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-Il primo modello (Laissez-faire) propone che un ambiente è educativo quando favorisce

l’espressione del potenziale di sviluppo di ogni bambino, con un intervento minimo da parte degli

adulti.

-Il secondo modello (stampo d’argilla) segue la tradizione filosofica dell’empirismo tracciata da

Locke e assegna un ruolo primario all’esperienza. Si sottolinea la plasticità del bambino, ricettivo

all’azione dell’educazione e l’influenza degli stimoli ambientali.

-il terzo modello è quello della conflittualità e postula l’esistenza di forze interne al bambino che

danno origine e direzione alle sue azioni, ma che vengono contrastate dai limiti posti dall’ambiente

familiare e sociale.

-il quarto modello (reciprocità) supera i limiti delle precedenti visioni e tiene conto dei dati quali la

scoperta della complessità dell’essere umano alla nascita e le influenze che il bambino esercita

sull’ambiente circostante.

Le cure genitoriali che seguono la nascita sono organizzate intorno a ritmi fisiologici del bambino e

alla regolazione delle sue funzioni biochimiche ma è sorprendente come anche le abilità del

genitore si evolvano, a partire da una miriade di microscambi sociali. I comportamenti dei genitori

si adattano alle caratteristiche individuali del figlio e ogni coppia genitore-bambino sviluppa il suo

stile di interazione. L’adattamento reciproco rappresenta il tema di base che si sviluppa lungo il

corso dell’interazione genitore-bambino.

nascono una serie di modelli del funzionamento genitoriale.

Parenting: complessità di un costrutto:

Una sintesi di questi modelli è fornita da Socolar a proposito dei metodi di disciplina familiare: le

diverse azioni con le quali i genitori cercano di favorire i processi di socializzazione in senso sia

reattivo, come risposta ai comportamenti inadeguati del figlio, sia proattivo, per incoraggiare i

comportamenti positivi.

I principali modelli di funzionamento genitoriale secondo Socolar:

1.Symonds:

-accettazione-rifiuto;

-dominanza-sottomissione.

2.Becker:

-calorosità-ostilità;

-restrittività-permissività;

-coinvolgimento ansioso-distacco tranquillo.

3.Schaefer:

-accettazione-rifiuto;

-controllo fermo-controllo debole;

-autonomia psicologica-controllo psicologico.

4.Baumrind:

-autorevole;

-autoritario;

-permissivo;

-rifiutante-trascurante.

5.Tecniche di disciplina:

-orientate amorevolmente;

-positive;

-negative;

-potere-assertività.

La disciplina orientata amorevolmente sottintende forme positive (esprimere affetto/attenzione,

ragionamento verbale, lodi e premi) e negative (comunicare disappunto, limitare le attività, sottrarre

premi o attenzione). La disciplina basata sul potere include la punizione fisica, le sgridate, i

comandi ostili e tutte quelle forme, verbali e non che esercitano un’azione di controllo sui 2

comportamenti dei bambini o degli adolescenti. Si devono considerare anche le differenze

individuali dei genitori. Ad esempio la calorosità ha un’influenza positiva sullo sviluppo infantile,

insieme all’affettività e al controllo.

Tassonomia delle funzioni genitoriali: vi sono aspetti universali delle cure parentali ma vi è anche

una variabilità culturale tipica dell’uomo.

Modalità di funzionamento genitoriale secondo Bornstein:

-modalità di allevamento (nurturant): funzione alla sopravvivenza del piccolo, livello delle richieste

biologiche e fisiche ed è riconosciuta come un obiettivo primario dalla maggior parte dei genitori.

