Qualità e sicurezza alimentare
Unità didattica 1, Sistemi di qualità
Lavelli
Prof. Vera Agnese
Corso di Laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari (G29)
Facoltà di Agraria - Università degli Studi di Milano
Qualità e sicurezza alimentare 1 – Prof.ssa Lavelli
QUALITÀ E SICUREZZA ALIMENTARE
1. DEFINIRE LA QUALITÀ SECONDO LA NORMA UNI EN ISO 9000:2000 E
AGGIUNGERE UNA SINTETICA INTERPRETAZIONE
La norma UNI EN ISO 9000:2000 definisce la qualità come il grado in cui un insieme di
caratteristiche intrinseche ed estrinseche soddisfano i requisiti; e definisce il requisito come
esigenza o aspettativa dell’utilizzatore che può essere implicita o esplicita. Il termine esigenza
o aspettativa dell’utilizzatore che può essere implicata o esplicita. Il termine esigenza è legato
al benessere e alla sopravvivenza del soggetto; il termine aspettativa definisce ciò che il
soggetto desidera. Le esigenze espresse riguardano aspetti non direttamente percettibili del
consumatore.
La qualità è definita in termini di caratteristiche o prestazioni a seconda del soggetto a cui è
rivolta: le caratteristiche sono dati oggettivi misurabili, attribuibili all’oggetto che non variano al
variare dell’utente; le prestazioni sono invece dati oggettivi misurabili, attribuibili al soggetto
(dati sensoriali e di sicurezza). L’azienda deve comprendere le preferenze del consumatore e
tradurle in dati oggettivi e misurabili secondo due tipi di valutazione:
- valutazione di conformità del prodotto alle specifiche;
- valutazione del grado di soddisfazione in termini soggettivi.
La qualità si esplica seguendo una sequenza di azioni:
- il cliente esprime le preferenze in termini soggettivi;
- l’azienda traduce le prestazioni in caratteristiche oggettive;
- l’azienda realizza il processo produttivo;
- il cliente utilizza e valuta il servizio;
- l’azienda valuta il grado di soddisfazione del cliente.
2. COSA S’INTENDE PER CARATTERISTICHE O SPECIFICHE DEL PRODOTTO?
Le caratteristiche o specifiche del prodotto sono dati oggettivi e misurabili, attribuibili al
prodotto e derivanti da prestazioni (requisiti del consumatore).
L’azienda deve tradurre in oggettive tali prestazioni, tenendo sempre sotto controllo la
conformità di queste ultime, con le richieste del consumatore per cercare di ottenere la
massima soddisfazione del cliente.
3. SPIEGARE IL SIGNIFICATO DEL TERMINE “GESTIONE” FORNENDO UN ESEMPIO
Gestire non significa controllare, ma tenere sotto controllo un parametro in modo attivo o
passivo. Con il controllo passivo, il parametro non è modificabile, quindi non ho la possibilità
di intervenire per riportare quel valore nello standard (es. il tempo non è un parametro
modificabile). Con il controllo attivo posso modificare il parametro e intervenire per riportarlo
nella conformità di un valore standard (es. la temperatura è un parametro modificabile). Un
sistema di gestione consiste quindi nel controllo efficace sistematico e documentato dei punti
critici del processo, cioè dei punti in corrispondenza dei quali un errore può determinare una
non conformità grave e compromettere il raggiungimento degli obbiettivi del sistema.
L’identificazione dei punti critici può essere effettuata mediante l’analisi dei rischi e mediante
QFD (analisi delle fasi del processo produttivo in positivo volta a identificare i punti
fondamentali per raggiungere gli obbiettivi del sistema e ottenere un prodotto conforme).
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4. DEFINIRE UN SISTEMA DI GESTIONE CON UN MODULO GRAFICO, SPIEGANDO LE
DIFFERENZE TRA I 2 LIVELLI DI CONTROLLO:
il modello più semplice in grado di definire i sistemi di gestione per la qualità è il PDCA di
Deming.
L’acronimo rappresenta in sintesi le 4 attività in cui consiste ogni sistema di gestione:
- PLAN: programmare, indica la programmazione delle attività da svolgere, degli obbiettivi
da conseguire e dei controlli da effettuare;
- DO: operare, rappresenta la fase esecutiva e operativa del sistema;
- CHECK: verificare la conformità del risultato ottenuto con gli obbiettivi programmati;
- ACT: intervenire, rappresenta l’attività di correzione del sistema, nel caso in cui i
risultati non siano conformi agli obbiettivi programmati.
Questo modello è solitamente rappresentato come un cerchio in modo da suggerire il
concetto che dalla correzione degli errori si ritorna alla programmazione per modificarla
tenendo conto dell’esperienza acquisita.
Il modello PCDA esprime il concetto del sistema di controllo a retroazione, che agisce in
modo che gli output di un processo condizionino continuamente gli input facendo si che il
sistema sia in continuo miglioramento. Il primo consiste nel verificare che le operazioni e le
condizioni operative si svolgano secondo le modalità programmate. Il controllo dell’output
consiste nel controllo dei risultati: l’output del processo è sottoposto a verifica di conformità
rispetto agli obbiettivi prefissati.
