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3. tutto il resto che è comunque contesto generico è allo stato di non relazione e per lo meno

che noi riteniamo non influente convenzionalmente.

Quindi il concetto dei due binomi sta proprio qui:

 identifica il nostro specifico dell’economico

il binomio OGGETTI-ATTIVITA’

 il binomio ASPETTI-ATTENZIONE individua quello che è di altri però di relazione con

noi. l’oggetto dall’aspetto, l’attività dall’attenzione

Questa esigenza di legare e di distinguere poi ci

porta al problema dei NODI, delle relazioni nodali.

CONTENUTI E CONTESTI DELL’AMMINISTRAZIONE AZIENDALE – CAPITOLO 2

L’AMMINISTRAZIONE AZIENDALE IN GENERALE.

2.

Il concetto di AMMINISTRAZIONE è un concetto più ampio di ECONOMIA, per cui

l’amministrazione esplicita maggiormente l’area del suo campo, proprio rispetto agli aspetti e

all’attenzione, quindi cattura al proprio interno di più di quanto possa fare l’economia in senso

stretto.

Cioè l’azienda che è un sistema intermedio rispetto a quello più elevato, ha un campo di

amministrazione che può essere più ampio, e quindi i suoi contenuti sono proprio in proporzione

maggiori e i suoi contesti sono in proporzione minori, perché contenuti e contesti sono grandezze

se cresce l’uno diminuisce l’altro nelle condizioni date.

complementari,

Secondo un’amplissima accezione, l’AMMINISTRAZIONE “ogni

comprende e qualsiasi attività

coordinata posta in essere in nome e per conto delle aziende, come ad esempio quella di

modificazione fisica delle risorse:

 Estrazione di materie prime

 Preparazione di cibi

 Coltivazione di terreni.

Questa accezione comporterebbe conoscenze vastissime impossibili da essere possedute da aziende

di media complessità. Invece secondo una accezione meno ampia ma forse più conducente,

l’amministrazione sovrintende ad ogni e qualsiasi attività coordinata e posta in essere in nome e

per conto delle aziende nel senso che ne investe:

 ATTIVITA’ ECONOMICHE;

direttamente, come oggetti le

 ATTIVITA’ NON ECONOMICHE.

indirettamente, come aspetti le

GLI AMBITI DELL’AMMINISTRAZIONE AZIENDALE

2.

Ogni risorsa economica può essere operata e conosciuta secondo due ambiti di manifestazione:

1. INTERNABILITA’ AZIENDALE: tutto ciò che riversa gli effetti amministrativi

sull’azienda;

2. ESTERNABILITA’ AMBIENTALE: tutto ciò che riflette i suoi effetti sull’ambiente

stesso.

Per quanto attiene le relazioni nodali, in questo caso si cerca di vedere quali sono le relazioni con

l’ambiente esterno. attraggono le risorse dall’esterno

I sistemi aziendali di riferimento durante la fase di acquisizione

tramite:

 ESTRAZIONE: quando estraiamo una risorsa, cioè si separa dal sistema originario;

 DISTRAZIONE: quando le risorse vengono deviate dal loro corso naturale, ma hanno

sempre la possibilità di ritornare.

 ASTRAZIONE: è il caso in cui la risorsa non può essere staccata dal suo sistema di

provenienza.

Queste tre possibilità sono abbastanza importanti perché tengono una progressione di

dall’estrazione verso l’astrazione cresce la

complessità, complessità ambientale e la complessità

aziendale.

Anche sul lato delle modificazioni troviamo qualcosa che si impone in relazione al sistema di

riferimento, abbiamo:

 un’acquisizione per estrazione vi è un immissione

ELIMINAZIONE, quando a fronte di

controllata in altri sistemi originari o derivati.

ESEMPIO: quando io ho acquisito le risorse, le modifico e quindi le faccio entrare nel

processo di trasformazione e questo comporta che dovrò in qualche modo restituire queste

risorse.

 le risorse possono essere “reintegrate”

REINTEGRAZIONE, nel senso che (o reimmesse)

in un circuito. ESEMPIO: la moneta che viene continuamente riciclata ritorna sempre, viene

reintegrata nel senso che rientra nei circuiti e viene ad assolvere ripetutamente le sue

funzioni.

 CORRESPONSIONE, sostanzialmente vuol dire questo, io non posso mai trarre la risorsa

singola dal complesso da cui deriva. In questo caso succede che, posso compensare il

beneficio che ho dall’utilizzo del fattore astratto corrispondendo altri fattori.

ESEMPIO: utilizzo la forza lavoro e poi elimino i lavoratori.

Però rispetto ai sistemi di provenienza, le risorse durante la fase di modificazione possono essere in

qualche modo reintegrate, invece nel nostro caso questa possibilità di ritornare è qui interdetta

perché “io” non posso dare in cambio di forza-lavoro, altro (ad esempio i riposi) ma dò altre risorse

che hanno un valore di remunerazione per l’utilizzo di queste risorse. In sostanza avendo preso delle

risorse le restituisco in tre modi fra di loro corrispondenti.

io posso “cedere”, vendendo e posso vendere in tanti modi

Per quanto attiene le relazioni modali:

diversi, ma posso anche acquistare e posso anche trasformare e modificare. Facciamo una rapida

carrellata di tipo modale su quelle che riguardano le acquisizioni, le cessioni che sono

l’aspetto speculare è

corrispondenti (cioè sono speculari) perché io posso acquistare comprando,

quello di cedere vendendo oppure acquisire ricevendo per trasferimento oppure posso cedere

dando per trasferimento. E’ una modalità

1. La prima modalità di acquisizione è quella del TRASFERIMENTO.

tipicamente di tipo unilaterale anche se riguarda due soggetti (uno “che e l’altro “che

trasferisce” si

trasferisce”) perché viene fatta su principi che generalmente chiamiamo di solidarietà, ma può

essere fatta attraverso aziende di ordine superiore. Dal punto di vista del principio, assumiamo che

un ente sovraordinante trasferisce all’ente sott’ordinato.

3. Vediamo adesso che la seconda modalità è quella dello SCAMBIO. Nello scambio tipicamente

entrano due soggetti, ma in realtà anche nel trasferimento avevamo due soggetti, però uno è per

e l’altro è

così dire attivo passivo.

Quando parliamo di scambio vi sono due soggetti che cominciano a manifestare astrattamente una

loro partecipazion. Questo scambio può essere fondamentalmente di due tipi:

 Non equivalente

 Equivalente

significa che i soggetti scambisti possono presentarsi allo scambio cercando di attribuire agli

OGGETTI DI SCAMBIO, un valore intrinsecamente riconoscibile alle nostre discipline, questo è

più che altro uno SCAMBIO EQUIVALENTE, cioè in cui ci può essere un rapporto di prezzo

pieno. può essere di PIENA ONEROSITA’ ed è quello a cui forse

Però lo scambio equivalente

automaticamente noi pensiamo perché lo scambio è equivalente anche quando è in regime di:

 Piena gratutità

 Piena onerosità

quindi c’è un tessuto di relazioni che non sono tipicamente riconducibili a quella che abbiamo

pensato in origine (cioè acquisire risorse dall’ambiente, attraverso l’acquisto di fattori della

ricorre quando c’è

produzione), questa espressione piena onerosità.

