640.

in questo modo determino le imposte da imputare nel CE relativamente all’utile civile di esercizio

depurato delle variazioni in + o in – temporanee fiscali. Nel CE alla voce 22 avrò le imposte correnti

come costo + le imposte differite – le imposte anticipate. Ottengo così il carico fiscale di competenza

dell’esercizio su 50000 euro. 115

116

al 31.12 in contabilità avrò:

- Imposte correnti (CE 22 a) a debiti tributari (SP passivo B 12) per 17.820.

- Imposte differite (CE 22 b) a fondo imposte differite (SP passivo B 2) per 1.584

- Crediti per imposte anticipate (SP attivo C II 4 ter) a imposte anticipate (CE 22 b) per

2.640

Esercizio 2007:

utile ante imposte = 80.000

- Spese di manutenzione ordinarie 13.000 ( nell’esercizio non sono stati effettuati ne

acquisti ne cessioni di immobilizzazioni : quindi il 5% è sempre 10.000 come l’anno prima. )

→Legge finanziaria per il 2008 = 27,5% e non 33%. Le imposte anticipate e differite che io per il 2006

ho calcolato in base al 33% subiranno variazioni. Le imposte anticipate si dovranno ridurre, stesso

discorso per le imposte differite: 1.584 = 4/5 plusvalenza * 33%, sono le maggiori imposte che

pagherò nel futuro perché ho spalmato la plusvalenza negli anni successivi però calcolando

un’aliquota del 33%, siccome l’aliquota scende le imposte dovranno scendere.

-

Svolgimento:

utile ante imposte = 80.000

variazione in aumento pari all’eccedenza delle manutenzioni rispetto al 5%: +13.000 –

10.000 = + 3.000.

devo considerare anche le rate imponibili deducibili dall’ante 2006. Metto a tassazione:

 1/5 della plusvalenza di 6.000 euro rilevata dall’anno precedente: 6.000*1/5= 1.200

 - 1/5 dell’eccedenza delle manutenzioni del 2006= 8.000 * 1/5 = - 1.600.

→Differenza: Nella plusvalenza il primo 1/5 si considera nell’anno in corso, la porto negli anni successivi

per 4/5, le manutenzioni invece si portano in avanti per 5 esercizi, calcolo il primo 1/5 a partire

dall’esercizio successivo. Inoltre le plusvalenze vanno spalmate al max in 5 anni, potrebbero essere

spalmate anche in meno anni, le manutenzioni no.

Imponibile fiscale = 82.600

1. Imposte correnti (il 27,5 % avrà valenza dal 2008, per le imposte relative al 2007

considero sempre il 33%): 82.600*33%= 27.258

2. Imposte anticipate : le spese di manutenzione rinviate: il 33% di 3.000*27,5% è un

imposta che pago nel 2007 ma se avessi potuto dedurre tutti i 3.000 non avrei dovuto rinviare.

Le imposte sono 3.000 * ( il credito che sorge per le minori imposte che pagherò portando in

avanti per 5 esercizi 3.000 euro vanno calcolati al 27,5%, dedurrò le imposte a partire dal

2008! Con le imposte anticipate io creo un credito (SP attivo C II 4 ter) è un credito dell’attivo

circolante che mi sorge perché io risparmio imposte, è un credito che vanto nei confronti

dell’erario relativo alle quote di costo che porterò in avanti e mi permetteranno un risparmio di

imposta pari alle aliquote che ci saranno quando le potrò dedurre: il 27,5%. Non calcolo le

imposte al 33%, se lo facessi indicherei in bilancio un credito superiore a quello che mi genera

il risparmio fiscale futuro.

Variazioni temporanee dell’anno precedente, del 2006:

nell’imponibile fiscale del 1007 ho tassato una parte di plusvalenza al 33% di competenza del 2006. Per

1/5 della plusvalenza dovrò scalare il fondo delle imposte differite:

3. Imposte differite : 1/5* 6.000* 33% = -396. In questo caso utilizzo il 33% e non il 27,5%:

vada a sterilizzare l’effetto positivo dei 1.200 euro che nel 2007 mi hanno portato un costo, ho

il costo non nell’esercizio futuro (2008) ma nell’esercizio corrente (2007). Nel 2007 l’aliquota è

ancora 33%! 117

4. Imposte anticipate manutenzioni 2006 = 1/5 * 8.000 * 33% (l’effetto è relativo a

quest’anno) = +528

Il totale delle imposte che andranno nel CE 22 è la somma di queste imposte : 26.565 = imposte di

competenza. 118

Le scritture contabili al 31/12 relative alle imposte sono:

- Imposte correnti a debiti tributari per 27.258

- Crediti per imposte anticipate ( la parte relativa al 2007 rinviata al futuro (37,5%) a

imposte anticipate per 825

- Fondo imposte differite (storno del 2006) a imposte differite per 396

- Imposte anticipate a crediti per imposte anticipate per 528

In questo modo indico le imposte di competenza del 2007.

Ragioniamo sul cambio di aliquota!

1. Fondo imposte differite: era caricato in avere per 1.585 pari al 33% per 4/5 di 6.000,

nel 2007 ho scaricato in dare 396 pari al 33% per 1/5 di 6.000. a fine 2007 la differenza +

1.188. 1.188 è proprio pari al 33%*3/5 (4/5 – 1/5 che ho scaricato) di 6.000. 1.188 è il debito

potenziale che ho per gli anni successivi al 1007 relativamente alla tassazione dei 3/5 della

plusvalenza calcolati in origine al 33%. Però con la finanziaria del 2007 l’aliquota è passata al

27,5%. Nel 2008, 1009 e 2010 io pagherò il 27,5% sui 3/5 restanti. Devo adeguare il fondo.

Devo apportare al fondo imposte differite una variazione pari alla differenza tra 33% -

27,5%=5,5%→5,5% * 3/5 di 6.000= 198. Devo quindi fare una scrittura in partita doppia:

fondo imposte differite a proventi straordinari (CE E 20) (ho una variazione eccezionale non ha a che

fare con i costi di competenza dell’esercizio, non è ne un’imposta anticipata ne differita) = 198.

Questi 198 sono un risparmio di imposta, se avessi tassato tutta la plusvalenza nel 1006 avrei

pagato di più, avrei pagato il 33% su tutti i 5/5!

2. Credito per imposte anticipate: nel 2006 l’ho caricato di 2.640 in dare: il 33% di

8.000. poi in avere ho scaricato 528: il 33% di 1/5 di 8.000. il saldo è 2.112. 2.112 sono il

risparmio fiscale che avrò dal 2008 in poi e fino al 2011 (le manutenzioni partono un anno

dopo rispetto alle plusvalenze, le quali infatti arrivavano al 2010(vedi sopra) su 4/5 di 8.000.

dal 2008 in poi l’aliquota sarà de 27,5% avrò un minore risparmio di imposte rispetto a quanto

preventivato, devo adeguare il credito alla nuova aliquota. Porto una variazione in meno al mio

credito per imposte anticipate. Il beneficio non sarà più 33% ma 27,5%. La variazione è

4/5*8.000 (33%-27,5%) = 352.

Contabilmente avrò:

onere straordinario (CE E 22) a credito per imposte anticipate per 352.

Esercizio 2008

Utile ante imposte = 40.000

Plusvalenza di 3.000: si opta per la rateizzazione

Svolgimento Utile ante imposte 40.000

 Variazione in diminuzione per 4/5 della plusvalenza = 4/5 di 3.000 = -2.400

→Devo riprendere tutte le rate relative agli imponibili degli scorsi anni

- + 1/5 plusvalenza del 2006 = 1/5* 6.000 = + 1.200

- - 1/5 delle manutenzioni del 2006 = 1/5 * 8.000 = -1.600

- - 1/5 manutenzioni del 2007 =1/5*3.000 – 600

Totale imponibile fiscale = 36.600

Devo calcolare:

1. Imposte correnti sull’imponibile fiscale = 27,5% ( la nuova aliquota) per 36.600=

10.065.

2. Imposte differite (relative alla tassazione delle plusvalenze dal 2009 in avanti) = 4/5 *

3.000 *27,5%= 660

Ho poi gli storni relativi al passato

1. imposte differite: plusvalenza del 2006 avrò lo storno col segno meno =

1/5*6.000*27,5% = -330

2. imposte anticipate manutenzioni del 2006= 1/5 * 8.000 * 27,5% = 440 119

3. imposte anticipate manutenzioni 2007= 1/5 * 3.000 * 27,5% = 165

la somma algebrica è pari a 11.000 euro.

al 31/12 contabilmente avrò:

- imposte correnti a debiti tributari per 10.065

- imposte differite a fondo imposte differite per 660

- fondo imposte differite a imposte differite per 330

- imposte anticipate a crediti per imposte anticipate per 440

- imposte anticipate a crediti per imposte anticipate (per la quota relativa alle

manutenzioni del 2007) per 165

cosa succede?

Il credito per imposte anticipate del 2006:

credito per imposte anticipate

2640 528

2112 352

1760 440

= 1320

1.320 infatti è il 27,5% dei 3/5 di 8.000! 120

30.11.12 (verona)

Esercizio n 1 DARE AVERE

Attrezzature 1.250.000

BNL c/c 46.000

Crediti v/clienti 204.000

Merci c/acquisti 540.000

Merci c/esistenze iniziali 110.000

CS 500.000

Riserva legale 100.000

Riserva straordinaria 240.000

Fondo ammortamento 500.000

attrezzature

Debito v/fornitori 90.000

Merci c/vendite 720.000

Tot = 2.150.000 Tot = 2.150.000

1. Abbiamo una situazione al 31.10 con tutti i valori di patrimonio e di reddito. Ci dice che gli

acquisti e le vendite non hanno avuto fluttuazioni durante l’anno: non siamo un’azienda stagionale.

2. Gli acquisti annuali sono 648.000 per il 2009, 720.000 per il 2010.

3. Le vendite sono 864.000 per il 1009 e 900.000 per il 2010.

4. Al 31.12.09 le rimanenze finali sono 160.000 e al 31.12.10 180.000.

5. Gli ammortamenti sono il 20% del costo storico

6. L’azienda concede sempre la stessa dilazione media al clienti e ottiene la stessa dilazione

media dai fornitori. Questa è l’informazione principale.

