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Riassunto esame Interventi a sostegni dell'individuo, prof. De Caro, libro consigliato Storie teorie e tecniche della psicoterapia cognitiva, Semerari

Riassunto per l'esame di Interventi a sostegni dell'individuo e della famiglia della professoressa De Caro, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Storie teorie e tecniche della psicoterapia cognitiva" (Semerari) Laterza editore. Gli argomenti trattati sono i seguenti: l'origine e lo sviluppo della psicoterapia cognitiva.

Voto esame: 28

Esame di Interventi a sostegni dell'individuo e della famiglia docente Prof. M. De Caro

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4) Il cambiamento cognitivo è centrale nei processi di cambiamento;

Liotti così propone una diversa interpretazione della teoria traumatica nella spiegazione della genesi dei 5) La TCS opera sul contesto attuale. Gli eventi passati e le esperienze infantili possono essere

disturbi dissociativi seconda la quale la dissociazione sarebbe un meccanismo biologico di difesa da considerate fonti importanti di informazioni sull’origine, l’evoluzione e anche la natura delle

situazioni traumatiche che l’indivi

viduo non è in grado di sostenere. Infatti molti P sofferenti di tali strutture disadattive ma il focus dell’intervento terapeutico è sempre volto al presente e alla vita

disturbi hanno subito gravi maltrattamenti o abusi sessuali nell’infanzia. Però non tutti i P dissociati attuale del P.

hanno subito maltrattamenti gravi infatti in alcuni casi potremmo avere un lutto di un genitore oppure un

disturbo mentale del genitore non necessariamente maltrattante. La conclusione che ne trae è che alla Definiti questi principi generali, Clark passa a considerare 4 delle principali critiche mosse

base della tendenza alla dissociazione, vi siano diverse condizioni possibili tutte confluenti nel creare all’approccio standard:

una competizione per il dominio della coscie

coscienza

nza tra i diversi SMI e nel determinare la c

copresenza di I. Per prima prende in considerazione l’osservazione secondo cui la TCS avrebbe una visione

rappresentazioni multiple e contraddit

contraddittorie. ristretta dei processi emotivi. Egli respinge tale critica sia sul piano teorico che sul piano

della prassi terapeutica. Clark nota come da sempre l’approccio standard si sia concentrato

sulle esperienze emotive significative del P e si sia occupata dei processi cognitivi connessi

con tali esperienze. Ciò che non può essere integrato nei principi dell’approccio standard è

l’idea di un processo emotivo indipendente dalle componenti cognitive. Sul piano della

tecnica l’autore osserva che invece l’enfasi posta da Greenberg e Safran sul cambiamento

emotivo porta verso un approccio terapeutico di tipo esperienziale, dove i processi di

elaborazione cognitiva svolgerebbero un ruolo secondario.

II. Clark respinge la critica secondo cui la TCS sottovaluterebbe la dimensione

interpersonale in quanto proprio l’attenzione agli eventi attuali della vita del P dimostra

quanto sia ingiustificata tale critica. Ciò che caratterizza l’approccio standard è l’enfasi sul

ruolo dei processi cognitivi nel mediare le interazioni con l’ambiente e l’assunto per cui

l’intervento su questi fattori favorisce un miglioramento della qualità delle relazioni.

III. Più articolata è la risposta alla critica secondo cui la terapia standard presterebbe scarsa

attenzione alla relazione terapeutica. Clark ricorda come Beck e Freeman, parlando del

trattamento dei disturbi di personalità, abbiano sottolineato l’importanza delle reazioni di

transfert per comprendere i significati e le convinzioni che sottendono le condotte

idiosincrasiche del P. Il punto che discrimina l’approccio standard da quello non-standard

non è tanto nella concezione teorica quanto nello stile terapeutico. L’approccio standard

utilizza la relazione come fattore di comprensione ma il focus rimane sugli eventi

extraterapeutici e sull’identificazione dei pensieri automatici. Nell’approccio non-standard il

T tende invece a diventare meno attivo e a focalizzare l’intervento sugli eventi interni alla

Liotti e altri hanno sviluppato un approccio al P. grave è possibile, modulando la sintonia seduta.

interpersonale in seduta, favorire nel P. stati di maggiore

ore integrazione e funzionalit

funzionalità della coscienza e IV. L’ultima critica è quella secondo cui la terapia cognitiva standard porrebbe un’enfasi

una volta che la relazione terapeutica riesca a sostenere tali funzioni, diventa possibile intervenire con eccessiva sui processi e sul controllo cosciente trascurando il peso dei processi inconsci.

le normali tecniche cognitive sugli aspetti schematici e di contenut

contenuto. Clark non ignora gli studi di scienza cognitiva e ritiene che essi siano incompatibili con il

principio generale della TCS sull’esistenza di diversi livelli di consapevolezza tutti

cognitiva standard

3.8 Le risposte della terapia accessibili e conoscibili. Egli semplicemente non tiene conto di osservazioni di scienziati

Uno dei principali esponenti della terapia cognitiva standard è David Clark che ha tentato recentemente cognitivi come Johnson-Laird secondo cui deve esistere un’inaccessibilità di alcuni processi

di fare il punto della discussione in un articolo che costituisce sia un tentativo di risposta alle critiche, d’elaborazione affinchè la coscienza possa svolgere le sue funzioni a capacità limitata. Le

sia una sottolineatura delle caratteristiche fondamentali e dei confini della terapia standard. Ciò che ragioni di questa dimenticanza si comprendono meglio quando passa a discutere il concetto

caratterizza l’approccio standard secondo l’autore sono alcuni principi generali: di regole tacite. Il punto non è l’esistenza o meno di tali regole. La critica di Clark è

1) Le persone contribuiscono attivamente alla costruzio

costruzione

ne della propria realtà; assunto in metodologica. Individuare e valutare in modo scientificamente controllato tali regole è

comune

e agli approcci costruttivisti anche se la TCS mantiene l’idea che alcuni assunti siano un’impresa su cui l’autore si dichiara scettico. Tale preoccupazione riguarda il rischio di un

disadattavi e richiedano una loro correzione in quanto la sottolineatura costruttivista di realtà ritorno a un approccio stereotipato.

molteplici comporta un allungamento dei tempi della terapia e uno stil

stile meno diretto e più

riflessivo. Conclusioni

2) La TCS assume che contenuti, processi e strutture cognitive influenzino le emozioni e il I diversi approcci considerati sono unificati dal fattore comune dato dall’enfasi posta sulle strutture di

comportamento.

. Ciò per Clark, non implica assumere una causalità lineare tra cognizione e significato e sui processi di elaborazione della conoscenza. In tutti gli stili terapeutici analizzati, il P

emozioni in quanto la teoria ammette un det

determinismo

erminismo reciproco; ciò che non ammette è viene sollecitato a prestare attenzione ad alcuni aspetti del proprio funzionamento mentale. Egli nei vari

l’esistenza di risposte comportamentali ed emotive senza una mediazione cognitiva; stili, viene invitato a riflettere sui propri pensieri automatici, sulle emozioni primarie e le convinzioni a

3) I processi cognitivi sono conoscibili e accessibili

accessibili.

. Anche se esistono diversi livelli di esse connesse, sulle procedure di problem solving e così via. La sollecitazione riguarda sempre

consapevolezza che possono richiedere di

diverso impegno, attenzione e aut

autosservazione, secondo l’aumento di conoscenza della propria vita mentale e della vita mentale altrui in alcuni casi, visti in

la TCS, le rappresentazioni che mediano emozioni e comportamento sono accessibili al soggetto funzione della soluzione e del padroneggiamento di problemi specifici e definiti; si parla quindi di

stesso; 28

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metacognizione.Tutti gli stili terapeutici puntano ad un incremento delle funzioni meta così tanto dallo sviluppo delle ricerche sugli esiti quanto dallo sviluppo delle ricerche sui fattori

cognitive.Carcione, Falcone, Magnolfi e Manaresi hanno definito la metacognizione come: terapeutici e sul processo. Questa questione ci conduce a una delle controversie più confuse nel campo

“La capacità dell’individuo di compiere operazioni cognitive euristiche sulle proprie e altrui della psicoterapia: quella relativa al peso dei fattori specifici o aspecifici nel determinare gli esiti dei

condotte psicologiche nonché la capacità di utilizzare tali conoscenze a fini strategici per la trattamenti.

soluzione di compiti e per padroneggiare specifici stati mentali fonte di sofferenza soggettiva” La controversia viene utilizzata come sinonimo della contrapposizione “tecnica versus relazione”.

Secondo questa accezione, i fattori specifici sarebbero contenuti nel bagaglio di tecniche che ciascuna

Questa definizione non contempla l’insight di un particolare contenuto ma definisce la meta cognizione scuola mette a disposizione dei propri aderenti, mentre quelli aspecifici sarebbero inerenti alla qualità

in termini funzionali come capacità di compiere operazioni cognitive euristiche su contenuti e processi della relazione che si instaura tra T e pz. Strupp ha illustrato la genesi del programma Vanderbilt

mentali. La definizione contempla la capacità del soggetto di riflettere complessivamente sui propri (programma di ricerca). Egli notò che i terapeuti che, sulla base delle prime impressioni, formulavano

processi mentali (condotte psicologiche) e non solo sui suoi processi strettamente cognitivi. Essa include

sia la comprensione di propri stati mentali che di stati mentali altrui. L’espressione <operazioni diagnosi e prognosi meno severe nei confronti dei pz, tendevano ad avere nelle loro comunicazioni un

cognitive euristiche> comprende i processi di controllo descritti dalle teorie dell’apprendimento e tono generale più empatico. Egli avanzò l’ipotesi che le aspettative del T funzionassero come profezie

sottolinea come la metacognizione non coincida con particolari momenti di insight ma sia una funzione che si autodeterminano e che il risultato finale dipendesse largamente dal gioco delle reciproche

sempre attiva che permette di regolare il comportamento quotidiano. aspettative.

Alla terapia cognitiva standard, questi dati ottenuti negli studi sull’efficacia, pongono l’ulteriore

questione della loro valutazione, ovvero in quale misura tali risultati dipendano dalle specifiche tecniche

PARTE SECONDA: TEORIA CLINICA E TEORIA DELLA TECNICA di intervento sugli schemi cognitivi e i modelli disfunzionali e in quale misura dalla natura collaborativa

del setting.

CAP. 4 – EFFICACIA, SCOPI E METODI DELLA TERAPIA COGNITIVA La terapia cognitiva standard prevede come principio tecnico la costituzione e il rafforzamento

Efficacia della psicoterapia cognitiva dell’alleanza, la questione diventa: quanto della sua efficacia dipende da questo fattore e quanto

Per valutare l’efficacia di qualunque tipo di trattamento occorre conoscere la storia naturale del disturbo. dall’intervento sugli assetti cognitivi di base del pz?

Solo infatti quando il trattamento ottiene una percentuale di miglioramento maggiore e in tempi brevi di Un problema del genere mostra la difficoltà di considerare gli aspetti relazionali come distinti e

quanto previsto dall’evoluzione spontanea del disturbo è possibile parlare di efficacia. aspecifici rispetto a quelli tecnici, poiché ogni approccio prevede un orientamento nella gestione della

Eysenek tentò una valutazione delle remissioni spontanee comparandole alle remissioni legate al relazione terapeutica.

trattamento terapeutico. Circa i 2/3 dei pz che seguivano una psicoterapia miglioravano nell’arco di 2 Esso mostra il limite della metafora farmacologica che sottende queste impostazioni. Secondo questa

anni, tuttavia una percentuale non significativamente diversa di miglioramenti si riscontrava nello stesso metafora sarebbe possibile valutare separatamente l’impatto dei diversi fattori terapeutici.

arco di tempo, in un gruppo di pz che non aveva alcun trattamento. Tuttavia vi sono buone ragioni per ritenere che uno stesso intervento tecnico o specifico abbia effetti

L’evidenza della generica efficacia della psicoterapia in confronto a nessun trattamento risulta oggi terapeutici diversi a seconda del contesto relazionale in cui si colloca.

schiacciante tanto che Lambert constatando l’ampiezza e il consenso su tale evidenza empirica ha Considerare come aspecifici i fattori relazionali e specifici quelli tecnici rischia di introdurre una

proposto di abbandonare gli studi basati sul confronto tra gruppi trattati e gruppi di controllo senza distinzione eccessivamente astratta che impedisce, invece di favorire, la valutazione del peso di efficacia

trattamento. delle singole tecniche.