Mentre c’è piena gratuità, quando ci sono i trasferimenti, quindi abbiamo relazioni di tipo diverso,

vi sono due soggetti che danno entrambi cose, c’è uno scambio (danno e ricevono senza oneri) ad

esempio il socio che apporta le sue giornate di lavoro.

Un po’ meno caratterizzante è la parte centrale, non perché sia meno importante, una volta acquisite

le risorse, i sistemi aziendali tipicamente le modificano. Sappiamo per definizione che queste tre

parti (ACQ/MOD/CES) hanno un uguale significatività di principio, nel senso che se ne manca una

cade tutto. quindi non è l’importanza, ma quanto la

Sarebbe inutile acquisire risorse senza poi modificarle,

capacità di caratterizzare, allora in questo senso tipicamente si parla di MODIFICAZIONI

SPAZIALI, ci sono delle aziende che caratterizzano le loro modificazioni cioè sono tipicamente

caratterizzate dallo spazio o altre aziende caratterizzate dallo spostamento del tempo (ad esempio le

aziende commerciali).

Altre aziende operano MODIFICAZIONI FISICHE, cioè quelle aziende tradizionalmente

industriali, cioè quelle che intervengono nella struttura della materia, preoccupandosi che non

venga alterata.

Ci sono modificazioni nelle relazioni, questo è un concetto più soft, cioè più difficile da cogliere.

I BENI RELAZIONALI, ovvero tutti quei tipi di beni (tipicamente i servizi) che in fondo non si

identificano “in niente” ma “nel tutto”.

Per esempio: posso avere beni disponibili in uno spazio e in un tempo ma non sono tra di loro

fruibili positivamente perché non sono relazionali, cioè non sono collegati. Possiamo aggiungere

che sono quei BENI INTANGIBILI che fanno si che i singoli beni e servizi possano essere

utilmente fruibili.

Da tutto ciò possiamo trarre un messaggio di fondo:

DELLE AZIENDE

La DIVERSITA’ è veramente sconfinata però non dobbiamo farci schiacciare

da questo nucleo di possibilità ne per contro dobbiamo farci vincolare dall’idea che c’è un prototipo

di azienda tipo e tutte le altre il massimo che possono fare è quello di essere più vicine alle imprese

stesse.

Dunque dalla diversità di come si atteggiano queste modalità, nasce la diversità delle aziende, e

dalla diversità delle aziende nasce la diversità della ragioneria che si occupa delle varie aziende.

I CONTENUTI DELL’AMMINISTRAZIONE

4. AZIENDALE

Li possiamo suddividere: dell’amministrazione

1. il campo sistematico relativamente semplice economica che riassume

in sub-sistemi amministrativi le tre distinte aree tematiche (di ordine minore, intermedio e

maggiore) relative all’attività strettamente economica, questo campo è chiamato relativamente

semplice (semplice non è facile) perché una sola o poche connessione;

dell’amministrazione allargata

2. il campo sistematico complesso che riassume in più ampi

tre aree tematiche relative all’attività economica ed alle attenzioni

sub-sistemi amministrativi, le

non economiche che a questa sono funzionalmente più integrate (c’è qualcosa di più, non

soltanto di strettamente economico); dell’amministrazione

3. il campo sistemico (tendenzialmente) complessivo integrale, che

riassume nel sistema amministrativo le distinte aree tematiche relative all’attività economica ed

alle attenzioni non economiche che a questa sono funzionalmente più o meno integrate (non

consideriamo tutto ma tutto quello che noi consideriamo inerente al nostro campo).

 

ECONOMICA ALLARGATA INTEGRALE

SISTEMATICO SISTEMICO

 

SEMPLICE COMPLESSO COMPLESSIVO

Vogliono significare una progressione concettuale, verso gradi sempre maggiori d’integrazione

amministrativa.

immaginare i campi dell’amministrazione come cerchi concentrici di diametro crescente

Possiamo

(dalla prima alla terza accezione di amministrazione).

I contenuti dell’amministrazione aziendale sono quelli che riguardano l’attività economica

dell’azienda. Ma questa definizione non è del tutto soddisfacente, ciò fa riferimento alla logica dello

scambio sul mercato dell’impresa.

Ma occorre tirare fuori anche l’altra sfaccettatura dell’impresa (oggi si parla ad esempio di impresa

sociale, che è del tutto diversa dall’impresa commerciale). Il mondo delle imprese meno che mai

oggi può invocare qualche cosa, si deve andare alla ricerca di categorie più generali.

Quindi non possiamo dire che facciamo solo riferimento all’ ACQUISIZIONE –

TRASFORMAZIONE CESSIONE, ma poiché abbiamo detto che AMM > ECN non significa

che i contenuti dell’amministrazione riguardano solo l’economico perché altrimenti si avrebbe

avuto AMM = ECN.

Ma questa uguaglianza così da sola, non è sufficiente, perché affinché sia vera si deve aggiungere al

secondo membro una certa quantità X cioè:

AMM = ECN + X (l’economico non può non esserci),

ECN riguarda le fasi di acquisizione, modificazione, cessione

l’economico deve sempre essere accompagnato da qualcos’altro perché c’è un tessuto di relazioni

l’azienda intrattiene con l’ambiente sociale e naturale (con la società in generale).

che –

X = AMM ECN

Questa differenza può essere divisa in due tronconi:

 parte più vicina, interna all’attività amministrativa (è più funzionale)

x =

1

 parte più distante, all’attività amministrativa (è meno funzionale)

x =

2

Abbiamo il contenuto (nucleo) che non può non esserci, che è l’economico, poi c’è una fascia di

amministrativo meno economico che è x perché è più interno, più prossimo e più legato

1

funzionalmente all’attività economica e poi c’è un x più esterno.

2

tre ordini di contenuti dell’amministrazione aziendale

Ci sono :

i contenuti interni all’economico e all’amministrativo:

1. che definiscono il campo

sistematico semplice dell’amministrazione economica, semplice non significa facile, facile

significa che si può fare semplice invece che ha una sola piega, una sola relazione e

gli altri aspetti dell’attività amministrativa;

connessione circoscritta rispetto a tutti

i contenuti interni all’economico e all’amministrativo ed esterni all’economico ma

2. interni all’amministrativo primari: che definiscono il campo sistematico complesso

dell’amministrazione allargata qui c’è qualcosa di più, quando introitiamo elementi che non

sono più strettamente economici, ma più strettamente amministrativi, quindi c’è una varia

complessità;

i contenuti interni all’economico e all’amministrativo ed esterni all’economico ma

3. interni all’amministrativo primari e secondari: che definiscono il campo sistemico

tendenzialmente complessivo dell’amministrazione integrale che è l’amministrazione

aziendale tout court, non tutto quello che ricade sull’azienda che ci riporta alla internabilità

aziendale (che è irrinunciabile), ma anche cose che non ricadono su di noi ma anche su altri;

si allarga sempre di più il campo gravitazionale cioè il campo delle relazioni

TOUT COURT tutto ciò di cui siamo a conoscenza.

Siamo partiti dall’assunto che l’economico come categoria è più ristretto dell’amministrativo,

quindi dobbiamo vedere questi assunti dell’attività aziendale come li possiamo in qualche modo

concettualmente caratterizzarli.

