Psicopatologia clinica
Prof Berrocal
Materiale d’esame
- “Psicologia clinica” Zanichelli, Kring, Johnson, Davidson, Neale. Cap: 1-2-3-5-6-7-11 escluse sezioni sulle basi neurofisiologiche sulla valutazione e sugli interventi psicologici.
- DSM-5, non obbligatorio, ma di consulto. Raffaelo Cortina editore.
- ACT, teoria pratica dell’Acceptance and Commitment Therapy”: cap 1.2.3, Wilson, Hayes, Strosahl. Una parte ce la mette su Moodle. Raffaelo Cortina editore.
Psicopatologia: studio dei disturbi mentali, ovvero si fa riferimento alla fenomenologia di cui parleremo per andare a capire quale sia l’oggetto di indagine della psicopatologia.
Criterio per definire la normalità e la anormalità, definizione inesistente se così vogliamo dire a causa delle molteplici idee.
Parte 1: basi concettuali e teoriche della psicopatologia
Primi 3 capitoli del libro di Psicologia clinica.
Di cosa si occupa la psicologia clinica, dove si colloca la psicologia clinica rispetto ad altre branche scientifiche, quali sono i metodi di studio della psicologia clinica.
Alla interessano i comportamenti, le azioni quindi che tutti noi compiamo, quindi nella pratica Psicologia vediamo che lo valutare i comportamenti della persona, nelle azioni entra anche il psicologo si occupa di verbale quindi ciò che si dice.
Inoltre, poi si occupa anche dei ovvero processi e dei contenuti cognitivi, quindi l’attenzione, la memoria, il ragionamento, i pensieri, le immagini, i ricordi.
Inoltre, poi abbiamo anche le che interessano allo psicologo quindi anche le sensazioni, gli impulsi. Queste attività mentali emozioni vengano eseguite tramite materie prime, ovvero contenuti, che sono immagini, pensieri etc.
- Pensieri: parole nella mente.
- Immagini mentali: figure.
Simboli: ovvero rappresentazioni di qualcosa, quindi poi abbiamo anche un’attività simbolica che usiamo, ovvero il in qualsiasi forma essa si presenti (gesti, suoni, immagini, forme, parole, scritte e altro) linguaggio.
L’uomo rappresenta il mondo che lo circonda attraverso simboli.
I processi di natura cognitiva lavorano con elementi simbolici e una caratteristica dell’attività simbolica è che nell’essere umano le persone riescono a reagire ai simboli anche se quello che rappresentano non è presente.
Come quando temiamo di affrontare un esame, ancora prima di esserci. Ciò è fonte anche di sofferenza.
Noi reagiamo ad immagini mentali, a parole nella mente come se essi fossero presenti, ciò può essere utile come non.
Emozioni e attività mentali
La psicologia si occupa anche dello studio delle emozioni, quindi cosa sta dietro al termine emozione, le emozioni non sono pensieri, le emozioni non sono azioni, è difficile controllare le emozioni o i pensieri, più facile controllare i comportamenti.
Quindi le emozioni sono alterazioni fisiologiche (sensazioni) e impulsi, ovvero quindi per vedere come accadono le emozioni:
- Evento significativo, esterno o interno, quindi il nostro cervello registra un evento come significativo, come un voto di un esame, oppure una macchina che sta per investirmi etc, quindi il mio cervello registra l’evento e avverte che sia importante, oppure noto dei sintomi interni nel mio corpo e mi preoccupo, oppure mi viene in mente una scena della mia vita.
- Preparazione all’azione: quindi il cervello fa una valutazione grossolana per capire se ciò che sta avvenendo è benefico o meno, questa valutazione sollecita l’organismo a mettere in atto un comportamento, quindi si producono cambiamenti fisiologici, che preparano il alterazioni fisiche, mio organismo ad agire. Le alterazioni fisiche quali le notiamo come sensazioni. Mentre la preparazione all’azione la notiamo come impulso.
Le emozioni sono tutte funzionali come ad esempio:
Ansia/pausa: alterazioni fisiche si notano come sensazioni, le alterazioni cardiovascolari oppure respiratorie.
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Tristezza: comunicazione e inibizione, quindi la tristezza è funzionale anch’essa, perché ad essa le si attribuiscono molte cosa dato che ci trattiene, ci inibisce, ma l’utilità sta nel fatto che a volte è utile fermarsi. Spinge anche a comunicare e a chiedere aiuto. Oltre a inibire comportamenti inutili, come smettere di provare di ottenere qualcosa che ci crea sofferenza.
