Parametri della psicopatologia
Ponderazione tra aree libere e aree disfunzionali
1) Ponderazione tra le aree libere e il peso che hanno le aree disfunzionali e non adeguate del bambino, cioè un bilancio tra ciò che funziona e ciò che non funziona nel bambino. Vi sono fattori di rischio: che possono costituire una fonte di fragilità per il benessere della persona, fattori protettivi: cioè la capacità di resistere alle avversità, fattori di protezione: cioè tutti i fattori che proteggono.
Quantità di fattori di rischio
2) Quantità di fattori di rischio perché se ne ho tanti la mia resilienza è piccola. La quantità di questi ci dà informazioni su che impatto possono avere sulla vita e sulla famiglia. I fattori protettivi possono ridurre direttamente gli effetti del rischio, favorire le competenze e rafforzare l'individuo nei confronti delle avversità.
Momento di insorgenza dei fattori di rischio
3) Dipende anche in che momento della vita mi capitano fattori di rischio, un certo tipo di rischio può avere un impatto maggiore in un determinato periodo e dipende anche dalla durata di questo rischio.
Relazione tra fattori di rischio e individuo
4) Relazione tra fattori di rischio e individuo: se i fattori di rischio sono legati agli adulti di riferimento del bambino la condizione è molto più grave. Più sono prossimali alla vita del bambino, più sono gravi. I genitori sono visti come adulti che dovrebbero proteggere il bambino ma possono rappresentare anche un rischio e un pericolo per il bambino stesso. Inoltre dipende anche se sono eventi unici o prolungati nel tempo.
Prime esperienze e sviluppo
Le prime esperienze del bambino sono la base fondante dello sviluppo e della psicopatologia. Gli individui esposti precocemente a situazioni sfavorevoli tenderanno a ripetere questi comportamenti, perché si costruiscono nelle esperienze primarie alcuni aspetti della nostra futura esistenza. Prima delle relazioni vi sono le interazioni e nella prima fase dello sviluppo sono molto ripetute. La qualità di questi scambi crea poi le relazioni.
Modelli relazionali
Nelle prime fasi dello sviluppo del bambino, si iniziano a instaurare interazioni con l'adulto di riferimento. Questi scambi non verbali avvengono ripetutamente e andranno a costituire una vera e propria relazione tra madre e bambino. Questo tipo di esperienze che abbiamo fin da piccoli saranno un bagaglio relazionale che caratterizzerà le nostre relazioni anche nella vita adulta.
Modelli relazionali disfunzionali
Una configurazione relazionale che promuove lo sviluppo del bambino è il modello asimmetrico: neonato attivo e adulto strutturante della relazione e si prende cura di lui, si occupa di lui. Vi sono poi 2 modelli relazionali disfunzionali per il bambino: bambino chiamato ad essere agente strutturante della relazione con adulto, quest'ultimo induce il bambino a svolgere i suoi compiti e questo non ne favorisce lo sviluppo. Poi modello che costituisce una relazione simmetrica reciproca (come amici) o entrambi bambino o entrambi adulti (adultizzazione).
Competenze degli adulti
In questi casi non funzionano 2 competenze negli adulti: sensibility (capacità di cogliere richieste del bambino. Se capisco la richiesta posso produrre una risposta: responsivity: capacità di rispondere adeguatamente rispetto al contenuto, all’età e alle caratteristiche del bambino). Il fallimento della sensibilità è una delle basi di difficoltà della responsività. Altro aspetto importante è la sintonizzazione degli affetti: riconoscere emotività bambino e modularla, da non confondere con contagio. Sbagliato anche distrarre il bambino e cambiargli emozione. Sintonizzazione importante perché bambino acquisisce stati emotivi. Qualità sintonizzazione perché siamo stati figli, partner, buon ambiente, traguardo lavorativo.