La prima di questa categoria è quella che chiameremo dell’ AMMINISTRAZIONE

un’attività amministrativa che si esaurisce soltanto

ECONOMICA (AMM/ECN semplice) cioè di

nella formazione di modalità d’acquisizione o di cessione di risorse, di beni e servizi più legati

tipicamente a scambi equivalenti.

Questa amministrazione viene chiamata semplice, ma non perché semplice significa facile,

semplice è diverso da facile. SEMPLICE vuol dire che ha una sola piega, COMPLESSO invece

vuol dire che ha un maggior numero di connessioni (COM-PLESSO).

Allora quando diciamo che l’amministrazione economica è semplice non intendiamo dire che è

facile, ma sarà difficilissima, però è semplice perché è circoscritta a qualcosa di fortemente

l’impresa che opera sul mercato e che forma i prezzi.

riduttivo. ESEMPIO:

Se così non si vuole che sia, parliamo di AMMINISTRAZIONE tradizionalmente

nel senso che c’è qualcosa di più, ovvero

ALLARGATA, quando cominciamo ad introitare termini

in questione che non sono più strettamente economici ma amministrativi. Quindi quando

produciamo, tenendo in considerazione tutti gli aspetti che riguardano onerosità, trasferimento e

altro vuol dire che siamo entrati nella logica è sempre amministrativa ma è strettamente economica,

in questo senso parliamo di complesso e di complessità, nel senso che aggiungeremo via via

sempre nuove relazioni, e la complessità si manifesterà secondo intervallo.

Altra possibilità ancora è quella di un’ “attenzione”

AMMINISTRAZIONE INTEGRALE dove

non mettiamo tutto, ma mettiamo tutto quello di cui siamo a conoscenza e che riteniamo congruente

rispetto a tutto ciò che facciamo.

Attenzione nel tutto, qui parliamo di complessività, ma di una tendenziale complessività cioè una

tensione che noi abbiamo verso cercare di cogliere tutte le complessità possibili e immaginabili e

E’ una realtà che si va

ricondurli ad unità. via via articolando questo vuol dire che i contenuti

dell’amministrazione non possono essere ristretti rispetto all’ambito strettamente economico.

4. TRE APPROSSIMAZIONI ALLE RELAZIONI TRA AZIENDE ED AMBIENTE

Abbiamo:

 investono semplicemente l’aspetto

1° fase: caratterizzata da SCAMBI SEMPLICI,

economico dello scambio (operazioni di acquisto o di vendita a prezzi pieni);

 2° fase: caratterizzata da SCAMBI COMPLESSI, il mercato si complessifica (relazioni di

acquisizione o di cessione di beni e servizi);

 3° fase: caratterizzata da relazioni TENDENZIALMENTE COMPLESSIVE.

Noi siamo arrivati a categorizzare i tre livelli (ordini) di amministrazione aziendale solo dal punto

– pag.58 serve a farci un’idea di

di vista teorico (potremmo chiudere qui ma il paragrafo 4

concretezza sulle nostre cose), adesso possiamo passare ad un'altra impostazione che ha riguardo ad

alcune circostanze di ordine storico.

La storia è:

1. i fatti come avvengono, come da noi vengono interpretati

2. un modo di manifestarsi della realtà, che non ci può lasciare indifferenti

3. è collocazione spazio-temporale che ci porta al presente al metodo induttivo. un’altra

La storia sia quella lontana che quella presente è una delle più grandi fonti di induzione,

fonte d’induzione potrebbe essere l’esperimento, ma questo è più vicino alla chimica e non

all’economia generale, perché sull’azienda ad esempio non si possono fare esperimenti. Il deduttivo

è una fase che viene dopo i processi di induzione.

La storia è importante anche dal punto di vista culturale: nessuno di noi è mai quello che è senza il

suo passato (una persona che è proiettata nel futuro si presenta meglio di una persona che è

proiettata nel passato).

L’esigenza di valorizzare solo il presente come cumulazione (integrale in matematica) di tutto

quello che è accaduto nel passato non è sufficiente; parlare del presente e del futuro senza

conoscere il passato è del tutto illogico perché il futuro verrà letto in maniera deformata.

Seguiamo le tre successive approssimazioni tra azienda e ambiente , tali relazioni sono riferite

all’azienda cosiddetta di produzione o impresa.

Per quanto riguarda le relazioni semplici: semplice non significa facile, sono relazioni che si

chiudono allo scambio di mercato regolati da prezzi propri (propri propriamente detti) o pieni

(ciascun scambista si appresta allo scambio con la sua forza contrattuale e in base

all’approssimazione del valore d’uso di quel bene). Vi era una concorrenza atomistica cioè ciascuno

era un atomo che non poteva influenzare nessuno tranne che sé stesso.

I soggetti interessano in quanto sono scambisti e in quanto questi scambi sono semplici perché

interessano solamente l’ordine economico. Ma in seguito la realtà comincia a cambiare e si esce dal

primo capitalismo per entrare nel secondo capitalismo, si creano i gruppi, i sindacati, le

cooperazioni; il tutto che altera la concorrenza perfetta e quindi viene meno il presupposto della

concorrenza atomistica sul piano economico.

Il “pubblico” (cioè gli operatori pubblici) che prima era stato cacciato via, si riafferma

progressivamente e i soggetti e le attività economiche non sono più scambi semplici perché sia il

pubblico che produce direttamente (cioè offre direttamente beni e servizi con prezzi suoi) o

(cioè dice ai soggetti scambisti “voi non potete scambiare come altri scambiereste”)

indirettamente

sia il privato cambiano e gli scambi da semplici diventano complessi, cioè:

complesso perché incorpora una serie di relazioni che sono tutt’altro che economiche, sono

1. cioè esterne allo scambio,

2. complesso perché ci sono più ordini di relazione.

Io posso acquistare o cedere anche al di fuori dello scambio (questo a conferma, ad esempio, che

acquisire non significa acquistare). Le relazioni di scambio semplice comunque rimangono ma

l’aspetto economico si arricchisce di relazioni che non appartengono all’economico ma che tuttavia

sono importanti anche se non c’è lo scambio (ossia le relazioni di non scambio).

Questo evidenzia che non è lo scambio, la condizione essenziale per interloquire con l’impresa.

Questi sono gli scambi tendenzialmente complessivi, ad esempio, la FIAT: è più rilevante la figura

del sindaco di Torino anche se non è titolare di nessuna azione e di nessuna macchina rispetto

magari ad un azionista siciliano titolare del 10% delle azioni FIAT.

MODELLO GENERALE D'AZIENDA –

CAPITOLO III PARTE I

1. CARATTERI E CARATTERIZZAZIONI AZIENDALI

Le aziende sono tutte uguali? Si, perché per essere azienda bisogna avere delle caratteristiche in

comune con le altre affinché tali aziende possa chiamarsi così.

Le aziende sono tutte diverse? Si, perché in generale non ci sono due cose identiche fra di loro,

basta guardare la realtà e notiamo che nemmeno due fotocopie sono uguali.

Queste due domande sono contrapposte ma le risposte sono entrambi convincenti, la risposta

definitiva è che le aziende sono tutte uguali e tutte diverse al tempo stesso. Per evitare la banalità

di questa affermazione, si deve cercare di capire in cosa le aziende sono tutte uguali e tutte diverse.

