DISPENSE DI ANALISI DI BILANCIO
CORSO DI RAGIONERIA A.A. 2004 – 2005
I CANALE
Dispense redatte dalla dr.ssa Rubeo
LA RICLASSIFICAZIONE DELLO STATO PATRIMONIALE
Lo schema di Stato Patrimoniale contenuto nell’art. 2424 del Codice Civile e fin qui esaminato
contrappone gli impieghi alle fonti di finanziamento ed è redatto, come visto, in base al criterio di
destinazione. Tuttavia, una simile esposizione si presenta inadeguata ai fini dell’analisi di bilancio,
in quanto viziata dai seguenti inconvenienti:
! i debiti non sono distinti secondo la loro scadenza;
! le attività sono scisse in immobilizzazioni ed attivo circolante in base al criterio di
destinazione e non alla loro effettiva liquidabilità;
! le voci “crediti verso soci per versamenti ancora dovuti” e “ratei e risconti” sono tenute
distinte da tutte le altre.
Al fine di procedere all’analisi di bilancio, sarà necessario riclassificare lo Stato Patrimoniale
secondo criteri finanziari.
Criterio finanziario (di durata): discrimina le voci di bilancio in relazione al tempo che le stesse
impiegano per trasformarsi in moneta.
E’ possibile attingere le informazioni di carattere finanziario sia dallo Stato Patrimoniale che dalla
Nota Integrativa.
Lo Stato Patrimoniale infatti, come già esaminato, impone la distinta indicazione:
# della parte esigibile entro l’esercizio dei crediti costituenti immobilizzazioni;
# della parte esigibile oltre l’esercizio dei crediti costituenti attivo circolante;
# degli importi esigibili oltre l’esercizio successivo per quanto concerne i debiti.
La Nota Integrativa prevede l’indicazione, per ciascuna voce riguardante crediti e debiti,
dell’ammontare di durata residua superiore a 5 anni.
ENTRO ESERCIZIO OLTRE ESERCIZIO OLTRE IL 5° ESERCIZIO TOTALE
SUCCESSIVO SUCCESSIVO SUCCESSIVO
Crediti verso clienti £ ……………………. £ ……………………. £ ……………………………… £ ……….….
Crediti verso altri £ ……………………. £ ……………………. £ ……………………………… £ ……….….
Debiti verso fornitori £ ……………………. £…………………….. £ ……………………………… £ …………..
Debiti verso altri £ ……………………. £ ……………………. £ ……………………………… £ …………..
Dispense redatte dalla dr.ssa Rubeo - 2
STATO PATRIMONIALE RICLASSIFICATO
CAPITALE PROPRIO
attivo IMMOBILIZZAZIONI TECNICHE capitali
fisso IMMOBILIZZAZIONI FINANZ.RIE permanenti
PASSIVO CONSOLIDATO
DISPONIBILITA’
LIQUIDITA’ DIFFERITE
attivo
circolante LIQUIDITA’ IMMEDIATE PASSIVO CORRENTE
TOTALE INVESTIMENTI TOTALE FONTI DI FINANZ.TO
Questo stato Patrimoniale è stato riclassificato secondo il criterio finanziario ed a liquidità
crescente.
ATTIVITA’
L’attivo fisso indica la parte di attività la cui trasformazione in moneta ha luogo oltre l’anno;
l’attivo circolante è invece costituito da attività la cui trasformazione in moneta ha luogo entro
l’anno.
Le immobilizzazioni, come già esaminato nell’analisi della struttura dello Stato Patrimoniale, si
suddividono in: #
immobilizzazioni tecniche: materiali
# immateriali
sono beni strumentali al processo produttivo
1 : sono valori patrimoniali che si realizzano oltre l’esercizio; non
Immobilizzazioni finanziarie godono del carattere della strumentalità in relazione al processo
produttivo.
Tra le immobilizzazioni immateriali si rilevano inoltre i risconti pluriennali e gli oneri del prestito, a
causa del loro lungo ciclo finanziario.
