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LA RICLASSIFICAZIONE DELLO STATO PATRIMONIALE

Lo schema di Stato Patrimoniale contenuto nell’art. 2424 del Codice Civile e fin qui esaminato

contrappone gli impieghi alle fonti di finanziamento ed è redatto, come visto, in base al criterio di

destinazione. Tuttavia, una simile esposizione si presenta inadeguata ai fini dell’analisi di bilancio,

in quanto viziata dai seguenti inconvenienti:

! i debiti non sono distinti secondo la loro scadenza;

! le attività sono scisse in immobilizzazioni ed attivo circolante in base al criterio di

destinazione e non alla loro effettiva liquidabilità;

! le voci “crediti verso soci per versamenti ancora dovuti” e “ratei e risconti” sono tenute

distinte da tutte le altre.

Al fine di procedere all’analisi di bilancio, sarà necessario riclassificare lo Stato Patrimoniale

secondo criteri finanziari.

Criterio finanziario (di durata): discrimina le voci di bilancio in relazione al tempo che le stesse

impiegano per trasformarsi in moneta.

E’ possibile attingere le informazioni di carattere finanziario sia dallo Stato Patrimoniale che dalla

Nota Integrativa.

Lo Stato Patrimoniale infatti, come già esaminato, impone la distinta indicazione:

# della parte esigibile entro l’esercizio dei crediti costituenti immobilizzazioni;

# della parte esigibile oltre l’esercizio dei crediti costituenti attivo circolante;

# degli importi esigibili oltre l’esercizio successivo per quanto concerne i debiti.

La Nota Integrativa prevede l’indicazione, per ciascuna voce riguardante crediti e debiti,

dell’ammontare di durata residua superiore a 5 anni.

ENTRO ESERCIZIO OLTRE ESERCIZIO OLTRE IL 5° ESERCIZIO TOTALE

SUCCESSIVO SUCCESSIVO SUCCESSIVO

Crediti verso clienti £ ……………………. £ ……………………. £ ……………………………… £ ……….….

Crediti verso altri £ ……………………. £ ……………………. £ ……………………………… £ ……….….

Debiti verso fornitori £ ……………………. £…………………….. £ ……………………………… £ …………..

Debiti verso altri £ ……………………. £ ……………………. £ ……………………………… £ …………..

Dispense redatte dalla dr.ssa Rubeo - 2

STATO PATRIMONIALE RICLASSIFICATO

CAPITALE PROPRIO

attivo IMMOBILIZZAZIONI TECNICHE capitali

fisso IMMOBILIZZAZIONI FINANZ.RIE permanenti

PASSIVO CONSOLIDATO

DISPONIBILITA’

LIQUIDITA’ DIFFERITE

attivo

circolante LIQUIDITA’ IMMEDIATE PASSIVO CORRENTE

TOTALE INVESTIMENTI TOTALE FONTI DI FINANZ.TO

Questo stato Patrimoniale è stato riclassificato secondo il criterio finanziario ed a liquidità

crescente.

ATTIVITA’

L’attivo fisso indica la parte di attività la cui trasformazione in moneta ha luogo oltre l’anno;

l’attivo circolante è invece costituito da attività la cui trasformazione in moneta ha luogo entro

l’anno.

Le immobilizzazioni, come già esaminato nell’analisi della struttura dello Stato Patrimoniale, si

suddividono in: #

immobilizzazioni tecniche: materiali

# immateriali

sono beni strumentali al processo produttivo

1 : sono valori patrimoniali che si realizzano oltre l’esercizio; non

Immobilizzazioni finanziarie godono del carattere della strumentalità in relazione al processo

produttivo.

Tra le immobilizzazioni immateriali si rilevano inoltre i risconti pluriennali e gli oneri del prestito, a

causa del loro lungo ciclo finanziario.

L’attivo corrente può essere ripartito in tre classi:

− disponibilità

− liquidità differite

− liquidità immediate

1 1 Tra le immobilizzazioni finanziarie si annoverano anche i crediti verso soci per versamenti ancora dovuti, ma non

ancora richiesti. Tali crediti possono essere:

1) inclusi tra le immobilizzazioni finanziarie;

2) inclusi nell’attivo circolante per la parte di decimi già richiamati (ma non ancora versati);

3) portati in detrazione del capitale proprio, al fine di evidenziare le fonti di finanziamento realmente utilizzate.