Dobbiamo individuare delle proprietà riferite all'azienda, alcune proprietà le individuiamo come

GENERE (quindi generali, sono le generalità dell'azienda) e altre proprietà che tali non sono ma

che le individuiamo come SPECIE (quindi speciali e sono le specificazioni della specie azienda).

Noi individuiamo l'azienda come astrazione di genere (cioè un'insieme di proprietà generali e

speciali):

1. GENERALI perchè:

queste proprietà non possono non esserci (dal latino “nec-ces”, se non c'è

a) necessarie:

non c'è);

b) permanenti: perchè ci sono sempre nel tempo;

c) complementari: perchè sono legate da un vincolo immancabile (se viene meno un

pezzo, non si raggiunge l'unità).

2. SPECIALI perchè:

a) contingenti: ci sono in quanto ci sono, si toccano fra di loro;

b) transitori: non permanenti, possono esserci e possono non esserci

c) supplementari: si aggiungono ad un nucleo di complementarietà già esistente.

Per convenzione alle proprietà generali abbiamo fatto corrispondere la dizione di CARATTERI e

alle proprietà speciali abbiamo fatto corrispondere la dizione di CARATTERIZZAZIONI.

Per quanto riguarda i CARATTERI fa pensare a qualcosa di più intrinseco, tiene conto delle

proprietà generali (riguarda l'essere dell'azienda, l'azienda in quanto tale, cioè l'ONTOLOGIA).

“l'azione del caratterizzare”, io faccio in modo

Per quanto riguarda le CARATTERIZZAZIONI,

che quella cosa venga caratterizzata. E' l'azione che aggiunge qualcosa, fa riferimento alle propietà

estrinseche (e quindi la FENOMENOLOGIA).

I CARATTERI danno luogo alla generalizzazione dell'azienda, quindi esse sono tutte uguali, non

dipendono da azioni e rappresentazioni delle proprietà intrinseche, cioè l'azienda se le trova

presenti. Individuano l'azienda come genere (astrazione dell'azienda cioè un'insieme di proprietà

che l'azienda non può non avere) che attraversa tutte le possibili manifestazioni.

Le CARATTERIZZAZIONI riguardano specializzazioni, quindi le aziende sono diverse perchè si

ha la specializzazione del singolo che rappresenta la fattispecie aziendale. Riguardano proprietà

estrinseche che derivano da azioni mirate, sono proprietà di specificazione dell'azienda,

consentono di attraversare i processi aziendali a seconda dei problemi nel tempo.

Questa duplicità di fondo suggerisce una sistematica aziendale di base che contempla i seguenti

livelli:

 ONTOLOGIA: cioè l'essere dell'azienda in quanto tale, questa essenza nel tempo non

cambia (invarianza);

 FENOMENOLOGIA: modo di manifestazione delle varie aziende. Le aziende sono le

più varie e passibili di diverse classificazioni, qui individuiamo tre classificazioni perchè

siamo in ambito di ragioneria generale, in ordine crescente abbiamo:

 MORFOLOGIA: cioè la specie, individua grandissime famiglie di aziende che hanno

caratterizzazioni di primo livello;

 TIPOLOGIA: cioè la sottospecie, classificazioni che si innestano nella prima categoria

(l'assicurativa che è anche capitalistica);

 IDIOLOGIA: cioè la fattispecie, singola fattispecie (Azienda A, Azienda B, ....) si

trovano al livello ultimo, tuttavia non avrebbe senso senza i livelli precedenti. E' un tutto

unitario che unitamente si consolida, si rafforza (figura a raggiera che mostra

interdipendenza), vale per singolo e quindi relativa alle singole unità aziendali.

2. LA STRUTTURA, LE FUNZIONI, I PROCESSI E IL SISTEMA D'AZIENDA

4. STRUTTURA: è il preordinamento delle parti che costituiscono l'azienda in un

sistema unitario, queste parti sono preordinate non solo nel umano, ma anche nella

disposizione secondo una logica che li collega tra di loro, ed atte a qualcosa. Dotare

l'azienda di struttura non è sinonimo di vita aziendale. Le strutture possono essere le parti

costituenti dell'azienda, non solo le mura ma anche i computer, le cose materiali, in genere

le dotazioni di risorse convenzionalmente date, che fissano nel complesso la struttura.

Intendo qualcosa analoga all'anatomia (studia le parti costituenti di un corpo umano) cioè le

parti costitutive di un ente, parti che costituiscono un ente unitario (con riferimento

vivente all'essere umano vivo, anche se l'anatomia si studia “da morti”).

“Convenzionalmente significa che i pezzi devono essere

statico avente l'attitudine ......”

preordinati ad un complesso unitario, ad esempio gli arti inferiori di un corpo vivente non si

possono scambiare con gli arti superiori dello stesso.

5. FUNZIONE: all'interno della struttura vi sono parti preordinate a cui spettano le funzioni

che sono infatti STATICHE (potenze atte a poter svolgere le attività), facciamo riferimento

ad una serie di attitudini che questa struttura ha o può avere a svolgere determinate funzioni

(ad esempio la funzione respiratoria o digestiva).

6. PROCESSI: ci danno l'idea del procedere, di una dinamica, sono l'interfaccia delle

funzioni; il processo fa pensare al moto, al concetto di movimento con tutto ciò che esso

significa.

7. SISTEMA: ha l'idea di una coordinazione tra le parti, la struttura è un preordinamento,

mentre il sistema è un'attualizzazione di parti viventi.

L'azienda è un sistema, una struttura ..... , cioè è un ente che ha questi aspetti, è una combinazione

di tutti questi aspetti e non uno in particolare.

STRUTTURA, FUNZIONI, PROCESSI, e SISTEMI, sono aspetti speculari, che colgono la

medesima realtà aziendale, dire che l'azienda è solo una struttura è molto riduttivo, superficiale

perchè l'azienda è anche un sistema (è un modo di vedere l'azienda, ma non è tutto) ma è

un'entità che sta al centro con attorno il sistema, le funzioni, il processo e la struttura.

Il concetto di SISTEMA comprende tutto, ma è un'anticamera dell'azienda che poi lo comprende

insieme ad altri concetti. A seconda del punto di vista, privilegio il processo, la struttura, e così via

(a cosa serve il marketing spinto con procedimenti meravigliosi se poi la produzione non c'è?).

Bisogna creare il sistema di funzionamento dell'azienda affrontando i PROBLEMI AZIENDALI.

3. I CARATTERI STRUTTURALI, FUNZIONALI, PROCESSUALI E SISTEMICI

Tentiamo delle combinazioni avendo individuato gli aspetti di STRUTTURA, FUNZIONI,

PROCESSI e SISTEMA, attribuiamo i CARATTERI e le CARATTERIZZAZIONI a questi

aspetti. P R O P R I E T À C A R A T T E R I CARATTERIZZAZIONI

A S P E T T I C Caratterizzazioni strutturali

ARATTERIZZAZIONI STRUTTURALI

S T R U T T U R A Caratteri Funzionali Caratterizzazioni Funzionali

F U N Z I O N I Caratteri processuali Caratterizzazioni processuali

P R O C E S S I Caratteri sistemici Caratteri sistemici

S I S T E M A

4. CARATTERI STRUTTURALI: Siamo nell'ambito di carattere/struttura, di proprietà

che devono esserci per forza per cominciare a parlare di azienda.

