Psicopatologia dello sviluppo: modelli teorici di riferimento
Sigmund Freud (1856-1939)
Sigmund Freud fu il primo studioso ad occuparsi di psicopatologia. Fondatore della psicoanalisi, non si occupa specificamente di bambini in quanto il suo argomento di principale interesse è la persona adulta: ad esempio, per quanto riguarda l’esperimento del piccolo Hans, Freud non era interessato dal bambino in sé (faceva addirittura i colloqui con il padre del bambino e non con il bambino stesso). È lontano dalla prospettiva dell’osservazione del comportamento infantile.
Ciò vuol dire che Freud come lo intendiamo oggi. Inoltre, il lavoro di Freud sullo sviluppo infantile, per quanto geniale sotto alcuni aspetti (gioco del rocchetto, stadi dello sviluppo psicosessuale, narcisismo infantile, metafora del re his majesty the baby), è completamente retrospettivo: attraverso i colloqui con i suoi pazienti adulti andava a indagare sull’infanzia di essi e a formulare le sue teorie sul periodo infantile per collegarle poi al patologico nell’adulto.
È importante sottolineare che, per quanto Freud abbia subito critiche, le sue teorie sono il punto di partenza sullo studio della psicopatologia infantile.
Melanie Klein (1882-1960)
Melanie Klein è la prima studiosa che approccia direttamente il mondo del bambino attraverso la psicoanalisi. La sua riflessione sul bambino diventa una metafora fortissima nel comprendere il funzionamento psichico in generale, arrivando a teorizzare sul fatto che la fantasia e lo sviluppo siano precocissimi e comincia a lavorare con i bambini con l’idea di andare a interpretare e risolvere un conflitto basandosi su un modello pulsionale.
La Klein ha l’intuizione brillante di riuscire a lavorare con i bambini attraverso la modulazione del lavoro freudiano con gli adulti (libere associazioni e sogni), spostando l’attenzione al gioco (utilizzato ancora oggi), visto come manifestazione dell’inconscio. L’attenzione esasperata al mondo sessuale del bambino la porterà a discutere con Anna Freud.
Anna Freud (1895-1982)
Anna Freud inizia a lavorare con i bambini nel periodo della Seconda Guerra Mondiale nelle zone fuori Londra in cui vengono fatti confluire i bambini che venivano allontanati dalla città. Grazie all’interazione con questi bambini, essa intuisce l’importanza centrale del ruolo genitoriale per il bambino nell’infanzia. Il suo lavoro inizia quindi a svilupparsi incentrandosi sull’esperienza specifica della separazione del bambino dai genitori.
Anche dopo la guerra, continua a entrare in contatto con bambini che hanno subito delle perdite e ad osservare cosa possa significare nella loro esperienza quotidiana dal punto di vista psichico.
Margaret Mahler (1897-1986)
Margaret Mahler dà un grande contributo dal punto di vista teorico per quanto riguarda la psicoanalisi infantile attraverso lo sviluppo della teoria di separazione-individuazione, della quale si manifestano determinate fasi (autistica e simbiotica). Il concetto di separazione-individuazione è fondamentale per determinati disturbi, quali ad esempio il disturbo dell’alimentazione e della nutrizione.
René Spitz (1887-1974)
Anche René Spitz lavora con bambini che hanno subito separazioni precoci, volendo comprendere la necessità di una figura di riferimento nell’età infantile. Uno dei suoi studi si incentra sul modello ospedaliero infantile: inizialmente si riteneva che le infermiere non dovessero legare con bambini ospedalizzati in quanto, nel caso dovessero per qualche motivo separarsi, ciò avrebbe causato un grave trauma nel bambino. Quest’idea è stata poi valutata, sottolineando invece l’importanza nel costruire legami durante l’infanzia.
Una vera e propria rivoluzione nella storia della psicopatologia dello sviluppo è nel 1958 con un documentario di James Robertson, il quale lavorava a stretto contatto con John Bowlby, intitolato “A two years old goes to hospital”. In questo documentario viene ripresa l’esperienza di una bambina inglese di classe media, la quale viene portata in un ospedale per 10 giorni mentre la madre dava alla luce il secondo figlio (pratica molto diffusa negli anni ’50 in Inghilterra).