L’interesse dei ricercatori si è spostato sull’efficacia comparata dei vari trattamenti. Un secondo modo di intendere la dicotomia specifico versus aspecifico può aiutarci a chiarire meglio la

Per essere accettato, infatti, un determinato tipo di trattamento non deve dimostrarsi solamente efficace questione relativa a cosa fa la psicoterapia cognitiva.

ma anche efficiente. Esso deve, presentare un bilancio accettabile costi-benefici che lo renda In questo modo la dicotomia andrebbe intesa non tanto nel senso di tecnico versus relazionale quanto in

competitivo con le altre forme di terapia disponibili. quello di particolare versus generale o di singolare versus universale. In questa prospettiva le diverse

Roth e Fonagy hanno riassunto la letteratura esistente sulle prove di efficacia delle diverse forme di tecniche e strategie terapeutiche conterebbero degli elementi e favorirebbero dei processi che, valutati a

trattamento psicoterapeutico nel lavoro “what works for whom?”. Suddividendo i capitoli in base alla un giusto livello di astrazione, risulterebbero comuni e presenti, in misura variabile in tutti i tipi di

classificazione dei disturbi del DSM, limitamente a quelli per cui esistono ricerche sull’efficacia della Karasu

psicoterapia ritiene di aver individuato tre fattori terapeutici generali ciascuno derivabile da

psicoterapia. Per quasi tutti i disturbi presi in considerazione le varie forme di psicoterapia cognitiva, si una specifica sottoclasse di tecniche variamente presenti nei diversi approcci: l’esperienza affettiva, la

sono dimostrate chiaramente efficaci, promettenti nonché sufficientemente stabili nei risultati valutati ai padronanza cognitiva e la prescrizione comportamentale. Questi elementi costituirebbero dei mediatori

controlli successivi. Dove la terapia cognitiva sembra con seguire un primato indiscusso è l’aria dei universali di cambiamento presenti in grado variabile nei principali stili terapeutici.

disturbi di ansia e di panico con o senza agorafobia. Il favorire l’espressione delle emozioni costituisce senz’altro, l’elemento principale delle terapie

Fattori terapeutici specifici e aspecifici espressive, gestaltiche ed esistenziali. Tuttavia questo elemento è presente anche se in misura minore in

La terapia cognitiva è una terapia efficace e di per sé non risolve una questione di grande rilievo clinico alcune tecniche comportamentali come il flooding nella tecnica delle libere associazioni. L’esperienza

e teorico. Anzi, in un certo senso, i problemi più interessanti si aprono dopo che si è dimostrata affettiva contribuisce secondo l’autore, a preparare lo scenario della recettività al cambiamento

l’efficacia di un determinato approccio. scalzando abitudini cronache e ostinate e rendendo così il pz disponibile a nuovi paradigmi cognitivi.

Una psicoterapia è un processo complesso in cui intervengono fattori molteplici, alcuni noti altri meno Il secondo fattore, ovvero la padronanza cognitiva, si riferisce agli aspetti della terapia che usano

noti in interazione tra loro. Solo comprendendo la natura dei diversi fattori, la loro influenza reciproca e ragione e significato come strumenti terapeutici e stentano di ottenere il loro effetto attraverso

il peso che hanno singolarmente attraverso la loro interazione nel determinare gli esiti, possiamo l’integrazione di nuovi schemi mentali e di nuove conoscenze.

perfezionare l’intervento terapeutico e incrementare l’efficacia. Il progresso della psicoterapia dipende

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Infine il terzo fattore, la prescrizione comportamentale si riferisce alla messa in atto da parte del pz di la natura egodistonica delle esperienze problematiche. Mancini si concentra in particolare sulle

nuovi comportamenti che stabilizzano le modificazioni affettive e cognitive e arricchiscono il suo akrasie forti, condotte problematiche che un soggetto mette in atto pur riconoscendone

patrimonio. esplicitamente il carattere controproducente e contrario al proprio miglior giudizio. L’obiettivo

I tre diversi fattori possono risultare insufficienti se usati singolarmente. strategico della terapia diventa quello di far corrispondere i mezzi ai fini, di integrare cioè la

Individuare dei fattori terapeutici generali, non significa avallare un eclettismo generalizzato, bensì condotta con gli scopi perseguiti dal soggetto. La tecnica utilizzata può essere considerata una

significa riconoscere la psicoterapia come una scienza essenzialmente unitaria che, in quanto scienza, forma sofisticata di scoperta guidata avente come focus l’organizzazione gerarchica degli scopi,

trova arricchimento attraverso il confronto tra teorie e prospettive diverse. l’analisi dei circoli viziosi e le procedure cognitive e comportamentali che consentono. Le

I fattori generali di cambiamento nella terapia cognitiva akrasie forti rappresentano una sottoclasse particolare di non-integrazione. Le tecniche

Tutti gli stili cognitivisti hanno in comune un focus sulle emozioni disturbanti. Il pz viene aiutato a rappresentano un mezzo per integrare, attraverso il processo di sintesi emozionale, l’esperienza

riconoscere le emozioni problematiche. In clinica, possono coesistere una patologia per eccesso di stati emotivi inibiti favorendo l’integrazione generale della condotta. Tale tecnica terapeutica

d’emozione e una patologia per difetto. In questo ultimo caso esistono modalità specifiche di intervento ha due cardini: l’attenzione focalizzata sugli atteggiamenti non verbali espressivo-motori del pz

volte, a favorire l’espressione, il riconoscimento e il contato diretto con emozioni inibite. e sugli stati interni di risposta del T e l’intervento esplicito volto ad aiutare il pz a riconoscere la

Nell’ambito della terapia cognitiva standard vengono spesso utilizzate tecniche mutuate direttamente natura dell’emozione presente. Lo scopo strategico è quello di far raggiungere al pz un senso

dalla terapia del comportamento. Nell’ambito della terapia costruttivista viene favorita la costruzione di generale d’integrazione dell’esperienza ove vi sia coerenza tra pensieri, emozioni e tendenze

condotte e di scenari alternativi da verificare nelle situazioni concrete attraverso prescrizioni all’azione. Lo scopo del padroneggiamento cognitivo di tali esperienze rappresenta il passo

comportamentali. Tanto nella terapia cognitiva standard quanto nella terapia costruttivista si ricorre successivo.

spesso alla metafora dell’esperimento scientifico per concettualizzare il senso terapeutico delle Altro modo di intendere l’integrazione come scopo strategico della terapia riguarda il senso di

modificazioni del comportamento.. una coerenza del sé immerso in una continuità storica. L’integrazione delle esperienze

L’approccio cognitivo è caratterizzato dall’enfasi particolare posta sul padroneggiamento cognitivo. problematiche ed egodistoniche che all’interno di una percezione di coerenza e continuità del sé

Nella terapia cognitiva standard, il padroneggiamento cognitivo viene perseguito attraverso la è invece lo scopo principale degli approcci post-razionalistici e narrativi.

modificazione diretta delle convinzioni e degli schemi disfunzionali. Negli approcci costruttivisti, i 3) COMPLESSITÀ COGNITIVA E DINAMICA EVOLUTIVA DEL SISTEMA COGNITIVO: nella

metodi riguardano la comprensione e l’elaborazione dei pattern d’esperienza, la comprensione dei propri tradizione costruttivista il disturbo è concepito come un blocco nella spontanea dinamica

prototipi narrativi e l’elaborazione del proprio sistema dei costrutti. evolutiva di un sistema cognitivo. Secondo questa concezione, la dinamica fisiologica di un

Il tratto generale specifico della terapia cognitiva è dato dall’enfasi preponderante posta sul sistema cognitivo evolve di continuo verso nuove costruzioni degli eventi. In questo modo il

padroneggiamento cognitivo come fattore di cambiamento. Infine tale modello riconosce sistema tende a un incremento costante della complessità del sé, malgrado la sollecitazione di

l’interdipendenza tra emozione, azione e cognizione ma utilizza quest’ultima come via regia alla nuovi eventi, il sistema non riesce ad evolvere, si parla di disturbo.

trasformazione terapeutica.. Questa concezione è tipica della psicologia dei costrutti personali, dove il concetto di disturbo

Scopi specifici e metodi della terapia cognitiva implica tanto un problema dinamico quanto un problema strutturale. Se il disturbo è costituito da

I terapeuti di solito non hanno in mente l’obiettivo generico di favorire l’espressione emotiva o di un blocco nell’evoluzione dinamica del sistema di costrutti, ne consegue che lo scopo della

aumentare il padroneggiamento cognitivo. Questi obiettivi emergono dal perseguimento di scoppi e psicoterapia sarà costituito per la psicologia dei costrutti personali, dal superamento del blocco e

sottoscopi terapeutici più precisamente definiti e perseguiti attraverso metodi con essi coerenti. È dalla ripresa della dinamica.

proprio attraverso la tensione tra obiettivi previsti dalla teoria e obiettivi imposti dalle esigenze cliniche Nella stessa direzione ma con una peculiare attenzione alla dimensione narrativo-discorsiva, si

concrete che si struttura una tecnica terapeutica definita. Tra gli scopi ricordiamo: muove l’approccio costruttivista della scuola catalana secondo cui i problemi psicologi

1) IL CAMBIAMENTO DEGLI SCHEMI DISFUNZIONALI: la teoria cognitiva prevede che la andrebbero visti come un “disadattamento all’ambiente umano, effetto di conflitti simbolici, il

regolarità nella condotta di una persona siano riconducibili a un set definito di schemi e modelli cui superamento esige cambiamenti evolutivi nell’organizzazione psichica e ristrutturazioni

cognitivi. Ne deriva che un obiettivo fondamentale della terapia consiste nel pervenire a una nell’interazioni sociali”.

modifica degli schemi maggiormente implicati nel disturbo. La strategia terapeutica prevede 4) LE FUNZIONI COGNITIVE: gli scopi terapeutici fin qui delineati hanno a che fare con

nell’individuare e nel rendere il pz consapevole della natura di questi schemi attraverso una contenuti e strutture. Modificare uno schema disfunzionale intervenendo sull’ideazione

attenta disamina dei pensieri automatici condotta attraverso i compiti di autosservazione e di automatica è un intervento diretto a cambiare alcuni specifici contenuti mentali che si ritiene

scoperta guidata. Successivamente il pz viene invitato a prendere nota dei pensieri e delle svolgano un ruolo cruciale nella genesi e nel mantenimento delle psicopatologie.

immagini che insorgono spontaneamente in lui durante le situazioni problematiche. T e pz Nelle patologie più gravi altre ai problemi di contenuto e di struttura, ci si trova di fronte a

allora, discutono insieme il contenuto di questi resoconti cercando di individuare i temi in modalità di organizzazione dei processi mentali indicativi di disturbi nella funzione della mente,

comune e che più frequentemente appaiono nei pensieri automatici. Per modificare gli schemi di base o di ordine superiore.

disfunzionali la terapia cognitiva standard dispone di due strumenti tecnici fondamentali: il Gli approcci funzionali possono essere distinti a seconda che puntino prevalentemente a un

dialogo socratico e la scoperta guidata miglioramento delle funzioni di base, oppure a un miglioramento delle funzioni di ordine

2) L’INTEGRAZIONE DELL’ESPERIENZA: la terapia cognitiva standard rappresenta un metodo superiore. Nel primo caso, il metodo adottato consiste essenzialmente in un approccio di tipo

costruito in particolare con l’obiettivo di ridurre l’intensità della sofferenza emotiva. Tale psicoeducativo, nel secondo caso in un approccio più propriamente psicoterapeutico, noto anche

caratterizzazione rischia di lasciare in ombra un altro aspetto fondamentale dei disturbi psichici: come approccio metacognitivo (vd. Cap 7).

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1. motivare il P. verso un impegno serio nell’applicazione della tecnica (influenza positiva nel

motivare il P alla cura). Molti aspetti dell’empirismo collaborativo come le spiegazioni sulla

Cap. 5 “ La relazione terapeutica” terapia o la verifica costante dell’accordo reciproco sembrano strutturate proprio per sollecitare

questo tipo di impegno. Da questo punto di vista non si attribuisce alla relazione un ruolo

1. Premessa terapeutico autonomo ma assume importanza nel favorire l’applicazione della tecnica.

In questo capitolo si affronteranno due questione importanti per la relazione terapeutica: 2. Un secondo modo di guardare alla relazione terapeutica è quello che vede nel transfert una

Come descrivere gli eventi rilevanti della relazione (teoria dei fatti e degli eventi); condizione sperimentale privilegiata per la presa di coscienza da parte del P. Tale concezione

Come descrivere l’effetto terapeutico della relazione stessa (teoria della cura). era fortemente legata al modello metapiscologico energetico-pulsionale. Le condizioni di

frustrazione e astinenza propri del setting analitico aumenterebbero l’intensità degli impulsi fino

2. La teoria dei fatti: sistemi motivazionali, schemi e cicli interpersonali a superare la barriera della rimozione e attualizzarsi nel transfert. A quel punto l’analista può

Le strutture mentali prototipiche con cui ciascuno di noi organizza l’esperienza delle relazioni mostrare, attraverso l’interpretazione, la natura dell’impulso, connetterla con le esperienze

significative che Freud chiama cliché, risultano coincidenti attualmente con il concetto di schema infantili e sostenere così le funzioni dell’Io (relazione terapeutica come contesto favorente la

interpersonale. presa di coscienza).