Molteplicità ed eterogeneità dimostrano che l'azienda monocellulare non esiste (in natura

le parti monocellule esistono, ma nelle nostre cose no), occorre quindi una molteplicità delle

parti costitutive, ma occorre che queste parti siano eterogenee, cioè diverse.

5. MOLTEPLICITA': occorre che le parti componenti siano più di una.

6. ETEROGENEITA': (le parti sono molte ma diverse) delle parti costitutive in termini di

 componenti, che formano il nucleo elementare della struttura (sedia, tavoli, forza

lavoro in generale)

 uffici, cioè mansioni da svolgere o destinazioni a cui destinare questi componenti,

tutte le articolazioni internee strutturali che l'azienda ha, è legata all'ufficio che

assolvono

 relazioni, cioè componenti ed uffici considerati singolarmente e nel loro complesso

fanno riferimento alle relazioni, senza relazioni non c'è alcun senso.

7. DOTABILITA': le parti componenti possono essere dotate, in azienda si devono

acquisire i fattori della produzione, si devono assumere i dipendenti, queste cose in

natura non ci sono; siamo noi che dobbiamo dotare l'azienda. La dotazione sta nella

informazione genetica. Stiamo parlando di sistemi artificiali, quindi occorre che

l'azienda sia passibile di dotazione, noi dobbiamo poter dotare l'azienda di questi

componenti, alcune proprietà possono aggiungere, intervenire, sottrarre a seconda di

quella artificialità.

8. CAMBIABILITA': cioè cambiamento continuo delle dotazioni di parti, una volta che le

parti siano dotate, abbiamo la cambiabilità.

9. ASSEMBLABILITA': le parti devono essere passibili di essere un insieme cioè

possono costituire un insieme, l'insieme è qualcosa di più vasto del SISTEMA, occorre

che questo insieme sia passibile di vita.

10. ATTIVABILITA': l'insieme deve essere attivabile, cioè deve avere la capacità di

svolgere attività più o meno complesse verso l'interno o l'esterno. L'azienda deve

diventare adulta, crescere significa diventare titolare di attività propria, cioè gli

insiemi siano passibili di svolgere attività. Questa attivabilità deve essere passibile di

una intenzionalità.

11. INTENZIONABILITA': l'azienda deve muoversi mossa dalla consapevolezza di

soggetti, l'azienda non si può muovere da sé. L'azienda perfetta è quella che non

utilizza gli uomini perchè da sola non si può innovare ma è quella che usa nel migliore

dei modi possibili gli uomini (MANAGERS). Entra in gioco il FARE UMANO, con la

consapevolezza dei soggetti che compongono la struttura.

Le parti sono orientate non secondo causalità, ma con intenzionalità, cioè

consapevolmente, questa atttività consapevole deve sottostare alla razionalità.

12. RAZIONABILITA': è la passibilità (dell'azienda), l'attitudine ad essere governata

attraverso la ragione. Noi riteniamo che le intenzioni, le facoltà, non possono essere

ispirate alla razionalità intervallare (non puntuale, né lineare) non razionalità assoluta ma

razionalismo in senso pieno.

Se queste proprietà sono riscontrabili abbiamo il preordinamento cioè abbiamo creato

le conseguenze affinche l'azienda possa esistere e funzionare.

13. CARATTERI FUNZIONALI: Siamo nell'ambito di caratteri/funzioni, si hanno quattro

potenziabilità che riguardano:

14. SOGGETTUABILITA': funzioni che riguardano i soggetti dell'azienda.

15. OGGETTUABILITA': materie che andiamo ad investire

16. NORMABILITA': le parti e le funzioni di essi, quindi i sistemi artificiali devono avere

delle norme non in senso giuridico ma con lo scopo di regolare.

17. INTEGRABILITA': riguarda il fatto che gli aspetti, gli oggetti e le norme devono

essere considerati come un INSIEME.

Quindi per poter funzionare abbiamo bisogno di soggetti che svolgano la loro attività

verso oggetti, dove questi ultimi devono avere delle regole come le norme; tutte queste

cose devono essere integrate secondo un ordine di SISTEMA.

Le funzioni esprimono una potenzialità, una possibilità di essere, ha proiezione statica.

18. CARATTERI PROCESSUALI: Siamo nell'ambito di caratteri/processi (aspetto

dinamico effettivo). I processi sono la faccia dinamica delle funzioni, esprimono una

effettuazione, hanno una proiezione dinamica.

19. SOGGETTUAZIONE: attiene alle funzioni.

20. OGGETTUAZIONE: attiene ai processi.

21. NORMAZIONE

22. INTEGRAZIONE

Caratteri/funzioni e caratteri/processi sono concetti speculari, la radice è la stessa,

cambiano solo i suffissi che ci danno le due facciate di funzioni e processi (da -abilità in

-azione).

23. CARATTERI SISTEMICI: Siamo nell'ambito di caratteri/sistemi e abbiamo:

24. PLASMABILITA': per l'idea di RELAZIONE e di tutto ciò che ci siamo detti l'azienda

non può essere definita una volta e per sempre. La plasmabilità con riferimento al

plasmo intende dire l'idea del potere PLASMARE, cioè mimetizzare in un rapporto

tra azienda e ambiente.

25. AUTONOMIA: siamo collegati con l'ambiente, ma noi se siamo veramente azienda,

dobbiamo avere una capacità di autodeterminazione maggiore, deve pesare di più

quello che io posso determinare rispetto a ciò che gli altri possano determinare su

di me.

26. RICORRENZA: è la possibilità di rinascere, di rivivere (svolgere anche ciclicamente

le nostre cose). C'è l'idea del ritorno, di una possibilità di riproporsi.

27. INDEFINITEZZA: da nessuna parte è scritto il numero e il tempo delle attività che

se sono autonomo vuol dire che posso avere “n” attività.

dobbiamo svolgere,

28. CONTINGENZA: contingente non in senso riduttivo, ma perchè non è necessariamente

di tipo deterministico.

29. EQUIFINALITA': un qualunque sistema può raggiungere un medesimo risultato

partendo da posizioni uguali, ciò significa che aziende uguali arrivano a risultati

diversi e aziende diverse possono arrivare a risultati uguali.

30. RIDUCIBILITA': la riducibilità chiude il cerchio, afferma che tutte le superiori

proprietà (di cui abbiamo parlato) sono applicabili anche ai sub-sistemi.

4. LE CARATTERIZZAZIONI STRUTTURALI, FUNZIONALI, PROCESSUALI E

SISTEMICHE.

Trattare le caratterizzazioni, può essere agevole per grandi linee, ma non altrettanto agevole farlo in

maniera PUNTUALE, infatti l'elevato e il diversificato contenuto delle VARIANTI MODALI,

rendono in pratica illimitate soluzioni alle problematiche poste nello spazio e nel tempo, dalle

dinamiche delle amministrazioni aziendali. Ci limitiamo per questo all'osservazione sintetica delle

caratterizzazioni strutturali e delle caratterizzazioni sistemiche.

