Lezione "BX" parte I del 10/05/2005: Le informazioni aziendali
1° punto
Essendo l’informazione “un servizio”, artificiale, dobbiamo produrlo questo servizio o comunque qualcuno lo deve produrre e noi lo dobbiamo acquisire. Quindi in capo all’informazione si riproducono sempre “i soliti processi a tre fasi” dell’acquisizione, della modificazione e della cessione; o esogeno o endogeno. Perché se esogeno lo prendiamo da altri, o meglio lo acquisiamo da altri, che non significa necessariamente che lo compriamo. Esogeno che lo produciamo noi.
2° punto
Non dobbiamo confondere il sistema delle informazioni con il sistema informativo. Il sistema informativo è evidentemente, nel senso più lato del termine, produttivo dell’informazione quindi il tutto mentre l’informazione è quello che lo attraversa, in qualche modo, ne viene fuori; quindi nel sistema informativo fanno parte anche le energie umane, i computer, i software, anche l’energia elettrica che serve perché questa produzione accada. Questo è il sistema produttivo che non è la produzione, così, come noi abbiamo un sistema informativo che non è l’informazione. Il sistema informativo produce l’informazione. Il sistema delle informazioni è inteso come l’insieme che viene prodotto dal sistema informativo.
3° punto
È quello di allargare il campo delle nostre informazioni investendo nuove risorse utilizzando nuovi strumenti perseguendo finalità sempre diverse. Quindi di ottica di punti di vista, che oggi la “ristrettezza di campo” sia un freno è fuor di dubbio, ci consola che questa ristrettezza è molto meno, rispetto al passato e ci sembra che sempre vada in una direzione positiva. Quindi c’è un campo ristretto che potrebbe fare sembrare fuori misura le cose che diciamo, anche se il campo è in forte espansione.
La seconda obiezione che potrebbe limitare, apparentemente, il valore di tutte le cose che noi diciamo (a proposito di informazione), è che, tutto sommato, l’informazione per quanto sofisticata, non potrà mai essere del tutto adeguata, interamente rappresentativa o interamente formativa dei comportamenti amministrativi. Questo non è un difetto ma un pregio perché l’idea che vi possa essere un sistema di rappresentazione totale della realtà è un’idea non appropriata.
Classificazione delle rilevazioni
Viene ripresa, in particolare, una classificazione classica fra interne ed esterne, perché questa distinzione è legata a quella che chiamiamo come “Teoria istituzionalistica dell’azienda” che si contrappone alle “teorie contrattualistiche” secondo cui le aziende si formano sulla base di un contratto. La teoria istituzionalistica è quella teoria che riconosce nelle aziende una soggettualità distinta dai soggetti che in essa operano. Quindi, l’azienda diventa “istituzionale” perché diventa proiezione dell’istituto.
Quindi, per concludere, l’informazione interna è quella che cerca di orientare i comportamenti amministrativi degli organi aziendali. Mentre l’informazione esterna è quella che cerca di informare i comportamenti amministrativi e non, anche quelli preter-amministrativi, ma di informare, nel senso di mettere in forma, non di dare notizie, informare quelli altrui. Quindi interna ed esterna se forma comportamenti di organi nostri o invece no.
Contenuti e contesti dell’attività economica – Capitolo 1
Le risorse in generale
L’attività economica, per noi è particolarmente importante essa in quanto tale non esaurisce le problematiche dell’attività aziendale. Abbiamo più volte affermato che il concetto di amministrazione aziendale è un concetto più ampio di economia aziendale. Quindi un riflesso è quello dell’insufficienza dell’attività economica a cogliere tutti gli aspetti dell’attività aziendale; ma insufficienza non vuol dire inutilità (ovviamente) né vuol dire che l’attività economica e le attività non economiche sono tutte nello stesso piano (quindi stessa utilità, stessa influenza, e via dicendo) certo stessa utilità forse sì, ma stessa influenza no. Non vi può essere attività aziendale senza attività economica, questa è la ragione prima per cui si pongono in essere queste cose che chiameremo “azienda”.