Teoria dell'attaccamento di Bowlby
La qualità dell'interazione costituisce la struttura relazionale e in questa si sviluppa la teoria dell'attaccamento di Bowlby. Disturbi attaccamento: il termine attaccamento rimanda alla teoria proposta da Bowlby e centrata sul legame del bambino piccolo con la madre o con un suo specifico sostituto, considerato fondamentale per la sopravvivenza non solo fisica ma anche psichica del bambino.
Legame di attaccamento
Il legame di attaccamento si riferisce alla creazione nel corso dell'ontogenesi di un rapporto stabile e duraturo, riservato solo a pochi individui detti caregiver, verso i quali il bambino è fortemente portato a cercare protezione e contatto nei momenti di bisogno e pericolo. Il precoce attaccamento selettivo è considerato un importante precursore delle successive relazioni sociali, nelle quali sono attivi anche altri sistemi motivazionali.
Modelli operativi interni
Le esperienze relazionali di attaccamento vanno a costruire dei modelli operativi interni cioè rappresentazioni che guidano non solo il comportamento ma anche gli affetti e la memoria relativa all'attaccamento. Questi modelli riflettono le interazioni con genitori a livello procedurale e tendono a riattivarsi nelle relazioni successive nelle quali influenzano a livello non cosciente le aspettative, le paure i comportamenti.
Comportamento di base sicura
Le differenze individuali nell'organizzazione del comportamento di base sicura sono state studiate attraverso risposte diverse osservate nei bambini durante episodi di separazione e riunione dalla madre nel corso della procedura di laboratorio denominata Strange Situation Procedure.
Attaccamento sicuro
Sulla base di osservazioni in ambito naturalistico della diade madre-bambino nel primo anno di vita, lo sviluppo di un attaccamento sicuro è risultato essere espressione di una relazione caratterizzata dalla disponibilità del caregiver di fornire protezione nei momenti di bisogno e dalla libertà del bambino di esplorare il mondo esterno allontanandosi con tranquillità sapendo che in caso di pericolo può tornare a difendersi.
Strategie comportamentali insicure
Sono due le principali strategie comportamentali insicure, osservate nei bambini che hanno avuto esperienze di un adulto non disponibile: evitanti (bambini che mostrano disagio della separazione ma sono anche evitanti nel contatto e vicinanza fisica e emotiva, deviano l'attenzione su esplorazione, questi bambini puntano sull'autonomia personale, a cavarsela da soli) ambivalenti (non utilizzano il caregiver come figura di protezione per esplorazione, sono a disagio e non mostrano attività di esplorazione e manifestano rabbia e angoscia al momento della separazione e della riunione).
Attaccamento a rischio
Un attaccamento definito a rischio è l'attaccamento disorganizzato-disorientato: il bambino quando attiva il suo modello di attaccamento si trova di fronte ad un adulto caratterizzato da imprevedibilità nelle risposte e paura nella relazione. Nella strange il bambino si manifesta con contraddizioni nei movimenti che sembrano corrispondere a una incongruenza delle intenzioni e comportamenti. Inoltre è stata riscontrata una mancanza di orientamento rispetto al tema esplorativo. Vi sono comportamenti di paura, terrore e conflitto, mancanza di strategia per affrontare lo stress della separazione.
Caratteristiche dei genitori
I genitori di questi bambini presentano due caratteristiche peculiari: presenza di madri impegnate nell'irrisolta elaborazione di traumi e lutti e situazioni più frequenti di maltrattamento e abuso. In questi casi la madre può attuare comportamenti inesplicabili per il figlio; il caregiver spaventato diventa “spaventante” per il bambino, vedendolo come una fonte di allarme. È un modello di comportamento a rischio perché bambino non ha una strategia per ottenere protezione, vedendo un adulto di riferimento incoerente (classe media 14%, bassa 24%).
Adattamento al contesto
Importante è calibrare l'adattamento con le caratteristiche del contesto.