3. CARATTERIZZAZIONI STRUTTURALI sono riconducibili a:

4. DIMENSIONE AZIENDALE: cioè quanto è grande un'azienda questo non lo

possiamo dire a priori, ma possiamo dire che è funzione delle parti componenti. La

dimensione aziendale per noi è data dall'insieme di tutte le parti componenti (fisiche,

materiali, immateriali) ossia la risultante delle dimensioni che ciascuna parte

componente ha.

5. DIFFERENZIAZIONE AZIENDALE: cioè la diversità degli scopi che si vogliono

raggiungere, il problema delle diversità è importante, non solo a livello aziendale ma in

tutto.

6. COMPLESSITA' AZIENDALE: riguarda l'insieme delle relazioni.

Riferendo ad esse (caratterizzazioni strutturali) le caratterizzazioni funzionali e le

caratterizzazioni processuali è possibile esplicitare le

7. CARATTERIZZAZIONI SISTEMICHE, esse sono riconducibili a:

8. CRESCITA AZIENDALE: significa che è aumentata la dimensione anche se nel

linguaggio corrente non è così.

9. EVOLUZIONE AZIENDALE: l'azienda si evolve quando si articola meglio i suoi

uffici.

10. SVILUPPO AZIENDALE: significa uno sviluppo di relazioni.

Sono facce diverse dello stesso problema che non devono essere confuse e che devono comunicare

insieme. Devono essere compatibili (come posso moltiplicare gli UFFICI se poi ad esempio mi

mancano le parti componenti a disposizione.

Anche qui ci si muove nel canone di almeno non contraddizione per evitare che si vada a

spezzare la compatibilità.

4.1 POSIZIONAMENTO AZIENDALE

Se tutte le proprietà (caratteri e caratterizzazioni) le facciamo riversare sull'ente abbiamo il

POSIZIONAMENTO AZIENDALE: il tutto che mette in relazioni l'azienda con il resto del

mondo. Dobbiamo guardare sempre la figura a raggiera con le relazioni di co-determinazione

interattiva nello spazio e di ri-determinazione iterativa nel tempo.

Il POSIZIONAMENTO AZIENDALE esprime il rapporto di massima sintesi fra l'ente

azienda e l'ambiente di riferimento, è per definizione un concetto relativo.

ESEMPIO: Il sole è grandissimo rispetto alla terra, ma è anche una stella nana, allora è grande o

piccolo?

Non bisogna dire che il reddito d'esercizio è l'indicatore di tutto (il bilancio d'esercizio è

importantissimo ma non è l'unico strumento per valutare l'efficacia, l'efficienza, ecc.).

Se noi cerchiamo un concetto che in qualche modo sintetizzi il rapporto tra le singole imprese e il

resto delle imprese, quindi comprensivo di MERCATI e SISTEMA ECONOMICO, tipicamente

dobbiamo ricorrere ad un concetto, molto controverso che è quello di EQUILIBRIO.

E' un concetto dell'impresa nel mercato:

3. da un lato, mercato di approvvigionamento,

4. dall'altro, mercato di sbocco.

Però sappiamo già che dobbiamo tenere conto di dinamiche, che sono via via sempre più grandi e

quindi la collocazione diventa sempre più complessa e quindi in questo senso individuiamo il

nostro concetto di POSIZIONAMENTO AZIENDALE, in quanto comprensivo dell'impresa

ma non risolutivo del concetto, quindi il posizionamento dovrebbe essere una grandezza (non nel

senso di quantità), una grandezza di maggiore sintesi che riesce ad esprimere il maggior numero di

relazioni tra il SISTEMA AZIENDA ed il SISTEMA QUANTITA'.

Questo concetto di posizionamento è un concetto di massima sintesi che come tale non può essere

in qualche misura “sfumato” (forse sembra anche astratto) però noi vediamo che man mano

possiamo superare questa riflessione.

Perchè se noi cerchiamo di fare o di dimostrare di “accumulare (di un

sempre le parti”

ragionamento o altro) non ci si arriva mai. Vediamo invece di procedere al contrario “partire dal

tutto e poi attraverso il tutto articolare le parti”.

Partiamo no dal singolo costo o ricavo, quindi non partiamo da una singola trattazione, partiamo

invece dicendo che l'azienda è un sistema che ha delle relazioni molto complesse.

Quando partiamo dal TUTTO in qualche modo dobbiamo distinguere all'interno di questo TUTTO,

quelle parti che cercheremo di articolare distintamente. Quindi possiamo avere delle linee che

vanno nello spazio e nel tempo.

Il posizionamento dovrebbe essere una grandezza unica e sintetica, è mai possibile che ciò

accada? Non è possibile!

In sostanza dobbiamo disarticolare questo bilanciamento nello spazio per fare in modo di

arrivare alle conoscenze che siano MOLTEPLICI e ANALITICHE, cioè dobbiamo in qualche

modo segmentare la nostra realtà di riferimento e avere tanti posizionamenti parziali (o esercizi

particolari o aggregazioni). Dal punto di vista del tempo, possiamo dire che queste grandezze

dovrebbero essere evidentemente una grandezza CONTINUA e DINAMICA.

Quindi dato un tempo, quello particolare individua i contenuti; invece l'altro dato uno spazio,

quello parziale individua le contenenti (dei contenitori entro cui dobbiamo mettere tutto ciò).

Il concetto di POSIZIONAMENTO AZIENDALE è molto riassuntivo di tutte le caratterizzazioni

che le aziende hanno ovviamente “rispetto a sé stesse”, ma anche verso l'ambiente di relazione.

Quindi si tratta di una grandezza non esclusivamente quantitativa ma relativamente

complessa, il massimo della complessità, da noi immaginabile infatti abbiamo definito

“tendenzialmente cioè

complessivo” tutti i possibili ORGANI della complessità del quale

(posizionamento) possiamo disarticolare, via via tutte le altre situazioni che l'azienda può

intrattenere con l'ambiente esterno fino a ritrovare i nuclei storici, tradizionali che sono appunto il

mercato, etc. (cioè quelli più attinenti all' AMM/ECN).

Cioè in sostanza vi è una sorta di corrispondenza tra AMM/ECN e AMM (allargata, integrale) che

poi dà luogo a questi “soggetti di equilibrio di mercato” a ciascuno dei quali corrisponde una

qualche strumentazione. La soluzione cardine è quella di BILANCIO D'ESERCIZIO che

corrisponde al livello dell'amministrazione economica, mentre se l'AMM/EC si allarga sempre

di più fino ad arrivare all'amministrazione integrale, abbiamo questo concetto di

posizionamento, quale corrisponde all'idea di BILANCIO SOCIALE, che però vorrebbe

compendiare in qualche modo tutte le relazioni, che il SISTEMA AZIENDA ha con l'ambiente

esterno.

Essendo un rapporto relativo fra SISTEMA AZIENDA e SISTEMA AMBIENTE, ovviamente non

può essere “ASSOLUTO”, allora in sostanza è opportuno indicare questi due concetti come:

4. STABILITA'

5. INSTABILITA'.

Il concetto di STABILITA' essendo un concetto relativo, evidentemente ha riferimento al

movimento di due o più grandezze (nel nostro caso SISTEMA AMBIENTE e SISTEMA

AZIENDA).

Il concetto di STABILITA' non è un concetto di star fermi, ma è soprattutto un concetto di avere la

stessa velocità di due grandezze di riferimento. E' un concetto di moto equivalente (cioè noi

facciamo finta di stare fermi ma sappiamo di girare nella stessa velocità della terra) che è un

concetto di moto relativo, distinto dal concetto di stazionarietà, di cose che stanno ferme.