L’attivo corrente può essere ripartito in tre classi:
− disponibilità
− liquidità differite
− liquidità immediate
1 1 Tra le immobilizzazioni finanziarie si annoverano anche i crediti verso soci per versamenti ancora dovuti, ma non
ancora richiesti. Tali crediti possono essere:
1) inclusi tra le immobilizzazioni finanziarie;
2) inclusi nell’attivo circolante per la parte di decimi già richiamati (ma non ancora versati);
3) portati in detrazione del capitale proprio, al fine di evidenziare le fonti di finanziamento realmente utilizzate.
Dispense redatte dalla dr.ssa Rubeo - 3
Le disponibilità sono costituite essenzialmente dai costi sospesi, fra i quali rilevano i risconti attivi e
le rimanenze di merci (rappresentate dalla somma dei prodotti finiti, delle materie prime e dei
materiali in corso di lavorazione nelle imprese industriali e dalla giacenza delle merci a disposizione
per la vendita nelle imprese commerciali).
2 , si sottolinea che spesso le aziende, per fronteggiare le
Per quanto concerne il magazzino
fluttuazioni della domanda, sono costrette a mantenere un livello minimo di scorte in magazzino
(scorta vincolata o permanente) che per esse rappresenta un’attività immobilizzata; inoltre parte
delle rimanenze, in presenza di particolari contingenze di mercato, possono diventare difficilmente
vendibili. In tali casi l’analista interno è chiamato ad inserire la parte meno liquida del magazzino
fra le immobilizzazioni tecniche. Ne consegue che le scorte vincolate sono immobilizzazioni
tecniche:
− perché non si vendono;
− perché sono funzionali alla domanda.
Le liquidità differite sono rappresentate da tutti i crediti a breve termine (crediti verso clienti, crediti
verso dipendenti, crediti verso l’erario) e corrispondono ai valori numerari assimilati. Fra le
liquidità differite si annoverano anche i ratei attivi.
Le liquidità immediate sono rappresentate da moneta (cassa, banca, valori postali, bolli, ecc.) e
corrispondono ai valori numerari certi.
Esempi particolari di disponibilità che non si realizzano entro l’esercizio sono gli anticipi a fornitori
relativi a forniture di beni a fecondità ripetuta e, specularmente, i lavori in corso su ordinazione a
prestazioni indivisibili, che per loro natura, a seguito della riclassificazione dello Stato Patrimoniale
in base al criterio finanziario, vanno inseriti tra le immobilizzazioni.
TUTTI I VALORI ATTIVI SONO ESPRESSI AL NETTO DEI RISPETTIVI FONDI DI
RETTIFICA
Immobilizzazioni Rimanenze di magazzino Crediti
(fondi di ammortamento) (svalutazione) (fondo svalutazione crediti)
2 Per quanto concerne le imprese industriali, si richiama l’attenzione sull’esistenza di due tipologie di magazzino: quello
relativo allo stoccaggio per la produzione e quello relativo ai prodotti finiti. I criteri quantitativi e qualitativi che
regolano la formazione dei magazzini stessi non possono essere identici, ma vanno ricercati e definiti in funzione della
tipologia dei beni costituenti le scorte. In particolare, i processi produttivi attualmente adottati dalle imprese industriali
richiedono la presenza della “scorta di ferro” nell’ambito del magazzino materie (atta a fronteggiare eventuali ritardi
nell’approvvigionamento, che si tradurrebbero in arresti della produzione e quindi in ingenti costi non assorbibili in
alcun ganglio della filiera produttiva) e la sua totale assenza nel contesto del magazzino prodotti (in virtù della sempre
più diffusa pratica della “produzione sul venduto”). Conseguentemente, differiranno – nella maggior parte dei casi –
anche i criteri di valutazione del magazzino materie e di quello prodotti finiti.
