Estratto del documento

Covone Annamaria Matricola 191684

Indice

  • Prefazione pag. 3
  • 1. Il transessualismo pag. 4
  • 1.1 Transessualismo ed ermafroditismo pag. 6
  • 1.2 Transessualismo e travestitismo pag. 7
  • 1.2 Transessualismo ed omosessualità pag. 8
  • 2. Origini e teorie pag. 8
  • 2.1 Esempi nella storia pag. 10
  • 2.2 Transessualismo primario e secondario
  • 3. Terapie mediche e chirurgiche pag. 12
  • 3.1 Gli ormoni pag. 15
  • 3.2 Le terapie ormonali pag. 18
  • 3.3 La chirurgia
  • 4. I transessuali nella società pag. 23
  • 4.1 Stereotipi e pregiudizi pag. 25
  • 4.2 Transessualismo e prostituzione pag. 27
  • 4.3 Perché gli uomini vanno con le trans?
  • Conclusioni pag. 29
  • Bibliografia pag. 30
  • Webgrafia pag. 31

Il mondo è bello perché è vario

Prefazione

Il termine “transessuale” apparve per la prima volta nella letteratura scientifica nel 1923 nel lavoro del dottor Magnus Hirschfeld (1868-1925), ma è diventato di uso comune dopo la pubblicazione del libro The transexual phenomenon (il fenomeno transessuale) del dottor Harry Benjamin (1885-1986), edito nel 1966, che è diventato ben presto testo di studio universitario, in quanto è il primo libro che indaga sulla transessualità con un approccio anche nosografico, affermando che si tratta dell’unica patologia classificata come psichiatrica a non essere curata psichiatricamente.

Lo psichiatra infatti non “guarisce” la persona transessuale facendola nuovamente sentire a proprio agio con il suo sesso originale, bensì avviando la persona alla quale è stato diagnosticato il disturbo dell’identità di genere alle terapie endocrinologiche e/o chirurgiche per iniziare il percorso di transizione.

1. Il transessualismo

Il transessualismo si può definire una sindrome complessa in cui l’identità sessuale fisica di un determinato individuo non è corrispondente alla sua condizione psicologica e all’identità di genere maschile o femminile. In altre parole, è il desiderio, in soggetti che dal punto di vista genotipico e fenotipico appartengono ad un determinato sesso, di appartenere al sesso opposto. Per tale motivo questo disturbo è meglio noto come disturbo dell’identità di genere (DIG), o anche disforia di genere.

Secondo il DSM-IV, i criteri diagnostici per identificare il disturbo dell’identità di genere sono i seguenti:

  • A. Una forte e persistente identificazione col sesso opposto (non solo un desiderio di qualche presunto vantaggio culturale derivante dall’appartenenza al sesso opposto). Nei bambini il disturbo si manifesta con quattro o più dei seguenti sintomi: 1) desiderio ripetutamente affermato di essere dell’altro sesso; 2) nei maschi, preferenza per il travestimento o per l’imitazione dell’abbigliamento femminile; nelle femmine, insistenza nell’indossare solo tipici indumenti maschili; 3) forti e persistenti preferenze per i ruoli del sesso opposto nei giochi di simulazione, oppure persistenti fantasie di appartenere al sesso opposto; 4) intenso desiderio di partecipare ai tipici giochi e passatempi del sesso opposto; 5) forte preferenza per i compagni di gioco del sesso opposto. Negli adolescenti e negli adulti, l’anomalia si manifesta con sintomi come desiderio dichiarato di essere dell’altro sesso, farsi passare spesso per un membro dell’altro sesso, desiderio di vivere o di essere trattato come un membro dell’altro sesso, oppure la convinzione di avere sentimenti e reazioni tipici dell’altro sesso.
  • B. Persistente malessere riguardo al proprio sesso o senso di estraneità riguardo al ruolo sessuale del proprio sesso. Nei bambini l’anomalia si manifesta con uno dei seguenti sintomi: nei maschi, affermazione che il proprio pene o i testicoli li disgustano, o che scompariranno, o affermazione che sarebbe meglio non avere il pene, o avversione verso i giochi di baruffa e rifiuto dei tipici giocattoli, giochi, e attività maschili; nella femmine, rifiuto di urinare in posizione seduta, affermazione di avere o che crescerà loro il pene, o affermazione di non volere che crescano le mammelle o che vengano le mestruazioni, o marcata avversione verso l’abbigliamento femminile tradizionale. Negli adolescenti e negli adulti, l’anomalia si manifesta con sintomi come preoccupazione di sbarazzarsi delle proprie caratteristiche sessuali primarie o secondarie (per es. richiesta di ormoni, interventi chirurgici o procedure simili) o convinzione di essere nati del sesso sbagliato.
  • C. L’anomalia non è concomitante con una condizione fisica intersessuale.
  • D. L’anomalia causa disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre aree importanti del funzionamento.