5. PER QUALI MOTIVI I SISTEMA DI CONTROLLO VENGONO DOCUMENTATI?
Tutto ciò che è effettuato deve essere documentato. La documentazione ha due ruoli
fondamentali:
- conserva l’esperienza dell’azienda (dà conformità e continuità ai comportamenti
dell’azienda);
- comunica come è fatto e come funziona il sistema di gestione, fornisce documenti a
terzi.
Rappresenta quindi lo strumento di comunicazione e di trasparenza fra il sistema e i suoi
interlocutori esterni (clienti, fornitori). Con la registrazione dei fatti, dei risultati, degli eventi,
l’azienda è in grado di verificare i miglioramenti e i peggioramenti del sistema nel tempo e di
ricevere suggerimenti riguardanti le modifiche necessarie.
L’attuale normativa richiede alle aziende alimentari di documentare le procedure aziendali che
si riferiscono al sistema di autocontrollo dell’igiene per darne evidenza alle autorità ufficiali di
controllo. A questa richiesta si può aggiungere quella di clienti che desiderano avere evidenza
documentale del sistema di gestione aziendale.
6. COSA SI INTENDE PER CERTIFICAZIONE O VERIFICA DI SECONDA PARTE?
Il cliente commerciale richiede una garanzia di qualità al proprio fornitore, cioè pretende di
conoscere ed approvare il sistema produttivo del fornitore per essere sicuro che la qualità del
prodotto fornito non sia soggetta a variazioni ed incertezze ma sia garantita da un processo
ben controllato e gestito.
Per ottenere questa garanzia il cliente può attuare controlli periodici e visite ispettive per
verificare che il fornitore rispetti gli standard di processo da lui dichiarati. Questo sistema è
vantaggioso ed efficace per il cliente che può sostenere i costi, ma risulta conveniente solo
per quei fornitori che hanno un cliente unico, altrimenti la situazione sarebbe ingestibile.
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7. COSA SI INTENDE PER CERTIFICAZIONE DI TERZA PARTE?
Il cliente commerciale richiede una garanzia di qualità al proprio fornitore, cioè pretende di
conoscere e approvare il sistema produttivo del fornitore per essere sicuro che la qualità del
prodotto finito non sia soggetta a variazioni ed incertezze. Per ottenere questa garanzia il
cliente può rivolgersi ad un organismo di certificazione di terza parte, cioè non coinvolto nel
rapporto fornitore/cliente che ha il compito di verificare che il fornitore operi in conformità a
norme riconosciute e se l’esito è positivo, di rilasciare un certificato un certificato di qualità
che sarà la garanzia per il cliente commerciale. Anche il fornitore stesso può chiedere
l’intervento di organismi di certificazione in modo da eccellere tra i concorrenti.
8. CHE RUOLO HANNO L’UNI, IL CEN E L’ISO?
UNI, CEN e ISO sono enti di formazione volontaria che hanno il compito di standardizzare i
metodi di gestione della qualità tramite l’emissione di norme riconosciute a livello
internazionale. Le stesse norme verranno poi utilizzate dall’organismo di certificazione per
effettuare le proprie verifiche.
9. CHE RUOLO HA IL SINCERT?
Il Sistema Internazionale per l’Accreditamento degli organismi di certificazione è un ente di
accreditamento che ha il compito di accreditare l’organismo di certificazione operando
secondo norme standardizzate garantendo la sua indipendenza, trasparenza e competenza.
Il Sincert è stato costituito in Italia nel 1988 sulla base della convenzione UNI CEI ed è
riconosciuto a livello europeo; questo perché tra i vari enti presenti a livello internazionale
esiste un mutuo riconoscimento in quanto operanti con norme standardizzate e riconosciute
a livello europeo. Lo stesso Sincert è sottoposto a controlli da parte del Ministero delle Attività
Produttive.
10. CHE RUOLO HANNO GLI ORGANISMI DI CERTIFICAZIONE NEL CONTESTO
DELLA CERTIFICAZIONE DI SISTEMA?
Gli organismi di certificazione sono enti indipendenti sia dal fornitore che dal cliente che
verificano la conformità dei sistemi di gestione aziendale alle norme di riferimento che sono
standardizzate. Se l’esito è positivo essi rilasciano un certificato di conformità che funge da
garanzia per il cliente.
I requisiti fondamentali che un organismo di certificazione deve avere sono:
- indipendenza;
- competenza;
- trasparenza.
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11. INDICARE IN MODO SCHEMATICO LA CATENA DEI CONTROLLATI E DEI
CONTROLLORI NELLA CERTIFICAZIONE DI TERZA PARTE E PRINCIPI SU CUI SI
BASA LA CERTIFICAZIONE DI TERZA PARTE
Organismi di accreditamento
Accreditano ASASSISE DI
Organismi di certificazione
METODI E MODELLI GARANZIA DEL
SISTEMA
Certificano
Aziende che operano e documentano
Il sistema si basa su una logica ricorsiva: l’azienda controlla il processo; l’ente di certificazione
controlla il processo; l’ente di certificazione controlla il sistema di controllo aziendale dunque
effettua un controllo di un controllo.