7. L’utile non viene distribuito.

a) descrivere analiticamente quali voci contribuiranno a determinare il valore banca c/c al

31.12.09

b) redigere SP al 31.12.09 e al 31.12.10

c) indicare di quanti giorni è necessario variare la dilazione media degli incassi o dei

pagamenti per ottenere al 31.12 un incremento di liquidità immediata di 40.000 euro. si

prescinda dall’IVA e si considerino tutti i mesi di 30 giorni.

Noi dobbiamo fare CE e SP al 31.12.

Il problema è determinare le voci mancanti:

• crediti

• debiti

• banca 121

→se mi pagano ogni 115 giorni non è che io incasso solo ogni 115 giorni, incasso ogni giorni quanto

relativo a quello che ho venduto 115 giorni fa: es. il 30 luglio incasso quanto venduto il 15 marzo, il 31

luglio quanto venduto il 31 luglio, il 1 agosto incasso quanto venduto il 17 marzo e così via.

Indici di rotazione:

1. crediti/vendite * 360 giorni = dilazione media

soluzione

il problema sta in banca, crediti e debiti:

1. i crediti: noi abbiamo una situazione al 31.10 con 204.00 euro di crediti. Il fatturato è

costante, ogni giorno vendo le stesse cose, do sempre la stessa dilazione media al clienti. Se

al 31.10 ho 204.000 di crediti al 31.12 i crediti saranno uguali. Il fatturato è sempre quello, la

dilazione è sempre quella. Ogni giorni i crediti aumentano del fatturato giornaliero ma

diminuiscono del nuovo fatturato. Ogni giorno io accumulo nuovi crediti pari al fatturato di un

giorno ma incasso il fatturato di X giorni fa. i crediti restano uguali.

2. I debiti: stesso ragionamento.

Gli altri valori li abbiamo:

facciamo il CE

 determiniamo l’utile

 imputiamo l’utile a patrimonio

 determiniamo la banca per differenza

abbiamo ammortamenti = 20% di 1.250.000 = 250.000

CE

Acquisti 648.000 Vendite 864.000

Ammortamenti 250.000 Rimanenze 160.000

Esistenze iniziali 110.000

Utile = 16.000

1.084.000 Tot 1.084.000

SP

Attrezzature 1.250.000 Cs 500.000

Crediti 204.000 Riserva legale 1. 000. 000

Magazzino 160.000 Riserva Statutaria 260.000

Banca 82.000 Fondo 750.000

Debiti v/f 90.000

Utile 16.000

Tot 1.696.000 Tot 1.696.000 122

a. descrivere analiticamente quali voci contribuiranno a determinare il valore banca c/c al

31.12.09

dobbiamo calcolare gli indici di rotazione per trovare la banca.

1. indice di dilazione media dei crediti:

Crediti

( )

∗giorni

vendite

al 31.10 i crediti sono 204.000 euro; al 31.10 il fatturato è 720.000:

il fatturato non è rapportato a 12 mesi ma a 360 giorni, l’indice non va rapportato a 10 mesi ma a 300

giorni:

204.000

( )

∗300=85

720.000

Al 31.12 avrò:

204.000

( )

∗360=85

864.000

Per trovare i crediti al 31.12 avremmo potuto fare:

204.000

( )

∗300=85

720.000

X

( ) X

∗360=85 =204.000

864.000

Abbiamo scoperto che la dilazione media è 85 giorni.

2. Dilazione media dei debiti:

debiti

( )

∗giorni

acquisti

al 31 ottobre:

90.000

( )

∗300=50

540.000

Al 31.12 :

X

( )

∗360=50 → X= 90.000

648.000 123

→I debiti, come i crediti, non sono variati.

Una volta ottenuti questi due risultati dovevamo inserirli nello SP e calcolare la banca per differenza.

→Dobbiamo poi descrivere come fa la banca a passare da 46.000 a 82.000

Al 31.10 abbiamo crediti per 204.00 euro e 85 gironi di dilazione. tutto quello che vendo tra il 30.10 e il

31.12 non li riscuoto: ci sono solo 60 giorni, la dilazione è di 85 giorni, va oltre il 31.12. però io incasserò

un po’ dei crediti che si trovano al 30.10. i crediti che trovo al 31.10 sono relativi alle vendite effettuate

ogni giorno a partire dal 5 agosto (85 giorni prima).

Tutto quello che ho venduto dal 5 agosto al 31.10 sta dentro i crediti di 204.000.

Quanto venduto il 4 agosto l’ho già incassato il 29 ottobre.

Io nei prossimi 60 giorni (30.10-31.12) incasserò i crediti relativi ai 60 giorni a partire dal 5 agosto.

Poiché il fatturato è uguale i crediti diminuiranno del fatturato relativo a 60 giorni: 144.000=

204.000

( )

∗60.

85

Potevo anche calcolare il fatturato giornaliero = 204.000/85 = 2.400

In questi 60 giorni io incasserà una parte di 204.000 pari al fatturato di 60 giorni.

La banca che partita da 46.000 aumenta a 144.000 euro per l’incasso dei crediti.

Però la banca diminuisce per il pagamento dei debiti:

al 31.10 noi abbiamo debiti per 90.000. li dobbiamo pagare tutti entro il 31.12: la dilazione media è di 50

giorni < 60 giorni. Pagheremo tutti questi debiti entro il 20 dicembre:

→la banca diminuisce per 90.000.

negli ultimi 10 giorni di dicembre io pagherò il fatturato dei primi 10 giorni di novembre. Gli acquisti per

90.000

( )

∗10

10 giorni ammontano a 18.000 euro = dove 90.000/50 ci da i debiti giornalieri.

50

→banca = 46.000 + 144.000 -90.000 -18.000 = 82.000

Fare il bilancio al 31.12.10: CE

Acquisti 720.000 Vendite 900.000

Esistenze iniziali 160.000 (sono le rimanenze finali

Rimanenze finali 180.000

dell’anno prima)

Ammortamento 250.000 Perdita 50.000

Tot 1.130.000 Tot 1.130.000 124

SP

Attrezzature 1.250.000 CS 500.000

Crediti 212.500 Riserva legale 100.000

Magazzino 180.000 Riserva straordinaria 240.000

Banca c/c 263.500 Fondo ammortamento 1.000.000 (aumenta dei

250.000 di quest’anno)

Debiti v/fornitori = 100.000

Utile = 16.000 (è quello dell’anno prima non

distribuito)

Perdita = -50.000

Tot 1.906.000 Tot = 1.906.000

Debiti: li calcoliamo con l’indice di rotazione: (X/720.000)*360 = 50 X=100.000

Crediti: X/900.000)*360 = 85 X= 212.500

La banca la calcolo per differenza e viene 263.500

Il testo ci chiede poi di quanto dobbiamo variare la dilazione media dei pagamenti po degli incassi per il

2010 affinché la banca aumenti di 40.000 euro.

La dilazione che noi diamo ai clienti deve diminuire in modi tale che ci paghino prima e la banca aumenti

di 40.000. o applichiamo l’indice oppure possiamo fare così: quant’è il fatturato giornaliero? 2.500.

90.000/360=2.500. ogni giorni fatturo 2.500 che mi pagheranno tra 85 giorni. Se io li voglio prima vuol

dire che:

40.000/2.500= 16 giorni. In 16 giorni ho una liquidità di 40.000. se anticipo di un giorno la liquidità

aumenta di 2.500, di 2 giorni 5.000…. di 16 giorni 40.000 euro.

La stessa cosa la possiamo fare per gli acquisti: 720.000/360=2000

Ogni giorni io acquisto per 2000 che pagherò tra 50 giorni. Se voglio aumentare le liquidità di 2000 euro

devo fare una dilazione ulteriore di un giorno. Per arrivare a 40.000 euro devo fare dilazioni ulteriori di 20

giorni = 40.000/2000.

Le mie alternative sono o dare una dilazione al clienti di 60 giorni (85-16) oppure pagare i debiti nona 50

giorni ma a 70.

Potevamo usare gli indici:

212.500 – 40.000/ vendite = 69, poi 85-69=16. 125

ALTRO ESERCIZIO

Gli aumenti e le riduzioni di capitale

Andiamo a vedere il caso Tiscali e per ogni operazione fatto vediamo tutte le applicazioni che ne sono

derivate. Nessuno ci chiederà mai la storia a memoria della Tiscali o i numeri a memoria però all’esame

ci potrebbero presentare la situazione relativa a un arco di tempo e ci potrebbe venire chiesto cosa

sarebbe andato fatto.

Tiscali era nata nel 97 fondata da Soru con un capitale minimo di 103.000 euro. Soru era quasi il

proprietario principale della società. Dopo qualche mese viene effettuato un aumento di CS da 103.2910

euro a 516.457. è effettuato tutto dai vecchi soci nelle vecchie proporzioni. C’erano 20.000 azioni con

valore nominale di 5 euro. le azioni sono aumentate a 100.000. il VN resta 5: emesse alla pari:

da a

CS 103.2910 516.457

N azioni 20.000 100.000

Valore nominale 5 5

Emissione alla pari

tutti i vecchi soci hanno apportato CS all’azienda.

È necessario valutare l’azienda per fare quest’aumento di capitale? Se le proporzioni sono le stesse non

serve valutarla. Se invece fosse entrato un nuovo socio esterno avremmo dovuto determinare il valore

economico dell’azienda per la riserva sovraprezzo azioni. Lo scopo è non danneggiare i vecchi soci in

virtù dell’entrata dei nuovi soci. I nuovi soci pagheranno CS + avviamento.

Al 30 novembre 2008 ( a un anno dalla costituzione) la società necessità di nuovi soldi per entrare nel

settore di internet.

La società nel 98 fatturava 1.534.201 euro

Senza costi poteva guadagnare massimo 1.534.201 e perdere illimitatamente.

La perdita era di 1.421.976.

Il ROS: ogni 100 euro di vendite 90 sono perdite.

L’azienda stava andando malissimo

Allora si aumenta il CS però entra un nuovo socio. È difficile trovare un socio andando così male. La

società fatturava poco e perdeva tanto. Però è al primo anno, il mercato di internet stava crescendo: si

era ottimisti.

Si trova un nuovo socio: il classico investitore nelle aziende startup: il venture capitalist (coloro che

investono in aziende in crescita: investono in 10 aziende rischiose, sperano di perdere magari anche il 9

aziende ma di guadagnare tantissimo dalla decima).