Giorno per giorno viene mostrata l’esperienza della bambina, andando a mostrare quanto il suo comportamento cambi drasticamente: prima molto felice, infine molto negativa, arrivando a mostrare dei comportamenti di freezing, ovvero assoluta disorganizzazione del comportamento. Ciò che emerge da questo documentario è che un’esperienza di separazione, anche di un breve periodo, ha un impatto importante nella vita del bambino che diventa difficile da “cancellare”, anche quando la separazione si conclude.
Grazie a questo filmato, la concezione sulle decisioni della gestione dello sviluppo del bambino cambiano drasticamente a livello mondiale.
John Bowlby (1907-1990)
La vera rivoluzione nel campo della psicopatologia infantile avviene sicuramente a opera di John Bowlby, il quale già prima della Seconda Guerra Mondiale inizia a produrre molti scritti riguardanti la possibilità e l’importanza della separazione dalle figure primarie durante l’infanzia.
Bowlby rivoluziona il pensiero della psicopatologia infantile perché inserisce il suo modello in un ambito evoluzionistico (nonostante non abbandonò mai la società psicoanalitica britannica), prende il meglio di tutte le teorie del suo tempo (ad esempio, prende spunto dai modelli cognitivi, e da lì modula il concetto dei modelli operativi interni) ed è in grado di produrre un’impostazione teorica che permette un’indagine di tipo metodologicamente corretto.
La sua teoria dell’attaccamento rompe con la teoria freudiana dello sviluppo, in quanto afferma che non è vero che il bambino si attacca alla madre perché lo nutre, ma perché, in quanto essere umano, è portato istintivamente a ricercare sicurezza e protezione in una figura adulta. Non è la prospettiva di rinforzo legato al nutrimento che ci permette di avvicinarci a una persona, è in realtà un vantaggio evoluzionistico. Attraverso l’attaccamento con il genitore, il bambino impara delle modalità relazionali (impara come l’altro può aiutarlo a proteggersi) che accompagneranno l’individuo “dalla culla alla tomba”.
Mary Ainsworth (1913-1999)
Allieva di Bowlby, Mary Ainsworth è la prima a usare il concetto di “base sicura” e, grazie alle teorizzazioni di Bowlby sui diversi stili di attaccamento nel bambino, sviluppa il paradigma di ricerca della Strange Situation.
Il momento di separazione è percepito come situazione di pericolo, e in questa condizione il bambino metterà in atto un comportamento di attaccamento. Qualora la madre non sia presente, il bambino metterà in atto comportamenti compensativi dati dalla mancanza del genitore. Le reazioni alla separazione rappresentano le varie tipologie di attaccamento (inteso come comportamenti dell’individuo che ruotano intorno alla ricerca di sicurezza che il bambino trova nell’adulto di riferimento).
Donald Winnicott (1896-1971)
Oltre ad essere uno psicoanalista, Donald Winnicott è anche uno psichiatra. Inizialmente ha ricevuto una formazione da pediatra, formazione che gli permetterà di essere un acuto osservatore dei bambini e della relazione tra adulto e bambino per tutta la vita.
Una delle sue intuizioni è quella di considerare inscindibile la complessità della diade genitore-bambino (lui parla di madre-bambino). Secondo Winnicott, il bambino non può esistere se non all’interno della relazione con il genitore: il bambino ha bisogno del genitore per sopravvivere. La cura materna serve ad assicurare la continuità dell’essere del bambino. Fondamentalmente, l’organizzazione psichica del bambino, la sua soggettività, la sua personalità, si costruisce attraverso la relazione con l’altro, un “altro” in grado di essere “sufficientemente buono”.
Il bambino vede sé stesso negli occhi della madre: il bambino riconosce i propri stati emotivi e affettivi nell’interazione con la madre (idea del rispecchiamento): ad esempio, se un bambino cade e si fa male, la prima cosa che farà sarà guardare la madre e vedere la sua reazione, che consiste prima nell’immedesimazione e conferma dell’emozione e poi nella rassicurazione, data dalla regolazione dell’emozione grezza del bambino e superamento dell’emozione negativa. Ciò serve a far capire al bambino che le emozioni possono essere condivise, nominate e regolate in modo da strutturare la propria esperienza psichica. In questo processo, si costruisce la soggettività dell’individuo.
