Epistemologia genetica
Ipotesi fondamentale: la vita è cognizione significa che il problema della conoscenza si trova nel cuore stesso del problema della vita. La relazione fra conoscenza e realtà si definisce piuttosto nel senso evoluzionista della nozione di adattamento. E se il problema della conoscenza si trova nel cuore stesso del problema della vita, il punto di partenza di ogni indagine epistemologica e di ogni biologia della conoscenza consiste nell’affrontare le modalità di riconoscimento di un essere vivente. Il soggetto oggetto di conoscenza possiede una sensibilità, una capacità di apprendimento, istinti ed intelligenza.
Epistemologia sperimentale
È un’epistemologia che mette in relazione e che utilizza i risultati delle scienze cognitive, biologiche ed evolutive per porre i problemi dei meccanismi, degli strumenti e delle strategie del mutamento delle conoscenze, della relazione e del passaggio fra stadi e stati differenti del sapere, della relazione fra conoscenza e realtà. L’acquisizione della conoscenza non è statica ma dinamica.
Scopo dell'epistemologia genetica
Studia la costituzione dell’apparato cognitivo del soggetto e delle sue conoscenze a partire dalle sue filiazioni genetiche (psicologiche, biologiche e culturali) e affronta il problema del radicamento naturale delle strutture cognitive. Piaget afferma che non esistono conoscenze risultanti da una semplice registrazione di osservazioni, senza una strutturazione dovuta alle attività del soggetto. Non esistono nell’uomo strutture cognitive a priori o innate: soltanto il funzionamento dell’intelligenza è ereditario e genera strutture.
Il problema centrale è comprendere come si effettuino tali creazioni e perché, pur risultando da costruzioni non predeterminate, esse possano strada facendo diventare logicamente necessarie. Senza una reale comprensione dei complessi meccanismi che presiedono ai processi evolutivi, ogni analisi dei processi cognitivi è destinata a cristallizzarsi.
Il programma di ricerca dell’epistemologia genetica può essere riassunto nell’individuazione del rapporto tra biologia e conoscenza quale perno metodologico di ogni indagine sulla natura dei processi cognitivi, e nella collocazione del problema della conoscenza nel cuore stesso del problema della vita.
L'osservazione
Il punto di vista interno al sistema e il punto di vista esterno definiscono due criteri di pertinenza radicalmente distinti. Il punto di vista interno al sistema, cioè dal punto di vista della sua dinamica interna, del funzionamento delle sue componenti, dei suoi stati interni, non è pertinente parlare di relazione del sistema con l’ambiente, e nemmeno di ambiente: questo semplicemente non esiste.
Descrizione di un osservatore esterno al sistema: invece è plausibile e pertinente stabilire relazioni fra ciò che l’osservatore stesso ha individuato come sistema e ciò che ha individuato come ambiente, mentre scompare la rilevanza della dinamica interna del sistema stesso.
Idea del determinismo strutturale di ogni particolare sistema
L’ambiente non determina la struttura, l’unità e l’identità del sistema considerato, ma è questo (il sistema considerato), al contrario, che fra gli stimoli che gli provengono dall’ambiente seleziona quelli ammissibili e quelli non ammissibili, quelli integrabili nei cicli che definiscono la sua organizzazione (e quindi la sua identità come essere vivente) e quelli non integrabili.
L'organizzazione
È un complesso di proprietà relazionali e sistemiche espresse ai vari livelli dei sistemi viventi. La materia è vivente in quanto organizzata. La vita è legata alla struttura, all’organizzazione. Senza struttura non vi sono quegli scambi interni dei quali gli scambi con l’ambiente non sono che l’espressione esterna. È impossibile che la materia vivente, se non fosse strutturata, conservi la sua stabilità nella complessità degli scambi.
Nozione di sistema
Un sistema è tale perché possiede una stabilità superiore a quella delle parti prese singolarmente.
Determinismo e imprevedibilità
I livelli dell’organizzazione biologica appaiono come sistemi dotati di una dinamica circolare e auto-organizzatrice e non come semplici insiemi di catene causali rigidamente programmate. Un sistema vivente è costituito in maniera tale da poter assorbire le contingenze che influenzano le singole parti. La dinamica di un sistema non è quindi riducibile alla somma delle dinamiche delle sue componenti perché le parti interagendo fra loro, creano dei vincoli reciproci che vengono a costituire le condizioni di fondo sulle quali sono basate le leggi della dinamica del sistema.
Determinismo stratificato: dati un sistema e i suoi elementi costitutivi, il concetto di determinismo si applicherà pertinentemente soltanto al primo di questi livelli, giacché il suo comportamento non può essere derivato linearmente dal comportamento dei livelli inferiori e dipende in maniera essenziale dai vincoli introdotti e presenti soltanto al livello della dinamica globale.
Cap. 2
F. Varela e la controversia tra Von Neumann e Wiever
Von Neumann: la cognizione è fondamentalmente un’attività di problem solving, e questa idea è ciò che guida sia la costruzione delle macchine artificiali sia lo studio dei sistemi viventi. Wiever: la cognizione è un’azione autonoma, autocreatrice e quest’aspetto della vita è essenziale per comprendere i processi cognitivi. È stato l’orientamento di Von Neumann a diventare quello predominante. Esso ha costituito ciò che oggi è la scienza del computer, nonché quell’insieme di discipline di tipo ingegneristico ad essa connesse.