Lo scopo dei vecchi socio è avere il massimo i entrate possibili evitando di perdere controllo.

da a

CS 526.457 645.571

Numero azioni 100.000 125.000

Valore nominale 5,16 5,16

Riserva per singole azioni 160,10

Riserva sovraprezzo 4 miliono 126

Alla fine i vecchi soci hanno comunque la maggioranza. L’azienda va male però il nuovo socio versa una

riserva pari a 31 volte il VN: il venture capitalist sperava di guadagnare molto.

Al 31.06.99 i 4 milioni presi si sono investiti nel mercato. L’azienda è cresciuta. dopo un anno e mezzo si

vuole già buttare in borsa: il mercato era in espansione.

Cosa avrebbe dovuto fare Soru?

Era il first mover in borsa per il settore internet.

Quando ci si quota in borsa si vendono le azioni, si raccolgono tutte le offerte, poi si scopre il prezzo (es

20 euro). uno magari compra 100 azioni (2000 euro). la loro intenzione era alzare il più possibile il

prezzo, il mercato però voleva un prezzo basso. C’è l’effetto psicologico: se si offre un prezzo altissimo

l’investitore medio non guarda i bilanci aziendali. Comprare un’azione a 2000 euro o comprarne 100 a

20 euro è uguale. Bisognava ridurre al minimo il valore dell’azione: si fa un frazionamento. Si ritira

un’azione e se ne rimettono 10, 100, 1000 di 1/10, 1/100, 1/1000.

Loro fanno un frazionamento 1/100: ogni azione costava 20 centesimo. Psicologicamente sembra

spendere poco. I mercati finanziari si basano molto sull’aspetto psicologico.

Il CS resta lo stesso

Le azioni passano a 12 volte tanto

Il VN da 5 euro passa a 5 centesimi

La riserva sovraprezzo da 160 euro a 1 euro e 60.

La riserva assoluta resta a 4 milioni.

Il 27 ottobre 99 avviene la quotazione in borsa. Ci si può quotare:

- Vendendo le azioni

- Aumentando il CS

Si aumenta il CS

Si cerca di ridurre al minimo la quota di Cs e aumentare al max la riserva sovraprezzo. Tiscali fatturava

32 milioni ma perdeva 5 milioni. 32 milioni di fatturato è poco per una quotata. Con questa situazione

Tiscali cercava un nuovo socio.

Il Cs arriva a 800.000 aumenta pochissimo.

Le azioni passano da 12 milioni a 15 milioni.

Il VN delle azioni è sempre 5 cent.

La riserva sovraprezzo azioni: si chiedono 44 euro per ogni 5 cent di valore di un’azione: una cifra

altissima. La riserva arriva a 142 milioni: 863 volte il VN.

Come prima il nuovo socio paga uno sproposito le azioni.

Capitalizzazione di borsa: è il valore di mercato: si moltiplica il prezzo di un’azione per il numero delle

azioni. La capitalizzazione era 700 milioni di euro. una cifra enorme per un’azienda appena nata.

Se noi dovessimo fare lo SP a blocchi di Tiscali dopo la quotazione avremmo

Attivo = tutta cassa, tutta liquidità

Passivo = tutto mezzi propri, quasi tutto riserva sovraprezzo azioni

Dal giorno prima al giorno dopo la quotazione l’attivo cresce tantissimo, c’è un’entrata di cassa di 142

milioni.

La società era in perdita e aveva un fatturato basso viene versata una riserva pari a 4 volte il fatturato.

Grandezze a confronto

Al 31.12, due mesi dopo l’entrata in borsa, le azioni Tiscali erano state emesse a 45 euro, dopo 2 mesi

salgono a 400 euro, 10 volte tanto. Anche i risparmiatori che avevano investito in Tiscali ci hanno

guadagnato 10 volte. Il capitale investito era 182.353.787. l’attivo era quasi tutta liquidità. 127

Al 31.12 l’azienda capitalizzava 6 miliardi di euro, una cifra enorme.

È difficile pensare che qualcuno avrebbe comprato azioni Tiscali a 400 euro. in realtà ad aprile si arriva a

una quotazione di 1.157. Tiscali capitalizzava 18,7 miliardi. Anche quelli che avevano pagato le azioni

400 euro ci guadagnavano.

Cosa sarebbe successo se all’epoca non avessero fatto il frazionamento di 1 a 100? Un’azione Tiscali

ora sarebbe arrivata a 101 mila euro. nessuno l’avrebbe comprata però in tanti hanno comprato

un’azione a 1000 euro.

Il prezzo era troppo alto bisognava fare un altro frazionamento. Ora si fa di 1 a 10. Il prezzo da un giorni

all’altro crolla ma l’azienda non vale meno. in pochi avrebbero acquistato un’azione a 1000 euro ma in

tanti avrebbero acquistato 10 azioni a 100 euro.

Si arriva al 2000: cos’avrebbe dovuto fare Soru? Avrebbe dovuto vendere. Soru non l’ha fatto, perché? È

difficile pensasse di guadagnare ancora di più. Nessuno spende 18 mila euro e compra un’azienda che

può essere una scatola vuota. Inoltre se il primo a vendere un’azione è il socio di maggioranza si guarda

questo fatto come negativo. Soru aveva un’azienda che capitava 18 miliardi, le aspettative del mercato

erano enormi ma nello SO c’erano 180 milioni, una cifra piccolissima. Con 142 milioni di cassa poi ci

faceva poco. Bisognava cercare di crescere. Però raggiungere le aspettative di 18 miliardi era difficile ì,

almeno nel breve tempo.

Poteva comprare altre aziende. però anche le altre aziende erano sopravalutati: tutti volevano investire

in internet. Tutte le altre aziende anche se piccole costavano più di 142 milioni, la liquidità che aveva.

Era prigioniero della sua azienda.

Come poteva fare a crescere?

Se voleva comprare l’azienda X che costava tanto poteva offrirle azioni, poteva aumentare il CS in

natura: mi faccio conferire le azioni della società X. Il sig. Rossi proprietario della società X non vende le

azioni a Soru ma diventa socio di Tiscali. Rossi non ha la liquidità per diventare socio, lo diventa con le

azioni.

Tiscali inizia a comprare molte aziende non con la liquidità ma con le proprie azioni. Tiscali aumenta il

CS. Il giochetto funziona come prima: si aumenta il CS e si cerca di ridurre al minimo il CS e aumentare

al msx la riserva sovraprezzo.

Nell’attivo entrano azioni per 1000 che pago con un aumento del CS magari di 100 e un aumento della

riserva di 900.

La riserva sovraprezzo vale 2934 VN di ciascuna azione.

Tutte le aziende che comprava erano sopravalutate, magari valevano 100 e le pagava 1000 ma tanto

non le pagava in contanti ma con le azioni, anch’esse sopravalutate.

A fine anno del 200 il Cs è arrivato a 1 milione e mezzo a forza di aumentarlo ma è sempre basso. La

riserva è di 2,3 miliardi, è altissima. Il capitale investito e 2,4 miliardi.

Se confronto lo SP del 99 e del 2000 vedo che il capitale investito è cresciuto più di 10 volte. L’attivo

prima era tutta liquidità, ora è tutto attivo fisso: azioni conferite.

Verso la fine del 2000 le azioni hanno iniziato a perdere valore: 5 miliardi.

Le perdite sono esplose a 100 milioni.

Nel 2001 si fa un aumento di CS gratuito utilizzando le riserve che avevano a disposizione. Nel 2001

arriva il problema: tutto quello che avevano nell’attivo come azioni inizia a perdere valore. Sono costretti

a svalutare el azioni di 1 miliardo: 10 volte il loro fatturato. 128

Nel 2001 conseguono una perdita di oltre 1 miliardo. Come fanno a coprire questa perdita? Non hanno

avuto una perdita di liquidità ma hanno svalutato azioni. Le hanno coperte con la riserva sovraprezzo

azioni.

Nel 2002 la riserva si riduce di oltre un miliardo. La riserva a sua volta era sopravalutata rispetto a quella

effettiva.

La perdita non ha inciso sulla liquidità, sulla cash flow della società, non c’è stata uscita di liquidità.

Gli anni dopo non succede nulla di rilevante.

→Per il compito, o per l’orale: una domanda può essere la situazione era questa, a che scopo hanno

fatto questo o quest’altro?

ALTRO ESERCIZIO

Fotocopia esercizio 2

Dobbiamo calcolare la situazione iniziale, Roi, Pci, Ros, T.f., flusso CCN, flusso liquidità immediata, VA.

Abbiamo: • flusso di CCN 1000

• flusso liquidità immediata netta 600

• capitale investito 10.000

• mezzi propri 4.000

• vendite nette 28.000

• consumo materie 10.000

• reddito operativo 6.000

• reddito lordo 2.000

• capitale circolante 4.000

• banca cc attivo e cassa 1.000

• debiti v/fornitori 2.000

• banca c/c passivo 400

• spese operative esterne 800

• oneri finanziari 600

il ROI= reddito operativo /capitale investito = 6000/10.000 = 60%

PCI = 30.000/10.000

roi Pci Ros Tf Flusso CCNFlusso liq.immVA

Situazione 60% 3 6000/30000

600/6000= 1000 600 Prodotto d’esercizio

meno consumo

iniziale =20% 10% materie meno spese

operative esterne =

17.200

Aumento di

CS gratuito 54,4% 2,72

Aumento

di Cs con

conferimento

in natura 129

fornitore 12% 2000

A fronte di alcune operazioni fatte come sarebbero cambiati gli indicatori?

1. Aumento di CS gratuito di 1000 euro. resta tutto uguale.

2. Aumento CS con conferimento in natura di 1000: il Roi diminuisce, il denominatore

aumenta, c’è servito più capitale per produrre lo stesso reddito, il Pci diminuisce, siamo stati

meno produttivi, il resto è uguale.

3. Un fornitore straccia un credito di 1000 euro nei nostri confronti: non gli dobbiamo più i

soldi. Contabilmente: - CE: l’utile aumenta grazie a un’insussistenza di passivo

- SP : l’attivo resta lo stesso. Il totale passivo è lo stesso (dare = avere) però

diminuiscono le passività a breve e aumentano i mezzi proprio grazie all’utile. Però questa è

gestione straordinaria.

Roi, Pci, Ros non cambiano. Il tasso di finanziamento è più alto, il passivo è più basso. Il flusso di

CCN aumenta, scendono i debiti a breve. Liquidità e valore aggiunto non cambiano.