Definizioni di attaccamento
Definizioni di attaccamento: due tipi di definizioni di disturbi dell'attaccamento. Nei manuali di classificazione diagnostica vi è solo la definizione di disturbo reattivo dell'attaccamento: reattivo a modalità di cura non protettive. Vi sono due declinazioni: un primo pattern che descrive quei bambini che fanno fatica ad instaurare in sé il legame di attaccamento, però per certi aspetti inibiscono anche la capacità di esplorare l'ambiente e non mettono in campo quei comportamenti di base sicura, di esplorazione e richiesta nei confronti della figura di attaccamento. Dall'altra parte vi è la definizione di disturbo dell'attaccamento come disinibito (indifferenziato) il bambino nel momento in cui si sente in condizione di pericolo e fa richiesta di protezione non ha una scelta specifica di figura protettiva ma si rende disponibile ad ottenere protezione in maniera indifferenziata da chiunque. Questo è grande fattore di rischio, perché molte persone possono essere pericolose nei confronti del bambino. Ma è anche fattore di rischio per ulteriori relazioni (disturbo della relazione) ad esempio in quei bambini che hanno avuto molte collocazioni dalla nascita. La classificazione di Zeanah e Boris ipotizza un'assenza di attaccamento nella quale i bambini non si legano e non cercano aiuto e protezione. Questo è una distorsione del legame di attaccamento nella condizione in cui vi sono state delle interruzioni nel legame come ad esempio la morte di un genitore.
Failure to thrive (disturbo dell'accrescimento)
Failure to thrive (disturbo dell'accrescimento): può essere definito come una condizione in cui il bambino nella prima infanzia (dalla nascita a 3 anni): non riesce a raggiungere gli standard di incremento ponderale e staturale per l'età anagrafica, sia in condizioni di scarso nutrimento, sia per scarsa assimilazione dei nutrimenti; manifesta una riduzione significativa del peso rispetto al suo incremento regolare. L'accrescimento in età evolutiva è regolato da un insieme di fattori di natura endogena e esogena che agiscono dal momento del concepimento fino al raggiungimento della statura definitiva. Il ftt è quindi definito come un fenomeno complesso, che coinvolge aspetti di natura medica, psicologica e sociale, descrivendo bambini la cui crescita fallisce rispetto a pattern attesi, cioè standard per età e genere.
Disturbi alimentari
Disturbi alimentari: dalla nascita e nel corso dello sviluppo le competenze alimentari e alimentazione subiscono alcune variazioni in linea con sviluppo e ritmi circadiani e i ritmi sonno-veglia. Sia durante il giorno che durante la notte si alternano fasi di veglia alternate da fasi di richiesta del cibo. La funzione nutrizionistica è da considerarsi tra le funzioni regolatorie (alimentazione, sonno e regolazione sensoriale). Con lo sviluppo gli intervalli tra un momento di alimentazione e l'altro si ampliano, le fasi di sonno si alternano con fasi di veglia più lunghe e tutto si allinea ai ritmi della giornata. L'alterazione di questi ritmi può condurre a disfunzioni sul tema dell'alimentazione. Da un punto di vista psicodinamico la funzione alimentare rappresenta tutto ciò che l'individuo può permettersi di ricevere dal mondo esterno metabolizzandolo. L'adeguata evoluzione della funzione alimentare corrisponde alla capacità che il bambino e successivamente adulto ha di tollerare e accettare che processi introiettivi ci consentono di introdurre anche a livello psichico cose che provengono dall'esterno fino a renderle parte di noi.
Svezzamento
Un altro aspetto importante è lo svezzamento nel quale il bambino viene abituato all'introduzione di cibi sempre meno liquidi. I disturbi alimentari rappresentano una delle più comuni manifestazioni psicopatologiche dell'infanzia e adolescenza, sia nella forma di transitorie alterazioni dei pattern alimentari sia come quadri clinici definiti che possono compromettere lo sviluppo e lo stato psicologico e fisico del bambino e adolescente. Le caratteristiche di questi disturbi variano rispetto alle fasce di età.