Gli esseri umani dispongono di diversi sistemi motivazionali interpersonali (SMI), orientati al 3. Alla relazione terapeutica si attribuisce anche il ruolo di favorire esperienze direttamente

raggiungimento di un determinato assetto della relazione. Il più noto è il sistema di attaccamento correttive dei cicli interpersonali disadattavi cioè il P può modificare, attraverso l’esperienza

(Bowlby) che spiega come la ricerca di prossimità di una figura di attaccamento che offre aiuto e diretta della relazione col T, le previsioni negative proprie dei suoi schemi.

protezione, sia una disposizione innata nel B che si configura in modo diverso a seconda delle 4. Un ulteriore ruolo terapeutico è quello di favorire nel P processi di identificazione o

esperienze di attaccamento a cui il B è andato incontro. La storia delle relazioni si organizza in modelli apprendimento di atteggiamenti del T quali la ricerca non giudicante delle motivazioni o la

operativi interni i quali generano rappresentazioni su sé e sull’altro nella relazione d’attaccamento. Un ricerca di un equilibrio tra fantasia e realtà (veicolo per identificazione e imitazione

sistema motivazionale rappresenta un contesto mentale generale che si declina attraverso specifici terapeutiche).

schemi interpersonali. Per es. tutti possediamo un sistema agonistico che regola le competizioni ma per 5. Infine nei pazienti più gravi, la relazione offrirebbe un sostegno vicariante a funzioni altrimenti

alcuni possono rappresentare delle semplici gare in cui gareggiare sportivamente; per altri può diventare deficitarie (struttura vicariante di deficit nelle funzioni mentali). Per es. pazienti con un

una lotta distruttiva che mette costantemente in gioco il sentimento della propria dignità. Gli schemi deficit nelle capacità di evocare in momenti di disperata solitudine figure di conforto, possono

interpersonali, collocandosi all’interno di un sistema motivazionale volto a uno scopo, conterranno trovare nella relazione terapeutica la struttura capace di vicariare tali deficit.

anche previsioni su come ci si sentirà a seconda che lo scopo sia raggiunto o mancato. Tali previsioni

generano delle strategie interpersonali che servono a gestire le condizioni temute. Gli esseri umani 3.1 i processi cognitivi del P nella relazione terapeutica

tendono a regolare l’attivazione dei rispettivi SMI in modo automatico e intuitivo in base alle Quando un P decide di intraprendere una terapia, lo fa per stare meglio e per vivere meglio. Quando si

elaborazioni inconsce di segnali non verbali presenti nel contesto e negli atteggiamenti dell’altro. Noi parla di alleanza terapeutica, non solo il T deve porsi il problema di valutare e costruire l’alleanza ma

leggiamo nell’altro, grazie a una competenza innata e sviluppata con l’esperienza, le espressioni di tale problema è presente nella mente del P prima ancora di recarsi per la prima volta allo studio del T.

rabbia o di serenità, di amicizia o di ostilità, di diffidenza o di fiducia, di timore o di minaccia senza Egli avrà il problema di valutare se il T è disposto ad aiutarlo nel perseguimento dei suoi scopi

passare necessariamente per la coscienza proposizionale. Ciò comporta 2 conseguenze: esistenziali e se è all’altezza del compito. La relazione svolgerà un’influenza sociale positiva e il P si

1. La prima riguarda la tendenza alla stabilità delle strutture disadattive. Le aspettative negative impegnerà nel rispetto delle regole del setting e nelle applicazioni delle tecniche solo se il T avrà

produrranno strategie di prevenzione e gestione di eventi temuti, connotati da segnali espressivi- superato queste valutazioni iniziali.

relazionali a valenza negativa. Tali segnali daranno luogo ad attitudini di risposta a loro volta I ricercatori del gruppo di Weiss di San Francisco hanno impostato una serie di ricerche basate proprio

connotati da aspettative negative che tenderanno a essere interpretate come conferma delle sull’idea del processo terapeutico come una relazione che vede il P in una attiva, continua e intelligente

aspettative iniziali. Grazie alla capacità degli esseri umani, un ciclo interpersonale tende a valutazione della condotta del T. La teoria generale prevede che un P si rechi in terapia con degli scopi

regolare reciprocamente i rispettivi SMI in base all’elaborazione inconscia dei segnali adattivi e dei piani per perseguirli. Ciò che lo blocca nel perseguimento di tali piani sono le sue

espressivi, ovvero a configurarsi alternativamente come circolo vizioso o circolo virtuoso convinzioni irrazionali inconsce (<se esprimo i miei bisogni verrò respinto>). Il P testerà tali sue

producendo una sostanziale stabilità degli schemi; convinzioni sul T nella speranza che egli gliele disconfermi. Quando il T supera i test attraverso

2. La seconda conseguenza riguarda la tendenza a riprodursi di questi cicli in terapia. A seconda interventi pro plan, si evidenzia un miglioramento nel P nell’insight, una diminuzione dell’ansia, un

del tipo di pazienti, il T prima o poi avvertirà dentro di sé la tendenza ad agire producendo una contatto diretto con l’esperienza ecc. inoltre il P valuterà anche la competenza del T e la sua affidabilità

conferma delle previsioni del P. La consapevolezza del T di tale tendenza può, tuttavia, aiutarlo nell’aiutarlo a perseguire i suoi scopi; con il superamento di tali test il P verrà assunto dal P come una

nella comprensione della natura di tali aspettative da parte del P e nel sostituire il ciclo fonte autorevole di informazioni sul proprio sé che rende efficace a sua volta un’interpretazione o una

interpersonale disadattivo con un ciclo virtuoso di valore terapeutico. Però anche le aspettative ristrutturazione cognitiva. Inoltre questa valutazione risulta essenziale per veicolare i significati impliciti

iniziali del T relative al P tenderanno a esercitare una pressione verso una loro conferma. Ad es. in un’esperienza correttiva.

i terapeuti che colgono in prevalenza gli aspetti infantili e oppositivi dei loro pazienti, Per esperienza d’accettazione si intende che una persona credibile nel valutarmi mi ritiene accettabile;

tenderanno a suscitare in essi prevalentemente questo tipo di condotte. un’esperienza di discussione fattiva significa che mi ritiene capace di operare efficacemente.

L’impostazione di questi ricercatori, è compatibile con il modello cognitivo, non solo per l’uso di

3.La teoria della cura concetti condivisi (piano, convinzioni irrazionali) ma anche per il ruolo determinante attribuito ai

Qualunque sia la tecnica terapeutica prescelta in un percorso di cura, è necessario che il P collabori processi cognitivi del P nella costruzione della relazione terapeutica.

nell’applicazione di tale tecnica. La richiesta di collaborazione esplicita o implicita può essere limitata Anche la mente dei pazienti tende a organizzare le singole esperienze in modelli generali e schematici. Il

ad aspetti fondamentali del setting quali il venire regolarmente alle sedute, dire la verità, riferire sogni e P si formerà quindi un modello generale del modo di pensare del T. In sostanza, il P. testa il T in base

libere associazioni oppure richiedere al P una partecipazione più attiva quale il portare a termine i alle previsioni contenute nei suoi schemi interpersonali, i risultati dei test e gli altri eventi della terapia

compiti di autosservazione. Perciò alla relazione terapeutica viene attribuito il compito di: 33 34

costituiscono gli elementi con cui costruisce una rappresentazione stabile della mente del T che consente di migliorare il funzionamento meta cognitivo. Il problema della psicoterapia con questi

utilizzerà per comprendere se stesso e per regolare la propria condotta. pazienti diventa quello di regolare la relazione in modo da raggiungere un livello di funzionamento

cognitivo tale da consentire sia alla relazione stessa, sia alle particolari tecniche, di essere efficaci.

3.2 il dialogo immaginario col T, la formazione di neo-strutture e l’incremento delle funzioni meta

cognitive. 4.relazione terapeutica e psicoterapia iatrogena

Via via che la terapia si sviluppa, è frequente che il P. riferisca dei veri e propri dialoghi immaginari col La psicoterapia in alcuni casi può risultare attivamente dannosa o indurre nuove patologie. In questo

T, espressi nella forma telegrafica del pensiero. Questi dialoghi decodificano e danno significato agli caso invece di una neostruttura terapeutica, si è formata una neostruttura patogena, fonte di una nuova

eventi e regolano l’azione. Queste sono le funzioni di una struttura schematica che evidentemente si è patologia. I pazienti con deficit meta cognitivi possono, ad esempio, gravemente distorcere le intenzioni

formata durante l’interazione terapeutica. Tali neo-strutture terapeutiche prendono, nelle comunicative del T e formarsi delle rappresentazioni della mente del T che hanno poco a che vedere con

rappresentazioni mentali, la forma di dialoghi immaginari col T. Quindi il lavoro cognitivo di quanto lui ha fatto/detto. Altre volte, i terapeuti che sottolineano costantemente le inefficacie del P. o la

costruzione della mente del T si è organizzato, come ogni lavoro cognitivo, in strutture schematiche di sua tendenza a distorcere l’informazioni, possono indurre nel P. un profondo senso di sfiducia in se

significato che svolgono la normale funzione degli schemi. Questa funzione, nel corso della terapia, stesso e nella propria capacità di giudizio. Ad es. un P. che aveva sostenuto una terapia a orientamento

diventa sempre più svincolata dal ricordo di cose effettivamente dette dal T. Le neostrutture psicodinamico riteneva di possedere un’inclinazione al masochismo primario. Tale convinzione gli

rappresentano il modo peculiare, più o meno creativo e intelligente, con cui il P. ha elaborato e inibiva qualunque scelta o decisione, ritenendo che scopi e azioni che, in prima istanza, gli sembravano

organizzato in memoria l’esperienza della relazione. Esse sono anche deputate a dare significato alla volti al proprio bene, potevano sempre essere stati inconsciamente selezionati per auto danneggiarsi.

condotta del P., agli stati mentali propri e altrui e a regolare il proprio comportamento quindi svolgono Ogni tecnica psicoterapeutica contiene una potenzialità iatrogena. Come ha osservato Casonato, è

una funzione essenzialmente metacognitiva. probabile che il rischio iatrogeno sia insito maggiormente nei terapeuti che applicano rigidamente e in

modo stereotipato le tecniche di scuola, piuttosto che nei terapeuti inesperti. Alcune psicoterapie con

esito negativo danno luogo a un quadro clinico caratterizzato da:

Funzione meta cognitiva e relazione terapeutica

Affinchè il P. sia in grado di formarsi una rappresentazione della mente del T, è necessario un certo a) Relativamente al comportamento, da una grave inibizione nelle scelte tale da rendere

grado di funzionamento meta cognitivo. In presenza di deficit meta cognitivi, i processi cognitivi nella estremamente penosa la decisione anche sulla più banale azione quotidiana;

relazione terapeutica risultano problematici. b) Relativamente allo stato emotivo, da una sensazione soggettiva di confusione ansiosa e da un

PAZIENTI DIFFICILI sono difficili quei pazienti che a causa dei loro deficit meta cognitivi sentimento di estraneità a se stesso e di mancata partecipazione al mondo;

incontrano peculiari difficoltà a svolgere i processi cognitivi propri della relazione terapeutica. Dal c) Relativamente ai processi cognitivi, da un processo autoriflessivo tanto costante e pervasivo

punto di vista nosografico, tali pazienti rientrano tra i disturbi psicotici, di personalità, dissociativi, quanto vago e inconcludente basato su una profonda sfiducia nelle proprie capacità di giudizio e

DOC, disturbi alimentari nelle forme più gravi. di decisione

Alcuni tra i pazienti più gravi presentano un deficit nelle capacità autoriflessive (deficit di meta Quest’ultimo aspetto sottolinea il legame tra processo psicoterapeutico e funzioni metacognitive. Mentre

rappresentazione secondo Frith o di meta-pensiero secondo Perris). Tale deficit si manifesta nella nel caso di terapie efficaci assistiamo a un miglioramento di tali funzioni, nel caso di terapie dannose

difficoltà da parte del P. di pensare ai propri stati mentali e di riconoscere come propri pensieri, assistiamo a un loro drammatico peggioramento. Occorre essere sempre pronti a rivedere e a correggere

emozioni, intenzioni ecc. Secondo Frith, le allucinazioni uditive o i pensieri introdotti dall’esterno della la strategia psicoterapeutica.

schizofrenia sarebbero la risultante di questo deficit. In altri pazienti il deficit può riguardare in misura

più lieve la rappresentazione dei propri stati mentali ma coinvolgere in modo grave la sua capacità di

comprendere gli stati mentali dell’altro. Altri pazienti che soffrono di disturbi dissociativi, hanno la PARTE TERZA: LA TECNICA

tendenza a generare contemporaneamente rappresentazioni multiple e incompatibili di sé e dell’altro. In

questi casi, i test sul T possono fornire risultati multipli e contraddittorie e impedire la stabilizzazione SEZIONE PRIMA: la valutazione

della relazione. In questi pazienti i deficit metacogntivi sono contesto-dipendenti e influenzati dalla

relazione in corso. Questi possono oscillare da momenti di funzionamento normale a momenti di Cap. 6 “la valutazione dei contenuti problematici”

funzionamento gravemente deficitario. In questi casi, la sola regolazione relazionale può essere La valutazione clinica in seduta differisce da quella ottenibile con qualsiasi test diagnostico. Essa si

sufficiente a vicariare il deficit e a consentire il livello di funzionamento che rende efficace la terapia. In svolge in vivo e deve non solo descrivere il problema ma fornire indicazioni sulla tecnica più opportuna,

altri casi, i deficit appaiono più stabili e costanti e in questo caso oltre alla regolazione relazionale, si sui rischi di una specifica strategia, sui tempi dell’intervento, sulle sue difficoltà, sulle risorse e le

richiede l’uso di specifiche tecniche volte a ridurre il deficit e a migliorare il funzionamento strategie spontanee di gestione del P. nonché sugli atteggiamenti reciproci che tendono ad assumere T e

metacognitivo del P. P.. La valutazione non si limita alle fasi iniziali ma si svolge per tutto il corso della terapia lungo 3 assi

In riferimento ai pazienti borderline, una conseguenza particolare di tale disturbo è che questi pazienti principali:

non riescono a utilizzare i processi cognitivi per regolare e ridurre intensi stati emotivi negativi. I 1. Il contenuto problematico

processi ideativi finiscono col dipendere strettamente dallo stato affettivo in corso per cui il P. 2. Le risorse meta cognitive del P.;

selezionerà l’informazione e rievocherà episodi coerenti con tale stato affettivo creando circoli viziosi 3. L’andamento della relazione terapeutica.

