Psicopatologia dello sviluppo – Simonelli
Cenni introduttivi
Molti autori sostengono che, fin dall’inizio della vita, la qualità delle interazioni precoci tra il bambino e gli adulti che si occupano di lui fa parte dell’esperienza responsabile della strutturazione del suo mondo psichico: l’esperienza reale di cura e accudimento significativa fin dalle prime fasi è in grado di determinare per certi aspetti il modo in cui si struttura il mondo interno.
Approccio dinamico-interattivo e spinte motivazionali
La psicopatologia dello sviluppo presenta così un approccio dinamico, ma su base interattiva, le esperienze reali che l’individuo ha fatto a partire dalla vita precoce e dalle fasi anche precedenti alla nascita, come se il mondo psichico possa nascere già a partire dal secondo trimestre della gravidanza. Al momento della nascita, il bambino è spinto e motivato su base anche biologica a stringere relazioni con gli altri, dato che esso fisicamente e psicologicamente non è capace di sopravvivere con le sue stesse abilità, ma necessita di aiuto: l’adulto, con le sue competenze, è l’individuo in grado di garantire questa sopravvivenza, prima fisica e successivamente psicologica. La spinta è definita in termini motivazionali secondo due canali differenti:
- Attaccamento: spinge il neonato a chiedere la protezione.
- Intersoggettività: spinge il neonato a condividere stati affettivi con l’altro.
I pensieri del bambino si muovono da inconsapevoli a consapevoli, strutturati all’interno della memoria autobiografica. I ricordi sotto i due anni di vita procedono in maniera interattiva, implicita, e diventano via via più precisi e consapevoli.
Rapporto sano e patologico
Numerosi studiosi sostengono che la matrice fondante del benessere e della psicopatologia è l’esperienza interattivo-relazionale precoce ed il modo in cui gli adulti si sono occupati di noi nei primi anni di vita. Se questo non avviene lo sviluppo può essere atipico, a rischio o psicopatologico. È molto importante comunque il contributo di tutti gli attori, tanto gli adulti quanto il neonato stesso, il quale possiede caratteristiche ben definite sin dai primi giorni di vita: caratteristiche temperamentali, somatiche, di salute ed accrescimento. Si aggiungono competenze informative per gli adulti, in grado di catturarne l’attenzione e costruire la relazione con lui.
La funzione genitoriale
La funzione genitoriale si esplica come la funzione che ognuno ha quando è chiamato ad occuparsi di qualcuno, sia esso un figlio o un amico. La capacità dell’adulto di costruire una matrice interattiva con il bambino si può riassumere nella funzione genitoriale. I due protagonisti sono entrambi implicati nella costruzione della relazione, ma non a livello paritario. L’adulto è chiamato a strutturare la relazione dal momento che possiede maggiori competenze rispetto al neonato. L’assetto generale della relazione è sempre e mai asimmetrico reciproco: l’adulto cerca di comprendere il segnale del bambino e di rispondere ad esso e mai il contrario, dal momento che dentro quel contesto il bambino deve costruire il proprio mondo psichico piuttosto che occuparsi dei bisogni dell’adulto. L’adulto fornisce struttura alla relazione, cura e protezione al bambino. Se viene richiesta la reciprocità ci si trova in una inversione di ruoli nella quale il bambino è chiamato a occuparsi dell’adulto. Questo si differenzia dalle relazioni che l’individuo costruirà lungo la sua evoluzione, sempre più simmetriche e reciproche. L’asimmetria si modifica lentamente, nell’adolescenza, fino a stabilire una relazione più paritaria con i genitori.
Osservare il bambino
Quando si vuole osservare e comprendere lo sviluppo del bambino, è necessario farlo in diversi contesti relazionali e ambientali in cui il bambino si sta destreggiando. Si tratta di un modello contestuale dello sviluppo in cui gli elementi del sistema si incontrano o scontrano per realizzare traiettorie evolutive. Se sono disfunzionali, lo sviluppo del singolo può essere altamente compromesso, fino alla costruzione di relazioni e strutture da atipiche a patologiche.
