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Lezione "A di E" del 23/03/2005 – Costa

Gli esercizi amministrativi

La vita aziendale viene rappresentata lungo un segmento: a noi ci interessa una piccola parte del segmento, da 0 a n. Le aziende hanno un momento in cui “nascono” e un momento in cui “muoiono”. Avremo tre fasi fondamentali nella vita aziendale:

  • Costituzione
  • Cessazione dell’azienda
  • Funzionamento

Si precisa che si intende azienda e non impresa. È diverso dall’intervallo esercizio. Intendiamo l’intervallo di tempo; sebbene siano in corrispondenza biunivoca per intervallo l’esercizio è tutta la vita amministrativa che si svolge all’interno di questo intervallo. L’esercizio che viene descritto nello schema è il più grande e prende il nome di esercizio totale. Prendiamo a riferimento l’esercizio totale che comprende tutta l’attività amministrativa dell’azienda dalla costituzione alla cessazione.

Abbiamo l’esigenza (pratica, teorica, ecc.) di dividere il tutto in parti; queste scissioni in parti sono delle convenzioni che portano ad arbitrarietà ed incertezza. Gli esercizi parziali possono avere una diversa dimensione: annuale, semestrale, trimestrale, pluriennale (quinquennale, triennale). Se questo intervallo si ripete in uguale ampiezza si chiamerà periodo.

Per definire un esercizio, ci possiamo servire di due parametri: k ed i. k è il presente di riferimento, quell’istante che il soggetto, che sta formando i segni, ha eletto come momento presente. Questo k che valori può assumere? Possiamo dire che k è un qualsiasi valore compreso tra 0 e n. k appartiene all’insieme [0,n] rappresenta l’ampiezza dell’intervallo. Perché dico il secondo parametro i e non k, k1, k2? Perché i è uno strumento di rappresentazione più comodo, rappresenta in valore assoluto la grandezza dell’intervallo e non può essere più grande di k.

Per ogni i, k che va da 0 a n definisco un esercizio. Definisce l’esercizio parziale e generico [k-i, k] rappresenta il momento iniziale dell’intervallo; è l’istante finale di tale intervallo. Si parla di consuntivo perché tutta l’attività amministrativa è vista ex-post, cioè dopo quindi a consuntivo.

La variazione del parametro k ha pure un suo rilievo, infatti:

  • Se k=0 esercizio di costituzione
  • Se k=n esercizio di cessazione
  • Se 0,n esercizio di funzionamento

Esempio: k=2, i=2 è di funzionamento a partire dalla costituzione, viene definito consuntivo complessivo. i=1 annuale; i=1/2 semestrale.

La i può anche decrescere identificando diversi esercizi. Cosa succede se i tende o è uguale a 0? Abbiamo un esercizio chiamato puntuale (INVENTARIO). Può anche essere minore di 0, si capovolge e l’esercizio consuntivo diventa un esercizio preventivo [k, k+i].

La controindicazione di questi esercizi e molto spesso la vita amministrativa, non si capovolge in via istantanea, molto più spesso queste operazioni o processi avvengono nel tempo; se questo tempo è sufficientemente grande per contenere tutti questi processi o operazioni tanto più aumentano le incertezze.

L’esercizio totale non è divisibile solo nel tempo, ma è anche divisibile nello spazio. Perché dobbiamo distinguere nello spazio? L’articolazioni spaziali. Un motivo è quello di distinguere la gestione tipica da quella accessoria, prendono il nome di esercizi particolari. Se dividiamo in tanti esercizi parziali l’esercizio parziale è visto in maniera bi-dimensionale. Nel tempo posso distinguere gli esercizi per anni e nello spazio posso distinguere gli esercizi per:

  • Tipo di gestione (distinguendo la gestione tipica da quella accessoria)
  • Centro di responsabilità (per rami o filiali o agenzie di aziende divise)
  • Fattore produttivo o singolo prodotto o filiera produttiva o per processi produttivi

Quando parliamo di esercizio particolare ci si riferisce ad una particolare gestione considerata solo nell’intervallo temporale [k-i, k]. L’articolazione nello spazio, dell’esercizio totale comporta maggiori arbitrarietà ed incertezze, tali inaffidabilità saranno maggiori quanto più piccolo sarà l’esercizio particolare.

