Qualità e sicurezza alimentare
Qualità microbiologica
Franzetti
Prof.ssa Laura
3° Anno
Qualità e sicurezza alimentare – Mod.1 (Qualità microbiologica) – Prof.ssa Franzetti L.
Qualità microbiologica
-
Qualità e sicurezza alimentare
Ad oggi possiamo distinguere:
Food safety: intesa come sicurezza di cibo ingerito
- Food security: ovvero disponibilità di cibo in quantità adeguata al fine di soddisfare le
- esigenze biologiche
Qualità
È un concetto fondamentale, significa tutto e niente.
Secondo la norma UNI EN ISO 8402 la qualità viene definita come “... l’insieme delle
proprietà e delle caratteristiche di un servizio o di un prodotto che conferiscono ad esso la
capacità di soddisfare esigenze espresse o implicite ...”.
Possiamo come detto definire:
Esigenze espresse: tutte le caratteristiche di carattere sensoriale che il consumatore
- (cliente) percepisce direttamente e determineranno l’acquisto o meno del prodotto
Esigenze implicite: tutte le caratteristiche e/o proprietà che il consumatore non percepisce
- direttamente, ma che dà per scontato siano soddisfatte nel prodotto (composizione
nutrizionale, salubrità, qualità microbiologica, sicurezza d’uso).
idoneo al consumo.
Un prodotto quindi è di qualità se è
Per definire la qualità di un prodotto alimentare bisogna sempre tenere presente che:
- Dipende da molteplici fattori (di tipo organolettico-sensoriale, igienico sanitario, di servizio,
nutrizionale e salutistico)
- I fruitori sono molto diversificati e quindi hanno diverse esigenze
- Non è separabile dalla qualità dell’azienda che lo ha realizzato
- Tipo di processo regola delle 5S
In generale possiamo sintetizzare con la la qualità richiesta dal consumatore:
1. qualità organolettica
Sensi,
2. qualità industriale-commerciale
Servizio,
3. qualità igienico-sanitaria
Sicurezza,
4. qualità come salubrità
Salute,
5. qualità tipica, ossia elementi riconducibili all’origine del prodotto in termini di valore
Storia,
aggiunto
Fenomeni responsabili dell’alterazione degli alimenti
Nelle alterazioni degli alimenti possiamo riconoscere:
- Modificazioni fisiche (variazione del contenuto di acqua)
- Modificazioni chimiche (ossidazione, reazione di Maillard)
- Attività enzimatiche (polifenolossidasi, proteasi, amilasi)
- Attività microbica (m.o. Alteranti, patogeni, protecnologici)
Microrganismi protecnologici: caratterizzano un determinato prodotto alimentare (in uno
yogurt è normale trovare sempre dei m.o.)
Indici di qualità: forniscono informazioni circa il rispetto delle norme igieniche e di pulizia
durante la lavorazione. Influiranno sulla shelf-life. Sono min. e max. di presenza di alcuni m.o.
e vengono stabiliti in funzione del tipo di alimento.
Indici di salubrità: rappresentano un rischio per il consumatore in quanto responsabili di
malattie alimentari.
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Microrganismi di interesse alimentare
Bastoncini, gram – , catalasi +
Pseudomonas, flavobacterium Carne, pesce, pollame, vegetali conservati a basse t°
Ossidasi + Shewanella Prodotti della pesca
Acetobacter Aceto, bevande alcoliche
Fermentanti:
Enterobacteriaceae Alimenti di origine animale e vegetale crudi altamente
Ossidasi – Non fermentanti: proteici
Acinetobacter
Bastoncini, gram +, catalasi +
Corynobacterium
Non sporigeni Carne salata, carne sottovuoto, vegetali
Arthrobacter
Sporigeni Bacillus Conserve con pH > 4 (fenomeni di bombaggio)
Bastoncini, gram +, catalasi –
Lactobacillus Prodotti lattiero-caseari
Non sporigeni Carnobacterium Vegetali fermentati
Sporigeni Clostridium Conserve poco acide
Cocchi, gram +, catalasi +
Aerobi Micrococcus Prodotti lattiero-caseari
Anaerobi Vegetali fermentati
Staphylococcus
facoltativi
Cocchi, gram +, catalasi –
Anaerobi O2 Lattococchi, enterococchi, Prodotti lattiero-caseari
tolleranti streptococchi, leuconostoc Vegetali fermentati
Eumiceti Saccaromyces, candida,
Lieviti Alimenti acidi (bevande, mamellate), vegetali fermentati
zygosaccaromyces Alimenti acidi (bevande, mamellate), prodotti con bassa
Muffe Penicillium, aspergillus aw
Malattie alimentari
Negli anni si è assistito ad un aumento del malattie alimentari, e questo è impotabili a diverse
cause:
- Maggiori conoscenze diagnostiche
- Incremento dei consumi
- Cambiamento dello stile di vita (più pasti fuori casa, più alimenti esotici, più prodotti freschi)
- Modificazione delle pratiche agricole
- Riciclaggio (BSE)
- Cambiamento demografico
- Globalizzazione
- Malnutrizione
Possiamo distinguere forme patologiche diverse conseguenti il consumo di alimenti
infezioni, intossicazioni,
contaminati da m.o. patogeni e/o loro prodotti metaboliti:
tossinfezioni.