Relazione vs interazione
L’interazione è l’insieme di comportamenti reciproci nel qui ed ora definiti all’interno dell’incontro tra persone, muovendosi sul piano comportamentale. Essa richiede la presenza fisica dell’altro. La relazione è qualcosa di più complesso: essa definisce l’insieme di una serie ripetuta di scambi interattivi tenuti nel tempo con una stessa persona. All’interno di questa ripetitività di scambi, nella relazione non vi è più soltanto scambio reale, ma anche una rappresentazione mentale (ricordi, conoscenze dell’altro), aggiungendo così un secondo piano di categorizzazione.
Quando la relazione diventa simmetrica
L’asimmetria interattiva non intacca comunque il valore delle due persone, tuttavia deve essere sempre l’adulto a portare le proprie cure al bambino. Questo accade anche all’interno della relazione terapeutica, dove si ha un professionista nel ruolo di adulto e un paziente nel ruolo di bambino. Quando lo schema interattivo comincia a divergere da questo schema adattivo e a costituire uno schema meno adattivo e meno funzionale, adulto e bambino si posizionano in modo paritario, costruendo una relazione simmetrica e reciproca:
- Adulto e bambino sono alla pari, in una relazione in cui il bambino viene considerato un adulto (bambini adultizzati): al bambino vengono fatte richieste molto superiori a età, ruolo e capacità.
- Quando adulto e bambino sono di genere opposto si può aggiungere un aspetto di erotizzazione della relazione, fino a collocare il bambino in sostituzione del partner: tale situazione, portata all’estremo, può essere il primo passo verso una storia di abuso sessuale.
- Adulto e bambino sono alla pari, in una relazione in cui l’adulto viene considerato un bambino, ponendosi entrambi in una posizione regressiva: l’adulto può mostrarsi in competizione con il bambino rispetto a qualcosa (un gioco, l’attenzione di un altro adulto). Il bambino dovrà così procurarsi un altro adulto da considerare come riferimento per il suo sviluppo.
L'inversione di ruoli
Se invece sussiste un’inversione di ruoli, il bambino viene indotto implicitamente o esplicitamente a prendersi cura del genitore, proteggerlo ed occuparsi del suo benessere. La situazione non è sempre macroscopica all’osservazione ma può derivare da un’induzione implicita del genitore verso il bambino, per esempio mostrandosi incapace; spesso il genitore si mostra così incompetente nella sua funzione di cura e protezione che induce una funzione di cura da parte del bambino verso di esso.
La regolazione
Si tratta di un equilibrio a basi biologiche per cui governa i processi al proprio interno e quelli di scambio tra interno ed esterno. La regolazione interattiva è l’equilibrio che si raggiunge nell’interazione e nella relazione con qualcun altro:
- Autoregolazione: governo su processi interni mentre si è in interazione con qualcun altro (cosa succede dentro di noi).
- Eteroregolazione: scambi tra l’individuo e l’altro.
Una buona interazione dovrebbe vedere un equilibrio e circolarità tra entrambe i processi: a un segnale interattivo corrisponde una risposta, che contiene al suo interno spazi di auto- ed etero-regolazione, ricostruendo una linea di scambi reciproci. Il bambino impara facendo esperienza di situazioni interattive adeguate nelle quali, lungo lo sviluppo, si hanno proporzioni differenti tra auto- ed etero-regolazione, dove la prima prevale nell’infanzia e la seconda prende piede via via lungo la crescita. Il bambino apprende in questo modo gli scambi regolatori dell’interazione.
Auto- ed etero-regolazione
La difficoltà, disagio e tristezza dell’adulto non deve veicolarsi nel rapporto con il bambino a tal punto che questo si adoperi per risolverla. Se così dovesse accadere, si tratterà di un bambino in etero-regolazione, impegnato a cercare di capire cosa c’è nell’altro, regolando di conseguenza il proprio comportamento. Questa posizione, portata all’estremo, conduce all’ipervigilanza dei bambini maltrattati e abusati: capire cosa sta succedendo fa in modo che il bambino possa capire al meglio come agire, proteggersi e abbassare il livello di pericolo. Nel caso invece in cui l’adulto si occupi del bambino, questo può impegnarsi indagando ciò che ha dentro, comunicando all’adulto ciò che non funziona ed eventualmente chiedendo un aiuto. Si tratta di una modalità adattiva di autoregolazione.