Dispense redatte dalla dr.ssa Rubeo - 4
PASSIVITA’
Il capitale proprio segue lo schema dettato dal Codice Civile; in tale voce vanno inoltre inseriti i
proventi del prestito ed i risconti pluriennali.
Il capitale di credito è composto da:
− passivo consolidato: debiti che scadono oltre l’anno
− passivo corrente: debiti che scadono entro l’anno (alcuni debiti commerciali; ratei e
risconti passivi).
Dai mutui passivi e dai prestiti obbligazionari, annoverati fra il passivo consolidato, devono essere
scorporate le quote scadenti entro l’anno, che vanno invece incluse nel passivo corrente.
Lo stesso meccanismo va applicato ai fondi spese ed al fondo TFR, superando le difficoltà
incontrate nella stima della quota utilizzata durante l’esercizio successivo tramite il calcolo della
media dei valori storici (dati relativi ai licenziamenti), o tramite un’estrapolazione degli stessi o,
ancora, basandosi su eventuali piani di ristrutturazione.
PASSIVO CONSOLIDATO + CAPITALE PROPRIO = CAPITALI PERMANENTI
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LA RICLASSIFICAZIONE DEL CONTO ECONOMICO
Lo schema di Conto Economico contenuto nell’art.2425 del Codice Civile evidenzia i seguenti
risultati parziali:
1) differenza tra valore e costi della produzione;
2) differenza tra proventi e oneri finanziari;
3) differenza tra proventi e oneri straordinari;
4) risultato prima delle imposte;
5) imposte dell’esercizio.
Apparentemente esiste una corrispondenza biunivoca fra i gruppi di costi e ricavi appena richiamati
e le aree gestionali prima esaminate.
Una più attenta analisi rileva tuttavia notevoli difficoltà nell’utilizzo immediato del Conto
Economico redatto secondo lo schema contenuto nel Codice Civile ai fini dell’analisi di bilancio, se
non si procede ad una preventiva ed adeguata riclassificazione.
Tale riclassificazione consisterà essenzialmente nella redazione di un Conto Economico idoneo a
rappresentare la complessiva gestione scissa nelle aree che le sono proprie.
Ricavi operativi
(Costi operativi)
RISULTATO DELLA GESTIONE CARATTERISTICA
o REDDITO OPERATIVO
± Saldo della gestione extra-caratteristica
RISULTATO DELLA GESTIONE CORRENTE o
ORDINARIA
± Saldo della gestione finanziaria
± Saldo della gestione straordinaria
RISULTATO PRIMA DELLE IMPOSTE
(Imposte)
RISULTATO NETTO D’ESERCIZIO
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Ai fini dell’analisi reddituale è necessario riposizionare alcune poste contenute nello schema di
Conto Economico dettato dal Codice Civile:
A. nell’ambito del “Valore della produzione”, la voce “altri ricavi e proventi” attiene alla
gestione atipica e non a quella caratteristica;
B. nell’ambito dei “Costi della produzione”, la voce “altre svalutazioni delle
immobilizzazioni” attiene alla gestione straordinaria piuttosto che a quella caratteristica;
C. nell’ambito dei “Proventi e oneri finanziari”, le voci “proventi da partecipazioni” e “altri
proventi finanziari” attengono alla gestione atipica piuttosto che a quella finanziaria;
D. le “Rettifiche di valore di attività finanziarie” sono considerate integralmente nella
gestione atipica.
Esistono molteplici schemi di riclassificazione del Conto Economico, ognuno dei quali incide sulla
composizione del reddito operativo.
Tuttavia, qualunque sia lo schema di riclassificazione applicato, il risultato operativo è sempre
seguito dal saldo della gestione extra-caratteristica, di quella finanziaria, di quella straordinaria e
quindi, dalle imposte, per giungere in tal modo alla determinazione del risultato netto.
GESTIONE EXTRA-CARATTERISTICA
La gestione extra-caratteristica comprende la gestione patrimoniale e le gestione accessorie, attività
che esulano dall’oggetto principale dell’impresa.