Ma, come nasce l’attività economica? Partiamo dalla definizione di esistenze, vale a dire tutto ciò che esiste cioè tutto quello che è in vita in qualunque momento preso in considerazione e che si trova ad essere in essere; queste esistenze possono essere fondamentalmente in divenire (di due tipi): cioè esistenze che risorgono ed esistenze che non risorgono. Esempio: tutto si trasforma, l’acqua che ritorna sempre.
Vi sono quindi risorse che si riproducono e altre che muoiono o che subiscono trasformazioni ma non si riproducono.
Il sistema totale di appartenenza delle esistenze può essere però, soprattutto fuori dai nostri limiti di percezione del tutto, ma può essere disarticolato nei sistemi parziali di appartenenza, nel senso che la stessa cosa può essere vista da diversi punti di vista.
- Sistemi di influenza
- Sistemi di ininfluenza
Questa distinzione è del tutto convenzionale, non c’è niente che influenzi l’altro, però lo può fare in maniera così debole e così non significativa che poi alla fine possiamo ritenere che non ci interessi più di tanto.
I sistemi di influenza possono essere articolati in:
- Sistemi di riferimento: quelli su cui noi in qualche modo ci riferiamo, cioè quando assumiamo “noi” non in sé, rispetto a quelli che sono i nostri scopi conoscitivi, dei sistemi che prendiamo di riferimento, in quel momento stesso, tutto il resto diventa rilevazione.
- Sistemi di relazione: fra questi vi possono essere relazioni significative oppure relazioni non significative (i c.d. sistemi di non relazione che si collocano nel sistema di ininfluenza delle risorse).
Questi sistemi sono naturali e sociali a seconda della loro origine primaria (anche qui la distinzione è convenzionale perché non lo poniamo in base alla nostra conoscenza). Questi sistemi possono essere articolati in:
- Maggiore
- Intermedi
- Minori
Per dire quali sono i più grandi, i più piccoli e quelli intermedi, ma non solo da un punto di vista fisico. In questi ultimi sistemi (gli intermedi) si collocano tipicamente le nostre aziende, ovvero aggregazioni o un sistema che è intermedio proprio perché fa da tramite con l’autorità esterna; perché sono fra l’individuo e quelli maggiormente aggregati che non vuol dire più grandi o più piccoli.
Un sistema maggiore può essere la Repubblica di San Marino perché a suo modo rappresenta un sistema maggiore, la quale Repubblica di San Marino non ha neanche 1/1000 dei dipendenti della FIAT (poniamo) quindi non è la dimensione, il parametro fondamentale delle nostre cose, non è un problema di dimensioni. La dimensione è una delle relazioni che vengono messe in gioco, quindi di tutto quello che esiste, che comprende, trasforma e dà ce ne sono alcune che hanno come elemento di distinzione il attività economica; considerare quello che noi abbiamo deciso di chiamare tutto questo grande circuito lo chiameremo logico-cronologico perché si forma nel tempo ed è collegato.
Tra le varie “grandi costanti” che vi sono nella nostra mente vi è in qualche modo una variabile. Una variabile che diventa costante? Non in questo senso, ma nel senso che è costantemente presente una variabilità delle esistenze sempre che siano presenti oppure no). Questa variabilità che chiameremo trasformazione si svolge attraverso 3 fasi che chiameremo:
- Attrazione
- Alterazione
- Restituzione
Non c’è niente al mondo che si sottrae a questo “gioco fondamentale” nel senso che quando si prende qualcosa, alla fine si restituisce. Possiamo parlare di un grande circuito logico-cronologico, all’interno del quale più specificatamente noi focalizziamo la nostra attenzione, su quello che è il nostro contenuto (dove vi è attrazione, alterazione, e restituzione). In tutto questo però dobbiamo stare attenti perché questo è però un concetto economico cioè la natura stessa non fa niente gratis.
