I concetti fondamentali
Punto di partenza di tutta l'opera di P: c'è isomorfismo tra evoluzione biologica ed evoluzione cognitiva. Così come l'intelligenza (capacità cognitiva strettamente legata alla capacità di adattamento), per adattarsi al mondo esterno, ricorre ad alcune categorie essenziali (es. numero, tempo, spazio, causalità...), corrispondenti ad aspetti fondamentali della realtà, allo stesso modo i vari organi del corpo e le funzioni ad esse collegate sono relativi e specifiche caratteristiche dell'ambiente.
Il soggetto vive sempre in rapporto con il mondo esterno, inteso come mondo fisico, popolato da altre persone. Vi sono ambienti diversi e soggetti diversi, ma se tutti i soggetti evolvono biologicamente in modo simile, lo sviluppo cognitivo avviene in modo differenziato.
Tre punti fondamentali
1. Quando l'evoluzione biologica finisce, da un punto di vista cognitivo il soggetto possiede tutte le strutture che potranno metterlo in condizione di apprendere qualsiasi informazione.
2. Ogni soggetto è fortunatamente diverso dagli altri e possiede caratteristiche specifiche. Differenziazione tra soggetto psicologico e soggetto epistemico.
- Soggetto psicologico: centrato sull'Io cosciente, ha incontestabile ruolo funzionale, ma non costituisce la genesi di alcuna struttura di conoscenza generale.
- Soggetto epistemico: parte comune a tutti i soggetti dello stesso grado di sviluppo; le sue strutture cognitive derivano da meccanismi più generali della coordinazione delle azioni.
Le azioni del soggetto sono le più generali coordinazioni di ogni sistema d'azione che si riferisce a un soggetto universale, o soggetto epistemico, e non individuale. Per lo studio dei due soggetti P. privilegiò sempre l'approccio strutturale.
Il Soggetto psicologico non richiede particolari precisazioni per una sua definizione in quanto si tratta dell'individuo colto nella sua realtà immediata. Il Soggetto epistemico (o trascendentale) è costituito da operazioni logico-matematiche. Il passaggio tra questi due tipi di soggettività avviene attraverso il meccanismo cognitivo della decentrazione, che coglie gli elementi essenziali e fondamentali, ovvero le strutture, di un fenomeno. Ciò fa sì che questo divenga sempre più comune per un insieme crescente di soggetti. In tal modo si superano le singole rappresentazioni (centrazioni) che il soggetto si fa del fenomeno in questione. Le strutture logico-matematiche assolvono la funzione di costituire un'intersoggettività cognitiva, che rappresenta il livello ottimale della crescita intellettiva.
3. Intelligenza: forma indissociabile di adattamento e di organizzazione. Sono funzioni biologiche e cognitive; l'organizzazione non ha specifiche funzioni biologiche; l'adattamento ha quelle dell'assimilazione e dell'accomodamento.
L'adattamento comprende le seguenti funzioni cognitive: funzioni implicatrici (dette logiche che si esprimono attraverso le categorie delle classi qualitative e dei rapporti quantitativi-numeri) e funzioni esplicatrici (infralogiche, denotanti le categorie spaziali, oggettuali, causali e temporali). L'organizzazione svolge una funzione regolatrice.
Per capire meglio adattamento e organizzazione occorre rifarsi necessariamente al rapporto tra organismo e ambiente (tra componente biologica e cognitiva). Inizialmente l'adattamento biologico è più evidente di quello cognitivo, ma sono da considerare sempre connesse.
Analizziamo l'intelligenza a partire dai primi giorni di vita. Si colgono elementi variabili e altri invariabili: la cognitività del soggetto presenta alcune funzioni costanti, detti invarianti funzionali, che sono appunto l'adattamento e l'organizzazione.
Nascita dell'intelligenza: equilibrazione tra il pensiero con le cose e il pensiero con se stesso. Il pensiero si organizza unicamente adattandosi alle cose e solo così facendo può procedere ad una loro strutturazione (attraverso i processi di percezione, rappresentazione, riflessione e astrazione).
A sua volta l'organizzazione è conservata dal funzionamento dell'organismo in modo tale da essere incorporata nel suo ciclo e divenire in questo modo assimilazione.