Fondi e flussi

Consideriamo fondi e flussi come modificazioni di disponibilità (indisponibilità) di risorse con riferimento agli esercizi amministrativi. I processi di formazione e di trasformazione delle risorse hanno una specie amministrativa: i fondi e i flussi. Possiamo istituire una corrispondenza fra:

  • Essere : Divenire
  • Stato : Moto
  • Formazione : Trasformazione
  • Costante : Variabile
  • Fondi : Flussi

Sia i fondi che i flussi possono essere di segno opposto. La disponibilità di una risorsa identifica un fondo positivo, l’indisponibilità di risorse identifica un fondo negativo. I flussi possono avere anche un diverso segno, se sono legate alla riformazione di risorse identificano flussi positivi, se sono legate alla deformazione delle risorse identificano flussi negativi. Per quel che riguarda l’azienda possiamo determinare sia fondi che flussi, per quel che riguarda l’ambiente di relazione, quindi per avere un fondo nell’ambiente di relazione, dovrei conoscere i fondi e i flussi di tutti le aziende che in esse operano.

I fondi e i flussi possono riguardare risorse patrimoniali e risorse non patrimoniali a seconda del regime giuridico delle risorse interessate; risorse non sono solo quelle patrimoniali. Tutti i flussi non patrimoniali positivi prendono il nome di benefici, i flussi non patrimoniali negativi prendono il nome di sacrifici. Ad esempio la legalità è un beneficio. Possono essere ricondotti alle “esternalità”.

I fondi non patrimoniali quelli lordi e quelli semilordi di segno positivo prendono il nome di attività, quelli di segno negativo prendono il nome di passività; quelli lordi e semilordi di segno negativo prendono il nome di parti ideali del netto, quelli netti di segno negativo prendono il nome di deficit. Fondo netto esprime la ricchezza patrimoniale netta dell’azienda, l’idea di semi-lordo nasce dal fatto che i fondi lordi hanno subito delle rettifiche. Non tutte le variazioni di fondo possono definirsi dei flussi. Modificazioni indirette fondi intermedi, modificazioni dirette flussi.

Le modificazioni dirette sono di tipo extra-gestione, solo le modificazioni indirette considerano flussi. I flussi sono per lo più modificazioni di fondi netti. I flussi patrimoniali possono essere indagati come:

  • Variazioni del lordo
  • Variazioni del netto

Una prima grande categoria di flussi patrimoniali sono quelli che riguardano attività e passività. I flussi possono essere lordi o netti e li possiamo distinguere di:

  • Consumo (soddisfacimento di un bisogno)
  • Produzione (attività di produzione di reddito)

Vediamo che i flussi di produzione che si distinguono in:

  • Lordi positivi che prendono il nome di ricavi
  • Lordi negativi che prendono il nome di costi
  • Netti positivi che prendono il nome di utile o profitto (il profitto sembrerebbe essere la remunerazione del fattore produttivo “coordinamento aziendale”)
  • Netti negativi che prendono il nome di perdite

Mentre i flussi di consumo si distinguono in:

  • Lordi positivi sono i trasferimenti attivi (tributi, contributi e lavoro volontario), e lordi negativi sono i trasferimenti passivi (borse di studio), consumi di erogazione
  • Netti positivi sono gli avanzi, mentre i netti negativi sono i disavanzi

Una precisazione, non è corretto dire che lo Stato è in perdita, ma è in disavanzo. Flussi totali netti risultati o margini, flussi totali lordi proventi od oneri.

Lezione "B di E" del 06/04/2005 – Costa

Annotazione lezione precedente

Definiamo, tre risultati particolarmente importanti, nelle imprese.