4. Subiamo un furto di prodotti finiti per 200 euro. contabilmente:

- Non ho la sopravvenienza ma ho meno rimanenze finali. L’utile è più basso di 200

- SP: attivo meno magazzino di 200

- SP passivo meno utile di 200

Il ROI è più basso diminuiscono sia il reddito sia il capitale.

 Il PCI è più alto, le vendite sono rimaste uguali ma il CI è diminuito.

 Il ROS è diminuito il reddito operativo è più alto ma le vendite sono le stesse.

 Il flusso è diminuito, comprende il magazzino.

 Il valore aggiunto è diminuito, non ho più le rimanenze finali.

 Gli altri valori sono invariati.

 130

05.12.12 (Vivaldi)

PREVALENZA DELLA SOSTANZA SULLA FORMA

Il lease back

se la nostra società si ritrova un bene già quasi ammortizzato interamente ma che ha ancora un certo

valore per finanziarsi vende il bene alla società di leasing che glielo ridà in leasing. La società si

autofinanzia.

Questo sistema traduce in finanza un bene che comunque serviva. Nella sostanza quindi l’operazione è

un finanziamento. Siccome il bene era già ammortizzato e il prezzo di vendita alla chiusura sarà

superiore si svilupperà una plusvalenza: il codice dice di non imputarla tutta all’anno in cui si manifesta

ma di frazionarla in tanti anni quanti gli anni di durata del leasing. Questa quota rettifica il costo leasing, il

canone.

La nota integrativa illustra tutta l’operazione.

Art 2425 bis ultimo comma: Le plusvalenze derivanti da operazioni di compravendita con locazione

finanziaria al venditore sono ripartite in funzione della durata del contratto di locazione . questa regola è

successiva alla riforma del 2003, è del 2004.

Come facciamo contabilmente a frazionare la plusvalenza: si usano i risconti passivi.

Esempio

Abbiamo un leasing che dura 10 anni e una plusvalenza di 8.000. la plusvalenza va frazionata in 10

anni: 800 euro all’anno. Quindi si fa da plusvalenza a risconto passivo per 7.200. la plusvalenza si apre

in avere per 8.000, con questa scrittura in dare scriviamo 7.200. il saldo è 800. Il risconto passivo poi si

chiuderà a SP nel passivo (voce E). al 31.12 dell’anno dopo faremo risconto passivo a plusvalenza per

800. Si alleggerisce il conto risconto passivo di altri 800 e si manda al CE la plusvalenza di 800 di

competenza di quell’anno. l’anno dopo bisognerà fare un’operazione per mandare a CE 800.

Azioni proprie

Anche qui prevale la sostanza sulla forma. Se esistono azioni proprie nel dare dello SP (o

immobilizzazioni o disponibilità, dipende), queste secondo il codice vanno lasciate li, o tra le

immobilizzazioni o tra il circolante, questa è la forma. La sostanza (disciplinata dagli IAS) è un

patrimonio netto al netto di queste azioni proprie. (come si fa nella riclassificazione).

Beni inviati all’estero per la lavorazione

Se la nostra società deve far svolgere una lavorazione all’estero normalmente i beni vengono inviati

all’estero come venduti a 100 e poi, una volta lavorati, vengono ricomprati a un prezzo maggiore,

comprensivo della lavorazione eseguita (120). La sostanza però è una lavorazione di 20, non una

vendita di 100 e un acquisto di 120.

I ricavi e i costi ne risultano gonfiati: ho costi per 120 anziché per 20 e ricavi per 100 in più. In questo

caso il codice non è molto rigido, si potrebbe anche seguire la sostanza e non la forma: “il costo della

lavorazione”.

LE DIFFERENZA TRA I NOSTRI PRINCIPI CONTABILI E NAZIONALI E IL CC E GLI IAS/IFRS

Sono obbligate a seguire gli IAS le banche e le assicurazioni. Per gli altri è facoltativo ma ancora manca

il decreto attuativo che stabilisca come applicarli. Le società obbligate possono non applicarli solo se la

loro applicazione genera una rappresentazione non veritiera e corretta.

Una prima differenza riguarda la composizione del bilancio:

IAS Codice civile

SP SP

CE CE

Prospetto variazioni imposte patrimonio netto NI 131

Rendiconto finanziario (per noi non è obbligatorio,

poi molte società lo fanno lo stesso).

Nota esplicativa dei principi adottati (una specie di

nota integrativa

Il bilancio si raggruppa in attività correnti e non correnti e passività correnti e non correnti. cambia poco

per le nostre conoscenze. Le attività non correnti sono le nostre immobilizzazioni e le attività correnti

sono il nostro circolante.

Nel passivo ci sono: patrimonio netto, passività non correnti (per noi le passività consolidate) e le

passività correnti (passivo a breve).

Il CE è uguale. Il CE prevede delle voci minime però poi al fine di una rappresentazione veritiera e

corretta si possono inserire voci addizionali.

Le immobilizzazioni immateriali

In questo caso gli IAS non sono, come al solito “accelerati” non portano all’iscrizione di un valore

maggiore rispetto a quello trovati con i nostri principio contabili.

Lo IAS dice che le immobilizzazioni devono essere quasi tutte spesate a CE, da noi le spese di impianto

si possono frazionare massimo in 5 esercizi (2426), le altre spese pluriennali si possono frazionare per il

periodo che riteniamo opportuno.

Le spese di sviluppo, unica eccezione, devono essere capitalizzate se il costo è determinabile e

dimostrabile e se l’attività immobilizzata è in grado di creare benefici futuri.

Se seguiamo il codice in certi casi si possono capitalizzare anche le spese di istruttoria.

Le immobilizzazioni a durata indeterminata

sono tali l’avviamento e i marchi. In entrambi i casi l’avviamento va a SP, è un’immobilizzazione

immateriale. Con riferimento agli anni successivi però:

CC: art 2426 dice che si deve ammortizzare in 5 anni, però se per particolari motivi il collegio

 sindacale da il suo assenso si può ammortizzare in più anni.

Gli IAS invece non seguono il processo di ammortamento ma l’impairment test: test di impoverimento.

 Bisogna andare a vedere se quell’avviamento regge ancora. L’avviamento ci può ancora dare questi

benefici che ci ha dato quando l’abbiamo pagato? Se da ancora tali benefici non si toglie nemmeno

un euro. Con l’impairment test si deve verificare il valore recuperabile, il maggiore tra:

1. Il fair value: il valore di mercato

2. Il valore d’uso: l’attualizzazione dei flussi finanziari che si prevede avranno origine in

futuro. Se è stato pagato un certo avviamento si va a vedere quanto questo mi può dare di utili

e quale flusso finanziario questi utili possono generare.

→Deducibilità fiscale: 18 anni. Una società ha un avviamento di 90.000 euro da ammortizzare in 10 anni

(scrittura ammortamento a avviamento per 9.000). nella dichiarazione dei redditi dobbiamo fare una

variazione in aumento, noi abbiamo spesato l’ammortamento per 9.000 invece lo dovevamo spesare per

90.000/18=5.000; portiamo tra le variazioni in aumento 9.000 – 5.000 = 4.000.

Questa è una differenza temporanea (la norma non dice di ammortizzare per 1/18 solo per un certo

periodo, si può detrarre per tutti i 18 anni). Per 10 anni si farà il discorso della ripresa a tassazione ma

dopo i 10 anni anche se in bilancio non c’è più l’avviamento, per altri 8 anni si porterà in detrazione

5.000 come variazione in riduzione.

Prima quindi variazioni in aumento per 4.000, poi, al termine dell0ammortamento si portano variazioni in

diminuzione per 5.000. 132

I 4.000 si possono riallocare nelle imposte anticipate. Se le imposte sono temporanee possono generare

imposte anticipate o differite.

Immobilizzazioni materiali

Come si inseriscono i valori per le immobilizzazioni materiali? La scrittura iniziale è al costo del bene

acquistano. Successivamente però si possono fare ammortamenti, si può arrivare a momenti in cui il

book value è inferiore al fair value:

I nostri principi non permettono assolutamente di rivalutare il bene. Si può rivalutare solo a seguito di

 leggi speciali oppure per dare una rappresentazione veritiera e corretta (comma 4 art 2423: Se, in

casi eccezionali, l'applicazione di una disposizione degli articoli seguenti è incompatibile con la

rappresentazione veritiera e corretta, la disposizione non deve essere applicata. La nota integrativa

deve motivare la deroga e deve indicarne l'influenza sulla rappresentazione della situazione

patrimoniale, finanziaria e del risultato economico. Gli eventuali utili derivanti dalla deroga devono

essere iscritti in una riserva non distribuibile se non in misura corrispondente al valore recuperato . )

Per gli IAS si può continuare valorizzare il bene al costo oppure lo si può contabilizzare al fair value.

La contropartita nel netto è sempre una riserva da rivalutazione: riserva indisponibile.

Svalutazioni:

Il benchmark treatment è uguale al nostro codice civile: art 2426 punto 3: . l'immobilizzazione che, alla

data della chiusura dell'esercizio, risulti durevolmente di valore inferiore a quello determinato secondo i

numeri 1) e 2) deve essere iscritta a tale minore valore; questo non può essere mantenuto nei

successivi bilanci se sono venuti meno i motivi della rettifica effettuata. Per le immobilizzazioni

consistenti in partecipazioni in imprese controllate o collegate che risultino iscritte per un valore

superiore a quello derivante dall'applicazione del criterio di valutazione previsto dal successivo numero

4) o, se non vi sia obbligo di redigere il bilancio consolidato, al valore corrispondente alla frazione di

patrimonio netto risultante dall'ultimo bilancio dell'impresa partecipata, la differenza dovrà essere

motivata nella nota integrativa.

Il fair value necessita di una perizia che attesti che il valore di mercato è quello. Il fair value è il

corrispettivo al quale un’attività po’ essere scambiata o una passività estinta tra parti

consapevoli e disponibili in una transazione libera: il prezzo di mercato.

I terreni

Andiamo a vedere un’altra differenza: i nostri principi contabili se viene acquistato un bene o se viene

 acquistato un terreno e su questo si costruisce un fabbricato si ricomprende il costo del terreno nella

totalità del costo del fabbricato e perciò può essere ammortizzato. La spiegazione è che Se si

costruisce un fabbricato e poi lo si demolisce riportare il terreno sottostante allo stato originale ha un

costo (bonifica ecc), se riportare il terreno allo stato originale ha questo costo tanto vale ammortizzare

il costo del terreno.