che amplificano e mantengono lo stato emotivo problematico. Ciò si ripercuoterà sulla relazione

terapeutica inevitabilmente. Ad es. se l’emozione prevalente è la rabbia, il P. tenderà a rievocare solo gli

eventi della seduta che possono alimentare tale stato. Se è depresso, la rievocazione riguarderà gli La valutazione del contenuto problematico

Per la psicoterapia cognitiva assumono un ruolo centrale i significati personali con cui la persona

elementi che risultano congruenti con la mancanza di speranza. Questi esempi possono farci interpreta gli eventi. La valutazione del contenuto problematico è perciò, in prima istanza, valutazione

comprendere perché tutte le psicoterapie danno buona prova d’efficacia soprattutto con pazienti dei significati personali implicati nel disturbo; essa viene condotta attraverso l’analisi dei pensieri e

nevrotici che mettono in atto spontaneamente processi cognitivi auto terapeutici che gli altri pazienti più delle immagini mentali del P.. Per condurre quest’indagine, il T deve per prima cosa acquisire una

gravi non sono in grado di mettere in atto. Se è vero però che i deficit meta cognitivi possono costituire griglia mentale entro cui inserire i dati rilevanti. Tale griglia consiste nell’ordinare mentalmente i

un grave ostacolo allo stabilirsi della relazione terapeutica, è anche vero che una buona relazione

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fenomeni che il P. descrive ponendo a un estremo le emozioni e i comportamenti; all’altro estremo gli terapeutico, esso costringe il T a porre domande per favorire nel P. il massimo possibile di

eventi e le situazioni ambientali; quindi cercare di riempire il vuoto tra situazioni e esplorazione dei propri processi interiori (es. domande T: cosa la rendeva ansioso al pensiero di

comportamenti/emozioni con i contenuti ideativi e le immagini secondo lo schema seguente: non sapere cosa dire? P.: mi avrebbero giudicato un imbranato). A questo punto si ha

- il ricorso alla psicologia del senso comune. Essa offre al T un criterio per stabilire il grado di

SPAZIO DA RIEMPIRE CON PENSIERI/IMMAGINI congruenza tra il contenuto dei pensieri e l’emozione riferita dal P.. Solo quando pensieri ed

emozioni risultano congruenti, l’ABC può considerarsi terminato. Questo ricorso al senso

SITUAZIONE EMOZIONE E/O comune, visto da un punto di vista della relazione terapeutica, può essere paragonato all’uso

COMPORTAMENTO dell’empatia. Il T infatti si chiede quali emozioni proverebbe se avesse le stesse rappresentazioni

del P.. Il metodo ABC facilita i processi empatici perché, prescindendo dagli eventi esterni (A)

BECK chiama questa procedura <riempire le lacune>; Ellis <modello ABC>. In sede di valutazione, che di solito sono valutati in modo diverso dal P. e dal T, consente a quest’ultimo di rendersi

conto che, quando ha rappresentazioni simili (B), allora prova anche emozioni simili (C) a

essa costringe il T a focalizzarsi sulle rappresentazioni specifiche del P. e ha il vantaggio di mantenere quelle del P..

la terapia sempre aderente alla sua concreta esperienza. È proprio questa sorta di disciplina mentale del

T che riduce i rischi della trasformazione dell’approccio cognitivista in un approccio stereotipato che ABC RAPPRESENTATO SCHEMTATICAMENTE

sovrapponga meccanicamente la teoria generale alla clinica. A B C

Ellis ha proposto un metodo molto semplice e utile per condurre la valutazione clinica e

Metodo ABC: Parlare con persone sconosciute Sono inadeguato Ansia

per individuare il focus terapeutico. Proprio in omaggio alla sua semplicità che tale metodo viene Non so che dire Evitamento

chiamato ABC. Esso va considerato uno schema mentale che il T tiene presente nell’ordinare i dati. Penseranno che sono impacciato

Ciascuna lettera dello schema indica una colonna da riempire con le informazioni che il P. fornisce Mi giudicheranno male

attraverso il colloquio e i comportamenti di autosservazione.

La colonna A riguardi gli eventi attivanti, gli antecedenti ambientali che precedono o entro i In questo caso l’ansia ha regolato un comportamento d’evitamento. In presenza di un evitamento, il T

quali si svolgono i processi cognitivi ed emotivi rilevanti. dovrebbe sempre indagare su ciò che pensa e prova il P. quando si trova in tali situazioni, chiedendo sia

La colonna B si riferisce ai contenuti cognitivi espressi in forma di immagini e di pensieri d’immaginare cosa avrebbe pensato (B) e come si sarebbe sentito (C) se non avesse evitato la

automatici. situazione, sia chiedendogli di raccontare di circostanze analoghe occorsegli di recente, esplorandole col

La colonna C indica la colonna delle conseguenze emotive e comportamentali. metodo ABC. In questo caso egli riferì situazioni sociali in cui l’emozione provata era non di ansia ma

di imbarazzo e vergogna. Un secondo aspetto che il T deve tener presente è che ogni C, sia esso

Il primo passo del metodo consiste nell’individuare C. tale compito può risultare più o meno difficile a un’emozione o un comportamento, rappresenta a sua volta per il P. un evento da interpretare alla luce

seconda delle capacità autoriflessive del P., della sua tendenza a descrivere se stesso in termini emotivi. dei suoi significati personali. Questa elaborazione può essere ulteriormente disfunzionale dando luogo a

È bene che il T, per aiutare il P. a discriminare la natura generale dell’emozione faccia riferimento alle 5 problemi secondari e a circoli viziosi di autoinvalidazione ricorsiva. Per fare questo il T deve

emozioni basiche (paura, tristezza, rabbia, gioia, disgusto). Ad es. se il P. parla genericamente di considerare il C di una prima sequenza ABC come l’A dell’evento iniziale di una seconda sequenza.

malessere emotivo, il T può chiedergli se tale malessere somiglia di più alla paura o alla tristezza o alla Nell’esempio, si trattava di chiedere al P. come si era sentito e cosa aveva pensato dopo aver evitato di

rabbia. Se il P. descrive la sua condotta in termini puramente comportamentali, il T deve chiedere se sedersi vicino agli altri nella prima circostanza e dopo aver provato l’emozione di vergogna nella

ricorda cosa provava emotivamente in quel momento. seconda. Nella prima il P. riferì di aver provato rabbia verso se stesso per come si era dimostrato

<sono andato allo stadio, io arrivo e mi voglio mettere vicino all’uscita come al solito. Però ci

Es. P.: incapace di affrontare la situazione. Nella seconda sequenza il pazienti riferì di aver provato ulteriore

stanno altri amici perché siamo un gruppo. Lì ho fatto conoscenza e ci stanno altri che magari stanno vergogna, essendo certo che gli altri avessero notato il suo imbarazzo e lo avessero giudicato

più al centro e mi hanno proposto di andare vicino a loro. Io ho detto <dopo vengo>. Ho detto che negativamente per questo. Via via che si procede nella valutazione, la semplicità del metodo tende a

aspettavo qualcuno e non volevo perderlo e così non mi sono mosso>. ridursi in quando appaiono una serie di sequenze diverse caratterizzate da stati emotivi variabili.

Il primo passo del metodo ABC consiste nel chiedersi: quale fosse l’emozione che regolava il

comportamento. Se la paura di trovarsi coinvolto in incidenti nello stadio senza avere aperta via di fuga Dalle rappresentazioni agli schemi: l’individuazione del focus terapeutico

O il timore di un evento interno minaccioso che colga il soggetto in un luogo in cui non può ricevere

soccorso O l’imbarazzo e la vergogna di trovarsi in mezzo a gente sconosciuta. Alle domande del T il P. Il P. dell’esempio precedente presentava 2 temi di pensiero dominanti:

inizia col rispondere che l’emozione dominante era l’ansia. Quindi abbiamo una A cioè il trovarsi allo - uno centrato sulla propria incapacità nelle relazioni sociali;

stadio e ricevere l’invito a sedersi da parte di persone sconosciute in una posizione centrale e un primo - l’altro centrato su aspettative di giudizio negativo da parte degli altri.

C che è l’ansia. Il legame tra C e A sta nel significato che la persona attribuisce ad A e nell’insieme di Questi temi vengono messi in luce in un primo momento attraverso il colloquio; dopo di che, di solito, il

rappresentazioni e previsioni che tale significato veicola. Qui risulta evidente la differenza tra: P. viene invitato a un compito di autosservazione per verificare se nelle circostanze quotidiane si

approccio stereotipato: il T presume di poter stabilire il legame tra C e A in base alla propria presentano analoghe sequenze ideative ed emotive. Quando un tema di pensiero si presenta

teoria; costantemente in circostanze problematiche, viene considerato l’espressione di uno schema

approccio euristico: il T cerca di stabilire tale legame esplorando il significato personale che disfunzionale. In questo caso il primo schema, uno schema di sé, genera rappresentazioni di sé come

assume agli occhi del P. l’evento A. impacciato, inetto e inadeguato nei contesti sociali. Il secondo è uno schema interpersonale che genera

rappresentazioni di sé, dell’altro e della relazione. Quest’ultimo contiene delle previsioni su come il P. si

Due aspetti cruciali del metodo ABC sono: sentirà nelle circostanze problematiche (es. pieno di vergogna) e su quali strategie si baserà per

- L’atteggiamento programmaticamente ingenuo del T: l’ingenuità, nell’ambito della valutazione fronteggiarle (evitamento). Questa strategia però conferma il senso di inadeguatezza e perpetua così un

tende a ridurre al minimo il livello di inferenza richiesto al T e contemporaneamente tende a ciclo disadattivo. Il metodo di indagine, così, punta a individuare l’obiettivo strategico della terapia. Ciò

raggiungere il massimo di dettaglio nella descrizione dell’esperienza del P.. Dal punto di vista

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permette di pianificare interventi brevi e focali in cui il P. sia pienamente partecipe e consapevole degli 1. a 12-13 mesi il B è in grado di riconoscere le espressioni facciali emotive;

scopi del trattamento e del rapporto tra i mezzi e i fini. Il merito principale dell’efficacia delle terapie 2. a 2-3 anni comprende stati mentali non epistemici come desideri, emozioni, intenzioni ed è in

cognitive risiede secondo gli autori del libro, nella chiarezza del metodo di indagine cognitivo che grado di comprendere i giochi di finzione (es. fare finta che un pezzo di legno sia una pistola);

consente a T e P. di avere sempre un quadro nitido dei problemi e di estrarre l’essenziale dalla massa 3. intorno ai 4 anni si realizza lo sviluppo pieno della TDM con la capacità di comprendere stati

indifferenziata dei dati. A questo tipo di procedura è stata mossa una critica teorica che sottolinea come mentali epistemici e di prevedere il comportamento altrui sulla base delle informazioni che si

il metodo contenga un’implicita concezione puramente post-cognitiva delle emozioni (v. capitolo 3). ritengono in possesso dell’altro. Tale sviluppo è evidenziato dalla risoluzione del compito della

falsa credenza messo a punto da Winner e Perner e avviene come segue:

al B viene presentata una scenetta con 2 personaggi A e B.

Gli stati problematici

Safran e Segal, nel costruire una scala di valutazione dell’idoneità alla terapia cognitiva a breve termine, A mette un oggetto in un prima scatola ed esce dalla scena.

hanno posto come prime variabili da misurare l’accessibilità da parte del P. ai propri pensieri automatici B prende l’oggetto e lo pone in una seconda scatola ed esce

e la sua capacità di riconoscere e differenziare le proprie emozioni. Per ragioni diverse i pazienti a sua volta. A rientra e a questo punto al B viene chiesto di

possono incontrare serie difficoltà nel descrivere i propri stati interni sia in termini di pensieri automatici prevedere in quale scatola A cercherà l’oggetto. Intorno ai

sia di emozioni. In questi casi il T deve affinare la propria capacità di ascolto per ricostruire dalle 4 anni i B sono in grado di rispondere correttamente

narrazioni in seduta, la natura degli stati problematici del P.. Per <stato problematico> s’intende mostrando di prevedere il comportamento del soggetto in

un’associazione ricorrente di temi di pensiero, emozioni e sensazioni somatiche segnate da sofferenza base all’attribuzione di una conoscenza. Tale compito non

soggettiva o ricercati compulsivamente per evitare l’insorgenza di altri stati problematici. A volte tali viene invece risolto dai B autistici che si caratterizzano per

pensieri non vengono riferiti direttamente ma risultano implicite nelle narrazioni di episodi di vita che il il mancato sviluppo di una tdm.