Dispense redatte dalla dr.ssa Rubeo - 3

Le disponibilità sono costituite essenzialmente dai costi sospesi, fra i quali rilevano i risconti attivi e

le rimanenze di merci (rappresentate dalla somma dei prodotti finiti, delle materie prime e dei

materiali in corso di lavorazione nelle imprese industriali e dalla giacenza delle merci a disposizione

per la vendita nelle imprese commerciali).

2 , si sottolinea che spesso le aziende, per fronteggiare le

Per quanto concerne il magazzino

fluttuazioni della domanda, sono costrette a mantenere un livello minimo di scorte in magazzino

(scorta vincolata o permanente) che per esse rappresenta un’attività immobilizzata; inoltre parte

delle rimanenze, in presenza di particolari contingenze di mercato, possono diventare difficilmente

vendibili. In tali casi l’analista interno è chiamato ad inserire la parte meno liquida del magazzino

fra le immobilizzazioni tecniche. Ne consegue che le scorte vincolate sono immobilizzazioni

tecniche:

− perché non si vendono;

− perché sono funzionali alla domanda.

Le liquidità differite sono rappresentate da tutti i crediti a breve termine (crediti verso clienti, crediti

verso dipendenti, crediti verso l’erario) e corrispondono ai valori numerari assimilati. Fra le

liquidità differite si annoverano anche i ratei attivi.

Le liquidità immediate sono rappresentate da moneta (cassa, banca, valori postali, bolli, ecc.) e

corrispondono ai valori numerari certi.

Esempi particolari di disponibilità che non si realizzano entro l’esercizio sono gli anticipi a fornitori

relativi a forniture di beni a fecondità ripetuta e, specularmente, i lavori in corso su ordinazione a

prestazioni indivisibili, che per loro natura, a seguito della riclassificazione dello Stato Patrimoniale

in base al criterio finanziario, vanno inseriti tra le immobilizzazioni.

TUTTI I VALORI ATTIVI SONO ESPRESSI AL NETTO DEI RISPETTIVI FONDI DI

RETTIFICA

Immobilizzazioni Rimanenze di magazzino Crediti

(fondi di ammortamento) (svalutazione) (fondo svalutazione crediti)

2 Per quanto concerne le imprese industriali, si richiama l’attenzione sull’esistenza di due tipologie di magazzino: quello

relativo allo stoccaggio per la produzione e quello relativo ai prodotti finiti. I criteri quantitativi e qualitativi che

regolano la formazione dei magazzini stessi non possono essere identici, ma vanno ricercati e definiti in funzione della

tipologia dei beni costituenti le scorte. In particolare, i processi produttivi attualmente adottati dalle imprese industriali

richiedono la presenza della “scorta di ferro” nell’ambito del magazzino materie (atta a fronteggiare eventuali ritardi

nell’approvvigionamento, che si tradurrebbero in arresti della produzione e quindi in ingenti costi non assorbibili in

alcun ganglio della filiera produttiva) e la sua totale assenza nel contesto del magazzino prodotti (in virtù della sempre

più diffusa pratica della “produzione sul venduto”). Conseguentemente, differiranno – nella maggior parte dei casi –

anche i criteri di valutazione del magazzino materie e di quello prodotti finiti.

Dispense redatte dalla dr.ssa Rubeo - 4

PASSIVITA’

Il capitale proprio segue lo schema dettato dal Codice Civile; in tale voce vanno inoltre inseriti i

proventi del prestito ed i risconti pluriennali.

Il capitale di credito è composto da:

− passivo consolidato: debiti che scadono oltre l’anno

− passivo corrente: debiti che scadono entro l’anno (alcuni debiti commerciali; ratei e

risconti passivi).

Dai mutui passivi e dai prestiti obbligazionari, annoverati fra il passivo consolidato, devono essere

scorporate le quote scadenti entro l’anno, che vanno invece incluse nel passivo corrente.

Lo stesso meccanismo va applicato ai fondi spese ed al fondo TFR, superando le difficoltà

incontrate nella stima della quota utilizzata durante l’esercizio successivo tramite il calcolo della

media dei valori storici (dati relativi ai licenziamenti), o tramite un’estrapolazione degli stessi o,

ancora, basandosi su eventuali piani di ristrutturazione.