I principi su cui si basa la certificazione di terza parte sono:
! i sistemi di controllo devono essere controllati;
! separazione dei ruoli: chi certifica non può coincidere con chi è certificato e chi
accredita non può coincidere né con chi produce né con chi certifica;
! i metodi e le procedure devono essere standardizzate in modo da favorire la
comunicazione tra le parti in causa e tutelare gli interessi in gioco;
! autocontrollo che deve riguardare non solo le aziende ma anche gli enti di
certificazione, di accreditamento e l’assise di garanzie del sistema
QFD
12. A COSA SERVE IL QFD
Il Quality Function Deployment è uno strumento di programmazione di un sistema di gestione
per la qualità che consente di individuare i punti critici di processo, cioè i punti del processo
produttivo in corrispondenza dei quali un errore può determinare una non conformità alla
norma a compromettere il raggiungimento degli obbiettivi di un sistema di gestione.
Rappresenta un’accurata analisi di tutte le fasi del processo produttivo in positivo, cioè volta
a identificare i punti fondamentali per raggiungere gli obbiettivi del sistema e quindi ottenere
un prodotto conforme.
Il QFD stabilisce un legame logico ed esprimibile in termini quantitativi tra i requisiti del cliente
e i unti critici di processo.
Prima di iniziare l’analisi vera e propria è necessario definire il prodotto, il cliente, l’occasione
di consumo e infine bisogna mettere a punto un team di analisi formato da persone con ruoli
differenti che avranno il compito di condurre l’analisi secondo due modalità:
! mediante discussione collegiale;
! mediante la formulazione di pareri individuali che saranno elaborati e mediati.
L’analisi vera e proprio comprende due fasi:
! La definizione dei requisiti del cliente=è necessario individuare i requisiti del cliente e
attribuire un certo peso percentuale in modo da definire una graduatoria d’importanza.
I metodi per definire questi requisiti dipendono dalla tipologia di cliente con cui ho a
che fare: se ho un cliente commerciale posso richiedere di specificare i requisiti; se
invece il cliente è il consumatore finale dovrò individuare mediante requisiti analisi di
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mercato e trasformare i dati qualitativi in quantitativi. I requisiti comprendono requisiti
di legalità, sensoriali, nutrizionali, di servizio e di confezione.
! La definizione delle specifiche di prodotto= è necessario trasformare i requisiti del
consumatore in caratteristiche del prodotto: devo quindi passare da un linguaggio
soggettivo a un linguaggio tecnico, oggettivo e misurabile. Per far ciò creo una matrice
di correlazione nella quale individuo per ogni requisito sia il corrispondente parametro
misurabile sia il suo grado di correlazione con esso. La matrice comprende due parti:
la prima è relativa ai requisiti di legalità e sicurezza per la quale le specifiche sono
praticamente obbligate; la seconda parte è relativa alle altre categorie di requisiti ed è
compilata inserendo i parametri analitici che meglio rappresentano i vari requisiti.
! La definizione dei punti critici di processo= con identica metodologia applico l’analisi
alla relazione che esiste tra le specifiche di prodotto e i punti critici di processo,
fornendo per questi ultimi una graduatoria d’importanza.
ANALISI DEL RISCHIO
13. CHE COSA SI INTENDE PER DANNO NELL’AMBITO DELLE TECNOLOGIE
ALIMENTARI?
Il danno è la perdita momentanea o definitiva di qualcosa che ha valore per i soggetti coinvolti
(la vita, la salute, il denaro, la reputazione).
Il danno può riguardare un numero ristretto di soggetti (danno individuale) o un numero
elevato di soggetti (danno collettivo o catastrofe).
Nell’ambito delle tecnologie alimentari i soggetti che potrebbero essere coinvolti sono:
! i proprietari del sistema;
! i lavoratori;
! i clienti;
! i consumatori;
! l’ambiente;
! partner e fornitori.
Nell’ambito delle tecnologie alimentari, il soggetto consumatore può subire danni dovuti alla
presenza di contaminanti dannosi nel prodotto.
Per il cliente commerciale il danno potrebbe essere di tipo economico o di perdita
dell’immagine. Per i lavoratori dell’azienda il danno può essere rappresentato da danni alla
salute dovuti a carenze di sicurezza ambientali, per violazione della legislazione del lavoro o
per mancata soddisfazione personale. Il proprietario dell’azienda può subire condanne a
giudizio, danni economici da perdite o da difetti della qualità del prodotto.
14. DEFINIRE LA GRAVITÀ DEL RISCHIO, INDICARE UNA SCALA ARBITRARIA PER LA
SUA VALUTAZIONE E SPIEGARE IL SIGNIFICATO DI QUESTA VALUTAZIONE
L’analisi del rischio comprende diverse fasi:
! identificazione dei fattori di rischio;
! analisi del processo produttivo;
! individuazione dei punti critici di possibile attuazione del rischio;
! valutazione della gravità del rischio;
! scelta dei siste
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