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Ovviamente le modalità di azione dei m.o. dipendono da:
- Capacità del m.o. di produrre tossine nell’alimento a seguito di una crescita incontrollata
(intossicazione)
- Capacità del m.o. di moltiplicarsi sull’alimento (infezione)
- Produzione di tossine nell’alimento e in vivo nonché di moltiplicarsi (tossinfezione in sensu
strictu) Alimento contaminato
Alimento contaminato con batteri vivi
Moltiplicazione batterica
Moltiplicazione batterica e nell’alimento prima del consumo
produzione di tossina SI
NO
Consumo alimento S. tiphy (Salmonelle minori)
Intossicazione sensu stricto
Tossinfezione S. paratiphy
Shigella
Vibrio cholerae
Ingestione di tossina
Intossicazione stafilococcica Ingestione di
Botulismo tossina e batteri Infezione intestinale
Sindrome tossica Infezione enterotossica Infezione enteroinvasiva
Tifo
Salmonellosi
Tossina preformata Prod. tossina in vivo e Colera Listeriosi
Bacillus cereus moltiplicazione batterica Enteriti da E. coli (ETEC) Enteriti da E. coli
Cl. perfringens
Corso di Laurea in Scienze e tecnologie alimentari
Vediamo ora 3 casi: 15
Qualità e sicurezza alimentare . Mod. 2 Sicurezza microbiologica FRANZETTI DeFENS
BSE – Bovine Spongiform Encephalopathy
Agente infettivo: prione, proteina modificata rispetto alla forma non patologica
Sintomi: neurologici (colpisce principalmente le bovine da latte con circa 5 anni di età)
1986: primo caso di BSE
1988: legame tra BSE e somministrazione di farine animali
2001: in Italia entra in vigore l’esecuzione di test per BSE sui capi macellati con più di 24 mesi di età
Si ritiene che la BSE sia causata dal riciclaggio del prione attraverso l’uso di carcasse di bovini affetti da
BSE nella produzione di farine di carne e ossa per alimentazione animale
Legionella pneumophila (bastoncino, gram – , aerobio)
Epidemiologia: causa 2–15% di tutte el polmoniti che richiedono ospedalizzazione, più frequente in estate e
autunno.
Modo di trasmissione:per aerosol
Dose conotagiosa: sconosciuta. Non e’ stata documentata la trasmissione da persona-persona
Periodo di incubazione: 2–10 giorni, generalmente 5–6
Serbatoio: ambiente acquoso, sistemi di acqua calda, torri di raffreddamento dell’aria condizionata,
condensatori evaporativi, acquazzoni, insenature, stagni
Malattia di lyme
Di origine batterica infettiva, determinata da un batterio gram – , spiraliforme Borrelia burgdorferi trasmesso
all’uomo dalle zecche.
Causa eritemi cutanei sul torace, addome e dorso, di 10–50 cm, mal di testa e dolori articolari.
Si sta diffondendo anche in Asia, Europa, e Sud America (diffusa negli USA). Habitat ideale sono zone
boscose ricche di cervi.
In Italia e’ endemica del Carso del Trentino e della Liguria.
