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Psicopatologia del linguaggio in età evolutiva – Autismo

Appunti di Psicopatologia del linguaggio in età evolutivaAutismo. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Autismo Visione d'insieme, Comunicazione verbale e non verbale, Interazione sociale, Immaginazione o repertorio di interessi, ecc.

Esame di Psicopatologia del linguaggio in età evolutiva docente Prof. D. Metro

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Data l'alta variabilità individuale, non esiste un intervento specifico valido per tutti allo stesso

modo. Inoltre raramente è possibile ottenere la remissione totale dei sintomi. Per questo sono molti

e diversi i trattamenti rivolti all'autismo. Gli unici però supportati da studi scientifici sulla loro

validità sono gli interventi di tipo comportamentale e quelli di tipo farmacologico.

L'impiego dei farmaci (non esenti però da alta pericolosità e controindicazioni serie e severe) è

volto alla riduzione o all'estinzione di alcuni comportamenti problematici o di disturbi associati

come l'epilessia ed i deficit di attenzione, col fine di evitare ulteriori aggravamenti o per migliorare

la qualità della vita. Nota storica sui rapporti fra autismo e psicoanalisi

Fra i primi ad individuare la sindrome autistica, che prima veniva confusa nell'ambito del ritardo

mentale o comunque delle demenze precoci e precocissime o addirittura dell'amenza, furono degli

psicoanalisti. Prima di Leo Kanner, Melanie Klein descrive negli anni trenta del XX secolo un caso

che lei chiama di psicosi infantile e che oggi verrebbe diagnosticato come autistico (tralasciamo il

caso del Ragazzo selvaggio dell'Aveyron, descritto da un pedagogista francese nell'800 e oggetto di

un film di Truffaut). Dopo di lei e dopo Kanner, che dette il nome alla sindrome negli anni

quaranta, psicoanalisti come Margaret Mahler e altri (fra cui Bruno Bettelheim) in America, inoltre

Frances Tustin, Donald Meltzer e altri in Inghilterra si occuparono di questi bambini negli anni

‘60-‘80. (Vedi anche stati mentali). Con il loro stimolo un crescente interesse veniva rivolto alle

particolari anomalie di comportamento, comunicazione e sviluppo in generale dei bambini e delle

persone con autismo favorendo un aumento di conoscenze e di interesse nel campo della psicologia

dello sviluppo e nella psichiatria dell'infanzia. Dagli anni ottanta trovarono grande sviluppo le

ricerche sull'attaccamento, l'infant research sulle interazioni precoci, le ricerche cognitiviste sulla

mente e le indagini mediche epidemiologiche, genetiche, neuropsicologiche che hanno preso grande

campo attualmente.

La psicoanalisi è stata accusata di colpevolizzare i genitori, e in particolare le madri, attribuendo la

causa della sindrome ad un disturbo dei rapporti primari con le figure genitoriali, ed è stata soggetta

ad una forma di ostracismo, prima in America e poi anche in Europa. Questo anche nell'ambito di

una progressiva maggiore diffusione di teorie biologiche nell'etiopatogenesi dei disturbi mentali

rispetto alle teorie psicogene e ambientali che avevano dominato il campo in precedenza. All'accusa

e all'ostracismo contribuì anche la questione Bettelheim, che fu oggetto negli USA di una campagna

denigratoria feroce, con accuse di violenza e pedofilia che non sembrano essere state provate ma

che tuttora influenzano l'opinione dominante in quel paese in questo campo.

In realtà la questione psicoanalisi e autismo sembra diventato quasi un tabù o un sacrilegio. Una

quantità di ricerche, almeno da John Bowlby in poi, ha mostrato come l'ambiente familiare influenzi

grandemente lo sviluppo e le caratteristiche dei figli, malati e non, e come le dinamiche familiari e

le relazioni genitori figli possano essere soggette a distorsioni e fonte di malesseri e gravi disagi (cfr

terapia familiare). Nel caso dell'autismo viene oggi vissuta in modo estremamente conflittuale

l'osservazione del funzionamento delle dinamiche familiari, coll'effetto talvolta di impedire

interventi potenzialmente utili, se non indispensabili. La diagnosi di autismo sembra allora

eliminare d'ufficio ogni coinvolgimento dei genitori, a differenza di quanto accade nel rimanente

campo dei disturbi mentali e dell'handicap.

