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il periodo limitato di ammortamento (max 5 anni);

-

il limite alla distribuibilità dei dividendi à Se l’ ammortamento non è stato completato

i dividendi potranno distribuirsi solo se esisteranno riserve disponibili sufficienti a

coprire il costo non ammortizzato.

VALORE DI ISCRIZIONE: costo storico (o di acquisto o di produzione)

CAPITALIZZAZIONE: poiché la condizione base è l’ utilità futura occorre

quantificare la stessa.

La quantificazione deve avvenire sia al momento della capitalizzazione e dopo

periodicamente attraverso una procedura chiamata (test of empairment) con cui

determiniamo il limite al valore di iscrizione.

Test of empairment: si prendono il valore di scambio (quello di alienazione) e il valore

d’ uso (valore dei flussi di cassa imputabili a quel fattore), il maggiore dei due lo si

confronta con il valore iscritto in bilancio al netto degli ammortamenti, il minore dei

due sarà l’ utilità futura e si iscrive in bilancio.

AMMORTAMENTO: devono essere ammortizzati al max in 5 anni seguendo o la

procedura delle quote costanti o di quelle decrescenti.

3) diritti di brevetto industriale e di utilizzazione delle opere dell’ ingegno

4) concessioni, licenze, marchi e diritti simili

sono beni immateriali in senso stretto

DEFINIZIONI:

Diversamente dagli oneri pluriennali la capitalizzazione dei beni immateriali non è una

facoltà ma un obbligo. Ciò non toglie che deve sussistere il requisito dell’ utilità

futura, perciò anche tali costi saranno sottoposti alla quantificazione del limite al

valore di iscrizione (attraverso il test of empairment) ed eventualmente alla perdita

durevole di valore. Infine non è consentita, in questa sottoclasse, l’ iscrizione di

acquisizioni a titolo gratuito.

Per quanto riguarda la sottoclasse 3) il valore di iscrizione è quello del costo d’

acquisto più quello degli oneri accessori, mentre la produzione interna comporta l’

imputazione tanto degli oneri diretti quanto di quelli indiretti ragionevolmente

imputabili.

Diversamente dagli oneri pluriennali la durata del periodo di ammortamento non è

fissata per legge.

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Per quanto riguarda la sottoclasse 4) in caso di acquisto da terzi si iscrive il valore d’

acquisto inclusi gli oneri accessori, in caso di produzione interna si iscrive il costo di

produzione (diretti e indiretti ragionevolmente imputabili).

La durata dell’ ammortamento non è fissata per legge, quindi si collega alla vita utile.

5) avviamento

DEFINIZIONE

L’ avviamento è la differenza negativa tra il capitale economico, cioè la

somma dei valori dei beni, e il capitale di funzionamento, cioè il capitale

iscritto nel patrimonio netto.

Tale differenza è un costo ed è giustificato dal fatto che il complesso dei

beni, per la sua qualità di produrre valore, vale più della somma dei valori dei

beni considerati singolarmente.

Poiché la capacità dei beni di produrre valore si manifesterà in più esercizi,

ne consegue che l’ avviamento non è un componente immediato di reddito e

per tanto deve iscriversi nello S.P. come elemento patrimoniale e deve

ammortizzarsi di anno in anno, mentre nel C.E. riportiamo la rispettiva quota

di ammortamento dell’ esercizio.

CAPITALIZZAZIONE: La presenza di un avviamento può essere stabilito dai soci

fondatori oppure può essere imposta come condizione da un singolo conferente, ciò

significa che la capitalizzazione di un avviamento non è un obbligo ma una facoltà.

CONDIZIONI DI CAPITALIZZAZIONE:

utilità pluriennale;

- consenso dei sindaci;

- acquisto a titolo oneroso;

- ammortamento in un periodo non superiore a 5 anni (estendibile fino a 20);

-

Nell’ ipotesi in cui l’ eccedenza del costo sostenuto rispetto al valore dei beni non

rappresenti un maggior valore produttivo dei beni acquistati bensì un “cattivo affare”

la stessa costituisce non un elemento patrimoniale ma un componente negativo di

reddito da imputare al conto economico alla chiusura dell’ esercizio.

6) immobilizzazioni in corso e acconti;

7) altre.

