Bio-media
Psicotecnologie
Psicotecnologie: tecnologie dell'informazione e della comunicazione che modellano le strutture mentali, le facoltà cognitive, le strategie con le quali apprendiamo e strutturiamo il mondo. Nel corso dell'evoluzione umana vi è stata una relazione indissolubile fra comunicazione e apprendimento, fra linguaggio e conoscenza. Grazie all'adozione di un più articolato linguaggio orale, Homo sapiens si è diffuso e ha colonizzato le terre emerse, affermandosi su altre specie animali e umane ben più dotate sul piano fisico.
Questo sviluppo, iniziato con la trasformazione dell'apparato respiratorio (modulazione dei suoni attraverso la bocca), ha determinato la genesi di specifiche aree del cervello deputate alla produzione del linguaggio e l'acquisizione di capacità cognitive simboliche, dando vita alla divulgazione culturale della conoscenza. Il linguaggio orale, da mezzo di comunicazione sociale, diviene strumento psicologico individuale (dimensione intrapersonale): le parole della mente evocano le cose, gli eventi, sostengono la memoria, producono le idee e forniscono una struttura per lo sviluppo di capacità autoriflessive e metacognitive.
I dipinti rupestri paleolitici testimoniano la capacità di simbolizzare graficamente il pensiero, di dare una rappresentazione visiva ad eventi cruciali della propria esistenza in forma simbolica: si tratta della manifestazione di una capacità di concettualizzazione autonoma rispetto al linguaggio orale, capace di mettere l'uomo in relazione con l'ambiente naturale da cui dipendeva e di stabilire con esso un contatto profondo, un coinvolgimento sensoriale totalizzante.
Dapprima nella forma dei pittogrammi (segno=oggetto), poi in quella ideogrammatica (segno=concetto) e infine con l'alfabeto (segno=suono), giunge a compimento la tecnologia che più di tutte ha contribuito a modellare la mente. Ad essa sono attribuite le grandi trasformazioni sociali, economiche e culturali che hanno permesso il fiorire delle civiltà mediorientali, la nascita della filosofia, il passaggio dalla preistoria alla storia. Con la scrittura, il sapere non ha più bisogno di essere prodotto e tramandato con forme espressive codificate.
La mente, sostenuta dalla scrittura, viene liberata dalla memorizzazione e inizia a concepire pensieri astratti, non legati all'esperienza concreta: la progressiva adozione della scrittura permette la nascita di nuove facoltà cognitive, come leggere e scrivere, e di nuovi processi intellettivi. L'emergere di un pensiero orientato all'innovazione si sostituisce ad uno basato sulla tradizione: la linearità si sostituisce alla ridondanza e alla ripetizione, la razionalità si contrappone alla mitologia.
La scrittura ben presto favorisce lo sviluppo di un pensiero analitico fondato su sequenze di deduzioni logiche che produce una separazione fra il sé e l'oggetto dell'analisi, diversamente dall'oralità che è coinvolgente e totalizzante. Le reazioni critiche suscitate all'epoca sembrano sovrapponibili a quelle prodotte dalle tecnologie digitali ai nostri giorni. Platone afferma che le lettere, anziché sostenere la memoria, avrebbero provocato smemoratezza negli uomini e che la fissità del testo scritto, escludendo il dialogo, avrebbe impedito la vera conoscenza.
Anche l'invenzione della stampa è stata oggetto di controversie fra gli eruditi, e non pochi sono stati coloro che vi hanno intravisto una minaccia per il sapere. La riproduzione in serie dei libri, e la regolarità dei loro caratteri stampati, li rendevano oggetti freddi e anonimi agli occhi degli uomini di cultura medioevali abituati ai preziosi manoscritti. Per questi, l'abbondanza dei libri e la loro accresciuta disponibilità, che consentiva di concepire e dare vita alla lettura silenziosa e quindi privata dei testi, avrebbe volgarizzato la conoscenza e di fatto degradato l'umanità.
Oggi invece sappiamo come il libro a stampa abbia contribuito alla nascita dell'era moderna, sostenendo i processi di rinnovamento come la Riforma protestante, il Rinascimento italiano, l'esplorazione del mondo, l'alfabetismo diffuso. Il testo stampato diventa lo strumento cardine della genesi e dell'affermazione delle scienze moderne e della loro marcata suddivisione disciplinare, dando corpo alla figura di uno scienziato-autore che, attraverso un testo definito ed immutabile, stabilisce assunti scientificamente verificati e traccia leggi generali, arrivando a definire un nuovo paradigma della conoscenza: il positivismo.