Molte attività cambiano in funzione dei contesti culturali;

-modalità fisica: è legata allo sviluppo motorio, dal controllo della deambulazione ai movimenti fini

della mano (anche queste in base alla cultura);

-modalità sociale: interazioni visive, fisiche o affettive tra adulti e bambini. Include anche la

regolazione delle emozioni;

-modalità didattica: promuove un interesse per l’ambiente circostante e spinge ad agire attivamente

con comportamenti quali l’orientamento dell’attenzione sugli oggetti, la descrizione delle loro

caratteristiche o la dimostrazione di come si svolgono alcune attività;

-modalità materiale: regola la regolazione dell’ambiente intorno al bambino, la varietà e la tipologia

degli oggetti di cui dispone, ma anche la collocazione di ausili che possono essere di facilitazione o

di contenimento del movimento e delle esperienze;

-modalità linguistica: comprende le attività fisiche di cura e le interazioni didattiche. Avviene lo

sviluppo di tutti i repertori di abilità, da quello motorio a quelli cognitivo, emotivo e sociale.

2.ECOLOGIA DEL PARENTING.

Vygotskij ha riconosciuto che condizioni di vita differenti, come vivere in

La prospettiva ecologica:

orfanotrofio, con un genitore o entrambi, in comunità rurali o urbane, comporta una modificazione

delle traiettorie evolutive differenti, in particolare lo sviluppo cognitivo. Un genitore attento e

sollecito riconosce le abilità del bambino, ne incoraggia l’attenzione, il gioco autonomo, gli fornisce

nuove occasioni per apprendere nel corso delle esperienze quotidiane. Questo in altre famiglie non

avviene. Le più note teorie evolutive per molto tempo hanno rimarcato le influenze dirette della

famiglia e del parenting sullo sviluppo. Gli approcci contestuali, a partire dalla teoria dei sistemi

ecologici, di Bronfenbrenner correggono questa visione riduttiva dei fattori di cui tenere conto per

comprendere lo sviluppo psicologico e spingono i ricercatori ad assumere un’ottica più complessa.

Il contesto non viene più considerato unitario ma viene esteso nel senso di includere le

interconnessioni tra più situazioni ambientali, nonché le influenze esterne che derivano da

condizioni ambientali di carattere più generale. Secondo Bronfenbrenner la psicologia deve tener

conto non solo della peculiarità dell’individuo in uno specifico momento e della sua storia

evolutiva, ma anche degli aspetti dinamici del contesto (ambiente fisico, eventi che vi hanno luogo,

familiari e altri partner sociali) che, a loro volta, cambiano nel tempo. L’individuo viene inteso

come unità biopsichica in cambiamento nelle sue interazioni con l’ambiente: la stessa biologia del

bambino rappresenta il contesto che fa da motore dello sviluppo. L’ambiente ecologico è descritto

come una serie di strutture sovrapposte incluse l’una nell’altra: in esso le interconnessioni tra i

livelli sono importanti quanto le caratteristiche dell’ambiente stesso.

Bronfenbrenner definisce microsistema la dimensione più interna: in esso le interazioni tra il

bambino e le persone, gli oggetti, le attività sono dirette e proprio a questo livello ritroviamo il

parenting. Il bambino partecipa a diversi microsistemi oltre a quello familiare: la scuola, il gruppo

di coetanei etc.

Il secondo livello è il mesosistema, si riferisce alle connessioni tra i microsistemi del bambino: ad

esempio interazione insegnanti e genitori. 3

L’esosistema indica un livello in cui il bambino non ha esperienze in prima persona, ma nel quale

subisce l’influenza indiretta attraverso i microsistemi prossimali, ad esempio i comportamenti dei

genitori. Alcuni fattori al di fuori della famiglia che influenzano il parenting sono: il contesto

lavorativo del genitore, le reti di sostegno, la comunità.

Il macrosistema è il livello più esterno: comprende i precedenti ed è caratteristico di una data

cultura (stili di vita, credenze, conoscenze, sistemi simbolici, strumenti, leggi…)

Reciprocità e processi transazionali: transazione: processo attraverso il quale l’individuo e il suo

ambiente si trasformano in modo reciproco e cumulativo. Ciò significa che non soltanto il

comportamento del bambino influenza quello del genitore e viceversa, ma anche gli effetti prodotti

dall’interazione alterano i nuovi comportamenti attuati da entrambi.