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II. Immobilizzazioni Materiali

Poiché le immobilizzazioni materiali sono cespiti fisicamente individuabili, la loro

contabilizzazione è un obbligo e non una facoltà.

Come immobilizzazioni partecipano alla formazione del reddito di più esercizi

attraverso il loro contributo produttivo e attraverso le loro quote di

ammortamento.

CLASSIFICAZIONE:

1) Terreni e fabbricati;

2) Impianti e macchinario;

3) Attrezzature industriali e commerciali;

4) Altri beni;

5) Immobilizzazioni in corso e acconti;

Una considerazione va fatta sui terreni e fabbricati, poiché il loro utilizzo non è a

tempo determinato per cui di norma non sono nemmeno ammortizzabili *, o meglio il

numero di anni su cui ripartire il costo è potenzialmente illimitato.

VALUTAZIONE: la valutazione si fa al costo storico d’ acquisto o di produzione, è

logico che la valutazione al costo d’ acquisto è più semplice, come è logico che la

valutazione al costo di produzione deve tenere conto non solo dei costi diretti ma

anche di quelli indiretti ragionevolmente imputabili.

Ma mentre per le immobilizzazioni immateriali il legislatore non consentiva di imputare

anche gli oneri finanziari, per le immobilizzazioni materiali ciò è consentito ma per

evitare i relativi rischi intervengono i principi contabili a porre delle condizioni

affinché gli oneri finanziari in questione siano imputabili, in particolare la

capitalizzazione degli interessi passivi deve:

essere pluriennale;

- riferirsi al periodo di fabbricazione;

- adottare il tasso di interesse realmente sostenuto;

- non superare comunque il valore recuperabile.

-

AMMORTAMENTO: deve avvenire in relazione con la residua possibilità di

utilizzazione del bene e deve essere sistematico.

La sistematicità è il fondamento di tale ripartizione su basi razionali, non sono perciò

ammessi comportamenti volti a rallentare o accelerare le quote di ammortamento per

inseguire obiettivi quali redditi perequati nel tempo (es. far si che il reddito dell’ anno

205X valga, in proporzione, quanto il reddito dell’ anno 200X).

Il piano di ammortamento presuppone l’ individuazione di alcuni parametri che sono:

valore da ammortizzare;

- vita utile;

-

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metodo di ripartizione.

-

Il metodo di ripartizione può essere:

1) a quote costanti;

2) a quote decrescenti;

3) a quote variabili di produzione;

QUOTE COSTANTI:

Es.

valore = 100.000;

valore residuo = 25.000;

valore da ammortizzare = 75.000.

Ipotesi di vita utile: 10 anni.

Q. ta costante: 75.000/10 = 7.500

QUOTE DECRESCENTI

a) logaritmico

b) aritmetico (o americano)

Logaritmico:

P = Percentuale da applicare al valore residuo contabile di ogni esercizio

N = numero esercizi

V = valore originario

B = valore residuo

Vr = valore residuo contabile dell’ esercizio Y

P = 1 - Nx(B/v)

P x Vr =Q. ta di ammortamento dell’ esercizio y

Aritmetico:

Es.

Valore da ammortizzare = 100.000

Vita utile: 5 anni à 1 + 2 + 3 + 4 + 5 = 15

5/15 x 100.000 = 33.333 ß Q. ta ammortamento dell’ esercizio y

4/15 x 100.000 = 26.666 ß Q. ta ammortamento dell’ esercizio y + 1

3/15 x 100.000 = 20.000 ß Q. ta ammortamento dell’ esercizio y + 2

QUOTE VARIABILI

Es.

(Quantità prodotta/Quantità prodotta prevista in totale) x Valore Residuo da

ammortizzare = Q. ta ammortamento

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La legge vieta ammortamenti accelerati, tranne nel caso in cui i maggiori

ammortamenti sono imputabili ad una utilizzazione più intensa.

Diverso è invece il caso di ammortamenti anticipati il cui unico scopo è quello di

ridurre il reddito e quindi diminuire la base imponibile di imposta.