  • Il valore netto della produzione: fondamentalmente è, il valore della produzione o il valore dei fattori trasformati al netto di alcune rettifiche, così pensiamo ai ribassi, agli abbuoni, sconti e cose di questo genere. Di fatto, quando abbiamo parlato, di classificazioni dei fattori non abbiamo posto una relazione perché porre una relazione significa introdurre già una sintattica mentre quello, di cui ci stiamo occupando, è una semantica, ma che è fondamentale, cioè che: “trasformatori” i fattori in termini di valore + “trasformandi” i fattori, grossomodo, equivalgono al “valore dei fattori trasformati”. Questo lo possiamo, certamente, capire in maniera intuitiva. I fattori trasformandi, sono quelli che sono compresi, ovvero quei beni e servizi che sopra la terza economia più la remunerazione di quei fattori.. Terra, Capitale, Lavoro, che servono per trasformare questi beni e servizi, che si acquistano da terze economie, non possono che essere uguali, al valore dei fattori trasformati, cioè di quello che un’impresa vende, una non impresa, evidentemente cede, gratuitamente, o quant’altro. Allora, quindi, il valore netto della produzione, grossomodo, equivale al valore dei fattori trasformati.
  • Il valore aggiunto: il valore aggiunto può essere definito in due modi, o come il valore dei fattori trasformati al netto, di quelli che in letteratura si chiamano, i “costi esterni”, cioè il valore dei fattori trasformandi cioè tutto quello che è acquistato da terze economie, o, come vediamo è la stessa cosa, il valore dei fattori trasformatori cioè la somma delle remunerazioni dei fattori trasformatori, salario per il lavoro, o il dividendo per i capitali, il profitto o qualunque risultato residuale per il fattore Coordinamento aziendale, le imposte per il fattore ambiente di cui è astrattamente titolare la P.A.
  • Il reddito: costituisce un aggregato, ancora più piccolo del valore aggiunto, in quanto, è la remunerazione non di tutti i fattori trasformatori, ma di un fattore trasformatore specifico qual è “il capitale” e neanche tutto il capitale ma solo il “capitale di rischio” quindi tolto quel capitale che viene preso a prestito da terze economie, quindi il reddito rappresenta un “risultato reddituale”, fra gli altri, e il senso di questa cosa era che “non si deve ritenere che l’unico risultato sia il reddito” i risultati sono tanti, ci sono correnti di “letteratura aziendalistica” che mettono l’accento sul reddito perché hanno un’ottica più capitalistica, e correnti di letteratura che sono più attenti sul valore aggiunto perché rappresenta la remunerazione di tutti i fattori della produzione.

Misurazioni e valutazioni

Quando parliamo di “semantica” si tratta, in generale, del rapporto tra gli oggetti e i segni. Questi segni, alla fin fine, in estrema sintesi, possono essere segni che:

  • Indicano Quantità
  • Segni che indicano Qualità

Quindi, se vogliamo dirla in maniera informale o colloquiale, potremmo dire “Numeri” o “Parole”, alternativamente, entrambe sono relative a sistemi e di entrambi, se ne deve occupare, la Ragioneria. In ordine, di progressiva complessità, troviamo:

  • Prima le “Quantità Misurabili”
  • Dopo le “Quantità Valutabili”
  • E infine le “Qualità” dette descrivibili

È chiaro che le qualità devono essere descrivibili, mentre misurabili e valutabili, serve a distinguere due grandi complessità di questa rappresentazione semiotica degli accadimenti aziendali. Diciamo, in ordine di progressiva complessità, perché, è chiaro che quando ho degli oggetti molto semplici io li misuro, li misuro con un’unità di misura appropriata. Queste grandezze sono “omogenee” tra di loro; se sto misurando, in un’azienda (di un alto forno ad esempio) che produce tonnellate di benzina, o qualsiasi altro prodotto fisico - tecnico, io lo posso misurare con una unità di misura delle scienze fisiche (tonnellate, kilowattori, ecc).

