Estratto del documento

Lo sviluppo del linguaggio

La produzione della prima parola è una tappa molto importante nello sviluppo del bambino: viene attesa con trepidazione ed è accolta con gioia e soddisfazione da parte dei genitori. La prima parola che un bambino pronuncia è "speciale" poiché rappresenta il biglietto d'ingresso nella società parlante. Per questo, il momento della sua comparsa è emozionante e va giustamente sottolineato.

In realtà, l'articolazione della prima parola non segna l'inizio dell'apprendimento linguistico, bensì è il punto culminante di una complessa serie di sviluppi prelinguistici cominciati alla nascita con il pianto. Il linguaggio parlato è certamente la forma più evoluta di comunicazione, ma non è l'unica. Infatti, per poter vivere con gli altri, crescere, giocare, lavorare con loro è necessario poter trasmettere e ricevere informazioni, esperienze e sentimenti. Qualsiasi mezzo che ci consente di mettersi in contatto con altre persone, mandando messaggi e ricevendone, è una forma di comunicazione.

Per poter comunicare con qualcuno, usando la lingua parlata, sono necessarie alcune abilità:

  • Quella di poter produrre i suoni vocali e consonanti e di unirli variamente insieme per formare le parole (abilità neuromotoria-articolatoria).
  • Quella di ascoltare e percepire i suoni e di comprendere le parole dette dagli altri (abilità uditivo-percettiva e cognitivo-linguistica).
  • Infine, ma non da ultimo, quella di interagire con le altre persone perché si ha la voglia di farlo (motivazione comunicativa), ma anche perché c'è qualcuno che ci ascolta e che ci parla (esperienza linguistica).

L'uomo comunica essenzialmente mediante due sistemi: quello verbale e quello non verbale.

Il sistema verbale

Il sistema verbale è rappresentato dalle parole e dai suoni onomatopeici, tipiche espressioni dei bambini piccoli che corrispondono ai versi degli animali (bau, miao, etc.) o al rumore degli oggetti (bruum, tic-tac, etc.).

Il sistema non verbale

Il sistema non verbale può essere vocalico, come il pianto, le grida, le variazioni di intonazione della voce, o mimico-gestuale, come gli sguardi, i sorrisi, i gesti, le posture, gli atteggiamenti del corpo. I due sistemi non si escludono a vicenda ma, a seconda dell'età del bambino, possono avere un peso più o meno grande nella comunicazione.

Da 0 a 3 anni il bambino passa progressivamente da una comunicazione non verbale ad una di tipo verbale, sebbene la forma non verbale permanga a lungo nel linguaggio infantile e non scompaia mai, nemmeno in età adulta. Da grandi, il linguaggio non verbale viene utilizzato in maniera più o meno esplicita sia in sostituzione della parola (ad es. all'estero, se non si conosce la lingua).

Anteprima
Vedrai una selezione di 1 pagina su 2
Psicopedagogia del linguaggio e della comunicazione – Sviluppo linguaggio Pag. 1
1 su 2
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del linguaggio e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Caratozzolo Amalia.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community