PASSIVO CONSOLIDATO + CAPITALE PROPRIO = CAPITALI PERMANENTI

Dispense redatte dalla dr.ssa Rubeo - 5

LA RICLASSIFICAZIONE DEL CONTO ECONOMICO

Lo schema di Conto Economico contenuto nell’art.2425 del Codice Civile evidenzia i seguenti

risultati parziali:

1) differenza tra valore e costi della produzione;

2) differenza tra proventi e oneri finanziari;

3) differenza tra proventi e oneri straordinari;

4) risultato prima delle imposte;

5) imposte dell’esercizio.

Apparentemente esiste una corrispondenza biunivoca fra i gruppi di costi e ricavi appena richiamati

e le aree gestionali prima esaminate.

Una più attenta analisi rileva tuttavia notevoli difficoltà nell’utilizzo immediato del Conto

Economico redatto secondo lo schema contenuto nel Codice Civile ai fini dell’analisi di bilancio, se

non si procede ad una preventiva ed adeguata riclassificazione.

Tale riclassificazione consisterà essenzialmente nella redazione di un Conto Economico idoneo a

rappresentare la complessiva gestione scissa nelle aree che le sono proprie.

Ricavi operativi

(Costi operativi)

RISULTATO DELLA GESTIONE CARATTERISTICA

o REDDITO OPERATIVO

± Saldo della gestione extra-caratteristica

RISULTATO DELLA GESTIONE CORRENTE o

ORDINARIA

± Saldo della gestione finanziaria

± Saldo della gestione straordinaria

RISULTATO PRIMA DELLE IMPOSTE

(Imposte)

RISULTATO NETTO D’ESERCIZIO

Dispense redatte dalla dr.ssa Rubeo - 6

Ai fini dell’analisi reddituale è necessario riposizionare alcune poste contenute nello schema di

Conto Economico dettato dal Codice Civile:

A. nell’ambito del “Valore della produzione”, la voce “altri ricavi e proventi” attiene alla

gestione atipica e non a quella caratteristica;

B. nell’ambito dei “Costi della produzione”, la voce “altre svalutazioni delle

immobilizzazioni” attiene alla gestione straordinaria piuttosto che a quella caratteristica;

C. nell’ambito dei “Proventi e oneri finanziari”, le voci “proventi da partecipazioni” e “altri

proventi finanziari” attengono alla gestione atipica piuttosto che a quella finanziaria;

D. le “Rettifiche di valore di attività finanziarie” sono considerate integralmente nella

gestione atipica.

Esistono molteplici schemi di riclassificazione del Conto Economico, ognuno dei quali incide sulla

composizione del reddito operativo.

Tuttavia, qualunque sia lo schema di riclassificazione applicato, il risultato operativo è sempre

seguito dal saldo della gestione extra-caratteristica, di quella finanziaria, di quella straordinaria e

quindi, dalle imposte, per giungere in tal modo alla determinazione del risultato netto.

GESTIONE EXTRA-CARATTERISTICA

La gestione extra-caratteristica comprende la gestione patrimoniale e le gestione accessorie, attività

che esulano dall’oggetto principale dell’impresa.

Esempio: per un’impresa che produce pasta alimentare, la vendita di farina

rappresenta un’attività accessoria: quindi i costi relativi alla produzione

della farina verranno inclusi nella gestione caratteristica se essa è

strumentale alla produzione della pasta, mentre faranno parte della

gestione accessoria qualora la farina prodotta fosse poi venduta sul

mercato; in questa area confluiranno altresì i ricavi di vendita della

farina stessa.

In sintesi, qualora si verifichi una reale differenziazione del prodotto, ossia una quota rilevante di

ricavi deriva da produzioni diverse da quella tipica, tali componenti positivi di reddito, insieme con

i correlativi componenti negativi, possono essere inseriti nella gestione atipica. Tuttavia, se la

suddetta quota di ricavi si rivela irrisoria in relazione al totale dei ricavi stessi, la produzione

generatrice di tale quota non è considerata rilevante per l’impresa (i componenti di reddito ad essa

afferenti non potranno essere inseriti nella gestione atipica).