Gli IAS invece dicono che poiché il terreno non si smaltisce mai non si ammortizza, si ammortizza

 solo il fabbricato costruito su quel terreno.

Fiscalmente un tempo anche il terreno era detraibile tramite l’ammortamento, poi, visto che se la nostra

società ammortizza meno c’è un costo in meno e un risultato finale imponibile maggiore si è deciso di

non ammortizzare il terreno.

Spesso però fabbricato e terreno si acquistano insieme e non si sa il valore del solo terreno, bisogna

allora fare una valutazione. Se il terreno è conglobato la fiscalità ci dice come fare:

- Se è un fabbricato industriale il 30% è il terreno

- Se è n fabbricato commerciale il 20% è il terreno 133

Se io ho ammortizzato 100 devo poi fare, nella dichiarazione dei redditi, una variazione di aumento per

30. Inoltre questa variazione non è temporanea ma permanente, non ci sono imposte anticipate, non c’è

fiscalità differita. 134

06.12.12 (Verona)

Continua l’esercizio del 30.11.12:

ALTRO ESERCIZIO

Fotocopia esercizio 2

Dobbiamo calcolare la situazione iniziale, Roi, Pci, Ros, T.f., flusso CCN, flusso liquidità immediata, VA.

Abbiamo: • flusso di CCN 1000

• flusso liquidità immediata netta 600

• capitale investito 10.000

• mezzi propri 4.000

• vendite nette 28.000

• consumo materie 10.000

• reddito operativo 6.000

• reddito lordo 2.000

• capitale circolante 4.000

• banca cc attivo e cassa 1.000

• debiti v/fornitori 2.000

• banca c/c passivo 400

• spese operative esterne 800

• oneri finanziari 600

A fronte di alcune operazioni fatte come sarebbero cambiati gli indicatori?

1) Aumento di CS gratuito di 1000 euro. resta tutto uguale.

2) Aumento CS con conferimento in natura di 1000: il Roi diminuisce, il denominatore aumenta, c’è

servito più capitale per produrre lo stesso reddito, il Pci diminuisce, siamo stati meno produttivi, il

resto è uguale.

3) Un fornitore straccia un credito di 1000 euro nei nostri confronti: non gli dobbiamo più i soldi.

Contabilmente: - CE: l’utile aumenta grazie a un’insussistenza di passivo

SP : l’attivo resta lo stesso. Il totale passivo è lo stesso (dare = avere) però diminuiscono le passività

a breve e aumentano i mezzi proprio grazie all’utile. Però questa è gestione straordinaria.

Roi, Pci, Ros non cambiano. Il tasso di finanziamento è più alto, il passivo è più basso. Il flusso di

CCN aumenta, scendono i debiti a breve. Liquidità e valore aggiunto non cambiano.

4) Subiamo un furto di prodotti finiti per 200 euro. contabilmente:

Non ho la sopravvenienza ma ho meno rimanenze finali. L’utile è più basso di 200

SP: attivo meno magazzino di 200

SP passivo meno utile di 200

• Il ROI è più basso diminuiscono sia il reddito sia il capitale.

• Il PCI è più alto, le vendite sono rimaste uguali ma il CI è diminuito.

• Il ROS è diminuito il reddito operativo è più alto ma le vendite sono le stesse.

• Il flusso è diminuito, comprende il magazzino.

• Il valore aggiunto è diminuito, non ho più le rimanenze finali.

• Gli altri valori sono invariati.

5) Durante l’anno facciamo un aumento di CS a pagamento in contanti per 1.000

Se aumenta il capitale il Roi diminuisce, idem il Pci perché il capitale investito è aumentato, il Ros non

ha alterazioni, il valore aggiunto rimane uguale, il CCN aumenta.

6) Vengono restituite materie prime al fornitore per 200 euro. il fornitore ci scala il reso dal suo credito.

Io nei ricavi ho 200 di resi su acquisti però ho anche meno rimanenze finali. Il tot dei costi e il tot dei

ricavi non variano. L’utile resta uguale. A patrimonio abbiamo come differenza meno magazzino

135

nell’attivo e meno debiti verso fornitori nel passivo. Di fatto abbiamo lo stesso reddito ma un capitale

investito più basso. Il flusso di CCN non è cambiato perché sono diminuiti sia il magazzino sia i debiti, la

differenza quindi è rimasta uguale.

7) Abbiamo sfruttato di più l’impianto, questo modifica la nostra situazione, ceteris paribus abbiamo

sfruttato di più l’impianto. Aumentano gli ammortamenti. Il fondo ammortamenti è più alto, nel Ce si

abbassa l’utile. Il Roi peggiora, sia numeratore sia denominatore diminuiscono. Il Pci aumenta, a

parità di condizioni siamo più produttivi, (a parità di altre condizioni, se non ci fosse stata quest’ipotesi

forse non sarebbe stato così); il Ros è diminuito, gli altri indici sono uguali.

8) Aumentano ora i costi per il riscaldamento e li paghiamo in contanti. Aumenta il costo, l’utile

diminuisce. A patrimonio abbiamo meno cassa (lo paghiamo in contanti) e meno utile, diminuisce il

CCN. Cambiano anche il flusso di liquidità immediata e il valore aggiunto.

9) Le rimanenze finali di prodotti sono state valutate 100 euro in più. L’utile aumenta, anche il magazzino

è più alta. Abbiamo capitale investito e capitale di finanziamento più alti. Il Pci tende a diminuire, il

Ros tende ad aumentate perché a parità di vendite è aumentato il reddito operativo, aumenta solo il

flusso di CCN e non quello di liquidità immediata perché aumenta il magazzino, aumenta anche il

valore aggiunto.

10) Le rimanenze finali di materie prime sono state valutate 100 euro in meno. abbiamo meno

magazzino e un utile più basso. Il Roi diminuisce, è anche più basso rispetto al caso precedente dei

prodotto; il Pci viene calcolato su un magazzino minore, è più alto, il Ros è più basso, il tasso di

finanziamento rimane uguale, la liquidità netta .

Partiamo sempre dalla situazione di base! Le caselle vuote sono uguali agli anni passati

roi Pci Ros Tf Flusso Flusso liq.immVA

CCN

Situazione 60% 3 6000/30000 600/6000= 1000 600 Prodotto d’esercizio meno

consumo materie meno

iniziale =20% 10% spese operative esterne =

17.200

Aumento di Tutto Tutto Tutto Tutto Tutto Tutto Tutto

CS gratuito Uguale! Uguale! Uguale! Uguale! Uguale! Uguale! Uguale!

Aumento 6.000/ 30.000/ Tutto Tutto Tutto Tutto Tutto

di Cs con 11.000= 11.000= Uguale! Uguale! Uguale! Uguale! Uguale!

conferimento in 54,4% 2,72

natura

fornitore Tutto Tutto Tutto 600/5.000= 2000 Tutto Tutto

Uguale! Uguale! Uguale! 12% Uguale! Uguale!

Furto 5.800/ 30.000/ 5.800/ Tutto 800 600 Tutto

prodotti 9.800= 9.800= 33.000= Uguale! Uguale!

Finiti 59,18% 3,06 19,33%

per 200

Aumento di 6.000/ 30.000/ Tutto Tutto 2.000 1.600 Tutto

CS a pagamento 11.000= 11.000= Uguale! Uguale! Uguale!

Per 1.000 54,4% 2,72

Resi su 6.000/ 30.000/ Tutto 600/ Tutto Tutto Tutto 136

Materie 9.800= 9.800= Uguale! 5.800= Uguale! Uguale! Uguale!

Prime 61,22% 3,06 10,34%

per 200

Aumento 5.800/ 30.000/ 5.800/ Tutto Tutto Tutto Tutto

Ammortamento 9.800= 9.800= 30.000= Uguale! Uguale! Uguale! Uguale!

Per 200 59,18% 3,06 19,33%

Costi per 5.800/ 30.000/ 5.800/ Tutto 800 400 17.000

Riscaldamento 9.800= 9.800= 30.000= Uguale!

Per 200 59,18% 3,06 19,33%

Rimanenze 6.100/ 30.000/ 6.100/ 1.100 600 17.300

Finali prodotti= 10.000= 10.100= 30.000=

+ 100 60,4% 2,97 20,33%

Rimanenze 5.900/ 30.000/ 5.900/ 17.100

Finali materie= 9.900= 9.900=

- 59,6% 3,03 = 19,66%

1

00

ALTRO ESERCIZIO SUL CS

Al 30/12/2008 la Beta ha un valore economico di 2.400.000. tra le altre poste contabili abbiamo:

• un Cs di 1.000.000

• Una riserva legale di 50.000

• Una riserva straordinaria di 250.000

• Un conto corrente attivo di 2.000.000

• Verdi ha il 60%

• Bianchi ha il 40%

• Il valore nominale delle azioni è di 2 euro

• Se noi chiudessimo il bilancio ora emergerebbe una perdita di 1.780.000

Il patrimonio netto totale è 1.300.000 = 1.000.000+50.000+ 250.000. la perdita supera sia tutte le riserve

sia tutto il CS, l’unica alternativa dell’azienda è aumentare il CS. Il problema è che i soci non hanno i

soldi per aumentare il CS. Però c’è il sig. Neri che è disponibile ad entrare in società. Che soluzioni

possono trovare i vecchi soci? I soci sono giuridicamente obbligati a mettere i soldi in azienda, non li

hanno, il loro interesse è far entrare Neri nella minima percentuale possibile, allo stesso tempo Neri non

vorrà essere penalizzato.

I soci sono obbligati a fare ciò perché il Cs è sotto zero, questa è una regola imposta dalla legge, se il

CS è sotto zero e c’è una buona linea commerciale sostanzialmente l’azienda potrebbe andare avanti e

riprendersi, la legge però indipendentemente da ciò obbliga l’aumento di CS. Il patrimonio netto è

1.300.000, la perdita è di 1.780.000, avanza un deficit di 480.000. avere un patrimonio netto di 480.000

non significa che l’azienda necessita 480.000 euro di denaro per fare i pagamenti, magari l’azienda ha

un deficit patrimoniale ma non ha problemi di liquidità. Magari è piena di debiti che scadono a 10 anni.