Fail to thrive
Il fail to thrive descrive il risultato di condotte alimentari non adeguate definite in forma organica (patologia fisica più o meno correlata all'apparato digerente che limita la crescita ponderale e staturale del bambino) e non organica (cioè quei difetti dell'accrescimento che possono osservarsi in assenza di una patologia fisica che li giustifichi).
Classificazioni dei disturbi alimentari
Vi sono tre classificazioni in base alla fascia d'età: dell'infanzia o prima fanciullezza: incapacità da parte del bambino di alimentarsi adeguatamente, con conseguente difficoltà ad aumentare di peso o significativa perdita, con insorgenza prima dei 6 anni senza che siano presenti condizioni mediche generali o disturbi mentali. I principali quadri clinici sono: disturbi alimentari di regolazione di stato: difficoltà del bambino di alimentarsi a seguito di una disregolazione di stato come eccessiva sonnolenza o irritabilità durante l'allattamento. Disturbi alimentari di reciprocità nella relazione con adulto: bambino denutrito e genitore non consapevole del suo stato e scarsamente impegnato nella relazione con bambino.
Anoressia infantile
Anoressia infantile: intenso e persistente rifiuto del cibo con difficoltà di accrescimento (tra 9 e 18 mesi), sono poco interessati al cibo e facilmente distraibili. Avversioni sensoriali al cibo. Introduzione di cibo con espressione di disgusto, vomito o rifiuto completo di alimentarsi. Da sei mesi ad un anno vi è il conflitto alimentare dove il bambino vuole diventare autonomo nell'alimentazione. Nella seconda e terza infanzia vi sono fondamentalmente due quadri clinici: pica: ingestione persistente di sostanze non alimentari come carta o colla; e il disturbo della ruminazione: definito come rigurgito ripetuto a cui segue una nuova masticazione del cibo.
Rifiuto del cibo
Un'altra classificazione di disturbo è il rifiuto del cibo: episodico in assenza di preoccupazioni relative al peso e distorsioni cognitive presente in età prescolare o scolare. E alimentazione selettiva: riduzione delle scelte alimentari a pochi cibi ed riluttanza a provare cibi nuovi. Poi il disturbo emotivo di evitamento del cibo: marcato rifiuto di alimentarsi adeguatamente con perdita di peso e mancato accrescimento ma senza le distorsioni corporee tipiche dell'anoressia nervosa. Seguono anche fobie alimentari e disfagia funzionale cioè la paura di rimanere soffocati dal cibo.
Disturbi alimentari adolescenziali e adulti
Esistono poi quadri clinici che riguardano adolescenti e adulti come l'anoressia nervosa (rifiuto di mantenere peso corporeo, paura di acquisire peso, distorsione dell'immagine corporea e amenorrea) bulimia nervosa (ricorrenti abbuffate e successive compensazioni tramite vomito, lassativi, esercizio eccessivo). Non è chiaro se disturbo o patologia.
Omogenitorialità
Omogenitorialità: sono molti i padri e le madri omosessuali. Molti hanno concepito i loro figli in precedenti relazioni o matrimoni eterosessuali, ma le nuove generazioni di gay e lesbiche hanno figli all'interno della loro relazione di coppia. Nei paesi in cui la legge lo consente possono adottare; le donne lesbiche possono ricorrere alla fecondazione, assistita o "artigianale", con donatori anonimi o conosciuti e coinvolti in varia misura nella loro dinamica familiare. In Italia la realtà delle famiglie omogenitoriali non è ancora completamente accettata.
-
Psicopatologia
-
Psicopatologia
-
Psicopatologia prof. Simonelli magistrale
-
Riassunto esame Psicopatologia dello Sviluppo, prof. Simonelli