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Inquadramento storico e teorico della comunicazione

Introduzione

Il soggetto umano è un essere pensante, emotivo, sociale e comunicante. La comunicazione è una dimensione psicologica costitutiva del soggetto. La comunicazione è un’attività sociale: può avvenire soltanto all’interno di gruppi o comunità: senza interlocutori non c’è comunicazione. Socialità e comunicazione sono due dimensioni separate ma intrinsecamente interdipendenti; la comunicazione è alla base dell’interazione sociale e delle relazioni interpersonali.

La comunicazione è partecipazione, perché presuppone la condivisione dei significati e dei sistemi di segnalazione, e l’accordo sulle regole sottese a ogni scambio comunicativo. Si fonda su processi di negoziazione e patteggiamento fra comunicanti, pertanto ha una matrice culturale e una natura convenzionale.

La comunicazione è un’attività eminentemente cognitiva: serve a rendere palesi le proprie idee a qualcuno diverso da sé, pertanto vi è una stretta interdipendenza tra pensiero e comunicazione. Pensiero e comunicazione si articolano in maniera reciproca: c’è una relazione intrinseca tra realtà pensabile e realtà comunicabile. La comunicazione è strettamente connessa con l’azione: comunicare è sempre fare qualcosa.

Nessun atto comunicativo è neutro o indifferente, ma contribuisce a formare l’interazione in corso e definisce un certo modello di relazione con l’interlocutore. Pertanto la comunicazione non è disgiunta dalla discomunicazione (comunicazione menzognera, ironica, seduttiva ecc.) in quanto esiste un continuum tra le varie forme di comunicazione, fino a giungere alla comunicazione patologica e schizofrenica.

Il punto di vista matematico: la comunicazione come trasmissione di informazioni

Definizione di informazione: è la differenza tra due o più elementi (o dati), quindi non è intesa come notizia o conoscenza in sé. Questa nozione è alla base dell’informatica e della cibernetica.

Approccio matematico della comunicazione (Shannon e Weaver): la comunicazione come processo di trasmissione di informazioni. La comunicazione è il passaggio di un segnale da una fonte (emittente) attraverso un trasmettitore, lungo un canale, a un destinatario (ricevente) grazie a un recettore; l’emittente trasmette secondo un codice, che il destinatario deve decodificare correttamente. L’informazione è ciò che probabilmente passa dall’emittente al ricevente, se il segnale è abbastanza buono e intenso da superare la soglia di ricezione.

Questo modello è stato integrato successivamente con la nozione di feedback, cioè la quantità di informazione che dal ricevente ritorna all’emittente consentendogli di modificare i suoi messaggi successivi. Il feedback positivo aumenta l’informazione d’ingresso, il feedback negativo riduce l’informazione d’ingresso e consente di mantenere nel sistema comunicativo una condizione stabile, detta omeostasi.

Rumore: Insieme degli elementi ambientali (e non) che interferiscono con la trasmissione del segnale. Il rapporto segnale/rumore deve essere superiore a zero affinché vi sia una probabilità sufficiente che il destinatario riceva il segnale.

Ridondanza: Ripetizione del messaggio durante la codifica per favorirne la decodifica.

Filtro: Processo di selezione di alcuni aspetti e proprietà del segnale rispetto ad altri nell’operazione di decodifica.

Teoria forte del codice: Condizione necessaria e sufficiente per comunicare è disporre di un codice per trasmettere i messaggi.

Limiti dell’approccio matematico: non prende in considerazione altri aspetti della comunicazione, come elaborazione e condivisione di significati, intenzionalità e inferenza, multimodalità dei sistemi di comunicazione.

L'approccio semiotico: la comunicazione come significazione e come segno

Il processo della significazione. La semiotica (o semiologia) studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale. Significazione: è la capacità di generare significati, ed è la proprietà (fondamentale per ogni messaggio) di avere un senso per i comunicanti. Il processo di significazione implica un referente (oggetti ed eventi su cui comunicare) e un codice (sistemi impiegati dagli attori per comunicare fra loro).