Però la legge impone che non si può avere un PN negativo. se arriva una banca e mi da altri

finanziamenti non risolve il problema: la cassa aumenta di 480.000 e il debito aumenta di 480.000, il

137

deficit rimane, l’unica soluzione è aumentare il CS. No dobbiamo ridurre al minimo l’entrata di Neri. Neri

deve versare 480.000 più il minimo necessario a ricostituire il CS. Supponiamo di essere una Spa, Neri

deve versa in più 120.000 euro per ricostituire il Cs minimo. I 480.000 vanno nel PN, non è detto vadano

a CS, possono andare anche a riserva. Il socio in tutto deve versare 600.000 euro per risanare dal punto

di vista giuridico la situazione. Dal punto di vista finanziario magari non abbiamo problemi.

Noi abbiamo bisogno di 600.000 euro, li versa tutti Neri. I 600.000 saranno sufficienti a coprire il deficit e

avere un nuovo Cs, il problema è capire quanto potere ha il socio, lui pesa 600.000, i vecchi soci pesano

2.400.000, c’è l’avviamento. In tutto il valore è di 3.000.000 (2.400.000 + 600.000). per forza alla fine dei

conti il nuovo socio dovrà comandare 600.000/3.000.000 = 20% e i vecchi 2.400.000/3.000.000 = 80%.

Noi siamo al 30 dicembre e abbiamo una situazione così:

SP CS 1.000.000

R.L. 50.000

R 250.000

Cronologicamente abbiamo tre momenti diversi:

1. Aumento CS

2. Scritture assestamento

3. Copertura perdita

1. Aumento CS

Il nuovo socio versa 600.000: quanto va a CS e quanto a riserva sovraprezzo azioni?

2.400.000 : 1.000.000 = 600.000 : X

X = 250. 000 è il nuovo CS

La riserva sovraprezzo azioni è data da 600.000 – 250.000 = 350.000

Le scrittura contabili:

Banca c/c = 600.000

In contropartita:

CS = 250.000

Riserva = 350.000

A patrimonio avremo: SP CS 1.250.000

R.L. 50.000

R 250.000

Riserva sovraprezzo azioni = 350.000

2) Scritture d’assestamento

3) Copertura perdita 138

Al 31.12 chiudiamo il bilancio con una perdita di 1.780.000. noi siamo pronti a carpirla, la copriamo con

Cs e riserve. Abbiamo:

perdita 1.780.000

riserva liquida 50.000

riserva straordinaria 250.000

riserva sovraprezzo 350.000

capitale sociale 1.230.000

→nel Cs restano 120.000: il Cs minimo garantito.

C’è anche un’altra soluzione

Giuridicamente ci servono per forza 600.000 euro versati a patrimonio dai soci. Il nuovo socio metterà

comunque 600.000 euro, comunque dovrà avere un peso del 20%. I vecchi soci anziché farlo entrare

con l’aumento di CS lo fanno entrare vendendogli le azioni. Lui alla fine dovrà comandare il 20%: gli si

vendono il 20% delle azioni.

A quale prezzo gli vengono vendute le azioni?

Gli vendono a 480.000 euro il 20% della società. La situazione non è sanata, la transazione è esterna

alla società: i soldi passano da Neri ai vecchi soci, le azioni passano dai vecchi soci a Neri.

Contabilmente però la scoietà ha sempre bisogno di 600.000 euro. ora però i vecchi soci hanno i soldi.

La società chiede a tutti e tre i soci di coprire la perdita nelle loro percentuali. I vecchi soci devono

coprire l’80% della perdita, Neri deve coprire il 20%.

I vecchi soci versano l’80% di 600.000 = 480.000 euro

Neri versa il 20% di 600.000 = 120.000.

A Neri entrare in tutto è costato 480.000 + 120.000 = 600.000.

Contabilmente però abbiamo un versamento sei soci vecchi e nuovi per 600.000 che mettiamo in cassa

e in contro partita abbiamo un fondo per copertura perdita, paragonabile a una riserva.

Banca c/c a fondo copertura perdita per 600.000.

A questo punto copriamo la perdita con riserva legale per 50.000; riserva statutaria per 250.000, col

fondo per 600.000 e la parte residua pari a 880.000 la copriamo col CS. Il CS da 1.000.000 scende

allora a 120.000, il minimo legale. Siamo arrivati alla stessa conclusione. Però ci sono due strade

giuridiche.

07.12.12 (Bacelli)

ESERCIZIO IV

Ricostruiamo a ritroso lo SP e il CE. quest’esercizio capita spesso nei compiti. Si provveda a completare

le macrovoci dello SO e del CE riclassificato tenendo conto che:

• indice di liquidità complessivo = 41,667%

• Indice di rigidità= 33,3%

• Indice di indebitamento consolidato 15%

• Margine di struttura secondario +80.000

• Il Roi 8,333%

• Reddito operativo +100.000

• MIL +900.000

• Roe netto del 2005 20%

• Consumo materie 64%

• Pci 2

• Rimanenze finali di prodotti finiti e in corso di lavorazione 200.000

• Esistenze iniziali materie 50.000

Alcuni valori nei rispetto di questi vincoli possono essere di libera scelta.

1. indice di liquidità complessivo = 41,667% 139

Ld Li

+

indice di liquidità = = 41,667%

Ci Af =¿

2. indice di rigidità = = 33,3%

Ci Pc

¿

3. indice indebitamento consolidato = 15%

Cf

4. margine di struttura secondario: non è più un rapporto ma è la differenza tra mezzi

propri + passività consolidate meno attivo fisso: Mp + Pc – Af = 80.000

5. Roi = utile operativo / capitale investito = Uo/Ci= 8,33%

6. Reddito operativo = 100.000

7. Il MIL (margine industriale lordo) dato dalla differenza tra prodotto d’esercizio e

consumo materie: Pe – Cons mat = 900.000 Un

8. Il Roe netto = Utile netto/mezzi propri = = 20%

Mp

9. Consumo materie = (esistenze iniziali di materie + acquisti materie – rimanenze

finali)/Prodotto d’esercizio = 64%. Al denominatore c’è il prodotto d’esercizio perché abbiamo

un Ce riclassificato alla produzione ottenuta. Abbiamo diviso la somma per il prodotto

d’esercizio perché abbiamo un valore percentuale.

10. Pci =V/Ci = 2 =

11. Rimanenze finali di prodotti e lavori in corso= 200.000

12. Esistenze iniziali materie 50.000

a) Posso trovare il capitale investito utilizzando Roi e reddito operativo. Dato che Uo/Ci = 8,33% e

Uo=100.000 allora il capitale investito è 100.000/Ci=8,333% quindi Ci= 100.000/8,33% → Ci =

1.200.000 (arrotondato). Il capitale di finanziamento è uguale al capitale investito sempre:

Cf=1.200.000.

b) Il totale delle vendite nette lo ricavo dal Pci: so che V/Ci = 2 quindi V/1.200.000 = 2 quindi V=

2.400.000

c) Il consumo materie è dato da (esistenze iniziali + acquisti materie – rimanenze finali)/ Pe= 64%. Poi

so che consumo materie / MIL = 900.000. sappiamo che Pe= 900.000/36% = 900.000. Dato che il

consumo di materie è il 64% e il prodotto d’esercizio è il 100% il MIl = prodotto d’esercizio meno

consumo materie è 36%. Il MIL sappiamo che è 900.000, allora trovo di prodotto d’esercizio come il

prodotto tra il MIl e il valore percentuale del prodotto d’esercizio: Pe= 900.000/36%= 2.500.000.

d) Io so che le vendite + le rimanenze finali di prodotto – le esistenze iniziali di prodotti mi da il prodotto

d’esercizio. Io conosco le vendite (2.400.000) e le rimanenze finali me le sa il testo (200.000) :

2.500.000 = 2.400.000 + 200.000 + esistenze iniziali. Quindi le esistenze iniziali sono 2.500.000 –

2.400.000 – 200.000 = +100.000.

e) Indice di rigidità = Af/Ci = 33, 33% quindi l’attivo fisso è 33,33% * Ci = 33,33% * 1.200.000 =

400.000

f) Indice di liquidità = Ld + Li/Ci = Ld + Li = 41,67% Ci = 41,67% * 1.200.000 = 500.000.

g) Ho trovato attivo fisso e liquidità, mi manca il magazzino. Dato che attivo fisso = 400.000 e Liquidità

differire + immediate = 500.000 e il capitale investito è 1.200.000 il magazzino comprensivo sia di

prodotto sia di materie è dato da: 1.200.000 – 400.000 – 500.000 = 300.000. di questi 300.000

sappiamo che le rimanenze finali di prodotti sono 200.000 (ce lo diceva il testo), quindi le rimanenze

finali di materie sono 100.000.

h) Noi sappiamo che consumo materie / Pe = 64% il consumo di materie è dato da esistenze iniziali di

materie + acquisti materie – rimanenze finali. Abbiamo quindi 50.000 + acquisti – 100.000 è pari al

64% di 2.500.000 ossia 1.600.000 quindi acquisti = 1.600.000 – 50.000 – 100.000 = 1.650.000.

140

i) Il margine di struttura secondario è dato da Mp + Pc – Af. Le passività consolidate le posso trovare

tramite l’indice di indebitamento consolidato: Pc/Cf = 15% sappiamo che Cf = Ci = 1.200.000 quindi

Pc = 15%*1.200.000 = 180.000 euro. conoscendo il margine di struttura secondario (80.000)

possiamo trovare i mezzi propri (Ms – Pc + Af) : Mp = 80.000 – 180.000 + 400.000 = 300.000.

j) Il ROE netto è Un/Mp=20% poiché i mezzi propri sono 300.000 l’utile netto è pari a 20%*300.000 =

60.000. a questo punto i o so che all’interno dei mezzi propri 60.000 sono relativi all’utile netto e

240.000 sono dati da CS + riserve.

k) Mi mancano da trovare le passività correnti: so che Mp + Pc + Passività consolidate = Cf = Ci =

1.200.000 quindi passività correnti = 1.200.000 – Mp – Pc = 1.200.000 – 300.000 – 180.000 =

720.000.