Nel caso l’equilibrio della diade si dovesse rompere, potenzialmente si avrebbe una sofferenza psichica del bambino, con la conseguenza della costruzione del Falso Sé (ricollegabile all’investimento narcisistico freudiano del genitore sul bambino).
Peter Fonagy (1952)
Uno dei lavori che contraddistingue Fonagy è quello volto all’unione della teoria dell’attaccamento con la psicoanalisi. All’interno della relazione di attaccamento si sviluppa la capacità di mentalizzazione, ovvero il riflettere su se stessi e sugli altri in termini di stati mentali. Nel momento in cui un individuo è in grado di capire che sia lui che gli altri hanno pensieri, i quali non si sovrappongono ma esistono entrambi e si influenzano a vicenda, permetterà una lettura del mondo il più possibile assente da bias (meccanismi di difesa, errori, letture parziali, proiezioni individuali ecc.).
La mentalizzazione si sviluppa all’interno di una relazione di attaccamento: Fonagy riprende quindi il concetto di rispecchiamento winnicottiano, in quanto gli stati mentali del bambino sono separati da quelli del genitore ma, allo stesso tempo, sono in relazione con essi.
Il concetto di mentalizzazione è il cuore della capacità della regolazione degli affetti dell’individuo e della diade. Fondamentalmente, il concetto di regolazione affettiva, che è la base del benessere dell’individuo, nasce all’interno della relazione, in una prospettiva diadica, e nasce dalla capacità del genitore di vedere gli stati affettivi grezzi del bambino, prenderli, farsene carico, marcarli e restituirli in un modo che il bambino possa comprenderli. Questo processo di marcatura dell’emozione grezza è il ruolo che il genitore ha nello sviluppo del bambino e della sua esistenza psichica.
Per Fonagy la regolazione emotiva dell’adulto è ciò che permette la regolazione emotiva del bambino, la quale è necessaria affinché il bambino sia in grado di organizzare i suoi stati psichici (ovvero sviluppare una funzione psichica che sia in grado di permettere l’adattamento del soggetto al contesto ambientale in cui vive allo scopo di fornigli una sanità mentale e di costruire la propria soggettività), in quanto all’inizio è totalmente eteroregolatoria.
Arnold J. Sameroff
Sameroff propone all’interno del contesto dell’intersoggettività l’esistenza di un modello transazionale. L’intersoggettività è lo studio di come avviene lo sviluppo sociale del bambino. L’essere umano è un essere profondamente sociale: è molto difficile contemplare lo sviluppo di un individuo se non lo si considera all’interno di un contesto relazionale.
Sameroff ha studiato come il bambino e il caregiver vanno a costruire lo sviluppo sociale, cognitivo, affettivo ecc. del bambino. Il bambino, fin dai primi istanti di vita, è un attore fortemente capace di andare a modulare la realtà che lo circonda, e lo fa influenzando ed essendo influenzato dall’ambiente. Fondamentalmente, secondo Sameroff bisogna comprendere come il bambino e l’ambiente siano dimensioni e processi che si influenzano rispettivamente, e questa influenza rispettiva va anche studiata come un’influenza che si modula nel tempo. Per comprendere lo sviluppo del bambino non bisogna solo comprendere lo stato iniziale dell’ambiente, ma anche vedere quali sono le reciproche influenze del bambino e dell’ambiente durante il passare del tempo.
Quando c’è una perturbazione all’interno di questo modello (ad esempio, quando il caregiver è depresso e non è in grado di fornire le cure necessarie al bambino), questo sistema andrà a ristrutturarsi e l’influenza reciproca prenderà una traiettoria negativa che nel tempo avrà delle ripercussioni, a meno che non avvengano degli avvenimenti in grado di raddrizzare questa traiettoria.
Colwyn Trevarthen (1931)
Trevarthen è diventato famoso per i suoi studi sull’intersoggettività primaria e secondaria. Si parla di intersoggettività primaria nel periodo che va dalla nascita fino all’ottavo mese di vita del bambino. È il momento in cui il bambino ha la capacità di condividere gli sguardi, il sorriso, i gesti, ha delle azioni dirette verso l’altro.
Con l’intersoggettività secondaria, che inizia dal nono mese di vita in poi, il bambino inizia a risolversi verso il mondo, comincia ad avere dei comportamenti gestuali più complessi e di relazione con l’esterno, spostando ad esempio l’attenzione del genitore, ricercando dinamiche triadiche, fino allo sviluppo di comportamenti sempre più complessi come gattonare, camminare, parlare ecc.