L'evoluzione del soggetto sta nell'equilibrio tra assimilazione e accomodamento, sono due funzioni inseparabili. Risultato dell'equilibrio tra queste due funzioni: adattamento. L'adattamento cognitivo si pone come prolungamento di quello biologico. Oltre alla funzione assimilativa ed accomodante, l'adattamento si esplica attraverso due altre funzioni: quella di conservazione delle informazioni (memoria) e di anticipazione, o previsione, delle future reazioni.
Ogni operazione intellettuale consiste in assimilare un dato attuale in strutture anteriori. In questo modo ogni oggetto o fatto può essere interpretato in modo diverso da soggetti diversi o dallo stesso soggetto in diverse fasi dello sviluppo, in base ai concetti di cui dispone per assimilarlo. Può anche accadere che uno schema assimilativo possa essere modificato da un nuovo dato, che sarà costretto ad accomodarsi.
Assimilazione
Tramite l'assimilazione il soggetto cerca di fare proprio il mondo a lui esterno. Si distingue in cinque tipi:
- Assimilazione genetica
- Assimilazione funzionale (riproduttiva)
- Assimilazione generalizzata (induttiva)
- Assimilazione ricognitiva
- Assimilazione reciproca (di schemi)
1. Assimilazione genetica
È l'incorporazione nel sistema genetico di caratteri essenzialmente collegati ad un'interazione con l'ambiente. Grazie ad essa l'organismo ha la possibilità di generare una risposta non tanto all'intensità della stimolazione, quanto al modo con cui questa è strutturata secondo le regole del controllo genetico.
Importanza fondamentale: relazione tra organismo e ambiente. È un circuito cibernetico: il primo seleziona il secondo nello stesso tempo in cui questo lo condiziona e contemporaneamente collega con una serie di feedback diversi sistemi.
Si ha una successione di feedback, è capacità degli organismi viventi di mantenere un equilibrio interno pur nel variare (omeostatica delle condizioni esterne). Genotipo è la costituzione genetica di un organismo, ovvero l'insieme dei geni presenti nel suo genoma. I prodotti di tali geni interagiscono tra loro determinando tutte le caratteristiche dell'intero organismo. L'insieme dei caratteri osservabili viene chiamato fenotipo. Quindi il genotipo rappresenta la possibilità del realizzarsi di una particolare caratteristica fenotipica; lo sviluppo di questo potenziale dipende dalle interazioni tra geni, da influenze ambientali e da eventi casuali che si verificano durante lo sviluppo.
Il genotipo è costituito da una serie di informazioni che possono essere trasmesse dai diversi individui. L'effetto fenotipico di un gene si manifesta attraverso diverse modalità di un singolo carattere, in quanto la produzione di un gene a livello molecolare interferisce e modifica gli effetti degli altri. Ora, se il gene non possiede ambienti adatti per produrre sostanze specifiche, può accadere che il suo fenotipo risulti diverso da quello previsto.
Su ciò si basa il concetto di assimilazione genetica: è un processo di fattore fenotipico; quando si manifesta si ha una sua incorporazione da parte del genotipo, il quale, in un secondo momento, giunge a strutturarlo e a renderlo parte del proprio patrimonio potenziale, tramite un processo di selezione.
Siccome il fenotipo è una reazione del genoma agli stimoli ambientali, è proprio l'insieme di queste reazioni (e non il genoma in quanto tale) ciò che fonda il processo di selezione.
Una simile lettura del concetto di assimilazione genetica è collocata da P. in un contesto in cui il progressivo e costante aumento delle informazioni, fornite dall'interrotto rapporto tra ambiente e organismo, serve ad integrare le precedenti strutture, sia biologica che cognitiva, che il soggetto già possedeva. Queste ultime o rimangono inalterate o, come in questo caso, si ha un aumento cumulativo di informazioni oppure possono modificarsi a seguito delle nuove situazioni ma verranno eliminate o distrutte mentre si accomoderanno alle nuove esigenze che produrranno.
È partendo da questa ipotesi che "Piaget definisce il problema della direzione dell'evoluzione in termini coerenti con la nozione di adattamento = equilibrio fra assimilazione (dell'ambiente da parte dell'organismo) e accomodamento (dell'organismo da parte dell'ambiente).