Rabbia: utile a darci un impulso ad agire.
Quindi possono essere utile anche alcune emozioni per ottenere aiuto sociale etc. Il supporto sociale è una variabile di aiuto alla psicopatologia.
Quindi un sistema che ci ferma è molto utile.
Quando un evento è dannoso le sensazioni e gli impulsi evolvono in un vissuto spiacevole al contrario un evento benefico evolve in vissuto piacevole.
- Pieno coinvolgimento della mente: attribuzione di significato alle sensazioni e impulsi, poi usiamo quindi delle parole, dei simboli specifici per i vissuti piacevoli e spiacevoli; rabbia, gioia, ansia, tristezza etc. Ma non sono emozioni sono simboli, pensieri. L’emozione è il tremore, il batticuore, il cambiamento di pressione etc.
Quindi noi siamo abituati a giudicare ciò che stiamo provando, come ho l’ansia non dovrei averla è qualcosa da evitare. Ma ciò appartiene ai giudizi.
Ma le emozioni sono eventi salutari, adattivi, funzionali. Il sistema emotivo che produce queste attivazioni fisiologiche è un sistema molto sensibile per individuare cosa è giusto o meno per noi. È come un sistema di allarme.
Nucleo delle emozioni: tendenza all’azione.
Impulso: è una tendenza ad agire (essere inclini a..), ma non un obbligo, quindi è diverso da non avere scelta.
Il problema è se le nostre sensazioni, quali ansia, rabbia etc ci trascinano, ci influenzano troppo. Una rabbia continua è un problema.
Attraverso l’attività simbolica impariamo che ci sono emozioni positive e negative, ma non è corretto, ma si deve distinguere quando un’emozione è utile e quando no.
Correlazione emozione-comportamento
Correlazione “emozione-comportamento”: quindi correlazione tra questi due eventi vuol dire che un evento inficia sull’altro, spesso noi pensiamo che due eventi vicini nel tempo allora a causa b, per dimostrare questa relazione servono prove di questo.
Se uno ha un impulso è probabile che la persona si comporti in modo impulsivo, ma non significa che è obbligato a farlo.
L’emozione non è detto che scaturisce un comportamento, non è detto che in situazioni di rabbia urliamo, come ad esempio avere ansia o paura come emozioni come sudorazione, tremore etc, e da lì l’impulso all’evitamento, sfuggire e quindi si può pensare che se non andiamo all’esame è per colpa dell’ansia.
Ma non è così ovviamente ci sarà anche un ulteriore fattore che mi impedisce di andare.
Attribuiamo spesso alle emozioni un ruolo causale.
Come questo modo di pensare alle emozioni come causa dei comportamenti, ciò porta a sbagliare, nel senso che se io credo al fatto che sia la rabbia ad indurmi a picchiare qualcuno, cosa dovrei fare per non picchiare, eliminare la rabbia, allora lì la persona va dallo psicologo.
Chiedendo di eliminare la rabbia ad esempio. Ma noi psicologi non possiamo eliminare la rabbia etc ma dovremo cambiare ciò che pensa della rabbia e insegniamo comportamenti per non farsi trascinare dall’impulso.
L’attività simbolica si è sviluppata per evidenziare delle problematiche.
Correlazioni tra eventi interni e azioni: pensieri che correlano con certi comportamenti, emozioni che correlano con certi comportamenti etc. Ma ciò non significa che a causa b.
Tratti di personalità
Tratti di personalità: sotto questo concetto troviamo un insieme di fenomeni, comportamenti, eventi interni etc. che tendono a essere stabili in una persona.
Prendiamo un esempio di normalità di un tratto di personalità, persona che tende ad avere questi comportamenti, l’introversione:
- Evita gruppi di persone molto numerosi.
- Comportamento poco espansivo con gli estranei.
- Evita gente nuova.
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La psicologia ha evidenziato che tali persone che mettono in atto il primo comportamento tendono a mettere in atto anche gli altri. Quindi la persona è introversa in questo caso.
Tale termine è un termine descrittivo riassuntivo non esplicativo. Quindi con tale termine non spiego ciò che sta dentro di me, ed essa è la causa del fatto che io eviti gruppi di persone etc etc.
La parola introversione racchiude un insieme di comportamenti, emozioni o processi cognitivi caratteristici.
Ma con il linguaggio impariamo a dire che la causa è l’introversione del nostro comportamento, come mai evito le persone nuove, estranee e perché sono introverso?