Main e Fonagy hanno messo in relazione lo sviluppo delle capacità di pensare sugli stati mentali con la

P. fa nel corso della seduta. Il T deve, perciò, individuare nel colloquio gli episodi narrativi specifici e qualità della relazione di attaccamento B-caregiver; quindi per gli autori non si esclude che il deficit di

prestare attenzione alle componenti dello stato mentale del P. evocati dal racconto. Per ricostruire nel comprensione degli stati mentali possa derivare anche da relazioni problematiche e non abbia

corso del colloquio uno stato problematico, il T deve in primo luogo chiedere al P. di soffermarsi su necessariamente basi genetiche. Per indicare tale capacità gli autori utilizzano il temine metacognizione

esempi specifici ed episodi determinati, meglio se recenti, in cui ha provato la sofferenza psichica di cui con un’estensione più vasta di quella che si possiede nell’ambito delle teorie dell’apprendimento. Si

si sta parlando. Se il P. incontra difficoltà nel riferire gli eventi mentali, occorre tenere presente il suole ricordare anche la definizione del concetto di metacognizione proposta da Carcione, Falcone,

principio per cui, come l’attivazione di una parte di uno schema favorisce l’attivazione del tutto, così il Magnolfi e Manaresi (v. cap. 3).

ricordo di una componente problematica favorisce il ricordo delle altre. In base a questo principio il T

deve iniziare col porre domande sugli aspetti della condizione che il P. rievoca più facilmente per poi

passare a esplorare gli altri elementi. Ad es. se un P. non riesce a descrivere i pensieri o le emozioni 2. Principi per la valutazione clinica della meta cognizione

provate durante un episodio il T deve indirizzare il colloquio sulle sensazioni somatiche e utilizzare Il gruppo di ricerca sul processo terapeutico dell’associazione di psicologica cognitiva che fa capo al III

successivamente la rievocazione di queste ultime per favorire quello dello stato mentale complessivo. Centro di terapia cognitiva di Roma ha elaborato una scala per la valutazione delle variazioni dei

processi metacognitivi nel corso della psicoterapia.

Cap. 7 “La valutazione delle funzioni meta cognitive” La funzione metacognitiva si articola in 3 sotto-funzioni:

Capacità autoriflessiva relativa ai propri stai e processi mentali,

1. le funzioni meta cognitive Capacità di comprendere gli stati mentali altrui;

E’ stato dimostrato come i B molto piccoli siano limitati nella loro metacognizione (cognizione dei Capacità di utilizzare tali operazioni cognitive per risolvere compiti esistenziali e/o per

fenomeni cognitivi). Le prime ricerche sulla metacognizione riguardavano la memoria tanto che spesso

metamemoria e metacognizione venivano usati come sinonimi. Nell’ambito dell’apprendimento, per ridurre il proprio stato di sofferenza soggettiva (strategie di padroneggiamento o di

metacognizione si intende l’insieme delle conoscenze e dei processi di controllo relativi al proprio mastery)

funzionamento cognitivo e lo scopo delle ricerche in questo caso è quello di studiare l’influenza della Es. Un P può esibire una buona capacità autoriflessiva e una scarsa capacità di comprensione degli

metacognizione sull’esecuzione di specifici compiti cognitivi. Le teorie dell’apprendimento effettuano stati mentali altrui. Alcuni manuali però non effettuano questa tripartizione perché considerano la

una distinzione tra metaconoscenza e conoscenza metacognitiva da un lato e conoscenza metacognitiva

e processi metacognitivi di controllo dall’altro: funzione riflessiva nel suo insieme (il Manuale della funzione riflessiva di Fonagy et al.). In psicoterapia

però i cambiamenti non avvengono in modo omogeneo in tutte le sottofunzioni ma è possibile

- per metaconoscenza si intende la conoscenza che un individuo possiede sul proprio evidenziare a volte cambiamenti concordanti in tutte le aree e altre volte cambiamenti su una particolare

funzionamento mentale;

- per conoscenza metacognitiva si intende quella conoscenza più ristretta che egli possiede sui sottofunzione.

propri processi cognitivi; Un’altra distinzione riguarda la differenza concettuale tra mastery da un lato e autoriflessività e

- interconnessi alla conoscenza metacognitiva sono i processi metacognitivi di controllo che comprensione della mente dall’altro.

includono attività quali il definire un problema, l’essere in grado di predire la propria Nel valutare la prima, valutiamo essenzialmente delle strategie che si differenziano tra loro per

prestazione, il pianificare l’attività cognitiva, il prevederne l’efficacia, il monitorare i processi e complessità ed efficacia;

regolarli in vista degli scopi. Nel valutare la seconda, valutiamo il potere di discriminazione, organizzazione e sintesi dei dati

posseduto da un sistema di conoscenze sulla base delle operazione da questo poste in atto.

Per possedere una competenza metacognitiva occorre possedere una teoria della mente (TDM) ovvero

la capacità di rappresentare eventi mentali, di attribuire a sé e agli altri stati mentali e di prevedere e Pertanto per valutare autoriflessività e comprensione della mente ci porremo domande del tipo: Quanto

spiegare il comportamento manifesto sulla base di queste rappresentazioni. Lo sviluppo della TDM si il soggetto è in grado di discriminare diverse componenti di uno stato mentale? Quanto è in grado di

svolge in 3 tappe: 39 40

cogliere gli aspetti comuni tra di essi? Nel valutare la mastery ci porremo domande tipo: Che strategia prevalentemente sui comportamenti (es. pag. 169). Il P riferisce una narrazione povera di

adotta per fronteggiare il problema? Quanto è efficace tale strategia?. riferimenti agli stati mentali che evoca spesso una sensazione di meccanicità della condotta.

Quando il deficit riguarda la difficoltà di differenziare le componenti degli stati mentali degli

Per valutare la comprensione dei processi mentali propri e altrui vengono utilizzati 4 livelli di altri, il T ha l’impressione di avere una rappresentazione vaga e incerta delle persone che

conoscenza relativi alla mente ed evidenziati da Wellman. Esse possono essere organizzate per livelli compongono il mondo intersoggettivo del P e le descrizioni che egli fa degli altri significativi

gerarchici e comprendono: sono basate sui comportamenti e su formule stereotipate.

1. Il livello dell’esistenza cioè la capacità di riconoscere sia per sé che per gli altri, l’esistenza di 2. Riferendosi alla differenziazione tra stati interni e realtà esterna. Quando esplica tale

eventi mentali separati dagli eventi esterni; funzione, il soggetto tratta la propria rappresentazione di sé e del mondo come soggettiva e

2. Il livello della differenziazione e delle caratterizzazioni cioè la capacità per es. di riconoscere fallibile e riconosce il potere limitato delle sue aspettative, pensieri e desideri rispetto alla realtà.

la differenza tra il ricordare, l’immaginare, il pianificare oppure quella tra l’essere arrabbiati, Un deficit in quest’area si rivela nelle forme di una certezza indiscutibile, non necessariamente

ansiosi o depressi; delirante, sulla verità della propria rappresentazione del mondo e/o nella forma di pensiero

3. Il livello del ruolo delle variabili ovvero la capacità di riconoscere le influenze reciproche tra magico. Quando la rappresentazione riguarda l’atteggiamento mentale dell’altro, il deficit

eventi mentali o tra fattori ambientali ed eventi mentali; coinvolge le capacità di comprensione della mente altrui.

4. Il livello dell’integrazione ovvero la capacità di estrapolare nessi, regolarità e/o differenze tra

diversi stati e processi mentali propri e altrui. 2.3 Ruolo delle variabili

Il livello del ruolo delle variabili ha a che fare con la capacità del soggetto di costruire nessi causali tra

le componenti di uno stato mentale (per es. tra un pensiero e un’emozione), di comprendere l’influenza

Per la valutazione della mastery occorre individuare delle classi di strategie di padroneggia mento. dei fattori ambientali sui propri stati interni e di riconoscere l’importanza delle variabili tempo e crescita

personale sulle proprie e altrui modalità di funzionamento cognitivo ed emotivo. Quando tale funzione è

2.1 Autoriflessività e comprensione della mente altrui deficitaria, il soggetto non sa dare ragione di un proprio stato mentale o dà spiegazioni vaghe e poco

Requisiti basici dei processi meta cognitivi sono: plausibili (ad es. un P riferisce uno stato latente di agitazione ansiosa che le impedisce di concentrarsi

1) La consapevolezza di possedere una mente individuale; sullo studio. I suoi commenti sono del tipo <forse sarò stanca>, <sarò preoccupata per l’esame ma è

2) La consapevolezza che i contenuti di essa possono essere influenzati solo in modo indiretto normale>. L’ansia aumenta nei giorni successivi e due sedute dopo il T viene a sapere che in quei giorni

dall’esterno. il padre della P erano state scoperte delle metastasi multiple di un carcinoma operato un anno prima). La

Tali requisiti sono riassunti nella formula <So di avere una mente separata da (anche se in interazione difficoltà a comprendere le cause dei propri stati mentali può riguardare la comprensione degli stati

con) le altre menti. Quando queste condizioni risultano mancanti, la fenomenologia clinica appare di mentali degli altri. Il soggetto può in alcuni casi riuscire a cogliere alcuni aspetti degli stati mentali degli

particolare gravità. I requisiti basici risultano deficitari quando la persona non coglie la natura degli altri ma non riesce a dare loro un senso (es. un P schizoide dichiarava: <io capisco quando mia madre è

eventi mentali e/o quando nella sua esperienza soggettiva gli eventi mentali propri si confondono con preoccupata ma non riesco a capire perché e in fondo non mi importa>.

quelli degli altri La funzione di integrazione si svolge a differenti livelli ed è strettamente connessa con le funzioni della

coscienza e col senso di identità.

A un primo livello l’integrazione consente di connettere i diversi aspetti di uno stato mentale e

di viverli come un’esperienza unitaria e coesa. Un deficit a questo livello viene vissuto con un

senso di perdita di coesione di sé, le rappresentazioni di sé diventano multiple e contraddittorie e

possono verificarsi veri e propri stati dissociativi. Quando il P prova a parlarne, il discorso è

sempre confuso e il T fatica a farsi un’idea delle rappresentazioni e delle emozioni in gioco

(es. perché caotiche.

pag.168). In questo caso la P tratta gli eventi mentali come oggetti smarrendo la consapevolezza della Un secondo livello di integrazione consiste nella capacità di operare con classi di stati mentali

natura rappresentazionale del pensiero. Questo deficit non va confuso con il pensiero magico frequente cogliendo tanto gli elementi comuni a diversi stati quanto gli elementi che li differenziano da

nei disturbi ossessivi, in cui il soggetto ritiene che il pensiero possa influire direttamente sulle cose, altri. Questa capacità ci permette di narrare un periodo della nostra vita come un’esperienza

infatti in questo es. la persona tratta il pensiero come se fosse una cosa. È la debolezza del senso di unitaria malgrado sia costituita da momenti diversi succedutisi nel tempo. Così noi possiamo

soggettività e di padronanza (<un pensiero mi viene>) a suggerire come ella esperisca passivamente gli rappresentarci la relazione con Stefania sotto forma di narrazioni coerenti, malgrado tali periodi

eventi mentali. o relazioni nel corso del tempo possono essere state segnate da stati mentali, atteggiamenti ed

episodi di natura diversa e contraddittoria. Questo livello di integrazione consente la

2.2 differenziazione e caratterizzazione strutturazione del pensiero in forma narrativa e autobiografica e si connette col senso di

continuità di sé e di identità personale. Quando tale funzione è deficitaria possono verificarsi

La funzione di differenziazione viene intesa in due modi: due tipi di esperienza: nella prima il soggetto oscilla tra descrizioni di un evento, di una

1. riferendosi alla differenziazione e caratterizzazione dei propri stati interni (es. il soggetto è persona e di una situazione tra loro profondamente contraddittorie senza che sia possibile

in grado di dire penso che, provo che), la differenziazione riguarda quindi la capacità del individuare il punto di vista che unifichi e connette le diverse rappresentazioni. La seconda

soggetto di riconoscere e definire processi cognitivi quali pensare, supporre, immaginare, esperienza è data dal caos delle narrazioni. La P passa rapidamente da un episodio a un altro

ricordare, credere; e stati emotivi quali allegria, tristezza, rabbia, ansia, vergogna. Quando tale senza che il T riesca a cogliere il filo del significato che unifica le diverse narrazioni. Oppure il

funzione è fortemente deficitaria, il T ha la sensazione di non riuscire a comprendere gli stati racconto è confuso, non si comprende chi sono i soggetti delle azioni, la collocazione temporale

mentali del P, la cui mente gli appare particolarmente opaca e avverte un senso di fatica nel degli eventi è incerta, a volta si ha la sensazione che la P inserisca nello stesso episodio eventi

portare avanti la conversazione. Un P del genere tende a rispondere in modo molto laconico ai accaduti in momenti diversi e distanti nel tempo.

tentativi del T. di sollecitare l’esplorazione degli stati interni e offre autodescrizioni basate