2. Assimilazione funzionale (riproduttiva)
Si tratta della ripetizione, per mezzo di esercizi, dei nessi che intercorrono tra la stimolazione e la risposta: una stimolazione, se ritenuta piacevole, è ricercata in molti modi, soprattutto attraverso l'incessante ripetizione di alcuni comportamenti. È questa l'origine delle varie forme di reazioni circolari, le quali presentano una prima forma di intenzionalità (ovvero tendenti verso qualcosa o qualcuno).
3. Assimilazione generalizzata (induttiva)
Consiste sia nell'espansione che in una maggiore elasticità degli schemi, i quali si adattano all'insieme degli stimoli prodotti dall'ambiente. Inizialmente si tratta di azioni e successivamente di operazioni, compiute dal soggetto e che dapprima sono rivolte agli oggetti rispetto ai quali egli entra in contatto.
È una forma assimilativa specifica delle reazioni circolari primarie (primo-quarto mese) ma presenti anche in quelle secondarie e terziarie (fino al sedicesimo mese) - (durante l'allattamento il bambino sperimenta che non può inghiottire il latte e succhiare seno – prima equilibrazione – produce modello di risposta – che è lo stimolo per sua ripetizione – dopo aver inghiottito risponde inghiottendo).
4. Assimilazione ricognitiva
È da ricollegarsi al fenomeno della discriminazione al cui interno P individua un'ulteriore forma di intenzionalità e che colloca nel sottostadio delle reazioni circolari secondarie consistente nell'adattamento di uno schema alle caratteristiche di un oggetto e si manifesta sempre con differenti modalità, a seconda degli oggetti o delle situazioni in cui il soggetto si imbatte.
Nel momento in cui un oggetto è stato riconosciuto, il soggetto cercherà di variare le modalità con cui si rapporta ad esso, volendo porsi nella condizione di controllarlo completamente.
Questa forma assimilativa è quindi la genesi delle successive modalità di comportamento. Il fatto di accostarsi agli oggetti con modalità differenti è inteso da P. come una forma di decentrazione cognitiva che, a suo avviso, è la chiave di volta che segna il passaggio a fasi più avanzate dello sviluppo.
5. Assimilazione reciproca (per schemi)
È la forma assimilativa più evoluta, inizia dal periodo delle reazioni circolari terziarie, che consiste nel correlare gli schemi. Questo avviene solo quando questi schemi sono già stati assimilati secondo le precedenti modalità.
Si assiste ad una progressiva scomparsa delle azioni ripetitive, sostituite da altre nuove più complesse.
Accomodamento
L'accomodamento si prefigge di adattare il comportamento del soggetto alle reali condizioni esterne. Lo scopo è la costruzione dell'oggetto. Non con l'obiettivo di inserirlo negli schemi a lui già in possesso, ma di adattare e adeguare i propri schemi alle proprietà possedute dall'oggetto stesso.
Il costruire un oggetto (ovvero riconoscere sempre più chiaramente il mondo esterno) comporta anche il costruirsi dell'Io. Il rapporto tra assimilazione e accomodamento è sempre costante, anche se spesso non equilibrato, oltre che strettamente implicativo. Ex: un bambino di pochi mesi può essere incapace di afferrare un piccolo oggetto, ma può compiere la stessa azione con un oggetto più grande. Questa incapacità deriva dal non saper accomodare i movimenti della mano rispetto alla dimensione dell'oggetto. Quando avrà sperimentato con successo la stessa azione, si osserverà non solo una progressiva assimilazione di questo schema ma anche la necessità di accomodamento rispetto a situazioni nuove e diverse.
Equilibrazione
La conoscenza si costruisce attraverso successive fasi di equilibrazione e di come le strutture mentali si formino attraverso il progressivo equilibrio tra soggetto ed ambiente. È la capacità di:
- Rappresentare tramite precise forme di implicazione
- Connettere le diverse parti costituenti una totalità
- Stabilire un ordine gerarchico tra queste
È quindi ciò che consente l'adattamento, in quanto permette la correlazione tra soggetto e ambiente. È il prodotto interno della compensazione e della costruzione, che il soggetto produce nei confronti delle perturbazioni esterne.
Schema del processo di equilibrazione: data una situazione connotata da una sufficiente stabilità, si producono delle perturbazioni a x, causa di avvenimenti interni o esterni, le quali disequilibrano la precedente situazione. Contemporaneamente si verifica una riequilibrazione del nuovo stato di cose, tramite l'integrazione delle nuove caratteristiche che da ora compaiono, fino a produrre un nuovo stato di equilibrio y, qualitativamente diverso dal precedente.