Ora ho trovato tutti i valori che potevo ricavare con i dati del testo, gli altri valori li posso mettere a

piacimento. SP

Attivo fisso = 400.000 CS + riserve = 240.000

Rimanenze finali prodotti = 200.000 Utile netto = 60.000

Rimanenze finali materie = 100.000 Passività consolidate = 180.000

Liquidità differite* = 250.000 Passività correnti = 720.000

Liquidità immediate* = 250.000

Capitale investito = 1.200.000 Capitale di finanziamento = 1.200.000

*Noi sapevamo solo che Ld + Li = 500.000: abbiamo ipotizzato di fare metà e metà, avremmo anche potuto

supporre 200.000 e 300.000 ecc. CE

Vendite nette = 2.400.000

Rimanenze finali prodotti = 200.000

Esistenze iniziali di prodotti = - 100.000

Prodotto d’esercizio = 2.500.000

Acquisto materie = 1.650.000

Rimanenze finali materie = -100.000

Esistenze iniziali materie = + 50.000

Consumo materie = 1.600.000

MIL = 900.000

altre spese operative* = 350.000 (è un valore scelto da noi)

valore aggiunto 550.000

spese personale* = 400.000 (è un valore scelto da noi)

MOL = 150.000 141

Ammortamenti* = 50.000

Reddito operativo = 100.000

Oneri fiscali* 10.000

Utile netto 60.000

*Spese personale, spese operativo e ammortamento potevano essere a piacimento nel rispetto dei

valori dell’utile netto e del reddito operativo.

ESERCIZIO II

Si provveda a completare le macrovoci dello SP e del CE riclassificato tenendo conto che:

• Il capitale investito caratteristico è pari a 440.000

• L’effetto leva è negativo di quasi 4,5%

• L’azienda è a basso valore aggiunto

• Il capitale investito extracaratteristico è 10.000

• Il MOL supera gli ammortamenti di 50.000

• Il Pci è pari a 3

• Il quoziente di indebitamento è 3,5

• Il margine di struttura secondario è 25.000

soluzione

1) L’effetto leva è negativo di quasi 4,5%: l’effetto leva è la differenza tra Roi e il tasso di finanziamento

2) L’azienda è a basso valore aggiunto: va costruito il CE in modo che la riclassificazione di tutti i valori

reddituali dia un valore aggiunto basso in proporzione al reddito d’esercizio.

3) Il capitale investito extracaratteristico è 10.000

4) Il capitale investito caratteristico è 440.000.

5) Il MOL supera gli ammortamenti di 50.000: nel nostro CE riclassificato dopo la parte iniziale arriviamo

al MOL, dopo il MOL abbiamo gli ammortamenti: la differenza tra i due è il reddito operativo. Quindi il

reddito operativo è 50.000.

6) Il Pci è pari a 3: il Pci è V/CI caratteristico

7) Il quoziente di indebitamento è 3,5: questo è P/MP

8) Il margine di struttura secondario è 25.000; il Ms2 è dato da Mp + Pcons – Af.

Iniziamo a svolgere l’esercizio:

a) Otteniamo il capitale investito totale = capitale investito caratteristico (440.000) +

capitale investito extracaratteristico(10.000) = 450.000.

b) Dal lato degli impieghi io non ho indici che mi permettono la ricostruzione, non ho indici

che vanno a pescare parte dell’attivo tranne l margine di struttura secondario che utilizza

l’attivo fisso. Dal lato delle fonti invece ho il quoziente di indebitamento dato da passività fratto

mezzi propri = 3,5. Io so che P = Pcons + Pcorr + Mp =CF= Ctot = 450.000 considerando il

quoziente di indebitamento posso trovare sia le passività sia i mezzi propri. Le passività sono

450.000 – Mp

:

uguali a 450.000 – MP. Abbiamo che = 3,5 e quindi 3,5MP=450.000 - MP→

MP

4,5MP=450.000→ MP=100.000. di conseguenza le passività sono 450.000 – 100.000 =

350.000.

c) Se io dividessi le passività in due parti uguali: PC=Pcor=175.000 dato che il Margine di

struttura secondario è pari a 25.000 e i mezzi propri sono 100.000 e che MS = MP + Pcons –

AF →25.000= 100.000 + 175.000 - AF→ AF=250.000. nulla mi vietava di suddividere

diversamente le passività, l’importante era rispettare il margine di struttura secondario.

d) Analizziamo il PCI, il turnover del capitale investito. PCI= Vn/Cicar = Vn/440.000 = 3

quindi Vn=1.320.000 142

e) Dato che il MOL supera gli ammortamenti di 50.000 il reddito operativo è 50.000

f) Ho un effetto leva negativo = -4,5. Posso calcolarmi il ROI=Ro/CIcar = 50.000/440.000

= 11,36%. Dato che l’effetto leva è pari a Roi – Tf = - 4,5 Tf = 4,5 + 11,36 = 15,86%.

g) Questo valore trovato mi serve per calcolare gli oneri finanziari: le passività sono

350.000. quindi Of = 15,86%*350.000=55.000 (arrotondato). 143

Allora abbiamo: SP

Attivo fisso = 250.000 Mezzi propri = 100.000

Attivo circolante = 200.000 Pass cons = 175.000

Tot Capitale Investito= 450.000 Pass corr = 175.000

Ci extra caratteristico = -10.000

Tot Capitale investito caratteristico = 440.000 Tor capitale finanziamento 450.000

CE

Vendite nette = 1.320.000

Prodotto esercizio = 1.320.000

Consumo materie = 820.000 (l’ho messo a piacere)

MIL = 500.000

Altre spese operative 200.000

Valore aggiunto 300.000

Spese personale 20.000

MOL 100.000

Ammortamenti 50.000

Reddito operativo 50.000

Oneri finanziari = -55.000

Area straordinaria = 14.000

Utile lordo = 9.000

Oneri fiscali = - 4.000

Utile netto = 5.000

Ho messo consumo materie e prodotto d’esercizio ai piacere però li ho messe elevati per far venire un

basso valore aggiunto. Se li avessi messi bassi avrei avuto un valore aggiunto alto. Quest’esercizio era

un compito dato effettivamente all’esame.

ESERCIZIO C

La Rossi Spa presenta questa situazione:

esercizio 2006

• utile ante imposte di 20.000 comprensivo di una plusvalenza di 3.000: la società opta per la

rateizzazione. Le plusvalenze se relative a cespiti o partecipazioni da più di 3 anni possono essere

144

anche differite entro 5 anni al massimo: i 5 anni partono dall’esercizio in cui c’è stato il sostenimento

delle spese. Invece le spese di manutenzione sono detraibili entro il 5% del valore delle

immobilizzazioni:i 5 anni partono dall’esercizio successivo al sostenimento delle spese.

• Utile d’esercizio = 20.000

• Io devo portare in diminuzione dell’utile 4/5 della plusvalenza perché rinvio la tassazione in futuro. Il

mio imponibile fiscale quindi è 17.600. 20.000 – 2.400 (4/5 di 3.000).

• L’imposta corrente è il 33% di 17.600 = 5.808

• Le imposte differite vanno calcolate per la competenza civilistica. Le imposte differite sono il 33%

della variazione temporanea della plusvalenza 2.400 ( i 4/5 di 3.000) = 792. In questo modo nel mio

bilancio civilistico rientrano le imposte calcolate sia sulla quota fiscalmente imponibile nell’anno sia sui

4/5 rinviati agli esercizi successivi.

Contabilmente al 31.12

imposte correnti (CE 22 a) a Debiti tributari (SP D 12 passivo) per 5.808.

imposte differite (CE 22 b) a fondo imposte differite (SP passiva B2) per 792.

In questo modo tra i ricavi del CE avrò una plusvalenza di 3.000 e tra i costi imposte correnti per 5.808 +

imposte differite per 792: CE

Plusvalenza

Imposte correnti 5.808

Imposte differite 792 SP

Debiti imposte 5.808

Fondo imposte differite 792

Esercizio 2007

• Utile ante imposte (utile lordo) = 15.000

• In quest’esercizio ho una plusvalenza di 1.000 euro che rateizzo. I 4/5 di questa plusvalenza vanno

sottratti dall’utile lordo: -800.

• Ho spese di manutenzione ordinarie per 4.500, il limite del 5% è 2.500. l’eccedenza deducibile nel

2007 è pari a 2.000. ne dedurrò 400 euro all’anno per 5 anni. Devo fare una variazione in aumento

pari a 2.000 euro all’eccedenza delle spese di manutenzione oltre il 5% (4.500-2.500=2.000). ho una

variazione in aumento di +2.000.

• Devo poi riprendere a tassazione un quinto della plusvalenza del 2006, è una variazione in aumento

+600.

• Il mio utile fiscale quindi è pari a 16.800. su quest’utile calcolo le imposte: 16.800*33%= 5.544 =

imposte correnti.

• I 4/5 della plusvalenza poi mi daranno luogo a imposte differite pari a 4/5*1000*27,5% ( i 4/5 che mi

saranno imposto dal 2008 in avanti sconteranno un’aliquota non del 33% ma del 27,5%).

• Abbiamo poi le imposte anticipate (un credito nel confronti dell’erario): una componente reddituale

negativa, un costo di quest’anno lo dedurrò negli esercizi successivi, negli esercizi successivi

calcolerò un imponibile minore. Imposte anticipate = 5/5*2.000*27,5% = -550. Questi 2000 euro sono

145

l’eccedenza di manutenzioni che dedurrò in quote costanti a partire dall’esercizio successivo per 5

anni: dal 2008 al 2012. Dal 2008 in poi avrò una variazione in diminuzione del reddito imponibile che

sconterà un’aliquota IRES del 27,5%, non del 33%.

• Imposte differite anno 2006 = 1/5*3.000*33% =-198. Questo è lo storno delle imposte differite

dell’anno precedente.

• ottengo le imposte di competenza = 5.016 euro.

le scrittura contabili sono:

imposte correnti a debiti tributari per 5.544

imposte differite a fondo imposte differite 220

crediti per imposte anticipate (SP attivo C 2 4 ter) a imposte anticipate (CE 22 b col segno meno) per

550

fondo imposte differite a imposte differite (CE 22 b col segno meno, è lo storno) per 198.

Nel 2007 ho fatto lo storno delle imposte differite del 2006, una parte del debito potenziale nei confronti

del fisco l’ho pagato incrementandone per 1/5 la mia base imponibile. 146

Vediamo come si muovono nello SP i crediti per imposte differite e il fondo per le imposte anticipate.