Un tale disturbo può essere differenziato da un semplice anticonformismo nei confronti del comportamento stereotipato sulla base del grado, della perversità dei desideri, degli interessi e delle attività proprie del sesso opposto. Rappresenta piuttosto una profonda alterazione del senso di identità del soggetto. Non si dovrebbe diagnosticare così il comportamento di quei bambini che semplicemente non si adattano allo stereotipo culturale, se non è presente la sindrome completa, incluso il disagio e compromissione marcati.

1.1 Transessualismo ed ermafroditismo

In quanto tale il transessualismo va però distinto innanzitutto dall’ermafroditismo vero, che è una condizione in cui vi è la coesistenza nello stesso individuo, delle gonadi dei due sessi (presenza sia di tessuto testicolare che ovarico) per una patologica e incompleta differenziazione sessuale fisiologica e morfologica interna e/o esterna. L’ermafroditismo vero è un caso molto raro e rappresenta meno del 10% degli stati intersessuali. Nella maggior parte dei casi i genitali esterni si presentano ambigui, ma si hanno anche aspetti francamente femminili o maschili. Nei casi a fenotipo marcatamente maschile si osserva frequentemente criptorchidismo (mancata discesa del testicolo nel sacco scrotale) e/o ipospadia (incompleto sviluppo dell’uretra). Durante la pubertà, il grado di virilizzazione è variabile e dipende dall’entità della funzione testicolate. Nella maggior parte dei pazienti prevale lo sviluppo di caratteri sessuali secondari femminili, con lo sviluppo di mammelle e comparsa di cicli mestruali.

Dall’ermafroditismo va distinto poi lo pseudoermafroditismo maschile o sindrome di Morris (cariotipo 46,XY), caratterizzato dalla presenza di gonadi maschili in un soggetto con caratteristiche somatiche femminili, che determinano l’erronea attribuzione del soggetto al sesso femminile che verrà poi smascherato nell’adolescenza per la comparsa dei segni somatici maschili, e lo pseudoermafroditismo femminile (cariotipo 46,XX), molto più raro, dove un’elevata produzione di androgeni da parte della corticale del surrene può portare in un soggetto fisiologicamente femminile, alla comparsa di un pene ipospadico, e quindi un’erronea attribuzione sessuale. La costituzione psicosessuale dell’ermafrodita dipende, oltre che dal sistema ormonale, anche dall’assegnazione sessuale impostagli al momento della nascita e durante la crescita.

Nel transessualismo non esistono anormalità cromosomiche, endocrine o delle gonadi, ma il semplice non accettarsi per quel che si è.

1.2 Transessualismo e travestitismo

Spesso ci capita di utilizzare il termine trans o travestito in maniera scorretta, facendo riferimento in entrambi i casi alla medesima tipologia di persona. In realtà come nel caso nell’ermafroditismo, il transessualismo si differenzia anche dal travestitismo per molteplici aspetti. Il travestitismo, detto anche eonismo (dal nome del Cavalier d’Eon, un diplomatico francese che abitualmente indossava abiti femminili), fa riferimento al bisogno di alcuni individui, che dal punto di vista genotipico e fenotipico appartengono ad un determinato sesso, di adottare modalità comportamentali del sesso opposto, solitamente comporta l’indossare abbigliamento dell’altro sesso o per i maschi, far collezione di indumenti femminili con cui di tanto in tanto si traveste. Quando è travestito di solito si masturba, immaginando di essere sia il maschio che la femmina oggetto della sua fantasia. La preferenza è eterosessuale, sebbene abbia pochi partner, e può dedicarsi ad atti omosessuali occasionali. L’atto del travestirsi può includere due significati inconsci: a) l’uno dal punto di vista dell’oggetto e del feticismo: la persona coabita non con una donna ma con i suoi vestiti, e questi rappresentano in modo simbolico il pene; b) un significato narcisistico: il travestito spesso rappresenta la donna fallica sotto i vestiti della quale è nascosto il pene.