L’evidenziazione di un saldo della gestione extra-caratteristica nel Conto Economico è

indissolubilmente legata alla presenza, nello Stato Patrimoniale, di attività immobilizzate, che

hanno dato luogo ai componenti positivi e negativi ascrivibili alla gestione in esame.

Questa osservazione assume importanza notevole se correlata alla mancata distinzione, nello Stato

Patrimoniale, fra cespiti patrimoniali legati allo svolgimento del ciclo operativo e beni che

costituiscono una sorta di riserva di liquidità (in quanto generano un flusso di denaro costante) e che

rappresentano una forma di finanziamento stabile. Tali beni non hanno carattere di strumentalità:

infatti la loro presenza o assenza è totalmente neutrale nei confronti della produttività aziendale.

Dispense redatte dalla dr.ssa Rubeo - 7

Operare la distinzione di cui sopra nello Stato Patrimoniale assume rilevanza al fine del calcolo del

ROI (return of investments), indice che correla il reddito operativo al capitale investito

Reddito Operativo

ROI = --------------------------

Capitale Investito

Onde determinare un valore del ROI realmente significativo, si dovrebbe procedere

omogeneizzando numeratore e denominatore: poiché il reddito operativo consiste nel rendimento

degli investimenti strumentali, dal valore del capitale investito si dovrebbe sottrarre quello delle

immobilizzazioni non strumentali.

Esempio: se il reddito operativo è pari a 20, gli investimenti strumentali a

200 e quelli totali a 270, il valore del ROI, se calcolato quale

rapporto fra reddito operativo ed investimenti totali, risulta essere

inferiore a quello calcolato ponendo al denominatore del rapporto

gli investimenti strumentali. Infatti:

20 20

ROI = ---------- = 7,4% ROI = ---------- = 10%

1 2

270 200

La distinzione effettuata nei confronti degli immobili deve essere estesa anche alle partecipazioni:

se la partecipazione è detenuta in funzione di un reale interesse teso a possedere una quota parte del

capitale della società partecipata (con le ovvie conseguenze in materia di presenza in assemblea), la

partecipazione stessa andrà annoverata fra le immobilizzazioni strumentali; di contro, se la

partecipazione rappresenta unicamente un temporaneo investimento di liquidità di carattere

eminentemente speculativo, i componenti di reddito da essi generati rientrano nella gestione extra-

caratteristica.

A tale proposito l’art.2424-bis introduce una presunzione in base alla quale le partecipazioni

superiori al 20% del capitale sociale (10% se la società è quotata in borsa) si intendono

immobilizzazioni; tuttavia l’analista, detentore di informazioni precise ed approfondite, può

annoverare una partecipazione non rilevante per il Codice Civile fra le immobilizzazioni e

viceversa: nell’analisi non si tiene conto delle caratteristiche assolute dei beni, ma del modo in cui

le stesse caratteristiche possono essere modificate per volontà aziendale.

Le considerazioni operate dall’analista assumono rilevanza nella costruzione degli indici: qualora

gli indicatori non fossero correttamente costruiti e non si dimostrassero rappresentativi della realtà,

le informazioni da essi dedotte fuorvierebbero il soggetto economico anziché supportarlo ed

agevolarlo nelle sue scelte.

GESTIONE FINANZIARIA

In questa area gestionale confluiscono gli interessi attivi e passivi derivanti dalla concessione di

prestiti e dall’accensione di debiti di finanziamento. Possono verificarsi delle commistioni con la

gestione atipica, nell’eventualità in cui l’area in esame accolga, ad esempio, dividendi da

partecipazioni, interessi su titoli o utili derivanti dalla negoziazione dei titoli stessi: nella misura in

cui esiste una gestione patrimoniale (o extra-caratteristica), i componenti di reddito sopra ricordati

devono essere inseriti in tale gestione.

Dispense redatte dalla dr.ssa Rubeo - 8

Un dubbio può sorgere in relazione alle obbligazioni, con particolare riferimento a quelle acquistate

dall’azienda (quella emesse generano infatti interessi passivi che possono essere sicuramente

annoverati fra gli oneri finanziari): riguardo ad esse infatti va analizzata la finalità per la quale sono

state acquisite. Se esse rappresentano un investimento fruttifero di un temporaneo eccesso di

liquidità, gli interessi attivi ad esse ascrivibili rientrano nella gestione finanziaria; se l’acquisto di

obbligazioni è effettuato allo scopo di prestare denaro all’impresa emittente (che può essere una

controllata, una controllante, una consociata, un cliente, un fornitore, ecc.) si ha un investimento

rispondente ad una diversa logica complessiva, i cui proventi potrebbero essere inseriti nell’ambito

di aree diverse da quella in esame.