In tal caso occorre distinguere la quota imputabile alla normale obsolescenza e

imputarla al fondo ammortamento e la quota che risponde all’ esigenza di conseguire

ad un beneficio fiscale, questa infatti dovrà scriversi sotto la voce P.N. in una apposita

riserva in sospensione di imposta denominata “riserva per ammortamenti anticipati”.

Per quanto riguarda infine i costi di manutenzione delle immobilizzazioni, questi si

possono contabilizzare, occorre scriverne l’ importo nel C.E. alla voce “costi per

manutenzione ordinaria e straordinaria” e in contropartita nello S.P. in un apposito

fondo per oneri.

(Se il costo per la manutenzione non è stato sostenuto per davvero, avremo sottratto

alle imposte una parte del reddito, sarebbe un caso di falso in bilancio).

Infine anche per le immobilizzazioni materiali vale il principio dell’ utilità futura, per

cui anche queste sono sottoposte alla quantificazione periodica del limite di iscrizione

attraverso il test of empairment ed esposte all’ eventuale perdita durevole di valore.

Vedere anche pag 168. del Di Cagno.

VEDERE DALLE ESERCITAZIONI DI GIRONE

ammortamento finanziario (o contabilizzazione dei beni gratuitamente

- devolvibili);

contributi in conto capitale;

-

Vedere il leasing a fine dispensa.

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III. Immobilizzazioni finanziarie

CLASSIFICAZIONE:

1) partecipazioni

2) crediti

3) altri titoli

4) azioni proprie, con indicazione anche del valore nominale complessivo.

Come per qualsiasi elemento patrimoniale attivo, il criterio classificatorio è quello

della destinazione quindi, per esempio, una partecipazione o un credito non potrà

iscriversi tra le immobilizzazioni (ma dovrà iscriversi nell’ attivo circolante) se non è

destinata ad un impiego duraturo.

VALUTAZIONE: deve preferirsi il valore del costo d’ acquisto, ovviamente

accresciuto dei costi accessori.

Non si possono valutare al costo di realizzo perché è impossibile determinare l’

andamento dei mercati nel lungo periodo.

Periodicamente il costo deve confrontarsi con l’ equivalente quota di patrimonio netto

della società partecipata e in caso di scostamento avremo i seguenti sottocasi;

Il maggior valore del costo può mantenersi solo se l’ eccedenza sia motivata;

- Il minor valore se durevole produce deve produrre una svalutazione;

- Il costo d’ acquisto può essere aumentato solo per aumenti di capitale della

- partecipata e solo per aumenti a pagamento, mai per quelli gratuiti.

Anziché iscrivere il valore del costo d’ acquisto possiamo scegliere, alternativamente,

di iscrivere il valore dell’ equivalente quota di patrimonio netto della controllata, in

questo caso il valore della partecipazione sarà aggiornato di anno in anno.

Anche in questo caso il costo la quota rispetto al costo può essere inferiore, uguale o

superiore.

La possibilità di frazionare il costo in due voci (quota di patrimonio netto e eccedenza

del costo d’ acquisto) differisce invece dal P. c. n. 21 che dispone per un unico

ammontare.

Quanto alla distribuzione degli utili derivanti dalle partecipazioni nelle controllate:

il legislatore ritiene che non siano ancora realizzati e quindi dispone che

- accrescano anno per anno una apposita riserva non distribuibile.

I principi contabili prevedono 2 possibilità:

-

1^ - imputare al conto economico la quota di utili di competenza, in questo caso

saranno interessate le voci à

PARTECIPAZIONI delle immobilizzazioni finanziarie nello S. P.

RETTIFICHE DI VALORE DI ATTIVITA’ FINANZIARIE: RIVALUTAZIONI nel

C.E.

2^ - aumento della posta PARTECIPAZIONI con contropartita in RISERVA PER

RIVALUTAZIONE PARTECIPAZIONI.

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3) titoli

VALUTAZIONE: deve avvenire al costo d’ acquisto, è prevista la possibilità di perdite

durevoli di valori ma vi devono essere ragioni economiche gravi (quindi non il ribasso

della quotazione) infine, il passaggio da immobilizzazioni a capitale circolante, poiché

produce rilevanti effetti sulla rappresentazione della situazione patrimoniale, deve

essere analizzato nella nota integrativa.