Io ho: fondo imposte differite

792 (nel 2006)

220 (nel 2007)

198 (storno 2007) Saldo = 594

99* Crediti imposte anticipate

550 (2007)

Io nel 2006 ho calcolato l’imposta sul 33%, nel 2007 invece sapevo che nel 2008 le imposte sarebbero

state pari al 27,5% e ho usato questo valore.

Il saldo di 584 sono le imposte calcolate al 33% che dovrò pagare dal 2008 però la nuova aliquota sarà il

27,5% devo fare una variazione in diminuzione al fondo imposte differite pari al differenziale d’aliquota

del 5,5%: 5,5%*3/5 della plusvalenza differita = 99 euro*.

Avrò un’altra scrittura:

fondo imposte differite a imposte differite per 99

Esercizio 2008

Nel 2008 l’utile ante imposte è 12.000 tra cui c’è un’autovettura di 20.000 non strumentale con aliquota

d’ammortamento del 25% (art 164 comma 1 lett b). il primo anno l’ammortamento è dimezzato.

Le autovetture sono deducibili al massimo per il 40%. Se il costo è 20.000 e il costo massimo ammesso

è 18.076, io posso calcolare il 40% su 18.076

Ho un’autovettura con un costo storico pari a 20.000 e un ammortamento pari a 20.000*12,5%= 2.500.

Io so che il costo massimo ammortizzabile è pari a 18.076 e i costo delle autovetture sono deducibili nei

limiti del 40%.

A livello fiscale dato che il mio costo d’acquisto è maggiore di 18.076 l’ammortamento fiscalmente

deducibile è 18.076 * 12,5% * 40% = 903,80.

La differenza tra la quota ammortamento imputata in bilancio calcolata sul valore complessivo del bene

e la quota fiscalmente ammessa (903,80) mi da la variazione in aumento dell’imponibile fiscale = 2.500

– 903,80 = 1596,20.

I 596 sono una variazione permanente, non originano imposizioni differite o anticipate.

Utile civile lordo = 12.000

+ ammortamento indeducibile = 1.596,20

Abbiamo poi tutte le quote derivanti dagli esercizi precedenti:

1/5 plusvalenza del 2006 = 600 euro

1/5 plusvalenza del 2007 = 200 euro 147

1/5 dell’eccedenza manutenzione 2007 = -400

L’imponibile fiscale è pari a 13.996, 20

Calcoliamo le imposte:

imposte correnti = 27,5%*13.996,20 = 3.848,96

storno imposte differite del 2006 pari al 27,5% per 1/5 di 3.000 = -165

storno imposte differite del 2007 pari al 27,5% di 1/5 della plusvalenza di 1000 = -55 euro

imposte anticipate 27,5%*1/5* 2.000 = +110

le imposte di competenza sono 3.738, 96 148

12.12.12 (Vivaldi)

Lavori in corso su ordinazione

Al 31.12 i lavori non finiti sono una rimanenza che va sia nello SP sia nel CE. nel Ce voce A 3

“variazione dei lavori in corso su ordinazione”, nello SP va alla voce C I 3.

I metodi di valutazione, secondo i nostri principi, sono:

1) Valutazione al costo: si guarda quanti costo sono stati sostenuti per arrivare a quel

certo punto della lavorazione. Il risultato finale è zero, tra i costi ho 100 e tra i ricavi le

rimanenze per 100.

2) In base ai corrispettivi pattuiti: l’opera ad esempio è valutata 10 milioni, si è costruita

per metà, si inseriscono 5 milioni. In questo caso il risultato finale non sarà zero, i costi

saranno minori, es 4 milioni e 800, ho un utile.

Art 2426 punto 11: i lavori in corso su ordinazione possono essere iscritti sulla base dei corrispettivi

contrattuali maturati con ragionevole certezza. possono essere iscritti = è l’eccezione, la regola è al

costo.

In questo momento l’OIC sta lavorando su quest’argomento e sembra intenzionato ad andare verso la

valutazione al costo. Gli IAS prevedono solo un criterio: u corrispettivi pattuiti. Come sempre gli IAS

prevedono un criterio più “accelerato”. Il nostro codice invece è più basato sulla prudenza.

Il leasing

Gli IAS vogliono di seguire il metodo finanziario anziché quello patrimoniale. Il leasing può essere:

• operativo: la società di leasing è proprietaria del bene da tempo, è come un vero e

proprio noleggio, non c’è la possibilità del riscatto. In questo caso anche gli IAS prevedono il

metodo patrimoniale.

• Finanziario: alla fine c’è il riscatto. Gli IAS chiedono una registrazione col metodo

patrimoniale, i nostri principio impongono il metodo patrimoniale salvo riportare nella Ni cosa

ci sarebbe stato se si fosse seguito il metodo finanziario.

Dal lato della società di leasing

Il leasing viene espresso come un credito nei confronti della nostra società, gli incassi sono trattati in

parte come riduzione del credito e in parte come provente finanziario.

Gli aspetti fiscali

Affinchè il canone leasing sia deducibile i contratti devono durare almeno 2/3 dell’ammortamento

ordinario. Per i beni immobili però c’è un limite minimo di 11 anni e massimo di 18.

Fin ora i minimi di durata si applicavano ala durata del contratto, ora invece il contratto può essere anche

di durata inferiore però deve avere questi limiti di detrazione. Anche se il contratto civilmente dura meno,

fiscalmente deve durare almeno 2/3 dell’ammortamento.

Questo è un esempio in cui si riprende a tassazione un parte indetraibile, siccome l’indetraibilità c’è ora

ma poi, a fine processo d’ammortamento ci sarà la detraibilità, se si prevede di avere utili in futuro si

possono rilevare imposte anticipate.

Il TFR

Il nostro codice dice di calcolare il debito nei confronti dei dipendenti e iscriverlo allo SP passivo C.

Gli IAS invece dicono che, poiché il TFR non verrà pagato al 31.12 ma in futuro, quando si interromperà

il rapporto di lavoro, e le somme oggi hanno un valore attuale minore (magari poi in questi anni ci sono

aumenti di valore), si inserisce questa posta maggiore.

Secondo i nostri principi invece va inserita una partita di debito inferiore: si privilegia sempre la

prudenza! 149

La valutazione delle rimanenze

1) Beni infungibili

: principi nazionali e internazionali coincidono, si determina il costo. Non

sono beni pluriennali, si esauriscono entro l’anno.

2) Beni fungibili

: dobbiamo scrivere il minore tra valore di mercato e costo, il costo

secondo il CC è dato da:

• Lifo

• Fifo

• Media ponderata

Gli IAS eliminano il lifo. normalmente il trend dei prezzi è all’aumento il LIFO invece valuta i beni con

prezzi minori di quelli attuali, è un metodo più prudenziale che infatti c’è nei principi nazionali e non c’è

negli IAS.

Distribuzione di utili e riserve derivanti dall’applicazione degli IAS

L’applicazione degli IAS normalmente porta a una valutazione superiore e quindi ad un risultato finale

superiore. Questo maggior valore non si può distribuire, si potrà distribuire solo quando realizzato. Il

maggior valore si può

• trattare come una plusvalenza facendolo passare dal CE : + utile non distribuibile

• oppure si può mandare direttamente a patrimonio netto rilevando una riserva.

Però se alla fine si rileva un utile inferiore alla plusvalenza significa che se non ci fosse stata la

plusvalenza ci sarebbe stata una perdita. Bisognerà integrare la riserva con eventuali riserve disponibili.

L’utile che non si può distribuire perché derivante dalla plusvalenza se inferiore a quello necessario a

garantire il pareggio di bilancio va integrato per la parte mancante utilizzando riserve disponibili, se ci

sono.

La riserva indisponibile può essere utilizzata quando si ammortizza: si aumenta il valore di un fabbricato

grazie al fair value, si è rilevata la plusvalenza, man mano che si ammortizza si libera la riserva. Oppure

la riserva si libera quando si vende il bene che era stato rivalutato: dopo la vendita si ha l’incasso: il bene

si trasforma in cash.

Se le riserve disponibili non bastano per coprire un’eventuale perdita si può utilizzare, per sanare la

perdita, anche la riserva indisponibile ma c’è l’obbligo di ricostituirla tramite gli utili degli anni successivi.

→il compito dovrebbe riguardare gli argomenti fatti a lezione! 150

13.12.12

ESERCIZIO VENDITA E ACQUISTO IN VALUTA

Esercizio A:

• 1-12-06 vendita di merci per 2000 $, pagamento a 6 mesi, vendita a dilazione, il cambio €/$ ALL’1-

12-06 È 1,20,

• AL 31-12-06 il cambio è 1,10.

• AL 01-06-07 il cambio è 1,12.

Io incasserò il pagamento a 6 mesi, il 1 giugno 2007 quando il cambio sarà 1,12. Al 31.12.06 invece il

cambio è 1,10.

In contabilità generale: innanzitutto cambio i $ in €: $2000/1,20 (tasso al 01-12) = 1666,67.

Crediti in valuta o crediti verso clienti esteri

1666,67 Merci c/vendite

1666,67

Al 31-12 il cambio varia da 1, 20 a 1,10. Gli stessi 2000 $ al 31.12 corrispondono a 2000/1,10= 1818,18

€.

Possiamo aprire dei nuovi mastrini oppure usare gli stessi:

Crediti in valuta

(1666,67)

151,51

Abbiamo un utile di 151, 51 = 1818,18 – 166,67

Utile su cambi

151, 51 151

L’utile su cambi che abbiamo rilevato non è certo, non è realizzato, a giugno, quando verrò pagato, il

cambio potrebbe essere diverso e potrei non realizzare l’utile. Al 31.12 devo costituire una riserva per gli

utili che ancora non sono stati realizzati ma che sono presenti in contabilità. La riserva la costituisco in

avere, quali risorse prendo dal dare? gli utili, con l’utile d’esercizio costituisco la riserva, lo faccio in sede

di destinazione dell’utile. Utile d’esercizio

151, 51 Riserva utile non realizzato

151, 51

Al 01-06-07, quando il cliente mi paga, il cambio è 1,12 quindi 2000 dollari corrispondono a 1785,71

euro. il mi cliente mi da 1785,71 euro.

I miei crediti in valuta ammontavano a 1818,18

Crediti in valuta

(1818,18) 1818,18

In banca mi entrano 1785,71 Banca c/c

1785,71

Chiudo i crediti per 1818,18 la differenza tra i crediti e la banca è la perdita su cambi per 32,47 152


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mariagiovannamureddu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ragioneria applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Verona Roberto.

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