41 42

Es. (Di maggio, 1999) Teresa inizia la seduta ponendo il problema se telefonare o meno ad un uomo

con cui ha avuto una breve relazione. Il dubbio è concomitante alla ripresa dell’angoscia di morte dopo +

un periodo che aveva beneficiato della terapia. Il T cerca di decidere se fare attenzione al problema delle

relazioni affettive o se affrontare nuovamente il sintomo ipocondriaco e intanto Teresa prende a EGOCENTRISMO ____________DECENTRAMENTO

raccontare di un incontro che ha avuto presso una parrocchia, sottolineando quanto lei abbia bisogno di

uno spazio fuori dalla famiglia: dice Teresa che c’è un prete che forse è anche psicologo che ha delle

ottime intuizioni e che forse potrebbe aiutarla a guarire ma ha deciso di smettere questa frequentazione -

perché potrebbe crearle confusione ma d’altra parte è dispiaciuta di perdere il rapporto con il gruppo Dato che un deficit di comprensione della mente rende impossibile una prospettiva decentrata, lo spazio

della parrocchia. Lei nel frattempo ha iniziato a riflettere sulla propria storia familiare; crede di averla in basso a dx (bassa comprensione/alto decentramento) è da considerarsi vuoto, mentre essendo

idealizzata cosa che, pensa il T, sembra proprio un gran passo in avanti, infatti c’era vera l’egocentrismo compatibile sia con alta che con bassa comprensione della mente, gli spazi a sx sono

consapevolezza. Teresa dice che il padre era sì splendido ma sempre assente e quando era in casa entrambi pieni. Da un punto di vista clinico ci troviamo di fronte a tre varianti:

parlava sempre lui. E la mamma metteva il muso per giorni senza spiegare che avesse che non andava e I. La prima: in presenza di un grave deficit di lettura della mente si realizza unicamente una

si aspettava che gli altri la capissero. Il T è sorpreso dal picco di facoltà metacognitive di Teresa e modalità egocentrica di pensiero. Ne sono un esempio i disturbi schizoide e schizotipico di

fortemente indeciso sul tema da scegliere per intervenire. Teresa però non rimane molto a lungo sul personalità;

discorso e si chiede se la relazione con quest’uomo che attualmente le occupa la mente può essere la II. La seconda: in presenza di un deficit moderato di comprensione della mente, vi è un’abilità

cura per la sua malattia ma crede che questo significhi idealizzare la storia. Ripropone il dubbio al T: specializzata nella lettura di un’unica classe di segnali interpersonali che consente

chiamare o non chiamare? Il T formula così un prima intervento rimanendo generico. Fa appena in occasionali buone letture della mente. Prevale un egocentrismo proiettivo di cui sono

tempo a terminare l’intervento che Teresa racconta un sogno. esempio i disturbi dove è presente un’ideazione di tipo paranoico;

III. La terza: esistono infine, soggetti in cui prevale l’atteggiamento egocentrico senza un

I terapeuti cognitivisti utilizzano spesso il concetto piagetiano di decentramento cognitivo per indicare deficit di comprensione della mente. Tale atteggiamento è spesso legato a un bisogno

la capacità di comprensione della prospettiva da cui un altro guarda verso se stesso e al mondo. L’opposto estremo di sintonia interpersonale e ne sono esempi il disturbo dipendente di personalità, i

del decentramento o il deficit di decentramento è costituito dal pensiero egocentrico in cui appunto disturbi istrionici (un tempo diagnosticati isterici), i disturbi alimentari e i disturbi

manca tale capacità. La patologia risiede nell’incapacità di prescindere da tale prospettiva e di pensare in dissociativi. In questo caso difficoltà di comprensione della mente costituiscono l’effetto,

modo decentrato. L’aggettivo egocentrico viene utilizzato in clinica con due diverse accezioni: non la causa della posizione egocentrica.

1. In un caso si riferisce al fatto che si pensa ai pensieri dell’altro esclusivamente alla luce di

problemi del tipo <cosa pensa di me?>, <che rapporto ha con me?>. questo uso del termine 2.4 Criteri per valutare auto riflessività e comprensione della mente/decentramento nel corso

intende che tendiamo a porci al centro dei pensieri dell’altro. del colloquio clinico

2. Nella seconda accezione il termine si riferisce al processo per cui attribuiamo all’altro la nostra Per valutare questi aspetti della metacognizione il T deve far riferimento a 2 classi fondamentali di dati:

stessa prospettiva di significato. Se un tema di pensiero domina la nostra mente, noi pensiamo in a) La propria rappresentazione delle mente del P e del mondo intersoggettivo in cui egli vive;

modo egocentrico quando ci rappresentiamo i pensieri dell’altro che questi ruotino intorno allo b) La natura delle domande che sta ponendo.

stesso tema. Ad es. immaginiamo un soggetto il cui tema dominante sia l’essere ingannato. La presenza di un deficit metacognitivo compromette la fluidità della relazione interpersonale ed evoca

Immaginiamo che qualcuno gli nasconda qualcosa, per es. una piccola mancanza nei suoi nell’altro sensazioni a seconda del deficit.

confronti. Il primo soggetto avrà una prospettiva egocentrica se interpreterà la condotta I deficit nei requisiti basici evocano il senso di incomprensibilità, alterità e ali entità

dell’altro unicamente nei termini <mi vuole ingannare>; avrà una prospettiva decentrata se dell’esperienza del P descritto nei testi di psicopatologia classica. Il t si sente perplesso di fronte

riuscirà a formulare ipotesi alternative del tipo <forse vuole fare bella figura, si vergogna!>. alla bizzarria dei fenomeni descritti. Il senso di incomprensibilità può essere aggravato dal fatto

Dato che in questa seconda accezione, il termine egocentrico indica un processo per cui i propri che, mancando nel P la percezione della separazione degli stati mentali, egli comunichi come se

significati dominanti vengono attribuiti all’altro, senza tenere conto che questi potrebbe avere il T già conoscesse la natura delle sue esperienze, risultando incapace, analogamente ai B

altri significati dominanti, il concetto presenta delle affinità con quello psicoanalitico di autistici, di regolare la relazione in base a rappresentazioni ipotetiche delle conoscenze

proiezione ed entrambi i concetti sono stati usati per descrivere le modalità paranoiche di contenute nella mente dell’altro.

pensiero. In presenza di un deficit di differenziazione il T ha l’impressione di non avere accesso agli stati

mentali del P, la sua mente gli appare fondamentalmente opaca, l’indagine cognitiva ed emotiva

Pur essendoci una relazione tra capacità di comprensione della mente altrui e la dimensione gli evoca un senso di fatica e di noia e inutilità.

egocentrismo-decentramento, i due concetti non coincidono.

Quando il deficit comprende la differenziazione delle componenti degli stati mentali degli

Quando parliamo di comprensione della mente ci riferiamo a un’abilità;

altri questo senso di opacità si estende al mondo intersoggettivo del P. Il t scopre di non avere

quando parliamo di egocentrismo-decentramento ci riferiamo alla prospettiva da cui si esercita alcuna idea o rappresentazione vivida delle persone con cui il P entra in relazione.

tale abilità. Il deficit di rappresentazione della mente altrui, quando non si accompagna a sospettosità

Non è possibile assumere una prospettiva decentrata senza possedere una buona capacità di paranoica, evoca nel t la sensazione di un impaccio nella conversazione, provocato dalle

comprensione della mente ma non è sempre vero il contrario, infatti è possibile compiere anche difficoltà del P a comprendere intuitivamente le intenzioni comunicative dell’altro. Il t ha

sofisticate letture della mente da una prospettiva egocentrica (es. un innamorato compie acute letture l’impressione di una conversazione stentata dalla quale deve tirar fuori a fatica gli argomenti.

dello stato mentale dell’amata, pur immaginandosi al centro dei pensieri di lei). L’egocentrismo stabile, Anche dopo molte sedute, la comunicazione evoca la sensazione dei discorsi in ascensore con

quindi, se da un lato perfeziona e acuisce la sensibilità a una particolare classe di segnali interpersonali, degli sconosciuti.

dall’altro crea un’attenzione eccessivamente selettiva verso tali segnali i quali possono indurre a gravi Quando il deficit riguarda la differenziazione tra stati interni e realtà il t tende ad assumere,

incomprensioni del proprio mondo interpersonale. Possiamo immaginare la relazione tra egocentrismo- spontaneamente, un atteggiamento cauto nello sfidare le convinzioni del P. Spesso si presenta

decentramento e comprensione della mente come uno spazio diviso da due assi: 43 44

una sensazione di inutilità della discussione analoga a quella che potremmo provare discutendo Per una valutazione completa del caso è indispensabile comprendere la natura delle strategie

con un fanatico, politico che parte da premesse radicalmente diverse dalle nostre. In questi casi spontaneamente poste in atto dal p e gli effetti che queste producono con domande del tipo: come

il T avverte che non riesce ad applicare la psicologia del senso comune alle autodescrizioni del P affronta questo problema?

sia a causa di una carenza nella costruzione di nessi esplicativi tra le componenti dello stato Le strategie di padroneggiamento possono essere suddivise in 3 livelli di complessità crescente:

mentale sia a causa della costruzione di nessi bizzarri. 1. Al primo livello troviamo le strategie più semplici in cui il p affronta lo stato problematico nei

I p con disturbi di integrazione evocano nel T un senso di caos e di confusione. Egli ha spesso seguenti modi:

l’impressione di cogliere frammenti dello stato mentale del P senza riuscire a costruire un a. Agendo direttamente sul corpo ad es. assumendo sostanze o bevendo o con

quadro unitario e una gerarchia di rilevanza. Poco chiari possono risultare anche i nessi atti autolesivi facendosi male come nel disturbo borderline;

temporali e di significato tra i diversi avvenimenti, spesso questi pazienti pongono una b. Evitando le situazioni che possono far insorgere lo stato problematico ad

particolare attenzione agli stati mentali del t il quale può essere idealizzato o svalutato. es. gli evitamenti delle situazioni fobiche o sociali nel disturbo di

Quando il p non presenta particolari deficit di comprensione della mente, la ricerca di evitamento di personalità;

sintonia col t viene condotta con modalità sufficientemente congrue e sottili. In questi casi il t c. Affrontando lo stato problematico col ricorso al supporto di qualcuno come

avverte spesso una tendenza all’ipercoinvolgimento nella relazione. nell’agorafobia e nel disturbo dipendente di personalità.

Nei pazienti più gravemente istrionici, dove al bisogno di sintonia si accompagna un deficit di 2. Al secondo livello vi sono le strategie che richiedono un’azione diretta sugli stati mentali e

comprensione della mente, la sintonia può essere ricercata con modalità manipolative che una loro regolazione volontaria come il cercare attivamente di non pensare a qualcosa,

evocano nel t irritazione e antipatia. l’imporsi un comportamento che distolga dallo stato problematico.

Infine un deficit di comprensione della mente e di decentramento accompagnato da una 3. Le strategie di terzo livello sono quelle che richiedono l’impegno dei livelli metacogintivi di

sospettosità paranoica suscita una sensazione dominante di precarietà della relazione e di ordine superiore e consistono:

pericolo che la terapia possa venir compromessa da un momento all’altro. Tipico della relazione a. Nell’affrontare lo stato problematico criticando consapevolmente le credenze

con questi pazienti è il timore del t di poter essere continuamente frainteso. che ne sono alla base;

b. Nell’affrontare la dimensione interpersonale del problema utilizzando le

Un deficit emerge quando, pur sollecitato dagli interventi del T, il p non riesce a utilizzare una funzione. proprie conoscenze sul funzionamento mentale dell’altro;

Occorre quindi che il t sia consapevole di che tipo di funzione metacognitiva sta sollecitando con le sue c. Nell’accettazione consapevole dei propri limiti e degli aspetti fondamentali

domande e con i suoi interventi (domande che stimolano processi di differenziazione: cosa sente?, del proprio carattere.

cosa prova?). Le domande che implicano la consapevolezza della natura ipotetica del pensiero

riguardano la considerazione di ipotesi alternative come: <quante persone in ufficio ritiene che ce Le strategie di secondo e terzo livello sono presenti in soggetti con buon funzionamento mentale mentre

l’abbiano con lei?>, quali potrebbero essere le spiegazioni alternative alla condotta di M?. Altre le strategie di I livello sono prevalenti in situazioni cliniche.

domande sollecitano la costruzione di relazioni tra le variabili come: cosa pensava in quel momento?,

saprebbe dire perché si sentiva ansiosa?.

Sollecitano i processi di integrazioni:

• CAP. 8 – LA VALUTAZIONE DELLA RELAZIONE TERAPEUTICA

in primo luogo gli interventi che invitano a elaborare teorie causali come: come si spiega questa

sua grande sensibilità al giudizio?.

• In secondo luogo attraverso domande che stimolano il confronto tra stati mentali diversi: in tutte Premessa

queste circostanza cosa c’è di comune nel suo stato d’animo e nel suo modo di pensare?. La relazione terapeutica e il suo andamento vanno valutati su due livelli: macrocontesto e

Cruciali per la valutazione dell’integrazione sono le domande che richiedono la costruzione di microcontesto.

narrazioni coerenti su cambiamenti e transizioni degli stati mentali come: come è cambiato da quel La valutazione del macrocontesto attiene all’andamento generale della terapia e riguarda

momento il rapporto con L? La dimensione comprensione della mente/decentramento viene esplorata l’atteggiamento complessivo di fondo dei due partecipanti alla relazione

con domande che invitano a costruire rappresentazioni degli stati mentali degli altri come: cosa crede La valutazione del microcontesto riguarda invece l’andamento momento per momento della relazione

abbia messo A di cattivo umore? Alcune domande possono essere formulate per sollecitare l’assunzione nel corso delle singole sedute.

di una prospettiva decentrata ad es. in base alle info di cui S dispone come potrebbe interpretare Le fonti dati da cui il T attinge per questa valutazione sono essenzialmente tre: la propria disposizione

questi fatti? personale verso il pz, la disposizione del pz nei suoi confronti e l’andamento dinamico dei reciproci

Ricapitolando: il T dispone di due principali fonti d’informazione per la valutazione delle funzioni

atteggiamenti interpersonali. (vd. Cap 5 sistema motivazionale interpersonale, schema e ciclo

meta cognitive durante un colloquio: le sensazioni e le rappresentazioni evocate dal P e le risposte interpersonale, alleanza terapeutica e testing)

di questi agli interventi che sollecitano specifiche aree di funzionamento. Quando entrambe le fonti

danno info coincidenti, la valutazione può essere considerata attendibile. La valutazione del macrocontesto

L’ultima valutazione che il T deve compiere nel caso abbia individuato un deficit metacogntivio Questo tipo di valutazione rappresenta essenzialmente una sorta di diagnosi generale della dinamica

riguarda il suo carattere di stabilità e permanenza. della relazione che serve al T come conoscenza di sfondo per affrontare i singoli momenti problematici