2) crediti, 4) azioni proprie

devono essere certi;

- devono essere crediti di finanziamento;

-

VALUTAZIONE: al presumibile valore di realizzo.

Le azioni proprie, infine, devono considerarsi immobilizzazioni solo se la società non le

ha acquistate con l’ intento di disfarsene.

C) Attivo Circolante

I. rimanenze (P. c. n. 13)

II. crediti (P. c. n. 15)

III. attività finanziarie, che non costituiscono immobilizzazioni

IV. disponibilità liquide. (P. c. n. 14)

I. Rimanenze

1) materie prime, sussidiarie e di consumo;

2) prodotti in corso di lavorazione e semilavorati;

3) lavori in corso su ordinazione; (P. c. n. 23)

4) prodotti finiti e merci;

5) acconti.

Le rimanenze sono valori economici comuni a due esercizi che, in quanto espressione di

processi produttivi non conclusisi alla fine dell’ esercizio, non hanno ancora avuto la

loro utilità economica e quindi, vengono considerati elementi (o condizioni)

patrimoniali.

Per questi motivi dovranno essere “stornate” dal reddito dell’ esercizio in corso o, ciò

che è lo stesso, dovranno essere considerate componenti positivi di reddito e alla

riapertura dei conti costituiranno rimanenze iniziali, quindi componenti negativi di

reddito dell’ esercizio successivo poiché in quello, presumibilmente, realizzeranno la

loro utilità economica.

1) e 2)

VALUTAZIONE: nell’ ipotesi di costo minire rispetto al valore, una valutazione al

costo rinvierebbe il margine all’ esercizio successivo, contraendo il risultato

economico, mentre una valutazione al presunto valore di realizzo attribuirebbe all’

esercizio in chiusura utili in corso di formazione.

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Il criterio che adottiamo è quello del minor valore tra il costo di acquisto o di

produzione e il valore di realizzazione desumibile dall’ andamento di mercato.

Come costo d’ acquisto intendiamo il costo di mercato, come costo di produzione

intendiamo i costi diretti più la quota di costi comuni ragionevolmente imputabile

mentre il legislatore esclude l’ attribuzione tanto di una quota dei costi della

distribuzione quanto di una quota di oneri finanziari.

La prassi ha individuato metodologie per determinare il costo delle scorte fondate su

assunti sul flusso delle giacenze di magazzino:

a) LIFO (last in, first out) = poiché i prodotti finiti per ultimi sono i primi ad uscire

dalla fabbrica, le rimanenze sono valutate ai costi d’ acquisto più remoti.

b) FIFO (firs in, first out) = poiché prodotti finiti per primi sono anche i primi ad

uscire dalla fabbrica, le rimanenze sono valutate ai costi d’ acquisto più recenti.

c) COSTO MEDIO PONDERATO.

Il LIFO nel caso di costi crescenti attenua gli effetti dell’ inflazione, nel caso di costi

decrescenti sopravvaluta le rimanenze.

Il FIFO in caso di prezzi crescenti aumenta il valore delle rimanenze, quindi del

risultato economico, in caso di prezzi decrescenti provoca una attenuazione del

risultato economico.

Un sistema alternativo, utilizzato nella distribuzione è il (rethaol metod):

si calcola il margine lordo medio

-

mlm = (tv – tc)/tv

tv = totale dei valori di vendita di tutte le unità in carico nell’ anno;

tc = totale dei costi di acquisto di tutte le unità in carico nell’ anno;

Il costo delle rimanenze si ottiene moltiplicando il valore complessivo delle rimanenze

in termini di prezzo di vendita per (1 – mlm).

3)

VALUTAZIONE: posto che eventuali anticipi saranno contabilizzati tra gli acconti

(debiti del passivo dello S. P.) fino a quando non saranno recuperati attraverso la

fatturazione per confluire tra i ricavi in corso d’ opera, per quanto riguarda la

valutazione è evidente che il criterio del costo per la valutazione delle commesse

provocherebbe la rilevazione di una perdita contabile negli esercizi interessati alla

realizzazione della commessa.

