PSP6074657 - Psicopatologia dello sviluppo (avanzato) 2020-2021
Introduzione al corso
Prof. Alessandra Simonelli
6 ottobre 2020
ID ZOOM (permanente): 83547344125
Durante lo svolgimento delle lezioni apparirà sempre una cartella con il materiale di studio (es. cap. 1) e una cartella con materiale integrativo (non obbligatorio), per es. “Materiale integrativo sul parenting”. Pagina del corso.
Bibliografia
- Manuale di psicopatologia dello sviluppo (2007) – Il Mulino disturbi, diagnosi e trattamento, di prospettiva psicodinamica (non psicoanalitica) da studiare integralmente.
- CD 0-5 Classificazione diagnostica della salute mentale e dei disturbi. Roma: Fioriti Editore, 2018. Da studiare integralmente gli autori descrivono la psicopatologia con attenzione ai primi anni di vita.
- Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. DSM V. Milano: Raffaello Cortina, 2015. pag. 1-100.
Modalità d'esame
L'esame si svolgerà in forma scritta e avrà la durata di 1 ora e 30 minuti. Altrimenti (quarantena) in forma orale a gruppi. Si tratterà di 6 domande aperte, ma circoscritte, alle quali lo studente dovrà rispondere facendo riferimento a quanto affrontato nel corso e sui testi d'esame. Importanza fondamentale data alla terminologia. Non c’è differenza tra frequentanti e non.
Le domande saranno così organizzate:
- 3 domande riguardanti i temi del corso, a cui rispondere in forma estesa.
- 2 domande relative a specifiche definizioni di costrutti cardine della disciplina a cui rispondere in forma sintetica.
Contenuti del corso
I contenuti specifici del corso saranno ripartiti nelle seguenti aree tematiche.
- Prima area: I fondamenti
- Fondamenti teorici e metodologici della psicopatologia dello sviluppo
- Metodi e strumenti di indagine: assessment clinico e procedure di ricerca
- I sistemi di classificazione della psicopatologia (classificazione 0-3, Sistema DSM, Classificazione ICD-10): fondamenti, criteri di definizione e di inquadramento diagnostico
- La funzione genitoriale e il suo sviluppo
- Il processo diagnostico con il bambino e la famiglia
- Seconda area: Le patologie cliniche nel ciclo di vita
- La funzione genitoriale e le sue patologie: maltrattamento, abuso, trascuratezza
- Lo sviluppo ad espressione somatica (Disturbi del sonno, del pianto, dell'alimentazione)
- Lo sviluppo relazionale (Disturbi della regolazione emotiva e dell'attaccamento, i disturbi dello spettro autistico)
- Lo sviluppo affettivo (Disturbi d'ansia, ossessivo-compulsivi, disturbi dell'umore)
- Lo sviluppo del comportamento (Disturbi del comportamento e i disturbi dell'attenzione, disturbi legati allo stress e al trauma)
- Terza area: Il trattamento
- Modelli e prospettive per la presa in carico del bambino
- Il lavoro clinico con la famiglia
- Il lavoro di rete con la scuola e i contesti di vita del bambino
La psicopatologia dello sviluppo
La psicopatologia dello sviluppo è la disciplina che si occupa di descrivere e comprendere le diverse forme di distanziamento che ogni individuo manifesta rispetto ad attese di sviluppo tipico. Disciplina che si occupa di comprendere quanto i percorsi e i processi evolutivi di un soggetto (lungo tutto il circolo della vita) si distanziano (quanto e come) dalle prospettive evolutive tipiche.
Sviluppo tipico vs sviluppo atipico
Ma come si possono avere delle aspettative evolutive su una persona? Chi si occupa di psicopatologia deve conoscere le traiettorie di sviluppo tipico dell’individuo. Infatti, lo psicopatologo può comprendere quanto e come le traiettorie evolutive di un bimbo sono divergenti o disarmoniche rispetto alle traiettorie evolutive tipiche, solo se conosce le traiettorie tipiche.
Perciò, psicologia e psicopatologia dello sviluppo vanno di pari passo: processi evolutivi tipici consentono di comprendere la manifestazione psicopatologica. Allo stesso modo, lo studio dei processi patologici aiuta a perfezionare interrogativi di natura evolutiva (tipica).