Osservazioni analoghe possono essere effettuate per quanto riguarda i crediti concessi a società

controllate a medio e lungo termine, i quali generano interessi attivi derivanti da un’operazione di

finanziamento, la cui natura risulta evidentemente diversa da quella relativa alle operazioni di

investimento e per tale ragione, classificabili in aree diverse.

GESTIONE STRAORDINARIA

L’identificazione dei componenti straordinari di reddito presenta qualche difficoltà, escludendo

comunque il caso delle plusvalenze e le minusvalenze.

Le perdite su crediti creano qualche perplessità. Non sono eventi completamente imprevedibili (non

a caso, fra le operazioni di assestamento è prevista l’integrazione di una quota di costo che affluisce

al fondo svalutazione crediti, finalizzato a fronteggiare eventuali perdite derivanti dallo stralcio

totale o parziale di alcuni crediti commerciali), quindi non rappresentano un onere straordinario,

bensì un componente negativo di reddito, alla stregua delle quote di ammortamento. Non si può

neanche affermare che le perdite su crediti non si verificano con regolarità: spesso, nella realtà, una

parte più o meno consistente dei crediti commerciali non viene riscossa.

Tipici componenti straordinari sono le sopravvenienze e le insussistenze.

Esempio: a seguito del concordato (forma di chiusura delle procedure

concorsuali che conduce a pagare tutti - o quasi - i creditori in

misura minore al dovuto) di un cliente, l’azienda ritiene di poter

svalutare il credito nei suoi confronti per la misura non coperta

dal concordato. In un secondo tempo, a chiusura del concordato,

l’azienda riceve in pagamento una somma superiore a quella

preventivata: la differenza fra quanto esistente in bilancio e la

somma effettivamente incassata rappresenta una sopravvenienza

attiva.

Esempio: se nella cassa aziendale viene rinvenuto un biglietto da £ 50.000

falso, la consistenza della cassa deve essere ridotta di un valore

corrispondente, che rappresenta una insussistenza dell’attivo.

IMPOSTE

La normativa fiscale riconosce alcuni componenti positivi e negativi di reddito diversi da quelli

riconosciuti dalla normativa civilistica. In particolare, esistono alcuni meccanismi fiscali che

consentono di differire il pagamento delle imposte, generando in tal modo una sorta di

finanziamento a costo zero concesso dall’amministrazione finanziaria.

Dispense redatte dalla dr.ssa Rubeo - 9

In sede di analisi, è necessario depurare il bilancio dalle influenze di natura fiscale, in quanto si

persegue l’obiettivo di evidenziare i rendimenti in termini economici dei valori aziendali.

Dispense redatte dalla dr.ssa Rubeo - 10

DETERMINAZIONE DEL REDDITO OPERATIVO

Il reddito operativo viene in questa sede determinato con il sistema di riclassificazione a costo del

venduto. Ricavi

(Costo del Venduto)

MARGINE INDUSTRIALE

LORDO

(Spese di R&S)

(Spese di amministrazione)

(Spese commerciali)

REDDITO OPERATIVO

Il costo dei prodotti venduti è dato dalla differenza fra le rimanenze iniziali e quelle finali, dal costo

degli acquisti, del personale e degli altri costi diretti.

esistenze iniziali di materie prime, sussidiarie, di consumo, di merci, di

prodotti in lavorazione, di semilavorati e di prodotti finiti

+ acquisti di materie prime, sussidiarie di consumo e merci

+ costi industriali (costi per servizi, costi del personale, ammortamenti

riferiti alla produzione)

- rimanenze finali di materie prime, sussidiarie, di consumo, di merci, di

prodotti in lavorazione, di semilavorati e di prodotti finiti

- costi patrimonializzati per lavori interni

COSTO DEL VENDUTO

Quindi, nel margine industriale lordo confluiscono solo i costi inerenti l’attività produttiva; da tale

margine vanno sottratti costi di ricerca e sviluppo, di amministrazione e commerciali per ottenere il

reddito operativo.