Mass-media
A partire dall'Ottocento, la Rivoluzione industriale, l'esigenza di una sempre più rapida comunicazione e gli sviluppi delle tecnologie meccaniche ed elettriche danno avvio a straordinarie invenzioni che stravolgono il panorama comunicativo consolidato nei secoli precedenti. La fotografia, il grammofono, il cinema sovvertono le forme espressive artistiche, culturali e sociali, imprimendo un'accelerazione nella storia della comunicazione umana.
La rappresentazione della realtà attraverso le immagini, i suoni, gli eventi riprodotti in modi realistici e coinvolgenti irrompe come comunicazione audiovisiva, che si affianca e si sovrappone a quella alfabetica del testo scritto. Parallelamente procede un'altra linea di sviluppo tecnologico, quella delle telecomunicazioni, che porterà alla realizzazione del telegrafo, del telefono e della radio che, permettendo di comunicare istantaneamente con una moltitudine di persone sparse sul territorio, aprirà l'era dei mass-media.
Per lungo tempo questi congegni tecnologici restano senza una concreta funzione. La vera portata di ogni nuovo strumento di comunicazione appare con l'uso sociale che ne fa emergere la reale natura e che risulta diversa da quanto concepito dai suoi ideatori. Ciò che sarebbe passato alla storia come telefono, era in origine il telegrafo parlante, che doveva servire per ascoltare eventi come concerti o funzioni religiose, e anni dopo la radio era il telefono senza fili (con l'insoluto problema di restringere i destinatari della comunicazione!).
I media sono continuamente reinventati dall'uso sociale, che produce e innova codici, linguaggi, forme espressive. Le due linee di sviluppo delle tecnologie dell'immagine e delle telecomunicazioni si intersecano nella televisione. L'integrazione del coinvolgimento sinestesico della comunicazione audiovisiva, la capacità di riprodurre eventi in tempo reale e la natura di strumento domestico sarà dirompente e attribuirà un potere senza precedenti alla comunicazione mass-mediale.
Con essa si trasformano i processi sociali, economici e politici, ma anche quelli culturali e cognitivi. Le sue caratteristiche di realismo e immediatezza rendono questo medium trasparente, scomparendo alla vista dello spettatore e procurando a questo la sensazione di esserci, l'illusione di vedere con i propri occhi gli eventi trasmessi, occultando così la mediazione tecnologica e culturale. La TV viene percepita come un'estensione degli organi di senso producendo l'effetto psicologico della presenza, un processo tanto efficiente quanto inconscio, che rende questo strumento anche oggi estremamente penetrante.
Il famoso slogan "il medium è il messaggio" che Marshall McLuhan ha formulato negli anni Sessanta, si riferisce allo sviluppo dei media elettrici e a come questi agiscano nella nostra mente, creando quelle strutture di pensiero chiamate brainframes. Con i media elettrici la comunicazione audiovisiva assume un ruolo rilevante nella mediazione sociale (ritorno all'oralità). La comunicazione fatta di suoni ed immagini visive riporta in primo piano le antiche facoltà cognitive dell'uomo preistorico, informate all'esperienza diretta e alla narrazione. Questa oralità secondaria contende alla scrittura il predominio culturale: se prima era autorevole ciò che veniva scritto e stampato, adesso è reale e rilevante ciò che si vede in TV.
La partecipazione collettiva a eventi e programmi diffusi attraverso format scientificamente progettati porta ad una omologazione culturale tipica dei sistemi sociali a elevata partecipazione, da cui la metafora del villaggio globale.
Personal-media
Il Novecento sarà il secolo dei media non solo per i mass-media, ma anche per i personal-media. La rivoluzione industriale non ha accelerato e amplificato soltanto le esigenze di comunicazione ma anche quelle di calcolo, per risolvere i complessi problemi che la ricerca scientifica poneva. I primi computer elettronici messi a punto nel secondo dopoguerra pesavano qualche tonnellata, erano contenuti in apposite stanze refrigerate e avevano bisogno di un esercito di tecnici per farli funzionare, ma l'architettura di funzionamento non era molto diversa degli attuali personal computer.