Eteronomia e autonomia
- Eteronomia: Studia i sistemi viventi e cognitivi in quanto unità eteronome, determinate dal mondo ad esse esterno, con il quale intrattengono una logica di corrispondenza. Da questo punto di vista, il rapporto tra sistema eteronomo e ambiente è letto secondo una logica di corrispondenza, secondo, cioè, l’idea di rappresentazione dell’ambiente da parte del sistema; il rapporto fra identità e cambiamento è parallelamente interpretato secondo lo schema input/output.
- Autonomia: Il secondo punto di vista invece studia i sistemi in quanto unità autonome, determinate dall’interno nei termini di una logica di coerenza. È la nozione di computo che dà corpo e senso all’idea che la vita è un processo cognitivo, nel senso appunto che la vita è un immenso processo di computo di sé.
Prima cibernetica e seconda cibernetica
Il dialogo fondamentale, alle origini della cibernetica, era con le discipline che studiano il mentale, l’essere pensante. Il riferimento alla biologia era fatto attraverso le lenti della fisiologia. Per Von Foerster e per gli scienziati del BCL, invece il problema non è più essenzialmente la spiegazione del comportamento finalizzato (l’organismo studiato dalla fisiologia), ma l’attività di un sistema vivente in un ambiente incerto. È una tale attività dei sistemi viventi intesa come un’attività di computo. Un sistema vivente a differenza di un sistema (computer) artificiale, computa la sua stessa sopravvivenza. Si tratta dunque di una auto-computazione sia perché l’esistenza stessa di un sistema vivente è conservata grazie al computo che ne definisce l’attività, sia perché tale attività di computo è generata dalla stessa struttura dell’organismo.
Auto-organizzazione
Ashby argomenta l’incoerenza logica dell’auto-organizzazione. Nessuna macchina può essere auto-organizzatrice. La funzione è un’invariante del sistema, non può modificarsi, salvo immaginare un’altra funzione che determini il cambiamento della prima e avrebbe dovuto essere inclusa nella definizione. L’auto-organizzazione non è che un’apparenza. I sistemi viventi sono sistemi (termodinamicamente) aperti sul loro ambiente da cui traggono il nutrimento energetico necessario per compensare l’aumento di entropia che deriva dai processi irreversibili interni ai sistemi stessi, e quindi necessario per evolvere livelli più complessi di organizzazione.
Ashby: ogni sistema dinamico isolato determinato, obbediente a legge invarianti, svilupperà organismi adatti al loro ambiente. Von Foerster: Vista l’impossibilità di un sistema di auto-organizzarsi completamente da sé, l’auto-organizzazione non è semplicemente un non senso, ma rende piuttosto conto delle capacità di un sistema di organizzare per sé, a proprio vantaggio, gli input ambientali aleatori, cioè che gli proviene in modo casuale dall’ambiente.
Order from noise (ordine dal rumore)
I sistemi auto-organizzatori non si nutrono solo di disordine, ma sul menù troveranno anche del rumore. Ad esempio, prendiamo dei cubi di uguali dimensioni e con le facce magnetizzate, alcuni con il polo nord oppure con il polo sud magnetico rivolto verso l’esterno. Prendiamo una scatola e al suo interno collochiamo un certo numero di cubi tutti uguali e tutti del tipo con tutte le facce con il polo nord rivolto all’esterno e, inoltre, collochiamo anche delle piccole sferette di vetro che facilitano il movimento dei cubetti e infine chiudiamo la scatola con un coperchio e agitiamo. Quando riapriremo la scatola troveremo una distribuzione dei cubetti sostanzialmente analoga a quella di partenza perché questi cubetti si saranno respinti a vicenda. Ripetiamo l’esperimento: collocate all’interno della scatola anche dei cubi di tipi differenti con tre facce polarizzate a sud all’esterno, più le sfere di vetro, copriamo e agitiamo. Quando riapriremo la scatola troveremo una distribuzione dei cubetti molto diversa da quella (disordinata) di partenza, potremo cioè vedere una struttura molto ordinata.
La probabilità condizionale che regola la relazione fra cubi è aumentata, l’entropia del sistema è diminuita. L’aumento di ordine in un sistema auto-organizzatore si produce a partire dal rumore e non avviene attraverso un’azione attivamente organizzatrice dei fattori aleatori provenienti dall’ambiente al sistema, bensì attraverso una sorta di selezione naturale che il sistema stesso effettua in modo da accettare solo quelle componenti del rumore che innescano un aumento di connessione fra gli elementi, cioè un aumento di ridondanza.
Osservatore esterno
L’osservatore è interprete dei vincoli strutturali del sistema e nel cui occhio sta parzialmente l’organizzazione del sistema. Il grado di connessione, l’organizzazione dipende dal linguaggio dell’osservatore, dal livello di osservazione, dal contesto e dallo scopo dell’osservazione. Ma l’effetto organizzatore del rumore dipende anche dall’ignoranza dell’osservatore. L’osservatore è il sistema stesso in quanto seleziona il dominio di perturbazioni pertinenti e di possibilità evolutive del sistema. In questo senso la nozione di auto-organizzazione...
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