I principi contabili (P. c. n. 23) consigliano il criterio cosiddetto della percentuale di

completamento, in base al quale il margine di utili in corso di formazione viene

distribuito tra i vari esercizi nei quali l’ opera si realizza, in funzione del grado di

avanzamento dei lavori, a tal proposito si possono utilizzare i metodi:

. percentuale del costo sostenuto;

. percentuale delle ore lavorate;

. percentuale delle unità consegnate;

. metodo delle misurazioni fisiche.

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II. crediti (P. c. n. 15)

DEFINIZIONE: devono essere crediti di funzionamento, tranne gli acconti

corrisposti ai fornitori per l’ acquisto di immobilizzazioni (questi si iscrivono nella

voce acconti previste in tali classi di immobilizzazioni);

CONTABILIZZAZIONE: obbligatoria, deve riportare separatamente l’ indicazione

della parte esigibile oltre 1 anno, se i crediti vengono dati in garanzia devono

mantenersi nello S.P. con separata indicazione della garanzia nei conti d’ ordine e

nella N. I.

VALUTAZIONE: si devono valutare al presunto valore di realizzo, è obbligatorio

costituire nel passivo un fondo per la svalutazione dei crediti (svalutazione che l’

esperienza insegna essere certa) e di un fondo per rischi di svalutazione crediti

(incerti), tali fondi hanno contropartita nel C.E. nel parziale B.

Contabilizzazione delle Ri. Ba.

Poiché le ri. Ba. Non sono titoli di credito ma strumenti di incasso, non possono trattarsi come titoli di credito, ciò comporta che

la loro cessione alle banche non può considerarsi sconto e che l’ indicazione del credito non deve essere rimossa dal bilancio fino

al momento dell’ incasso.

Inoltre la Ri. Ba. è considerata a salvo buon fine ciò significa che dobbiamo rilevare una operazione in più rispetto allo sconto

delle cambiali, e cioè l’ attesa che l’ operazione vada a termine.

Tale rilevazione si fa servendoci di 2 conti in più:

Banca c/ ri. ba. e Banca c/ anticipi su crediti.

-

Ecco un esempio:

vendita

________________________________________________

Crediti vs. clienti a Merci c/ vendite

_______________________________________

mandato all’ incasso

_______________________________________

Clienti c/ ri. ba. a Banca c/ anticipi

_______________________________________

Banca c/ anticipi a Banca c/ricevute bancarie

_________________________________________________

operazione a buon fine

_______________________________________

Banca c/ ricevute bancarie a Crediti vs. clienti

_______________________________________

attività finanziarie

III. , che non costituiscono immobilizzazioni

DEFINIZIONE: Partecipazioni e titoli che, per destinazione, non rappresentano un

investimento durevole.

CONTABILIZZAZIONE: Poiché nella stessa sottoclasse possiamo raggrupparne più

tipi si rende necessario l’ intervento chiarificatore nella N.I.

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VALUTAZIONE: può avvenire al costo storico d’ acquisto o di vendita desumibile dall’

andamento di mercato (in questo caso è desumibile perché non trattandosi di

immobilizzazioni si ha a che fare con il breve periodo, mentre ricordiamo che per

quelli compresi tra le immobilizzazioni finanziarie ciò non era possibile).

Nel caso di elevato volume di titoli e di veloce turnover applicheremo, invece, metodi

basati sul flusso ossia LIFO e FIFO come per le rimanenze.

Il valore desumibile dall’ andamento di mercato si individua agevolmente solo se i titoli

sono quotati mentre se non sono quotati il riferimento è costituito dal valore di titoli

“affini” con riferimento o alla quotazione dell’ ultimo giorno d’ esercizio (quotazione

fissa) o a quella media.

Infine, se la vendita avviene dopo la chiusura dell’ esercizio ma prima della redazione

del bilancio è possibile iscrivere quale valore di mercato il maggior valore di vendita.

IV. Disponibilità liquide

Depositi bancari, postali, denaro ed altri valori in cassa.

Non sussistono particolari problemi di valutazione poiché, appunto, si tratta di

liquidità.

La valutazione delle partite in moneta estera

Le attività e passività in valuta devono iscriversi:

al tasso di cambio a pronti alla data di chiusura dell’ esercizio. ß se sono attivo circolante;

- al costo d’ acquisto o, se la riduzione dovesse giudicarsi durevole, a quello inferiore alla data di

- chiusura dell’ esercizio. ß se sono immobilizzazioni;

le differenze di conversione rilevate alla fine dell’ esercizio dovranno imputarsi al C.E. Laddove gli utili

su cambi dovessero eccedere le perdite su cambi, si dovrà accantonare a riserva il corrispondente

importo di utile netto su cambi.