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La crescita microbica è ovviamente influenzata da diversi fattori
- Fattori intrinseci (chimico-fisici)
Struttura, disponibilità di nutrienti, presente di sost. antimicrobiche naturali, aw, pH,
potenziale redox
- Fattori estrinseci
Temperatura, tempo, modalità di confezionamento
- Fattori impliciti
Interazioni microbiche
Attraverso la tecnologia alimentare possiamo studiare:
- Tecniche che rallentano o prevengono la crescita microbica (riduzione t°, riduzione aw,
riduzione pH, riduzione O2, aggiunta conservanti)
- Tecniche che inattivano i m.o. (riscaldamento)
- Tecniche che limitano l’ingresso dei m.o. (confezionamento)
Gli strumenti per la qualità GMP
Pre-requisiti Good Manufacturing Practice
Condizioni e attività di base necessarie per mantenere un ambiente
igienico idoneo alla produzione, lungo tutta la filiera alimentare, GHP
gestione e fornitura di prodotti finiti sicuri per il consumo umano. Good Hygienic Practice
HACCP
Principi accettati a livello internazionale Hazard Analysis Critical Control
Point
Organizzazione di tutto ciò che interagisce con il prodotto finito al Sistemi di Qualità
fine di minimizzare i problemi
Pre-requisiti
I PRP sono una serie di procedure finalizzate al controllo delle condizioni di lavoro di uno
stabilimento, al fine di assicurare condizioni idonee alla produzione di alimenti sicuri,
permettono di tenere sotto controllo il processo e hanno valore trasversale, in quanto
permettono un controllo igienico-sanitario globale dell’azienda.
Sono precedenti al sistema HACCP; e per la loro elaborazione si deve prevedere la
conoscenza del prodotto e delle sue caratteristiche, il processo e devono inoltre essere
considerati i requisiti legislativi, le richieste del cliente e le varie linee guida e i principi del
Codex Alimentarius.
Permettono quindi di minimizzare i rischi derivanti Aspetti e attività coinvolte in GMP e GHP
dall’ambiente e di soddisfare i requisiti di base. Compiti del personale e la sua formazione
Nell’industria alimentare i PRP sono rappresentati Progettazione, ubicazione e condizioni
da: ambientali della struttura
GMP Manutenzione, progettazione delle attrezzature:
GMP, Good Manufacturing Practice: indicazioni
- dispositivi sanitari e gestione dei rifiuti, materie
generali atte a prevenire qualsiasi tipo di prime e processo
contaminazione (chimica, fisica o microbiologica) Pulizia dello stabilimento e delle attrezzature
GHP Igiene del personale
usate dall’operatore del settore alimentare (OSA)
per la stesura delle Procedure Operative Standard (SOP) che definiscono cosa, quando,
come e da chi deve essere fatto per prevenire le contaminazioni.
GHP, Good Hygienic Practice: insieme di procedure e operazioni che riguardano nel
- particolare l’igiene e le operazioni di pulizia che devono essere svolte affinché l’ambiente di
lavorazione sia pulito e igienizzato.
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SOP, Standard Operating Procedures: sono una raccolta delle procedure relative le attività
- che sono svolte all’interno della realtà produttiva e contemplano le modalità di applicazione
delle GMP, GHP, e HACCP. Queste procedure devono essere dettagliatamente descritte,
accompagnate da una documentazione relativa au vari interventi effettuati e un piano di
verifica. (Programma di pulizia e disinfezione, controllo infestanti, potabilità H2O, formazione personale,
gestione rifiuti e sottoprodotti, manutenzione, controllo igienico-sanitario personale, controllo fornitori,
rintracciabilità, bollatura sanitaria).
SSOP, Sanification Standard Operating Procedures: linee guida relative alle procedure di
- sanificazione che devono essere rispettate negli stabilimenti abilitati all’esportazione verso
paesi terzi. Sono procedure adottate quotidianamente per prevenire la contaminazione
diretta degli alimenti.
I PRP dipendo dallo specifico settore della filiera produttiva (norme di buona pratica agricola
GAP, norme di buona pratica produttiva GPP, ...
Il sistema HACCP
Rappresenta il sistema mediante il quale è possibile garantire al consumatore un prodotto
salubre e sicuro.
Consiste in una sistematica identificazione dei pericoli all’interno di una produzione e nello
stabilire le misure da adottare per prevenirli e tenerli sotto controllo.
È obbligatorio per gli operatori settore alimentare (OSA).
Sarà realizzabile solo se nelle varie realtà produttive sono stati attuati i PRP.
Questo sistema permette un più razionale riconoscimento dei pericoli connessi ad una
produzione alimentare; inoltre è estremamente flessibile in quanto gli permette di adattarsi a
qualunque cambiamento e di garantire il raggiungimento dei livelli di sicurezza desiderati e
soprattutto il loro mantenimento.