Visione sistemica dello sviluppo
Fin dalle prime fasi della vita si considera l’essere umano come un essere attivo nel suo contesto di riferimento. Il neonato è da subito un individuo, non è più visto come un essere passivo e incompetente. Probabilmente già nell’ultimo trimestre di gravidanza il feto è già un individuo (cambia stati fisiologici sulla base di quelli della madre, movimenti intenzionali, vita psichica già presente, etc.). La visione è quindi sistemica, nel senso che l’individuo interagisce con il sistema, lo modifica, e ne viene modificato (subisce l’influenza) a sua volta.
Interazione costante individuo-ambiente
Date le premesse precedenti, diviene di fondamentale importanza studiare l’ambiente in cui un individuo è inserito, poiché può favorire i processi di sviluppo di un individuo o impedire/ostacolarli. Il primo contesto con cui un individuo si trova ad aver a che fare (oltre l’ambiente uterino) è il contesto delle cure primarie. La psicopatologia è il risultato complesso dell’interazione costante tra individuo (e le sue caratteristiche) e il contesto (e le sue caratteristiche). Quanto più questo incontro è favorevole nei confronti dello sviluppo, tanto più l’esito sarà benevolo; tanto più sarà un incontro critico, difficile, etc. più sarà patologico.
Bilanciamento tra fattori di rischio e fattori di protezione
L’individuo inserito nel contesto sistemico porta al costrutto centrale che è quello del bilanciamento tra fattori di rischio e fattori di protezione. I fattori di rischio sono quegli elementi che fanno parte della vita quotidiana che possono condurre l’individuo a condizioni di disagio, malessere, malattia. Da tener presente che tali fattori di rischio costituiscono una possibilità di danno, ma non una certezza. Inoltre, i fattori di rischio sono controbilanciati dai fattori di protezione. Tali fattori di protezione sono quegli elementi che proteggono la nostra salute e contrastano il rischio.
In una visione sistemica della psicopatologia dello sviluppo, l’incontro e il bilanciamento tra fattori di rischio e di protezione è uno degli elementi più importanti per comprendere cosa sta accadendo in quel bimbo, in quella famiglia, e come tali elementi si stanno integrando per generare il processo evolutivo del bimbo stesso. Per quanto riguarda i fattori di rischio si deve tenere presente la loro quantità e durata (qualità). Fattori di rischio prolungati e ripetuti nel tempo costituiscono qualcosa di rigido, assodato, per cui hanno un peso maggiore nella storia dell’individuo, e i fattori di protezione possono fare molta fatica a contrastare questo tipo di fattori di rischio cronico.
Oltre quantità e qualità, un’altra caratteristica che determina l’importanza di un fattore di rischio è la vicinanza affettiva. Ovvero, la qualità del legame affettivo tra il bimbo e gli adulti che si prendono cura di lui. Se i fattori di rischio derivano direttamente dalle figure vicine al bimbo costituiscono un pericolo più elevato per il bimbo, in quanto queste dovrebbero essere le figure di protezione! In tal modo il bimbo si troverebbe a fronteggiare una contraddizione emotiva e cognitiva importante.
Un potenziale fattore di rischio è il legame affettivo tra bimbo/adolescente e gli adulti. Se un fattore di rischio è molto vicino al bimbo allora la problematica è maggiore perché la contraddizione emotiva dà rilievo al fattore di rischio. Il bimbo abusato dai genitori è più grave, per esempio, di un bimbo abusato da amici in quanto, nel secondo caso, è possibile allontanare la persona nociva dal contesto ed inoltre vi sono i genitori in supporto; mentre nel primo caso le azioni traumatiche sono ripetute e il bimbo non può allontanarsi da loro, inoltre non sono presenti le figure di supporto genitoriali.
Modello delle relazioni asimmetriche
Che cosa devono fare gli adulti di riferimento per costituire fattori di protezione nei confronti del bimbo? Gli adulti di riferimento sono tutti coloro che in modo stabile e coerente hanno in compito di prendersi cura del bimbo lungo il suo sviluppo. Non solo quindi i genitori biologici, ma chiunque svolga una funzione di cura. Si tratta quindi di tutta la popolazione di adulti che si prendono cura del bimbo in modo stabile e continuativo nel tempo (i.e. svolgere una funzione di cura e protezione). Secondo Bowlby ne serve almeno uno.