Esempio: per un’impresa che produce pasta alimentare, la vendita di farina
rappresenta un’attività accessoria: quindi i costi relativi alla produzione
della farina verranno inclusi nella gestione caratteristica se essa è
strumentale alla produzione della pasta, mentre faranno parte della
gestione accessoria qualora la farina prodotta fosse poi venduta sul
mercato; in questa area confluiranno altresì i ricavi di vendita della
farina stessa.
In sintesi, qualora si verifichi una reale differenziazione del prodotto, ossia una quota rilevante di
ricavi deriva da produzioni diverse da quella tipica, tali componenti positivi di reddito, insieme con
i correlativi componenti negativi, possono essere inseriti nella gestione atipica. Tuttavia, se la
suddetta quota di ricavi si rivela irrisoria in relazione al totale dei ricavi stessi, la produzione
generatrice di tale quota non è considerata rilevante per l’impresa (i componenti di reddito ad essa
afferenti non potranno essere inseriti nella gestione atipica).
L’evidenziazione di un saldo della gestione extra-caratteristica nel Conto Economico è
indissolubilmente legata alla presenza, nello Stato Patrimoniale, di attività immobilizzate, che
hanno dato luogo ai componenti positivi e negativi ascrivibili alla gestione in esame.
Questa osservazione assume importanza notevole se correlata alla mancata distinzione, nello Stato
Patrimoniale, fra cespiti patrimoniali legati allo svolgimento del ciclo operativo e beni che
costituiscono una sorta di riserva di liquidità (in quanto generano un flusso di denaro costante) e che
rappresentano una forma di finanziamento stabile. Tali beni non hanno carattere di strumentalità:
infatti la loro presenza o assenza è totalmente neutrale nei confronti della produttività aziendale.
Dispense redatte dalla dr.ssa Rubeo - 7
Operare la distinzione di cui sopra nello Stato Patrimoniale assume rilevanza al fine del calcolo del
ROI (return of investments), indice che correla il reddito operativo al capitale investito
Reddito Operativo
ROI = --------------------------
Capitale Investito
Onde determinare un valore del ROI realmente significativo, si dovrebbe procedere
omogeneizzando numeratore e denominatore: poiché il reddito operativo consiste nel rendimento
degli investimenti strumentali, dal valore del capitale investito si dovrebbe sottrarre quello delle
immobilizzazioni non strumentali.
Esempio: se il reddito operativo è pari a 20, gli investimenti strumentali a
200 e quelli totali a 270, il valore del ROI, se calcolato quale
rapporto fra reddito operativo ed investimenti totali, risulta essere
inferiore a quello calcolato ponendo al denominatore del rapporto
gli investimenti strumentali. Infatti:
20 20
ROI = ---------- = 7,4% ROI = ---------- = 10%
1 2
270 200
La distinzione effettuata nei confronti degli immobili deve essere estesa anche alle partecipazioni:
se la partecipazione è detenuta in funzione di un reale interesse teso a possedere una quota parte del
capitale della società partecipata (con le ovvie conseguenze in materia di presenza in assemblea), la
partecipazione stessa andrà annoverata fra le immobilizzazioni strumentali; di contro, se la
partecipazione rappresenta unicamente un temporaneo investimento di liquidità di carattere
eminentemente speculativo, i componenti di reddito da essi generati rientrano nella gestione extra-
caratteristica.
A tale proposito l’art.2424-bis introduce una presunzione in base alla quale le partecipazioni
superiori al 20% del capitale sociale (10% se la società è quotata in borsa) si intendono
immobilizzazioni; tuttavia l’analista, detentore di informazioni precise ed approfondite, può
annoverare una partecipazione non rilevante per il Codice Civile fra le immobilizzazioni e
viceversa: nell’analisi non si tiene conto delle caratteristiche assolute dei beni, ma del modo in cui
le stesse caratteristiche possono essere modificate p
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