La differenza tra il travestimento maschile e quello femminile consiste nel fatto che gli uomini, a dispetto del loro “giocare alla donna”, hanno effettivamente la possibilità di dimostrarsi che il pene non è perduto in seguito al gioco, mentre la donna non ha alcuna possibilità di rassicurarsi analogamente, può solo simulare. Così il travestimento nelle donne è un modo per spostare l’invidia del pene sull’invidia di un sembiante maschile. Il travestitismo maschile ha un carattere più grave, quello femminile è solo una “simulazione”.

Il travestitismo, oltre che in ambito psicologico, è studiato anche in ambito antropologico per la sua diffusione nel mondo dei primitivi dove svolgeva la funzione di rito iniziatico, e più in generale in tutte quelle espressioni culturali che si muovono intorno al motivo della maschera. "Se un uomo si veste da donna per spassarsela...ecco quello è un travestito. Se un uomo è una donna intrappolata nel corpo di un uomo....ecco quello è un transessuale”.

Il travestito ha la consapevolezza di essere maschio, ma con il bisogno saltuario di indossare abiti femminili per poter introiettare alcuni caratteri della femminilità nel tentativo di identificarsi temporaneamente con il sesso opposto. Il transessuale invece rifiuta completamente il suo sesso e ne persegue la trasformazione assumendo ormoni o sottoponendosi a interventi chirurgici, allo scopo di raggiungere le sembianze maschili o femminili in cui egli realmente di identifica.

1.3 Transessualismo ed omosessualità

Un’ulteriore diagnosi differenziata va posta infine con l’omosessualità. L’omosessualità, detta anche inversione, è l’inclinazione dell’interesse sessuale ed emozionale verso individui appartenenti al proprio sesso. I comportamenti omosessuali sono da sempre esistiti e tuttora esistono in società e culture diverse. Secondo Freud l’omosessualità maschile non eviterebbe il contatto con le donne, di cui anzi si circonda, ma con la zona genitale femminile, vissuta all’epoca del complesso edipico con fantasie angosciose di castrazione, e cercherebbe il rapporto con gli uomini non per ragioni d’amore, ma per la sola testimonianza dell’esistenza del pene che lo difende dalla fantasia di castrazione. Alla base di questa formazione c’è per Freud l’assenza del padre, e una presenza troppo pesante ed oppressiva della madre. Il ragazzo non riuscendosi a staccare completamente da essa, rimuove l’amore verso la madre ponendo se stesso al suo posto, identificandosi con la madre e prendendo a modello la propria persona, a somiglianza della quale sceglie i suoi nuovi oggetti d’amore.

Per quanto riguarda l’omosessualità femminile, Freud ipotizzava che vi si possa giungere o, come in quella maschile, per identificazione con il padre nel tentativo di superare la disillusione edipica, oppure attraverso una regressione alla fase del primo rapporto oggettuale con la madre che, per la femmina, è omosessuale.

Se omosessuali si nasce o si diventa, rappresenta tuttora un grande quesito a cui la scienza stessa ha cercato di dare una risposta in termini di co-evoluzione di caratteri sia biologici sia culturali che si influenzano a vicenda.

Nell’omosessualità a differenza del transessualismo, si è perfettamente coscienti e si accetta il proprio esser uomo o donna, ma vi è una tendenza, difficilmente latente, verso individui dello stesso sesso, condizione che può esser poi vissuta in maniera tranquilla o con grande angoscia.

2. Origini e teorie

L’eziogenesi del transessualismo è tutt’oggi ufficialmente ignota ed eventuali predisposizioni neurobiologiche (cromosomiche, endocrine, genetiche, cerebrali) sono ancora ben lontane dall’essere in qualche modo dimostrabili. Per tale motivo ci si può più che altro fermare sull’aspetto psicodinamico-relazionale del fenomeno, dal momento che è proprio nelle dinamiche psicologiche che vengono trovati i segni per una diagnosi di disturbo di identità di genere.