Secondo il modello transazionale delle attribuzioni genitoriali i processi attribuitivi intervengono

quando il genitore cerca di comprendere quali siano le cause dei comportamenti del figlio. Le

attribuzioni funzionano come un filtro interpretativo. Chi ritiene che i comportamenti problematici

dei figli siano intenzionali e non modificabili manifesta emozioni negative e tende ad utilizzare con

frequenza elevata interventi disciplinari ostili e punitivi, mentre ciò non avviene se il bambino non è

ritenuto responsabile dei suoi comportamenti. Le manifestazioni pro sociali, come l’obbedienza o la

collaborazione vengono attribuite a cause interne controllabili dal bambino.

La teoria sociointerazionale di Patterson distingue:

-un micromodello che descrive alcuni schemi ricorrenti (cicli), spesso fallimentari, di gestione

educativa dei figli;

-un macromodello che analizza le traiettorie di sviluppo dei comportamenti antisociali dell’infanzia

fino all’età adulta.

Patterson nel ciclo della coercizione descrive quelle sequenze di scambi caratterizzati da livelli di

conflittualità sempre maggiori. Il ciclo si basa sulle influenze reciproche e sugli effetti del

rinforzamento negativo. Queste ripetute esperienze modellano in casa un contesto che favorisce la

genesi dei comportamenti antisociali sin dalla prima infanzia.

Chess e Thomas hanno condotto studi sul temperamento infantile. Gli

Il contributo del bambino:

psicologi hanno definito temperamento l’insieme delle differenze comportamentali, su base

biologica, che compaiono precocemente, mostrano una certa stabilità nel tempo e rappresentano la

base dell’individualità. Altre dimensioni tipiche del temperamento sono l’emozionalità e la

socievolezza. L’emozionalità, quando è negativa, è caratterizzata da espressioni quali piangere,

mostrarsi arrabbiati davanti ad una difficoltà, mentre la socievolezza indica l’orientamento verso le

persone e l’attenzione che il bambino riceve nel contesto. L’emozionalità negativa e la bassa

socievolezza, vengono spesso associate al temperamento “difficile” ma vi sono alcune varianti

culturali. La bontà dello stile temperamento non dipende solo dalle caratteristiche dell’individuo ma

è in relazione al contesto. Le caratteristiche del bambino sono percepite dal genitore come positive

o problematiche e ne influenzano i comportamenti e sono al loro volta modificate dalle relazioni di

quest’ultimo.

Chess e Thomas ritengono che vi sia una predisposizione biologica che determina nei bambini

profili comportamentali diversi prima che l’ambiente e il parentig li modifichino. I comportamenti

educativi hanno un’influenza differente in bambini con diverso temperamento.

Altri studiosi si sono chiesti se caratteristiche quali il genere del bambino e l’ordine di nascita

influenzino il suo sviluppo. Le differenze di genere non sembrano influire in se sulle cure che i

bambini ricevono nelle prime settimane di vita anche se si attribuiscono emozioni quali paura alle

bambine e rabbia ai bambini. L’effetto ordine di nascita sembra favorire i secondogeniti che si

presentano determinati e desiderosi di affermarsi, solo in alcuni casi presentano insoddisfazione e

senso di inferiorità. Secondo Bee rispetto ai fratelli, i primogeniti sono oggetto di:

-maggiori pressioni perché arrivino al successo;

-linguaggio più complesso soprattutto durante la prima infanzia; 4

-educazione più restrittiva e intrusiva;

-ansia maggiore da parte dei genitori;

-un ambiente più centrato sul bambino;

-una disciplina più coercitiva.

I modi con i quali i genitori interagiscono con ciascuno dei figli non sono simili si parla di parenting

differenziale.

Le caratteristiche del genitore e altre determinanti: Belsky elabora un modello processuale e assume

che le pratiche genitoriali siano influenzate da: le caratteristiche del singolo genitore (storia

personale,personalità, parentig), del bambino e del contesto (rete sociale, sostegno fam., ecc).