D. Ratei e risconti, con separata indicazione del disaggio (aggio) su prestiti

obbligazionari.

Risconto = quota di competenza del esercizio prossimo di un valore relativo ad una

operazione a cavallo fra i due esercizi e con manifestazione numeraria nell’ esercizio

corrente.

Il risconto può essere attivo o passivo, quello attivo è assimilabile alle rimanenze finali

e perciò deve considerarsi componente positivo di reddito, quello passivo è assimilabile

alle rimanenze iniziali e perciò deve considerarsi componente negativo di reddito.

Rateo = quota di competenza dell’ esercizio corrente di un valore relativo ad una

operazione a cavallo fra due esercizi e manifestazione numeraria nell’ esercizio

prossimo.

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Anche il rateo può essere attivo o passivo, quello attivo è assimilabile ad un ricavo e

perciò deve considerarsi componente positivo di reddito, quello passivo è assimilabile

ad un costo e perciò deve considerarsi componente negativo di reddito.

Disaggio su prestiti = i prestiti in questione sono quelli obbligazionari, il disaggio è la

differenza negativa fra prezzo di emissione e valore nominale delle obbligazioni

(pe < vn).

In quanto differenza negativa viene considerata un costo anticipato e quindi è

assimilabile ai risconti attivi (anche se deve indicarsi separatamente) e perciò deve

considerarsi componente positivo di reddito.

Aggio su prestiti = anche in questo caso i prestiti in questione sono quelli

obbligazionari, l’ aggio è la differenza positiva fra valore prezzo di emissione e valore

nominale delle obbligazioni (pe > vn).

In quanto differenza positiva viene considerata un ricavo anticipato e quindi è

assimilabile ai risconti passivi (anche se deve indicarsi separatamente) e perciò deve

considerarsi componente negativo di reddito.

Il disaggio e l’ aggio a differenza dei risconti si riferiscono a operazioni, i prestiti

obbligazionari, che hanno durata pluriennale, pertanto lo storno avviene per quote e

non tutto insieme.

Es.

immaginiamo l’ emissione di 1000 obbligazioni:

valore di emissione = 0,80

- valore nominale = 1,00

- durata del prestito = 4 anni

- a) debito vs. obbligazionisti = 1000

b) prestito raccolto = 800

c) disaggio di emissione = 200

d) storno annuo: 200/4 = 50

Rilevazione prestito obbligazionario

________________________________________________

emissione c/ obbligazioni a Debiti vs. obbligazionisti

Disaggio di emissione

________________________________________________

Epilogo e chiusura dei conti

________________________________________________

Stato patrimoniale a Disaggio di emissione

Conto economico

________________________________________________

Riapertura dei conti

________________________________________________

Disaggio di emissione a Stato patrimoniale

________________________________________________

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SCHEMATICAMENTE:

A) Patrimonio netto

I. Capitale;

II. Riserve da sovrapprezzo delle azioni

III. Riserve di rivalutazione (dei titoli)

IV. Riserva legale

V. Riserve statuarie

VI. Riserva per azioni proprie in portafoglio

VII. Altre riserve

VIII. Utili (perdite) portate a nuovo

IX. Utile (perdite) dell’ esercizio

DEFINIZIONE: le riserve sono sopravvalutazioni che non costituiscono

immediatamente utili.

Tutte le riserve sono indistintamente investite nei beni aziendali e quindi sono parti

ideali del patrimonio netto della società

In particolare, poi, la II si riferisce al sovrapprezzo derivante, per esempio, dall’

esclusione del diritto si opzione, la III si riferisce a uno scostamento fra costo d’

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Ragioneria Applicata, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Ragioneria applicata, Di Cagno. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: bilancio d’ esercizio, finalità e postulati, riconoscimento degli elementi di bilancio, la valutazione, le rettifiche, composizione e schemi del bilancio d’ esercizio.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio (BARI, TARANTO)
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ragioneria Applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Venturelli Francesco.

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