In questo schema i componenti di reddito vanno inseriti secondo il criterio di destinazione, che

permette di distinguere costi e ricavi generati dall’attività strettamente industriale (di produzione e/o

di trasformazione) da quelli riguardanti il settore commerciale ed amministrativo, e non secondo la

loro natura; la riclassificazione può quindi essere evidentemente effettuata solo da un analista

interno, il quale possiede tutte le informazioni necessarie a distinguere costi e ricavi in base alla loro

funzionalità. Dispense redatte dalla dr.ssa Rubeo - 11

E’ appena il caso di ricordare che il Legislatore italiano, nel D. Lgs. 127/91, ha optato per la

configurazione a ricavi e costi della produzione, in quanto più idonea di quella a ricavi e costo del

venduto a recepire eventuali ulteriori suddivisioni di voci ed a consentire collegamenti e

correlazioni con lo Stato Patrimoniale; la configurazione a ricavi e costo del venduto richiede

peraltro una organizzazione contabile più impegnativa e concede agli amministratori una certa

discrezionalità nella riaggregazione dei costi.

ANALISI DEL REDDITO OPERATIVO

L’oscillazione del reddito operativo nel corso del tempo, rilevata a seguito del confronto del valore

suddetto relativo a diversi esercizi, può dipendere, come è ovvio, dalla variazione dei ricavi o da

quella dei costi o da una combinazione delle due. Si esamina comunque l’ipotesi, più preoccupante,

di un decremento del reddito operativo.

A) ANALISI DEI RICAVI

La riduzione dei ricavi può essere dovuta sia alla diminuzione dei prezzi - la quale può

essere a sua volta ascrivibile all’accesso di nuovi concorrenti sul mercato, ad una

eventuale recessione o, ancora, alla perdita di quote di mercato da parte dell’azienda in

analisi, evento non infrequente in settori sensibilmente differenziati - che alla contrazione

della quantità venduta.

B) ANALISI DEI COSTI

Se la riduzione del reddito operativo è dovuta all’incremento dei costi, è necessario

analizzare quali tipologie di costi sono aumentate e per quale ragione.

• Costi di R&S: nell’ipotesi in cui l’azienda abbia condotto una serie di ricerche per

lo sviluppo di un nuovo prodotto, si può essere verificato un aumento dei costi di

R&S, ma ciò non deve destare la preoccupazione dell’analista.

• Costi amministrativi: il numero degli addetti all’amministrazione è generalmente

molto ridotto rispetto alle altre forze lavorative presenti in azienda, quindi

l’aumento del loro stipendio dovrebbe avere un’incidenza limitata; tuttavia si

potrebbe verificare un aumento di questa categoria di costi dovuto alla modifica

dei sistemi di controllo: in tal caso, se l’introduzione o l’aggiornamento di questi

sistemi è realmente conveniente per l’azienda (in quanto si ha un aumento

dell’efficienza), ciò non deve destare la preoccupazione dell’analista.

• l’incremento di questa categoria di costi può essere dovuto ad

Costi commerciali:

alcune problematiche tipiche del mercato che hanno imposto, ad esempio, una

maggiore o diversa pubblicizzazione del prodotto al fine di mantenere costanti le

vendite.

In generale, è buona norma analizzare il rapporto fra costi e benefici, cioè osservare

l’aumento percentuale dei ricavi generato da un determinato aumento percentuale dei

costi.

Dall’analisi per natura possono emergere ulteriori cause dell’aumento dei costi che fanno

riferimento a tutte le aree funzionali nel loro complesso.

Dispense redatte dalla dr.ssa Rubeo - 12

• Costi del personale: l’aumento del costo del personale dovuto all’aumento

dell’organico in forze e non correlato ad un incremento dei ricavi evidenzia una

diminuzione dell’efficienza del personale.

• si tratta soprattutto dei costi di acquisto delle materie prime; il loro

Costi esterni:

incremento non correlato a quello dei ricavi evidenzia o la presenza di consistenti

scorte di magazzino o l’inefficiente sfruttamento delle materie prime stesse nel

processo produttivo. L’incremento di cui sopra - dovuto ad un aumento dei prezzi

- è una variabile esogena, incontrollabile da parte dell’azienda. Infine, l’aumento

del costo d’acquisto delle materie prime può dipendere dalla scelta di forniture di

maggiore qualità: in questo caso il prodotto finale, anch’esso di qualità superiore,

dovrebbe generare maggiori ricavi, salvo l’ipotesi in cui l’azienda non stia

attuando una politica di aggressione del mercato.