2.1 Esempi nella storia

Come per l’omosessualità, si può affermare che il transessualismo sia in qualche modo sempre esistito, anche se con nomi e ruoli differenti nelle varie società. Gli studi antropologici su popoli di diverse parti del mondo, forniscono un materiale molteplice riguardante il comportamento e l’identificazione col genere opposto.

Già nell’antica Roma ad esempio esistevano i “Gallae”, Frigi, adoratori della Dea Cibele. Una volta fatta la loro scelta di genere e religione, i fisicamente maschi Gallae, correvano lungo le strade e gettavano i loro genitali estirpati nelle porte aperte delle case, come un atto rituale. Il padrone della casa che riceveva questi resti, li considerava una grande benedizione e in cambio curava il Gallae fino al suo pieno ristabilimento fisico. Il Gallae poi riceveva in cerimoniale abiti femminili, e assumeva un’identità femminile. Solitamente erano vestiti da sposa o altri splendidi abiti.

Anche in India alcune pratiche rituali per gli individui transessuali sono presenti ancora ai nostri giorni. Questa setta di persone, chiamata Hijiras, adorava una Dea e si sottoponeva ad una sorta di riassegnazione chirurgica primitiva. Le Hijiras erano molto disprezzate all’interno della società e anche riverite allo stesso tempo. Spesso infatti venivano pagate per presenziare ad una benedizione di matrimonio e per svolgere la funzione di consigliere sociale e spirituale.

Nel sud-ovest degli Stati Uniti, i Navajo riconoscono tuttora la presenza di tre sessi invece di due: i maschi, le femmine e i Nadles, considerati qualcosa come entrambi e nessuno dei due sessi. Mentre quelli nati ermafroditi entrano a far parte direttamente dei Nadles, gli individui che nascono fisicamente “normali”, si possono definire Nadles solo in seguito alla loro autodefinizione di identità di genere. Nella società inoltre essi godevano di un grande rispetto prima di esser conquistati.

Presso gli indiani Yuma esisteva una classe di maschi, chiamati gli elsa, che si riteneva avessero subito un “cambiamento di spirito” come effetto di sogni avuti generalmente al tempo della pubertà. Un ragazzo o una ragazza che abbia sognato troppo qualcosa, subirebbe un cambiamento di sesso. Tali sogni comprendono di frequente la recezione di messaggi da parte di piante capaci di mutar sesso. Da piccole le femmine dell’elsa giocano con i giocattoli dei maschietti. Si asserisce che queste donne non abbiamo mai le mestruazioni e i loro caratteri sessuali secondari siano poco sviluppati.

Presso gli indiani Cocopam erano detti e L ha quei maschi dei quali si diceva che avevano mostrato caratteri femminile fin dall’infanzia. Venivano descritti da piccoli come soliti a parlare a somiglianza delle fanciulle, a ricercare la compagnia di esse e a far cose al modo delle donne. Le femmine note come war’hemeh giocavano con i ragazzi, facevano archi e frecce, avevano il naso forato e scendevano in battaglia. Tra i Sioux, le persone Winkte avevano analoghe funzioni, e gli individui potevano assumere completamente il ruolo del loro genere preferito. Le femmine fisiche vivevano come uomini guerrieri, ed avevano mogli, mentre i maschi fisici vivevano le loro vite completamente come donne. Nella società Sioux nessuna magia era associata a questa realtà, era solo considerata un modo per correggere un errore della natura.

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 32
Psicopatologia del comportamento sessuale - transessualismo Pag. 1 Psicopatologia del comportamento sessuale - transessualismo Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicopatologia del comportamento sessuale - transessualismo Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicopatologia del comportamento sessuale - transessualismo Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicopatologia del comportamento sessuale - transessualismo Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicopatologia del comportamento sessuale - transessualismo Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicopatologia del comportamento sessuale - transessualismo Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicopatologia del comportamento sessuale - transessualismo Pag. 31
1 su 32
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher namibugs di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicopatologia del comportamento sessuale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di L'Aquila o del prof Jannini Emanuele.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community