A volte i deficit sono stabili e influenzano in modo permanente la vita mentale del soggetto; che insorgono nel corso della seduta e per orientare l’impostazione strategica del trattamento. Essa si

In altri casi, essi sono stato-dipendenti, si manifestano solo in particolari circostanza e si basa su due elementi:

accompagnano a stati emotivi intensi quando sono in gioco i significati problematici del P. 1) LA VALUTAZIONE DELL’ALLEANZA TERAPEUTICA: si valuta in base a tre parametri:

l’accordo sugli scopi della psicoterapia, l’accordo sui compiti che ciascuno deve svolgere e un

3. La valutazione della mastery clima interpersonale positivo connotato da sentimenti di stima e fiducia reciproca.

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L’alleanza risulta ottimale quando T e pz condividono obiettivi e sono d’accordo sul fatto che La valutazione dei cicli interpersonali prevalenti prevede come primo passo il chiedersi se il T

mezzi adottati per perseguirli sono necessari e utili. La psicoterapia non ha alcuna possibilità di adotta delle condotte problematiche simili in ogni seduta. Una volta divenuto consapevole di una

successo se il T non crede che abbia possibilità di successo. propria condotta costante, il T deve cercare di ricostruire il proprio stato problematico e , in

La sfiducia nel T come espressione di crisi dell’alleanza non va confusa con il realismo nella particolare, comprendere il modo in cui vede il pz egli può applicare a se stesso il metodo ABC.

scelta degli obiettivi. Il T può considerare alcuni obiettivi come non perseguibili senza che ciò Una volta che il T sia consapevole delle componenti del proprio stato, onde valutare il ciclo

sia indicativo di crisi nella relazione. La sfiducia consiste, invece, nel fatto che il T si sorprende prevalente, egli deve chiedersi cosa, nella condotta del pz, può favorire l’insorgenza e cosa può

cronicamente a pensare che la terapia non possa essere di alcuna utilità a causa della mancanza indurre nel pz la percezione preconscia dello stato del T. A volte queste valutazioni possono

di risorse e, soprattutto di volontà e motivazione da parte del pz. risultare semplici e immediate, altre volte richiedono un certo grado di inferenza basata sulle

Per costituire indice di crisi, la sfiducia deve possedere le seguenti caratteristiche: informazioni di cui si dispone circa quel pz e sulla conoscenza generale dei casi simili.

• La valutazione del microcontesto

essere prevalente e non occasionale

• Il T deve valutare l’andamento delle relazioni momento per momento nel corso delle concrete

coinvolgere non solo la possibilità di guarigione assoluta ma anche l’utilità della terapia interazioni che si svolgono in seduta. Queste valutazioni sono fondamentali sia per gestire le dimensione

e il perseguimento di obiettivi positivi limitati

• interpersonale del trattamento, sia per per la scelta degli interventi tecnici.

attribuire l’inutilità degli sforzi al pz, e in particolare, alla mancanza di motivazione. Lo stato della relazione in un dato momento può essere valutato in base a due concetti principali: il

Questo tipo di crisi va distinta anche dai casi in cui il T non ritiene che la terapia possa avere testing e la condivisione di stato mentale.

successo a causa della limitatezza delle proprie risorse. 1) Il testing: si intende il processo attraverso cui il pz confronta le proprie convinzioni irrazionali

Una crisi di fiducia in uno dei due partecipanti può essere sia causa sia effetto della crisi inconsce con la condotta del T per poterle disconfermare. Seconda questa definizione il testing

dell’altro. Di conseguenze le crisi vanno sempre viste all’interno di un potenziale ciclo contiene un elemento di auto-terapia che il pz esercita in modo attivo e intelligente. Secondo il

interpersonale disadattivo. Questi cicli possono avere carattere di reciprocità nel senso che i modello cognitivo, un test può essere descritto come l’applicazione sul T di uno schema

due partecipanti alla relazione provano sentimenti di sfiducia l’uno nell’altro provoca la fine interpersonale nel tentativo di disconfermare le previsioni negative in esso contenute.

del trattamento. Una concezione analoga è quella che considera il test come il tentativo di collocare il T in un

Meno negativo è l’andamento complementare del ciclo in cui l’uno non ha fiducia nell’altro che polo di un costrutto dicotomico.

non ha fiducia in se stesso. Questa condizione tende a essere tollerata più a lungo pur con Il testing non può che avvenire all’interno degli schemi interpersonali del soggetto.

profondi momenti di frustrazione che comporta. Comprendere quale schema il pz sta applicando al T in un dato momento è un processo del tutto

La terapia cognitiva standard possiede un’impostazione tale da rendere estremamente facile la analogo alla comprensione del tansfert come avviene nelle terapie psicoanalitiche

verifica dell’accordo su scopi e compiti. T e pz concordano esplicitamente nei primi colloqui gli contemporanee. Gli indici del superamento positivo di un test sono costituiti generalmente da

obiettivi che si propongono di raggiungere. Quando la crisi dell’alleanza concerne l’area degli una diminuzione dell’ansia, da una maggiore coesione e contatto con l’esperienza, da un

accordi su scopi e compiti viene di solito risolta da una discussione esplicita. aumento dell’insight e, in generale, da un incremento delle capacità di elaborazione del pz.

I tratti fondamentali dell’alleanza con il pz grave sono la precarietà e il suo stabilizzarsi solo Tuttavia la valutazione del superamento positivo di un test nella pratica clinica, è meno

parzialmente. In alcuni casi è la norma che alcuni elementi risultano cronicamente problematici. importante della valutazione di un test in atto e dell’andamento negativo del testing. In fondo il

In primo luogo può mancare, per lungo tempo, un accordo di fondo sugli scopi. Anche l’accordo T può anche non accorgersi di aver superato positivamente un test, dal momento che ciò si

sui compiti può risultare cronicamente problematico con i pz che presentano deficit significativi tradurrà, comunque, in un avanzamento del processo terapeutico.

nell’area della mastery . persino l’elemento fondamentale dell’alleanza, il clima di fiducia può Se, viceversa, il T non si accorge dell’andamento negativo del testing, può trovarsi coinvolto in

risultare stabilmente precario un ciclo interpersonale problematico.

2) I CICLI INTERPERSONALI PREVALENTI: un ciclo interpersonale disadattivo o problematico è Safran e Segal elencano sette indicatori di momenti di rottura dell’alleanza che possono essere

un processo interpersonale in cui le previsioni negative sul comportamento dell’altro si considerati sette indici di testing in atto:

autodeterminano e autoconfermano inducendo nell’altro il tipo di comportamenti previsti. 1) Il pz comunica direttamente sentimenti negativi o scettici

Liotti utilizza il concetto si sistemi motivazionali interpersonali (SMI). Ogni SMI è regolato 2) Il pz comunica indirettamente sentimenti negativi veicolandoli col sarcasmo

secondo uno scopo e possiede dei segnali specifici che inducono nell’altro una classe delimitate 3) Il pz allude a problemi presenti nella relazione terapeutica parlando di relazioni

di risposte. La tendenza spontanea negli essere umani andrebbe verso la sintonizzazione tematicamente simili

reciproca degli SMI. Tuttavia gli SMI si articolano in modelli operativi e schemi interpersonali i 4) Il pz e il T non si trovano d’accordo sugli obiettivi e sui compiti della terapia

quali, oltre a contenere una rappresentazione dello scopo desiderato, contengono previsioni e 5) Il pz si mostra compiacente

rappresentazioni di eventi temuti. 6) Il pz non risponde a un intervento

Nei pz gravi queste rappresentazioni sono spesso così prevalenti da portare a due condizioni: 1) 7) Il pz attiva operazioni di sicurezza

attivazione, costante e insensibile al contesto, di un SMI allo scopo di evitare le esperienze Alle condotte del pz vanno aggiunti, come indici di test messi in atto, le sensazioni di disagio del

dolorose previste all’interno di altri SMI; 2) l’alternarsi caotico di diversi SMI con i relativi T:

segnali interpersonali che disorientano il T. 1) Provare un senso di confusione rispetto bqa ciò che sta accadendo in seduta e avere

La terza fonte di cicli prevalenti è costituita dai deficit metacognitivi che inducono nel T uno l’impressione di non capire il pz

stato problematico la cui cattiva gestione può costituire l’inizio di un ciclo interpersonale 2) Il sentirsi impotente e frustrato rispetto alle richieste del pz

disadattivo. 3) Provare sentimenti di irritazione o negativi verso il pz

Il concetto di ciclo interpersonale prevalente è dunque un concetto che riguarda il pz grave. È Anche il testing nella terapia dei pz con deficit metacognitivi può costituire una condizione

costituito da una dinamica relazionale che si presenta costantemente per un lungo arco di sedute stabilmente problematica.

e agisce in modo negativo sul trattamento. La gestione della relazione con questi pz richiede un atteggiamento tecnico particolare e l’uso di

ulteriori concetti tra cui:

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1) la condivisione di uno stato mentale: per “condivisione” s’intende il fatto che i La prima questione da capire è se il pz tende o meno ad utilizzare i dialoghi per padroneggiare stati

partecipanti alla relazione, in un dato momento, condividono il parte o totalmente problematici. Se il pz tende a fare questo in senso terapeutico, la memoria dei colloqui e dei dialoghi

uno stato mentale simile. immaginari occorre valutare l’efficacia di tale uso. A volte ricorrendo all’immagine del T, il pz riesce ad

La capacità di comprendere quanta parte delle nostre conoscenze e delle nostre imporsi un comportamento diverso da quello abituale senza che l’emozioni propri dello stato

disposizioni è condivisa dall’altro rappresenta un elemento determinante per problematico vengano modificati. Altre volte il T immaginario ha un effetto rassicurante che riduce

l’efficacia della comunicazione e il coordinamento dei piani comportamentali. l’intensità dell’esperienza problematica. Altre volte, il ricorso al dialogo interiore col T consente

La percezione di uno stato di condivisione si accompagna a una sensazione di agio e l’assunzione di punti di vista autoriflessivi tali da modificare la qualità dell’esperienza vissuta.

di fluidità nel rapporto interpersonale, al contrario la percezione di non condivisione L’efficacia terapeutica di questo dialogo interiore è strettamente connessa con il grado d’assimilazione

si accompagna a un senso di impaccio e imbarazzo. Con i pz meno disturbati, il delle interazioni col T.

senso di condivisione, cresce in modo abbastanza lineare, nel corso della terapia, via

via che aumenta la conoscenza reciproca. I pz più gravi invece spesso vivono in un Sezione seconda: L’intervento

modo mentale autarchico che rende difficile conseguire momenti di condivisione.

Per percepire uno stato di condivisione sono necessarie: 1)il formarsi di una CAPITOLO 9: IL CAMBIAMENTO DEI CONTENUTI PROBLEMATICI

rappresentazione dello stato mentale dell’altro; 2) il disporre di una meta- 1. Premessa

rappresentazione del proprio stato mentale; 3)il compararle per cogliervi le Probabilmente non si sottolinea mai abbastanza che il valore dell’approccio cognitivo non sta

dimensioni in comune. nell’efficacia tecnica ma nella chiarezza concettuale con cui consente di affrontare i disturbi e nel clima

La costruzione di momenti di condivisione diventa così una questione tecnica collaborativo del setting. Chiarezza nelle strategie significa chiarezza negli obiettivi strategici che a sua

decisiva nel trattamento dei pz difficili, in questo senso è importante saper volta dipende strettamente dalla valutazione e dalla concettualizzazione del caso. Questa idea può essere

valorizzare i momenti di condivisione parziale come base relazionale per favorire le sintetizzata nel seguente principio: il T deve fare in modo che tutto ciò che egli ritiene di sapere su un

operazioni metacognitive terapeutiche. determinato P sia conosciuto e assimilato dal P. Per questo la psicoterapia cognitiva contiene una

È utile distinguere quattro livelli di condivisione che possono presentarsi sia rilevante componente pedagogica e informativa. Il T cognitivo considera ad esempio un aspetto

isolatamente sia insieme. fondamentale della cura l’offrire al P la spiegazione del disturbo e dei processi che lo mantengono. I due

1) Il primo livello è costituito dalla condivisione emotiva diretta e si ha quando i principi tecnici ai quali si fa riferimento per descrivere questo clima di collaborazione sono l’empirismo

partecipanti alla relazione condividono lo stesso tono emotivo di base. collaborativo (cap 11) e la scoperta guidata.

Questo livello non implica la comprensione completa dello scenario mentale 2. La scoperta guidata

dell’altro e può prescindere da una rappresentazione di contenuti cognitivi.

