Come costruire una formulazione della relazione madre-bambino
Modello di valutazione della relazione
Zeanah e colleghi creano, seguendo il modello teorico e clinico della costruzione dell'AAI, il Working Model of the Child Interview (WMCI), un'intervista semistrutturata che elicita nei genitori la descrizione dei figli, andando a indagare la dimensione narrativa tramite uno specifico sistema di codifica, ma offrendosi anche come strumento di rilevazione di dati clinici senza quindi l'utilizzo di tale sistema.
Vengono prese in esame sia le componenti esterne, ossia le interazioni osservabili, sia le componenti interne, ossia l'esperienza soggettiva. Le interazioni non vengono intese come sinonimo di relazione ma come semplice schema comportamentale osservabili e ricorrenti. È l'esperienza soggettiva del genitore, del suo modo di descrivere e rappresentarsi il proprio figlio ad essere misurata operativamente, mentre l'esperienza soggettiva del bambino può essere solo inferita.
Caso clinico
In base alla WMCI, i temi emersi dal racconto della madre sono: stile autodenigratorio della madre, sentirsi rifiutata dal bambino, mancanza di sostegno coniugale, desiderio di essere perfetta e tendenza a proiettare tale bisogno di perfezione anche sul figlio.
Madre e bambino arrivano alla consultazione quando il bambino di 3 mesi comincia a mostrare dei sintomi alimentari, avendo sempre fame ma attaccandosi per poco tempo al seno, problemi del ciclo veglia-sonno e generali comportamenti di irritazione, pianto e bisogno continuo di attenzione da parte della madre. La madre era preoccupata che il bambino non stesse crescendo nel modo corretto, essendosi documentata con molti libri. La madre era una professionista in congedo, il padre era poco presente, cattivi rapporti con le rispettive famiglie d'origine. Una generale condizione di isolamento che lascia la madre in preda alla preoccupazione e all'angoscia. La madre racconta una storia familiare di un padre distante ed esigente, una madre presente ma sempre arrabbiata, una generale tendenza al successo che caratterizza tutta la sua vita.
Valutazione dell'interazione
La coppia viene valutata in un'interazione faccia a faccia. Ciò che emerge è che sin dall'inizio la madre guarda fisso negli occhi il bambino, gli parla, lo tocca, lo stimola incessantemente con mille giochi a fronte di un bambino che invece cerca di divincolarsi, guardare altrove oppure mostra uno sguardo fisso. Ciò che sorprende è che durante l'interazione si crea una spontanea condizione di still face a cui il bambino risponde guardando in modo fisso la madre. Sembra quindi che la condizione di violazione del riferimento sociale a cui ogni bambino risponde con forte disagio e angoscia, sia per questo bimbo l'unico modo per potersi impegnare con la madre, senza che questo lo travolga o lo sopraffaccia.
Estratti della narrazione
Gli aspetti più importanti che si evincono dai dialoghi con il terapeuta sono tutti quegli atteggiamenti che confermano la scarsa fiducia in sé della madre, la tendenza alla perfezione e il bisogno di essere una buona madre ma allo stesso tempo la continua autocritica come modo di razionalizzare e rifiutare i sentimenti negativi vissuti nei confronti del bambino, sentimenti che nascono dal sentirsi continuamente rifiutata poiché le sue interazioni sono difficilmente efficaci. Il tutto viene accentuato dal fallimento dei tentativi della madre di informarsi e migliorarsi tramite la lettura di libri specifici.
La madre mostra una tendenza al controllo e la difficoltà a staccarsi dal bambino. Preferisce tenerlo sempre tra le sue braccia, pur a costo di avere forti dolori alla schiena, piuttosto che lasciarlo nel passeggino o a qualcun altro. Non si allontana mai dal bambino, neanche per poco tempo, e questa tendenza è accentuata dall'assenza dell'aiuto del marito che rinforza la convinzione di essere sola nell'accudire il figlio.