Dischion e McMahon propongono un modello in cui il parenting include: il sistema motivazionale

del genitore, l’abilità di gestire i comportamenti del figlio attraverso le pratiche disciplinari e le

regole, il monitorin inteso come un insieme di comportamenti genitoriali che implicano l’attenzione

e il controllo del bambino, la qualità emozionale della relazione. Anche i valori e le credenze

influenzano le pratiche e l’ecologia dello sviluppo.

Anche Abidin sottolinea l’importanza dei sistemi motivazionali e delle credenze del genitore

(autoefficacia genitoriale). Le variabili che influenzano la qualità del parenting sono: i fattori socio

contestuali, lo stress, la qualità della relazione matrimoniale, la rilevanza del ruolo e l’alleanza

genitoriale.

Parentig e cultura: ciascuna società fonda le qualità che i bambini da adulti dovranno possedere.

Beatrice e John Whiting hanno condotto uno studio del parenting in prospettiva culturale e mettono

in luce gli stretti rapporti tra organizzazione pratica della vita familiare e i diversi fattori ecologici:

le caratteristiche fisiche dell’ambiente, la storia delle comunità, i sistemi di produzione e

l’economia. Queste variabili influenzano le famiglie e l’organizzazione dell’ambiente.

Rogoff analizza la natura culturale dello sviluppo e i rapporti con l’educazione, con una critica

implicita alle teorie che hanno proposto come unico il modello culturale occidentale. Ogni società

ha un curriculum culturale.

Super e Harkness introducono la nozione di nicchia evolutiva. La nicchia comprende tre

sottosistemi integrati: l’ambiente fisico, le pratiche e i modi di cura dell’infanzia, regolati

culturalmente, la psicologia del caregiver.

Kagitcibasi sottolinea i rapporti stretti tra cultura, orientamenti educativi e sviluppo del se.

Individua tre modelli familiari:

1.intrerdipendenza totale: tipico delle culture in cui l’economia è povera e le risorse sono limitate. I

membri della famiglia, per affrontare le avversità e i problemi di sussistenza, condividono gli sforzi

sin dalla giovane età;

2.intredipendenza: orienta le società più avanzate, non vi sono problemi per disponibilità di risorse

economiche e materiali. I figli sono una risorsa di tipo affettivo;

3.interdipendenza psicologica: migliori condizioni di vita. Tipico delle culture in via di evoluzione.

3.TRANSAZIONI EVOLUTIVE E PARENTING.

le transazioni evolutive sono i cambiamenti che avvengono nel sistema

Ridefinire i compiti di cura:

genitore-figlio, ogni cambiamento individuale diventa significativo anche a livello familiare.

Secondo gli psicologi sociali vi sono alcuni cambiamenti normativi, eventi che scandiscono il ciclo

di vita familiare: la nascita del primo figlio, l’allevamento dei figli piccoli, il periodo della scuola,

l’adolescenza e la transizione all’età adulta, fino all’uscita dei figli dal nucleo familiare.

La transizione alla genitorialità: è un momento che determina una vera e propria crisi che coinvolge

sia i singoli sia la relazione coniugale. La capacità di adattamento non dipende solo dalle risorse e

dall’esperienza dei genitori, ma anche dalla salute e dalle caratteristiche temperamentali del

neonato. I primi tre mesi dopo il parto sono il periodo critico per questa transizione: nelle prime

settimane può esserci nella madre una diminuzione dell’autostima, in seguito però aumenta il suo 5

senso di efficacia e si attenua anche la percezione negativa del temperamento del bambino.

Entrambi i coniugi possono sentirsi inadeguati, le madri in particolare possono sentirsi esauste, in

ansia e attraversare momenti di depressione. È importante il coinvolgimento del partner e il

supporto emotivo dei familiari. Nei primi tre mesi le madri depresse appaiono poco stimolanti, si

rivolgono a lui senza entusiasmo e vitalità, con scarsi contatti fisici e visivi. È importante

l’autoefficacia del genitore: le madri con alta autoefficacia sono più abili a prestare attenzione ai

segnali e ai bisogni dei bambini, sono più calorose e propense ad educare in maniera non punitiva,

di fronte alle difficoltà hanno un orientamento di tipo attivo e centrato sui problemi. Al contrario,

bassi livelli di autoefficacia correlano con: depressione materna, elevati livelli di stress, uno stile di

coping passivo, sentimenti di impotenza appresa.