[citazione [citazione

necessaria] necessaria]

In effetti in tutti i paesi, sia in USA che in Gran Bretagna che in Italia ecc.

gli psicoanalisti sono tuttora coinvolti nell'intervento nelle situazioni di autismo: non tanto e non

solo per intervento diretto col bambino, ma anche nell'aiuto alla famiglia a diminuire possibili

aspetti disfunzionanti, nel lavoro in collaborazione con educatori, riabilitatori, insegnanti per

accompagnare bambino e famiglia nello sviluppo possibile, in una situazione che resta tuttora poco

conosciuta in tanti aspetti.

Criteri diagnostici del disturbo autistico

"Disturbo autistico" è il termine tecnico con cui ci si riferisce all'autismo nel DSM IV ("Diagnostic

and Statistical Manual of Mental Disorders- Fourth Edition", manuale diagnostico dei disturbi

psichiatrici dell'American Psychiatric Association). Il disturbo fa parte di una categoria più

generale, i Disordini generalizzati dello sviluppo (o Disordini pervasivi dello sviluppo) e viene

diagnosticato in base alla presenza di un certo numero di indicatori comportamentali presenti in

ognuna delle aree dello sviluppo viste in precedenza. I criteri diagnostici sono organizzati nel

seguente schema:

A) Un totale di sei (o più) voci da 1), 2), e 3), con almeno due da 1), e uno ciascuno da 2) e 3):

1. compromissione qualitativa dell'interazione sociale, manifestata con almeno 2 dei seguenti:

marcata compromissione nell'uso di svariati comportamenti non verbali, come lo

o sguardo diretto, l'espressione mimica, le posture corporee, e i gesti che regolano

l'interazione sociale

in soggetti con linguaggio adeguato, marcata compromissione della capacità di

o iniziare o sostenere una conversazione con altri

uso di linguaggio stereotipato e ripetitivo o linguaggio eccentrico

o mancanza di giochi di simulazione vari e spontanei, o di giochi di imitazione sociale

o adeguati al livello di sviluppo;

2. compromissione qualitativa della comunicazione come manifestato da almeno 1 dei

seguenti:

ritardo o totale mancanza dello sviluppo del linguaggio parlato (non accompagnato

o da un tentativo di compenso attraverso modalità alternative di comunicazione come

gesti o mimica)

in soggetti con linguaggio adeguato, marcata compromissione della capacità di

o iniziare o sostenere una conversazione con altri

uso di linguaggio stereotipato e ripetitivo o linguaggio eccentrico

o mancanza di giochi di simulazione vari e spontanei, o di giochi di imitazione sociale

o adeguati al livello di sviluppo;

3. modalità di comportamento, interessi e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati, come

manifestato da almeno 1 dei seguenti:

dedizione assorbente ad uno o più tipi di interessi ristretti e stereotipati anomali o per

o intensità o per focalizzazione

sottomissione del tutto rigida ad inutili abitudini o rituali specifici

o manierismi motori stereotipati e ripetitivi (battere o torcere le mani o il capo, o

o complessi movimenti di tutto il corpo)

persistente ed eccessivo interesse per parti di oggetti;

o

B) Ritardi o funzionamento anomalo in almeno una delle seguenti aree, con esordio prima dei 3

anni di età:

1. interazione sociale

2. linguaggio usato nella comunicazione sociale


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6

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AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in teorie della comunicazione e dei linguaggi
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicopatologia del linguaggio in età evolutiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Metro Daniela.

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