E' un concetto di “apparente stasi” che mantiene sempre i rapporti relativi, se ad esempio, poniamo

che la domanda del mercato cresce del 5% e il mio fatturato cresce del 5% mi trovo in una

condizione di STABILITA'.

Evidentemente vale il contrario per la INSTABILITA', quando questo rapporto si altera in

SOVRA o SOTTO-STABILITA', cioè se la domanda globale cresce del 5% e il mio fatturato

cresce del 7% evidentemente sono in una condizione di SOVRASTABILITA', al contrario io

perdo posizione e il mio posizionamento è di minor apprezzamento rispetto alla prima condizione.

In sintesi STABILITA' e INSTABILITA' significa mantenere gli stessi rapporti relativi presi

in considerazione in un dato tempo oppure modificarli.

Questa modificazione può essere di segno positivo che si può dire a favore dell'azienda, o di segno

negativo; se è di segno uguale ritorniamo nella condizione di STABILITA'. Se si trattasse di una

grandezza esclusivamente economica (nel senso riduttivo del termine) tutto sarebbe relativamente

semplice (perchè tutti questi esempi sono relativamente economici).

Però sappiamo che il concetto di POSIZIONAMENTO, investe l'amministrazione nel senso

integrale (completo della parola), quindi c'è dentro l'aspetto economico, ma ci possono essere

anche ulteriori aspetti che sono amministrativi si, ma economici in senso stretto no.

Quindi c'è pure una complessità di aspetti che vanno un tantino chiariti perchè ad esempio potrei

anche migliorare il mio rapporto rispetto alla domanda del mercato del 5% e il mio fatturato

crescere di 7, ma intanto sul piano strettamente economico posso dire che il mio reddito diminuisce.

Non è che l'aumento di fatturato è di per sé garanzia del reddito. Attenzione quindi agli

indicatori che si prescelgono per valutare questo aspetto.

Potrebbero essere indicazioni di tipo diverso, più qualitativo e quindi investono il modo di essere

dell'azienda stessa, può darsi che io per mantenere certi ritmi del mio fatturato di espansione:

3. possa pregiudicare l'immagine stessa della mia azienda

4. possa sfruttare in maniera impropria (illegale) alcuni fattori della produzione (lavoro,

ambiente).

Bisogna poter in qualche modo distinguere quelli che sono gli ASPETTI che chiameremo più di

tipo OGGETTIVISTICO e passibile di QUANTIFICAZIONE che comprendiamo intorno ai termini

di INCREMENTO e DECREMENTO.

Questa coppia di termini ci indicano se il nostro posizionamento cresce in qualche modo o decresce

con aspetti che sono un po' più oggettivistici e passibili di quantificazione. Reddito, fatturato,

produttività, domanda, offerta, chiaramente stanno nell'area di questo tipo di caratterizzazioni.

Ma questo non è sufficiente perchè noi possiamo avere aspetti di PROGRESSO o di REGRESSO,

questi due aspetti sono invece più di tipo SOGGETTIVISTICO, di tipo QUALITATIVO, che

attengono al modo di essere, un po' più fine di questo rapporto tra sistema azienda e sistema

ambiente.

Anche qui vi possono essere cose che vanno bene e cose che vanno male. La risultanza di tutto

questo si può compendiare nelle categorie di SUCCESSO e di INSUCCESSO.

SUCCESSO quando tutte le variabili in gioco esprimono (positivamente o negativamente)

combinazioni. Per esempio: se io ho il profitto del 45% sarà un aspetto positivo per l'azienda e

altrettanto per gli azionisti che percepiranno più dividendi e nell'esercizio successivo no (ecco la

combinazione).

Questo a noi serve perchè se le poste in gioco all' AMMINISTRAZIONE AZIENDALE sono

tante e quindi varie e complesse, è chiaro che la nostra disciplina RAGIONERIA, è una disciplina

che deve adattarsi a queste nuove realtà.

Una cosa è determinare il reddito d'esercizio e altra cosa è determinare si il reddito d'esercizio e

vedere tutte quelle altre grandezze quantitative e qualitative che noi riteniamo che debbono essere

tenute sotto controllo a livello di conoscenza semiotica, a servizio di chi deve prendere le sue

decisioni (i governanti d'azienda, i gestori, gli amministratori).

5. I MOMENTI AZIENDALI

I MOMENTI AZIENDALI esprimono le grandi partizioni della nostra disciplina. I momenti

tradizionali in Italia sono:

2. ORGANIZZAZIONE, in termini di ordinamento sistematico relativo agli organi

aziendali

3. GESTIONE, in termini di ordinamento sistematico relativo alle attività aziendali di

acquisizione, modificazione e cessione delle risorse economiche.

4. CONTROLLO, in termini di ordinamento sistematico relativo alle regole di

comportamento amministrativo,

5. GOVERNO, in termini di coordinamento sistemico degli oggetti, delle attività, e delle

regole di cui sopra.

Per gli scopi che noi perseguiamo è più importante il CONTROLLO dal quale nasce la

RAGIONERIA. QUINDI

Il momento aziendale è il termine che vuole esprimere le grandi partizioni della nostra disciplina.

I grandi schemi studiati, in larga misura e non in maniera totalitaria ci fanno risalire a questa

tripartizione di momenti aziendali:

3. ORGANIZZAZIONE

4. GESTIONE

5. RILEVAZIONE

questa classificazione corrisponde alle articolazioni delle discipline universitarie. A queste

partizioni per momenti si aggiungono delle partizioni per funzioni che sono più analitiche

(articolazioni interne ai momenti stessi).

La distinzione non è da poco, nel senso che la TRIPARTIZIONE è tipicamente italiana e

dobbiamo stare attenti a non idealizzarla, infatti: molte delle dottrine internazionali ad esempio la

dottrina inglese disconosce questa tripartizione di fondo, e se la conosce li intende come corpi

separati.

Questo perchè noi abbiamo a monte la disciplina di ECONOMIA AZIENDALE, mentre da altre

dottrine internazionali tale disciplina non è riconosciuta, mentre la partizione per funzioni è invece

largamente diffusa.

L'azienda si definisce con le sue ATTIVITA', azienda deriva da “agenda” (cioè le cose a farsi),

le attività a svolgersi, e non azienda come complesso di beni organizzato dall'imprenditore per

l'esercizio della sua impresa. L'azienda ferma per noi non esiste, è un'azienda già morta a priori:

una condizione di stasi per noi è una condizione di morte amministrativa.

Si allarga la classificazione, si hanno 4 numeri di momenti, perchè il quarto individua FUNZIONI e

PROCESSI, il quarto copre un vuoto rispetto alla costruzione zappiana, tutto si può fare tranne che

imputare a Zappa il fatto di non aver colto l'idea di sistema, ma forse è stato poco coerente.

Occorre quindi un momento di coordinamento sistemico degli altri tre.

Sotto la tripartizione ORG-GES-RIL c'è un'altra ripartizione:

3. ORG ---> SOGGETTI

4. GES ---> OGGETTI

5. RIL ---> CONOSCENZA.

I soggetti operano sugli oggetti ma per operare necessitano della conoscenza per raggiungere al

meglio gli obiettivi. Strumento della conoscenza sono le rilevazioni.