Il termine quindi non si può usare al livello spiegativo, invece lo facciamo erroneamente. Se diciamo tizio evita le persone perché è introverso è sbagliato, non stiamo dicendo nulla, non stiamo spiegando il suo comportamento.
Amicalità: tratto di personalità specifico di chi non si tira indietro ad aiutare gli altri, quando pensano che ogni persona ha qualcosa di buono, oppure va incontro alle esigenze altrui. Anche questo termine è descrittivo, riassuntivo. Ma la causa non è questa del nostro comportamento.
Anche nella anormalità vengono usati termini del genere.
ES: fobia specifica
14.10.21
La psicologia si occupa di questi tre tipi di fenomeni quando sono normali e quando sono problematici.
Spesso ci sono correlazioni tra questi fenomeni, tra pensieri, emozioni etc.
La psicologia si occupa di correlazione di questi fenomeni che a volte sono normali e delle volte sono problematici, sono “anormali”.
Es: di pattern di comportamento, di insieme di fenomeni problematici, disfunzionali:
Leggiamo un caso e vediamo quali sono i fenomeni problematici, la mamma di Elena è deceduta e hanno ereditato un’eredità e deve prendere un aereo, ma lei chiede aiuto perché ha paura di volare, a causa di un precedente volo andato male, aveva avuto dei disturbi durante il volo; quindi, non riesce neanche ad andare all’aeroporto, dato che lì da nausea, soffocamento, e dolore al petto e sente che sta per morire.
Descrizione di fenomeni anormali, problematici che correlano, che si presentano insieme, quindi nel primo caso vediamo che di problematico vediamo che Giulia non riesce ad andare all’aeroporto, lamenta di non riuscire ad avvicinarsi lì a causa di forti sensazioni di soffocamento, di nausea, di dolore al petto.
Risposte fisiologiche: ansia, nausea, soffocamento di fronte a semplici stimoli legati al volare, li reputiamo non normali perché la minaccia non è tale da avere tali sintomi.
Comportamenti: si evita di andare all’aeroporto etc quindi la persona evita con comportamenti di evitamento la causa del suo malessere.
Sono comportamenti problematici perché entrano in collisione con la volontà dell’individuo; quindi, si fanno delle rinunce a causa di tale sintomo.
L’evitamento in sé non impedisce di fare ciò che uno vuole, ma sono scelte personali, viene scelto l’evitamento di una cosa. Altrimenti si dà la colpa ad elementi esterni.
Quindi l’evitamento non impedisce, ma è la persona che sceglie tale strada.
Ciò può essere descritto come: fobia specifica.
Fobia specifica
Sta nei disturbi d’ansia, problematica che consiste in emozioni e comportamenti disfunzionali, quindi si hanno con fobie riguardanti specifiche cose; quindi, si soffre di tale disturbo quando una persona rispecchia questi criteri:
- Presenza di risposta di ansia e paura intensa di fronte a stimoli specifici (di fronte al sangue es).
- Inoltre deve verificarsi che la persona attui risposte di evitamento, quindi fa tutto il possibile per evitare di entrare in contatto con det stimoli specifici.
- Immediata paura o ansia alla presentazione dello stimolo.
- Attivamente evitato o sopportato con paura o ansia intense.
- Paura e ansia sproporzionate.
- Almeno 6 mesi di presentazione di tale fenomeno.
- Disagio o compromissione: devono esserci quindi conseguenze negative per la persona o per chi li sta attorno, cause negative in vari ambiti, altrimenti se non ha conseguenze non si parla di fobie specifiche. Se per una persona non è importante volare, non li interessa, ma ha comunque paura, allora non si ha una fobia specifica.
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Il disturbo per essere tale deve compromettere una volontà dell’individuo, deve quindi interferire con la vita quotidiana del soggetto.
Fobie specifiche si manifestano per esempio con:
- Animali.
- Ambiente naturale, come altezze, spazi aperti etc.
- Situazioni come ascensori, aerei, luoghi chiusi.
- Sangue, ferite.
- Altre.
Un disturbo mentale è una reazione emotiva, in questo caso ansia e paura, che correla ad azioni, comportamenti disfunzionali. Quindi un insieme di fenomeni che consistono in azioni o emozioni.
Ma vediamo che potremo cadere nella trappola di ragionare in modo errato e confondere la fobia specifica con la causa, ovvero la fobia non è la causa del comportamento, la causa del comportamento è un’altra.
Quindi la fobia specifica è il nome che si dà ad un certo comportamento disfunzionale, quindi il termine descrive il comportamento ma non è la causa.
La fobia specifica non è un disturbo psichiatrico.