In sostanza, ogni trasformazione (ogni ciclo) non è mai uguale a sé stesso, nel senso che nel tempo ciò che esiste tende a deteriorarsi. Possiamo affermare che se noi immaginiamo astrattamente, arbitrariamente, convenzionalmente, che si fermi un attimo la dimensione del tempo, noi abbiamo delle risorse in stato di formazione, fondo (FN), quindi di stock o consistenza di risorse, se invece ci mettiamo in ottica di intervallo, lungo questo intervallo abbiamo realizzato variazioni di consistenze (trasformazioni) e quindi dei flussi (Fl).
Ad ogni modo, sul fondamento del celeberrimo “Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”, i processi di trasformazione inevitabilmente comportano una qualche deformazione delle risorse (nel senso di una maggiore o minore degradazione dalla loro formazione di partenza). Nei sistemi naturali chiusi tutto si degrada perché la loro energia potenziale si trasforma in energia sempre meno pregiata e cresce una quantità detta entropia, che è una grandezza algebricamente positiva (mentre concettualmente è negativa).
Invece nei sistemi naturali aperti l’energia potenziale, a mano a mano che si degrada a causa dell’interazione con l’ambiente può essere riacquisita: in via diretta attraverso la nuova disponibilità di informazione la quale può influenzare positivamente l’organizzazione interna dei sistemi e consentire loro di acquisire nuova energia potenziale e migliorare l’utilizzazione di quella disponibile (riformazione di risorse).
L’entropia sarà positiva se prevale la deformazione, mentre sarà negativa in caso di riformazione. L’informazione è un concetto importante, è un concetto cosmico. La conoscenza è una forza entropica della natura che non si degrada ma che cresce.
L'attività economica
Tutte le attività, tutte le trasformazioni, possono diventare attività, attività economiche. Cosa è che caratterizza l’attività economica rispetto a tutte le altre attività? La presenza di alcune circostanze, innanzitutto:
- Il lavoro: è un’attività economica, ma non è una qualunque attività economica, cioè è un’attività umana, ma non una qualunque attività umana:
- È finalizzata a orientare la trasformazione in altre risorse disponibili;
- È sicuramente una parte dell’attività umana, ma non una generica;
- È disorientata a cambiare in qualche modo l’ordine naturale della formazione delle risorse umane.
- Le ricchezze, nel senso di rinnovamento di risorse economiche e che hanno la capacità o il potere di soddisfare le aspettative umane, che si chiamano bisogni;
- Acquisizione/modificazione/cessione: l’acquisizione è un fatto naturale, l’acquisto è una piccola parte dell’acquisizione, è la specie e non il genere. Il secondo passaggio, quindi io modifico le risorse che ho acquisito e le cediamo (abbiamo detto cedere e non vendere). La vendita è una delle variazioni di specie del fenomeno della cessione;
- La produzione: È un’attività di trasformazione artificiale, che ha una capacità di creazione. È un fenomeno fondamentalmente creativo. Non c’è nulla nelle cose, che noi produciamo, che non esiste in qualche modo in natura (la natura lo conosce il gioco) allora l’attività di creazione non sta nelle componenti (che sono naturali, sempre e comunque) ma sta nel risultato della produzione;
- Il consumo è il contrario della produzione, è un fenomeno di distruzione delle risorse, è il processo in cui le risorse sono forzate.
Ritornando ai processi di trasformazione inevitabilmente comportano delle deformazioni delle risorse che sono riconducibili a:
- Deperimento (decremento), in cui le risorse perdono utilità;
- Superamento (perdita), l’utilità potrebbe essere ancora data, non viene apprezzata dai destinatari perché c’è un altro modo che è migliore del precedente, perché non è attuale;
- Esaudimento (cessazione), quando viene meno la risorsa in quanto tale, quando vengono meno le risorse ambientali.
Ma anche a delle riformazioni delle risorse riconducibili a:
- Rinnovamento (incremento);
- Aggiornamento (recupero);
- Rinvenimento (ricostituzione).