La flessibilità, che consente di utilizzare queste macchine per ogni scopo, deriva dall'idea che i programmi, cioè le sequenze di istruzioni necessarie ad ottenere un risultato, sono variabili, esattamente come i dati da elaborare. Da qui nasce il software e la possibilità di trasformare i computer in strumenti diversi, in macchine plasmabili, utili per ogni esigenza. Un'altra idea fondamentale è stata l'adozione di una logica digitale, la trasformazione di ogni informazione in un numero (digit), basata su due sole cifre (il codice binario), il massimo che si può ottenere dai circuiti elettronici, dato che questi si aprono o si chiudono come gli interruttori, comunicando così 0 o 1 (bit).
Tutto viene elaborato nei chip grazie a lunghi numeri binari che un sistema di codifica e decodifica trasforma, ad ogni nostra richiesta, in numeri decimali, lettere, colori, suoni, immagini, ricostruendo per noi il mondo digitalizzato. In cinquant'anni la miniaturizzazione elettronica è progredita a tal punto che gli attuali personal computer dispongono di una potenza di calcolo di qualche milione di volte superiore ai loro progenitori, ma ciò nonostante i PC non avrebbero oggi questo incontestato successo se non fossero passati attraverso la loro reinvenzione sociale, che li ha concepiti come strumenti personali, al servizio dell'uomo.
Il processo che ha trasformato queste macchine da calcolatori a protesi umane è iniziato ad opera di alcuni visionari degli anni Sessanta con l'ideazione del mouse, della videoscrittura, del copia-incolla, e si è concretizzato nel 1984 con la commercializzazione del primo computer ad interfaccia grafica. I comandi, sempre disponibili in appositi menu, liberano dall'approccio mnemonico e consentono di superare le barriere linguistiche; le icone e le rappresentazioni grafiche favoriscono i processi associativi e intuitivi; i bottoni, le aree sensibili e le numerose funzioni di personalizzazione trasformano la macchina in uno strumento coinvolgente e personale.
Tutti i media iniziano un processo di trasformazione radicale dei propri processi produttivi adottando la nuova tecnologia. La convergenza digitale trasforma il PC in un supermedium in grado di gestire in tempo reale non più solo testo, ma immagini, musica, video, assegnandone il controllo e l'editing all'utente. Multimedialità e interazione danno vita ad un processo di superamento del paradigma testuale: ai codici linguistici si affiancano quelli iconici e grafici attraverso un'integrazione debole che rompe lo schema letterario lineare. Si inizia a percepire come il brainframe alfabetico imbrigli le potenzialità della mente, e ciò da vita a una fase di ripensamento dell'infrastruttura testuale.
Uno dei percorsi che porterà all'ipermedialità parte dalla constatazione dell'incapacità dei metodi tradizionali di archiviazione e ricerca, di trattare e valorizzare la quantità di informazioni prodotte proprio dalla diffusione dei nuovi media. La rigida classificazione delle risorse in categorie e sottocategorie, l'ordinamento basato su criteri alfabetici o numerici e la collocazione di ogni risorsa in un'unica posizione, risultano più funzionali alla conservazione del sapere che non alla creazione di nuova conoscenza (pensiero creativo).
La mente, colta un'idea, passa immediatamente alla successiva per associazione, grazie ad un'intricata ragnatela di percorsi sostenuta dalle cellule del cervello, e in questo può essere aiutata da strumenti che riproducono questi processi naturali. Da queste idee nasce l'ipertesto, un artefatto materiale e culturale che, attraverso il collegamento potenzialmente infinito di risorse, permette di collegare idee, concetti, nodi di significato da un universo concettuale a un altro sulla base di libere affinità.
- Modalità espressiva testuale: modello lineare, fissità dei contenuti, struttura chiusa, specifici codici linguistici, limitate possibilità di interazione.
- Modalità espressiva ipertestuale: modello reticolare, continuo aggiornamento dei contenuti, molteplici ramificazioni aperte, integrazione di una pluralità di codici linguistici, libera interattività.
L'ipertesto rende oggettive le associazioni della mente trasformandole in collegamenti reali, concreti, estendendo non tanto la memoria (come fa la scrittura lineare), ma l'associazione di idee. Se il testo ha favorito un pensiero lineare, sequenziale, astratto, razionale, logico, deduttivo, l'ipertesto sostiene il pensiero associativo, intuitivo, multiprospettico, creativo.