Bulimia nervosa
Disturbo che possiamo identificare tramite dei criteri per la diagnosi:
- Abbuffate ricorrenti, primo criterio da riscontrare, quindi consiste nel mangiare grandi quantità di cibo in un periodo di tempo molto limitato. Durante le abbuffate si ha la sensazione di non riuscire a fermarsi.
- Condotte compensatorie ricorrenti e inappropriate. Quindi comportamenti per compensare l’eccesso di calore ingerite. Si mettono in atto anche se mangiano una quantità minima di un qualcosa che la persona pensa che la faccia ingrassare. Quindi usano queste condotte per rimediare ad errori che secondo loro hanno commesso. Questi comportamenti sono: prevalente è il provocarsi il vomito, tramite dita o oggetti, e a forza di farlo non ha bisogno nemmeno di qualcosa per vomitare, ma lo provoca automaticamente. Altro comportamento può essere l’uso di farmaci come lassativi o diuretici che usano per alleggerire il peso corporeo o la sensazione di sazietà. In realtà non agiscono attraverso una perdita di grasso, ma di liquido, quindi il corpo per rimediare ritiene più acqua e quindi si gonfia la pancia e otteniamo l’effetto contrario. Oppure vengono attuate diete restrittive, quindi tramite tale dieta ristretta si hanno ancora più fame e quindi avremo una fame incontrollata. Spesso, infatti, si sta troppe ore senza mangiare, ma ciò non va bene, al contrario se si mangia poco e spesso si ha più controllo su ciò che mangiamo. Infine si ha anche l’attività fisica come compensazione, attività fisica esagerata che danneggia il corpo.
- Abbuffate e compensatorie in media almeno una volta a settimana e almeno per 3 mesi. Altrimenti non si parla di bulimia, secondo criteri del DSM. Ovvio che ciò è indicativo, quindi va modulato per ogni soggetto.
- Autostima indebitamente influenzata dalla forma e dal peso corporeo. Quindi si hanno problemi sull’opinione su se stessi. Si vedono troppo grasse o magre o sbagliate e quindi ciò si ritiene causa di problema anche al livello sociale. (meno peso più valgo)
Esempio: Laura riferisce che mangia quando è depressa e se è depressa mangia, non riesce a controllare l’alimentazione, ha avuto anoressia durante l’università, (la differenza che sta tra anoressia e bulimia è il peso corporeo che nei disturbi di anoressia si ha un peso corporeo inferiore al dovuto.) vomitava dopo ogni pasto, pesava 44kg con altezza di 165cm, in quel periodo si abbuffava e svuotava il frigorifero.
Controlla il peso principalmente tramite il vomito. 3 volte a settimana abbuffate, poi compensa con vomito. Usa anche lassativi. Terrorizzata dalla possibilità di ingrassare.
Quindi si hanno un pattern di risposte che si possono indicare come bulimia nervosa.
Spesso influenzati dall’opinione pubblica e da ciò che la nostra cultura ci ha insegnato. Principale fattore di vulnerabilità per i disturbi alimentari.
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Si trova nell’alimentazione un modo di gestire il peso corporeo, per mantenere lo standard di bellezza a cui la nostra società spinge.
Quindi quelle descritte sono gruppi di risposte che compaiono insieme e che correlano ripetendosi nel tempo. Sono tutte azioni quindi quelle praticate, ma ancora qui la bulimia è il nome che descrive tali comportamenti, ma non è la causa.
La psicologia si occupa anche della salute fisica propriamente detta come comportamenti che si ricollegano anche a malattie come: diabete, cancro etc. Quindi studia anche comportamenti associati alla salute fisica, come ad esempio: tabagismo, che crea problemi fisici. Oppure fare attività fisica che serve per mantenersi in salute etc. Oppure anche seguire o meno delle terapie, sono tutti comportamenti di cui si occupa la psicologia.
Obiettivi della psicologia
- A volte l’obiettivo è la mera descrizione di un comportamento, come ad esempio in ambito scolastico che deve descrivere solo il comportamento di una classe di alunni.
- Delle volte invece deve spiegare il perché di certi comportamenti e quali sono i fattori che danno luogo a certe risposte o quali fattori fanno mantenere un certo comportamento.
- Modificare comportamenti, quindi cambiare certe cose per far sì che una persona non abbia certi comportamenti, pensieri etc. Quindi si fanno delle attività per modificare tramite interventi psicologici, se applicati in salute mentale si chiamano psicoterapie.
Questo sempre per il benessere della persona, quindi il benessere è la nostra bussola.
Branch
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