Diagramma della significazione (Ogden e Richards): mette in relazione tre aspetti differenti:

  • Simbolo: il termine linguistico (per esempio: /cane/).
  • Referente: l’oggetto o evento che è comunicato (cane come animale domestico che abbaia).
  • Referenza: la rappresentazione mentale, il concetto di tale oggetto o evento comunicato (il concetto di cane).

Il simbolo non ha rapporto diretto con la realtà (referente) ma solo con il concetto o idea mentale (referenza). La convinzione che vi sia un legame diretto tra segno e referente è definito da Eco fallacia referenziale. Ogni simbolo è un prodotto culturale ed esprime un determinato contenuto culturale.

Segno come equivalenza e segno come inferenza

Segno come equivalenza: De Saussure (1916) e prospettiva strutturale.

Il segno è inteso come unione di un’immagine acustica (significante o espressione: la stringa di suoni /c-a-n-e/) e di un’immagine mentale (significato o contenuto, il significato di cane). Significante e significato sono due facce della stessa medaglia, il segno, e sono legati da un rapporto di interdipendenza reciproca; il segno non va inteso come una realtà fisica ma come equivalenza tra espressione e contenuto, in una relazione di identità.

Esempio linguistico:

  • Segno: la parola scritta ‘albero’
  • Significante: le lettere ‘a-l-b-e-r-o’
  • Concetto significato: la categoria ‘albero’

Il segno ha un carattere arbitrario, convenzionale, perché legato a una determinata cultura e non motivato dalla realtà, e oppositivo, perché non possiede proprietà positive intrinseche ma è se stesso in quanto non è nessun altro. La lingua è dunque un sistema di segni che De Saussure definisce come “un sistema di differenze di suoni combinati a un insieme di differenze di significati”.

Linguistica interna o primaria e linguistica esterna o secondaria

Ha come oggetto di analisi le norme che permettono l’attività linguistica

La teoria strutturale sottolinea la stabilità dei segni (statici e teoricamente immutabili) e esclude l’esame degli aspetti contestuali e i riferimenti contingenti. Hjelmslev con la glossematica approfondisce ulteriormente: ogni segno pone in correlazione il piano dell’espressione e il piano del contenuto, ed entrambi oppongono – al loro livello – sostanza e forma. La lingua è forma non sostanza, poiché la sostanza determina la forma e non viceversa.

Segno come inferenza: Peirce (1868 - 1894)

Il segno è qualcosa che per qualcuno sta al posto di qualcos’altro, sotto qualche rispetto o capacità. Il segno assume una funzione di rimandare a qualcosa di diverso da sé (funzione di rimando): il segno è come l’indice puntato nell’atto di indicare, non conta l’indice ma l’oggetto indicato. Sulla base del rapporto col referente Peirce individua tre tipi di segni:

  • Icone: Presentano una relazione di somiglianza tra segno e referente.
  • Indici: Presentano un rapporto di contiguità fisica con l’oggetto o l’evento a cui si riferiscono.
  • Simboli: Presentano una connessione con il referente stabilita per contiguità ed appresa, pertanto arbitraria.

In questa prospettiva il segno è inteso come inferenza poiché costituisce un indizio da cui trarre una conseguenza (come le nuvole per la pioggia o il fumo per il fuoco). Il segno come indizio comporta la presenza di modelli mentali che (in base a schemi logici o esperienziali) permettono di individuare gli aspetti mancanti e cogliere il senso dei messaggi (frasi, gesti, espressioni mimiche…).

Questo consente di spiegare la variabilità e la plasticità nell’uso dei segni per cui in determinate circostanze si può usare provvisoriamente un segno al posto di un altro (fenomeno di risemantizzazione contestuale). Inoltre un soggetto comunica più di quanto dice: questa prospettiva inserisce il concetto di segno in un contesto più esteso. Il segno come equivalenza implica la nozione di codice, il segno come inferenza rimanda alla nozione di contesto.

L'approccio pragmatico: la comunicazione come interazione tra testo e contesto

Morris (1938) distingue tra:

  • Semantica: Si occupa dei significati dei segni.
  • Sintassi: Studia le relazioni formali fra i segni.