Si evidenzia la tendenza al funzionamento tutto o nulla e alla polarizzazione di idealizzazione svalutazione: il bambino o è un angelo delizioso o è terribile. Il fatto che Daniel, il bambino, non si adegui ai canoni da lei scelti, perché presenti nei libri, provoca nella madre molta rabbia. Questa rabbia che viene del tutto negata in se stessa, viene però attribuita sia al padre, difficile da soddisfare, sia alla madre sempre arrabbiata e faticosa da soddisfare. Per questi motivi, Daniel viene visto come molto simile a queste figure familiari e molto distante da sé. La madre si descrive come una donna che, anche in passato, ha sempre provato molta rabbia ma è stata sempre incapace di esprimerla, reprimendola e permettendosi al massimo di essere testarda. Ecco che compare il nucleo centrale del disturbo relazionale, ossia il fatto che il bambino rimanda alla madre quella parte scissa e rinnegata di sé. Allo stesso tempo, la rappresentazione del figlio è pervasa da quei fantasmi della madre relativi alle sue figure genitoriali.
Rappresentazione del bambino da parte della madre
La madre riesce comunque a mostrare dei momenti di insight, riconoscere elementi problematici e attribuire alcuni di essi a se stessa. Ammette il suo profondo bisogno di tenere il bambino vicino a sé, di desiderare che esso possa non crescere in modo da non staccarsi mai dal suo seno, aspetto vissuto come vivificante poiché dà un senso di essere necessaria. Il bambino deve avere bisogno di lei, è visto come l'unico individuo che può darle affetto, colui che deve sostituire tutti gli abbracci e gli affetti che ormai lei non riesce più a ritrovare nel matrimonio. La madre si descrive come una persona triste che non ha una visione molto positiva della vita. È terrorizzata all'idea di poter trasmettere questo mal di vivere al figlio, riconoscendo che la maggior parte delle sue preoccupazioni e ansie sono irrazionali e dettate dal senso di impotenza. In questo modo mostra di sapere riflettere sul fatto di avere un'influenza diretta sullo sviluppo del figlio e della sua personalità, tanto da preoccuparsi di quanto questo possa rovinargli la vita.
La madre è disorientata e confusa relativamente a come e chi suo figlio sia. L'intensità dei suoi bisogni offusca la sua capacità di relazionarsi con il bambino reale e comprendere le sue specifiche caratteristiche. La rappresentazione del bambino è pervasa dall'idealizzazione, da un lato, e dalla profonda ansia e preoccupazione che rimandano un continuo senso di insuccesso. In generale, gli affetti sono poco integrati.
Valutazione del clinico insieme alla madre
In base alla WMCI è stata individuata in Daniel una problematicità legata a un repertorio di abitudini e di comportamenti effettivamente molto ridotto e una generale difficoltà di regolazione del ciclo veglia sonno e repentini cambi di stato. Il bambino vive l'interazione con la madre come travolgente, ma mantiene alcuni elementi di adattabilità come dimostrato durante la condizione dello still face naturale della madre.
La madre di Daniel considera il proprio figlio indecifrabile e questa confusione risale alle sue problematiche relazioni di attaccamento con figure difficili da compiacere e decifrare. Inoltre, il fatto di aver basato il proprio valore sul successo accademico, porta la madre a valutare la bontà del bambino in base alla qualità del suo sviluppo e alle sue performance. Questo la porta ad essere costantemente aggiornata e a stimolare il bambino verso nuove esperienze, anche se poi la modalità risulta pressante e intrusiva.
Il clinico cerca di fare una restituzione alla madre cercando di chiarire quali saranno gli obiettivi terapeutici. Si basa sull'idea di rimandare il messaggio che questo lavoro verrà fatto insieme, in fase ad una collaborazione madre-terapeuta in cui però si annullerà la figura dell'“esperto” che la madre cerca sempre nei libri e da cui è dipendente. Ella deve imparare a godersi il bambino fidandosi del fatto che sia lui capace di mostrare quando sta realmente male; questo implica che la madre non deve preoccuparsi continuamente di valutare il proprio agire poiché sarà Daniel a dare eventuali segnali. Focalizzandosi sull'esperienza, la donna potrà anche allontanarsi dalla modalità orientata al successo; è stato messo in evidenza come lei sia stata iperesposta ai consigli altrui e di come ora debba trovare un suo modo di relazionarsi a Daniel in base a quelle che sono le sue specifiche caratteristiche e risposte.
La diade ha intrapreso un percorso di psicoterapia di 18 mesi con sedute settimanali più colloqui individuali della madre. Ci si è basati molto sul prendere consapevolezza della modalità intrusiva della madre in modo da bloccarla e liberare il bambino dai fantasmi della madre.