Oltre a forme di condivisione emotive dirette positive, esistono forme di La scoperta consiste nello svelare i presupposti di un paradigma scientifico in crisi in modo da renderli

condivisione emotive dirette negative o problematiche. passibili di valutazione e verifica empirica. La guida del T si esercita nell’aiutare il P a chiarire i

2) Un secondo livello di condivisione è costituito dalla condivisione emotiva presupposti di base, e successivamente nel creare il clima di ricerca in cui questi vengono valutati e

complementare. In questo caso, i partecipanti non provano la stessa emozione verificati. L’impianto della terapia somiglia a quello di una ricerca scientifica. In questo senso la

ma l’attitudine emotiva dell’uno suscita nell’altro un’attitudine positiva scoperta guidata definisce l’impianto generale della terapia entro il quale assumono senso gli altri

complementare. interventi tecnici. Vi è tuttavia una sottolineatura diversa tra approcci cognitivisti standard e approcci

3) Il terzo livello è costituito dalla condivisione cognitiva. Essa si realizza costruttivisti sul ruolo di guida svolta dal T nel processo di scoperta. I terapeuti cognitivisti standard

quando i partecipanti si interessano dello stesso oggetto o argomento e ne mantengono un atteggiamento “ironico” rispetto al processo di scoperta, nel senso che essi, pur

discutono con reciproco interesse e in modo coordinato. La condivisione ritenendo di conoscere la risposta ai quesiti che pongono al P, continuano a sollecitarlo nell’indagine. I

cognitiva può essere vista come una coordinazione dell’attività esplorativa terapeuti costruttivisti dichiarano invece, un atteggiamento più aperto verso i risultati dell’esplorazione

verso uno stesso oggetto all’interno di SMI cooperativi. che si traduce in uno stile meno pedagogico e direttivo. Le differenze negli stili riflettono anche

4) Il quarto livello è costituito dalla condivisione empatica. Si realizza quando differenze nelle aspettative di terapeuti rispetto alla durata del trattamento e al suo carattere focale. I

almeno uno dei partecipanti alla relazione comprende la rappresentazione di terapeuti costruttivisti si sentono meno impegnati dei cognitivisti verso l’obiettivo di un trattamento

sé e del mondo propria dell’altro, tanto da poter operare un consapevole breve e ritengono che la definizione degli scopi vada definita e ridiscussa volta per volta in base

esperimento di simulazione applicando a se stesse tale rappresentazione. La all’esigenza del P. Il T deve perciò apprendere a strutturare l’intervento secondo uno schema chiaro e

condivisione empatica include la comprensione delle ragioni alla base delle definito della terapia standard verso obiettivi specifici da perseguire in tempi limitati, e saper andare

disposizioni dell’altro ed è pertanto incompatibile con la presenza di incontro alle esigenze del P che avverte il bisogno di esplorare la propria vita.

sentimenti negativi verso di lui. 2.1. La struttura della scoperta guidata

La valutazione del dialogo interiore col T Lo scopo della psicoterapia cognitiva consiste nel risolvere il problema del P e nel ridurre la sua

L’uso terapeutico che il pz fa della relazione si riflette nei dialoghi immaginari col T in cui il pz si sofferenza soggettiva modificando gli schemi e gli assunti disadattivi che causano e mantengono quel

impegna al di fuori del tempo della seduta. Quando il pz riferisce in seduta uno di questi dialoghi, il T problema e quella sofferenza. La terapia si sviluppa a questo scopo secondo una logica che costituisce la

deve prestarvi la massima attenzione in quanto essi danno un’idea diretta e affidabile del modo in cui il scoperta guidata. Lo scopo generale del trattamento si articola in 3 sottoscopi: la scoperta e la

pz va assimilando il dialogo terapeutico fornendo un’indicazione sia dell’andamento della relazione sia consapevolezza di schemi problematici, la distanza critica del contenuto ideativo generato dagli schemi,

dell’andamento generale della terapia. la modificazione degli schemi medesimi. La scoperta di schemi disadattivi inizia col primo colloquio e

La strategia di indagine, quando il pz da solo non riesce ad evocare i dialoghi terapeutici, è quella di richiede la definizione del problema e la spiegazione al P dell’impostazione generale della terapia

chiedere direttamente al pz come mai egli non cerchi di utilizzare nei momenti difficili quanto viene cognitiva. È importante che il T e il P si accordino su una definizione del problema che consenta una

detto insieme nel tentativo di stare meglio. 49 50

formulazione degli scopi terapeutici in termini operativi e realistici e che implichino una partecipazione con disturbi dell’identità e deficit di integrazione dell’esperienza, i quali presentano difficoltà nel

attiva del P verso le strategie di padronneggiamento. La definizione iniziale del problema può essere costruire narrazioni coerenti della propria esistenza, la ricostruzione storica svolge un ruolo terapeutico

rivista in ogni momento della terapia, tuttavia un aspetto fondamentale è che fin dalle prime sedute la centrale. Invece, nel trattamento breve di quadri clinici meno gravi la storicizzazione dello schema ha il

terapia assuma un tono fattivo e concreto. Una parte iniziale delle prime sedute viene utilizzata per ruolo di favorire la distanza critica. Ciò che con essa si vuole ottenere è la consapevolezza del P che le

informare il P sul metodo della terapia cognitiva. In particolare le spiegazioni riguardano il rapporto tra sue convinzioni problematiche non hanno un valore di verità assoluta, ma si sono formate in circostanze

cognizioni ed emozioni e l’importanza del prestare attenzione ai propri pensieri automatici. e condizioni peculiari e a volte irripetibili. Il terzo sottoscopo del trattamento (la modificazione degli

Ridefinizioni e spiegazioni servono a preparare il P allo spirito di impegno necessario alla scoperta schemi interpretativi), inteso soprattutto nel senso della formazione di nuovi schemi, non va eseguito dal

guidata. Una volta compiute queste due operazioni si passa al processo di scoperta degli schemi T direttamente e intenzionalmente e non prevede tecniche specifiche. La psicoterapia non è un processo

disadattivi. Per favorire la presa di coscienza degli schemi implicati nel disturbo, il T dispone di due di indottrinamento e nemmeno una scuola di pensiero dove il T si ripromette intenzionalmente di far

strumenti fondamentali: il colloquio e i compiti di autosservazione. Entrambi gli strumenti sono acquisire al P specifici modi di pensare. In particolare, la psicoterapia cognitiva possiede una forte

strutturati secondo i principi delle tecniche d’indagine tipo l’ABC o il colmare le lacune. Nel colloquio impronta etica di tipo ippocratico. Secondo tale concezione l’arte cura la lotta e il dolore umano nelle

prevale il dialogo socratico alternato con interventi interpretativi. La procedura è tipicamente di tipo sue manifestazioni fisiche e psichiche. Il bene si realizza operando in senso negativo, ovvero riducendo

empirico-induttivo. Si raccolgono quante più informazioni sulle rappresentazioni del P e da questi si il dolore. Analogamente il T cognitivista combatte i modi di pensare che comportano sofferenza

inferiscono significati stabili e prevalenti implicati nelle situazioni problematiche. Occorre precisare che soggettiva e inabilità sociale ma non prevede di sostituirli con modi di pensare definiti. È inoltre vero

per consapevolezza dello schema si intende non solo la conoscenza di quali sono i significati che i lavoro mentale che un soggetto compie nel corso di un trattamento tenderà a organizzarsi in

problematici, ma anche la consapevolezza della concreta influenza che tali significati hanno nel strutture schematiche. Il problema è comprendere a natura di queste neo-strutture. Tutto il processo

determinare la condotta quotidiana del P. Il P non deve solo sapere di avere un certo schema ma anche terapeutico sollecita un lavoro volto a comprendere criticamente la natura e il funzionamento dei propri

riconoscere nella situazione concreta che sta applicando quel determinato schema. Un altro aspetto schemi. Quello che fa la psicoterapia cognitiva è sviluppare la cognizione sui propri processi cognitivi. I

centrale di questa prima fase di scoperta guidata è costituito dalla messa in luce dei meccanismi di nuovi schemi quindi saranno schemi metacognitivi che organizzano e spiegano i propri processi

mantenimento, la prima domanda che il T deve porre a se stesso e al P è “quel è la reazione emotiva e interiori. Questo significa che le esperienze organizzate degli schemi più antichi tenderanno a essere

comportamentale al problema stesso? Come il P interpreta il fatto di avere questa emozione?” in molti riorganizzate dalle neo-strutture terapeutiche acquistando un nuovo senso negli occhi del soggetto.

casi è possibile evidenziare il fatto che il P legge l’emozione con lo stesso significato problematico che Riassumendo quanto detto nel paragrafo, la terapia cognitiva ha la struttura di un processo di scoperta

l’aveva generata finendo col confermare la convinzione disadattiva. Quando vi è una reazione guidata che persegue direttamente gli scopi della presa di coscienza degli schemi disfunzionali e della

comportamentale al problema la domanda diventa “questo comportamento riduce o aggrava il distanza critica dal loro contenuto. A questo processo il P partecipa in modo attivo e arriva alla

problema?” . Alcuni atteggiamenti comportamentali come l’evitamento aggravano il problema. Molto formazione di neo-strutture generali.

importante a questo proposito è l’analisi del sistema complessivo di scopi e di piani. La seconda fase

della scoperta guidata ha lo scopo di prendere la distanza critica dai contenuti degli schemi problematici. 3. Le tecniche del colloquio

In una terapia reale presa di coscienza e distanziamento critico si intrecciano in vari modi nelle sedute. Possiamo suddividere le tecniche cognitive in due gruppi principali: quelle che il T adotta in seduta e

La struttura generale del processo di distanziamento critico è la seguente. I contenuti degli schemi quelle che il P applica, al di fuori della seduta nel corso della sua vita quotidiana. in questo capitolo ci

problematici vengono trattati come assunti universali di una teoria scientifica da sottoporre a valutazione soffermeremo solo sulle tecniche che hanno come scopo specifico la presa di coscienza e la distanza

logica e controllo empirico. Pertanto, nel colloquio il T invita il P a considerare tanto dei controesempi critica dei contenuti degli schemi problematici. Posta questa premessa è possibile analizzare il colloquio

che risultino potenziali falsificatori della regola assunta dal P, quanto delle interpretazioni alternative tipico della psicoterapia cognitiva, suddividendola in due componenti principali: il dialogo socratico e

degli eventi fino ad allora interpretati in base ai significati problematici. Un ruolo importante hanno i l’insieme degli interventi.

compiti comportamentali utilizzati come esperimenti falsificatori degli assunti universali. È di notevole 3.1 Il dialogo socratico

importanza, in questa fase, che T e P tengano presenti i bias cognitivi più comuni con cui gli esseri Rispetto alle altre forme di psicoterapia, la psicoterapia cognitiva è svolta da terapeuti molto attivi e

umani trovano conferma ai loro assunti di base. Alcuni di questi sono stati descritti da Beck et al.. tre di impegnati nl colloquio. Il colloquio è simile a una normale conversazione. Il setting cognitivo non

essi sono: conosce lunghi silenzi, né l T evita di norma di rispondere a domande e quesiti del P salvo che questi

L’astrazione selettiva che consiste nel concentrarsi su un particolare estrapolato dal suo

- non riguardino aspetti molto personali e intimi. Il T di solito regola la loquacità su quella del P. Con

contesto, nel concettualizzare l’esperienza in base a un solo elemento, ignorando altri aspetti pazienti che comunicano informazione i modo fluente interviene con moderazione. Con pazienti poco

salienti della situazione. comunicativi cerca di favorire attivamente lo sviluppo del dialogo. Ciò che differenzia il colloquio da

L’ipergeneralizzazione o generalizzazione eccessiva consiste nel trarre una regola o una

- una normale conversazione è l fatto che gli interventi di uno dei partecipanti hanno essenzialmente

conclusione generali e sulla base di uno o pochi episodi isolati. forma di domanda. È attraverso una serie mirata di domande che il T esercita il so ruolo guida nel

Il pensiero assolutistico dicotomico che consiste nella tendenza a collocare gli eventi in due

- processo di scoperta. Nel dialogo socratico proprio della terapia standard il clima di disputa è evitato. Il

categorie opposte e assolute. Questa tendenza a utilizzare i poli estremi di un costrutto dà luogo dialogo socratico inefficace se è vissuto dal P e dal T in termini competitivi. Il T spiega che le sue

a falsi dilemmi. domande potranno apparire ingenue o retoriche, nel senso che sembrano indicare che chi le pone

conosce già la risposta, ma questo stile serve affinchè il P possa dipanare egli stesso i suoi processi

Tra gli errori sistematici nel modo di pensare, Beck et al. Ne citano un altro di grande rilievo clinico cognitivi e attingere alle risorse già potenzialmente presenti nel proprio repertorio cognitivo. Il dialogo

costituito dalla personalizzazione ovvero dalla tendenza “ a porre gli eventi in relazione a se stesso socratico viene utilizzato per il perseguimento di entrambi gli scopi principali: la presa di coscienza

quando non ci sono elementi per operare tale associazione”. La terapia cognitiva standard lavora della natura degli schemi e la distanza critica dalle convinzioni problematiche. Il dialogo volto alla presa

essenzialmente sul presente e sulle relazioni attuali del P. Tuttavia diversi terapeuti cognitivisti di coscienza di uno schema si volge lungo due momenti. Nel primo il T indirizza il P verso il

ritengono molto utile condurre col P una ricostruzione storica del modo con cui sono venuti a formarsi riconoscimento delle rappresentazioni emerse in precisi episodi in cui si è manifestato il disturbo. Nel

gli schemi e le modalità di costruzione dell’esperienza che più hanno a che fare col disturbo. La secondo, il T invita il P a cercare gli elementi comuni presenti nelle rappresentazioni emerse nei diversi

ricostruzione storica svolge diversi ruoli terapeutici. Essa può essere di aiuto nella prima fase della episodi in cui si è manifestato il disturbo. La prima parte del processo risulta spesso la più difficoltosa

scoperta guidata per comprendere la natura degli schemi problematici. Nel trattamento di pazienti gravi

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roxx86

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica dello sviluppo e delle relazioni
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher roxx86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Interventi a sostegni dell'individuo e della famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof De Caro Maria Fara.

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