Infant Research
- Daniel Stern
- Karlen Lyons-Ruth
- Beatrice Beebe
Daniel Stern (1934-2012)
Stern è il fondatore dell’Infant Research (che si colloca sempre all’interno della psicoanalisi) nata nei primi anni ’70. L’Infant Research ha come scopo studiare lo sviluppo del bambino, sia in condizioni normali che atipiche, in funzione di riflettere su come funziona la relazione tra esseri umani, come funziona la razionalità e l’intersoggettività anche tra gli adulti, e in particolare, con le riflessioni che Stern porta avanti, sulla base dello studio dello sviluppo infantile, possano servire a strutturare la riflessione e la comprensione di quello che succede all’interno della psicoterapia.
L’idea dei primi lavori di Stern è quella di poter osservare i bambini e i loro comportamenti sociali per comprendere le regole dietro le relazioni umane. I comportamenti sociali dei bambini, infatti, sono più semplici di quelli degli adulti. Attraverso queste osservazioni si può capire come aiutare al meglio un paziente in terapia. I lavori più importanti di Stern sono quelli legati alla costellazione materna, incentrati sul comprendere come la gravidanza comporti nella donna un momento di ricostruzione psicologica e cognitiva molto forte che permette alla donna di costruire un momento di riflessione che la prepari al nuovo compito di madre.
La novità dal punto di vista metodologico di Stern è legata allo studio delle micro-interazioni tra genitore e bambino. Stern propone delle letture del comportamento umano che diventeranno delle riflessioni su quali sono le regole della socialità.
Karlen Lyons-Ruth
Karlen Lyons-Ruth si è occupata di molte cose, in particolare dell’evoluzione della teoria dell’attaccamento studiando l’attaccamento genitoriale in relazione a situazioni limite. Il suo lavoro si strutturerà intorno alla possibilità di andare a studiare pattern relazionali complessi, come quelli di attaccamenti adulti spaventati o spaventanti che vanno a influenzare la relazione, mettendo a rischio la salute del bambino.
Beatrice Beebe (1946)
Beebe, in collaborazione con Lachmann, scrisse parecchi libri ispirandosi a Stern, in cui è stata teorizzata la metafora dello sviluppo del bambino nel contesto sperimentale per comprendere la psicoterapia. Sulla base delle relazioni infantili, è possibile proporre degli approcci diversi ai pazienti adulti.
Edward Tronick
Tronick è colui che si è occupato della still face, utilizzata per studiare lo sviluppo infantile e per studiare più in generale come può funzionare la relazione e la capacità dell’adulto e del bambino di imparare insieme un modello di regolazione emotiva.
La still face consiste nel mettere il bambino (che deve avere almeno 3 mesi) di fronte al genitore, chiedendo al genitore di interagire col bambino in maniera libera per qualche minuto. A un certo momento, l’adulto dovrà interrompere qualsiasi relazione con il bambino pur continuando a guardarlo negli occhi, immobilizzando il volto e rimanendo quindi totalmente irresponsivo con il bambino. L’idea è quella di andare a interrompere le aspettative del bambino.
Nel momento in cui il bambino propone un’interazione con l’adulto e non riceve risposta, il bambino avrà una reazione in quanto ha un’aspettativa ben precisa. Quando questa aspettativa non viene realizzata, il bambino cerca altre strategie di regolazione (cercare di interagire in maniera più forte, mette in campo un range di comportamenti per scatenare una reazione del genitore ecc.) fino ad arrivare ad una situazione di distress (accompagnato a livello neurologico da un aumento di cortisolo): si mette a piangere, urla… quando la madre poi si riconnette a lui, allora il bambino si calma.
In termini di regolazione, la still face conferma empiricamente il fatto che la regolazione emotiva avvenga grazie all’interazione con il caregiver. La still face è stata utilizzata come simulazione di una situazione di depressione materna, in quanto la madre è meno responsiva e ciò comporta che il bambino sviluppi un’aspettativa di incapacità degli altri di farsi carico delle proprie emozioni e di prendersi cura.
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Domande per esame di Psicopatologia dello sviluppo, prof. De Carli
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Psicopatologia dello Sviluppo - esame prof De Carli
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Appunti Psicopatologia dello sviluppo
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