Modello delle relazioni asimmetriche (e non reciproche) l’adulto di riferimento deve essere in una posizione in cui sono loro a fornire cure al bimbo, e il bimbo le riceve: non può mai avvenire il contrario, la direzionalità adulto-bambino non può essere modificata. Situazione asimmetrica, non reciproca.
La relazione dell’adulto con il bimbo è bidirezionale nel senso che il bimbo risponde alle cure del genitore. Per esempio, se cullato si addormenta, o se consolato si calma. Il genitore riceve quindi gratificazione fornendo cura, tuttavia non deve mai essere comunicato al bimbo che il benessere del genitore dipende da lui! Non è il bimbo che deve gratificare il genitore, ma il genitore riceve una sorta di gratificazione indiretta per aver fornito cure al bimbo. In questo senso la relazione è bidirezionale e asimmetrica e non reciproca. Non deve esserci role-reversing.
La cura si impara dalle cure ricevute. Più il genitore sarà in grado di fornire cure adeguate e più il bimbo potrà interiorizzare la sua capacità (futura) di prendersi cura di qualcun altro.
Da parte dei pari il bimbo invece sperimentare un modello relazionale differente, di scambio bidirezionale, di confronto. Relazione amicale simmetrica reciproca. La relazione di coppia è invece idealmente una relazione simmetrica reciproca.
Interazione e relazione
Interazione e relazione. Sono concetti diversi. L’interazione è uno scambio nel qui ed ora. Se l’interazione si prolunga in qualcosa di più strutturato e complesso allora si instaura una relazione. La relazione è quindi un’interazione ripetuta: se siamo in relazione con qualcuno, lo siamo anche se tale persona non è presente; mentre ciò non vale per l’interazione. La relazione è l’interiorizzazione della storia interattiva costruita con l’altro. Il bimbo quindi struttura la relazione con l’adulto in base alle relazioni con essi, e così l’adulto, che struttura interazioni con il bimbo, per poi diventare una storia.
Ogni relazione è differente perché è composta dalle caratteristiche personali di ciascun individuo e dalle caratteristiche del loro incontro. Per esempio, anche una madre avrà una relazione qualitativamente differente con ciascun figlio, poiché cambiano variabili come età, genere, etc. (caratteristiche della madre) e cambiano le caratteristiche del loro incontro. Ecco perché la psicopatologia può svilupparsi con un fratello invece che un altro, perché magari quel bimbo è nato in un periodo in cui per la madre era difficile occuparsi di lui.
Parental brain e funzione genitoriale
8 e 13 ottobre (le due lezioni sono integrate)
Parental brain: funzionamento cerebrale delle madri e qualità dell’interazione precoce con il bambino, in condizioni tipiche, a rischio e psicopatologiche.
Cosa intendiamo per parenting o funzione genitoriale? Capacità di prendersi cura di un altro al di fuori di sé, intercettando i suoi bisogni e rispondendo in modo adeguato alla natura del bisogno, all’età, al livello di sviluppo, alle caratteristiche specifiche dell’altro, entro un contesto sociale e culturale specifico.
- Prescinde dal legame biologico tra sé e l’altro è svincolata dal legame biologico (es.: bimbo adottato; cucciolo di animale; etc.). Questo perché la funzione genitoriale nasce e si sviluppa dalla relazione di accudimento (ricevuta) che altre persone hanno avuto con noi (i.e., i nostri genitori o chi ci ha accudito).
- È tipica e adeguata alle relazioni di natura asimmetrica e non reciproca; la protezione deve sempre andare dall’adulto verso il bambino (mai il contrario).
- È una funzione evolutiva; è vero che la matrice non si cambia, ma nelle diverse età della vita la funzione di cura può avere delle variazioni. Ciò può essere dovuto a esperienze personali, invecchiamento, etc.
- È solo in parte connessa al funzionamento generale dell’individuo. Cioè, una persona che abbia un aspetto clinico importante (es., depressione o tossicodipendenza), può svolgere comunque una funzione genitoriale adeguata? Sì, è possibile trovare una funzione genitoriale in parte integra (che magari va supportata) ma non necessariamente inadeguata. Viceversa, si può non trovare un’adeguata funzione di cura anche in caso di famiglie “normali” e senza psicopatologie.