Assunto che le aziende sono sistemi artificiali si intuisce che esse da sole non funzionano. I

sistemi artificiali non hanno al loro interno una regolazione, nel senso che esse da sole non hanno

delle regole intrinseche in quanto gli vengono date dall'uomo (non si possono creare ne possono

continuare ad esistere).

Quindi bisogna fissare convenzionalmente delle regole che evitano l'ENTROPIA. Altro elemento

di diversità rispetto alla concezione zappiana, è la diversità tra conoscenza e governo.

Vi è quindi la necessità di introdurre un ulteriore elemento che riassuma il tutto. Avremo quindi:

4. 1° MOMENTO è centrato sui soggetti e sulle relative problematiche che chiamiamo

ORGANIZZAZIONE,

5. 2° MOMENTO è centrato sugli oggetti che chiamiamo GESTIONE

6. 3° MOMENTO è centrato sulle regole che chiamiamo CONTROLLO

7. 4° MOMENTO è centrato sul governo (cioè la sintesi che produce il tutto) che coordina e

deve impermeare il massimo possibile, che chiamiamo GOVERNO.

In molti altri paesi (specie quelli anglosassoni) questa impostazione di momenti non è seguita

perchè prendono la strada della classificazione funzionale. Hanno questi ACCOUNT che sono

quelle che nella nostra disciplina sono funzioni di momenti (per loro invece sono funzioni e basta,

non considerano i momenti). “programmazione e

Diverso è controllo come MOMENTO e controllo come FUNZIONE,

o amministrazione è funzione. E' una delle estrinsecazioni del momento “controllo”.

controllo”

LEZIONE “GX” DEL 24/05/2005: LIPARI

CONTROLLO AZIENDALE E RAGIONERIA

Lineamenti teorici del controllo.

Il controllo riguarda la regolazione, delle regole che servono, appunto a regolare

l’amministrazione aziendale, perché nessun ente può esistere senza regole.

La struttura prima, in qualche modo, di questo controllo la articoliamo intorno alle cosiddette

dualità perché sono appunto “due a due”; di

dualità; poli perché sono riferimenti di queste

dualità.

Le dualità possono essere:

 Soggettuali: fra i diversi soggetti; trattamenti di questi primi ruoli di soggetti, quindi, che

svolgono le prime azioni di riferimento, e di contro-ruoli di esercizio contro; ma non

“contro” nel senso di opposizione , ma contro “un “contro-ruolo”.

ruolo diverso”

 la dualità di tipo oggettuale che riguarda la “materia”, in qualche modo,

Oggettuale: prese a riferimento e, ancora una volta di “contro-azioni” che servono a

investita per azioni,

ripristinare, in qualche modo, il percorso, che eventualmente specifichiamo.

 che riguardano i “fini” e

Finali: le dualità finali nel senso di finalistici non che riguardano

“fine”;

la e quindi gli obiettivi ai quali il controllo deve essere orientato.

 Temporali: di antecedenze e sussegueze. per vedere all’interno di

Abbiamo fatto, in qualche modo, uno sforzo di immaginazione

un’amministrazione aziendale per vedere questo continuo fluire che c’è; è come un momento

“diceva il Besta” di che in fondo è naturale negli organismi naturali, per

attenzione continua…

l’appunto.

Il controllo, come momento, esiste anche nelle aziende mono-personali è chiaro che si esalta di più

nelle aziende che hanno organi più complessi.

Cioè, dove c’è un’organizzazione quindi, probabilmente, c’è una

pluri-personale, scala gerarchica

ci saranno soggetti che svolgono primi-ruoli, magari di più e contro-ruoli magari più in su, che

fanno alcune cose, mentre altri ne fanno altri.

Potrebbe venire la tentazione di dire, quindi, nell’azienda individuale o addirittura “mono-

il

personale”, controllo non esiste.

Questo non è, assolutamente, vero; perché noi abbiamo parlato di primi ruoli e contro-ruoli, ma

questi “ruoli” possono, anche, essere assolti all’interno di una stessa persona.

È una sorta di controllo “infra-soggettuale” è un po’ come quando vedevamo i contesti di

allora c’è ne accorgiamo subito,

formazione, di fruizione..possono essere tra soggetti diversi

all’interno del singolo soggetto, magari, è più difficile coglierlo.

Considerare una parte di noi..il cervello che è dedicata a svolgere queste cose..

Cioè in sostanza c’è un “primo e un volte dentro di noi c’è una parte

ruolo” contro- ruolo”..quante

che ci dice “Non fare quella cosa” e una parte di noi che ci dice che sia utile e talvolta doveroso

farlo.

Quindi

Non bisogna immaginare una funzione necessaria di ruoli, di soggetti..quanto i ruoli di soggetti,

quanto invece di ruoli..o anche di azioni; lo stesso soggetto può fare una cosa e poi in funzione

dell’altra parte di sé , che cambia l’azione che stava facendo;

interviene, perché il suo contro-

ruolo interno gli ha detto di fare una contro-azione.

Se tutto questo lo immaginiamo a proiezione di esseri artificiali questo si coglie ancor di più...Ma

deve esserci sempre..e partecipa sia nell’essere

proprio, perché è un momento carattere e quindi

non può non esseri, sia nell’essere caratterizzazione.

Vi sono alcune peculiarità, per esempio è chiaro che le dualità:

 Soggettuali: sono più vicine al mondo delle organizzazioni perché attengono più ai

soggetti..così come..

 sono più vicine al “mondo che compongono più

Le dualità oggettuali: della oggezzione”,

direttamente gli “oggetti”

 Il tempo: ci coinvolge tutti quanti mentre le dualità..

 Finali: sono quelle più peculiarmente del controllo stesso.

Quindi tutte queste dualità che si svolgono sono controlli però evidentemente hanno dei punti

d’aggancio con altre discipline che sono più forti con le “organizzazioni” quando è “soggettuali”,

più forti con le “oggezzioni” per le “oggettuali”, più forti per le “finalistiche” il “controllo”.

con

Perché?

Intanto si potrebbe dire, in linea di principio, che tutto quello che riguarda i fini, in qualche modo,

rappresenta sempre un po’ “la l’orientamento,

stessa polare”, indica il percorso che dobbiamo

svolgere..

Conduzioni e riconduzioni hanno proprio questa peculiarità; perché conduzione e riconduzione

vuol dire proprio “a regole”, e quindi sono proprio “definitorie” del controllo aziendale.

Dobbiamo quindi

Approfondire, particolarmente, questo aspetto che poi sarà quello che ci riconduce alla Ragioneria.

Perché noi dobbiamo distinguere:

 L’aspetto dall’aspetto

costitutivo del controllo

 Dell’articolazione che è invece di tipo modale..


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di ragioneria aziendale con nozioni su: gli aspetti semantici, sintattici e pragmatici della ragioneria, i contenuti ed i contesti dell’attività economica (i sistemi di influenza, di riferimento e di relazione), le trasformazioni dell’attività economica (lavoro, ricchezze, acquisizione, modificazione e cessione, produzione e consumo), le deformazioni e le riformazioni delle risorse.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e amministrazione aziendale
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriadeltreste di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ragioneria generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Lipari Angela.

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