• Costo degli ammortamenti: l’incremento di questi costi potrebbe essere dovuto

all’acquisto di nuovi impianti che implementano la capacità produttiva; tuttavia

l’assenza di uno speculare aumento dei ricavi evidenzia una inefficienza della

struttura.

In conclusione, la variazione di ogni componente è determinata da molteplici fattori che vanno

analizzati sia singolarmente che in funzione della dinamica aziendale, al fine di mettere in luce tutti

i plausibili legami causa-effetto. Dispense redatte dalla dr.ssa Rubeo - 13

L’ANALISI DEL BILANCIO PER INDICI E PER FLUSSI

L’analisi di bilancio è una tecnica di controllo sullo stato di salute di un’azienda e rappresenta uno

strumento indispensabile per il raggiungimento di due importanti finalità:

$ verificare e controllare l’andamento della gestione: l'analisi finanziaria dovrebbe essere

considerata dal management come una sorta di cruscotto dotato di diverse spie luminose poste

ad indicare l'andamento di alcuni aspetti peculiari della gestione nelle sue aree patrimoniale,

economica e finanziaria. L'osservazione periodica degli indicatori consente un costante

monitoriaggio della situazione aziendale ed un intervento tempestivo qualora si renda necessaria

una “correzione di rotta”.

$ effettuare indagini di carattere economico finanziario ad opera dei soggetti che, per motivazioni

eterogenee, sono interessati alla performance aziendale ed in diversa misura ne sopportano il

rischio d’impresa (finanziatori, fornitori, clienti, ecc.).

L'analisi di bilancio è in definitiva uno strumento informativo che chiarisce l'origine dei risultati

d’impresa e le loro tendenze.

Per la direzione aziendale è indispensabile effettuare non solo l'analisi dell’impresa che gestisce, ma

anche di quelle concorrenti, soprattutto in periodi di turbolenza economica quale quello attuale,

caratterizzato da continui cambiamenti di mercato e da una concorrenza che ha raggiunto

dimensioni globali ed operato una riduzione dei margini di profitto tale da assicurare la

sopravvivenza sul mercato esclusivamente alle aziende che presentano una struttura organizzativa

razionale, adeguatamente finanziate e detentrici delle necessarie conoscenze della propria

situazione.

L’analisi di bilancio può essere condotta da soggetti che si trovano all’interno dell’azienda ovvero

all’esterno di questa: chiaramente i risultati ottenuti varieranno in base alla quantità ed alla qualità

delle informazioni a disposizione degli analisti.

ANALISI DI BILANCIO

ANALISI INTERNA ANALISI ESTERNA

compiuta analisi documenti: compiuta analisi documenti

da soggetti totale bilancio, contabilità da soggetti parziale Stato Patrimoniale,

interni ed generale ed analitica esterni e Conto Economico,

all'azienda obiettiva programmi,statistiche all'azienda soggettiva Nota Integrativa, altri

L’analisi interna è generalmente puntuale e precisa, in quanto gli analisti interni dispongono di tutte

le informazioni necessarie per costruire indicatori realmente esplicativi della situazione contingente

in cui l’azienda viene a trovarsi in un preciso istante o in un determinato intervallo temporale.

L’unica possibilità di errore in questo genere di analisi è rappresentata dall’ipotesi in cui le

informazioni di partenza siano errate (ad esempio, inesatta imputazione di alcuni costi e ricavi ed

errata rilevazione quantitativa e monetaria degli elementi soggetti a valutazione).

L’analisi esterna si presenta più o meno imprecisa, e si discosta in maniera più o meno marcata

dalla realtà, in quanto gli analisti esterni (concorrenti, fornitori, clienti, istituti di credito, ecc.)

dispongono di informazioni limitate.

Dispense redatte dalla dr.ssa Rubeo - 14


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Moses

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DETTAGLI
Esame: Ragioneria
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia aziendale
SSD:
Docente: Non --
A.A.: 2006-2007

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ragioneria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Non --.

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