Sono fenomeno opposti, bisogna farli e porli in essere, per questo bisogna avere delle informazioni (entropia negativa). Da questi fenomeni di entropia nascono i flussi negativi e i flussi positivi.
- E dà luogo ai flussi negativi, quindi sacrifici.
- E dà luogo ai flussi positivi, quindi benefici.
Come, noi, tentiamo di apprezzare i benefici e i sacrifici? Com’è possibile comprendere una serie di sacrifici intrinsecamente eterogenei e renderli in qualche modo estrinsecamente omogenei? Ovviamente attraverso la moneta, cioè abbiamo bisogno di un denominatore comune, di qualcosa che sia convenzionalmente accettabile (cioè che almeno due soggetti devono convenire su un fatto). Per fare la comparazione occorre un minimo di omogeneità per poter esprimere delle preferenze.
Lo strumento, che fino ad ora siamo riusciti a inventare, è qualcosa che abbia a che fare con la moneta, cioè tra tutte le risorse che noi prendiamo in considerazione c’è ne una che assume questa funzione dove è neanche monetaria, ma una funzione di omogeneizzazione. Potrebbe essere anche il sale; il termine salario viene da questo, tra tutte le risorse che si scambiano convenzionalmente si dice questa perché il sale lo usano tutti. Quel bene che assume questa funzione che non è una funzione monetaria, è la funzione di equivalenza tra le risorse. Quando si esce da una dimensione di merce che non è moneta, una merce come un’altra, e si finisce col dire “una quantità di sale la metto da parte”, al posto del sale metto delle “cose di carta” che vorrebbero esprimere la quantità di sale che ho conservato, allora metto in giro qualcosa che si chiama moneta-merce, questa contemporaneamente assume la funzione di moneta-segno (cioè che tutti conveniamo che esiste). Nella sua natura di merce, la moneta evita di fare tanti baratti e semplifica lo scambio e il baratto.
Esempio di moneta-segno la merce in magazzino: La moneta-segno può funzionare anche in assenza di moneta-merce, quindi anche in assenza di scambio. Nella ragioneria la maggior parte degli scambi avviene con moneta-segno. Altro aspetto da evidenziare è che dai flussi nascono i fondi, fondi e flussi si riferiscono alla stessa materia. Al tempo t noi abbiamo fondi, perché è il nostro momento di creazione è questo, questi fondi possono diventare flussi, ad esempio per la creazione di altre aziende.
Il fenomeno di fondo si evidenzia quando nell’intervallo per necessità abbiamo dei fenomeni di flussi in un determinato tempo. Dalla consistenza delle risorse (o fondi) discende le categorie generali di attività e passività, i fondi netti prendono il nome di risultanze, mentre dalle variazioni o flussi discendono invece le categorie generali di sacrificio e beneficio, i flussi netti prendono nome di risultati.
Le attività non economiche
Non basta dire che l’attività non economica è quella che economica non è, perché se noi indaghiamo nel “non economico” non riusciamo a cogliere in maniera più chiara anche le relazioni con l’economico, quindi il tentativo di distinzione tra:
- Attività non economiche esterne;
- Attività non economiche estranee.
Tutto è collegato all’economico (come il passeggiare sulla cattedra che cambia l’equilibrio del mondo). Però ci sono delle relazioni di cui non importa niente a nessuno, per la maggior parte degli scopi conoscitivi, e se qualche volta interessano delle relazioni noi le prenderemo, le passiamo dalla colonna di destra di ininfluenza a quella di sinistra di influenza, e il “gioco è fatto”.
Per la tipicità di cui noi riflettiamo c’è un’area che possiamo considerare non economica nel senso della non economicità diventa un indistinto. L’economico l’abbiamo visto, significa pure l’astrofisica, l’entomologia, la veterinaria, la papirologia, però non è la stessa cosa della sociologia, del diritto, della matematica; è più probabile che l’influenza l’abbiamo con la sociologia, con la matematica, con la statistica che non con l’entomologia, etc.
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