Nella sua ideazione originale, il Memex, concepito in un mondo in cui l'elettronica non si era ancora affermata, era uno strumento personale, che doveva essere prodotto e alimentato dalle quotidiane attività di studio di un ricercatore, al quale poi era destinato. È stata l'esigenza di comunicare ai diversi centri di ricerca i risultati degli esperimenti condotti al CERN di Ginevra che ha portato un ricercatore ad ideare il Web. L'idea è stata quella di dare un volto grafico all'infrastruttura tecnologica digitale, che si estendeva da oltre vent'anni interconnettendo le Università e i Centri scientifici.
Il potenziale comunicativo della rete Internet era già evidente e si era da tempo concretizzato con rivoluzionari servizi come la posta elettronica, ma ancora non era compiuto quel processo di tecnologia umanizzante che già aveva permesso ai PC di divenire strumenti di uso comune. Quella avvenuta all'inizio degli anni '90 del secolo scorso può essere considerata una seconda nascita della rete Internet, una metamorfosi che l'ha trasformata da apparato specialistico a tecnologia diffusa, secondo quel processo di reinvenzione sociale alla base del successo dei media.
La veicolazione e visualizzazione dei contenuti in pagine web ha rivoluzionato la comunicazione in rete, consentendo l'integrazione di elementi grafici, elevate funzionalità di interazione e la capacità di interconnessione di risorse distribuite a livello mondiale. Il Web si è imposto come nuova interfaccia fra l'uomo e la rete di computer, rimediando tutti i precedenti servizi telematici e la conseguente virtualizzazione dei processi economici, sociali e culturali.
Il Web non ha prodotto capolavori di letteratura ipertestuale, ma ha profondamente trasformato stili, linguaggi, forme espressive. Scompare l'omogeneità semantica del testo lineare, scompare un contesto narrativo uniforme, emergono modalità d'integrazione fra molteplici unità di contenuto multimediali. Si tratta di una comunicazione che richiede al lettore lo sviluppo di nuove strategie interpretative e una partecipazione più attiva alla costruzione dei significati.
Alle capacità analitiche indotte dal testo alfabetico si sostituiscono l'abilità di individuare relazioni, di cogliere concetti passando velocemente su nodi di significato, di operare contemporaneamente con diversi codici linguistici seguendo molteplici ramificazioni aperte, attivando un multitasking cognitivo per distribuire l'attenzione su più processi. La conoscenza non è più divulgata in autorevoli opere chiuse, ma frammentata in innumerevoli tessere sottoposte a continua revisione, tutte rilevanti e nessuna decisiva.
È una struttura conoscitiva che non è orientata alla produzione di un sapere statico che deve essere studiato, ma all'interconnessione di una pluralità di fonti da consultare, con cui documentarsi, un'organizzazione che meglio si adatta a un sapere fluido, ad una conoscenza che procede per approssimazioni successive, che non ha più certezze, ma che propone soluzioni sempre in discussione.
Il fondamento del Web è il link, il collegamento ipertestuale, o meglio ipermediale, lo strumento cardine con il quale prende forma e significato il nuovo spazio del sapere condiviso. Attorno ad esso ruotano non solo le nuove forme espressive e le modalità di interconnessione digitale, ma anche la struttura di validazione dei contenuti pubblicati nella Rete e, in definitiva, la loro reale visibilità. Ogni nuova risorsa pubblicata da un utente finisce per essere interconnessa alle altre da un insieme di collegamenti la cui ampiezza e ramificazione dipende dal consenso che riesce a produrre nei suoi fruitori: è questo il meccanismo democratico che decide valore, autorevolezza e rilevanza in Internet.
Google, il principale motore di ricerca che media l'accesso alle risorse del Web, basa il suo incontrastato successo su un algoritmo di ricerca e classificazione, il PageRank, che gli permette di trovare e proporre il miglior elenco possibile di risorse. L'algoritmo sfrutta ciò che emerge come intelligenza collettiva, la quale decide la rilevanza di una pagina in base ai link che fanno riferimento ad essa: il giudizio collettivo di tutti gli utenti della rete stabilisce il valore dei contenuti. Questo meccanismo decide, quindi, anche la distribuzione delle risorse economiche e il successo dei servizi che dipendono strettamente dal numero di accessi. Questo nuovo modo di produrre cultura comporta profonde implicazioni anche di carattere sociale.
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