La cura di cui si fa riferimento ha a che fare con la cura di aspetti biologici, come la intendeva Bowlby (nella teoria dell’attaccamento). L’approccio infatti è psicodinamico integrato, ma non psicanalitico stretto (es., Lacan).
Inoltre, secondo Stern, le cure ricevute formano la matrice relazionale primaria. Ognuno di noi, grazie alle sue esperienze relazionali precoci con gli adulti di riferimento, costruisce delle matrici, ovvero una forma solida, dell’esperienza relazionale, che però può essere modificata e usata differentemente nel corso della vita, a seconda delle relazioni che siamo in grado di costruire. È una sorta di modello che si ripete con le dovute modificazioni: in assenza di questo modello sarà molto difficile prendersi cura di sé e dell’altro; stessa cosa se la matrice è difettosa e carente.
Ciò è importante per quanto riguarda la funzione genitoriale, perché afferma che tale funzione genitoriale non può essere valutata una volta per tutte. Per esempio, se si devono valutare le capacità e le funzioni genitoriali di un genitore su due figli, non possono essere valutate su uno e poi generalizzarle anche per tutti gli altri. Ogni bimbo nasce in un momento differente e con caratteristiche differenti, per cui può elicitare una capacità di cura differente nella stessa persona. La funzione genitoriale dipende quindi sia dal singolo che dall’altro di cui ci si prende cura.
Livelli del parenting
Il parenting si compone di due livelli del “prendersi cura dell’altro”:
- Comportamenti (agiti) nei confronti di un altro al di fuori di sé.
- Sensitivity e responsivity, Ainsworth et al., 1978;
- Emotional Availability, Biringen;
- Intuitive Behaviours, Papousek.
- Rappresentazioni (del parenting) di se stesso come individuo e come genitore, dei propri genitori, del partner come individuo e come genitore, del bambino, delle funzioni di cura.
- Internal Working Models, Bowlby;
- Costellazione materna (Stern, 1997).
Vi è una stretta interconnessione tra livello comportamentale e livello rappresentazionale. Anche se si deve essere consapevoli del fatto che non sia la stessa cosa.
Livello comportamentale
Si deve sempre tener presente il rapporto tra sensitivity e responsivity. Sono due capacità dell’adulto (sensibilità e responsabilità). La sensibilità non è legata al fatto di essere delle persone sensibili: la sensibilità ha a che fare con la capacità dell’adulto di comprendere il segnale del bimbo e il bisogno che sottostà a tale segnale (per es., nel pianto del bimbo, la sensitivity permette di misurare adeguatamente il contenuto del messaggio che proviene dal bimbo, se ha fame, o sonno, etc., in termini di gravità anche).
Nell’ottica della sensitivity, l’adulto è strumento di misura rispetto ad esigenze e richieste che provengono dal bimbo. Uno strumento di misura (l’adulto) è sensibile se misura adeguatamente ciò per cui è stato progettato, e se lo fa sempre allo stesso modo: se riconosce ogni volta il significato di tale segnalazione.
Perché la sensitivity è importante? Perché se l’adulto intercetta e pone la domanda sottostante sarà in grado di rispondere alla richiesta responsività. Implica la capacità di non formulare una risposta rigida e generica, ma si tiene conto di una serie di elementi:
- Aver capito il tipo di domanda/bisogno (aver misurato adeguatamente qual è la domanda specifica: es., nutrizione, addormentamento, etc.).
- Età del bimbo: se piange per fame a 2 mesi si scalda il biberon, se piange per fame a 2 anni si dà la pastina. Si organizza la risposta in base all’età del bimbo.
- Non tutti i bimbi hanno età di sviluppo corrispondente ad età anagrafica: si deve tener conto della sua età di sviluppo. Una buona risposta non è organizzata sull’età cronologica, ma sull’età di sviluppo.
- Caratteristiche specifiche di quel specifico bimbo, che prescindono da età ma che sono costitutive della sua persona.
Alcuni adulti possono avere delle difficoltà nella messa in atto di sensibilità e responsività. Per esempio, un adulto che ha difficoltà al leggere il bisogno implicito nel pianto del bimbo (deficit nella sensitivity) organizza risposte rigide se non comprende la domanda implicita del bimbo. Oppure, un problema di sensitivity può portare l’adulto a cercare...
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