L'equilibrio si definisce attraverso la nozione di reversibilità (carattere più apparente dell'atto di intelligenza, capace di deviazioni e ritorni). P. parla sempre di equilibrazione maggiorante, perché ogni livello di equilibrio raggiunto sarà sempre nuovo rispetto al precedente.
Esistono due tipi di equilibrazione:
- Equilibrazione momentanea: capace di spostamenti reversibili e irreversibili, è specifica dell'attività percettiva, ovvero dell'intelligenza pre-operatoria.
- Una condizione permanente di equilibrio: è reversibile, indica la forma, di tipo logico-matematico, verso cui tende. Compare nello stadio delle operazioni concrete.
Nel rapporto fondamentale tra organismo e ambiente possono accadere dei disequilibri, o perturbazioni, di tipo:
- Biologico (ex. La progressiva coordinazione dei movimenti del neonato)
- Cognitivo (ex. L'introduzione dello 0 dopo aver appreso i numeri naturali)
- Sociale (ex. La nascita di un fratello)
Queste perturbazioni divengono significative quando, dopo che i loro effetti hanno superato un valore limite, non possono più essere annullate.
Si possono generare quindi tre nuove forme di equilibrio:
- La prima forma di equilibrio è individuale in funzione dell'interazione fondamentale tra il soggetto e gli oggetti. Si stabilisce tra l'assimilazione di questi a schemi d'azione e l'accomodamento di questi schemi agli oggetti. È specifica nella prima fase dell'evoluzione biologica così come delle prime conoscenze.
- In secondo luogo, un'equilibrazione deve riguardare le interazioni tra sottoinsiemi, ovvero un processo di adattamento di uno o più elementi di un ciclo in relazione alle influenze esogene (esterne) non può NON modificare il ciclo nel suo complesso. Si tratta allora dell'Equilibrio che concerne il passaggio da uno stadio ad un altro, ove l'elemento più importante è la sfasatura decàlage tra azioni già equilibrate e nuove azioni disequilibrate.
- Successive equilibrazioni tra elementi incompleti, che divengono progressivamente completi. Le relazioni di equilibrio non riguardano solamente universi locali, ma anche il rapporto che questi hanno con quello globale di cui fanno parte. Siccome si è collocati all'interno di un sistema dinamico, l'equilibrazione che si realizza è sempre maggiorante, ossia è in grado di fornire sempre maggiori e diverse informazioni sia rispetto al livello di realtà che rappresenta, sia rispetto a se stessa.
Il processo di equilibrazione, biologico e cognitivo, procede per compensazione, strumento attraverso il quale il soggetto è in grado di ricostruire la presenza di un oggetto conoscendone solo una parte. I feedback negativi saranno strumenti di correzione, i feedback positivi serviranno come rinforzo al superamento di una lacuna.
Funzioni specifiche della compensazione:
- Colmare le lacune e annullare o neutralizzare una perturbazione
- Superare le difficoltà dovute ad ostacoli o resistenze disequilibranti
- Valutare il successo di queste operazioni
- Conservare i risultati raggiunti tramite trasformazioni graduali, o stati, o procedure, o schemi
P. indica un ulteriore carattere che produce equilibrazione: l'autoregolazione. Si può presentare sia sul piano biologico che cognitivo, e si intende un carattere, specifico ad ogni struttura, che consiste nel fatto di regolare se stessa.
Il processo di autoregolazione può essere ricondotto alla dialettica tra locale e globale ovvero alle situazioni nelle quali le modifiche di costruzioni globali non perturbano l'autonomia dei nuclei locali. Abbiamo detto come la conoscenza si costruisca attraverso successive fasi di equilibrazione e di come le strutture mentali si formino attraverso il progressivo equilibrio tra soggetto ed ambiente. Tramite l'autoregolazione si raggiungono forme superiori di adattamento e si evidenziano le valenze cognitive del comportamento discriminante. L'equilibrio non è un carattere esterno all'organismo ma ad esso intrinseco, in quanto elemento costituente della vita organica ed intellettiva.
Occorre valutare un soggetto non solo per ciò che fa ma anche per quanto saprebbe fare in altre situazioni, ovvero per le sue potenzialità e le sue attitudini. È importante sottolineare che non sempre sono i fatti più rilevanti a causare disequilibrio; spesso un fatto poco significativo ma...
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