Rotture interattive
Di fatto, anche dentro una configurazione relazionale adeguata, intervengono spesso delle rotture interattive all’interno delle quali il comportamento messo in atto dall’adulto non è in grado di risolvere il segnale del bambino. L’adulto, seppure in una posizione asimmetrica, non è interattivamente capace a leggere i feedback che gli provengono dal bambino: di fronte alle rotture non è in grado di cogliere il nuovo segnale del bambino che dovrebbe permettergli di modificare i suoi comportamenti. L’interazione può essere riparata attraverso un comportamento risolutivo che tiene conto della reazione del bambino e aggiusta l’errore interattivo, introducendo modificazioni funzionali alla situazione.
L’adulto che ripara dimostra in questo modo di:
- Saper cogliere i segnali che provengono dal bambino;
- Possedere competenze interattive più o meno rigide: un adulto con pattern interattivi mobili può meglio adattarsi ai cambiamenti del bambino e avrà più risorse per modificare il proprio modello in relazione a ciò che fa il bambino stesso.
Durante l’osservazione dell’interazione tra adulto e bambino è importante valutare tanto la quantità di rotture fatte dall’adulto nell’interazione, quanto la capacità di intervenire con le riparazioni, ben più importante.
L’osservazione interattiva
In linea generale, a scopo clinico e di ricerca, quando si osserva una diade o una triade l’idea del ricercatore è importante favorire lo svolgimento della best performance dei soggetti; metterli in una situazione difficile spinge i soggetti a superare i loro limiti, mettendoli molto probabilmente in difficoltà. Il focus è invece centrato verso le potenzialità dei soggetti. In età evolutiva si interviene spesso a potenziare i fattori di sviluppo, pensando poi che questo potenzialmente aiuti alla risoluzione della sintomatologia e della sofferenza psichica. L’osservazione riguarda:
- La distanza dell’interazione;
- La posizione assunta dai soggetti;
- Il timing dell’interazione;
- Il focus dell’attenzione;
- Il tono di voce dei genitori;
- L’emozionalità espressa.
Separazioni e perdite
Esse occupano una fetta importante all’interno della teoria dell’attaccamento. La separazione ha a che vedere con la perdita con l’incremento delle autonomie in una relazione, fine della relazione stessa. Un’idea forte ed evolutivamente molto importante riguarda il processo di elaborazione di separazioni e perdite, inevitabili e con importante valore evolutivo (è grazie alla capacità di essere individui separati che l’individuo matura); solo l’elaborazione consente di costruire nuove relazioni.
Quando una relazione affettiva si conclude è necessario affrontare la perdita della stessa, attivando una serie di processi e risorse che riguardano la propria capacità di chiudere la suddetta relazione, collocandola in quel tempo esistenziale, e potersi aprire a nuove relazioni.
Le fasi di separazione e perdita
Bowlby individua un arco di tempo di circa due anni necessario ad una corretta elaborazione della perdita di una relazione significativa. Dopo un primo momento di incredulità e di sollievo, succede un tentativo di recupero della relazione e della persona perduta, coltivando l’idea che forse sia possibile ricominciare. Queste due fasi sono precedenti ad una fase depressiva in cui si viene a patti con il fatto che la separazione è davvero tale e implica perdita dell’altro, della relazione e di alcune parti del sé che coesistevano in quella relazione: questa corrisponde alla vera fase di elaborazione, lunga e molto dolorosa. Una volta superata questa fase si può iniziare a pensare che, conclusa quella determinata fase della vita, è possibile investire le proprie risorse in nuove relazioni. Chiaramente questo è possibile se da una parte si elabora nel miglior modo la fase, dall’altra se si ha una buona esperienza di sé in fatto di relazione.