Pragmatica: Esplora le relazioni dei segni con gli attori l’uso dei significati (cioè la relazione tra segni e interpretanti) e i rapporti tra testo e contesto, inferenze per dedurre dal contesto quel che il testo non dice esplicitamente. Processi impliciti della comunicazione esaminati dalla pragmatica:

  • Deissi spaziale: Qui, là, laggiù…
  • Deissi temporale: Ora, fra dieci minuti, domani…
  • Deissi di persona: Tu, lui, questa persona…
  • Implicatura conversazionale: Inferenza per colmare lo scarto tra ciò che è detto e ciò che è fatto intendere.
  • Presupposizione: L’insieme delle condizioni implicate da un enunciato.

Teoria degli atti linguistici

Approccio pragmatico: comunicazione come azione e come fare; la comunicazione è processo, è azione fra due o più partecipanti. Austin (1962) Teoria degli atti linguistici. Dire qualcosa è anche fare sempre qualcosa. Quando parliamo compiamo simultaneamente tre azioni:

  • Atti fonetici: emissione di suoni
  • Atti locutori: atti di dire qualcosa
  • Atti fatici: espressione di certe parole ed enunciati
  • Atti retici: impiego di questi aspetti con un senso e con un determinato riferimento
  • Atti illocutori: atti nel dire qualcosa, si dividono in categorie: assertivi, direttivi, commissivi, espressivi, esercitivi, verdettivi
  • Atti perlocutori: atti con il dire qualcosa, effetti sulle credenze, sentimenti/emozioni e comportamenti dell’interlocutore

Il locutorio rappresenta ciò che si dice, l’illocutorio rappresenta ciò che si fa nel dire qualcosa, il perlocutorio ciò che si vuole ottenere dicendo qualcosa. Ogni scambio comunicativo verbale adopera enunciati per realizzare un effetto intenzionale sull’interlocutore all’interno di un contesto relazionale: gli enunciati esprimono molto di più di quanto significano sul piano lessicale.

Austin e Searle, distinzione tra atto comunicativo e forza dell’atto: il modo in cui viene interpretato e il risultato di un atto linguistico dipendono dalla forza contenuta nell’atto (forza illocutoria) e dai suoi effetti sull’interlocutore (effetti perlocutori). Indicatori della forza illocutoria sono l’ordine delle parole, i verbi, l’accento, l’intonazione, la prominenza, la punteggiatura ecc. (Matteo è disordinato ma intelligente/ Matteo è intelligente ma disordinato: stessi elementi semantici ma significati differenti).

Atti linguistici diretti e indiretti

La forza illocutoria che il parlante intende trasmettere è conforme e corrispondente al significato letterale dell’enunciato medesimo.

La forza illocutoria deriva dai modi non verbali con cui è manifestato, come il tono, il ritmo, l’intensità ecc.

Esiste uno scarto comunicativo tra frase (forma linguistica astratta definita dalla sintassi) ed enunciato (uso concreto della frase in un contesto reale), in quanto l’enunciato comunica sempre più della frase.

Il principio di cooperazione e le implicature conversazionali (Grice)

Significato naturale: Il fumo è indizio della presenza di fuoco.

Significato convenzionale o significato n-n (non naturale): Qualsiasi parola in una qualsiasi lingua.

Il significato n-n per Grice è il “voler dire” qualcosa da parte del parlante a qualcun altro e ciò implica non solo comunicativa (A vuol rendere consapevole B di qualcosa di cui prima non era consapevole), ma anche un’intenzionalità informativa (A trasmette a B qualcosa che non sa).

La comunicazione è un processo tra un soggetto che vuole che il ricevente pensi o faccia qualcosa sapendo che l’emittente sta cercando di causare quel pensiero o quell’azione, ed è possibile solo attraverso un processo di conoscenza reciproca e condivisa, che implica la reciproca consapevolezza di un’intenzionalità comune (trasparenza intenzionale).

Comunicazione: Scambio nel quale A intende in maniera consapevole rendere B consapevole di qualche cosa di cui prima non era consapevole, ricorrendo a un sistema di significazione e segnalazione condiviso.