Tenere nella mente il mondo interno del bambino
In terapia, la capacità del genitore di imparare a vedere il mondo dal punto di vista del bambino e comprendere empaticamente le motivazioni che stanno alla base del comportamento problematico è uno dei principali fattori terapeutici. Chiameremo questa capacità insightfulness. Nella ricerca che andremo a presentare vedremo come un aumento di insightfulness corrisponde a una riduzione dei problemi comportamentali del bambino ma questo non è sufficiente se non cambiano anche le rappresentazioni materne del bambino che invece aumentano la problematicità. Negli studi condotti su campioni non patologici, la presenza di insightfulness è letta come fattore che promuove un caregiving sensibile e ben regolato, mentre la sua assenza crea un vero e proprio fattore di rischio. L'aumento di insightfulness nella terapia si manifesta non solo come un cambiamento interno nei genitori ma anche come modificazione dello stile comunicativo rivolto ai figli.
Dal punto di vista dei figli, avere dei genitori insightfull permette loro di percepirli come base sicura poiché si sentono compresi e accettati; ciò non accade nel caso contrario, tanto da sviluppare sentimenti di frustrazione, solitudine e colpa.
Insightfulness materna
Oppenheim descrive l'insightfulness come la capacità dei genitori di fornire una fotografia emotivamente complessa del proprio figlio, capacità di comprendere le motivazioni e di saper aggiornare la rappresentazione che hanno del proprio bambino. Questa capacità è intesa come alla base della possibilità di stabilire una risposta sensibile ai bisogni del bambino.
Verrà qui presentato uno studio basato sulla “Insightfulness Assessment” (IA) rivolta a genitori e bambini che vengono videoregistrati in tre contesti interattivi. Successivamente vengono mostrati tre brevi video delle diverse sedute interattive ai genitori che sono spronati a rilevare pensieri e sentimenti propri e del bambino. Si domanda poi se i comportamenti mostrati dal bambino sono caratteristici del suo modo di essere quotidiano. Si fanno poi delle generali domande sulle caratteristiche generali del bambino ed ogni affermazione deve essere accompagnata da esempi concreti.
In base alle trascrizioni, le diadi vengono definite: insightfulness positiva, non-insightful unilaterale, non-insightful disimpegnata, non-insightful mista. I tre principali parametri di valutazione sono:
- Insight: relativo alle motivazioni dei comportamenti del bambino. Avere tale capacità significa che il genitore riesce ad andare oltre la semplice lettura del comportamento visibile e comprendere la prospettiva del bambino e le sue motivazioni implicite. Dal punto di vista del bambino, avere un genitore con questa capacità significa sperimentare il caregiver come affidabile, sapere che a prescindere dai propri comportamenti sarà ascoltato e capito, e questo lo fa sentire sicuro e protetto.
- Visione complessa da un punto di vista emotivo: integrazione degli aspetti positivi e negativi del bambino. Gli aspetti positivi devono essere realistici e non idealizzati e gli aspetti negativi devono essere accompagnati dalla comprensione delle motivazioni che li sottendono piuttosto che essere visti come fonti di angoscia e frustrazione. Avere una visione complessa significa vedere davvero le caratteristiche specifiche del bambino e avere una rappresentazione multidimensionale. Dal punto di vista del bambino, tale visione permette di percepire che tutti i propri comportamenti saranno comunque accettati, dando quindi la possibilità di sentirsi sicuri.
- Openness: disponibilità ad essere aperti verso nuove informazioni e visioni relative al figlio, a sé e alla relazione. Il genitore deve cogliere gli aspetti conosciuti ma anche quelli non familiari e inaspettati in modo da aggiornare la visione che ha del figlio. Osservare in modo aperto se stessi e il bambino permette di aggiornare anche la propria competenza genitoriale senza essere oppressi da criticasmo proporzionato o eccessive difese.
Occorre sottolineare che la valutazione dell'insightfulness non si basa tanto sull'aspetto descrittivo ma sul modo in cui le madri discorrono sull'aspetto indicato. Uno stesso episodio può essere descritto allo stesso modo ma una madre insightfull lo ricollegherà al contesto e alle eventuali motivazioni espresse dal bambino mostrando comunque di accettare e comprendere la manifestazione, mentre una madre non-insightful lo descriverà magari con risentimento e trasmettendo ansia, preoccupazione, distacco, ecc.