Il sistema HACCP si compone di una serie di operazioni suddivisibili in 3 aree:
- Attività preliminari
- Elaborazione del sistema (principi)
- Implementazione del sistema (implementazione)
Vediamo le varie operazioni:
Attività preliminari
Costituzione del gruppo di lavoro
• Nella formazione del gruppo di lavoro è utile tener presente che ne dovranno far parte
persone che possano unire il maggior numero di competenze e conoscenze specifiche per
il prodotto considerato. Di conseguenza, l’equipe, può anche avvalersi di assistenza di
esperti esterni.
Descrizione del prodotto
• Il gruppo di lavoro dovrà fornire una completa descrizione del prodotto indicandone:
composizione, modalità di miscelazione, struttura chimico-fisica, trattamenti tecnologici che
ha subito, modalità di confezionamento, condizioni di stoccaggio, distribuzione e shelf-life.
Identificazione delle destinazione
• Analisi sull’utilizzazione del/i prodotto/i da parte del consumatore.
Costruzione del diagramma di flusso
• È uno dei punti focali del piano HACCP, e la sua stesura deve comprendere tutti i passaggi
e le fasi della produzione alimentare.
Verifica sul posto del diagramma
• Verificare se il diagramma creato è realizzabile, e nel caso apporre le eventuali modifiche.
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Principi del sistema HACCP
Analisi dei pericoli
• Elencare tutti i possibili pericoli che ragionevolmente si potrebbero trovare durante ogni fase
del processo produttivo. Da stabilire poi quali sono i pericoli e se la loro eliminazione o
riduzione a livelli accettabili è indispensabile per l’ottenimento di un prodotto sicuro.
Durante questa fase è necessario considerare: Pericolo: agente biologico, chimico o fisico
- probabilità che i pericoli si manifestino nell’alimento, o condizioni dell’alimento che
concretamente e la loro gravità hanno la possibilita’ di provocare un effetto
- valutazione quali-quantitativa dei pericoli negativo sulla salute.
- valutazione della probabilità di sopravvivenza e di Rischio: probabilita’ che tali pericoli si
manifestino.
moltiplicazione dei m.o. durante tutto il processo Gravita’: grandezza del pericolo ed entita’
- produzione o persistenza di sostanze tossiche delle conseguenze
nell’alimento.
ALBERO DELLE DECISIONI
26 di tutti i punti critici (CCP)
•Identificazione
D1 - Esistono misure preventive ? Con punto critico di controllo (CCP)
DeFENS SI NO Modificare la fase, il processo o il intendiamo un’operazione o passaggio di un
prodotto ?
FRANZETTI processo a livello del quale è possibile
In questa fase il controllo
è necessario per la sicurezza ? SI esercitare un controllo su uno o più fattori al
alimentari Non e’ un CCP Stop
NO fine di eliminare, prevenire, minimizzare un
D2 - E’ una operazione che elimina pericolo.
tecnologie o riduce ad un livello accettabile la probabilità che un SI
determinato pericolo si manifesti concretamente? Grazie all’albero è possibile,
delle decisioni
microbiologica
.
alimentare NO
e (rispondendo alle domande al suo interno),
Scienze FRANZETTI DeFENS individuare un CCP.
D 3 - Il pericolo può arrivare ad
sicurezza
in un livello inaccettabile ?
Sicurezza
Laurea Questi CCP devono essere
SI Non e’ un CCP Stop
NO obbligatoriamente controllati e monitorati e il
e
di Qualità 2
Corso D4 - La fase successiva riduce il pericolo a
Mod. NO E’ UN CCP
livelli accettabili ? parametro utilizzato deve essere
Stop
Non e’ un CCP
SI documentato nel tempo. Per quanto invece i
punti critici (CP) vanno monitorati anche loro, ma è sufficiente il rispetto e che siano
soddisfatte le GMP e GHP.
Stabilire i limiti critici
• I criteri utilizzati per stabilire i limiti sono rappresentati dai parametri chimici, fisici, visivi,
sensoriali ed organolettici diversi per ogni prodotto. Possono ad esempio essere: tempo,
temperatura, pH, aw, umidità negli ambienti di stoccaggio, aspetto visivo, consistenza, ... .
Stabilire un sistema di monitoraggio dei CCP
• Consiste nel controllare, in modo regolare e continuo che le procedure rispettino i criteri
stabiliti. Richiede sistematiche o
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Qualità nell'industria
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Qualità e sicurezza alimentare - sicurezza igienica