Le separazioni e le perdite possono diventare temi di blocco evolutivo che impediscono alla persona di elaborare il lutto per poi riaprire nuove possibilità relazionali: quando questo succede, è probabile che le esperienze relazionali precoci siano state poco funzionali, e che abbiano dato all’individuo poca fiducia e poca autostima rispetto alla propria competenza relazionale. La qualità delle relazioni all’origine e la possibilità di stabilire relazioni sono il motore della qualità e della possibilità di costruire relazioni successivamente, una volta che si interrompono quelle primarie.
Quando separazioni e perdite diventano disfunzionali
Clinicamente parlando, non è difficile trovare delle reiterazioni nei pattern di costruzione della relazione: vi è una tendenza a legarsi a partner violenti, a posti di lavoro scomodi, ad amicizie disfunzionali. Comprendere bene i pattern evolutivo-interattivi relazionali precoci è alla base del lavoro clinico, tanto con il bambino quanto con l’adulto. Quindi, quanto più questo modello viene cosi ripetuto costantemente nell’arco della propria vita questo perché sono più rigidi e hanno una minore possibilità di venire modificati, se non con grande impegno da parte delle persone. Dentro le prime relazioni si imparano le regole base della relazione e si costruiscono parti di sé che poi verranno messe in gioco nelle relazioni successive. Le persone esposte precocemente a relazioni significative disfunzionali o peggio, ad un’assenza di relazioni significative, tenderanno a faticare o produrre relazione disfunzionali, la cui modifica è estremamente difficile nel corso della vita; si tratta del loro linguaggio che tendono a produrre ogni volta che si impegnano in una relazione nuova, riproducendo dinamiche disfunzionali e dolorose ma che per loro sono le uniche conosciute e le uniche in grado di padroneggiare, mostrando sicurezza in esse.
I bambini soggetti ad abuso
La condizione centrale critica per i bambini esposti a maltrattamenti e abuso è quella di avere al proprio fianco un adulto pericoloso. Uno o più adulti che siano pericolosi espongono il bambino ad un paradosso cognitivo-affettivo: il bambino nasce con l’idea implicita che l’adulto sia al suo fianco per donargli protezione verso altri pericoli e non che l’adulto stesso sia una fonte potenziale di pericolo. Il bambino cresce così in una continua fase di attivazione psicofisiologica, di percezione dei segnali cognitivi ed affettivo-relazionali che provengono dall’altro e questo ha impatto patogeno su tutto il ciclo della vita: addirittura le aspettative di vita potrebbero essere di 20 anni inferiori ai propri coetanei, dal momento che corpo e mente vengono esposti a condizioni disadattive e disfunzionali per una vita serena.
Psicopatologia adulta e il bambino
Interazioni disfunzionali
È tempo di approfondire la connessione tra la psicopatologia del bambino e alcune caratteristiche degli adulti che si occupano di lui: si trattano di problemi ed eventuali disagi riferiti o riferibili alla qualità dell’interazione adulto/bambino. L’interazione potrebbe avere delle caratteristiche disfunzionali per svariati motivi: la letteratura si è da sempre focalizzata sul fatto che gli adulti portatori di una qualche patologia o contenenti fattori di rischio possono avere più probabilità di sviluppare un’interazione disfunzionale con il bambino e generare nel bambino una psicopatologia. Un ampio filone di studi ha indagato le caratteristiche relazionali disfunzionali di particolari categorie di adulti: essere un adulto troppo giovane per prendersi cura del bambino, problematiche cliniche di natura psichiatrica, depressiva o di dipendenza da sostanze. Tuttavia questo tipo di letteratura si pone due grossi limiti:
- Si occupa solo delle madri, trascurando il ruolo del genitore paterno;
- Fa coincidere la condizione clinica individuale con la capacità di stabilire una relazione con il bambino: la condizione clinica dovrebbe influenzare tutti i campi del funzionamento dell’individuo, mentre in realtà si preservano alcune aree nell’interazione con il bambino.
Madri adolescenti
Si tratta di un filone di studi approfondito in particolare negli USA, derivante dal fenomeno sociale di genitori giovani e madri adolescenti, senza tener conto di alcune derivazioni culturali ed etniche dove la maturità in adolescenza non è una situazione accidentale o insolita, ma rientra...
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