Sono state osservate differenze tra padri e madri alla nascita del primo figlio: il primo adattamento

sembra influenzare in misura minore l’uomo rispetto alla donna ma su entrambi incidono

negativamente i fattori di personalità e le relazioni con le famiglie di origine, soprattutto se

percepite come giudicanti o iperprotettive. Le esperienze successive, a un anno della nascita del

bambino, sembrerebbero invece favorite dai fattori interni alla coppia, quali l’armonia, la

condivisione e il sostegno emotivo. La qualità del rapporto tra i coniugi favorisce la transizione alla

genitorialità, e garantisce lo sviluppo di un parenting sensibile ed efficace. Caprara, Regalia e

Scabini parlano autoefficacia coniugale cioè il sapere comunicare con il partner, saper offrirgli il

supporto necessario, risolvere i problemi legati alla vita matrimoniale, saper superare i disaccordi

relativi all’educazione dei figli, condividere attività comuni e sviluppare equilibrate relazioni con le

famiglie di origine e con il contesto sociale. Un fattore di rischio è la giovane età del genitore.

è l’età compresa tra i 9 e i 18 mesi. Oltre a sviluppare il linguaggio e la comunicazione,

L’infanzia:

il bambino inizia a spostarsi da solo. Il rapporto con gli adulti muta. Questi ultimi si trovano a dover

mediare tra il bambino e l’ambiente indirizzandolo in maniera opportuna: incoraggiando e

sostenendo la curiosità e le iniziative ma contemporaneamente evitando situazioni pericolose,

spiacevoli o proibite. Le dimensioni del parenting che entrano in gioco sono il controllo e il dare

limiti. Le relazioni che in questa fase si stabiliscono con i caregiver sono fondamentali per

l’adattamento del bambino. Un attaccamento sicuro con gli adulti fornisce una fase stabile da cui

muoversi per esplorare l’ambiente circostante o da cui ricevere rassicurazione in caso di paura.

Dopo i 9-10 mesi si osserva quel fenomeno noto come referenzialità o riferimento sociale: il

bambino, in presenza di estranei o di oggetti non conosciuti. Le emozioni positive osservate sul

volto materno favoriscono i comportamenti esplorativi, invece le espressioni emotive negative quali

la paura o l’ansia sembrano indurre comportamenti di avvicinamento al genitore, ricerca di

protezione o difesa. Denham, Bassett e Wyatt identificano strategie che favoriscono lo sviluppo

emotivo: il modeling, le reazioni contingenti alle risposte espresse dal bambino e l’insegnamento.

Con l’acquisizione del linguaggio i bambini partecipano alle interazioni sociali da un punto di vista

comunicativo. Alcune ricerche hanno messo in evidenza che i rischi di ritardo si hanno

maggiormente in ambienti familiari svantaggiati. Altre ricerche hanno confermato quali sono i

comportamenti dei genitori che favoriscono lo sviluppo linguistico:

-l’uso di espressioni compatibili con i progressi del bambino;

-richiamare l’attenzione del bambino sugli eventi dell’ambiente sia per indicarli sia per denominarli;

-i genitori tendono a stimolare l’apprendimento facendo in modo che lo stimolo verbale accompagni

il comportamento attentivo del bambino;

-il rinforzamento contigente delle espressioni linguistiche del bambino che inizia delle semplici

ripetizioni da parte delle madri.

le transizioni evolutive in questo periodo coincidono con l’ingresso nel mondo

La fanciullezza:

della scuola. La rete delle relazioni si amplia: insegnanti e gruppo dei pari. Il gioco inizia ad essere

organizzato in regole e i bambini costruiscono le prime relazioni di amicizia. Inizia la comparsa del

pensiero logico e l’ampliamento del vocabolario. I ricercatori hanno studiato l’influenza del 6


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Mary1789

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mary1789 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e delle relazioni familiari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Larcan Rosalba.

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