Informazione: Trasmissione involontaria di A di un segnale che è percepito in maniera autonoma da parte di B, indipendentemente dall’intenzione di A e senza la sua partecipazione (gaffe, lapsus, sbadataggini sono atti informativi, non comunicativi).

Principio di Cooperazione: Dai il tuo contributo al momento opportuno, così come è richiesto dagli scopi e dall’orientamento della conversazione in cui sei impegnato.

Quattro massime dovrebbero guidare la condotta dei partecipanti:

  • Massima di quantità: dai un contributo adeguato, minimo, efficace, senza eccedere.
  • Massima di qualità: dai un contributo solo se sai che è vero.
  • Massima di relazione: sii pertinente.
  • Massima di modo: evita espressioni ambigue e oscure, sii breve e ordinato nell’esporre.

Le massime hanno natura convenzionale e vengono apprese dall’esperienza insieme alla lingua e alle pratiche culturali. La logica del linguaggio si applica ai significati letterali, la logica della conversazione si applica ai processi che gli individui usano per inferire ciò che il parlante intende comunicare. Implicatura conversazionale: ciò che è significato è sempre più di ciò che è detto, pertanto serve un impegno semantico aggiuntivo per individuare e capire in modo appropriato l’intenzione comunicativa del parlante, attraverso un processo intenzionale di natura inferenziale.

Le implicature riguardano tutte le massime della conversazione, e valgono anche nel caso di significati figurati, metafore o con l’ironia.

Proprietà delle implicature

  • Sono cancellabili: Si possono dissolvere se si aggiungono alcune premesse a quelle originali.
  • Sono non distaccabili: Sono attaccate al valore semantico dell’enunciato, non alla sua forma linguistica.
  • Sono calcolabili: Dato il principio di cooperazione e le massime derivanti, è prevedibile che in una situazione standard l’interlocutore sappia fare l’inferenza adeguata (e quindi l’implicatura) per quella conversazione.
  • Sono non convenzionali: Non fanno parte del significato convenzionale delle espressioni linguistiche, ma sono negoziate di volta in volta in funzione del contesto.

Le implicature hanno una certa indeterminatezza semantica e prevedono una notevole flessibilità di significati.

Ripartizione del significato (Grice):

  • SIGNIFICATO di un enunciato
    • Ciò che è DETTO
      • In modo CONVENZIONALE
    • Ciò che è IMPLICATO
      • In modo CONVERSAZIONALE
      • In GENERALE
      • In PARTICOLARE

Il principio di pertinenza e il modello ostensivo-inferenziale di comunicazione (Sperber e Wilson, 1986)

Il modello ostensivo-inferenziale sottolinea l’importanza della produzione e condivisione del significato. Per “voler dire” qualcosa con un enunciato X il soggetto S deve avere l’intenzione:

  • Che l’enunciazione di X da parte di S produca una certa risposta r nell’ascoltatore A.
  • Che A riconosca la suddetta intenzione (a) di S.
  • Che il riconoscimento da parte di A dell’intenzione (a) di S sia almeno in parte la ragione per cui A produce la risposta r.

Intenzione informativa: Intenzione di informare il destinatario di qualcosa.

Intenzione comunicativa: Intenzione di informare il destinatario sulla propria intenzione informativa. Rappresenta la condizione necessaria e sufficiente per la comunicazione.

Concetto dell’essere manifesto: Un fatto è manifesto a un soggetto se e solo se egli è in grado di rappresentarsi mentalmente questo fatto e di accettarne la rappresentazione come vera (o probabilmente vera). L’essere manifesto significa essere percepibile e inferibile, riguarda sia i fatti che le ipotesi e si esprime lungo una scala lineare di gradi.

Concetto di mutuo ambiente cognitivo: Ogni ipotesi è reciprocamente manifesta e assicura un sufficiente grado di cooperazione per capirsi e comunicare. L’ambiente cognitivo è un insieme di ipotesi che i partecipanti hanno a loro disposizione, e quale riceverà attenzione dipende dalla pertinenza di un’ipotesi nel contesto specifico.

Principio di pertinenza: la pertinenza è la capacità di generare nuove informazioni con i migliori risultati.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicopatologia del linguaggio in età evolutiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Caratozzolo Amalia.
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