Quando si passa al problema della valutazione si ha, per così dire, “un salto qualitativo”, ho “grandezze eterogenee” fra di loro, ed ho bisogno di un’unità di misura che me le renda omogenee; quindi di un metro che mi renda omogenee tra di loro cose che, naturalmente, sono disomogenee..; non a caso di queste cose se ne occupano pure gli ingegneri, i fisici..; quando si passa dalle misurazioni alle valutazioni diventa un campo, esclusivamente, nostro. Evidentemente, questo metro comune, che mi consente di ridurre “tutto” ad un valore omogeneo è: la moneta-segno, più propriamente, cioè quell’indicatore di valore. È chiaro che questa “omogeinizzazione forzata” porta, con sé, delle Incertezze e dei gradi di soggettività, enormemente, più alti di quanto non avvenisse con le semplici “misurazioni”, non perché, le misurazioni siano “oggettive”, così se io parlo con un ingegnere o con un fisico, si è vero che questa “oggettività perfetta” non c’è, tuttavia dal nostro punto di vista, si tratta di “una relativa oggettività” che, in quanto tale, non pone particolari problemi, anche, la misurazione dei tempi dipende se l’orologio funziona bene o cose di questo genere.

Nella valutazione l’incertezza è, per così dire, invece “connaturata”, anzi, chi ci dicesse che, esiste un valore “vero” e “reale” che fa parte di una certa tradizione “ragionieristica”, ci da un’informazione, fondamentalmente, errata; non esiste “un valore vero delle cose, delle risorse” esiste un processo di valutazione, che come dice la stessa parola, è un giudizio di valore e quindi, in quanto, tale “soggettivo”, ma soggettivo non vuol dire “completamente arbitrario”, evidentemente, vuol dire che è un giudizio largamente influenzato dai punti di vista, dalle finalità, dai metodi di rilevazioni e quant’altro.

E quindi, questo, quello del campo delle quantità valutabili, è, non solo, il campo tradizionale della Ragioneria, noi ci siamo sempre situati a questo livello intermedio di complessità, ma costituisce diciamo, la “fede naturale” nella quale pone i problemi di Stima e di Congettura: anche, Stima: quando, questa soggettività, in qualche modo, è verificabile a posteriori, Congettura quando, invece, questa possibilità di verifica, assolutamente non c’è; l’esempio classico di stima: “Una impresa o una società, in liquidazione, ha la figura del liquidatore, il liquidatore redige una cosa strana che si chiama “Bilancio di liquidazione”, in cui, le attività sono valutate al “valore di presunto realizzo”, cioè questo è l’esempio più classico di Stima, io trovo un magazzino un magazzino di un’azienda che sta chiudendo i battenti, presumo che questo magazzino deve essere venduto ad un “Tot” e valuto questo magazzino a questo “Tot”, ci sarà un momento in cui il liquidatore vende, effettivamente, le merci depositate in magazzino e poi là si vedrà tutto.

L’esempio più classico relativo alle Congetture, è quello del così detto ammortamento, se volessi determinare quanto l’acquisto di un macchinario ha contribuito al “Reddito e sedi esercizio”, questo macchinario viene usato su molti esercizi non c’è niente da fare, sarebbe corretto attribuire quel blocco ad un esercizio della durata pari alla durata dell’impianto, ciò non è possibile, perché la legge o altre finalità conoscitive particolari, non consente di avere “esercizi parziali così lunghi”, siamo costretti, soprattutto nel campo dell’impresa ma un po’ dappertutto, a redigere dei documenti che sono relativi agli esercizi parziali annuali, quindi, siamo costretti a dividere ciò che, per natura, è unito, quindi, a congetturare, ecco la Congettura, che è una parte di questo macchinario si consumi quest’anno un’altra parte si consumi il prossimo anno, ma sono, delle pure “Congetture”; non avremo mai, quando tagliamo a fette qualcosa che è, intrinsecamente, unitario una conferma della bontà del nostro processo di valutazione; tanto è vero che, pudicamente, i ragioneristi, dicono che “Questi processi di scissione in componenti comuni, possono, non essere, “vere” o “false” ma tutt’al più “congrue”, il che è una parola un pochettino “ambigua”, dire che abbiamo diviso secondo “congruità” significa che, graficamente, ricorriamo ad una categoria di “verosimile” più che di “vero”, in qualche modo.

Oltre le quantità ci sono anche le qualità, nel senso che, oltre i segni quantitativi ci sono, sicuramente, anche i segni qualitativi. È evidente che, quando i beni sono così eterogenei, tra di loro, che non possono, in nessun modo,

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriadeltreste di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ragioneria generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Costa Massimo.
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