Anna e Tom
I casi qui trattati individuano delle diadi madre-bambino scelte all'interno di un programma terapeutico pre-scuola in cui bambini e madri seguivano un distinto ma parallelo percorso formativo/terapeutico. Alcune di queste diadi sono state scelte per lo studio sull'insightfulness basato sulla visione dei frammenti di video; in particolare qui tratteremo la visione dei video relativi alle seguenti interazioni:
- Co-costruzione di una scena sul tema della separazione/riunione. Madre e bambino devono usare dei giochi per creare una storia in cui i genitori partono per un viaggio senza il figlio e poi ritornano dopo qualche giorno.
- Gioco competitivo in cui bisogna costruire una torre di blocchi; chi fa cadere la torre verrà chiamato testone.
- Completamento di storie in cui l'intervistatore comincia la narrazione di una storia in cui una bambola bambino sta seduta attorno al tavolo con la famiglia e fa cadere accidentalmente il succo di frutto su tutto il pavimento.
Anna ha 38 anni ed è la madre di 7 figli. Tom ha 5 anni e viene portato in consultazione per un comportamento eccessivamente aggressivo, disobbediente e senza controllo.
Nell'intervista pre-trattamento, Anna viene valutata come non-insightful unilaterale poiché le sue risposte sono incoerenti, unidimensionali e caratterizzate da elementi irrilevanti che distolgono il focus di attenzione dal bambino e le sue motivazioni. Anna ha una visione sostanzialmente negativa di Tom, come di un bambino sostanzialmente arrabbiato, aggressivo e controllante. Questa dimensione emotiva negativa pervade ogni rappresentazione e ogni possibilità della madre di guardare al proprio figlio. Quando le si chiede di commentare il video sulla scena della separazione, l'unica cosa che riesce a dire è che Tom era arrabbiato, che non le ha permesso di giocare, così come si è mostrato ostile e prepotente nel gioco competitivo. Quando poi le vengono fatte le stesse domande nel follow up, la donna afferma che durante il gioco l'interazione sia stata positiva. Questo dimostra come la madre è pervasa da questa emotività negativa mentre interagisce con il bambino tanto da non poter notare ogni altro eventuale aspetto positivo. Questo si configura come una rappresentazione rigida che Anna ha di Tom, talmente rigida da non poter integrare ogni altro comportamento positivo inatteso rispetto alle proprie aspettative. Tom, inoltre, deve interagire con una madre che trasmette, anche solo tramite lo sguardo, delle aspettative molto negative, quindi anche lui non riesce a percepirsi come degno di amore, creando un'immagine negativa di sé.
Altra problematica riguarda la possibilità, per la madre, di accettare suo figlio come separato da sé. In ogni descrizione del figlio tutto veniva sempre ricondotto al paragone con i propri sentimenti e il proprio mondo interno. La madre attribuiva a Tom dei vissuti di frustrazione e rabbia che lei conosceva, mostrando quindi la capacità di comprendere i sentimenti del bambino, ma allo stesso tempo non accettata la presenza di questi sentimenti nel bambino poiché non ne accettava la manifestazione; le provava rabbia e frustrazione ma tratteneva tutto dentro e si aspettava che anche il bambino facesse lo stesso. Quindi, pur ricevendo comprensione dalla madre, Tom non ha la possibilità di sperimentarla come base sicura poiché non incontra l'accettazione.
Altra problematica riguarda il mantenere il focus di discussione su Tom. Anna in tutte le descrizioni partiva parlando di Tom ma poi deviava i propri stati interni, piuttosto che alle reazioni degli altri figli oppure a come Tom si comportava in altri contesti. Questo spostamento di focus le impedisce di seguire il normale processo di ragionamento che la porterebbe a comprendere le motivazioni del bambino e quindi l'origine dei suoi comportamenti problematici.
Abbiamo detto che le capacità di insightfulness si manifestano anche nella qualità delle interazioni. Abbiamo quindi deciso di osservare direttamente questa componente. Abbiamo chiesto alla diade di co-costruire delle storie in base a degli eventi autobiografici ricollegati ai modi con cui il bambino sperimenta diverse emozioni: felicità, rabbia, paura e tristezza. Ci si aspettava che la madre fosse in grado di guidare il bambino nella narrazione, tollerando e organizzando ogni contenuto emotivo egli avesse messo in gioco, mostrandosi quindi come base sicura per esplorare il proprio mondo emotivo. Questo non si è invece manifestato. Anna ha mostrato le stesse difficoltà di organizzazione della narrazione evidenziate durante la IA. Non è riuscita a guidare il figlio e ha continuato ad introdurre dettagli irrilevanti, soprattutto spostando il focus sui propri stati interni.
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